V Concorso “La pelle non dimentica”: opere a tema libero e contro la violenza di genere. Scadenza al 15/07/2022

CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE “LA PELLE NON DIMENTICA”

BANDO 2021/2022
Con il patrocinio gratuito del comune di Santa Maria Nuova (AN)


Art. 1 – PROMOTORI – Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con
l’associazione culturale Euterpe di Jesi e l’associazione Un Passo Avanti APS di
Ascoli Piceno indicono il V concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare
la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle
donne, lo stupro e il femminicidio.
Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i
18 anni d’età
Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La quota di iscrizione al concorso per una sola
sezione è di 10 euro per diritti di segreteria. Si può partecipare a più sezioni: per ogni
sezione, oltre la prima, va aggiunta una quota di 5 euro.
Il versamento deve essere fatto a Le Mezzelane Casa Editrice, Iban
IT07B3609201600990239532475, causale “Diritti di segreteria La pelle non dimentica
Sez. (indicare la sezione o le sezioni alle quali si partecipa)”. La ricevuta di pagamento
dovrà essere inviata insieme agli elaborati e alla liberatoria.
Art. 4 – ELABORATI – I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro
produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle
categorie contenute nell’articolo 4 bis.
Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati, che avranno come argomento principale la
violenza sulle donne, potranno essere basati sia su una storia vera sia inventata;
potranno anche essere presentati elaborati a tema libero.
A) Poesia singola inedite a tema libero: una (1) poesia scritta con carattere Times
New Roman corpo 12; la poesia non dovrà superare i 30 versi, pena l’esclusione dal
concorso.
A- bis) Mini silloge di poesia a tema libero: cinque (5) poesie scritte con carattere
Times New Roman corpo 12; le poesie non dovranno superare i 30 versi ognuna, pena
l’esclusione dal concorso.
B) Poesia inedita a tema violenza di genere: una (1) poesia scritta con carattere
Times New Roman corpo 12; la poesia non dovrà superare i 30 versi, pena l’esclusione
dal concorso.
B- bis) Mini silloge di poesia a tema violenza di genere: cinque (5) poesie scritte
con carattere Times New Roman corpo 12; le poesie non dovranno superare i 30 versi
ognuna, pena l’esclusione dal concorso.
C) Racconto a tema libero inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le
18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere
Times New Roman corpo 12
D) Racconto a tema violenza di genere inedito: dovrà essere compreso tra le
15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con
carattere Times New Roman corpo 12
E) Silloge poetica inedita: la silloge dovrà essere inedita, scritta con carattere Times
New Roman corpo 12
F) Silloge poetica edita: la silloge dovrà essere inviata in formato pdf, completa di
copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca
di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie
in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via Papa
Giovanni XXIII n. 62, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i
dati dell’autore e la liberatoria, che può essere scaricata all’indirizzo:
https://concorsi.lemezzelane.eu/wp-content/uploads/2022/01/Liberatoria_LPND_2022.p
df
G) Romanzo inedito a tema violenza di genere: la lunghezza del romanzo dovrà
essere compreso tra le 150.000 e le 200.000 battute compresi gli spazi, scritto con
carattere Times New Roman corpo 12
H) Romanzo edito a tema violenza di genere: il romanzo dovrà essere inviato in
formato pdf. completo di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che
verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che
ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le
Mezzelane Casa Editrice, Via Papa Giovanni XXIII n. 62, 60030 Santa Maria Nuova e
dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria, che può essere
scaricata al seguente indirizzo:
https://concorsi.lemezzelane.eu/wp-content/uploads/2022/01/Liberatoria_LPND_2022.p
df
Art. 5 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE – Il testi delle sezioni
A/a-bis/B/B-bis/C/D/E/G dell’articolo 4/bis dovranno essere prodotti in forma anonima
su file word in formato *.doc o *.docx o odt. Ogni partecipante potrà inviare un
elaborato per una o più categorie tra quelle proposte dagli organizzatori. Ogni
partecipante dovrà attenersi alle specifiche richieste, ovvero la lunghezza del
racconto, il numero e la lunghezza delle poesie, il formato richiesto. Nel file non dovrà
esser scritto alcun nome. Nella mail dovrà essere allegata la liberatoria compilata con i
propri dati. Tutti gli altri elaborati dovranno essere prodotti seguendo le indicazioni
date in ogni categoria. Gli elaborati pervenuti in maniera diversa da quello indicato
verranno immediatamente scartati.
Art. 6 – SCADENZA – L’elaborato dovrà essere spedito tramite mail al seguente
indirizzo: concorsi@concorsi.lemezzelane.eu entro e non oltre le ore 23.59 del giorno
15 luglio 2022. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in
considerazione. In oggetto dovrà essere specificato “concorso La pelle non
dimentica” e la sezione alla quale si partecipa.
Art. 7 – VALUTAZIONE – Tutti i lavori (tranne le sillogi e i romanzi editi) saranno
inviati in forma anonima a una giuria designata dagli organizzatori. La giuria
determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in
considerazione della qualità dello scritto, dei valori dei contenuti, della forma
espositiva, delle emozioni suscitate. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed
insindacabile. I vincitori saranno informati secondo le modalità indicate da ciascun
partecipante nel modulo di partecipazione.
Art. 8 – PREMIAZIONE – I primi venti delle sezioni A/A-bis/B/B-bis/C/D verranno inseriti
in una antologia a cura di Le Mezzelane casa editrice. I primi tre autori di ogni sezione
verranno premiati con una proposta editoriale della casa editrice Le Mezzelane, con un
diploma con la menzione della giuria, con una copia dell’antologia e altri premi messi
in palio a cura dell’organizzatore. La proclamazione dei vincitori e la consegna dei
premi avranno luogo a settembre 2022 ad Ascoli Piceno.
Art. 9 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso,
cedono il diritto di pubblicazione al promotore del concorso senza aver nulla a
pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo e sarà edito da
Le Mezzelane Casa Editrice. I diritti rimarranno comunque degli autori, che potranno,
quindi, far uso dei propri elaborati come vogliono.
Art. 10 – PUBBLICITÀ – Il concorso e il suo esito saranno opportunamente
pubblicizzati attraverso le pagine dedicate al concorso, sul sito dell’editore e sul sito
delle associazioni.
Art. 11 – ALTRE NORME – La partecipazione al concorso implica l’accettazione
integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza
di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina
l’automatica esclusione dal concorso letterario.

Premio Letterario “Paola Fasulo”, a sostegno dell’ A.N.D.O.S.; come partecipare

Con il patrocinio della Città di San Donà di Piave e dell’ULSS 4
I Premio letterario Paola Fasulo
“Il cancro fra dolore, rassegnazione e coraggio”


Sezioni
• Narrativa anche edita in lingua italiana. Racconto, Diario, Testimonianza,
Fiaba.
• Poesia anche edita, in lingua italiana o in vernacolo (con traduzione)
• Premio A.N.D.O.S sul tema del tumore al seno
Il premio è aperto a tutti coloro che desiderano esprimere emozioni e vissuti sulla malattia oncologica legati alla loro esperienza personale o a quella di loro familiari, amici e conoscenti.
Modalità di Partecipazione:
I racconti e le poesie, di lunghezza non superiore a 6 cartelle editoriali (12.000 battute compresi gli spazi, corpo minimo 12), dovranno essere attinenti al tema. Ciascun autore potrà partecipare con un massimo di tre racconti o di tre poesie da inviare insieme alla scheda di iscrizione entro e non oltre il 7 maggio 2022.
I testi dovranno pervenire in formato digitale (doc, odt, pdf) tramite mail a premioletterariopaolafasulo@gmail.com
Ogni racconto o ogni poesia dovrà contenere esclusivamente il titolo dello stesso (senza il nome dell’autore) mentre i dati degli autori andranno indicati sulla domanda di iscrizione (scaricabile dalla pagina web del Premio) che andrà spedita contestualmente all’opera.
Per ogni racconto o poesia con cui si partecipa va ripetuta la domanda di iscrizione.
Racconti e poesie saranno valutati da due Giurie separate i cui presidenti e componenti saranno resi noti quanto prima.
Il giudizio finale di ciascuna Giuria è insindacabile.
I vincitori saranno avvisati tramite telefonata o mail.
Per tutti i partecipanti le informazioni e la domanda di iscrizione saranno disponibili sul sito Internet alla pagina premioletterariopaola.netsons.org

