La Scampia di Vincenzo Monfregola nel nuovo libro, “Le navi di cemento e amianto”, a cura di L. Spurio

Vincenzo Monfregola, Nelle navi di cemento e amianto, Marotta & Cafiero, Napoli, 2017.

Recensione di Lorenzo Spurio 

Il nuovo libro di Vincenzo Monfregola, noto poeta napoletano con varie sillogi alle spalle e numerosi riconoscimenti in concorsi nazionali, si presenta assai interessante e godibile. Questo per almeno un paio di motivi, il primo dei quali, già noto per chi conosce il profilo letterario del Nostro, è che Vincenzo non solo è un grande amante della poesia ma, nella sua profonda semplicità e umiltà che ne contraddistinguono il carattere, è un poeta propriamente detto. Vale a dire un’anima sensibile, concreta eppure capace di voli e sospensioni verso un mondo meno palpabile e – spesso – più difficilmente mappabile e circoscrivibile a chi non è dotato di quella misterica e autoctona auscultazione dell’interiore. Poeta i cui versi hanno spessore tramite i tracciati di un vissuto non particolarmente edenico eppure rimembrato con leggiadria nonché con un respiro malinconico.

L’altra ragione per la quale il nuovo volume, Nelle navi di cemento e amianto, può dirsi un esperimento letterario valido e consigliabile a terzi è che permette di denudare pregiudizi stantii, fatti di luoghi comuni e ignoranza generalizzata attorno alla questione sociale della realtà di Scampia. Realtà questa quasi sempre presentata come nefanda e sommersa, dominata dal malaffare e dalla corruzione, terra di nessuno e spazio dove non vigono le leggi della civiltà, dello Stato. Con questo non si intende alludere al fatto che Scampia non sia ciò, essendo questo quartiere decentrato del capoluogo partenopeo uno dei principali centri di smistamento e vendita di droga, dello spaccio e di affari loschi, terra abitata da personaggi pericolosi e senza scrupoli che si sono auto-eretti a capi di zona, a boss incontrollati, liberi di spadroneggiare sotto la luce del sole perché, appunto, terra di risulta dalla civiltà.

Quello di Scampia è uno spazio liminare nefando e inquinato, avulso alla civiltà, alla giustizia, al buon governo, alla sicurezza e della salute sociale. Tutto questo è notorio a tutti ed è la Stampa, e più in generale i mezzi di comunicazione, – come pure l’autore osserva nel volume – ad aver permesso di coniare questo brand negativo e spregiudicato di Scampia. Non solo di averlo generato ma di continuare a incrementarne la pericolosità, accentuandone le negatività, le peculiarità che lo contraddistinguono come recesso dell’umanità, terra infeconda e depravata, negletta alle persone buone, giuste, oneste, una sorta di valle delle lacrime, una zona paludosa e invivibile di cui tutti si sono dimenticati. Persino Dio, sembrerebbe. Monfregola – che in una delle note “Vele” ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza – non dice che quel mondo che così conosciamo non esista, ma ci aiuta a capire che non è solo ciò che ci viene mostrato, semplicisticamente o per comodo.

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Le Vele di Scampia (Napoli)

Le poesie si trovano disposte nel volume inframmezzate da brani narrativi scritti come in forma diaristica nei quali l’autore, rievocando episodi di tanti anni fa, ci informa sulla sua infanzia e adolescenza, del suo rapporto con i genitori e del loro impegno e capacità nel “colorare il mondo di fuori” quando esso era monocromatico, grigio, spersonalizzante e di cemento. Brani che ci narrano non tanto delle difficoltà oggettive di vivere quegli spazi ma di cosa, a livello psicologico, il contesto, le variabili ambientali e sociali hanno significato nello sviluppo del ragazzo alla maturità. L’autore, infatti, è orgogliosamente definibile come esempio buono e lucente di quella Scampia che, però, è meglio nota per camorra e droga.

Un libro che, con semplicità di narrazione ed efficace volontà di denuncia, narra una parte della realtà, per nulla nota e tralasciata, quella del Bene che, in un mondo popolato in via prevalente dal Male, è però a suo modo presente. Segno di un seme buono che nel campo arido, bruciato e contaminato, seppur con lentezza o stento, riesce a radicare e a divenire solida pianta. Pianta che nasce e segue i suoi cicli in un ambiente ostile e inabitabile dove facciamo difficoltà anche a intravedere il sole e che il Nostro, in maniera assai espressionistica e concreta, delinea nella figura brumosa della “bizzarria della speranza” (20).

La definizione identitaria e abitativa con Scampia – come narra il Nostro – era anche foriera di spregevoli disuguaglianze in sede scolastica dove i bambini delle altre zone di Napoli erano meglio considerati rispetto agli abitanti del precario quartiere che erano “macchiati dal peccato originale della mancata appartenenza alla Napoli bene” (18). Inferiorità ed emarginazione che i ragazzi subiscono – in maniera anco più grave e lamentevole – al di fuori dello spazio dal quale provengono dove – in nessun modo – hanno diritto a partecipare alla vita attiva e collettiva, se non allineandosi alle schiere del malaffare.

17474573_10212819350469428_135616267_nVincenzo Monfregola, da poeta e narratore, in tale pubblicazione si mostra anche quale analista di una società in sfacelo, come un reporter che denuncia le difficoltà, gli stati di miseria: la sua voce – pur rivestita da quel suo tono pacato e gentile che sembra percepirsi nella lettura, per chi lo conosce – contiene messaggi assai taglienti atti a denunciare l’inclemenza e l’offesa di vedersi cittadino di una terra che non esiste se non pensata come proprietà dei potenti. Così, con il monito di ribellione che nasce internamente e che prende man mano forma con la formazione scolastica “guard[a] [verso] un mondo che finge di evolversi” (24) eppure, nell’insalubrità dello spazio affossato dai drammi atavici ai quali nessuno sembra particolarmente interessato a porre sano rimedio, intravede luce e speranza proprio nella potenzialità della parola che comunica, fa riflettere, interpella, indaga e confida: “Nessun attimo/ viene vissuto/ più d’una volta sola,/ eppure la gente/ non si accorge/ che la poesia rinasce sempre” (25).

