“Mr Bennett e Mrs Brown” di Virginia Woolf, Rogas Edizioni

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“Mr Bennett e Mrs Brown” di Virginia Woolf

Rogas Edizioni

traduzione di Adalgisa Marrocco

introduzione di Gian Pietro Leonardi

Pagine: 144, Prezzo: 11,50 €, ISBN: 9788894070392

“Mr. Bennett e Mrs. Brown è da molti considerato il manifesto letterario programmatico di Virginia Woolf. Tematicamente legato a Modern Novels del 1919 e Modern Fiction del 1925, in realtà si tratta di uno dei suoi tanti testi interconnessi tra loro sullo stato di salute della narrativa nel primo quarto del Novecento. Pubblicato la prima volta in una fase ancora embrionale nel 1923, prima sul supplemento letterario del New York Evening Post e successivamente (il 1° dicembre) su The Nation and Athenaeum diretto da Leonard Woolf, il saggio si presentava subito come una risposta ad Arnold Bennett che proprio nel marzo di quell’anno aveva scritto un articolo intitolato Is the Novel Decaying? in cui Virginia Woolf veniva espressamente menzionata in relazione all’incapacità dei romanzieri moderni di creare dei personaggi reali, esempio ne sarebbe stato Jacob’s Room (1922) i cui protagonisti non sopravvivrebbero nella mente del lettore, poiché l’autrice sarebbe stata più ossessionata dai dettagli che dalla loro consistenza.”

(dall’introduzione di Gian Pietro Leonardi)

Sabato 31 ott. la presentazione dei libri in dialetto senigalliese di Edda Baioni Iacussi

Sabato 31 ottobre a partire dalle ore 17:15 si terrà presso il Centro Sciale Adriatico sito in Via Garibaldi 14/A  di Marzocca di Senigallia (AN) la presentazione dei tre volumi poetici in dialetto senigalliese della poetessa Edda Baioni Iacussi.

I commenti e le critiche dell’opera saranno curate dal prof. Vincenzo Prediletto (critico letterario, recensionista presso la rivista “Sestante”) e dal dott. Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario).

La serata, che prevede degli interventi musicali, sarà condotta da Donatella Angeletti e Paolo Baldini.

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L’autrice della serata:

Edda Baioni Iacussi (Senigallia, 1931) per la poesia in vernacolo senigalliese ha pubblicato ‘Na manciata d’calco’: cento e una poesia in dialetto senigalliese, Prefazione di Renata Sellani e di Giuseppe Orciari, con disegni di Giò Fiorenzi, Tipografia Commerciale, Marzocca, 1998, Ch.l mors d’mela, con disegni di Giò Fiorenzi, Arti Grafiche Esposto, Polverigi, 2008  e L’ regul, Tipografia Commerciale, Marzocca, 2014. Varie sue poesie sono presenti nell’antologia Voci nostre dedicata ai poeti e scrittori marchigiani e nella collettanea in vernacolo senigalliese I Poeti Dialettali di Senigallia, a cura di Domenico Pergolesi, LaFenice, Senigallia, 2012.  Fa parte della compagnia teatrale “La Sciabica” di Marzocca.

Maristella Angeli intervista Ninnj Di Stefano Busà

Intervista alla poetessa Ninnj Di Stefano Busà

a cura di Maristella Angeli

In un mondo così telematico, carico di messaggi multimediali, di comunicazioni via etere, in tempi reali, crede che la Poesia possa avere ancora ascolto? Oppure viene messa da parte come obsoleta?

La poesia non sarà mai obsoleta, possiede quel fascino strano, tra il magico e l’esoterico che fa la differenza, la distanzia dalle altre espressioni umane. Comunicare con la poesia è un evento irripetibile, quasi soprannaturale, la prima frase la suggerisce un Ente superiore sconosciuto, il resto lo scrive il poeta con la sua umanità, la sua sensibilità, analizzando e scrutando quel suo mondo interiore fatto di deterrente stratiforme, senza regole e pervasivo del genere umano che accompagna questa sorta di messaggio sulle ali del vento, lo fa vibrare, lo trasferisce agli altri come dono intermediario tra sé e l’ignoto, tra il sé egoistico e insincero e la voce dell’umanità che ascolta, che interloquisce attraverso la lingua del poeta ad un incanto primordiale di cui nessuno dare spiegazione. Sarebbe come dire che il messaggio della Poesia proviene dal profondo, dall’incognita genetica di un destino umano che non è stato creato per deludere la forma, ma per creare armonia e bellezza. Perciò non resterà mai ai margini di un processo culturale in evoluzione se si vuole continuare a istruire il concetto di progresso intellettuale, umano e storico dell’umanità. Dico sempre che finché c’è un poeta sulla terra, la poesia vivrà e verrà diffusa nel cuore e nella mente come suprema bellezza del creato, supremo elogio dello spirito contro la materia.

La poetessa Ninnj Di Stefano Busà
La poetessa Ninnj Di Stefano Busà

Ogni tanto si vede realizzare dalla TV, in modo del tutto occasionale qualche programma di poesia, qualche lettura. Lei ritiene che introdurre nel linguaggio mediatico la Poesia sia un modo per coinvolgere più lettori? Cosa ne pensa?

Se è vero che in Italia esistono secondo sondaggi aggiornati dai 13.000 ai 15.000 autori di poesia, è anche vero che come minimo si prevedano 60.000 lettori, (per pareggiare quei famosi 4 lettori di manzoniana memoria). Ma nessuno di noi poeti immagina di avere quattro lettori, a dire il vero, è già tanto, se ci legge anche uno solo. Riguardo l’introduzione di programmi poetici così estemporanei e rarefatti nei format televisivi è un pessimo esempio di cultura, questo sta a significare che l’ascolto dei programmi culturali è sottovalutato e disatteso. In Italia non c’è la cultura lirica, (che è l’entroterra della cultura stessa, il suo antefatto, l’humus), non c’è preparazione a capire la Poesia e a renderne partecipe il pubblico, si ritiene (a priori, e a torto) che la cosa non interessi nessuno. Perciò la espongono in ore inconsuete, a notte fonda, o quando non hanno di meglio da proporre. Se qualche dirigente RAI la propone è perché ne è sensibilizzato individualmente, non perchè ritiene abbia “audience”. La cosa sorprende, perché a interessarsi di poesia sono parecchie migliaia di autori, e con un apparato editorialistico, da indotto, che lascia intravedere un mercato gonfio di lauti guadagni da parte di Editori, ma si ritiene (e ripeto a torto) che la Poesia interessi solo un pubblico d’elite, lasciando intendere che c’è una grande massa di utenza che non gradisce e non capisce. Non è affatto così, ma l’emarginazione coatta dei canali mediatici monopolizzati da soubrettine, veline, passaparoline, è ormai a livelli di arretratezza tali da essere considerati cavernicoli.

 

Come viene recepito il messaggio poetico dal pubblico medio per intendersi, quello che non fa poesia?

La poesia tra il pubblico medio è bene accolta, perché non vi può essere nel genere umano chi non la sappia apprezzare. La poesia è parte dell’esistente di ognuno, la parte più nobile e subliminale della storia spirituale, la più vicina a Dio, la più dotata di bellezza e di fascino, perché sa parlare al cuore e alle menti, sa dare un’accelerazione al vuoto che incombe, alla solitudine che attanaglia, al male che pervasivamente affrontiamo nel quotidiano. La poesia lenisce, rende il progetto di vita più denso, più ricco, più accettabile dal lato intellettivo.

 

Quale ruolo ha la poesia nel nostro tempo?

I tempi che viviamo non sono i più favorevoli alla poesia, non ci orientano verso episodi di luce e di conciliazione interiori. Sono portatori d’inquietudine, di malcontento, di disagio sociale e morale. Il tessuto umano è lacerato da troppe incongruenze, inadeguatezze, assenze. Ognuno vive il suo malessere come qualcosa di ineluttabile, con rassegnazione e passività. Bisognerebbe amarsi di più, invece. Amare ciò che di bello ci circonda, anche la Poesia ad esempio, perché ci porta un minimo di conforto e di compensazione che gratifica il nostro stato d’animo così martoriato e in stato di afflizione perenne. La poesia equivale alle note alte di un violino,  come la musica non può essere ignorata, perché tocca le corde sensibili dell’io, allo stesso modo la Poesia ci rende partecipi della cosmogonia, della vastità del nostro essere “cellula” dell’infinito, esuli temporanei in una terra che non ci appartiene. Il ruolo della Poesia dunque è di primaria importanza perché interagisce con un extraterreno, con un ultramaterico che sono la condizione –sine qua non– della nostra essenza, della nostra esistenza.

 

Il senso che coinvolge la Poesia, soprattutto tra i giovani, di oggi, Lei ritiene che è disposto a seguire un mondo astratto, subliminale, che non dà quasi nulla in termini di gratificazione immediata, di successo, e di guadagno facile?

Tocca un ganglio scoperto della società di oggi. Una società fatta a immagine di celluloide, di interessi, di apparenze ingannevoli, di guadagni prezzolati, di mercati articolati sulla speculazione non potrebbe essere quella votata alla poesia. Eppure, mi tocca da vicino (facendo parte  o presiedendo svariate Giurie) di quanto il pubblico dei giovani sia più vicino alla poesia di quanto si suppone, vi è un richiamo, una tendenza a sviluppare il pensiero lirico di quanto ve ne fosse nel passato, E questa tendenza può apparire controcorrente rispetto ai tempi. Per fortuna, i giovani non sono “vuoti di dentro”. Mi capita spesso, durante i vari incontri nelle Scuole di ogni ordine e grado, alle quali vengo chiamata per introdurre il tema poetico, di trovare giovani molto interessati alla Poesia, qualcuno di essi addirittura dotato e pronto per dare il meglio di sé, certo con un po’ di tirocinio e di buone letture (s’intende). Il bisogno di Poesia è inversamente proporzionale alla necessità del guadagno. Vi sarà sempre chi preferirà il vile denaro ad una bella poesia, ma in ogni modo il mondo delle scuole è salvo, i nostri ragazzi sono migliori di quanto loro stessi sanno. Non sono marci dentro, vi è in loro la coscienza di un futuro migliore, l’alba di un giorno che verrà e non sarà di spregevole pecunia, ma di meravigliose armonie sulla terra dei padri. Non è perduta in loro la speranza. Non spegniamo la luce nei loro occhi, sottovalutando i loro immensi patrimoni intellettivi.

 

È lo spessore intellettuale a creare la Poesia? o si nasce Poeti?

La poesia è altro persino da se stessa. La poesia non la crea l’intelletto a tavolino, a freddo, attraverso il cerebralismo tout court, non la crea l’intellettualità astratta e aliena dal sentimento, è parte integrante di un patrimonio, sì, intellettivo  che definirei perché accoglie su di sé le maggiori, le più intense e ricche suggestioni, le più alte e meno abiette virtù dello spirito. Vi è una parte dell’intelletto, detta: “Area di Broca” (dal suo scopritore) che è deputata al linguaggio. Ragione questa che la mette al riparo da scempi di natura estranea alla poesia stessa, che è armonia, sinergia con i fattori interni all’essere, che sono la fonte dell’ispirazione perfettibile. In poche parole, lo spessore intellettuale vi è coinvolto, ma in minima parte, per il resto è un occhio vigile sul mondo, una finestra aperta nel nostro immaginario, nel panorama delle nostre indagini interiori che qualifica e rende unica e irripetibile la buona Poesia. Si può nascere poeti, ma si può scoprire di esserlo in più tarda età, bisogna solo essere dotati e sensibilizzati al poiein, cioè al fare, al creare in poesia.  

