“Fiori di poesia”: l’iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per la Giornata Mondiale della Poesia

Per la Giornata Mondiale della Poesia che si festeggia il 21 marzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi invita a partecipare all’iniziativa da remoto “Fiori di poesia”. Fino alla mezzanotte del giorno 20 marzo sarà possibile inviare la propria adesione alla mail eventi.online.euterpe@gmail.com

Gli autori che intenderanno partecipare dovranno inoltrare una loro poesia in lingua italiana o in dialetto (in questo caso con la relativa traduzione in italiano), edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi che contenga – nel titolo o al suo interno – almeno un riferimento esplicito al mondo floreale. L’invito è esteso anche ai poeti-haijin che potranno inviare un loro haiku che contenga, come per la poesia, un riferimento esplicito al mondo floreale.

I testi dovranno avere un contenuto moralmente responsabile, non presentare forme che istituiscano o alludano a contenuti razzisti, blasfemi, pornografici o politici. L’Associazione si riterrà liberamente autorizzata, senza necessità di fornire motivazioni, a non pubblicare opere che non ritiene rispettose, dignitose, accettabili e consone, che possano urtare la sensibilità della collettività.

Si raccomanda di inviare testi in formato Word.

Le opere poetiche verranno pubblicate sulla bacheca della pagina Facebook dell’Associazione Euterpe per tutta la giornata del 21 Marzo 2021.  Data l’alta affluenza in termini di partecipazione riscontrata in precedenti iniziative analoghe, viene richiesto di prestare pazienza e di non contattare l’organizzazione per sapere quando il proprio testo verrà pubblicato. Si consiglia, pertanto, di visitare la pagina in vari momenti della giornata per visionare lo stato dei vari caricamenti

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

“Trent’anni senza te”: l’antologia che commemora il poeta catanese Antonino Bulla

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il Presidente dell’Associazione Culturale “Centro d’Arte e Poesia Luigi Bulla” di Catania nonché poeta, Luigi Bulla, ha comunicato dell’imminente pubblicazione – per i tipi di Edizioni Letterarie Il Tricheco – di un progetto antologico che va nel segno del recupero della nostra memoria, del bisogno di testimoniare e della sana cultura: Trent’anni senza te. Recital poetico in ricordo del trentennale della scomparsa del Poeta Antonino Bulla 1991-2021. Difatti questo progetto, che nasce dalla volontà di ricordare il poeta Antonino Bulla (Adrano, 1914 – Catania, 1991) – suo avo e importante mecenate culturale nella Sicilia Orientale – si compone di una serie di testi poetici a tema, dedicati ad Antonino Bulla o che fanno riferimento alla sua ingente opera letteraria, tanto in lingua che in dialetto, prodotti da trentotto poeti.

La particolarità dell’opera – ed è cosa senz’altro degna di menzione – è che hanno preso parte all’iniziativa non solo poeti dell’ambito geografico del Catanese, luogo in cui Antonino Bulla visse e operò instancabilmente sino al 1991, anno del suo decesso, ma anche di poeti che vivono in altre regioni italiane. Il merito di questo riuscito progetto letterario è senza dubbio alcuno di Luigi Bulla – uno dei promotori culturali più convinti, assidui e tenaci di tutta la Trinacria – che è riuscito, con il suo progetto e con questa opera che ora teniamo in mano, a far conoscere – e dunque a “tramandare” in un senso buono, pulito e spontaneo, la rilevante eredità letteraria di suo prozio.

L’idea – come ha avuto modo di spiegare Luigi Bulla – era quella di poter tenere un reading poetico dedicato all’amato prozio in presenza, nella gioia dell’incontro, dello scambio di esperienze e nel piacere della condivisione di versi ma i noti motivi relativi alla pandemia in atto non l’hanno consentito. In tale contesto di profonde restrizioni sociali l’iniziativa editoriale – l’aspetto concreto del volume che raccoglie questi versi dedicati – si fa ancora più significativa; la ricezione del volume al proprio domicilio – per chi vorrà acquistarlo e approfondire un poeta importante quale Antonino Bulla che nulla ha di inferiore rispetto ai più richiamati dialettali del Secolo scorso – sarà privilegio e soddisfazione certa.

U pueta ‘dò Canalicchiu, come viene ricordato Antonino Bulla, con riferimento al quartiere di Canalicchio a Catania dove aveva la sua bottega, con le sue opere diede voce alla cultura popolare: suggestive e di grande effetto le immagini della Montagna, l’amato Etna che sovrasta superbo la piana etnea. Nel 1970 fondò il Centro d’Arte e Poesia, fucina d’idee e collettivo di letteratura, con un piglio sicuramente lungimirante per l’epoca, pervaso da un grande amore sociale e da una predilezione decisa per l’espressione poetica. Ed è proprio da quell’esperienza “gloriosa” del suo antenato che Luigi Bulla – rifondando il Centro d’Arte e Poesia nel 2016 – gli ha ridato impulso, fornendogli una naturale continuazione in un percorso di vita che ci auguriamo lungo.

Vastissima è la produzione in volume di Antonino Bulla. Tra le opere poetiche pubblicate si ricordano: Canti a lu ventu (Società Storica Catanese, Catania, 1972), L’idulu di li musi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Spiragghi di suli (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Tramunti di focu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Lampi e trona (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Canti di primavera (Tip. S. Gullotta, Catania, 1975), Zuccuru di sciara (Tip. S. Gullotta, Catania, 1977), Rizzi di castagni (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Pampini e ficu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Giubbi di sorbi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Aranci e mannarini (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Campani a festa (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Spini di rosi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Nuvuoli d’oru (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Sicarizzi di lugliu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Timpurali d’ottobre (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Pampini novi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Friddurati di jnnaru (Tip. S. Gullotta, Catania, 1981), Cauru e Siccarizzi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1981). Benedetto Macaronio, per la sua vasta cultura, la lungimiranza e le proprietà divinatorie, lo definì il “Socrate della poesia Siciliana”[1] nell’omonimo volume critico.

A dirci chi era Antonino Bulla[2] e il ruolo che rivestì nella promozione della cultura è il poeta e critico Antonino Magrì (Presidente dell’Associazione Marranzatomo) che Luigi Bulla ha inserito nella sezione “ospiti” dove è presente un suo esaustivo intervento di presentazione sull’esimio poeta di Adrano. In questa stessa sezione è possibile apprezzare altri contributi particolarmente pregevoli, quelli di Benedetta Rapicavoli (nipote del poeta), Santo Privitera (Presidente dell’Associazione Culturale “V. Paternò Tedeschi”), dell’avvocato Renato Pennisi e il saggio del ricercatore culturale Luccio Privitera in aggiunta alla prefazione redatta dallo stesso Luigi Bulla.

Nel volume sono antologizzate opere dei poeti (in ordine alfabetico): Sebastiana Aliberti di Saponara Marittima (ME), Giovanna Azzarone di Silandro (BZ), Giusi Baglieri di Catania, Francesco Baldassarre di Santo Spirito (BA), Giuseppe Bellanca di San Cataldo (CL), Sergio Belvisi di Fagnano Olona (VA) recentemente scomparso, Maria Grazia Bergantino di Benevento, Grazia Bologna di Capaci (PA), Maria Giovanna Bonaiuti di Fermo, Angela Bono di Catania, Renata Calabretta di Giarre (CT), Sara Celano di Catania, Paola Cozzubbo di Macchia di Giarre (CT), Elio Danzè di Palermo, Emilio De Roma di Pietradefusi (AV), Grazia Dottore di Messina, Giorgio Gandolfi di Messina, Salvatore Gazzara di Messina, Francesco Gemito di Casoria (NA), Lucia Giacomino di Messina, Lino Giarrusso di Augusta (SR), Rosaria La Fauci di Valdina (ME), Adriana La Terra di Catania, Camillo Lanzafame di Palermo, Maria Lanzafame di Messina, Francesca Longobardo di Cavriago (RE), Rossella Lubrano di Melazzo (AL), Giovanni Macrì di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Giovanni Malambrì di Messina, Rosario Melita di Olbia, Giuseppe Nicola Morleo di Muggiò (MB), Santina Paradiso di Mazzarrone (CT), Luigi Antonio Pilo di Messina, Melania Sciabò Vinci di Catania, Giovanna Spitaleri di Varallo Sesia (VC), Lorenzo Spurio di Jesi (AN), Tina Squaddara di Canneto di Lipari (ME) e Agata Anna Valenti di Catania. Vengono riportati nel volume anche alcuni componimenti poetici di Alfredo Lanzafame (Catania, 1922 – Messina, 1991) per celebrarne il ricordo.

L’importante pubblicazione commemorativa fa il seguito al volume Antonino Bulla: una vita per l’arte e la poesia a cura di Luigi Bulla per le Edizioni Letterarie Il Tricheco del 2019, che venne diffuso in seno all’evento di premiazione del concorso letterario intitolato al celebre autore di Canti a lu ventu, giunto alla terza edizione.

Per maggiori info sul volume si consiglia di mettersi in contatto con le Edizioni Letterarie Il Trichecho che hanno pubblicato l’opera. Un articolo che segnala l’uscita di questo libro è presente qui.

LORENZO SPURIO

13/03/2021


[1] Benedetto Macaronio, Antonino Bulla: Socrate della poesia dialettale siciliana, Tip. S. Gullotta, Catania, 1981.

[2] In un recente volume è stata pubblicata una ricca nota bio-bibliografica su Antonino Bulla stilata da Antonino Magrì col titolo “Segantino, poeta e conoscitore di arti divinatorie: cenni biografici su Antonino Bulla”, gentilmente concessa da Luigi Bulla, di cui riporto i riferimenti bibliografici: AA.VV., Sicilia. Viaggio in versi. Antologia dei reading poetici organizzati dall’Ass. Euterpe in Sicilia (2013-2018), a cura di Lorenzo Spurio, Ass.ne Culturale Euterpe, Jesi, 2019, pp. 147-150. Nel volume è riportata anche un’esigua scelta di liriche di Antonino Bulla: i testi intitolati “Puisia”, “Cimi a lu ventu” e “Lu ritrattu di mè matri” (pp. 151-152).

Il verbale di giuria del IX Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi” ediz. 2020

La nona edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, bandita a gennaio 2020 e con scadenza di partecipazione fissata al 15/05/2020, poi prorogata al 30/09/2020, ha visto l’ottenimento dei patrocini morali dei seguenti enti istituzionali: Regione Marche, Assemblea Legislativa della Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Ancona, Comune di Jesi e Comune di Senigallia. Finanche – in relazione all’assegnazione di alcuni Premi Speciali (fuori concorso) – sono stati ottenuti i Patrocini Morali della Regione Puglia, del Comune di Ruvo di Puglia, del Comune di Polignano a Mare, della Città Metropolitana di Bari, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, del Comune di Palermo, della Città Metropolitana di Palermo, dell’Università di Palermo, del Comune di Saronno, della Provincia di Varese e della Città Metropolitana di Roma.

VERBALE DI GIURIA

L’organizzazione del Premio, in sinergia e mutua collaborazione con alcune associazioni culturali che perseguono finalità comuni, ha deciso di attribuire alcuni premi speciali che vengono offerti dalla seguenti Associazioni: Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze” di Roma (Presidente: Michela Zanarella), Associazione Culturale “Arte e Amore” di Seravezza (Lucca) (Presidente: Barbara Benedetti), Associazione Siciliana Arte e Scienze (ASAS) di Messina (Presidente: Flavia Vizzari), Associazione Culturale “L’Oceano nell’anima” di Bari (Presidente: Massimo Vito Massa), Associazione Culturale “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo) (Presidente: Irene Gallieni), Associazione Culturale “Africa Solidarietà” Onlus di Arcore (Monza-Brianza) (Presidente: Cheikh Tidiane Gaye), Associazione Culturale “Poesia & Solidarietà” Onlus di Trieste (Presidente: Gabriela Varela Gruber). Hanno patrocinato questa edizione del Premio anche i seguenti enti culturali: Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Wikipoesia – Enciclopedia online della Poesia e AlmanHaiku – Almanacco di Haiku.

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni a concorso, erano costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti, promotori culturali (in ordine alfabetico): Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione, Michela Zanarella.

Il Presidente del Premio, dott. Lorenzo Spurio, a conclusione delle operazioni di lettura, valutazione e vaglio da parte delle Commissioni di Giuria della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” indetto e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), rende note le graduatorie per le varie sezioni.

Espletate le operazioni di segreteria, che ha provveduto all’eliminazione preventiva di tutti quei testi che, per le ragioni indicate nel bando di partecipazione, non erano conformi ai parametri richiesti, la partecipazione complessiva è stata di 1.199 opere.

I parametri considerati dalle Commissioni di Giuria nel corso delle operazioni di lettura e valutazione sono stati:

–       Rispondenza di genere (congruità alla sezione)

–       Correttezza sintattico-grammaticale

–       Forma espositiva e stile impiegato

–       Intensità comunicativa (forza espressiva)

–       Originalità ed elaborazione

–       Musicalità

In relazione alla sezione F i parametri valutativi sono stati:

I – Contenuto

Stile e linguaggio

Originalità e creatività

Varietà tematica

Compattezza della silloge (stilistico-formale, concettuale)

Utilizzo di forme metriche, retoriche

Musicalità e sonorità del verso

Comprensibilità delle costruzioni poetiche

Forza delle immagini

Presa e suscettibilità sul lettore (criteri soggettivi)

Congruità delle versioni tradotte (dal dialetto o lingua straniera), se presenti

II – Veste grafica

Linea grafico-editoriale

Qualità della carta/inchiostro

Praticità del volume (dimensioni, peso, etc.)

Leggibilità/ Facilità di lettura (in termini visivi e non di ermeneusi)

Copertina

Cura negli apparati esterni (quarta, alette, etc.)

III – Materiali aggiuntivi e altro

Presenza di testi critici d’accompagnamento (introduzione, prefazione, postfazione, nota di lettura) e autorevolezza degli autori terzi in questi testi

Presenza di materiale iconografico: foto, pitture, disegni, fumetti, etc.

Eventuale compresenza di comparti separati per narrativa o altro

Congruità delle letture critiche d’accompagnamento

Pertinenza del titolo

Sintonia e legame tra i vari apparati della silloge

Sintonia e legame tra i contenuti poetici e grafici

Tenuto conto di tutte indicazioni, che costituiscono parte integrante del verbale di giuria, la graduatoria finale e definitiva dei vincitori è così stabilita:

SEZ. A – POESIA IN ITALIANO

1° Premio – MAURO CORONA di Roma con la poesia “Nel formarsi del verso” (Cod. A624)

2° Premio – ROBERTO BORGHETTI di Ancona con la poesia “Forse domani avrà i suoi lunedì” (Cod. A605)

3° Premio Ex Aequo – NUNZIO BUONO di Casorate Primo (PV) con la poesia “Come un quadro” (Cod. A376)

3° Premio Ex Aequo – DUILIO MARTINO di Taranto con la poesia “Preludio d’autunno” (Cod. A044)

Menzioni d’Onore:

ALBERTO LOTTI di Forlì (FC) con la poesia “Cosa resta” (Cod. A021)

ANTONIETTA SIVIERO di Termoli (CB) con la poesia “Sono una, sono cento” (Cod. A226)

CARMELO CONSOLI di Firenze con la poesia “La pioggia sotto al melograno” (Cod. A481)

FRANCA DONÀ di Cigliano (VC) con la poesia “Oltre la terra di confine” (Cod. A508)

GIANNI MINERVA di Melissano (LE) con la poesia “Biancospino” (Cod. A618)

LAURA VARGIU di Siliqua (SS) con la poesia “Le lacrime incenerite di San Sabba” (Cod. A405)

LUISA FERRETTI di Ancona con la poesia “Il pianista di Yarmouk” (Cod. A013)

MARINELLA GIAMPIERI di Ancona con la poesia “Occhi senza luce” (Cod. A383)

MARTIN PALMADESSA di Imola (BO) con la poesia “Arriverà quel giorno” (Cod. A619)

VALERIO DI PAOLO di Marino (RM) con la poesia “Roma 25 dicembre 2019: coma di sola andata (a Daniela)” (Cod. A249)

TERESA ANNA RITA DE SALVATORE di Castelsardo (SS) con la poesia “θάνατος mi ha rapito amore” (Cod. A596)

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SEZ. B – POESIA IN DIALETTO

1° Premio – LORENZO SCARPONI di Igea Marina (RN) con la poesia “Senza ‘vdòit” (Cod. B045)

2° Premio – GRAZIELLA ABIATICO di Flero (BS) con la poesia “La foto” (Cod. B082)