Ecco allora che l’infanzia viene ricollegata a immagini che imprimono di per sé un senso d’alienazione e trasmettono inanità, indifferenza, lontananza dal senso comune di un bene collettivo. Lemmi che ricorrono sono il ‘silenzio’, il ‘cemento’, il ‘teatro’, la ‘maschera’ (non a caso un suo precedente libro portava proprio il titolo di Maschera a sottolineare quanto il tema dello specchio, del doppio, dell’identità e dalla sua difficoltà di definizione sia centrale nei suoi ragionamenti) e ‘bambino’. Su quest’ultimo in particolare vorrei soffermarmi nel dire quanto il tema dell’infanzia sia rilevante non solo in questo libro, ma in maniera più generale e ampia nell’esperienza umana dell’autore.

Il libro – come già osservato – riporta l’autore a ripensare i momenti di quando era giovanissimo e questo fatto – nelle condizioni di cui si è detto – lo ha portato nel tempo a maturare l’esigenza di impegnarsi materialmente in loco per favorire momenti di incontro, socializzazione, condivisione con bambini per eludere la minaccia che finissero in strada e da essa venissero fagocitati. Per tali ragioni nel 2014 è entrato a far parte della Associazione CentroInsieme Onlus – Progetto Vela: Rendere Consapevoli dove ha subito assunto la presidenza. Un ente associativo che – come scrive – “cerca di evitare […] il fenomeno della dispersione scolastica per i minori che hanno dai sei ai dodici anni di età e che, quindi, frequentano la scuola dell’obbligo” (67) e che in questi anni molto si è impegnato e continua a farlo strenuamente con iniziative volte a consapevolizzare in merito alle “possibilità tangibili che esistono per condurre una vita al pari con gli altri” (69).

A mio vedere due sono le poesie attorno nelle quali l’autore concentra in maniera sapiente le problematiche, i dilemmi, i pensieri e gli istinti di ribellione interiore nonché di denuncia che lo ha portato all’evidenza della necessità di fare; esse sono rispettivamente “Quando il tempo non conosce differenze” e “Nelle navi di cemento e amianto”, che dà il titolo all’intero libro. Inutile dire che entrambe le composizioni sono risultate premiate in vari concorsi, rispettivamente la prima alla XXVI edizione del Concorso Letterario di Poesia “Città di Porto Recanati” e l’altra risultata meritevole di inserimento nella antologia Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, 2015 – curata dal sottoscritto). 

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Vincenzo Monfregola, autore del libro

La poesia “Quando il tempo non conosce differenze” esprime, pur nel verso che raramente si calcifica in asprezza, un accorato canto d’indignazione nei confronti dell’insensibilità comune verso chi vive nel disagio dovuto a un handicap sensoriale. Il poeta immagina e intuisce come si può vivere in assenza dei segni distintivi con i quali ci si approccia al mondo e si fa promotore di un universo equo, di sana compartecipazione e solidarietà. Un invito a riscoprire giorno dopo giorno dentro noi stessi la più grande ricchezza che possediamo: la vita. In una società che ha perso la sua identità e nella quale è il clamore per l’effimero a dominare, Vincenzo Monfregola oppone con saggezza e profondo incanto lirico l’esigenza di approfondire il rapporto con sé stessi, unico ingrediente che possa fornire la possibilità di comprendere e aiutare gli altri e di sradicare l’ipocrisia e la freddezza dei “signori dei piani alti” che vivono la vita come egoistico tran-tran senza ascoltare le leggi del cuore.[1]

L’altra poesia, “Nelle navi di cemento e amianto”, l’autore è in grado di trasmettere in maniera molto pregnante la desolazione e la freddezza del suo quartiere e dello spazio abitativo delle Vele di Scampia connotato da materiali inerti che appartengono al mondo sterile dell’edilizia: “le mura di quei mostri di cemento”, “la nave d’amianto”, la “disperazione delle macerie” e il “quartiere abbandonato dalla dignità”. Non c’è spazio in quella terra martoriata per la luce, i raggi del sole, le grida gioiose per la strada, un parco pubblico, una vegetazione spontanea e ridente a contrastare le distese di cemento dell’uomo e i marciapiedi spaccati. Eppure nell’inclemenza degli ambienti e nella desolazione emotiva che da essa può derivare il poeta, quale annunciatore del Buono, senza se e senza ma, è convinto che la ripartenza sia sempre possibile ed è doveroso non abbandonare questo pensiero: “nonostante tutto/ di sorrisi ne nasceranno ancora” perché, come poco dopo chiosa, “Si rinasce là, dove anche i fiori neri sembrano belli./ Là, dove troppi non sanno di esistere” (46). Cito allora anche il poeta marchigiano Elvio Angeletti che nella sua poesia “Erano fiori”[2] racconta con intensi acmi lirici di una conversazione tra Viola e Margherita, due bambine malate nella Terra dei fuochi, costrette a vivere in mezzo all’inquinamento da diossine celle discariche a cielo aperto: “Viola un giorno disse:/ “ce la faremo”/ Margherita pianse di gioia./ […]/ e di lì a poco/ arrivò anche la morte”. Ma, come in Monfregola, la morte e il dolore che da essa si sprigiona, il senso di malessere, la paura e, di riflesso, l’assoggettamento e la convinzione di una perdita, s’intravvede la speranza – pur tenue e logora – di un domani che c’invita e ci sprona, ancora, più consapevoli e maturi, a esserci: “Crebbero rose/ dal colore indeciso/ […] Erano fiori/nati nel prato/al primo sole di primavera”.

Lorenzo Spurio

Jesi, 23-11-2017

 

[1] Si tratta del commento di motivazione da redatto per la poesia in oggetto al conferimento del 1° premio assoluto al XXVI Concorso Letterario “Città di Porto Recanati” (2016), nel mio ruolo di Presidente di Giuria.

[2] Elvio Angeletti, Refoli di parole, Intermedia, Orvieto, 2017.

 

La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.

