“La forza della poesia” (gruppo Facebook) il 20 giugno 2020 l’incontro con gli autori

Pochi giorni fa il gruppo Facebook “La forza della parola: poesia e scrittura in libertà” (https://www.facebook.com/groups/poesiascrittura/?ref=share), fondato e gestito da Lorenzo Spurio ed Emanuele Marcuccio ad ottobre del 2015, ha oltrepassato i 6.000 iscritti. In molti nel corso del tempo hanno pubblicato e diffuso proprie opere, poesie, racconti, foto, canzoni, stralci di racconti e saggi, segnalazioni e recensioni di libri, analisi e approfondimenti di altre opere, classici o di esordienti, notizie di giornalismo, critica, cultura generale, contribuendo ad arricchire il dialogo in questo spazio virtuale. I membri fondatori hanno deciso di organizzare un’iniziativa virtuale, sul gruppo, che consenta a chi lo frequenti con più o meno assiduità, in forma assolutamente libera di partecipare a una “presentazione” individuale, per permettersi di conoscersi meglio tra i tanti iscritti.

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Proponiamo, pertanto, per la sola giornata del 20 giugno 2020, di pubblicare per ciascun iscritto un unico post che abbia le seguenti caratteristiche:

NOME E COGNOME DEL PARTECIPANTE SCRITTO IN MAIUSCOLO
A continuazione la biografia (massimo 10 righe). Chi pubblicherà pagine intere di biografie con elenchi di premi vinti non verrà accettato. Non è quella dell’esibizione frivola la finalità di questa idea.
A continuazione il titolo di una propria poesia in maiuscolo e sotto la poesia scelta (in italiano o in dialetto e, in quest’ultimo caso, seguita dalla traduzione), tra quelle che maggiormente lo rappresenti. Se non si tratta di un poeta, un estratto di racconto, di saggio, di articolo, di descrizione di foto, quadro o della sua attività culturale.
Pubblicare insieme al sopradetto testo e in un unico post una propria fotografia.

Per chi è pratico nell’uso degli hasthag, si propone di inserire, al termine del testo, anche questi hastag (facendo un semplice “copia-incolla”):

#poesia #poetry #cultura #culture #letteratura #literature #autore #authors #poesiascrittura

https://www.facebook.com/groups/poesiascrittura/?ref=share

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Post che non si uniformeranno a queste caratteristiche, come pure post non attinenti al progetto previsto per l’intera durata del giorno 20 giugno p.v., non verranno accettati e, dunque, non avranno pubblicazione sul gruppo.
Sperando che l’iniziativa possa essere gradita e possa essere un reale momento d’incontro e di condivisione, per una maggiore conoscenza e confronto con quanti sono iscritti, ringraziamo in anticipo quanti vorranno prenderne parte.

Gli organizzatori

Lorenzo Spurio
Emanuele Marcuccio

15/06/2020

Un articolo sull’esito di questa iniziativa. Cliccare qui.

III Premio “Il Poeta Ebbro… di colori” edizione 2020 – il verbale di giuria

COMUNICATO STAMPA

Per il Premio Il Poeta Ebbro …di colori (la poesia incontra la pittura e la fotografia), a causa della pandemia per Corona Virus e la relativa emergenza sanitaria e sociale, non è stato possibile – diversamente da quanto avvenuto negli anni precedenti – bandire il concorso e allestire la Mostra delle opere concorrenti. Pertanto l’edizione 2020, che si svolgerà a Spoleto possibilmente a fine agosto, premierà gli Artisti (pittura e fotografia) che negli anni si sono ispirati o hanno dedicato le loro opere alle poesie d’amore di Anna Manna, ideatrice e fondatrice del Premio, pubblicate nel suo recente volume Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori (Nemapress Edizioni, Roma, 2019) .

L’Edizione 2020, in tutte le sue sezioni, sarà pertanto dedicata ai PREMI SPECIALI riservati ad artisti di fama nazionale ed internazionale.

La Commissione di Giuria per la sezione pittura, presieduta da Eugenia Serafini, era composta da Anna Manna, Sandro Costanzi e Alessandro Clementi.

La Commissione di Giuria per la sezione letteraria, presieduta da Mario Narducci, era composta da Liliana Biondi, Anna Manna, Goffredo Palmerini e Clara Di Stefano.

La poetessa romana Anna Manna, ideatrice e fondatrice del Premio “Il poeta ebbro”

SEZIONE PITTURA

I premiati sono risultati (in ordine alfabetico): CECILIA ARGUELLO (con il dipinto “Tenerezza” dedicato alla poesia “Casti amanti”; GIOVANNA GUBBIOTTI (con il dipinto ispirato alla poesia “Partire da Roma”), RUGGERO MARINO (per la composizione pittorica con manichino “La donna farfalla” ispirata alla poesia “Primavera senza scampo”) e MILENA PETRARCA (per il quadro “Tramonto” dedicato all’omonima poesia).

SEZIONE POESIA E TEATRO

ORENELLA CERRO, per recitazione in tempi diversi di poesie tratte da Ebbreze d’amore, dolcezze e furori presso la Galleria Alberto Sordi di Roma, nell’ambito degli Eventi di Antonio Bruni “Un Pensiero per Roma” e “Colossea”.

PREMI ALLE PERSONALITA’ CULTURALE

PREMIO ALLA CULTURA

Conferito all’Ambasciatore dott. GAETANO CORTESE, in occasione del ventennale della pubblicazione della sua opera monumentale Collana di libri per la valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero con
l’Editore Carlo Colombo.

OMAGGIO ALLA CARRIERA

Conferito al pittore futurista ANTONIO FIORE

PREMIO LEONARDO 2020

Conferito a NICOLO’ GIUSEPPE BRANCATO per la raccolta (traduzione e pubblicazione) delle Favole di Leonardo Da Vinci (ogni anno questo premio alla cultura sarà assegnato a chi ha omaggiato un grande artista, di cui nell’anno ricorre l’anniversario, dal quale questa sezione prenderà il nome).

PREMIO GENIUS LOCI

Conferito a LUCA FILIPPONI per l’Organizzazione e la diffusione a livello internazionale della cultura

PREMIO “EBBRA IDEA… DI COLORI”

Conferito a SERENA MAFFIA per “MostraPoeta”

SEZIONE POESIA E FOTOGRAFIA (in ordine alfabetico)

DANIELA FABRIZI con la foto dedicata alla poesia “Meteorite”

LORENZO SILVESTRONI con le fotografie ispirate e dedicate alle poesie di Anna Manna per Roma

MARIA CRISTINA VALERI con la fotografia ispirata e dedicata alla poesia “Contatto celeste”

(La fotografia è stata esposta a Casa Menotti nell’aprile 2016 nell’ambito della Mostra personale di Maria Cristina Valeri “Anemos Narrazioni simboliche!).