26-06-2015

“Espiazione” di Ian McEwan

Propongo una recensione ben scritta al romanzo Atonement, in italiano Espiazione, di Ian McEwan autore da me investigato in vari saggi. E’ divenuto celebre al grande pubblico proprio con questo romanzo del 2001 e con la rappresentazione filmica che ne è stata tratta anche se l’universo delle tematiche e delle suggestioni nella narrativa dell’autore è quanto mai vista e diversificato e contempla forme anche meno ‘classiche’ rispetto al romanzo in questione al quale, comunque, è stato avvicinato.
Buona lettura!

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Espiazione di Ian McEwan (titolo originale: Atonement) rientra in due categorie: è sia uno di quei (svariati) libri che volevo leggere da moltissimo tempo ma che per un motivo o per l’altro non ho mai letto, sia uno dei (pochi) libri di cui ho visto il film senza aver letto l’opera originale. E forse questo secondo aspetto potrebbe essere la causa di tutto. Mi spiego meglio: ho visto il film con Keira Knightley e James McAvoy senza avere idea della trama e l’ho trovato stupendo, e per questo forse avevo delle aspettative troppo alte nei confronti del libro.

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In Her Own Hand: Volume the First, Volume the Second, and Volume the Third, by Jane Austen, introduction by Kathryn Sutherland – A Review

Avatar di Tracy HAustenprose

In Her Own Hand 2014 x 200From the desk of Tracy Hickman:

The first time I read a collection of Jane Austen’s juvenilia, I remember relishing the sheer fun and silliness of the stories and plays. It was a slender paperback that included transcriptions of selected works from the original notebooks written from 1787 to 1793. These handwritten notebooks had circulated within Austen’s family during her lifetime and were later given to family members by her sister Cassandra, but the stories were not published until the twentieth-century. Because none of Austen’s six completed and published novels exist in manuscript form, these early notebooks are rare examples of her fiction that have survived intact “in her own hand” and reside in the collections of the Bodleian Library, Oxford (Volume the First) and the British Library (Volume the Second and Volume the Third).

The three-volume set, In Her Own Hand, gives Austen fans the…

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“Respiri violati” di Luana Fabiano, recensione di Lorenzo Spurio

Respiri violati
di Luana Fabiano
prefazione di Antonio Spagnuolo
Collezione Letteraria – puntoacapo Editrice, 2014
ISBN: 9788898224227
Pagine: 76
Costo: 10 €
 
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

 

Oh, anime cieche
destatevi dal trono del sonno
e contro il governo dell’abulia insorgente. (33)
 

2014062418387359900Respiri violati è il titolo della seconda opera poetica di Luana Fabiano che nel 2013 aveva dato alle stampe una prima silloge dal titolo I covoni della speranza (Lepisma, Roma – con prefazione di Dante Maffia) e corrisponde a una serie di liriche che appartengono alla seconda parte della silloge, quelle che in maniera più centrata fanno riferimento a un universo di disperazione e soggiogamento dove la sopraffazione e la violenza sono i motivi principali.

Lo stile di questa raccolta è equilibrato, affezionato, cordiale e non scaturisce mai in forme estreme di trasposizioni del sentimento; le varie sensibilità che si possono intuire della poetessa attraverso i suoi testi poetici racchiudono uno spettro vasto di possibilità che va dall’attenzione meticolosa e compartecipata alla realtà del presente a un più vigoroso canto di denuncia contro il sopruso e l’endemicità di certe situazioni. Nulla di superficiale è contenuto nelle liriche della Fabiano dove, tutto ciò che è presente, sia l’evocazione di uno sprazzo di ricordo, che un’aggettivazione calzante volta a una resa concreta del vissuto, sono necessari per ragioni concettuali e interpretative.

Per quanto concerne una possibile pista ecdotica su questa silloge si farà bene ad osservare che la Fabiano parte da intuizioni differenti per arrivare a dare la sua visione, profondamente lirica e “magica” ai contesti dei quali ha deciso di occuparsi. In alcune poesie predomina un andamento leggermente prosaico, avvertibile dall’uso di una certa narratività; più in generale prevale un linguaggio personale, che la poetessa ha deciso di riscrivere secondo le sue intenzioni e necessità dove non raramente opera una contestualizzazione nuova del reale, una ri-definizione dei correlativi aggettivi con la conseguente creazione di uno spazio poetico inedito, un luogo della mente e del pensiero.

Curiosa è l’organizzazione dei sintagmi rotti dai vari versi dove però si pone particolare attenzione alla denotazione qualificativa o attributiva degli oggetti, sempre all’interno di questo processo di rivisitazione in chiave poetica. Ed ecco che l’utilizzo della partizione (a livello retorico delle figure della sineddoche e della sinestesia) finisce per fornire esiti interessanti ed incisivi come le “scorie di vita” (13), segno di un’esistenza ridottasi ormai a dissipazione e perdita di senso, ai “brandelli delle lingue” (16) in cui l’universo degli idiomi atti alla condivisione e all’interazione tra gruppi sociali non sono che “sfilacciamenti”, elementi residuali di un passato glorioso in cui la lingua era assunta a espressione di identità.

Ci sono poi una serie di avvicinamenti di termini che, più che creare stridore com’è tipico nell’ossimoro (figura retorica di solito facilmente identificabile), trasmettono a una prima vista un’immagine di distonia o incongruenza ma che, analizzati a livello analogico e simbolico, sono rivelatori di significati che la Fabiano ha concentrato e avviluppato in maniera egregia. Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma citerò i più interessanti: le “pozzanghere di indifferenza” (17) in cui l’indifferenza è ridefinita concretamente nell’entità di un liquido che, se versato, è in grado di diffondersi capillarmente, ma che in questo caso è isolato in pozze più o meno estese dove il fenomeno (l’attitudine all’indifferenza) sembra in qualche modo circoscritto, se non addirittura arginato. I “brandelli di respiri” (19) non è che una forma “di scarto” della condivisione di idee (nei respiri è da intendere non solo l’atto del respirare, ma anche un’attività collegata al cerebro) e il fatto che i respiri/idee si trovino a brandelli è motivato, ancora una volta, da questo processo di concretizzazione dell’astratto che l’autrice adopera. Per rimanere, poi, sul discorso acquoso/piovano la Poetessa parla di “piatti di pioggia” (24) quasi fosse questa una nuova unità di misura o di contenimento di un liquido; “sorsi di gelo” (24), istituendo qui un’antinomia tra acqua/liquido e gelo/solido, con uno stravolgimento delle fasi di condensazione/liquefazione e i “morsi di sole” (24), le “pergamene d’acqua” (35), i “grumi di lacrime” (37) in cui abbiamo, al contrario rispetto all’esempio precedente, un’improbabile sedimentazione del liquido lacrimale; le “virgole di felicità” (38) poiché esse cadenzano, dividono e danno il passo alla felicità e alla mancanza di felicità in un intervallo continuo del quale è fatto la nostra esistenza; i “vagoni delle anime” (43) in cui la corporeità (la fisicità del corpo) sembra ormai perduta e le anime, i loro spiriti, vagano su una locomotiva pesante e rumorosa; i “grappoli di rugiada” (45) in cui ancora una volta la Nostra istituisce un invertito passaggio tra gli stati di aggregazione della materia. Nei “lividi di assenza” (69) si evidenzia, invece, una sorta di ossimoro un po’ più criptico essendo il livido una traccia di un’aggressione e di contro l’assenza sinonimo di silenzio da intendere come annullamento della coscienza. Costruzioni, queste, da un punto di vista curiose e singolari, dall’altra che fanno pensare un po’ alla forma del kenning dell’epica germanica in cui un concetto (ad es. la nave) viene sostituita con una perifrasi (in questo caso “il legno del mare”). La funzione di queste costruzioni sulle quali s’impernia l’intera poetica di Luana Fabiano è forse –per citare ancora la Poetessa- quello di produrre un effetto simile a uno “squarcio di immagini mondane” (18) attraverso percorsi più o meno illuminati della nostra esistenza nel mondo e dove spesso è necessario inoltrarsi nei “sottoboschi dell’anima” (20) per poter comprendere meglio non solo noi, ma gli altri e i meccanismi che sembrano governare le leggi su cui si basa lo svolgimento delle attività umane.

La Poetessa parte spesso dall’esplicitazione di elementi nella loro quantità ridotta o residuale per garantire al lettore una considerazione sul contesto delle relative liriche; i concetti che pervadono le varie liriche sono pressoché due: da una parte il senso di (auto)sufficienza e il ricorso alla corrosività dell’organico (“ruderi di corpi”, 26), dall’altra la fobia per lo chiuso nelle varie accezioni (la clausura, lo scatolone, etc.) che, uniti assieme, descrivono l’idea di un universo ridotto, frammentato e asfissiante. 

La seconda parte della raccolta è quella che va sotto la definizione di “Respiri violati” e qui ci si discosta leggermente dalla tendenza della perifrasi che ha dominato nella prima parte per affrontare il mondo della violenza sessuale, della dominazione e della sofferenza psicologica che ne deriva equiparando le vittime a persone che hanno perso ormai le caratteristiche vitali (“scheletr[i] di terrore”, 52). Dura è la condanna –e senza riserve- nei confronti degli omertosi, degli insensibili,   di coloro che non si interessano e se ne fregano, in un mondo in cui “lo scafandro dei passanti fodera le urla” (58) e dall’altra parte, nel tormento delle vittime, “la bocca è incrostata dal silenzio” (60). Silenzio che nasconde una paura di discredito e un processo di vergogna per quei dolorosi episodi di “stupro della paura” (66).

Un insegnamento sul valore della poesia come arte e disciplina ci è offerto dalla lirica “Fame di bellezza” nella quale leggiamo: “la poesia,/ orcio vi verità e di armonia/ che tinteggia o affumica il mulino/ in un esercizio a morire/ nel suo letto di carne ed ossa/ alla ricerca di nuove labbra da medicare” (33).

Poesie in cui si avvertono lievi squarci di speranza e che non ci consentono, proprio per questa ragione, di parlare di una poetica tiepida, sostenuta dal riverbero e dal gioco delle parole, semmai di un verseggiare artificioso (nel senso di costruito, in linea con il significato stesso di “poesia” che sta per “costruire”), coscienzioso e concreto, attento a mettere fine una volta per tutte a quell’ “affanno che inciampa in una piramide di quiete” (30) affinché la Nostra e tutti coloro che ne condividono le prospettive, possano ergersi fieri al vertice della piramide. Una speranza che è bene nutrire per impedire che nel nostro oggi o nel futuro possano ripresentarsi le sconcertanti condizioni che traghettano l’uomo alla violenza e alla follia come ricordato in “Memoria”: “la vagina/ terra mitragliata da stivali di guerra” (75) e si comprenda –grazie a questo efficacissimo compendio poetico che tratta della vita- che: “Niente può sfamare il dolore/ di chi porta nel cuore/ persiane scardinate” (75).

 

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 20.09.2014

Lorenzo Spurio: riflessioni di un autore “eretico”. Intervista di Iuri Lombardi

Intervista a cura di IURI LOMBARDI

pubblicata nel libro “L’apostolo dell’eresia”, Faligi Editore, Aosta, 2014.

Lorenzo, tu sei un critico letterario e uno scrittore di racconti, uno studioso delle lettere e, per chi ti conosce, lasciatelo dire, un interventista; nel senso che vivi la letteratura in tutte le sue forme possibili, al punto di organizzare eventi che vanno da presentazioni a concorsi letterari, ora secondo te, prendendo in considerazione le tue due attività: qual è quella che maggiormente ti coinvolge?