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Segnalazione volumi: “La pioggia si può bere” di Silvia Tufano

La pioggia si può bere di Silvia Tufano

Segnalazione volume

SINOSSI:

copertina 2 (1)Demetra nella vita ha dovuto imparare troppo in fretta a disabituarsi all’amore della sua famiglia, a convivere con un padre scomodo e donnaiolo che ha sparso granelli di infelicità e ad arginare la crudeltà di sua sorella, Viola, che vede in lei l’imperitura rivale con cui contendersi il calore dei suoi. Un avvicendarsi di tracolli amorosi, i continui fallimenti nell’assaltare il cielo, un lavoro che non le dà alcuna soddisfazione e distante dalle sue passioni, faranno da sfondo ad un vissuto tormentato e rocambolesco al tempo stesso. Poi un giorno, mentre sta pranzando all’interno di un anonimo bar di periferia, si accorge che un uomo la fissa, come un marziano fisserebbe un pedalò, un uomo che reca sul volto tondeggiante riflessi mai sopiti di atavici rimpianti. L’incontro tra i due e con un bambino dall’inusuale potere di far “danzare” i libri, catapulteranno Demetra attraverso un viaggio dentro se stessa alla scoperta di segreti mai raccontati che rischiavano di rimanere tali per sempre. Demetra sarà travolta da una nuova forza e un nuovo bagliore proprio come quello che lacerava le nuvole che tanto amava scrutare da bambina. Il suo vissuto si ammanterà di magia e di completezza se saprà abbandonarsi al potere della vita e dell’amore pronto finalmente ad abbracciarla.

L’AUTRICE:

Silvia Tufano (Nola,1976) è una pedagogista specializzata nel recupero del disagio sociale. Appassionata di pittura e teatro, da un po’ di anni coniuga il suo lavoro con la passione per la scrittura, confluita nella stesura di questo primo romanzo dal titolo: “La pioggia si può bere”. Di origini campane, vive da qualche anno in un piccolo paese dell’entroterra abruzzese con suo marito e il suo cane. Parla fluentemente l’inglese, lo spagnolo e da qualche mese si dedica allo studio della lingua e della letteratura cinese. 

“Poeti per il sociale”, il volume poetico curato da Annalisa Soddu a difesa dell’impegno civile

POETI PER IL SOCIALE a cura di Annalisa Soddu

Facebook 5 settembre – 5 ottobre 2015


Annalisa Soddu, poetessa e scrittrice di origini sarde, ha voluto lanciare circa un mese fFILE CONCLUSIVO POETI PER IL SOCIALE (1)-page-001a una iniziativa poetica nel Social più frequentato, Facebook. Creando un semplice evento dal titolo “Poeti per il sociale” la Nostra ha dato un mese di tempo, a partire dal 5 settembre u.s. per inviare un massimo di due testi poetici a testa con una nota personale stringata da pubblicare sulla bacheca dell’evento. Denominatore comune è stato quello di ispirarsi o dedicare i propri versi a episodi che concernono la cronaca sociale, ossia a quegli episodi storico-politici, geopolitici e disagi che l’uomo contemporaneo incontra nel relazionarsi al senso di comunità. I poeti hanno risposto con entusiasmo alla iniziativa, totalmente gratuita e volta alla creazione di una antologia virtuale contenente tutti i testi presentati occupandosi di tematiche quali l’immigrazione e la sciagura per mare di molte persone che arrischiano la propria esistenza col pensiero di attraccare in una terra di speranza, l’infanzia negata, gli abusi, la follia o la patologia che porta a perdere la memoria, scontri con una burocrazia artefatta e asfissiante, casi di suicidio per bullismo, la violenza di genere, l’interesse ecologico e la criminalità organizzata. Sono solo alcune delle tematiche toccate in forma lirica dai tantissimi poeti, appartenenti a varie regioni d’Italia (qualcuno anche residente all’estero) che hanno dato il loro contributo per la posa di questo primo e fondamentale mattone per la costruzione di un qualcosa più solido che faccia breccia nelle coscienze di tutti.

L’opera si apre con una prefazione da me curata e si chiude con la postfazione scritta da Mariuccia Gattu Soddu, madre della curatrice e poetessa sarda.

Nell’antologia sono presenti poesie di Alessandro Grimaldi; Anna Carella; Anna Intorcia; Anna Maria Dall’Olio; Anna Maria Folchini Stabile; Annalisa Soddu; Carla Spinella; Carlo Zanutto; Carmelo Loddo; Carmen De Vito; Carmine Montella; Catello di Somma; Clara Raffaele; Claudio Macchi; Crescenza Caradonna; Cristina Lania; Dora Farina; Emanuele Marcuccio; Emanuele Schemmari; Ernesto Ruggiero; Felice Serino; Francesca Capriglione; Francesca Luzzio; Francesco Fucarino; Francesco Paolo Catanzaro; Gaetano Napolitano ( Sendero Luminoso), Gianna Occhipinti; Giovanni Croce; Giovanni Sollima; Giulio Sacchetti; Giuseppe Tavormina; Giuseppina Carta; Graziella Cappelli; Graziella De Chiara; Gustavo Tempesta; Ileana Zara; Immacolata Cassalia; Irene Molli (C. G.) ; Laura Vivi; Lilla Omobono; Lorenzo Spurio; Lucia Manna; Luisa Casamassima; Manuela Magi; Marco Parisi; Maria Antonietta Doglio; Maria Chiarello; Maria Ronca; Maria Rosa Lancini Costantini; Marzia Carocci; Oscar Sartarelli; Paola (Damiana) Pintus; Paola Alba Maria Mannetta; Paola Surano; Paolo Landrelli; Patrizia Pierandrei; Renato Fedi; Rino Marciano; Rolando Attanasio; Rosa Mannetta; Rosa Maria Chiarello; Rosa Ruggiero; Rosa Surico; Salvatore D’Aprano; Salvatore Famiglietti; Sandra Mirabella; Saverio Chiti; Silvana Galia; Valentina Meloni; Valerio Vescovi; Vincenza Davino; Vincenzo Lagrotteria; Vito Adamo.

Per leggere e scaricare l’intera opera in formato PDF clicca qui.

Festival della Poesia Civile di Vercelli. A Márcia Theóphilo il premio internazionale alla carriera

La poesia s’interroga sui temi dell’Expo

al Festival di poesia civile di Vercelli

A Márcia Theóphilo il premio internazionale alla carriera

 Dal 7 all’11 ottobre l’undicesima edizione del festival di Vercelli con eventi a Milano, Novara e Ascona (Svizzera). In programma anche un omaggio a Orelli, reading sui temi del buddhismo e un evento con il premio Viareggio Buffoni pro e contro la Germania, con un incontro-laboratorio sulla poesia nella Lingua dei segni e uno spettacolo di Roberto Piumini.

Una voce dall’Amazzonia candidata al Nobel si alza nell’XI edizione del Festival internazionale di poesia civile “Città di Vercelli” che ha già premiato in passato poeti come Harrison, Evtushenko e Adonis: è la voce di Márcia Theóphilo, poetessa e antropologa brasiliana che ritirerà il premio alla carriera giovedì 8 ottobre 2015 alle 19,30 a Vercelli durante un reading sul nuovo libro Nel nido dell’Amazzonia edito da Interlinea, con intermezzi musicali di Laura Mancini e introduzione di Giusi Baldissone. È prevista un’anteprima mercoledì 7 ottobre in Università Cattolica a Milano, in largo Gemelli 1 alle ore 17,30.

