A continuazione viene riportata la motivazione di conferimento del Premio Speciale “Alla Memoria” attribuito al poeta Salvatore Toma (1951-1987) conferito in data 16 novembre 2019 a Jesi (AN) presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni in seno alla premiazione della VIII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto da Lorenzo Spurio e organizzato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi:
L’esperienza letteraria di Salvatore Toma, studiata e antologizzata anche in manuali di critica e storia della poesia regionale della Puglia, come il volume di Catalano, nel corso degli ultimi anni è stata riscoperta e resa fruibile a un pubblico maggiore. Deceduto giovanissimo nella provincia salentina, attorniato dagli immensi ulivi che spesso ritornano nelle sue opere, Toma è stato – forse in maniera troppo facile – inserito in una possibile pattuglia di poeti maledetti locali che, per ragioni e in modi diversi, sono scomparsi nel corso della loro gioventù o poco più come ad esempio la poetessa Claudia Ruggeri, conoscitrice di Dante e produttrice di un verso spesso enigmatico. Salvatore Toma, come avviene in Canzoniere della morte, opera postuma curata e pubblicata per espressa volontà della filologa Maria Corti, impronta un colloquio diretto e continuo, sofferto eppure vitale, con la morte. Il poeta considera alcuni degli aspetti più drammatici e deleteri della vita contemporanea quale la macellazione di animali al fine dell’alimentazione, la cupa solitudine che può gravare su un animo già di per sé depresso, l’effervescenza intellettuale che, se da una parte è origine di una scrittura particolareggiata, dall’altra può significare una sorta di ostacolo al quieto vivere. La produzione poetica di Toma, scomparso nel 1987, è stata recentemente implementata grazie a una edizione dal titolo Il Tomaverso curata da una fondazione di Maglie che, in tal modo, ne ha inteso percorrere il tragitto poetico dell’uomo. Il Premio Speciale “Alla Memoria” che oggi intendiamo attribuire al poeta salentino, con l’autorizzazione della moglie Paola Antonucci Toma, è teso a marcare la volontà di continuare in quel tragitto di conoscenza della sua opera e diffusione, che possa avvenire con iniziative dedicate e, magari, con una pubblicazione organica dell’intera opera omnia.
Lorenzo Spurio
Presidente del Premio
Una scelta di testi poetici dell’autore sono stati pubblicati nella antologia del Premio assieme alla summenzionata motivazione del Premio e alla nota bio-bibliografica che segue.
Salvatore Toma nacque a Maglie (LE) nel 1951, località della Provincia salentina, feconda terra di distinti poeti. Assieme a Claudia Ruggeri, Toma è stato considerato parte di quell’età decadente della poesia della seconda metà del Secolo scorso, una Scapigliatura salentina i cui protagonisti, appunto, erano giovani ribelli e disadattati alla vita, insoddisfatti, scissi interiormente.
Toma, esponente senz’altro centrale, di questa pseudo-pattuglia di selvaggi salentini, durante la sua breve vita (morì nella sua Maglie nel 1987) pubblicò sei raccolte poetiche: Poesie (Prime rondini) (1970), Ad esempio una vacanza (1972), Poesie scelte (1977), Un anno in sospeso (1979), Ancóra un anno (1981), Forse ci siamo (1983).
Generalmente, complici le notizie non veritiere o imprecise, la morte di Salvatore Toma è stata descritta come suicidio sebbene alcuni parlarono di diabete etilico o di cirrosi. Che Toma fosse un bevitore sembra esser noto – e anche in alcune liriche se ne ha testimonianza – mentre la moglie del poeta adduce quale causa complicanze di carattere respiratorio intervenute durante il suo periodo di ricovero. È un dato di fatto, e di questo erano convinti amici e critici a lui vicini, che Toma si mostrò compiacente con la sua stessa patologia senza cercare di combatterla e adeguarsi a seguire un dato percorso di cure. La morte, dunque, in tale accezione, vista come il rifiuto delle cure e dei tentativi atti ad allontanarne lo spettro ultimo, potrebbe aver originato l’idea stessa che si fosse suicidato, dunque tolto la vita autonomamente. La filologa Maria Corti parlò di suicidio: «Drammatico è l’uso precoce dell’alcol […] sino al suicidio avvenuto il 17 marzo 1987 a 35 anni».[1]
Per ricordarlo, nell’occasione del decimo anniversario dalla sua morte, venne pubblicato Per Salvatore Toma (1997), antologia curata da Gaetano Chiappini. A livello nazionale le sue poesie vennero accolte dall’editore Einaudi che, solo dopo la sua morte, ne diede pubblicazione (opera oggi fuori catalogo reperibile solo in biblioteche): Canzoniere della morte (1999) a cura di Maria Corti, la nota filologa che, di fatto, lo scoperse e lo fece conoscere al grande pubblico.
Sulla produzione poetica di Toma si espressero anche eminenti critici letterari quali Donato Valli (Rettore dell’Università del Salento dal 1983 al 1992) e Oreste Macrì (ispanista) e, tra gli altri, Gaetano Chiappini, Nicola De Donno (docente e preside del Liceo “Capece” di Maglie che, come ricorda Mario Marti, fu una delle prime a credere nella poesia di Toma, ben prima di Maria Corti), Antonio Verri (poeta), Claudio Micolao, Maurizio Nocera, Claudia De Lorenzis, Giuliana Coppola e Antonio Errico.
