È uscito da poco il libro di poesie Il filo quotidiano, opera prima della poetessa calabrese Maria Teresa Murgida per i tipi di Compact Edizioni (Divisione Editoriale di Phoenix – Associazione Culturale di Roma), curatrice di collana Francesca Bullo, con prefazione della poetessa Michela Zanarella.
Dalla quarta di copertina, atta a svelarci le principali pieghe di questo volume secondo una chiave sinottica che desta interesse nel lettore, per mezzo delle parole di Michela Zanarella veniamo a sapere che “questo libro è il riconoscimento ottenuto per essersi qualificata, con il suo componimento in versi ‘In un foglio di mare’ al primo posto al concorso “Metropoli in versi”, dedicato al tema della città e dei luoghi del vivere, ideato e promosso da Phoenix Associazione Culturale […]; il libro è un canto delicato e puro di intuizioni elevate. La scrittura si nutre di semplicità estrema: è proprio nella capacità di osservare il mondo e introiettare le emotività umane e divine, che la poetessa ci offre una parte di sé, delle sue emozioni più intime e vere”.
In appendice è situata anche una parte in prosa accompagnata da suggestive foto rese in scala di grigi. Significativa la sezione dedicata ai ringraziamenti nei quali l’autrice così scrive: “Agli alberi e ai cieli senza i quali non vedrei le cose come realmente sono. Agli occhi dei bambini dove trovo parole senza polvere che fanno luminoso anche il fitto del bosco. A Gianni a Mario a mia madre che aggiungono una piuma sempre nuova alle mie ali di parole, A chi trova nel proprio petto una noce piccola, la apre e la offre attraverso la poesia” (p. 75).
Di seguito tre liriche della poetessa tratte dal volume
“Le parole che non dico”
Le parole che non dico a nessuno
lievitano in una spiga.
Nell’ampia piazza del campo di grano
si gonfiano dello scroscio nella pozza sulla strada.
Diventano cervo e volpe nei cirri sospesi.
Poi sentono un vento arrivare
che sposta i rami.
Montano di tramontana nella gola,
plasmano piume,
e urlano nei becchi delle aquile.
*
“Occorre guardare il cielo”
Occorre guardare il cielo,
spiarlo tra le foglie dell’edera,
seguire la fine dei tetti,
strizzare gli occhi dietro ai vetri.
Ci si accorge allora delle speranze di una lucciola,
dei covoni fermi dove dorme il sole
e qualche lume di luna.
Si esce così dalle prigioni,
si scavalcano le siepi.
Il ferro delle gabbie diviene elastico
e vibra di suoni il silenzio.
Occorre attaccare le ali agli occhi
più che alle scapole.
Nascono favole
più in là
oltre le tegole.
*
“Le cose da niente”
Celebro le piccole cose:
la crepa, lo spacco,
gli occhielli slabbrati.
Onoro l’ora di ieri
quella ultima e spaiata
dove fa la casa il ragno
e danza la polvere.
Mi sale impetuosa una quiete,
una specie di morte
che sparpaglia l’ordine
tra l’ordito e la trama.
Chi è l’autrice?
Maria Teresa Murgida (Catanzaro, 1976) vive a Vallefiorita, un piccolo paese in provincia di Catanzaro. Lavora e gestisce un centro per la prima infanzia. La scrittura è da sempre il punto fermo del suo quotidiano. Si è avvicinata alla poesia da poco tempo, ottenendo lusinghieri consensi da parte dei lettori. All’interno di alcuni concorsi letterari ha ottenuto riconoscimenti e attestazioni di merito tra i quali il 1° Premio al Premio Nazionale “Città di Latina” (2017) con la lirica intitolata “in un foglio di mare” che, nello stesso anno, si è aggiudicata il primo posto anche al Concorso Nazionale “Metropoli in versi” a Roma. Nella città in cui vive ha ottenuto una Menzione Speciale alla VII edizione del Premio “Versi d’agosto” (2017), questa volta con la poesia “un seme di soffione”. Altri suoi testi compaiono in antologie.
L’autrice delle poesie qui riportate e della prefazione, riportata in forma di stralcio in questo articolo, acconsentono alla pubblicazione su questo spazio online senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate.





