Rita Barbieri su “Ian McEwan: sesso e perversione”, saggio di Lorenzo Spurio sull’autore anglosassone

“IAN  MC EWAN: Sesso e perversione”
di LORENZO SPURIO
Photocity Edizioni, 2013
 
Recensione a cura di Rita Barbieri

 

coverNel suo saggio, Lorenzo Spurio affronta il tema della sessualità in tutte le sue varianti e variazioni all’interno di alcune delle principali opere di Mc Ewan. Con un approccio distaccato ma profondo, Lorenzo indaga le rappresentazioni e le simbologie collegate al sesso. Molti degli scritti di Mc Ewan infatti, sono caratterizzati da trame scabrose, incontri incestuosi o amori al limite del morboso e del lecito. In alcuni casi si tratta di episodi funzionali al racconto, veri e propri perni che agiscono da elemento accentratore e catalizzatore per gli sviluppi successivi. Altre volte, invece, si tratta di ‘tappe’ evolutive e psicologiche che segnano il percorso e la storia personale dei personaggi e delle loro relazioni con gli altri.  In ulteriori esempi,  il sesso serve a descrivere la società circostante, l’ambiente ovattato di perbenismo e falso moralismo in cui, a contrasto, si muovono e si agitano i protagonisti.

Interessante notare però che, in molte delle descrizioni riportate, il sesso non è quasi mai un piacere puro, estetico ed estatico. Il sesso è sempre legato, a doppio filo, a ‘qualcos’altro’: un’ossessione, una storia, una scoperta. Sembra non essere mai, semplicemente, “sesso per sesso” esattamente come scrivere non è mai, altrettanto semplicemente, “arte per arte”.

Il sesso dunque, non è un semplice espediente per dilatare i tempi narrativi o per mantenere viva l’attenzione del pubblico dei lettori. Non ci sono le pagine ‘bollenti’ e sospirate presenti in alcuni classici della letteratura erotica ( a partire  da “L’amante di Lady Chatterley” fino ai romanzi di De Sade) anzi, a volte si ha la sensazione che si tratti di una faccenda impudica, consumata in fretta e senza troppa cognizione di causa. C’è poco spazio per la seduzione, per la fascinazione reciproca. Più che un qualcosa di piccante e rovente, gli incontri erotici descritti sembrano essere piatti da servire ‘freddi’, proprio come la vendetta.

Ma se l’erotismo non è l’equivalente ‘puro’ della passione, del romanticismo, dell’attrazione magnetica allora cos’è? A cosa serve? Perché inserirlo nella maggior parte delle opere?

A questo il libro di Lorenzo, prova a trovare delle risposte. Utilizzando estratti mirati (talvolta tradotti da lui stesso in italiano per agevolare la lettura) e prestando una grande attenzione sia al contesto romanzesco sia a quello reale, il saggio ci accompagna nella lettura (o nella rilettura) di alcuni dei testi più interessanti di McEwan fornendoci maggiori strumenti interpretativi e maggiori nozioni.

È possibile allora, alla luce di questi nuovi elementi che Lorenzo suggerisce e illustra, formulare delle ipotesi e delle congetture. Dall’analisi della ricezione e dell’impatto che gli scritti di McEwan hanno avuto sul pubblico, dalle critiche e dalle recensioni avute è spontaneo interrogarsi su quali fossero le intenzioni reali e gli intenti comunicativi dell’autore.

Ci si accorge dunque che intorno al capitolo ‘sesso’ si aprono tutta una serie di riflessioni letterarie, critiche ma anche sociali e storiche, in cui questo atto istintivo e naturale assume di volta in volta vesti, significati e ruoli diversi e sorprendenti. Il sesso è una continua scoperta: di sé stessi, del mondo, delle relazioni, dei limiti e delle imposizioni sociali. Il sesso è una sfida, un atto di coraggio o di sventatezza, una concessione, uno strappo alla regola, una colpa, un peccato, una condanna. Il sesso è tabù, ma solo finchè non è rivelato. Il sesso è un atto pratico, concreto, fisico, reale ma non sempre sensoriale. I personaggi ‘fanno’ ma non ‘sentono’, o almeno questo sembra non essere il punto nodale della questione.

Il sesso nei libri di McEwan si lega anche, molto spesso, alla perversione: rapporti e desideri che, agli occhi della società e della norma, sono illeciti e riprovevoli. Indici accusatori che si sollevano all’unisono contro fatti, parole e pensieri che definire ‘dirty’ (utilizzando un interessante doppio senso allusivo dell’inglese, pressoché intraducibile in italiano) è fin troppo poco. L’autore ci presenta il giudizio e il conto finale, lasciando a noi lettori il compito di individuare moventi, giustificazioni e, laddove ce ne siano, attenuanti.

Il saggio di Lorenzo Spurio, con la sua meticolosa ricerca e attenta analisi, ci invita a riflettere su questo e a trovare, noi lettori per primi, significanti e significati (letterari o meno) per questi due termini che, nella loro apparente semplicità, racchiudono infiniti universi di senso e codici d’accesso. In fondo, come diceva anche Woody Allen: Is sex dirty? Only if it’s done right.”

Rita Barbieri

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