OMAGGIO ALLA CARRIERA

Conferito a MARIO GIANNINI che ha firmato la copertina del libro Ebbrezze di versi, dolcezze e furori

PERSONAGGIO DELL’ANNO: TIZIANA GRASSI

POETA DELL’ANNO: BENITO GALILEA

POETA CROMATICO: SELENE PASCASI

Il Bando di concorso per il 2021, sia per la sezione delle arti figurative sia per la nuova sezione letteraria, sarà presentato durante la cerimonia di premiazione per i Premi Speciali che si svolgerà a Spoleto alla fine di agosto. Gli artisti per l’edizione 2021 dovrano ispisrarsi alle poesie di Anna Manna e a quelle del libro di Serena Maffia pubblicate nel libro A gambe levate.

Esce “Amazzonia verde d’acqua”, l’enciclopedia poetica della salvaguardia ambientale della poetessa brasiliana Márcia Theóphilo

Articolo di Lorenzo Spurio 

978880472744HIG-310x480 (1)Esce domani, 16 giugno 2020, per i tipi di Mondadori, nella serie “Lo Specchio”, il nuovo libro della nota poetessa brasiliana Márcia Theóphilo. Poetessa, scrittrice e antropologa tanto in portoghese, sua lingua d’origine, che in italiano, nel corso degli anni ha visto le sue opere poetiche venire tradotte in varie lingue straniere, dall’inglese allo svedese, dal francese allo spagnolo. Particolare attenzione va riposta verso la sua fluente produzione poetica e letteraria, interamente incentrata sull’impegno per la difesa ambientale dell’Amazzonia. La Theóphilo ha ottenuto numerosi premi letterari, alla cultura e alla carriera, com’è il caso del prestigioso Premio Letterario “Città di Vercelli”, in seno al Festival della Poesia Civile (premio che, negli anni precedenti, è andato, tra gli altri, ad Adonis, Lawrence Ferlinghetti e Eugenij Evthushenko), il Lerici-Pea e, recentemente, il Premio alla Carriera in seno all’ottava edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi, presieduto dal sottoscritto e con Michela Zanarella quale presidente di Giuria. L’articolo di tale conferimento, congiuntamente alla motivazione critica, possono essere letti cliccando qui.

Márcia Theóphilo è nata nella città brasiliana di Fortaleza nel 1941. Vive da vari anni a Roma. La sua ingente opere letteraria si dispiega nei vari generi anche se sembra essere la poesia il suo vero canto d’anima. Influenzata dai canti oriundi e dalla sapienza popolare della nonna, la Theóphilo ha fatto dell’Amazzonia, oltre che il suo destinatario principale d’amore, il suo maggiore contesto di studio e approfondimento, dedicandogli tutto il tempo e la sua energia. L’Amazzonia viene dalla Theóphilo studiata in termini naturalistici, con un tuffo completo nella fauna e flora così tipiche di quello spazio, dai lessemi spesso intraducibili nella nostra lingua, ma anche in termini miticosimbolici in quella ritualità di sapienza misterica ed esoterica delle popolazioni indigene, in chiave sociologica, antropologica e tanto altro ancora. Celebre, tra le altri, la sua lirica “Boto”, al delfino rosa. Tra le opere poetiche in italiano vanno ricordate (varie di essi con note di presentazioni del fiorentino Mario Luzi del quale fu grande amica) Siamo pensiero (1972), Basta! Che parlino le voci (1974), Catuetê Curupira (1983), Il fiume l’uccello le nuvole (1987), Io canto l’Amazzonia (1992), I bambini giaguaro (1996), Kupahúba. Albero dello Spirito Santo (2000), Foresta mio dizionario (2003), Amazzonia respiro del mondo (2005), Amazzonia madre d’acqua (2007), Amazzonia. L’ultima Arca (2013), Nel nido dell’Amazzonia (2015), Ogni parola un essere (2017) e Amazzonia è poesia (2018).

Il nuovo volume, Amazzonia verde d’acqua, della Theóphilo, che è stata amica e frequentatrice di Dario Bellezza, Amelia Rosselli e Rafael Alberti (solo per citarne alcuni) vanta una nota critica di prefazione stilata dal poeta Maurizio Cucchi. Nelle note di accompagnamento e di presentazione del volume che compaiono in rete sui siti che rendono l’opera acquistabile, è possibile leggere questo: “Nel vortice e nell’incanto di queste pagine si realizza al livello più alto il grande canto dell’Amazzonia di Márcia Theóphilo, che nei decenni ha composto un disegno epico articolatissimo, una narrazione in versi che è poesia di fantasmagorica atmosfera. Con strenua vitalità, ci parla di un mondo dove la natura – di cui gli umani sono semplice parte – «lavora senza posa», e dove agisce un’energia diffusa e inarrestabile, nel movimento di un continuo rinascere. La poesia di Márcia Theóphilo, nota fin dagli esordi in ambito internazionale, si impone per una rara ampiezza di respiro, che le consente di convocare sulla pagina umani personaggi e figure mitologiche, in un vorticare prodigioso degli elementi, dove «non solo gli animali ma tutto in natura ha un’anima», o dove operano senza sosta «memorie di verdi immensità». In questa esoticissima realtà troviamo la dea Giaguaro, che «si trasforma in tutte le cose / che vivono sulla terra / piante e animali / fiumi e piogge», mentre anche «gli alberi raccontano la loro storia». Ma è l’io stesso dell’autrice a mescolarsi alle molteplici presenze di un reale magico e immenso, fatto di «impensate foreste senza fine / di fiori e frutti tropicali / e cuori di antichi animali», su cui la nostra ormai plurisecolare “civiltà” opera con colpevole indifferenza o ottuso disprezzo. Ed ecco, allora, il suggestivo spargersi di Márcia Theóphilo nei suoi versi e il continuo rigenerarsi della sua opera, in simbiosi intatta con l’habitat delle sue radici, con l’orizzonte naturale in cui da sempre si esprime e ci comunica la sua inconfondibile, preziosissima, testimoniale presenza poetica”[1].

Un approfondito e avvincente articolo-recensione di Roberto Galaverni uscito sulle pagine de Il Corriere della Sera di oggi anticipa la fortunata uscita del volume. Nell’appropriato occhiello introduttivo si legge: “Il canto della brasiliana Márcia Theóphilo è colmo di onomatopee: lascia parlare impetuosamente la natura in due lingue (portoghese e italiano) e rilancia il legame imprescindibile tra cose e parola. Lì c’è l’anima di tutto e di tutti”. Per riferirsi alla nuova opera poetica Galaverni parla di “specialissima lirica corale” ad intendere questo linguaggio allargato e condiviso, partecipe, tra io poetico e natura, nelle sue molteplici e variegate manifestazioni.

