“Ieri 24 dicembre lo scrittore Julio Monteiro Martins ci ha lasciato, all’età di 59 anni. La notizia è arrivata dall’ospedale di Pisa (era stato colpito da uno di quei mali che vanno di fretta e ti lasciano sì e no il tempo di accorgertene) e ha iniziato a diffondersi nel pomeriggio, io l’ho letta su un blog dopo la mezzanotte. Avevo conosciuto Julio nel gennaio del 2009 quando venne a Jesi per gli incontri della terza edizione di Alfabetica (dedicati alla nuova letteratura in lingua italiana, non ci piaceva l’etichetta di ‘scrittura migrante’). Al mattino l’avevo accompagnato in una classe dell’Istituto d’Arte, poi per un’intervista a Radio Tlt, al centro di aggregazione giovanile, e alla sera alla sala maggiore della Biblioteca Planettiana. In biblioteca ci aveva raggiunto anche la scrittrice Cristina Ali Farah. La sala era piena e attenta. E poi, promotori di Alfabetica e scrittori tutti a cena insieme, a chiacchierare…
Nella prestigiosa chiesa Santa Maria del Suffragio detta del Purgatorio in Modugno prov. di Bari, si svolgerà il 19 dicembre 2014 ore 18.00 l’evento culturale
promosso dall’Associazione Artistica Culturale Animarsi curato dalla stessa presidentessa Stefania Tatiana Cassano -art director-.
Il reading vedrà la partecipazione dei poeti/scrittori: Paolo Amoruso, Natale Buonarota, Massimo Diodati, Zaccaria Gallo, Lilli Maggi,Marta Mizzi,Maria Pina Santoro.
Voci recitanti di: Mariella Lippo, Armando Merenda e Zaccaria Gallo.
Pianoforte e Voce: Sergio Cangelli
Scultore ed Orafo: Silvestro Regina
Scatti Fotografici: Giuseppe Roppo e Francesco Vallarella
Dulcis in fundo omaggio al cantante Pino Mango recentemente scomparso di Cresy Crescenza Caradonna.@
Domenica 21 dicembre 2014 a Castel D’Emilio, frazione di Agugliano (AN) si terrà un reading poetico in dialetto organizzato dalla Associazione La Guglia di Agugliano con la collaborazione di Lorenzo Spurio.
Al reading poetico interverranno i poeti: Elvio Angeletti (Senigallia -AN), Valtero Curzi (Senigallia – AN), Marinella Cimarelli (Jesi – AN), Germana Duca Ruggeri (Urbino), Giovanni Balercia (Ancona), Riccardo Manzini (Porto San Giorgio – FM), Luca Coloccini (Jesi – AN) e Franco Patonico (Senigallia – AN).
La cittadinanza è invitata a partecipare. Di seguito l’invito alla serata in dialetto.
Da sinistra Valtero Curzi, Franco Patonico, Riccardo Manzini, Luca Coloccini (in ginocchio), Elvio Angeletti, Gianni Balercia, Lorenzo Spurio, Germana Duca, Marinella Cimarelli
Ringrazio di cuore Ilaria Celestini per aver letto il mio nuovo libro di poesie e per avergli dedicato tempo nel scrivere questo commento che passo subito a ri-bloggare sul mio blog. Grazie di cuore.
