Un sondaggio per i lettori del mio blog letterario

downloadUna docente universitaria che per uno studio si sta interessando all’analisi del ruolo che i “nuovi” media (e in particolare i blog) possono avere nella diffusione della cultura mi ha chiesto di proporre un questionario (del quale poi mi fornirà i dati finali) a quanti seguono il mio Blog Letteratura e Cultura (www.blogletteratura.com).
Chiederei a chi lo segue se gentilmente può dedicare due minuti di tempo a leggere e rispondere le domande che trova a questo link:https://it.surveymonkey.com/s/NNZWMJQ
Grazie

Il film coreano “Roaring Currents” recensito da Rita Barbieri

ROARING CURRENTS

(tit. orig. Myeong-ryang, Kim Han-Min, Corea del Sud 2014)

Recensione di Rita Barbieri

If only we could turn fear into courage, that courage will be thousand times mightier than before.”

47360502126254026272Venerdì 20 Marzo al cinema Odeon di Firenze si è aperta la XIII edizione della “Primavera del cinema orientale” evento che, tra Marzo e Giugno, presenterà al grande pubblico una selezione in lingua originale (con sottotitoli in inglese e italiano) del meglio del cinema coreano, mediorientale, cinese e giapponese.

Il film d’apertura del “Florence Korea Film Fest” (ossia la prima tranche del festival, dedicata appunto al cinema coreano contemporaneo) scelto quest’anno è stato “Roaring Currents”: pellicola record di incassi in Corea del Sud e giudicato uno dei più grandi successi della filmografia recente. La prima è avvenuta davanti a una platea gremita di spettatori invitati e del regista Kim Han-Min che, prima dell’inizio della proiezione, ha concesso una breve intervista e si è poi trattenuto per rispondere, al termine, alle domande del pubblico.

Il film, ambientato nel XVI secolo, racconta le vicende di un personaggio storico realmente esistito: l’ammiraglio Yi Sunshin che, grazie a una strategia militare vincente, riesce a sconfiggere la flotta giapponese che minacciava le acque della Corea.

La gran parte del film è stata girata nei luoghi originali della battaglia (vicini tra l’altro al luogo dove abita attualmente il regista), con attori e comparse di nazionalità prevalentemente coreana e la produzione ha avuto costi altissimi, ripagati comunque ampiamente dall’incasso ai botteghini: si calcola che solo nell’agosto del 2014 si siano venduti più di 15 milioni di biglietti.

Il motivo di questo straordinario successo è da ritrovarsi nel mix di elementi tradizionali e innovativi che si compenetrano nella regia e nella struttura artistica del film, più che nella storia in sé. La trama infatti si concentra sui preparativi e sullo svolgimento di un’unica singola battaglia che però diventa uno spunto per una riflessione più profonda e generale.

Fin da subito infatti, il regista cerca di delineare il ritratto psicologico dell’ammiraglio, facendoci entrare nella sua sfera più intima e personale. Lo vediamo prima comandante inflessibile e stoico davanti ai suoi soldati, poi padre premuroso e saggio in compagnia del figlio e infine uomo solo, vecchio e debole, torturato da incubi e pensieri che pesano come macigni sulla sua coscienza. Yi Sunshin è un uomo tutto di un pezzo, consapevole del proprio ruolo e delle proprie responsabilità davanti al re, alla nazione, ma anche al suo popolo. Nonostante le difficoltà, sembra non arrendersi mai e non cedere mai, addirittura sembra non dubitare nemmeno per un attimo della validità delle sue scelte. Può sembrare crudele e perfino spietato, totalmente sordo alle richieste e ai consigli altrui. Va per la sua strada, Yi Sunshin, qualunque essa sia e lo fa con indomito coraggio.

Il coraggio è infatti uno dei temi fondamentali del film. Durante una scena il figlio chiede al padre come sia possibile infondere il coraggio in un esercito ormai allo stremo, demotivato e spaventato fino alla resa. La risposta del padre risuonerà varie volte, proprio come un ritornello, durante tutto il film:

 “If only we could turn fear into courage, that courage will be thousand times mightier than before.”

Il figlio resta incredulo e sfiduciato ma, nondimeno, obbedisce al padre e segue letteralmente gli ordini. L’obbedienza e la lealtà verso il proprio superiore (in questo caso, a maggior ragione, verso il padre) è un altro degli aspetti evidenziati largamente in corso d’opera. Chi tradisce la fiducia viene sempre severamente punito, in modo talvolta plateale e spettacolarizzato. Chi invece rispetta il proprio dovere e la propria posizione, alla fine, ottiene sempre una ricompensa o almeno un encomio.

Si riconosce in questo, senza dubbio, uno degli elementi cardine della cinematografia coreana (o asiatica in generale): la divisione netta in ‘buoni e cattivi’ con barriere e confini che sono tanto netti quanto invalicabili. Il passaggio da una parte all’altra non è consentito e, quando avviene, questo scatenerà sicuramente e prevedibilmente un effetto molto forte nella vita del personaggio, come a ricordare che esiste una sorta di ‘retribuzione karmica’ da tenere presente: ogni azione umana genera inevitabilmente una conseguenza che spinge poi all’azione.

