A continuazione viene riportata la motivazione di conferimento del Premio Speciale “Alla Cultura” attribuito alla poetessa e scrittrice abruzzese Rosanna Di Iorio conferitole in data 16 novembre 2019 a Jesi (AN) presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni in seno alla premiazione della VIII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi:
Rosanna Di Iorio, poetessa di Chieti, ha prodotto nel corso degli anni una ingente attività letteraria tanto in termini di produzione libraria, di cui il più recente la silloge poetica La stanza segreta (2018), che in termini di eventi culturali da lei ideati, promossi, co-organizzati e partecipati tra i quali figurano presenze in commissioni di giurie in premi letterari nazionali, presentazioni di libri, kermesse culturali e tanto altro ancora. Vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti che la contraddistinguono per essere una delle poetesse contemporanee maggiormente apprezzate, tanto dalla critica che dal pubblico, spinta dal grande amore per la poesia e particolarmente attaccata alla sua città, ha fondato il Premio Letterario Nazionale “Città di Chieti” che, pur avendo avuto sino ad oggi solo tre edizioni, si è distinto per capacità organizzativa, serietà e ricchezza di contenuti e opere pervenute, nel panorama delle competizioni letterarie. La sua poesia è dolce e flautata, ricca di richiami alla cronaca dei nostri giorni, come non ricordare le poesie dedicate alla sfortunata Melania Rea o ai bambini di Bucarest dove si respira distintamente il pathos che pervade i versi. Anima profonda e intellettuale sincera e impegnata, Rosanna ha saputo costruire importanti sodalizi amicali, collaborativi e di stima reciproca e sentita, tra indiscussi esponenti del panorama culturale letterario che la apprezzano per la sua umanità, generosità d’animo e professionalità. Tale riconoscimento è teso a rimarcare la profonda e rara sintonia che in lei si trova tra bellezza poetica e bellezza interiore, nonché per il suo serio impegno in vari contesti culturali.
Lorenzo Spurio
Presidente del Premio
Da sinistra: Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Rosanna Di Iorio, Michela Zanarella (Presidente di Giuria)
Una scelta di testi poetici dell’autrice sono stati pubblicati nella antologia del Premio assieme alla summenzionata motivazione del Premio e alla nota bio-bibliografica che segue.
Rosanna Di Iorio è nata a Chieti dove vive. Per la poesia ha pubblicato le opere Oltre lo sguardo (2002), Stelle del nulla misterioso (2005), Con le nostre mani d’anime (2008), Un groviglio di sentimenti (2010), Sono cicala. Mi consumo e canto (2011), Arianna e il Filo. Geografia di Sentimenti (2013), La stanza segreta (2018). La sua poesia è particolarmente attenta al sociale, alla memoria, agli affetti, all’Amore. Ha curato la presentazione di tre libri, due di racconti di Antonio Palombaro e uno di poesie di Fantino Mincone. Ha collaborato con il mensile La Voce dei marrucini e creato il Concorso letterario nazionale per poesie e racconti “Premio Città di Chieti”, giunta nel 2019 alla terza edizione. È presente in diverse antologie, è stata membro di Giuria del Premio “Mimesis” di Itri e da vari anni è membro di giura del Concorso di Poesia “Città di Porto Recanati”, dedicato al prof. Renato Pigliacampo, e del Premio “Novella Torregiani” indetto dall´Ass. Euterpe a Porto Recanati.
Numerosi i premi letterari conseguiti negli anni, sia per la poesia che per la narrativa, con numerosi podi, premi speciali, menzioni e altri riconoscimenti. Tra i risultati più importati spiccano i primi posti ottenuti nei Premi “Histonium” (Vasto), “Hombres” (Pereto), “Ad un passo dalla poesia” (Tollo), “Domenico Stromei” (Tocco Casauria), “Elena Sprecacenere” (Pescara), “Certame Poetico poesia dialettale” (Manoppello), “Lorella Santone” (Faiete) Premio “Cesare Vedovelli” (Senigallia) “Portone” (Pisa), “Lettera d’Amore” (Torrevecchia Teatina) Citta di Vignola, Citta di Pianella. Tra i Premi Speciali quelli conseguiti ai concorsi “Laudato Sii, o mi’ Signore” (Falconara Marittima), “Novella Torregiani” (Porto Recanati”, “Vincenzo Travaglini” (Fara San Martino), “Il Faro” (Cologna Spiaggia), etc.
Sulla sua produzione hanno scritto Nazario Pardini, Benito Sablone, Antonio Spagnuolo, Vito Moretti, Massimo Pamio, Rodolfo Vettorello, Claudio Fiorentini, Antonella Pagano, Lorenzo Spurio e altri.
BIBLIOGRAFIA
Oltre lo sguardo, Grafiche Edigraf, Pescara, 2002
Stelle del nulla misterioso, Edizioni Noubs, Chieti, 2005.
Con le nostre mani d’anime, Edizioni Noubs, Chieti, 2008.
Un groviglio di sentimenti, Grafiche Edicta, Ponte S. Nicolò, 2010.
Sono cicala. Mi consumo e canto, Edizioni ETS, Pisa, 2011.
Arianna e il Filo. Geografia di Sentimenti, Kairos, Napoli, 2013.
La stanza segreta, Vitale Edizioni, Sanremo, 2018.
Nota: La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.
A continuazione viene riportata la motivazione di conferimento del Premio Speciale “Alla Carriera” attribuito alla poetessa, scrittrice e saggista brasiliana Márcia Theóophilo conferitole in data 16 novembre 2019 a Jesi (AN) presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni in seno alla premiazione della VIII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi:
Márcia Theóphilo, poetessa, scrittrice, saggista e antropologa di origine brasiliane, vive da molti anni a Roma dove ha conosciuto ed è stata amica di intellettuali di prim’ordine tra cui Alberto Moravia, Dario Bellezza, Amalia Rosselli, Rafael Alberti e tanti altri ancora. Ha conosciuto, tra gli altri, Ferlinghetti, Corso, Ginsberg, esponenti centrali della stagione beat e di controtendenza nella letteratura. Ha dedicato i suoi interessi, ricerche, studi e approfondimenti all’Amazzonia della quale – a ragione – può essere definita come una delle sue voci più distinte. Ha narrato i riti della foresta, ci ha descritto specie animali e arboricole particolari, dal nome difficile e intraducibile nel nostro idioma, per il semplice motivo che qui da noi non esistono. Ha espresso pensieri, inquietudini e percorso dilemmi della comunità indigena, affrontando l’ampio tema sia da un punto di vista antropologico, sociologico, sociale e ambientale. Candidata al Premio Nobel e vincitrice del noto premio Letterario “Città di Vercelli” (attribuito negli anni anche ad Adonis, Evthushenko) per la poesia civile, Márcia Theóphilo è uno degli esempi più vividi nella nostra contemporaneità di connubio inscindibile tra poesia e impegno, tra cultura e denuncia sociale. Le sue battaglie per la difesa ambientale, per la salvaguardia della biodiversità, per i diritti civili delle popolazioni indigene, il suo animalismo e preoccupazione per la situazione ambientale globale la fanno una poetessa seriamente schierata e risoluta il cui verso fluido è stato prodotto in portoghese, italiano e, in traduzione, in inglese, spagnolo, svedese e numerose altre lingue. Testimonial di prestigio delle questioni inerenti alla sostenibilità, il suo ricco e apprezzato repertorio di testi poetici, narrativi, saggistici e di critica sociale ne fanno un’intellettuale unica nel suo genere e di cui la nostra società ha bisogno. È un onore poterla avere oggi in questa circostanza e riconoscerle il Premio “Alla Carriera”.
Lorenzo Spurio
Presidente del Premio
Una scelta di testi poetici dell’autrice sono stati pubblicati nella antologia del Premio assieme alla summenzionata motivazione del Premio e alla nota bio-bibliografica che segue.
Marcia Theóphilo (Fortaleza, Brasile, 1941) è poetessa e antropologa, scrittrice e giornalista. Dal 1986 rappresenta l’Unione Brasiliana di Scrittori in Italia (U.B.E.).
Come si legge dal suo sito personale: “la sua infanzia è stata influenzata dalla nonna paterna – che viveva in Acre, Amazzonia – che è stata la prima persona che le ha raccontato i miti della foresta, le grandi visioni del fiume, le voci del vento, le metamorfosi della luna, mettendola in sintonia con la polifonia delle voci della natura”.
Ha eseguito gli studi in Brasile e a Roma dove si è laureata in Antropologia. Nel 1972 ha lasciato il Brasile per sottrarsi, alla dittatura militare in corso che impediva di studiare, scrivere ed esprimersi sperimentando la condizione di esule per diritti civili. Ritornerà nel suo paese d’origine a dittatura terminata, vivendo a intervalli tra Rio de Janeiro e Roma.
Ha dedicato il suo studio, i suoi interessi e il suo lavoro a dipingere la situazione naturalistica, ambientale e socio-antropologica dell’Amazzonia alla quale ha dedicato numerosi volumi, sia in italiano che in portoghese, tra poesia, racconti brevi e saggi di approfondimento.