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Márcia Theóphilo

Nelle poesie di Márcia Theóphilo ci sono voci che lei trascrive ispirata o che traduce da un linguaggio (magari musica di tamburi e flauti o i suoni della natura ora affidati alle onomatopee) cui bisogna trovare parole che vanno oltre il semplice significato. Per aderire allo spirito del luogo non basta la ragione, che tuttavia non è esclusa dal racconto. La poetessa ci ha messo tutta l’anima – e magari anche la psicanalisi – in questi versi in cui la cultura più sofisticata si fa natura “primordiale”: quello che siamo diventati senza mai smettere di essere “selvaggi”, nel senso del “pensiero selvaggio” di Claude Lévi Strauss. Per convincerci più profondamente, coinvolgendoci come esseri capaci di scovare e intendere il nostro più remoto passato, l’autrice usa non una lingua – il suo portoghese di nascita – bensì due, cioè anche l’italiano, lingua di ormai antica elezione. Márcia scrive per ricordare agli uomini quello che hanno dimenticato, dal rumore della pioggia al resto.

Alla cerimonia del premio a Márcia Theóphilo parteciperanno a Vercelli anche Luigi Di Meglio presidente dell’associazione culturale “Il Ponte” promotrice del festival, il sindaco di Vercelli Maura Forte, il sottosegretario di Stato Luigi Bobba, il rettore dell’Università del Piemonte Orientale Avogadro Cesare Emanuel e il rettore del seminario monsignor Cavallone. Per l’occasione sarà distribuita in omaggio fino a esaurimento scorte la plaquette pubblicata da Interlinea e sarà inaugurata la mostra, aperta per tutta la durata del festival, Vercelli un po’ americana e il festival. Immagini e poesie, progetto di Andrea Cherchi. La poetessa sarà a Vercelli anche nella mattinata di giovedì 8 ottobre, quando incontrerà gli studenti delle scuole superiori presso il Museo Leone in via Verdi 30 alle ore 11.

Il Festival internazionale di poesia civile di Vercelli, ammesso alla UNESCO’s World Poetry Directory e dedicato nella sua XI edizione (7-11 ottobre 2015) al tema Poesia. Energia per la vita, ha come ospiti anche la poetessa Chandra Livia Candiani che con Vivian Lamarque parlerà della poesia al femminile e del buddhismo venerdì 9 ottobre alle 18  a Novara, presso il Circolo dei Lettori (Broletto), e il premio Viareggio 2015 Franco Buffoni che lo stesso giorno a Vercelli, alle ore 21 presso l’Abside San Marco, piazza San Marco 1, presenterà la raccolta poetica O Germania(Interlinea) assieme alla scrittrice tedesca di lingua italiana Helena Janeczek nell’incontro Pro e contro la Germania. Una nazione da rileggere.

L’XI edizione del Festival di Poesia civile è dedicato anche a dare voce a chi di solito non l’ha grazie a due appuntamenti a Vercelli sabato 10 ottobre: alle 10,30 al museo Leone si parlerà di L.I.S. con Pietro Celo e Giacoma Piacentino nell’incontro La materia di cui sono fatte le parole: la traduzione letteraria in Lingua dei segni, mentre alle 15,30 al museo del Tesoro si darà la parola ai detenuti della Casa di reclusione di Bollate assieme a Maddalena Capalbi e Paolo Barbieri. La voce dall’Africa del piccolo Bumba sarà invece protagonista venerdì 9 ottobre alle 10 al teatro dell’istituto Lanino di Vercelli grazie a Roberto Piumini e a Monica Rabà con uno spettacolo-laboratorio per i più piccoli basato sulla storia del libro L’acqua di Bumba (Le rane Interlinea) che sostiene un progetto Unicef:http://buonacausa.org/cause/l-acqua-di-bumba-con-unicef-per-un-pozzo-in-tanzania

Fra gli altri appuntamenti del festival si segnalano la consegna del premio “Brassens” alla Fondazione Gaber e al suo presidente Paolo Dal Bon sabato alle 21, Seminario Arcivescovile di Vercelli, e la lectio di Paolo GarbarinoAttualità dell’antico. Temi civili in Giovenale venerdì alle 11 in Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale, via Duomo 6, oltre al premio di traduzione poetica promosso dall’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro.

L’evento finale che chiuderà il festival, domenica 11 ottobre alle 17 ad Ascona, Svizzera, sarà il reading-omaggio a più voci al poeta Giovanni Orelli, nella cornice del suggestivo Teatro San Materno (via Losone 3), con musiche eseguite al flauto da Nicolò Manachino, introduzione di Maria Grazia Rabiolo e presentazione della plaquette promossa dal festivalAccanto a te sul pavimento (Interlinea).

Il sito del festival è www.poesiacivile.com

il programma completo del XI festival di poesia civile di Vercelli 2015

MERCOLEDÌ 7 OTTOBRE

ANTEPRIMA A MILANO

Ore 17,30, Università Cattolica, largo Gemelli 1

Poesia civile ed editoria: Márcia Theóphilo e l’Amazzonia

La poetessa a colloquio con Giuseppe Langella

Presentazione di Giorgio Simonelli e Roberto Cicala

SERATA INAUGURALE
Ore 21, Teatro Civico, via Monte di Pietà 15, Vercelli

Poesia energia per la vita. Concerto di Carlot-ta

In collaborazione con il premio Viotti.
Alla presenza di Márcia Theóphilo

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE

Ore 11, Sala del Museo Leone, via Verdi 30, Vercelli

Márcia Theóphilo incontra gli studenti
presentata dai docenti delle scuole superiori vercellesi

EVENTO CENTRALE
Ore 19,30

Salone del Seminario Arcivescovile, piazza S. Eusebio 10, Vercelli

Cerimonia XI Premio festival internazionale di poesia civile città di Vercelli

a Márcia Theóphilo

Reading con intermezzi musicali di Laura Mancini. Saluto del presidente dell’associazione culturale

Il Ponte Luigi Di Meglio, del sindaco di Vercelli Maura Forte, del sottosegretario di Stato Luigi Bobba, del rettore dell’Università del Piemonte Orientale Avogadro Cesare Emanuel e del rettore del seminario monsignor Cavallone.
Introduzione letteraria di Giusi Baldissone.