Si respira aria buddhista durante il film. Non soltanto nelle preghiere che si vedono recitare a fior di labbra dai monaci mentre scorrono i grani dei loro rosari, non soltanto nei riti o nelle cerimonie che si intravedono qua e là ma anche, a livello più profondo, nel sottotesto e nel messaggio finale. La serenità inflessibile dell’ammiraglio Yi sembra essere proprio il risultato di un’accettazione totale e quasi passiva del proprio destino e del proprio compito: le scelte che compie non sono vere e proprie scelte ma piuttosto un ‘adattarsi al flusso della corrente’. Anche e soprattutto quando questa sembra andare in direzione contraria a quella sperata.

La corrente è forse, simbolicamente, la vera protagonista del film. Già nel titolo il richiamo al tema delle maree e dell’acqua (metafora molto presente in tutta la cultura orientale) è ben chiaro: la corrente può essere avversa o a favore ma ha sempre una propria direzione. E, come dimostra la strategia dell’ammiraglio, è molto più sensato scegliere di seguirla e usarla a proprio vantaggio, che non cercare di dominarla o, peggio, remarci contro. La corrente ha una forza superiore, davanti alla quale non possiamo che arrenderci e allo stesso tempo affidarci, consci che prima o poi, in un senso o nell’altro, cambierà di nuovo. Questo non significa esserne completamente in balia ma, conoscerla, rispettarla e saperla affrontare. Senza paura.

In questo senso, nonostante appartenga chiaramente al genere ‘war movie’, il film è anche molto altro: una riflessione profonda e accurata su valori quali il coraggio e la lealtà, su sentimenti forti come la paura e la forza, su tematiche filosofiche quali il destino individuale e la capacità di scelta.

Un film maestoso che trattiene lo spettatore ben saldo e lo trasporta, cinematograficamente parlando, in mezzo alle correnti roboanti e tempestose della Storia, facendolo approdare generosamente a un finale ben scritto che tira somme e scrive risultati senza lasciare quozienti in sospeso.

 

Rita Barbieri

“Respiri di vita” di Elvio Angeletti, recensione di Lorenzo Spurio

Respiri di vita

di Elvio Angeletti

Intermedia Edizioni, Orvieto, 2015

ISBN: 9788867861392

Pagine:120

Costo: 10€

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

Distratto nel mio vagar silente

m’attempo nel mirare il mare

che dall’alto colle di via della Torre

spumeggiante appare. (85)

 

PRIMA_RESPIRI-DI-VITAIl critico milanese Michele Miano che apre la nuova raccolta poetica di Elvio Angeletti, Respiri di vita, edita per i tipi di Intermedia Edizioni nel marzo 2015 con una prodigale ed efficace sintesi nell’analizzare il testo parla del potere di evocazione che ha la poesia di Elvio Angeletti. Mi trovo perfettamente d’accordo con lui in tale commento nella misura in cui l’evocazione sia da intendere come trasposizione che Angeletti fa dal personale (dunque le vicende intime, le sue relazioni con altre persone, i suoi ideali, etc.) trasfondendo il tutto a un livello superiore, direi quasi universale.

Elvio Angeletti è un poeta che ha la sua terra veracemente connotata nel suo sangue e proprio per questo non può che dar sfogo nell’atto creativo della poesia a scenari paesaggistici quasi sempre in compagnia dell’amato mare Adriatico dal quale vive vicinissimo, ma anche di una attenzione particolare nei confronti dell’elemento naturale: Angeletti non è solo un vivido poeta dello scenario mare, ma oserei dire dell’ecosistema mare nel suo complesso. Sfogliando pagina per pagina di questo libro i gabbiani, i cavallucci marini, le stelle marine e tant’altro sembrano fare un percorso assieme a noi.

Il poeta si muove tra fasci di luce che descrivono le varie fasi del giorno (sono descritte varie albe e tramonti) ma sa essere anche un sodale compagno nei momenti di buio dati però dalla presenza della luna che, più che rassicurare l’animo, viene vista come “spavalda” forse perché unica padrona egoista nel cielo notturno se non fosse per quell’immensità di stelle che fioche e ad intermittenza rischiarano i cieli d’estate come se il nero nel quale sono sprofondate non sia che una morbida ed infinita coperta a protezione di noi tutti.

In questo libro c’è molto dell’Elvio personale ossia da riferirsi a un mondo prettamente domestico, privato e fortemente intimo e ce ne rendiamo conto leggendo una serie di poesie d’amore (le più dirette ed espressive, ma anche le più profonde e radicate) dedicate all’amata, a sua moglie che da tanti anni condivide con lui la sua vita.

Come ogni uomo è interprete del tempo che vive non mancano brevi accenni ora qui ora là a chiare preoccupazioni dell’Elvio in campo sociale che dimostrano, anche sulla carta, un animo pervicacemente autentico, naturale, improntato alla difesa del bene comune. Elvio si descrive a tutto tondo non mancando di osservare con un pizzico di autoironia il tempo che imperituro incede e che cambia le cose: ci fa perdere persone amate, ci fa diventare vecchi nel corpo ma non nella mente, ci fa vedere un mondo in cui è difficile scorgere la beatitudine, il senso di fratellanza e la felice speranza che invece era possibile nutrire in passato.