 

I miei due ambiti di scrittura, che come tu dici sono essenzialmente quelli che mi vedono da una parte critico letterario e dall’altro scrittore, sono quanto mai differenti tra loro per intenzioni, forme espressive e finalità. Questo, però, non significa che siano antitetici o, per dirla in parole più semplici, che uno scrittore debba/possa essere soltanto un romanziere. Egli può essere anche un poeta, un critico o un saggista (la differenza tra critico e saggista è per lo più una sfumatura, ma significativa al tempo stesso). Il critico fa essenzialmente qualcosa di più dello scrittore perché è in grado di calarsi in una dimensione (de)soggetivizzata (che anche nel romanzo è possibile adottare, ma non a questo livello), assumendo una prospettiva tendenzialmente neutra e asettica scevra da intenzioni di sorta. In questa luce il critico non giudica, ma osserva, non descrive ma analizza, non spiega ma interpreta. E la differenza tra le varie antinomie citate non è minima, ma è sostanziale. 
Non è solo una questione di linguaggio, di tecnica o di conoscenza della storia della critica letteraria di un determinato periodo che permette di definire uno scrittore come critico, ma anche e soprattutto una sua certa predisposizione nel sapersi allontanare dal concreto per vederlo da distante prima con un cannocchiale e via via sempre più vicino fino a sondarne minuzie, dettagli e quello che è l’ordito di un testo. Il critico non colloquia con i personaggi di un romanzo, ma li de-struttura, li smonta, li viviseziona e li interpreta alla luce della storia, dello spazio, della società, etc.
Quanto alla tua domanda posso dire che a livello di coinvolgimento probabilmente è la narrativa che mi dà maggiori possibilità e realizzazioni, perché sono io a creare un personaggio, ad animarlo e magari a decretarne la sua tragedia come un invisibile burattinaio. La scrittura di un saggio, al contrario, non nasce da una volontà di rappresentazione, re-creazione (e magari mistificazione) di una vicenda, ma dal desiderio di carpire il legame tra significato e significante, tra la parola scritta e i concetti, per un approfondimento tematico, concettuale, monografico dove la penna finisce per essere penna e diventa bisturi.

 

Che salute gode oggi la critica letteraria – intendo quella avanguardistica e non settoriale o accademica?

 

Per critica letteraria “avanguardistica” credo tu voglia intendere non tanto quella che fa riferimento a scuole di pensiero particolari, a tendenze di un certo tipo, ma un tipo di critica che nasce piuttosto come forma d’espressione legata al singolo che adotta un certo tipo di studio e di approfondimento su certi autori o tematiche in particolare. Quello che mi sento di dire a riguardo è che i più grandi critici italiani del ‘900 vengono principalmente ricordati e menzionati nei manuali di storia della letteratura non in quanto critici, ma in quanto esponenti di altri generi letterari che possono essere ad esempio la poesia o la narrativa. Leonardo Sciascia, ad esempio, oltre che romanziere, fu un ottimo saggista e microfono del sistema di malaffare e corruzione radicato nelle terre di Sicilia che pure trattò nei romanzi (Il giorno della civetta, per fare un esempio concreto); Italo Calvino a suo modo in una serie di saggi trattò le problematiche legate alla speculazione edilizia e alla cementificazione ed esempi di questo tipo se ne potrebbero fare a decine. I due autori restano però principalmente noti per una serie di scritti di fiction e non di critica vera e propria. A questo punto si potrebbe parlare di come e quanto la società con le sue problematiche e deficienze ispiri o abbia ispirato certi scrittori e quanto il tema sociale, l’impegno civile, sia importante, ma per ritornare alla tua domanda devo osservare che la critica, per quanto possa risultare disturbativo ai più, è uno dei generi fondanti del sapere letterario che viene tenuto di poco conto e viene spesso stigmatizzato. Esistono ottimi critici che si sono occupati con serietà ed acume ad alcuni autori/fasi letterarie arricchendo notevolmente le pagine della nostra letteratura, ma l’opinione che domina oggi è quella di considerare il critico principalmente quello che scrive in un qualche quotidiano una striminzita mezza colonna su un libro appena uscito dando un giudizio per lo più scialbo e slavato. Reputo importantissime, invece, qualora vengano curate con attenzione e con profonda conoscenza del testo/autore, le note preliminari ai testi, i commenti critici, le prefazioni e tutto quello che solitamente possiamo catalogare sotto “apparato critico”. Esso, lungi dall’essere uno strumento che vuole mostrarsi pedante, tecnico e apparentemente inutile, è uno strumento importantissimo ed essenziale per fornire una lettura di quello che ci si appresta a leggere. Perché va ricordato che quello che il critico scrive, attesta, dichiara, verga sulla carta, non è la verità assoluta alla quale bisogna assoggettarsi, ma semplicemente un commento che, pur evitando soggettivismi, implicazioni amicali/sentimentali, forze empatiche, è una interpretazione di quello che ha letto e analizzato secondo il suo bagaglio culturale e la sua particolare prospettiva. È stupido oggi fare una cosa che è stata fatta per troppo tempo nel passato, anche vicino, cioè quella di cercare di inserire il critico per la sua impostazione, tendenza, formalismo, cliché all’interno di una particolare branca o sezione della critica perché questo è un procedimento insulso, illiberale e del tutto inaccettabile che non rispetta la dignità del singolo.

 

In secondo luogo, ma non per ordine di importanza, si diceva prima che tu sei anche un narratore e hai avuto la possibilità di cimentarti nel genere del racconto (con non poche polemiche da parte dei moralisti), ora secondo te: che importanza ha il racconto nel panorama delle lettere italiane? E perché non hai sentito l’esigenza di un romanzo almeno sino ad adesso?

 

Ho avuto varie occasioni per parlare del racconto come genere sottolineando un certo timore e incomprensione per come venga considerato nel Belpaese dove sostanzialmente è assimilabile a letteratura di serie B, se non addirittura di serie C. Sulla condanna alla poca fortuna (e poco rispetto, aggiungerei) del racconto in Italia va subito detto che non è dovuto, neppur lontanamente (e chi lo sostiene è un ignorante o fa una analisi semplicistica)- alla mancanza di validi propugnatori e utilizzatori di questo genere: si pensi a Buzzati, Calvino, Sciascia, Camilleri (i cui romanzi brevi possono a ragione esser definiti anche racconti, quelli che nel gergo inglese sono short story o novellas). Questo per scartare dunque la prima falsa ipotesi che vede nella letteratura italiana principalmente un esercito di romanzieri con poche espressioni di narrativa breve. Le ragioni per cui il racconto come genere non ha mai attecchito nel panorama della scrittura in Italia a mio modo di vedere non è tanto legato con le preferenze della massa di lettori, ma piuttosto con quella del monopolio del romanzo attuato da sempre da parte dei marchi editoriali, famosi o non che siano. Si riconosce nel romanzo una maggiore professionalità nella scrittura, una più chiara ed esaustiva elaborazione del plot e dei personaggi, un artificio letterario impareggiabile, un’orchestrazione delle vicende più complessa con trame secondarie, storie collaterali che si intrecciano e dunque un prodotto finale più appetibile, ricco e interessante. Ovviamente tutto questo può essere (ed è) presente anche nel racconto.
Il racconto non è un romanzo in miniatura, né il romanzo è un’estensione di un racconto: i due generi pur affini hanno caratteristiche completamente diverse. Il racconto –o per lo meno questo è come la penso io- ha i suoi punti di forza nella freschezza del linguaggio, nella sintesi, nell’inconsapevolezza degli eventi che si descrivono e in questa brevità (che si badi non è sinonimo di semplicità perché sa che la grande capacità scrittoria del narratore è in grado di far capovolgere la storia anche con due misere righe, piuttosto che con interi capitoli di centinaia di pagine l’uno. Il racconto è stato visto come una forma espressiva incompleta, poco organizzata e curata, come una sorta di esperimento letterario, ma in realtà non è così e questo è dimostrato dal fatto che all’estero, dove addirittura è il genere prediletto o se lo contende con il romanzo (si pensi all’Inghilterra e ai paesi anglofoni) i più celebri scrittori di racconti (Patricia Highsmith, Flannery O’Connor, Raymond Carver e il recente premio Nobel per la letteratura  Alice Munro) hanno sì sperimentato anche il romanzo, ma restano celebri perché “masters of short stories”. 

La seconda domanda che mi fai, dunque, potrebbe essere risposta con le varie cose a cui ho accennato: non è detto che chi ha scritto dei racconti o ha esordito la sua carriera letteraria con questo genere evolva poi nel romanzo (e secondo me non si può neppure parlare di evoluzione perché il passaggio dal racconto al romanzo non è da intendere come miglioramento o sviluppo delle conoscenze). Essi sono due mondi a parte ed è quanto mai ridicolo e riduttivo sostenere che il racconto sia qualcosa di inferiore al romanzo.

 

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Una delle tue raccolte di racconti, La cucina arancione (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013), ha destato molto scandalo, in parte è stata censurata, per le tematiche che affrontano i singoli racconti: ora in relazione a questo, per te la letteratura oggi che ruolo ha? In altre parole, può essere ancora un’arte di intrattenimento o deve essere altro? Parlo di una letteratura di denuncia ad esempio.

 

La cucina arancione come giustamente osservi è una raccolta di racconti pubblicata quest’anno e che ha generato qualche iniziale malumore non tanto per come i temi vengono proposti, ma per i temi stessi. La raccolta fornisce un’analisi ampia di personaggi che si trovano alle prese con delle problematiche di varia natura (patologie, manie, perversioni) che mettono in luce delle esistenze disagiate e minacciate dal gruppo umano nelle quali sono inserite. Sono personaggi che spesso sono privi di una dimensione affettiva, familiare ed amicale, ma il messaggio che intendo mandare non è allarmistico e non è che si diventa pericolosi per sé e per gli altri nel momento in cui si diventa soli ed emarginati. Il procedimento è piuttosto il contrario e lo sguardo, anche se sembra essere puntato principalmente su queste esistenze che convivono (o addirittura sopravvivono alle loro difficili anomalie mentali e psicologiche), in realtà è puntato sulla società, sulla massa, sul gruppo umano, su quel senso di comunità che dovrebbe eleggere a suoi fondamenti l’amore verso l’altro, il perseguimento della fratellanza, la condivisione e la certezza nel sistema giudiziario a garanzia del bene comune. Il libro non critica né giudica la società, ma la osserva con attenzione da distante, ne sbircia il funzionamento, senza stigmatizzare i comportamenti umani perché se questi sono di una certa natura hanno di certo un legame alla società e al suo grado di progresso. Non sempre, infatti, quelle che crediamo essere delle realtà progredite ed evolute dal punto di vista economico e culturale (la presenza di biblioteche e università consentono di definire un paese una realtà culturale?) lo sono a livello umano, solidaristico, umanitario. Raramente. Il libro non allarma, ma indaga. Non critica, ma guarda l’altro. Non disprezza, ma cerca di trovare una comprensione ad ogni realtà, ad ogni atteggiamento, pur perverso e sregolato che sia.
Per ritornare al tuo quesito sul ruolo della letteratura, è difficile dirlo. Sicuramente la letteratura non deve essere strumento di commercio come invece la logica del marketing editoriale dà manifestazione ormai da decenni, inseguendo il calciatore o la soubrette che hanno scritto un libro sulla propria vita. La letteratura non deve neppure commiserarsi, deprimersi, esprimere la sua nullità nei confronti della risoluzione di questioni pratiche, contingenti e materiali. Non è vero infatti che con la cultura (all’interno della quale inseriamo la letteratura) non si mangi (ossia non si possa guadagnare e farne quindi il proprio lavoro), anche se è giusto osservare che per i motivi sopra detti, proprio per gli sconsiderati atteggiamenti dell’editoria, la strada sembra esser per lo più sbarrata.
La letteratura, la nuova letteratura, non deve essere studiata con coercizione e ripetuta a voce alta, né verificata con obbrobriosi test a risposta multipla, ma va espressa, interpretata, ricercata eprodotta negli spazi ad essa più inconsueti. La letteratura per il suo proprio benessere deve abbandonare gerarchie e caste (che purtroppo pervadono anche le Giurie dei premi letterari sui quali, pure, ci sarebbe tanto da dire) e deve rifiutare a priori la sua considerazione di sapere “morto” perché in-concreto. La letteratura deve fornire domande e permettere all’uomo di scervellarsi, addirittura fino a logorarsi, per cercarne possibili risposte.
Chiaramente l’elemento di fondo deve essere la denuncia sociale, l’attenzione verso le condizioni disagiate e depresse, le realtà sommerse e borderline, evitando accenti di populismo e stando bene attenti anche a non sfociare nel marcato campanilismo. La letteratura deve rigenerarsi di continuo e questo non necessariamente deve essere fatto partendo dagli autori a noi contemporanei (a cui però è bene dare preminenza), ma può essere fatto anche proponendo una propria rilettura o rivisitazione di un classico intramontabile. Perché finché ci sarà qualcuno in grado di dire qualcosa di nuovo su un’opera e di saperlo fare con professionalità dimostrando acume e sapienza, allora la letteratura non perirà  mai.

