Concorso letterario “La Chianciano che vorrei”: come partecipare

 CONCORSO LETTERARIO

PRIMA EDIZIONE “La Chianciano che Vorrei”

QUOTA ISCRIZIONE: gratuita

SEZIONE: racconti inediti

ORGANIZZATO DA: Associazione Culturale LA DEA ATENA ETS

di CHIANCIANO TERME

EMAIL: ladeatenaets@libero.it

DATA PREMIAZIONE EVENTO: 20 Febbraio2022

L’evento sarà patrocinato dal: Comune di Chianciano Terme, dalla Proloco di Chianciano Terme e delle Memorie di Chianciano, con il patrocinio morale dell’Associazione Culturale Euterpe,dall’AIASF Associazione Italiana Assistenti Sociali Formatori e  dall’Arte dei Piccoli Passi SRLS Socio Unico patrocinio gratuito, e come partner Agenzia Immobiliare Azzurra e  Toscana Libri..

BANDO INTEGRALE

ART.1 PROMOTORE: l’Associazione Culturale LA DEA ATENA ETS da il via alla prima edizione del Concorso Letterario “La Chianciano che vorrei”, ogni partecipante potrà attraverso questo concorso esprimere e spiegare come vorrebbe Chianciano attraverso un racconto.

ART.2 PARTECIPANTI: il  Concorso è riservato ai soli cittadini chiancianesi e  prevede 3 sezioni differenti per fasce di età:

  • SEZIONE JUNIOR: 6/12 anni
  • SEZIONE SENIOR: 13/18 anni
  • SEZIONE OVER: 19/100 anni

ART.3: QUOTA DI ISCRIZIONE: la partecipazione al Concorso è gratuita.

ART.4: ELABORATI: i partecipanti potranno presentare un solo elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana, massimo 5 cartelle in word con carattere Times New Roman, corpo del carattere 12. Gli elaborati non dovranno contenere riferimenti politici, offese a cose o persone, riferimenti a differenza di genere, religione o di razza e in nessun modo offendere la Costituzione Italiana, pena esclusione dal Concorso stesso.

ART.5: DATI DEL PARTECIPANTE: dovrà essere creato un file a parte oltre quello del racconto, dove dovranno essere elencati: nome,cognome, data di nascita, recapito telefonico, indirizzo email, dicitura che si autorizza al trattamento dei dati personali in base al Dlgs 196/2003 e successive modifiche ed integrazioni. Per quanto riguarda gli autori minorenni sarà necessario, pena esclusione dal Concorso, che il genitore o chi ne fa le veci, indichi anche i dati anagrafici del suddetto/a, corredata dagli estremi di un documento di riconoscimento in corso di validità.

E’ necessario dichiarare che il racconto è inedito e che non è mai stato oggetto di alcun precedente concorso. E’, altresì, necessario riportare la volontà di cederlo a titolo gratuito, e l’autorizzazione alla pubblicazione su media, internet, così come il nome dei vincitori. I testi non saranno restituiti.

ART.6: SCADENZA: i racconti dovranno essere inviati entro e non oltre le ore 24 del 20 gennaio 2022. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in considerazione.

ART.7 VALUTAZIONE: Tutti i racconti verranno sottoposti al giudizio insindacabile della Giuria nominata dai promotori del Concorso, così composta:

  • Alessandra Santilli: Pedagogista e Formatrice Specializzata in Metodologie Didattiche e Percorsi di Apprendimento.
  • Maria Fusaro: Presidente dell’Associazione Culturale LA DEA ATENA ETS.
  • Monica Del Proposto: Insegnante scuola dell’infanzia di Roma e Vicepresidente dell’Associazione Culturale LA DEA ATENA ETS.
  • Piero Decherchi: Professore di Scienze Motorie nelle scuole romane e allenatore di calcio nonchè segretario dell’Associazione Culturale LA DEA ATENA ETS.
  • Selene Bisi: Psicologa e Giornalista.

ART.8 PREMIAZIONE: La premiazione avverrà il giorno 20 Febbraio 2022 alle ore11:00 (la location è in via di definizione sarà indicata successivamente sui canali media dell’Associazione). Alla stessa  la parteciperanno le seguenti autorità:  Andrea Marchetti, Sindaco di Chianciano Terme; di Laura Ballati, Assessore alle politiche sociali, scuola, istruzione, innovazione tecnologica; di Stefano Giorni, Consigliere delegato alle politiche abitative.

I premi saranno i seguenti:

PRIMO POSTO DELLE 3 SEZIONI: Una targa + tessera gratuita Associazione.

SECONDO POSTO DELLE 3 SEZIONI: Una pergamena +50% di sconto nel tesseramento.

TERZO POSTO DELLE 3 SEZIONI: Attestato di partecipazione+50% di sconto nel tesseramento.

A tutti i partecipanti verrà rilasciata una lettera di ringraziamento per aver partecipato al Concorso e sarà inviata tramite email, ed uno sconto del 50% sulla tessera dell’Associazione.

Gli elaborati di tutti i partecipanti saranno raccolti dall’Associazione LA DEA ATENA ETS in un’unica Antologia a testimonianza di questo evento.

Il materiale dovrà essere inviato via email al seguente indirizzo: ladeatenaets@libero.it, verranno accettati solo gli elaborati che seguiranno  dettagliatamente tutti i passaggi indicati precedentemente.

L’Associazione invierà una mail di avvenuta ricezione del materiale pervenuto, pertanto chi non dovesse riceverla, non potrà partecipare al concorso.

Per qualsiasi informazione scrivere alla mail dell’Associazione oppure alla mail del Vicepresidente  Monica Del Proposto :monica.delproposto@gmail.com .

(Si ricorda ai partecipanti di controllare sempre la pagina dell’Associazione per essere aggiornati  sulle notizie del Concorso).

2° Premio Letterario “Paesaggio interiore”: al via il bando – Partecipazioni fino al 20 marzo 2022

Si bandisce la seconda edizione del Premio letterario Paesaggio interiore, ideato, fondato e presieduto da Francesca Innocenzi, scrittrice e poetessa. Il premio ha il patrocinio della Regione Marche e di WikiPoesia (Enciclopedia Poetica) e la collaborazione della casa editrice Progetto Cultura di Roma, dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (An), dell’APS Un Passo Avanti di Ascoli Piceno, dell’Associazione Culturale Le voci del Nera di Spoleto (Pg), dell’Associazione Il battito che unisce Onlus di Maiolati Spontini (An). Finalità del premio è incentivare la produzione letteraria, intesa in special modo come ricerca interiore, e valorizzare lo studio della letteratura. Uno spazio particolare è dedicato alle civiltà classiche nel loro patrimonio culturale e umano, che rischia sempre più di andare perduto.

REGOLAMENTO

Per le sezioni A, B, C, D, E, possono partecipare testi di autori che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data di scadenza del bando.

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori o pornografici, blasfemi o di incitamento all’odio, irrispettosi della morale comune e che incitino alla violenza o fungano da proclami ideologici e politici.

I lavori presentati non dovranno aver ricevuto un primo, secondo, terzo premio in un precedente concorso letterario, pena la squalifica.

Art 1- Il premio si articola nelle seguenti sezioni:

Sez. A – Poesia in lingua italiana: il concorrente può partecipare con un numero massimo di tre poesie a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), ciascuna di lunghezza non superiore a 30 versi. I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.

Sez. B – Haiku: il concorrente può partecipare con un numero massimo di tre haiku in formato Word (carattere Times New Roman 12). È richiesto il rispetto delle regole di base del genere, nella metrica e nel contenuto. I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.

Sez. C – Racconto a tema libero: il concorrente può partecipare con un solo racconto a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12) di lunghezza non superiore alle 18000 battute (spazi inclusi). I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.

Sez. D – Saggio breve, articolo, monografia di argomento letterario: il concorrente può partecipare con un singolo studio concernente la letteratura italiana o straniera, in formato Word (carattere Times New Roman 12) di lunghezza non superiore alle 18000 battute (spazi inclusi). I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.

Sez. E – Saggio breve, articolo, monografia sul mondo classico: il concorrente può partecipare con un singolo studio concernente la storia, la letteratura, la cultura del mondo greco o romano, in formato Word (carattere Times New Roman 12) di lunghezza non superiore alle 18000 battute (spazi inclusi). I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso.