A dominare sono i colori, i cambi di luce, gli odori forti del mare con la sua salsedine e il lezzo opprimente delle alghe nonché i richiami a un mondo sonoro incontaminato e che ha la voce delle onde. Elvio è il cantore della natura cosi come è e come vorrebbe che si conservasse nel tempo. Splendente e felice, coralmente partecipe alle attività dell’uomo, ricca di suggestioni, lasciando trasparire un forte orgoglio di essere abitante di un piccolo centro della fascia adriatica. E come è intuibile possa essere per un poeta che ha la sua terra nel cuore e che ha il dono della forte espressività del verso, Elvio è classicamente fedele a un sistema di elementi poetici inscindibili al testo strutturale del componimento quale la sonorità (in alcuni versi anaforici sembra di percepire l’avanzata e il ritirarsi delle onde) e la dimensione melodica: la poesia che chiude il volume è intitolata e dedicata “Euterpe”, divinità della melodia spesso raffigurata in unione ad un flauto. Euterpe letterariamente è “colei che rallegra” e trovo che la poesia di Elvio, scantonando poche cupe riflessioni e grumi esistenziali, sia senz’altro positiva in questo senso: allieta il lettore, lo fa sognare in territori che sono però del possibile e non dell’inverosimile, lo abbraccia e ne ravviva il ricordo dell’infanzia. Lo rallegra e lo fa sentir bene come un abbraccio di un caro che si è perso nel corso del tempo e di colpo si è ritrovato.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 24-03-2015

ALCUNI SCATTI DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SVOLTASI ALLA BIBLIOTECA “LUCA ORCIARI” DI MARZOCCA DI SENIGALLIA IL 29 MAGGIO 2015

Da sinistra Angelo Monterrosso (pittore), Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta) e Francesco Capricci (lettore)
Da sinistra Angelo Monterrosso (pittore), Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta) e Francesco Capricci (lettore)
Da sinistra, in piedi, Angelo Monterrosso (pittore), Marinella Cimarelli (poetessa dialettale jesina) Da sinistra, seduti: Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta)
Da sinistra, in piedi, Angelo Monterrosso (pittore), Marinella Cimarelli (poetessa dialettale jesina)
Da sinistra, seduti: Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta)

“Ricordati di dimenticarla” di Corrado Calabrò a Roma il prossimo 8 aprile 2015

Corrado Calabrò

 

Ricordati di dimenticarla

 

Recital Spettacol di Poesia e Musica

con Walter Maestosi 

Maria Letizia Gorga

Musiche originali e pianoforte

Giovanni Monti

 

 

Introduce Anna Manna Clementi

Intervento critico di Neria De Giovanni

 

Roma, Mercoledì 8 Aprile 2015, ore 16,30

Casa della Cultura Teatro in Trastevere

via S. Crisogono, 45 – 00153 Roma

INGRESSO LIBERO 

(fino ad esaurimento posti)

Calabrò invito 8 aprile-page-001

“Dipthycha”: il curioso e poliedrico progetto antologico di Emanuele Marcuccio

Dipthycha: Progetto poetico di dittici a due voci

Il 26 marzo 2013 il poeta e aforista, Emanuele Marcuccio, ha dato l’avvio al progetto di un Volume antologico di dittici poetici a due voci[1], «Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…»

Con questa non solita antologia, da lui ideata e che lo vede anche autore di ventuno poesie dei dittici poetici, insieme ad altri amici autori, per un totale di quarantadue liriche, non si è voluto scendere in nessun agone poetico, in nessuna gara. L’intento è l’amore per la poesia, nei suoi diversi stili ed espressioni, la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta.

Dipthycha, termine derivato dall’originale latino diptycha (-orum), con contaminazione in chiave moderna e riadattamento del dittico, la tavoletta cerata in uso presso gli antichi Romani per scrivervi con lo stilo, in chiave poetica. Come sottotitolo «Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…», parafrasando i versi finali della sua poesia “Telepresenza”, ispiratrice del primo dittico poetico intercorso con l’amica poetessa, Silvia Calzolari, nel maggio 2010. L’idea di questi dittici è nata su internet e davanti a un PC.

 

L’Antologia è stata pubblicata il 10 settembre 2013 con Photocity Edizioni.

Marcuccio, Emanuele; AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, Pozzuoli (NA), Photocity Edizioni, 2013, pp. 90.

ISBN: 978-88-6682-474-9

 

Dipthycha e Dipthycha 2

Il 22 luglio 2014 Marcuccio avvia il progetto di un secondo Volume, con la collaborazione del critico letterario e poeta, Luciano Domenighini, che redige le note critiche su ventinove dei trentatré dittici a due voci presenti. Marcuccio questa volta è presente con trenta poesie.

Scrive quest’ultimo in un suo aforisma del 2014: «Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci?

Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.»

 

L’Antologia è stata pubblicata il 7 gennaio 2015 con TraccePerLameta Edizioni.

Marcuccio, Emanuele; AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, TraccePerLaMeta Edizioni, 2015, pp. 184.

ISBN: 978-88-98643-25-7

 

 

Progetto a cura di Emanuele Marcuccio

Introduzione: Emanuele Marcuccio

Prefazione I Vol: Cinzia Tianetti

Prefazione II Vol. e note critiche: Luciano Domenighini

Postfazione I Vol: Alessio Patti

Postfazione II Vol: Antonio Spagnuolo

Co-curatori I Vol: Gioia Lomasti e Francesco Arena

Original Cover Book I Vol: Emanuele Marcuccio

Editing Cover Images I Vol: Francesco Arena

Editing Cover Images II Vol: Laura e Stefano Dalzini

www.facebook.com/Dipthycha

 

 Gli Autori presenti nei rispettivi due Voll.

