“Itinerario Donna – Storie di dolore e di rivincita” a Roma il prossimo 4 giugno

STORIE DI DONNE RACCONTATE ATTRAVERSO

PITTURA, NARRATIVA, POESIA

“ITINERARIO DONNA”

storie di dolore e di rivincita

Roma4giugno
 
 
Roma, mercoledì 4 giugno 2014
Associazione Culturale TRAleVOLTE
Piazza di Porta S. Giovanni 10
Performance alle ore 19
Apertura mostra sino alle 22
 

Una decina di donne. Paesi diversi, epoche e storie diverse, ma accomunate dallo stesso destino: vittime della violenza e della sopraffazione degli uomini, hanno sempre reagito mettendo al primo posto la dignità, il coraggio, la difesa dei propri ideali. Dalle donne ultra famose come Frida Kahlo, Sylvia Plath, Tina Modotti, Camille Claudel, Maria Callas, Jeanne Hebuterne, Sibilla Aleramo, con le loro leggendarie vite, alle donne invisibili, le immigrate clandestine, quelle vittime di tortura, quelle vittime di stupri domestici. Un viaggio tra i ritratti dell’artista livornese Silvia Menicagli, la voce di Mariangela Imbrenda e le pagine degli scrittori Luca Attanasio, Paola Musa e Ilaria Guidantoni, che condurrà l’incontro. Pittura e letteratura, dunque, in questo primo evento artistico promosso da Albeggi Edizioni con il brand AlbeggiArtEvents. Un’ora di performance dalle 19 alle 20 e poi un brindisi con gli artisti e l’esposizione dei quadri aperta sino alle 22. Nella spettacolare cornice dell’Associazione Culturale TRAleVOLTE, in Piazza di Porta S. Giovanni 10 a Roma. Ecco i protagonisti dell’evento:

 

SILVIA MENICAGLI – Il viola, il colore della violenza; il giallo, il colore della gelosia e del tradimento. Questa la linea cromatica dei quadri con cui l’artista livornese Silvia Menicagli si presenta per la prima volta a Roma. Come pittrice ha vinto vari premi: “Provincia di Livorno” (2006), “Premio Damiani” (2009); “Mai in DispArte” (2010); premio Casciana Terme (2011); III° Biennale di arte contemporanea di Viareggio “Burlamacco 2012”. Ha partecipato a numerose collettive di arte contemporanea in varie città italiane ed estere. I suoi quadri sono presenti in collezioni private e pubbliche.

 

LUCA ATTANASIO – Luca Attanasio è giornalista, scrittore, esperto di temi sociali, diritti umani, immigrazione, conflitti, politica estera. Il suo romanzo “Se questa è una donna” ha vinto il Premio Cenacolo del Serafico, novembre 2012 e il Premio Speciale della Giuria, Premio Letterario Nazionale, ‘Scriviamo Insieme’, maggio 2013. Lo accompagna la voce di MARIANGELA IMBRENDA, attrice, critica teatrale e cinematografica, che ha portato in scena il soggetto del libro in diversi teatri di Roma.

 

PAOLA MUSA – Scrittrice, traduttrice, poetessa e paroliere. Una selezione di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Arpanet, recensita da Elisabetta Sgarbi. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambery e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Nel 2009 il suo secondo romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice). Con Albeggi Edizioni ha pubblicato la silloge ”Ore venti e trenta”.

 

ILARIA GUIDANTONI – Ilaria Guidantoni è giornalista e scrittrice. Ha pubblicato poesie, romanzi e saggi. Esperta di mediterraneo, ha scritto diversi libri sulla Tunisia, in particolare l’ultimo “Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia” pubblicato da Albeggi Edizioni. Il suo ultimo racconto, “Chéhérazade non abita più qui”, è contenuto nel volume “Chiamarlo amore non si può”, un lavoro importante contro la violenza sulle donne e il femminicidio.

 

Ufficio stampa e info albeggi@libero.it tel 340 7461295 – RSVP Associazione TRA le VOLTE tel 06 70491663

Lorenzo Spurio intervista il poeta e saggista palermitano Lucio Zinna

Intervista a Lucio Zinna
A cura di Lorenzo Spurio

 

LS: Quale fu il momento nel quale scrisse la sua prima poesia? Da che cosa fu motivato e di quale poesia si trattò?

LZ: Ho iniziato a scrivere versi all’età di quattordici anni. Mi spingeva innanzitutto il piacere di mettere in carta quel che sentivo, al di fuori di obblighi scolastici. Non  ricordo il momento in cui scrissi la prima poesia. Mi colpivano in particolare la natura e le stagioni. Mi divertivo a seguire gli schemi metrici, ma tali aspetti tecnici mi distraevano da quel che volevo dire. Circa un anno dopo “scoprii” La fiera letteraria, allora diretta da Vincenzo Cardarelli, e trovai che i nuovi poeti pubblicati non si curavano di metrica e rima: fu un’illuminazione. A sedici anni, nel 1954,  iniziai a pubblicare i primi versi su giornali studenteschi.

  

LS: Leggo dal suo profilo letterario che nel 1965 ha fondato il “gruppo Beta” che fu vicino al più noto “gruppo ‘63”[1], anima della neo-avanguardia italiana. Può dirci di che cosa si occupava il “gruppo Beta” e quali furono i suoi rapporti con i membri del “gruppo ‘63”?

LZ: Nel 1963 si svolsero a Palermo gli incontri tra i compositori di Musica Nova, a cui furono abbinati gli incontri degli scrittori del “Gruppo 63”. Seguii incuriosito i primi e i secondi. Non mi venne in mente di modificare il mio modo di scrivere. Nel 1964 uscì la mia prima plaquette, Il filobus dei giorni, che raccoglie poesie dal 1955 al 1963, ossia dal mio 17° al 25° anno di età. Ma in quell’anno il seme di quegli incontri germogliò. Nel 1965 diedi vita al “Gruppo Beta”, con Giovanni Cappuzzo, Angelo Fazzino, Miki Scuderi e altri, attivamente partecipando ai dibattiti del “Gruppo 63” che si tennero ancora a Palermo. Mi avvicinai a Michele Perriera e Gaetano Testa (due autori de “La Scuola di Palermo”) e al compositore di musica elettronica Salvo Sciarrino. Il “Gruppo Beta”, nato in quel clima, non fu satellite del “Gruppo 63”, con cui condivideva l’esigenza di un rinnovamento linguistico ma rifiutava il neoformalismo e muoveva alla ricerca di un nuovo umanesimo, scientifico e onnicentrico, cosa di cui il “Gruppo 63” non si curava.

   

LS: Molti poeti del secondo Novecento furono in un certo modo attratti, coinvolti o influenzati dalla neo-avanguardia. Il poeta napoletano Ugo Piscopo[2], pur non partecipando nel 1963 all’incontro di Palermo dove si costituì il celebre “gruppo ‘63”, fu legato al loro modo di far letteratura e intrattenne rapporti di stima ed amicizia con alcuni esponenti del gruppo. Quanto crede che gli esperimenti ed i motivi intenzionali dei “Novissimi” e della “Linea Lombarda” furono importanti per la letteratura italiana? Perché?

LZ: La neoavanguardia riuscì a smuovere, in qualche modo, le acque stagnanti della vita letteraria italiana, in quel periodo. Una sberla salutare. Purtroppo, ingenerò in parecchi l’erronea convinzione che bastasse frantumare il linguaggio per essere originali. La Linea Lombarda è stata altra cosa; pur con i suoi innegabili meriti, forse è stata sopravvalutata.

 

LS:  Charles Bukowski (1920-1944), considerato l’ultimo dei “poeti maledetti” è un autore che negli ultimi decenni è stato rivalutato e letto in maniera più attenta; la critica, tanto di lingua inglese che in altre lingue, gli ha dedicato un più ampio studio sebbene prevalgano ancora oggigiorno visioni molto differenti sulla sua produzione: tra chi prova disgusto e condanna la mancanza di una visione morale nelle sue e chi, invece, ne fornisce una lettura psicodinamica, indagando aspetti antropologici e sociologici del personaggio-alter ego, il celebre Chinaski. In molti hanno tentato addirittura di darne un’interpretazione politico-ideologica del personaggio, finendo per marchiare l’autore anche di accuse poco felici e difficilmente dimostrabili. Sebbene l’autore sia principalmente noto per la narrativa[3], Le propongo qui una sua poesia, intitolata “sicurezza”[4] sulla quale sono a chiederLe un commento:

 

la casa dei vicini
mi rattrista.
marito e moglie si alzano presto
e vanno al lavoro.
tornano a casa nel tardo pomeriggio.
hanno un bambino e una bambina.
alle 9 di sera le luci della casa
si spengono.
il mattino dopo l’uomo e la donna
si alzano di nuovo presto e vanno
al lavoro.
tornano nel tardo pomeriggio.
alle 9 di sera tutte le luci
si spengono.
 
la casa dei vicini
mi rattrista
quella gente è brava gente,
mi piacciono.
 
ma sento che affogano.
e non posso salvarli.
 
sopravvivono
non sono dei
 
ma il prezzo è
 
a volte durante il giorno
guardo la casa
e la casa guarda
me
e piange,
sì, davvero, la sento
 
la casa è triste
per la gente che ci vive
dentro
e lo sono anch’io
e io e lei ci guardiamo
e auto vanno su e giù
per la strada,
barche attraversano il porto
e gli altri alberi di palma
rovistano il cielo
e stasera alle 9
si spegnerà la luce,
e non solo in quella
casa
e non solo in questa
città.
vite scure si nascondono,
quasi
si fermano,
corpi che respirano e poco
d’altro.

