“Convivio in versi”, l’antologia a cura di Lorenzo Spurio sui poeti marchigiani dal 1850 ad oggi.
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Esce “Convivio in versi” l’opera antologica sulla poesia marchigiana a cura di Lorenzo Spurio
CONVIVIO IN VERSI
MAPPATURA DEMOCRATICA DELLA POESIA MARCHIGIANA
A CURA DI LORENZO SPURIO

COMUNICATO STAMPA
Dopo due anni e mezzo di serio lavoro è uscita l’opera antologica sulla poesia marchigiana curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. L’opera, edita dai tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, è composta da due volumi: il primo volume contempla i poeti marchigiani in lingua italiana mentre il secondo volume i poeti dialettali. L’operazione editoriale di Lorenzo Spurio annovera all’interno di questo ampio censimento denominato Convivio in versi. Mappatura democreatica della poesia marchigiana le voci poetiche che hanno contraddistinto e che identificano il panorama poetico regionale. Tra di loro poeti che purtroppo sono poco conosciuti e altri che nel corso della loro ampia attività culturale sono venuti alla ribalta tanto da guadagnare una precisa collocazione all’interno dello scenario della letteratura nazionale. Spurio ha selezionato, secondo dei parametri che ha ben delineato nella nota introduttiva del suo testo, un novero ampio di poeti e cultori della poesia per un totale di 286 voci che in questo denso itinerario tra epoche, aree geografiche, sensibilità liriche diverse, finiscono per rispecchiarsi e dialogare tra loro in un convivio plurimo e frenetico che esalta il potere della parola.
Per la significativa rilevanza culturale dell’opera, l’intero progetto ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Senigallia, Jesi, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”
INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE DELL’OPERA COMPLETA:
Titolo: Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana
Curatore: Lorenzo Spurio
Editore: PoetiKanten Edizioni – Sesto Fiorentino (FI) – Anno: 2016
Volumi: 2 (come di seguito indicati)
Pagine: 707
ISBN opera completa: 978-88-99325-34-3
Costo: 50 €
VOLUME 1 – POESIA IN LINGUA ITALIANA
Un’antologia di poeti regionali presuppone da una parte un fascino incondizionato verso la lettura, l’analisi e lo studio della poesia (e spesso di testi poco noti, ma non di scarso valore) e dall’altra un grande amore per la superficie geografica sulla quale si è deciso di focalizzarsi, in questo caso le Marche, dove sono nato e vivo. […] Dal poeta che è anche fine critico e si è occupato di storia della letteratura e che s’identifica con la cultura accademica, al poeta di provincia, delle piccole realtà comunali dove è anima populi e colora la toponomastica con i suoi versi scanzonati e domestici, al poeta-marinaio dei tanti piccoli porti del nostro litorale che “crea” in comunione con le acque negli squarci di riposo dalle ore di lavoro, sino al poeta contadino delle variegate valli che occupano la Regione, in quel colloquio intimo e serrato con la terra che cela un canto di meraviglia (Dalla Prefazione)
INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:
Pagine: 462
ISBN: 978-88-99325-30-5
Costo: 30 €
Numero di poeti antologizzati: 173
VOLUME 2 – POESIA IN DIALETTO
Non esiste e non è mai esistito (dunque forse mai esisterà) un dialetto marchigiano, ossia un dialetto unico dal quale magari dipartano piccole differenze o varianti ma che abbia una struttura di base univoca. […] Nella presente antologia trovano posto poesie di un gran numero di dialetti distanti tra loro, più o meno lontani dalla lingua italiana, motivo per il quale dette liriche sono accompagnate, a conclusione, della relativa traduzione per facilitarne la comprensione del testo a chiunque. Si spazia dall’urbinate (Germana Duca Ruggeri,…) allo jesino (Martin Calandra, Aurelio Longhi, Marco Bordini,…), all’anconetano (Palermo Giangiacomi, Mario Panzini, Emilio Mercatili,…) al sambenedettese (Bice Piacentini Rinaldi), all’ascolano (Giuliana Piermarini) al civitanovese (Sandro Bella), passando anche attraverso numerose varietà indipendenti e tipicizzanti: il monsampietrino di Domenico Polimanti, il petritolese di Giovanni Ginobili, il portorecanatese di Novella Torregiani, il montignanese di Edda Baioni Iacussi e numerose altre (Dalla nota introduttiva)
INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:
Pagine: 280
ISBN: 978-88-99325-32-9
Costo: 20 €
Numero di poeti antologizzati: 113
Notizia del curatore
Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (2014) e Le acque depresse (2016). Ha curato le antologie Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (2015) e Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Numerose le sue poesie pubblicate in antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (2015), Poeti contro la crisi (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia e con il quale organizza eventi culturali. È Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”. Sulla sua produzione hanno scritto Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ninnj Di Stefano Busà, Umberto Vicaretti, Sandro Gros-Pietro ed altri.
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È possibile corrispondere il relativo importo con una delle modalità di seguito indicate. Sarà necessario inviare la ricevuta scannerizzata o ricopiare i dati del bollo di pagamento unitamente all’indirizzo dove spedire i libri alla casa editrice all’indirizzo poetikantenedizioni@gmail.com in modo che la stessa possa provvedere agli invii. Alternativamente l’invio della ricevuta potrà avvenire per posta cartacea indicando il proprio indirizzo dove far pervenire le copie. In questo caso si potrà spedire a: Associazione PoetiKanten – Via di Castello 164 – 50019 Sesto Fiorentino (FI)
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3. Contattare il Curatore
Il curatore potrà spedire copie del volume, unitamente alla sua dedica, dietro pagamento del relativo costo che potrà avvenire mediante bonifico o bollettino postale. È necessario mettersi in contatto con lui servendosi della mail lorenzo.spurio@alice.it dove lo stesso invierà i riferimenti per il pagamento. Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’autore.
4. Durante le presentazioni della antologia che verranno programmate e delle quali gli autori verranno informati in anticipo. La vendita dell’opera completa (volume 1 e volume 2) durante le presentazioni sarà scontata da 50€ a 40€.
22-02-2016 – SASSOFERRATO (AN) – Università degli Adulti
28-02-2016 – MARZOCCA (AN) – Biblioteca Comunale “Luca Orciari”
03-04-2016 – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Sala della Poesia “Bice Piacentini”
16-04-2016 – ASCOLI PICENO – Libreria Rinascita
24-04-2016 – FALCONARA MARITTIMA (AN) – [Location da definire]
29-04-2016 – MOIE DI MAIOLATI SPONTINI (AN) – Biblioteca La Fornace
08-05-2016 – FERMO [Location da definire]
15-05-2016 – JESI (AN) – Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni [da confermare]
27-05-2016 – PESARO – Alexander Museum Hotel
“Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate” l’antologia a cura di M. Zanarella e L. Spurio
PIER PAOLO PASOLINI, IL POETA CIVILE DELLE BORGATE
Antologia tematica a quaranta anni dalla sua morte
a cura di Michela Zanarella e Lorenzo Spurio

A breve sarà disponibile l’antologia “Pier Paolo Pasolini.Il poeta civile delle borgate” curato da Michela Zanarella e Lorenzo Spurio, un omaggio a Pasolini a quarant’anni dalla sua morte.
APS Le Ragunanze in collaborazione con Euterpe Rivista Di Letteratura è orgogliosa di questo progetto editoriale, che è stato possibile grazie a PoetiKanten Edizioni, con il patrocinio morale di Roma Capitale (Municipio XII) e il Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa della Delizia.
Nell’antologia la cui prefazione è stata curata da Francesca Luzzio, figurano poesie di Mariella Bettarini, Corrado Calabrò, Antonio Spagnuolo, Adalgisa Santucci, Angelo Gallo, Lucia Bonanni, Silvia Famiani, Simone Sanseverinati, Maria Pompea Carrabba, Salvatore Monetti, Maddalena Corigliano, Franca Donà, Pinella Gambino, Nazario Pardini, Oscar Sartarelli, Manuela Iona, Patrizia Pierandrei, Margherita Pizzeghello, Dante Maffia, Serena Maffìa III, Angela Greco AnGre, Candido Meardi, Antonella A. Rizzo, Luciana Raggi, Enza Spagnolo, Michele Paoletti, Maria Chiarello, Silvio Parrello, Michela Zanarella; racconti di Roberto De Luca, Fabio Muccin, Monica Ravalico; articoli e saggi di Francesco Martillotto, Luca Rachetta, Federico Sollazzo, Giuseppe Napolitano, Francesco Paolo Catanzaro, Michele Miano, Carlo Antonio Borghi, Diana Lanternari, Marco Ausili, Francesca Santucci, Lorenzo Spurio,Iuri Lombardi, Giuseppe Lorin. Vi ringraziamo tutti per aver collaborato con i vostri testi.