La poesia della Theóphilo, così ben capace a dipingere nelle sue venature e speziate fragranze una realtà a noi lontana, quella appunto della foresta dell’Amazzonia, il più grande “polmone verde” del Pianeta, immancabilmente chiama nella mente dell’attento lettore le notizie amare di qualche mese fa relative ai gravi casi di incendio che hanno colpito vari parti di quel territorio naturalistico decretando inquinamento, sottrazione di terreni boschivi e seria minaccia per le popolazioni indigene che lì vivono. Ha, al contempo, permesso di farci ragionare sull’importanza della biodiversità e la salvaguardia del Pianeta, tematiche imprescindibili dalla poetica della Nostra e sempre così ben individuabili nelle sue opere. Vale a dire sulla minaccia che riguarda tutti e non solo i brasiliani e gli amerindi: quella della battaglia ecologica che va combattuta con serietà e impegno per consentire la custodia e la preservazione dell’ecosistema in cui viviamo, unico per tutti: la Terra. Ecco perché le poesie dell’Amazzonia e sull’Amazzonia della Nostra, al di là dell’accentuato colorismo locale, dell’esotismo frizzantino della natura variegata e beata di quelle terre, della fertilità del Río grande che fluisce impetuoso, vanno lette in tal senso: come un’invocazione all’impegno, a darsi da fare, a comprometirse – per dirla in spagnolo (altra lingua in cui la sua opera è tradotta) – in una questione che è di tutti.

La salvaguardia del boto, il delfino rosa, come pure di specie arboricole particolarissime e di canti  e formule orali della tradizione amerinda autoctona debbono essere conservati perché sono patrimonio comune di cui il primo ambientale e culturale al contempo e il secondo immateriale e, pertanto, forse ancor più esposto alle intemperie della contemporaneità e del generale disinteresse. Márcia Theóphilo anche in questo senso fornisce un contributo molto importante, degno di osservazione e di una più ampia conoscenza.

LORENZO SPURIO

Jesi, 15/06/2020

E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. 

[1] Tratto dal sito della Mondadori, casa editrice che ha pubblicato l’opera. https://www.oscarmondadori.it/libri/amazzonia-verde-dacqua-marcia-theophilo-2/

Esce “Il tempo sospeso”, antologia di poeti e saggisti al tempo del Coronavirus a cura di Giuseppe Bova (Rhegium Julii)

Nelle scorse settimane, in tempo di emergenza per il Corona Virus, il sig. Giuseppe Bova, Presidente del noto Circolo Culturale “Rhegium Julii” di Reggio Calabria, ha lanciato l’iniziativa editoriale di un’antologia di poesie, dal titolo Il tempo sospeso, che in questi giorni è felicemente stata pubblicata.

Bova, nel presentare il progetto, aveva osservato: “Davanti a certe emergenze ci sono due modi per esprimere la propria personalità: la prima è meno inclusiva e vede gli uomini rintanarsi impauriti e passivi  nel proprio guscio aspettando che, grazie ad altri, il malessere passi; la seconda più inclusiva e partecipata vede gli uomini farsi testimoni del presente, lanciarsi in campo aperto per cercare la parte migliore di sé da donare agli altri. Tra questi ultimi ci sono certamente quelli che hanno concorso alla stesura di questo libro e quelli che, per loro natura, silenziosamente ma concretamente si impegnano a progettare e lavorare per costruire un futuro migliore”.

La pubblicazione, a cura del Circolo Culturale “Rhregium Julii” di Reggio Calabria ha visto l’importante collaborazione dell’Editrice Sperimentale reggina con la Fondazione mediterranea.

A continuazione, il testo della prefazione al volume, stilata dal sig. Bova (che con comunicazione privata ha acconsentito alla pubblicazione online e alla diffusione su questo spazio virtuale):

Copertina IL TEMPO SOSPESO_page-0001Nei ricorsi della storia, un destino non sempre provvido e benigno, ha esposto il Creato a diverse difficoltà, inspiegabili e drammatiche, che l’uomo ha affrontato con grande forza d’animo e determinazione, scrivendo pagine talvolta eroiche e commoventi. Il più delle volte si è trattato di catastrofi naturali (terremoti e maremoti, inondazioni, uragani, fenomeni vulcanici, epidemie, altre tragedie imprevedibili), altre volte di appuntamenti causati dall’uomo stesso (guerre, uso delle armi chimiche, terrorismo, razzismo, individualismo esasperato, lotte religiose e di potere), che hanno avuto alla base di tutto l’egoismo personale, l’ambizione smodata di potere e di conquista, la spinta all’arricchimento personale o di casta, la discriminazione ideologica e religiosa, lo sfruttamento indiscriminato delle classi povere e dell’ambiente, l’incapacità di sostenere con equilibrio i controversi problemi di ogni tempo. Questi mali hanno dato luogo ad ogni forma di violenza, di sopraffazione, di conculcazione dei diritti (penso all’apartheid, alla schiavitù, agli attuali fenomeni di terrorismo, all’intolleranza, alle discriminazioni razziali, alle diseguaglianze sociali che sono sfociati in ogni forma di genocidio e, solo recentemente, a oltre 3 milioni di morti per fame. Ma è proprio nei momenti più difficili che l’uomo ha saputo generare la catarsi con forme di rigenerazione della coscienza, della creatività, del pensiero, con uomini che hanno tentato di promuovere un nuovo cammino della storia e dell’arte e della poesia.

I sentimenti che esplodono come un magma dentro la grande anima hanno trovato nuove strade per recuperare l’umanità perduta, desideri di armonia, di rispetto dei contesti ambientali e climatici; tutto ciò con un grande beneficio verso quanti come noi, hanno bisogno d rimettere ordine a quella dispersione etico-morale e comportamentale che, nel tempo, ha generato una diffusa e arida indifferenza verso gli ultimi e i diversi (penso alla politica dello scarto di cui parla Papa Francesco).

Ci sono state voci inascoltate che per generazioni hanno denunciato con un grande lirismo il malessere della terra e dell’uomo. Penso a Fernando Pessoa ((il violinista pazzo), a Stephen Spender (Poesie), ad Albrecht Hauhofer (Sonetti di Moabit), a Ghiannis Ritsos (Epitaffio Makronissos), a Costantino Kavafis (Poesie nascoste), a Paul Eluard (Poesie), a Blas De Otero (Que trada de Espana), a Rafael Alberti (Ritorni dal vivo lontano), a José Agustin Goytisolo (Prediche al vento), a Federico Garcíia Lorca (Romancero gitano), a Gerardo Diego (Clausura a volo), a Jesus Lopez Pacheco (Delitti contro la speranza), a Franco Costabile (La rosa nel bicchiere), a Boris Pasternak (autobigrafia), ad Attila Jozef ( Gridiamo a Dio), ad Osip Mandel’Stam (Poesie), a Eugenij Evtushenko (Le betulle nane), a Sergej Esenin (Poesie), a Josif Brodskij (Fermata nel deserto), a Leopold Sedar Senghor (Poemi africani), ad Ernest Hemingway (88 poesie),a Gregory Corso (Benzina), a Miguel Angel Asturias (Parla il gran lengua), a Ciril Zlobec (Nuova poesia jugoslava), senza dimenticare Pablo Neruda, Quasimodo, Montale, Elio Filippo Accrocca, Alfonso Gatto, Ungaretti, Solinas e tanti altri ancora.