I° EDIZIONE “POESIA NEL BORGO” – CONCORSO NAZIONALE
La Chiesa di S. Giovanni Battista a Montignano di Senigallia (AN)
Organizzato da : LA BIBLIOTECA COMUNALE “ LUCA ORCIARI “- ASSOCIAZIONE PROMOTRICE MONTIGNANESE IL CENTRO SOCIALE ADRIATICO – CON IL PATRICINIO DEL COMUNE DI SENIGALLIA Tipologia degli elaborati : poesia inedita (massimo 36 versi compresi gli spazi) Il concorso sarà diviso in due ( 2 ) sezioni A e B A – poesia in lingua italiana B – poesia dialettale seguita da traduzione il lingua Livello metrico e ritmico libero. Tema : libero Modalità di partecipazione: Ogni opera deve essere inviata tassativamente in via informatica All’indirizzo di posta montignanopoesie@libero.it – per chi trovasse difficoltà Inviare il cartaceo al seguente indirizzo: Biblioteca “Luca Orciari” – Via Del Campo Sportivo ,1/3 – 60019 Marzocca di Senigallia ( AN ), Inserendo all’interno del plico oltre alle poesie ed i dati personali dell’autore la copia del pagamento effettuato. Farà fede il timbro postaleGeneralità da specificare nell’email : nome, cognome, età, indirizzo, telefono, email, aggiungere la copia del cedolino del versamento eseguito in PDF. Non saranno ammesse opere già edite. Gli elaborati non saranno restituiti. Inviare le poesie in PDF tipo carattere Times New Roman dimensione carattere12 Per la sezione B dovranno essere allegate le traduzioni in lingua italiana e sarà utile come valido supporto non obbligatorio allegare una registrazione in Windows Media Audio (WMA) per una più approfondita valutazione del testo poetico. Tutte le opere saranno conservate nell’archivio del concorso
Quota di iscrizione : il candidato può concorrere con n° 2 poesie. è richiesto un contributo di partecipazione, quale tassa di lettura, di 10,00 € (l’importo è valido per n° 2 poesie ) da versare sul Conto Corrente Bancario IBAN IT 29 V 08839 21301 000050150650
BANCA SUASA CREDITO COOPERATIVO, FILIALE DI MARZOCCA
Intestato: ASSOCIAZIONE PROMOTRICE MONTIGNANESE Strada della Grancetta s.n. MONTIGNANO DI SENIGALLIA (AN) Causale: partecipazione al concorso letterario nazionale “ La poesia nel borgo” Scadenza invio file :31-05-2015 Per i minorenni autorizzazione di uno dei genitori Limite di età : non possono prendere parte al concorso tutti coloro che non hanno ancora raggiunto i 15 anni di età. GIURIA: la giuria del Premio, il cui giudizio è inappellabile, sarà costituita: da critici d’arte e letterari, poeti scrittori… i cui nomi saranno resi noti alla premiazione Premi : per ogni categoria 1° CLASSIFICATO = targa + pergamena 2° CLASSIFICATO = targa + pergamena 3° CLASSIFICATO = targa + pergamena Saranno, inoltre, assegnati i seguenti premi : menzioni speciali e menzioni d’onore a discrezione dell’associazione e della giuria, tutti i partecipati riceveranno attestato di partecipazione. La cerimonia della premiazione si svolgerà il 22-08-2015 in Montignano di Senigallia AN – Nella piazzetta antistante la chiesa parrocchiale di Montignano o, in caso di cattivo tempo all’interno della medesima Chiesa. SVOLGIMENTO DELLA MANIFESTAZIONE Apertura della serata conclusiva: inizio alle ore 18,15 eventuali comunicazioni saranno inviate tramite posta elettronica, saranno comunque visibili sui gruppi Facebook (Amici della Biblioteca “Luca Orciari” – POESIA E COLORI – RIME DI MARE – LE PAROLE RACCONTANO – LUCE) È possibile contattare anche per informazioni Elvio Angeletti al n° 366 8642034 Biblioteca “ Luca Orciari” nei seguenti orari dal lunedì al venerdì 9,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00 Il presidente dell’Associane Promotrice Montignanese Elio Mancinelli
Una sola cosa si può dire per riassumere il mostruoso curriculum artistico di Ninnj Di Stefano
Busà: quarant’anni di poesia alle spalle come editrice, pluripremiata poetessa e giurata in una
moltitudine di premi alle spalle. Poi arrivo io, ilpiccoloVilla, a chiederle se posso scrivere le sue
opinioni sul panorama letterario italiano ed eccola: un fiume in piena di parole che scaturiscono
dal profondo, dai decenni di esperienza e da un’amarezza senza fine per quello che ai suoi occhi è
un disfacimento morale prima ancora che artistico italiano.
È a questo punto d’obbligo chiederle cosa pensa a proposito dell’odierna scena nostrana della
poesia e della letteratura in genere e, già che ci sono, proverò a chiederle qualche ‘dritta’.
Ninnj, come vede il panorama dei nuovi poeti di oggi?
L’odierna scena italiana della poesia mi lascia basita e mi fa paura, tra non molto la poesia
come “oggetto” letterario uscirà di scena completamente, ciò si verificherà non tanto per
assenza di poeti, né perché la poesia decade come oligarchia di culto intellettuale.
Semplicemente per un contraddittorio e una scena di decadimento di valori e di correttezza
intellettuali ai quali nessuno può più opporre rimedio. Ritengo che se non fosse grave
potrebbe apparire buffo in egual misura.