Per ordini e informazioni: poetikantenedizioni@gmail.com
“Poesie per la pace” di Patrizia Pierandrei, recensione di Lorenzo Spurio
Patrizia Pierandrei, Poesie per la pace, in Brise, Aletti, Villanova di Guidonia, 2015, pp. 81-97.
Recensione di Lorenzo Spurio
Dopo i due libri di poesie Rose d’amore (2014) e Viole di passione (2015) Patrizia Pierandrei ha recentemente pubblicato una silloge di quindici poesie, intitolata Poesie per la pace, all’interno del volume collettivo Brise edito da Aletti. Come spiegato nella nota di prefazione, il volume è stato organizzato dalla casa editrice con la volontà di acuire la dimensione dialogica e di scambio tra poeti contemporanei diversi tra loro per età, appartenenza geografica, erudizione e tematiche poetiche.
In particolare la jesina Patrizia Pierandrei sembra aver recepito in maniera assai evidente la linea in qualche modo tracciata da questo progetto editoriale fondato, appunto, sull’esigenza di una comunicazione più concreta ed efficace tra le persone, una rinnovata consapevolezza improntata al recupero di quella convivialità autentica e di tutte quelle manifestazioni di dialogo, di confronto e di condivisione.
La parola brise, dal francese “spostamento del vento che dà sollievo alla calura estiva e che dal mare va verso la terra, come ci viene ricordato nella prefazione di Giuseppe Aletti, sembra sposarsi egregiamente con l’immagine che campeggia in copertina, uno scatto privo di sofisticate correzioni od effetti visivi, che immortala la Torre Eiffel. Inaugurata nel corso della Esposizione Universale del 1899, la Torre Eiffel che ben presto si convertì come immagine simbolo di Parigi e della Francia, venne eretta per celebrare il centenario della celebre rivoluzione francese. Nelle varie tonnellate di materiale di cui è fatta e nella sua costruzione ascensionale vertiginosamente filiforme celebrava la forza inventiva ed il progresso dell’uomo, ossia il raggiungimento di un periodo di prosperità economica dovuta all’applicazione concreta degli sviluppi della tecnica e dunque dell’attività di ricerca dell’uomo. In tempi a noi più recenti, se guardiamo direttamente alle aspre vicende geopolitiche che macchiano di sangue le cronache dei giornali, la Torre Eiffel non può che non rimandare l’attenzione alle varie stragi compiute dai fondamentalisti islamici che negli ultimi tempi hanno colpito, appunto, la capitale sulla Senna. Il lutto che la Francia ha sperimentato e che soffre è un lutto che coinvolge anche noi cugini d’Oltralpe e l’Europa tutta che si è vista obbligata, a seguito del clima di terrore instauratosi e alla paranoia sociale, a intervenire attivamente non solo con una partecipazione solidale verso i francesi ma richiamando l’esigenza di politiche estere e di difesa più scrupolose, a salvaguardia del bene collettivo.
Le poesie di Patrizia Pierandrei, come recita il titolo della sua silloge, vogliono ed intendono essere lette come “poesie di pace” cioè non come mere composizioni liriche con le quali la Nostra riflette sul suo stato o ci dà una sua particolare riflessione emotiva su quanto accade nel suo intimo e nel pubblico, piuttosto richiedono una lettura in sé compartecipativa, affinché ciascun lettore possa in qualche modo farle sue condividendone i messaggi speranzosi ed ottimisti di fondo, spesso intessuti su di un evidente sentimento cattolico.
La poetessa allora non parla solo di amori che ritrova nel ricordo e che vorrebbe rivivere al presente, fisicamente, cercando di annullare quello spazio temporale tra il passato e il presente sconsolato fatto, appunto, di memorie, ma anche dell’importanza del sentimento dell’amicizia e dell’esigenza, fondamentale, per i nostri ragazzi di poter contare su buoni insegnanti poiché l’istruzione, il rispetto e il senso di giustizia si apprendono da bambini. Non è possibile pensare un mondo migliore privo di ingiustizie, emarginazioni e nefandezze di vario tipo se non ci si preoccupa di istruire le nuove generazioni al rispetto dell’altro, all’ascolto, alla fede nella parola, all’esigenza del vero (“il mio sentimento di pronunciare/ le parole, che dicano il vero”, 84).

In “Sentimenti nostalgici” la Pierandrei ci parla del suo grande sogno che vela un’esigenza impellente di poter “ritornare nel giardino”: al giardino dell’infanzia, alle abitudini dell’adolescenza e comunque di un’esistenza spensierata e compiuta, ad una età felice e rigogliosa dove la noia e le preoccupazioni non avevano ancora fatto capolino. Il desiderio di raggiungere tale giardino, tale spazio mitico-illusorio, nonché di riappropriarsi con una consapevolezza forse immatura ma incontaminata, in termini pratici sembra sposarsi con quel rigetto delle difficoltà dell’oggi, con l’esigenza assai sentita di poter chiudere gli occhi e dimenticare quanto di nefando accade come il fenomeno pandemico della fame che lei traccia nella poesia “Il pane della verità”. Ricercare un giardino in cui rinverdire la propria età e ricollegarsi a quel passato reale tanto splendidamente revocato e assai importante è allora sia motivo di ricerca di sé stessi e volontà in parte di rinchiudersi nel proprio cantuccio di esperienze e persone conosciute, in un antro tutto personale del quale si conoscono alla perfezione tutte le procedure di funzionamento. Un po’ come la Mary ragazzina nel celebre Il giardino segreto che, una volta scoperto quello spazio irreale e rassicurante, non potrà più farne a meno. D’altro canto –e meno incline a una dimensione fantastico-possibilista- la Pierandrei identifica in quel giardino dell’esperienza passata un motivo d’evasione in uno spazio incontaminato e vivibile, sempre fresco e profumato, dove la presenza del male e la violenza delle immagini non sono capaci di incrinarne il fascino primigenio.
Una nota di riflessione va riservata in particolar modo alla poesia “Comunione” nella quale la poetessa jesina sottolinea con il suo verseggiare tipicamente allitterativo per mezzo di rime baciate ed altri sistemi fonici a fine verso la centralità della parola come atto comunicativo ed elemento aggluttinante, solidificante, aggregante della società. La Nostra focalizza assai bene quale sia uno dei maggiori problemi dell’oggi ossia la mancanza di comunicazione. La società è, infatti, immersa in un grave e assordante inquinamento acustico dove non è la comunicazione sana e rispettosa degli interlocutori a dominare, piuttosto le grida, le minacce, i lamenti, gli sfottò, i pianti acuti, le denigrazioni e i comandi. La Pierandrei, con i suoi versi dalla chiarezza disarmante, è capace di riflettere e predisporre il lettore a una maggiore concentrazione su questo fenomeno del quale sottolinea l’aridità dell’universo comunicativo, la penuria di parole volte alla costruzione e il dominio, invece, dei pochi che parlano e urlano comandando sugli altri che, sottacendo alle minacce, avallano la loro inferiorità acconsentendo a futuri e maggiori castighi.
“Comunicare ci insegna a conoscere/ nuove prospettive per migliorare il vivere,/ perché ci si possono scoprire/ freschi progetti per l’avvenire” (95), scrive. Il dialogo e il confronto, anche laddove avvenga su posizioni ideologiche differenti, deve mantenere sempre un rispetto per l’interlocutore e, soprattutto, non degenerare nell’adozione di comportamenti concreti, di natura fisica, che denigrino l’alto potenziale del verbo.
Jesi, 21-0-2016
Il partigiano annientato in “Fisarmonica rossa” di Franco Matacotta, a cura di Lorenzo Spurio
Un corpo pieno di mosche, morte e cecità. Il partigiano annientato in Fisarmonica rossa di Franco Matacotta
di Lorenzo Spurio
Il rosso dell’impeto e non dell’ardore.
Il rosso dello svenamento e non della passione.
Il rosso della lotta partigiana contro la barbarie nazifascista.
Il rosso del sangue che si versa e non quello dell’amore che si promette.
È il colore che il poeta fermano Franco Matacotta impiegò nel titolo di uno dei suoi lavori più noti, Fisarmonica rossa[1], una densa e dolorosa silloge di poesia dove il poeta vergò sulla carta la dolorosa esperienza della guerra. Lo fece quasi sempre con un linguaggio duro, tagliente, aspro e senza possibilità di redenzione. Le immagini, icastiche e pregne di una desolazione morale vergognosa, si trasmettono al lettore come vere e proprie pugnalate capaci di inasprire il tormento di chi, imbevuto di lotte civili e amico dell’intera umanità, sente ancora oggi sulla sua pelle –sebbene non abbia vissuto direttamente le vicende- l’ingiuria subita da un popolo che significò lo svilimento della coscienza, la mortificazione delle carni, l’autodistruzione del genere umano.