Esce “Altrove. L’Europa che non ti aspetti” di Nicola Lecca

Scrittore nomade e collezionista di luoghi, Nicola Lecca ha visitato più di quattrocento città. Le più insolite sono raccontate in questo libro che accompagnerà il lettore in un’ostinata ricognizione delle periferie del mondo: dall’isola di Lesbo, in Grecia, al piccolo villaggio di Zsira in Ungheria, dall’avamposto di confine di Rattersdorf, in Austria, alle sconfinate spiagge di Newquay in Cornovaglia: fino alla nordica traversata a bordo dell’Hurtigruten: il postale dei fiordi norvegesi. 

«Sono un collezionista di città. Ne ho visitate più di quattrocento. Ma per il mio Altrove (Ares Edizioni) ho scelto quelle dell’Europa che non ti aspetti. Rileggere i racconti che ho scelto per questo Altrove mi ha fatto capire qualcosa di molto suggestivo e importante: se un istante è vissuto intensamente resisterà intatto nella memoria anche per decenni» (dichiarazione dell’autore, Nicola Lecca, a «L’Unione Sarda» il 24 marzo 2022).

«Sono luoghi dell’“Europa che non ti aspetti”, spesso con nomi impronunciabili… ma, dopo aver letto che cosa ne scrive Lecca, ti pare di esserci stato, perché mentre leggevi eri proprio lì» (dalla prefazione di Cesare Cavalleri)

Nicola Lecca (Cagliari, 1976) con la sua opera d’esordio, Concerti senza orchestra, è stato finalista del Premio Strega e a 27 anni ha ricevuto il Premio Hemingway per la letteratura. Le sue opere sono presenti in 15 Paesi europei e in Brasile. Con Mondadori ha pubblicato cinque romanzi: Hotel Borg (2006), Il corpo odiato (2009), La piramide del caffè (2013), I colori dopo il bianco (2017, Premio Elsa Morante) e Il treno di cristallo (2020). La maggior parte delle sue opere letterarie sono state adottate dalla Svenska Akademiens Nobelbibliotek di Stoccolma. I suoi articoli appaiono su numerosi quotidiani e riviste fra cui la Repubblica e Studi cattolici.

“Tutti i racconti” di Javier Marías, recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

“Accettati” o “accettabili” secondo l’autore, comunque splendidi e indispensabili per comprendere l’universo narrativo di Javier Marías, vengono opportunamente riuniti in volume Tutti i racconti (Einaudi 2020) pubblicati nelle due precedenti raccolte, Mentre le donne dormono (2000, 1ª ed.1990) e Quand’ero mortale (1996) che riflettono, integrano ed arricchiscono, nella forma breve, i motivi ispiratori della sua produzione romanzesca da Domani nella battaglia pensa a me a Berta Isla: contrariamente a quanto ritenuto da alcuni critici, un percorso creativo coerente e unitario (pur con esiti meno riusciti), non crediamo articolabile in due fasi, la prima delle quali – sino a Un cuore così bianco – più letterariamente felice. Fra tutti i temi trasversali della perdita/ricerca di un’identità mai definita né definibile nel caleidoscopico disgregarsi di una realtà illusoria e multiforme (si finisce, come nel bellissimo “Una notte d’amore”[1], con il costruirsi esistenze fittizie[2] per il timore di venire uccisi dai propri sentimenti se si ammettesse di viverli. “E per attenuare le cose più intense e passionali far come se accadessero ad un altro. Che è poi il modo migliore di osservarle”. Se poi “l’altro” è un morto…), dell’ambiguità gnoseologica che, inevitabilmente, si traduce in ambivalenza narrativa (“le storie accolte nel tempo non si devono cambiare, anche se si sono ficcate senza spiegazioni nel loro giorno”[3]: per Marías la mancanza di risposte sul piano esistenziale finisce con il costituirsi nella storia narrata, “è” la storia), infine dell’eros e di un fantasma femminile declinati nei loro minimi, più sfumati particolari. E se l’amore è speranza, ardore, oscenità, gioco, finzione, scambio di ruoli, nevrosi, paranoia, rapporto fra sconosciuti, stanca routine quotidiana e fantasia morbosa, opportunismo, devozione, calcolo, ricatto, rassegnazione, tradimento e (quasi) mai fedeltà – perché, in fondo, “è sufficiente credere che la vita di qualcuno dipenda dalla nostra per non negargliela, per non sentirci liberi  di andar via in qualunque momento, per quanto si possa essere stanchi e delusi”[4] e quella che manca è forse proprio la dimensione “normale” (semplicistica?) di un legame che viva semplicemente di sincera empatia – la donna, assai più dell’uomo, è l’emblema/universo in cui tale dimensione prende corpo. Vanitosa, paziente, crudele, sprezzante, infantile, cinica, sbadata o riflessiva, colta e appariscente o anonima, vendicativa sino alla violenza, insieme ironica e taciturna, tranquillizzante e inafferrabile, spesso sola (in attesa, delusa, insoddisfatta, ingannata…ampia la gamma della solitudine femminile), la Lei di questi racconti è “di una grazia irreale, quindi ideale, senza asprezze, distesa, quieta, priva di gesti, liscia, esuberante, non lattea ma cremosa, che non invita al tatto come se minacciasse di sciogliersi” ma ha anche “ciglia di bambola antica o dense e pelle scura per natura, per piscina o per spiaggia”[5].

Suggestioni che trovano naturale, originale espressione attraverso elementi canonici ed esemplari di un approccio narrativo assolutamente “europeo”, il sosia/gemello – Lord Rendall vede, o crede di vedere, se stesso nella presenza maschile che vive accanto a sua moglie in una allucinata alterazione/cancellazione del tempo al confine tra vita reale, illusoria o, forse, decisa da un incomprensibile destino e il detestabile Javier Gualta si scopre duplicato in un alter ego perfetto, finendo vittima di una spirale schizofrenica di degradazione e follia[6] – e il topos dello sguardo. Guardiamo per (tentare di) comprendere o solo vagamente recepire l’intellegibilità dei fenomeni, “in fondo sappiamo come sono fatti gli altri perché li vediamo, anche se nessuno sa vederli gli sguardi”[7] così, come del resto sin dai libri d’esordio, quasi in ogni intreccio qualcuno – affacciato ad un balcone/veranda, davanti ad un portone (spesso di notte), sfacciatamente o di soppiatto, ad occhio nudo, per mezzo di un Binocolo rotto o di un telecamera (“Mentre tutte le donne dormono”) – osserva qualcosa o qualcun altro: per adorazione, per sottrarre le apparenze alla loro fragile precarietà, per illudersi e non illudere, contemplare la bellezza e magari la morte – propria…altrui – quando, repentina e imprevedibile, sconvolge con la sua casualità equilibri, progetti, certezze, promesse[8]. E se Malanimo si risolve nel sorprendente omaggio ad un “Signor Presley” inquieto, ingenuo, sfruttato, ricattato con l’amicizia e le squallide ragioni di uno star system drogato dai dollari (lui “affabile e talentuoso come nessuno”), lo scrittore si conferma assai abile nel toccare le corde del genere fantasy/esoterico – in Le dimissioni di Santiesteban, Non più amori e nell’esemplare Quand’ero mortale[9] protagonista “in assenza” è un fantasma il quale sa amare e ingannare gli altri ma non se stesso, condannato com’è, in un “non tempo” che proustianamente si perpetua con ogni dettaglio, a ricordare e conoscere impulsi, sensazioni, intenzioni della propria vita prima non percepibili, a provare l’orrore di una piena “coscienza” anche della sua tragica conclusione – e del “poliziesco o d’intrigo”[10]: successivo di un solo anno (1995) a Domani nella battaglia pensa a me, l’intrigante “Sangue di lancia” lo riprende nell’incipit enigmatico e, per i meccanismi del delitto (apparentemente) irrisolto solo per un protagonista ignaro e raggirato da un sistema giudiziario kafkianamente “anonimo, ubiquo, molteplice, tragico”[11], anticipa clamorosamente il plot di Berta Isla.