 

Emanuele Marcuccio

Silvia Calzolari

Donatella Calzari

Giorgia Catalano

Maria Rita Massetti

Raffaella Amoruso

Monica Fantaci

Rosa Cassese

Rosalba Di Vona

Lorenzo Spurio

Giovanna Nives Sinigaglia

Michela Tarquini

Francesco Arena

Ilaria Celestini

Ciro Imperato

Grazia Finocchiaro

Aldo Occhipinti

Marzia Carocci

Giusy Tolomeo

Grazia Tagliente

Daniela Ferraro

Antonino Natale

Anna Alessandrino

Teocleziano Degli Ugonotti

 

D’accordo con tutti gli autori presenti, l’intero ricavato delle vendite dei volumi è devoluto a AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Si procede però per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite, non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro.

Contiamo sulla vostra collaborazione. Questi i link attraverso i quali potrete effettuare l’acquisto.

 

©Dipthycha 2, TraccePerLaMeta Edizioni, 2015

ISBN: 9788898643257

tracceperlameta.org
libreriauniversitaria.it
webster.it
ibs.it
unilibro.it

 

 

©Dipthycha, Photocity Edizioni, 2013

ISBN: 9788866824749

tracceperlameta.org
photocity.it
libreriauniversitaria.it

unilibro.it
ibs.it
amazon.it

 

 

L’8 dicembre 2014, dopo aver dato il “Visto, si stampi!” per Dipthycha 2, Marcuccio avvia il progetto di un terzo Volume, sempre con la collaborazione critica di Luciano Domenighini. Dipthycha 3. Classica Litteraria Dipthycha: Questo terzo Volume accosterà voci in dittici dal tema simile, di poeti che hanno fatto la storia della letteratura. Un progetto ambizioso e certamente non di facile realizzazione, ci vorrà almeno un anno o anche più.

Come prima proposta, si accosterà Catullo a Foscolo: con traduzione dal latino di Luciano Domenighini, il Carme 101 di Catullo con “In morte del fratello Giovanni” di Foscolo, sono entrambi due omaggi funebri al proprio fratello. Il secondo, i due autoritratti: Alfieri-Foscolo. Un terzo, “Come le foglie”, che il critico ha già tradotto per Dipthycha 2, di Mimnermo, con “Soldati” di Ungaretti. Nel quarto si accosterà Virgilio a Pascoli. E poi si vedrà.

Tutti saranno seguiti da una nota critica di Luciano Domenighini.

 

 

[1] Dittico poetico a due voci, una composizione di due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica. Nell’agosto 2014 la composizione del dittico poetico a due voci, ideata da Marcuccio nel 2010, è stata accolta in seno al neo-nato movimento poetico-culturale dell’Empatismo, quale forma poetica di elezione.

“Il Cristo disubbidiente” di Iuri Lombardi: la postfazione del critico Lorenzo Spurio

 Un romanzo sulla devianza

Prefazione a cura di Lorenzo Spurio

  

Ma dove mi avrebbe portato questo viaggio? Dove? Più andavo avanti e più il viaggio pareva avere deviazioni, presentare come un albero mille diramazioni che a loro volta aprivano le porte ad altri inquietanti scenari.

 

"Il Cristo disubbidiente" di Iuri Lombardi
“Il Cristo disubbidiente” di Iuri Lombardi

Un romanzo sulla deviazione, questo di Iuri Lombardi, espressa –come vedremo- a vari livelli. Il percorso scrittorio di un autore contemporaneo quale è Iuri Lombardi, nonché icona di un movimento fiorentino che ha nel sangue il sapore acre dell’avanguardia, è senz’altro curioso, quanto eclettico, se non addirittura bizzarro. Lo è non tanto nella struttura, in ciò che canonicamente possiamo circoscrivere all’interno dell’universo della forma e del genere, piuttosto per la tematica di fondo. L’autore non è nuovo a storie agrodolci dove il sesso (con le sue implicazioni e storture) assurge a vero e proprio motore nevralgico della storia, a personaggio potremmo dire, a narrazioni sui generis nelle quali l’autore strappa un riso lieve o altre in cui, lontano anni luci dal comico, getta il lettore in un mondo di paradossi, incongruenze, finte o elaborate agnizioni, scoperte epifaniche che riscrivono la storia. Non è infatti secondario l’elemento della riscrittura nelle produzioni letterarie di Lombardi: si pensi, tanto per citare il più recente, il dramma in versi sciolti dal titolo La Spogliazione con il quale l’autore ci consegna un’incresciosa e caricaturale rivisitazione di un personaggio biblico addirittura.