3° Premio – AURELIO ROSSI di Altino (CH) con la poesia “Lu terrecene” (Cod. B070)

Menzioni d’Onore:

ANTONELLA CALVANI di Tarquinia (VT) con la poesia “Er pianto” (Cod. B048)

ASSUNTA DI CINTIO di Pescara con la poesia “Notte di San Lorenze” (Cod. B091)

FAUSTO MARSEGLIA di Marano di Napoli (NA) con la poesia “E ddoje valigie” (Cod.B007)

GABRIELE DI GIORGIO di Città Sant’Angelo (PE) con la poesia “Ciufulènne pi na ruelle” (Cod. B079)

LUIGI LORENZO VAIRA di Sommariva del Bosco (CN) con la poesia “Anté che ‘l sol a basa l’eva” (Cod. B017)

MARCO MOLINARI di Bonferraro (VR) con la poesia “Semo veci, Maria” (Cod. B041)

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SEZ. C – POESIA IN LINGUA STRANIERA

1° Premio – VALERIA D’AMICO di Foggia con la poesia in lingua tedesca “Und während ich (An meinen Sohn)” (Cod. C035)

2° Premio Ex Aequo – LORETTA FUSCO di Pradamano (UD) con la poesia in lingua inglese “Clouds” (Cod. C016)

2° Premio Ex Aequo – LUCIA LO BIANCO di Palermo con la poesia in lingua inglese “I’ve been waiting for you” (Cod. C041)

3° Premio Ex Aequo – ALEXANDRA FIRITA di Broni (PV) con la poesia in lingua rumena “Mă aşez aici” (Cod. C037)

3° Premio Ex Aequo – RAYMONDE SIMON FERRIER di Monte San Pietro (BO) con la poesia in lingua francese “Le rêve est poésie” (Cod. C045)

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SEZ. D – POESIA RELIGIOSA

1° Premio – GIAN PIERO STEFANONI di Roma con la poesia “Via Ozanam. Interno sei” (Cod. D105)

2° Premio – SERGIO ROSSI di Cornate d’Adda (MB) con la poesia “Preghiera Nuda” (Cod. D094)

3° Premio – STEFANIA SERPE di Cosenza con la poesia “Preghiera di un sordomuto” (Cod. D090)

Menzioni d’Onore:

FRANCO CASADEI di Cesena (FC) con la poesia “La preghiera” (Cod. D018)

GILBERTO VERGONI di Cesena (FC) con la poesia “Se Dio” (Cod. D124)

GIOVANNI MALAMBRÌ di Messina con la poesia ““Verbo” di verità” (Cod. D122)

GIUSEPPINA GERALDINA RICCOBONO di Milano con la poesia “Laudes” (Cod. D071)

MARCO PEZZINI di San Giuliano Milanese (MI) con la poesia “Altrove” (Cod. D010)

MASSIMO PAROLINI di Trento con la poesia “La notizia” (Cod. D114)

PAOLO GRECCHI di Codogno (LO) con la poesia “Se fossi capace” (Cod. D027)

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SEZ. E – PROSA POETICA

1° Premio – ANNA MARIA FERRARI di Cagliari con la prosa poetica “Fruscii” (Cod. E011)

2° Premio – CRISTINA BIOLCATI di Ponte San Nicolò (PD) con la prosa poetica “Malafavola” (Cod. E012)

3° Premio – MANUELA ZUCCHI di Bologna con la prosa poetica “Notti insonni” (Cod. E004)

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SEZ. F – LIBRO EDITO DI POESIA

1° Premio – LORENZO POGGI di Roma con il libro La nauseatudine, La Vita Felice, Milano, 2019 (Cod. F003)

2° Premio – CARLO TOSETTI di Sirtori (LC) con il libro La crepa madre, Pietre vive editore, Locorotondo, 2020 (Cod. F009)

3° Premio – GIULIO MARCHETTI di Roma con il libro Specchi ciechi, puntoacapo, Pasturana, 2020 (Cod. F008)

Menzioni d’Onore:

ANDREA SPONTICCIA di Apecchio (PU) con il libro Poesie dell’indaco, Nulla Die Edizioni, Piazza Armerina, 2020 (Cod. F048)

ANNALISA CIAMPALINI di Empoli (FI) con il libro Le distrazioni del viaggio, Samuele Editore, Fanna, 2018 (Cod. F080)

CHIARA OLIVERO di Milano con il libro Tutte le distanze, puntoacapo, Pasturana, 2020 (Cod. F084)

EVARISTO SEGHETTA ANDREOLI di Montegabbione (TR) con il libro In tono minore, Passigli, Bagno a Ripoli, 2020 (Cod. F011)

FLAVIA NOVELLI di Roma con il libro Versi umani, Progetto Cultura, Roma, 2020 (Cod. F019)

FRANCESCO AZZIRRI di Prato con il libro Il casale dei morti, Edizioni Dialoghi, Viterbo, 2020 (Cod. F028)

LORETTA MENEGON di Montebelluna (TV) con il libro Bivacco notturno, Iride, 2007 (Cod. F035)

MARIANGELA RUGGIU di Suni (OR) con il libro Il velo opaco, Terra d’Ulivi, Nardò, 2020 (Cod. F076)

ORNELLA VALLINO di Pavone Canavese (TO) con il libro Alba di luna, La Ruota Edizioni, Roma, 2020 (Cod. F073)

SERGIO GHIO di Sestri Levante (GE) con il libro Fendenti maree, ilmiolibro, 2017 (Cod. F056)

TIZIANA MONARI di Prato con il libro Il mio nome è Giovanni, Carta e Penna, Torino, 2019 (Cod. F059)

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SEZ. G – HAIKU

1° Premio – ENZA PEZZIMENTI di Gioia Tauro (RC) con lo haiku “ultimo treno – / sotto la pensilina / solo la luna” (Cod. G059)

2° Premio – CARMELA MARINO di Roma con lo haiku “cicale in coro – / pulisco la lapide / di mia nonna” (Cod. G104)

3° Premio – CINZIA PITINGARO di Castelbuono (PA) con lo haiku “Fiore di menta / respiro controvento / il mio silenzio” (Cod. G036)

Menzioni d’Onore:

ANTONELLA SEIDITA di Palermo con lo haiku “Mare d’estate / Respiro i miei silenzi / dentro le onde” (Cod. G043)

GLAUCO SABA di Sant’Anna d’Alfaedo (VR) con lo haiku “confinamento – / il sussurro del salice / lungo la strada” (Cod. G063)

MAURILIO PAGLIARI di Rovereto (TR) con lo haiku “brezza d’autunno – / con l’ultima rondine / migra anche il canto” (Cod. G087)

ROSARIA LO BONO di Termini Imerese (PA) con lo haiku “Vento d’autunno / La quercia in collina / mostra le rughe” (Cod. G085)

SILVIA BONDANI di Reggio Emilia con lo haiku “Laburni in fiore – / sulla cima del monte / svetta una croce” (Cod. G024)

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SEZ. H – VIDEOPOESIA

1° Premio – PAOLO ZANELLI di Finale Ligure (SV) con la videopoesia “Autodafé dalla sorella Sandra” (Cod. H023)

2° Premio – MYRIAM DE LUCA di Palermo con la videopoesia “Il limbo della passione” (Cod. H024)

3° Premio – GIOVANNI VANACORE di Villa di Briano (CE) con la videopoesia “Sordo” (Cod. H011)

Menzioni d’Onore:

FRANCESCO GEMITO di Casoria (NA) con la videopoesia “Mia cara maestra” (Cod. H006)

LOLITA RINFORZI di Assisi (PG) con la videopoesia “Risveglio” (Cod. H022)

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SEZ. I/L – CRITICA LETTERARIA

A causa di una partecipazione quantitativamente non rilevante per le sezioni relative alla critica letteraria (sez. I – critica letteraria e sez. L – libro edito di critica letteraria), in base all’art. 13 del bando di partecipazione, l’organizzazione del Premio, d’accordo con la Presidente di Giuria, ha deciso di provvedere alla creazione di un’unica graduatoria di vincitori.

1° Premio – FRANCESCA FAVARO di Padova con il libro Poesia fra terra e cielo, Ladolfi, Borgomanero, 2017 (Cod. L005)

2° Premio – ALFREDO RIENZI di San Mauro Torinese (TO) con il libro Del qui e dell’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea, Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2011 (Cod. L010)

3° Premio – ELEONORA BELLINI di Borgo Ticino (NO) con il libro La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo. Inediti, contributi critici, testimonianze, Fermenti, Roma, 2017 (Cod. L009)

Menzioni d’Onore:

ALESSANDRO IZZI di Gaeta (LT) con la recensione a Caduto fuori dal tempo di David Grossman (Cod. I002)

MARCO CAMERINI di Roma con il libro Elementi di retorica e di stilistica, Graphisoft, Roma, 2012 (Cod. L006)

MARISA COSSU di Taranto con il libro Saggi brevi, Il Convivio, Castiglione di Sicilia, 2019 (Cod. L007)

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PREMI SPECIALI

PREMIO DEL PRESIDENTE DEL PREMIOANNALENA CIMINO di Anacapri (NA) con la poesia “Karim senza le scarpe” (Cod. A203)

PREMIO DEL PRESIDENTE DI GIURIAIRMA KURTI di Bergamo con il libro Le pantofole della solitudine, Besa, Nardò, 2018 (Cod. F046)

PREMIO DELLA CRITICACARMEN MOSCARIELLO di Formia (LT) con il libro Non è tempo per il Messia, Guida, Napoli, 2012 (Cod. F018)

TROFEO EUTERPE – All’opera antologicaAA.VV.,Tredici. I poeti del Bandino,Nerbini, Firenze, 2019. (Cod. F075)

PREMIO SPECIALE “POESIA UNDER 18”EDOARDO COSSU di Cagliari con la poesia “L’unico angelo di Sparta”(Cod. A613)

PREMIO SPECIALE “PICUS POETICUM” (miglior opera di poeta marchigiano)ONORINA LORENZETTI di Recanati (MC) con il libro Finestre, Affinità Elettive, Ancona, 2020 (Cod. F052)

PREMIO SPECIALE “LE RAGUNANZE” (miglior opera a tema la natura)FABIA BALDI di Piombino (LI) con il saggio L’altrove nella poetica di Corrado Calabrò, Aracne, Roma, 2019 (Cod. L003)

PREMIO SPECIALE “IL FARO” (miglior opera a tema il mare)ALFONSO GARGANO di Salerno con la poesia “M’addormento e sogno il mare” (Cod. A145)

PREMIO SPECIALE “ARTE PER AMORE” (miglior opera a tema amoroso)MARIA CRISTINA BIASOLI di Molinella (BO) con il libro Notti… sirene e amori, Il cuscino di stelle Edizioni, Pereto, 2019 (Cod. F010)

PREMIO SPECIALE “L’OCEANO NELL’ANIMA” (miglior opera sui sentieri emozionali)LORENA BIANCHI di Tavullia (PU) con il libro I letti disfatti non sono tutti uguali, Raffaelli Editore, Rimini, 2020 (Cod. F067)

PREMIO SPECIALE “ASAS” (miglior opera in siciliano)SALVATORE GAZZARA di Messina con la poesia in dialetto “Nnari ‘vanti” (Cod. B022)

PREMIO SPECIALE “AFRICA SOLIDARIETÀ” (miglior opera sul multiculturalismo)FRANCESCO FEDELE di Siracusa con il libro Frontiere, Oèdipus Edizioni, 2020 (Cod. F068)

PREMIO SPECIALE “POESIA & SOLIDARIETÀ” (miglior opera sulla solidarietà)ASSUNTA DE MAGLIE di Cingoli (MC) con la poesia “Fragili e nudi” (Cod. A416)

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PREMI SPECIALI – FUORI CONCORSO

PREMIO ALLA CULTURAFRANCESCA LUZZIO di Palermo

[con il Patrocinio Morale del Comune di Palermo (Prot. 1331548 del 24/11/2020), della Città Metropolitana di Palermo (Prot. 0072070 del 26/11/2020) e dell’Università degli Studi di Palermo (mail del 20/10/2020)]

PREMIO ALLA CARRIERAMATTEO BONSANTE di Bari

[con il Patrocinio Morale della Regione Puglia (Decreto del Presidente della Regione n°437/2020), del Comune di Polignano a Mare (prot. 35022 del 14/12/2020), della Città Metropolitana di Bari (PG 0085116 del 30/11/2020), dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari (Prot. 70639-I/14 del 09/11/2020)]

PREMIO ALLA MEMORIABIAGIA MARNITI (Ruvo di Puglia, 1921 – Roma, 2006)

[con il Patrocinio Morale della Regione Puglia (Decreto del Presidente della Regione n°437/2020), del Comune di Ruvo di Puglia (Delibera della Giunta Comunale n°260/2020 del 24/11/2020), della Città Metropolitana di Bari (PG 0085116 del 30/10/2020), dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari (Prot. 70639-I/14 del 09/11/2020) e della Città Metropolitana di Roma (lettera 03/12/2020)]

PREMIO ALLA MEMORIASIMONE CATTANEO (Saronno, 1974 – 2009)

[con il Patrocinio Morale della Provincia di Varese (Prot. PEC class 2.11/1 del 19/11/2020) e del Comune di Saronno (Prot. 0032300 del 30/11/2020)]

La scelta di nominativi per l’attribuzione dei Premi Speciali – Fuori concorso di cui sopra è stata anticipata con un comunicato dell’Associazione Culturale Euterpe diffuso in data 30/11/2020 (https://associazioneeuterpe.com/2020/11/30/svelati-i-nomi-dei-premi-speciali-del-ix-premio-naz-le-di-poesia-larte-in-versi-edizione-2020/) ed è stata conseguentemente rilanciata su quotidiani regionali e locali delle rispettive aree geografiche d’appartenenza dei premiati.

CONSISTENZA DEI PREMI

Come da bando si rammenta che i premi consisteranno in:

1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2021; 

2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione;

Menzione d’onore: medaglia e diploma;

Premi Speciali: targa, diploma, motivazione della giuria;

Premi Speciali (Fuori Concorso) “Alla Memoria”: targa, diploma e motivazione della giuria;

Premi Speciali (Fuori Concorso) “Alla Cultura” e “Alla Carriera”: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria, nomina Socio Onorario Ass. Euterpe, cena e pernottamento sera della premiazione.

CERIMONIA DI PREMIAZIONE

Compatibilmente alla condizioni di emergenza sanitaria relativa al Coronavirus e in linea con le norme governative, qualora ci saranno tutte le condizioni per poter tenere la cerimonia di premiazione in presenza, essa si terrà presumibilmente nel territorio di Jesi entro il mese di aprile 2021. L’organizzazione, a sua unica discrezione, ha la facoltà di individuare altre modalità – a distanza – in web conference o con video registrati, per tenere la cerimonia di premiazione. Ogni decisione assunta a tal riguardo sarà prontamente comunicata a tutti i vincitori a vario titolo unicamente a mezzo mai (se nel frattempo questa è stata modificata, si prega di inviare il nuovo recapito).

ANTOLOGIA

Secondo quanto previsto dagli artt. 13 e 17 del bando di partecipazione tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo entreranno a far parte dell’antologia del premio (per le sezioni F e L l’organizzazione provvederà a selezionare a sua unica discrezione dei brani dai volumi), volume senza codice ISBN e non in commercio, pubblicato a cura dell’Associazione Culturale Euterpe, che verrà donato gratuitamente in una copia a ciascun vincitore durante la premiazione. Ulteriori copie del volume verranno donate e depositate in varie biblioteche comunali, provinciali e regionali nonché universitarie in varie regioni d’Italia.

I vincitori della sezione Video-poesia sono tenuti a inviare il testo della loro poesia in formato Word a premiodipoesiarteinversi@gmail.com affinché possa essere pubblicato in antologia.

Il volume conterrà anche una selezione di liriche dei Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Memoria” accompagnati da relativi profili bio-bibliografici e tutte le motivazioni stilate dalla Commissione di Giuria laddove previste.