Succede anche questo in Italia, sapete? L’Italia delle contraddizioni, degli anacronismi,
delle antinomie, dei contrasti a cielo aperto? Ecco di quella vi parlo, di quell’italietta da
quattro soldi scarsamente equiparata al progresso indietro di almeno 30 anni rispetto ai partners europei
più consolidati e mastodontici veri mastini del mercato internazionale: I poeti chi sono,
questa brutta razza dannata? Premono e battono per essere introdotti, ahimé…povera gente! Illusi, veri stakanovisti del “rifiuto” insistente e persistente. Ma dove
vogliono andare? Cosa pretendono? Sono malvisti, ridotti al ruolo di sudditanza a causa della
incuria dell’indifferenza e del malcostume degli editori governativi di non tenerli in
considerazione, essi sono obbligati a ripiegare sulle case editrici meno blasonate,
cadendo in mano ad un sottobosco che ne intercetta solo l’introito. Eppure la vena
letteraria italiana sarebbe una risorsa per il paese in crisi… Sempre meglio che un ventre piatto dalla fame che ci sorprenderà alle spalle, d’improvviso,
come una catastrofe, che nessuno ha giudicato tale fino al momento di esserne subissati.
È noto che fra te ed il mondo editoriale italiano non corre buon sangue.
Cosa non funziona e perché?
Gli editori italiani di rango (noblesse oblige) volgono altezzosi e indifferenti le loro
attenzioni alla narrativa straniera, sempre proni a dare ad altre nazionalità onori e
gloria perpetrando un insulto agli autori nostrani.
I direttorini editoriali grandi marche, per lo più giovani baldanzosi e bizzarri, fortemente
vanitosi che da loro stessi, in piena autonomia gestiscono la sponda editoriale,
autodefininendosi da soli padreterni, o “deus ex machina” intricati nella politica nostrana,
ammanigliati coi più alti vertici dell’establishement, fanno gli snob, con gli scrittori
(e i poeti) disdegnando le loro opere, senza neppure dar loro un’occhiata di demerito.
Siatene certi che dal filtro intransigente transita però l’amico dell’amico, il vicino di casa,
l’anonimo sconosciuto al quale è giusto dare credito intellettuale, mentre non vale niente
quello che dice o scrive la “massa” fluida, il corpo senza testa di tanti anonimi illusi…
Così definiscono l’onda anomala degli scribacchini: una marea di gente megalomane che
senza avere le carte in regola si mette in testa di sfondare…si spranghino le porte, si butti nella spazzatura ogni opera inedita, ogni romanzo o
raccolta di poesie provenienti da pianeti sconosciuti, tanto è “fuffa” senza sospettare
che tra cotanto pattume, ci possa essere il Pirandello della situazione, il Vate della poesia,
il solipsista silenzioso che fa la differenza.
Ma tant’è così è se vi pare: la compattezza è d’obbligo, l’ostilità a leggere “robaccia” del
popolo, senza l’avallo o il nullaosta di camerille, di congreghe, o altri rimestamenti/
accomodamenti è necessaria perché questi “individui” imparino la lezione: non si entra
senza la chiave, è severamente
vietato.
Qual è l’errore tecnico più frequente che riscontri nelle nuove leve e cosa
suggerisci per porvi rimedio?
Io non sono “nessuno” e non posso suggerire nulla, anche perché ho ricevuto anch’io porte
in faccia…ma non mi preoccupo di questo, vi passerò da morta, perché sono in grado di
valutare (e molto severamente) meriti e demeriti di chi opera in campo, sono feroce con
me stessa tanto quanto lo sono quei bellimbusti che non si peritano di rispondere neppure
con un rigo di diniego ai fantomatici appelli.
E degli autori che si autopubbliccano cosa pensi? Sbagliano o sono una
risorsa in più per la letteratura italiana?
Degli autori che si autotassano per le loro pubblicazioni penso che sono una piccola
risorsa in un momento di crisi obiettiva, di oscuramento delle capacità imprenditoriali
del paese, una piccolissima addizionale riserva economica che fa vivacchiare i poveri
cristi, ma non cambia il principio e la portata del fenomeno. Siamo un popolo che non
potrà progredire, non potrà andare troppo lontano, perché troppe sono le incongruenze,
le detrazioni morali, le defaillances del sistema. Ci fa difetto l’intelligenza, l’amor proprio, il senso del dovere, l’orgoglio,
siamo pecore in un recinto di caproni, per via deduttiva dovremmo essere già naufragati, salva il famoso humour, l’allegria degenere, la irrefrenabile ironia di saper sopportare
impunemente la defenestrazione di ogni categoria pensante (vedasi scuola, ricerca etc).