Matacotta nacque nella città marchigiana di Fermo nel 1916 ma visse la gran parte della sua tribolata esistenza altrove: prima nella Capitale dove frequentò la Facoltà di Lettere e prese parte alla vita intellettuale degli ambienti romani e poi altrove. Una serie di viaggi e spostamenti di varia natura lo portarono in giro per l’Italia, tra Capri, Milano e altre mete. Ogni spostamento fu, dal punto di vista culturale, assai propizio per il Nostro e gli permise l’approfondimento morale, la crescita e di connettersi a un novero di intellettuali significativi quale ad esempio Filippo Tommaso Marinetti, padre dell’avanguardia, che ideologicamente sposerà una filosofia di vita assai distante dal fermano. Matacotta stringerà relazioni anche con il perugino Sandro Penna (per altro abbastanza dimenticato), il padre indiscusso del romanzo italiano, Alberto Moravia, che avrebbe dato il meglio di sé, però, negli anni a seguire e Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, in qualche modo legata alla stessa regione del Nostro perché lì si trasferì da ragazza assieme alla famiglia (in maniera precisa a Civitanova Marche come narra nel romano autobiografico Una donna) e dove si sposò in prime nozze. Matacotta resta noto più come uno degli amanti della donna che, purtroppo, per la sua attività culturale, per la sua figura di poeta.
Sono gli anni del Secondo Conflitto Mondiale e sembra che la poesia e la letteratura in generale abbiano poco a che vedere con la dura realtà fatta di violenze, rappresaglie, proclami, città militarizzate e caccie al nemico. Ma gli intellettuali non si esimono dal parlare, vogliono credere di vivere in un società dove la minaccia del bavaglio, la censura e le persecuzioni non li riguardino. Si illudono, forse. Di certo non intendono in nessun modo venire meno al loro patto d’amore con la parola, alla loro affinità con la lirica, alla loro esigenza di un canto mite e soave. Ma la guerra incombe e con sé porta una sequela di massacri, distruzione, annulla le poche piccole certezze di uomini, dilania la vita quotidiana, spezza la famiglia ed incrina la società, acuisce gli odi ed amplia il divario allarmante tra le classi sociali. Matacotta in Fisarmonica rossa, opera che venne pubblicata nel 1945 dall’editore Darsena di Roma, ci narra la sua esperienza concreta di partigiano nella provincia marchigiana a contatto con la morte e a rischio della propria vita.
A conflitto mondiale ultimato, nel 1947 Matacotta prese ad insegnare a Civitavecchia chiedendo poi di poter essere trasferito nella sua Fermo dove, presso l’Istituto Tecnico Industriale, insegnò sino al 1950 ritornando, però, negli anni successivi a seguire programmi didattici nel Lazio (Lido di Roma, Subiaco, Tivoli). Lo spostamento successivo sarà quello verso il nord Italia, a Milano, dove resterà sino al 1962. Farà ritorno nelle Marche ma per un breve periodo, l’ultima sua presenza a Fermo, prima di stabilirsi definitivamente nel Genovese, a Nervi, dove nel 1978 morì. L’eredità poetica del Nostro, indebitamente poco coltivata, è assai notevole; contenuta in una serie di lavori poetici tra cui figurano Ubbidiamo alla terra (1949), Canzoniere di libertà (1953), Gli orti marchigiani (1959), La peste di Milano ed altri poemetti (1975), Canzoniere d’amore (1977) nonché la summenzionata opera Fisarmonica rossa interesse di questo saggio.

Nella poesia “Ottobre 1942” il Nostro mostra la prevaricante stanchezza e derelizione dinanzi a una condizione snervante e dolorosa che si protrae con la guerra. “Ce ne stiamo rigidi e murati/ Con le cataratte sugli occhi./ Il vento s’è messo a urlare,/ E buio, tenebra sul mondo”. Il poeta ci fornisce immagini dove è l’asfissia del colore, l’annullamento della vita, il buio a dominare, l’uomo è descritto nel suo stato di spersonalizzazione, come fosse una cosa ed avesse perso la sua identità e con essa anche le facoltà tipiche dell’uomo: non parla, non guarda (ha le cataratte agli occhi), non si muove (il suo corpo è “rigido” e “murato”). Nella desolazione di una condizione di atroce fissità, di vero annichilimento, è il vento a portare il suo messaggio: non un canto né un sibilo, non una sinfonia né un’eco, ma delle urla che intuiamo (e percepiamo) sgraziate, fastidiose e roboanti. Matacotta in pochi versi fotografa con disarmante espressività il baratro di dolore nel quale l’Europa è sprofondata: il buio che non si rischiara con una nuova alba, che ha sprofondato la società in una lugubre assenza di luce e di speranza.
“Nessun organo vuole più muoversi” annota qualche verso dopo servendosi di una sineddoche fisiologica dove gli organi che non si muovono non sono altro che il cuore che, impietrito e affranto, sembra aver perso il suo battito, la sua vitalità e con esso anche i polmoni, induriti e pietrificati. L’uomo è una statua di gesso. Un pezzo unico, senza movimento né percezioni sensoriali ma, come il gesso, è assai corruttibile e friabile agli eventi bellici del contesto nel quale vive.
La predilezione in Matacotta per un linguaggio prettamente materico, con ampia frequenza di materiali, tanto naturali che dell’edilizia, sembra essere una costante: si tratta di materiali che si caratterizzano per essere freddi, inermi, pesanti, fastidiosi al contatto con l’uomo di carne ed ossa: il Nostro parla di “polvere e piombo nel cervello” ad intendere forse, nella polvere la vacuità del senso della ragione, la perdita irrecuperabile della coscienza e nel piombo l’esposizione alle mitraglie e alle armi del conflitto.
La visione del dolore e la vicinanza alla morte non sono ambiti che, col perdurare, possano permettere all’uomo che li vive di abituarsi, di soprassedere alle logiche nefande e proprio per questo il poeta fermano non può che impiegare la lirica come mezzo di riflessione, come interrogatorio esistenziale: le domande che pone non vengono risposte (e forse non possono avere una risposta congrua a completare il senso del quesito) e finiscono per essere dei dilemmi irrisolvibili che palesano la criticità del momento storico, la drammaticità degli eventi e la vulnerabilità mista alla disillusione del Nostro che così annota:
Che cosa abbiamo da dire,
Che cosa c’è più da confessare?
Chi ci ridarà le membra mutilate
Per la resurrezione della carne?
In “La rossa grandine” lo scenario di un tessuto civile dilaniato ed esposto a continue e peggiori tribolazioni prende la forma di una precipitazione impregnata di sangue: “Fischia il coltello della morte e dal cielo/ scroscia la rossa grandine d’acciaio”.
Alcune poesie della presente raccolta forniscono, sembrerebbe in presa diretta, i dettagli e le modalità di come, sulle basi di un’ideologia perversa, sia possibile debellare l’opposizione attuando nefandi sistemi di morte. Non è solo l’impressionante resa agghiacciante della morte che, spavalda, fa la sua comparsa nelle varie liriche a destare un sommovimento agli intestini, un senso di vero fastidio, ma la gratuità degli atti persecutori e l’efferatezza delle torture che spesso si associano a forme di spregio e vilipendio dei cadaveri.
Nel celebre “Canto del patriota marchigiano” assistiamo all’intenso ritorno di un patriota nella sua Regione per “riabbracciare i cani di una volta”. La parola ‘cane’ non è usata qui in senso spregiativo a denigrare la popolazione marchigiana bensì a voler sottolineare nel popolo rimasto ancora in vita la sua condizione di randagismo, povertà, denutrizione nonché solitudine. Il ritorno nella sua terra, sebbene la guerra sia ancora in atto, potrebbe esser vissuto con una rinnovata speranza ma così non succede ed è, invece, dominato da una profonda desolazione interiore segno che la guerra sta operando ferocemente un’azione distruttrice anche nelle coscienze delle persone e, sfiduciato, dice: “Ah più non credo, più non spero in nulla”. Roma, la Capitale di uno stato canaglia, luogo del potere e della legalizzazione del male, è una “vacca rognosa” (capace di infettare e spargere il suo male a macchia d’olio dove il male è chiaramente l’ideologia superomistica del fascismo), “culla d’angeli neri e rosse prostitute”.