ULTIME

Il presente verbale, costituito da 8 pagine numerate e integrato di ulteriori 2 pagine a seguire contenenti l’Albo d’oro del premio, sarà pubblicato sui siti www.associazioneeuterpe.comwww.concorsiletterari.comwww.concorsiletterari.itwww.blogletteratura.com

Letto, firmato e sottoscritto

Jesi, 2 gennaio 2021

Lorenzo Spurio – Presidente del Premio / Presidente Ass. Euterpe

Stefano Vignaroli – Segretario Ass. Euterpe

Michela Zanarella – Presidente di Giuria

“Tèrmele ndù core – Termoli nel cuore” di Antonietta Siviero. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Tèrmele nen ghé cchiü

quìlle de na vóte. (63)[1]

Nella ricca e particolareggiata recensione[2] stilata dal medico e umanista Ermete Pellicciotta diffusa grazie alla poetessa, giornalista e critico letterario pescarese Daniela Quieti sulla testata Logos Cultura, sull’opera prima della poetessa molisana Antonietta Siviero, Tèrmele ndù core, vengono analizzati in maniera meticolosa e appropriata i caratteri principali della poetessa, nata ad Arzano (NA), residente ormai da molti anni nel comune costiero di Termoli di cui canta bellezze, particolarità, ma anche problematiche sociali.

Per questa opera la Siviero ha deciso di esprimersi nel dialetto locale, il termolese, ben credendo nella tradizione e nell’esigenza dell’uomo d’oggi di custodire e preservare i caratteri della sua anima popolare. Come molti critici da tempo sostengono – in barba a chi, invece, considera il dialetto una lingua inferiore, non colta, pregna di luoghi comuni legata al provincialismo – la Siviero dimostra in maniera spontanea – e non per questo meno acuta – quanto l’universo dialettologico e demoetnoantropologico che rende i luoghi così tipicizzanti e ricchi nelle loro diversità – siano contesti dove pullula la vita, scantonando nostalgie diffuse in chi vede tale codice qualcosa di vetusto, inattuale, obsoleto, arcaico e distante dall’uso comune della lingua. A differenza, la decisione di pubblicare nei nostri giorni un volume di poesie in dialetto (con opportuna traduzione in italiano, s’intende, avendo il libro diffusione nazionale) è sì un’operazione in qualche modo coraggiosa, ma anche necessaria vale a dire utile e determinante per indagare, valutare ed evidenziare lo status, il livello di vita, dello stesso dialetto.

Dalle pagine della Siviero, come sempre avviene nella più fiorente produzione dialettale di ieri e di oggi (dovremmo, infatti, parlare nel caso della Siviero di un neo-dialetto) provengono sì gli echi di un passato, l’amore per i luoghi della città, alcuni personaggi caratteristici, ma si nota anche l’inserimento di tematiche sociali d’attualità (inquinamento, indifferenza generale, diversi costumi della gente, incuria anche dell’Amministrazione, etc.) ben ponendo in evidenza come il dialetto non sia unicamente relegato alla sfera del passato ma possa avere un senso e una diffusione anche nel nostro presente.

Ecco, in fondo, svelato anche il senso del titolo del volume così carico di affetto per la sua città: la Termoli che vive nel cuore è probabilmente quella degli anni ormai andati ma è ancor più (e non potrebbe essere diversamente; nel caso contrario non vi avrebbe dedicato un’intera pubblicazione) il centro rivierasco che appare adesso, come si mostra al potenziale visitatore di oggi, la cui immagine odierna – per lei – non è altro che frutto della stratificazione di ricordi del passato, di com’era, di come veniva vissuto, da chi veniva abitato, e così via. La Termoli di oggi (ma questo vale per ogni possibile città dell’intero Pianeta) non è esattamente quella di una volta eppure, per converso, è costitutivamente, nelle sue fondamenta, nei suoi ingredienti che la animano, anche quella di una volta. Proprio come la vita dell’uomo: non siamo più chi eravamo a vent’anni (inesperti, ambiziosi o incapaci nel prendere una decisione) ma ciò che siamo deriva di certo da ciò che abbiamo nel tempo vissuto, deciso, maturato, intrapreso, condotto e così via. Ecco perché una pubblicazione come questa della Siviero ci aiuta enormemente a fare, in un certo senso, i conti con noi stessi, ci richiama a vederci attraverso lenti diversi, a istituire una lettura del vissuto in termini non tanto cronologici, scanditi dai momenti singoli, quanto comparativi, in termini di raffronto. Tale operazione non ha (o per lo meno non dovrebbe avere) un taglio di segno negativo ovverosia indagare solamente le mancanze, le criticità, le problematiche distintive del presente che, nel passato, neppure erano lontanamente configurabili[3]. Vale a dire tale tipo di lettura non dovrebbe rivestire la sola velleità di denunciare tutto del presente per esaltare – senza sé e senza ma – la bellezza indiscussa e il benessere del passato ma, al contrario, deve essere capace di mettere in luce, con attenzione e criticità, il cambio degli usi e gli atteggiamenti umani con acribia e fedeltà. Questo perché – e sarebbe ingiusto dirlo – non è sostenibile il discorso che il presente sia tutto negativo, improntato alla sfascio, posseduto da una degenerazione insopprimibile e il passato un Eldorado mitico; in questi casi ci troveremo dinanzi a forme esasperate di nostalgia (che come ben sappiamo quando si estremizzano diventano patologiche e possono permettere l’insorgenza o dar compimento a problematiche difficilmente sanabili), di vittimismo, di misantropia e di mancato inserimento nel contesto nel quale siamo collocati.

La Siviero mostra degnamente, mediante i suoi versi il cui tono va dal ludico all’ammonente, dallo speranzoso al melanconico, dall’ironico al serio, come la dimensione del dialetto – vox populi – sia protagonista fondamentale – e degna di rispetto – nell’analisi di un popolo, di una comunità che nel tempo si tramanda, cambia, s’evolve, sente nuove necessità, cresce, si sviluppa.

Se, allora, le troppo frequenti (e banali) considerazioni di “era meglio una volta”, “Si stava meglio quando si stava peggio” appaiono perifrasi ridondanti poco rispondenti al vero, va di certo tenuto conto che il passato ha rivestito, comunque, un momento cruciale nella vita di un popolo “siamo chi siamo stati”, sembra di sentir dire. Questo confronto dialettico tra età diverse che i versi della Siviero mostra è molto ricco e foriero di considerazioni di questa risma.

Come già accennato poco fa dovremmo concepire il dialetto termolese (e non genericamente molisano, dacché all’interno di tale Regione – come avviene per l’Italia tutta – sono configurabili vari sotto-ceppi e idioletti) come lingua di scambio tra ieri e oggi, quale travaso di quel sapere arcaico e popolare che si trasmette all’oggi, senza la celebrazione che qualche sfegatato delle lingue locali e di campanilismo fa, con il solo intendimento di preservare quel codice che, immancabilmente, inserito nel contesto moderno, della società consumistica e massificata dell’oggi, non può che essere diverso da quello di ieri.

Le influenze con altre lingue e codici espressivi, le ibridazioni, le forme di contatto, le storicizzazioni di alcuni termini e, di riflesso, l’entrata di altri, da lingua viva quale il dialetto è, non può che mutare con i tempi. Qualche tempo fa – non risulta importante ai fini di questo testo riportare nomi o riferimenti espliciti al dialetto interessato – un giornalista, recensendo (o tentando di recensire) l’opera dialettale di un poeta locale ottuagenario (noto nel contesto nel quale viveva e con numerose pubblicazioni alle spalle) aveva rimarcato nelle sue considerazioni come il dialetto di quell’autore fosse arcaico, obsoleto, non più efficace e realistico, non rispondente ormai alla lingua dialettale che realmente si parlava. Al di là delle ire dell’interessato – accanito sostenitore della precisione di quella sua forma dialettale e dell’unicità del dialetto – che ne derivarono, venne messa in risalto una realtà importante: quella della naturale derivazione e sviluppo, nel tempo, di ciascuna lingua e, dunque, anche del dialetto. Il dialetto di quel signore era testimone di un’età passata, completamente tramontata, che lui proponeva come ancora attuale quando, invece, tutto testimoniava il contrario. Episodi come questo se ne potrebbero raccontare a decine; si pensi anche all’italiano che si parlò e alcuni casi si parla ancora in alcune famiglie e comunità discendenti da italiani espatriati all’inizio del secolo scorso in sud America che è l’italiano pre-espatrio e, dunque, non è assolutamente l’italiano che poi nella sua culla, nel contesto appunto italiano, si è modificato e sviluppato sino ad essere quello che è oggi. Manifestazioni concrete, appunto, di come la lingua non si conservi tale e inalterata nel tempo ma che, al contrario, subisce un immancabile processo di differenziazione e sviluppo dettato da ragioni sociali, storiche, geopolitiche, di sviluppo scientifico, di contiguità e contaminazione con altre lingue (ibridismi, calchi semantici, prestiti, etc.). Reputo tale parentesi – che in realtà è un tema ampio di studiosi, linguisti e dialettologi – rilevante in tale contesto di analisi dell’opera poetica della termolese Antonietta Siviero alla quale, va ricordato, è stato recentemente attribuito il Premio “Raffaele Pellicciotta” istituito dal Comune di Perano (CH) in memoria dell’insigne intellettuale e medico che lì nacque nel 1903 che, tra le varie opere, pubblicò il Vocabolario etimologico della lingua Frentana e poi di Perano in Val di Sangro, “tentando di ricostruire la vicenda umana, culturale, linguistica e civile nel tentativo di ricomporre l’identità storica e sociale della gente della Val di Sangro per innestarla nel quadro generale della storia di tutta la Regione e, quindi, di tutta la Nazione”[4].

Tra le tematiche d’interesse sociali che fuoriescono dalla raccolta analizzate nella sua recensione apparsa su Logos Cultura vi sono l’inquinamento nella forma dei fiumi contaminati, l’insorgenza di fenomeni metereologici improvvisi e rovinosi per l’ambiente e le culture, come la grandine; finanche questioni di carattere bioetico, che si interrogano fino a dove la scienza e il progresso possono spingersi (la fecondazione assistita, vi è una poesia sulla pratica dall’indecoroso epiteto di “utero in affitto”) ma anche il fenomeno dell’immigrazione visto, non tanto dalla disperazione dei poveri cristi che lasciano il paese e s’imbattono in un viaggio difficile e insicuro, ma delle ONG, questi enti che – come la cronaca spesso ha documentato – dietro veli di spirito solidale e umanitario, celano interessi privati, speculazione, una macchina di sfruttamento indicibile.

Per chi (ancora) non ha mai visitato Termoli, questo libro si presenta anche particolarmente avvincente per percorrerne alcuni dei possibili tragitti turistici, tra le rejiecèlle[5], grazie agli scorci visivi che la Nostra ci consegna, delle vere e proprie cartoline, a partire dal Castello “piramidäle, che sòpe na tórre quadräte/ e cacche remasùjje de mèrlature./ Setuäte ìmbìzze ‘u müre du märe,/ ‘u casìlle ghé a sendenèlle/ de Tèrmele[6] (14) ai fascinosi trabucchi dell’omonima poesia: “’Ntrunate a mizze i scujje/ ‘u trabùcche ghé ‘ngandatore./ Alambíde, sòpe i päle sturte,/ senza frègge./ […]/ Pe meràcule sta casärelle de legnäme/ te päre ‘u pàlche dù munne./ […]/ A la ‘ndrasàtte ‘u trabùcche/ devende ‘u tróne da vite,/ na luche affatäte,/ a forze e a fatì[7] (30), luoghi dell’anima che, col cuore in mano, la porta a confessare il suo imperituro amore: “Tèrmele mï che ‘ngande si!/ Si’ come ‘u sunne du prïm’amóre,/ si’ nu brellànde da tenè’ ndù córe” (70)[8].

LORENZO SPURIO

Jesi, 15-06-2020

E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. 


[1]Termoli non è più/ quello di una volta” (63).

[2] Daniela Quieti, “Ermete Pellicciotta sulla raccolta di poesia dialettale Termele ndù core di Antonietta Siviero, Logos Cultura, 7 ottobre 2019. http://www.logoscultura.it/ermete-pellicciotta-sulla-raccolta-di-poesia-dialettali-termele-ndu-core-di-antonietta-siviero/

[3] Come avviene ad esempio, nella poesia “Per il Maestro Achille Pace”, dedicata all’artista termolese che, con il premio da lui fondato, fece risaltare Termoli all’interno del contesto internazionale e che, oggi, purtroppo, è dimenticato in via generale dall’Amministrazione locale ma non – come dimostra l’autrice – dal popolo. In questa poesia leggiamo: “Oramä’ a stù paèse/ ‘nge capisce sbajjocche,/ […]/ Ce sennäme l’arte/ e chi ha fàtte canosce a mìzze mùnne/ Tèrmele che l’arte” (60); in italiano: “Ormai a questo paese/ non si capisce più niente,/ […]/ Ci sogniamo l’arte/ e chi ha fatto conoscere a mezzo mondo/ Termoli con l’arte” (61).

[4] Così si può leggere nella presentazione dell’autore dal suo sito ufficiale: https://www.raffaelepellicciotta.it/biografia-raffaele-pellicciotta-vita-opere-operato/ Sito consultato il 15/06/2020.

[5] Sono, come l’autrice indica nell’apposita nota a piè di pagina, le “strettissime strade del paese vecchio” (56).

[6]piramidale, con sopra una torre quadrata/ e qualche rimanenza di smerlatura./ Situato sull’orlo del muro del mare,/ il Castello è sentinella/ di Termoli” (15).

[7]Intronato in mezzo agli scogli/ il trabucco è incantatore./ In piedi, sopra i pali storti,/ senza ornamento./ […]/ Per miracolo questa casetta di legno/ ti sembra il palco del mondo./ […]/ All’improvviso il trabucco/ diventa il trono della vita,/ un luogo incantato,/ la forza e il lavoro” (31).

[8]Termoli mio, che incanto sei!/ Sei come il sogno del primo amore,/ sei un gioiello da tenere nel cuore” (71).

Ricordo di Novella Torregiani, la poetessa portorecanatese il cui premio in memoria è giunto alla quarta edizione

Articolo di Lorenzo Spurio ed Emanuela Antonini

Sabato 16 maggio 2020 avremmo dovuto tenere, nella cornice della Pinacoteca Civica “A. Moroni” di Porto Recanati (MC) la premiazione del IV Premio Nazionale “Novella Torregiani”, il cui verbale, con i nomi di tutti i premiati, è stato pubblicato lo scorso 10 aprile. Il Premio, autorizzato dalla famiglia della poetessa marchigiana, è stato ideato ed è presieduto dalla biologa e poetessa Emanuela Antonini ed è organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi presieduta dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio. Esso è nato con l’intento di far emergere le potenzialità creative degli artisti e segnarle all’attenzione della comunità in ambito culturale, a ricordo della poliedrica poetessa nel rappresentare l’umanità nelle molteplici espressioni artistiche. Nel corso degli anni ha visto, tra i numerosi premi conferiti, la consegna di Premi Speciali “Alla Carriera” a insigni artisti del panorama nazionale e non solo: il prof. Armando Ginesi (ex docente e critico d’arte), la poetessa e scrittrice Loretta Emiri (indigenista e antropologa), il pittore e artista visivo Ottorino Pierleoni e, quest’anno, il senigalliese Riccardo Gambelli (fotografo).

La Commissioni di Giuria di quest’anno erano presiedute da Loretta Marcon (sezioni letterarie); Silvia Cuppini (pittura) e Lorenzo Cicconi Massi (fotografia) con il poeta e scrittore Sergio Camellini quale Presidente Onorario del Premio.

downloadNovella Torregiani (1935-2015)[3] è stata un’insegnante elementare; durante la sua vita si è dedicata a coltivare l’arte sotto vari aspetti: poesia, fotografia e musica. Per la poesia pubblicò Così per caso (1991), Oltre orizzonti (2009); in dialetto portulano Èccheme cchi (1998), Magm’artis (2006) e Stelle de maru (2012). Tra gli altri libri, anche Filastrocche dell’arcobaleno (2006) e Novellina e la guerra (2013). È presente in numerose antologie marchigiane e nazionali tra cui Censimento di poeti e scrittori contemporanei (1990). Per vari anni ha presieduto l’Associazione “Coro a più voci” di Porto Recanati con la quale ha organizzato recital di poesia, concorsi letterari e presentazioni di libri. È stata membro di giuria nei premi letterari “Città di Porto Recanati” e “Poesia Estate”. […] Nel 2015 la commissione di giuria del IV Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” le ha assegnato il Premio alla Memoria.Nell’impossibilità dettata dall’emergenza relativa al Covid-19, che non ci consente di celebrare la cerimonia di premiazione e di poterci felicitare con i vari premiati delle diverse sezioni oltre a ricordare Novella, percorrendone il suo importante percorso letterario e artistico, ci è sembrata una buona cosa dedicare un articolo per evitare che il premio non rimanga sotto tono e per rimarcare, ancor più, l’importanza della creazione artistica e della produzione letteraria in questo momento di seria crisi e di ansia generalizzata .