 

Il sesso e le perversioni sessuali e mentali sono sempre presenti nelle tue opere e anche come critico ti sei cimentato in studi di certi autori, certi romanzieri che hanno affrontato in passato – con tanto di polemiche- certe tematiche. La domanda che sorge spontanea è quindi: parlando in termini freudiani e psicanalitici del termine, attraverso certe perversioni o certe attitudini sessuali, volendo quasi fare una storia del sesso e di come questo è mutato nel corso del tempo, tu cerchi di leggere la storia di un paese?

 

La critica su Alberto Moravia ha osservato che la gran parte delle sue opere si centralizzano attorno a due temi-sfere semantiche importantissime che sono causa degli eventi delle sue storie; questi sono sesso e soldi. Si ricordi ad esempio le vicende contenute in Gli indifferenti (1929) suo romanzo d’esordio e uno dei miei romanzi preferiti. Questo per dirti che non è possibile sviscerare le vicende umane e quelle fittizie (trasposte in letteratura) scantonando la componente sessuale. Parlare di sesso non significa parlare di amore, non sempre per lo meno. Dici bene quando affermi che mi sono dedicato ad autori che hanno dato particolare attenzione nelle loro storie a episodi che coinvolgono espressioni varie di sessualità (non sempre consentite dalla Legge né dalla morale comune) quali Ian McEwan, ma anche John Irving, Charles Bukowski e in parte anche Nabokov. Chiaramente ogni autore ha una sua idea ed interpretazione sul
tema del sesso, ma da critico è interessante indagare non tanto la mera repertazione delle citazioni magari un po’ più forti, ma il perché l’autore tratti certi argomenti e come li presenti. Nella mia analisi su McEwan in particolare si è osservato come il tema del sesso (spesso deviato) incida profondamente sulle storie da lui narrate e come sia impossibile eludere questa componente. Non sono completamente d’accordo su quanto chiedi, ovvero che l’analisi del tema del sesso possa essere anche un mezzo per dare una lettura del periodo storico narrato o vissuto dall’autore. Se le perversioni sessuali nella letteratura possono essere considerate un fenomeno abbastanza recente (si veda il grande e preoccupante successo della saga di Mr. Grey in America) non è vero che non si sia parlato di questo in passato. Lo si è fatto, ma si è censurato, le opere sono andate perse o si sono volutamente celate e quindi dimenticate anche nei successivi lavori documentaristici. Però non significa che non si sia parlato di cose che oggi sono scottanti e repellenti (ma neppure tanto) nel passato: basterà leggere degli stralci del Decamerone, dei romanzi di De Sade e della storia del libertino Casanova per rendersene conto.
Il sesso è stato da sempre al centro della vita degli uomini, uno dei motori trainanti nei rapporti sociali (e di dominio), ma è nella nostra contemporaneità che, grazie a un sistema di espressione completamente democratico e libero, può aver voce senza veli né recriminazione. Esiste ed esisterà sempre qualcuno che si scandalizzerà nel leggere qualcosa o che in pubblico si dirà disgustato per aver letto qualcosa, ma non è questione di morale. Scrivere di sesso e di perversioni non significa essere un maniaco né tanto meno non avere un proprio giudizio su quelle cose, ma è interessante come l’uomo possa rendersi protagonista (e spesso colpevole) di atteggiamenti e situazioni che vengono mossi proprio dal modo di vivere la sessualità.
Posso aggiungere che Federico García Lorca fu chiaramente omosessuale, ma non per questo negli anni ’30 venne stigmatizzato e allontanato da altri uomini di cultura. Tutti lo apprezzarono per la grande integrità intellettuale e capacità di saper parlare alla gente. I franchisti lo fucilarono con disprezzo sparandogli dei colpi anche nel sedere per la colpa di essere omosessuale (il biografo Ian Gibson riporta vari riferimenti di questo drammatico episodio).Non è parlare di sesso o avere una certa inclinazione a portare problemi e a instaurare ruggini tra gli uomini, ma è la prepotenza e la mancanza di uguaglianza. Ieri, come oggi.

 

Da critico e quindi da studioso di letteratura, mi potresti dire se la letteratura oggi può essere ingabbiata da un genere? O deve e può essere solo di genere?

 

È evidente, alla luce di quanto detto sin qui, che la risposta è negativa. La letteratura oggi non può e non deve essere ingabbiata in un genere, o corrente o movimento che dir si voglia, perché in questo modo si attuerebbe una analisi storico-cronologica che non possiamo permetterci di fare perché noi viviamo il presente e non possiamo inserirlo in un comparto stagno in sé definito e conosciuto in toto. Le categorie sono sempre state utilizzate e sono sempre state strette a tutti. Difficile riconoscersi solo in una categoria e non avere legami o collegamenti con altre categorie. John Donne, il grande poeta metafisico inglese, sosteneva che “nessun uomo è un’isola” intendendo che il senso di comunità deve necessariamente esser vissuto al plurale, in condivisione e che nessuno può arroccarsi nella sua torre d’avorio. Si rischierebbe l’emarginazione indotta, l’auto-esclusione, il vittimismo, il ripiegamento su se stessi. Tutto questo deve essere evitato.
Le categorie possono avere una loro utilità pratica e mnemonica per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie nel legare un personaggio a un periodo storico, ma non debbono essere utilizzate in maniera pretestuosa. In Dino Campana, creatore dei Canti orfici che sono considerati espressione di frammentismo e quindi di una nuova letteratura, sperimentale e anti-classicistica, si ravvisa tra le strofe anche una certa fascinazione per uno stile che non ha nulla di avanguardistico. Govoni, che ebbe una fase crepuscolare e futurista, viene ricordato anche per la fase del “ritorno all’ordine” e all’utilizzo di una scrittura di recupero dei canoni novecenteschi. Ergo, le etichette in letteratura debbono essere scollate per sempre, permettendo al materiale letterario di essere analizzato in maniera ampia, polifonica e variegata.
Sono dell’uomo gli opposti, i contrari, gli ossimori e ciò è valido anche per la letteratura. Una stessa persona può essere un poeta romantico, un narratore gotico, un attore tragico, un saggista vittoriano, un pensatore esistenzialista. Le cose, tra loro distanti e apparentemente contrastanti, possono convivere in un’unica persona che ha prodotto più opere. Centrale in questo discorso è tutta quella componente della critica letteraria che, partendo dal concetto di intertesto elaborato da Julia Kristeva, ha permesso gli studi sulla meta-letteratura, il rapporto tra letteratura e vita, l’utilizzo del pastiche e via dicendo.

 

Da organizzatore di eventi, girando per tutta Italia, ti sarai reso conto che una nuova avanguardia si sta affacciando sempre più nel panorama letterario italiano: ora secondo te che importanza hanno i laboratori, i gruppi letterari?

 

Parlare di avanguardia è azzardato. Abbiamo conosciuto in Italia e in Europa due importanti periodi di avanguardia letteraria e artistica che sono stati fondamentali per traghettare dal prima al dopo e che hanno significato dei crocevia importantissimi. Mi riferisco alle avanguardie storiche di primo ‘900 al cui interno si trova il futurismo il cui apporto fu importante nella letteratura italiana e quelle di secondo ‘900, meno note e poco considerate: il gruppo ’63, i “novissimi”, il gruppo Beta, etc. A loro modo furono dei momenti di cesura che proposero una rottura con i vecchi schemi classicisti (la avanguardia storica) o che proposero un nuovo approccio alla letteratura proponendo vie concettuali diverse (la nuova avanguardia). Chiaramente nelle scuole (e ahimè anche alle università ci si sofferma sulle prime avanguardie, perpetuando l’ignoranza sulle seconde avanguardie che poi sono quelle a noi più vicine e interessanti da investigare).
Dicevo che parlare di avanguardia oggi è tendenzialmente sbagliato perché si rischia di adottare in questa maniera un’etichetta di definizione. Ovviamente oggi il clima letterario, sviscerata la componente editoriale chiaramente volta a un mero guadagno- è variegato e difficile da classificare. Ci sono autori che propongono idee apprezzabili e che, pur non avendo alle spalle grandi marchi editoriali che gli garantirebbero una ampia diffusione, si accontentano (lo scrittore è per sua natura un passivo da non intendere in senso negativo) di medie case editrici che offrono una diffusione scarsa o addirittura illusoria. Il fenomeno internet è chiaramente una delle anime della nuova letteratura per mezzo di siti, blog letterari, riviste digitali scaricabili, forum e quant’altro. L’errore che si fa quando si utilizzano mezzi con praticità, facilità e gratuità è quello di abusarne e va dunque detto che esistono molti spazi internet che dicono di dedicarsi alla letteratura o alla scrittura ma che lo fanno con mancanza di conoscenza, con improvvisazione e poco spessore. Molti ad esempio si cimentano nella scrittura di recensioni (la recensione è un testo critico che, di pari passo al racconto, ha poca importanza in Italia, a differenza dell’Inghilterra), ma una recensione non è una sintesi della trama, cioè una sinossi, né un commento personale che si riduce a “bello, perché…” o “non mi piace quando”. La recensione come forma testuale ha una sua fisionomia particolare che dovrebbe esser tenuta da conto perché una recensione neutra o mal fatta, oltre a non dar nessuna soddisfazione a chi la scrive, non avrà nessuna utilità per l’autore del libro. Come conclusione posso dire che la qualità fa sempre la differenza e peggio per noi se non fosse così!

 

Infine, ci potresti dire se secondo te il romanzo (intendo quello vero, non quelli che ci propinano ed è solo robetta da poco) è ancora vivo? E a che punto di crescita e consapevolezza si trova la narrativa in Italia e in Europa?

