Recensione di “Nuvole bianche” di Ema (Emanuela Cecconi), a cura di Anna Maria Folchini-Stabile

Nuvole bianche

di EMA (Emanuela Cecconi)

Pagnini Editore, Firenze, 2011

Recensione a cura di Anna Maria Folchini-Stabile, poetessa e scrittrice 

 

La raccolta di poesie intitolata “Nuvole bianche” della poetessa EMA, come ama farsi chiamare Emanuela Cecconi, esprime il sentire di una donna squisitamente femmina, attenta a tutto ciò che la circonda, capace di fermare sulla carta le emozioni profonde e i brividi di passione che attraversano la sua vita.

 L’opera, illustrata dalla Poetessa stessa con vedute della “sua” Toscana e di altri luoghi visitati che le sono rimasti nel cuore, è suddivisa in quattro parti:

– Uomo che fai

– Nuvole bianche

– Arcobaleno

– Chi sono

e si sviluppa su temi poetici costantemente presenti nelle liriche:

– la natura

– la donna

– la passione d’amore

– il ricordo.

EMA si sente sempre parte della Natura, da lei intesa come mater dolorosa che assiste impotente all’oltraggio dell’Uomo suo figlio: “Uomo che fai /  Di quali violenze / ti stai macchiando…/ Tutto in nome del profitto/ … Neghi ai tuoi figli/ un domani, / un domani su questa terra.” ( da “Uomo che fai, pag. 13)

Conscia di ciò ne ricerca l’abbraccio materno in ogni cosa che la rappresenta e ne riconosce e ne apprezza l’incredibile bellezza sotto ogni aspetto: “ Albero dalle gentili fronde / rigoglioso e verde / con foglie lussureggianti, / accoglienti, tu sei madre”. (da “Albero”, pag. 20)

“ Cavalli dalle nere criniere / rampanti aggrediscono l’azzurro, / talvolta minacciosi, / talora portatori ribelli / di sogni passeggeri”. (da “Nuvole bianche”, pag. 29)

Attenta a ogni cosa, si sofferma anche sul fiore più delicato e timido che sorride alla primavera: “ Così vi presentate / in violetto o giallo, / da tenui a scarlatti/ colori in petali vellutati” (da “Pansè”, pag. 22)

Nei confini naturali illimitati si muove la donna e la Poetessa innalza il suo canto che parla di fragilità e delicatezza, di un’idea di sé ricca di speranze, nonostante il dolore vissuto nel corso della vita tanto da marchiarle a fuoco l’anima: “ …Chi sono? Un fiore! / Il fiore galleggia su speranze deluse, / amori finiti, / ma è felice / del calore del sole / del vento che l’accarezza. (da “ Chi sono”, pag. 61)

EMA guarda con occhi positivi alla vita nonostante “Un vissuto pieno di ferite / che sono solo mie, / che hanno segnato la mia pelle e la mia anima” (idem, pag. 61) e non nasconde il suo amore per l’amore fatto di sentimenti e di carne: “ La mia testa è lì / in quel momento con te, / quando la tua bocca / si socchiuderà per baciarmi, / e tra la tua pelle e la mia / non ci sarà più nulla / al di fuori di noi” (da “Sarà tra poco”, pag. 70). 

Leggere queste poesie dischiude un poco la porta sull’universo femminile, fatto di slanci e di paure, di rimpianti e di ricordi felici.

EMA, infatti, riesce a rappresentare nelle sue liriche il mondo di una donna a tutto tondo forte e delicatissima

 

 Anna Maria Folchini-Stabile

 

Angera, 26 settembre 2012

  

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“Quel sì e poi”, poesia di Fiorella Carcereri

Quel sì e poi

di FIORELLA CARCERERI  

 

 Cerco il tuo sguardo,

ma è sempre altrove.

  

Cerco le tue mani,

ma mi sfuggono.

 

No, non sei un amore proibito.

Tanti anni fa mi dicesti quel sì.

Fu l’unico.

 

Gli altri sì, se ci furono,

sottintesi per te,

impercepibili per me.

 

Invece, io cerco i tuoi occhi ogni giorno,

in un sorriso che non c’è mai.

 

Invece, io cerco le tue mani ogni giorno,

in una carezza che non c’è mai.

 

Una vita in attesa,

davanti ad una porta chiusa.

Aprila.

Fammi entrare.

Fammi capire.

E non mi aspetto parole.

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“Profumo di tigli in fiore” di Maristella Angeli, prefazione a cura di Emanuele Marcuccio

Profumo di tigli in fiore (Poesie d’amore)
di Maristella Angeli
Rupe Mutevole Edizioni, 2012 – Collana: Sopra le righe
ISBN: 978-88-6591-220-1
Genere: Poesia
Prefazione e cura dell’opera: Emanuele Marcuccio
Prezzo: 10,00 €

 

 

PREFAZIONE

a cura di EMANUELE MARCUCCIO

 

Maristella Angeli, nota poetessa nel panorama letterario emergente, ci offre in questa sua ultima silloge, la settima per la precisione, un ampio squarcio di vita amorosa, con tutti i suoi dolci profumi e sapori che l’accompagnano, quasi palpabili, a partire dal titolo Profumo di tigli in fiore, come a denotare – ci rivela l’autrice nell’omonima lirica (incipit dell’intera raccolta) – una primavera d’amore, che si vorrebbe non finire mai.