 

LZ: Bukowski è un autore eccezionale, la cui opera si correla al suo stile di vita. Nel testo proposto egli compiange i tristi giorni di suoi vicini di casa dediti al lavoro senz’altra prospettiva che la sopravvivenza, con sottesa contrapposizione allo schema anarcoide della sua esistenza. Nel 1984 curai un ciclo di trasmissioni radiofoniche sui “poeti maledetti” per RAI-Sicilia, inserendo nel programma la lettura della poesia di Bukowski “Padre nostro che sei nei cieli”, che non è una preghiera. Il poeta parla del padre e del suo scopo di acquistare una casa da lasciare al figlio, affinché questi ne comprasse poi un’altra e così via. Il padre morì giovane e lui “sbolognò” subito la casa e i risparmi ereditati. Il testo colpì gli ascoltatori, parecchi telefonarono, uno parlò di “poesia anti-immobiliare”. Bukowski fu un bohémien conseguente (anche quando gli arrise il successo). La sua poesia è uno schiaffo all’etica borghese e al principio-cardine dell’economia americana: il profitto innanzi tutto. Essa è un paradossale vademecum per vivere in pura perdita, illustrato dalla vita stessa del poeta (azzardato, ovviamente, prenderlo alla lettera, a principiare dall’etilismo).

  Reading_poetico - con Lucio Zinna

(Nella foto: assieme al poeta e scrittore Lucio Zinna a Palermo nel maggio 2013)

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta alcune liriche di validi poeti contemporanei viventi, ampiamente riconosciuti dalla comunità letteraria e dalla critica per richiedere un proprio commento-interpretazione. La prima poesia che Le propongo è “E sarà di nuovo giorno”[5] di Marzia Carocci[6], poetessa, scrittrice e critico-recensionista ampiamente impegnata per la diffusione e la promozione della cultura, soprattutto nella sua città d’origine, Firenze:

 

Fiori nasceranno fra le pietre
e aurore brilleranno su nel cielo
stanca di pianti e nostalgie del cuore
è tempo di disperdere il dolore.
 
Riprenderò i sorrisi che ho perduto,
e i sogni sceglierò per farne vita,
colori a tinte forti sui vestiti
e fiocchi colorati fra i capelli.
 
Adesso sono sveglia
dal grigio mio torpore
riprenderò a cantare
canzoni sull’amore.
 
Ad ogni passo fatto
di danza sarà il tempo
e d’ogni fiore colto
l’olezzo sarà il vento.
 
Non sono più bambina,
né giovane ragazza
ma il tempo che è passato,
lo voglio trasformare.
 
Asciugherò le lacrime
dei pianti che ho nel cuore
e timide speranze
di nuovo coltivare.
 
Perché non è finita
finché ritorna il giorno
che limpido c’invita
di nuovo a un altro sogno.

 

LZ: È una poesia di renaissance. Ricca di buoni propositi. I buoni propositi non bastano da soli a far poesia (come quelli cattivi), ma – detti bene, come in questo caso – possono aiutare i poeti e i  lettori a vivere meglio. A «scegliere i sogni per farne vita», come scrive la poetessa. I sogni sono importanti. Borges ebbe a dire, in un convegno milanese nel 1984, che il suo era il caso di un sognatore che deve essere fedele ai propri sogni, addirittura più che alle proprie idee.

 

LS: Di seguito, invece, Le propongo una poesia dall’impronta speranzosa e profetica della poetessa Anna Scarpetta[7] intitolata “Verranno nuovi tempi”[8], di stile e contenuto molto diverso dalla precedente e sulla quale sono a chiederLe un suo commento:

 

Verranno nuovi tempi
a dirci cose mai dette prima
a parlarci dentro, noi così malati di consumismo.
 
E, noi così resistenti all’indifferenza, ascolteremo
con la grande voglia di cambiare o di migliorare.
Noi così forti di egoismo, eppure fragili,
tanto fragili da regredire dinanzi
alle illusioni divenute sogni gracili in sordina.
 
Verranno nuovi tempi
di grande benessere e prosperità per chiunque.
Sarà la lunga risalita della nostra fede,
sarà il grande faro universale dinanzi alle mere utopie.
 
Cadranno, come miti, le lusinghe assieme alle menzogne
e si piegheranno le insidie dinanzi al forte orgoglio.
Soltanto la verità avrà il primato di guidare
l’umanità, con estrema destrezza e parsimonia.
 
Saranno i giorni più attesi e i più amati mai avuti.
Saranno le nuove albe desiderate in cuore,
con immense preghiere e lunghe veglie sofferte,
di ciascun di noi in questo mondo.

 

LZ: Una poesia davvero “speranzosa”. È augurabile che vengano «nuovi tempi / di grande benessere e prosperità per chiunque». Intanto, uscendo dalla crisi (non solo) economica in atto, che mi pare stia malamente curando la malattia del consumismo denunciata dalla poetessa. Ma ancora tanti sprecano e tantissimi campano d’aria. I tempi nuovi auspicati saranno, si spera, segnati da un modo nuovo di vedere e di vivere la realtà, al di fuori delle illusioni, dell’orgoglio, delle menzogne. Sarebbe il vero ritorno alla mitica ‘età dell’oro’ sognata nel mondo classico e cantata dai poeti. Quella di oggi mi pare piuttosto l’età dei ‘Compro oro’: c’è una bottega ogni tre metri.

   

LS: Elio Giunta, studioso palermitano, ha dedicato un saggio dal titolo Lucio Zinna e la lezione esemplare di Sagana[9] a una delle sue opere poetiche iniziali. Il saggio, accurato e tecnico, fornisce alcuni spunti per la lettura di Sagana (1976). Perché scelse questo titolo per una silloge di poesia e quanto significò per Lei la pubblicazione di questa opera nella sua carriera letteraria successiva?

LZ: Conclusa nel 1971 l’esperienza del “Gruppo Beta”, ripresi dopo un lunga pausa con Un rapido celiare (1974): pochi testi del periodo sperimentale e altri successivi in cui tentavo una rentrée  nei miei consueti moduli espressivi, pur avvalendomi dell’esperienza acquisita. Tale linea stilistica trovò due anni dopo con Sagana più solidi esiti, ai quali fa riferimento Giunta. Dodici poesie inedite, seguite da un’antologia retrospettiva. Il titolo si riferisce a una zona collinare del palermitano, ancora immune, in quegli anni, dall’avanzata del cemento che stava sconvolgendo Palermo, dove vivevo. Un simbolo di serenità. Di tale luogo, accessibile ma di difficile fruizione in tempi di impossibili arcadie, non c’è traccia (quasi “lucus a non lucendo”) nelle poesie; agli antipodi, ce n’è parecchia del disagio esistenziale. La silloge mi aiutò molto a farmi conoscere. Fra l’altro, Giuseppe Zagarrio ne mutuò alcuni punti nodali per l’analisi delle “categorie della sicilitudine” nel suo volume sulla poesia italiana 1970-80: Febbre furore e fiele (Mursia, 1983).

  

LS: Lei si è occupato moltissimo e con serietà anche di critica letteraria spaziando a vari tipi di analisi, di autori e periodi letterari investigati. Tra i vari saggi mi ha colpito il titolo di uno di essi pubblicato nel 2008, Perbenismo e trasgressione nel Pinocchio di Collodi che, credo, sia una lettura estremamente curiosa su un classico della letteratura per l’infanzia e non solo. Può dirci come è nata l’idea di questa indagine e come è strutturato?