Ma ancora per quanto tempo?
Qual è per Ninnj lo scopo della poesia?
Per me è la vita, non credo lo sia per tutti, la vetrina della vanità dà per scontato il suo
“fine” che è invece un mezzo per elevarsi sempre più alla condizione di homo sapiens.
Io conduco imperterrita la mia battaglia per la poesia da quarant’anni, senza mai una
defezione, un ravvedimento, senza guarigione, dalla poesia quando è vera non si guarisce
mai, è un morbo che t’infetta, un virus che ti contamina l’anima, la si ama più della
propria vita, perché essa è espressione primaria della propria coscienza morale.
Ne ho combattuto i detrattori mostrando unghie e denti a coloro che non credono
nelle capacità catartiche di questa risorsa umana. La poesia mi dà gioia, serenità
nei momenti difficili, mi conduce per mano da quando avevo tredici anni.
Non l’ho mai abbandonata, la mia fedeltà assoluta alla causa vorrà pure dire
qualcosa, la considero la mia seconda pelle.
Una domanda che non ti hanno mai fatto ma cui avresti sempre voluto
rispondere.
Una domanda che non mi hanno mai fatta? Perché scrivo? Risponderò con tutta
sincerità, non lo so: madre natura mi ha dotato di un cervello vigile e lucido, cerco
disperatamente di metterlo a disposizione degli altri, non so sinceramente se vi riesco,
l’intenzione è quella di aprire punti di riferimento, fare da battistrada a risolvere
incongruenze e defezioni. Non dimenticate che il mio segno zodiacale è acquario:
portatrice di bene per antonomasia, infatti è contrassegnato da una fanciulla
che regge una giara d’acqua, quale bene più grande!
C’è amarezza ma no cattiveria in queste parole asciutte che fanno soltanto
riflettere, non lasciano nulla da aggiungere nulla.
E per chi non la conoscesse, ecco il “breve” curriculum della Di Stefano Busà: solo un
riassunto, tanto per gradire.
Ninnj Di Stefano Busà
Ninnj Di Stefano Busà
Nata a Partanna, vissuta nella prima infanzia in Sicilia, ha iniziato a scrivere, incoraggiata da Salvatore Quasimodo, suo corregionale e amico di famiglia.
Tra i ventitre libri pubblicati che le hanno valso alcuni dei premi letterari più
prestigiosi, ricordiamo almeno gli ultimi titoli: Tra l’onda e la risacca (2007),
L’Assoluto perfetto (2010), Quella luce che tocca il mondo(2011), La traiettoria
del vento (2012), Il sogno e la sua infinitezza (2012), La distanza è sempre la
stessa (2013), Eros e la nudità (2013), Ellittiche stelle (2013). In saggistica:
Il valore di un rito onirico (New York, 1990; L’Estetica crociana e i problemi
dell’arte (1986). E’ collocata nella Storia della Letteratura Italiana (6 vol. per i Licei
e Scuole superiori, Ed. Simone). Si occupa di critica letteraria, saggistica, giornalismo,
narrativa. Un suo romanzo: Soltanto una vita è uscito con Kairos Editore nel 2014.
Ricopre il ruolo di Presidente di un programma culturale internazionale con il
Governo e il Consolato dell’Ecuador, di cui è stata insignita per meriti letterari
dell’onorificenza di Gran Dignitario. Per Kairos Ed. 2013 ha curato l’Archivio Storico 1990-2012 per le Scuole: L’Evoluzione delle forme poetiche (un ventennio dei più rilevanti
Quando lo sdegno diviene poesia: Neoplasie civili di Lorenzo Spurio
(Edizioni Agemina, Firenze 2014)
Quando a cimentarsi con la poesia è una tra le menti più brillanti della nuova generazione di critici letterari, i risultati vanno oltre la poesia stessa, e colpiscono proprio per la costruzione di una silloge che esprime volutamente nello stile e ancor più nei contenuti una poetica della non-poeticità.
Mai come oggi, in una società malata di ogni tipologia di violenza e di negazione della dignità umana, diviene quasi inevitabile che chi s’interessa di letteratura affronti l’impatto con la realtà e ne denunci impietosamente le storture.