Ci è sembrata buona cosa contattare alcune delle persone, tra poeti e artisti, che conobbero Novella e ne apprezzarono il suo talento, le doti umani e solidali, al punto tale da spingere tante persone a esternare i propri sentimenti, a riunirsi attorno a reading, mostre e tante altre attività da lei egregiamente condotte e realizzate con ampio successo di pubblico, interesse della stampa e soddisfazione generale. Riportiamo, dunque, di seguito, le testimonianze di alcuni poeti che sono utili a tracciare ancor meglio il profilo di Novella Torregiani: i ricordi di Daniela Gregorini (poetessa in lingua e in dialetto residente nella frazione di Ponte Sasso di Fano), Evaristo Seghetta Andreoli (poeta residente a Montegabbione, nel Ternano), Annamaria Ragni (poetessa e pittrice osimana), Angela Catolfi (poetessa in lingua e in dialetto originaria di Treia, nel Maceratese) e Onorina Lorenzetti (poetessa e fotografa di Recanati).

Per leggere l’articolo integrale cliccare qui.

“Spirito e corporalità: la poesia di Nichi Vendola”, saggio di Stefano Bardi

Saggio di Stefano Bardi 

Bari, città di 319.482 abitanti dislocata su un territorio che inizia a nord nella città di Giovinazzo e termina a sud-ovest, nella città di Loseto. Territorio il barese costituito da fasce pianeggianti denominate conche che si espandono fino nelle città di Capurso, Triggiano, Bitritto, Modugno e Bitonto. Città accarezzata da un clima mediterraneo con inverni miti ed estati calde, afose e temporalesche; la cui economia è principalmente basata sull’agricoltura orto-frutticola, sull’industria chimica, petrolchimica, tessile, meccanica e sui servizi. Città che si dispiega nelle prossimità delle note Murge, altopiani carsico-tettonici inizianti nel barese e terminanti nel territorio della città di Matera. Il territorio murgese è costituito da rilievi collinari calcareo-rocciosi, da doline, da gravine e, nel caso dell’interno del territorio provinciale barese, da rilievi montuosi al di sopra dei 600 metri, dalla scarsezza di fiumi e dalla presenza di corsi d’acqua sotterranei.           

La città di Bari, come mostra il critico e accademico Daniele Maria Pegorari, è dal punto di vista letterario e poetico, rappresentata da due principali correnti stilistiche: la poesia sperimentale nata alla fine degli anni Sessanta per arrivare fino ai giorni nostri, rappresentata dai poeti Lino Angiuli e Francesco Giannoccaro. Angiuli poetizza la sua natalità geografica, antropologica, in chiave comico-irreale dove i reminiscenziali manufatti e gli intimi luoghi cari al poeta si uniscono fra di loro per creare un nuovo mondo animato da ombre e corporalità. Il dialetto è concepito da Angiuli come un gigantesco campo in cui la lingua italiana e il dialetto si fondono fra di loro in modo così da creare una nuova lingua poetica dai toni elegiaco-liturgici. Giannoccaro, invece, concepisce la poesia come un cammino nel quale incontrare nuovi amici in grado di capire, patire, conservare gli altrui patimenti spirituali ma anche, come desolato e triste pianto di ribellione contro la società dei suoi tempi governata dall’assenza dei valori. Un pianto, infine, in grado di liberare gli intimi affetti del poeta imprigionati in forme di tenebrosità sociale. La seconda corrente poetica si basa, invece, sulla poesia del quotidiano e sulla poesia impegnata raccolte nell’esperienza della rivista barese Vallisa dal 1981 ai giorni nostri. Poesia ben rappresentata dalla lirica proletaria e operaia in chiave etica di Daniele Giancane, dalla poesia intesa come una fotografia della quotidiana decomposizione sociale di Enrico Bagnato, dalla poesia popolare in chiave angelico-evangelica di Anna Santoliquido e dalla poesia cosmica, antropologica, corporale e filosofica di Fortunato Buttiglione[1].

Accanto a queste due correnti poetiche ne andrebbe aggiunta una terza basata sulla spiritualità e sulla carnalità trattata dal poeta Nicola Vendola detto Nichi Vendola (Bari, 1958), maggiormente noto per essere stato Governatore della Regione Puglia dal 2005 al 2015 (aspetto che qui non ci interessa, in nessun modo, trattare). La sua attività poetica, che si sviluppa nel periodo 1973-2003, è stata raccolta nell’opera Ultimo mare (2003).

51CEzcMbOVL._SX351_BO1,204,203,200_Il 1983 fu l’anno della raccolta Prima della battaglia contente le poesie scritte nel periodo 1973-1983. Opera in cui la battaglia simboleggia il cammino terreno verso le braccia della Morte. Cammino che, come mostra Vendola, rivela la Vita per quello che in realtà è ovvero, una nave popolata da spettri dagli occhi versanti lacrime, dalle nostalgie brumosamente[2] luminose e dalle carni “musicalmente paradisiache”[3]. Spettri che altro non sono che i riflessi della nostra anima dannatamente alla ricerca di verginei e ambigui amori[4]. Spettri che simboleggiano gli Uomini poiché condannati a conservare nel loro cuore i palpitanti, frenetici, passionali, fugaci, dolorosi amori da loro consumati durante la loro terrena esistenza[5] e ormai mutati in nostalgie dalle sacre parole e dalle infettanti lacrime, che, si lasciano stringere dalle calorose braccia della Morte[6]. Un’altra condanna per gli Uomini durante il loro cammino, è quella di vedere i propri sogni mutare in vacue e anonime fotografie dagli infettanti visi femminili[7] ma anche in flash-back capaci di mostrarci il terreno corpo come un mondo animato da depravate carni[8] e ansiosi profumi[9]. Carni, infine, che lanciano urla colme di un arcaico dolore in grado di uccidere i più luminosi pensieri e allo stesso tempo declamanti canti purificatori, in grado di trasformare i nostri amori in chimeriche visioni durante l’eterno riposo[10].

Il 1997 è l’anno della raccolta La debolezza contenente le poesie del periodo 1983-1997. Debolezza qui poetizzata da Vendola come la fragilità degli Uomini divisa in cinque sezioni: La debolezza, L’alba di poi, Angeli, Dissipazioni e Filo rosso. Fragilità declamanti timide e impaurite parole innanzi alla Morte che acceca i loro taciti e ancestrali sguardi[11] che vengono accarezzati e schiaffeggiati nel loro silenzio, da un vento colmo di gioie[12]. Fragilità dalle brumose ombre e dall’incerto cammino pari al terreno cammino poiché seguono le folli strade che conducono nelle braccia di Satana[13]. Fragilità, infine, dalla paurosa voce che si nutre dei suoi stessi dolori, in grado di infettare le verginità e le puerilità della sua anima[14]. Debolezze quelle umane che, secondo Nichi Vendola, non sono solo destinate al patimento più lacerante, ma anche alla divina purificazione in modo da poter rinascere in dilucoli[15] bagnati da umide brezze, in grado di far fiorire a nuova vita rimpianti cosmico-ancestrali[16]. Dilucoli poetizzati da Vendola come dei mondi non illuminati da intensi colori e animati da palpitanti emozioni, ma come universi popolati da scheletrici fiori d’acciaio, coccolati da funerei requiem in grado di mutare i timidi sogni in sanguinanti incubi. Anima, quella degli angeli vendoliani, in eterno cammino all’interno di riflessi che riproducono abbracci e pianti di commiato intrappolati in interminabili viaggi di spettrali velieri[17]; angeli dalle membra emananti aspre e fuligginose ombre rappresentanti perfette nudità terrene del tutto estranee ai loro velati sguardi[18]. Membra, infine, destinate a consumare la loro esistenza in un cammino di sangue che muta le loro reminiscenze, in insipidi flash-back psichici, insignificanti ombre prive di vita e destinato a concludersi in un dolce commiato dalle reminiscenziali nostalgie diventate ormai affetti, parole, sguardi e voci insignificanti[19].             

Il 2001 è l’anno del poemetto Lamento in morte di Carlo Giuliani dedicato all’attivista no-global deceduto il 20 luglio 2001, durante gli scontri del G8 a Genova. Poemetto dai toni denunziatori ed epici, poiché mostrano la città di Genova come un luogo governato dall’avido sangue della Legge[20] che inquinò la Democrazia[21]. Legge totalitaria da Vendola condannata attraverso la voce degli innocenti ingiustamente incarcerati poiché solo la loro voce è in grado di mostrarci che cosa realmente significa il potere totalitario. Attraverso questa opera Vendola, con la denuncia di quei fatti di sangue, vuole simboleggiare la conquista della Libertà[22].

Il 2003 è l’anno della raccolta Ultimo mare inserita nell’opera omnia ricompilativa, sempre delle stesso anno, insieme alle raccolte poetiche fin qui analizzate. Opera, quest’ultima, dal poeta intesa come una guida di viaggio per gli uomini attraverso i punti cardinali incominciando dalle estremità profumate di morte e di silenzio[23] per giungere alle ignude, misteriose, confuse ed erotiche quotidianità animate da incomprensibili partenze, assenze, ritorni sterili, arrugginite emozioni, affannate fughe e ombre confuse[24].                                          

    STEFANO BARDI

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Bibliografia:

CATALANO ETTORE, Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Bari, Progedit, 2009.

VENDOLA NICHI, Ultimo mare, San Cesario di Lecce, Manni, 2003.

 

NOTE

[1] DANIELE MARIA PEGORARI, La poesia in Terra di Bari in ETTORE CATALANO, Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Bari, Progedit, 2009, pp. 154-156, 158-159, 161-163, 165-166.  

[2] Con l’aggettivo brumosamente si rimanda alla nebbia. 

[3] NICHI VENDOLA, Ultimo mare, San Cesario di Lecce, Manni, 2003, p. 119. “[…] Domani morirò con triste grazia. / Domani, ieri / e mordo nei ricordi. / Ai corpi vili, s’adattano gli accordi”. 

[4] Ivi, p. 121. “[…] Ignaro di orologi / vago tra la palude ed il deserto / in cerca di cristalli / di rose. / Amo anche le ombre”.

[5] Ivi, p. 124. “[…] Tu che corri che fuggi che inciampi / che vivi”.

[6] Ivi, p. 127. “[…] Amor mio, amor mio / parlami ancora le tue parole d’incenso / e di neve struggenti  / stringi questa mano che stringe la tua morte […]”.

[7] Ivi, p. 138. “[…] gocce di chemio / e di rimmel. / Questa donna che spacca il muso / pure gli angeli”.

[8] Ivi, p. 137. “[…] questo tuo corpo emigra / da lampione a lampione / senza tregua”. 

[9] Ivi, p. 143. “Black-out dell’odore / e un letto che muore sudore. / Perle, schizzi di nulla: […]”.

[10] Ivi, p. 135. “[…] Il cerchio disperante / della roccia / si chiude attorno al tempo mio / che non ha tempo / come una spirale di nulla / che sfiora ma non rompe / la tua rotondità”.

[11] Ivi, p. 45. “[…] al collo meridiano dei silenzi / al punto estremo della mia / radice”.

[12] Ivi, p. 47. “[…] al battito di brezza / del lutto permanente”.

[13] Ivi, p. 51. “[…] a passi svelti / come un’impostura”.

[14] Ivi, p. 57. “[…] di fughe di cicoria e anfetamina / è come sfinge sotto un temporale: / finge, seduce e – sibillina – / alla Nube sacrifica i ragazzi”.

[15] Dilucoli = sinonimo di albe.

[16] Ivi, p. 63. “[…] Germogliano rimpianti / mattutini”.

[17] Ivi, p. 94. “[…] di specchi / vorticosi / narciso mio / straniero / tramonto e congettura / d’un veliero”.

[18] Ivi, p. 96. “[…] dei nudi corpi in nuda prospettiva / lungo una gotica siepaglia […]-[…] (arato amato annerito / rinnegato)”.

[19] Ivi, p.112. “[…] Sognare, forse Nino / come perduto dentro il suo maglione / come fanciullo dentro un’equazione / e gli occhi gli occhi / dopo ogni perché”.

[20] Ivi, p. 21. “[…] la morte all’imbrunire / lontano dal cancello / chiuso dentro l’imbuto / di un altro carosello / di carri armati e irati / di un celerino a uccello / ti spezzano i carati / del sogno tuo degli anni / l’ora del manganello / rintocca nei tuoi panni / l’ostia di nuovi giorni / si frange a questo luglio […]”.

[21] Ivi, pp. 28-29. “[…] Una maglietta sporca / Un grido senza soglia / Cova una morte porca / La sua più viva voglia / Lasciate questa stanza / Lasciate i ragazzini / Lasciate quei capelli / Lasciate gli orecchini / Lasciate gli occhi belli / L’idrante non li spegne / Piange il termosifone / Mattanza dei calzini / Urlano i rubinetti / Crocifissi assassini / Scappano le pagelle / Inciampano i volantini / Volti di casco nero / Guanti senza più tatto / Spezzare braccia al pero / Pisciare in faccia al gatto / Strappare i riccioloni / Ammutolire il matto / Al Diaz questi bambini / Imparano lo sfratto / L’igiene dei celerini / Il fascio al suo contatto […]”. ; Ivi, pp. 31-33. “[…] Grida non supplicare / Vola con le falene / Nudo da scorticare / Nella palestra oscura / Morire di paura / Ore da cavalcare / Sibila triste notte / Tenebra muta e botte / Sull’occhio tumefatto / Dal guanto che ti fotte / Olfatto / Non sentire / Il sangue che raggruma / La vita e le sue spire / La fine a spuma a spuma /Mamma vieni che sfuma / L’alba delle mie ire / Mi sento di morire / Mi portano lassù / Nel bianco corridoio / In piedi a nessun gesù / Ecco ora muoio muoio / Mamma non vieni più / Mi strappano gli anelli / Mi segano nel cuoio / Ancora manganelli / Presto presto che muoio / Mi sputa nella bocca / Mi sputa nella bocca / Mi sputa nella bocca / Saliva d’albicocca / Saliva che mi fende / Straripa tra le tende / Ogni mio corpo tocca / Tracima ficca offende / Saliva come un veto / Nell’atrio a Bolzaneto / Che lenta al dopo ascende / Guardiana nel pineto / Rotoli come onde / Di un mare scolorato […]-[…] Lasciami tacere / Lascia ch’io non ti veda / Ascia ascia e colpire / La nuca il mento il cuore / È lunga lunga strada / Io non cammino più / Mi fermo a Bolzaneto / Non grido e scendo giù”.         

[22] Ivi, p. 27. “[…] non dire al carabiniere / cos’è la verità / morta con l’estintore / è un guizzo d’autorità […]-[…] nel cielo tuo a spirale / nella tua morte lesta / nel lutto che ci desta / al corpo tuo che sale”.

[23] Ivi, pp. 15-16. “[…] le ossa dei bambini disseccati / i nostri geroglifici laccati / delle macerie all’ora della cena / la polvere da sparo e le trielina / il cielo imploso e rosso e bianco e nero / e questo rutilante cerchio assiro / che chiude i conti dell’eternità […]-[…] quando resta la nostra carcassa / tu ti calcoli un rapido sonno […]”.

[24] Ivi, p. 18. “[…] Fu un secolo avvolto nel telo / di troppe partenze spartite partite / sparite / e ritorni penitenze astinenze / dal sogno. / Giorni di bassa marea / di astri ossidati nel volo / di corse braccate dall’asma / a sgranare le ombre di sabbia […]”.

“L’ “io” in letteratura. Individualità e introspezione”. Le proposte dovranno pervenire entro il 20 aprile

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Il prossimo numero della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe avrà come tema: L’ “io” in letteratura. Individualità e introspezione”.

 

I materiali dovranno pervenire entro il 20 aprile 2020 alla mail rivistaeuterpe@gmail.com

Per poter partecipare alla selezione dei testi per detto numero è richiesto di seguire le “Norme redazionali”.

Per essere informati su ogni aspetto relativo alla raccolta e invio di testi si può seguire anche l‘evento FB dedicato cliccando qui.

 

Il bando del IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” (scadenza 30-09-2020)

Art. 1 – ORGANIZZAZIONE

Viene bandita la nona edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato, fondato e presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.

Art. 2 – PATROCINI MORALI

Il Premio è patrocinato dalla Regione Marche, dall’Assemblea Legislativa della Regione Marche, dalla Provincia di Ancona e dai Comuni di Jesi, Ancona e Senigallia.