“Tale dura e tenace sequenza” – dice Walter Mauro – “ha finito per ampliare il concetto di libertà che oggi vuol dire angoscioso dolore di colui che viene ridotto all’impotenza della mente e della ragione… con la capacità e la forza insita nella parola poetica di intuire e farsi interprete di percezioni e vibrazioni interiori dell’umanità, la letteratura in versi ha voluto e dovuto accompagnare fedelmente i moti più segreti e reattivi dell’uomo comune, assimilarne i temi di fondo, viverne la pena ed il tormento, situarsi insomma a fianco dei miseri, dei diseredati, dei perseguitati, dando sangue e voce ad un canto di libertà diventato patrimonio comune, inestimabile ricchezza dell’intera umanità.

La raccolta che qui presentiamo IL TEMPO SOSPESO è il contributo di tante voci del nostro tempo che hanno sentito forte l’urgenza del dire, di cogliere la struggente condizione umana di chi ha dovuto affrontare una battaglia impari con uno dei mali più implacabili della storia dell’uomo: il coronavirus.

Le poesie sono state composte da poeti soci e simpatizzanti del Circolo Rhegium Julii e da poeti del nostro Paese che hanno partecipato attivamente alle attività promosse dal nostro Circolo.

Condividere queste liriche per noi, significa entrare in sintonia con il sentire più autentico del popolo italiano, percepirne i sussulti, le angosce, i sentimenti spesso di abbandono e d’impotenza. Significa stringere una mano, chiamarsi presenti, cercare una strada per la catarsi di un’intera umanità che, dopo gli errori, le arroganze, le incurie e le macerie lasciate per strada, cerca ora una ricomposizione dello spirito e dell’anima nella certezza che non tutto è finito e c’è sempre il tempo del riscatto.

E par le pouvoir d’un mot/ je recommence ma vie/ je suis né pour te connaitre/ pour te nommer / Libertè. (Paul Eluard).

Sono benvenute tra noi le voci di tutti quelli che lottano, di quelli che esercitano la cultura della solidarietà, della pace e del rispetto del pianeta e della sua storia culturale e umana, di quanti hanno speso la loro esistenza per garantire la libertà e la vita.

 

GIUSEPPE BOVA

Presidente del Circolo Culturale Rhegium Julii

Esce “Contributi per la storia della letteratura italiana. Dal secondo Novecento ai giorni oggi”, IV volume, edito Miano

COMUNICATO STAMPA

Storia della Letteratura Italiana 4°vol. [fronte]L’ufficio stampa della nota casa editrice Miano Editore di Miano ha recentemente reso noto che è stato pubblicato il quarto volume (ben quattrocentosettantasei pagine!) della terza edizione del prestigioso progetto editoriale costituito dai volumi che vanno sotto il titolo di Contributi per la storia della letteratura italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri. I quattro volumi di questa opera sono costituiti da una lunga serie di saggi, in cui è comune il proposito di una trattazione chiara, completa, esauriente. Si tratta di un’opera unitaria e organica; la quale mira a prospettare nei suoi lineamenti generali e nei suoi lati particolari, anche geograficamente, regionalmente rilevanti, la storia letteraria dal nostro secondo Novecento ai giorni nostri.

Sul precedente I volume il critico Franco Lanza ha osservato (nella nota di introduzione): “La presente iniziativa editoriale ha richiesto anni di studi e ricerche di contributi storiografici alla letteratura dell’ultimo mezzo secolo. Tali percorsi ospitano nomi noti e meno noti, autori affermati ed in via di consacra­zione: troveranno posto anche le voci “ultime” cui potrà forse non toccare il se­guito in termini di fortuna, ma che sarebbe ingiusto trascurare dal momento che anche il più cauto dei critici-lettori ammette oggi che un minimo di hazard è necessario se si riconosce alla storiografia letteraria, tra le innumerevoli sue prerogative, anche quella di formulare delle previsioni”.

Silvano Demarchi, invece, nella premessa del IV volume ha scritto: “Confrontando la produzione dei tre ultimi decenni con quella trascorsa, ci si può porre la seguente domanda: cos’è rimasto del ‘900 così ricco e vario nelle sue tendenze e realizzazioni poetiche? Cos’è rimasto della ritrovata purezza lirica dell’Ermetismo, del canto intimistico e isolato di Saba, della poesia-racconto di Pavese, della tendenza epigrammatica di Penna, o di quelli ancora da valorizzare, noti solo agli addetti ai lavori, per citare solo alcuni dei nomi più significativi? La poesia successiva ha più seguito le vie indicate da Montale, Saba, Pavese con uno sviluppo della discorsività, spesso prosastica, rispetto alla vibrante poesia essenzializzata di Ungaretti. Un discorso più attento alla vita reale anziché incline ai voli della fantasia. Esaurito l’ingegnoso sperimentalismo che nel secolo scorso ha riscosso più critiche che consensi, e che tuttavia è passato alla storia letteraria come dirompente dichiarazione di poetica senza esiti apprezzabili, ci si attende ora qualcosa di veramente innovativo e insieme di indubbia poeticità o il poeta che segni il tempo”.

 

Info/contatti:

Guido Miano Editore

Via E. Filiberto n°12

20149 – MILANO

Tel. 02-3451804

Mail. mianoposta@gmail.com

“Come una storia d’amore” di Nadia Terranova. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio 

71ykfUW7EmLCome una storia d’amore, edita da Giulio Perrone nel 2020, raccoglie dieci storie ambientate a Roma, città dove oggi vive la scrittrice di origini messinesi. Significativa l’epigrafe da Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia, premio Strega alla memoria nel 1994, in cui l’essere pellegrina …in una terra senz’anima annuncia il senso delle storie raccontate da Nadia Terranova, connotate da dolore, senso di estraneità, solitudine.

Per i quartieri e le strade di Roma si sviluppano le vicende di personaggi alle prese con la quotidianità, una coppia di anziani che fa la spesa al mercato e incontra casualmente Andrea, il trans gentile, di cui pagherà il funerale in Via della Devozione; lo choc di Veronica infaticabile parrucchiera davanti all’incidente mortale di una sconosciuta in Freezing; la solitudine di Paola, in crisi di coppia e di lavoro, che trascorre le giornate su Facebook spiando la presunta felicità della Sconosciuta in La felicità sconosciuta.