 

Per non ripetermi dirò semplicemente che il romanzo gode di vita propria nel panorama letterario italiano e la mia considerazione sul romanzo è abbastanza positiva nel senso che è forse l’unico genere che ha sempre mantenuto interesse nei lettori italiani, a dispetto della poesia che negli ultimi decenni (forse a causa della crescita esponenziale dei poeti) sta perdendo il suo seguito o radicalizzando l’interesse solo su alcune figure in particolare. La storia della letteratura italiana è percorribile benissimo attraverso la storia del romanzo, un genere che ha sempre avuto fiducia nei lettori, riscosso entusiasmo e animato ad esempio anche registi per la realizzazione filmica delle storie in esso contenuti. Si tenga presente che il fenomeno della telenovela non è altro che una rappresentazione cinematografica di una storia romanzesca che viene proposta allo spettatore diluita, fruita in piccole dosi, con una modalità seriale. I primi romanzi inglesi del ‘700 (ma ancora anche nella prima metà del ‘900) venivano pubblicati a stralci su delle riviste, proposti serialmente, proprio come una arcaica telenovela ante litteram. I punti di forza del romanzo che gli hanno concesso la sua diffusione e il mantenimento di interesse e successo sono essenzialmente due: 1) la possibilità che la storia narrata possa evolvere sempre in meglio, in una forma ideale (che poi magari non viene raggiunta), 2) il coinvolgimento del lettore che arriva ad immedesimarsi in alcuni personaggi.
Il futuro del romanzo, tanto in Italia che in Europa, lo vedo altrettanto roseo, come lo è sempre stato.

“Itinerario Donna – Storie di dolore e di rivincita” a Roma il prossimo 4 giugno

STORIE DI DONNE RACCONTATE ATTRAVERSO

PITTURA, NARRATIVA, POESIA

“ITINERARIO DONNA”

storie di dolore e di rivincita

Roma4giugno
 
 
Roma, mercoledì 4 giugno 2014
Associazione Culturale TRAleVOLTE
Piazza di Porta S. Giovanni 10
Performance alle ore 19
Apertura mostra sino alle 22
 

Una decina di donne. Paesi diversi, epoche e storie diverse, ma accomunate dallo stesso destino: vittime della violenza e della sopraffazione degli uomini, hanno sempre reagito mettendo al primo posto la dignità, il coraggio, la difesa dei propri ideali. Dalle donne ultra famose come Frida Kahlo, Sylvia Plath, Tina Modotti, Camille Claudel, Maria Callas, Jeanne Hebuterne, Sibilla Aleramo, con le loro leggendarie vite, alle donne invisibili, le immigrate clandestine, quelle vittime di tortura, quelle vittime di stupri domestici. Un viaggio tra i ritratti dell’artista livornese Silvia Menicagli, la voce di Mariangela Imbrenda e le pagine degli scrittori Luca Attanasio, Paola Musa e Ilaria Guidantoni, che condurrà l’incontro. Pittura e letteratura, dunque, in questo primo evento artistico promosso da Albeggi Edizioni con il brand AlbeggiArtEvents. Un’ora di performance dalle 19 alle 20 e poi un brindisi con gli artisti e l’esposizione dei quadri aperta sino alle 22. Nella spettacolare cornice dell’Associazione Culturale TRAleVOLTE, in Piazza di Porta S. Giovanni 10 a Roma. Ecco i protagonisti dell’evento:

 

SILVIA MENICAGLI – Il viola, il colore della violenza; il giallo, il colore della gelosia e del tradimento. Questa la linea cromatica dei quadri con cui l’artista livornese Silvia Menicagli si presenta per la prima volta a Roma. Come pittrice ha vinto vari premi: “Provincia di Livorno” (2006), “Premio Damiani” (2009); “Mai in DispArte” (2010); premio Casciana Terme (2011); III° Biennale di arte contemporanea di Viareggio “Burlamacco 2012”. Ha partecipato a numerose collettive di arte contemporanea in varie città italiane ed estere. I suoi quadri sono presenti in collezioni private e pubbliche.

 

LUCA ATTANASIO – Luca Attanasio è giornalista, scrittore, esperto di temi sociali, diritti umani, immigrazione, conflitti, politica estera. Il suo romanzo “Se questa è una donna” ha vinto il Premio Cenacolo del Serafico, novembre 2012 e il Premio Speciale della Giuria, Premio Letterario Nazionale, ‘Scriviamo Insieme’, maggio 2013. Lo accompagna la voce di MARIANGELA IMBRENDA, attrice, critica teatrale e cinematografica, che ha portato in scena il soggetto del libro in diversi teatri di Roma.

 

PAOLA MUSA – Scrittrice, traduttrice, poetessa e paroliere. Una selezione di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Arpanet, recensita da Elisabetta Sgarbi. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambery e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Nel 2009 il suo secondo romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice). Con Albeggi Edizioni ha pubblicato la silloge ”Ore venti e trenta”.

 

ILARIA GUIDANTONI – Ilaria Guidantoni è giornalista e scrittrice. Ha pubblicato poesie, romanzi e saggi. Esperta di mediterraneo, ha scritto diversi libri sulla Tunisia, in particolare l’ultimo “Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia” pubblicato da Albeggi Edizioni. Il suo ultimo racconto, “Chéhérazade non abita più qui”, è contenuto nel volume “Chiamarlo amore non si può”, un lavoro importante contro la violenza sulle donne e il femminicidio.

 

Ufficio stampa e info albeggi@libero.it tel 340 7461295 – RSVP Associazione TRA le VOLTE tel 06 70491663

Rita Barbieri su “Ian McEwan: sesso e perversione”, saggio di Lorenzo Spurio sull’autore anglosassone

“IAN  MC EWAN: Sesso e perversione”
di LORENZO SPURIO
Photocity Edizioni, 2013
 
Recensione a cura di Rita Barbieri

 

coverNel suo saggio, Lorenzo Spurio affronta il tema della sessualità in tutte le sue varianti e variazioni all’interno di alcune delle principali opere di Mc Ewan. Con un approccio distaccato ma profondo, Lorenzo indaga le rappresentazioni e le simbologie collegate al sesso. Molti degli scritti di Mc Ewan infatti, sono caratterizzati da trame scabrose, incontri incestuosi o amori al limite del morboso e del lecito. In alcuni casi si tratta di episodi funzionali al racconto, veri e propri perni che agiscono da elemento accentratore e catalizzatore per gli sviluppi successivi. Altre volte, invece, si tratta di ‘tappe’ evolutive e psicologiche che segnano il percorso e la storia personale dei personaggi e delle loro relazioni con gli altri.  In ulteriori esempi,  il sesso serve a descrivere la società circostante, l’ambiente ovattato di perbenismo e falso moralismo in cui, a contrasto, si muovono e si agitano i protagonisti.

Interessante notare però che, in molte delle descrizioni riportate, il sesso non è quasi mai un piacere puro, estetico ed estatico. Il sesso è sempre legato, a doppio filo, a ‘qualcos’altro’: un’ossessione, una storia, una scoperta. Sembra non essere mai, semplicemente, “sesso per sesso” esattamente come scrivere non è mai, altrettanto semplicemente, “arte per arte”.

Il sesso dunque, non è un semplice espediente per dilatare i tempi narrativi o per mantenere viva l’attenzione del pubblico dei lettori. Non ci sono le pagine ‘bollenti’ e sospirate presenti in alcuni classici della letteratura erotica ( a partire  da “L’amante di Lady Chatterley” fino ai romanzi di De Sade) anzi, a volte si ha la sensazione che si tratti di una faccenda impudica, consumata in fretta e senza troppa cognizione di causa. C’è poco spazio per la seduzione, per la fascinazione reciproca. Più che un qualcosa di piccante e rovente, gli incontri erotici descritti sembrano essere piatti da servire ‘freddi’, proprio come la vendetta.

Ma se l’erotismo non è l’equivalente ‘puro’ della passione, del romanticismo, dell’attrazione magnetica allora cos’è? A cosa serve? Perché inserirlo nella maggior parte delle opere?

A questo il libro di Lorenzo, prova a trovare delle risposte. Utilizzando estratti mirati (talvolta tradotti da lui stesso in italiano per agevolare la lettura) e prestando una grande attenzione sia al contesto romanzesco sia a quello reale, il saggio ci accompagna nella lettura (o nella rilettura) di alcuni dei testi più interessanti di McEwan fornendoci maggiori strumenti interpretativi e maggiori nozioni.

È possibile allora, alla luce di questi nuovi elementi che Lorenzo suggerisce e illustra, formulare delle ipotesi e delle congetture. Dall’analisi della ricezione e dell’impatto che gli scritti di McEwan hanno avuto sul pubblico, dalle critiche e dalle recensioni avute è spontaneo interrogarsi su quali fossero le intenzioni reali e gli intenti comunicativi dell’autore.

Ci si accorge dunque che intorno al capitolo ‘sesso’ si aprono tutta una serie di riflessioni letterarie, critiche ma anche sociali e storiche, in cui questo atto istintivo e naturale assume di volta in volta vesti, significati e ruoli diversi e sorprendenti. Il sesso è una continua scoperta: di sé stessi, del mondo, delle relazioni, dei limiti e delle imposizioni sociali. Il sesso è una sfida, un atto di coraggio o di sventatezza, una concessione, uno strappo alla regola, una colpa, un peccato, una condanna. Il sesso è tabù, ma solo finchè non è rivelato. Il sesso è un atto pratico, concreto, fisico, reale ma non sempre sensoriale. I personaggi ‘fanno’ ma non ‘sentono’, o almeno questo sembra non essere il punto nodale della questione.

Il sesso nei libri di McEwan si lega anche, molto spesso, alla perversione: rapporti e desideri che, agli occhi della società e della norma, sono illeciti e riprovevoli. Indici accusatori che si sollevano all’unisono contro fatti, parole e pensieri che definire ‘dirty’ (utilizzando un interessante doppio senso allusivo dell’inglese, pressoché intraducibile in italiano) è fin troppo poco. L’autore ci presenta il giudizio e il conto finale, lasciando a noi lettori il compito di individuare moventi, giustificazioni e, laddove ce ne siano, attenuanti.

Il saggio di Lorenzo Spurio, con la sua meticolosa ricerca e attenta analisi, ci invita a riflettere su questo e a trovare, noi lettori per primi, significanti e significati (letterari o meno) per questi due termini che, nella loro apparente semplicità, racchiudono infiniti universi di senso e codici d’accesso. In fondo, come diceva anche Woody Allen: Is sex dirty? Only if it’s done right.”

Rita Barbieri

Sabato 22 marzo a Como il Festival della Poesia “Europa in versi”

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Europa in versi

Quarta edizione del Festival di Poesia

 

22 marzo 2014

Villa del Grumello, Como

 

IL SUONO E IL SENSO: UN’ORIGINE COMUNE

 

Sabato 22 marzo, a partire dalle 14.15, si terrà a Villa del Grumello a Como, Europa in versi. Il suono e il senso: un’origine comune”, festival di poesia organizzato da La Casa della Poesia di Como.

Nella quarta edizione del festival, poesia e musica si fonderanno in un insieme armonico di parole e suoni: i linguaggi della poesia e della musica hanno, infatti, un’origine comune e sono da sempre legati da ritmo, armonia e suono.