Nell’allontanamento dal luogo di sopruso e il ricongiungimento al luogo d’infanzia e dei cari il partigiano non ha risollevato il suo animo perché trova una terra assai diversa da come l’aveva lasciata, piena di dolore e distruzione, dove anche la casa familiare è “vuota e sola”. La desolazione della casa e la s-personalizzazione che l’uomo vive, quella di non aver più un luogo caro nel quale identificarsi, viene fornita dal poeta assieme a immagini nette nel loro carico di violenza, sintomaticamente fedeli a proiettare una genia che ha perso la sua ritualità e dove la natura stessa sembra rivoltarsi tanto da proporci immagini disgustose ma assai reali come quella di un “cane magro e nero (che)/ su una chiazza di sangue a lungo lecca”. Il sangue, che è vita, e che con il dissanguamento ha prodotto la morte, può ancora essere importante a qualcuno nel salvare un’esistenza anch’essa destinata al decesso.
Ma la guerra non è ancora finita e ben presto si sente il rumore della mitraglia che colpisce poco distante da lì. L’accostamento di immagini in sé stridenti come quella di “un ragazzo col capo dentro il petto/ (che) sanguina in mezzo al fango e alla paglia” e “la succosa nipote del curato (che)/ sta alla finestra per rifarsi i riccioli” acuiscono la vertigine del lettore dinanzi a uno scenario tanto maligno e aspro. La commistione di persone che al contempo muoiono trucidate e che invece paciosamente si aggiustano la chioma contribuisce ad esasperare la sfinimento. La banale azione rituale contrasta duramente, ma in maniera assai struggente e scevra da ridicolezze, con quella di un povero cristo dilaniato.
Nel ferro e nel fuoco che polverizza la campagna, la città, la Capitale e l’Europa tutta anche la più basilare e arcaica legge di natura, quella dell’attaccamento e dell’affezionamento incondizionato, vengono infangate nella bieca azione carica di sprezzo e di viltà: “L’amico sputa fuoco sull’amico”. Non è fuoco metaforico di menzogna, basato su una maligna attitudine dell’uomo che lo porta all’acquisizione di un atteggiamento doppio e ingiurioso, è un fuoco reale, divampante e infernale, dove chi prima era amico, sul campo di lotta può diventare oppositore e dunque bersaglio contro il quale battersi. Per queste ragioni “il fratello è in agguato del vicino”: la guerra spezza quell’universo prismatico di rapporti sociali preesistenti e consolidatisi nel tempo che divengono merce di poco conto, legami che il conflitto e il sistema di odi nullifica sotto un cielo costernato dalla consacrazione della stagione di un lutto perenne.

Credo che si possa sintetizzare al meglio la forte potenza visiva delle immagini che il Nostro trasmette e il pathos di trasalimento affossato in un antro cupo con la plumbea chiusa della poesia “Canto popolare del patriota marchigiano” che sembra serrare il lettore alla gola in maniera assai pressante da stordirlo; così recita: “Siamo accecati d’odio e di dolore./ Mordiamo a sangue l’aria dura e avara./ Ma per salvarti abbiamo ancora il cuore,/ O Italia, cagna nera, patria cara!”. Matacotta, dopo aver puntellato la lirica sui concetti chiave che esemplificano la dimensione del conflitto armato (di qualsiasi guerra), ossia quelli dell’odio che produce schieramenti, violenze intestine, incomprensioni e dunque una spaccatura netta all’interno del gruppo sociale e quello del dolore che fa seguito, nelle varie sprezzanti forme, al sentimento d’odio, ricollega il tutto al motivo della vista accecata, dell’offuscamento, della pronunciata cecità e dunque di una incapacità generalizzata nell’atto visivo. Nello straniamento che l’uomo vive, del quale difficilmente riesce a capacitarsi, e nell’obnubilamento indotto della propria memoria (la campagna dilaniata, la casa familiare vuota, il vicino massacrato) l’io lirico non trova altra forza (non è una vendetta) che mordere a sangue “l’aria dura e avara” consapevole che in quella “cagna nera” dell’Italia ogni cosa, anche quella invisibile ed astratta, se minacciata e colpita, ha il suo sangue da versare.
Forte è il messaggio che Matacotta nelle varie liriche annuncia, in una maniera che ha poco del retorico e celebrativo per la libertà e la democrazia alla quale spera il Paese possa arrivare. Il monito di speranza, seppur a volte velato ed altre sottaciuto, è vivo invece in alcune attestazioni nelle quali il Poeta denuncia la gravità della morte inflitta dagli uomini e la nullità delle ragioni che in qualche modo la motivano: “Non vogliamo morire col rossore sugli occhi/ d’una causa funesta e insincera”. La guerra, appunto, non è vista come conseguenza di una situazione venutasi a creare che ha imposto al governo l’adozione della decisione bellica ma è una causa. Essa è la causa del disprezzo e della solitudine, della sofferenza e della disperazione, del disagio esistenziale e della perdita di coscienza così come il motivo che rinsalda e fomenta l’odio, la violenza, l’adozione di un metro emarginante e privo di equità sociale.
Poesie cupe dove è l’angoscia della vita a fare da padrona, ansimi di tormento che il Poeta cerca di fronteggiare mediante una riflessione e un domandarsi continuo proprio mentre la guerra è in atto e spazza via le poche certezze che nel tempo si sono costruire, costringendo a vivere in quel “sacco d’ombra” che il sole non riesce a penetrare, lambiti da quel freddo “vento di morte” che non accenna ad affievolire le sue raffiche mentre sul volto scendono copiose e inarrestabili “lacrime di catrame”.

La fisiologia del corpo umano è deteriorata a sostanze residuali e inerti come la polvere; gli organi umani sono intorpiditi al punto di aver cessato le loro funzioni, come in uno stato di letargia pronti a poter azionarsi per riprendere il ciclo della vita. Dentro, nell’interiorità, tutto è morto. Flussi vitali, circolazioni, impulsi nervosi come pure i fasci di ricordi, le emozioni vissute, le sensibilità, le caratterialità distintive, la guerra tutto ha cancellato inesorabilmente al punto che “se un coltello ci aprisse/ troverebbe polvere nel nostro cuore”. L’evento traumatico di portata universale, difficile da recuperare a livello psicologico, deriva dall’alienazione e annullamento della propria identità precedente al conflitto che porta ad esempio il giovane partigiano ad osservare, come in balia di una profonda amnesia, “Non riconosco più mio padre e mia madre/ non ricordo più il mio nome/ […]/ Non m’importa cosa son stato” al punto estremo di rifiutare la realtà: “Non m’importa se ho caldo o freddo”.
In “Parole di sangue dette ad un ragazzo massacrato dai fascisti presso il fiume Tenna”, poesia dal titolo inequivocabilmente puntuale e fotografico al contempo, Matacotta ci fornisce la truce cronica di una fucilazione sommaria avvenuta nella campagna marchigiana. L’efferatezza della violenza è inaudibile: l’uomo cade profondamente ferito a seguito del proiettile che lo ha colpito alla “bocca d’ombra” e da lì ci narra, come avvenisse una vera de-personalizzazione dal momento che lo crediamo già morto, descrivendo esternamente le circostanze della sua dolorosa fine:
M’hanno spogliato come un rospo nero
Nero di fame, di paura e follia
M’hanno steso sul sentiero come un pezzo di biancheria.
Parla! Parla! Ma la mia bocca di marmo,
di marmo il cielo, il sole nella mia bocca,
nuca contro la pietra, sangue nella mia gola di marmo
Se avessi parlato non m’avrebbero capito.
Allora mi strapparono i peli
Come si strappano spine dalle rose,
cercavano le mie parole, ma le mie parole erano sangue,
E il mio petto un campo di trifogli rossi.
Allora non potendo trovare le mie parole
Cercarono i miei pensieri e mi strapparono gli occhi,
coi coltelli mi frugarono nel cervello
E l’avvoltoio del buio calò su me dal cielo.
Il partigiano muore nei pressi del Tenna perché, di fede ideologica avversa a chi lo ha detenuto, ha rifiutato strenuamente di confessare o di rivelare informazioni appetibili per i nemici. La sua integrità morale e la battaglia in difesa di un mondo fondato sul riconoscimento dei diritti e della democrazia periscono dinanzi all’adozione della violenza e gli ideali partigiani, che costituirono le file della Resistenza non violenta, affogano nel clima d’odio e di vendette in quelle parole che si tingono di sangue. La lingua, da organo della comunicazione, diviene simbolo del martirio, della negazione della vita, dell’annullamento del dialogo e su di essa rimane forgiata una “scrittura di sangue” mentre il corpo martoriato del pover uomo è lasciato alla terra che nella decomposizione lo farà ritornare in essa sottraendolo allo spregio che ora lo vede straziato e circondato di “mosche, morte [e] cecità”.
Jesi, 24-01-2016
[1] Le citazioni sono tratte da questa edizione del testo Franco Matacotta, Fisarmonica rossa, a cura di Alfredo Luzi, Edizioni Quattroventi, Urbino, 1980.