Accanto a queste storie ve ne sono altre narrate in prima persona dove si coglie un’eco autobiografica dai Corvi al Pigneto, a La lavanderia sbagliata, a Due sorelle a L’ora di libertà. Diversamente incisive in questa prospettiva autobiografica e per il senso che danno alla raccolta sono Il primo giorno di scuola, Roma in uscita, Lettera a R. che affrontano in maniera diretta il rapporto che la scrittrice ha con Roma. La città è il luogo in cui s’innerva il tempo della narratrice e diventa co-protagonista necessaria. Da Roma in uscita si apprende il senso e il valore della sua vita romana: penso a quando sono arrivata a Roma e un nome di città era sinonimo di un nome proprio. Roma per me è Carlo. Sono passati ventidue anni e Carlo è sempre Carlo, anche se non stiamo più insieme, e Roma non è più Roma, anche se stiamo ancora insieme”.

Il primo giorno di scuola tratta il tema della memoria personale che s’intreccia con quella storica. Ė ambientato nel Ghetto l’unico luogo in cui non sentivo fretta di allontanarmi, intimamente vicino perché come Messina è stato distrutto e ricostruito e per gli avvenimenti del 16 ottobre ’43, citati in un “tra parentesi”, perché c’è sufficiente letteratura in merito. Lì la scrittrice può ripercorrere la sua infanzia, l’ambiguo suo primo giorno di scuola, l’anno della prima media quando è morto il padre, interrogarsi sulla felicità, che l’ha sempre schivata. Ha cominciato a studiare l’ebraico: Ho bisogno di studiare. Una lingua che si scrive al contrario è perfetta per me. Ho bisogno d’invertire le cose… Lettera a R. chiude la raccolta. La narratrice, facendo un bilancio degli anni romani, scrive una lettera d’amore alla città scontrosa, che ti accoglierà subito e non ti accoglierà mai, dove è giunta per restare, enfatizzando così il passaggio dall’infanzia all’amore, all’età adulta. Dopo quindici anni ha costruito un rapporto intimo con Roma, evidenziato dall’uso della sola iniziale “R.”, e vuole raccontarla dal suo punto di vista: odiarla in pace senza schierarti e amarla in pace senza celebrarla. Tanto è stato scritto e detto sulla città e la scrittrice non vuole aggiungere altro se non la sua esistenziale versione, di una persona che non ha signoria su nulla se non sui propri dettagli (La lavanderia sbagliata).

Nelle dieci storie che raccontano realtà quotidiane, il filo conduttore, a parte l’ambientazione romana, è l’impegno di esprimere la nudità di ciò che è; mancano gli uomini, nominati appena e rappresentati con l’occhio delle donne, che restano spazio esistenziale d’indagine privilegiata, di una sorta di pellegrinaggio nella vita scandito dall’impervia difficoltà dell’incontro con l’altro. Ma questo non implica un punto di vista egoistico, anzi manifesta un’attenzione simpatetica verso gli altri, come per Nilima, in La lavanderia sbagliata.

La scrittura scorre asciutta, incisa di domande, di parentesi, di dialoghi, di inversioni, enumerazioni. Come una storia d’amore segue di poco Addio fantasmi, romanzo pubblicato da Einaudi –Stile libero big, finalista al Premio Strega 2019.

Leggendo la conclusione del romanzo: Rido e finisce un’epoca nel rumore di un tuffo, nel mare che si apre e ingoia senza restituire…e il piccolo orologio al mio polso segna, finalmente, le sei e diciassette.” si gioisce con Ida, che dice addio ai suoi fantasmi. Leggendo poi Come una storia d’amore ci si accorge invece che i fantasmi ci sono sempre anche nella cornice romana: “Non lasci mai nulla, tu,non sei una che lascia. Devi solo cercare nuove strade” (in Lettera a R.) dice di sé la Terranova.

GABRIELLA MAGGIO

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Pubblicata l’antologia del Concorso di Poesia e Narrativa “AttiveMenti”

A continuazione si pubblica il comunicato stampa diffuso dalla segreteria del Concorso di Poesia e Narrativa “AttiveMenti”.

 

Milano, 7 giugno 2020

AttiveMenti_AntologiaDa poco conclusasi la Prima Edizione del Concorso di Poesia e Narrativa “AttiveMenti”. Evento nato in un periodo in cui tutta l’Italia è stata bloccata a casa nella lotta contro un nemico invisibile ed il cui scopo è stato quello di stimolare le menti di poeti e scrittori al fine di evitare l’apatia a cui lo stato di confinamento avrebbe potuto portare. Inoltre, dai più significativi lavori pervenuti al concorso è nato un volume antologico il cui obiettivo è quello di far ricordare il periodo di quarantena come qualcosa di più che una mera limitazione alle nostre libertà.
Gli organizzatori del concorso ed i membri della giuria: Alessandro Fonte, Marianna Tricarico, Nicolò Mazza de’ Piccioli e Anna Maria Bidetti ringraziano tutti gli autori che hanno preso parte al concorso ed i finalisti inseriti nel volume antologico realizzato per l’evento.
Autori inseriti nell’Antologia: Nunzia Santonastaso, prima classificata sezione poesia; Mary Cannella, prima classificata sezione racconto; Anna Maria Ferrari, seconda classificata sezione poesia; Alice Tonello, seconda classificata sezione racconto; Concetta Martellone, terza classificata sezione poesia e Federica Ninnolo, terza classificata sezione racconto.
Autori finalisti inseriti nell’antologia: Nicoletta Spinozzi, Cindy Stefani, Giorgia Balconi, Maria Cotugno, Lorenzo Spurio, Maria Foggetti, Francesca Vailati, Cristina Arrabito, Daniela Carnevale, Erika Fontanella, Silvia Ruggeri, Eleonora Bellani, Marta Quitadamo, Francesca Ghidini, Debora D’Annunzio, Antonella Santo, Pia Lombardo, Caterina Tubiolo, Eleonora Miele, Mario Fanelli, Arianna Giannino, Samantha Sisto, Monica Accini, Anna Rossetti, Giorgia Zanrosso, Giovanna Iacovone, Simone Cedrone, Azra Hasani, Federica Cortelezzi, Alessia Piemonte, Manuela Barbagallo, Ilaria Verderame, Gabriele Ponziani, Anastasia Cicciarello, Cristina Cortese, Marika Pincin, Marietta Molendini.

Riguardo l’antologia:
Titolo: Antologia concorso AttiveMenti 2020
Codice ISBN: 9798644068258
Link: https://www.amazon.it/dp/B089CN7VYJ

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“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

 

411kfsYU87LDue anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia (Sellerio), che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre con Sellerio, Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio.

Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile.

Eziologica è la storia di Annarcangela “La donna pittora” raccolta dalla scrittrice sulla strada del Santuario del Soccorso, costruito sul luogo del misterioso ritrovamento di un crocifisso, restaurato   in una sorta di trance da Annarcangela.

