“Nel tempo dell’assenza. Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi” di Massimo Massa – Testo critico di Lorenzo Spurio

Testo critico di Lorenzo Spurio

Un’operazione editoriale senz’altro riuscita, tanto è ricca e avvincente, questa di Massimo Vito Massa, curiosa voce poetica nel panorama culturale italiano della nostra attualità che con l’etichetta editoriale da lui curata e diretta – Oceano Edizioni – ha dato alla luce il volume Nel tempo dell’assenza[1]. Si tratta di un’opera in qualche modo repertativa, come ben richiama il riferimento di “Opera omnia” nell’immagine di copertina e, in quanto tale, presenta testi poetici già pubblicati altrove, letti magari in circostanze che lo hanno visto partecipante di iniziative pubbliche o presentati a concorsi letterari, ambito questo che l’Autore barese ben frequenta da anni, con grandi meriti e ampie attribuzioni di riconoscimenti per la sua capacità ideativa, stesura formale e ricchezza contenutistica. Questo nulla toglie alla freschezza dell’opera che si presenta come fosse totalmente inedita, compatta nei tanti elaborati e contributi critici che, ben cadenzati, “a intervalli”, la arricchiscono e la strutturano in maniera assai congrua alle vere “opere totali” di autori più o meno classici. Se mi soffermo su questo aspetto – oltre al fatto che non è qualcosa in nessun modo trascurabile – è presto detto. Operazioni “antologiche” come questa che ho tra le mani presuppongono non solo una meticolosa operazione di scelta – e dunque di cernita – delle tante opere di produzione propria ma anche l’individuazione di un nesso – leitmotiv o fil rouge, come si preferisce – secondo il quale l’Autore intende presentarcele. Aspetti, questi, che possono sembrare laterali, e dunque non influenti in maniera incisiva, sull’opera intesa in senso complessivo e che, al contrario, hanno la loro valenza. Massa ha manifestato in maniera molto chiara che, dietro alla compilazione di Nel tempo dell’attesa, vi è stato un ampio (non so dire se lungo, questo sarebbe eventualmente da chiedere all’Autore) lavorio di organizzazione “mentale”, ben prima che “editoriale” che ha portato, appunto, alle scelte le cui pagine ben rendono edotti chi se ne appropria.

Pure non andrebbe dimenticato di dire che – di contro al titolo che ci parla di una assenza che, ad apertura del libro, dobbiamo ancor ben concettualizzare – il sottotitolo funge da apripista, da motivo propedeutico a quel che l’attento Autore (nelle vesti anche di curatore ed editore) si appresta a rivelarci di sé. Quelle contenute nel libro sono poesie – questo è chiaro – ma esse sono solo l’abito che, di volta in volta, l’io lirico veste per documentarci e trasmetterci quelli che sono i Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi. Addentrarsi a priori in un’appropriata significazione esegetica di questa perifrasi sarebbe senz’altro qualcosa di rischioso ma è un rischio che cercherò di limitare tentando un approccio di questo tipo non ora, ma in seguito.

Il volume si presenta ricchissimo, da ogni parte lo si voglia scrutare, da ogni angolazione ci si introduca. Ce ne rendiamo conto sin dalle prime pagine: citazioni in esergo (tra cui un’efficace chiosa sulla felicità di Romano Battaglia[2], praticamente uno dei grandi dimenticati), note di ringraziamenti, cenni bibliografici, didascalie, riferimenti puntualissimi a professioni, città d’origine o d’appartenenza dei tanti critici di cui sono presenti note, commenti, lusinghieri messaggi, attestati di stima e amicizia, squarci di recensioni e, in taluni casi, mini-saggi, approfondimenti o divagazioni di vario tipo. La meticolosità di Massa in veste di editore è tale che tutto appare dosato alla precisione: caratteri, grassetti, corsivi e rientri, organizzazione tipografica impeccabile, testo che s’interscambia – in un connubio di parola e immagine – con pagine a colori dove troviamo foto frappanti e incisive come pure fotogrammi dell’autore dai quali trasudano grande raffinatezza posturale, eleganza formale e piglio di un’espressione autentica.

Basterebbe fare i nomi di Hafez Haidar, grande promotore culturale, ex candidato al Premio Nobel per la pace e professore all’università di Pavia, e di Pasquale Panella, narratore e poeta ma soprattutto paroliere (celebre la sua collaborazione con Lucio Battisti), autore di brani immortali della canzone italiana (tra i quali “Vattene amore” di Amedeo Minghi, “Processo a me stessa” di Anna Oxa, “Giulietta” di Mango), a rivelare l’ampiezza e l’alta levatura del consenso critico riscosso da Massa nel tempo. Eppure – per onor di cronaca e per par condicio culturale – si dovrebbero fare i nomi di tutti coloro che – a vario titolo – hanno collaborato a questo volume, integrato le pagine con foto, traduzioni, inserti critici e altro ancora. Pur tuttavia nello spazio ristretto di tale recensione non mi è consentito ma il mio invito è fortemente rivolto a recuperare ben presto questo volume perché, oltre alla componente poetica di Massa, vi è un nutrito universo di luci e nastri colorati che lo contornano rappresentati da queste molteplici e variegate collaborazioni che fanno di Nel tempo dell’assenza – in aggiunta a un’opera autoriale e dunque letteraria – anche un’opera collettiva e dunque, a qualche altezza, di condivisione e partecipazione sociale.

L’autore del libro, il poeta barese Massimo Massa

Si è detto delle traduzioni: nel volume alcune poesie di Massa sono riproposte anche con l’utilizzo di un altro sistema linguistico; questo rende l’opera polifonica e internazionale, potenzialmente aperta a ogni possibile lettore e fruitore, dunque sorgiva e continua, atta ad aderire ad ambiti e contesti che esulano il domestico, il provinciale e il nazionale, per offrirsi a un oltre potenzialmente sconosciuto. Vi sono liriche tradotte in greco (Sofia Skeilda[3]), inglese (Tiziana Massa), polacco (Izabella Teresa Kostka), spagnolo (Patricia Vena), francese (Raymonde Simon Ferrier) e arabo (George Onsy).

Il volume si mostra articolato in tre sotto-sezioni e una coda conclusiva. Le tre sezioni, debitamente anticipate da alcune linee di presentazione di Massa in merito alle intenzioni di accorpamento di determinate liriche in quel gruppo – vale a dire le ragioni, le tematiche, le comunanze latenti o patenti – contengono ciascuna un consistente numero di brani poetici. Si parte con la sezione “L’assoluzione” anticipata da una dissertazione coinvolgente sul tema dell’assenza a firma del giornalista Duilio Paiano, nella quale troviamo liriche dal piglio riflessivo, sostenute da considerazioni di vario tipo che mettono in risalto le peculiarità osservative, interpretative e interiorizzatrici del poeta. Il tema ricorrente è quello dei gabbiani, con tutta la simbologia carica a questo animale e alle sue occorrenze nella letteratura, anche internazionale. In “Piove” leggiamo: «Credo ancora nei dettagli / delle prospettive, / nell’imperfezione / d’ogni figurabile / che s’avvolge in trame / come arbusti di tamerice / flagellate / ai venti di maestrale» (33). Credo che sia ben manifestato in questo estratto l’andamento – un adagio – di questa prima partizione dell’opera. Scenari prediletti sono le circostanze di solitudine e di riflessione, i momenti di pausa e di rincorsa ai pensieri, gli approfondimenti sulla vita e i suoi dilemmi, le esigenze di ascolto dell’interiorità. Ecco altri versi estratti da “Nell’attesa d’un istante”: «Passerà anche l’inverno / tra queste scie d’inchiostro / serrando nodi / nelle volute spire / di mancate assenze, / sulla pelle e nei pensieri / aspettando che marea discenda / a conciliare rena con il mare / tra le immutate sponde» (56) e da “Verrà il tempo del ritorno”: «Verrà il tempo del ritorno, / nuovi semi di accettate attese / nel cielo terso di febbraio / in quel tiepido maestrale / tra zolle arse / e l’istante delle piogge / nell’intricata geometria / del mio nulla / che fermenta prospettive» (61).

La seconda sotto-sezione del libro, “In ogni battito del mondo”, ci consegna al contesto internazionale: quello bellico delle lotte civili, delle guerre intestine, dei bombardamenti, delle violenze in genere e delle forme di sottomissione. Qui si evidenzia il piglio etico del Nostro che con poesie quali “Sotto il sole di Kabul” ha riportato numerosi premi letterari.

Troviamo liriche che affrontano problemi dei disturbi alimentari come l’anoressia (la poesia “Oltre…” dove il Nostro parla di «sguardi assenti / […] / greto informe» e della «irragionevole disarmonia / dell’esile corpo», 69), gravissime sindromi di carattere genetico («Chissà per quant’ancora / dovrò arginare ostacoli / raccogliendo cocci d’esistenza / nel perimetro di un corpo / che non s’arrende al tempo» (78) e liriche ispirate ai truci fatti di zone calde del pianeta: il Medio Oriente (la poesia “Scenderà sera sopra Gaza” dove leggiamo: «Quale guerra avrà mai le sue risposte / se non bugie vilmente sporche…/ […] // Qui si fermano per sempre / i sogni e le illusioni – / macchiate d’innocenza, / qui c’è carne da macello / su cui lasciare un fiore», 80), l’Iraq (la poesia “Sotto il sole di Kabul”: «una bandiera in terra ostile […] // […] tradita per amore a un giuramento», 87), compreso il nostro Paese con una poesia dal titolo “Quella linea in diagonale” dedicata alla nefanda strage di Capaci del 1992 nella quale morì il giudice Giovanni Falcone: «[P]rofanata speme nella terra di nessuno / che mi ha cucito addosso il tempo // […] [I]l vento disperde le parole / nell’ombra oltre il finire» (86). I contesti di violenza e di desolazione che animano il Nostro a mettere nero su bianco l’insofferenza verso tanta barbarie non punta alla denuncia ideologica né utilizza quel che sarebbe il facile tono della recriminazione o dell’imputazione della colpa. Al contrario consente un’autentica vicinanza e solidarietà verso i soggetti interessati da tanta indifferenza e devianza delle forme di potere. Difatti non di rado i componimenti di questa raccolta si chiudono – o comunque richiamano – un’attenzione generale su forme di appello e confessione nei riguardi della divinità cristiana.

Un altro scatto dell’autore del libro, il poeta barese Massimo Massa

L’ultima sotto-sezione porta il titolo “L’essenziale” ed è come la summa del percorso intrapreso; sembra di sperimentare con questo terzo “capitolo” il procedimento analitico d’evidenza di marca hegeliana contraddistinto da tesi-antitesi e sintesi. Qui, dopo lo scandaglio dell’interiorità nei suoi linguaggi spesso difficili da decifrare e dopo il verbo gridato della condanna delle aberrazioni, l’Autore annoda versi che sembrano vergati da una pacificazione maggiore, sembra quasi che la mano si sia allentata nel far seguire una parola all’altra. Qui si parla (o si cerca di avvicinarsi) all’essenziale, vale a dire a tutto ciò che non è accidentale o abituale. Al poeta, che opera di cesello con un’attitudine improntata allo scavo e alla linearità della forma, interessa esclusivamente la essentia, vale a dire la cosa in sé, quello che è, ciò che si manifesta. Senza ridondanze, abbellimenti, superfetazioni, ritocchi o magheggi di sorta. Il poeta sembra aver raggiunto un senso di benessere emotivo che gli deriva dal percepire la vita quale dono e come segno inesauribile di bellezza. Ciò gli è concesso non solo dal suo animo investigativo dei recessi interiori ma anche per mezzo di un sentimento d’amore e di condivisione con l’amata e, in senso generale, con una pluralità non meglio identificabile. Sono versi maturi che elaborano l’assenza, quella percezione di lontananza e disattenzione, di chiusura e mancata eco, in maniera diversa; ecco perché l’Autore qui ci parla dell’assenza nella forma delle sue scie. Sembrano dileguati l’ansia e il rovello esistenziale che, invece, ammorbavano pesantemente l’io lirico nella prima sezione.