Questa edizione di “Europa in versi” intende offrire al pubblico la possibilità di recuperare, capire e apprezzare le analogie e le differenze che da sempre caratterizzano questi due ambiti dell’arte. Come ogni anno, saranno invitati a leggere le loro poesie alcuni tra i maggiori poeti contemporanei italiani, tra cui Giuseppe Conte, Ida Travi, e Mario Santagostini. Ad essi si aggiungeranno i poeti stranieri: Luisa Castro, José María Micó, con il recital “Caleidoscopio” (poesie musicate dall’autore e interpretate dalla cantante Marta Boldú), Juan Vicente Piqueras che reciterà le sue poesie accompagnato dal violino del famoso e versatile musicista Jamal Ouassini e il poeta João Carlos Nunes Abreu dalla Penisola Iberica; Doris Kareva dall’Estonia; Tuğrul Tanyol dalla Turchia; Andrey Alyakin e il grande poeta, traduttore e critico letterario Evgenij Solonovich dalla Russia. Nella sezione dedicata ai giovani poeti saranno presenti Anna Belozorovich e Laura Di Corcia.

Il Festival sarà introdotto da personaggi di spicco del mondo della cultura italiana tra cui Giovanni Tesio, filologo e critico letterario e Maurizio Cucchi, poeta. Interverrà Vincenzo Guarracino, critico letterario.

Inoltre, anche quest’anno, Mario Santagostini terrà una “Bottega di poesia”, offrendo un parere gratuito e preziosi consigli a tutti coloro che scrivono versi. Alla bottega di poesia è necessario iscriversi telefonando al numero 344.0309088 oppure via mail all’indirizzo lacasadellapoesiadicomo@gmail.com.

“Europa in versi” raggiungerà anche il pubblico dei più giovani, facendo leva sulla sensibilità nei confronti di due linguaggi che per le loro caratteristiche suscitano emozioni e stimolano curiosità intellettuale. Questa edizione, infatti, coinvolgerà anche i Docenti e gli allievi del Conservatorio “G. Verdi” di Como: gli studenti del Dipartimento di Musica Elettronica riprodurranno brani acusmatici composti sul timbro della voce di ciascun poeta, mentre quelli dei corsi di Musica Classica eseguiranno brani liederistici. Ci sarà un intervento del coro diretto dal giovane Direttore d’Orchestra e compositore Alessandro Cadario e brani di musica lirica interpretati dal soprano Consuelo Gilardoni. Non mancheranno poi i cicli di lezioni sulla poesia e sulla musica dedicati agli alunni delle scuole superiori della città, che termineranno con il consueto incontro tra gli studenti e i poeti che partecipano al Festival.

Infine, gli studenti dell’Università dell’Insubria saranno coinvolti nell’organizzazione dell’evento e avranno anche il compito di accogliere i poeti e il pubblico.

 

Ingresso libero.

 

 

Programma

 

22 Marzo 2014

Villa del Grumello, Via per Cernobbio 11, Como

 

10.00 – 12.00: Incontro tra i poeti e alcune classi degli Istituti Superiori di Como presso l’aula magna dell’Università degli Studi dell’Insubria (sede di Sant’Abbondio)

 

14.15 Introduzione dei lavori da parte di Laura Garavaglia, poetessa e presidente de La Casa della Poesia di Como.

 

14.30 Rapporto tra musica e poesia: Poesia, “cantare senza musica” a cura di Giovanni Tesio, filologo, critico letterario e giornalista culturale

Professore ordinario di letteratura italiana all’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” (sede di Vercelli), ha pubblicato alcuni volumi di saggi (l’ultimo, Novecento in prosa, nel 2011), antologie e monografie. Ha curato testi, tra cui la scelta dall’epistolario editoriale di Italo Calvino, I libri degli altri (Einaudi). È appena uscito il libro-breviario I più amati (Interlinea): un “elogio” della lettura, della letteratura, della poesia. Da trentacinque anni collabora a La Stampa e a Tuttolibri. È condirettore della collana Biblioteca del Piemonte Orientale e della rivista Letteratura e dialetti.

 

La voce dei Poeti

 

15.00 – Doris Kareva, una delle voci più significative della poesia estone

Nata a Tallinn, si è laureata all’Università di Tartu in filologia romanza e tedesca. Ha lavorato in maniera non continuativa, dal 1978, e tuttora lavora, per il settimanale Sirp. È stata Segretaria nazionale della Commissione nazionale Estone per l’UNESCO. Ha pubblicato sedici libri di poesia e uno di saggi. Ha ricevuto due premi nazionali per la cultura nel 1993 e nel 2005 e numerosi premi letterari e l’ordine della Stella Bianca nel 2001. La sua poesia è stata tradotta in più di venti lingue europee e orientali. A sua volta ha tradotto poesia, teatro e saggi.Tra le varie pubblicazioni: L’Ombra del Tempo (Gattomerlino, 2011).

 

La poetessa sarà presentata da Piera Mattei

Nata a Roma, dopo gli studi di filosofia si è dedicata al cinema e al teatro e ha lavorato nell’ambito del giornalismo culturale e dello spettacolo. Attualmente si occupa di letteratura come autore, traduttore e critico. È direttrice della collana di poesia della Gattomerlino Editore. Tra le varie raccolte di poesia pubblicate ricordiamo: La Materia Invisibile (Manni, 2006); L’equazione e la nuvola (Manni, 2009); Le amiche sottomarine (Passigli, 2012). Tra i libri di racconti: Umori regali (2001); Nord (2004); Melanconia animale (2008).

 

15.15 – Musica

La Casa e il Mare (2014), brano acusmatico composto da Francesco Rossini su reading di Doris Kareva, Maja mere ääres

 

Lorenzo Morandotti, giornalista e poeta presenta Donatella Bisutti e Giuseppe Conte

 

15.20 – Donatella Bisutti

Nata a Milano, è poetessa, critica letteraria, narratrice, traduttrice di poeti dal francese e giornalista professionista. Ha collaborato in particolare alla collana I grandi di tutti i tempi (Mondadori) e ha tenuto per otto anni una rubrica di poesia sulla rivista Millelibri (Giorgio Mondadori editore). Ha fondato e diretto la rivista Poesia e spiritualità. Tiene una rubrica di poeti italiani all’estero sulla rivista Poesia. In poesia ha pubblicato: Inganno Ottico (Società di poesia Guanda, 1985, Premio Montale per l’inedito); Penetrali (Boetti & C, 1989); Violenza (Dialogolibri, 1999); La notte nel suo chiuso sangue (ed. bilingue, Editions Unes, 2000); La vibrazione delle cose (ed. bilingue, SIAL, 2002); Piccolo bestiario fantastico (Viennepierre edizioni, 2002); Colui che viene (Interlinea, 2005, con prefazione di Mario Luzi); Rosa alchemica (Crocetti, 2012); Un amore con due braccia (Lietocolle, 2013). È in corso di pubblicazione per Aragno, nella collana curata da Giovanni Tesio, la raccolta di poesie Dal buio della terra. Molti suoi libri hanno ricevuto importanti premi letterari. Ha inoltre pubblicato saggi sulla poesia tra cui L’albero delle parole (Feltrinelli, 1979); La poesia salvala vita (Nuova edizione Feltrinelli, 2009); Le parole magiche (2008) e La poesia è un orecchio (Feltrinelli, 2012).

 

 Maria Rita Molteni, Presidente Università Popolare di Como presenta Tuğrul Tanyol

 

15.40 – Tuğrul Tanyol, uno dei maggiori rappresentanti della poesia in Turchia

Nato a Istanbul, è poeta, critico e saggista. Nel 1985 ha vinto il premio Necatigil per la poesia. Ha scritto sette libri di poesia e numerosi recensioni e saggi tra cui: Elinden Tutun GünüCatch the Day by its Hand” (1983); Ağustos DehlizleriThe Labyrinths of August” (Necatigil Prize, 1985); Sudaki AnkaThe Phoenix in the Water” (1990); Oda MüziğiChamber Music” (1992); İhanet Perisinin Soğuk SarayıThe Cold Palace of the Faithless Nymph” (1995) followed by Büyü BittiThe Magic Has Gone” (2000). Tutte le precedenti raccolte sono state pubblicate nel libro Collected poems 2000-1971 (Yapı Kredi Publishing House). Le sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese e francese ed è stato il primo poeta turco a prendere parte al festival di poesia Trois Rivières in Quebec.

 

16.00 – Musica

Bilinmeyeni (2014), brano acusmatico composto da Fabrizio Savio su reading di Truğul Tanyol, Sudaki anka

 

16.05 – Serie Dichterliebe di R. Schumann eseguita da Sarah Tisba (soprano) e Marco Montefusco (pianoforte), allievi del Conservatorio “G. Verdi” di Como.

 

16.30 – Mario Santagostini, poeta e critico letterario

È nato e vive a Milano. Ha pubblicato, tra gli altri, Uscire di Città (Ghisoni, 1972; Stampa, 2012); Come rosata linea (Società di poesia, 1981); L’Olimpiade del ’40 (Mondadori, 1994); L’idea del bene (Guanda, 2001); La vita (Lietocolle, 2004); Versi del malanimo (Mondadori 2007); A. (Lietocolle, 2011); Il vento, ma inteso come forma di vita (Quaderni di Orfeo, 2011); Uscire di città (Stampa, 2011). È in corso di pubblicazione per Mondadori la raccolta Felicità senza soggetto. Ha inoltre scritto il saggio Manuale del poeta (Oscar Mondadori). Ha tradotto dal latino (Inni Ambrosiani, Inni cistercensi) e dal tedesco (Goethe, Kleist, Chamisso). Ha collaborato e collabora alle pagine letterarie e artistiche di vari quotidiani e periodici.

 

16.45 – Euvgenij Solonovich, poeta, critico letterario, il maggior traduttore della poesia italiana in russo

Nato a Simferopol, si è laureato in lingue nel 1956 all’Università di Mosca, dove attualmente vive. È docente presso l’Istituto Universitario di creazione letteraria di Mosca, dove insegna traduzione letteraria dall’italiano al russo. Poeta, italianista, critico e traduttore letterario, si è occupato della traduzione in russo di poeti italiani dal Medioevo in poi, fino ai classici del Novecento e ai contemporanei. Ha tradotto anche alcune opere di narratori e commediografi italiani, tra cui Landolfi, Pratolini, Fenoglio, Sciascia, Camilleri, De Filippo. Ha ricevuto molti importanti riconoscimenti e vinto numerosi Premi Letterari: Professore Honoris Causa dell’Università degli studi di Siena, dottore Honoris Causa dell’Università “La Sapienza” di Roma, Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, Premio Nazionale per la Traduzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Premio Montale, Premio Mondello, Premio alla carriera del Festival di Lugano “Poestate”, Premio Gogol’, Premio “Master” e altri riconoscimenti in Italia e in Russia. In poesia ha pubblicato Oktijabr (2012, n. 11). Delle traduzioni ricordiamo: Francesco Petrarca, Izbrannaja lirica (Liriche scelte, Mosca, 1970); Eugenio Montale, Izbrannoe (Antologia, Mosca, 1979); Dante, Petrarca, Lirika (Liriche, Mosca, 1983); Ital’anskaja poezija v pervodah Evgenija Solonoviča (Poeti italiani tradotti da Evgenij Solonovich, Mosca, 2000, 2002); Maria Luisa Spaziani, Stichotvorenija (Poesie, Mosca, 2004); Francesco Petrarca, Pod sen’u lavra (Sotto un verde lauro, Mosca, 2005); Andrea Camilleri, Telefon (La concessione del telefono, Mosca 2006); Eugenio Montale, Dinarskaja babočka (Farfalla di Dinard, Mosca, 2010); Giuseppe Gioachino Belli, Rimskie sonety (Sonetti romaneschi, Mosca, 2012); Francesco Piccolo, Minuty budničnogo sčastja (Momenti di trascurabile felicità, Mosca, 2012).