A Roma, grazie all’amicizia col poeta brasiliano Murilo Mendes (1901-1975), conosce Rafael Alberti (1902-1999) con il quale stringerà un forte rapporto, testimoniato anche da una serie di lettere, scritti critici e note di accompagnamento vergate da Alberti (che con lei condivise l’esperienza dell’esilio) alle sue opere stampate.
Partecipa a recital e incontri collettivi di scrittori e artisti e conosce, tra gli altri, Lawrence Ferlinghetti (n. 1919), Evgenij Evtušenko (1932-2017), Allen Ginsberg (1926-1997), Gregory Corso (1930-2001) e l’ermetico Mario Luzi (1914-2005).
Numerose le conferenze, gli incontri e i programmi di interscambio tra Brasile e Italia dove risulta importante la figura dell’autrice, come co-organizzatrice o partecipanti, tra di essi si ricordano l’esposizione di artisti italiani e brasiliani “Per la democrazia in Brasile” che si tiene al Museo Sant’Egidio di Roma nel 1982 e i recital “Incontro con la poesia brasiliana” a Roma nel 1983 e la manifestazione della Biblioteca Centrale di Roma “Voci di vita” nel 1989.
Ha pubblicato numerosi libri tra i quali Os convites (1969), Bahia terra marina (1980), Catuete curupira (1983), O Rio, O Passaro (1987), Io canto l’Amazzonia (1992), Amazon Sings (2003), Amazzonia respiro del mondo (2005), Amazzonia madre d’acqua (2007), Ama + Zonia,Ogni Parola un essere… (2018),…
Alcune sue poesie figurano su alcune riviste di cultura e letteratura tra cui Euterpe e sono state pubblicate in numerose antologie tra le quali: Quel dio che non avemmo – 20 poeti dell’Europa e del mondo (1999), Poesie d’amore. In segreto e in passione (1999), Antologia de Poetas Brasileiros (2000), Antologia da Poesia Brasileira (2001), Per amore (2002), …
Nel 2011 al Salone del Libro di Torino ha tenuto una Lectio magistralis presso lo stand del Senato della Repubblica dal tema “Natura e nuova economia”. E’ stata presente nel giugno dello stesso anno all’Expo di Rio de Janeiro con il suo libro Ama+Zonia e conseguentemente, nel 2015, all’Expo di Milano.
Testimonial dell’iniziativa “Per una Cultura della Biodiversità”, promossa dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCO nell’ambito della campagna di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS). Ha ricevuto da Fulco Pratesi il “Panda” come testimonial biodiversità del WWF Italia. È candidata al premio Nobel.
Fra i numerosi premi ricevuti: “Nactional de Contos Editoria” (1969), “Minerva” (1983), “Città di Roma” (1992), “Premio Fregene per la Poesia” (1996), “Nuove Sant’Egidio” (2000), “Premio Nazionale Histonium” (2003), “Carsulae: Prix international E.I.P. Jacques Muhlethaler” (2005), “I diritti umani e la natura”, “Leggere per conoscere-Un libro per la Scuola, un Autore per domani” (2006), “Un bosco per Kyoto” e “Comitato Foreste Per Sempre” (di quest’ultimo dal 2009 ne è membro della giuria), “Premio Green Book” (2010), Premio alla Carriera “Il senso di una vita”, Premio alla Carriera al “LericiPea” (2011), “Premio Montale Fuori porta” (2012), Premio alla Carriera al “Festival Internazionale di poesia civile – Città di Vercelli” (2015).
Sulla sua produzione hanno scritto: Rafael Alberti, Mario Luzi, Grazia Francescato, Ruggero Jacobbi, Armando Gnisci, Saverio Tutino, Dante Maffia, Dacia Maraini.
BIBLIOGRAFIA
In doppia lingua portoghese/italiano
Poesia
Siamo pensiero, Cooperativa Guado, Milano, 1972
Basta! Que falem as vozes / Basta! Che parlino le voci, Roma 1974
Bahia terra marinha/Bahia terra marina, Roma 1980
Catuetê Curupira, La Linea, Roma, 1983
O Rio o passaro as nuvens / Il fiume l’uccello le nuvole, Rossi & Spera, Roma,1987
Io canto l’Amazzonia / Eu canto Amazonas, Edizioni dell’Elefante, Roma 1992
I bambini giaguaro/Os meninos jaguar, Edizioni De Luca, Roma 1995
Amazzonia respiro del mondo, Passigli, Firenze, 2005
Amazzonia madre d’acqua, Passigli, Firenze, 2007
Ogni parola un essere, Iride, Roma, 2018
Amazzonia è poesia, Alpes Italia, Roma, 2018
Teatro
Arapuca – “Poemateatrodocumento” (Trappola), I manoscritti del Ciclope, Roma 1979
In lingua portoghese
Narrativa
Os convites, Universidade de São Paulo, San Paolo, 1969
In lingua italiana
Poesia
Kupahúba, Albero dello Spirito Santo, Tallone Editore, Torino, 2000
Il massacro degli indios nel Brasile d’oggi, Eunno, Enna 1977
Gli indios del Brasile, Nuove edizioni romane, Roma 1978
Teatro
Dica a quelli che è da parte di Dulce, Franco Valente, Roma 1981
In altre lingue
Poesia
Canções de Outono / Canzoni d’autunno, Il Manoscritto, Roma 1977 (portoghese/spagnolo)
Amazônas canta / Amazon Sings, Abooks, São Paulo, Brasile, 2003 (portoghese/inglese)
Pjesme/Poemas, P.E.N. CENTRE, Zagreb, Croazia 2006 (portoghese/croato)
Amazonas världens andetag, 2 Kronors förlag, Höör, Svezia, 2009 (portoghese/svedese)
Nota: La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.
Alda Merini, nata il ventuno a primavera del 1931, anima folle, circonflessa, circonfusa di santa sanguinaria e ipocrita, [1] guadagnò palmo a palmo i giorni di una vita segnata dalla malattia mentale e da una travagliata esperienza poetica che, avviatasi negli anni ’50 grazie anche all’attenzione di G. Manganelli, G. Spagnoletti e P.P. Pasolini, culminò, dopo le raccolte d’esordio “La presenza di Orfeo” e “Tu sei Pietro”, nella silloge “La Terra Santa (1984) e nella definitiva consacrazione letteraria degli anni ’90 da parte di editori e critici, fra cui G. Raboni e M. Corti che ne curarono autorevolmente le antologie “Testamento” (1986) e “Vuoto d’amore” (1991).
Tra i due fondamentali poli dialettici della sua poetica, l’inappagato desiderio d’amore – di volta in volta sensuale vento selvaggio che assalta come lupo nella notte e lacerante anelito sanguinante verso braccia che mi rifiutano,[2] ma anche accorata richiesta/confessione di fedeltà e comprensione (Ti debbo parole come l’ape/deve miele al suo fiore, perché t’amo/caro, da sempre, prima dell’inferno/prima del paradiso e i toni echeggiano la Dickinson) in nome solo del quale la zingara Alda si fermerà al chiarore di una saffica luna per un unico bacio – e un’ansia religiosa reborianamente inquieta che monda ogni pulsione terrena e la proietta verso un Dio di giacenza e di dubbio dalle mitiche forze, capace di leggere negli occhi, spegnere gli ardori di folli pupille, ascoltare il fiducioso richiamo di chi dispera derisa, l’esperienza del dolore e dell’internamento. La dirompente angoscia che trattiene la poetessa nelle sue unghie e spande il proprio colore/dentro l’anima buia precipita verso l’esperienza drammatica del manicomio, parola assai più grande/delle oscure voragini del sogno, oscuro tranello – con le sue barriere inferocite di fiori e il tempo perduto in vorticosi pensieri – in cui cade come in un pozzo acquitrinoso. Ma (ancora) la luna si apre nei tetri giardini di un inferno decadente e folle, sorge il mattino azzurro fra sbarre e fascette torride e se la linea oscura del silenzio è grande si deve tentare il riscatto, perché da una stazione imbrattata di fango/si può partire verso le vie del cielo:[3]Spazio, datemi spazio/ch’io lanci un urlo inumano/quell’urlo di silenzio negli anni/che ho toccato con mano. Così la voce altissima di una donna avida di dire ripara le ali e trova rinnovate, vitali conferme: nel mai domo anelito ad un assoluto in cui viaggiare, fra il vento e il sole, per giungere alla bellezza che [mi] incalza e, superato ogni timore, annullarsi nel vigore degli alberi/il frastuono puerile dei colori/l’aroma del frutto e nella strenua adesione alle parole della Poesia, terrore del chiaroscuro/giorno e notte, amore/rimorso e perdono. E se i poeti usurai pieni di croci, soli come bestie somigliano ad una muta di cani alla periferia della terra pure, usignoli dal dolcissimo canto, non latrano invano e fanno ben più rumore/di una dorata cupola di stelle. La Merini, oste senza domande, riceve tutti solo che abbiano un cuore e orgogliosa, accorta seminatrice colma il foglio bianco – mallarmeana dismisura dell’anima – di versi i quali, brandelli di carne o polvere chiusa di un tormento d’amore, si sciolgono ungarettianamente in un canto mai facile, percorso da frequenti, efficaci sinestesie (spesso ossimoriche) ed espressionistica, a tratti violenta, tensione che rinvia a Dino Campana e, come già sottolineato, alla cifra stilistica di Rebora (putrefatto, ebbro, grondante, schianto, aggrumare solo alcuni fra i lessemi più ricorrenti nei suoi testi).