Sez. F – Sezione riservata ad adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Il concorrente può partecipare con un numero massimo di tre poesie a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), ciascuna di lunghezza non superiore a 30 versi, oppure con un solo racconto a tema libero in formato Word (carattere Times New Roman 12), di lunghezza non superiore alle 18000 battute (spazi inclusi). I testi da inviare dovranno essere privi dei dati personali dell’autore, pena la squalifica dal concorso. Per i concorrenti minorenni è richiesto esplicito consenso alla partecipazione da parte di un genitore (v. scheda di partecipazione allegata). Le opere di questa sezione saranno valutate da una apposita giuria composta da studenti della scuola secondaria di secondo grado.

Art 2- Le opere non verranno restituite; i concorrenti ne resteranno tuttavia unici proprietari.

Art 3 – Ai sensi del DLGS 196/2003 e del Regolamento generale sulla protezione dei dati personali 2016/679 (GDPR), i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione per le sole finalità connesse al premio.

Art 4: La commissione di giuria è così costituita:

Sez. A: Lorenzo Spurio (presidente di giuria), Marinella Cimarelli, Elena Maneo, Flavia Scebba, Sergio Soldani.

Sez. B: Giuseppe Gallo, Ilaria Romiti, Antonietta Tiberia.

Sez. C: Gioia Casale, Piko Cordis, Daniela Giardini, Anna Elisabetta Lombardi, Fausto Mancini.

Sez. D: Valtero Curzi, Marco Limiti, Piermassimo Paloni.

Sez. E: Gabriella Cinti, Luciano Innocenzi, Patrizia Morelli.

L’operato della giuria è insindacabile e inappellabile. La giuria potrà anche decidere di non assegnare premi.

Art. 5- I primi tre classificati di ciascuna sezione saranno premiati con libri (in quantità proporzionale alla posizione in classifica), targa e motivazione della giuria.

La giuria ha la facoltà di attribuire ulteriori premi speciali o menzioni d’onore.

La Casa editrice Progetto Cultura offrirà a suo insindacabile giudizio un contratto di edizione gratuito all’autore di un’opera ritenuta particolarmente meritevole.

I testi degli autori premiati saranno pubblicati in un’opera antologica disponibile il giorno della premiazione; ciascun autore selezionato ne riceverà una copia in omaggio. L’opera potrà essere sottoposta a operazioni di editing, se ritenuto necessario dall’editore, prima della pubblicazione: l’autore dichiara di accettare espressamente tale clausola. Gli autori cedono il diritto di pubblicazione al promotore del premio senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo a cura della Casa Editrice Progetto Cultura. I diritti rimarranno di proprietà degli autori, che potranno quindi disporre liberamente degli elaborati.

Art. 6 – I risultati del premio verranno pubblicati con debito preavviso sul sito dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com), di Edizioni Progetto Cultura (www.progettocultura.it), su Concorsi Letterari (www.concorsiletterari.it), Literary (www.literary.it) e sulla pagina facebook del premio (Premio letterario Paesaggio interiore). La cerimonia di premiazione avrà luogo in un fine settimana nel periodo fine agosto-inizio settembre 2022 a Jesi (An) o immediati dintorni. Gli autori riceveranno tempestivamente a mezzo e-mail ogni informazione utile a riguardo.

In caso di assenza dei vincitori, i premi potranno essere ritirati da delegati e resteranno a disposizione presso la Segreteria fino al dicembre 2022.

Art 7: Il materiale dovrà essere inviato entro e non oltre il 20 marzo 2022, unicamente a mezzo e-mail, all’indirizzo paesaggioint@libero.it, insieme alla scheda di partecipazione, compilata in ogni sua parte in stampatello e firmata, e all’attestazione del contributo di partecipazione.

Per prendere parte al premio è richiesto un contributo di 10 euro a sezione per spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni con un contributo aggiuntivo di 5 euro a sezione.

Pagamento tramite bonifico su c/c bancario (Intesa San Paolo) Iban IT03C0306937312100000001164

Intestato a Francesca Innocenzi

Causale: nome e cognome autore 

Art. 8: la partecipazione al premio implica l’accettazione incondizionata di tutte le norme contenute nel bando. L’autore dà piena assicurazione che l’eventuale pubblicazione dell’opera non violerà, né in tutto, né in parte, diritti di terzi. Il comitato organizzatore si riterrà sollevato da eventuali rivalse di terzi, di cui risponderà esclusivamente e personalmente l’autore.

Francesca Innocenzi Presidente del Premio

Lorenzo SpurioPresidente Associazione Culturale Euterpe, Presidente di giuria

Marco Limiti Edizioni Progetto Cultura

Contatti:

Segreteria del Premio: paesaggioint@libero.it

Presidente del Premio, Francesca Innocenzi, tel. 3381302722

https://www.facebook.com/premiopaesaggiointeriore

A Napoli una mostra sullo scrittore Michele Prisco a cento anni dalla nascita

Con l’inaugurazione della mostra “L’officina letteraria di Michele Prisco” il 1° dicembre 2021 alle ore 10 alla Biblioteca Nazionale di Napoli ‘Vittorio Emanuele III’, proseguono le iniziative organizzate dal Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita, istituito dal Ministero della Cultura.

Realizzata in collaborazione con la Biblioteca Nazionale di Napoli, l’esposizione rappresenta una tappa fondamentale della intensa e articolata programmazione predisposta dal Comitato, presieduto da Carlo Vecce dell’Università ‘L’Orientale’,d’intesa con il Centro Studi Michele Prisco, animato dalle figlie Caterina e Annella. Dopo i convegni “Michele Prisco tra radici e memoria” tenutosi a Napoli il 18 novembre 2020 e “Michele Prisco, dalle ragioni narrative all’Europa” svoltosi all’Università Cattolica di Milano il 10 maggio 2021, e dopo le giornate di studio “Michele Prisco tra giornalismo e critica” del 19 e 20 ottobre scorsi nella sede della Società Dante Alighieri di Roma e numerosi eventi collaterali, la mostra offre un percorso nel quale, accanto ad una selezione di documenti conservati nell’archivio dello scrittore oplontino, sono presenti materiali custoditi nei fondi librari della Biblioteca di cui Prisco era amico e affezionato utente fin dagli anni giovanili.

Curata da Mariolina Rascaglia, impegnata nella duplice veste di amica storica delle sorelle Prisco e membro del Centro Studi, l’esposizione è stata allestita nelle sale della Biblioteca per «proporre ai lettori di Prisco, a quanti lo hanno conosciuto e alle giovani generazioni la possibilità di entrare nella sua officina creativa, di osservare dal vivo il laboratorio custodito nell’archivio presso il Centro Studi, di conoscere lo scrittore e, soprattutto, l’uomo», spiega la curatrice. Il percorso espositivo è completato da 10 pannelli didascalici sulla vita, le opere e i premi letterari di Michele Prisco, realizzati da Mariolina Rascaglia e Giorgio Tabanelli, con elaborazione grafica di Barbara Bertini.

L’appuntamento inaugurale è il 1° dicembre alle ore 10. Dopo i saluti della vicedirettrice della Biblioteca Nazionale di Napoli Maria Iannotti, interverranno Carlo VecceMariolina RascagliaAnnella e Caterina Prisco, Laura Cannavacciuolo e Giorgio Tabanelli, regista del documentario “Michele Prisco: il signore del romanzo” che sarà proiettato a conclusione degli interventi. Sarà anche l’occasione per presentare gli Atti del convegno tenutosi all’Orientale sullo scrittore, vincitore del Premio Strega 1966 con Una spirale di nebbia, e per annunciare che prossimamente a Teramo l’Amministrazione Comunale intitolerà una via a Michele Prisco, avendo egli avuto con la città un rapporto stretto grazie al Premio Teramo. La proposta di intitolazione, infatti, è stata formalizzata alla Commissione toponomastica del Comune da Simone Gambacorta e Paolo Ruggieri, rispettivamente presidente della giuria e segretario del Premio letterario.