Il ‘700 porta anche a Caltagirone una ventata di “ribellione” l’ostinazione inflessibile di donna Ignazia, protagonista di “Lo splendore del niente”, che dà il titolo alla raccolta, che, diversamente dalle donne protagoniste delle storie precedenti, si “ribella” alla famiglia e realizza un suo progetto di vita libero e ascetico volto alla contemplazione del niente. Ma il ‘700 è anche il secolo del popolo e delle sue rivendicazioni, tema caro alla scrittrice che con ironia tratta la rivolta degli abitanti di Procida ne “I gatti dell’isola nomade” contro la disposizione regia di uccidere tutti i gatti dell’isola, rei di cacciare i fagiani destinati tutti alla passione venatoria del re Carlo di Borbone.

E ancora venato d’ironia è l’incipit “Dell’arcano liquore e di altri odori” sull’esecuzione a Palermo di Giuanna Bonanno, la vecchia dell’aceto: “Dei tremendi rumori parigini, che in quell’ardente luglio del 1789 spalancavano a borghesi e proletari le porte della storia, poco-e a pochi-arrivava a Palermo il suono e il senso; ad accendere immaginario e conversari di nobili e plebei della felicissima città era invece lo spettacolo previsto per giovedì trenta.”

A Caltagirone ritorna l’ultimo racconto “Morte per Acqua” che trae spunto dall’invasione di cavallette del 1789 e dallo studio del caltagironese Biagio Crescimone “Osservazione sulla vita delle cavallette e sui mezzi per distruggerle”. Un cieco istinto spinge l’insetto a morire gettandosi in uno stagno a Saint-Denis, mentre “l’Assemblea Costituente proclamava la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino”. L’ampia dinamica della storia resta lontana dalla Sicilia e da Caltagirone, indifferenti e chiusi nel tempo ciclico dell’agricoltura.

Maria Attanasio si riconosce in queste esistenze esigue e dimenticate, rese personaggi dalla sua immaginazione, che si snoda sempre in uno stretto legame tra fatti e luoghi; sono delle “resistenti” e come lei non si piegano, credono e lottano.  La scrittrice dando loro respiro e sentimento, le fissa in gesti assoluti e senza ritorno: “senza vossia non ce n’è mondo! “di Catarina; “fimmina dintra e masculu fora”  di Francisca; “ cancellati i me piccati, mantiniti a menti mia” di Annarcangela; la “radicale affermazione del niente” di Ignazia Perremuto, fino all’originale leggerezza di Levia.

Tutte le storie si sviluppano con rapidità, concentrate su fatti essenziali che riempiono i silenzi del tempo in un preciso contesto locale e storico, di cui si coglie il nesso con la contemporaneità. La lingua semplice e precisa asseconda questo disegno, incisa talvolta di parole latine e dialettali; assume un ritmo poetico quando sfiora particolari autobiografici come la “salvifica cucuzza gialla c’a stimpirata ri l’acitu”.

Poetici sono stati gli inizi di Maria Attanasio in giovanissima età. Nel tempo maturando l’impegno politico per un progetto di mondo libero da ogni ingiustizia la scrittrice ha variato il linguaggio dell’io in quello del mondo e scoprendo la propria storicità si è dedicata alla narrazione.

GABRIELLA MAGGIO

 

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Quattro inediti di Matteo Piergigli, autore de “La densità del vuoto”

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio

FB_IMG_1559227848239Matteo Piergigli (Chiaravalle, AN, 1973) vive a Monte San Vito (AN). Si è diplomato nel 1992, ha fatto quattro anni di vita militare come ufficiale dell’Esercito e dal 1999 è impiegato tecnico presso un’azienda che gestisce il S.S.I. nella provincia di Ancona. Per la poesia ha pubblicato Ritagli (Kimerik, 2015), la raccolta Notos (Aletti, 2016, in un volume contenente le opere di cinque autori), Ritagli 2 (Arduino Sacco, 2016), La densità del vuoto (Samuele, 2019). Nel 2016 e 2017 ha partecipato a due ritiri poetici della Samuele Editore e a vari Laboratori di poesia. Sue opere sono presenti nell’antologia Laboratori di poesia (Samuele, 2017) e sono apparse su vari numeri della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe (usciti da luglio 2016 a novembre 2017). Dal 2015 ha ricevuto numerosi riconoscimenti e apprezzamenti in diversi premi letterari.

 

Quattro inediti:

 

ho sognato freddo

tra le dita toccarsi

lo sguardo appeso

per non inciampare

un passo in più

 

*

 

fuori le foglie

cadono (troppo) presto

nello sforzo di mostrare

senza riuscire il debito

si aggrava

 

*

 

rileggerò il passato

gli episodi dei se

le date a cui resistere

per non sentire il confine

incerto delle nuvole

 

*

 

fisso nei quadretti

del foglio i visi

raccontati dai giorni

con te è vivere-morire

il buio la meta 

 

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VII Ragunanza di Poesia, narrativa e pittura: i risultati del concorso

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VERBALE DI GIURIA

La VII edizione del Premio Internazionale “Le Ragunanze”, dedicato alla Poesia, Narrativa e Pittura, quest’anno 2020 costringe, per ragioni inerenti il covid-19, noi ideatori, organizzatori e giurati, a proclamare per mezzo diffusione rete telematica, i premiati.

Ci riserviamo pertanto di organizzare, nei tempi e nei modi opportuni alla salvaguardia della salute individuale, la cerimonia di premiazione, che avverrà come di consueto nel rispetto storico dei dettami arcadici, nella suggestiva cornice di Villa Pamphilj.

La giuria, presieduta da Michela Zanarella, presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze” e dal vicepresidente Giuseppe Lorin, con il presidente del Premio Internazionale Roberto Ormanni, seguiti dalla schiera di giurati composta da: Antonella Capponi (pittura), Serena Maffia, Fiorella Cappelli, Lorenzo Spurio, Vinicio Salvatore Di Crescenzo, ha assegnato:

OPERA PITTORICA

1° – “Preferisco il mare” di Bruna Milani (Roma)

2° – “Tempo” di Tatyana Zaytseva (Roma)

3° – “Natura ferita” di Giacomo Minella (Roma)

Menzione d’onore – “I miei colori” di Iolanda Morante (Avellino)

 

NARRATIVA – LIBRO EDITO 

1° – “La sacralità del sacro” di Oscar Esile (Udine)

2° – “I piani inferiori della luna” di Michele Manna (Roma)

3° – “Arktikos” di Bruno Scapini (Trieste)

Menzioni d’onore – “Il quaderno del fato” di Edoardo Guerrini (Torino); “Finalmente!” di Flavio Dall’Amico (Vicenza); “Chissà se al Liga fischiarono le orecchie” di Anna Pasquini (Roma); “Come anime scelte che si ritrovano” di Gianni Verdoliva (Torino); “Ippocampo” di Renzo Piccoli (Bologna); “La stanza dei pensieri” di Giulia Porena (Roma); “Human” di Alberto Spartaco Umbrella (Roma)