Un’intera raccolta di poesie d’amore, in cui questo sentimento universale, come ben lo definisce la Angeli nella presentazione, viene affrontato in tutte le sue più ampie sfaccettature; dai sogni di bambina di “Amore ritrovato”, dove l’amore viene rappresentato come la concretizzazione di tutti i sogni “ricordi/ immagini di bambina/ […] fiori di campo/ ora trovo sul tavolo/ eterno amore/ ritrovato” al felice incontro amoroso di “Notte”, dove la premurosa presenza dell’amato è necessaria per non perdersi nel buio misterioso della notte: “mistero di un mondo onirico/ la tua mano stringe la mia/ dà conforto/ […] affinché non mi perda/ in quel buio”. Dall’idillio amoroso di “Boccioli di tenere rose”, dove nell’amplesso le categorie di spazio e di tempo sembrano per sempre smarrite “colgo l’attimo/ fermo l’orologio della vita/ entro nella goccia del tuo profumo/ assorbendomi in te” esprimendo così un amore incontaminato di due anime e di due corpi fusi indissolubilmente, all’ansia per la lontananza dell’amato in “Senza di te”: “così naturale è il vivere insieme/ la lontananza sembra impossibile./ Riguardo le nostre foto/ […] per non perdere neanche un attimo/ di noi”.

Non mancano, però, temi più giocosi, dolcemente ingenui e fanciulleschi, come in “Un mondo tutto per noi”, basta chiudere gli occhi per immaginare un mondo favoloso e incantato: “per tetto il cielo con stelle di meringa/ una luna di formaggio per te/ per coperta un manto/ di petali di petunia e rododendro/ […] la cucina costruita da gnomi pazienti/ odore di zenzero e canna da zucchero/ alle finestre tendine cucite con raggi di sole”. È evidente che la nostra autrice non ha mai smarrito lungo il cammino la bambina di un tempo, “quando i girasoli sembravano seguirmi”. Come scrisse il grande Pablo Neruda (1904-1973), “Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé”.

Tra tutte si stende solitaria una lirica sulla delusione amorosa “La prima delusione d’amore”: “parvenza graziosa/ solo apparenza/ sentimento non era/ […] lui è con un’altra/ e giurava amore per te”.

Degni di nota sono i vari termini inglesi, adoperati sempre con grande delicatezza e musicalità, come in “Gli attimi vissuti con te”, “se il tempo esaudisse i desideri/ apporrei dei post chiedendo/ di afferrare gli attimi/ vissuti con te”; o come nelle interessanti metonimie di “Foto di vita”, “foto in versi descrittivi/ feed-back di ieri/ flash incorniciati di fiori.

Una raccolta che vi rapirà per la sua semplicità di espressione e profondità dei contenuti, per la musicalità abilmente impiegata e la fluidità del verso, dove i segni di interpunzione sono quasi del tutto assenti, raramente l’autrice vi ricorre e, quando lo fa, esclusivamente per esigenze di musicalità e di fluidità del verso. Un poetare maturo, che concorre a costruire una mirabile architettura di passioni e di emozioni, dove l’eloquio poetico non è dato dal significato delle parole o dai correlativi oggettivi utilizzati ma dall’abile e consumata disposizione e posizione sul verso.

 

EMANUELE MARCUCCIO

 

Palermo, 7 maggio 2012

 

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Emanuele Marcuccio aforista. Recensione a cura di Santina Russo a “Pensieri minimi e massime”

Pensieri minimi e massime
di Emanuele Marcuccio
PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47
ISBN: 978-88-6682-240-0
Genere: Saggistica/Aforismi
Prefazione, a cura di Luciano Domenighini
Postfazione, a cura di Lorenzo Spurio
Curatrice d’opera: Gioia Lomasti
Cover: Francesco Arena
Prezzo: 7,60 €

Recensione a cura di Santina Russo

Non si può leggere una raccolta di aforismi in un solo attimo, né in un solo giorno. Nella loro caratteristica brevità, gli aforismi necessitano di un certo periodo di tempo per essere accolti dalla mente del lettore e fatti propri, condivisi o smentiti. Così, Pensieri minimi e massime di Emanuele Marcuccio è una raccolta di aforismi che si presta a una lettura nel tempo, costante e quotidiana. Basterebbe ogni mattina aprire il libro e soffermarsi a leggere uno degli aforismi, magari mentre si sorseggia un caffè, per poi memorizzare quelle poche parole e ripeterle a sé stessi durante il giorno, esaminarle, provare a identificarsi in essi oppure, al contrario, sentirsene in qualche modo distanti. L’aforisma di Emanuele Marcuccio ha una caratteristica che lo contraddistingue dagli altri: lo definirei un aforisma poetico e non solo perché in molti di essi il concetto essenziale è la poesia, ma anche e soprattutto per la forma elegante, melodiosa di esprimere una pensiero contornandolo di lirismo. Negli ultimi anni la linea di demarcazione tra poesia e prosa diventa sempre meno netta, la prosa lirica e la poesia prosastica sono ormai tendenze in continua evoluzione ma gli scritti di Emanuele Marcuccio sono sempre propensi verso la classica melodiosità del verso lirico, siano essi poesie o pensieri in prosa. Emanuele Marcuccio è un poeta e, come tale, il suo pensiero non poteva non essere più volte rivolto alla poesia, alla figura del poeta e dell’artista, spesso in conflitto tra di loro con conseguenze disastrose per il bene della poesia stessa (N.67 Tra poeti, scrittori, drammaturghi, artisti in genere, è bene che si instauri un rapporto di rispetto e di stima reciproca, mai di concorrenza e senza nessuna presunzione di possedere la verità, purtroppo, oggigiorno è quasi un’utopia). Il poeta è colui che offre il suo sentire al prossimo, che dona agli altri i suoi versi e non esiste poeta se non attraverso i suoi lettori, così come una poesia rimane muta se non può parlare al cuore dell’uomo (N.49 Sono i suoi lettori che creano l’autore e, in particolare, il poeta; un poeta non esiste senza i suoi lettori, che si servono della sua poesia per emozionarsi ed emozionare altri lettori). “Pensieri minimi e massime” è un libro che non può mancare a chiunque si interroga ogni giorno sul significato della vita, sul valore dell’arte, sulla funzione sociale e culturale della letteratura. Dall’imprenditore all’artigiano, dall’impiegato alla casalinga, dallo studente allo sportivo tutti troveranno in questi pensieri uno spunto per una riflessione personale giornaliera, nutrendosi di arte e di saggezza. Un ultima osservazione: non è un libro da riporre sui vani polverosi di una libreria, ma un volume da tenere sempre a portata di mano per poter accogliere i pensieri dell’autore nei momenti più imprevedibili e impensabili della giornata di ognuno.