In chiusura del volume c’è infine un lungo componimento bipartito, in realtà una serie di strofe con versi lunghi, disposte visivamente sulla pagina con una conformazione alternata, ad X, che vanno sotto il titolo di “Conseguenze logiche di geometriche invadenze” e – come da controcanto – di “Nell’incedere del tempo all’ora sesta”. È la giusta “coda” o explicit a tanto dire, argomentare, alludere, vagheggiare, trasporre delle liriche qui contenute e ha la forza di rappresentare, ben più che un’attestazione di poetica, una sorta di testamento umano.

Nel tempo dell’assenza è un libro che va letto e riflettuto. Credo che in questa maniera può realmente “arrivare” ed essere apprezzato come degnamente merita. Esso va a unirsi all’ampia produzione di Massimo Vito Massa – significativa e degna di menzione – contraddistinta dalle opere: Evanescenze. Dal diario dell’anima (REI, Cuneo, 2013), Geometrie d’infinito. Proiezioni e linee in divenire di concentriche spirali (Oceano, Bari, 2016) e All’ora sesta. Aspettando l’attimo che verrà (Dibuono, Villa d’Agri, 2017). Di notevole importanza per la diffusione della letteratura regionale sono i due volumi da lui curati per la serie Terre d’Italia ovvero: Poesie e dintorni di Capitanata (Oceano, Bari, 2019) e Poesie e dintorni delle terre di Bari (Oceano, Bari, 2019) oltre al corposo progetto d’impegno civile Le mani dei bambini (Oceano, Bari, 2019).

LORENZO SPURIO

La pubblicazione del presente testo, in forma integrale o di stralci, su qualsiasi supporto non è consentita senza l’espresso permesso da parte dell’autore.


[1] Una precedente edizione di Nel tempo dell’assenza è stata pubblicata da Edizioni Iod di Monterotondo (RM) nel 2020 quale opera risultata vincitrice al Premio Artistico Letterario Internazionale “Scriptura”, edizione 2020, organizzato da Anna Bruno. In questo caso si trattava della sola plaquette poetica senza inserti critici e grafici. Tutte le citazioni riportate dal testo sono tratte da Massimo Massa, Nel tempo dell’assenza. Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi – Opera omnia, Oceano, Bari, 2020.

[2] La citazione di Battaglia riportata è la seguente: «La felicità a cui si anela / può soltanto essere sfiorata / come i gabbiani fanno con l’acqua» (4).

[3] Per ciascuna lingua indico tra parentesi il nome del traduttore.

“Fiori di poesia”: l’iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per la Giornata Mondiale della Poesia

Per la Giornata Mondiale della Poesia che si festeggia il 21 marzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi invita a partecipare all’iniziativa da remoto “Fiori di poesia”. Fino alla mezzanotte del giorno 20 marzo sarà possibile inviare la propria adesione alla mail eventi.online.euterpe@gmail.com

Gli autori che intenderanno partecipare dovranno inoltrare una loro poesia in lingua italiana o in dialetto (in questo caso con la relativa traduzione in italiano), edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi che contenga – nel titolo o al suo interno – almeno un riferimento esplicito al mondo floreale. L’invito è esteso anche ai poeti-haijin che potranno inviare un loro haiku che contenga, come per la poesia, un riferimento esplicito al mondo floreale.

I testi dovranno avere un contenuto moralmente responsabile, non presentare forme che istituiscano o alludano a contenuti razzisti, blasfemi, pornografici o politici. L’Associazione si riterrà liberamente autorizzata, senza necessità di fornire motivazioni, a non pubblicare opere che non ritiene rispettose, dignitose, accettabili e consone, che possano urtare la sensibilità della collettività.

Si raccomanda di inviare testi in formato Word.

Le opere poetiche verranno pubblicate sulla bacheca della pagina Facebook dell’Associazione Euterpe per tutta la giornata del 21 Marzo 2021.  Data l’alta affluenza in termini di partecipazione riscontrata in precedenti iniziative analoghe, viene richiesto di prestare pazienza e di non contattare l’organizzazione per sapere quando il proprio testo verrà pubblicato. Si consiglia, pertanto, di visitare la pagina in vari momenti della giornata per visionare lo stato dei vari caricamenti

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

“Trent’anni senza te”: l’antologia che commemora il poeta catanese Antonino Bulla

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il Presidente dell’Associazione Culturale “Centro d’Arte e Poesia Luigi Bulla” di Catania nonché poeta, Luigi Bulla, ha comunicato dell’imminente pubblicazione – per i tipi di Edizioni Letterarie Il Tricheco – di un progetto antologico che va nel segno del recupero della nostra memoria, del bisogno di testimoniare e della sana cultura: Trent’anni senza te. Recital poetico in ricordo del trentennale della scomparsa del Poeta Antonino Bulla 1991-2021. Difatti questo progetto, che nasce dalla volontà di ricordare il poeta Antonino Bulla (Adrano, 1914 – Catania, 1991) – suo avo e importante mecenate culturale nella Sicilia Orientale – si compone di una serie di testi poetici a tema, dedicati ad Antonino Bulla o che fanno riferimento alla sua ingente opera letteraria, tanto in lingua che in dialetto, prodotti da trentotto poeti.

La particolarità dell’opera – ed è cosa senz’altro degna di menzione – è che hanno preso parte all’iniziativa non solo poeti dell’ambito geografico del Catanese, luogo in cui Antonino Bulla visse e operò instancabilmente sino al 1991, anno del suo decesso, ma anche di poeti che vivono in altre regioni italiane. Il merito di questo riuscito progetto letterario è senza dubbio alcuno di Luigi Bulla – uno dei promotori culturali più convinti, assidui e tenaci di tutta la Trinacria – che è riuscito, con il suo progetto e con questa opera che ora teniamo in mano, a far conoscere – e dunque a “tramandare” in un senso buono, pulito e spontaneo, la rilevante eredità letteraria di suo prozio.

L’idea – come ha avuto modo di spiegare Luigi Bulla – era quella di poter tenere un reading poetico dedicato all’amato prozio in presenza, nella gioia dell’incontro, dello scambio di esperienze e nel piacere della condivisione di versi ma i noti motivi relativi alla pandemia in atto non l’hanno consentito. In tale contesto di profonde restrizioni sociali l’iniziativa editoriale – l’aspetto concreto del volume che raccoglie questi versi dedicati – si fa ancora più significativa; la ricezione del volume al proprio domicilio – per chi vorrà acquistarlo e approfondire un poeta importante quale Antonino Bulla che nulla ha di inferiore rispetto ai più richiamati dialettali del Secolo scorso – sarà privilegio e soddisfazione certa.

U pueta ‘dò Canalicchiu, come viene ricordato Antonino Bulla, con riferimento al quartiere di Canalicchio a Catania dove aveva la sua bottega, con le sue opere diede voce alla cultura popolare: suggestive e di grande effetto le immagini della Montagna, l’amato Etna che sovrasta superbo la piana etnea. Nel 1970 fondò il Centro d’Arte e Poesia, fucina d’idee e collettivo di letteratura, con un piglio sicuramente lungimirante per l’epoca, pervaso da un grande amore sociale e da una predilezione decisa per l’espressione poetica. Ed è proprio da quell’esperienza “gloriosa” del suo antenato che Luigi Bulla – rifondando il Centro d’Arte e Poesia nel 2016 – gli ha ridato impulso, fornendogli una naturale continuazione in un percorso di vita che ci auguriamo lungo.

Vastissima è la produzione in volume di Antonino Bulla. Tra le opere poetiche pubblicate si ricordano: Canti a lu ventu (Società Storica Catanese, Catania, 1972), L’idulu di li musi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Spiragghi di suli (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Tramunti di focu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Lampi e trona (Tip. S. Gullotta, Catania, 1974), Canti di primavera (Tip. S. Gullotta, Catania, 1975), Zuccuru di sciara (Tip. S. Gullotta, Catania, 1977), Rizzi di castagni (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Pampini e ficu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Giubbi di sorbi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1978), Aranci e mannarini (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Campani a festa (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Spini di rosi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Nuvuoli d’oru (Tip. S. Gullotta, Catania, 1979), Sicarizzi di lugliu (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Timpurali d’ottobre (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Pampini novi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1980), Friddurati di jnnaru (Tip. S. Gullotta, Catania, 1981), Cauru e Siccarizzi (Tip. S. Gullotta, Catania, 1981). Benedetto Macaronio, per la sua vasta cultura, la lungimiranza e le proprietà divinatorie, lo definì il “Socrate della poesia Siciliana”[1] nell’omonimo volume critico.

A dirci chi era Antonino Bulla[2] e il ruolo che rivestì nella promozione della cultura è il poeta e critico Antonino Magrì (Presidente dell’Associazione Marranzatomo) che Luigi Bulla ha inserito nella sezione “ospiti” dove è presente un suo esaustivo intervento di presentazione sull’esimio poeta di Adrano. In questa stessa sezione è possibile apprezzare altri contributi particolarmente pregevoli, quelli di Benedetta Rapicavoli (nipote del poeta), Santo Privitera (Presidente dell’Associazione Culturale “V. Paternò Tedeschi”), dell’avvocato Renato Pennisi e il saggio del ricercatore culturale Luccio Privitera in aggiunta alla prefazione redatta dallo stesso Luigi Bulla.

Nel volume sono antologizzate opere dei poeti (in ordine alfabetico): Sebastiana Aliberti di Saponara Marittima (ME), Giovanna Azzarone di Silandro (BZ), Giusi Baglieri di Catania, Francesco Baldassarre di Santo Spirito (BA), Giuseppe Bellanca di San Cataldo (CL), Sergio Belvisi di Fagnano Olona (VA) recentemente scomparso, Maria Grazia Bergantino di Benevento, Grazia Bologna di Capaci (PA), Maria Giovanna Bonaiuti di Fermo, Angela Bono di Catania, Renata Calabretta di Giarre (CT), Sara Celano di Catania, Paola Cozzubbo di Macchia di Giarre (CT), Elio Danzè di Palermo, Emilio De Roma di Pietradefusi (AV), Grazia Dottore di Messina, Giorgio Gandolfi di Messina, Salvatore Gazzara di Messina, Francesco Gemito di Casoria (NA), Lucia Giacomino di Messina, Lino Giarrusso di Augusta (SR), Rosaria La Fauci di Valdina (ME), Adriana La Terra di Catania, Camillo Lanzafame di Palermo, Maria Lanzafame di Messina, Francesca Longobardo di Cavriago (RE), Rossella Lubrano di Melazzo (AL), Giovanni Macrì di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Giovanni Malambrì di Messina, Rosario Melita di Olbia, Giuseppe Nicola Morleo di Muggiò (MB), Santina Paradiso di Mazzarrone (CT), Luigi Antonio Pilo di Messina, Melania Sciabò Vinci di Catania, Giovanna Spitaleri di Varallo Sesia (VC), Lorenzo Spurio di Jesi (AN), Tina Squaddara di Canneto di Lipari (ME) e Agata Anna Valenti di Catania. Vengono riportati nel volume anche alcuni componimenti poetici di Alfredo Lanzafame (Catania, 1922 – Messina, 1991) per celebrarne il ricordo.

L’importante pubblicazione commemorativa fa il seguito al volume Antonino Bulla: una vita per l’arte e la poesia a cura di Luigi Bulla per le Edizioni Letterarie Il Tricheco del 2019, che venne diffuso in seno all’evento di premiazione del concorso letterario intitolato al celebre autore di Canti a lu ventu, giunto alla terza edizione.