Buon Natale
A Natalenon si fanno cattivi
pensieri ma chi è solo
lo vorrebbe saltare
questo giorno.
A tutti loro auguro di
vivere un Natale
in compagnia.
Un pensiero lo rivolgo a
tutti quelli che soffrono
per una malattia.
A coloro auguro un
Natale di speranza e di letizia.
Ma quelli che in questo giorno
hanno un posto privilegiato
nel mio cuore
sono i piccoli mocciosi
che vedono il Natale
attraverso le confezioni dei regali.
Agli adulti auguro di esaudire
tutte le loro aspettative.
Per i bambini poveri
che non vivono nel paese dei balocchi
auguro che il Natale
porti una famiglia che li adotti
per farli uscire dalla loro condizione
fatta di miseria e disperazione.
A tutti voi
auguro un Natale con pochi regali
ma con tutti gli ideali realizzati.
****
Natale 1989
Natale senza cordoglio
e senza false allegrie…
Natale senza corone
e senza nascite ormai:
l’inverno che già sfiorisce
non vede il suo “capitale”,
non vede un tacito figlio che forse un giorno d’inverno
buttò i suoi abiti ai rovi.
Marina cara,
la giovinezza ti lambisce le spalle
ed è onerosa come la poesia:
portare la giovinezza
è portare un peso tremendo,
sognare fughe e fardelli d’amore
e amare uomini senza capirne il senso.
Il divario di una musica
Il divario della tua fantasia
non possono che prendere spettri,
perciò ogni tanto te ne vai lontana
in cerca di una perduta ragione di vita
in cerca certamente della tua anima.
Comune alle due liriche la visione di un Natale privo di ogni esteriore gioiosità e concessione agli aspetti più convenzionali, consolatori, finanche liturgici dell’evento. Nella prima, scandita da un ritmo di litania prosastica e dimessa, gli auguri, in ripresa anaforica, vengono formulati solo dopo l’iniziale, programmatico riferimento alla solitudine disperata di chi tale giorno “non” lo vorrebbe vivere e i dedicatari risultano immediatamente quanti vivono nel disagio, nella sofferenza, nella povertà affettiva, prima e oltre che materiale. Così, se da un lato i piccoli mocciosi vicini al cuore della poetessa assumono il volto disperato di orfani privi del calore di una famiglia e non quello lieto di bambini spensierati, protagonisti canonici della ricorrenza, dall’altro il topos del regalo è ricondotto, da oggetto materiale scintillante e superfluo, a dono tutto interiore di solidarietà e fede in ideali realizzati, attese esaudite, mai rimosse speranze di letizia.
Più complessa sul piano formale e contenutistico, la splendida “Natale 1989” – dopo un incipit connotato negativamente dall’insistito, perentorio senza che sottrae alla celebrazione ogni valenza festosa e vanifica fiduciose aspettative di nuove nascite, tanto più quella del tacito Figlio che redime – ripiega, sin dal nono verso, verso un fantasma femminile, di fatto vero protagonista/dedicatario della lirica ben più del Natale, alla fine relegato a ricorrenza/data in cui il testo è stato composto.[4] Proiezione leopardiana precocemente pensosa e non lieta, la donna vive il peso di una giovinezza nella quale l’amore, fardello di incomprensioni, disinganni, ansie irrisolte, incombe oneroso (l’eufemistico lambisce attenua solo parzialmente l’insidia) come i minacciosi vent’anni sull’Esterina montaliana di “Falsetto”, cui la poesia ci sembra rinvii anche sul piano lessicale: lontana l’avventura cui è proteso il volto della leggiadra amica del Mare, lontana va Marina – dopo aver sperimentato la ribelle diversità della propria fantasia, espressa nei dissonanti vv. 16-18 – in cerca di un possibile “varco”. Le guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.
Marco Camerini
L’autore della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.
[1] Vengono riportati in corsivo i versi liberamente tratti dalle diverse raccolte dell’autrice citate nel testo.
[2] Emblematico il topos del sangue – nelle varianti nominali, attributive e avverbiali – che, insieme ad altri aspetti tematici e formali, avvicina significativamente la lirica della Merini a quella di Rebora.
[3] Al di là del riferimento al tema dell’elevazione, di origine baudelairiana, il verso ricorda da vicino l’annaspare nel fango occhieggiando le stelle di Elio Pecora in “Rifrazioni”, Mondadori 2018, p. 24 (non marginali e tutti da indagare i contatti fra i due poeti).
[4] Il componimento è tratto da Le briglie d’oro. Poesie per Marina 1984-2004, pubblicato nel 2005 da V. Scheiwiller. La Marina citata – “come Cerere e Proserpina un po’ la terra del mio canto” (A. Merini) – è M. Bignotti, curatrice della raccolta.
Ernesto Guevara, detto il “Che”, nacque a Rosario nel 1928 e morì a La Higuera nel 1967; simbolo della ribellione sociale nel nome di una società che concepisca gli uomini vedendoli come fratelli, di un’economia che sappia valorizzare il prodotto interno di una politica che sappia disfarsi delle retoriche per scendere in mezzo al popolo. Un rivoluzionario che ancora oggi è richiamato e impiegato come una bandiera socio-politica senza, però, capirne il significato che va rintracciato nei discorsi inerenti alla guerra di guerriglia, al suo diario boliviano e del diario della rivoluzione cubana.
Una prima opera da considerare è il saggio La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari (1967) in cui la rivoluzione popolare si basa sul nemico con il suo esercito militare statalista e sul suo avversario rappresentato dal popolo, costituito da contadini, operai, pescatori. Guerrigliero da Ernesto Guevara considerato ancor di più del semplice brigante, poiché è rappresentato dal contadino che ben conosce le sofferenze sociali che vive in prima persona, sulla sua pelle, i soprusi del potere dittatoriale. Angherie che spingono il guerrigliero a ribellarsi al potere totalitario; il rivoluzionario è il Salvatore delle masse, che deve trionfare nella lotta di guerriglia dove la sconfitta non è prevista. Vita, quella del guerrigliero, che si carica di un significato trascendentale, poiché la sottrazione della Vita del guerrigliero da parte del nemico. Elemento importante della lotta di guerriglia è la strategia operativa. Pianificazione caratterizzata dalla capacità d’azione del combattente che gli consente di fuggire da un contrattacco difensivo nemico, di muoversi meglio durante la notte, di prendersi gioco tatticamente dell’avversario, di attaccare improvvisamente il fronte nemico, di sfruttare a suo favore ogni fallimento del nemico e di conquistare la vittoria nel più breve tempo possibile. Strategia che, però, non può sussistere senza il boicottaggio che a sua volta non deve essere rivolto alle coltivazioni e alle lavorazioni mezzadre, ma, verso le centrali di energia elettrica, le centrali idroelettriche e le centrali di gas che simboleggiano il potere totalitario. Boicottaggio che deve avvenire attraverso un attacco aereo poiché è l’unico strumento in grado di creare danni irreparabili e perché consente di colpire precisamente le principali vie di comunicazione. Tattica e boicottaggio vanno affiancate alla cura dei feriti e al rispetto della popolazione civile. Il rivoluzionario è inteso da Guevara in due modi: educatore sociale e combattente. Educatore sociale che deve eliminare un organismo ingiusto (la dittatura) per sostituirlo con uno nuovo (la democrazia) che deve basarsi sulle sue conoscenze militari e sociologiche personali, ma anche sulle azioni e sui precetti da insegnare agli altri guerriglieri durante un determinato momento di lotta. Accanto all’educatore sociale c’è il combattente che deve essere originario del luogo in cui si sta svolgendo la guerriglia perché gli consente di usare a suo piacimento tutti i vantaggi del terreno. Combattente che deve essere coraggioso, avere una perfetta strategia bellica e deve trovare la luce anche nelle situazioni più sfavorevoli.
Non scordiamoci, inoltre, della figura del medico che è di vitale importanza; non si limita solo a curare le ferite causate dalla lotta, ma sostiene il guerrigliero eticamente e gli si mostra come un “divino protettore” che lo proteggerà fino alla fine. Accanto a guerriglieri ci sono le loro compagne, da Guevara viste pari ai loro compagni, in grado di usare le armi e di combattere, ma anche di organizzare la comunicazione segreta fra i vari gruppi guerriglieri. Operazione che consente di trasportare munizioni, armi, soldi, informazioni e di essere più libera dalla sorveglianza nemica perché ritenuta un soggetto non pericoloso. Un secondo e ultimo ruolo di vitale importanza è l’educazione dei bambini che gli consente di inculcare nelle nuove generazioni l’ideologia rivoluzionaria.