Considerate disposizioni anticovid vigenti, la partecipazione alla mostra in presenza avverrà esclusivamente su prenotazione. I posti disponibili saranno prenotabili via email all’indirizzo: convegnoprisco2020@gmail.com. Sarà possibile, inoltre, visitare la mostra e visionare il trailer del documentario nelle mattine del 2, 7, 9, 13 e 16 dicembre per gruppi di 15 persone (max 2 gruppi al giorno), prenotando via mail.

“Ti sogno, terra 3”: è uscita la nuova opera del noto progetto editoriale a cura della prof.ssa Laura Margherita Volante

Articolo di Lorenzo Spurio

È uscita – sempre per i tipi de I Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche e con un breve nota di Dino Latini, Presidente del Consiglio della Regione Marche – la terza parte del prestigioso progetto editoriale Ti sogno, terra a cura della poetessa, scrittrice e pedagogista Laura Margherita Volante. Dopo i due precedenti tomi, che sono stati rispettivamente dedicati alla poetessa camerte Rosa Berti Sabbieti (che si firmava nella personale corrispondenza con la Volante come “Noce”) e Don Giovanni Ghilardi, salesiano responsabile della Comunità Giovanile “Don Bosco”, ora è la volta di Ti sogno, terra 3 – composto da due volumi – opera dedicata al noto poeta e filosofo Padre David Maria Turoldo. Avevo avuto modo, qualche anno fa, di parlare già dell’opera apripista di questo interessante progetto in un articolo apparso su «Blog Letteratura e Cultura» il 31 ottobre 2017 dove, pure, si dava conto dell’imminente presentazione del volume a Pesaro presso il prestigioso Salone degli Specchi dell’Alexander Palace Museum Hotel dell’eccentrico artista e mecenate il Conte Alessandro “Nani” Marcucci Pinoli di Valfesina[1].

La copertina del volume, che riporta una celebre poesia di Salvatore Quasimodo, vuole essere un chiaro omaggio alla multiforme terra di Sicilia: vi è ritratto, infatti, uno scorcio della Valle dei Templi di Agrigento, nella fulgida ricchezza delle testimonianze storico-archeologiche del mondo greco. Il testo, come avvenuto con le precedenti opere del medesimo progetto, è un ricco almanacco di aforismi (della Nostra e dei classici), citazioni, poesie, analisi, recensioni, letture e approfondimenti, saggi e interviste e non disdegna neppure l’elemento grafico-visivo di numerose pagine a colori che contengono sia copertine di opere letterarie che foto di autori, incontri, eventi, momenti di celebrazione e tanto altro ancora.

Riassumere in un articolo la vastità degli interventi risulta non solo difficile ma anche qualcosa di delicato perché si rischia immancabilmente di dimenticare qualcuno (per una completezza ed esaustività d’indagine, rimando all’indice del volume che ben delinea, in opportuni sezioni e sotto-capitoli) i tanti autori di cui la Volante si occupa.

Ed è un vero viaggio in lungo e in largo per la nostra Penisola: ce lo indicano le sezioni del volume che, in maniera anticipatoria e didascalica, ci informano sulle varie regioni a cui appartengono gli artisti, gli autori, le voci distinte di cui la professoressa-pedagogista ha deciso di occuparsi con acribia e grande fluidità comunicativa. Per la Sicilia figurano Licia Cardillo, Marco Scalabrino e Vincenzo Marzocchini. Il capitolo della Calabria è per lo più dedicato ad Angelo Gaccione di «Odissea» col quale la Volante collabora attivamente dalla sua fondazione, nel 1999; la Puglia è rappresentata dall’organizzatrice culturale Regina Resta, presidente di Verbumlandi-art di Galatone che annualmente indice il Premio d’eccellenza “Città del Galateo”; nel Lazio ritroviamo Jean Bruschini. Particolarmente ricco appare il capitolo V, dedicato alle Marche, con contributi dedicati a Valeria Dentamaro, Marusca Montalbini e alla versatile artista Lilian Rita Callegari. Pure non è dimenticata la regione Piemonte – della quale la Volante è originaria – con ampi saggi e validi accenni a Cesare Pavese.

Di pregio e degno di menzione è anche il secondo volume che compone Ti sogno, terra 3 dal titolo Volando al massimo che contiene favole della Volante accompagnate da efficaci illustrazioni di Massimo Tartaglini. L’obiettivo specifico di questo tomo è assai lodevole ed è principalmente teso ad avviare un processo di educazione sentimentale fin dall’infanzia, con la consapevolezza dei docenti che, oltre il programma, c’è la relazione. La Volante è certa nel sostenere che si gioca tutto sulla relazione e sue criticità culturali al fine di affrontare l’analfabetismo emotivo e lo sviluppo di un linguaggio affettivo e costruttivo. Questo perché assistiamo ormai da troppo tempo a fenomeni sociali inquietanti che vanno dal bullismo ad altre forme di violenza gratuita sui soggetti deboli. Il messaggio è chiaro: non vogliamo una società robotizzata che generi mostri, ma una società dove il diverso rappresenti una ricchezza, dove al centro ci sia la persona quale soggetto di diritto. Quindi gli adulti, educatori ed educandi, assieme ai fanciulli devono dialogare, conoscere per conoscersi per una crescita civile. Dove non c’è dialogo non c’è amore e – in nessun modo – si vuole che vinca l’odio, generatore malefico di violenze di omicidi, suicidi, guerre e altre nefandezze.

Laura Margherita Volante è nata ad Alessandria e vive ad Ancona. Professoressa di ruolo nella Scuola Media Superiore e docente presso l’Università Politecnica delle Marche, pedagogista certificata, impegnata in ambito formativo ed educativo presso enti e scuole, anche con progetti di propria ideazione, fra i quali “Favolando-Premio Montessori”, “Nel mondo di Rodari” rivolti ai bambini delle scuole materne, elementari e medie. Ha collaborato con il Centrodonna di Cesena su temi di grande attualità, fra cui la violenza e l’immigrazione. Ha pubblicato non solo diversi testi poetici ottenendo numerosi riconoscimenti (fra cui il Premio Manzoni), ma anche racconti, articoli e aforismi, con pubblicazioni su varie antologie e riviste culturali. Come poetessa risulta inserita nell’antologia Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) a cura di Lorenzo Spurio. Per il Premio “Tre Gocce d’Inchiostro – Aforisma” è stata citata su «La Repubblica» nel 2014. Da due anni con la rivista «Odissea» di Milano, diretta dallo scrittore Angelo Gaccione, per cui è anche corrispondente per la regione Marche. Collabora altresì con la rivista «Polis» ed è membro di giuria del Premio Letterario “Città di Ancona” organizzato dall’Associazione “Voci Nostre” del capoluogo dorico. Il progetto editoriale Ti sogno, terra – di sua unica ideazione e curatela, presentato in varie città italiane – ha visto la pubblicazione di vari volumi: il primo nel 2018, il secondo nel 2019[2] e ora, in una veste di due tomi, esce Ti sogno, terra 3.

Come avvenuto per i precedenti tomi dell’avvincente progetto editoriale della Volante, l’opera verrà presentata al pubblico sabato 27 novembre p.v. alle ore 17 presso la Sala Convegni delle “Grotte del Cantinone” di Osimo (Via Fontemagna n°12). Oltre alla scrittrice interverrà, nel ruolo di presentatore, la giornalista Valeria Dentamaro (ingresso solo dietro esibizione del Greenpass, con mascherina indossata e fino a esaurimento dei nr. 40 posti totali). L’autrice ha informato, inoltre, che seguiranno ulteriori presentazioni ad Ancona e Pesaro di cui darà conto, mediante locandine e note a mezzo stampa, sulle relative date e location.

Lorenzo Spurio

Jesi, 21/11/2021


[1] L’articolo è disponibile a questo link: https://blogletteratura.com/2017/10/31/laura-m-volante-ti-sogno-terra-il-progetto-culturale-dedicato-a-rosa-berti-sabbieti-che-celebra-lunica-regione-al-plurale/ (Sito consultato il 21/11/2021).