a cura di Santina Russo, 20 luglio 2012

 

Chi è l’autore?
EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974. Scrive poesie dal 1990, nell’agosto del 2000 sono state pubblicate sue poesie, presso l’Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico di poesie e brevi racconti Spiragli ‘47. Partecipa a concorsi letterari di poesia ottenendo buone attestazioni e la segnalazione delle sue opere in varie antologie.
Nel marzo 2009 è uscita la sua raccolta di poesie Per una strada, SBC Edizioni, recensita da vari studiosi e critici tra cui Luciano Domenighini, Alessandro D’Angelo, Lorenzo Spurio, Nazario Pardini e Marzia Carocci.
Una sua poesia edita è stata pubblicata nell’agenda 2010 Le pagine del poeta. Mario Luzi, da Editrice Pagine di Roma.
Nel 2010 ha accettato la proposta di collaborare con una casa editrice per la scoperta di nuovi talenti poetici, tra giugno 2010 e luglio 2011 ha presentato tre autori, riuscendo così a far pubblicare tre libri di poesie e, dal 2011 è consigliere onorario del sito “poesiaevita.com”, che promuove anche una sezione editoriale ospitante le collane di opere da lui curate.
Dal 1990 sta scrivendo un dramma epico ambientato al tempo della colonizzazione dell’Islanda, di argomento storico-fantastico.
Ha inoltre scritto vari aforismi, ottantotto dei quali sono stati raccolti nella silloge Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, edita nel giugno 2012.
Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti su blog letterari. È collaboratore della rivista on-line di letteratura Euterpe. È stato membro di giuria nella prima edizione del concorso nazionale di poesia “L’arte in versi” (2012).
È presente su blog, siti e forum letterari, tra cui “Literary”, con una scheda bio-bibliografica nell’Atlante letterario italiano. Ha in programma la pubblicazione di una seconda silloge di poesie.

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Anna Scarpetta: quando la poesia è testimonianza. Commento di Anna Maria Folchini-Stabile

Commento alle poesie di Anna Scarpetta

poesie contenute in “L’Universo degli Angeli” – Sentieri di Anime e Sogni – a cura di G. Ianuale per Accademia Internazionale Vesuviana – Marigliano (NA) – 2012

Commento critico a cura di Anna Maria Folchini-Stabile, poetessa

 

 

“L’Universo degli Angeli” è l’antologia curata da Gianni Ianuale e pubblicata nel mese di luglio 2012  dall’Accademia Internazionale Vesuviana per raccogliere le liriche dei poeti che si sono ritrovati attorno all’ideale morale che “poetare significa muoversi e operare nell’armonia cosmica in cui l’essere e il bene puntualmente coincidono” (dalla premessa di Bernardo Silvestri, pag. 6).

Tra gli Artisti selezionati figura la poetessa Anna Scarpetta che presenta le sue liriche intitolate:

– Porto in giro per il mondo

– Alzati anima

– Forse gli Angeli

– Ho salito i gradini del mondo

– Vivere per non morire

 Questi cinque componimenti sono il proclama di ideali e linee guida di una vita dedicata a difendere  l’identità, i principi e i valori che rendono l’individuo persona unica e irripetibile; la poesia è il veicolo, il modo per comunicare al mondo la propria visione della vita che ha radici profonde nella memoria, nella famiglia, nelle tradizioni e negli affetti che legano alla propria terra.

La poetessa che ha ben conscio il suo ruolo di guida, non può non confrontarsi con la vita e con gli altri e non può, quindi, non cantare le risorse collettive, il coraggio di vivere, la ripresa dell’Uomo che ha ideali e mete importanti da raggiungere:

   “Destati, anima, dal frastuono fragoroso

    Che stordisce solamente e nulla dice” …

(da Alzati anima, pag. 371)

 

E non può esservi certezza di perseguire il fine destinato, senza la sicurezza interiore di una Guida superiore (“Forse gli Angeli”, pag. 372) di cui la poetessa ha piena coscienza, tanto che può dire:

 

   “Ho salito, con grande affanno, i gradini del mondo

     Rasentando i pericoli, passando lenta nel mezzo…

   … Con la mente imbevuta di forti pulsioni…

   … Con grande magia…

( da “Ho salito i gradini del mondo”, pag.373)

 

Ardore, affanno, salita…non un cammino semplice, non una strada pianeggiante, perché l’esistenza di ogni essere umano è cosparsa di prove, di difficoltà che temprano, fortificano e confermano, a consapevolezza e maturità raggiunte, che il dolore è parte del vivere.

La scelta è univoca: “Vivere per non morire” (pag. 374).