BIBLIOGRAFIA
Poesie (Prime rondini), Gabrieli, Roma, 1970
Ad esempio una vacanza, Gabrieli, Roma, 1972
Poesie scelte, Ursini, Catanzaro, 1977
Un anno in sospeso, Lalli, Poggibonsi, 1979
Ancóra un anno, Capone, Cavallino di Lecce, 1981
Forse ci siamo, Quaderno del Pensionante de’ Saraceni, Lecce, 1983
Per Salvatore Toma, a cura di Gaetano Chiappini, Editrice Magliese, Maglie, 1997
Il Tomaverso. di anime animali creature senzienti, Fondazione “Francesca Capece”, Comune di Maglie, Maglie, 2017.
[1] Maria Corti, Introduzione a Salvatore Toma, Canzoniere della morte, Einaudi, Torino, 1999, V.
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Una terza e ultima opera è il Diario della rivoluzione cubana (1996, postumo), ristampato nel 2002, dove leggiamo le fasi della rivoluzione fino al giorno cruciale di Santa Clara ovvero la conquista di Cuba e la caduta del regime dittatoriale di Fulgencio Batista y Zaldívar che porta alla nascita della dittatura di Fidel Castro. Opera dove leggiamo altri aspetti non meramente bellico-militari: l’igiene intima e l’alimentazione giornaliera, dal rivoluzionario visti come dei fabbisogni vitali in grado di mantenere i guerriglieri in ottima salute e di mutarli in esseri sovrumani, imbattibili e immortali; la cura dei nemici feriti per ordine di Fidel Castro, da lui visti sì come nemici, ma, ancora prima come Uomini da rispettare e da lasciar liberi di scegliere se arruolarsi nelle milizie ribelli o vivere come Uomini liberi. Accanto alla cura dei feriti nemici c’è la cura dei feriti ribelli che non sono visti come dei compagni d’armi ma come degli educatori che, dopo la vittoria su Batista, devono educare socialmente, civilmente e politicamente le nuove generazioni alla ideologia castrista. Un ultimo aspetto riguarda l’esecuzione dei traditori, da Ernesto Guevara intesa come una giusta punizione per il tradimento della fiducia dei propri compagni d’armi e come una punizione per l’infedeltà verso la causa della rivoluzione cubana.
Anna Manna Clementi ha pubblicato molti libri di poesia e racconti, tutti risultati pluripremiati in vari contesti letterari in numerose regioni italiane. Tra di essi i prestigiosi “Premio Teramo” e “Premio Alghero”, il “Premio Scrivere Donna” (Tracce Editore), il Premio “Sinite Parvulos” in Vaticano, Premio “Francesco Grisi”, “Calliope” e tanti altri ancora. Ha ideato, fondato e presiede il Premio Letterario “Le Rosse Pergamene” con sede a Roma, il cui nome è nato a partire da una delle sue numerose pubblicazioni. Per la poesia ha pubblicato Migranti (2016), Le poesie di Monteluco (2016), Maree amare mare e amare, Umili parole e grandi sogni. Cinque poesie per tre pontefici; per la narrativa ha pubblicato il romanzo A largo della polveriera (2002); per la saggistica Europa e cultura del Nuovo Umanesimo e L’Illimite . Incontro con il poeta Corrado Calabrò (2015). Sue poesie sono presenti in numerose antologie. È Presidente Fondatrice del Premio “Europa e Cultura” che si svolge presso il Centro di Documentazione europea “Altiero Spinelli” alla Facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Pluripremiata anche a livello istituzionale per la sua attività di cultural promoter. I suoi saggi sono stati presentati anche presso la Biblioteca della Camera dei Deputati e presso Casa Menotti a Spoleto. Si sono occupati della sua scrittura e della sua instancabile attività di promozione culturale i maggiori critici letterari e giornalisti del nostro Paese.
Mondadori-Store così presenta, in forma sintetica, i contenuti di questo volume: “Il libro raccoglie le poesie di oltre vent’anni, rappresentando quasi un’opera omnia di una scrittrice e poeta molto nota in campo nazionale. Ne è la prova, non soltanto le liriche antologizzate, ma soprattutto l’ultima parte del libro, in cui numerosissimi saggisti e critici letterari si cimentano nell’analisi di singole poesie, scelte per empatia e vicinanza di tematiche tra saggista e poeta. Il libro è la sintesi di poesie d’amore e anche d’amore per l’arte e la bellezza. Si chiude con un omaggio poetico alla città di Roma”.



L’incontenibile effervescenza e la più piacevole spontaneità di Luciana Censi, scrittrice di Foligno, pluripremiata in vari contesti letterari in tutta Italia, sono ben contenute nella sua ultima opera, Turismo DOC, edita da Pegasus Edizioni di Cattolica – Sezione Saggistica – nel 2019. Un “saggio personale”, come ben anticipa la primissima pagina del volume, e non avrebbe potuto essere diversamente essendo Luciana così originale, caratteristica, difficilmente descrivibile, sicuramente peculiare in un modo tutto suo, ovvero personale. Uno stile proprio che le è congeniale e che la fa sicuramente distinta nel panorama vasto e spesso lamentoso degli scrittori contemporanei.
Berlino, 23 marzo, 23.41 di un anno indefinito (i roghi divampano sempre nelle fragili anime umane), un palazzo “rivestito di intonaco rosa” prende fuoco nell’ultimo romanzo di Simona Sparaco Nel silenzio delle nostre parole (DeA Planeta 2019) e le lingue sono anche quelle dei suoi inquilini da troppi anni colpevolmente, tragicamente mute.