LZ: Il famoso libro collodiano è osservato con l’occhio rivolto alla pedagogia del tempo: conformista ma con rilevanti istanze di rinnovamento a livello nazionale e internazionale. Nel Pinocchio i «ragazzini per bene», benché invisibili, sono il contraltare del burattino, dai modi spesso censurabili. L’elencazione dei loro comportamenti, additati all’imitazione, li rivela eterodiretti (da genitori, maestri, fate, grilli parlanti, merli e pappagalli) e «avvezzati» a logiche adultiste: burattini di carne, espropriati della loro infanzia, il cui spazio è recuperato da un burattino imbambinato. Questi, imparando invece a sue spese a servirsi dell’esperienza e a non comportarsi da “grullo”, riuscirà ad “incarnarsi”, con innegabili vantaggi, forse per imburattinarsi veramente.

  

LS: L’universo delle riviste letterarie negli ultimi anni ha subito una battuta d’arresto con la grande diffusione di blog, siti e periodici online e solamente le riviste più radicate non hanno risentito di questo contraccolpo. Lei è stato particolarmente attivo anche in questo mezzo di espressione quale redattore capo di Sintesi (1977-1982), condirettore di Estuario (1979-1981) e direttore dei “Quaderni di Arenaria”. Per quale motivo negli anni ’80 mise fine alla sua collaborazione alle riviste Sintesi ed Estuario e che cosa ricorda di quella fase come direttore editoriale?

LZ: Il mio impegno redazionale in alcune riviste letterarie mi ha consentito di guardare al mondo delle lettere in maniera più dinamica e, per così dire, omnicomprensiva. Si scoprono più facilmente i reali meriti al di fuori dei clamori orchestrati, le magagne etc. Ho collaborato come redattore e condirettore a Sintesi ed Estuario dalla loro fondazione alla loro cessazione. Arenaria chiuse dopo dodici anni, nel 1997, perché era cresciuta tanto da richiedere irrealizzabili spese gestionali. Il successo fu il principale motivo della chiusura.

  

LS: Nella dura realtà dell’oggi, dove raramente si avanza e ci si fa notare per questioni di merito, condizione stagnante gravata dalla contingente situazione economica, quale pensa possa essere il futuro dei poeti che credono molto nelle loro idee, ma che ricevono deludenti feedback e di pubblico, di critica e soprattutto di vendita? Quale consiglio si sente di dare loro?

LZ: Di proseguire per la propria strada, se si è realmente motivati. Di pensare alla poesia, alla sua autenticità costitutiva, non occupandosi granché di quanto possa confonderla con altro (le vendite, ad esempio). La poesia non muore, per quanto brutti possano essere i tempi. È nell’uomo, vive con lui, nella sua interiorità. I poeti veri continueranno a parlare a chi vorrà e saprà ascoltarli.

 

Bagheria (PA), 15 luglio 2013

  

[1] Il “gruppo ’63” fu una pattuglia della neo-avanguardia italiana che venne fondato a Palermo con l’idea di distanziarsi dal classicismo retorico dominante, rivalutare il futurismo e proporre una letteratura sperimentale. Gli esponenti principali del gruppo furono Luciano Anceschi, Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva, Giorgio Celli, Umberto Eco, Elio Pagliarani, Eduardo Sanguineti e Amelia Rosselli.

[2] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.

[3] L’autore resta principalmente noto per tre romanzi: Post Office (1971), Faqtotum (1975) e Women (Donne, 1978) tradotti in tutte le maggiori lingue al mondo.

[4] Charles Bukowski, Il Grande, Milano, Feltrinelli, 2002, pp. 155-157.

Si noti che la mancanza di maiuscole dopo il punto è una scelta dello stesso autore.

[5] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e Penna, 2012, pp. 24-25.

[6] Per maggiori informazioni sulla poetessa si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lei dedicato.

[7] Anna Scarpetta è nata a Pozzuoli (Na) nel 1948. Ha vissuto molti anni a Napoli dove ha studiato alla Scuola di recitazione e spettacolo. Si è sempre dedicata alla poesia, narrativa e saggistica. Ha collaborato con numerose e prestigiose riviste culturali, è stata presidente onorario per la Città di Napoli del MOPEITA (Movimento per la diffusione della poesia in Italia), è membro honoris causa a Vitae del Centro Divulgazione Arte e Poesia. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti e prestigiosi premi in molti concorsi letterari. Per il genere poetico ha pubblicato Poesia (Ed. Gabrieli, 1985), Frantumi di tempo (Ed. Lo Faro, 1991), L’altra dimensione della vita (Ed. LibroItaliano World, 2004) e Le voci della memoria (Ismeca, 2011). Molte sue poesie sono, inoltre, presenti in varie opere antologiche.

[8] Anna Scarpetta, Le voci della memoria, Bologna, Ismeca, 2011, p. 31.

[9] Elio Giunta, Lucio Zinna e la lezione esemplare di Sagana, Palermo, Centro Pitrè, 1977.

Intervista a Franco Pastore. A cura di Lorenzo Spurio

Intervista a Franco Pastore
A cura di Lorenzo Spurio 
 
557964_3012164838954_445551249_n

LS: Quando cominciò a scrivere i primi versi? La sua prima produzione era influenzata da poeti e scrittori che ha letto durante l’adolescenza? Quali?

FP: Cominciai a scrivere versi alle scuole medie, ma erano più satire che poesie. Ne ricordo, infatti, una sul mio paese, che evidenziava l’assenza di strutture e la scarsa igiene delle salumerie. Dopo una pausa piuttosto lunga, iniziai a scrivere versi al liceo, ispirato dai classici greci e latini. Ricordo che  polarizzarono la mia attenzione le traduzioni delle brevi poesie di Saffo ed Alcmane: «εδουσιδʼρέωνκορυφαίτεκαὶφάραγγες dormono le cime dei mon-ti, le vette e le valli…»; per non parlare di Pindaro: « luomo è lombra di un sogno ». La poesia latina invece faceva riflettere, ma comunque impazzivo, dell’Eneide, per i magnifici versi sulle nozze di Didone ed Enea. E che dire dei canti di Catullo, dove esterna il suo amore per Lesbia: «Dà mi bàsia mìlle, dèinde cèntum,… dammi mille baci, poi ancora cento…».  Fu  molto più tardi che fui attratto dalla poesia di Montale, dopo che avevo dedicato circa un quinquennio  al Leopardi. Verso i ventisei anni, mi dedicai alla letteratura russa, che abbandonai poco dopo il servizio militare, il mio preferito era Puskin. A trent’anni iniziai ad avvertire il fascino della poesia dialettale, soprattutto per i versi in romanesco ed in napoletano: Trilussa, Guglielmo Somma ed Antonio De Curtis. Oggi mi piace molto anche il dialetto siciliano, tanto che molti amici mi inviano le loro composizioni.

 

LS: Oggigiorno sono in molti a definirsi “poeta” per il semplice motivo di scrivere in versi o di spezzare frasi con gli “a capo”. Qual è un suo giudizio qualitativo sulla grande produzione poetica che si è sviluppata negli ultimi anni e quale tendenze/espressioni preferisce di più?

FP: Tutti oggi scrivono poesia, un po’ è una moda, ma forse è un escamotage per non essere annullati come persone umane. Il valore poetico? è rapportato alla superficialità della cultura e ad un “lavoro scolastico” sempre più povero di contenuti. Ma non mancano intuizioni liriche notevoli, magari espresse con mezzi espressivi inadeguati, ma pur sempre notevoli. Là dove è presente la cultura, anche la poesia si tracima in atmosfere ricche di toni e di pispigli. Tuttavia, non ho molta simpatia per i fraseggi e  gli assembramenti di fonemi ritmati e non, che chiamano in modi diversi, ma sono sciocchezze assurde alcuni, altri pura follia.

 

LS:  Uno degli esponenti di spicco della celebre “generazione del ‘27” assieme a Rafael Alberti, Luis Cernuda e Federico García Lorca, fu Pedro Salinas (1891-1951), importante anche per il suo impegno sociale. Salinas viene ricordato come uno dei maggiori “poetas amorosos” grazie a una serie di sillogi di importante levatura quale La voz a te debida (1933), Razón de amor (1936) e Largo lamento (1938). Le propongo la lettura di “Per vivere non voglio” (“Para vivir no quiero”) tratta dalla silloge La voz a te  debida:

Per vivere non voglio

isole, palazzi, torri.
Che grandissima allegria:
vivere nei pronomi!
Ora togliti i vestiti,
i connotati, i ritratti;
io non ti voglio così,
travestita da altra,
figlia sempre di qualcosa.
Ti voglio pura, libera,
irriducibile: tu.
So che quando ti chiamerò
in mezzo a tutte le genti
del mondo,
solo tu sarai tu.
E quando mi chiederai
chi è colui che ti chiama,
colui che ti vuole sua,
seppellirò i nomi,
le etichette, la storia.
Strapperò tutto ciò
che mi gettarono addosso
prima ancora che io nascessi.
Poi, tornando all’eterno
anonimo del nudo,
della pietra, del mondo,
ti dirò:
“Io ti voglio, sono io”.