“Per diventare la donna che sono” di Pinella Gambino, recensione di Lorenzo Spurio
Pinella Gambino, Per diventare la donna che sono, Prefazione di Michele Miano, Foto di Miranda Gibilisco, Publish.it, 2015.
Recensione di Lorenzo Spurio
La prima particolarità del libro di poesie di Pinella Gambino è che i versi si aprono sulla carta già dalla copertina del libro dove, appunto, campeggiano frammenti di poesie scritte a mano dalla Nostra lasciando, invece, in bianco la parte centrale dove comunemente ci aspetteremmo di trovare il nome dell’autore ed il titolo. Aprendo il volume capiamo ben presto la ragione di questa sceltissima impostazione grafica che fa riferimento alla necessità della donna di aprire sostanzialmente a tutti i potenziali lettori lo “scrigno” delle sue emozioni personali che nel tempo ha vergato sulla carta.
Per ogni lirica contenuta nella plaquette, splendidamente prefata dal critico Michele Miano che ne sottolinea con un lucido acume i punti di forza, la Nostra ha deciso di associare una foto di Miranda Gibilisco. Le immagini, nelle quali le poesie si inseriscono e si riflettono, sono assai importanti perché in taluni casi sembrano avere la capacità assai imprevista e gradevole, di continuare le stesse come se il verso finale delle liriche in realtà non si chiudesse con un punto definitivo e lasciasse alle foto, invece, quel potere di continuità, di proiettare immagini ed esperienze ben fuori dal tessuto grafico per renderlo maggiormente fruibile, più visivo e concreto, come una azione durativa che, in effetti, ha una sua continuità nel presente. Per tale ragioni Michele Miano parla, a ragione, di fotografia “iperrealista” a cui io mi sento di aggiungere la pronunciata plasticità delle liriche della poetessa catanese.

Analizzando l’opera da un punto di vista prettamente tematico, andando, cioè, a rintracciare quelle che sono le fisionomie ambientali, le isotopie, le ricorrenze nelle immagini, sembra piuttosto evidente la predilezione nella Nostra nel ricorrere agli ambienti naturali nei quali non di rado l’intera lirica è completamente iscritta, così come avviene nella poesia d’apertura, “L’onda… e poi” con la quale Pinella Gambino costruisce una marina in qualche modo atipica: la finalità non è tanto quella di celebrare la grandezza del mare, di registrare lo splendore delle acque in subbuglio nella forma dell’onda, piuttosto di tendere un parallelismo giusto ed efficace con la vita dell’uomo che non è altro che un alternarsi turbolento di ascese e discese, di climax e affossamenti.
L’elemento acqua domina in maniera assai preponderante sull’intero corpus poetico e ce ne rendiamo ben conto osservando le tante foto di scorci paesaggistici di scene marine. L’immensità del mare permette alla Nostra di instaurare con esso un serrato ed intimo colloquio ed è in effetti come se la Poetessa con i suoi versi si trovasse faccia a faccia con il mare e lo stesse interpellando. Ma più che interpellarlo, la poetessa non è alla ricerca di risposte vere e proprie, di attestazioni né di prove relative allo stato dei suoi dilemmi, piuttosto il confronto con l’entità marina è un espediente di confessione, di riappacificazione con se stessa, di maggior comprensione delle vicende tanto intime che sociali. I versi si susseguono, così, in maniera tumultuosa come un’onda che scarica la sua forza sulla battigia prima di essere fagocitata da un’altra.
Tra le attese e le riflessioni della Nostra si stagliano componimenti poetici condensati il cui tono è particolarmente intimo tanto da apparire, come avviene con la lirica “Ti amerei”, nella forma di vere e proprie lettere d’amore, delle missive che attestano in maniera assai esauriente lo stato di una necessità impellente e al contempo richiamano l’altro all’accoglimento dell’invito.
Ricorrono più volte le immagini che descrivono uno stato di assenza, solitudine e di silenzio, condizioni che la Nostra non vive, però, in maniera desolante come delle punizioni inflitte, ma che è in grado di rinvigorire con la spiccata natura solare a occasioni di riflessione, approfondimento, ricerca di sé.
A completare la raccolta sono una serie di poesie che la Nostra ha espressamente dedicato a persone a lei care quali sua figlia, suo nipote e alla sua amata terra, l’infuocata Sicilia, che “come tra le spine/ di dolci fichi d’india/ sa viver di ogni dì/ croce e delizia”. Una Sicilia autentica fatta di colori forti, di immagini evocative e assai piacevoli, di presenze illuminanti e sagge (Pirandello) e di antri naturali che hanno del paradisiaco. Non una Sicilia negletta e spaccata, soggiogata alle leggi del malaffare come la dipinse Sciascia né complicata e infingarda come è per il Commissario Montalbano, ma una terra ricca e speziata, un’isola con una identità intramontabile ed un fascino speciale da tutti invidiato.
Il lettore deve giungere all’ultima poesia del libro per comprendere a pieno il significato del titolo della silloge che, appunto, è quella del testo conclusivo, “Per diventare la donna che sono”, un testo particolareggiato molto personale con il quale Pinella Gambino è come se si specchiasse e, sulla scorta dell’immagine che vede riflessa, è portata a fare un’autoanalisi di sé stessa come donna, madre, nonna, cittadina del mondo. La poesia prende la forma di una confessione spontanea del passato della donna tra gioie e dolori, vittorie e delusioni, felicità e insoddisfazioni con la consapevolezza che “Per essere ciò che [è]” ha dovuto assistere a vicende emozionali di varia natura nelle quali ha sempre avuto la forza di fronteggiare “ricostru[endo] ponti”, facendo cioè, sempre di tutto per riparare alle situazioni di disagio, assenza e dolore per mezzo del costruire, ossia del creare nuovamente per poter edificare qualcosa di più forte.
Se la luna è stata nel suo passato una presenza tacita alla quale nascondere la verità, il mare è sempre stato il maggior confidente al quale “urlare” il proprio animo tormentato o solitario. La Poetessa rintraccia in un percorso non facile il traguardo della maturità, dell’appagata consapevolezza di donna e del senso di compiutezza che oggi fanno di lei la persona che è, aperta e solidale al mondo (a costruire ponti) e con un incanto e uno stupore che sempre l’accompagnano (“Trattengo ogni notte un sogno…/ e attendo che faccia giorno!”).
Jesi, 21-01-2016
“La luce dell’inganno” di Michele Paoletti, recensione di Lorenzo Spurio
Michele Paoletti, La luce dell’inganno, Fotografie di Andrea Cesarini, puntoacapo, Pasturana, 2015.
Recensione di Lorenzo Spurio
Le poesie di Michele Paoletti, com’era avvenuto per la raccolta Come fosse giovedì, sono sempre piuttosto succinte e condensate tanto che, a livello di versi, sono piuttosto brevi e contenute. Tematicamente la brevità non si sposa alla trasposizione di immagini fugaci né al dipinto di emozioni secondo modelli complicati che si arroccano sulla figura retorica del caso. Il Nostro, piuttosto, con l’abilità di un verso sillabicamente lungo ma che rigetta la tendenza alla prosa è capace di avviluppare il lettore all’interno di micro-spazi privi di artificiosità e densi, invece, di prese d’atto emozionali.
Interessante e ben posta la nota critica d’apertura della poetessa pesarese Lella De Marchi che, richiamando alcuni dei versi a suo vedere pregnanti al fine della sua dissertazione, puntualizza il discorso interpretativo della silloge di Paoletti attorno al tema della linearità. Di fatti più che un tema, la “linearità” alla quale il Nostro allude e si protende non è un vero tema né un elemento aggluttinante l’intera sua poetica, piuttosto parlerei di “linearità” come sentimento dell’assenza e ricerca, appunto, di tale dimensionalità concreta, stabile ed organizzata.
In quella che potrebbe essere una “marina” postmoderna, il focus si sposta dall’elemento mare alle suggestioni intricate e difficilmente sviscerabili dell’io che si metamorfizza in pesce quasi a provarne gli spasmi delle asperità della vita da anfibio. Sembra esser contenuta, meglio che in ogni altra lirica, l’essenza stessa dei componimenti che è da indagare, a mio vedere, in una frenetica ed ellittica ricerca di una trasposizione del sé nella vita concreta. Ciò che, in altri termini, Lella De Marchi definisce “una possibile liberazione-redenzione”. Ne sono vive testimonianze gli sdoppiamenti “in presa diretta” (potremmo dire per sottolineare anche la caratteristica fortemente mimico-gestuale-teatrale della sua poetica) del “mezzo uomo e mezza donna”, ma anche “il calore del sasso” trasmette quel senso di travaso nel fenomeno empirico del tattilismo da un’inversione curiosa tra incorporeo e materico, tra inerme e vivo, tra un sasso appunto e qualcosa che produce e conserva calore.