Per maggiori info sul volume si consiglia di mettersi in contatto con le Edizioni Letterarie Il Trichecho che hanno pubblicato l’opera. Un articolo che segnala l’uscita di questo libro è presente qui.

LORENZO SPURIO

13/03/2021


[1] Benedetto Macaronio, Antonino Bulla: Socrate della poesia dialettale siciliana, Tip. S. Gullotta, Catania, 1981.

[2] In un recente volume è stata pubblicata una ricca nota bio-bibliografica su Antonino Bulla stilata da Antonino Magrì col titolo “Segantino, poeta e conoscitore di arti divinatorie: cenni biografici su Antonino Bulla”, gentilmente concessa da Luigi Bulla, di cui riporto i riferimenti bibliografici: AA.VV., Sicilia. Viaggio in versi. Antologia dei reading poetici organizzati dall’Ass. Euterpe in Sicilia (2013-2018), a cura di Lorenzo Spurio, Ass.ne Culturale Euterpe, Jesi, 2019, pp. 147-150. Nel volume è riportata anche un’esigua scelta di liriche di Antonino Bulla: i testi intitolati “Puisia”, “Cimi a lu ventu” e “Lu ritrattu di mè matri” (pp. 151-152).

Esce “I colori della fantasia”: la nuova opera poetica del modenese Sergio Camellini

Esce in questi giorni – per i tipi di Miano Editore di Milano – la nuova silloge poetica del noto poeta e scrittore modenese Sergio Camellini. La nuova opera porta il titolo de I colori della fantasia e si apre con una precipua e dotta prefazione stilata dal critico Enzo Concardi nella quale possiamo leggere: “L’intento di quest’opera, appartenente alla collana Parallelismo delle Arti, è chiaramente illustrato nell’introduzione a firma di Michele Miano, alla quale rimando il lettore, anche se nel corso della presente prefazione tornerò sull’argomento con alcuni accostamenti tra poesia, pittura e fotografia, ovvero le arti in questione. Anche il titolo della pubblicazione […] raffigura sia la creatività, l’invenzione, l’immaginazione dei testi, appositamente scelti con metodo antologico, del poeta Sergio Camellini, sia le policromie pittoriche e fotografiche dei diversi lavori figurativi inseriti nel libro. Ed iniziamo dalla parte letteraria, le cui liriche sono state tratte da diverse raccolte poetiche del nostro autore, la cui cronologia copre l’arco di tempo di un settennio, potendo così effettuare un’analisi critica dell’ultimo Camellini: Nel corpo un soffio dell’anima (2013), Il pianeta delle nuvole rosa (2014), Bagliori (2015), Un sogno con le ali (2016), So di essere (2016), Ponte dei sogni (2017), Il canto delle Muse (2019), Viandante dei sogni (2020). Per introdurci alla poetica e alle tematiche emergenti dalle sue composizioni utile è l’Antologia essenziale della critica collocata dall’editore dopo i testi lirici. Qui troviamo cenni ai filoni principali della sua ispirazione che, in somma sintesi, richiamo: Vincenzo Granavi mette a fuoco soprattutto la rilevante componente onirica che vi scorre; Nazario Pardini, riferendosi a Il canto delle Muse, ne sottolinea il versante mitopoietico; Michele Miano si sofferma invece, in particolare, sulla rievocazione del mondo agreste, contadino e sulla contemplazione della natura, quasi una fiaba; Francesca Luzzio parla della poesia amorosa; Regina Resta della poesia memoriale con incursioni nella condizione umana; ed infine, Fulvio Castellani dei tratti di rottura delle armonie unitarie ideali. Andando direttamente, ora, sui testi qui pubblicati, è giusto esordire con “I colori della fantasia”, singola lirica utilizzata per la titolazione dell’opera. Avendo come sottotitolo “comunicatori di positività”, così si sviluppa: “I colori danzano / tra sfumature / cromatiche d’un sogno / inni alla beltà, / sono spettacolari / catalizzatori / della fantasia / per l’umanità, / la loro percezione / tattile / si sente, si vede, si vive … / A qualsivoglia età”.  Il parallelismo delle arti è qui mirabilmente fissato sulla pagina dai versi del poeta: se per la pittura e la fotografia la danza dei colori è di immediata percezione, per la poesia occorre il contributo della fantasia e vedremo quindi la prova di questo assunto nel corso della disanima critica. Abbiamo accennato alla componente onirica della sua poetica: la parola sogno ricorre nei titoli di ben tre raccolte pubblicate, ma anche nelle altre s’insinua naturalmente. Qui non poteva mancare il presupposto indispensabile della dimensione surreale, cioè la fantasia, alla quale egli dedica una lirica: “Tu fantasia /…/ segui le parvenze del vero, / amplifica il tuo fertile / rigoglioso immaginario, / miscela tutte le idee” (“Ode alla fantasia”). I sentimenti, le emozioni, le suggestioni sono motivi che spingono l’artista alla creazione. Sergio Camellini trascrive ciò nelle metriche della poesia amorosa, tra le quali troviamo “Un decalogo d’amore”,la cui costruzione formale si ripete per nove brevi terzine con il ritmo: soggetto, predicato verbale e complemento, predicato nominale, che è nel contempo anafora (“sei tu”) dell’intera lirica; fa quindi eccezione la strofa finale, sintesi dell’appassionato decalogo: “Il mio / significato di vita, / sei tu”. Il contenuto del canto per l’amata è un’apologia all’esclusività della sua presenza nella propria esistenza: ella è, di volta in volta, il sorriso che lo abbaglia, gli occhi accesi e vivaci, fonte di libere sensazioni, stella luminosa, l’aroma esalato dai fiori, messaggera della dolcezza, scintilla di passione, abitatrice dei sogni, dolore e gioia di ogni momento. Dunque liberiamo la fantasia per scorgere in questi versi i colori della poesia: occhi che potrebbero essere azzurro mare o verde prato; stella d’intenso giallo; fiori senz’altro ricchi di policromie; scintilla appassionata tinta decisamente d’un rosso vivace; sogni dorati e rosati”.

Sergio Camellini è nato a Sassuolo (MO), vive a Modena; è psicologo clinico. Ha pubblicato i libri di poesie: La Dozzina (2012), Nel corpo un soffio dell’anima (2013), Rivoli di pensiero sulla carta (2013), Poesia sei tu (2014), Il pianeta delle nuvole rosa (2014), La mia penna traccia linee di libertà (2015), Bagliori (2015), Un sogno con le ali (2016), So di essere (2016), Tenero è l’amore (2017), Ponte dei sogni – Most snova (2017), Opera Omnia (2018), Tra le righe del pensiero (2018), Il canto delle Muse (2019), Viandante dei sogni (2020), S’accende una luce (2020); ha inoltre curato la pubblicazione del libro d’arte Torpedo e la ballerina (2021) di Roberto Muzzarelli. La sua attività letteraria è trattata nelle seguenti repertori letterari: Alcyone 2000 – Quaderni di poesia e di studi letterari, n°9, Guido Miano Editore, Milano 2016, Dizionario Autori Italiani Contemporanei, quinta edizione, ivi 2017, Contributi per la Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, quarto volume, terza edizione, ivi 2020.

“Grafie poetiche: versi per la donna”. Iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per l’8 Marzo

In vista della dell’8 marzo, giorno nel quale dal 1977 a livello internazionale si celebra la Giornata Mondiale della Donna, l’Ass.ne Culturale Euterpe invita a partecipare all’iniziativa denominata “Grafie poetiche: versi per la donna”. Nella sola giornata del 7 marzo si potrà inviare un’opera a testa corrispondente a una propria poesia – di cui si è unici autori e si detiene i diritti a ogni titolo – indifferentemente se edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi. La particolarità del progetto è che la poesia – oltre ad aderire in qualche modo al tema della festa della donna – dovrà essere scritta a mano su un supporto cartaceo. Si dovrà poi fotografare la poesia scritta a mano e inviarla alla mail: eventi.online.euterpe@gmail.com.                                 

Accortezze molto importanti:

– Si chiede di adoperare una scrittura leggibile e, qualora ciò non sia possibile, di scrivere in stampatello.

– Scrivere con penna biro o trattopen color nero, evitare i colori, i pastelli e altro genere di scrittura diversa da quella richiesta.

– Nel foglio dovrà comparire solo il testo della poesia munita di titolo, senza disegni, foto, forme geometriche, numeri, sigle, schizzi, scarabocchi, ombreggiature e altro.

– Non si accetteranno poesie scritte al pc o in altre forme diverse da quelle consentite in queste linee guida.

– Si raccomanda, infine, di fare in modo che la qualità della fotografia sia più che buona; se il cellulare non lo permette si consiglia di riprodurla in digitale mediante lo scanner.

Ogni autore potrà mandare un unico testo. Si ricorda che le opere dovranno essere mandate solo nella giornata del 7 marzo (non verranno fatte proroghe e non si accetteranno testi giunti in ritardo); esse verranno poi pubblicate sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale Euterpe nel corso della giornata dell’8 marzo. .

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

E’ uscito “Liriche scelte” di Ada Negri che contiene una selezione dell’opera della poetessa ravennate

La casa editrice milanese Miano Editore ha recentemente dato a conoscere l’uscita del volume Liriche scelte della poetessa ravennate Ada Negri – omonima della nota poetessa accademica lodigiana del Secolo scorso – all’interno della prestigiosa collana “Analisi Poetica Sovranazionale del Terzo Millennio”. Il volume è arricchito dalle prefazioni di Enzo Concardi, Michele Miano e Mario Santoro.

Nella dotta e particolareggiata prefazione del critico letterario Concardi leggiamo: “Se vogliamo fare un tuffo nel passato, ma un passato di grande valore, possiamo seguire Ada Negri nel suo amore per la classicità, che è l’argomento, lo stile, il sogno di questa prima sezione del libro. Sono testi d’altri tempi, nel senso che tale genere di poesia non è propria dei contemporanei e costituisce un viaggio comunque di scoperta per l’autrice, catturata e incantata dal mondo greco-latino.

La lirica è descrittiva e neoclassica, raffigurando, in modo quasi classificatorio, le conquiste artistiche e civili di quelle culture, la cui grandezza è per la poetessa eterna e universale. È altresì una lirica oggettiva, che lascia poco spazio ai sentimenti personali, in quanto, forse, l’intento della scrittura è didascalico e rivolto a trasmettere il vero e il bello secondo i parametri antichi. I tesori ellenico-romani sono cantati per il mito che rappresentano, il fascino che ancora emanano, la forza epica delle opere.

Anche la scelta di scrivere quasi sempre con l’uso di strofe tradizionali, costituite da quartine in rima, fa parte del canone neoclassico riesumato per l’occasione. Fanno eccezione alcune composizioni, come ad esempio la Parodia della tragedia greca. “Antigone” di Sofocle, che ha una struttura dialogica tra Ismene, Antigone e il Coro; e Il classicismo nella poesia di Giosuè Carducci, che invece d’avere le quartine con rima a-b / c-d si sviluppa con un rimare a-c / b-d. Così troviamo in Crociera in Grecia,strofe di questo tipo: “…Aleggiava una vaga atmosfera / trepidante tra sogno e chimera. / Ci sembrava di vivere ancora / con Omero una fulgida aurora”. Mentre nell’omaggio al Carducci: “…Nelle ‘Elleniche’descrisse, / con profonda competenza, / gli elementi che rivisse / con piacevole frequenza…”.

Il suo percorso culturale-classico inizia proprio dai banchi di scuola. Ricordando quel periodo formativo scrive: “Per me il classicismo è innato …// A scuola mi fu sviluppato / con notevole risultato: / mi piacquero Greci e Romani / coi loro costumi lontani…”.