[2] Anche a Ti sogno, terra 2 ho dedicato un articolo: “Ti sogno, terra 2. Il lungo viaggio dei sognatori di Laura Margherita Volante. Il 12 dicembre la presentazione nel capoluogo dorico”, in «Blog Letteratura e Cultura», 09/12/2019, link: https://blogletteratura.com/2019/12/09/ti-sogno-terra-2-il-lungo-viaggio-dei-sognatori-di-laura-margherita-voltante-il-12-dicembre-la-presentazione-nel-capoluogo-dorico/ (Sito consultato il 21/11/2021).

“Poesia e Resistenza nel Myanmar Post-golpe Militare” nel contesto di Parma Capitale Italiana della cultura 2020-21

In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020-21 è stata organizzata, grazie all’instancabile lavoro della Sen. Abertina Soliani e del Direttivo dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli, una serie di iniziative dedicate alla situazione in Myanmar oggi, dopo il colpo di stato del 1 febbraio.

Il legame tra Parma, Aung San Suu Kyi e il suo popolo cresce ogni giorno e si rafforza ancora di più con questa iniziativa di carattere internazionale. Il programma è osservabile cliccando qui.

In particolare, per gli interessati di poesia, si segnala che giovedì 18 novembre, Stefano Rozzoni e Federico de Ponti, membri dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli, terranno un intervento intitolato “Poesia e Resistenza nel Myanmar Post-golpe Militare”. Attraverso l’analisi di alcuni testi dei poeti contemporanei K Za Win e Khet Thi si prenderà in esame il legame tra poesia e Resistenza in Myanmar a seguito del golpe militare del 1 febbraio 2021 tracciando un filo rosso che ricerchi analogie tra la Resistenza italiana e quella del paese asiatico. L’intervento, che fa seguito alla camminata organizzata dagli studenti del Liceo sui luoghi della resistenza parmigiana, vuole porsi come occasione di riflessione sul valore della democrazia attraverso un approccio testuale.

Il 5 dicembre a Jesi una conferenza su Amedeo Modigliani, tra arte e letteratura

Domenica 5 dicembre presso la Sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (ingresso da Via Francesco di Giorgio Martini) si terrà l’evento “Amedeo Modigliani, l’uomo e l’artista” voluto e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi. Esso segue un percorso di appuntamenti sull’arte contemporanea che, in precedenza, ha visto la trattazione di opere dell’artista Gustave Klimt con una conferenza tenutasi nel 2019.

Nel 2020 si sono celebrati i cento anni dalla morte del geniale pittore livornese ma, a causa delle limitazioni dettate dall’emergenza Coronavirus, non è stato possibile organizzare un evento per ricordare la grandezza dell’artista noto per i nudi femminili, le figure filiformi e per essere stato amico e collega di importanti artisti di spicco, tra pittori e intellettuali, del secolo scorso.

La vita e l’opera artistica di Modigliani sono state raccontate da sempre attraverso la leggenda e il mito, nati alla morte dell’artista. Inquieto e capriccioso, Modigliani ha incarnato quel modello perfetto di “pittore maledetto”. Le sue opere parlano, però, un linguaggio perduto di ricerca “classica” e di impenetrabile tensione verso la perfezione. Spesso nei ritratti di donne o nelle sue sculture gli occhi ermetici e socchiusi raccontano storie che portano in sé qualcosa di tragico e fatale, un po’ come la parabola della sua esistenza che sappiamo essere stata costellata di esperienze irripetibili, inquieta malinconia e da un epilogo intenso e drammatico.

L’iniziativa, che si terrà con il patrocinio morale del Comune di Livorno, di Jesi Cultura e della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, verrà presentata dalla poetessa e scrittrice Marinella Cimarelli (Consigliere Ass.ne Euterpe) e vedrà la conferenza della prof.ssa Monia Fratoni, storica dell’arte, dal titolo “Amedeo Modigliani. Lo sguardo altrove” che si snoderà con l’ausilio di opportune diapositive atte a mostrare e commentare alcune delle opere più importanti di Modigliani.

Ad arricchire il pomeriggio artistico saranno anche alcuni contributi letterari tra i quali alcuni inediti (sia poetici che estratti di una scenografia) del noto poeta Dante Maffia (candidato in passato al Premio Nobel) e socio onorario da anni dell’Associazione Culturale Euterpe dedicati all’amore tra il pittore livornese e la tormentata poetessa russa Anna Achmatova. Tali brani saranno letti da Roberta Javarone, come pure quelli di alcuni estratti di racconti dell’antologia “Il grande racconto di Modigliani” (Edizioni della Sera, Roma, 2020) cura di Monia Rota dove figura, tra gli altri, il racconto “Alice” dello scrittore e Consigliere dell’Associazione Euterpe Stefano Vignaroli.

Modigliani, dunque, non solo celebrato artista ma anche esponente centrale nello sviluppo di un fermento culturale attivissimo, tanto nella capitale francese degli anni Venti che in seguito. Il critico letterario Lorenzo Spurio, presentando gli inediti di Maffia, traccerà brevemente il variegato e florido contesto letterario nel quale Modigliani a lungo lavorò a contatto con intellettuali di prim’ordine, con attenzione all’amore travolgente e tormentato con la poetessa russa Anna Achmatova (1889-1966).

Gli interventi musicali – alla chitarra – saranno a cura del Maestro Massimo Agostinelli.

Per partecipare alla serata è richiesta la prenotazione unicamente mediante mail all’indirizzo: ass.culturale.euterpe@gmail.com dove si dovrà indicare nome e cognome delle persone che parteciperanno e numero di cellulare. Data la riduzione dei posti in sala, riceveranno la conferma di prenotazione coloro che, in ordine cronologico, rientreranno nella platea di posti liberi. Al luogo dell’evento si accederà solo dietro conferma di prenotazione, mediante esibizione del Green Pass, misurazione della temperatura e mascherina indossata.

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

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“La macchina del perdono” di Marco Fortuna: un progetto ecologico di rinascita e guarigione

“…prima di perdonare gli altri sento il

bisogno di perdonare me stesso, il

cambiamento deve partire da me…”

Marco Fortuna

Marco Fortuna, scrittore e poeta fermano, presenta “La macchina del perdono”: un manufatto in legno realizzato artigianalmente. Il design e il progetto esecutivo sono a cura dell’autore.

Marco Fortuna

“La macchina del perdono” è stata presentata in anteprima in Svizzera alla giornata dell’educazione allo sviluppo sostenibile, lo scorso ottobre a Locarno. Il progetto, prova d’autore certificata, vuole essere il simbolo di un passaggio interiore e l’inizio di una riflessione profonda su stessi e gli altri.

L’uomo e la macchina, a partire dalla rivoluzione industriale, hanno da sempre vissuto un rapporto controverso ma complementare. Nel progetto di Marco Fortuna la “macchina” non sostituisce l’uomo ma diviene il mezzo per elaborare e trasformare i sentimenti negativi in positività e interiorità.

“La macchina del perdono” vuole condurre chi la utilizza a una profonda riflessione sull’esistenza e i suoi eventi: perdonare e perdonarsi è, infatti, necessario per vivere pienamente e gioiosamente la propria condizione di uomo. Essa rappresenta un antidoto per guarire e per spingere all’altruismo e all’umanità. Ma non solo: è una tentazione e una scoperta.

Così ne parla lo stesso autore: “Sono partito dalla ricerca storica, affrontata come un magnifico viaggio tra forme e colori mischiati alla meccanica e alla funzionalità; ho iniziato poi dal disegno a mano libera per concentrarmi sulla forma, ho ragionato sull’aspetto, sulle dimensioni, sui materiali; lo step successivo è stato il disegno tecnico su pc, per arrivare al progetto completo di misure utili in fase di realizzazione. In parallelo ho sempre pensato all’utilità della macchina, all’importanza del valore che trasmette, all’aspetto importantissimo dell’ecologia. Ho amalgamato tutto questo: concetti, misure, materiali, messaggi, simboli, ed è uscita una macchina che vuole solo essere usata, dai piccoli ai grandi. Sono andato oltre il mio interesse per la scrittura, per costruire un piccolo stargate a disposizione di chiunque voglia fare il primo passo verso il perdono”.