La nettezza visiva che fuoriesce dalle immagini che il Nostro partorisce grazie a una padronanza invidiabile nella costruzione del verso si sposa egregiamente con le tante foto opera di Andrea Cesarini che accompagnano il lettore con piacevolezza durante la lettura delle poesie. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fotografie che ritraggono il particolare e non tanto lo scenario ambientale che lo contiene. Paoletti in campo poetico sembra attuare spesso la stessa prospettiva di indagine partendo da pochi piccoli elementi, spesso disorganicamente legati tra loro, per giungere poi a una visione complessiva dello stato ambientale, sociale ed emotivo al quale intende rifarsi.
Il lettore, come sempre, deve fare la sua parte nella lettura di un libro, deve cioè compartecipare, o partecipare attivamente, non tanto alla costruzione dei significati, che l’autore in qualche modo già propone in maniera più o meno palese, ma alla loro applicazione al senso reale, alla loro interpretazione tenendo conto delle multiformi variabili.
La fascinazione verso il mondo del teatro è evidente anche per mezzo dell’impiego di una terminologia che richiama spesso tanto l’universo circense (il trapezio, l’equilibrio) che quello vero e proprio drammaturgico dove l’io poeta da cantore di uno stato emozionale diviene protagonista concreto delle sue vicende esistenziali. Per queste ragioni la poesia di Paoletti è talmente concreta e palpabile, ricca di contenuti e compatta proprio perché coniuga il lato interiore (l’esistenza) con quello esteriore (la rappresentazione).
Pieghe fosche all’interno di queste riflessioni sull’esistenza sono ravvisabili nel libro quando il Nostro fa riferimento a una solitudine spossante o a una condizione di disagio piuttosto pesante (“il mio ottuso male”, “la muffa del mio male”), condizioni che l’io poetico vive con malcelata apprensione e che, pur rasentando il vittimismo, lo pongono in una situazione di conflitto interiore, pure tortuoso, che è possibile grazie all’ampiezza dei ragionamenti e la profondità della contemplazione. Se “non h[a] parti di [sé] da offrire/ o segreti da incatenare ad una pietra” egli è alla vorticosa e mai paga ricerca di quella “linea che da stanza a stanza/ compie il percorso/ tra [sé] e il rimorso”.
Frequenti le immagini nelle quali il Nostro con parsimoniosa attenzione impiega correlativi oggettivi che denotano in maniera chiara e determinante una serie di elementi ai quali si appiglia nel suo fare poesia. Gli oggetti si caratterizzano molto spesso non per il loro colore o la loro forma, né per le caratteristiche che comunemente ci si aspetterebbe venissero identificate da un punto di vista estetico-qualitativo. Il Nostro antepone l’esigenza di descrivere il mondo per mezzo del trascorrere del tempo, mediante l’usura e il deperimento dei materiali, ci parla infatti di “strade scorticate” come se fossero strati di pelle umana che si lacerano e si assottigliano in maniera dolorosa, di “assi scheggiate” dove le schegge trasmettono l’idea di qualcosa di acuminato e sottile, di imprevedibile e lacerante, di “scatole dal doppio fondo scassato” nelle quali è evidente l’azione di sabotaggio e depredamento, di invasione della dimensione privata e dell’oltraggio e poi ancora di “forchett[e] arrugginit[e]”, cioè vecchie e non usate da tempo, corrose dall’ossido, inutilizzabili e testimoni silenziose di un tempo che cambia e si consuma nonché di “far[i] capovolt[i]”, immagini quest’ultime che amplificano quella insopprimibile assenza della linearità propriamente detta ossia l’anelito pressante nel Nostro verso una compiutezza ed organicità nei meccanismi esistenziali.
In questo percorso tra elementi che marciscono, presenze vacue e pensieri grevi, la convivenza con uno stato di desolazione interiore finisce per mostrarsi assai accentuata e le poche immagini lievi e pregne di colore qua e là nel corso dell’opera non sembrano capaci del tutto nel risollevare l’amarezza di fondo. Amarezza che non è un presagio di un dolore che ottenebra la mente ma una lucida considerazione sulla finitudine e l’ambiguità dell’essere umano ingabbiato da sempre nella sua corporeità e nei pensieri ad essa relativi che spesso non concedono del tutto a quella “luce dell’inganno” che caparbia vela ogni cosa di esser messa fuori gioco. Come in una lunga partita a scacchi nella quale, dopo lunghi minuti di contemplazione per la miglior tattica, riusciamo a salvare il Re pur dovendo assistere alla morte della Regina.
Jesi, 18-01-2015
V Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”: il bando per partecipare
L’Associazione Culturale PoetiKanten in unione con la rivista di letteratura Euterpe, il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi, bandisce la V edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” alla quale collaborano le Associazioni Culturali “Le Ragunanze” di Roma, “Verbumlandi-Art” di Galatone (LE).
- Il concorso è articolato in tre sezioni:
Sez. A – poesia in lingua italiana a tema libero
Sez. B – poesia in dialetto a tema libero (accompagnata da relativa traduzione in italiano)
Sez. C – haiku
- I testi potranno essere editi o inediti, ma non dovranno aver ottenuto un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso.
- Per le sezioni A e B si partecipa con un massimo di 3 poesie per ciascuna sezione che non dovranno superare il limite di 30 versi ciascuna. Per la sezione C si partecipa con un massimo di 3 haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana.
- Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di 10€ a sezione. È possibile partecipare a due sezioni corrispondendo la quota di 20€ o a tutte e tre corrispondendo la quota di 30€. Il pagamento dovrà avvenire con una delle modalità descritte al punto 6 del bando.
- Il partecipante deve inviare entro e non oltre la data di scadenza fissata al 15 maggio 2016 alla mail arteinversi@gmail.com le poesie con le quali intende concorrere (rigorosamente in formato Word), il modulo di partecipazione compilato e la ricevuta del pagamento. Eventuale curriculum letterario o scheda biobibliografica è gradita, ma non obbligatoria.
In alternativa, l’invio di detto materiale potrà essere effettuato in cartaceo, mediante posta ordinaria, e dovrà essere inviato a:
V Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”
c/o Dott. Lorenzo Spurio
Via Toscana 3
60035 – Jesi (AN)
Per l’invio mediante posta tradizionale farà fede la data del timbro postale.
- Il pagamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:
Bollettino postale: CC n° 001029344650
Intestato ad Associazione PoetiKanten
Causale: V Premio di Poesia “L’arte in versi”
Bonifico: IBAN: IT19N0760102800001029344650
Intestato ad Associazione PoetiKanten
Causale: V Premio di Poesia “L’arte in versi”.
Contanti: Nel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti all’interno del plico di invio.
- Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.
- La Commissione di Giuria è composta da esponenti dell’ambiente letterario: Lorenzo Spurio, Susanna Polimanti, Annamaria Pecoraro, Michela Zanarella, Valentina Meloni, Giuseppe Guidolin, Alessandra Prospero, Stefano Baldinu, Emanuele Marcuccio, Cinzia Franceschelli e Luigi Pio Carmina. Il giudizio della Giuria ha valore ultimo e definitivo ed è insindacabile.
- Verranno premiati i primi tre poeti vincitori per ciascuna sezione. I premi consisteranno in:
Primo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e 200€
Secondo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e 100€
Terzo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e libri.
La Giuria procederà a individuare ulteriori premi che saranno indicati quali “Menzione d’Onore” e “Segnalati dalla Giuria”.
La Giuria attribuirà i seguenti Premi Speciali: Premio Speciale del Presidente di Giuria, Trofeo “Euterpe”, Premio Speciale Associazione “Le Ragunanze”, Premio Speciale “Verbumlandi-Art”, Premio alla Carriera Poetica e Premio alla Memoria.
Nel caso in cui non saranno pervenuti una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per particolari opere, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.
- La cerimonia di premiazione si terrà in un fine settimana di novembre a Jesi (AN). A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso le indicazioni circa la premiazione.
- I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio o per mezzo di un delegato. In caso di impossibilità, i premi potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, eccettuati i premi in denaro che debbono essere ritirati tassativamente il giorno della Premiazione dal legittimo vincitore. Parimenti, la targa in oro messa a disposizione dalla Universum Academy – Switzerland dovrà essere necessariamente ritirata il giorno della Premiazione dal vincitore o suo delegato.
- Tutti i testi dei vincitori, dei menzionati e dei segnalati dalla Giuria verranno pubblicati nel volume antologico dotato di codice ISBN che sarà presentato nel corso della premiazione e disponibile alla vendita poi attraverso le librerie online.