Sul piano strettamente formale la prosa di Marías risulta complessa e articolata, con il ricorso insistito ad una marcata ipotassi, ad incidentali parentetiche equivalenti per importanza alla “frase ospite” e funzionali all’approfondimento psicologico del personaggio (che avviene di frequente attraverso la descrizione minuziosa del vestiario e dei capelli), ad un lessico sontuoso e analitico, ad una aggettivazione ricchissima – spesso addirittura quadruplicata – e mentre risultano inaspettatamente molto più rari – rispetto ai romanzi – gli amati richiami shakespeariani[12], brillante e personalissima risulta la costruzione della struttura narratologica, grazie soprattutto al ricorrere frequente del “finale aperto e/o mancato”, una delle peculiarità del suo stile su cui vale la pena, in conclusione, di soffermarsi. Di fatto il dato essenziale della trama – inteso come scioglimento di un’attesa creata ad arte per l’evento risolutore/chiarificatore della vicenda – non si svela quasi mai nella conclusione del racconto e l’epifania viene differita ad un ipotetico scenario/spazio extra-testuale che spetta alla complicità del lettore supporre e, se vorrà, addirittura “scrivere”, dopo che l’intreccio ha esaurito l’analisi dell’intera gamma di sensazioni emotive dei personaggi di fronte all’evento stesso, vero scopo della scrittura. Questo coincide per lo più con un accadimento di natura violenta come un omicidio, di volta in volta immaginato, pensato, desiderato, forse già avvenuto (“Il medico di notte”), che probabilmente avverrà – magari perché annunciato (“Un immenso favore” e “Caduto in disgrazia”) – o, clamorosamente, sta avvenendo senza che si conoscano la vittima e i motivi della sua eliminazione (“Domenica di carne”), ma l’effetto risulta sorprendente quando la sfera è quella affettiva/erotica, come in “Viaggio di nozze” e “Meno scrupoli”. Un vero narratore è tale anche – forse soprattutto – quando sceglie di non narrare…l’iceberg di Hemingway insegna.

Marco Camerini


[1] Tra virgolette alte i titoli dei racconti citati.

[2] Va ricordato che uno degli spunti centrali di Berta Isla è proprio quello della “vita parallela”.

[3] Sangue di lancia, p.217.

[4] Caduto in disgrazia, p.319.

[5] Passim da tutti i racconti.

[6] Il racconto, uno dei migliori dell’intera raccolta – deve molto, ci pare, all’Uomo duplicato di Saramago, oltre che, evidentemente, al Sosia di Dostoevskij.

[7] Un senso di cameratismo, p.292 e segg.

[8] Molto frequente in Marías il macrotema della morte: provocata, accidentale, violenta, naturale, mai più di tanto temuta, spesso avvolta nell’incertezza e nel mistero.

[9] Per il “morto che parla di sé” cfr. anche “l’accettabile” Vita e morte di Marcelino Hurriaga. Rimanda, invece, allo Schnitzler del Diario di Redegonda lo schema del “defunto protagonista”, come a molti dei suoi racconti (non solo il più noto, Doppio sogno) la dialettica veglia/sogno.

[10] Questa la definizione dell’autore stesso nella prefazione da lui curata, p.XV.

[11] Lo specchio del martire, p.335 e segg.

[12] Solo tre nei trenta racconti: Otello, Amleto e (il più ampio) Il mercante di Venezia in Tutto male torna, p. 164.

L’autore della recensione ha acconsentito e autorizzato alla pubblicazione del testo su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. Si rappresenta, inoltre, che la diffusione del presente testo su altri spazi, in forma integrale o parziale, non è consentita senza il consenso scritto da parte dell’autore.

“Come una storia d’amore” di Nadia Terranova. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio 

71ykfUW7EmLCome una storia d’amore, edita da Giulio Perrone nel 2020, raccoglie dieci storie ambientate a Roma, città dove oggi vive la scrittrice di origini messinesi. Significativa l’epigrafe da Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia, premio Strega alla memoria nel 1994, in cui l’essere pellegrina …in una terra senz’anima annuncia il senso delle storie raccontate da Nadia Terranova, connotate da dolore, senso di estraneità, solitudine.

Per i quartieri e le strade di Roma si sviluppano le vicende di personaggi alle prese con la quotidianità, una coppia di anziani che fa la spesa al mercato e incontra casualmente Andrea, il trans gentile, di cui pagherà il funerale in Via della Devozione; lo choc di Veronica infaticabile parrucchiera davanti all’incidente mortale di una sconosciuta in Freezing; la solitudine di Paola, in crisi di coppia e di lavoro, che trascorre le giornate su Facebook spiando la presunta felicità della Sconosciuta in La felicità sconosciuta.

Accanto a queste storie ve ne sono altre narrate in prima persona dove si coglie un’eco autobiografica dai Corvi al Pigneto, a La lavanderia sbagliata, a Due sorelle a L’ora di libertà. Diversamente incisive in questa prospettiva autobiografica e per il senso che danno alla raccolta sono Il primo giorno di scuola, Roma in uscita, Lettera a R. che affrontano in maniera diretta il rapporto che la scrittrice ha con Roma. La città è il luogo in cui s’innerva il tempo della narratrice e diventa co-protagonista necessaria. Da Roma in uscita si apprende il senso e il valore della sua vita romana: penso a quando sono arrivata a Roma e un nome di città era sinonimo di un nome proprio. Roma per me è Carlo. Sono passati ventidue anni e Carlo è sempre Carlo, anche se non stiamo più insieme, e Roma non è più Roma, anche se stiamo ancora insieme”.

Il primo giorno di scuola tratta il tema della memoria personale che s’intreccia con quella storica. Ė ambientato nel Ghetto l’unico luogo in cui non sentivo fretta di allontanarmi, intimamente vicino perché come Messina è stato distrutto e ricostruito e per gli avvenimenti del 16 ottobre ’43, citati in un “tra parentesi”, perché c’è sufficiente letteratura in merito. Lì la scrittrice può ripercorrere la sua infanzia, l’ambiguo suo primo giorno di scuola, l’anno della prima media quando è morto il padre, interrogarsi sulla felicità, che l’ha sempre schivata. Ha cominciato a studiare l’ebraico: Ho bisogno di studiare. Una lingua che si scrive al contrario è perfetta per me. Ho bisogno d’invertire le cose… Lettera a R. chiude la raccolta. La narratrice, facendo un bilancio degli anni romani, scrive una lettera d’amore alla città scontrosa, che ti accoglierà subito e non ti accoglierà mai, dove è giunta per restare, enfatizzando così il passaggio dall’infanzia all’amore, all’età adulta. Dopo quindici anni ha costruito un rapporto intimo con Roma, evidenziato dall’uso della sola iniziale “R.”, e vuole raccontarla dal suo punto di vista: odiarla in pace senza schierarti e amarla in pace senza celebrarla. Tanto è stato scritto e detto sulla città e la scrittrice non vuole aggiungere altro se non la sua esistenziale versione, di una persona che non ha signoria su nulla se non sui propri dettagli (La lavanderia sbagliata).