Art. 3 – PARTNERSHIPS

Il Premio gode del sostegno e della collaborazione esterna (partnership) di alcune enti e associazioni culturali che condividono gli intenti di promozione e diffusione della cultura e le finalità del concorso: Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, Associazione “Le Ragunanze” di Roma, Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, Associazione “Arte per Amore” di Seravezza (Lucca), Associazione “L’Oceano nell’anima” di Bari, Associazione “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (Monza-Brianza), Associazione “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo), Associazione “Poesia & Solidarietà Onlus” di Trieste, AlmanHaiku e Wiki-Poesia.

Art. 4 – REQUISITI FONDAMENTALI

Si può partecipare sia con opere edite che inedite. Qualora l’opera sia edita è necessario indicare nella scheda di partecipazione il riferimento bibliografico completo dove è precedentemente apparsa (titolo opera, casa editrice, luogo e anno di pubblicazione). L’organizzazione è sollevata da qualsiasi problematica, disguido e controversia possa nascere nel caso in cui l’autore presenti la sua opera come inedita quando, in realtà, essa, alla data d’invio della partecipazione al premio, è edita.

Art. 5 – NORME DI ESCLUSIONE

a)   L’opera non deve aver ottenuto un premio da podio (1°, 2°, 3° premio assoluto o ex aequo) in un precedente concorso al momento dell’invio della propria partecipazione, pena l’esclusione. Se la singola opera fa parte di una silloge, mini raccolta o raccolta che è risultata premiata con un premio da podio potrà essere inviata ma non dovrà avere il medesimo titolo della silloge, mini raccolta o raccolta premiata, pena l’esclusione.

b)   I vincitori del 1° premio assoluto dell’edizione precedente di codesto Premio (anno 2019) non potranno concorrere nella medesima sezione di riferimento, pena l’esclusione.

c)   È fatto divieto ai Soci Fondatori e ai Soci Onorari dell’Associazione Culturale Euterpe, ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio, ai Presidenti delle Associazioni partner e ai vincitori di Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del premio prenderne parte, pena l’esclusione.

Art. 6 – MINORENNI

I minorenni partecipano a titolo gratuito. Per la loro iscrizione è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un familiare (indicando tra parentesi il legame di parentela) o da un curatore o chi ne fa le veci. Si rammenta che le opere dei minorenni verranno valutate al pari di quelle degli adulti nelle  medesime sezioni di riferimento e che la loro valutazione non avverrà secondo una graduatoria a parte, non essendo dedicata una specifica sezione alla partecipazione di minori e giovanissimi.

Art. 7 – SEZIONI A CONCORSO

Il Premio è articolato in dieci sezioni identificate dalle lettere dell’alfabeto. Il partecipante può prendere parte a una o più sezioni.

SEZIONE A – POESIA IN ITALIANO: Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua italiana a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTOSi partecipa con un massimo di tre poesie in dialetto a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di dialetto o di zona nel quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZIONE C – POESIA IN LINGUA STRANIERASi partecipa con un massimo di tre poesie in lingua straniera a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Si considerano lingue straniere tutti quegli idiomi vivi caratteristici degli stati nazionali e federali nonché i patois e le lingue minoritarie che contraddistinguono un popolo. Non si accetteranno opere in lingue artificiali o in codici che non hanno un uso reale o non peculiari di una realtà geopolitica concreta riconosciuta dalla comunità internazionale. Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di lingua o alla zona nella quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZIONE D – POESIA RELIGIOSA: Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema religioso in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZIONE E – PROSA POETICA: Si partecipa con un testo in prosa (no versi) che non superi 1 cartella editoriale pari a 1.800 battute complessivi (spazi compresi) in cui l’elemento narrativo rappresenti un aspetto marginale e secondario a beneficio degli elementi più marcatamente riflessivi e descrittivi che possano far risaltare gli aspetti emozionali e sensoriali dando sfogo alla propria interiorità prediligendo composizioni costruite su un piano lirico di chiaro impatto. Non saranno conformi a tale sezione racconti canonicamente intesi fondati prevalentemente sulla costruzione del personaggio (fiction) o la narrazione di episodi.

SEZIONE F – LIBRO EDITO DI POESIASi partecipa con un solo libro di poesia pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume, dall’editore o dal (riconosciuto) erede letterario dell’autore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Si accettano anche libri di poesie in dialetto o in lingua straniera (con traduzione a fronte), di haiku e libri di poesia corredati da immagini (foto e quadri) e antologie (in questo caso si leggano le specifiche sotto). Si accettano, altresì, libri di poesie di autori scomparsi, inviati da parenti, amici, centri culturali ed editori. Verranno in questo caso considerati, in caso di valutazione positiva della Giuria, per un Premio speciale o “Alla memoria”. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.

Specifiche per la partecipazione con antologie e opere di AA.VV.

Si partecipa con un’antologia poetica (di qualsiasi tipo e composizione, tranne le antologie dei premi letterari) pubblicata con una casa editrice o auto-prodotta dotata di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore principale, dal curatore, dall’editore o da uno degli autori inseriti. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file digitale in formato .doc, .docx, .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee. Qualora il partecipante sia uno degli autori inseriti e non il curatore dell’antologia, il partecipante dovrà informare previamente della sua volontà di partecipare al premio il curatore del volume e dovrà tenerlo aggiornato sull’andamento del concorso e l’esito. Il partecipante sarà l’unico responsabile in materia di comunicazioni con il curatore dell’antologia per tutte le fasi relative del Premio, non potendo il curatore/editore nulla imputare all’organizzazione del Premio.

SEZIONE G – HAIKUSi partecipa con un massimo di tre haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana in forma anonima.

SEZIONE H – VIDEO-POESIASi partecipa con una video-poesia che dovrà essere inviata solo con una delle due possibilità: 1) caricandola sul sito online YouTube e fornendo nella mail di partecipazione il link del video. In questo caso l’utente non deve assolutamente apportare modifiche al video né cambi di URL per tutta la durata di svolgimento del premio, pena la squalifica; 2) allegando il video (soli formati .avi, .mp4, .wmv) mediante il sito di trasferimento dati gratuito WeTransfer. Non verranno considerati validi altri sistemi di trasmissione delle opere. Non dovranno essere mandati video nei quali siano impiegate canzoni, basi e melodie d’accompagnamento che siano brani tutelati/iscritti alla SIAE. Nella scheda di partecipazione l’autore deve dichiarare di avere utilizzato per la produzione del video materiali (foto, video, musiche) propri o di dominio pubblico o, laddove siano opere di terzi, di aver ottenuto le necessarie liberatorie per l’utilizzo, sollevando l’Associazione Culturale Euterpe da qualsivoglia responsabilità.

SEZIONE I – CRITICA LETTERARIASi partecipa con una recensione, o un testo critico o un’analisi dell’opera, o un approfondimento, o un articolo, o un saggio letterario su un’opera poetica classica o contemporanea della letteratura italiana o straniera (comprensiva su autori esordienti) in forma anonima. Si potranno inviare anche note di lettura, prefazioni, postfazioni e note critiche all’interno di un volume (in questo caso esso dovrà essere corredato dei dati bibliografici) e recensioni. L’opera potrà focalizzarsi sull’analisi di una singola poesia o di più testi, di una silloge, di un libro o più, o dell’intera produzione poetica di un dato autore. Tale testo non dovrà superare le quattro cartelle editoriali pari a 7.200 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo, le eventuali note a piè di pagina e la bibliografia (consigliata).

Sezione L – LIBRO EDITO DI SAGGISTICA SULLA POESIA: Si partecipa con un solo libro di saggistica / critica letteraria (saggio, volume critico, approfondimento, monografia, tesi di laurea pubblicata) su qualsiasi aspetto relativo alla poesia, sia locale, nazionale che internazionale, pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume e dall’editore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.

Art. 8 – CONTRIBUTO:

Per prendere parte al Premio è richiesto un contributo di € 10,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo. Gli associati dell’Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2020) hanno diritto a uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.

Bollettino postaleCC n° 1032645697

Intestazione: Ass. Culturale Euterpe – Jesi – Causale: IX Premio di Poesia “L’arte in versi”

Bonifico bancarioIBAN: IT31H0760102600001032645697

BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX (per pagamenti dall’Estero)

Intestazione: Ass. Culturale Euterpe – Jesi – Causale: IX Premio di Poesia “L’arte in versi”

Contantinel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti, ben occultata all’interno del plico.

Art. 9 – SCADENZA E INVIO

La scadenza di invio dei materiali (opere, scheda di iscrizione compilata e ricevuta del contributo versato) è fissata al 30 settembre 2020. I materiali dovranno pervenire in forma digitale (per le opere esclusivamente in formato .doc; per gli altri materiali anche in formato .pdf o .jpg) alla mail premiodipoesialarteinversi@gmail.com indicando come oggetto “IX Premio di Poesia “L’arte in versi” – 2020”. In alternativa, l’invio può avvenire in formato cartaceo; in questo caso fa fede la data di spedizione. Il plico dovrà essere inoltrato a:

IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Associazione Culturale “Euterpe”

c/o Dott. Lorenzo Spurio

Via Toscana n°3

60035 – Jesi (Ancona)

Le sezioni F (Libro Edito di Poesia), H (Video-Poesia) e L (Libro Edito di Saggistica) prevedono modi diversi di invio delle proprie opere. Per prendere visione delle modalità, si rimanda al precedente art. 7 del bando.

 

Art. 10 – ELABORATI

Le opere a concorso non verranno in nessun modo riconsegnate. Per quanto concerne le sezioni F (Libro edito di poesia) e L (Libro edito di saggistica) le copie dei volumi partecipanti verranno donate alla Biblioteca del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna e ad altre biblioteche. Una copia rimarrà nell’Archivio dell’Associazione Culturale Euterpe.

Art. 11 – MOTIVI DI ESCLUSIONE DELLA PROPRIA OPERA

Saranno esclusi dalla Segreteria le partecipazioni che non saranno considerate conformi al bando ovvero le opere che:

a)      riportano nome, cognome, soprannome dell’autore, il motto o altri segni di riconoscimento o di possibile attribuzione dell’opera (con eccezione delle sezioni F,H,L).

b)      sono risultate vincitori di un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso;

c)      appartengono ad autori che hanno vinto il 1° premio assoluto nella medesima sezione nella precedente edizione del Premio;

d)      appartengano ad autori che sono stati premiati con Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del Premio.

e)      presentano elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici, partitici e politici;

f)       appartengono ai soci fondatori e onorari dell’Associazione Culturale Euterpe; ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio; ai Presidenti delle Associazioni che collaborano esternamente;

g)      sono giunte prive della scheda dei dati personali e/o del contributo di partecipazione e/o dei testi con i quali s’intende partecipare, e/o con la scheda di partecipazione illeggibile e/o non completata in ogni campo, e/o con modalità non conformi a quanto richiesto dal bando, e/o oltre i termini di scadenza.

Art. 12 – COMMISSIONE DI GIURIA

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni, sono costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti ed esponenti del mondo culturale e letterario: Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione e Michela Zanarella. La Giuria è presieduta da Michela Zanarella. Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

Art. 13 – PREMI

Per ciascuna sezione saranno assegnati tre premi da podio: 1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2021; 2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione. La Giuria attribuirà il Premio del Presidente di Giuria, il Premio della Critica, il Trofeo “Euterpe”, il Premio “Picus Poeticum” (alla migliore opera di un autore marchigiano), il Premio ASAS (alla migliore opera in siciliano), il Premio “Le Ragunanze” (alla migliore opera sulla natura), il Premio “L’Oceano nell’Anima” (alla migliore opera con ambientazione classica), il Premio “Arte per Amore” (alla migliore opera a tema amoroso), il Premio “Il Faro” (alla migliore opera sul mare), il Premio “Africa Solidarietà” (alla migliore opera sul multiculturalismo), il Premio “Poesia & Solidarietà” (alla migliore opera sulla legalità e solidarietà). Fuori concorso verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria”, “Alla Cultura” e “Alla Carriera” a insigni poeti del nostro Paese.

La Giuria potrà proporre ulteriori premi, indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio.

Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi numericamente congrua o qualitativamente significativa per una sezione, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.

Tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo verranno pubblicate nell’antologia del Premio, disponibile gratuitamente il giorno della premiazione.

Art. 14 – RESPONSO

Il responso della Giuria sarà inviato per e-mail a tutti i partecipanti. A tutti i partecipanti verrà inviato il verbale di Giuria a mezzo e-mail. Esso verrà pubblicato sul sito dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com) e sui siti www.literary.it e www.concorsiletterari.it I risultati e i testi vincitori della sezione haiku saranno pubblicati sul portale “Alman Haiku” – Annuario Italiano degli Haiku Premiati all’indirizzo www.almanhaiku.blog Non si darà seguito a richieste in merito a posizionamenti e punteggi ottenuti, analisi estetico-valutative né a commenti critici sulle proprie opere presentate.

Art. 15 – PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione, qualora le condizioni sociali e le normative governative lo consentiranno, si terrà a Jesi (AN) nella primavera del 2021. A tutti i partecipanti verranno fornite con preavviso le informazioni inerenti alla data e al luogo di premiazione. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia per ritirare il premio; qualora non possano intervenire hanno facoltà di inviare un delegato. In questo caso, la delega va annunciata a mezzo mail, all’attenzione del Presidente del Premio entro una settimana prima dalla cerimonia di premiazione all’indirizzo presidente.euterpe@gmail.com. Non sarà possibile delegare membri della Giuria. Non verranno considerate le deleghe annunciate in via informale a mezzo messaggistica privata di Social Networks né per via telefonica. I premi non ritirati personalmente né per delega potranno essere spediti a domicilio mediante Poste Italiane, previo pagamento delle relative spese di spedizione a carico dell’interessato, con eccezione dei premi rappresentati da targa oro 24kt che dovranno essere ritirati necessariamente dal vincitore o delegato il giorno dell’evento. In nessuna maniera si spedirà in contrassegno.

Art. 16 – PRIVACY

Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) che li utilizzerà per i fini inerenti al concorso in oggetto e per tutte le iniziative culturali e letterarie organizzate dalla stessa.

Art. 17 – ULTIME

Il presente bando di concorso consta di diciassette articoli compreso il presente. La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.

 

 

Dott. Lorenzo Spurio

Presidente del Premio

Presidente Ass. Euterpe

 

Dott.ssa Michela Zanarella

Presidente di Giuria

 

 

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com

PEC: ass.culturale.euterpe@pec.it

Tel. (+39) 327 5914963 – Anche Sms e WhatsApp

Segreteria del Premio: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

 

 

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

La scheda si compone di 2 pagine. È fondamentale che sia compilata in ogni spazio, pena l’esclusione.

 

Nome/Cognome __________________________________________________________________

 

Nato/a a ____________________________________________ il__________________________

 

Residente in via __________________________________________________________________

 

Città _____________________________ Cap ___________________Provincia_______________

 

Tel. _______________________________________ E-mail _______________________________

 

Partecipo alla/e sezione/i:

 

 A  Poesia in italiano 

 

 B – Poesia in dialetto specificare dialetto: _________________________________________________)

 

 C – Poesia in Lingua Straniera specificare lingua: __________________________________________)

 

 D – Poesia religiosa

 

 E – Prosa poetica

 

 F – Libro edito di poesia

 

 G – Haiku

 

 H – Video-poesia

 

 I – Critica Letteraria

 

 L – Libro edito di saggistica

 

Per le sezioni A, B, C, D, E, G, H, I indicare il titolo delle opere, specificando vicino se sono EDITE o INEDITE e, nel caso di EDITE, dove sono precedentemente comparse.

Per le sezioni F, L specificare il titolo del libro, casa editrice e anno.

Per la sezione G, essendo gli haiku privi di titolo, non dovrà essere indicato niente.

Per la sezione H specificare il titolo della video-poesia e di eventuali nomi di regista, musiche e voce recitante. Musiche, canzoni, brani usati non devono essere iscritti/tutelati dalla SIAE.

 

___________________________________________________________________________________________

 

___________________________________________________________________________________________

 

___________________________________________________________________________________________

 

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 Data_____________________________________ Firma ___________________________________

L’autore è iscritto/ tutelato dalla SIAE?                                Sì                  No

 

I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE?      Sì                  No

 

Se Sì indicare quali testi ______________________________________________________________

 

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______________________________________________________________________________________

 

DICHIARAZIONE PER I PARTECIPANTI DI TUTTE LE SEZIONI

  Dichiaro che le opere non presentano in nessuna forma elementi che possano rimandare a una lettura, interpretazione, collegamento e/o richiamo a impostazioni ideologiche di tipo razziste, xenofobe, denigratorie, pornografiche, blasfeme, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio o alla differenza e all’emarginazione, nonché di tipo politico, partitico o di ogni altra impostazione e fazione che possa richiamare un clima di violenza, lotta, incomprensione, intolleranza e insubordinazione, e che sono, comunque, l’unico responsabile sugli stessi sollevando gli organizzatori da qualsivoglia problematica o disputa possa sorgere.

 Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno. Dichiaro, pertanto, che essi non sono soggetti a D.A. (Diritti d’Autore) in quanto non ripresi da testi coperti da tutela di cui alla L. 22/04/41 n°633 e successive modificazioni e integrazioni.

 Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), organizzatrice di questo Premio, a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) allo scopo del concorso in oggetto.

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Osvaldo Anzivino e Raffaele Lepore, poeti dialettali foggiani

Articolo di Stefano Bardi  

Vorrei parlare di Foggia e della sua cultura poetica dialettale. Luci e tenebre di una città che conserva il suo patrimonio architettonico-culturale in maniera esemplare anche grazie, allo studio e alla divulgazione del suo dialetto risalente all’XI e XII secolo nato dal linguaggio della pastorizia, dell’agricoltura e dell’allevamento contaminandosi durante il suo cammino storico con lessemi napoletano-abruzzesi per giungere fino ai giorni nostri perdendo però, la sua originalità sintattico-linguistica e verbale. Dialetto che è stato usato in particolar modo nei secoli nella poesia, come è dimostrato da due poeti del secolo scorso, Osvaldo Anzivino e Raffaele Lepore.

OSVALDO ANZIVINO (1)Osvaldo Anzivino (Foggia, 1920-2011) dal punto di vista editoriale ci ha lasciato le raccolte Quatte passe pe Fogge (1975) e Archi del tempo (1978 e 1984). Opere che, come ci dice il poeta, scrittore e saggista Sergio D’Amaro sono fortemente legate al suo paese natale e in particolar modo alla figura del ferroviere che tanto sangue versò nel 1943 per liberare i foggiani e gli italiani interi, dal Nazifascismo. Più nel dettaglio è concepito dal poeta, come una guida spirituale che aiuta i foggiani nella lotta sociale e civile per la libertà, la pace universale e la fratellanza fra gli Uomini[1]. In Quatte passe per Fogge l’elemento naturale del mare è visto come un iroso padre che schiaffeggia i suoi figli purificandone gli oscuri respiri e uccidendone le carnali infezioni[2] mentre la luna è vista come un’inarrivabile compagna esistenziale, ma anche come una silenziosa madre che dispensa ai suoi terreni figli dolci, buone e compassionevoli parole colme d’amore.[3] In Archi del tempo, gli archi del titolo simboleggiamo delle spazio-temporalità in cui il poeta rivede il suo passato, qui rappresentato da Foggia e dall’universo mezzadro. Tale città è vista come una dolce reminiscenza marchiata a fuoco sul suo cuore, come un eccitante sogno e un intimo universo in cui rivedere le vecchie amicizie di una volta.[4] Universo mezzadro, infine, rappresentato dalla figura della contadina, concepita come una creatura condannata a stremanti lavori che terminano con insignificanti cibi, che procurano ferite e carnali infezioni, che creano disagi socio-esistenziali all’interno della famiglia e che mutano la contadina in una creatura sbeffeggiata addirittura dal firmamento celeste.[5]

RAFFAELE LEPORE.jpgIl secondo poeta è Raffaele Lepore (Foggia, 1923-1989), fortemente legato alla sua città da lui concepita attraverso il passato e attraverso la modernità per lui del tutto indecifrabile, come si evince dai titoli Quann’ére uaglione (1967), Carosello foggiano (1970) e ‘I timbe so cagnàte (1980). Nella raccolta del 1967 leggiamo poesie sulla sua infanzia rimembrata come una vita fatta di solitari passi, di offuscate luci, di spirituali dolcezze, di gioie etico-sociali, di quotidiani incontri familiari e poesie sulla figura del padre defunto, dal figlio poeta rimembrato come un’ombra emanante gioia, come un padre intensamente legato agli affetti filiali e come una paradisiaca ombra sempre presente, nella terrena vita del figlio.[6] Accanto a questi temi compaiono quelli legati alla sua infanzia e più precisamente ai suoi giochi, ricordati come momenti di puro godimento. Nella raccolta del 1970, quella di maggior successo, si possono leggere liriche sul mare dal poeta visto come un grande arcobaleno dagli accecanti colori e come un cammino esistenziale che deturpa, contamina e come un avido padre che soffoca il suo passato.[7] Mare affiancato dai temi riguardanti la Religione e il Natale. Tema – la Religione – che è poetizzato attraverso la figura del rosario, dal quotidiano rapporto matrimoniale fra marito e moglie fatto di angherie, soprusi e lacrime. Tema invece quello del Natale, dal poeta trattato attraverso il giorno della vigilia concepito come un frenetico giorno composto da assordanti rumori, soffocanti voci, inebrianti sapori. Opera infine quella del 1980, dove la città natale dell’ormai maturo Lepore non è cambiata nel suo cammino esistenziale e nelle sue architetture ma lo è a livello umano in un universo dove le vecchie amicizie del poeta si sono trasformate in impercettibili fantasmi.[8] Città, infine, che si è trasformata in un universo dove i suoi momenti infantili sembrano essere diventati insignificanti ombre del passato, quali lontani ricordi a lui ormai del tutto estranei.[9]    

STEFANO BARDI

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:  

CATALANO ETTORE, Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit, Bari, 2009. 

Foggia, da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Foggia

Poesie Osvaldo Anzivino, dal link: http://toniosereno.altervista.org/pagina-845487.html 

Poesie Raffaele Lepore, dal link: http://ildialettodifoggia.altervista.org/raffaele-lepore.html   

           

 

[1] SERGIO D’AMARO, Poeti in Capitanata in ETTORE CATALANO, Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit, Bari, 2009, p. 115. 

[2] OSVALDO ANZIVINO, Acque e scoglje, dal link http://toniosereno.altervista.org/pagina-845487.html  consultato il 23/12/2019 (“[…] L’acque, lundane, e’ fèrme; nen zze mòve, / ma sop’e scoglje corre, sbatte e ‘ndorne, / piggh’a sckaff’i prete, zombe a l’àrje, / s’apre a vendaglje e ccade sckattijànne / pe nderre cumie vitre de becchire.”)  

[3] OSVALDO ANZIVINO, Luna chiène, dal link http://manganofoggia.it/osvaldo-anzivino/ consultato il 23/12/2019 (“[…] Crijatùre, ggiuvenòtte, / òme fatte, / ci amme tenùte sèmbe cumbagnìje/ passànne nzime tande e ttanda notte. / Ije t’accundàve tutt’i fatte mìje / quanne che nnìnde m’ ’a pigghiàve a ffòrte, / e ttu rerènne, ‘a facce ‘a mèla còtte, / decive doje paròle de chenffòrte. […]”)   

[4] OSVALDO ANZIVINO, Fogge, paèse mìje, dal link http://toniosereno.altervista.org/pagina-845487.html  consultato il 23/12/2019 (“[…] Fogge, paèse mìje, / tu staje stepàte / ind’a qquistu còre. / Anne dop’ anne, / sforze, sedòre, / strazzàte i panne, / o, forse, segnòre, / ije, cum’e ttanne, / ije te pènze angòre. […]-[…] i vìje de Fogge, ‘a case ndò sò nnàte; / ‘a tèrre che chemmògghie ‘a ggènda mìje; / tanda parìnde, tutt’ ‘a cumbagnìje / ch’ agghie rumàste da tand’ anne fa.”)                

[5] OSVALDO ANZIVINO, ‘A tarrazzàne, dal link http://toniosereno.altervista.org/pagina-845487.html  consultato il 23/12/2019 (“[…] Ha ffadegàte tutte ‘u jùrne sane / ind’a na pèzze, / ch’i pìde sènza scarpe / mmìzz’ ê spìne, / e na stòzze de pane / l’ha ssuppùndàte ‘u stòmeche. […]-[…] e i màne, / pòveri màne! / So ttutte aperte, lòrde de tèrre. […]-[…] Nenn e’ ffenùte angòre sta jurnàte: / s’ha da ‘bbadà a i crijatùre: / a ‘u piccule ca chiàgne e vvòle ‘u làtte; / s’ha da penzà a mmagnà / ggià vòlle l’àcque. […]-[…] I stèlle tremelèjene / cum’ e llambìne / a mmìll’ a mìlle. / Dumàne ‘u tìmbe e’bbùne! / Dumàne… sì, dumàne / e’ n‘ate jùrne lunghe de fatìche.”)          

[6]              RAFFAELE LEPORE, A papà mije, dal link http://ildialettodifoggia.altervista.org/raffaele-lepore.html consultato il 24/12/ 2019 (“[…] ‘U vulèvene bène tutte quande, / ére allègre, ‘i piacève ‘a cumbagnije! / Gènde de tutte spècie ‘u respettave, / pecchè teràve a tutte ‘a sembatije; […]-[…] Vulève ‘ a cumbagnije d’i figghje suije: / ‘u baciamme, e cundènde s’a revève… […]-[…] Tu rire angòre, d’a fotografije, / ma a nuje nenn’esce manghe na parole, / sole n’Avemmarije,… papà mije.”)     

[7]              RAFFAELE LEPORE, Mare, dal link http://ildialettodifoggia.altervista.org/raffaele-lepore.html consultato il 24/12/2019 (“[…] E’ bèlle, tène cinde sfumature, / cagne chelore d’a matìne ‘a sère, / d’o vèrde, ‘o rusce, ‘o blù, quanda petture / l’hanne guardàte quanne s’arravògghje! / L’acque se move, nen se fèrme maje, / azzoppe, torne ‘ndrète, po’ se ‘mbrogghje, / se ‘ngrèspe, face ‘a sckume, cacce ‘a ‘ddore, / se sfasce ‘a lonne, po’ ne vène n’âte, / cke n’âta forme, cke n’âte remòre. […]-[…] ‘A vite nen se fèrme, e tu nèmmanghe, /pèrò, jurne pe jurne qualche cose / rumàne ‘ndèrre e ‘nde n ‘accûrghe manghe. […]”)           

[8]              RAFFELE LEPORE, Doje piume, dal link http://ildialettodifoggia.altervista.org/raffaele-lepore.html consultato il 24/12/2019 (“[…] Pe quìstu viche, ‘u timbe nn’è passàte, / e se defènne, e stipe, amminze ‘e mure, / lùcchele e voce ca ‘nze sò cagnàte, / umedetà e ‘ddore de fretture. / Ck’a scuse d’accattà nu cuppetille, / ‘a frutte, ‘i pelanghille, doje carote, / ce passe apposte ind’a stu vecarille: / là vède angòre Fogge de na vote!”)       

[9]              RAFFAELE LEPORE, Scagghjûzze, dal link http://ildialettodifoggia.altervista.org/raffaele-lepore.html    consultato  il 24/12/2019 (“[…] turnàje ‘ndrète de parècchj anne, / e revedije, cûme si fosse aire, / jurnàte ca passàvene zumbanne: / ‘ i lite, ‘i jûche fatte annand’a scole, / ‘u scagghjuzzàre ck’a stagnère annanze, / ‘u pianine, ‘u bellome ck’i varole, / tarrazzane ck’i ciste e ck’i velànze! / Fra ‘i poche cose ca ce stanne angòre, / de quilli timbe bèlle e spenzaràte, / stanne ‘i scagghjûzze càvede ck’a ‘ddore, / pure si peccenùnne e arresecàte. / Nu sfûglje sicche sicche, color d’ore, / arresecàte, sì, redutte a ninde, / e t’è sta attinde quanne isce fôre: / si agàpre ‘a carte,… s’i carrèje ‘u vinde! […]-[…] hagghje accattàte solamènde ‘a ‘ddore!”)               

Inchiesta sulla poesia. Forme, contaminazioni e codici linguistici, tra atrofia della critica e pressappochismo versificatorio

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[scadenza per compilazione e invio: 29/02/2020]

Sulla scorta di alcune recenti letture e approfondimenti sulla letteratura italiana contemporanea, con particolare attenzione alla poesia, mi è sembrata buona cosa, in chiusura di questo anno, proporre, mediante un format online di semplice uso (collegandosi a questo link), un sondaggio rivolto ai poeti italiani con l’idea di sentire le proprie opinioni e considerazioni su una serie di aspetti importanti della poesia odierna.

Alcune considerazioni sullo stato attuale della poesia, esposte dalla poetessa e critico letterario Rosa Giangoia, possono essere utili a evidenziare la situazione odierna: «La poesia sembra vivere un momento molto particolare, caratterizzato da contraddizioni. Da un lato, infatti, la produzione di testi poetici è molto ampia e diffusa ad opera di una miriade di autori, di cultura diversa e di orientamento di pensiero vario e diversificato, che producono testi quasi a getto continuo. Per lo più sono anche attivissimi in rete, in siti specialistici e in gruppi dedicati sui social, in cui postano con frequenza loro testi, che raramente vengono discussi con argomentazioni e valutazioni critiche, ma di solito sono fatti oggetto di elogi da parte di lettori sulla base di consonanza e spontaneismo.  […] Si assiste in molti casi a uno svilimento dell’attività poetica, sovente frutto di spontaneismo e di improvvisazione, con la conseguenza di una produzione sciatta, banale, ripetitiva, scarsamente originale, all’insegna dell’emotività e del sentimentalismo».[1]

Partendo dall’assunto che «La letteratura è dappertutto»[2], come sostenuto da Giulio Ferroni in una recente pubblicazione, nel sondaggio ci si è posti lo stratificato e mutabile universo poetico come elemento d’indagine da una serie di punti di vista differenti. Il sondaggio si costituisce di ventuno domande pensate come possibili input, tracce da poter investigare in maniera libera, senza un particolare limite di estensione in relazione ad aspetti quali la poesia civile[3], l’importanza della musicalità e della componente orale della poesia con annesse domande in relazione alla lingua e alla traduzione, ma anche al dialetto.

Ricorrendo sempre a Ferroni che sostiene che «in ogni modo non sembra più possibile delimitare la letterarietà in un campo specifico, che escluda il vario irrompere delle ibridazioni a cui la parola scritta viene sottoposta», ci si è posti, per converso, anche la questione – che reputo nevralgica – del rapporto tra poesia e altri codici espressivi, vale a dire le contaminazioni e le rappresentazioni multidisciplinari, le applicazioni che nel suo infinito contenitore di temi e approcci può abbracciare.

Vengono altresì poste domande, per fini statistici che permettano di argomentare i dati che saranno raccolti, in merito ad aspetti più personali del proprio legame con la poesia (età nella quale si è cominciato a produrre, numero di libri prodotti, numeri di libri letti al mese) che possono fornire indicazioni rilevanti per una considerazione tout court sulla poesia contemporanea. Il progetto, che non ha previsto nessuna data di scadenza quale termine per poter completare le domande del sondaggio, ha la volontà di raccogliere un congruo numero di materiali, in risposta, in riferimento ai vari quesiti che possano, in una seconda fase, essere letti, comparati e forniti in maniera esatta e dai quali poter trarre, eventualmente, delle considerazioni più circostanziate.

La rivista fiorentina L’area di Broca (ex Salvo imprevisti), diretta dalla poetessa Mariella Bettarini, ha dedicato nei mesi scorsi uno dei suoi numeri proprio a fare il punto sulla poesia contemporanea proponendo quesiti importanti sulla funzione e la rilevanza nella nostra società della poesia, di come essa sia cambiata nel corso degli ultimi decenni e ponendo particolare attenzione alle nuove forme poetiche che traggono sostentamento soprattutto dall’oralità e dalla virtualità. Un compendio molto interessante con gli interventi, tra gli altri, di Mariella Bettarini, Maria Grazia Calandrone, Maurizio Cucchi, Caterina Davinio, Roberto Deidier, Luigi Fontanella, Marco Giovenale, Giuliano Ladolfi, Mia Lecomte, Giorgio Linguaglossa, Elio Pecora, Evaristo Seghetta Andreoli, Adam Vaccaro, Luciano Valentini e il sottoscritto che è stato edito in forma sintetica sul n°106-107 (luglio 2017-giugno 2018) della rivista cartacea (disponibile anche in formato digitale, scaricabile in PDF dal relativo sito) e in forma integrale, nella completezza dei vari interventi, in un volume edito da Porto Seguro Editore di Firenze nel 2019.