Distribuzione omaggio della plaquette Nel nido dell’Amazzonia (Interlinea) fino a esaurimento copie.

Per l’occasione:

inaugurazione della mostra

Vercelli un po’ americana e il festival. Immagini e poesie

progetto e realizzazione di Andrea Cherchi
(mostra aperta nei i giorni del festival)

VENERDÌ 9 OTTOBRE

Ore 10, Teatro dell’Istituto Comprensivo Lanino, corso Tanaro 3, Vercelli

L’acqua di Bumba. Spettacolo-laboratorio di Roberto Piumini
Con la partecipazione di Monicà Rabà.

Da un libro edito da Le rane Interlinea.
In collaborazione con Unicef

Ore 11, Aula magna, Rettorato Università del Piemonte Orientale, via Duomo 6, Vercelli

Attualità dell’antico. Temi civili in Giovenale
Lectio di Paolo Garbarino, Università del Piemonte Orientale Avogadro

Ore 15, Cripta di S. Andrea, Università del Piemonte Orientale, Vercelli

Premio di traduzione di poesia civile inedita in Italia
A cura dell’Università del Piemonte Orientale Avogadro

Cerimonia di premiazione con letture.
Saluto introduttivo del rettore Cesare Emanuel con i docenti responsabili del Premio: Laurence Audéoud,

Giusi Baldissone, Andrea Baldissera, Cristina Iuli, Carla Pomarè, Marco Pustianaz, Miriam Ravetto, Stefania Sini

Ore 18, Circolo del Lettori, Broletto, Novara

Il buddhismo è una sconvolgente poesia. Incontro con Chandra Livia Candiani
Presentata da Vivian Lamarque

Ore 21, Abside San Marco, piazza San Marco 1, Vercelli

Pro e contro la Germania. Una nazione da rileggere
Franco Buffoni, premio Viareggio 2015 per la poesia, parla del suo libro O Germania

a colloquio con Helena Janeczek e Darwin Pastorin
con intermezzi musicali a cura della Scuola Vallotti

 

SABATO 10 OTTOBRE

Ore 10,30, Museo Leone, via Verdi 30, Vercelli

La materia di cui sono fatte le parole: la traduzione letteraria in Lingua dei segni

Intervento di Pietro Celo, Università Milano Bicocca.
Presenta Giacoma Piacentino

Ore 11,30, chiesa di San Lorenzo, corso Libertà angolo via Cagna, Vercelli

L’albero della vita. Installazioni e letture poetiche
A cura dell’Ufficio beni Culturali dell’Arcidiocesi con il liceo artistico Alciati e il liceo

classico Lagrange,
a cura di Carla Barale e Emanuela Pensotti

Ore 15,30, Museo del Tesoro del Duomo, piazza D’Angennes, Vercelli
Un libro dietro le sbarre: poesia e libertà

Intervengono Maddalena Capalbi, Paolo Barbieri e i detenuti che partecipano al Laboratorio di poesia della II Casa di reclusione di Bollate

Ore 21, Seminario Arcivescovile, Vercelli
Premio “Brassens” alla Fondazione Gaber

Omaggio a Giorgio Gaber con video, canzoni, riflessioni.

Presentazione di Giorgio Simonelli con interventi di Paolo Dal Bon e Darwin Pastorin

DOMENICA 11 OTTOBRE

EVENTO FINALE

Ore 17, Teatro San Materno, via Losone 3, Ascona (Svizzera)

Omaggio a Giovanni Orelli

Reading a più voci
con musiche eseguite al flauto da Nicolò Manachino

con presentazione di plaquette promossa dal festival di poesia civile.
Presenta Maria Grazia Rabiolo

INFO 0321 1992282 – 349 6156709 – WWW.POESIACIVILE.COM

Obsession 3 – Incubi, allucinazioni e omicidi. Si chiude la trilogia di racconti a tema a cura di Lorenzo Spurio

PREFAZIONE al volume Obsession 3

a cura di Lorenzo Spurio

PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2015

Il terzo e ultimo volume della raccolta Obsession
Il terzo e ultimo volume della raccolta Obsession

Quasi senza accorgermene è volato il tempo e siamo giunti alla terza ed ultima pubblicazione dell’antologia di racconti Obsession, da me ideata e voluta.

L’iniziativa era nata nel corso dell’estate 2011 con il sottotitolo che poi venne dato al primo volume “Manie, fobie e perversioni” felicemente accolta dalla casa editrice Limina Mentis che poi ne curò l’edizione. Questa prima raccolta mi trasmise una grande soddisfazione e cioè che nel mondo della letteratura tematiche cariche all’interesse sociale con particolare scrupolo alla psicologia, al mondo della devianza, fossero sentite da un gran numero di autori. Per questa ragione, mentre si cercava di organizzare una prima presentazione di questo volume dall’idea concettuale profondamente innovativa e al contempo necessaria all’interno di una pianificazione letteraria improntata alle mere logiche del marketing, progetto che poi per una serie di variabili contingenti fallì, decisi che non sarebbe restato un volume unico, una antologia atipica e in sé chiusa a rappresentare una iniziativa letteraria nata, cresciuta e poi morta (e forse dimenticata), ma che sarebbe diventato un progetto più ampio.

Obsession 1
Obsession 1

Nacque così il secondo volume della trilogia, quello che in particolare venne dedicato all’attenzione dello scandaglio di vicende dominate da “Paranoie, deliri e tradimenti”. L’iniziativa confermò nuovamente il suo successo con un gran numero di partecipanti e, di conseguenza, una lunga, meticolosa e complicata operazione di selezione da parte mia. Esso venne pubblicato nel 2014 dall’editoria collegata alla Associazione Culturale TraccePerLaMeta con la quale allora collaboravo attivamente e ricoprivo l’incarico di direttore delle collane.

Obsession 2
Obsession 2

Il progetto non era ancora concluso e decisi di dedicargli un nuovo volume, il terzo, che è questo che il lettore ha tra le mani per chiudere la trilogia di raccolte di racconti di autori contemporanei le cui opere erano ispirate in questo volume a una dimensione maggiormente legata al thriller e horror con il sottotitolo di riferimento che recita “Incubi, allucinazioni ed omicidi”. In particolare si è visto come il tema dell’omicidio nel nostro presente sia spessissimo collegato a casi di femminicidio e di violenza domestica, come alcuni dei racconti qui presenti danno traccia permettendo a questo terzo ed ultimo volume di riconnettersi ancor più compattamente agli altri due incentrati su manie e fobie (il 1°) e i tradimenti (il 2°).