Qui accenna anche alle opere immortali dei classici, all’origine della nostra lingua dagli etimi greco-latini, allo splendore di quelle civiltà che coltivarono scienza, filosofia e le arti. Continua poi con un viaggio in Grecia per toccare con mano ciò che aveva studiato sui libri: rimane colpita da zone archeologiche mai viste, a cui seguono altre mete, come Rodi con l’Afrodite, Olimpia, Delfi, Sparta, Micene, l’Acropoli, ove immagina le abitudini care a Socrate. Indi tutti i monumenti e i colonnati di Atene storica, l’Attica e il Peloponneso. Un’altra lirica è dedicata a La parola, alla sua funzione nella vita della comunicazione, alla sua importanza come mezzo per trasmettere pensieri, messaggi, stati d’animo, sentimenti tra le persone e lessico in cui il popolo si riconosce. Troviamo nel libro anche una lunga composizione riservata a Il classicismo nella poesia di Giosuè Carducci, dove ripercorre le tappe della sua esistenza riferite al propugnato ritorno al classicismo e al suo patriottismo.

 Ora scomodiamo un grande della letteratura per attestare assonanze d’interessi neoclassici. Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) pubblica nel 1795 le Elegie romane, venti pezzi poetici in esametri e, nella prima elegia esalta la grandezza di Roma: “… Sì, qui un’anima ha tutto, fra queste divine tue mura, / eterna Roma!…// Tuttor chiese e palagi, rovine contemplo e colonne…// In vero, o Roma, un mondo sei tu; ma pur senza l’amore / non saria mondo il mondo, e nemmen Roma, Roma” (da Elegie romane, Giusti Editore, Livorno 1896, Traduzione di Luigi Pirandello). Ada Negri scrive una lunga Ode a Roma in cui risuonano anche questi versi: “… Palazzi e templi, archi e colonne, / attestan l’opera davvero insonne, / livelli alti di vita civile, / il culto del bello e un tipico stile”.

 Quindi “Roma caput mundi”esercita in ogni epoca e su chiunque un fascino indiscutibile: nel nostro caso l’autrice rimane integralmente legata al classicismo, mentre Goethe inserisce nel giudizio finale l’elemento sentimentale dell’amore e si proietta verso il Romanticismo, creativo e non imitatore di poesia”.

Ada Negri è nata a Conselice (RA) e residente a Ferrara, laureatasi in lettere classiche a Bologna, ha insegnato per oltre trent’anni greco e latino nei Licei. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Viole del pensiero (1993), …E la luce fu (1994), Il mare della vita (1996), Paesi e città del cuore (1997), I girasoli (1998), Opera Omnia (1999), Realtà e fantasia (2000), Verso il terzo Millennio (2001), Il fascino di Ferrara (2002), La bandiera italiana (2002), La Vita Umana (2003), Arcobaleno (2004), Nuova stagione poetica (2010); i testi di saggistica: Litterarum latinarum fragmenta (1999), Il kommós delle «Coefore» di Eschilo (2000), Limpide voci (2001), Saggi classici (2003), Saggi ferraresi (2003), Sintesi storico-letteraria dell’età ellenistica e greco-romana (2006), L’Età Classica della Grecia antica (2009), L’età Jonica della Grecia antica (2017). La biografia e l’attività letteraria di Ada sono trattate in due monografie curate da Fulvio Castellani: Dentro e attraverso la quotidianità (2003), Il racconto di una vita (2006).

Esce “Nei giardini di agapanthus”, antologia a cura di Massimo Pasqualone

Articolo di Lorenzo Spurio

Dopo la riuscita iniziativa editoriale voluta dal critico letterario abruzzese prof. Massimo Pasqualone dal titolo Oltre il silenzio. La parola al tempo della pandemia che ha visto partecipare nei mesi scorsi un totale di centoquindici poeti e scrittori diffusi su tutta la Penisola, esce in questi giorni un nuovo progetto. Si tratta della corposa antologia dal titolo Nei giardini di agapanthus. L’amore al tempo della pandemia, edita per i tipi di Teaternum di Sambuceto. Questo nuovo volume raccoglie le meditazioni di oltre novanta scrittori da tutta Italia, con la copertina di Eugenia Tabellione. Il nuovo volume – sempre sotto l’egida attentissima e la dotta curatela del prof. Pasqualone – si apre con un suo intervento critico dove si domanda: “Che cosa resterà dell’amore dopo la pandemia?” e a tale interrogativo – così difficile eppure necessario – cerca di far prevalere ragioni di speranza che possano dettare una sorta rigenerazione – non solo fisica, ma anche emotiva – difatti così annota: “Che cosa del noi, della relazione, dello stare insieme dopo che questo tempo sospeso sarà finito e le ore riprenderanno il loro cammino usato? Gli è che torneranno le parole, le parole abbraccio, bacio, noi, insieme, le parole amore, amicizia, relazione. Torneranno le parole, tornano sempre le parole si fanno speranza, sorriso, io/tu, sanno di vita, di futuro, di domani, sanno di poesia, di fuoco, di fango, di te. Torneranno le parole, tornano sempre. Nei giardini di Agapanthus, i poeti e gli scrittori, i saggisti e gli entronauti hanno dato vita ad una meravigliosa sequela di riflessioni sul tema, perché l’amore al tempo della pandemia è lo stesso del prima e del dopo pandemia, l’amore è, è stato e sarà. Sempre e comunque.”

Nell’opera – che presto verrà presentata nel contesto spagnolo, a Fuerteventura (Canarie) – sono presenti contributi di Elvio Angeletti, Stefania Barile, Santina Bartolomei, Ecle Bonifacio, Martina Anna Buffa, Paolo Caioni, Lilliana Capone, Giustino Carinci, Antonietta Aida Caruso, Matteo Casale, Elba Casasanta, Cesarina Castignani Piazza, Fabio Castrignano, Ersilia Daniela Cataldo, Gabriella Cesca, Annalena Cimino, Luca Clemente Cipollone, Isabella Cipriani, Claudio Cirinei, Giuliano F. Commito, Franco Criscuolo, Antonio Crivellari, Claudia D’Angelo, Laura D’Angelo, Nicola D’Angelo, Sandra De Felice, Concezio Del Principio, Grazia Depedri, Nico De Simone, Silvio Gabriele Di Cecco, Gabriele Di Donato, Pierlisa Di Felice, Annamaria Di Lorenzo, Mario Di Paolo, Massimo Di Prospero, Monica Ferri, Caterina Franchetta, Maddalena Frangioni, Lilla Giancaterino, Mauro Giangrande, Elisabetta Grilli, Michele Illiceto, Flora Alberta Lembo, Antonio Lera, Lucia Lo Bianco, Giulia Madonna, Mario Monachesi, Lidia Mongiusti, Maria Carinta Naccarella, Gabriella Paci, Leda Panzone Natale, Maria Luisa Parca, Miriam Pasquali, Giovan Pietro Passoni, Giuseppina Pelliccione, Monica Pelliccione, Annita Pierfelice, Anna Polidori, Maria Tommasa Primavera, Annella Prisco, Maria Pia Putignano, Irma Radica, Paola Ranalli, Bruno Ricci, Manuela Roberti, Bianca Maria Romano, Antonella Roncarolo, Anna Rossetti, Angela Rossi, Annagrazia Ruscitti, Bruno Sambenedetto, Diana Scutti, Estela Soami, Mirella Spinello, Lorenzo Spurio, Don Marcello Stanzione, Eugenia Tabellione, Sandra Vannicola, Tiziano Viani, Ciro Giovanni Vittorio, Antonio Zenadocchio.

LORENZO SPURIO

“Lettura di testi di autori contemporanei” vol. 5 di Nazario Pardini. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

È appena uscito, per le edizioni The Writer, il nuovo corposo volume del poeta, scrittore e critico letterario toscano Nazario Pardini che raccoglie la sua attività critica, di lettura e approfondimento, su testi e autori italiani della nostra età. Si tratta del quinto volume che viene pubblicato sotto il titolo “Lettura di testi di autori contemporanei”, collettanea di studi critici, saggi, recensioni, commenti e vari altri generi di testi dove Pardini ha fatto dell’atteggiamento speculativo, elucubrativo e di scandaglio lessicale le sue prerogative principali. Il macilento volume, che conta ben 1055 pagine, (un vero catalogo, si dirà, ben al di là di un’enciclopedia chiusa, essendo l’opera in continuo divenire data l’attività frenetica e instancabile del Nostro) è stato pubblicato in seno alla collana di saggistica “Il Melograno” e ricostruisce, nelle pagine che lo compongono, il repertorio attento di tutte le sue disamine e investigazioni critiche – soprattutto nel mondo poetico ma non solo – compiute nel corso degli ultimi due anni. In copertina, infatti, viene bel delineato il periodo (2018-2020) nel corso del quale i testi sono stati vergati e poi – chiaramente – diffusi tanto in rete, sul suo spazio frequentatissimo (il blog “Alla volta di Lèucade”), che in cartaceo quale preambolo critico ai testi che ha inteso presentare, in molteplici prefazioni, postfazione, note di lettura e altro ancora. Un consuntivo su carta e in un volume unico – agevole, per quanto la copiosità delle pagine lo rende formalmente “pesante” – che compendia l’intensa e assai apprezzata carriera di critico letterario e che si misura con testi in genere medio-brevi in cui l’autore – moderno Virgilio che accompagna in un percorso sconosciuto – prende per la mano il lettore facendogli vivere mille storie, percorrere tragitti diversi, tra le pieghe delle esistenze altrui che sono riflesso anche delle Nostre.

Non è possibile presentare in questa sede i tanti contenuti raccolti nel volume perché ciascuno meriterebbe il giusto spazio, tanto è democratico l’apporto di Pardini alla letteratura, ben restio a vedute settarie o di congreghe particolareggiate, di supposte aristocrazie poetiche e di circoli elitari. Dispensa con generosità e grande acume il suo sapere, indistintamente, a tutti quei poeti e autori – che, sì, reputa validi – gli propongono in lettura i suoi testi sapendo di trovare in lui, oltre che una persona magnanima e attenta, anche un vero e proprio oracolo. Ma anche un chirurgo delle emozioni. La sua penna attenta e sempre circostanziata non manca, neppure, in molti ambiti, di relazionare gli scritti e i versi degli autori a noi contemporanei con alti nomi della classicità e, finanche, con rimandi – sempre apprezzati – al mondo mitologico e della tradizione greco-romana.

La piccola immagine che sembra posta “ad incastro” nella cover si riferisce a un particolare di una raffigurazione miniata del periodo medievale. In essa è ritratto Sant’Agostino e Volusiano e fa riferimento al “Amanuense di Vichy” del XII secolo, opera conservata nell’Archivio Diocesano di Vichy, in Francia. È, in effetti, proprio quella dell’amanuense contemporaneo la figura di Pardini: non solo ricopiatore di versi (tanti ne vengono citati e richiamati nelle sue scritture) ma chiosatore, commentatore, osservatore e analista stesso del testo. Oltretutto, ed era questo lo scopo primario dei laboratori di scrittura in seno a biblioteche di conventi ed abazie, la sua attività – scrittoria – è tesa a una raccolta sapienziale di note e informazioni, per una raccolta dello scibile che possa avere testimonianza nelle epoche successive. È per tale ragione che un’opera come questa non è un archivio (una sterile raccolta, fissa e soggetta al decadere della polvere) quanto, piuttosto, un museo molto frequentato. Mi piace richiamare il contesto museale, più che quello ben più attinente del mondo bibliotecario, perché in effetti i suoi testi vanno al di là della letterarietà dello scritto, promanano liricità anche da un punto di vista meramente artistico, visuale, di creazione dell’opera e di figuratività.