Nelle dieci storie che raccontano realtà quotidiane, il filo conduttore, a parte l’ambientazione romana, è l’impegno di esprimere la nudità di ciò che è; mancano gli uomini, nominati appena e rappresentati con l’occhio delle donne, che restano spazio esistenziale d’indagine privilegiata, di una sorta di pellegrinaggio nella vita scandito dall’impervia difficoltà dell’incontro con l’altro. Ma questo non implica un punto di vista egoistico, anzi manifesta un’attenzione simpatetica verso gli altri, come per Nilima, in La lavanderia sbagliata.

La scrittura scorre asciutta, incisa di domande, di parentesi, di dialoghi, di inversioni, enumerazioni. Come una storia d’amore segue di poco Addio fantasmi, romanzo pubblicato da Einaudi –Stile libero big, finalista al Premio Strega 2019.

Leggendo la conclusione del romanzo: Rido e finisce un’epoca nel rumore di un tuffo, nel mare che si apre e ingoia senza restituire…e il piccolo orologio al mio polso segna, finalmente, le sei e diciassette.” si gioisce con Ida, che dice addio ai suoi fantasmi. Leggendo poi Come una storia d’amore ci si accorge invece che i fantasmi ci sono sempre anche nella cornice romana: “Non lasci mai nulla, tu,non sei una che lascia. Devi solo cercare nuove strade” (in Lettera a R.) dice di sé la Terranova.

GABRIELLA MAGGIO

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

 

411kfsYU87LDue anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia (Sellerio), che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre con Sellerio, Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio.

Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile.

Eziologica è la storia di Annarcangela “La donna pittora” raccolta dalla scrittrice sulla strada del Santuario del Soccorso, costruito sul luogo del misterioso ritrovamento di un crocifisso, restaurato   in una sorta di trance da Annarcangela.

Il ‘700 porta anche a Caltagirone una ventata di “ribellione” l’ostinazione inflessibile di donna Ignazia, protagonista di “Lo splendore del niente”, che dà il titolo alla raccolta, che, diversamente dalle donne protagoniste delle storie precedenti, si “ribella” alla famiglia e realizza un suo progetto di vita libero e ascetico volto alla contemplazione del niente. Ma il ‘700 è anche il secolo del popolo e delle sue rivendicazioni, tema caro alla scrittrice che con ironia tratta la rivolta degli abitanti di Procida ne “I gatti dell’isola nomade” contro la disposizione regia di uccidere tutti i gatti dell’isola, rei di cacciare i fagiani destinati tutti alla passione venatoria del re Carlo di Borbone.

E ancora venato d’ironia è l’incipit “Dell’arcano liquore e di altri odori” sull’esecuzione a Palermo di Giuanna Bonanno, la vecchia dell’aceto: “Dei tremendi rumori parigini, che in quell’ardente luglio del 1789 spalancavano a borghesi e proletari le porte della storia, poco-e a pochi-arrivava a Palermo il suono e il senso; ad accendere immaginario e conversari di nobili e plebei della felicissima città era invece lo spettacolo previsto per giovedì trenta.”

A Caltagirone ritorna l’ultimo racconto “Morte per Acqua” che trae spunto dall’invasione di cavallette del 1789 e dallo studio del caltagironese Biagio Crescimone “Osservazione sulla vita delle cavallette e sui mezzi per distruggerle”. Un cieco istinto spinge l’insetto a morire gettandosi in uno stagno a Saint-Denis, mentre “l’Assemblea Costituente proclamava la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino”. L’ampia dinamica della storia resta lontana dalla Sicilia e da Caltagirone, indifferenti e chiusi nel tempo ciclico dell’agricoltura.

Maria Attanasio si riconosce in queste esistenze esigue e dimenticate, rese personaggi dalla sua immaginazione, che si snoda sempre in uno stretto legame tra fatti e luoghi; sono delle “resistenti” e come lei non si piegano, credono e lottano.  La scrittrice dando loro respiro e sentimento, le fissa in gesti assoluti e senza ritorno: “senza vossia non ce n’è mondo! “di Catarina; “fimmina dintra e masculu fora”  di Francisca; “ cancellati i me piccati, mantiniti a menti mia” di Annarcangela; la “radicale affermazione del niente” di Ignazia Perremuto, fino all’originale leggerezza di Levia.

Tutte le storie si sviluppano con rapidità, concentrate su fatti essenziali che riempiono i silenzi del tempo in un preciso contesto locale e storico, di cui si coglie il nesso con la contemporaneità. La lingua semplice e precisa asseconda questo disegno, incisa talvolta di parole latine e dialettali; assume un ritmo poetico quando sfiora particolari autobiografici come la “salvifica cucuzza gialla c’a stimpirata ri l’acitu”.

Poetici sono stati gli inizi di Maria Attanasio in giovanissima età. Nel tempo maturando l’impegno politico per un progetto di mondo libero da ogni ingiustizia la scrittrice ha variato il linguaggio dell’io in quello del mondo e scoprendo la propria storicità si è dedicata alla narrazione.

GABRIELLA MAGGIO

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

La forza e la poesia dei fiori di “Marienbad”. Prefazione a cura di Marco Camerini

Prefazione a cura di Marco Camerini

“Non si scrive per affermare principi e credenze che chiunque sembra condividere. Il mondo della finzione letteraria ci libera dalle gabbie in cui la società racchiude i sentimenti. Per carità, possiamo anche sapere di non avere un ampio spettro di sentimenti e reazioni, finché non vi entriamo in contatto grazie alla narrativa che ha il potere di liberarci dalla nostra prospettiva angusta e terribilmente limitata”[1]. E per affermare la propria vocazione a riconoscersi, il personale coraggio anche ad accettarsi e mettersi in discussione fra le righe di un racconto tornano – lo meritano, li aspettavamo – i giovanissimi, talentuosi autori dei Corsi di scrittura creativa tenuti dal prof. Pierangeli presso i Laboratori integrati dell’Università di Tor Vergata e dell’Istituto Villa Flaminia, dopo il successo conseguito da Con l’augurio di molte farfalle (Loffredo 2017).