A suggellare un progetto del quale mi sento orgoglioso di aver curato in ogni minimo dettaglio: dalla stesura del bando di partecipazione, al rapporto con gli autori partecipanti, alla scelta dei materiali, alla impaginazione e costruzione dell’antologia, a conclusione di questo ampio volume ho deciso di riportare la lista completa di tutti gli autori partecipanti al progetto e i testi critici da me prodotti che hanno corredato i primi due volumi.

In questa terza antologia sono presenti racconti di Alessandra Prospero, Alice Antonelli, Andreina Moretti, Antonio Merola,  Diana Lanternari, Elisabetta Amoroso, Floriana Laurenza, Francesca Santucci, Gabriele Di Ciriaco, Gabriele Prunai, Gianna Gobbi, Giovanna Casapollo, Lucia Paganini, Lucio Versino, Michael Gaddini, Giuseppe Leardini, Andrea Amico, Giuliana Montorsi, Sandra Carresi, Cristian Sotgiu, Umberto Masiello, Veronica Cani, Daniele Coccia, Eleonora Mangiapelo, Manuele Marini, Stefano Rizzi, Giuliana Corsetti, Mimì Burzo, Damiano Col, Simona Lauriola, Cosimo Pezzotta, Luana Trapè.

Ringrazio di cuore quanti vi hanno preso parte con curiosità e attenzione, rinnovando ancora una volta la stima nei confronti dei loro nutriti curriculum letterari e per la sensibilità dinanzi a determinate realtà.

Lorenzo Spurio

Jesi, 31-03-2015

LISTA COMPLETA DEGLI AUTORI PARTECIPANTI AL PROGETTO OBSESSION (ai tre volumi) 

ABBATANTUONO Chiara con “Il vicolo cieco” * OBS2

AMICO Andrea con “Il miracolo dell’inganno” * OBS3

AMOROSO Elisabetta con “D.O.C.” * OBS2

AMOROSO Elisabetta con “Gemelli identici” * OBS1

AMOROSO Elisabetta con “La dolce morte” * OBS3

ANTONELLI Alice con “Follia liquida” * OBS3

ARECCHI Alberto con “Estate in città” * OBS1

BISSON Elisabetta con “Zero” * OBS1

BLU Andrea con “Resurrezione della carne” * OBS1

BONACCORSO Giuseppe con “Esercizi di vedovanza” * OBS2

BURZO Mimì con “Il varco” * OBS3

CANI Veronica con “Tutto quello che tocco muore” * OBS3

CARCERERI Fiorella con “Giulia, coraggio”  * OBS1

CARRESI Sandra con “Sesso e morte” * OBS3

CASAPOLLO Giovanna con “S’acabbadora” * OBS3

CIANO Martino con “Il canto di Elisa” * OBS1

CIANO Martino con “Resurrezione” * OBS2

CITTÀ Massimiliano con “Spifferi” * OBS2

COCCIA Daniele con “L’Archivio” * OBS3

COL  Damiano con “Morte di uno scarafaggio” * OBS3

CORSETTI Giuliana con “Io non ricordo” * OBS3

CRESCENTINI Lorenzo con “Per i miei occhi” * OBS1

DANESE Fabiola con “Quello che (non) so di te” * OBS2

DEIURI LUISA con “Irina” * OBS1

DI CIRIACO Gabriele con “Odori” * OBS3

DINI Monica con “Amore” * OBS2

DINI Monica con “L’odore sta sotto la coda” * OBS1

FANOTTI Lorella con “Effetti collaterali” * OBS2

FILIDORO Giuseppe con “Sono un errore della natura” * OBS2

FILIPPI Lidia con “Profumo di mandorle amare” * OBS2

FRANCHETTO Daisy con “Ragnatele” * OBS1

GADDINI Michael con “La casa del silenzio” * OBS3

GOBBI Gianna con “La ragnatela” * OBS3

GOBBI Gianna con “Un pensiero unico” * OBS2

GOBBO Serena con “Non si può dire” * OBS1

LANTERNARI Diana con “La luna sul viale” * OBS3

LANTERNARI Diana con “Se mio nonno avesse le ali” * OBS2

LAURENZA Floriana con “La casa numero 66” * OBS2

LAURENZA Floriana con “La maledizione” * OBS3

LAURIOLA Simona con “Due” * OBS3

LAURIOLA Simona con “Il treno passa una sola volta” * OBS2

LEARDINI Giuseppe con “Libra necis” * OBS3

MANGIAPANE Leonardo Jacopo con “L’Orbite Furiose” * OBS2

MANGIAPELO Eleonora con “La voce di Cinthia” * OBS3

MARINI Manuele con “Il martirio di Ofelia” * OBS3

MARINI Manuele con “La corriera di Elsa corre verso il nulla” * OBS2

MARRA Pietro con “Il pigiama rosa” * OBS2

MASIELLO Umberto con “Il tizio in cantina” * OBS3

MEROLA Antonio con “L’Immortale Re Peter” * OBS3

MONTI Elena con “La macchina del tempo” * OBS2

MONTORSI Giuliana con “Le troppe attenzioni” * OBS3

MORETTI Andreina con “Malamore” * OBS3

ORLANDI Sandro con “La lettera” * OBS1

PAGANINI Lucia con “Come cerchi sull’acqua” * OBS3

PEDRETTA Alessandro con “Squame” * OBS1

PETRINO Francesca con “Battuta di caccia” * OBS2

PEZZOTTA Giacomo con “Perché i gatti cadono sempre in piedi” * OBS3

PEZZOTTA Giacomo con “Un’origine” * OBS2

PROSPERO Alessandra con “I due volti di Berenice” * OBS3

PRUNAI Gabriele con “È tutto sporco” * OBS3

RIZZI Stefano con “Caligine” * OBS3

RIZZI Stefano con “Paranoico” * OBS1

SANTUCCI Francesca con “Passione” * OBS3

SOTGIU Cristian con “Vedute psichiatriche” * OBS3

STROPPIANA DALZINI Annamaria con “Vittima” * OBS2

TRAPÈ Luana con “E da quel momento furono felici” OBS3

VERSINO Lucio con “Anime e fantasmi” * OBS3

Umeed Ali, poeta pakistano e il suo “Bilancio interiore”, a cura di Lorenzo Spurio