“La macchina del perdono”

Come si utilizza “La macchina del perdono”? Costruita interamente in legno, ha una funzionalità molto semplice ma dalla forte valenza simbolica. Il fruitore scrive su un foglietto di carta piantabile (growingpaper) il nome della persona che vuole perdonare e inserisce il foglietto nell’apposita feritoia. Azionando la manovella della macchina, il foglietto viene triturato e i coriandoli di carta risultanti finiscono, per caduta naturale, nella ‘pancia’ del manufatto in attesa di essere raccolti e utilizzati per la fase due del percorso del perdono. È da evidenziare l’importanza per Marco Fortuna dell’aspetto ecologico de “La macchina del perdono”. La carta utilizzata, infatti, contiene al suo interno semi di ortaggi e fiori. Trasformare, quindi, una cosa negativa come il rancore per un torto subito, in rigenerazione e nuova creazione: ciò è possibile grazie all’utilizzo della carta ecologica che è nuovamente utilizzata come concime per il giardino.

“La macchina del perdono” può essere utilizzata nei luoghi di cultura e insegnamento… Non è previsto un numero minimo o massimo di destinatari ed è adatta a tutte le fasce d’età. Correlate all’utilizzo de” La macchina del perdono” vi sono laboratori, progetti di orticoltura sociale e la lettura della favola “La macchina del perdono” scritta da Marco Fortuna e tratta dal libro per bambini La strada del ritorno.

“Le domande ebbre” di Anna Manna: intervista a Michela Zanarella

Per il progetto #igrandidialoghinelweb ideato e curato da Anna Manna proponiamo, dietro autorizzazione della stessa Manna e dell’intervistata, la recente intervista alla poetessa Michela Zanarella. Il testo si inserisce all’interno dell’ampio repertorio di interviste ad autori e artisti sotto la definizione di “Le interviste sul battello ebbro” a cura di Anna Manna.

LE DOMANDE EBBRE PER MICHELA ZANARELLA

1) Sei un poeta nel 2021! Ti senti fuori tempo, fortunato, necessario, nel vento o nella scrivania?

Non mi sento affatto fuori tempo, perché vivo nel tempo, lo attraverso, lo ascolto, cerco di non sprecarlo, vanificare i giorni, i mesi, gli anni. Saper centellinare gli attimi, non rimandare a domani ciò che si può fare subito, dire un “ti voglio bene” in più, ringraziare sempre, essere grati di ciò che si ha, anche le cose che magari sembrano contrarie. Tutto ha un significato.  Mi considero fortunata, perché la poesia è entrata nella mia vita in modo inaspettato e mi sta accompagnando giorno dopo giorno, fedelmente. È un privilegio poter scrivere in versi, un grande dono. Non so se mi definirei necessaria, forse sì, ogni essere umano in realtà è unico e irripetibile, cosa si può volere di più della vita stessa?  Mi sento quotidianamente nel vento, perché la mia mente vola e la poesia mi fa raggiungere realtà straordinarie, forse incomprensibili a molti. Sono anche nella scrivania, ci passo gran parte del mio tempo, sia per lavoro, sia quando mi dedico alla scrittura. Durante la pandemia, direi che la scrivania è stata un luogo di riferimento, lì ho dato vita a una buona parte dei miei prossimi lavori editoriali.

2) Chi ti legge perché secondo te lo fa? Perché è tuo amico, perché cerca risposte dagli sconosciuti, perché gli manca qualcosa?

Chi mi legge lo fa perché mi segue da tempo o mi conosce, tanti sono gli amici, ma mi sono capitate diverse persone nuove, mai incontrate personalmente, che si sono avvicinate alla mia poesia, perché incuriosite dal mio stile di scrittura e dal mio percorso di vita. Alcuni mi hanno contattato trovandomi sui social, ho ricevuto delle testimonianze bellissime: una signora mi ha scritto che mi legge ogni volta che entra in ospedale prima di sottoporsi alla chemio, perché dice che la mia poesia la fa sentire leggera e si sente meno sola, un signore mi ha scritto che ha trovato i miei versi in rete e pur non conoscendomi, gli sembrava di conoscermi e si è ritrovato nelle mie parole. Una mamma mi ha scritto che il figlio di dieci anni ha letto la mia prima raccolta e da allora continua a leggere poesia. Alcune persone molto avanti negli anni, dicono che si sentono accarezzate e che leggere le mie parole, è come avere accanto una presenza molto dolce, angelica.

Non posso che essere felice quando qualcuno apprezza ciò che scrivo e si riconosce tra le mie parole. Credo che la poesia sia un ottimo strumento di dialogo, può sicuramente aiutare a superare limiti, a trovare stimoli, a recuperare sé stessi.

La poetessa Michela Zanarella

3) Se tu fossi giovane oggi rifaresti il tuo percorso culturale?

Forse non lo rifarei allo stesso modo. Ho iniziato non sapendo assolutamente nulla di questo mondo. Ho scontato tutte le mie ingenuità, pensando che tutti fossero disposti ad aiutarmi, a capirmi. Non è stato così. Ho trovato tante porte chiuse, ma forse mi è servito a capire meglio quale direzione intraprendere. Non ho mai voluto chiedere favori, ho lavorato giorno per giorno con fatica, a volte ottenendo relativamente poco. Se mi volto indietro, tante cose le avrei evitate, ma poi mi rendo conto che era necessario che io incontrassi proprio quelle persone, che vivessi determinate esperienze. Sono convinta che nulla avviene per caso, più lunga e difficile è la strada, più si impara ed io sono orgogliosa nel mio piccolo di quanto sono riuscita a realizzare. Superati i quarant’anni si è più lucidi, si ha più chiaro cosa conta davvero.

4) Mentre scrivi lo fai per te, per i lettori, per cercare in te risposte, per confessarti, per il successo, perché è un tarlo che ti divora?

Scrivo perché la poesia mi cerca. La poesia mi fa stare bene, mi porta a un equilibrio interiore, mi interrogo costantemente e cerco risposte, mi confesso, mi scopro, m’invento. Non per il successo. Con la poesia il successo centra poco o nulla.

5) La memoria è parte della poesia? La esalta, la cancella, riporta i sentimenti alla tua sfera personale oppure innalza la gioia ed il dolore al di sopra delle parti?

La memoria è parte della poesia, direi una parte essenziale della mia. Attraverso i ricordi recupero emozioni, luoghi, sentimenti. Si compie una resurrezione ed è qualcosa di straordinario. Ciò che sembra lontanissimo, a volte perduto, rivive, rifiorisce. Se da un lato può sembrare tutto molto intimo e personale, dall’altro la poesia ha il potere di rendere le cose universali, così i lettori entrano in una realtà comune, accessibile, condivisibile. Ricordo una frase che mi disse Maria Luisa Spaziani, ovvero che la mia poesia volava alto come un’aquila bianca sulle vite quotidiane alla ricerca della luce che è dentro ognuno di noi.

6) Ce la faremo a mantenere viva la Poesia?

Certo che ce la faremo, la Poesia vive oltre il tempo, oltre noi. Ci sono tanti giovani che la amano, la leggono e la scrivono. Non ho alcun dubbio in merito. Ho fiducia nelle nuove generazioni. Basta crederci. I sogni possono accadere.

La nuova agenda della Bertoni Editore

“Scriviamo sempre, scriviamo tanto: lettere formali, messaggi, inviamo documenti e relazioni, formuliamo pensieri; alla carta affidiamo le nostre emozioni. E parliamo pure tanto, cercando di farci capire, comprendere; parliamo per dare conforto e per esprimere i nostri sentimenti; usiamo a seconda dei casi parole semplici e difficili, contorte e complesse; spesso non facciamo attenzione a quello che diciamo creando anche dei danni, inimicizie e dolore. La parola ha in sé un grande potere perché ci aiutano a capire chi abbiamo davanti, ci aiutano a comprendere una nuova parte di mondo, oltre che noi stessi e la nostra vera natura.
Al tema “LA PAROLA / LE PAROLE” abbiamo voluto dedicare l’Agenda poetica 2022 raccogliendo le vostre poesie: e chi meglio di un poeta può far uso della parola e trasmettere il suo sentito? Chi meglio di un poeta sa dare alla parola il senso compiuto di quello che vuole dire, di come interpreta la vita e quanto gli sta intorno?