L’irriverenza è di fondo nelle opere di Lombardi ed è riscontrabile già nei titoli enigmatici, curiosi e ad effetto, dove è la semantica cristologico-religiosa (ribaltata o addirittura re-investita di una significazione lombardiana) a far da padrona. Questa riottosità dei personaggi delle opere di Lombardi è denuncia di un tempo irruento e improntato alla prevaricazione dove non manca di ergersi sovrano il rispetto per la libertà, dei costumi, dei modi di fare, delle propensioni sessuali e delle vedute su come intendere la vita. Lombardi adopera la caratterialità deviata e spregiudicata di personaggi difficili da paragonare a precedenti letterari proprio perché, come si è testé detto, presi in prestito dalla realtà sociale che l’autore vive sulla sua pelle ed essendo ogni uomo testimone del suo periodo storico, va da sé che il giudizio morale è l’unico elemento che il lettore deve dimenticare nel leggere queste sue opere. Una fascinazione per il metro narrativo è ben evidente nelle sue opere e per questo sarà forse più azzeccato parlare di eventuale impalcatura estetica o piuttosto delle argomentazioni filosofico-esistenziali (sempre presenti in Lombardi) che sorreggono l’opera e che solo con una lettura più approfondita forse si può osservare di aver recepito, o almeno intuito.

Ritorno, però, e con piacere, a trattare in questo mio commento preliminare una componente dell’azione di questa nuova opera letteraria sostenendo che è ben visibile lo sperimentalismo dell’autore dato che per la prima volta si dona a una materia nuova, meno intima-personalizzata del mondo caratteriale dei personaggi e più attenta alla socialità, al mondo civico, ossia a quel sentire multiplo di uomo in quanto parte di un aggregato sociale. Con Il Cristo disubbidiente Lombardi trasmette al lettore una storia intricata con un chiaro sfondo storico-sociale dove si parte da un fatto particolare (la morte del Colonnello) per poter poi andare a indagare quello che è il sistema (corrotto e deviato) che ne sta alla base che, come il Colonnello, ha fagocitato tante altre esistenze apparentemente irreprensibili in un sistema perverso fatto dalla bieca corruzione e da un’idolatria del mistero. Un thriller dunque, ma alquanto atipico; un giallo risolto e non risolto, del tipo Il giorno della civetta del celebre Sciascia del quale pure Lombardi apre l’opera con una dedica all’autore siciliano.

La pista investigativa sembra essere anch’essa impropria e gravata da alcuni pregiudizi tanto che al lettore viene da chiedersi se, in fondo, il carattere narrante-personaggio non è poi che un chiaro esempio di “narratore inaffidabile” alla maniera di qualche modernista inglese. Ma mi sentirei di dire che, se così è, di certo Lombardi non ha tratto questa peculiarità dalla narrativa inglese, ma piuttosto l’ha ri-creata e fatta sua, sempre in linea con quel processo di ri-visitazione e ri-creazione dell’opera di cui si stava parlando. Il detective (se così vogliamo definirlo, in virtù del fatto che è lui a portar avanti delle piste, delle indagini, per quanto possano essere infruttuose perché prive dei mezzi necessari) è poi amico dell’uomo che nelle prime righe scopriamo essere stato (forse) assassinato o che inspiegabilmente si è suicidato e quindi la sua autorità in quanto garante della verità viene in effetti un po’ meno. A contribuire ulteriormente la veridicità di quanto si sta dicendo c’è il fatto che il ragazzo, un poveraccio cameriere sempre squattrinato, non solo è (era) amico del Colonnello, ma addirittura il suo confidente, termine che all’interno di un sistema corrotto e malavitoso di potere deve richiamare immancabilmente un ruolo di rilievo all’interno dell’organizzazione mafiosa.

E’ questo detective sfortunato, questo giovane che però non accetta di sottomettersi a quella che sembra essere la verità più semplice, quella del pregiudizio e della deduzione schietta delle implicità nella vicenda del Colonnello, che permette la realizzazione di tutta la storia che poi (eccettuata la prima parte) non è che un grande tentativo di riconquistare il passato per capirne poi in che modo e a quale ragione ha prodotto il fatto crudele dell’incipit in questione. Il narratore, impacciato e sottomesso a un ruolo che sembra non padroneggiare, cerca di ricostruire la storia partendo da quelle minuzie irrilevanti in relazione al fatto culminante di violenza e per questo non fa che parlare di “aspetti marginali” come se volesse minimizzare le piccole scoperte o i modesti collegamenti che, ragionando, è capace di fare. Sono elementi apparentemente insignificanti che il nostro coglierà con attenzione (e direi anche con rispetto nei confronti della vittima) e che gli serviranno forse per completare il puzzle dei suoi pezzi mancanti.

Lombardi aggiunge con questa narrazione, alla ormai decennale attenzione spasmodica per l’universo sessuofilico delle sue storie una trama che è scandaglio della memoria collettiva, che graffia quella storia mai chiarita del tutto e che cerca di investigare a suo modo, chiaramente, dacché il lettore (anche se troverà nomi di politici) deve ben tenere a mente che è solo frutto di invenzione, prodotto di fiction e che non ha nessuna pretesa di carattere storico-documentaristico.

Per tessere le fila, concludo con un argomento a me caro, studiato e investigato in varie occasioni, quello della devianza. Mi sento di poter dire che questa opera può, a ragione, essere definita un romanzo sulla devianza. Devianza che si avverte e si riscontra a più livelli come il cauto lettore non mancherà di osservare nella sua lettura. La scena sconvolgente quanto macabra che apre il romanzo ci consegna un chiaro esempio di devianza di carattere psichiatrico e cioè nel rapporto sessuale distorto tra uomo ed animale ci troviamo di fronte a una manifestazione (forse gratuita) di bestialismo o di zooerastia che il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) localizza all’interno delle parafilie ossia di quei comportamenti sessualmente deviati perché a) prevedono la sofferenza o l’umiliazione di sé stessi e/o del partner; b) si instaurano tra persone non consenzienti (bambini, animali).