Importante è la propaganda della guerriglia che deve essere messa in atto attraverso i giornali locali e la radio, poiché sono in grado di diffondere i discorsi dei guerriglieri, gli attacchi nemici e di avvisare indirettamente il popolo alleato.
Una seconda interessante relativamente agli argomenti da me trattati è il Diario del “Che” in Bolivia o più semplicemente Diario in Bolivia (1968, postumo) la cui edizione completa e definitiva è da considerarsi quella del 2005. Questa opera contiene il resoconto guerrigliero di Guevara contro la dittatura di René Barrientos Ortuño nelle foreste boliviane, dal 7 novembre 1966 al 7 ottobre 1967, ovvero fino al giorno prima della sua dipartita. Diario dove il nemico non è visto come un avversario da eliminare ma come un alleato da recuperare e convertire. Operazione che può riuscire solo seguendo una determinata linea politica, da Guevara intesa come l’unica via da perseguire perché il non rispettarla significava esporsi gratuitamente al fuoco nemico. Altro fattore che risalta da questa pagine è l’accampamento, dal rivoluzionario argentino inteso come uno spazio vitale e dai toni mistici da proteggere, poiché lì risiede la linfa esistenziale del guerrigliero. Accampamento in cui viene attuata la condivisione degli alimenti e degli oggetti fra i vari guerriglieri, che simboleggia la fratellanza e attesta la fedeltà dei guerriglieri alla causa per cui stanno combattendo. Esercitazioni e azioni guerrigliere sono viste, infine, come le principali vie per diventare guerriglieri.
Una terza e ultima opera è il Diario della rivoluzione cubana (1996, postumo), ristampato nel 2002, dove leggiamo le fasi della rivoluzione fino al giorno cruciale di Santa Clara ovvero la conquista di Cuba e la caduta del regime dittatoriale di Fulgencio Batista y Zaldívar che porta alla nascita della dittatura di Fidel Castro. Opera dove leggiamo altri aspetti non meramente bellico-militari: l’igiene intima e l’alimentazione giornaliera, dal rivoluzionario visti come dei fabbisogni vitali in grado di mantenere i guerriglieri in ottima salute e di mutarli in esseri sovrumani, imbattibili e immortali; la cura dei nemici feriti per ordine di Fidel Castro, da lui visti sì come nemici, ma, ancora prima come Uomini da rispettare e da lasciar liberi di scegliere se arruolarsi nelle milizie ribelli o vivere come Uomini liberi. Accanto alla cura dei feriti nemici c’è la cura dei feriti ribelli che non sono visti come dei compagni d’armi ma come degli educatori che, dopo la vittoria su Batista, devono educare socialmente, civilmente e politicamente le nuove generazioni alla ideologia castrista. Un ultimo aspetto riguarda l’esecuzione dei traditori, da Ernesto Guevara intesa come una giusta punizione per il tradimento della fiducia dei propri compagni d’armi e come una punizione per l’infedeltà verso la causa della rivoluzione cubana.
STEFANO BARDI
Bibliografia di Riferimento:
GUEVARA ERNESTO, Diario del “Che” in Bolivia, Feltrinelli, Milano, 1968 e 1969, 1972, 1977, 1973, 2005.
GUEVARA ERNESTO, Diario della rivoluzione cubana, Newton, Roma, 1996 e 2002.
GUEVARA ERNESTO, La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari, Feltrinelli, Milano, 1967.
L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.
È uscito il nuovo libro di poesie della poetessa e scrittrice romana Anna Manna dal titolo “Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori” per i tipi di Nemapress di Roma, Collana Poesie, che sarà presentato ufficialmente giovedì 12 dicembre a Roma presso l’Aula Magna di Palazzo Sora (Corso Vittorio Emanuele II n°217) in un evento tenuto presso il Sindacato Libero degli Scrittori Italiani.
Anna Manna Clementi ha pubblicato molti libri di poesia e racconti, tutti risultati pluripremiati in vari contesti letterari in numerose regioni italiane. Tra di essi i prestigiosi “Premio Teramo” e “Premio Alghero”, il “Premio Scrivere Donna” (Tracce Editore), il Premio “Sinite Parvulos” in Vaticano, Premio “Francesco Grisi”, “Calliope” e tanti altri ancora. Ha ideato, fondato e presiede il Premio Letterario “Le Rosse Pergamene” con sede a Roma, il cui nome è nato a partire da una delle sue numerose pubblicazioni. Per la poesia ha pubblicato Migranti (2016), Le poesie di Monteluco (2016), Maree amare mare e amare, Umiliparole e grandi sogni. Cinque poesie per tre pontefici; per la narrativa ha pubblicato il romanzo A largo della polveriera (2002); per la saggistica Europa e cultura del Nuovo Umanesimo e L’Illimite . Incontro con il poeta Corrado Calabrò (2015). Sue poesie sono presenti in numerose antologie. È Presidente Fondatrice del Premio “Europa e Cultura” che si svolge presso il Centro di Documentazione europea “Altiero Spinelli” alla Facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Pluripremiata anche a livello istituzionale per la sua attività di cultural promoter. I suoi saggi sono stati presentati anche presso la Biblioteca della Camera dei Deputati e presso Casa Menotti a Spoleto. Si sono occupati della sua scrittura e della sua instancabile attività di promozione culturale i maggiori critici letterari e giornalisti del nostro Paese.
Prenderanno parte alla presentazione, oltre all’autrice del libro, Francesco Mercadante (filosofo del diritto, saggista, Presidente del Sindacato Libero Scrittori italiani), con un saluto di indirizzo che aprirà poi agli interventi di Neria De Giovanni (Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari) e Daniela Fabrizi (poetessa, con la quale Anna Manna nel 2016 pubblicò il libro a quattro mani Migranti, con prefazione di Dante Maffia e postfazione di Lorenzo Spurio). Ospiti d’onore saranno Diana Cavorso Caronia, Sabino Caronia e Mario Narducci. Ad arricchire il pomeriggio poetico saranno lette e commentate le poesie di Anna Manna presenti nel volume da parte di Fabia Baldi, Luisa Bussi, Jole Chessa Olivares, Tiziana Marini, Ruggero Marino, Artemide Napolitano, Antonella Pagano ed Eugenia Serafini.
Mondadori-Store così presenta, in forma sintetica, i contenuti di questo volume: “Il libro raccoglie le poesie di oltre vent’anni, rappresentando quasi un’opera omnia di una scrittrice e poeta molto nota in campo nazionale. Ne è la prova, non soltanto le liriche antologizzate, ma soprattutto l’ultima parte del libro, in cui numerosissimi saggisti e critici letterari si cimentano nell’analisi di singole poesie, scelte per empatia e vicinanza di tematiche tra saggista e poeta. Il libro è la sintesi di poesie d’amore e anche d’amore per l’arte e la bellezza. Si chiude con un omaggio poetico alla città di Roma”.
La scrittrice Neria De Giovanni, che ha curato la prefazione, così parla della nuova opera di Anna Manna: “è il resoconto di una vita di riflessioni, emozioni, immagini letterarie e realtà vissute. [Il volume] è composito e ricchissimo, con una voce poetica che a volte diventa anche preludio e presentazione critica per guidare, all’interno del volume, tra versi e prose critiche, illuminando un percorso sempre più accattivante e misterioso insieme. Anna Manna è certamente poeta, ma anche critico letterario e ideatore-coordinatore di eventi di alto spessore culturale. Pertanto ha voluto racchiudere in questo volume non soltanto le sue poesie migliori con un ordito rigoroso e motivato, ma anche testi critici di approfondimento e lettura dei suoi versi, da parte di lettori d’eccezione, critici militanti”.
Tra di essi figurano gli scomparsi Giorgio Carpaneto, Vittoriano Esposito, Pasqualino Fortunato, Gilberto Mazzoleni, Raimondo Venturiello, Mauro Milesi, Nino Piccione e Mario Mazzantini e viventi quali i contemporanei Renato Minore, Luigi Tallarico, Marianna Bucchich, Mario Narducci, Ruggero Marino, Franco Campegiani, Giuseppe Nasca, Liliana Biondi, Diana e Sabino Caronia, Fabia Baldi, Lorenzo Spurio, Michela Zanarella, Daniela Fabrizi, Jole Chessa Olivares, Fausta Genziana Le Piane, Lidia Popa, Luisa Bussi, Tiziana Grassi, Elisabetta Bagli, Romano Maria Levante, Carmelita Randazzo, Antonella Pagano, Tiziana Marini, Anita Napolitano. Le conclusioni critiche sono di Carmelo Aliberti e Giuseppe Manitta mentre i rapporti tra la poesia della Manna e la pittura sono analizzati e sviluppati dalla scomparsa Mines Preda De Carolis e dai contemporanei Stefania Camilleri ed Eugenia Serafini.
LORENZO SPURIO
La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.