Ad ogni poeta chiediamo di inviare una sua composizione: ogni poesia dovrà avere una lunghezza massima di 30 versi e dovrà essere inviata – completa di liberatoria – al seguente indirizzo mail: poesiaedizioni@gmail.com ENTRO E NON OLTRE IL 30 OTTOBRE!

La curatela di questo progetto è del poeta, scrittore e critico letterario BRUNO MOHOROVICH, coordinatore “poesiaedizioni” di Bertoni Editore.

I diritti sulla poesia rimarranno all’autore, non sono previste copie omaggio, non vi è l’obbligo di acquisto.

Tina Ferreri Tiberio recensisce “Pareidolia” (2018) di Lorenzo Spurio su “L’Oceano nell’Anima”

Nella raccolta poetica Pareidolia Edizioni The Writter, Lorenzo Spurio ci trasporta in una realtà cruda e dolorosa e ci consegna una visione del mondo circostante dal sorso amaro, proprio come dice Saba “Era questo la vita: un sorso amaro”.
Ogni verso, ogni pensiero esprime una esacerbata desolazione in cui l’uomo smarrito, sopraffatto da passioni e tormentato da compromessi, vive sospeso tra emozioni, perplessità, drammaticità. La raccolta è suddivisa in quattro sezioni: Affossamenti, Ecchimosi, Dedicatio e Pareidolia, in ognuna delle quali il poeta s’interroga sul mondo attuale.

La sensazione immediata che si prova nella lettura dei versi è quella di uno scorrere spietato e ineluttabile di una condizione umana, all’apparenza, senza via di scampo.

Per la Sezione Affossamenti “In ventuno di nero”: Il risentimento ormai è dato ai pochi/ e ci si annulla in molecole d’acqua/ in un Mediterraneo/ conca di morti/ acquitrino di angosce/ culla di dolore abissale. I versi di questa poesia, nati in seguito all’esecuzione di ventuno egiziani copti ad opera dell’Isis in Libia nel febbraio 2015, hanno toni intensi di drammaticità e di pathos ed il riferimento al Mediterraneo, conca di morti, colpisce a fondo e tristemente le nostre coscienze indifferenti e assopite, scuotendole.
Il poeta Spurio con le sue riflessioni e notazioni, che diventano indagini dettate dall’enigmaticità dei drammi umani, scava alla radice del problema, mette a nudo tematiche scottanti e tragiche, graffia l’anima del lettore, rivelando in tal modo la sua profonda sensibilità, come in “Sacchi neri (Carme lento)”: Ma quell’acqua che pesa troppo/ è a sigillo di un naufragio atroce/ che d’Agosto si bagna nel Mediterraneo/ non può fingere di non conoscere./ La vostra vita dispersa nelle acque/ dimora in ogni molecola di mare. Invero il tema “Mediterraneo” e delle sue acque è molto sentito dallo Spurio ed è spesso ricorrente.
Intensamente emotivi e struggenti sono anche i versi di “Queiq River” (L’acqua rossa di Aleppo) e de “L’acqua indocile”, sembra che gli spazi abbiano una dimensione incompleta e che il senso del mondo diventi frammento di una realtà fugace e fluente, proprio come l’acqua. L’elemento “acqua” è molto spesso presente nella poesia dello Spurio: l’acqua rappresenta il fluire del tempo e delle cose, è mutevole, ma sempre uguale a se stessa. L’acqua è vita, ma può essere anche morte, distruzione; talvolta l’acqua prende i riflessi della luce e ci abbaglia. Orbene, i versi del poeta attraverso l’immagine simbolica dell’acqua invitano a superare le angustie dei nostri limiti e ad avere una visione più elevata della vita e della nostra esistenza; inoltre, in modo sagace e perspicace mettono in evidenza la crisi irrefrenabile dei valori in atto nella società dandone così testimonianza e analizzando i vari aspetti del tempo in cui viviamo.

Nella sezione Ecchimosi i riferimenti agli eventi tragici, di ieri e di oggi, riguardanti la storia dell’umanità ci sorprendono come una sferza pungente e dolorosa. Ad esempio in “Humus negato”: Quando traduci il verso/ di paure e fronde di sole/ nei riverberi asciutti/ dell’indolenza che cresce/ non chiedere l’evidenza/ se la sera non traspare./ Sempre s’ammazza il giorno/ nei balconi che vibrano/sotto trucioli di cielo vi è la denuncia della guerra in Siria, dei siriani bombardati , di come la vita, seppur fragile sia sempre preziosa.
Goethe affermava: “Se non hai mai mangiato con le lacrime agli occhi, non conosci il sapore della vita”, analogamente il nostro Poeta mette in evidenza la crisi Siriana e il sacrificio di tante vite umane; una crisi che ha distrutto e stravolto la vita di una generazione, soprattutto bambini (humus negato ossia terreno fertile, produttivo) ed ha reso terribilmente immane e difficile lo sforzo di ricostruzione e inestimabile la speranza di una Pace duratura.

In Dedicatio Spurio fa esplicito riferimento a diversi autori e personaggi da cui attinge intensità e dinamismo intellettuale: pensiamo a Federico Garcìa Lorca, ad Antonia Pozzi, a Rosario Livatino.

Poi nell’ultima parte di Pareidolia mette a nudo se stesso, s’interroga sul senso della vita, lascia trasparire anelito di giustizia e lealtà; in “Corri e scolorisci la notte” leggiamo: Dell’anima che si piega e/ si siede non vista, ti parlo./ Non chiedere il senso:/ la sera s’è incenerita,/ la stanza vive storie,/ vorticano le onde e/ i petali intirizziti nell’angolo/ stillano gocce di mistero./ …La lotta si consuma tra l’erba e/ il sospiro che brilla e riparla. Slega il buio all’istante: corri e/ ruba le forme più belle, ad esse congiungi le idee che s’alzano,/ corri: ora sei quello che vuoi. Tuttavia questi versi esprimono efficacemente il bisogno intimo di rialzarsi, prendere in mano la vita, slegare il buio, le tenebre, ciò che è opaco e incerto, lottare, perché la lotta si consuma tra l’erba e il sospiro, una metafora bellissima ed eloquente di come ciò che è umile, semplice (il filo d’erba), insignificante, può avere il potere di cambiare il mondo.

È un barlume di luce, che si intravede in tanta desolazione e che suona come un monito rivolto all’uomo di ogni tempo ad avere fiducia nel futuro ed avere il coraggio di andare avanti, senza mai lasciarsi sopraffare dalla forza bruta dei propri egoismi e degli eventi.

Tina Ferreri Tiberio

Si ringrazia l’autrice della recensione per questo bel testo che è stato precedentemente pubblicato sulla rivista “Oceano News” dell’Associazione Culturale “L’Oceano nell’Anima” di Bari nel mese di ottobre 2021.

“Dimenticato” di Antonio Vanni, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Antonio Vanni può essere considerato a ragione una delle voci più distintive e influenti della poesia molisana contemporanea. L’ho incontrato qualche anno fa a Isernia in una non solare giornata di mezza estate nell’occasione di una cerimonia di premiazione di un noto premio letterario locale e da allora siamo sempre rimasti in contatto – in una collaborazione e “ascolto” partecipi che definirei quasi fraterni – come accade con le amicizie che, pur nella distanza, si amplificano irrobustendosi.

Il poeta molisano Antonio Vanni

Ha collaborato per molto tempo con il noto poeta e scrittore nonché editore Amerigo Iannacone (1950-2017) di Venafro che alcuni anni fa è venuto a mancare a seguito di un tragico incidente stradale nella sua città. A Iannacone conferimmo nel novembre del 2018 a Jesi (AN), in seno al Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, un premio speciale “alla memoria” ritirato dalla moglie, Mariagrazia Valente e dalla figlia Eva Iannacone. Anche in quella circostanza, la collaborazione di Antonio Vanni – nel conseguimento di questa nostra iniziativa memoriale – fu di fondamentale importanza.