Questa metastasi della deviazione si amplifica nel corso dell’opera quando veniamo introdotti in una vicenda di mafia, di relazioni non chiarite, di personaggi loschi e dalla doppia faccia: ci troviamo nel cuore della storia, in quel fitto e intricato ammasso di fili (che sono le esistenze individuali) che si intersecano aggrovigliandosi e non permettendo al viluppo di scantonare i bandoli delle varie matasse. E’ in questo sistema di collusione, protettorato, confidenzialità, patti segreti, legami ferrei e inscindibili, sistemi di immunità, cosmologie massoniche che Lombardi consacra quale componente del nostro paese (“Italietta”, e non “Italia”, quasi dispregiativamente), una terra che sembra aver eretto l’egoismo, il denaro e la logica della convenienza a suo statuto etico tanto che il protagonista, che è colui che ben conosce la faccenda da più vicino, non manca di osservare, sfiduciato e perentorio: “siamo in Italia è niente è legale ed è tutto lecito”. Questo motiva la ricerca di una strada per la segretezza, una via alternativa a quella ufficiale, si parla così di mancato riconoscimento nei confronti dello Stato di diritto con conseguente creazione di un micro-stato (potremmo dirlo al plurale) che in realtà finiscono per rappresentare degli enti collaterali, che agiscono nella malavita facendo la guerra all’istituzione legale. Lombardi parla di eversione a tutto tondo non mancando di richiamare vari ambiti geopolitici: la loggia massonica P2, il fervente separatismo basco, l’età di piombo con il terrorismo rosso e quant’altro. Tutto ciò si concretizza attorno al nucleo tematico del libro che potremmo definire devianza socio-politica, riscontrabile in una eversione subdola, che agisce al buio e che ha mezzi capaci di arrivare ovunque.

Iuri Lombardi durante la Premiazione del III Premio Nazionale di Poesia "L'arte in versi" a Firenze nel novembre 2015, dove era parte della Commissione di Giuria
Iuri Lombardi durante la Premiazione del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” a Firenze nel novembre 2015, dove era parte della Commissione di Giuria

E la realizzazione delle bieche e laide azioni del Colonnello (le quali alla fine poco riusciamo a comprendere del tutto) non possono che attecchire dopo aver messo a tacere la componente più debole (se vogliamo remissiva) dell’animo umano: il lato emotivo-affettivo del Colonnello ha dovuto piegarsi alle logiche eversive del suo impegno corrotto nel mondo, tanto da dichiarare la moglie pazza e farla rinchiudere in una struttura psichiatrica. E il tumore di Derna, poi, non è che un’altra forma di deviazione? Il tessuto neoplasico non è che un tessuto che ha una crescita e sviluppo veloce e incontrollato, distorto e pericoloso, che va ad intaccare gli organi vicini, minacciandoli, infettandoli, decretandone la morte.

La devianza, in ultima battuta, che è poi il filo rosso del libro, è una manifestazione degenerata di un qualcosa che sortisce in maniera non vista, taciuta, ma il cui sviluppo incontrollato è altamente tossico tanto da contaminare tutto ciò che ha nelle sue vicinanze, sia si tratti di una devianza psichiatrica (la zooerastia), socio-politica (la massoneria) che medico-sanitaria (l’oncologia). E’ così che il sistema malavitoso incarnato da una figura tanto perbene (apparentemente) come il Colonnello che Lombardi ci restituisce attraverso un intrico di probabili vicende investigate post mortem dallo sciagurato protagonista; una pagina amara di un fare le cose poco pulito dove democrazia, giustizia e meritocrazia sembrano essere parole ancora da inventare.

Uno scandaglio curioso di un’età buia attraverso un’apertura che perversamente chiama il lettore a serrare le fila attorno al protagonista, scanzonato e imprevedibile anch’esso, un po’ com’è nella natura solita del Lombardi autore e uomo.

 

Lorenzo Spurio

 Jesi, 07.08.2014

Per ricordare Julio Monteiro Martins: la presentazione de “La macchina sognante”, libro postumo

Il 20 Marzo alle 17,30 al Teatro San Girolamo di Lucca si terrà la presentazione dell’ultimo libro di Julio Monteiro Martins, La Macchina Sognante per i tipi di Besa Editrice. L’autore italo-brasiliano recentemente scomparso verrà così ricordato durante la serata mediante la presentazione del suo ultimo volume, un altro bellissimo libro, un saggio quasi filosofico, dove  l’autore riflette sulla letteratura, sul ruolo dello scrittore, sulla nostra società, sulla vita, sulla morte. 

Contestualmente alla presentazione della Macchina Sognante ci sarà l’omaggio che gli amici del Teatro del Giglio di Lucca vogliono presentare a Julio Monteiro Martins.

Allegata la locandina dell’evento.