Nel volume, oltre a un ricco numero di interventi critici di Pardini su altrettante opere poetiche, sono presenti numerosi testi critici che, invece, di riflesso, altri hanno scritto su di lui, tra cui un mio intervento dal titolo “Il colloquio con Thanatos. Il poeta toscano Nazario Pardini nell’ultimo volume della trilogia dell’approccio “ai dintorni” della vita” già apparsa su “Blog Letteratura e Cultura” il 31 gennaio 2020 e dalla quale – molto generosamente – l’Autore ha anche estratto un frammento che ha deciso di inserire nella quarta di copertina del suddetto volume.

Tra gli autori a cui Pardini ha dedicato sue riflessioni in questo volume, cito ad libitium (senza pretesa né velleità alcuna) dacché per extenso sarebbe complicato e didascalico: Ester Cecere, Claudia Piccinno, Antonio Spagnuolo, Carmelo Consoli, Anna Vincitorio, Orazio Antonio Bologna, Gianni Rescigno, Francesco D’Episcopo, Luciano Domenighini, Maria Grazia Ferraris, Maddalena Leali, Rossella Cerniglia, Edda Conte, Enzo Concardi, Marisa Cossu, Pasquale Balestriere, Sandro Angelucci, Ugo Piscopo, Umberto Cerio, Vittorio Verducci, Michela Zanarella, Pasqualino Cinnirella, Patrizia Stefanelli e Carmen Moscariello.

Un corposo tomo che va, dunque, in doppia direzione: la critica di Pardini sui testi di autori contemporanei e quella di questi ultimi sulle sue opere poetiche, in un diorama di vedute assai diversificato, esegesi a tratti particolareggiate, in altri casi lievemente didattiche e concentrate attorno a linee sinottiche che rappresentano le chiavi di svolta delle rispettive opere. In questa interrelazioni di voci, nessuno sale in cathedra, ed è questa la cosa bella di questo libro dove, ciascuno con le proprie competenze e l’acquisizione di un linguaggio più confacente al suo narrato, trasmette su carta sensazioni e amplia riflessioni, tutte in qualche modo collegate – in origine o in divenire – alla prolissa e mai scontata opera di un grande della letteratura nostrana, qual è Pardini.

Lorenzo Spurio

Jesi, 13/02/2021

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

ll Manifesto della EcoPoesia (2005)

Con l’autorizzazione della poetessa Maria Ivana Trevisani Bach[1] pubblichiamo a continuazione il Manifesto di Ecopoesia Italiana[2] redatto e ufficializzato nel 2005 aventi quali firmatari, oltre alla poetessa Maria Ivana Trevisani di Albisola (Savona), Luciano Somma di Napoli, Salvatore Infantino di Palazzolo (Siracusa), Maria Luisa Gravina di Genova e Luciana Bertorelli di Savona. Il Manifesto è stato presentato all’Università Oneonta (Stato di New York), all’Università Federale di Paraiba (Brasile), all’Università di Worcester in Inghilterra e al Congresso di Ecocritica a Valladolid (Spagna).

MANIFESTO DI ECOPOESIA ITALIANA (2005)

Definizione

Ecopoesia è un nuovo genere letterario che trae ispirazione dall’attuale emergenza ambientale. Inoltre, l’Ecopoesia si prefigge di “dar voce” ai viventi che non hanno voce e di testimoniare i loro diritti.  L’Ecopoesia è una parte del vasto universo della Poesia e non si pone in posizione di supremazia rispetto alle altre tradizionali espressioni poetiche. È semplicemente diversa, e non alternativa.

Premessa

Dopo le confuse ed eterogenee esperienze artistiche postmoderne della seconda metà del XX° secolo, si vanno delineando alcune nuove tendenze che prendono origine:

  • dalla velocità e dalla facilità della comunicazione;
  • dai processi di globalizzazione, anche culturale;
  • dalla sempre più drammatica criticità ambientale del nostro pianeta.

In questo contesto alcuni artisti italiani hanno sentito l’esigenza di esternare in un Manifesto le linee guida del loro modo di fare poesia o, più in generale, di esprimersi attraverso l’arte.

Questa scelta è il frutto di alcune considerazioni:

L’attuale sovrabbondante tempesta mediatica di notizie ha avuto come conseguenza una reazione difensiva tendente a separare dalle emozioni le informazioni e le immagini dei fatti. Si creato quindi un conflitto tra il pensiero razionale che cerca di comprendere gli avvenimenti e l’enorme quantità di emozioni che su tali eventi vengono represse. L’assuefazione a rappresentazioni virtuali ha progressivamente saturato le menti di miliardi di uomini rendendoli passivi spettatori dei fatti. La passività ha generato, specie nei giovani, una abulia nei confronti di ideali e di valori, che ci ha privato dell’entusiasmo necessario ad affrontare i problemi del nostro tempo. A seguito di tali considerazioni, alcuni artisti decidono di cimentarsi in un tipo di poesia che liberi, apertamente e senza pudori, l’emozione repressa per utilizzarla quale forza motrice per realizzare gli obiettivi suggeriti dai nuovi valori.

Nuovi valori

La salvaguardia dell’ambiente si impone come valore ineluttabile del XXI secolo a causa dell’attuale, critica situazione del nostro pianeta. Caduta l’idea di una Natura, intesa come risorsa inesauribile, entra anche in crisi la visione antropocentrica e verticistica dell’Uomo padrone senza limiti, di tali risorse. La nuova visione prospettica della Terra, suggerita dalle nuove conoscenze in campo astronomico e dalle affascinanti immagini che ci provengono dallo spazio, ci rende coscienti del nostro piccolo posto nell’Universo e della nostra non privilegiata presenza sulla Terra. L’Uomo, perciò, prende atto del suo ruolo di attore di distruzione o di protezione di questa casa comune e delle sue responsabilità nei confronti di questo fragile pianeta. Da questa consapevolezza di responsabilità nasce una nuova etica di rapporto; non più esclusivamente fra uomo e uomo, ma fra Uomo e Natura. Questa nuova filosofia morale s’inserisce in quella recente cultura che, dopo la destrutturazione post-moderna delle ideologie, ricerca nuovi valori e fini senza però ingabbiarli in rigide sovrastrutture gerarchiche o ideologiche.

Ruolo dell’Ecopoesia in questo scenario

Ogni genere di poesia sa creare emozioni. Tocca corde segrete o dimenticate. Stupisce con associazioni di suoni o di immagini inattese. Ci fa meditare con una metafora. Coglie l’essenza nascosta delle cose o delle nostre esperienze.  Sfruttando la potenza di queste suggestioni, l’Ecopoesia diventa comunicatrice di emozioni e, attraverso di esse, risveglia le coscienze predisponendole all’ascolto dei problemi dei nostri giorni. Questo tipo di poesia coinvolge contemporaneamente razionalità e sentimenti superando il pregiudizio del pensiero bipolare del XX secolo  che  fissava una netta separazione fra ragione e creazione artistica. Nell’Ecopoesia, accanto al tradizionale momento emozionale di comunicazione poetica, compare il momento razionale della presa di coscienza della criticità ambientale e della necessità di porvi rimedio. L’Ecopoesia è pertanto multidimensionale in quanto ripara la scissione di queste due dimensioni espressive e risulta essere più vocina al modo di pensare e di sentire degli uomini d’oggi. Le scienze ambientali sanno dettagliatamente analizzare gli attuali problemi ecologici, ma non è detto che esse, da sole, riescano a farci agire per risolverli.   Il linguaggio poetico che su questi temi è così diverso e nuovo, potrebbe ottenere più efficaci risposte risvegliando le coscienze e preparandole all’ascolto dei problemi del XXI secolo quali:

  • la salvaguardia del nostro pianeta e un nuovo rapporto con tutti gli esseri viventi (Ecopoetry)
  • la testimonianza dei diritti fondamentali dell’uomo e la pacifica convivenza fra i popoli (Art & Peace)
  • una nuova e diversa introspezione del proprio io (Ecopsicologia,  ecc.)

Questa bisogno di poesia nuova è stato colto in diverse parti del mondo. Sono nati così nuovi movimenti poetici che associano la Poesia alle attuali istanze etiche come Art and Peace, Eco Art e, appunto, l’Ecopoetry.

Ma chi è l’ecopoeta?

L’ecopoeta non è l’aedo che canta la Natura, ma è colui che parla per la Natura. Dà voce alla Natura. Testimonia i diritti di quei viventi che non hanno diritti. È colui che si sente interconnesso con la creazione e ne riporta emozioni dal di dentro; l’animale torturato, l’albero sradicato, l’intera terra inquinata, parlano direttamente attraverso i suoi versi. In definitiva, l’ecopoeta parla per questa casa comune, unica ed irripetibile, che va salvaguardata nella sua peculiarità e nella sua bellezza.

Proteggeremo la Natura se avremo imparato ad amarla, se avremo imparato a sentirci empatici con essa. Ed è proprio questo che l’Ecopoesia intende fare: trasmettere questo amorevole desiderio di protezione. Aiutarci a sentirci animali, alberi, foresta. A vivere il loro dolore come nostro. A vedere nella bellezza di un paesaggio incontaminato un modello da salvaguardare. A capire che il destino della Terra è anche il nostro destino. L’ecopoeta è, quindi, il tramite fra comunità umana e mondo naturale.  È colui che, invece di macerarsi sul proprio tormentato io o sulle complesse dinamiche interpersonali, s’immerge nella pace dell’unità della creazione, si apre al mondo, agli altri esseri viventi e si compenetra con essi.

Il linguaggio

L’Ecopoesia non è una poesia celebrativa, enfatica, che si erge da un piedistallo ad indicare la via da seguire, ma è la poesia empatica di chi si sente interconnesso con la Natura e ne riporta emozioni dal di dentro. Una poesia semplice, umile come lo sono i soggetti oppressi che parlano attraverso di essa.

La comunicazione

Esiste anche una specificità dell’Ecopoesia in questo campo.  Nel tempo della comunicazione globale, anche la poesia deve saper comunicare globalmente, deve essere accessibile a tutti, deve essere aperta alle differenti realtà culturali del mondo e condividere e diffondere i valori del suo tempo. L’Ecopoesia si libera dall’isolamento delle chiuse culture letterarie erudite, dalle vecchie mode sibilline delle avanguardie e dalle tradizioni poetiche locali e utilizza una comunicazione poetica semplice e chiara, comprensibile a tutte le culture – quindi anche facilmente traducibile – per diffondersi tra un pubblico sempre più allargato come richiesto dall’UNESCO nel messaggio della   Giornata Mondiale della Poesia. L’Ecopoesia deve saper comunicare globalmente perché vive in un tempo in cui, tutti i pensieri, tutte le emozioni e tutta la creatività del mondo vengono universalmente e contemporaneamente a contatto. Essa si alimenta di questa immensa linfa collettiva per creare nuove sollecitazioni che a loro volta verranno, per le stesse vie, universalmente trasmesse e raccolte. Questa nuova Poesia, da taluni provvisoriamente definita post-post-modern poetry perché recepisce alcune tendenze delle correnti post-moderne, in questo Manifesto viene invece semplicemente definita ECOPOESIA. Queste riflessioni sono estensibili a qualsiasi forma di arte che abbia al suo centro la Natura e l’Ambiente. Nel Manifesto questo tipo di Arte viene definita: ECOART.

Primi firmatari:

Maria. Ivana Trevisani Bach – Albisola (Savona)

Salvatore Infantino – Palazzolo (Siracusa)

Luciano Somma – Napoli

Maria Luisa Gravina – Genova

Luciana Bertorelli – Savona


[1] Maria Ivana Trevisani Bach è biologa, ricercatrice, insegnante di Scienze nei licei. Scrive poesie aderendo al Movimento letterario dell’ecopoetry di cui ha scritto il Manifesto Italiano di Ecopoesia. Gli animali, la Natura, l’ecologia, sono i temi prevalenti della sua attività letteraria. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche e letterarie e libri editi da Serarcangeli di Roma, Mursia di Milano, Europa di Roma e Genesi di Torino.