Marienbad, copertina_page-0001 (1)La scrittura, per molti di loro, continua a significare Agnizione coerente e lucida di una malattia invalidante solo per quanti ignorano il desiderio tenace di sconfiggerla, riconoscendo il valore primario della vita (“Non posso cambiare la direzione del vento, ma sistemare le vele in modo da raggiungere la destinazione”, Caro diario, bellissimo)[2] o della lancinante solitudine che nasce dall’isolamento autistico, dall’abbandono familiare, da una adozione che non placa il desiderio di conoscere il genitore/fratello biologico (Maison Nani, Un ragazzo speciale) mentre – sono fra gli esiti più felici – una brillante fantasia creativa consente di proiettare il malessere di patologie ed esclusioni in un “futuro possibile” onirico e inquietante (Racconto bianco rimanda a “Sentinella” di F. Brown e Fuori di testa lascia il segno) o calarlo nei toni di un gotico noir (Phantomhive). Per avvertire, comunque, con Determinazione (“lottate, cadete e rialzatevi. Fatelo, fallite, piangete, semplicemente vivete”) che non importa la durata della kafkiana Cavalcata verso il villaggio ma – grazie anche alla Presenza silenziosa di Chi ti cammina accanto (“Quando nella vita inciampiamo c’è sempre qualcuno cui appoggiarsi”: un gatto “completamente nero con occhi azzurri”, l’attore famoso che, al Globe Theatre ti nota, un medico discreto che ha acceso la tua vocazione, insieme al display di un monitor clinico) – battersi e combattere. Farlo sostenuti e animati dalla strenua fiducia nella forza incontenibile di un sentimento – di volta in volta pietà, incoscienza, anticonformismo sessuale, angoscia di Cuore e mente, mai ripiegato Dejavù…”Amate sino al limite, fino a straziarvi il cuore e sarà sconfitta anche la morte”: quanto della Dickinson in Un destino crudele – di un gratuito gesto di carità che regala Felicità senza prezzo, di un Ultimo sguardo che sconfiggerà il (non) Tempo in un futuro apocalittico e degradato, di un’esistenza la quale rinuncia alla perfezione per farsi tela bianca su cui la “musica del caso” (che fine ha fatto Paul Auster?) dipinge “costellazioni di cicatrici” (Siate Arte) o – seducente miracolo del processo artistico – si trasfigura nell’immaginaria gratificazione/gratitudine di Venere per il “suo” Botticelli, come avviene nell’originale Che sia Primavera!. Tutto, alla fine, per (ri)scoprire, fra Ritagli e punti di vista sbilenchi, “in una valigia di sogni, speranze, prospettive, avventure”, i Momenti spensierati dell’amicizia, le Prospettive doverose dell’integrazione in un’Italia che è “Roma, termini detti male in mezzo arabo, casa, Paese, studio, lavoro” – Segni vitali per ricominciare, “sentire il dolore dell’altro” e sconfiggere xenofobia, odio, cinismo – il calore familiare, anche quando “baci e abbracci si fanno quasi inesistenti, le facce si girano, le espressioni quelle che non si dovrebbero usare e le frasi quelle che non si dovrebbero dire”, la compagnia discreta di un Diario informale con il quale si parla se non ci sono più lacrime, magari trasformandolo in Prova di umanità condivisa che passa di mano in mano diventando Letteratura, il coraggio che ci vuole a morire quando, mangiando una Mela verde, lo si scopre inevitabile e di bello rimane solo l’anima, quello necessario a vivere, “anche se assomiglia a trascinare un mattone nel fango sotto la pioggia”, con L’altra metà della mela e una bilancia che ha distrutto i sogni. Allora scrivere aiuta a “ricavare più miele che da tutti i fiori di Marienbad”: dalla stupita Bellezza infranta di una farfalla, dal fascino di 1000 origami (quanti i catulliani baci), da buzzatiani Suoni del bosco, soprattutto dalle Braccia aperte della solidarietà e dell’altruismo (se armate sono quelle di Ginevra, impegnata nella missione umanitaria di keap peace in Libano), soli valori in grado di sconfiggere la sordità vigliacca dell’Indifferenza verso il prossimo, la società, noi stessi. La più subdola e imperdonabile.

Sorprendentemente lirico lo stile di molte prose della raccolta (edita ancora da Loffredo), con “la nebbia diluita nell’azzurro liquido dei suoi occhi scandita dai primi raggi di sole in un’orgia di luce” e “il luccichio intenso delle stelle a farsi strada nel cielo nero come una grande lavagna pronta a schiantarsi” o “tenero come un’aurora di aprile”  mentre “le colline sembrano aver messo la cipria e risuonano, lontano pianto sperduto, i rintocchi languidi di una campana”[3], a conferma, ci pare, di una sensibilità sempre maggiore dei giovani verso questa forma di espressione. Così “Nelle onde di disperazione e di solitudine/il pensiero maligno avvampa/e il fuoco subito infiamma le vene/è freccia, tarlo, ago pungente/Se dentro c’è il mostro/quello non lo puoi combattere/quello sta lì/e ogni tanto viene fuori/e ti mangia il cervello/e ti mangia il cuore”. Ma d’improvviso “L’urlo si perde nella plastica forma della vita/dove tutto appare/dove tutto tace” e “scritte da secoli/nella pietra le parole/s’è reso regola l’amore/s’è reso gesto e compagnia” in grado di lavare il caravaggesco “grasso dell’esistenza/che tutto unge e sporca” con l’intensità della sua luce , “un dolce fiume di baci”, il dono inatteso del sorriso “musica di un assolo dimenticato”[4].

Confuso, poi, fra “tutti i nomi” quello di uno straordinario narratore italiano che all’accettazione/inclusione del disagio ha dedicato la sua combattiva passione di docente militante. Con l’umiltà di chi “in equilibrio fra domanda e risposta rischia tantissimo, guida e ascolta ponendosi accanto prima che di fronte all’altro”[5], Eraldo Affinati ha fatto correre il suo Maratoneta insieme a quanti, un giorno, potranno diventare come lui (ammesso lo desiderino e non basti loro semplicemente…scrivere) assolvendo, in ogni caso, sin d’ora al compito dello scrittore che è “forse quello di sottolineare ciò che già esiste, eppure rischia di essere trascurato, per decifrare il senso ultimo di un evento”. Con buona pace delle joyciane epifanie, Chiara, Daniele, Jasmine, Michela, Luciano, Ludovica hanno compreso anzitutto se stessi. Non è poco. Sarà moltissimo, poi, per i lettori di Marienbad.

MARCO CAMERINI

 

[1] PH. ROTH, Perché scrivere?, Einaudi 2018, p.55.

[2] Vengono riportati in corsivo i titoli dei racconti, spesso integrati nel corpo del testo stesso, in grassetto i titoli delle sezioni, fra virgolette i passi e i versi citati [N.d.A.]

[3] Passim da Fuori di testa, La mia cavalcata verso il villaggio, I suoni del bosco.

[4] Il testo è composto con versi liberamente tratti dalle (splendide) liriche del libro: Tu pensiero maligno, Il sole, Il canto di Demetra, Autismo, Caravaggio, Santa Chiara, Un giorno, Mi sono spaccata lì sulla vetta.

[5] E. AFFINATI, Via dalla pazza classe, Mondadori 2019, p.47.

 

Il critico Cinzia Baldazzi sull’antologia del IV Concorso “Storie in viaggio” dell’Ass. Euterpe

Recensione di Cinzia Baldazzi

IMG_5666.JPGSe è vero che ogni viaggio lo ripeti tre volte – quando lo sogni, quando lo vivi, quando lo ricordi – la IV edizione del Concorso di Letteratura “Storie in viaggio”, organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe presieduta da Lorenzo Spurio (con il patrocinio morale della Provincia di Ancona e dei Comuni di Morro D’Alba e di Senigallia), ha concesso alle opere in tema una quarta possibilità, ossia di poterne scrivere. Allora, qual è in genere il Kunstwollen (la volontà artistica) a fondamento dei testi letterari dedicati al viaggiare? Leggendo l’antologia di racconti che ne è seguita, varie sono le ipotesi attendibili: tra di esse, quella di aspirare a registrare – sublimandole – tracce di un avvenimento storico-concreto non nel ruolo di eventi vissuti, e quindi raccontati, piuttosto nel loro risultato.

Narrare un viaggio comporta, dunque, voler esporre al destinatario un elemento esplicativo del messaggio in base al quale i brani in prosa o in versi tentano di essere compresi non soltanto mediante una catena dialettica di segni-storia, forma e contenuto, ma anche attraverso un’opinione a se stante, capace di penetrare – oltre l’esigenza empirica – le condizioni medesime della sua esistenza: vale a dire il movimento materiale dei corpi e gli spostamenti dell’anima, il ravvicinamento e l’allontanamento da persone care o nemiche.