 

POESIA – LIBRO EDITO

1° –  “D’artista” a Fadi Nasr (Milano)

2° – “Come cenci stesi al vento” a Roberta Mezzabarba (Viterbo)

3° – “Il filo quotidiano” a Teresa Murgida (Catanzaro)

Menzioni d’onore: “Linee emozionali” di Lucia Izzo (Roma); “Concerto per grafemi” di Alberto Alessandri (Venezia); “Il canto del cuore” di Cinzia Manetti (Siena); “Sulle ali della poesia” di Corrado Cioci (Latina); “Le brughiere parlanti” di Carmelina Ciaccio (Roma); “Colore di donna” di Liliana Manetti (Roma); “Scintille” di Saverio Caivano (Salerno)

Per la sezione “Libro edito di poesia” sono stati assegnati due trofei:

Trofeo Euterpe per il libro “Amori trovati per strada” di Antonio Gerardo D’Errico (Milano)

Trofeo EMUI EuroMed University per il libro “Domina” di Maria Morganti Privitera (Messina)

 

POESIA A TEMA NATURA

1° –  “Salsedine” di Cristina Biolcati (Padova)

2° – “Oggi canto te” di Mario De Rosa (Cosenza)

3° – “Fiorire fuori stagione” di Laura Tommarello (Roma)

Menzioni d’onore: “Sono una barca” di Lucia Lo Bianco (Palermo); “La terra si ribella” di Maurizio Bacconi (Roma); “I colori del Peloponneso” di Giovanni Battista Quinto (Matera); “Mediterraneo” di Luisa Rega (Roma); “Polvere di zolfo” di Mario Pizzolon (Treviso); “In tempi non sospetti” di Carla Abenante (Napoli); “Dio…e folle vento” di Gianluca Lorenzini Collodi (Firenze)

Targa “Anastasia Sciuto 2020” a Giulio Corso, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.

Nelle precedenti edizioni la Targa Anastasia Sciuto è stata assegnata a: Enoch Marrella e a Sara Putignano i quali avranno a loro disposizione, così come il nuovo premiato, gli spazi di Palazzo Fani a Tuscania per una loro rappresentazione da concordare nei tempi e nei modi con il presidente dell’A.C.T.A.S.

 

N.B.: I premi sopra elencati, verranno consegnati personalmente nel Maggio 2021 ad apertura della Cerimonia di Premiazione per la VIII edizione del Premio Internazionale “Le Ragunanze”.

Per la VIII Ragunanza di Poesia, Narrativa e Pittura il bando sarà disponibile sul sito dell’associazione o richiesto alla mail apsleragunanze@gmail.com

“Echi di luce” di Rita Fulvia Fazio, recensione di Maria Rosaria De Lucia

Recensione di Maria Rosaria De Lucia

imagesPer i tipi Fondazione Mario Luzi Editore, è uscito il volume Echi di luce di Rita Fulvia Fazio. Già il titolo, nel richiamare un termine familiare a chi si interessa di astronomia, rievoca, coniugando mistero e fascino, la regione dello spazio-tempo da cui nulla può promanare all’esterno, men che meno la luce. Ed invece da questo “memoriale” una luce promana, la luce della naïvité, intesa come sincerità, candore d’animo, che l’Autrice non ha mai perso, tutta tesa all’essere più che all’apparire, e che riversa a piene mani nel suo stile narrativo. I rimandi non si esauriscono qui: c’è un gruppo musicale che ha scelto di chiamarsi proprio Echi di Luce: le loro voci, come spiegano gli stessi componenti del gruppo, “si rincorrono, si intrecciano e si combinano per disegnare e realizzare una nuova realtà musicale religiosa”. E nel libro compare la voce narrante che, pur o nonostante, non segua un percorso temporale cronologicamente ordinato, rincorre i ricordi, si intreccia a formare l’immagine di una bambina dalla sensibilità acuta che è poi diventata la donna in cui si sono combinati tutti i sentori onirici e fantastici della sua infanzia. Ed il disegno che ne è scaturito è il disegno del Creatore che fa di tutti noi esseri unici e irripetibili. Per i quali non è sempre facile la relazione interpersonale, proprio a motivo dell’unicità, ma bisogna crescere, e da ognuno di noi si sprigiona quella forza interiore, quella capacità di vivere, impostando la nostra esistenza a dispetto di quanto gli altri credano che noi siamo. L’appassionata professione d’identità “Io non sono quella che io sono per gli altri, non sono ciò che l’altro crede che io sia”, che l’Autrice inserisce, come manifesto d’intenti, a pagina 29 scaturisce dalla consapevolezza che, anche con la più assoluta obiettività, non riusciamo a vedere le cose e le persone come sono, riuscendo solo a percepirle come siamo noi che le osserviamo. Scriveva Marcel Proust: “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso. […] Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto… ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono” (Il tempo ritrovato, 1927).