Umeed Ali, poeta pakistano e il suo libro Bilancio interiore / Inner Balance

  

a cura di Lorenzo Spurio

  

Dal giorno in cui ho capito le linee della mia mano

ho cominciato a litigare con la vita (34)

 

Il mondo è come un bel libro

e il tempo è il migliore maestro:

volendo, si può imparare quasi tutto. (110)

 

A testimoniare il fatto che gli incontri migliori e che più ti arricchiscono sono sempre quelli che capitano casualmente, o comunque senza nessuna coincidenza prestabilita, vorrei parlare del mio incontro con Umeed Ali, un signore pakistano della regione del Punjab, nato nel 1961 e poi emigrato in Italia in cerca di un futuro migliore molti anni fa. Non è la sua una delle tantissime storie di emigrati che tentano solamente di approdare in quello che ai loro occhi può apparire come il paese di Bengodi dove lasciarsi alle spalle le sofferenze e la povertà, ma è la vicenda amara salda nella credenza religiosa di una persona dall’animo profondamente sensibile. La scrittura, il suo amore per la poesia e la riflessione nel mondo di carta, infatti, lo ha portato a stringere un profondo legame con la parola: le sue prime opere, scritte già durante la sua esistenza in India, vennero scritte negli idiomi locali tra cui l’Urdu, il Saraiki e il Punjabi.

1424191142Ho conosciuto Umeed Ali durate un ciclo di eventi culturali che ho co-organizzato a Palermo a metà Aprile 2015 ai quali lui, grande amante della cultura e frequentatore della Libreria Spazio Cultura dove si tenevano gli eventi si è presentato interessato. Alto, dai profondi occhi neri e dal viso di una serietà dolce e pacata, con una generosità d’animo difficile da trovare oggigiorno si è presentato facendoci leggere anche alcuni estratti apparsi su giornali nazionali e locali di prestigiosi nomi che l’avevano recensito o conosciuto. Mi ha raccontato che la sua vita non era mai stata facile e neppure ora, pur trovandosi a Palermo da amici, ma sempre alla ricerca di piccole donazioni per potersi sostenere e inviare soldi alla sua famiglia in India. Ciò che mi ha colpito è stata la sua voglia di parlare: di narrare di sé ma anche di saper ascoltare le vicende altrui, cosa che raramente un recente conosciuto è portato a fare.

Ho scoperto così che nella sua attività di vucumprà che ha contraddistinto la gran parte della sua vita una volta giunto in Italia, ha praticamente viaggiato in su e giù quasi tutta la Penisola e che conosceva città, monumenti, collegamenti stradali e orografia ancor meglio di un qualsiasi nativo. Di esser stato vari anni a Padova dove, anche se non ha amato molto la mentalità della gente adducendo alla loro freddezza e riluttanza, d’altro canto gli è stata propizia perché proprio nel Triveneto è stato appoggiato da associazioni, biblioteche ed enti locali che gli hanno fatto vendere un gran numero di copie del suo libro. Della mia Regione mi ha detto di esser stato a Jesi, Ancona, Falconara Marittima, cioè praticamente di conoscere il territorio abbastanza bene e, si sa, un vucumprà che è costretto a muoversi di continuo e sulle sue uniche gambe è il miglior “viaggiatore” e conoscitore degli spazi che ci possa essere sulla Terra. Il viaggio, che non è un divertimento, è funzionale al sostentamento ma al contempo gli permette di osservare il mondo nelle piccole cose e di conoscere le persone così come il fatto che alla freddezza caratteriale e alla ricchezza (dei sostegni) del Nord da lui sperimentato preferisse la calorosità e la parsimoniosa e reticente offerta della gente del sud Italia. Mi  ha raccontato che ha vissuto tanti anni a Perugia (nella quale ritornerà dopo questa sua permanenza a Palermo) della quale conserva un bel ricordo e insieme abbiamo ripercorso i vari ambienti della toponomastica cittadina che ben conosco perché vi ho studiato due anni. Negli anni in cui io studiavo alla Facoltà di Lettere lui abitava poco distante da Piazza Morlacchi dove, pure, nella nota Libreria-Casa editrice Morlacchi aveva dato alle stampe il suo libro di poesie. Io a quel tempo mi servivo nella stessa libreria per testi universitari e dispense.   

copDurante la serata del 18 aprile in cui alla Libreria Spazio Cultura avevamo organizzato il reading poetico dal titolo “Grandi e Dimenticati: la poesia che non muore”, Umeed ci ha letto tre sue poesie presenti nel libro o, meglio, le ha recitate a memoria in parte chiudendo gli occhi ma dandone sempre il massimo della forza espressiva nel suo italiano, perfetto, con lievi sentori di un difficile percorso di apprendimento. Ci ha spiegato che nelle lingue indiane da lui conosciute una stessa parola in base alla lettura, alla sonorità che ne scaturisce dalla pronuncia è possibile ricavarne significati differenti, completamente distanti tra di loro e che c’è una ricchezza lessicale stupefacente. La sua difficoltà nell’esprimersi nell’italiano, negli anni, non è stato il semplice saper tradurre da parola a parola, cosa meccanica e semplice come potremmo fare tra una lingua neolatina e l’altra, ma andare a vedere se nel relativo termine tradotto in italiano, in effetti, si mantenesse il significato originario del termine, nella lingua pakistana, come lui l’aveva inteso e creato. Un processo senz’altro difficile al quale la sua poetica, raccolta in questo volume bilingue italiano-inglese, si è dovuta piegare ma che, a ben vedere, non ne ha risentito in maniera troppo dura. Così scrive nella poesia intitolata “Dal giorno in cui ho iniziato a scrivere in italiano”: “È difficile riuscire a trasmettere i sentimenti/ in una lingua straniera,/ perciò mi manca sempre qualche parola giusta/ o qualche frase,/ ma quando finiscono queste lontananze, di lingua e colore,/ siamo tutti vicinissimi” (66).

Le poesie di Umeed Ali parlano di solitudini e lontananze, di indifferenze sociali e di disagi che si realizzano distanti dagli occhi dei più, sotto la luce del giorno. Sono parole che risentono dell’offesa subita, della mancanza di aiuto, dell’insensibilità e di una divinizzazione dell’uomo contemporaneo portata all’estremo. Una società in cui, parafrasando Orwell ma anche Sciascia delle Favole della dittatura esistono maiali (potenti) e i topi (vittime) dove i primi che, in cima alla scala piramidale gestiscono l’esistenza di tutti, non fanno altro che incamerare ricchezze, riempirsi la pancia e, cosa peggiore, infischiarsene di coloro ai quali per lo meno potrebbero dare briciole dei loro “pasti” da nababbi.