Giovedì 12 dicembre in Ancona, presso la Biblioteca del Consiglio Regionale (Piazza Cavour n°23), si terrà la presentazione al pubblico del volume “Ti sogno, terra 2” ideato e curato dalla professoressa Laura Margherita Volante, nota poetessa, scrittrice e aforista originaria di Alessandria ma da molti anni attiva nel capoluogo dorico. L’iniziativa, che trova accoglimento all’interno della rassegna “Libri fuoriteca – conosciamo gli autori marchigiani”, si terrà presso la Biblioteca del Consiglio Regionale delle Marche alle ore 16.30 e vedrà la presenza della stessa autrice. “Ti sogno, terra” vol. 2 è la nuova raccolta di scritti della professoressa Volante che hanno come oggetto o rimando la complessa e variegata situazione poetico-culturale-musicale della regione Marche, ma non solo. Esso è la continuazione ideale e pratica del progetto editoriale omonimo nato nel 2017 che diede vita al primo tomo, opera nella quale sono contenute recensioni, interviste e commenti critici sull’opera di numerosi poeti della Regione e di intellettuali di spicco del panorama letterario nazionale, a evidenza degli importanti scambi e apporti, delle relazioni culturali e collaborazioni continuative con un panorama ampio di intellettuali, studiati con acribia nei suoi vari interventi. A fare da apripista a questo 295esimo volume dei “Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche” sono alcuni versi di rara caratura e di forte presa impressionistica di Pavese; a seguire una nota d’apertura di Mastrovincenzo, Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche.
Il primo volume, che la professoressa Volante aveva dedicato con un sentimento di stima profonda e di amicizia a “Noce”, ovvero la poetessa camerte Rosa Berti Sabbieti (1924-2009), è stato presentato in varie eventi dedicati tra cui a Pesaro e Osimo, riscuotendo successo e ampliando interesse attorno al prismatico e approfondito lavoro di ricerca, studio, critica e confronto condotto dalla Volante.
Ricchissimi i contenuti all’interno del secondo tomo dove si trovano approfondimenti di carattere sociologico, letterario e poetico, con incursioni interessanti anche nel mondo della pedagogia e del mondo dell’infanzia, finanche della musica, ambiti che la Volante tesse in maniera suadente in un volume che, pur avendo ripartizioni interne per consentire un possibile percorso da prendere, si presenta assai compatto, dall’intelaiatura stretta, su un tessuto che è particolarmente fine.
Ci sono duetti poetici, a testimonianza di quella sintonia che nell’arte riesce davvero a imporsi come tale, quale spontaneo gesto di scambio e di mutuo arricchimento; c’è uno studio sulla poesia della giovane Lucia Paola Marcucci Pinoli (di cui la Volante tratta in relazione a una ravvisata “nostalgia romantica”), gli aforismi di Fabio Strinati di Esanatoglia (MC), apprezzato compositore oltre che poeta e tanti altri ancora. Seppure le Marche rappresentano quella tessera intermedia di mosaico, centrale per reggere l’intero impianto e garantire la completa bellezza dell’affresco, non mancano relazioni e ricordi in merito ad altre esperienze regionali, dal Piemonte alla Liguria. C’è l’Umbria di Emanuela Aureli, la Calabria del cosentino Angelo Gaccione e la Sicilia di Marco Scalabrino, noto poeta dialettale di Trapani, fresco della vittoria al Premio “Ignazio Buttitta” di Favara. Merita una nota di attenzione anche la presenza di un testo sul celebre fotografo Roberto Villa, che lavorò con Pier Paolo Pasolini.
Nella sua introduzione al volume la Volante annota: “Lo spirito, quindi, che mi ha spinto a sviluppare questo percorso editoriale, sostenuto dal Consiglio Regionale Marche, con un “viaggio” itinerante attraverso varie stazioni regionali, è per una presa di coscienza di valori altamente civili e sociali, attraverso vari linguaggi espressivi del tessuto culturale nazionale. Talenti di alto profilo letterario e artistico, ma sovente emarginati da una società corrotta, mediatica, clientelare emergono con tutta la loro forza morale, poetica e umana. Il progetto intende altresì veicolare ideali di Bellezza attraverso Arte, Scienza e Cultura in ogni sua espressione, divulgando conoscenza di questa bella Italia, sconosciuta agli stessi Italiani, nella dimensione di appartenenza e di comunità mondiale sia per motivazioni spirituali sia evidenziando le circostanze del contesto e il clima culturale dove si è vissuti: tradizioni, usi e costumi, nei quali ci si è formati”.
LORENZO SPURIO
La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.
Il 14 dicembre a Cupramontana (AN), con il Patrocinio del Comune di Cupramontana e della Provincia di Ancona, con la collaborazione della Pro Cupra, del MIG e delle Tre ciutte su comò, presso i locali dei Musei in Grotta (MIG) terremo l’evento conclusivo di questo ricco anno di iniziative, incontri, presentazioni, mostre e tanto altro. […]
L’incontenibile effervescenza e la più piacevole spontaneità di Luciana Censi, scrittrice di Foligno, pluripremiata in vari contesti letterari in tutta Italia, sono ben contenute nella sua ultima opera, Turismo DOC, edita da Pegasus Edizioni di Cattolica – Sezione Saggistica – nel 2019. Un “saggio personale”, come ben anticipa la primissima pagina del volume, e non avrebbe potuto essere diversamente essendo Luciana così originale, caratteristica, difficilmente descrivibile, sicuramente peculiare in un modo tutto suo, ovvero personale. Uno stile proprio che le è congeniale e che la fa sicuramente distinta nel panorama vasto e spesso lamentoso degli scrittori contemporanei.
Luciana Censi è stata una insegnante di matematica e in ogni suo intervento, pur modesto che sia in termini di spazio, ciò non può non essere esternato. Ce ne rendiamo conto anche dal titolo di uno dei suoi precedenti lavori ovvero L’assioma della completezza (Pegasus, 2017) che è seguito a La tirannia della memoria (Gelsorosso, 2015), il cui titolo, che richiama l’assioma, rimanda a concetti d’importanza capitale oggetto di studio della logica.
Quando mi dona il suo volume di Turismo DOC (dove il Doc – avremmo dovuto intuirlo – non ha nulla a che fare con una possibile “Denominazione di Origine Controllata” ed è, invece, “Denominazione di Origine Censi”, definizione coniata da Carla Barlese) in un recente incontro letterario a Foligno mi fa osservare, con espressione convinta e occhi birichini che le varie immagini che compaiono in copertina, sistemate in superfici quadrate, sono collegate – o distanziate – tra loro per la presenza di triangoli rettangoli. La concatenazione di immagini, che rappresentano l’impressione su carta di alcuni momenti tratteggiati nelle storie narrate all’interno, viene a costruire una sorta di collana vorticante che intuiamo mobile, fluttuante su quel cielo con lievi nuvole che fa da sottofondo, ed in effetti è una curva frattale, come mi spiega l’autrice.
Dopo un ricco testo della professoressa Carla Barlese posto come prefazione che è una summa di acuta analisi critica dell’opera unita, in maniera sinergica, a un profondo sentimento di amicizia e stima verso l’autrice del volume, si dispiegano venticinque racconti che, in realtà, non sono dei veri racconti o che, al contrario, sono racconti ma sono anche dell’altro. Si tratta senza ombra di dubbio di narrazioni, in alcuni passi anche particolarmente meticolose, senz’altro suggestive e incalzanti, dotate di tutti gli ingredienti sapienziali che rendono un libro interessante e pregno di curiosità che ne animano una lettura-fiume, ricorrente e continuativa, per scoprire realmente dove, questo “narratore non affidabile” intende andare a parare.
Le storie raccontate sono cronache, vale a dire episodi realmente accaduti a Luciana Censi nel viaggiare in varie regioni d’Italia, dove ci parla con franchezza di bellezze paesaggistiche e architettoniche, ma anche della fatica che si fa per raggiungere un posto, la prelibatezza più caratteristica di un dato luogo, con echi che abbracciano la storia (Federico II), trapassano stili (il Liberty del villino Ruggeri di Pesaro, poco distante dalla famosa “palla” di Pomodoro), lasciano tracce (le “impronte sulla sabbia” dell’omonimo racconto) e tanto altro ancora. Ci sono sonorità che la scrittrice è in grado di esaltare con la sua penna, con tecniche efficaci che permettono, pur nella loro semplicità, di coinvolgere il lettore e di trasportarlo nel possibile contesto di cui sta leggendo. Si è detto della non affidabilità della narratrice – che poi è anche il personaggio delle varie vicende – per un fatto molto semplice: l’atteggiamento imperscrutabile da lei adottato, in comunione con le dissertazioni e l’approccio pervaso di ilarità e autoironia, ne fanno un personaggio non solo “a tutto tondo”, ma praticamente lontano da una qualsiasi classificazione. La sua spensieratezza e naturalità sono i tratti distintivi che più si apprezzano e che sono – banale aggiungerlo – tratti di quella pervicace libertà espressiva dell’autrice, quel suo dire aperto, tendente alla condivisione e alla felice compartecipazione dei suoi stati, sentimenti.