 

FP: Se fosse possibile liberarsi di ogni preconcetto, di ogni ipocrisia, se fosse possibile liberarsi di mode, aggettivazioni che allontanano e distinguono, che grande cosa sarebbe l’uomo, nel suo relazionarsi con l’altro, con se stesso e con il mondo! E’ un po’ il concetto del nosce te ipsum, quella conoscenza del sé, nudata di ogni struttura fuorviante, di quello che è stato imposto da subculture e dottrine finalizzate, o da ignoranze ataviche, inculcate per tradizione, un γίγνωσκε σαυτὸν, alla maniera degli esoterici. Ecco come i poeti sognano e proiettano sull’anima i propri sogni.

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta alcune liriche di poeti contemporanei viventi, per richiedere un proprio commento-interpretazione. La prima poesia che Le propongo è “Rami di mirto”[1] di Antonio Spagnuolo[2] 

 

Nel triste regno dei fantasmi il tuo fantasma

è straniero, quale fantasia che cambia colori,

sorpreso a beffare la vecchiaia,

che intorpidita sospende i miei segreti.

Qualche rimorso mi sollecita ancora:

ripiombare nel tempo abbandonato…

Come il nero che in verticale

a fatica ingombra il precipizio,

che per caso è ferita di una verità,

Basta il bagliore di un rapido tramonto,

il riflesso che abbandona lì orizzonte

per ricostruire il lamento delle manchevolezze.

Ormai poche parole inutilmente

percorrono il vermiglio sgranato,

per il sangue che ricuce i frammenti

io ho soltanto del mirto.

 

FP: E’ la liricità che preferisco: infatti, scaturisce dall’animo, come acqua pura di sorgente e ti entra dentro recando una malinconia soffusa, che lentamente si apre, come un fiore sotto il sole di maggio ed espande il profumo tipico del canto, che, dal tramonto rapido, esonda nel rimpianto e nel vivere di … poesia. Alla fine, solo il rimorso per qualcosa che non hai fatto, o che non dovevi fare, ti costringe al ricordo, ma non più di tanto, tutto scompare con il tramonto e le ombre divengono una lunga notte, ricca di silenzio essenziale.

 

LS: Di seguito, invece, Le propongo una poesia della poetessa Elisabetta Bagli[3] intitolata “Tortura”[4], di stile e contenuto molto diverso dalla precedente e sulla quale sono a chiederLe un suo commento:

Nuda, umiliata,

martoriata,
supina sull’asfalto
del mio tunnel,
aspetto.
La sua oscurità mi avvolge,
voglio liberare
la mia esistenza
con pneumatici pietosi
oscillanti sul mio corpo,
macellare la mia carne,
polverizzare le mie ossa.
Speranza incompiuta.
Sei arrivato tu.
Suadente voce
non mi hai permesso
di andare.
Mi hai preso per mano,
portandomi dentro te
nel tunnel buio
della tua anima
costellata di stelle velate
che vuoi scoprire con me.
Pizzichi la mia fantasia
come le corde di quel violino
che non vibrano senza te.
I tuoi ritmi sono dolci e irruenti
come le tue parole,
leggeri aliti di vento sul mio collo,
come il tuo vegliare su di me
mentre annusi la mia essenza.
Mia lenta,
inesorabile tortura.

 

FP: E’ sempre l’amore che vince sul buio della più nera malinconia. Chi ti ama ha il potere di tracimarti oltre ogni incomprensione di te ed oltre quell’abbandono che si fa muro tra noi ed il mondo. Ma non un amore semplice, fatto di profumi e di musica, come quello di una margherita sui fili verdi del prato, bensì un sentimento più forte, generoso ed intimo, dolce ed irruente, che parla con la musica delle parole e l’armonia del respiro, un amore che diviene eco, nel silenzio notte. Un amore fisico ed intellettuale, che ti entra dentro e, concretizzando i sogni, si impone “ come tortura inesorabile” alla mente, togliendo pace all’anima.

 

LS: Quali sono secondo lei le condizioni migliori per dedicarsi alla scrittura di una poesia? C’è un momento della giornata che predilige per “confessarsi” e trasmettere agli altri le sue considerazioni, pensieri o paure?

FP: Non vi è un momento particolare, né penso che la poesia sia una confessione. Ogni momento è fertile per esternare quell’idea che nasce improvvisa e che nemmeno tu sai dove vuole andare a parare. Spesso, può accaderti anche nel dormiveglia della notte, ma sei troppo pigro per alzarti e ti riprometti di realizzarla più tardi, quando si accenderanno le luci del mattino, ma non ricordi più nulla e stai male tutto il giorno. Che strana condizione quella che ti porta a scrivere versi, anche nei momenti di malat-tia, o dopo gravi accadimenti, a volte anche funesti! Basta un lampo nel diverticolo della memoria ed ecco che  una vecchia sensazione, un ricordo si fa presente.

Un presente misterioso, che emerge dalle ombre del mistero, dopo che tutti i frastagli del contorno reale si sono mitigati; un ricordo nudo che ti parla dentro e, con l’animo, muove la mano, mentre la poesia si concretizza. Successivamente interviene il cervel-lo, che va a verificare la musica delle parole e l’efficacia della trasmissione.

  

LS: C’è una sua silloge poetica alla quale si sente più legato? Se sì, quale è e perché ne è particolarmente legato?

FP: Non posso rispondere a questa domanda, perché una sorta di maledizione mi fa amare in modo irrazionale, sempre l’ultima silloge che vado a realizzare, togliendomi persino il ricordo delle precedenti e l’ultima è quella che s’intitola OLTRE LE STELLE e verrà pubblicata nel 2014. E’ dedicata al paese dell’amore S. Valentino Torio, in provincia di Salerno, dove sono nato 69 anni fa. Questa è la dedica: Ricordi Incessanti, / come  pispiglianti aneliti,/ l’animo catturano /ed il cuore. / Rarefatte dal tempo, / emozioni riemerse / rinnovano la mia storia. / Come ombre di memoria / sovviene l’infanzia / con l’umido delle strade / di basalto e, più in alto, / i balconi di rose, / dove m’attendeva / mamma mia … / Era l’amor di casa / e della terra mia, / che contornava / tutto di poesia. / Torna il passato / nel canto del silenzio, / ma i morti / non hanno più voce!

  

LS: Secondo lei per poter carpire al meglio il messaggio e la musicalità della poesia straniera è bene leggerla in lingua originale laddove si comprenda la lingua oppure è sempre opportuno ricorrere alla traduzione in italiano. Perché?

FP: Certamente, se si conosce la lingua, è opportuno leggere la poesia nella lingua in cui è stata composta. In caso contrario, ci si dovrà accontentare della traduzione, che non potrà mai offrire tutte quelle emozioni e sfumature, a volte così evanescenti, che sicuramente coglieremmo nella lingua di scrittura, ma spesso, la nostra limitatezza non ci permette un connubio più proficuo con l’opera.

  

LS: Il poeta galiziano Mario Villar (1965) in una sua poesia riflette sulla condizione del poeta e osserva:

Il poeta è un fingitore

ma lo fa di nascosto

quando si tratta d’Amore

per rimanere come una tortora

nell’attimo del distacco.[5]

 

Che cosa ne pensa di questa interpretazione del poeta e in che modo, invece, intende lei la figura del poeta nella nostra contemporaneità?

FP: Il poeta, oggi come ieri, è colui che vede al di là di ogni impostura, guidato si, quale esteta, a cogliere il bello, ma nel suo contorno di giustizia e di vero universale. Per questo, “fare poesia” non si può racchiudere in un assioma, né in un schema razionale; fare poesia è della persona umana, che si interessa dell’uomo, perché vive tra gli uomini in modo fertile (homo sum et nihil humani a me alienum puto), guidato da una sensibilità che lo porta a guardare gli eventi, super partes, facendo sentire la propria voce, chiara come l’acqua di una fonte, penetrante come il pianto di un bambino, forte, più di quella del demonio che è in ogni uomo della terra.

 

LS: Cosa si sente di dire ai giovani poeti che seriamente si impegnano nella letteratura cercando di trovare attenzione da parte di un pubblico sempre maggiore, rischiando il più delle volte di non trovare voce e rimanere un’ esperienza di nicchia?