Così, il verso poetico rinuncia in partenza a ogni orpello retorico, a ogni tentazione estetizzante e perciò stesso qualunquistica, e, in nome di un’arte che non può essere fine a se stessa, ma intende servire l’uomo e la contemporaneità, diviene grido.
E grida le tragedie che si consumano in ogni angolo del mondo, dalle steppe caucasiche alle regioni desertiche, dove diversi sono i protagonisti, differenti le motivazioni, ma uno e medesimo è il sangue che scorre, una e una sola è l’umanità che geme, umiliata, ferita e oppressa.
Non ci sono più favole, nel mondo così crudamente descritto dall’Autore: non ne è più il tempo, nei luoghi ove risuona il rombo crudele della mitraglia, o dove i bambini vengono coperti di lividi e seviziati nel silenzio.
Lorenzo Spurio
E’ poesia di denuncia, quella di Lorenzo Spurio, come di denuncia è la sua raccolta di racconti La cucina arancione, che raccoglie idealmente il testimone del maestro Ian Mc Ewan, al quale il giovane critico ha dedicato un saggio illuminante sulla ineluttabilità di avere il coraggio di alzare il velame delle reticenze e dell’omertà di fronte agli abusi e alle tragedie che si consumano ogni giorno nei rapporti interpersonali e nelle famiglie.
Le formazioni che come un cancro corrodono le strutture e le sovra-strutture sociali e ne decompongono progressivamente la morfologia, hanno nomi non meno inquietanti delle patologie anatomiche: si chiamano Potere, Servilismo, Omertà, Oppressione, Violenza, Negazione, Opportunismo, e la serie potrebbe continuare all’infinito.
Gli ambiti privilegiati dove proliferano le cellule malate, oltre alle realtà civili e private, dagli interni borghesi agli ambiti lavorativi, sono quelle più ampie della Polis, dove la politica intesa come arte di servire la comunità è scomparsa, e ha lasciato il posto allo spettro onnipervadente del Potere.
Un potere che si trastulla nei giochi dei palazzi, e che conduce alle migliaia di morti nelle piazze nei regimi totalitari e dovunque l’essere umano sia stato degradato a strumento e a oggetto.
In questo scenario quasi apocalittico, si stagliano nitide le figure esemplari ed emblematiche delle vittime innocenti, come la dolce e sventurata Lady D., o come i bambini poveri che tentano di giocare sotto il fuoco dei cecchini, “tra le pozzanghere nere senza fine”.
Un libro amaro, che non cerca di compiacere o di blandire nessuno; una silloge che è un colpo di frusta ai costumi e ai mal-costumi del nostro tempo e al tempo stesso ne è una fotografia amara e indignata, in virtuale omaggio a quel “facit indignatio versum” di antica memoria, in cui Giovenale, anch’egli giovane e brillante intellettuale, testimone di un’età in disfacimento, asseriva che la propria opera poetica era dettata dallo sdegno di fronte al male dilagante.
Un’opera che induce a riflettere, non per fuggire, ma per cambiare e iniziare a sviluppare, prima del baratro, una speranza di costruttività.
Componente della CommissionepariOpportunitàdellaRegione Marche.
Lettrice: prof.ssa Luana Giovanelli
Immagini: prof. Michele Giacomazza
Coordinatrice: prof.ssa Ersilia Riccardi
Un incontro che avrà la capacità di dare, attraverso le immagini e le poesie che integrandole fungono loro da commento, un messaggio di speranza, di fiducia negli affetti e nella vita, a testimonianza di come essa non venga mai sconfitta.
Sarà presente l’autrice che firmerà alcune copie del libro.
“Non era tempo per favole e idiote freddure, quello. Il sole riscaldava l’erba, l’aria e il cemento, ma non me.” (p. 34)
La raccolta di poesie di Lorenzo Spurio è dedicata ai più scottanti e sensibili temi di attualità. Si tratta principalmente di componimenti brevi e sintetici che mirano, con estrema chiarezza, più che a offrire un punto di vista o a spiegare un’opinione personale, a comunicare una sorta di frustrazione, rabbia, impotenza, e delusione nei confronti di fatti e avvenimenti che, per forza di cose, ci vedono semplici e apatici spettatori.
È una poesia di impatto, quasi cinematografica e non sempre lirica. Si dipana per frame, inquadrature e cornici: grandangoli e primi piani che, nella più perfetta scia autoriale, disegnano una linea precisa, un percorso da seguire che conduce il lettore/spettatore verso un sospeso finale.