Questo libro, che si compone di poco più di cento pagine, ci permette di viaggiare pur restando fermi. Non solo nei luoghi (Spello, Assisi, Pesaro, Erice, Cingoli, Ostia Antica e la Roma dei Fori imperiali, Catania, Pesaro, il lungomare di San Benedetto del Tronto, Dozza e altri luoghi ancora) che Luciana descrive e impiega per permettere alla sua protagonista, suo alter ego, di compiere le sue azioni, ma anche – e soprattutto – nei flussi emozionali, negli sguardi verso il mondo, nella lettura dell’altro, nei dialogici con terzi, nelle riflessioni condotte in privato e generosamente a noi donate per mezzo del dettato del verbo.
Ci sono parchi archeologici (Ostia Antica), saline (Trapani), chiese (la chiesa dell’Ara Coeli di Roma poco distante dal Vittoriano, con la sua “infinita” scala, la cattedrale normanna di Monreale con i mosaici dorati), le piazze, i monumenti (il Tempio di Segesta, Villa d’Este di Tivoli, la reggia di Caserta, il Castello dei Conti Guidi a Poppi nell’Aretino, il Kursaal di Grottammare), le acque del mare di Policoro (Basilicata) e del Po a Torino, città nella roccia come la celebre Matera, musei (il Museo Egizio di Torino) e così via.
Mi confida che l’idea di questo volume: il raccontare storie personali, di viaggio e di vita, in giro per l’Italia dove si è recata man mano per ritirare premi che ha riscosso in varie competizioni letterarie, è stata molto apprezzata al punto tale da aver ispirato altri autori a tenere questa sorta di “libro di bordo”, per tracciare momenti trascorsi con zaino in spalla, poi in una caffetteria dopo la premiazione e, ancora, a pedalare, fino allo stremo, assieme al paziente coniuge. Non solo l’idea creatrice che sta alla base di questo volume (e delle tante storie che continua a narrarci e condividere con noi su Facebook) è originale e riuscita, ma presuppone un tipo di scrittura che reputo non facile: non è la semplice trascrizione di ciò che si è fatto in maniera asettica, seguendo un ordine cronologico o di causa-effetto, ma necessita la giusta decantazione dei momenti, il recupero degli istanti anche per mezzo delle foto che fedelmente fa accompagnare al testo. Sono frammenti di una sorta di autobiografia che la Nostra scrive a puntate, come una soap opera letteraria dove la protagonista è sempre la stessa, cambiano gli spazi, la meteorologia, gli alberghi nei quali ha soggiornato, il cibo e, soprattutto, le persone incontrate: tra amici ritrovati, nuove conoscenze, persone lambite con lo sguardo, visi noti in Facebook che finalmente prendono vita. Ed in fondo la ricchezza delle immagini che Luciana Censi tratteggia nel volume e la felicità che si respira degli attimi vissuti in sana condivisione, sono proprio gli elementi principe di questa narrazione speziata, mai prevedibile, che ci informa e ci rende edotti, istruendoci anche fornendoci informazioni di carattere storico-geografico-archeologico e di altre scienze. Un turismo letterario che, di riflesso, potrebbe essere letto, oltre che come narrazione di un picaro d’oggi in un percorso di continue partenze e ritorni, come una vera e propria guida che l’ipotetico turista si appresta a far sua per compiere il tracciato suggerito dalla Nostra. Un viaggio nel Belpaese che Luciana è in grado di esaltare, rendendo merito a tante bellezze diffuse, più o meno note e celebrate, ma che hanno senz’altro ragione di una visita e una condivisione con i nostri cari.
Lorenzo Spurio
04-12-2019
La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.
Si bandisce la prima edizione del Premio letterario Paesaggio interiore, ideato, fondato e presieduto da Francesca Innocenzi, scrittrice e poetessa, con la collaborazione della casa editrice Progetto Cultura di Roma, dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e di Villa La Quercia – Centro d’arte e cultura. Finalità del premio, che trae origine da un luogo suggestivo della campagna marchigiana, ricco di natura e di storia, è incentivare la produzione letteraria, intesa in special modo come ricerca interiore, e valorizzare lo studio delle civiltà classiche nel loro patrimonio culturale e umano che rischia sempre più di andare perduto.
REGOLAMENTO
Possono partecipare testi di autori che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data di scadenza del bando. Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori o pornografici, blasfemi o di incitamento all’odio, irrispettosi della morale comune e che incitino alla violenza o fungano da proclami ideologici e politici.
I lavori presentati non dovranno aver ricevuto un primo, secondo, terzo premio in un precedente concorso letterario, pena la squalifica.
Art 1- Il premio si articola nelle seguenti quattro sezioni:
Sez. A – Poesia in lingua italiana: il concorrente può partecipare con un numero massimo di tre poesie a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), ciascuna di lunghezza non superiore a 30 versi. I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso. Sez. B – Poesia in lingua straniera: il concorrente può partecipare con un numero massimo di tre poesie a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), ciascuna di lunghezza non superiore a 30 versi. Ciascuna poesia dovrà essere accompagnata dalla relativa traduzione in italiano. I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso. Sez. C – Racconto a tema libero: il concorrente può partecipare con un solo racconto a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12) di lunghezza non superiore alle 9000 battute (spazi inclusi). I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.
Sez. D – Saggio breve, articolo, monografia sul mondo classico: il concorrente può partecipare con un singolo studio concernente la storia, la letteratura, la cultura del mondo greco o romano, in formato Word (carattere Times New Roman 12) di lunghezza non superiore alle 9000 battute (spazi inclusi). I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.
Art 2- Le opere non verranno restituite; i concorrenti ne resteranno tuttavia unici proprietari.
Art 3 – Ai sensi del DLGS 196/2003 e del Regolamento generale sulla protezione dei dati personali 2016/679 (GDPR), i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione per le sole finalità connesse al premio.
Art 4: La commissione di giuria è così costituita: Lorenzo Spurio (poeta e critico letterario), Valtero Curzi (filosofo e scrittore), Marinella Cimarelli (poetessa), Flavia Scebba (poetessa), Anna Elisabetta Lombardi (editore), Piermassimo Paloni (scrittore), Gioia Casale (scrittrice), Luciano Innocenzi (storico e poeta), Gabriella Cinti (poetessa e saggista). L’operato della giuria è insindacabile e inappellabile. La giuria potrà anche decidere di non assegnare premi.
Art. 5- I primi tre classificati di ciascuna sezione saranno premiati con libri (in quantità proporzionale alla posizione in classifica), targa e motivazione della giuria. La giuria ha la facoltà di attribuire ulteriori premi speciali o menzioni d’onore.
I testi degli autori premiati e quelli di altri partecipanti ritenuti meritevoli saranno pubblicati in un’opera antologica disponibile il giorno della premiazione; ciascun autore selezionato ne riceverà una copia in omaggio. L’opera potrà essere sottoposta a operazioni di editing, se ritenuto necessario dall’editore, prima della pubblicazione: l’autore dichiara di accettare espressamente tale clausola. Gli autori cedono il diritto di pubblicazione al promotore del premio senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo a cura della Casa Editrice Progetto Cultura. I diritti rimarranno di proprietà degli autori, che potranno quindi disporre liberamente degli elaborati.
Art. 6 – I risultati del premio verranno pubblicati con debito preavviso sui siti di Villa La Quercia (www.villalaquercia.eu), dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com), di Edizioni Progetto Cultura (www.progettocultura.it), su Concorsi Letterari (www.concorsiletterari.it), Literary (www.literary.it) e sulla pagina facebook del premio (Premio letterario Paesaggio interiore). La cerimonia di premiazione avrà luogo in un fine settimana di luglio 2020 presso Villa la Quercia a San Vittore di Cingoli (Mc). Gli autori riceveranno tempestivamente a mezzo e-mail ogni informazione utile a riguardo.
In caso di assenza dei vincitori, i premi potranno essere ritirati da delegati e resteranno a disposizione presso la Segreteria fino al dicembre 2020.
Art 7: Il materiale dovrà essere inviato entro e non oltre il 28 febbraio 2020, unicamente a mezzo e-mail, all’indirizzo mail paesaggioint@libero.it, insieme alla scheda di partecipazione, compilata in ogni sua parte in stampatello e firmata, e all’attestazione del contributo di partecipazione.
Per prendere parte al premio è richiesto un contributo di 10 euro a sezione per spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni con un contributo aggiuntivo di 5 euro a sezione.
Pagamento su postepay carta n. 5333 1710 8021 4196
Causale: nome e cognome autore – Premio letterario Paesaggio interiore
Art. 8: la partecipazione al premio implica l’accettazione incondizionata di tutte le norme contenute nel bando. L’autore dà piena assicurazione che l’eventuale pubblicazione dell’opera non violerà, né in tutto, né in parte, diritti di terzi. Il comitato organizzatore si riterrà sollevato da eventuali rivalse di terzi, di cui risponderà esclusivamente e personalmente l’autore.
Francesca Innocenzi – Presidente del Premio
Lorenzo Spurio – Presidente Associazione Culturale Euterpe, Presidente di giuria
______________________________________________________________________________
L’autore è iscritto e tutelato dalla SIAE? □ Sì □ No
L’opera/e è/sono depositata/e alla SIAE? □ Sì □ No
Se sì, indicare quali: _______________________________________________________________
□ Dichiaro che il/i testo/i che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo. Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false all’art. 76 del DPR 445/2000.