[2] Il presente Manifesto può essere letto sul sito ufficiale della Ecopoesia Italiana a questo link: http://www.ecopoems.altervista.org/manifesto%20it.html dove, pure, si trova tradotto in altre lingue. A questo Manifesto ha aderito il Movimento Artistico “Irrealismo” che propone di “Rivalutare la Natura con l’Arte e l’Arte per la Natura”.

Il verbale di giuria del IX Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi” ediz. 2020

La nona edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, bandita a gennaio 2020 e con scadenza di partecipazione fissata al 15/05/2020, poi prorogata al 30/09/2020, ha visto l’ottenimento dei patrocini morali dei seguenti enti istituzionali: Regione Marche, Assemblea Legislativa della Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Ancona, Comune di Jesi e Comune di Senigallia. Finanche – in relazione all’assegnazione di alcuni Premi Speciali (fuori concorso) – sono stati ottenuti i Patrocini Morali della Regione Puglia, del Comune di Ruvo di Puglia, del Comune di Polignano a Mare, della Città Metropolitana di Bari, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, del Comune di Palermo, della Città Metropolitana di Palermo, dell’Università di Palermo, del Comune di Saronno, della Provincia di Varese e della Città Metropolitana di Roma.

VERBALE DI GIURIA

L’organizzazione del Premio, in sinergia e mutua collaborazione con alcune associazioni culturali che perseguono finalità comuni, ha deciso di attribuire alcuni premi speciali che vengono offerti dalla seguenti Associazioni: Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze” di Roma (Presidente: Michela Zanarella), Associazione Culturale “Arte e Amore” di Seravezza (Lucca) (Presidente: Barbara Benedetti), Associazione Siciliana Arte e Scienze (ASAS) di Messina (Presidente: Flavia Vizzari), Associazione Culturale “L’Oceano nell’anima” di Bari (Presidente: Massimo Vito Massa), Associazione Culturale “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo) (Presidente: Irene Gallieni), Associazione Culturale “Africa Solidarietà” Onlus di Arcore (Monza-Brianza) (Presidente: Cheikh Tidiane Gaye), Associazione Culturale “Poesia & Solidarietà” Onlus di Trieste (Presidente: Gabriela Varela Gruber). Hanno patrocinato questa edizione del Premio anche i seguenti enti culturali: Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Wikipoesia – Enciclopedia online della Poesia e AlmanHaiku – Almanacco di Haiku.

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni a concorso, erano costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti, promotori culturali (in ordine alfabetico): Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione, Michela Zanarella.

Il Presidente del Premio, dott. Lorenzo Spurio, a conclusione delle operazioni di lettura, valutazione e vaglio da parte delle Commissioni di Giuria della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” indetto e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), rende note le graduatorie per le varie sezioni.

Espletate le operazioni di segreteria, che ha provveduto all’eliminazione preventiva di tutti quei testi che, per le ragioni indicate nel bando di partecipazione, non erano conformi ai parametri richiesti, la partecipazione complessiva è stata di 1.199 opere.

I parametri considerati dalle Commissioni di Giuria nel corso delle operazioni di lettura e valutazione sono stati:

–       Rispondenza di genere (congruità alla sezione)

–       Correttezza sintattico-grammaticale

–       Forma espositiva e stile impiegato

–       Intensità comunicativa (forza espressiva)

–       Originalità ed elaborazione

–       Musicalità

In relazione alla sezione F i parametri valutativi sono stati:

I – Contenuto

Stile e linguaggio

Originalità e creatività

Varietà tematica

Compattezza della silloge (stilistico-formale, concettuale)

Utilizzo di forme metriche, retoriche

Musicalità e sonorità del verso

Comprensibilità delle costruzioni poetiche

Forza delle immagini

Presa e suscettibilità sul lettore (criteri soggettivi)

Congruità delle versioni tradotte (dal dialetto o lingua straniera), se presenti

II – Veste grafica

Linea grafico-editoriale

Qualità della carta/inchiostro

Praticità del volume (dimensioni, peso, etc.)

Leggibilità/ Facilità di lettura (in termini visivi e non di ermeneusi)

Copertina

Cura negli apparati esterni (quarta, alette, etc.)

III – Materiali aggiuntivi e altro

Presenza di testi critici d’accompagnamento (introduzione, prefazione, postfazione, nota di lettura) e autorevolezza degli autori terzi in questi testi

Presenza di materiale iconografico: foto, pitture, disegni, fumetti, etc.

Eventuale compresenza di comparti separati per narrativa o altro

Congruità delle letture critiche d’accompagnamento

Pertinenza del titolo

Sintonia e legame tra i vari apparati della silloge

Sintonia e legame tra i contenuti poetici e grafici

Tenuto conto di tutte indicazioni, che costituiscono parte integrante del verbale di giuria, la graduatoria finale e definitiva dei vincitori è così stabilita:

SEZ. A – POESIA IN ITALIANO

1° Premio – MAURO CORONA di Roma con la poesia “Nel formarsi del verso” (Cod. A624)

2° Premio – ROBERTO BORGHETTI di Ancona con la poesia “Forse domani avrà i suoi lunedì” (Cod. A605)

3° Premio Ex Aequo – NUNZIO BUONO di Casorate Primo (PV) con la poesia “Come un quadro” (Cod. A376)

3° Premio Ex Aequo – DUILIO MARTINO di Taranto con la poesia “Preludio d’autunno” (Cod. A044)

Menzioni d’Onore:

ALBERTO LOTTI di Forlì (FC) con la poesia “Cosa resta” (Cod. A021)

ANTONIETTA SIVIERO di Termoli (CB) con la poesia “Sono una, sono cento” (Cod. A226)

CARMELO CONSOLI di Firenze con la poesia “La pioggia sotto al melograno” (Cod. A481)

FRANCA DONÀ di Cigliano (VC) con la poesia “Oltre la terra di confine” (Cod. A508)

GIANNI MINERVA di Melissano (LE) con la poesia “Biancospino” (Cod. A618)

LAURA VARGIU di Siliqua (SS) con la poesia “Le lacrime incenerite di San Sabba” (Cod. A405)

LUISA FERRETTI di Ancona con la poesia “Il pianista di Yarmouk” (Cod. A013)

MARINELLA GIAMPIERI di Ancona con la poesia “Occhi senza luce” (Cod. A383)

MARTIN PALMADESSA di Imola (BO) con la poesia “Arriverà quel giorno” (Cod. A619)

VALERIO DI PAOLO di Marino (RM) con la poesia “Roma 25 dicembre 2019: coma di sola andata (a Daniela)” (Cod. A249)

TERESA ANNA RITA DE SALVATORE di Castelsardo (SS) con la poesia “θάνατος mi ha rapito amore” (Cod. A596)

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SEZ. B – POESIA IN DIALETTO

1° Premio – LORENZO SCARPONI di Igea Marina (RN) con la poesia “Senza ‘vdòit” (Cod. B045)

2° Premio – GRAZIELLA ABIATICO di Flero (BS) con la poesia “La foto” (Cod. B082)

3° Premio – AURELIO ROSSI di Altino (CH) con la poesia “Lu terrecene” (Cod. B070)

Menzioni d’Onore:

ANTONELLA CALVANI di Tarquinia (VT) con la poesia “Er pianto” (Cod. B048)

ASSUNTA DI CINTIO di Pescara con la poesia “Notte di San Lorenze” (Cod. B091)

FAUSTO MARSEGLIA di Marano di Napoli (NA) con la poesia “E ddoje valigie” (Cod.B007)

GABRIELE DI GIORGIO di Città Sant’Angelo (PE) con la poesia “Ciufulènne pi na ruelle” (Cod. B079)

LUIGI LORENZO VAIRA di Sommariva del Bosco (CN) con la poesia “Anté che ‘l sol a basa l’eva” (Cod. B017)

MARCO MOLINARI di Bonferraro (VR) con la poesia “Semo veci, Maria” (Cod. B041)

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SEZ. C – POESIA IN LINGUA STRANIERA

1° Premio – VALERIA D’AMICO di Foggia con la poesia in lingua tedesca “Und während ich (An meinen Sohn)” (Cod. C035)

2° Premio Ex Aequo – LORETTA FUSCO di Pradamano (UD) con la poesia in lingua inglese “Clouds” (Cod. C016)

2° Premio Ex Aequo – LUCIA LO BIANCO di Palermo con la poesia in lingua inglese “I’ve been waiting for you” (Cod. C041)

3° Premio Ex Aequo – ALEXANDRA FIRITA di Broni (PV) con la poesia in lingua rumena “Mă aşez aici” (Cod. C037)

3° Premio Ex Aequo – RAYMONDE SIMON FERRIER di Monte San Pietro (BO) con la poesia in lingua francese “Le rêve est poésie” (Cod. C045)

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SEZ. D – POESIA RELIGIOSA

1° Premio – GIAN PIERO STEFANONI di Roma con la poesia “Via Ozanam. Interno sei” (Cod. D105)

2° Premio – SERGIO ROSSI di Cornate d’Adda (MB) con la poesia “Preghiera Nuda” (Cod. D094)

3° Premio – STEFANIA SERPE di Cosenza con la poesia “Preghiera di un sordomuto” (Cod. D090)

Menzioni d’Onore:

FRANCO CASADEI di Cesena (FC) con la poesia “La preghiera” (Cod. D018)

GILBERTO VERGONI di Cesena (FC) con la poesia “Se Dio” (Cod. D124)

GIOVANNI MALAMBRÌ di Messina con la poesia ““Verbo” di verità” (Cod. D122)

GIUSEPPINA GERALDINA RICCOBONO di Milano con la poesia “Laudes” (Cod. D071)

MARCO PEZZINI di San Giuliano Milanese (MI) con la poesia “Altrove” (Cod. D010)

MASSIMO PAROLINI di Trento con la poesia “La notizia” (Cod. D114)

PAOLO GRECCHI di Codogno (LO) con la poesia “Se fossi capace” (Cod. D027)

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SEZ. E – PROSA POETICA

1° Premio – ANNA MARIA FERRARI di Cagliari con la prosa poetica “Fruscii” (Cod. E011)

2° Premio – CRISTINA BIOLCATI di Ponte San Nicolò (PD) con la prosa poetica “Malafavola” (Cod. E012)

3° Premio – MANUELA ZUCCHI di Bologna con la prosa poetica “Notti insonni” (Cod. E004)

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SEZ. F – LIBRO EDITO DI POESIA

1° Premio – LORENZO POGGI di Roma con il libro La nauseatudine, La Vita Felice, Milano, 2019 (Cod. F003)

2° Premio – CARLO TOSETTI di Sirtori (LC) con il libro La crepa madre, Pietre vive editore, Locorotondo, 2020 (Cod. F009)

3° Premio – GIULIO MARCHETTI di Roma con il libro Specchi ciechi, puntoacapo, Pasturana, 2020 (Cod. F008)

Menzioni d’Onore:

ANDREA SPONTICCIA di Apecchio (PU) con il libro Poesie dell’indaco, Nulla Die Edizioni, Piazza Armerina, 2020 (Cod. F048)

ANNALISA CIAMPALINI di Empoli (FI) con il libro Le distrazioni del viaggio, Samuele Editore, Fanna, 2018 (Cod. F080)

CHIARA OLIVERO di Milano con il libro Tutte le distanze, puntoacapo, Pasturana, 2020 (Cod. F084)

EVARISTO SEGHETTA ANDREOLI di Montegabbione (TR) con il libro In tono minore, Passigli, Bagno a Ripoli, 2020 (Cod. F011)