L’aspetto che credo sia rilevante, o comunque che deve essere rimarcato, è che tale sondaggio, pur aperto liberamente a tutti, è stato espressamente pensato e voluto per essere rivolto direttamente ai poeti. Ha come finalità proprio quella di sentire cosano pensano i poeti – coloro che la poesia la producono e non solo la leggono – di questo genere, degli approcci e delle forme, nonché delle nuove modalità espressive, come la pratica diffusa del reading e della performance, come quella del poetry slam che sempre genera pareri molto discordanti.

Lello Voce, considerata l’anima centrale di questa espressione poetica creata da Marc Kelly Smith, sostiene che «Lo slam è un atto radicalmente politico: non solo perché riporta il poeta nella polis, ma perché rivendica il nostro diritto di essere ancora proprietari della lingua con la quale parliamo, con la quale amiamo e odiamo, con la quale gioiamo e soffriamo, con la quale accettiamo quell’altro che ci sta di fronte e occupa uno spazio che, se non ci fosse lui, potrebbe essere nostro, ma che, se lui non c’è, non avrebbe alcun senso di essere».[4] Il poeta e performer Dome Bulfaro, presidente della Lega Italiana Poetry Slam, ha raccolto una serie di scritti, opinioni di poeti e testimonianze – che danno voce a entrambi i sostenitori e i detrattori di questo fenomeno – nel ricco testo Guida liquida al poetry slam. La rivincita della poesia (2016) che dovrebbe sicuramente esser letto per avere un approfondimento su ogni aspetto di questa poesia empatica che si fa viva e prende corpo proprio nella sua forma di spoken language.[5]

In relazione alla dimensione orale della poesia è rilevante ricordare il progetto ideato e curato da Giovanna Iorio in collaborazione con Alan Bates nato un anno fa circa con la volontà di creare una grande enciclopedia di poesia vocale, la Poetry Sound Library (PSL).[6] Un’antologia della voce dove ciascun autore, che viene localizzato sulla mappa del globo e del quale si forniscono note bio-bibliografiche, dà lettura, nella sua lingua, a un componimento poetico. Il progetto, al quale da subito hanno aderito poeti da ogni parte del mondo, si è ben presto interessato anche alla poesia dialettale e dar voce anche agli autori scomparsi. L’iniziativa, che è stata presentata in un evento dedicato al Museo Macro Asilo di Roma il 14 aprile 2019 dal titolo “Riflessioni sulla voce”[7], nasce dalla volontà, strenuamente difesa dall’ideatrice Giovanna Iorio, di «preservare la voce, tornare alla purezza del suono, togliere il fruscio della carta delle parole, risvegliare i suoni primordiali del vento, restituire alla poesia la potenza della voce».[8] Essa contempla, a dicembre 2019, le voci di un totale di 1112 poeti viventi e decine di poeti del passato. Nella prefazione del volume pubblicato a seguito della presentazione ufficiale del PSL l’ideatrice Giovanna Iorio così ha annotato: «La Poetry Sound Library (abbrev. PSL) non è un altro archivio sonoro ma la prima mappa mondiale delle voci poetiche. […] è soprattutto un’utopia, un paese ideale solo per i poeti, un «luogo che non esiste», il «non» «luogo» οὐ τό̟ος di Tommaso Moro. Come ogni utopia anche la PSL aspira alla formulazione di un assetto poetico che non trova ancora riscontro nella realtà e che qui viene proposto come ideale e come modello; è utopia anche nel senso limitativo del termine, perché aspira a un modello non realizzabile, astratto, ma nel far questo sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale. […] La PSL ha creato un pianeta silenzioso per ascoltare la voce dell’altro. Può contenere, e di fatto contiene, gli archivi di tutto il mondo e i poeti di ogni epoca e luogo. Proprio come un nuovo mondo, sogna di ospitare tutte le voci poetiche e per questo è un progetto che non verrà mai completato, può solo desiderare di essere portato a termine. Grazie agli strumenti della mappa, i poeti più importanti del passato emergono dagli archivi e tornano vivi, nella città e nei luoghi dove hanno vissuto e operato. […] Si percepisce, esplorando la mappa, che esiste una sola voce, la Voce della Poesia, polifonica e dirompente se la si ascolta in un nuovo modo e senza gerarchie, limiti spaziali o temporali. […] La PSL fa di-vertire e cambiando direzione si tracciano nuove geografie. I percorsi sonori sulla mappa invitano ad esplorare questo mare ignoto della poesia sonora. Emoziona ascoltare le voci nelle lingue di tutto il mondo, senza la rassicurante presenza di una traduzione. L’ascolto va al di là della comprensione del senso delle parole».[9]

Sui rapporti tra scienza e poesia, oggetto di analisi di uno dei quesiti, mi viene da segnalare alcuni recenti progetti che hanno parlato di questo. In una recente recensione di Rosa Elisa Giangoia dal titolo “La poesia della matematica”, apparsa sulla rivista Xenia dove, si parla del volume Duet of Formula (2016) di Laura Garavaglia e Mariko Sumikura e si legge: «Quello che le liriche raccolte vogliono evidenziare è che tanto la matematica quanto la poesia indagano gli aspetti problematici della realtà come l’inizio, la fine, la vita, la morte, avendo come obiettivo un oltre indefinito, anche perché entrambe investigano il dilemma dell’infinito, dell’incommensurabile, dentro e fuori l’uomo e la realtà».[10] Va anche segnalato il pamphlet di Roberto Maggiani, edito in formato e-book da La Recherche, ricco di citazioni e riferimenti, dal titolo Poesia e scienza: una relazione necessaria? (2019) dove il tema nevralgico delle interrelazioni e intersezioni tra i due campi vengono presi in considerazione con acume da vari punti di vista. Eugenio Nastasi nella sua “Breve riflessione” che chiude questa dissertazione osserva: «Se è vero che la fisica quantistica “cerca di spiegare quello che accade a una particella prima che entri in gioco l’osservatore”, lo stesso procedimento può essere esteso all’ologramma poetico prima di concretizzarsi, nella mente del poeta, in sintagma del poiein. In qualche modo, voglio dire, come nell’universo della fisica quantistica “la realtà esiste solo nel mondo dei numeri immaginari”, gli elementi dell’atto creativo poetico o similari, fluttuano in un “loro” mondo, complementare o speculare a quello dell’osservatore-poeta, fino a quando viene assorbito e reso accessibile dalla “cernita” che ne fa il poeta».[11] Sui rapporti tra poesia e astrofisica mi sento di fare senz’altro il nome del poeta Corrado Calabrò che con Quinta dimensione (2018) ha spalancato le porte della poesia a una dimensione altra, che s’interroga sull’uomo e ammicca alla scienza e ai suoi traguardi.[12]

Ferroni segnala che la «pluralità delle esperienze, dà luogo a una frantumazione degli spazi e dei livelli, con un’articolazione di nicchie e strati che tendono a chiudersi in se stessi, spesso tra loro impermeabili» ed è, in questa atrofia poetica e iperproduzione libraria, il rischio che maggiormente si paventa e che dovrebbe essere, se non allontanato del tutto, senz’altro reso il meno invasivo possibile tenendo a mente un aforisma di Carl Sandburg che recita: «La poesia è l’apertura e la chiusura di una porta che lascia chi vi guarda attraverso a fare congetture su ciò che ha visto per un istante».[13]

Non solo attenzione verso il poeta in quanto fautore della creazione e custode di sapienza (finanche affabulatore, quando non stratega e utilizzatore di codici avulsi dalla praticità spicciola della vita) ma anche verso il critico la cui funzione, negli ultimi anni, sembra essersi un po’ svuotata o semplicemente dissipata in questa variegata schiera di tuttologi e di informatori che fanno cronaca e spesso travalicano la critica propriamente detta, agghindata di indecorose banalità o gossip senz’altro a latere l’oggetto libro. Colui che si colloca in mezzo tra l’autore e il pubblico, una volta inteso come interprete del testo e per questo spesso associato a una sapere tecnico, accademico e pedante, quale estrattore di significati nascosti. Semmai un commentatore in grado di contestualizzare contenuti, analizzare forme, ampliando aspetti, trovando rimandi, ascoltando echi, sapendo cogliere la centralità delle immagini, le correlazioni spesso non così manifeste, ma plausibili secondo un dato tipo di avvicinamento al testo. Citando ancora Ferroni, che molto si è espresso sull’argomento, e in maniera quanto mai chiara, non ci si può non riconoscere nelle sue parole: «Tuttologia e specialismo sono spesso fuorviati dall’ostentazione di sicurezza dell’interprete, dalla pretesa di dire a tutti i costi qualcosa di nuovo e dall’ossessione dell’iperinterpretazione, dal voler far prova di saperne di più di ciò che il testo contiene».

Nel corso del sondaggio si forniscono anche domande atte a chiedere gli autori – sempre in fatto di poesia – tanto italiani che stranieri che si reputano, per ragioni proprie, i più importanti per la poesia, che vanno senz’altro letti e studiati e tenuti a mente. Questo consentirà di poter avere dati attendibili in merito alla poesia che realmente si legge (e dunque si ama) che non ha da essere valutata meramente con ciò che nelle librerie viene comprato, spesso in maniera semplicistica, sulla scorta di una suggestione avuta magari dalla semplice copertina o da un lontano consiglio di qualcuno che non di rado non ha come epilogo che quello di lasciar depositare polvere su quel libro acquistato.

Ed è per questa ragione che vengono proposte nel sondaggio anche due domande che reputo lungimiranti e necessarie al contempo, che guardano ciascuna in una direzione precisa: una al passato e l’altra al futuro. La prima di esse, infatti, ha a che vedere con quali autori, se si ritiene che ve ne siano, sembrano essere i grandi assenti, palesemente dimenticati e tralasciati a dispetto della loro importante opera letteraria (complici magari la disattenzione di critici, l’inadempienza di familiari che potrebbero meglio curare l’eredita letteraria, nel caso di autori passati a miglior vita, e soprattutto il palese disinteresse delle major editoriali che puntano altrove, verso il facile guadagno). L’altro quesito, invece, tende a chiedere quali poeti – più o meno giovani – della scena odierna meriterebbero una conoscenza, diffusione maggiore, vale a dire quali esponenti che, causa della marginalità insita della poesia e – di nuovo – del poco interesse editoriale, non godono di quella fama che, effettivamente, meriterebbero.

Si tratta, in qualche modo, di poter comprendere meglio alcuni dei tanti tracciati che la poesia nel corso del tempo, con esiti vari, ha scritto e percorso, vicoli bui e strade per lo più asfaltate, passaggi ampi e cunicoli leggermente impraticabili, a rappresentare i tanti percorsi dei poeti che, anche grazie a un sistema di rimandi, citazioni e di un universo intertestuale, sono interconnessi tra loro, che si vivificano a vicenda, colloquiando tra età e spazi diversi. Intertesto che è rimando ma anche polifonia interpretativa come osservato dalla poetessa Erika Burkart in alcuni suoi versi: «Un frammento vien letto/ da ciascuna epoca in modo diverso,/ dentro vi proiettiamo l’attualità,/ spieghiamo, aggiungiamo e combiniamo,/ scopriamo; sui bordi estremi,/ nei più profondi interstizi/ prolifera un che di vago e di sinistro,/ che fa paura e intriga».[14]

Questo sondaggio, in ultima battuta, è un mezzo per interrogare i tanti poeti sulla loro arte; anche perché, come Ferroni propone e incalza, la critica possa resistere mediante un mezzo efficace che gli consenta di «interrogare i linguaggi» dal momento che «L’impegno interpretativo non può disporre di nessuna sicurezza, ma può fare affidamento sulla continuità di un leggere e di un interrogare». Affinché si possano aggiungere tante valide pagine a quella millennium poetry che, come Magrelli ha sottotitolato, non è che un viaggio sentimentale nella poesia italiana.

 

Link diretto all’Inchiesta sulla poesia

 

 

Riferimenti

AA.VV., L’area di Broca. Poesia XXI. Il punto sulla poesia contemporanea, Porto Seguro, Firenze, 2019.

AA.VV., Poetry Sound Library. Riflessioni sulla voce, e-book n°233, La Recherche, 2019.

Bulfaro Dome, Guida liquida al poetry slam. La rivincita della poesia, Agenzia X, Milano, 2016.

Burkart Erika, Poesie, Campanotto, Paisan di Piave, 2005.

Ferroni Giulio, La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere, Salerno Editrice, Roma, 2019.

Garavaglia Laura, Sumikura Mariko, Duet of Formula, Japan Universal Poets Association, Kyoto, 2016.

Maggiani Roberto, Poesia e scienza: una relazione necessaria?, e-book, La Recherche, 2019.

Magrelli Valerio, Millennium poetry. Viaggio sentimentale nella poesia italiana, Il Mulino, Bologna, 2015.

Poesia, Crocetti, Milano, anno XXXII, novembre 2019, n°353.

Spurio Lorenzo, “La Quinta dimensione di Corrado Calabrò il poeta che strizza l’occhio alla scienza”, Blog Letteratura e Cultura, 18/08/2019, https://blogletteratura.com/2019/08/18/la-quinta-dimensione-di-corrado-calabro-il-poeta-che-strizza-locchio-alla-scienza-a-cura-di-lorenzo-spurio/

Xenia, Trimestrale di Letteratura e Cultura, AGF Edizioni, Genova, n°3, 2009.

 

 

Lorenzo Spurio (Jesi, 1985), poeta, scrittore e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico García Lorca (2016) e Pareidolia (2018). Ha curato antologie poetiche tra cui Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (2016) e Sicilia: viaggio in versi (2019). Per la narrativa ha pubblicato tre raccolte di racconti brevi. Intensa la sua attività quale critico con la pubblicazione di saggi in rivista e volume, approfondimenti, prevalentemente sulla letteratura straniera, tra cui il volume Cattivi dentro: dominazione, violenza e deviazione in alcune opere scelte della letteratura straniera (2018). Si è dedicato anche allo studio della poesia della sua regione pubblicando Scritti marchigiani (2017) e La nuova poesia marchigiana (2019). Tra i suoi principali interessi figura il poeta e drammaturgo spagnolo Federico García Lorca al quale ha dedicato un ampio saggio sulla sua opera teatrale, tutt’ora inedito e tiene incontri tematici. Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, fondata a marzo 2016, e Presidente di Giuria in vari concorsi di poesia, tra cui il Concorso di Poesia “Città di Porto Recanati – Premio Speciale Renato Pigliacampo”, il Premio Letterario “Città di Chieti” e il Premio Letterario Internazionale “Antonia Pozzi – Per troppa vita che ho nel sangue” di Pasturo (LC); ha ideato e presiede il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” che ha sede a Jesi, giunto nel 2020 alla nona edizione. Su di lui si sono espressi, tra gli altri, Giorgio Bàrberi Squarotti, Dante Maffia, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Nazario Pardini, Antonio Spagnuolo e Sandro Gros-Pietro.

 

[1] Xenia, Trimestrale di Letteratura e Cultura, AGF Edizioni, Genova, n°3, 2009, pp. 35-36.

[2] Giulio Ferroni, La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere, Salerno Editrice, Roma, 2019. Tutte le citazioni di Ferroni sono tratte dal medesimo libro.

[3] A partire dall’amara e annichilente citazione (ma anche indirettamente propositiva per un impegno serio, costante e convinto) di Theodor Adorno che ebbe a dire «Scrivere una poesia dopo Aushwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie» si legga il breve articolo di Letizia Leone dal titolo “Quale poesia dopo lo scandalo insostenibile della Storia?” apparso sulla rivista romana Il Mangiaparole, anno 1, numero 4, ottobre-dicembre 2018.

[4] Dome Bulfaro, Guida liquida al poetry slam. La rivincita della poesia, Agenzia X, Milano, 2016.

[5] In relazione all’universo dello slam vorrei segnalare due interviste da me fatte a due poeti performer che, nelle loro rispettive zone, sono stati e sono promotori di poetry slam e hanno rivestito il ruolo del Maestro di Cerimonia: “Intervista al poeta e performer Max Ponte”, in Blog Letteratura e Cultura, 07/01/2018 (https://blogletteratura.com/2018/01/07/intervista-al-poeta-e-performer-max-ponte-a-cura-di-l-spurio/ );   “La poesia orale. Intervista alla poetessa aquilana Alessandra Prospero”, in Blog Letteratura e Cultura, 19/01/2018 (https://blogletteratura.com/2018/01/19/la-poesia-orale-intervista-alla-poetessa-aquilana-alessandra-prospero-a-cura-di-l-spurio/). Va, inoltre, osservato che Max Ponte è ideatore di una formula innovativa di gara poetica che può essere considerata di derivazione della poetry slam denominata “Angelico Certame” (https://angelicocertame.org/2016/09/06/regolamento/) che si disputa a Torino. S’iscrive in questo ambito di rivisitazione anche la Gara poetica itinerante nelle antiche terre picene “Ver Sacrum” (https://associazioneeuterpe.com/regolamento-2/), ideata dal sottoscritto assieme a Michela Tombi, organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi che ha toccato i maggiori centri della regione Marche nel corso del 2019 e ha avuto la sua finale del campionato a Cupramontana (AN) lo scorso 14/12/2019.