FP: Bisognerebbe dire ai giovani che la poesia è una cosa seria. Non è una moda, né una sorta di scrittura a rigo stretto. Bisognerebbe pure dire che la scuola, oggi, è solo una occasione di impegno, ma che spetta ad essi formarsi, attraverso una volontà personale ed un duro lavoro di tavolino. Oggi, scrivono milioni di giovani e meno giovani, per un pubblico già refrattario alla lettura; quando poi si offrono stoltezze e masturbazioni di pensiero, allora viene a scadere ancora di più l’interesse per la poesia, tanto che oggi se ne è smarrito il senso. Allora, come si fa ad offrire agli altri i nostri “versi”, quando noi medesimi ignoriamo i grandi della poesia: i lirici greci, le tragedie di Euripide, Dante, Foscolo, Leopardi, Carducci ed ancora Jaques Prévert, Montale, Gatto e così via? Alla fine, penso che quando il messaggio della nostra anima è valido, prima o poi verrà comunque recepito da chi ama leggere poesia.

 

 Salerno, 3 gennaio 2014                                                                               

 

[1] Antonio Spagnuolo, Misure del timore – Antologia poetica 1985-2010, Napoli, Kairós, 2011, p. 170.

[2] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.

[3] Elisabetta Bagliè nata a Roma nel 1970. Vive a Madrid dal 2002. Ha pubblicato le raccolte poetiche Voce (ilmiolibro, 2011) e Dietro lo sguardo (ArteMuse Editrice, 2013). Si è occupata, inoltre, di narrativa per l’infanzia e ha pubblicato Mina, la fatina del Lago di Cristallo (Edizioni Il Villaggio Ribelle, 2013). Molte sue poesie sono, inoltre, presenti in varie opere antologiche.

[4] Elisabetta Bagli, Dietro lo sguardo, Gruppo Editoriale D & M, 2013, p. 106.

[5] cit. in traduzione italiana in Hebenon, Rivista internazionale di letteratura, anno XIX, quarta serie nn. 3-4, speciale Aprile-Novembre 2009, p. 45. In lingua originale in Miro Villar, 42 décimas de febre, A Coruña, Toxosoutos, 1994, p. 27.

Floriano Romboli su “Soltanto una vita”, romanzo di Ninnj Di Stefano Busà

Soltanto una vita, romanzo di Ninnj Di Stefano Busà
 Recensione  a cura di Floriano Romboli

 

downloadNon può che suscitare interesse la prima prova narrativa di Ninnj Di Stefano Busà, poetessa molto conosciuta e apprezzata per le numerose raccolte di versi pubblicate nel tempo con vivo consenso dei critici e del vasto pubblico dei lettori; e il romanzo Soltanto una vita, apparso nel febbraio scorso per i tipi della Kairòs  Edizioni  di Napoli, si rivela un’opera compatta, stilisticamente coerente, scritta con sofferta, intensa partecipazione etico-sentimentale perché concepita sul fondamento di convinzioni ideali salde e profonde.

Il nuovo lavoro, ambientato in Argentina e in un contesto sociale alto-borghese, essenziale e lineare nella sua fisionomia strutturale-organizzativa, non è d’altronde privo di suggestioni poetiche, giacché l’elaborazione romanzesca si anima sovente di accensioni liriche, innanzitutto di fronte allo spettacolo entusiasmante e irresistibile offerto dalla natura:

“Il panorama dal golfo è mozzafiato: un mattino di settembre inoltrato, in cui la luna sparisce dall’orizzonte ancora assonnato, una rada nebbiolina penetra nei respiri sottili  e affannosi dell’estate appena trascorsa, che sta già obbligando le foglie e le chiome degli  alberi a tramutarsi in giallo ocra e arancio. Si avverte nell’aria un tremore  smarrito  di teneri singulti,…quasi uno stupore commovente e tenero, un languore malinconico, una sorta di addio all’estate che già si allontana a piccoli passi, lasciando nell’animo  una nostalgia  di  fondo inesprimibile “(p.37)

Le stesse vibrazioni lirico-meditative ricorrono nel testo allorché l’autrice considera la vicenda umana, la storia intima degli individui, attraversata contraddittoriamente da una spiccata aspirazione alla felicità e quindi da un insopprimibile desiderio di auto-realizzazione personale, e dall’amara esperienza della delusione provocata dai numerosi ostacoli, dalle tante difficoltà materiali e spirituali che costellano la quotidianità di ognuno.

Se l’equilibrio naturale può essere sconvolto dall’uragano, come si racconta proprio all’inizio (“ L’oceano si apre improvvisamente, come una valva sul fondale lussureggiante di un’immensa esplosione di luce (…) e pur tuttavia l’amabile dolcezza di quel tratto d’insenatura stupendo, situato sul litorale atlantico…oggi appare devastato, almeno in parte, martoriato dal ciclone che si è abbattuto con furia sterminatrice”, pp.12-13), pure la stabilità interiore della protagonista, Julie Lopez, risulta seriamente insidiata dalla comparsa di una forma molto grave di malattia:

L’ordine è mutato, sente che nulla sarà più come una volta; la malattia l’ha segnata inevitabilmente, ora vi è come una linea di demarcazione, uno spartiacque che consegna una forma  di  turbamento aggiuntivo, e che Julie non può riordinare nel breve tempo: il male ha sconvolto taluni equilibri, ha  stravolto molti fili che ora restano allo scoperto, in modo quasi indecente; spetta ora a lei ripristinare e assegnare una  dimensione nuova a ogni più piccola tessera del puzzle (pp.77-78)

È tale lirismo riflessivo che nella narrazione valorizza l’intersezione fondamentale dell’àmbito naturale e di quello umano, gettando luce sul rapporto, di rilievo decisivo, fra uomo e natura.

Questi, nella costituzionale ambivalenza di animale di natura e anche di cultura, ha inteso spesso rivendicare la sua innegabile specificità, in base alla quale ha costruito la storia, la civiltà, il proprio imponente patrimonio tecnico-scientifico; ha nondimeno avvertito in molte circostanze il bisogno di ritornare alla natura, di reimmergersi nei suoi ritmi armoniosi e pacificanti, di rinnovare, attraverso la relazione con essa, il dialogo con Dio, come accade ai personaggi principali del libro:

Si  dirigono tutti in quel luogo  e  avvertono che il tempo, lì, sembra essersi fermato come d’incanto. Si  è come sciolto  quel  groppo o nodo che, in genere, tiene stretto il genere  umano  al  suo travaglio, si sono liquefatti ogni impiccio, pena, disillusione, in un idioma naturalistico che tutto idealizza e anima di quieti incantamenti (…) In quel luogo, tutto è un coro  alla filosofia  del creato, che ha saputo così bene orchestrare: suoni, sapori, odori, stille  lucenti di un complesso riproduttivo  chiamato a dare il meglio di sé (p.167)

Certo è che la vita dispensa momenti di letizia e altri di pena, poiché “ la vita è assai bizzarra; il suo fascino strano e misterioso, talvolta, ci porge gioie e dolori, ma ci consente anche di superare il guado e salvarci, oppure c’ inebria o ci blandisce, dopo averci fatto sfiorare il terrore”(p.137); e  quasi a conferma di un’idea siffatta Julie dichiara in un momento toccante della sua esistenza: “Ho visitato l’inferno e ora sono al settimo cielo”(ivi).

L’uomo però può fare della sua vita – che è soltanto una vita – un’esperienza serena e appagante, se saprà fare uso saggio e conveniente della propria peculiarità intellettuale-morale, ispirandosi ai valori della tenacia, dell’auto-stima, di un’attiva e comprensiva solidarietà, della speranza che “dalla notte cupa risorgerà sempre la più luminosa aurora”(p.158), e soprattutto disponendo l’animo all’amore, sentimento di cui nell’opera viene esaltata con toni commossi la centralità nel succedersi  delle generazioni:

Infine, chi regge la storia di ognuno è sempre l’amore, che è anche il fattore impalpabile dell’inconscio  emozionale, ne designa l’orbita  gravitazionale all’interno di ogni nostra proiezione esistenziale (p.63)

Se l’amore s’impara ( come una volta si scopre a pensare ancora Julie), s’impara altresì l’amore per la vita, alla quale nel romanzo la scrittrice – riservandosi risolutamente il ruolo di narratrice onnisciente – tributa un omaggio appassionato che ha nel descrittivismo insistito, a tratti prezioso riscontrabile in molte pagine il più evidente corrispettivo formale.

Talora il gusto per le descrizioni lunghe e raffinate rischia di appesantire il discorso narrativo, determinando cadenze ripetitive (penso in particolare alle parti dedicate agli interni lussuosi delle dimore aristocratiche, agli abiti dei personaggi, sempre debitamente firmati, ai menù dei pranzi e delle cene di gala e via elencando), stilizzazioni irrigidite nocive all’autenticità degli ambienti storici e umani rappresentati; ma il messaggio complessivo del libro – l’invito a dare alla propria vita le caratteristiche di un’esistenza compiuta e originale, significativa e mai opaca ed etero-diretta – si trasmette al lettore con forza persuasiva.