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“Il neolibertarismo e il capitalismo selvaggi hanno provocato il degrado morale” di Ninnj Di Stefano Busà

Ogni epoca, ogni periodo storico hanno sempre avuti i loro sommovimenti, le angustie, gli scompensi, le assenze, le deficienze, le contraddizioni di un assetto socio/economico danneggiato dalla politica locale. Si deve, però, addebitare al fenomeno del neolibertarismo sfrenato dell’ultimo secolo lo sconquasso e la rovina attuali. Non siamo molto certi di poterci salvare da un’altra guerra, questa volta terribile, subdola, inflessibile come la rovina economica del pianeta e da qui a quella catastrofica del nucleare che annienterebbe l’umanità. 

Si avvertono segnali di scricchiolamento nella vecchia Europa, ma anche la Grande America non è indenne da difetti di fabbricazione-strutturazione, Paesi (Cina, il continente asiatico, India) non sono estranei ad una debacle economico/finanziaria che ha conseguenze sull’intera globalizzazione.

L’impostazione data alla società di quest’ultimo secolo è stata semplicemente di ordine speculativo, commerciale. Si è voluto imporre la disciplina del lucro ad ogni costo, del lucro dentro e fuori di noi, il guadagno facile e senza remore. Si è professata un’altra religione, quella del dio <denaro>. Questa rincorsa a parametri aridi di ingegneria economica ha provocato una disparità tra la parte più ricca dell’emisfero planetario e quella più povera che si è vista indebolire sempre di più le risorse economiche, fino a ridurle allo stato di “defoult”.

La politica senza raziocinio, fatta all’insegna del “mordi e fuggi”, di una politica poco oculata, ridotta alla parcellizazione dei suoi componenti in tanti partitini che si alleano, si slegano, si rialleano, ha provocato un disavanzo socioeconomico assai grave, perché nel farsi la lotta tra loro hanno del tutto trascurato o reso nullo l’obiettivo del “bene comune”col presupposto che a “fare” l’interesse comune, siano sempre altri da noi, ha colpito duramente la realtà esistenziale della gente facendola precipitare in un baratro. 

L’eterno “mordi e fuggi” non è più consentito, si devono mettere mani a riforme strutturali, a riscrivere “costituzionalmente” molti vecchi schemi sclerotizzati e invecchiati, ormai obsoleti e tremendamente fuori dai tempi. 

dio_danaroLa vita quotidiana è diventata un vero inferno per la popolazione del pianeta, costretta a subire dittature come in Africa e medio oriente, oppure dictat sull’andamento generale e l’amministrazione dei paesi aderenti come l’Unione Europea. E’ stato un errore madornale credere che l’uomo “novus”, l’uomo del Terzo Millennio potesse risolvere le difficoltà accantonando le ricchezze del talento, dell’etica, le virtù morali di un adempimento della coscienza e del cuore. L’uomo moderno imbevuto di superbia e di spocchia ha visto bene di superare se stesso nell’accumulo forsennato di denaro, spostando (letteralmente) la ricchezza da una parte all’altra del pianeta. Così aprire la strada agli speculatori di turno che hanno sostituito alle regole e alla decenza, è stato un gioco da ragazzi, ampi spazi di delinquenza e criminalità finanziaria si sono annidati nel sistema economico-finanziario delle Grandi Banche, che da principio, con prodotti tossici hanno invaso le multinazionali e illuso la povera gente, depauperando sostanze e ricchezza ai vari Stati e ai vari livelli delle popolazioni di qualsiasi continente. Ora, incuranti del danno, sono alla rincorsa di altro denaro liquido, quasi come una droga, la corsa è per accaparrarsi finanze e potere, ma impoverendo le risorse mondiali a rischiare grosso sono soprattutto molte democrazie e molti governi dell’eurozona. 

I disordini possono avvenire in qualunque momento. E’ di fresca memoria la rivoluzione francese, le violenze sanguinarie e i morti in Nord Africa. Ora tutti i nodi vengono al pettine. Non si può più scherzare col fuoco, il fuoco brucia l’esistenza e annienta il senso di coscienza collettivo che ad un certo momento si ribella e va nelle piazze. Si spera che ciò non avvenga mai, ma i presupposti di lasciar mettere tasse su tasse, farsi comandare da una pletora di tecnocrati a Bruxelles, che non hanno mai lavorato nella loro vita, ma hanno turlupinato il popolo, guadagnando cifre iperboliche fa andare in bestia la povera gente costretta a subire angherie e tasse e andare in miseria. Ci pensino lor signori, riflettano…si compenetrino sulle necessità dei loro elettori. La vita non è fatta solo di materialità. Alla vita hanno diritto tutti, così come alla libertà e la loro spregiudicatezza sta funestando tutta l’Europa, a cominciare dalla Grecia, Spagna Portogallo, Irlanda. Italia, ma ora rischiano anche la Germania, la Francia che fino a ieri hanno capitanato lo splendore dei loro domini politici, stanno per scivolare dai loro piedistalli di potere. La corsa è al ribasso, verso il fallimento dell’intero sistema globalizzato, e dell’intero pianeta a causa del tragico equivoco in cui versa la finanza selvaggia di un Capitalismo senza regole, fatto a immagine di un dio minore, a cui siamo votati e di cui siamo responsabili, al quale  sono state rivolte tutte le capacità, le aspirazioni, le incognite di una società in declino che al <denaro facile> ha finalizzato tutta la categoria della coscienza e dell’anima, sprofondando nella vanagloria e nel paradosso di un arricchimento senza regole morali, né remore, tutto conchiuso nel bisogno di avere più che di dare, creare, generare per il bene comune, di cui si è perso perfino la traccia..   