Vanni ha alle spalle un’ingente produzione poetica all’interno della quale vanno sottolineate le entusiastiche e prestigiose note critiche di alcuni “mostri sacri” della letteratura quali Giorgio Bàrberi Squarotti e Paolo Ruffilli che hanno commentato la sua produzione riconoscendone l’ampio respiro, la capacità intrinseca, la potenza della parola e la densità dei contenuti emozionali. Ha pubblicato La Nube (1984), L’albero senza rami e la luna (1992), Diario di una nuvola bassa (1994), L’Ariel (1997), Le Artemie (2004), Plasmodio (2017) e Iridio (2019), quest’ultima concepita come prima antologia di sue poesie degli anni ’90. All’interno della rivista «Il Foglio Volante» ideata da Iannacone, ha curato la rubrica di poesia per giovani “L’Aquilone”.

Il nuovo libro di Vanni porta come titolo Dimenticato ed è stato pubblicato quest’anno per i tipi di Macabor Editore. La copertina presenta al centro un’immagine a forti colori di un disegno tracciato da un bambino su di un taccuino. Tutto intorno, a dominare, è il colore verde acceso simbolo di rinascita e fertilità.

Si tratta di un libro col quale Vanni segue le vicende di nascita, crescita, trasformazione di un ipotetico bozzolo di crisalide, come ha avuto modo di spiegare in una video-intervista nel corso della presentazione del volume tenutasi alla Villa Comunale di Isernia.

Da sempre particolarmente vicino e sensibile nei confronti del mondo dell’infanzia, Vanni ha predisposto in maniera oculata con una grande capacità di coinvolgimento sul lettore, una scelta di diciassette poesie che segue un determinato percorso. Vi si ritrovano componimenti che generalmente hanno una lunghezza media, i testi rifiutano la verbosità o gli accenni didascalici di tanta poesia d’oggi, spesso tesa a raffigurare nel dettaglio a decostruire in chiave sinottica riducendo a silenzi ed emetismi invalicabili. Al contrario, tutto è ben reso e individuato, esplicato ed evocato per mezzo di una poetica autentica e rispettosa, piana e non restia ad approfondimenti emotivi.

Leggendo le opere qui proposte non ho potuto non rimembrare alcune liriche di Federico García Lorca per il fatto che anche Vanni è attento nella costruzione degli elementi che costituiscono l’ambiente e per il fatto che l’accaduto principale che nel volume viene poeticizzato, quello di un annegamento di un giovane, fu motivo ricorrente nel poeta spagnolo (penso, ad esempio a “Niña ahogada en el pozo” contentua in Poeta en Nueva York). Assistiamo così a nefande discese nel mondo delle acque, in occorrenze maledette dove l’aberrante si compie velocemente, fuori da ogni ragione o complicità: il poeta rimembra l’annegamento di un suo coetaneo, giovanissimo, in un lago poco fuori la città. S’impone un’immagine che è quella delle acque torbide che inghiottono, ma anche di barbe e filamenti di vegetazione che avvinghiano, che rendono difficile la visibilità, un contesto in cui inesplicabile e con nefande sembianze la Morte appare sulla scena prendendosi il predominio nella compagine del dramatis personæ dei convenuti al mondo dei presenti.

Immagini di giardini, acque, vegetazione, sentori di umidità, foschie ridondanti sono in parte rotti e penetrati da una luce argentea, che è quella della luna (altro tema cardine lorchiano), che non manca di apparire, impreziosire la scena, preannunciare il dopo, evocare l’altro. Eppure la realtà contingente delle inevitabilità non è qualcosa di rinunciabile: “Che bisogno c’era d’annegare / piccolo destino fuori da ogni confine. / Potevi restare seduto tra le due donne dormienti” (25) scrive ne “Il tradimento della chiarezza” (titolo potentissimo e di grande suggestione) tentando di ricercare – pur nelle ombrosità ormai sin troppo diffuse – una possibile spiegazione, con la volontà di riscrivere una vicenda ormai concretizzatasi e inarginabile. Altre immagini dolorose provengano dai componimenti che seguono: “Mi muore accanto il fanciullo odoroso. / Adagiato è sul prato” (33).

Ed ecco, il segno di un movimento: la crisalide che si sviluppa, muta colore e grandezza, acquisisce nel tempo una forma diversa che è la mutazione nel suo inarrestabile progresso: “Dimenticato è un vortice di crisalidi / profumi” (37).

Tutto il percorso poetico di Dimenticato è intimamente intriso nel ricordo di chi se ne è andato troppo presto per un amaro disegno del destino. La lettura, nel tempo, di quegli eventi, nell’auscultazione incasellata in un dolore mai dileguatosi, è tale che porta Vanni a scrivere versi di intensa partecipazione, grande altisonanza e forza comunicativa: “Quando la pioggia cade sopra un fiore / di notte, / il fiore sorride ma nessuno lo vede. / China i petali al suolo e si addormenta felice” (45) e poi, ancora, nella struggente lirica dedicata all’amico Luciano: “Fili di te che piangi, eppure / normalmente non esisti, accecata eclissi. / […] / Frammenti scolastici dei giorni / del grano, / […]/ Radici di te, diverse sere / e sensi” (65).

Lorenzo Spurio

Note: La riproduzione del presente testo, sia in formato integrale che di stralci e su qualsiasi tipo di supporto, non è consentito se non ha ottenuto l’autorizzazione da parte dell’autore. E’ possibile, invece, citare da testo con l’apposizione, in nota, del relativo riferimento di pubblicazione in forma chiara e integrale.

“Persistenze. Parole, memorie, frammenti” di Stefania La Vita, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

La poesia ha bisogno di cose

è un fatto di respiro,

anche un rossetto usato

può bastare

al verso, dargli ossigeno.

La poetessa siciliana Stefania La Via, residente nell’affascinante comune di Erice nel Trapanese, ha recentemente dato alle stampe, dopo i precedenti lavori Fuori tema. Canti del silenzio (1998), e-mail (2002) e La fragilità difficile (2014), una nuova raccolta di versi. Il volume, dal titolo Persistenze. Parole, memorie, frammenti, è stato pubblicato da Màrgana Edizioni di Trapani in un’elegante veste grafica che al suo interno contempla delle raffigurazioni visive monocromatiche.

L’opera si mostra anticipata da un’affettuosa dedica ai suoi cari, a suo marito e ai figli e subito lascia il posto a un importante cameo di citazioni dell’alta tradizione letteraria nostrana e d’oltralpe. Ci si accorgerà poi, leggendo il volume e procedendo nel percorso voluto dalla poetessa, che i richiami alla tradizione, le voci di maestri e mostri sacri della poesia mondiale, non mancheranno e saranno, al contrario, rilevanti e simboliche pietre miliari, o una sorta di ancore, lungo il cammino.

In apertura alla sotto-sezione intitolata “Parole” incontriamo chiose tra cui una di Italo Calvino estratta da un’avvincente annotazione sulla poesia quale concetto indefinibile e realtà inconcreta, difficilmente contenibile e ascrivibile a canoni stringenti di chiusura e di Umberto Eco e di Paul Claudel incentrate, invece, sulla forza espressiva e il significato del linguaggio umano nelle forme del più antico canto, quello appunto poetico. La chiosa di Claudel richiama il motivo del margine e del frammento, l’aspetto di sopravvivenza e di residualità che contraddistingue la poesia che è, tanto sulla carta quanto nel disquisire, ciò che risulta da un procedimento di sintesi e lavaggio, di rimozione di orpelli estetici e di tecnicismi per giungere a una parola glabra, ossuta, scarnificata atta a rivelare con semplicità e pianezza di linguaggio, a svelare e denudare il corpo del superfluo.

Tra queste ampie linee propedeutiche prende piede l’opera poetica di Stefania La Via e subito ci imbattiamo in opere che fanno della poesia stessa l’oggetto privilegiato d’analisi come accade in “Di verso in verso” dove è possibile leggere: “Mi nutro di poesia a lunga scadenza. / La prendo a piccole dosi dallo scaffale/ […] / la rumino, la disfo, la rifaccio / nuova, la rimpasto con paure / e speranze che sento mie”. Interessante testimonianza di poetica in cui la poetessa non cela la sua reale dipendenza e “consustanziazione” con la poesia, di cui fa uno dei motivi più significativi del suo ordinario.