                                                                                                  Floriano Romboli

E’ uscito il nuovo numero della rivista “Euterpe” che aveva come tema “La natura è in pericolo!”

LOGO COLORISiamo felici di comunicarLe dell’uscita dell’12° numero della rivista di letteratura Euterpe. Il numero a tema “La natura è in pericolo!” raccoglie poesie, racconti e recensioni selezionati dalla Redazione della rivista, oltre a varie segnalazioni di concorsi letterari. 

inquinamentoNella rivista sono presenti testi di Busca Gernetti Giorgina, Calabrò Corrado, Carmina Luigi Pio, Carresi Sandra, Celestini Ilaria, De Rosa Mario, Marcuccio Emanuele, Melis Katia Debora, Faggio Sunshine, Franchetto Daisy, Francucci Sara, Molinari Maurizio Alberto, Panella Giuseppe, Pardini Nazario, Serino Felice, Soddu Annalisa, Spurio Lorenzo, Stefanelli Patrizia, Vargiu Laura, Zanarella Michela.

Troverà la rivista pdf in allegato a questa mail o potrà scaricarla a questo link.

Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Detti, dialetti e folklore locale”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 1 Settembre 2014.

Clicca qui per aprire il relativo evento creato in Facebook.

Grazie per l’attenzione e  cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Direttore Euterpe

Espressioni del sentire umano – A Milano il 24 maggio con la poesia e la fotografia

“Se l’energia dell’uno e quella dell’altra si muovono in una maniera diversa, se hanno loro e l’altra rapporti diversi con i suoni e i colori, forse possono insegnarselo ed essere nello stesso tempo maestro(a) e discepolo(a) l’uno per l’altra […] . Ciascuno, ciascuna, fedele a sé stesso, a sé stessa, porterebbero alla altro(a) un energia propria e una propria maniera di coltivarla”.
– Luce Irigaray , “Essere Due” ed. Bollati Boringhieri pag. 66

Possiamo costantemente osservare sia nella vita quotidiana con i parenti, gli amici, i conoscenti, gli amori, sia nel lavoro,  degli atteggiamenti fondamentali di vita, di coscienza e di comportamento legati all’orientamento del pensiero femminile e maschile in tutte le loro possibili sfaccettature.
Tra i tanti miti dell’antica Grecia ce n’è uno – quello raccontato da Aristofane nel Simposio di Platone – che ben si presta a cogliere l’ambivalenza dei generi umani come archetipo della ricerca amorosa ed espressione simbolica della riunificazione.
Il mito narra di come gli esseri umani (uomini, donne e androgini) avevano la forma di una sfera e si muovevano rotolando su quattro mani e quattro piedi. Senonché, Zeus decise di separarli per sempre tagliandoli a metà. A partire da quel momento, ciascuna metà si trovò a essere in costante ricerca della metà perduta.
Il mito quindi rimanda a una dimensione relazionale e intersoggettiva, dove la ricerca del “diverso da sé“, e la fedeltà a se stessi rivestono un ruolo fondamentale per ogni essere umano creando l’opportunità di (ri)conoscere l’altro come persona, portatrice di una propria storia e di una propria individualità.
Questo progetto nasce dalla necessità di esprimere aspetti identitari e relazionali importanti nel riconoscere le uguaglianze e le diseguaglianze dell’altro. All’interno dell’evento saranno presentate opere di fotografi e poeti volte a rappresentare, ognuno con le proprie modalità e medium, stati d’animo, riflessioni, approfondimenti sul pensiero del proprio genere di appartenenza, fondati sulla propria storia individuale. Una narrazione collettiva che vuole sottolineare una concezione delle diversità che declina nell’unico modo possibile la sostanza dell’uguaglianza e insegna non solo che si può essere differenti e uguali, ma che le differenze rappresentano una risorsa per ciascuno e segnano di significato i percorsi della crescita per divenire individui.

Invito Espressioni (1)

@ Tranquilo – Studio Barzan – via Ruggero di Lauria, 15 – Milano

per informazioni e appuntamenti:

espressiooni@gmail.com

tel. 393 3690567 – 338 3192716

Un libro a sostegno dei profughi siriani: “Tu, Siria” di Asmae Dachan e Yara Al Zaitr

Tu, Siria
di Asmae Dachan e Yara Al Zaitr
Communication Project, 2013
ISBN: 978-88-98530-09-0
Pagine: 83
Costo: 10 €
Pubblicazione in favore dell’Associazione ONSUR
 
 
Commento di Lorenzo Spurio

downloadHo conosciuto di persona Asmae Dachan solo recentemente, sabato scorso nel corso di un evento poetico da me co-organizzato a Bologna il cui titolo era “Poesia, parole e musica di liberazione” nel quale alcuni poeti bolognesi hanno letto le loro poesie di chiaro intento sociale e alcune persone, tra cui Asmae, sono intervenute per dare un importante contributo per la conoscenza e la diffusione di gravissime realtà internazionali maledettamente poco note. Asmae ci ha parlato della Siria, del suo paese che porta nel sangue e nel cuore. Un paese che ormai da tre anni è nella morsa di una violentissima guerra civile fatta di devastazione, violenze, bagni di sangue continui, sfollati, profughi, sevizie e stupri. Una guerra dilaniante che corrode l’anima e annera qualsiasi speranza e futuro in uno dei paesi che, come ha ricordato lei, è stata la culla dell’umanità, della vita, della nascita e che stride e fa male con la presente situazione dominata da “corpi che vagano/ di silenzi pieni d’oblio/ di sangue che scorre goccia a goccia/ di battiti immobili/ di rivoli di sudore tra la polvere/ di lamenti di corvo” (35).

Mi hanno molto colpito le sue parole pronunciate con un tono pacato ma chiaramente intrise di dolore per quanto giorno dopo giorno nel suo paese accade senza che l’Europa o i paesi che per la loro forza politico-economica gestiscono il Pianeta facciano nulla per intervenire. La cosa più grave ed odiosa deve essere quella di vivere in una realtà che tace notizie dal fronte siriano o che semplicemente si dimentica di darne notizia perché effettivamente difettano i sistemi di comunicazione che possano far da grancassa al tremendo genocidio che sta martoriando il paese ormai da troppo tempo. Come in ogni guerra ci sono sempre le logiche geopolitiche, gli interessi economico-finanziari e tanto altro in mezzo che non consentono ai paesi che di fatto si trovano fuori dall’orbita della guerra, di poter intervenire, tentare una tregua o comunque sia instituire delle azioni volte alla salvaguardia e all’appoggio dei repressi, degli esuli, del popolo che soffre ogni giorno sulla sua pelle la morte propria o dei suoi cari, le mutilazioni, lo scoppio di bombe, rappresaglie, violenze indicibili, stupri, stermini, offese e che si vede denigrare ed usurpare la coscienza.

Chiaramente non è solo la Siria che oggi è in una guerra silenziosa (perché volutamente silenziata e obliata), ma lo sono una serie di altri paesi, regioni, realtà locali in tutto il mondo e lo sono per motivi diversi: di razza, di religione, di dominio linguistico, culturale, per ragioni storiche, per mire espansionistiche, per ragioni meramente commerciali e finanziare o anche per tutte le ragioni insieme. Non è solo la Siria ad essere martoriata in silenzio e a morire, ma è importante e necessario che si parli di quanto in questi posti del mondo, seppur a noi distanti per geografia, cultura e grado di sviluppo, accade. Ed è per questo che Asmae Dachan assieme alla giovanissima Yara Al Zaitr, nutrici di un dolore totalizzante che mai si sopirà finché in Siria non cambieranno i destini della povera gente, hanno deciso di scrivere un libro, Tu, Siria, in cui tra commenti critici di altri scrittori, loro poesie e prose poetiche (quelle di Yara Al Zaitr) descrivono la Siria con gli occhi di chi la porta nel cuore e la vede morire lentamente giorno per giorno. Da una testimonianza di una madre di Idlib datata 20 agosto 2013 nel libro leggiamo:

 

“[La mia bambina] se ne è andata con gli occhi aperti: due piccoli fari che ora non brilleranno più. Sono rimasta a guardarla per ore, stringendola tra le mie braccia, pregando che cadesse un’altra bomba per morire con lei. Hanno portato via la mia anima e adesso sono un corpo vuoto. Un genitore non deve sopravvivere ad un figlio. Adesso la sogno mentre suona per gli angeli” (25).