Poesie veloci, immediate, urgenti perfino. Leggendole si sente la spinta emotiva, l’esigenza impellente e dirompente di comunicare, di mettere nero su bianco un groviglio di pensieri e sensazioni che il poeta sembra provare lì, proprio sotto i nostri occhi, indipendentemente dal tempo della narrazione.
Sebbene siano poesie “facili” e non ermetiche, non sono tuttavia “semplici”: per capirle è necessario essere informati e aggiornati sui fatti del mondo. Lorenzo Spurio si rivolge al suo pubblico da ‘pari’ e non da ‘maestro’: non pretende di insegnare, ma di ‘dialogare’ come tra amici al bar, con il giornale davanti.
Nelle parole si sente fortissima l’amarezza, la disillusione, la frustrazione per un mondo governato poco e male, in cui a essere bendata non sembra tanto la dea fortuna quanto piuttosto la classe dirigente che, nella sua ‘disabilità’ visiva, sembra essere incapace di prendere decisioni o tanto meno di compiere azioni risolutive, nel bene e nel male.
Pessimismo? Forse, ma personalmente preferirei definirlo uno smaccato e concreto realismo. Come nella favola dei vestiti dell’imperatore, immagino Lorenzo lì con il dito puntato a farci vedere che il re e tutti i suoi cortigiani sono nudi e, quel che è peggio, ne sono perfettamente consapevoli.
Le poesie di Lorenzo sono come una sveglia puntata, suona e risuona finchè qualcuno non la spenge o la ascolta e faticosamente si alza e compie il suo dovere. Piccoli allarmi che, come scosse e impulsi elettrici, cercano di scuotere menti assopite e assuefatte da un’informazione omogenea e preconfezionata.
Protesta? Ribellione? Non sempre. Resta più una forte impressione di dura consapevolezza, una definitiva e inclemente sottolineatura che non permette secondarie vie di fuga.
Lorenzo usa le parole come uno specchio che, in modo diretto, riflette quello che vede e lo mostra agli occhi del mondo in modo imparziale e temperato.
Infatti, nonostante i sentimenti del poeta siano chiaramente avvertibili all’interno del testo, non si supera mai la misura. Il linguaggio è sempre quello di una pacata ‘discussione’ tra l’autore e il mondo, mai quello di una lite accesa e furibonda. Lorenzo non ha litigato con il mondo, non vuole isolarsi o allontanarsi da esso, ma lo invita a sedersi a un tavolo e a discutere per vedere se c’è modo di risolvere i problemi.
Una relazione non facile, senza dubbio. Personale e pubblica allo stesso tempo. “Civile” come dice il titolo stesso della raccolta. “Civile” significa infatti anche “educato”: saper condurre, ad esempio, una conversazione senza esasperare i toni, senza aggredire, né offendere l’interlocutore. E, in tempi in cui la parola sembra essere diventata un’arma distruttiva più che un mezzo di comunicazione, la “civiltà” suona come un valore anacronistico, retaggio di un passato lontano e perduto.
L’immagine del poeta è proprio quella di un uomo che cammina per la sua strada, con l’espressione seria ma decisa, i pensieri ben chiari in testa che aspettano solo l’occasione giusta per essere espressi e trasmessi.
Questo libro lo è: è l’occasione giusta per aprire gli occhi, spingere alla riflessione e al dialogo. “Civile” nella forma e nella sostanza.
Come previsto dal bando di partecipazione della III Edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, la cui premiazione si è svolta lo scorso 15 nov. a Firenze, si è provveduto ad inviare alla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) in versamento mediante bollettino postale i fondi raccolti derivanti dalla vendita della antologia con le poesie vincitrici, menzionate e segnalate.
A continuazione la foto del versamento effettuato e la lettera di accompagnamento che verrà inviata in cartaceo alla FISM con copia della antologia.
Per chi fosse interessato ad acquistarne una copia, il costo è di 15 € comprensivo di spese di spedizione a mezzo raccomandata e deve scrivere a arteinversi@gmail.com
Ricordiamo che l’iniziativa concorsuale era patrocinata dai Comuni di Roma, Brescia, Jesi (AN) e Dronero (CN).
Vi aspettiamo a Gennaio con la nuova edizione del Premio!
Lorenzo Spurio
Presidente del Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”