 

In collaborazione con Festival POESTATE Lugano fondato e diretto da Armida Demarta

 

17.10 – Musica

Sull’onda segreta (2014), brano acusmatico composto da Brian Burgan su reading di Euvgenij Solonovic, Traducendo Montale

 

17.15 – La poesia, la musica a cura di Maurizio Cucchi

Nato a Milano, dove vive, è poeta, narratore, critico letterario e traduttore di classici dal francese, tra cui tutta l’opera di Stendhal. Ha esordito nel ’76 con Il Disperso (nuova ed. 1984) a cui sono seguite numerosi libri: Le meraviglie dell’acqua (1980); Glenn San Marco dei Giustiniani (1982, Premio Viareggio 1983); Il figurante (scelta di versi 1971-1985, Sansoni, 1985); Donna del gioco (Mondadori, 1987); La luce del distacco (per il teatro, Crocetti, 1990); Poesia della fonte (Mondadori, 1993, Premio Montale); L’ultimo viaggio di Glenn (Mondadori, 1999); Per un secondo o un secolo (Mondadori, 2003); Poesie 1965-2000 (Mondadori, 2001), Jeanne d’Arc e il suo doppio (Guanda, 2008); Vite pulviscolari (Mondadori, 2009); Malaspina (Mondadori, 2013 – Premio Sandro Penna). Inoltre, sue poesie sono state inserite in diverse antologie. Ha pubblicato vari saggi critici, tra cui ricordiamo Cronache di poesia del Novecento (Gaffi, 2010) e vari libri in prosa, tra cui i romanzi Il male è nelle cose (Mondadori, 2005), La maschera ritratto (Mondadori, 2011) e L’indifferenza dell’assassino (Mondadori, 2013).

 

17.30 – Giuseppe Conte

Nato a Imperia, è poeta, narratore e saggista. Ha pubblicato saggi (La metafora barocca, Mursia 1972 e Lettera ai disperati sulla primavera, Ponte alle Grazie, 2006), libri di viaggio (Terre del mito, Longanesi, 1991, 2009) e romanzi (Primavera incendiata, Feltrinelli, 1980; Il terzo Ufficiale, Tea, 2002; La casa delle onde, Longanesi, 2005; L’adultera, Longanesi, 2008, Il male veniva dal mare, Longanesi 2013). In poesia ha pubblicato: L’ultimo aprile bianco (Società di Poesia, 1979); L’Oceano e il Ragazzo (Tea, 1983, 2002); Le stagioni (BUR Rizzoli, 1988, Premio Montale); Dialogo del poeta e del messaggero (Mondadori, 1992); Canti D’Oriente e d’Occidente (Mondadori, 1997); Nuovi Canti (San Marco dei Giustiniani, 2001); Ferite e rifioriture (Mondadori, 2006, Premio Viareggio). Di recente ha pubblicato il libro La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali in collaborazione con Rosa Teodori (Ponte alle Grazie, 2013). Sia i romanzi che le raccolte hanno avuto importanti riconoscimenti letterari. È autore di due monumentali antologie, La Lirica d’Occidente e La poesia del mondo, e di alcune opere teatrali tra cui il poema drammatico Nausicaa (Vecchiarelli, 2002). Ha tradotto Blake, Shelley, Whitman e D.H. Lawrence. Ha tenuto letture e conferenze in più di trenta paesi del mondo. Suoi libri di prosa e di poesia sono tradotti in molte lingue.

 

17.45 – Musica

Nere palpebre tagliate (2014), brano acusmatico composto da Alessandro Arban su reading di Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare

 

17.50 – Ida Travi, poetessa, drammaturga e Presidente dell’Associazione Culturale Poetica

Nata a Cologne, ha scritto anche per la musica e il teatro. Tra i saggi L’aspetto orale della poesia (Anterem Edizioni 2000, Selezione Premio Viareggio 2001, terza edizione per Moretti&Vitali, nel 2007). A Ida Travi si deve l’invenzione, nella contemporaneità di una poetica mitologia post contemporanea, in frammenti: si tratta di una rassegna di figure ricorrenti che vanno da un da un libro all’altro, nel tempo. Dopo i recenti TA’ poesia dello spiraglio e della neve e Il mio nome è Inna, i frammenti di questa straniata mitologia contemporanea proseguono con la pubblicazione di Katrin, saluti dalla casa di nessuno, per Moretti&Vitali (fine 2013).

 

18.05 – Musica

Come un vetro nella polvere (2014), brano acusmatico composto da Sergio Missaglia su reading di Ida Travi, Il mio nome è Inna

 

18.10 – Alessandro Cadario e il “Coro da Camera Habel”

Nato a Varese, ha compiuto gli studi di direzione d’orchestra con il massimo dei voti al conservatorio “G. Verdi” di Milano perfezionandosi presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Ha inoltre conseguito il diploma di violino, la laurea in direzione di coro e in composizione. Ha collaborato con artisti come Ennio Morricone, la PFM, Elisa, Carl Anderson, Serj Tankian, Nicola Piovani. Ha debuttato presso il Lincoln Centre di New York nel 2006 presentando con grande successo una sua opera per coro e orchestra. Tra le stagioni musicali: La Società dei Concerti di Milano, Ravenna Festival, Festival Internazionale della cultura di Bergamo, MiTo, Europa Cantat. Nel 2012 ha vinto il concorso internazionale di direzione d’orchestra “Peter Maag.

 

18.30 – Luisa Castro, poetessa, narratrice e giornalista

Nata a Foz (Galizia) nel 1966, è scrittrice in galego e castigliano. Filologa di formazione, dirige attualmente l’Istituto Cervantes di Napoli. Ha esordito giovanissima in poesia nel 1984 con Odisea definitiva: Libro póstumo (Odissea definitiva. Libro postumo), cui hanno fatto seguito le raccolte Los versos del eunuco (I versi dell’eunuco, 1987); Los hábitos del artillero (Le abitudini dell’artigliere, 1990); Baleas e baleas (Balene e balene, 1990); De mí haré una estatua ecuestre (Di me farò una statua equestre, 1997) e Amor mi señor (Amore mio signore, 2005). È autrice anche dei romanzi El somier (Il materasso, 1990); La fiebre amarilla (La febbre gialla, 1994); El secreto de la lejía (Il segreto della candeggina, 2001); Viajes con mi padre (Viaggi con mio padre, 2003); La segunda mujer (2006; trad. it. La seconda moglie, (Cavallo di Ferro, Roma 2009).

 

18.45 – Musica

Hará pedazos (2014), brano acusmatico composto da Samuele Ronchetti su reading di Luisa Castro, Hará pedazos

 

18.50 – “Caleidoscopio” recital di poesie di José María Micó (poeta, filologo e traduttore) interpretate dalla cantante Marta Boldú

Nato a Barcellona nel 1961, è professore ordinario di Letteratura spagnola a l’Universitat Pompeu Fabra, dove dirige il Master in Creazione Letteraria. Ha pubblicato i libri di poesia: La espera (Premio Hiperión, 1992); Letras para cantar (Pamiela, 1997); Camino de ronda (Tusquets, 1998); Verdades y milongas (DVD, 2002) e La sangre de los fósiles (Tusquets, 2005). Ha vinto di recente il Premio Internazionale di Poesia “Generación del 27” con Caleidoscopio (Visor, 2013). È stato tradotto in diverse lingue, tra cui l’italiano (Prima stazione. Poesie scelte 1990-2005, Pagliai Polistampa, Firenze 2008).

 

19.10 – Juan Vicente Piqueras, poeta, traduttore e sceneggiatore

Juan Vicente Piqueras è nato a Los Duques de Requena, in provincia di Valencia, ha vissuto in Francia, Italia, Grecia e ora vive in Algeria, dedicandosi alla poesia e alla diffusione della lingua e della cultura spagnola.

Ha esordito con il libro Tentativas de un héroe derrotado (Tentativi di un eroe sconfitto, Cuadernos Hispanoamericanos, Madrid, 1985), al quale sono seguite numerose raccolte di poesia, alcune delle quali hanno vinto importanti premi letterari: La palabra cuando (1992); La latitud de los caballos (1999); La edad del agua (2004); Adverbios de lugar (2004); Aldea (2006); Palmeras (Ed. Puerta del Mar, Málaga, 2007); La hora de irse (Ed. Hiperión, Madrid, 2010); Braci (Ed. Empiria Roma, 2010); Yo que tú (Ed. Difusión, Barcelona 2012); Atenas (Ed. Visor, Madrid, 2013). Sono stati tradotti in italiano i libri: Castillos de Aquitania (trad. it. Castelli dell´Aquitania, Ed. Stelle di Sassuolo, Modena, 1987); Mele di mare (Ed. Le Lettere, Firenze, 2003); Palme (Ed. Empiria, Roma, 2005); Braci (Ed. Empiria, Roma, 2010). Ha tradotto e pubblicato in spagnolo molti poeti tra cui Marco Lodoli, Emilio Rentocchini, Cristina Campo, Tonino Guerra, Ana Blandiana e Izet Sarailjc.

 

Sarà accompagnato nella lettura di poesie dal famoso e versatile violinista Jamal Ouassini

Nato a Tangeri (Marocco), studia al Conservatoire de musique et de danse de Tanger musica arabo-andalusa e musica classica sotto la guida del violinista M° Antoine Batte (Primo premio del Conservatorio Superiore di Musica di Parigi). In seguito entra a far parte dell’Orchestra Andalusa di Tangeri come violinista. Si trasferisce in Italia, nella città di Verona, dove termina i suoi studi e si diploma, come violinista, presso il Conservatorio di musica della stessa città.

Nel 1984 fonda l’Ensemble Ziryab, gruppo musicale che, riunendo prestigiosi musicisti provenienti da diversi paesi del Mediterraneo, tra gli anni ’80 e ’90 ha suscitato grandi consensi nell’ambito dei più prestigiosi festival di World Music, sia in Italia che nel resto d’Europa. Numerose le sue collaborazioni nella realizzazione di musiche sia teatrali che cinematografiche. Con Jamal Ouassini Ensemble, fondata nel 1999, realizza il CD Al Kafila (la Carovana), in coproduzione con Toscana Music Pool e Fabbrica Europa, seguito da un tour italiano a cui hanno partecipato numerosi ospiti. Collabora stabilmente con Moni Ovadi nello spettacolo Shir del essalem (Canti per la pace). Nel giugno 2005, Jamal è presente con musiche proprie nel CD allegato al libro Palme (titolo originale spagnolo Palmeras), di Juan Vicente Piqueras per le Edizioni Empiria, con l’introduzione di Marco Lodoli.

 

19.30 – Musica

Vestida de tormenta (2014), brano acusmatico composto da Marco Marinoni su reading di Juan Vicente Piqueras, Manzana de mar

 

Presentano i poeti spagnoli:

 

Professoressa María Nieves Arribas Esteras traduttrice e docente di lingua e cultura spagnola all’Università degli Studi dell’Insubria.

Professoressa Donatella Siviero docente di Letteratura spagnola al Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Si occupa di letteratura spagnola e catalana medievale e moderna. Dirige la collezione di poesia Divano iberico della casa editrice Marchese (Grumo Nevano). Ha curato diverse antologie poetiche, tra le quali nel 2008 Parlano le donne. Poetesse catalane del XXI secolo (Napoli, Tullio Pironti editore). 