NINNJ DI STEFANO BUSA’

Al Mangiaparole di Roma un evento per ricordare la poetessa del disagio Alda Merini

ALDA MERINI. LETTERE E POESIE

21 marzo 2015 – ore 19

 ROMA – Libreria caffè letterario Mangiaparole

   

Sabato 21 marzo alle 19 nella libreria caffè letterario Mangiaparole, un omaggio ad Alda Merini nel giorno in cui avrebbe compiuto ottantaquattro anni. Alda Merini. Lettere e poesie è un evento organizzato da Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, Associazione culturale L’Eco del Nulla, Salento in Progress e Arcadia Lecce, in collaborazione con Ornella Spagnulo, dottoranda di ricerca in Italianistica a Tor Vergata. Durante l’evento si leggeranno lettere e poesie di Alda Merini.
Ornella Spagnulo, autrice della monografia Il reale meraviglioso di Isabel Allende e di poesie e racconti pubblicati in antologie e sul web, con la segnalazione del blog di poesia della Rai, introdurrà e parlerà degli esordi della poetessa, che ricevette subito l’appoggio di alcuni critici, fra cui Oreste Macrì, di Maglie (Lecce), gruppo degli ermetici.  Lorenzo Masetti, vicedirettore e responsabile della sezione Lettere della rivista culturale L’Eco del Nulla, interverrà sul tema proponendo un confronto letterario tra l’opera di Alda Merini e di Dino Campana. La psichiatra Maria Antonietta Dicorato, che fa parte dell’Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, ha conosciuto personalmente la poetessa, racconterà dell’incontro e illustrerà brevemente le attività e gli obiettivi dell’associazione. Francesca Romana Mancino, vincitrice del Premio Nazionale Poesia Diana Nemorensis nel 2012 e pubblicata nel volume Ho conosciuto Gerico per il Premio Alda Merini dell’Accademia dei Bronzi nel 2014, leggerà una sua poesia dedicata alla poetessa.

 

 

Per informazioni: 320 2757896.

 

La libreria caffè letterario Mangiaparole si trova in via Manlio Capitolino 7/9, a pochi minuti di distanza dalla fermata della metro A Furio Camillo.  Mangiaparole è anche bar e ristorazione.

 

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I martedì con la poesia al Liceo Scientifico di Jesi (Marzo 2015)

Al Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi – Viale Verdi 23

Elenco degli appuntamenti:

Martedì 3 marzo – FABIO MARIA SERPILLI – La poesia neodialettale

Martedì 10 marzo – ELISABETTA PIGLIAPOCO – Voci fuori dal coro. Storie di poeti marchigiani

Martedì 17 marzo – AUGUSTA TOMASSINI – Presentazione del libro “L’altra me. Bagliori in veri”

Martedì 24 marzo – LORENZO SPURIO – Presentazione del libro “Neoplasie civili”

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Sab. 14 marzo al Grand Hotel Adriatico (Firenze), l’attesa premiazione del I Premio di Lett. “Ponte Vecchio”

Nella cornice della Sala Congressi del Grand Hotel Adriatico di Firenze (Via Maso da Finiguerra 9) sabato 14 marzo 2015 si terrà a partire dalle ore 17:30 la premiazione del I Premio di Letteratura “Ponte Vecchio” – Firenze voluto ed ideato da Marzia Carocci e Lorenzo Spurio.

Il Premio, organizzato dall’unione tra l’Associazione PoetiKanten, la rivista di letteratura “Euterpe”, il format “Deliri Progressivi” e con la collaborazione della Libreria Nardini Book Store di Firenze, prevedeva tre sezioni di partecipazione: poesia, narrativa breve, articolo/saggio e ha visto una grandissima partecipazione a livello nazionale.

Clicca qui per leggere il Verbale di Giuria con i nomi dei vincitori

Clicca qui per leggere la Composizione della Giuria per le tre sezioni

Durante la serata di premiazione si provvederà a dar lettura alle motivazioni che la Giuria ha stilato per le opere vincitrici e menzionate. Saranno inoltre conferiti importanti riconoscimenti per l’attività letteraria al professore, poeta e scrittore NAZARIO PARDINI (Premio alla Carriera Poetica), alla scrittrice SUSANNA TAMARO (Premio alla Carriera Narrativa), al saggista ed esegeta biblico SIMONE VENTURINI (Premio alla Carriera Saggistica) e alla poetessa e scrittrice PINA PICCOLO (Premio per l’impegno sociale nella letteratura).

Durante la serata verrà presentata e diffusa l’antologia del Premio contenente le opere dei vincitori, dei menzionati e dei segnalati a vario titolo assieme alle Motivazioni della Commissione di Giuria. Il ricavato da detta vendita andrà in beneficenza alla Fondazione Meyer di Firenze a cui l’iniziativa concorsuale è legata.

L’evento sarà allietato dal suono dell’arpa di Giulia Petrioli.

Entrata ad ingresso libero. La S.V. è caldamente invitata a partecipare.

 

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Marzia Carocci – Presidente del Premio

 

 

Premiazione Premio di Letteratura "Ponte Vecchio"
Premiazione Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”

 

Link alla galleria fotografica della premiazione del concorso (Foto di Deborah Larocca)

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