Così, nella short story di Massimiliano Ivagnes (Castrignano del Capo, LE) dal titolo Se non qui, dove?, prima classificata nella sezione a tema, la domanda stessa del titolo profila da una parte un fato di morte senza scampo, dall’altra l’unica via di utopica sopravvivenza consentita al pescatore morto in mare. La struttura semiotica è delicatissima, nell’intento di non sovrapporre al narrato il pensiero del narratore: essa è perlopiù corrispondente alla personalità del genitore, rispettata, amata, ma bisognosa al punto di essere protetta.

Nella conchiglia che in chiusura restituisce al figlio il rumore marino ha inizio l’apertura allo spazio complessivo che, accompagnato da una tempesta, aveva inghiottito il corpo dell’anziano con la vecchia imbarcazione (dal nome di “Libera“), riconducendolo, però, al principio originario, all’incipit di natura perenne, di viaggio eterno: i flutti marittimi, il ritmo delle onde, il sapore dell’acqua salata. Tornano in mente le parole di Cesare Pavese: «Nulla è vostro, tranne le cose essenziali – l’aria, il sonno, i sogni, il mare, il cielo – tutte le cose tendono verso l’eterno o ciò che possiamo immaginare di esso».

In Fragilità di Nicoletta Morbioli (Verona), al secondo posto, lo spazio-tempo del viaggio testimonia una storia di adozione internazionale, prima, durante e dopo. Il linguaggio è alternato tra l’immediato e la memoria, quasi riecheggiando, da una riga all’altra, il suggerimento di Guy de Maupassant: «Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno».

È l’augurio di Gioia Casale, Presidente del Concorso, la quale, dopo aver definito l’antologia «uno scrigno che contiene oggetti preziosi», così prosegue rivolgendosi agli scrittori: «Con le vostre esperienze, l’arricchimento donato dal viaggio, le vite descritte e il bagaglio di conoscenza più ricco, diventa un vero e proprio forziere di abbondanza, un piccolo patrimonio da conservare e leggere ogni volta che si vuole evadere con la mente, un dono prezioso da custodire con gelosia».

In chiave onirica si conclude, lasciando l’epilogo in divenire, il racconto terzo classificato Gli ottanta scalini di Maurizio Asquini (Novara), dotato di un’intelaiatura semantica intensa, coinvolgente. Un figliolo mai ritornato dalla guerra e due genitori nella loro casa, mentre la madre cambia le lenzuola al letto dello scomparso. Recatosi nella fredda e distante Russia per lavoro, il padre incontra un ragazzo che gli volge «uno sguardo furtivo». Buona sorte? Incredibile coincidenza? Semplice illusione?

Il Premio Speciale della Critica, sempre per il racconto a tema, è stato attribuito a Marco Bugliosi (Roma) con Il mio nome è Grande. In un impianto di trama-intreccio solido ed esente da facili emozioni, la voce narrante appartiene a un albero, a una “grande”, alta, forte quercia secolare in grado di comunicare una vicenda struggente della lotta partigiana (nella contrada abruzzese di Santa Giusta, vicino a Torricella Peligna), dove l’itinerario percorso dalla giovane Tonia per unirsi all’amato Nico coinciderà con la tappa finale della sua morte.

«Le storie ci uniscono, si incrociano, si intersecano, ci fanno sentire più vicini, più umani nelle paure, fragilità e sofferenza che ci accomunano», scrive Michela Tombi, consigliere dell’Associazione Euterpe, presentando il volume: «I faticosi cammini ci insegnano a capire che la vita si muove nello spazio e nel tempo come un corpo si trasforma sempre, non solo esteriormente, perché chi torna non è mai la stessa persona che è partita e deve capire il perché».

CINZIA BALDAZZI

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Il 01/12/2019 la presentazione dell’antologia “Piumi e Mori” dell’Ass. Euterpe in sostegno del gattile di Osimo

La prima presentazione della antologia “Piumi e Mori” organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi con il fine di sostenere il Gattile di Osimo si terrà ad Osimo presso le Grotte del Cantinone il giorno 1 dicembre 2019. L’niziativa è patrocinata dal Comune di Osimo e dalla Provincia di Ancona. Numerosi gli autori, da ogni parte […]

via Il 1 dicembre la presentazione della antologia “Piumi e Mori” dell’Ass. Euterpe in sostegno del gattile di Osimo — Associazione Culturale Euterpe

Un’antologia di poesie e racconti per sostenere le attività del gattile di Osimo (AN)

piumi e mori.jpg

“PIUMI E MORI E ALTRE STORIE FELINE”

ANTOLOGIA DI POESIE E RACCONTI DEDICATA AL MONDO FELINO A SOSTEGNO DEL GATTILE DI OSIMO

 

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e il Gattile “Amici del Gatto Randagio” di Osimo chiedono la collaborazione, a tutti gli appassionati di scrittura e agli amanti dei gatti, per la pubblicazione antologica a scopo benefico “Piumi e Mori e altre storie feline”.

Il gattile “Amici del Gatto Randadio” è un’associazione Onlus che si occupa della cura dei gatti randagi presenti nel territorio osimano. Pone al centro della propria missione la sensibilizzazione della popolazione al rispetto della vita e della dignità dei nostri amici animali. Qui vengono ricoverati i gatti randagi presenti nel territorio osimano, bisognosi di cure o in attesa di interventi chirurgici. Il gattile provvede ai trattamenti antiparassitari e alle vaccinazioni. Inoltre si prende cura delle colonie feline, sia nel censirle che nello spiegare alle persone come gestirle per non creare problemi con la popolazione

La partecipazione all’iniziativa è regolamentata dal presente bando.

Per l’invio degli elaborati:

  • per la poesia fino a un massimo di 3 testi (40 versi di lunghezza massima per ciascuna opera);
  • per i racconti un solo testo (massimo 3 cartelle editoriali).

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi della morale comune e che incitino alla violenza di ciascun tipo o fungano da proclami ideologici e politici.

Le opere dovranno essere scritte inedite, in Times New Roman 12 e salvate in formato Word.

Ad esse andrà allegato il modulo di partecipazione compilato in ogni sua parte che si trova a continuazione del bando.

I materiali dovranno pervenire alla mail alessandram.euterpe@gmail.com indicando nell’oggetto “Antologia Piumi e Mori” entro e non oltre il 30 settembre 2019.

Il volume sarà curato da Alessandra Montali (scrittrice). Gioia Casale (scrittrice) e Morena Oro (poetessa) e sarà presentato, qualora i tempi lo permettano, entro il mese di dicembre c.a. in un luogo da definire.

Nel volume verranno pubblicati i testi pervenuti, sottoposti a lettura e considerazione delle curatrici, rispettando i canoni della correttezza sintattica e di attinenza al testo. Qualora sopraggiunga un quantitativo alto di testi, essi potranno essere sottoposti a selezione a insindacabile giudizio delle curatrici del volume.

Alla data di scadenza di partecipazione l’Associazione comunicherà ai partecipanti interessati il loro inserimento o meno nell’antologia rimanendo in attesa del relativo versamento a copertura delle spese di stampa e della libera donazione a sostenere il gattile di Osimo.

Il volume verrà pubblicato senza codice identificativo ISBN non essendo prodotto direttamente commerciale di modo che gli autori conserveranno i diritti sul testo e la propria opera rimarrà tecnicamente inedita. Il volume, a tiratura limitata, verrà stampato per gli autori partecipanti oltre a un numero di copie che potranno essere impiegate nelle presentazioni e cedute a terzi dietro donazione a copertura delle spese di stampa e a sostegno della iniziativa benefica.