[6] Sito internet: https://poetrysoundlibrary.weebly.com/

[7] Gli atti di questo incontro sono raccolti in un numero monografico col medesimo titolo sulle edizioni online della rivista La Recherche, e-book n°233, 2019. Nel volume, a cura di Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, dopo l’introduzione di Giovanna Iorio e la prefazione di Stefania Di Lino, figurano, tra gli altri, gli interventi di Lucianna Argentino, Michela Zanarella, Nadia Chiaverini, Anna Maria Curci, Annamaria Ferramosca, Maria Pia Quintavalla, Eugenia Serafini, Maurizio Soldini, Giuseppe Vetromile.

[8] Al fine di una maggiore diffusione e organizzazione del progetto, la fondatrice ha istituito degli Ambasciatori, una sorta di collaboratori diretti che, in prima linea, hanno sposato il progetto e si impegneranno a condividerlo ampiamente e diffonderne le potenzialità, soprattutto nella loro zona. Tra di essi Anna Maria Curci, Michael Rothenberg, Caterina Davinio, Cinzia Marulli, Michela Zanarella, Roberto Maggiani, Paolo Saggese, Giuseppe Vetromile, il sottoscritto e vari altri.

[9] AA.VV., Poetry Sound Library. Riflessioni sulla voce, e-book n°233, La Recherche, 2019.

[10] Xenia, Trimestrale di Letteratura e Cultura, AGF Edizioni, Genova, n°3, 2009, p. 80.

[11] Roberto Maggiani, Poesia e scienza: una relazione necessaria?, e-book, La Recherche, 2019.

[12] Una mia recensione al volume è stata pubblicata su Blog Letteratura e Cultura il 18 agosto 2019 ed è disponibile qui: https://blogletteratura.com/2019/08/18/la-quinta-dimensione-di-corrado-calabro-il-poeta-che-strizza-locchio-alla-scienza-a-cura-di-lorenzo-spurio/

[13] Poesia, Crocetti, Milano, anno XXXII, novembre 2019, n°353, p. 10.

[14] Erika Burkart, Poesie, Campanotto, Paisan di Piave, 2005.

 

NOTA- Il presente articolo, a firma di Lorenzo Spurio, e´ stato pubblicato in anteprima sul blog “Alla Volta di Leucade” del prof. Nazario Pardini in data 23-12-2019. E´ severamente vietato riprodurre, in forma integrale o parziale, i contenuti dell´articolo senza il permesso scritto da parte dell´autore.

Premio alla Memoria ad Amerigo Iannacone (1950-2017), la motivazione del conferimento avvenuto il 10/11/2018 a Jesi

A continuazione viene riportata la motivazione di conferimento del Premio Speciale “Alla Memoria” attribuito al poeta Amerigo Iannacone (1950-2017)  conferito in data 10 novembre 2018 a Jesi (AN) presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni in seno alla premiazione della VII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi:

Amerigo Iannacone ha rappresentato per decenni un pilastro di indiscutibile valore nel campo delle Lettere a tutto tondo. Insegnante, poeta, scrittore, si è dedicato anche alla saggistica e allo studio della storia locale, non esimendosi di esprimersi anche per mezzo di articoli, note, approfondimenti e recensioni che, nel tempo, sono apparsi su riviste di settore, online, blog, siti e collettanee. Immensa la sua produzione perché molteplici e diversificati erano i suoi interessi che lo muovevano a parlare di sé e ad esternare emozioni. Prolifica e lungimirante anche la sua attività redazionale attraverso varie riviste fondate e alle quali ha collaborato, in primis “Il Foglio volante”, un pieghevole semplice, maneggevole e spesso assai divertente che giungeva nelle nostre case di amanti della letteratura, per il quale aveva anche numerosi collaboratori tra docenti universitari e scrittori all’estero. Iannacone è stato anche punto nevralgico nella difesa, promozione e conoscenza della lingua e dell’universo esperanto, curando articoli e volumi nonché prendendo parte o organizzando direttamente convegni, congressi e ha rivestito ruoli importanti nella relativa federazione.

Voce autentica del Molise, ha cantato Venafro e il suo borgo di Ceppagna, legatissimo ai suoi spazi e fedele custode di memorie legate alla popolarità di quella terra di Provincia di cui ha parlato e che ha cercato di far aprire verso l’esterno, con reading, iniziative e consessi pubblici che hanno sensibilizzato il Molise, l’Irpinia, il Sannio e il Matese. Il nostro riconoscimento a un uomo che molto ha dato, la cui eredità sta a noi curare.

Lorenzo Spurio

Presidente del Premio 

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Da sinistra: Eva Iannacone (figlia di Amerigo Iannacone), Mariagrazia Valente (moglie di Amerigo Iannacone), Michela Zanarella (Presidente di Giuria) e Lorenzo Spurio (Presidente del Premio)

 

Una scelta di testi poetici dell’autore sono stati pubblicati nella antologia del Premio assieme alla summenzionata motivazione del Premio e alla nota bio-bibliografica che segue. 

16-Zamb-1.jpgAmerigo Iannacone nacque a Venafro (IS) nel 1950. Legatissimo al suo Molise, amò il borgo di Ceppagna del quale scrisse instancabilmente e fu figura di raccordo di molte esperienze culturali principalmente del Molise, dell’Irpinia e del Lazio Meridionale quasi un padre per la riscoperta della cultura locale sin dalla fine degli anni ‘70. Ma i confini locali non sono stati mai un limite: influente il suo contributo nella comunità esperantista sparsa nel mondo. Quale professore, insegnò presso l’I.S.I.S.S. “Antonio Giordano” della sua città. Poliedrico e pervicace il suo impegno in campo letterario dove si distinse per l’opera poetica, narrativa, saggistica, redazionale, linguistica, di traduzione e di promozione culturale. Fondò nel 1986, e diresse fino alla sua morte, il mensile letterario di cultura varia “Il Foglio Volante – La Flugfolio” e fu redattore di “L’Altra Voce”, “Nuovo Molise”, “Il Quotidiano del Molise”, “Le Libertà”, “La Voce del Molise”, “La Voce del Centro-Sud”, “La Gazzetta del Molise”, “Il Corriere del Molise”.

Vera anima di cultura del Molise, dell’alto Sannio, della Campania settentrionale e del Lazio meridionale per la poesia pubblicò i volumi Pensieri della sera (I ediz. 1980, II ediz. 2012), Dissolvenza incrociata (1983), Eterna metamorfosi / Eterna metamorfozo (1987), Ruith hora (1992) – tradotto in francese nel 1996 da Paul Courget, Mater (1995), L’ombre du caroubier / L’ombra del carrubo (2001 – edizione bilingue con traduzione in francese di Paul Courget), Semi (2004), Versetti e versacci (2006), Oboe d’amore / Ama hobojo (2007), Luoghi (2009), Parole clandestine (2010), Poi (2011), Sabbia (2014), Nuptiae (2015), Eppure (2015), Kaj tamen (2016) e le raccolte di haiku Estaciones (2001) e Stagioni (2005). Sue poesie furono tradotte in inglese, francese, rumeno, cinese, albanese, spagnolo, greco, armeno, brasiliano, catalano, maltese, russo, portoghese, tedesco, siciliano ed esperanto. Fondò il Premio di Poesia “Venafro”, fu presidente di Giuria del Premio “Città di Sant’Elia Fiumerapido” e di altre competizioni poetiche e letterarie a livello nazionale.

Per la narrativa i Microracconti (1991), A zonzo nel tempo che fu (2003), Cronache reali e surreali (2006), Il Paese a rovescio e altre fiabe (2008), Matrioska e altri racconti (2011); per il genere storico pubblicò Parliamo un po’ di Ceppagna (1985), La stramma – Un artigianato in via di estinzione (1997), Dall’otto settembre al sedici luglio (2007); per la cultura molisana: Sera e l’ata sera. Filastrocche, stornelli, proverbi, scioglilingua e altre cosette molisane (2003). Per la saggistica: Verso il fonetismo. Evoluzione della scrittura (1994), Testimonianze. Interventi critici (1998), Vincenzo Rossi e i Canti della Terra (2001 – con Ida Di Ianni), Nuove testimonianze. Interventi critici (2005), Dall’Arno al Tamigi. Annotazioni linguistiche (2008), Prefazioni e postfazioni (2010), …E poi il fiume giallo – Annotazioni linguistiche (2012) e Testimonianze 2007-2014 – Interventi critici (2015).

Iannacone fu uno dei maggiori esperantisti a livello nazionale e internazionale; significativa la sua opera di traduzione in esperanto, promozione della lingua della pace, stesura di saggi e approfondimenti e partecipazioni a convegni e incontri tematici sul tema. Tra le pubblicazioni afferenti a questa preponderante esperienza vanno ricordati: Esperanto, il perché di una scelta (1986), Da Babilonia a Esperantujo. Considerazione sulla lingua internazionale (1998), Piccolo manuale di esperanto (2006). Nel giugno 2017 pubblicò il suo ultimo libro C’ero anch’io – Un’autobiografia o quasi.  Gran parte della sua produzione letteraria è edita dalla Eva edizioni di Venafro, casa editrice che lui stesso fondò e diresse instancabilmente.

Note critiche sulla sua attività letteraria sono state stilate e diffuse in riviste, quotidiani, monografie e volumi dedicati; tra di esse quelle di Gerardo Vacana, Giorgio Barberi Squarotti, Vincenzo Rossi, Aldo Cervo, Giuseppe Napolitano, Lorenzo Spurio, Antonio Vanni, Silvano Demarchi, Leonardo Selvaggi, Ida Di Ianni, Rita Iulianis, Carmine Brancaccio, Vincenzina Scarabeo, Maurizio Zambardi, Giovanni Petta, Renato Corsetti, Lino Di Stefano, Chiara Franchitti e altri.

Numerosi i premi letterari attribuitigli; vinse il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la Critica Letteraria (conferitogli due volte), la XXVI edizione del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero” (2010) e il XL Premio Val Comino per il giornalismo culturale e la difesa della lingua italiana letteraria (2015). 

È deceduto nel luglio del 2017 a seguito di un incidente stradale nel centro di Venafro dove venne investito. Il 10 marzo 2018 nella Sala Convegni del Palazzo Municipale di San Pietro Infine (CE) si è tenuto un convegno per ricordarlo dal titolo “Legàmi: Amerigo Iannacone e gli amici di Ad Flexum” al quale hanno preso parte Mariano Fuoco (Sindaco di San Pietro Infine), Maurizio Zambardi (Presidente dell’Associazione Culturale “Ad Flexum”), i critici e scrittori Aldo Cervo, Giuseppe Napolitano, Ida Di Ianni, Antonio Vanni, Rita Iulianis, Carmine Brancaccio e Chiara Franchitti. Gli atti dell’incontro sono stati raccolti nell’omonimo volume edito da Eva Edizioni a cura di Elvira Zambardi.

 

Nota: La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore. 

Premio alla Memoria a Maria Ermegilda Fuxa (1913-2004), la motivazione del conferimento avvenuto il 16/11/2019 a Jesi

A continuazione viene riportata la motivazione di conferimento del Premio Speciale “Alla Memoria” attribuito alla poetessa Maria Ermegilda Fuxa (1913-2004)  conferito in data 16 novembre 2019 a Jesi (AN) presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni in seno alla premiazione della VIII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi. 

Maria Ermegilda Fuxa, di Alia (Palermo) fu una poetessa dal passato traumatico e doloroso, della quale a livello nazionale poco o mai si è parlato, ingiustamente, a dispetto dell’alta caratura della sua penna e della vastità del suo sentire umano. Dall’animo taciturno e schivo, la donna era particolarmente affascinata e legata a vari settori artistici: amava la scrittura, in particolar modo la poesia (molto, addirittura, il vernacolo che la legava alla sua terra) e finanche la musica (troverà ispirazione in Schubert, Mendelssohn e Beethoven). Tuttavia il suo senso d’in-appartenenza al mondo, la sua marcata solitudine, la trascineranno in una vera depressione che le aprirà le porte dell’istituto manicomiale dove venne trattata con la terapia dominante all’epoca: elettroshock e pesante somministrazione di psicofarmaci che la indebolirono e ne offuscarono, forse, le volontà, senza renderla, però, un’ombra. Difatti la sua penna è testimone lucida e inclemente di quei dolorosi momenti, descritti con automatismo e schiettezza al punto da percepirli così vividi ancor oggi. La sua produzione poetica è contenuta in tre lavori pubblicati dall’ASLA (Accademia Siciliana Letteratura ed Arti): Voce dei senza voce (1980), Lasciatemi almeno la speranza (1984) e Paesaggi d’anima (1990).  La donna è deceduta a Palermo nel 2004. Vincitrice di vari premi letterari, con questo nostro riconoscimento “Alla memoria” intendiamo riscoprire il valore culturale, anche in relazione al recente saggio critico su di lei prodotto dalla poetessa Maria Teresa Lentini, che ne ha studiato la poetica e che rappresenta una delle principali eredi della produzione letteraria della donna.

Lorenzo Spurio

Presidente del Premio 

 

Una scelta di testi poetici dell’autrice sono stati pubblicati nella antologia del Premio assieme alla summenzionata motivazione del Premio e alla nota bio-bibliografica che segue. 

 

download.jpgMaria Ermegilda Fuxa nacque ad Alia (PA) nel 1913; della sua città d’origine ebbe a scrivere: «T’amo o mio paese di Alia… ti nasconderò nei miei sogni… sei come preziosa perla e come purissimo fiore di neve…».

Dall’animo taciturno e schivo, la donna si mostrò, nel corso della sua tribolata esistenza, particolarmente affascinata e legata a vari settori artistici: amava la scrittura, in particolar modo la poesia (molto, addirittura, il vernacolo che la legava alla sua terra) e finanche la musica al punto da trovare ispirazione in Schubert, Mendelssohn e Beethoven. Tuttavia il senso d’in-appartenenza al mondo, la sua marcata solitudine e la non inclusione al gruppo familiare, uniti al disinganno amoroso fece sì che venisse trascinata in una vera depressione che le aprirà le porte dell’istituto manicomiale.

Alla morte di entrambi i genitori fu introdotta in una clinica psichiatrica del capoluogo siciliano dove venne trattata con la terapia dominante all’epoca: elettroshock e pesante somministrazione di psicofarmaci che la indebolirono e ne offuscarono le volontà. La sua penna è testimone lucida e inclemente di quei dolorosi momenti, descritti con automatismo e schiettezza al punto da percepirli così vividi ancor oggi.

La sua produzione poetica è contenuta in tre lavori pubblicati dall’ASLA (Accademia Siciliana Letteratura ed Arti): Voce dei senza voce (1980), Lasciatemi almeno la speranza (1984) e Paesaggi d’anima (1990); quest’ultima opere è adornata da una presentazione di Giuseppe Impastato. 

Numerosi i riconoscimenti letterari tra i quali il Premio Internazionale “Mario Giuseppe Restivo” (1963), il Premio Internazionale “Albatros” (1981), il Premio Internazionale “Orso d’oro” (1982), il Premio “Penna d’oro” (1983), il Premio Internazionale “Roma Aeterna” (1984), il Super-Premio “La caravella del successo” (1985), il Premio Internazionale “Guglielmo Marconi”.

La poetessa è deceduta a Palermo nel 2004.

Nel 2011 venne istituito un concorso di poesia in suo nome. A Maria Ermegilda Fuxa è stato intitolato nel novembre 2018 il giardino all’interno dell’ex-ospedale psichiatrico (presidio ospedaliero Pisani) di Via La Loggia a Palermo proprio in un momento in cui si ricorda e celebra l’introduzione della Legge Basaglia che, dopo un lungo dibattito parlamentare, votò per la conversione delle strutture manicomiali. In realtà non è la prima iniziativa promossa in ricordo della poetessa palermitana, infatti, nel giorno della Festa della Donna nel 2017 le venne intitolata la Biblioteca Comunale di Alia.

 

BIBLIOGRAFIA

Voce dei senza voce, ASLA, Palermo, 1980

Lasciatemi almeno la speranza, ASLA, Palermo, 1984

Paesaggi d’anima, ASLA, Palermo, 1990

 

 

Nota: La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.