La vita, secondo la poetessa Anna Scarpetta, è una prova di coraggio, perciò va vissuta coraggiosamente, superando le quasi continue prove iniziatiche e guardando sempre al domani, perché il nuovo giorno è resurrezione e, se la sofferenza ci abbatte, la speranza ci accompagna.

 

Come sempre, anche in queste sue forti liriche, la poetessa esprime i suoi profondi pensieri in modo lineare, chiaro, universale e se vede se stessa come metro del tutto, riconosce nella sua esperienza tutta l’Umanità che le cammina a fianco e proprio per questo sa riconoscerla, abbracciarla e comprenderla.

 

 

Chi è l’autrice?

ANNA SCARPETTA è nata a Pozzuoli nel 1948, formatasi culturalmente a Napoli dove ha anche frequentato la Scuola di recitazione e spettacolo, è erede della grande famiglia che molto ha contribuito alla storia Artistica Napoletana e Italiana.

Poetessa ben nota ai circoli culturali e letterari Napoletani, ha poi vissuto a Milano e risiede attualmente a Novara.

Si ė sempre dedicata alla poesia, alla narrativa e alla saggistica collaborando con numerose riviste culturali. 

Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è membro “Vitae et honoris causae”  del Centro divulgazione rete e Poesia.

Tra le sue opere pubblicate ricordiamo:

– Poesia (ed. Gabrielli, 1985)

– Frantumi di tempo (ed. Lo Faro, 1991)

– L’altra dimensione della vita (ed. Libroitaliano Word, 2004)

– Le voci della memoria ( ed. ismecalibri, 2011)

Molte sue poesie sono raccolte in numerose antologie.

 

 Anna Maria Folchini Stabile

 

Angera, 24 agosto 2012

 

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“Acrostico” di Emanuele Marcuccio, con un commento di Lorenzo Spurio

EMANUELE MARCUCCIO

(ACROSTICO)

 

 

Elegante mi aggiro pensoso

mentre la luna in ciel compare,

avanzando per una strada,

non comprendo il mondo:

uno è il solo pensiero

e l’orizzonte mi rapisce

la mente turbando

e l’amore m’invita.

Marcando la terra

arrivo fino in fondo

riuscendo nell’impresa,

comprendo la vuota cultura

urbana imperante,

comprendo il flebile vento

che corre lungo vicoli antichi,

introducono i nostri passi

obliando i passati mali.

 

(20/1/2010)

Commento di LUCIANO DOMENIGHINI

Diciassette versi, undici indicativi presenti (tutti al singolare, al plurale, di terza, solo l’ultimo al 16°), e ben cinque gerundi, a tessere e siglare questo acrostico in due sorsate ma di un solo respiro. Come detto, il tempo gerundio lega e cuce la composizione ma la prima persona presente “comprendo” è reiterata tre volte (versi 4°, 12°, 14°) in linea con il gusto per l’anafora del poeta palermitano. Nato come gioco enigmistico, è in realtà un autoritratto poetico di bell’acqua, che rimarca la vaghezza, l’indeterminatezza, il ruolo insieme storico e metastorico del poeta, quasi fosse la sua vita una quotidiana, perdurante consacrazione, a un tempo vocazione e progetto, volontà e destino.

 Luciano Domenighini

Travagliato (Bs), 20 agosto 2012

COMMENTO DI LORENZO SPURIO 

Nell’acrostico qui presente del poeta palermitano Emanuele Marcuccio scritto nel 2010 ma solo ora “tolto dal cassetto”, si respira un senso di sfiducia e di criticità nei confronti della società contemporanea di cui il poeta ci fornisce uno squarcio mentre si trova “per strada”. E’ questa una visuale particolare e molto cara all’autore il quale ha dedicato una intera silloge di poesie nel 2009 raccogliendole appunto sotto il titolo di Per una strada. Non solo. In varie interviste Marcuccio ha avuto modo di parlare dell’ispirazione come qualcosa di fuggevole, impetuoso, che necessita di esser messo subito sulla carta per evitare di perdere quell’analisi del mondo. L’impressione che ho avuto con questa lirica è stata proprio questa: di un uomo in giro per strada che analizza il mondo con un occhio forse un po’ stanco e illanguidito, nostalgico del passato che fu, tanto diverso a quel presente narcisista e morboso che gli è toccato vivere. Ecco perché predominano nella lirica aggettivi che fanno riferimento a un poeta nel suo stato di creazione “pensoso”, quasi a meditare in maniera onnisciente ciò che sfila davanti ai suoi occhi. Il messaggio è chiaro: l’uomo è alla continua ricerca di un senso, di un significato ontologico ed epistemologico che però gli sfugge continuamente: “non comprendo il mondo”. Il senso di desolazione e di aridità che la lirica trasmette deriva direttamente dalla vuotezza e dalla mancanza di cultura che il poeta marca come elemento di caratterizzazione dell’oggi: “la vuota cultura/ urbana imperante”. La poesia, però, può anche essere letta come una sorta di esortazione, un vivido invito all’uomo d’oggi  a rimboccarsi le maniche e a far a meno di vizi e vanità per riscoprire il vero senso delle cose.

Lorenzo Spurio

Jesi, 24 agosto 2012

(Nella foto una delle famose “Piazze d’Italia” di Giorgio De Chirico).

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Recensione di “Tacchi a spillo”, a cura di Lorenzo Spurio

Tacchi a spillo

Titolo originale: Tacones lejanos (1991)

Regia di Pedro Almodóvar

Paese: Spagna

RECENSIONE DI LORENZO SPURIO 

Un film di Almodóvar di una ventina di anni fa e poco conosciuto in Italia, Tacones lejanos venne tradotto con Tacchi a spillo. La storia in esso contenuta è particolarmente intricata com’è nella migliore tradizione del regista spagnolo.