Data _______________________________ Firma ______________________________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (DLGS 196/2003 e GDPR 2016/679) allo scopo del concorso in oggetto.
Data ______________________________ Firma _______________________________________
Berlino, 23 marzo, 23.41 di un anno indefinito (i roghi divampano sempre nelle fragili anime umane), un palazzo “rivestito di intonaco rosa” prende fuoco nell’ultimo romanzo di Simona Sparaco Nel silenzio delle nostre parole (DeA Planeta 2019) e le lingue sono anche quelle dei suoi inquilini da troppi anni colpevolmente, tragicamente mute.
Per le quindici ore che lo precedono si snodano e interferiscono, fra analessi e presente della narrazione, storie di figli lontani – Alice, “esile, bionda, fitta tempesta di lentiggini”, distratta e fantasiosa studentessa di architettura e lo spiazzante Bastien, “Kurt Cobain in versione arabeggiante”, sguardo spiritato, spirito agnostico, cattive compagnie, mai quello che sembra se è capace, comprando una madeleine, di subire proustianamente il potere evocativo di certe fragranze…dovrà dirle quelle sei parole – di madri che non rinunciano a loro, di padri forse più silenti ma tanto, a volte, più presenti, di tenaci legami coniugali che sfidano il Tempo, di altri nascenti pronti ad accettarne le leggi e a giocare la partita di un cammino affettivo condiviso. Anche storie di “corpi”: quelli dell’algerina Naima, madre di Bastien – “occhi allungati e labbra rosse” in un fisico inerte di “marionetta disarticolata” (da 33 anni nessun “solletico sotto i piedi”, solo l’ambiguo esoscheletro di una minacciosa sedia a rotelle), caparbia contro gli “smottamenti” insidiosi delle proprie gambe quanto nella passione tenace per il marito “biondo eroe che invecchia malamente” o forse…sei parole dal figlio dovrà ascoltarle – della baltica Polina, ex-ballerina, “danzatrice di ceramica che cade e si frantuma” tentata di lasciar volontariamente cadere il suo corpo levigato, ridotto a “strumento arrugginito e stonato” dopo una gravidanza senza intimità frutto di calcolo professionale, di Hulya, “leone diffidente con una nuvola di capelli ricci” che non accetta la femminilità delle proprie forme mascoline. In ognuno una insopprimibile, talora inconscia, ansia/esigenza di maternità, rapporto filiale, amore – declinato nelle forme della pudica intimità senile, della sessualità che “sgretola i pensieri” come i muri della Storia o delle tele di Matthias, il ragazzo di Alice, di un caldo abbraccio rubato (fantasticato?) fra donne – vere forze vitali del romanzo, tanto più intense quanto più le parole tacciono, avvilite e frustrate da timori, rimpianti, fraintendimenti per essere, magari, affidate all’espressione scritta (il quaderno della madre di Alice, felice espediente metaletterario e amuleto salvifico), ai frammenti filmati di Hulya, finanche alla fantasia virtuale di un videogame: surrogati preziosi che confermano intera la fede dell’autrice nel potere taumaturgico dell’esperienza artistica che guarisce e redime.
“I processi di combustione si innescano e procedono a velocità bassissime, in apparente letargo molecolare”…In quello esistenziale, ciascun personaggio, a suo modo, sogna: una collocazione nel mondo, simbolicamente rappresentato dalla mongolfiera Die Welt, sorta di “coro” iconografico ricorrente che aleggia nel cielo della città, un passato ancestrale nel quale affondano e si radicano le proprio origini etniche e familiari – splendida la figura della nonna deportata di Polina, “accucciata dentro di lei per continuare a guardarla” – rievocato da sapori e, soprattutto, odori (originalmente la scrittrice vi ricorre spesso per tratteggiare gli ambienti)), un’infanzia edenica mai edipicamente rimossa, in cui la madre è una bambina alla quale si potrebbe confessare il segreto più riposto (magari scrivendo sul suo quaderno) e il figlio un efebico, bellissimo innamorato. “Ignizione, aumento della velocità molecolare stimolato da un catalizzatore”…E i protagonisti, nell’imminenza della tragedia, si cercano, si incontrano, credono di (ri)conoscersi, si desiderano e si scrutano offrendo al lettore nuovi, rispettivi dettagli fisici e psicologici che la voce narrante ha taciuto o, addirittura, delineato diversamente (brillante intuizione narrativa, particolarmente funzionale nel caso di Bastien, il carattere forse più eclettico e travisato) perché nessuno, in fondo, vuole sottomettersi al silenzio e rinunciare a (ri)trovare, certo rischiando, la propri identità profonda. Alla fine, in un pre-epilogo avvincente e non del tutto consolatorio, le fiamme liberano i sentimenti più reconditi, alimentano e ravvivano – purificatrici – le passioni sopite o negate, bruciano, prima delle cose, ipocrisie, omissioni, nevrosi paralizzanti e complessi inibitori. Nella distruzione si tirano le somme, si tracciano bilanci provvisori, si aprono prospettive e progettualità inattese, “con” e “nel” rinato dialogo “l’equazione dell’amore” trova una convincente soluzione mentre tutti salvano tutti, anzitutto se stessi, dall’equivoco di un’esistenza che esige di essere vissuta con pienezza e coerenza, così come il piccolo Janis, neonato figlio di Polina, reclama con il solo suo sguardo di essere accolto e riconosciuto.
Crediamo che Nel silenzio delle nostre parole costituisca l’esito migliore e più maturo della Sparaco, non solo sul piano tematico (vi incide fortemente la personale esperienza autobiografica ed emotiva) ma anche strutturale e stilistico. Il narratore esterno assume l’ottica interna multipla/polifonica dei personaggi, conferendo agli eventi un ritmo sincopato in crescendo che aderisce magistralmente al lento propagarsi dell’incendio e viene scandito da inserti tecnici che abbiamo in parte riportato, nel tempo narrativo di una storia coincidente, di fatto, con quello del racconto (225 pagine per poco meno di 24 ore) e “doppio finale”, il secondo ellitticamente differito alla commemorazione dell’anno successivo. D’altra parte, con ancor più convincente originalità rispetto alle precedenti opere (il titolo di una l’abbiamo “nascosto” nel testo), il suo stile, essenzialmente dialogico, asciutto e pure mai semplicemente referenziale, si arricchisce di improvvise, efficaci aperture liriche (“ricordi vibrazioni sottili dell’aria nella luce ambrata di un lampione”, “nuvole come enormi foulard di seta sospesi nel vento”, “strade nitide i cui colori paiono ripassati dalla mano ansiosa di un giovane pittore”) cui viene affidata spesso la descrizione suggestiva e minimalista di una Berlino evocata, senza convenzionalità, nei suoi musei, nelle mostre estemporanee, nell’atmosfera multietnica di negozi e locali.
Marco Camerini
L’autore della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.
La prima presentazione della antologia “Piumi e Mori” organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi con il fine di sostenere il Gattile di Osimo si terrà ad Osimo presso le Grotte del Cantinone il giorno 1 dicembre 2019. L’niziativa è patrocinata dal Comune di Osimo e dalla Provincia di Ancona. Numerosi gli autori, da ogni parte […]
L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, con il Patrocinio della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa delle Marche, delle Provincie di Macerata e Ancona e del Comune di Porto Recanati, bandisce la quarta edizione del Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Letteratura e Arti Figurative. Il Premio, ideato e presieduto da Emanuela Antonini (biologa e scrittrice), è nato con l’intento di far emergere le potenzialità creative degli artisti e segnarle all’attenzione della comunità in ambito culturale, a ricordo della poliedrica poetessa nel rappresentare l’umanità nelle molteplici espressioni artistiche.
Un ritratto della poetessa Novella Torregiani di Porto Recanati (1935-2015)
REGOLAMENTO l Premio possono partecipare coloro che alla scadenza del seguente bando abbiano compiuto il 18° anno di età. Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi della morale comune e che incitino alla violenza di ciascun tipo o fungano da proclami ideologici e politici.
I lavori presentati non dovranno aver ricevuto un 1°, 2°, 3° premio in un precedente concorso letterario, entro il 31 Agosto 2019, pena la squalifica.
I vincitori assoluti (1° premio) delle edizioni precedenti non potranno partecipare nella stessa sezione, pena la squalifica. È fatto divieto ai Soci Fondatori e ai Soci Onorari dell’Associazione Culturale Euterpe, nonché ai membri di Giuria delle precedenti edizioni prendere parte al concorso, pena l’esclusione.
La partecipazione al Premio implica l’accettazione incondizionata di tutte le norme contenute nel bando.