Venerdì 8 marzo alle ore 17:30 presso il Chiosco-Caffè della Villa Comunale di Isernia si terrà la presentazione del libro “Iridio” (L’Erudita, Giulio Perrone, Roma, 2019) del poeta e scrittore Antonio Vanni. Il volume, la prima antologia dell’autore molisano, contiene al suo interno le precedenti prefazioni alla sua opera a firma del noto critico letterario Giorgio Barberi Squarotti rispettivamente del 1992 e del 1997. Il titolo del volume, “Iridio”, deriva dall’eponima lirica ivi contenuta che Vanni ha deciso di dedicare al poeta e scrittore, noto esperantista Amerigo Iannacone (Venafro, 1950-2017) recentemente ricordato, nel novembre 2018 con un Premio Speciale “Alla Memoria” in seno alla premiazione della VII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi. Amico e collaboratore di Iannacone, Vanni ha deciso di dedicare il volume a questo grande uomo di cultura per Isernia e il Molise tutto al quale, in apertura, scrive “Sul tardi lascerai il Caffè/ dove attendevi noi,/ corpi educati alle latomie/ degli spazi/ tra destino e amore,/ colto il più bello tra i fiori/ del chiaro giorno infinito“.
Antonio Vanni (Isernia, 1965) lavora nel Reparto di Psichiatria del locale ospedale civile. Ha iniziato a comporre versi all’età di dodici anni divenendo a diciotto anni, con la raccolta “La Nube”, membro onorario dell’Accademia di Scienze Umanistiche del Brasile. Poeta e autore di racconti brevi, in parte inediti. Ha pubblicato i volumi di poesia “La Nube” (1984), “Alcadi” (1986), “Viale dei Persi” (1987), “L’albero senza rami e la luna” (1992), “Diario di una nuvola bassa” (1994), “L’Ariel” (1997), “Plasmodio” (2017). Nel 1995 il giornalista Fulvio Castellani pubblicò la monografia “Dai giardini del tempo e del sogno – Introduzione alla poesia di Antonio Vanni”. Dal 2016 al 2018 ha diretto, per il mensile “Il Foglio Volante – La Flugfolio” la rubrica di poesia dei giovanissimi, “L’Aquilone”. Cura una collana di poesia.
La nuova opera della poetessa palermitana Francesca Luzzio è stata recentemente pubblicata per i tipi di Il Convivio Editore di Castiglione di Sicilia e porta il titolo di Cerchi ascensionali. Le motivazioni e le finalità della tetra-ripartizione dell’ampia opera poetica – che raccoglie gli inediti della più recente produzione, compresi alcuni testi apparsi su riviste e antologie – sono ben chiarite negli apparati critici introduttivi al volume a firma, rispettivamente, del professore Elio Giunta e di Angelo Manitta, critico letterario e responsabile della casa editrice Il Convivio. Nella progressione di questo percorso per “cerchi” che, come Manitta rivela, ricordano i canti di dantesca memoria,l’animo poetico della Nostra è tratteggiato a trecentosessanta gradi, esponendosi la poetessa tanto su questioni di carattere etico-sociale
A riferire/giudicare/deprecare l’intento dei cognati di uccidere il legittimo genitore e ad accompagnarci nei meandri di menti adulte di volta in volta appassionate e/o disperate, edotto, suo malgrado, nelle perverse dinamiche degli amanti (“arrivano al primo bacio pieni di cicatrici, oltre che di voglie” e “non si amano in dicembre come si amavano a maggio”) non meno che nei meccanismi della vendetta (“può essere consumata cento volte in una sola notte insonne”), è la più precoce voce narrante del romanzo post-moderno che ci sia dato ricordare: un feto, ormai non più fluttuante nella bolla sognante dei propri pensieri – come…da giovane – ma pronto ad affacciarsi alla vita e spirito critico già pienamente consapevole che “l’esistenza cosciente coincide con la fine dell’illusione di non essere”…Chi legge dovrà abituarsi, il narratore si esprime così ed è merito dello scrittore aver evitato i rischi di un gioco cerebrale ed artificioso grazie ad una massiccia dose di provvidenziale, godibile ironia. Testimone suo malgrado – silenzioso sino ad un certo punto – dell’avvincente plot, su cui nulla sveliamo, amerebbe nascere in Norvegia per la munifica assistenza pubblica; l’Italia è una seconda scelta (“rovine e cibo”) che, comunque, batte la Francia, con l’autostima dei suoi abitanti e il Pinot nero, del quale è in grado di indovinare il vitigno attraverso il semplice bouquet decantatogli da una placenta in buona salute. In ogni caso predilige il Borgogna e il Saucerre Chauvignol con il suo “sentore gentile di pietrisco siliceo” (tutto la madre). Prematuramente afflitto da un senso di tedio esistenziale e non esente da tendenze suicide pre/neonatali di fronte alla disperazione per il progettato omicidio – “nascere morti”, che ossimoro – ricorre spesso al francese e ad un lessico forbito (non origine ma eziologia, non pallida, chiaro, follia comune ma diafana, epidittico, folie à deux…felicità? Meglio citare la pakistana Valle di Swat). Tutto il padre. Non si commuove ascoltando una lirica moderna (“troppo ripiegate in se stesse, vitree e sdegnose nei confronti dell’altro”), apprezza Owen e Keats, Poggio Bracciolini e l’Umanesimo italiano, Lucrezio e l’Ulisse (che fa addormentare l’adorata genitrice, Joyce non è Omero), si esprime spesso per metafore (solida comunque la conoscenza dell’intero apparato retorico) e ha confidenza, per accorata empatia con lui, dell’aubade, del pirrichio


Il poeta Pasqualino Cinnirella di Caltagirone (Catania) con all’attivo le pubblicazioni poetiche “Pieghe d’animo 1963-1977” (1978), “Fuochi sull’aia 1978-1985” (1987) e “Meditazione” (2001) è recentemente uscito con una nuova opera poetica, “Boati dal profondo”, per i tipi di The Writer Edizioni. Le liriche, tutte dotate in calce del riferimento preciso alla data della loro stesura, sono inframmezzate da commenti critici di diversa lunghezza di eminenti critici e studiosi di letteratura, tra i quali Nazario Pardini, Pasquale Balestriere e Maria Grazia Ferraris (solo per citarne alcuni), che si dedicano ad approfondire alcuni aspetti dell’arte poetica del Nostro. 

La mia grande conquista: l’ultimo libro del M° Guido Oldani “La guancia sull’asfalto” – raccolta calda, crudele e preziosamente ruvida. Il Realismo Terminale D.O.C. che seguo col cuore dopo averlo abbracciato nel 2015 / 2016. Nota introduttiva a cura del Prof. Giuseppe Langella, editore Mursia. Testi crudi, perfettamente sincronizzati con le onde della nostra complicata tecnologica vita moderna, gettata come un rifiuto nella discarica dei sentimenti privi di misericordia. Ci siamo persi tra vari oggetti soppressi dai codici a barre, dimenticando di essere “semplici e fragili mortali”. La poetica travolgente, geniale nella sua trasparenza e metrica, scritta con una leggerezza stupefacente e un linguaggio sobrio ed efficace, mai artificiale nonostante la difficile impronta civile dell’intero volume. Libro imperdibile che consiglio sinceramente a Tutti!