Rebecca (Victoria Abril) è una giornalista che lavora nell’edizione serale di un telegiornale del quale suo marito, Manuel (Féodor Atkine)  è il proprietario. La loro relazione matrimoniale è oramai giunta ad un punto morto; a Madrid giunge la madre di Rebecca, Becky del Páramo (Marisa Paredes), famosissima cantante. Becky del Páramo scopre così che il marito di sua figlia non è altro che una sua vecchia fiamma e, proprio con l’arrivo della donna, Manuel decide di chiedere il divorzio a Rebecca.  La sera dell’arrivo della madre Rebecca, Manuel e Becky del Páramo vanno in un locale ad assistere ad uno spettacolo del trasformista Femme Letal, un uomo che sul palco, vestito da donna intona una canzone in onore a Becky del Páramo.

Nei camerini l’insoddisfatta Rebecca si abbandona a un rapporto sessuale con l’uomo. Intanto Manuel è intenzionato a riprendere il vecchio rapporto con Becky del Páramo ma quest’ultima non accetta.

Una sera Manuel viene trovato assassinato nel suo chalet e il giudice Domínguez (Miguel Bosé) si occupa del caso. Tra gli assassini sospetti ci sono Rebecca, la madre e un’altra donna che aveva ricevuto un posto come giornalista dietro un rapporto sessuale con Manuel. Durante un telegiornale Manuela, dopo aver riportato dei fatti del giorno, parla della morte di suo marito riconoscendosi la colpevole dell’assassinio. Il giudice la fa arrestare ma non è convinto della sua colpevolezza e comincia ad indagare anche sulla madre. Veniamo a sapere che il giudice ha una doppia vita e, una volta calati gli abiti formali dell’ispettore di giustizia, non è altro che lo stesso Letal che si traveste di notte.

In carcere Manuela scopre di essere incinta ma dopo alcuni mesi viene concessa la sua liberazione per la mancanza di prove nell’omicidio di suo marito. A questo modo comincia ad essere indagata la madre che, proprio durante una sua performance, ha un attacco di cuore e viene trasferita in ospedale.

Lì, a sole, la madre pur sapendo che è stata veramente la figlia ad uccidere Manuel decide di attribuirsi tutte le colpe. Becky del Páramo si fa raccontare dalla figlia tutti i dettagli dell’assassinio in modo che possa dirli al giudice e possano inchiodarla e si fa portare la pistola in modo che possa lasciare su di essa le sue impronte. Il film si conclude con la Becky del Páramo le cui condizioni si sono aggravate e la figlia, attorno a lei che parla ricordando di quando da piccola non aspettava altro che sentire i suoi tacchi. Quando sentiva i tacchi sapeva del suo arrivo a casa ed era felice. La madre muore e il film si conclude con il pianto di Rebecca.

Amore e morte, tradimenti e pistole si fondono in questo dramma in piena regola che, se pensiamo alla produzione successiva di Almodóvar non possono non richiamare il film Carne trémula dove, benché la storia sia completamente diversa, anche lì le pistole e gli spari fanno da protagonisti. Qui è disponibile la mia recensione a questo altro film.

La famosissima Becky del Páramo, inizialmente presentata come una persona austera ed algida solo attenta al suo lavoro di cantante, nel corso del film viene mostrata nella sua debolezza fino all’ultima scena in cui un infarto la colpisce proprio mentre sta recitando. Alla fine deciderà di salvare sua figlia, alla quale da bambina aveva sempre promesso più tempo e più attenzioni senza poi mai riservargliele. Decide di salvare la figlia in punto di morte pur sapendo della sua colpevolezza nell’omicidio. Non le importa del fatto che quando la notizia si diffonderà il suo nome aureo verrà irrimediabilmente macchiato. Il prendersi la colpa è la normale “pena” che deve pagare per una vita effimera e lontana dalla figlia che invece avrebbe avuto bisogno di lei. Dall’altra parte il povero Manuel non avrà giustizia perché il colpevole, Rebecca, non verrà incarcerato e, la giustizia rappresentata per mezzo del giudice si mostrerà clamorosamente incapace nel gestire il caso e nel distinguere il falso dal vero.

Una storia che di continuo va alla ricerca della verità, l’unica vera e che invece si imbatte in vari intoppi e menzogne che non permettono di giungere ad essa. Almodóvar vuole suggerire, credo, come la mente umana sia capace di raggiungere i suoi scopi, sovvertendo le leggi dell’animo e quelle della giustizia. Potrebbe essere un film dal quale si potrebbe costruire un singolare sequel ma la compattezza e il dramma psicologico dei personaggi verrebbe perso. La morte di Becky del Páramo suggella l’intera storia.

LORENZO SPURIO

23-04-2011

 

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“Il bacio”, poesia di Monica Fantaci

Il bacio

di MONICA FANTACI
 Eri là vicino al mio sguardo,
il tuo candor viso mi rapiva,
le tue gote erano il mio traguardo,
la mia bocca ti contemplava.
Eri là nel mio moto sempre più vicino,
sentivo il tuo respiro sul mio viso,
le tue pupille avevano un colore divino,
così l’emozione di darti un bacio deciso.
Eravamo là accarezzati dall’oro,
innalzati dalle fragranze dei fiori,
allietati da un fascio di colori,
insieme nel bacio che splende nei cuori.

