Premio “Ciampi” conferito al poeta e artista performativo Aldo Piromalli

Articolo di Lorenzo Spurio 

62036444_1608203175982192_40656821848899584_nSabato 18 gennaio alle ore 16 presso Villa Mimbelli a Livorno, nel contesto della XX edizione del noto Premio “Ciampi” indetto dall’omonima Associazione Culturale “Premio Ciampi”, verrà premiato il poeta e artista romano (da decenni ad Amsterdam) Aldo Piromalli – autore dell’irriverente e sdegnata “Affanculo” interpretata al Festival di Castelporziano nel 1979, il Woodstock italiano – segnalato alla commissione dall’artista Dora García.

A ricevere per lui il premio saranno alcuni esponenti del panorama culturale letterario, tra critici che negli ultimi anni hanno mantenuto contatti con Piromalli e approfondito la sua arte, dedicandogli anche volumi e studi. Ritireranno il premio conferito al poeta nato nella borgata operaia romana del Tufello nel 1946, Giulia Girardello, che ha pubblicato il volume Se io sono la lingua. Aldo Piromalli e la scrittura dell’esilio (2013), Alessandro Manca, che ha curato la fondamentale antologia generazionale italiana su un periodo poco trattato dalla critica canonica: I figli dello stupore. La Beat Generation italiana (2018) dove Piromalli risulta inserito e antologizzato e Mattia Pellegrini. A chiudere l’evento una performance musicale scritta da Piromalli eseguita da Marco Lenzi.

Recentemente il sottoscritto ha dedicato un ampio saggio sull’opera poetica e artistica del poliedrico Piromalli, noto come beat della scena romana nonché vicino ai provos olandesi, dal titolo “Tra la Contestazione degli anni ’60/’70 e l’esperienza della mail art: Aldo Piromalli” pubblicato sul n°29 della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe a Luglio 2019. A compendio del saggio, oltre ad alcuni scatti giovanili in bianco e nero di Piromalli gentilmente concessi dal cognato Mattia Camellini, una scelta di sue poesie inedite.[1]

Il Premio “L’Altrarte”, meglio noto semplicemente come “Pietro Ciampi”, porta il nome del celebre artista livornese Pietro Ciampi, ricordato per aver “rotto” con una certa tradizione melodica italiana; annualmente viene attribuito a insigni esponenti del mondo cantautorale e non solo, fino a toccare varie sezioni artistiche del campo visivo come il teatro, il cinema, la letteratura, aspetti che contraddistinsero la passione dello stesso Ciampi.

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[1] In un precedente numero della stessa rivista il sottoscritto aveva riportato l’intervista concessa da Aldo Piromalli: “Intervista al poeta beat e poliedrico artista Aldo Piromalli”, Euterpe, n° 23, Giugno 2017.

Multatuli, chi è costui?

Passeggiando per le varie stradine lungo canale e per i ponti che contraddistinguono il centro di Amsterdam, in prossimità del canale di Singel, ho attraversato il ponte Torensluis, particolarmente esteso e ho trovato una statua per niente convenzionale di un certo Multatuli.  La statua ritraeva il volto di un signore abbastanza anziano e la porzione superiore del suo corpo. Aveva dei capelli abbastanza lunghi e portati all’indietro, dei baffi curati ed era vestito in maniera distinta. Sembrava un uomo d’altri tempi. Un uomo del secolo passato.

Non seppi di chi si trattava ma ipotizzai che si trattasse di un personaggio rilevante, per lo meno per la cultura olandese poiché la statua era stata posta in una posizione particolare, mirando i canali dinanzi e, per la sua strana conformazione, attirava un gran numero di turisti che, al pari di me, cominciarono ad immortalarla.
L’iscrizione alla base della suddetta statua, in colore oro, recitava Multatuli, un nome abbastanza divertente e che non fu in grado di richiamare un gran che nella mia mente. Poteva trattarsi di un politico olandese ottocentesco, di un militare durante la seconda guerra mondiale o addirittura di un capo di una rivolta contadina.
Una volta a casa, cercai di documentarmi sul signore in questione.  La prima cosa che scoprii fu che il nome Multatuli non era altro che un soprannome che era stato dato a un certo Eduard Douwes Dekker, il tizio della statua per l’appunto. La dicitura Multatuli era di derivazione latina e significava “ho sopportato molte cose” o “molto soffersi” ed era un chiaro riferimento a un famoso passaggio dei Tristia di Ovidio.  Si trattava dunque di un personaggio remissivo che era stato costretto a sopportare situazioni gravose.
Eduard Douwes Dekker nacque ad Amsterdam nel 1820 e morì in Germania nel 1887. Fu un importante scrittore oltre ad essere funzionario governativo olandese. La sua opera maggiormente nota è il romanzo satirico Max Havelaar pubblicato nel 1860 nel quale denunciava gli aspetti negativi del colonialismo olandese che conobbe direttamente durante gli anni che trascorse in Indonesia (al tempo Indie Orientali olandesi) per il suo ruolo diplomatico.
Viene ricordato anche per il suo difficile rapporto con la gestione di denaro e ricchezze, per essere stato dedito al gioco d’azzardo, per i suoi ingenti debiti e per la frequentazione di numerose donne al di fuori del suo matrimonio.
Dunque una statua posta per celebrare non un eroe nazionale, un difensore del paese ma un letterato olandese che fu anche funzionario amministrativo in una colonia olandese nel corso dell’Ottocento. Un personaggio che denunciò i soprusi e le violenze sulle popolazioni indigene di una colonia formalmente di proprietà nederlandese.

13-01-2011
Lorenzo Spurio