I capitoli che compongono il testo, che l’Autrice aveva intitolato “La raccolta dell’anatroccolo”, – con evidente riferimento all’anatroccolo di Hans Christian Andersen, creduto tale ma che in realtà era un cigno, – e che poi in sede editoriale ha assunto il titolo  Echi di luce, potrebbero essere paragonati ai vari pannelli di un polittico che, presi singolarmente, hanno già una loro autonoma compiutezza, e nell’insieme, danno vita ad un unicum di commossa rievocazione del passato e delle persone che lo hanno popolato. La magia, il sogno hanno pervaso l’infanzia dell’Autrice: accostandoci alla lettura dell’agile volumetto, innestando le marce del cuore, – se lo faremo con lo spirito del bambino che tutti siamo stati, bambino in cui non si è ancora sviluppata la fase dei “perché”, ricordando la dedica de Il Piccolo Principe che Antoine de Saint-Exupery fece “a Leon Werth quando era piccolo”: “Tutti gli adulti sono stati all’inizio bambini (ma pochi fra loro se ne ricordano)”, – ne ricaveremo uno spaccato di vita sereno, pur nelle immancabili traversie, fatto di lavoro, dedizione, piccole ma grandi gioie della quotidianità. Le immagini che l’Autrice propone coniugano al nitore dei ricordi un effetto, riguardo ai contorni, definibile con termine preso in prestito dall’ambito fotografico, “sfocato”, effetto che rende il contesto impalpabile. Non mancano gli elementi della bellezza dell’espressione (la brevità e la semplicità espositiva denotano la sincerità degli intenti ed, unite all’armonia di un ritmo serrato nell’esposizione, raggiungono l’efficacia). È resa a colori la vita degli anni ‘50/’60 del ‘900, che chi non li ha vissuti ritiene siano potuti scorrere solo nel bianco e nero dei reportage dell’epoca. Non manca neppure il riecheggiare del “fanciullino” pascoliano, perché, pur trattandosi di prosa, è una prosa dalla liricità poetica per cui l’Autrice ha saputo del fanciullino “far sentire … il suo tinnulo squillo di campanello”. E ha trovato la carezza e la consolazione, donandole al lettore. La poesia non è rappresentazione del logos, della razionalità, ma si estrinseca nella stupita sorpresa infantile, di cui il fanciullino, che l’ha colta, stratificandola nell’animo senza farla regredire con il crescere dell’età, è la metafora. Non occorrono fatti eccezionali o personaggi altolocati, la quotidianità consola, dà contentezza, benefica l’animo e lo fa sentire in comunione con tutto e tutti. Nella letteratura di tutti i tempi e di tutte le latitudini, da Omero a Cechov, da Dante a Borges, il giardino è stato protagonista. Tra i più significativi, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, il giardino della famiglia Swann in cui il piccolo Marcel passeggiava; Il giardino dei Finzi Contini, in cui si snodano le vicende di un’intera famiglia dalla vita appartata, per inclinazione propria o per le leggi razziali, che conduce un’esistenza misteriosa in una villa circondata da un grande parco. Come non citare, a proposito della presenza del giardino nelle pagine degli scrittori, il volume La metafora del giardino in letteratura di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai (Faligi, 2011). Concludendo questa recensione, si può sottoscrivere a pieno il pensiero di Francesco Petrarca, tenendo a mente quanto grave possa essere stata la sua sofferenza al vedere andare in fumo i preziosi testi umanistici che il padre, volendolo uomo di legge, gli gettò nel fuoco, salvando solo un testo di Cicerone ed uno di Virgilio: “Ho degli amici (i libri), la cui società (comunanza) è per me deliziosissima; sono uomini di tutti i paesi e di tutti i secoli; distinti in guerra, in pace e nelle lettere, facili a mantenersi, pronti sempre ai miei cenni, li chiamo e li congedo quando più mi aggrada… essi non van mai soggetti ad alcun capriccio, ma rispondono a tutte le mie domande”. Echi di luce entrerà anche nella vostra cerchia di amici! Perché “un libro è un giardino che puoi custodire in tasca” recita un proverbio.

MARIA ROSARIA DE LUCIA

 

Una scelta di testi poetici inediti di Rita Fulvio Fazio, assieme alla sua nota bio-bibliografica, possono essere letti qui.

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“Poesie della quarantena”, l’antologia curata da Paolo Gambi che raccoglie i testi letti in diretta Instagram nel tempo di pandemia

copertinaebookÈ appena uscito il volume “… E tu poi contribuire con un verso”, antologia curata dallo scrittore Paolo Gambi (Ravenna, 1979) che raccoglie poesie lette da decine di persone nelle dirette sul suo profilo Instagram durante la quarantena. Il motto con cui tutto si è mosso è “la Bellezza sta già salvando il mondo. Ma ciascuno di noi deve fare la propria parte”. Quanto più difficile è il momento tanto più le persone hanno bisogno di poesia. L’arte e la poesia sono la risposta giusta. Curano. Salvano. Il titolo fa eco alle parole del grande poeta statunitense Walt Whitman: “il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso”.

Così tutte le sere della quarantena, alle 21, Paolo Gambi ha ospitato, sul suo profilo Instagram dirette poetiche: persone si prenotavano e portavano, ciascuna, una propria poesia accompagnata dalla poesia di un grande poeta della storia. Si è creata un’intimità. Alcune persone molto assidue sono diventate una sorta di “apparato critico” alle poesie che venivano lette. Moltissime persone sono state “battezzate” alla lettura in diretta, proprio durante questa esperienza. Si è creata una vera e propria rete poetica.

All’inizio erano una ventina, poi una cinquantina, poi un centinaio, poi qualche centinaio. Una sera sono arrivati a 2400. C’era di tutto – osserva lo stesso Gambi – in questo bellissimo gruppo: diciottenni e persone adulte da ogni parte d’Italia, studentesse e disoccupati, pasticcere e professoresse, italiani all’estero e nuove italiane delle più varie origini. E tanti, tantissimi giovani e giovanissimi. Veramente un arcobaleno di storie, tutte unite intimamente grazie alla Poesia.

Si sono affacciati su questo spazio anche importanti poeti contemporanei tra i quali Maria Grazia Calandrone, Luigia Sorrentino, Davide Rondoni e Christian Sinicco. Con un suo contributo è apparso anche lo scrittore Diego Galdino.

E tutto questo ha dimostrato che la Poesia, se lasciata vivere fra la gente, resta sempre un grande strumento di crescita e conoscenza. Il volume, appena pubblicato, ha subito conquistato il primo posto nella classifica “poesia” e “antologia di poesie” di Amazon.

Hanno preso parte a questo progetto, con un loro contributo (in ordine alfabetico): Camilla Acampora, Leonidas Andraos, Maristella Angeli, Marco Astolfi, Brenda Bagni, Yuri Baldacci, Ivano Bersini, Cristina Bertazzini, Vincenzo Bertolo, Alessandro Bonvegna, Selene Buda, Davide Buonocore, Leonardo Caltabiano, Stefano Calzola, Lidia Calzolari, Simone Carluccio, Michaela Cinková, Erica Ciuffo, Domenico Colletta, Giacomo Coniglione, Antonella Corna, Antonio Corona, Giuseppe D’Alessio, Chiara Dambrosio, Valentina Demuro, Flavio D’Ippolito, Vernalda Di Tanna, Siham Doulkidah, Maria Luigia Esposto, Faber Plautinus Agrestis, Marco Ferrando, Andrea Francis, Luca Gamberini, Luca Giacomozzi, Benedetto Ghielmi, Serena Guidara, Giuseppe La Rosa, Sabrina Lenzi, Marzia Libro, Jacheline Loi, Donatella Lo Schiavo, Riccardo Magni, Salvatore Mangione, Valentina Marino, Valeria Medeghini, Carlo Molinari, Valerio Moro, Simon Natural, Laura Pacchioni, Rebecca Pace, Sabrina Padolecchia, Fiorella Palmieri, Francesco Pasqual, Maria Grazia Pellegrini, Luciano Porro, Salvo Portanova, Luciano Rolandi, Wassim Romdhani, Martina Rosai, Rebecca Santegidi, Alice Sbrogiò, Imma Schiena, Giada Signorini, Serena Squatrito, Tiziana Stasi, Francesco Tomesani, Silvana Tosatto, Elena Varaldo, Stefania Viappiani, Mattia Vignola, Federica Ziarelli.

L’antologia è già acquistabile su Amazon sia in formato digitale Kindle al costo di 2,99€ che in formato cartaceo al prezzo di 10,30€, cliccando qui.

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