Palermo, 26 ottobre 2010

 

di Monica Fantaci

 

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“Cobalto”, poesia della palermitana Monica Fantaci

COBALTO

 

 

Sempre più in alto,
 cavalcando nuovi confini,
 verso Cobalto,
 luoghi sempre più vicini,
 tratto d’un canto,
 si allargano le braccia,
 sospiro d’incanto,
 seguendo una traccia,
 l’ambiente vivo,
 sulla vernice del colore,
 si sagoma l’arrivo,
 dall’arte dell’amore.

Palermo, 05/01/2012

Monica Fantaci

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“Ora so cosa rispondere” di Sara Bellagio, recensione di Lorenzo Spurio

Ora so cosa rispondere

di Sara Bellagio

Albatros Editore, Roma, 2011

ISBN: 978-88-567-4073-8

Numero di pagine: 107

Costo: 14,90 €

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Il tempo si doveva fermare in questo istante, era tutto perfetto poi non sarebbe più stato lo stesso. Quell’istante ha cambiato tutta la mia vita, me stessa, il mio rapporto con il mio corpo e con gli altri. E’ bastato solo un istante per stravolgere tutto. Un unico lungo istante. (p. 85).

 

Ora so cosa rispondere è un libro passionale, che va al fondo delle emozioni di Anna, la protagonista, che potrebbe essere riflesso di ciascuna donna dei nostri tempi. La narrazione si apre con un fatto amaro e sconcertante: l’incidente stradale di Marc, l’uomo che tempo prima la donna aveva amato. In questa occasione subito si precipita in ospedale dove trova i parenti di Marc, tutti speranzosi che il ragazzo si riprenda dal coma e guarisca. Le condizioni di Marc miglioreranno e si salverà, ma di questo verremo a conoscenza solo al termine del romanzo.

La parte iniziale del romanzo è giocato su di una doppia scrittura che prevede due livelli temporali diversi: il presente della routine noiosa di Anna e il suo passato – la relazione d’amore vissuta con Marc. In questo percorso conosciamo anche altri personaggi come ad esempio i genitori di Anna, ma forse il personaggio più interessante è quello di Pam, l’amica fraterna-confidente di Anna. Seguiamo le due ragazze per la via della città durante le loro passeggiate per lo shopping e in questo mondo frivolo dove l’autrice non fa che sottolineare l’importanza che per Anna rivestono trucchi, vestiari, tacchi alti, regali e shopping. Ossia l’importanza adolescenziale, immatura, volta al lato narcisistico e materiale dell’essere.

Le cose cambiano, però, quando Anna conosce e si innamora di Marc, un ragazzo affascinante, fotografo, sempre impegnato in giro per il mondo per il suo lavoro. Tra di loro scocca la scintilla ma la ragazza –sulla scia di una tradizione melensa e sdolcinata della letteratura- vive la nuova relazione in maniera molto diversa dal ragazzo che, invece, pur essendo coinvolto dalla ragazza, continua a dare il giusto peso ai suoi interessi e al suo lavoro. Anna, invece, si lascia travolgere da questa passione e seguirà Marc accompagnandolo anche nei suoi spostamenti all’estero, come durante il viaggio a Dubai. E’ proprio lì, però, che nascono le prime frizioni: la ragazza comincia a parlare di matrimonio, famiglia, di futuro mentre per il ragazzo sembra esistere solo la sua amata fotografia. Ogni altra cosa, pur non rifiutandola a priori, la considera come precoce.

Il romanzo utilizza un linguaggio semplice, diretto e asciutto che è facilmente fruibile a tutti. Si evidenzia qua e là qualche periodo claudicante a causa di una punteggiatura approssimativa e, nel complesso, la trama è abbastanza semplice, prevedibile, in alcuni tratti addirittura ai limiti del realistico.

Quando Anna scoprirà di essere incinta, i due ragazzi finiranno per separarsi e questo momento vissuto in maniera sofferta da parte di Anna, la condurrà a perdere il bambino.

L’incidente di Marc, la notizia con la quale si apre il romanzo, è proprio il luogo/momento dell’incontro dei due dopo un anno di distanza dopo i vari avvenimenti accaduti. Il tempo ha operato un cambiamento in entrambi, i personaggi sono chiaramente cresciuti e più maturi; Sara Bellagio ci consegna due explicit, entrambi plausibili, senza fornirci una conclusione unica. Al lettore sta scegliere come finire la storia. Ecco, appunto il significato del titolo. Anna si mostrerà remissiva e di aver lasciato completamente il passato alle spalle, pronta a inaugurare una nuova vita oppure, debole e ferita del trascorso precedente, sarà decisa nel non dare una possibilità a Marc? Leggete questo libro in modo che poi potrete dire: “Ora so cosa rispondere”.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Curatore Blog Letteratura e Cultura

 

12/08/2012

 

Chi è l’autore?

Sara Bellagio è uno pseudonimo. E’ una giovane scrittrice alla sua prima esperienza letteraria. Vive in una piccola cittadina del nord Italia dove lavora nell’ambito finanziario.