Una disamina attenta al sentimento che la lega al verbo lirico è contenuta nella poesia successiva, “Alla poesia”, una sorta di lode o invocazione in cui l’Autrice è in grado di rivelare l’attaccamento, la sintonia, il legame e l’effervescenza sperimentate nella scoperta della poesia, nel ricorrere ad essa, nel sentimento di esigenza e di recupero.  In “Fare una poesia” ci si domanda, in maniera indiretta, su come effettivamente sia possibile costruire una poesia e questo viene per lo più indagato in termini non tanto speculativi quanto fascinosi e allegorici; l’Autrice parla di “alcuni versi in lavorazione” e dice che “[ha] scolpito speranza e sofferenza”. La costruzione del verso è centellinata da azioni minute di grande abilità e competenza, come quella di un mastro comacino nell’intaglio e nella lavorazione della pietra. Il manufatto che alla fine vi si ottiene non è che il procedimento frastagliato di interventi continui, di una manualità cosciente ma soprattutto di una grande genialità che risiede nel recondito del singolo.

Nel volume di La Via si riflette sulla scrittura, sull’importanza del segno e si avanza l’idea che le parole abbiano una centralità indiscussa, tanto nel collettivo quanto nel consuetudinario del singolo. Si parla abbondantemente di questo, ascritto in una linea di nostalgica speranza e di tiepida insicurezza che si raggruma nel concetto indefinito e ondivago di transitorietà (alla quale dedica una lirica con un monito riflessivo sul passaggio delle generazioni).

Di particolare pregnanza risulta la poesia “Solo la parola”, che si riconnette alla nota incipitaria di Claudel richiamata come intertesto, che aderisce a una concezione di poesia esatta e pura, parca e necessaria, valevole, nella sua semplicità di linguaggi e stili, di far fronte a un magma interiore, a una ferita indicibile, al desiderio di esternare moti ondosi o burrascosi del proprio io, come pure di aderire, mediante la propria visuale, alla presenza cosciente e attiva nel contesto collettivo: “Poesia non è un’amena passeggiata”, dice la Nostra. Siamo senz’altro d’accordo su questo che, più che un verso, può apparire come un disincantato giudizio. Esso rappresenta un’evidenza palese, quella che nella consuetudine pregiudiziale odierna, vede la poesia come diversivo o banalità, quale artificio recondito o astrazione surreale, tendenzialmente inutile perché incapace di relazionarsi ai fatti concreti della vita. Inefficace e inattuale perché non duttile né respirabile, né tanto meno plasmabile dall’uomo. Eppure La Via evidenzia, secondo una logica di sottrazioni (definendo per mezzo di una serie di negazioni curiose), quel che effettivamente la poesia è (o rappresenta) per lei: “Non è galleggiare in superficie ma apnea / precipizio / sconquasso / che toglie la terra sotto i piedi / e capovolge prospettive, / energia che attraversa, / strappo che squarcia la trama del tessuto”. La poesia è uragano o radiografia. Impeto e scavo. Riflessione e denuncia. Eppure La Via intende sottolineare con nettezza quanto la sua origine primigenia e atavica risieda in una sorta di ambulacri personali, nelle cavità di un’esperienza di cui conosciamo forme e messaggi solo in forma limitata.

In questa sezione dedicata alle “parole” è contenuto anche un omaggio al giovane poeta romano Gabriele Galloni (1995-2020), deceduto nel fiore della sua “estate del mondo”. La poetessa annota nell’incipit: “Quando un poeta muore / si fa più oscuro il mondo, disperato” passando poi in rassegna alcuni degli squarci iconografici più tipici della sua poetica fortemente imbevuta di un sentimento e di un presentimento (forse) della morte: “Corteggiavi la morte / e a lei ti sei arreso, giovane poeta / […] / tu che volesti raccontare l’abisso, / l’Antartide nera”. È da pochi giorni trascorso il primo anniversario della morte del poeta e iniziative in sua memoria, riletture della sua opera, confronti, dibattiti e, forse, il lavoro a una prossima pubblicazione di inediti, ha contraddistinto tutto questo tempo, nel diorama vastissimo e in continua produzione di omaggi e sensi di affetto verso il poeta di In che luce cadranno (2018). Il componimento di La Via rientra, dunque, in questo ambito.

Nella seconda sezione del volume, “Memorie”, dopo le citazioni di Guy de Maupassant e di Bertolt Brecht (si noti la vastità e la varietà stilistica e contenutistica degli autori richiamati e, quindi, in qualche modo, fatti propri, riletti e riproposti nel contesto dei propri testi personali), ci si interroga in maniera più serrata sul transito irrefrenabile del tempo tramite la rievocazione di mesi, stagioni e momenti in essi diluite che hanno contraddistinto momenti inscindibili all’esperienza esistenziale della Nostra. Da “Ferite” leggiamo: “Si sfocano i ricordi dolorosi, / ne resta un’eco sorda / […] / Eppure si riaccende talvolta la ferita”.

La terza e ultima sezione, “Frammenti”, è anche quella più corposa dell’intero libro ed è interamente dedicata a far risaltare il tracciato umano ed emotivo nella drammatica circostanza dei tempi inclementi che ci sono stati dati da vivere, quelli dominati dalla pandemia e dalla sua minaccia mortale, dall’angoscia diffusa sino alla paranoia, alla desolazione e al tormento collettivo. Ci si è domandati spesso negli ultimi tempi su varie riviste di settore, sull’onda anche di iniziative antologiche a tema Covid e a seguito di una poesia di Mariangela Gualtieri (citata dall’autrice in esergo) che a molti è piaciuta ma ha fatto anche molto discutere, se effettivamente sia possibile definire l’età del momento, in termini di storiografia, nei termini di “letteratura della pandemia” e in molti hanno sostenuto di sì. Con ampi e necessari preamboli, note, distinguo, approfondimenti, limitazioni, etc.

La caratteristica principale di questa sezione è quella di voler trasmettere il senso di disagio e di mancanza d’equilibrio dell’uomo contemporaneo, assieme alle sue nevrosi e al sentimento di sempre più convinta in-appartenenza agli spazi. Le poesie divengono, così, brani scheggiati, come annotazioni, perdono il loro senso di completezza e di unitarietà per apparire, appunto, frammenti, il prodotto di un momento di irrequietezza e frenesia e di dolore, di incapacità di rivelare la realtà in maniera pacificata. Ne nascono composizioni di diversa natura, brani in versi che s’avvicinano e si nutrono alla prosa con un alta intensità lirica, in cui l’Autrice ci parla di questo “dolore antico” che si amplifica nella stasi dolorosa (“Di questo tempo strano / ricorderemo la calma delle strade / […] / il silenzio che penetra / la terra”), nel distanziamento sociale, nella lontananza (“il condominio è un albergo / di solitudini”), nell’annullamento e nella sospensione dell’ordinario (“il ritmo si allenta / e l’ora si confonde”), dato per assodato e invece riscoperto in tale circostanza come qualcosa di assolutamente nevralgico e vitale: “Tutto è ovattato, distante / il pianto, il dolore, / il legno delle bare allineate. / Luce al neon che acceca / ma non scalda”, annota in “Frammento sesto”. Il ritorno alla normalità – ammesso che questo sia possibile – potrà avvenire non tanto con l’effettivo debellamento del virus (altri ce ne saranno, dicono gli studiosi) ma quando saremmo stati capaci di ritrovarci negli affetti, quando avremo riscoperto l’esigenza antica e banale, innata e legittima, del sentimento comune: “Dobbiamo reimparare ad abbracciarci” (incipit di “Frammento ventunesimo”).

Una risposta fiera e convinta alla barbarie di questi tempi originata dal maledetto virus è rappresentata dal “Frammento trentaduesimo” dove, dopo numerose immagini di morte, di asfissia, di desolazione collettiva, la poetessa ritorna a sperare, con una rinata coscienza memore dell’accaduto, una riflessione buona che dobbiamo accogliere e fare nostra per continuare a credere al mistero della vita e alla necessità di persistere in questo cammino sì frastagliato e minacciato dall’enigma ma, sempre e comunque, proiettato verso una meta di luce: “Il dolore che provoca l’assenza / si trasforma in canto, / perché solo ciò che manca / si può cantare / e per quanto dura il canto / ha tregua il male”.

Lorenzo Spurio

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