FLAVIA NOVELLI di Roma con il libro Versi umani, Progetto Cultura, Roma, 2020 (Cod. F019)

FRANCESCO AZZIRRI di Prato con il libro Il casale dei morti, Edizioni Dialoghi, Viterbo, 2020 (Cod. F028)

LORETTA MENEGON di Montebelluna (TV) con il libro Bivacco notturno, Iride, 2007 (Cod. F035)

MARIANGELA RUGGIU di Suni (OR) con il libro Il velo opaco, Terra d’Ulivi, Nardò, 2020 (Cod. F076)

ORNELLA VALLINO di Pavone Canavese (TO) con il libro Alba di luna, La Ruota Edizioni, Roma, 2020 (Cod. F073)

SERGIO GHIO di Sestri Levante (GE) con il libro Fendenti maree, ilmiolibro, 2017 (Cod. F056)

TIZIANA MONARI di Prato con il libro Il mio nome è Giovanni, Carta e Penna, Torino, 2019 (Cod. F059)

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SEZ. G – HAIKU

1° Premio – ENZA PEZZIMENTI di Gioia Tauro (RC) con lo haiku “ultimo treno – / sotto la pensilina / solo la luna” (Cod. G059)

2° Premio – CARMELA MARINO di Roma con lo haiku “cicale in coro – / pulisco la lapide / di mia nonna” (Cod. G104)

3° Premio – CINZIA PITINGARO di Castelbuono (PA) con lo haiku “Fiore di menta / respiro controvento / il mio silenzio” (Cod. G036)

Menzioni d’Onore:

ANTONELLA SEIDITA di Palermo con lo haiku “Mare d’estate / Respiro i miei silenzi / dentro le onde” (Cod. G043)

GLAUCO SABA di Sant’Anna d’Alfaedo (VR) con lo haiku “confinamento – / il sussurro del salice / lungo la strada” (Cod. G063)

MAURILIO PAGLIARI di Rovereto (TR) con lo haiku “brezza d’autunno – / con l’ultima rondine / migra anche il canto” (Cod. G087)

ROSARIA LO BONO di Termini Imerese (PA) con lo haiku “Vento d’autunno / La quercia in collina / mostra le rughe” (Cod. G085)

SILVIA BONDANI di Reggio Emilia con lo haiku “Laburni in fiore – / sulla cima del monte / svetta una croce” (Cod. G024)

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SEZ. H – VIDEOPOESIA

1° Premio – PAOLO ZANELLI di Finale Ligure (SV) con la videopoesia “Autodafé dalla sorella Sandra” (Cod. H023)

2° Premio – MYRIAM DE LUCA di Palermo con la videopoesia “Il limbo della passione” (Cod. H024)

3° Premio – GIOVANNI VANACORE di Villa di Briano (CE) con la videopoesia “Sordo” (Cod. H011)

Menzioni d’Onore:

FRANCESCO GEMITO di Casoria (NA) con la videopoesia “Mia cara maestra” (Cod. H006)

LOLITA RINFORZI di Assisi (PG) con la videopoesia “Risveglio” (Cod. H022)

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SEZ. I/L – CRITICA LETTERARIA

A causa di una partecipazione quantitativamente non rilevante per le sezioni relative alla critica letteraria (sez. I – critica letteraria e sez. L – libro edito di critica letteraria), in base all’art. 13 del bando di partecipazione, l’organizzazione del Premio, d’accordo con la Presidente di Giuria, ha deciso di provvedere alla creazione di un’unica graduatoria di vincitori.

1° Premio – FRANCESCA FAVARO di Padova con il libro Poesia fra terra e cielo, Ladolfi, Borgomanero, 2017 (Cod. L005)

2° Premio – ALFREDO RIENZI di San Mauro Torinese (TO) con il libro Del qui e dell’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea, Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2011 (Cod. L010)

3° Premio – ELEONORA BELLINI di Borgo Ticino (NO) con il libro La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo. Inediti, contributi critici, testimonianze, Fermenti, Roma, 2017 (Cod. L009)

Menzioni d’Onore:

ALESSANDRO IZZI di Gaeta (LT) con la recensione a Caduto fuori dal tempo di David Grossman (Cod. I002)

MARCO CAMERINI di Roma con il libro Elementi di retorica e di stilistica, Graphisoft, Roma, 2012 (Cod. L006)

MARISA COSSU di Taranto con il libro Saggi brevi, Il Convivio, Castiglione di Sicilia, 2019 (Cod. L007)

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PREMI SPECIALI

PREMIO DEL PRESIDENTE DEL PREMIO – ANNALENA CIMINO di Anacapri (NA) con la poesia “Karim senza le scarpe” (Cod. A203)

PREMIO DEL PRESIDENTE DI GIURIA – IRMA KURTI di Bergamo con il libro Le pantofole della solitudine, Besa, Nardò, 2018 (Cod. F046)

PREMIO DELLA CRITICA – CARMEN MOSCARIELLO di Formia (LT) con il libro Non è tempo per il Messia, Guida, Napoli, 2012 (Cod. F018)

TROFEO EUTERPE – All’opera antologicaAA.VV.,Tredici. I poeti del Bandino,Nerbini, Firenze, 2019. (Cod. F075)

PREMIO SPECIALE “POESIA UNDER 18” – EDOARDO COSSU di Cagliari con la poesia “L’unico angelo di Sparta”(Cod. A613)

PREMIO SPECIALE “PICUS POETICUM” (miglior opera di poeta marchigiano) – ONORINA LORENZETTI di Recanati (MC) con il libro Finestre, Affinità Elettive, Ancona, 2020 (Cod. F052)

PREMIO SPECIALE “LE RAGUNANZE” (miglior opera a tema la natura) – FABIA BALDI di Piombino (LI) con il saggio L’altrove nella poetica di Corrado Calabrò, Aracne, Roma, 2019 (Cod. L003)

PREMIO SPECIALE “IL FARO” (miglior opera a tema il mare) – ALFONSO GARGANO di Salerno con la poesia “M’addormento e sogno il mare” (Cod. A145)

PREMIO SPECIALE “ARTE PER AMORE” (miglior opera a tema amoroso) – MARIA CRISTINA BIASOLI di Molinella (BO) con il libro Notti… sirene e amori, Il cuscino di stelle Edizioni, Pereto, 2019 (Cod. F010)

PREMIO SPECIALE “L’OCEANO NELL’ANIMA” (miglior opera sui sentieri emozionali) – LORENA BIANCHI di Tavullia (PU) con il libro I letti disfatti non sono tutti uguali, Raffaelli Editore, Rimini, 2020 (Cod. F067)

PREMIO SPECIALE “ASAS” (miglior opera in siciliano) – SALVATORE GAZZARA di Messina con la poesia in dialetto “Nnari ‘vanti” (Cod. B022)

PREMIO SPECIALE “AFRICA SOLIDARIETÀ” (miglior opera sul multiculturalismo) – FRANCESCO FEDELE di Siracusa con il libro Frontiere, Oèdipus Edizioni, 2020 (Cod. F068)

PREMIO SPECIALE “POESIA & SOLIDARIETÀ” (miglior opera sulla solidarietà) – ASSUNTA DE MAGLIE di Cingoli (MC) con la poesia “Fragili e nudi” (Cod. A416)

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PREMI SPECIALI – FUORI CONCORSO

PREMIO ALLA CULTURA – FRANCESCA LUZZIO di Palermo

[con il Patrocinio Morale del Comune di Palermo (Prot. 1331548 del 24/11/2020), della Città Metropolitana di Palermo (Prot. 0072070 del 26/11/2020) e dell’Università degli Studi di Palermo (mail del 20/10/2020)]

PREMIO ALLA CARRIERA – MATTEO BONSANTE di Bari

[con il Patrocinio Morale della Regione Puglia (Decreto del Presidente della Regione n°437/2020), del Comune di Polignano a Mare (prot. 35022 del 14/12/2020), della Città Metropolitana di Bari (PG 0085116 del 30/11/2020), dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari (Prot. 70639-I/14 del 09/11/2020)]

PREMIO ALLA MEMORIA – BIAGIA MARNITI (Ruvo di Puglia, 1921 – Roma, 2006)

[con il Patrocinio Morale della Regione Puglia (Decreto del Presidente della Regione n°437/2020), del Comune di Ruvo di Puglia (Delibera della Giunta Comunale n°260/2020 del 24/11/2020), della Città Metropolitana di Bari (PG 0085116 del 30/10/2020), dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari (Prot. 70639-I/14 del 09/11/2020) e della Città Metropolitana di Roma (lettera 03/12/2020)]

PREMIO ALLA MEMORIA – SIMONE CATTANEO (Saronno, 1974 – 2009)

[con il Patrocinio Morale della Provincia di Varese (Prot. PEC class 2.11/1 del 19/11/2020) e del Comune di Saronno (Prot. 0032300 del 30/11/2020)]

La scelta di nominativi per l’attribuzione dei Premi Speciali – Fuori concorso di cui sopra è stata anticipata con un comunicato dell’Associazione Culturale Euterpe diffuso in data 30/11/2020 (https://associazioneeuterpe.com/2020/11/30/svelati-i-nomi-dei-premi-speciali-del-ix-premio-naz-le-di-poesia-larte-in-versi-edizione-2020/) ed è stata conseguentemente rilanciata su quotidiani regionali e locali delle rispettive aree geografiche d’appartenenza dei premiati.

CONSISTENZA DEI PREMI

Come da bando si rammenta che i premi consisteranno in:

1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2021; 

2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione;

Menzione d’onore: medaglia e diploma;

Premi Speciali: targa, diploma, motivazione della giuria;

Premi Speciali (Fuori Concorso) “Alla Memoria”: targa, diploma e motivazione della giuria;

Premi Speciali (Fuori Concorso) “Alla Cultura” e “Alla Carriera”: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria, nomina Socio Onorario Ass. Euterpe, cena e pernottamento sera della premiazione.

CERIMONIA DI PREMIAZIONE

Compatibilmente alla condizioni di emergenza sanitaria relativa al Coronavirus e in linea con le norme governative, qualora ci saranno tutte le condizioni per poter tenere la cerimonia di premiazione in presenza, essa si terrà presumibilmente nel territorio di Jesi entro il mese di aprile 2021. L’organizzazione, a sua unica discrezione, ha la facoltà di individuare altre modalità – a distanza – in web conference o con video registrati, per tenere la cerimonia di premiazione. Ogni decisione assunta a tal riguardo sarà prontamente comunicata a tutti i vincitori a vario titolo unicamente a mezzo mai (se nel frattempo questa è stata modificata, si prega di inviare il nuovo recapito).

ANTOLOGIA

Secondo quanto previsto dagli artt. 13 e 17 del bando di partecipazione tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo entreranno a far parte dell’antologia del premio (per le sezioni F e L l’organizzazione provvederà a selezionare a sua unica discrezione dei brani dai volumi), volume senza codice ISBN e non in commercio, pubblicato a cura dell’Associazione Culturale Euterpe, che verrà donato gratuitamente in una copia a ciascun vincitore durante la premiazione. Ulteriori copie del volume verranno donate e depositate in varie biblioteche comunali, provinciali e regionali nonché universitarie in varie regioni d’Italia.

I vincitori della sezione Video-poesia sono tenuti a inviare il testo della loro poesia in formato Word a premiodipoesiarteinversi@gmail.com affinché possa essere pubblicato in antologia.

Il volume conterrà anche una selezione di liriche dei Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Memoria” accompagnati da relativi profili bio-bibliografici e tutte le motivazioni stilate dalla Commissione di Giuria laddove previste.