 

19.35 – Rosa Maria Corti

Nata a Oggiono (LC), vive sul lago di Como dove si interessa della storia e delle tradizioni del territorio lariano. Ha ottenuto veri riconoscimenti a concorsi letterari e molte sue opere sono presenti in Antologie. Tra i suoi libri ricordiamo: Storie della Valle Intelvi. Artisti, eroi, maghi e vicende popolane dal Medioevo ai giorni nostri (Edlin, 1999); Pagur. Ancestrali timori e rimedi nel territorio del Lario e delle sue Valli (Bellavite Editore, 2004); Tra sbuffi di vapore e sferraglianti trenini (Bellavite Editore, 2005); Valli Poetiche – itinerari culturali nelle valli lariane: Valle Intelvi (LietoColle, 2011). In poesia: Il mio Lario (Lietocolle, 2011); La mia valle (Lietocolle, 2012) e La mia Provenza (Lietocolle 2013).

 

19.50 – Musica

Frusc’io (2014), brano acusmatico composto da Elena Maiullari su reading di Rosa Maria Corti, La voce del vento

 

20.00 – Rinfresco e intermezzo musicale con il soprano Consuelo Gilardoni accompagnata al piano da Roberto Albini

 

21.00 – Joao Abreu, poeta, ex ministro della Cultura dell’Isola di Madeira

Nato a Funchal, nella ragione autonoma di Madeira (Portogallo), è stato uomo d’affari, direttore d’albergo, Direttore Regionale del turismo e, per 23 anni, Segretario Regionale del Turismo e della Cultura. Cedute le sue funzioni nel Governo Regionale, si è dedicato alla scrittura, al teatro e ai viaggi umanitari. Ha pubblicato numerose cronistorie dei suoi viaggi, due guide turistiche di Madeira in lingua inglese, dieci libri di poesia e cinque di prosa. Nel 2003 gli è stato conferito il Dottorato “Honoris Causa” in Scienze Sociali presso l’Università San Cyrillo a Roma. Le sue poesie sono stata tradotte e pubblicate sulle riviste di nazioni come Francia, Italia e Spagna ed è membro del P.E.N. CLUB.

 

21.15 – “Leopardi e la musica” a cura del Prof. Vincenzo Guarracino, poeta e critico letterario e traduttore

È nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como. Ha pubblicato varie raccolte di poesie tra cui: Grilli e spilli (Fiori di Torchio, Seregno, 1998); Una visione elementare (Alla Chiara Fonte, Viganello 2005); in prosa, L’Angelo e il Tempo. Appunti sui dipinti di Nicola Salvatore nella chiesa di Ceraso, Sa (Myself, Como 1987). Ha pubblicato numerosi saggi: Guida alla lettura di Leopardi (Oscar Mondadori, Milano 1987 e 1998) e, presso Bompiani, le edizioni critiche di opere di Verga (I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, Novelle), di Leopardi (Diario del primo amore e altre prose autobiografiche) e il carteggio Leopardi-Ranieri (Addio, anima mia, Aisthesis, Milano 2003). Ha inoltre tradotto autori classici greci e latini e curate varie antologie delle opere di Leopardi.

 

21.30 – Andrey Alyakin, poeta russo

Andrej Aljakin nasce a Taskent in Uzbekistan nel 1969. Si trasferisce presto a Mosca, dove vive, e segue studi di economi. Inizia fin da giovane l’attività di scrittore, alternando brevi romanzi con poesie. Divide oggi l’attività di manager nel settore bancario a una intensa produzione prosaica, con collaborazione anche con riviste e giornali. Ha all’attivo circa una ventina di pubblicazioni tra libri di poesia e racconti, che vanno dal 1996 ad oggi. Tra i libri più recenti si ricordano: Fino alla primavera (2006), Prosa della vita (2007); Un po’ di luce nel sangue del dopo sbronza (2007); Confessioni di un poeta quarantenne(2007); Identici sogni (2010) e Bequadro. Staccato. Slegato (2011).

 

Giovani in poesia – Presenta Wolfango Testoni, poeta e socio consigliere de La Casa della Poesia di Como

 

21.50 – Anna Belozorovich, poetessa russa

Nata a Mosca, ha vissuto tra il Portogallo e l’Italia, dove si è stabilita nel 2004. Scrive poesia e prosa, prima in russo, poi in portoghese e infine in italiano. Qualcosa mi attende (LietoColle, 2013) è la sua ultima raccolta di poesie.

 

22.00 – Musica

Una nota nel vuoto (2014), brano acusmatico composto da Lorenzo Semeraro su reading di Anna Belozorovich, Il passo

 

22.10 – Laura di Corcia

Giornalista e poetessa. Lavora come giornalista free lance per i giornali La Provincia di Como, il Corriere del Ticino e altre testate ticinesi e italiane, intervistando diversi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. È autrice di poesie. Ha frequentato diversi seminari di teatro con attori come Sandro Lombardi e Lucilla Giagnoni e partecipa spesso a reading e incontri in cui presenta i suoi scritti. È stata inserita nel programma Parolario 2011 come poetessa del giorno e ha partecipato nell’estate del 2012 al Festival itinerante internazionale di poesia a Cormons, nel Friuli.

 

 

Durante il Festival, dalle ore 14.30 alle 16 il poeta e critico letterario Mario Santagostini terrà la “Bottega di poesia”, già collaudata con successo durante le scorse edizioni, offrendo pareri critici a tutti coloro che tra il pubblico vorranno far leggere i loro versi.

Per la Bottega di poesia è necessario iscriversi inviando via mail nome, cognome e un recapito mail e telefonico a lacasadellapoesiadicomo@gmail.com oppure telefonando al numero 344.0309088 dalle 13.30 alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22.00 dal lunedì al venerdì.

 

Tutti gli intermezzi musicali, creati e modulati sulla voce dei poeti o a partire dai loro testi, sono a cura degli allievi del Dipartimento di Musica Elettronica del Conservatorio di Como coordinati da Marco Marinoni, Sylviane Sapir e Andrea Vigani.

Infine, gli studenti dell’Università dell’Insubria saranno coinvolti nell’organizzazione dell’evento e avranno anche il compito di accogliere i poeti e il pubblico.

 

Organizzazione dell’evento a cura di Laura Garavaglia e Camilla Malfanti.

 

 

INFORMAZIONI E CONTATTI:

www.lacasadellapoesiadicomo.it

lacasadellapoesiadicomo@gmail.com

tel. +39 344.0309088 (dal lunedì al venerdì dalle 13.30 alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22)

 

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“Riflessi letterari” di Giuseppina Vinci, recensione di Giovanna Albi

Riflessi letterari
Di Giuseppina Vinci
Tracce per la meta edizioni, 2013
Genere: Saggistica
 
Recensione di GIOVANNA ALBI

 

coverGiuseppina Vinci  di Lentini, docente di letteratura straniera al Liceo Classico della sua città, ci propone la sua terza opera letteraria, Riflessi letterari, in cui si mescolano generi diversi, riflessioni letterarie, poesie, articoli,esegesi personali di famosi testi della letteratura italiana ed inglese: autori romantici e del Novecento che si interrogano sugli eterni quesiti dell’uomo di natura ontologica e teleologica. Poeti e scrittori alle prese con l’insofferenza, l’inquietudine, il male di vivere. Si  parte da un testo celeberrimo di Leopardi del Ciclo di Aspasia “A se stesso” e l’autrice riflette su “Quel poserai per sempre” che pessimisticamente allude al nichilismo del genio di Recanati, il più grande filosofo-poeta di tutti i tempi. Colui che seppe guardare in faccia la realtà senza nessuna consolazione religiosa. La realtà nuda e cruda, fatta di carne e ossa che gridano il proprio male di fronte all’indifferenza della natura indomita. La riflessione sulla morte come fine del tutto che è “nulla eterno”, precorso da quel sentimento di noia che si coglie dinanzi la caduta delle illusioni. “Il passero solitario” allude al distacco dal mondo, al senso di inadeguatezza e di inettitudine alla vita, ben diversa condizione rispetto a quella del gabbiano Jonathan che, pur deriso  per la sua diversità, impara a volare alto; il poeta non vola, ma si ritrae in se stesso nel suo amaro silenzio, nel suo pessimismo sempre più personale e cosmico. Il “passero solitario” viene paragonato all’albatros di Baudelaire che viene bistrattato e catturato dalla convenzione, dalle istituzioni, sempre così pronte a mortificare il diverso.

E poi ancora una riflessione su cosa sia mai la Poesia, questa massima creatura umana, che è “ Lo spontaneo traboccare dei sentimenti potenti, forti, autentici o emozione rivissuta in tranquillità”. Le emozioni romanticamente scattano a contatto con l’universa Natura, fonte perenne di ispirazione, tempio di un mistero sacro, natura incontaminata, consolatrice degli affanni. Madre Natura che scuote l’anima del Poeta fino a far sgorgare “sentimenti potenti, stupore, meraviglia per i doni del creato”.

Si passa poi al Simbolismo di Blake, poeta ai suoi tempi sottovalutato, oggi considerato tra i più grandi artisti della Gran Bretagna.  Ritenuto pazzo per il suo carattere visionario,  che anticipa i poeti maledetti del Novecento, il simbolo è per lui poesia, contrapposizione di opposti, in una visione manichea in cui Bene e Male confliggono sempre in precario equilibrio, in un colloquio incessante con se stesso in cui centrali sono i binomi oppositivi come nella poetica del Leopardi.

Ci si interroga sui motivi della conversione al Cattolicesimo nel 1872 di Alice Meynell , laddove i temi diventano il silenzio e la solitudine. Una poesia di meditazione mistica, è il silenzio che produce  poesia e musica per ritornare all’infinito silenzio.

“Cosa è un uomo?” si chiede l’Amleto; la stessa ontologica domanda attraversa l’autrice, la quale si pone di fronte al problema della crisi dei valori, della globalizzazione, dei mercati, dello spread, dei bund tedeschi, delle borse di Wall Street, Dow Jones…e sa che  il nostro destino è incerto e stiamo per scivolare nel burrone come destinazione finale. Così come nel burrone della morte scivola Virgilia Woolf , in un atto di “comunicazione estrema” lasciandosi annegare nel fiume Ouse, in un gesto estremo che è prova di grande coraggio: o la follia o la morte. Virginia Woolf : una grande della letteratura inglese che condivide tanti punti con James Joyce, anche l’anno di nascita e di morte.

Tutti alla ricerca di qualcosa : così sono i personaggi di James Joyce , tutti con le braccia tese verso il desiderio di appagamento, tutti come Telemaco alla ricerca del padre, tutti come Ulisse nel mare aperto con l’insicurezza dentro di non ritrovare mai più la propria Itaca.

E poi ancora  riflessioni e impressioni sui grandi della letteratura italiana: Carducci e Montale. Il ritorno dell’antico, del primitivo in Carducci, il pianto primordiale per la perdita del figlioletto mentre la natura leopardianamente continua inflessibile il suo corso. Il dolore per la perdita di un figlio è quanto di più insensato vi sia; è il dolore più struggente, quello per cui mai si dovrebbe soffrire. Segue un’analisi dei correlativi oggettivi ripresi da Eliot in Montale, tutti simboli di quel “male di vivere “ che il Poeta incontrò, nella contrapposizione degli opposti come in Blake.

L’opera di Pina Vinci è ricca di spunti di riflessione, ma più che di un saggio si tratta di impressioni anche personali, non sempre supportate dalla dovuta documentazione. Ma forse anche questo è un pregio dell’opera che vuole, non scientificamente analizzare, ma ri-evocare , ri-creare le atmosfere che hanno impregnato le opere più significati di cui sopra ho detto; lo stile semplice, limpido, di facile letture esprime tutta la trasparenza di una persona che intende comunicare il suo incontaminato amore per la letteratura.

 

 

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