 

 

     Lorenzo Spurio                  Stefano Vignaroli               Sandra Agostinelli

Presidente Ass. Euterpe       Segretario Ass. Euterpe       Responsabile Gattile

 

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.comass.culturale.euterpe@gmail.com

Curatrice progetto: alessandram.euterpe@gmail.com

 

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE E LIBERATORIA DI PUBBLICAZIONE

Si prega di compilare in maniera leggibile ogni campo richiesto.

 

Il sottoscritto/a _________________________________________________

Nato/a a _________________________________ il _____________________

Residente a ______________________________ Provincia ______________

Cap __________________ In via ___________________________________

Tel. fisso ________________________ Cell ___________________________

Mail _____________________________ Sito ________________________

Intende prendere parte alla raccolta antologica ideata e promossa dall’Ass. Euterpe di Jesi, curata da Alessandra Montali, Gioia Casale e Morena Oro, “Piumi e Mori e altre storie feline” partecipando alla sezione

(     )   POESIA

(     )   RACCONTO

Con le opere dal titolo

 

Contributo copertura spese

Agli autori che verranno selezionati per la pubblicazione in antologia è richiesto il versamento di € 15,00 comprendenti le spese di stampa del volume e la donazione al Gattile di Osimo (per volumi consegnati brevi manu) e di € 20,00 per quelli che verranno spediti (si spedirà con piego di libro ordinario). Informazioni relative al versamento da effettuare verranno fornite agli autori partecipanti/ selezionati alla chiusura del bando di partecipazione.

 

Dichiarazione di responsabilità

□ Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno e che ne detengo i diritti ad ogni titolo.

□ Dichiaro che i testi presentati sono inediti.

□ Sollevo l’Associazione Euterpe da qualsiasi controversia possa nascere in merito alla mendicità delle dichiarazioni ivi espresse, essendo l’unico responsabile delle stesse.

□ Dichiaro che nel caso la/e mia/e opera/e sia/no selezionate mi impegno a corrispondere quanto indicato per almeno una copia del volume, sostenendo il progetto benefico.

___________________________               _________________________

                            (città, data)                                            (firma leggibile)

 

 Autorizzazioni

□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

____________________________               _________________________

                            (città, data)                                            (firma leggibile)

 □ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali, GDPR, UE 2016/679) allo scopo del progetto antologico in oggetto.

_____________________________               _________________________

                            (città, data)                                             (firma leggibile)

□ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali, GDPR, UE 2016/679) per ogni iniziativa culturale e letteraria promossa dall’Ass. Euterpe di Jesi.

_____________________________               _________________________

                            (città, data)                                            (firma leggibile)

IV Concorso Letterario “La pelle non dimentica” contro la violenza di genere: come partecipare

IV CONCORSO LETTERARIO

“LA PELLE NON DIMENTICA”

ORGANIZZATO DA LE MEZZELANE CASA EDITRICE

IN COLLABORAZIONE CON ASS. CULTURALE EUTERPE DI JESI (AN)

E ASS. ARTEMISIA DI FIRENZE

65722323_902863906725678_5931530924482101248_n.jpg

BANDO DI PARTECIPAZIONE

Art. 1 – PROMOTORI – Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con l’associazione Artemisia di Firenze e l’associazione culturale Euterpe di Jesi indicono il IV concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle donne, lo stupro e il femminicidio.

Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni d’età

Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La partecipazione al concorso è gratuita.

Art. 4 – ELABORATI – I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle categorie contenute nell’articolo 4 bis.

Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati, che avranno come argomento principale la violenza sulle donne, potranno essere basati sia su una storia vera sia inventata; potranno anche essere presentati elaborati a tema libero.

A) Poesie inedite a tema libero: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

B) Poesie inedite a tema violenza di genere: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

C) Racconto a tema libero inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

D) Racconto a tema violenza di genere inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

E) Silloge poetica inedita: la silloge dovrà essere inedita, scritta con carattere Times New Roman corpo 12

F) Silloge poetica edita: la silloge dovrà essere inviata in formato pdf, completa di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

G) Romanzo inedito a tema violenza di genere: la lunghezza del romanzo dovrà essere compreso tra le 150.000 e le 200.000 battute compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

H) Romanzo edito a tema violenza di genere: il romanzo dovrà essere inviato in formato pdf. completo di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

I) Fotografia a tema violenza di genere: l’immagine in alta risoluzione dovrà essere inviata in formato jpg e pdf (no immagini di nudo)

L) Corto: il video dovrà essere inviato in formato AVI, durata massima 18 minuti

Art. 5 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE – Il testi delle sezioni A/B/C/D/E/G dell’articolo 4/bis dovranno essere prodotti in forma anonima su file word in formato *.doc o *.docx o odt. Ogni partecipante potrà inviare un elaborato per una o più categorie tra quelle proposte dagli organizzatori. Ogni partecipante dovrà attenersi alle specifiche richieste, ovvero la lunghezza del racconto, il numero e la lunghezza delle poesie, il formato richiesto. Nel file non dovrà esser scritto alcun nome. Nella mail dovrà essere allegata la liberatoria compilata (che trovate https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria) con i propri dati, messa a disposizione in formato scaricabile dall’organizzatore. Tutti gli altri elaborati dovranno essere prodotti seguendo le indicazioni date in ogni categoria. Gli elaborati pervenuti in maniera diversa da quello indicato verranno immediatamente scartati.

Art. 6 – SCADENZA – L’elaborato dovrà essere spedito tramite mail al seguente indirizzo: concorsi@concorsi.lemezzelane.eu entro e non oltre le ore 23.59 del giorno 31 dicembre 2019. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in considerazione. In oggetto dovrà essere specificato “concorso La pelle non dimentica” e la sezione alla quale si partecipa.

Art. 7 – VALUTAZIONE – Tutti i lavori (tranne le sillogi e i romanzi editi) saranno inviati in forma anonima a una giuria designata dagli organizzatori. La giuria determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in considerazione della qualità dello scritto, dei valori dei contenuti, della forma espositiva, delle emozioni suscitate, delle immagini e delle riprese video. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed insindacabile. I vincitori saranno informati secondo le modalità indicate da ciascun partecipante nel modulo di partecipazione.

Art. 8 – PREMIAZIONE – I primi venti delle sezioni A/B/C/D verranno inseriti in una antologia a cura di Le Mezzelane casa editrice. I primi tre autori di ogni sezione verranno premiati con una proposta editoriale della casa editrice Le Mezzelane, con un diploma con la menzione della giuria, con una copia dell’antologia e altri premi messi in palio a cura dell’organizzatore. La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avranno luogo nel mese di marzo 2020 in una località della riviera adriatica che indicheremo prima della scadenza del concorso.

Art. 9 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione al promotore del concorso senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo e sarà edito da Le Mezzelane Casa Editrice. I diritti rimarranno comunque degli autori, che potranno, quindi, far uso dei propri elaborati come vogliono.

Art. 10 – PUBBLICITÀ – Il concorso e il suo esito saranno opportunamente pubblicizzati attraverso le pagine dedicate al concorso, sul sito dell’editore e sul sito delle associazioni.

Art. 11 – ALTRE NORME – La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario.