 

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Intervista a Donata Porcu, autrice di “Questo foglio sottile di vita”, a cura di Lorenzo Spurio

 Intervista a Donata Porcu
Questo foglio sottile di vita
Lettere animate 2012

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

 

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

DP: Non sono solita spiegare i titoli delle mie poesie o delle mie opere, non mi piace…preferisco che chi legge interpreti da solo, ma in questo caso sento di poter dare una indicazione: in una sua bella recensione, Lorenzo Spurio ha fornito una preziosa quanto indovinata interpretazione di quanto ho desiderato dire col mio titolo ( che è poi anche il titolo di una poesia contenuta nella silloge)

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

DP: Credo di non aver mai negato il carattere autobiografico dei miei versi, perché ritengo  risulti evidente; mi chiedi quanto ci sia di autobiografico e non posso che risponderti : tutto. Scrivere è il mio modo preferenziale di esprimermi ed è stato fin da ragazzina il modo per sciogliere e liberarmi di nodi interiori troppo stretti. Penso che sia assolutamente un modo efficace (anche se non semplice) per parlare di se stessi, sempre che gli ascoltatori siano attenti; non so quanto sia efficace per parlare degli altri, io credo si finisca alla fin fine sempre per parlare di se stessi attraverso gli altri… o forse lo si può fare, ma solo se si tratta di “altri” che abbiamo avuto modo di vivere empaticamente

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

DP: ti confesso che la domanda mi fa sorridere, per il fatto che non saprei da dove cominciare nel risponderti: io sono sempre stata e sono tuttora, una lettrice vorace e molto disordinata: Mi piacciono prosa e poesia e confesso che mi piace quasi tutto! Amo molto i classici sia in poesia che in prosa, italiani e stranieri, mi entusiasmo sui nostri grandi ma non disdegno la produzione più moderna e quella minore. Mi rilassa e mi appassiona la lettura di romanzi fantasy. Tralasciando i grandi nomi della nostra letteratura, che do per scontati, il primo nome che sento di farti è Dostoeskij per quanto riguarda la prosa; la poesia è un florilegio di nomi…Ungaretti, Neruda, la nostra Merini… Per farla breve, se escludiamo gialli, polizieschi e romanzi sentimentali…leggo tutto con passione.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

DP: Non è difficile, ho subito la risposta per te: è senza dubbio L’Idiota di Dostoesskij, il motivo sta sicuramente nella tematica, nella profondità dell’interrogativo che sottende al romanzo e soprattutto nel fatto che l’ho letto e riletto e ancora non mi annoia.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

DP: temo di non saperti rispondere, aspetto ancora qualcuno che sappia darmi la risposta, ammesso che sia possibile catalogarmi in un qualche modo, questo per quanto riguarda gli autori che hanno contribuito a formare il mio stile, quanto agli autori preferiti, ho già fatto qualche nome prima: accanto ai grandi classici della poesia di tutti i tempi, mi sento molto vicina a Neruda e alla Merini.

 LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

DP: Nel 2011 è uscito il mio primo libro “Dell’amore resta solo l’amore”, una silloge di poesie a tema amoroso (inteso nel senso più ampio del termine). In questo 2012 invece ha visto la luce “Questo foglio sottile di vita”, una silloge di poesie suddivisa in tre sezioni, a tema vario. In entrambe le raccolte confluiscono i versi scritti in tutti questi anni, oltre ovviamente alle ultime produzioni.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

DP: Solitamente scrivo da sola, ma sono sempre disponibile ad ogni esperimento; da poco ho scritto a quattro mani  con Antonella Ronzulli, una poesia pubblicata sul suo ultimo libro “Attimi: il puzzle della vita” (Lettere Animate 2012). Ritengo che scrivere a quattro mani sia una bella esperienza, ma occorre farlo con le persone giuste: ci vuole stima, empatia e per quanto mi riguarda affetto.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

DP: Sicuramente non a lettori frettolosi o superficiali; non è importante quanti leggeranno i miei libri, ma è importante che coloro che lo fanno sappiano penetrare le parole e le emozioni: chi possiede un mio libro possiede un pezzetto della mia anima…chiedo che le mie parole non siano vane.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

DP: Un marasma, un bombardamento di proposte, un universo in cui si rischia pericolosamente di perdersi: occorre essere avveduti e avere anche quel pizzico di fortuna che consenta di non cascare in mani sbagliate. Io ho pubblicato la mia seconda opera con Lettere Animate, una casa editrice molto giovane ma che sta lavorando molto bene; posso dirti che mi trovo benissimo: hanno creduto in me e mi sostengono, mi hanno aiutato e mi aiutano nel farmi conoscere e sono sempre presenti. La precedente esperienza mi aveva un po’ scottata: oltre alle spesa considerevole, mi ha lascito perplessa l’abbandono in cui mi sono trovata…ma andiamo oltre.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

DP: Credo che ogni occasione di confronto, e le cose che tu citi in quanto tali, siano utili alla formazione di uno scrittore. Io personalmente confesso di essere troppo pigra per parteciparvi: segno ogni data e mi propongo assolutamente ogni volta di rientrare nei tempi … dopodiché aspetto che scada il termine!

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

DP: Come ti dicevo sopra è molto importante, ed è un confronto che può attuarsi sempre, attraverso l’amicizia e la solidarietà tra autori; io credo ancora nella possibile mancanza di invidie e giochini di potere: ognuno di noi è unico e c’è posto per tutti.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

DP: Penso che la risposta debba variare a seconda della consapevolezza o meno di questa azione; personalmente credo che in realtà le cose da dire sia sempre le stesse e ciascuno di noi si sforza di dirle come meglio gli pare. Per lo più, però, la cultura ben assimilata fa si che questo meccanismo risulti spesso assolutamente inconsapevole: ciò che leggiamo diventa talmente nostro che quando lo restituiamo al nostro lettore siamo convinti di dire cosa nuova.