- Il Premio di Poesia “L’arte in versi”, da sempre sensibile alle tematiche sociali, devolverà parte dei proventi derivanti dalla vendita delle antologie a una realtà di emarginazione o bisogno, impegnandosi a comunicare ai partecipanti del Premio della relativa donazione. Gli organizzatori del Premio si impegnano a darne comunicazione ai partecipanti a mezzo mail e mediante pubblicazione della notizia sui rispettivi spazi internet.
- La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.
Lorenzo Spurio Susanna Polimanti
Presidente del Premio Presidente di Giuria
Info: arteinversi@gmail.com
Scheda di Partecipazione al Concorso
| La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Ad essa va allegata la ricevuta del pagamento. |
Nome/Cognome ________________________________________________________________
Residente in via _________________________________Città____________________________
Cap ___________________ Provincia __________________Stato____________
Tel. ____________________________ E-mail _______________________
Partecipo alla sezione:
□ A –Poesia in lingua italiana
con il/i testo/i dal titolo/i____________________________________________________________
_________________________________________________________________
_________________________________________________________________
□ B – Poesia in dialetto (specificare dialetto: _____________________)
con il/i testo/i dal titolo/i____________________________________________________________
_________________________________________________________________
_________________________________________________________________
□ C – Haiku
con il/i testo/i _________________________________________________________________
_________________________________________________________________
L’autore è iscritto alla SIAE? □ SI □ NO
□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto e per iniziative letterarie organizzate dalla rivista di letteratura “Euterpe”.
Firma____________________________ Data ____________________________
Giorgia Spurio presenta “Le ninne nanne degli Šar” ad Ascoli Piceno
Domenica 14 febbraio ore 17.30
Libreria Rinascita
Piazza Roma, 7 – Ascoli Piceno
Presentazione del libro di poesie
“Le ninne nanne degli Šar”
di GIORGIA SPURIO

Link evento FB: https://www.facebook.com/events/167844816912810/
Presenteranno l’autrice Roberta Carboni e Giuseppina Petrelli dell’Associazione In-Soliti Sentieri.
Le ninne nanne degli Šar ha vinto la XX° edizione del Premio Letterario Editoriale L’Incontro della casa editrice Golden Press, sez. B, con la seguente motivazione:
“La raccolta ha il valore di un romanzo di formazione in versi. Gli occhi di un bambino rom percorrono, con cadenzamenti musicali di pregevole fattura e la robustezza di agili ballate, territori e dimensioni, nostalgie e scoperte, appartenenza e dispersione. Il richiamo agli orizzonti originari è mescolato alla valenza magica che traspare da tutti i nuovi orizzonti presenti e futuri, come nella percezione precisa di una vita intrinseca delle cose, che sa trasparire dai monti e dagli oggetti tutti, dai volti e dai movimenti delle persone, in un caleidoscopio di leggende, di fiabe e di culture.”
Un estratto del libro:
” Pensavo agli Šar,
lungo il percorso delle acque,
chissà se si sono accorti che non ci sono più.Pensavo ai castelli di sabbia e roccia,
e alle stelle che lì cadono,
alle lucciole che prendevo tra le mani.– Ora le fate a chi racconteranno le loro ninne nanne? –
È nuova la casa,
c’è un’altra lingua che parla,
un dialetto che si lega alle cipree…”

“Paris…c’est la vie” di Flavio Scaloni
Paris…c’est la vie. Pillole di parigitudine di Flavio Scaloni, Intermedia, Orvieto, 2016, pagg. 230, ISBN: 978-88-6786-163-7, Prezzo: 12 €
Sinossi: Questo volume non vuole essere la solita guida turistica della città, ma una raccolta di autentiche ‘Pillole di Parigitudine’. Ne emerge un ritratto nuovo e accattivante della Ville Lumière, per chi già conosca la città e ne conservi un ricordo romantico ma anche per chi si appresti a visitarla per la prima volta e desideri saperne di più sullo stile di vita parigino. L’autore ci guida nelle pieghe della città, a partire dalla ricerca di un appartamento fino alla scoperta degli angoli meno conosciuti e più amati dai parigini. Nuove tendenze e abitudini consolidate, modi di dire e di fare, aspetti culturali e sociali: Paris… c’est la vie!
Estratti:
Ho trovato uno studio di 23,3 mq a 1000 euro! Certo è al sesto piano senza ascensore, non c’è una vera cucina, il bagno è senza finestra, gli affacci danno nel cortile interno e la moquette puzza un po’ di muffa… ma ha quell’aspetto così bohémien che mi fa sentire tanto parigino.
Il gesto, o meglio la smorfia, che caratterizza meglio la gente di Francia, l’equivalente del nostro ‘che dici?’, è lo sbuffo. Sbuffare è un’arte sopraffina. Un’eredità millenaria scritta nel codice genetico. Un tratto distintivo imprescindibile.
I Bo-Bo, da me ribattezzati ‘bobi’, siedono nei caffè giusti a leggere riviste di fotografia avvolti in una nuvola di fumo. Sembrano dire ‘Siamo fighi ma ce ne freghiamo’, quando più probabilmente pensano ‘Siamo fighi e speriamo vivamente che ve ne siate accorti’.
Il luogo dove vi aspettano le peggiori figuracce è sicuramente la pasticceria. Non provate proprio a chiedere un vassoio di pasticcini ‘mignon’, o dei ‘bignè’ con crema ‘chantilly’….
L’autore:
Flavio Scaloni ha curato la rubrica ‘Corrispondenze da Parigi’ per il Circolo Letterario Bel Ami di Roma dal 2012 al 2014. Nel 2012 ha dato vita al blog ‘Flavio & la Musa’ (flavioelamusa.blogspot.it) nel quale pubblica regolarmente propri versi, poesie di autori da tutto il mondo, recensioni e commenti analitici. La sua opera prima ‘Stella di Seta’ (Genesi Editore) ha vinto il premio ‘I Murazzi’ nel 2013 nella sezione ‘poesia edita’. Nel 2013 è tra gli autori finalisti del premio ‘Marguerite Yourcenar’ nella sezione ‘poesia inedita’. Sempre nello stesso anno fonda insieme a Maria Carla Trapani il magazine on-line di arte e letteratura contemporanea ‘Diwali – Rivista Contaminata’ (rivistadiwali.it). Nel 2014 ha vinto il premio ‘Alberoandronico’, sezione ‘silloge inedita’. La sua seconda raccolta poetica ‘Via Parini 7’ è edita da Teseo Editore. Vive a Parigi ma è spesso in Italia e in giro per l’Europa per il suo lavoro da consulente scientifico.
I Concorso Nazionale di Poesia “Una poesia per il futuro”
I Concorso Nazionale di Poesia “Una poesia per il futuro”
Organizzato da: CentroInsieme Onlus
PROGETTO VELA: RENDERE CONSAPEVOLI
Il motivo per il quale nasce questa iniziativa è abbattere le barriere dettate dal pregiudizio e mettere a braccetto realtà differenti tra loro. Il nord, il centro e il sud uniti per rappresentare l’Italia in quelle rare manifestazioni a sostegno della creatività, dell’amore per lo scrivere, in modo che le parole rappresentino la libertà di pensiero, l’evolversi e l’arricchirsi.Il concorso “Una poesia per il futuro” vuole essere un sostegno alla cultura in una terra messa in penombra, è uno sprono per i giovani affinché trovino quel coraggio per affacciarsi alla finestra che porta sul mondo. E’ la scoperta che il tempo può essere racchiuso tra le pagine più belle del vissuto.
REGOLAMENTO E MODALITA’ D’ISCRIZIONE ALLA GARA:
1 – Possono partecipare al concorso tutti gli autori residenti nel territorio nazionale, l’iscrizione è aperta anche agli alunni delle classi quarta e quinta delle scuole elementari, e a quelli che frequentano le scuole medie e superiori.
Le sezioni:
A. ADULTI, tutti gli autori Over 18 potranno partecipare con un massimo di n.4 opere;
B. SCOLARI, tutti i bambini iscritti alla quarta e quinta classe delle scuole elementari e gli alunni delle scuole medie, per questa sezione è possibile la partecipazione collettiva delle classi e/o singolare degli alunni;
C. STUDENTI, tutti gli iscritti alle classi della scuola superiore potranno partecipare con una sola opera.
2 – L’opera dovrà avere le seguenti caratteristiche:
– Essere redatta in lingua Italiana;
– Non ha limiti di lunghezza;
– Il tema è libero;
– L’opera potrà essere edita o inedita;
– L’opera deve essere originale e non deve violare in alcun modo i diritti d’autore o di proprietà intellettuale di terzi.
3 – La quota di partecipazione è di Euro 5.00 (Euro Cinque) per ogni opera iscritta, eccetto le classi e/o gli alunni delle scuole dell’obbligo (elementari e medie).