Il Premio si articola in sei sezioni afferenti a due diverse aree artistiche:
A) AREA LETTERARIA A1 – Poesia in lingua A2 – Poesia in dialetto A3 – Racconto A4 – Haiku B) AREA ARTI FIGURATIVE B1 – Pittura B2 – Fotografia Art. 1 – Sezioni Sez. A1 – Poesia in lingua
Il concorrente partecipa con un massimo di tre poesie a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), ciascuna di lunghezza non superiore ai 40 versi. I testi dovranno essere privi di dati personali dell’autore, pena la squalifica. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo mail: premionovellatorregiani@gmail.com
Sez. A2 – Poesia in dialetto
Il concorrente partecipa con un massimo di tre poesie a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), ciascuna di lunghezza non superiore ai 40 versi. La versione in dialetto dovrà essere accompagnata dalla relativa traduzione in italiano priva di dati personali dell’autore, pena la squalifica. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo e-mail: premionovellatorregiani@gmail.com
Sez. A3 – Racconto
Il concorrente partecipa con un solo elaborato a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12) di lunghezza non superiore alle 9.000 battute (spazi inclusi – interlinea 1,5). Il testo da inviare dovrà essere privo di dati personali dell’autore, pena la squalifica. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo e-mail: premionovellatorregiani@gmail.com
Sez. A4 – Haiku
Il concorrente partecipa con un massimo di tre haiku a tema libero in formato Word (Times New Roman 12) privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo email: premionovellatorregiani@gmail.com
Sez. B1 – Pittura
Il concorrente partecipa con un massimo di due opere figurative e/o non figurative a tema (da intendere liberamente) “I colori delle emozioni”, realizzate con qualsiasi tecnica. Le misure delle opere non dovranno superare cm 70×100. Gli artisti dovranno inviare necessariamente due fotografie ben fatte di ciascuna opera e la descrizione del dipinto (titolo, dimensioni, tecniche impiegate e descrizione dell’opera) in formato Word. Le foto, congiuntamente agli altri documenti richiesti, vanno inviati a mezzo e-mail a premionovellatorregiani@gmail.com . I vincitori e i finalisti il giorno della premiazione dovranno portare con sé la relativa opera che verrà esposta al pubblico.
Sez. B2 – Fotografia Il concorrente partecipa con un massimo di tre fotografie a tema (da intendere liberamente) “I colori delle emozioni”, ognuna titolata, in tecnica tradizionale o digitale. Gli scatti potranno essere in bianco e nero e/o a colori, con inquadrature sia verticali che orizzontali. La risoluzione di ogni foto dovrà essere di 300 dpi, ed essere salvata in formato JPEG. Ogni concorrente sarà responsabile delle eventuali liberatorie rilasciate dai rispettivi soggetti ripresi, liberando di fatto l’organizzazione da responsabilità e obblighi derivati. Le opere presentate non verranno restituite. Le immagini dovranno essere inviate come semplici allegati, assieme alla documentazione richiesta, all’e-mail premionovellatorregiani@gmail.com.
Art. 2 – Modalità e termini per la partecipazione Il materiale dovrà essere inviato entro e non oltre il 31 Dicembre 2019, unicamente a mezzo e-mail premionovellatorregiani@gmail.com, insieme alla scheda di partecipazione, compilata in ogni sua parte in stampatello e firmata, attestazione del contributo di partecipazione.
Art. 3 – Contributo di partecipazione Per prendere parte al Premio è richiesto il contributo di 15,00 € a sezione per spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni con un contributo aggiuntivo di 10,00€ a sezione. Per i soci dell’Associazione Culturale Euterpe, la cui tessera è in corso di validità per l’anno di riferimento (2019), il contributo di partecipazione a sezione è fissato a 10,00 €.
Bollettino postale CC n° 1032645697 Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi Causale: 4° Premio “Novella Torregiani” – nome e cognome del partecipante
Bonifico bancario IBAN: IT31H0760102600001032645697 Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi Causale: 4° Premio “Novella Torregiani” – – nome e cognome del partecipante
Art. 4 – Giuria Le Commissioni di Giuria, diversificate per le varie discipline, saranno costituite da esponenti del panorama culturale, artistico e letterario e sono così rappresentate:
Art. 5 – Premi Per ogni sezione si provvederà ad attribuire i seguenti premi: 1° premio – Trofeo “Novella Torregiani”, diploma e motivazione della Giuria 2° premio – Coppa, diploma e motivazione della Giuria 3° premio – Coppa, diploma e motivazione della Giuria
I primi tre classificati riceveranno la tessera di socio dell’Associazione Culturale Euterpe che avrà validità per l’anno 2020. In qualità di soci potranno prendere parte ad attività con varie agevolazioni: https://associazioneeuterpe.com/diventa-socio/ La Giuria ha la facoltà di attribuire altri premi speciali o menzioni oltre alle Targhe Euterpe e il Premio alla Carriera. Nel caso non sarà pervenuta una quantità di opere congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per determinate opere, l’organizzazione si riserva di non attribuire alcuni premi.
Art. 6 – Cerimonia di Premiazione La cerimonia di premiazione si terrà nella Pinacoteca Civica “A. Moroni” di Porto Recanati (MC) a Maggio 2020, alla presenza di autorità ed esponenti del mondo della cultura e dell’arte. Durante la premiazione i poeti daranno lettura alle loro poesie, mentre i vincitori alle sezioni pittura e fotografia, che avranno esposte le loro opere, potranno intervenire per spiegare le proprie esecuzioni.
I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione; qualora gli stessi non possano intervenire, sarà possibile delegare qualcuno per il ritiro. La delega, in forma scritta e firmata dal delegante, dovrà pervenire almeno tre giorni prima della data della cerimonia all’attenzione del Presidente della Associazione scrivendo a presidente.euterpe@gmail.com . Non verrà dato seguito a deleghe pervenute a mezzo telefonico o messaggistica di Social Network o in ulteriori modalità informali. Non verranno spediti premi a domicilio. I premi non ritirati personalmente o per delega rimarranno a disposizione dell’Associazione per edizioni successive.
Art. 7- Privacy Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso in oggetto e per altre iniziative culturali promosse dall’Associazione Culturale Euterpe.
La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore/Artista la concessione all’Associazione Culturale Euterpe il diritto di riprodurre le opere presentate al concorso su cataloghi/volumi antologici e altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione, senza fini di lucro. La partecipazione al Premio è subordinata all’accettazione del presente bando in ogni suo articolo, che potrà, a giudizio degli organizzatori, subire qualche variazione.
Presidente del Premio, dr. Emanuela Antonini: emanuela.euterpe@gmail.com – Tel. 348 3932635 4° Premio Nazionale “Novella Torregiani”
Letteratura e Arti Figurative Indetto dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi
Scheda di Partecipazione
La scheda di partecipazione va compilata in maniera chiara in ogni suo spazio, con particolare attenzione alle autorizzazioni finali che vanno firmate, datate e appositamente crocettate.
L’autore è iscritto e tutelato dalla SIAE? □ SI □ NO L’opera/e è/sono depositate alla SIAE? □ SI □ NO
Se SI, indicare quali: ___________________________________________________________
PER PARTECIPANTI SEZIONI A1, A2, A3, A4,
□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo. Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false all’art. 76 del D.P.R. 445/2000.
Firma____________________________________ Data _________________________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati da parte dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto.
Firma____________________________________ Data _________________________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati da parte dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) per iniziative, eventi e altre notizie culturali.
Firma____________________________________ Data _________________________________
□ Dichiaro che le opere presentate a concorso sono di mia esclusiva produzione e che ne detengo i diritti a ogni titolo. Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false all’art. 76 del D.P.R. 445/2000.
Firma____________________________________ Data _________________________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati da parte dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto.
Firma____________________________________ Data _________________________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati da parte dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) per iniziative, eventi e altre notizie culturali.
Firma____________________________________ Data _________________________________
ALLEGATO A
MODELLO LIBERATORIA
4° PREMIO NAZIONALE “NOVELLA TORREGIANI” SEZIONE FOTOGRAFIA A TEMA “I COLORI DELLE EMOZIONI”
lo sottoscritt ………………………………………………………………. (nome e cognome del soggetto)
Nat. .. a ……………………………………………………………………….. il. ………. ………………………… .
Via ……………………………………………………………………………………………. ………………………… .
Città ………………………………………………………………………………….. Prov ……………………………. .
Tel ……………………………………………………………… Mail ……………………………………………………. .
con la presente AUTORIZZA la pubblicazione delle proprie immagini riprese dal Sig.
Ne vieta altresì l’uso in contesti che ne pregiudichino la dignità personale ed il decoro, la posa e l’utilizzo delle immagini sono da considerarsi effettuate in forma gratuita.
lì, ………………………………………. .
Il soggetto ripreso (firma leggibile)
Il fotografo (firma leggibile)
INFORMATIVA SULLA PRIVACY
Ai sensi del D. Lgs. 30 giugno 2003 n”196 – Codice i n materia di protezione dei dati personali La informiamo che i dati da Lei forniti saranno trattati nell’ambito dell’attività istituzionale dell’Ente organizzatore esclusivamente ai fini dell’ottimale svolgimento dell’iniziativa in oggetto. L’art. 7 della legge medesima Le conferisce in ogni caso l’esercizio di specifici diritti di verifica, rettifica o cancellazione, che potranno essere fatti valere in qualsiasi momento nei confronti dell’Ente organizzatore, responsabile del trattamento dei dati personali conferiti.