 

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

 

 09/08/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE INTERVISTA IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Intervista a Cristiano Mocciola, autore di “Coincidenze d’inverno”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista a CRISTIANO MOCCIOLA

Autore di COINCIDENZE D’INVERNO

(Edizioni Montag, Tolentino, 2012)

Isbn: 978-88-97875-14-7

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

  

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

CM: Il titolo scelto fa riferimento agli eventi sincronistici che tessono la trama della vita di ognuno di noi. Se rimanesse distaccato dal risultato, l’essere umano riuscirebbe a scorgere tutte quelle coincidenze che, passo dopo passo, lo portano al raggiungimento della propria mèta. In “coincidenze d’inverno” viene evidenziato questo fenomeno (magia?) nella vita dei due protagonisti.

 

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

CM: E’ ovvio che c’è molto di autobiografico. Come è altrettanto ovvio che la fantasia ha svolto il suo compito. Credo che ogni singolo personaggio, di qualsiasi romanzo si tratti, sia parte della personalità dell’autore. E’ inutile negarlo. Sono le diverse sfaccettature di questo IO, che vengono messe in gioco e fatte danzare, a formare il romanzo. Credo che la letteratura serva essenzialmente per aiutarci a sognare, come qualsiasi altra forma d’arte. Nel suo raccontare storie ci aiuta a crescere, a migliorarci, a scorgere il futuro che realmente desideriamo. La letteratura con il solo fine di intrattenere, come potrebbe fare qualsiasi telefilm, a mio avviso, non è utile.

 

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

CM: Ogni autore è come un amico. E come nella vita capita di avere ‘’migliori amici’’ che ci accompagnano per alcuni tratti del nostro cammino, così abbiamo anche autori che leggiamo con più interesse in certi momenti della nostra esistenza. Penso sia capitato a tutti di cominciare un libro e poi lasciarlo lì perché non andava giù. E magari riprendendolo in un secondo momento, trovarlo così esaltante da divorarlo in poco tempo. Ogni libro, ogni autore, ha bisogno di essere inserito nel giusto frangente della nostra vita. Essendo noi stessi in continuo cambiamento abbiamo bisogno ogni volta di persone diverse attorno a noi (o autori). In parte ho già risposto anche al resto della domanda. Non ho mai letto noir o gialli, ma sicuramente ci sarà il momento in cui ne avrò bisogno.

 

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

CM: Hai ragione, è molto difficile rispondere. Tornando alla risposta di prima si capisce il perché. Comunque un libro preferito ce l’ho: “Il tuo sacro io” di Wayne Dyer. Ho perso il conto delle volte che l’ho letto e sicuramente lo leggerò ancora molte volte in futuro. Quando mi decentro, quando non ritrovo il silenzio necessario dentro me, lui mi viene in aiuto. Poche e semplici regole per vivere, pensare ed emozionarsi alla giusta maniera.

 

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

CM: Idem come sopra. Se osservo come scrivevo cinque anni fa, o due, o ora, noto il cambiamento avvenuto. Cambiamento dovuto ai libri letti, alle esperienze vissute, alle persone incontrate. Quindi ritengo tutti e tutto responsabili del mio modo di narrare storie.

 

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

CM: Ho pubblicato un solo romanzo breve nel 2008 dal titolo ‘Stop!’. Ho poco da dire a riguardo. Tranne che ora lo riscriverei da capo. Quando mi ci dedicai lo feci per gioco, per una scommessa fatta con me stesso. Ora lo racconterei sicuramente in maniera differente.

 

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

CM: Posso dire di essere molto fortunato. Oltre ad aver trovato una donna bellissima, una moglie premurosa e un instancabile alleato, in Rosalba De Amicis ho trovato un valido aiuto per i miei scritti. Se non ci fosse stata lei, se non l’avessi incontrata, forse non sarei neanche qua a rispondere a queste domande. L’idea di scrivere a quattro mani la trovo interessante anche se, ahimè, ancora non ne ho fatto esperienza.

 

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

CM: A chiunque ne sia incuriosito.

 

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

CM: Da quel poco che ho capito c’è molta confusione nell’editoria italiana. Pochi “grandi” detengono il potere, molti e validi piccoli editori invece raccolgono altrettanti validi scrittori ai quali risulta difficile farsi notare nell’oceano di libri che ogni giorno vengono messi in stampa. Ma poco mi interesso di quel che avviene a livello burocratico ed economico attorno all’editoria. Scrivo per puro piacere. E l’editore Montag mi ha aiutato concretamente a realizzare un piccolo sogno. Oltre a essere stati gentili e professionali sono stati gli unici a offrirmi una pubblicazione senza contributo. Cosa molto importante soprattutto in questo periodo di crisi. Vuol dire che credono in quello che fanno.

 

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

 

CM: Credo che la vera passione dello scrittore nasca dal cuore. Penso che se non venga da dentro la spinta necessaria per scrivere, tutto il resto non serve a niente. Non esiste scuola che possa insegnarti a scrivere, non esiste premio che possa soddisfare le tue esigenze. Scrivere stando seduti sotto un albero, scrivere solo per il gusto di scrivere, e magari non far leggere mai a nessuno quello che hai scritto, scrivere per mettere nero su bianco quelle emozioni che altrimenti andrebbero perse, questo è il lavoro di chi narra. Lo scrittore contemporaneo, quello di ieri o quello di domani, sono scrittori. Punto.

 

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

CM: E’ nel contrasto che vediamo le immagini no?!

 

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

 CM: Credo che ogni scrittore si sia formato sui libri che ha letto e studiato. Ed è giusto, oltre che inevitabile, dal momento che prende come buona un’idea, che prima o poi la riproponga in ciò che scrive. Non è perché ha voluto prendere possesso dell’idea di un altro, ma perché l’altro è stato in grado di farlo maturare. E se lui ritieni importante “tramandare” quell’idea, è giusto che lo faccia.

 

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

 

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