 

INFO:

http://www.lemezzelane.eu

concorsi@concorsi.lemezzelane.eu 

“Il passato, l’amore e l’Irlanda nei racconti di William Trevor”, di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

william-trevor-racconti-scelti-9788823520431-3-300x465.jpgNelle splendide storie dell’irlandese W. Trevor (Racconti scelti, Guanda 2018) è l’impronta del passato a conferire una sostanziale e felice omogeneità d’ispirazione: quello che nasconde segreti inconfessati (incombe sull’umbratile e “fuggevole” Ariadne,[1] “santa d’altri tempi vestita sempre in malva”) e violenze sanguinose rimosse da arcaiche comunità di campagna che “non amano vengano portati loro via i santi” (come è morta veramente la Maureen McDowd de I fatti di Drimaghleen e cosa nasconde Vera in Tre persone?) o ritorna con tutto il suo carico di rimpianto per un amore perduto (Grania e quell’estraneo senza nome “tranquillo, assennato, accomodante” – possibile sia lui?…1972 – che Un sabato d’agosto[2] ricompare nel tennis club di provincia in cui tutti, fra annoiati rituali, sopravvivono alle propri frustrazioni e ognuna delle mogli/amiche avrebbe potuto sposare il marito di una delle altre”). Il passato che svela, spesso attraverso la morte, verità scomode, taciute, rimosse (Il signor McNamara) e talvolta – troppo di rado – conserva il ricordo struggente di un affetto totalizzante empaticamente vissuto (Sole d’autunno, con la defunta moglie del pastore Moran vera “presenza assente” che rimanda al joyciano Michael Furey de I morti). Certo, in una raccolta tenacemente irlandese è anche il politicamente corretto Passato lontano dei Middleton, “bizzarri ma innocui, strani, magri e silenziosi fratelli dagli occhi azzurri come il padre” finiti in miseria per causa sua – troppi regali ad una “cattolica della capitale” – protestanti lealisti fieramente avversi al Governo indipendentista, al nuovo turismo postbellico transnazionale, alle “brezze di accenti americani”, al dilagare di prodotti stranieri e “bombe papiste”, mentre l’Ulster non prega più per la Famiglia Reale.

In una dimensione esistenziale che non riesce/vuole chiudere la partita con ciò che è stato e registra l’inevitabile paralisi di giovani Figli ossessionati da genitori cui non vorrebbero assomigliare per non finire fagocitati dalle loro anacronistiche consuetudini (“agnello e salsa alla menta, the alle cinque e plumcake  alla frutta in sale da pranzo dal sentore di muffa e, dietro l’angolo, una tragedia annunciata ne I figli del direttore) e di figlie tanto simili alla “dublinese” Evelyn come la sensibile, disperata, sottomessa Kathleen la quale, per un campo e l’attaccamento alla famiglia, accetta vergognose vessazioni, l’amore, altro tema chiave della silloge, è sempre quello che è stato o avrebbe potuto essere e sembra esistere solo nella sua segretezza, nella necessità opportunistica, nella precarietà, nel rimpianto. Riflesso, perduto, sognato, mai vissuto seguendo gli impulsi di una passione autentica, l’unico modo di alimentarlo rimane, paradossalmente, porvi fine, magari per illudersi della sua sincerità. Alla fine si riduce, inesorabilmente, ad ipocrita menzogna (Il terzo incomodo), squallido accomodamento coniugale mascherato da idillio appagante (quadro della Vergine alle pareti del medico compiacente, poi Kitty lo tiene il figlio avuto da chissà chi per una “indimenticabile” e ipocrita Luna di miele a Tramore), tormentata bugia per non ammettere le umiliazioni subite e condannarsi ad una solitudine senza alibi (Veglia con il morto), patetica ricerca di un’anima gemella fra i questionari di un’agenzia matrimoniale (da compilare “senza mentire troppo con se stessi e con il tempo” per Una ennesima, frustrante sera fuori), adulterio amaro e disperato consumato in Una stanza. Poca speranza, rari barlumi di serenità, tormentoso senso di estraneità ed abbandono nell’universo sentimentale di William Trevor popolato – in un arco temporale che va dagli anni ’50 ai primi ’90 – da una antieroica moltitudine di Gente (non) di Dublino, “pericolosa e lontana”, sullo sfondo, quasi sempre, di un’Irlanda ricca di edera, case dalla facciata georgiana, granai, sperdute contee, giardini di ortensie/mele selvatiche/faggi/erica e castagni, hall di alberghi retrò con poltrone di cuoio e lampade a gas, silenziosi conventi di reverende madri e canoniche di pastori o sacerdoti (dipende, nella terra di “villani luterani e clericali bigotti”), leggende popolari, spacci alimentari, pub polverosi e piccoli rettori di piccoli college, pane nero, porridge, sardine, brocche di porcellana bianca per lavarsi, camini, piattaie insieme a declinazioni infinite di birra e whisky, tweed e velluto a coste. Due i santi titolari di pievi sperdute, alternativamente S.Michele e S.Patrizio, uno il quotidiano, l’Indipendent.

Lo stile di questo straordinario scrittore, che eccelle nel racconto breve (come sottolinea J. Banville nella puntuale prefazione), è asciutto, essenziale, poco incline al lirismo, mai tuttavia meramente referenziale: indubbiamente “realista” – con tutto quello che di generico ed approssimativo implica oggi il termine – ma di un realismo particolarissimo sul quale vale la pena soffermarsi. Ricorrendo, per lo più, alla terza persona con ottica interna tende, infatti, a creare un’atmosfera allusiva e sospesa, di fatto estranea ad un minimalismo “ortodosso”, da un lato per la frequente tendenza a non descrivere direttamente il personaggio che determina lo spannung narrativo (Sabato d’agosto), a farne delineare i caratteri da altri (Il signor McNamara, Veglia con il morto) o addirittura, come ne Il terzo incomodo, a collocarlo del tutto fuori dall’intreccio – conferendogli, altresì, in modo inversamente proporzionale, la capacità di condizionarne ogni risvolto – dall’altro, mediante l’uso insistito del condizionale, a proiettare in un futuro extratestuale (più o meno prossimo) una situazione immaginata/temuta/desiderata.[3] Se a questo aggiungiamo le frequenti, fulminee analessi che fanno irrompere, nel presente della scrittura, la rievocazione di un fatto drammatico i cui contorni/dettagli rimangono indistinti e vengono lasciati all’intuizione del lettore, si può comprendere come i modelli di Trevor siano più il citato Joyce e F. O’Connor che Carver o Eugenides e risulti innegabile, nella sua scrittura, il ricorso all’evento epifanico rivelatore del “mistero” più profondo della trama, in grado di elevarla a quella “visione anagogica” che trascende il grezzo dato naturalistico tanto cara alla scrittrice.[4]

MARCO CAMERINI

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

NOTE

[1] In grassetto i titoli dei racconti.

[2] Le assi temporali presente/passato si fondono narratologicamente senza soluzione di continuità a sottolineare lo stato emotivamente alterato della donna in uno dei esito migliori dell’intera raccolta.

[3] Riportiamo, come esemplificazione fra le molte possibili, un passo tratto da Il terzo incomodo: “Nei successivi ottanta chilometri non vide traccia dell’automobile di sua moglie. E naturalmente, così si disse, non c’era motivo per cui ci dovesse essere: era una semplice congettura che lei partisse quel pomeriggio […] Poi si chiese come sarebbe stata la sua partenza in caso contrario. Lairdman [l’amante della moglie n.d.r] sarebbe andato ad aiutarla? Naturalmente a questo non avrebbe obiettato. Quando arrivò alle prime case del suo quartiere, Boland capì che non soltanto la Volkswagen bianca non l’aveva portata da Lairman, ma non l’avrebbe fatto l’indomani, né il giorno dopo o la settimana seguente. Non l’avrebbe fatto dopo un mese o dopo Natale. Non l’avrebbe fatto, punto e basta” (pp. 193-194).

[4] FLANNERY O’CONNOR, Nel territorio del diavolo: sul mistero della scrittura, Minimum fax, Roma 2002, p. 45 e segg.