 

imagesSono poesie dai toni forti e pregne di sofferenza che trasmettono la disperazione, la derelizione dell’uomo, il dominio indiscusso della violenza anche se, pur trattandosi di “poesie di guerra” non c’è quell’odio rancoroso, quella voglia di vendetta e quella disperazione che si arma della minaccia e della polemica. Il loro canto accorato si sposa con il desiderio di libertà (di cui Yara Al Zaitr scrive “Non è del despota il vessillo vincitore/ ma dell’eroico popolo della libertà/ che nel martirio è risorto trionfatore”, 64), di quella dimensione sociale che si addica alla normalità del buon vivere e che rispetti la dignità di tutti. Nelle poesie delle due donne non si chiama mai in causa direttamente i fautori del male, non si nomina il dittatore e non si delinea con intenzione chi sta dalla parte contraria del popolo, chi la guerra la comanda, la gestisce e si arroga di fronte a Dio di dar la morte agli uomini, inermi e inconsapevoli, prima del loro naturale compimento terrestre. C’è chi sostiene che le poesie di guerra sono tutte uguali perché motivate tutte da una condizione di spersonalizzazione dovuta al regime, da un odio lancinante, dalla tragicità delle descrizioni e dalla cupezza delle immagini. Non è vero. In queste poesie di Asmae e Yara dove il sangue tinge la purezza dei gelsomini di Aleppo, non c’è solo morte e distruzione, ma anche un canto alla vita e una fede nel miglioramento affinché ci si avveda delle spietate decisioni di alcuni e ci si convinca che, ricchi o poveri, sostenitori o dissidenti di un’idea, abbiamo tutti diritto alla vita e al sacrosanto rispetto di questo dono.

La ricchezza umana di donne come Asmae e Yara che convivono con un dolore continuo è talmente grande che con questo libro hanno deciso di svelarci una delle pagine più nere della nostra cronaca odierna, poco conosciuta perché della quale poco si parla ma anche perché della quale poco ci si interessa (ci sono interi blog sia in italiano che in inglese che si dedicano univocamente al dramma della Siria con foto, resoconti, documenti e tanto altro). Affinché il tutto non resti nel dimenticatoio (il che significherebbe che noi uomini di altri paesi mostreremmo un atteggiamento indifferente e dunque connivente alla logica dei despoti), l’informazione su tali realtà è necessaria e doverosa.

images (1)L’intero ricavato della vendita di questo libro andrà all’ONSUR – Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo Siriano (www.onsur.it), consapevoli che con la lettura di questo libro si spalancheranno visioni diverse sul mondo del quale potremmo avere una maggior comprensione.

C’è molto da dire su questo libro perché esso è molte cose allo stesso tempo: testo letterario perché contiene poesie di pregiata forma e contenuto, ma soprattutto canto di sdegno in cui la distruttività del silenzio ha una eco dolorosissima, poesia di denuncia, arma non violenta di lotta e d’espressione, bandiera che anela a sventolare leggiadra senza dover conoscere le stringenti fasce nere del lutto.

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 20.05.2014

Patrizia Stefanelli su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio

Recensione a “ La cucina arancione” di Lorenzo Spurio

A CURA DI PATRIZIA STEFANELLI

 

Patrizia StefanelliSpazio mentale fuori dall’ordinario nel mondo intimo che vive in ognuno di noi. Specchio che senza giudizi si racconta, “ci” racconta. Non nascondo che “ La vecchia col cappotto ocra”  mi ha presa per giorni. Ricordo che da piccola, chissà perché, avevo paura di una vecchia donna che viveva ai margini della società. Quei “margini”  sono nelle storie di confine border – line, narrazioni che  Lorenzo Spurio, porta in modo semplice all’attenzione del lettore, scorrevole a tal punto che le parole spessissimo si fanno immagini. Trionfano portando sempre un segreto, una sorpresa e la voglia di arrivare alla fine della storia che…ricomincia con volti e nomi diversi nella storia successiva. Procede, in “Gutron”, per analessi, ottimo viaggio per il lettore e per il personaggio che diventa narratore di se stesso e dell’impotenza in cui spesso, ogni malato si trova a vivere.

Territori, percorsi, città , equiparati a percorsi interiori, come un sogno, da riconsegnare al commissariato quasi fosse un portafogli con documenti importanti.

In fondo, Lorenzo ci porta, attraverso le storie, alle mancanze della vita di ognuno. Di salute, di affetti, di autostima, di sicurezza, d’amore ( Mariastella e l’armadio, in “ L’armadio mi mangiava” e ne “ La regina Rossa”) nella continua agnizione del Sé.

Saggiamente, la matematica poi, insegna filosofia di vita: il potere di una divisione attraverso la sineddoche. Situazioni di disagio interiore che si presenta nella solitudine esistenziale, in cui presenze “malate” sono le componenti dell’unica persona. Affrontare i mostri che abbiamo dentro, riconoscerli, è l’unica via di sopravvivenza.

E’ “Goldfish” ( titolo emblematico), di un cinismo disarmante nel suo impegno a trattare un argomento scottante, quello della pedofilia.

Disagi sessuali che ricorrono in varie sfumature fino all’arancione, alla “cucina arancione”.

Visioni, che si chiudono e si riaprono nelle “possibilità” a me tanto care. “Possibilista” non so se può essere sinonimo di ottimista, ma di sicuro, non esclude nulla.

E’ scomoda  “La cucina arancione”, una porta da aprire, in fondo ad un corridoio immaginato, attraversato dalle luci che di soppiatto sferzano, dalle fessure, in basso, delle varie stanze del vivere.

 

Con stima, Patrizia Stefanelli

 

Premio Nazionale d’Arte Saltino – Vallombrosa “Libera…mente” 4° edizione – 2014

10344974_10203587932888767_2102970271_n

La Proloco Saltino di Vallombrosa con il patrocinio del Comue di Reggello, in collaborazione con Deliri Progressivi e Rivista di Letteratura Euterpe, al fine di valorizzare le bellezze paesaggistiche di questa zona indìce il

Premio Nazionale d’Arte Saltino – Vallombrosa

“Libera…mente”

4° edizione – 2014

       

REGOLAMENTO

 

SCADENZA ISCRIZIONI: 30 giugno 2014

PARTECIPAZIONE GRATUITA per TUTTE LE SEZIONI. IL TEMA è LIBERO

SEZIONI:          A) POESIA Edita e inedita: Formato word Times Roman 12, max 30versi

                               B) NARRATIVA: max4 cartelle (1800 battute spazi inclusi).

                               C) LIBRI EDITI: 3copie cartacee + file pdf o word

                               D)FOTOGRAFIA*

E) PITTURA e CERAMICA*

 

(*) per queste sezioni la valutazione sarà on line dal pubblico dal 1-5 luglio 2014

NORME GENERALI

 Il Premio è aperto a tutti coloro che amano l’Arte/la cultura/la Poesia a 360° e la partecipazione gratuita con tema libero.

 Pur essendo il concorso a tema libero, verrà assegnato un premio speciale dal Presidente del Premio al residente/villeggiante per ogni sezione.

 La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, anche ad autori stranieri purché mandino gli elaborati in lingua italiana. 

 Si possono inviare anche poesie in vernacolo sempre con opportuna traduzione in italiano.

 Ogni autore può concorrere a più sezioni con 1 sola opera.

 Se l’autore è minorenne è necessario l’autorizzazione del genitore o di chi ne fa le veci.

 La scheda di adesione deve essere completa in ogni punto e comprensiva di firma digitale o di pugno. Consentiti invii in formato pdf, jpg o word. La mancanza di ogni punto porta all’esclusione.

 Ogni autore è responsabile del contenuto delle proprie opere e ne garantisce la paternità: accettando la partecipazione esonera l’organizzazione da responsabilità o danni, diretti e indiretti, anche nei confronti di terzi, derivanti dai contenuti pubblicati.

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso.

 L’Organizzazione si impegna a non modificare i testi delle poesie e racconti.

 L’organizzazione si riserva la facoltà di diffondere le opere con ogni mezzo, senza richiedere il preventivo consenso dell’autore. Le poesie  e racconti verranno esaminate da una giuria, il cui giudizio è insindacabile.

 La Commissione di giuria è composta da poeti, scrittori, critici ed esponenti del panorama culturale e letterario:

Alessandra Prospero: Giornalista e poetessa,

Alessandro Bellomarini: Paroliere, poeta, scrittore

Annamaria Pecoraro: Poetessa – Direttrice di “Deliri Progressivi”

Claudia Piccini: Scrittrice e poetessa

Cristina Masini Cherici: Presidente ProLoco Saltino- Vallombrosa

Lorenzo Spurio: Scrittore, critico recensionista – Direttore della Rivista letteraria Euterpe

Michela Zanarella: Poetessa e giornalista

Sandra Carresi: Poetessa e narratrice, socio fondatore di TraccePerLaMeta

Silvia Calzolari: Poetessa

 

 Per le spedizioni di opere TUTTE dovranno giungere entro e non oltre il termine suddetto: 30 giugno 2014. all’indirizzo premiosaltino@gmail.com.