Il ricavato, detratte le spese di organizzazione, sarà devoluto all’associazione CentroInsieme Onlus che opera sul territorio di Scampia ponendosi come obiettivo di portare ai bambini e ragazzi delle possibilità reali, cerca un modo diverso per intrattenerli e con loro sperimenta le vie più ambiziose affinché nessuno abbandoni il percorso scolastico.L’associazione impronta le proprie attività sulla legalità affinché i bambini possano fare di essa il pane quotidiano, cerca con autofinanziamenti a volte limitati, di portare gli occhi oltre le mura grigie del quartiere; un’azione educativa che porterà loro a conoscere il mondo, è importante che ognuno di quei bambini conosca le scelte che una vita può offrire per maturare in loro l’idea che tutti possono scegliere cosa fare da grandi e cosa essere per la propria famiglia, per la propria vita.
4 – Inviare la propria partecipazione indicando nell’oggetto: Concorso “Una poesia per il futuro” e nel corpo della e-mail i dati anagrafici, residenza e recapiti – entro e non oltre il 18 Aprile 2016 all’indirizzo email centroinsiemeonlus@gmail.com
Le quote di partecipazione dovranno essere inviate contestualmente all’opera con le seguenti modalità di pagamento:
– Ricarica Postepay sulla carta n. 5333 1710 2135 3830, intestata a Monfregola Vincenzo, ma si può ricaricare anche con bonifico bancario sull’IBAN: IT 63 X 0760 1051 3823 3922 633925
– Bonifico bancario sul ccb di CentroInsieme Onlus Progetto Vela: Rendere Consapevoli sull’IBAN IT 72 H033 5901 6001 0000 0101127
– Conto PayPal: centroinsiemeonlus@gmail.com
– Possibile consegnare opera e quota di iscrizione a mano presso la sede dell’associazione in Viale della Resistenza Lotto M Torre A2 – 80144 Napoli, previo appuntamento da concordarsi all’indirizzo email: progettovelascampia@libero.it.
Indicando nella causale – Iscrizione al concorso di poesia, nome, cognome e titolo dell’opera.
5 – La Giuria è composta da:
Rosa Bianco (Insegnante e Vicepresidente Associazione Noi&Piscinola)
Giulia Ciarapica (Blogger, organizzatrice di eventi e critica letteraria)
Chiara Ciccarelli (Responsabile Area Giovani del Centro Territoriale Il Mammut)
Eloise D’Avino (Insegnante e Presidente associazione AQuaS)
Maria de Marco (Socia Associazione Dream Team – donne in rete e ex Assessore alla Cultura dell’VIII Municipalità del Comune di Napoli)
Rosario Esposito La Rossa (Direttore casa editrice Marotta&Cafiero e scrittore)
Maria Teresa Infante (Vicepresidente Associazione Culturale “Oceano dell’anima e Poetessa)
Anna Mauro (Responsabile Biblioteca “Le Nuvole”)
Riccardo Rossi (Giornalista)
Le opere saranno valutate, a insindacabile giudizio della commissione, dal giorno successivo alla scadenza del concorso. La premiazione sarà svolta nella città di Napoli entro la fine del mese di Giugno. Nel caso gli autori vincitori dei premi non potessero intervenire alla cerimonia, sarà premura del team organizzatore recapitare il premio tramite posta raccomandata.
6 – Premi
I° premio – Diploma e Opera dello scultore di fama Internazionale Riccardo Dalisi
II° premio – Diploma e Coppa, più invito per quattro persone nel Ristorante Chikù
III° premio – Diploma e Coppa, più un Buono acquisto di Euro 50.00 (Euro Cinquanta) da spendere presso la Marotta&Cafiero.
Dal IV° al X° posto – Diploma e Scatola Made in Scampia – La scatola contiene prodotti tipici, libri e cd musicali – Prodotta dalla Marotta&Cafiero Editori.
La seconda ediz. del Premio “Poesia nel borgo” a Montignano di Senigallia (AN)

PREMIO POESIA “NEL BORGO” – MONTIGNANO DI SENIGALLIA
PREMIO NAZIONALE – II° EDIZIONE 2016
Organizzato da : LA BIBLIOTECA COMUNALE “LUCA ORCIARI” DI MARZOCCA, LA ASSOCIAZIONE PROMOTRICE MONTIGNANESE, IL CENTRO SOCIALE ADRIATICO E CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI SENIGALLIA.
Tipologia degli elaborati : poesia inedita (massimo 36 versi compresi gli spazi)
il concorso sarà diviso in due ( 2 ) sezioni A e B
A – poesia in lingua italiana
B – poesia dialettale seguita da traduzione il lingua
Livello metrico e ritmico libero.
Le poesie non dovranno essere mai state premiate nelle prime tre posizioni di altri concorsi nazionali ed internazionali.
Tema: Libero
Modalità di partecipazione: Ogni opera dovrà essere inviata via informatica
all’indirizzo di posta montignanopoesie@libero.it – per chi trovasse difficoltà inviare il cartaceo al seguente indirizzo: Biblioteca “Luca Orciari” – Via Del Campo Sportivo,1/3 – 60019 Marzocca di Senigallia (AN)
Inserendo all’interno del plico oltre alle poesie ed i dati personali dell’autore la copia del pagamento effettuato. Farà fede il timbro postale
Generalità da specificare nell’email: nome, cognome, età, indirizzo, telefono, email, aggiungere la copia del cedolino del versamento eseguito in WORD o PDF. Gli elaborati inviati per il concorso non saranno restituiti. Inviare le poesie con tipo carattere Times New Roman dimensione carattere 12.
Per la sezione B dovranno essere allegate le traduzioni in lingua italiana e sarà utile come valido supporto non obbligatorio allegare una registrazione in Windows Media Audio (WMA) per una più approfondita valutazione del testo poetico. Tutte le opere saranno conservate nell’archivio del concorso. Quota d’iscrizione : il candidato può concorrere con n° 2 poesie.
E’richiesto un contributo di partecipazione, quale tassa di lettura, di 15,00 €; ( l’importo è valido per n° 2 poesie ) da versare sul Conto Corrente Bancario:
IBAN IT 29 V 08839 21301 000050150650 BANCA SUASA CREDITO COOPERATIVO, FILIALE DI MARZOCCA Intestato: ASSOCIAZIONE PROMOTRICE MONTIGNANESE – Strada della Grancetta s.n. MONTIGNANO DI SENIGALLIA (AN)
Causale: partecipazione al concorso letterario nazionale “ La poesia nel borgo”
Scadenza invio file :31-05-2016
Per i minorenni autorizzazione di uno dei genitori. Limite di età: non possono prendere parte al concorso tutti coloro che non hanno ancora raggiunto i 15 anni di età.
GIURIA: la giuria del Premio, il cui giudizio è inappellabile, sarà costituita: da critici d’arte e letterari, poeti scrittori… i cui nomi saranno resi noti alla premiazione
Premi: per ogni categoria
1° CLASSIFICATO = targa + pergamena
2° CLASSIFICATO = targa + pergamena
3° CLASSIFICATO = targa + pergamena
Saranno, inoltre, assegnate: menzioni speciali e menzioni d’onore, a discrezione delle associazioni e della giuria, tutti i partecipati riceveranno attestato di partecipazione.
La cerimonia della premiazione si svolgerà il 20-08-2015 in Montignano di Senigallia AN – Nella piazzetta antistante la chiesa parrocchiale di Montignano, o, in caso di cattivo tempo all’interno della medesima Chiesa.
SVOLGIMENTO DELLA MANIFESTAZIONE
Apertura della serata conclusiva: inizio alle ore 18,15: eventuali comunicazioni saranno inviate tramite posta elettronica, saranno comunque visibili sui gruppi Facebook (Amici della Biblioteca “Luca Orciari” – POESIA E COLORI – RIME DI MARE – LE PAROLE RACCONTANO – LUCE- I FIORI DELLA VITA ed altri)
È possibile contattare anche per informazioni: Elvio Angeletti: 3668642034
Biblioteca “ Luca Orciari” 071 698046 mail: bibl07comune.senigallia.an.it nei seguenti orari dal lunedì al venerdì 9,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00
Il presidente dell’Associazione Promotrice Montignanese: Elio Mancinelli
Il presidente del Premio: Elvio Angeletti
Presidente onorario – Prof.ssa Renata Sellani
Montignano di Senigallia, lì 11-12-15
Scheda di partecipazione
La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura e il tutto va inviato a entro e non oltre il 31-05-2016.
Nome/Cognome _____________________________________________________
Residente in via ____________________________________Città______________ Cap ____________ Prov. _______________ Tel. ______________
E-mail ___________________________
Partecipo alla sezione:
□ A –Poesia in lingua
□ B – Poesia dialettale
titolo/i delle opere___________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
Firma______________________ Data ______________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.
□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.
Firma______________________ Data ______________________