ULTIME

Il presente verbale, costituito da 8 pagine numerate e integrato di ulteriori 2 pagine a seguire contenenti l’Albo d’oro del premio, sarà pubblicato sui siti www.associazioneeuterpe.com, www.concorsiletterari.com, www.concorsiletterari.it, www.blogletteratura.com

Letto, firmato e sottoscritto

Jesi, 2 gennaio 2021

Lorenzo Spurio – Presidente del Premio / Presidente Ass. Euterpe

Stefano Vignaroli – Segretario Ass. Euterpe

Michela Zanarella – Presidente di Giuria

E’ uscito “Euterpe” n°32 sui “Poeti e scrittori nascosti e dimenticati”

Siamo felici di comunicare dell’uscita del n°32 della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online, ideato e diretto da Lorenzo Spurio e rientrante all’interno delle attività culturali promosse dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi. Tale numero proponeva quale tematica alla quale era possibile ispirarsi e rifarsi: “Poeti scrittori nascosti e dimenticati”.

Il lungo editoriale di Lorenzo Spurio è volto a ricordare alcuni poeti che nel corso di questo funesto 2020 ci hanno lasciato. Vengono fornite, oltre a notizie bio-bibliografiche degli stessi, ricordi personali, occasioni d’incontro e di lettura nonché approfondimenti critici. Gli autori dei quali si parla sono Marisa Provenzano (1950-2020 di Catanzaro), Gregorio Scalise (1938-2020, di Catanzaro ma da molto tempo residente a Bologna), Anna Elisa De Gregorio (1942-2020 nativa di Siena ma residente in Ancona dal 1959), Umberto Cerio (1938-2020 di Larino, provincia di Campobasso) e Gabriele Galloni (1995-2020, romano), quest’ultimo morto prematuramente all’età di venticinque anni.

Si segnala, poi, tra i numerosi contributi presenti in rivista tre interessanti interviste, la prima, curata da Lorenzo Spurio, rivolta al poeta e scrittore Gino Scartaghiande, autore di Sonetti per amore per King-Kong (accompagnata da una pregevole foto di Dino Ignani); poi gli estratti scelti da una vecchia intervista fatta da Anna Manna Clementi al poeta, scrittore e antropologo Gilberto Mazzoleni (1936-2013)e, infine, l’intervista che la poetessa milanese Donatella Bisutti ha rivolta al docente e poeta Roberto Veracini.

Hanno collaborato e contribuito con proprie opere a questo numero della rivista (in ordine alfabetico) gli autori: ALEXANDRU Elena Denisa, ANGELUCCI Sandro, ANELLI Giorgio, ARIEMMA Angelo, BARDI Stefano, BERNARDO Lorenzo, BIANCHI MIAN Valeria, BIOLCATI Cristina, BISUTTI Donatella, BOMPADRE Rita, BONANNI Lucia, BUFFONI Franco, BUONOMO Felicia, CAMELLINI Sergio, CARMINA Luigi Pio, CARRABBA Maria Pompea, CASALI Samanta, CATANZARO Francesco Paolo, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CONSOLI Carmelo, CORBI Melissa, CORIGLIANO Maddalena, DACHAN Asmae, DE FELICE Sandra, DEFELICE Domenico, DEIDDA Giorgia, DEMI Cinzia, ENNA Graziella, FERRERI TIBERIO Tina, FO Alessandro, FUSCO Loretta, GAMBINI Giuseppe, GAROFALO Domenico, GIANGOIA Rosa Elisa, GIANNINI Guido, GIOVANNINI Luciano, LANIA Cristina,  LE PIANE Fausta Genziana, LINGUAGLOSSA Giorgio, LOMBARDI Iuri, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGLI Simone, MANNA CLEMENTI Anna, MARANGONI Matteo, MARCUCCIO Emanuele, MARTILLOTTO Francesco, NEGRI Christian, OLDANI Guido, PACI Gabriella, PACILIO Rita, PASERO Dario, PASQUALONE Massimo, PECORA Elio, PELLINO Maria, PIERANDREI Patrizia, POLVANI Paolo, QUIETI Daniela, RICCIALDELLI Simona, ROMANO Nicola, RUFFILLI Paolo, SANTOLIQUIDO Anna, SARDZOSKA Natasha, SCALABRINO Marco, SCARTAGHIANDE Gino, SEGHETTA ANDREOLI Evaristo, SICA Gabriella, SIVIERO Antonietta, SPAGNUOLO Antonio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, TAORMINA Emilio Paolo, TONINI Claudio, TRIVAK Bogdana, URRARO Raffaele, VARGIU Laura, VESCHI Michele, VINCITORIO Anna, VITALE Francesca, ZANARELLA Michela, ZINNA Lucio.REPORT THIS AD

Il nuovo numero può essere letto e scaricato in vari formati. Collegarsi a questo link: 

https://drive.google.com/file/d/19lWCzaVsnxZNRexyDrFtBI5HiamBZUBm/view

Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

ARTICOLI

PAOLO RUFFILLI – “Sulla poesia di Pietro Bruno”

LUCIA BONANNI – “«Mó ve raccónte»: linguistica e dialettalità nei versi di Antonio Pitoni”

SAMANTA CASALI – “Tullio Colsalvatico, uomo e scrittore marchigiano”

DANIELA QUIETI – “La prima età della cultura romana”

SERGIO CAMELLINI – “Un poeta “trascurato”: Riccardo Bacchelli”

GIORGIO ANELLI – “Antonio Neibo, il poeta amico di Dino Campana”

GIORGIA DEIDDA – “Oltre il superuomo: tra Nietzsche e Mann”

EVARISTO SEGHETTA ANDREOLI – “Ricordo di Giovanni Stefano Savino”

SANDRO ANGELUCCI – “Aminah De Angelis: la poetessa della Vita con la “V” maiuscola”

FRANCESCO PAOLO CATANZARO – “Zoomorfismo e brutalità animalesca dell’uomo nel percorso lirico di Umberto Bellintani”

LORETTA FUSCO – “Piera Oppezzo: una ferma utopia”

MICHELE VESCHI – “Assuefatti e felici”

SAGGIREPORT THIS AD

IURI LOMBARDI – “Sergio D’Arrigo e Alberto Vianello: due universi contrapposti, due autori dimenticati”

RITA PACILIO – “Il fuoco della poesia: Assunta Finiguerra”

CINZIA DEMI – “Ripensando a Giovannino Guareschi: migrazioni e intrecci di stile e linguaggio nel rispetto religioso del mondo. L’uso della lingua, in sintesi”

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – “Francis Ponge: il partito preso delle cose”

FRANCESCO MARTILLOTTO – “«Il cuore è nella mia anima». Note su Sergio Corazzini crepuscolare”

DOMENICO DEFELICE – “Geppo Tedeschi tra poesia e ricordi”

FRANCO BUFFONI – “Emanuel Carnevali”

LUCIO ZINNA – “Elvezio Petix cantore di chi resta “dietro la porta””

MARCO SCALABRINO – “Paolo Messina: il Rinnovamento e Rosa Fresca Aulentissima”

MASSIMO PASQUALONE – “La poesia dialettale di Natale Cavatassi”

RENATO FIORITO – “Maria Marchesi, una grande poetessa dimenticata”

ROSA ELISA GIANGOIA – “Margherita Faustini: una vita per la poesia”

ANTONIO SPAGNUOLO – “Franco Capasso”

DANTE MAFFIA – “Gli Esercizi di Giovanna Bemporad”

DANTE MAFFIA – “Ricordo di Margherita Guidacci”

DANTE MAFFIA – “Ritratto in bianco e nero di Rocco Paternostro”

ELIO PECORA – “Quattro autori trascurati e dimenticati: Bodini, Wilcock, Romagnoli e Guidacci”REPORT THIS AD

GRAZIELLA ENNA – “Due scrittori e patrioti del Risorgimento italiano: Silvio Pellico e Antonio Ranieri”

RAFFAELE URRARO – ““Nevicata”: un esempio concreto dell’attualità carducciana”

NATASHA SARDZOSKA – “Il corpo come una crisalide: poesia che non teme il vuoto e non rifiuta il grido. Sulla poesia di Giselle Lucía Navarro”

GIORGIO LINGUAGLOSSA – “Due poesie metafisiche e ontologiche di Maria Rosaria Madonna”

ANNA SANTOLIQUIDO – “La poesia delle donne: la voce di Giuliana Brescia”

LORENZO SPURIO – “Ricordando Gabriella Maleti, poetessa e videomaker”

*

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà “Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 14/03/2021 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista (https://associazioneeuterpe.com/norme-redazionali/). Materiali che non rispetteranno le linee redazionali non verranno presi in considerazione. Non si darà seguito a richieste in merito alla selezione e inserimento o alle motivazioni che hanno decretato il non inserimento, la Redazione assume le proprie decisioni in maniera libera e unilaterale.

È possibile seguire il bando di selezione al prossimo numero anche mediante Facebook, collegandosi al link: https://www.facebook.com/events/373802013888230  

Per coloro che sono interessati, ricordiamo altresì i link per poter raggiungere:

Tutti i numeri della rivista EuterpeREPORT THIS AD


Archivio storico (con la lista integrale dei contributi, disposti per ordine alfabetico degli autori)


La lista degli interventi critici per numero


I volumi monografici del progetto “Stile Euterpe” sinora pubblicati

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Presidente Ass. EuterpeAnnunciSEGNALA QUESTO ANNUNCIO

Esce il volume critico-poetico su F.G. Lorca “Il canto vuole essere luce” a cura di Lorenzo Spurio

Nelle ultime settimane e dopo più di due anni di ricerca, lavoro, approfondimento, studio e coordinazione, è stato pubblicato – per i tipi di Bertoni Editore di Perugia – il volume collettaneo dal titolo Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca” a mia cura.

Il volume si compone di tre parti: una prima parte con interventi critici sull’opera letteraria (poetica e drammaturgica) di Federico García Lorca scritti da me, Lucia Bonanni, Cinzia Baldazzi e Francesco Martillotto.

Nella seconda parte stono presenti vari testi poetici di autori classici – coetanei e amici di Federico García Lorca – che gli dedicarono poesie e composizioni commemorative. Vengono riportati testi in lingua originale (e tradotti in italiano) di Rafael Alberti, Manuel Altolaguirre, Luis Cernuda, Miguel de Unamuno, Miguel Hernández, Antonio Machado e Pablo Neruda.

Nella terza e ultima sezione, invece, sono presenti una serie di poesie scritte da autori contemporanei ispirate/dedicate a Federico García Lorca (vi sono testi di Lucia Bonanni, Luisa Ferretti, Emanuele Marcuccio, Michela Zanarella, Daniela Raimondi, Giorgio Voltattorni e del sottoscritto). Non meno influente, per chi è appassionato dell’universo lorchiano, è una nutrita bibliografia sulla sua vita e opera, utilizzata nel corso della stesura del presente volume e alla quale si rimanda per eventuali e ulteriori approfondimenti.

Un ringraziamento particolare per alcune delle traduzioni presenti nel volume a cura di Lucia Cupertino e Hebe Munoz e all’artista campano Franco Carrarelli “L’Irpino” che già, con alcuni suoi schizzi a china, aveva impreziosito con sue illustrazioni grafiche sul mondo lorchiano la mia plaquette “Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l’assenza di Federico García Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e che anche questa volta non ha fatto mancare la sua importante collaborazione (il disegno che compare in copertina, assieme a vari altri all’interno del volume è suo). Grazie anche al poeta e critico letterario Antonio Spagnuolo che ha curato la prefazione e, chiaramente, a Jean Luc Bertoni, l’editore, per aver concretizzato il tutto.

Ringrazio tutti gli autori delle varie componenti, che felicemente hanno preso parte al progetto, collaborando attivamente nel corso di questi due anni, dandoci appuntamento – presto – per una presentazione del volume… virtuale e – speriamo altrettanto presto – in presenza.

Per chi fosse interessato può trovare le informazioni nel sito dell’Editore a questo link

Un sito WordPress.com.

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