ESCLUSIVAMENTE per Materiale sez C (libri editi) e E (pittura o ceramica) spedire con Oggetto: Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed. att.ne del Pres. ProLoco Saltino- Vallombrosa Cristina Masini Cherici sede amministrativa – legale Via dei Sette Santi, 55 50132 Firenze.

O concordando consegna al num: cel: 3356749849 – 3393009344 Fax: + 39 055 561451

 

 I Libri “EDITI” dovranno essere inviati: sia in formato (Word o PDF) insieme a 3 copie cartacee (che non saranno restituite), allegando il modulo di adesione firmato in originale e scannerizzato in forma di allegato all’indirizzo premiosaltino@gmail.com.

 Le opere inviate non saranno restituite, tranne i quadri portati in loco e ritirati personalmente.

 La mostra di quadri/fotografie e le stesse poesie saranno presenti sino alla data della cerimonia di premiazione.

 Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

 La Giuria si riserva di non assegnare i tre premi consecutivi per le sezioni che non avranno avuto una soddisfacente partecipazione quantitativa.

 La Giuria inoltre procederà a nominare dei selezionati e dei menzionati speciali per la buona qualità delle loro opere ed ulteriori premi potranno essere attribuiti a discrezione del giudizio della Giuria.

 Tutti i testi dei vincitori, dei selezionati e dei menzionati a vario titolo saranno pubblicati nel volume antologico che sarà presentato nel corso della premiazione.

 L’organizzazione del Premio si riserva la facoltà di apportare modifiche al regolamento, se necessarie per causa di forza maggiore. 

 La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nei locali del “Polivalente” di Saltino (FI) il giorno 24 Agosto 2014 alle ore 16,30 e sarà ripreso da Tv locale e diffuso da organi di stampa.

 La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata di questo regolamento.

 

A) POESIA

 Le poesie potranno essere sia EDITE che INEDITE. Rigorosamente non devono superare le 30 righe dattiloscritte, comprensive degli spazi vuoti. L’autore dovrà inviare una copia anonima della poesia rigorosamente in formato word carattere Times Roman 12.

I testi in vernacolo o in lingua straniera devono essere corredati di traduzione in lingua italiana

La scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte e firma digitale o di pugno. Consentiti invii in formato pdf, jpg o word.)La mancanza porta all’esclusione.

Spedizione via mail a premiosaltino@gmail.com con oggetto: Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed.

 

 B) NARRATIVA

 Per la sezione narrativa si potrà partecipare con 1 solo racconto che rientri nella lunghezza massima di 4 cartelle (1800 battute spazi inclusi).

La scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte e firma digitale o di pugno.  

Spedizione via mail a premiosaltino@gmail.com con oggetto: “Premio Letterario Internazionale LIBERA..MENTE”4ed.

 

 C) LIBRI EDITI

I Libri “EDITI” dovranno essere inviati: sia in formato (Word o PDF) insieme a 3 copie cartacee (che non saranno restituite), allegando il modulo di adesione firmato in originale e scannerizzato in forma di allegato all’indirizzo premiosaltino@gmail.com.

Materiale Cartaceo spedire con Oggetto: Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed. att.ne del Pres. ProLoco Saltino- Vallombrosa Cristina Masini  Cherici sede amministrativa – legale Via dei Sette Santi, 55 50132 Firenze.

La scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte e firma digitale o di pugno. Consentiti invii in formato pdf, jpg o word.)La mancanza porta all’esclusione.

 

 D) FOTOGRAFIA:  

 L’autore dovrà inviare una fotografia (con titolo)via mail a premiosaltino@gmail.com con oggetto: Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed.

Sarà poi l’organizzazione a stampare in formati consoni gli elaborati che non saranno restituiti.

La scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte e firma digitale o di pugno. Consentiti invii in formato pdf, jpg o word.)La mancanza porta all’esclusione.

Le foto saranno inserite nel sito nel sito e nel canale YouTube della Proloco.

 

 E) PITTURA o CERAMICA

 L’autore dovrà spedire o portare il quadro in loco (previo accordo telefonico) e inviare mail con fotografia dell’opera via mail a premiosaltino@gmail.com con oggetto: Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed.

La scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte e firma digitale o di pugno. Consentiti invii in formato pdf, jpg o word.)La mancanza porta all’esclusione.Le foto delle opere saranno inserite nel sito e nel canale YouTube della Proloco.

Spedizione via mail a premiosaltino@gmail.com con oggetto Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed.

  

SPEDIZIONE DEGLI ELABORATI

 Invio elettronico:     

 L’autore dovrà spedire via mail a premiosaltino@gmail.com con oggetto: “Premio Letterario Internazionale LIBERA..MENTE”4ed.

 Con il servizio gratuito di Wetransfer (www.wetransfer.com) per file di grandi dimensioni e short film.

 

Invio postale (SOLO PER CONSEGNA DI QUADRI o LIBRI EDITI):

 Spedire o consegnare  le opere e la scheda di partecipazione (in una busta a parte), all’indirizzo: Pres. ProLoco Saltino- Vallombrosa Cristina Cherici Masini sede amministrativa – legale Via dei Sette Santi, 55 50132 Firenze. Indicare sul Premio Internazionale d’Arte Saltino_Vallombrosa “Libera…Mente” 4°ed.

Concordando consegna al num: cel: 3356749849 – 3393009344 Fax: + 39 055 561451

 

PREMI

Verranno premiati i primi 3 posti di ogni sezione (adulti e ragazzi) e assegnata una menzione speciale per il  1° classificato (solo adulti) residente o soggiornante presso strutture proprie o recettive nel comune di Reggello:

 1° classificato: Targa di Merito

2° classificato: Piatto in vetro-cristallo

3° classificato: Coppa

 

La Giuria inoltre procederà a nominare dei selezionati e dei menzionati speciali per la buona qualità delle loro opere ed ulteriori premi potranno essere attribuiti a discrezione del giudizio della Giuria.

 

Verranno considerati i seguenti fattori nella valutazione delle opere: originalità, metrica utilizzata e come l’autore ha saputo giocare con le emozioni.

La notizia del conferimento del premio o della menzione sarà comunicata tempestivamente.

I vincitori sono tenuti a presenziare alla Cerimonia di Premiazione.

I premi non ritirati durante la premiazione resteranno a disposizione inderogabilmente fino al 15.09.2014 presso l’ufficio informativo ATP-Saltino-Vallombrosa. L’eventuale invio al proprio domicilio, a carico del destinatario, va concordato preventivamente.

L’organizzazione si riserva di pubblicare le opere vincitrici e altre ritenute meritevoli dalla giuria nell’Antologia “LIBERA…MENTE”. Gliautori acconsentono a diffondere le poesie pubblicate senza alcun compenso, mantenendo comunque tutti i diritti d’autore, e applicato a tutte le sezioni B; C; D; E).

La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nei locali del “Polivalente” di Saltino (FI) il giorno 24 Agosto 2014 alle ore 16,30 e sarà ripreso da Tv locale e diffuso da organi di stampa.

 

Il logo del Premio è donato da Annamaria Pecoraro.

 L’Organizzazione si riserva di apportare modifiche al presente regolamento a suo insindacabile giudizio.

 

 Per ulteriori informazioni contattare:

Email: premiosaltino@gmail.com

 

 

Regolamento e scheda di adesione sono scaricabili da:

 www.provallombrosa.it

www.deliriprogressivi.com

http://www.rivista-euterpe.blogspot.it

 

evento Facebook: https://www.facebook.com/events/452123514934046

 

  

  Presidente Giuria                              Pres. Premio e Proloco Saltino Vallombrosa

      Annamaria Pecoraro                                              Cristina Cherici

 

 

Premio Internazionale d’Arte Saltino – Vallombrosa

“LIBERA…MENTE”

4° edizione – 2014

 

 

Scheda di iscrizione

 

 

……………………………………………………………………

      Nome                                            Cognome

 

     ………………………………………                            …………………………………………….

Data e luogo di nascita                                            Codice Fiscale

 

………………………………………………………………………………………………………..

Via                                                               n°        Cap.                       Città              

 

Soggiornante nel Comune di Reggello o presso:………………………..  dal ……. …al…………….

 

…………………………………………………………..          …………………………………..

Telefono                                                                                   email

 

                                                                                    

        Barrare con X

Sezione A:    □      Titolo____________________________                       

Sezione B:     □      Titolo__________________________    

Sezione C:            Titolo_________________________

Sezione D:            Titolo____________________________

Sezione E:            Titolo____________________________

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorsoin oggetto.

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

                                                                                                

     ………………………………………..                                         ………….………………………

                        Firma                                                     Firma Genitore o chi ha patria potestà (se minorenne)

 

 

………………………………………..                       

Data                                                      

Un sito WordPress.com.

Su ↑