A Palermo nell'aprile 2015 assieme al poeta pakistano Umeed Ali
A Palermo nell’aprile 2015 assieme al poeta pakistano Umeed Ali

In questo Bilancio interiore che è il titolo della raccolta, Umeed si denuda sulla carta per raccontarci la durezza di una esistenza improntata alla continua ricerca nell’altro di comprensione, apertura, vicinanza e curiosità. Anche la semplice parola, il regalare una conversazione a una persona sola, depressa, malata o denigrata può significare per essa la salvezza e al contempo scopriremo che sarà stato un regalo anche per noi stessi.

Il libro si apre con la poesia “Per Dio Grandissimo” e il “Dio Grandissimo” di Umeed chiaramente è Allah anche se lui non lo nomina e, parlando con lui di religione, ho percepito la sua indignazione su quel viso scuro prima rilassato e di colpo compunto e un’espressione schifata quando abbiamo parlato della nuova e grave minaccia terroristica che riguarda il mondo tutto. La religione per questi fanatici è solo un pretesto per ambire a qualcosa di più alto con l’aiuto di ingaggi internazionali che forniscono armi e coperture. Li ha definiti con i peggiori epiteti che si possano udire e ogni volta che ne fuoriusciva uno dalla sua bocca percepivo la sofferenza di chi ha sperimentato sulla sua pelle la violenza, la coercizione, lo sfruttamento, l’abnegazione a sedicenti logiche di salvezza.

Umeed è il poeta del sentimento, un uomo che dinanzi a tante difficoltà è riuscito a prediligere il lato umano e il rapporto interpersonale su ciascuna cosa ed è proprio per questo che è in grado di scorgere la bellezza, nella donna o nella natura, quando forse sarebbe più istintivo trovare spazio nello sconforto di immagini fosche e deprimenti: “Tocca la mia fronte/ perché il profumo della tua mano/ possa cambiare il mio destino” (28). Ed anche se la durezza di una vita trascorsa tra difficoltà (“io faccio sempre una dura vitaccia”, 56) e lontananze dai suoi cari è pesante da sostenere ed Umeed ci parla dei suoi “problemi di tutti i giorni” (34) il messaggio finale non è mai cupo, non tende al pessimismo, né allo scoraggiamento poiché, come lui stesso sostiene in maniera lapalissiana,: “La vita è una gioia e pure un dolore/ la vita è un’offesa e pure un amore” (46).

Per un emigrato in un paese talmente diverso dal suo luogo di nascita e dalla sua cultura ci sarà sempre spazio al ricordo, più o meno mesto, di ciò che ha lasciato per altre terre. Trovo che nella poesia “Nostalgia” di Umeed sia contenuto questo sentimento di angoscia-ossessione che lo lega a un passato distante non solo in termini cronologici, ma spaziali, culturali e soprattutto affettivi: nella poesia “Nostalgia” leggiamo: “Mia cara nostalgia rimani con me/ non devi lasciarmi solo/ […]/ Se vuoi stasera andiamo insieme/ in qualche luogo particolarmente bello,/ […]/ e ti racconterò una bella poesia/ dedicata a te, mia cara nostalgia” (60).

Un libro-testamento che ci consegna pensieri sulla vita, sul senso della stessa e su come potremmo tutti vivere meglio se allontanassimo da noi il narcisismo che dilaga, se rifuggissimo l’invidia e abbattessimo l’indifferenza che costruisce giganti di roccia, monadi in sé chiuse e apparentemente autosufficienti. Nessuno è autosufficiente a sé stesso. Nessuna famiglia. Nessuna società. Ed è così che Umeed Ali ci interpella su riflessioni di questo tipo alle quali tutti i giorni non diamo troppo spazio impegnati nei tanti impicci quotidiani assorbiti da una ritualità che ci ha fatto automi: “Se tutti siamo figli di Eva e Adamo, / come mai fra noi così mal pensiamo” (54). Due versi linguisticamente semplici privi di retorica che non hanno la volontà di metter a giudizio nessuno, ma di aprire alla consapevolezza in unione con una contemplazione e profonda gratitudine verso il Dio creatore che dobbiamo pregare, invocare e sentire vicino a noi, come un grande amico a guidarci verso il bene mettendo fine a ciascuna idea che consacri la violenza e il sopruso tra gli uomini: “Vergognati egoista, hai sempre sete/ del sangue del tuo fratello innocente./ Non devi scordare che esiste un vero potete, grandissimo/ Di universale misericordioso” (64).

I versi di Umeed riguardano verità sacrosante che vanno scolpite sulla roccia e incise sui muri delle città affinché restino lì, perentorie a informarci quale può essere lo spauracchio che dilania la comunità per chi ne svia il percorso e s’imbatte in territori dove la moralità e il senso di rispetto sono stati relegati a categorie inutili. La forza della parola è altisonante e diventiamo amici di Umeed uomo-esule-vucumprà-poeta-cittadino di nessun luogo che con l’arma più potente e persuasiva ci permette di guardare dentro di noi con più convinzione e serietà. Il suo verso si fa ora canto, ora preghiera, ora denuncia ora sdegno e commento critico sul mondo e nel complesso ci consegna un compendio autentico e sofferto del suo arcobaleno emotivo che, a intervalli, riaffiora nel cielo dopo momenti di pioggia e oscurità: “Quanto è bello stare con se stessi,/ raccontarsi di cose profonde/ e anche ascoltare se stessi” (92).

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 30-04-2015

 

XXVI ediz. Premio Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati”

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CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA

“Città di Porto Recanati”
XXVI edizione – 2015

Art. 1 – Il Poeta invierà una sola poesia a tema libero.
L’organizzazione tuttavia consiglia di trattare tematiche sulla disabilità, sulla solitudine degli anziani, sui “nuovi poveri”, sugli extracomunitari, sugli eventi climatici, ecc., affinché si rifletta sulla condizione esistenziale dell’uomo, ideazione che portò all’istituzione del Premio «Città di Porto Recanati» più di 25 anni fa. Comunque sia, il tema vuole essere solo indicativo. La poesia inviata, che non dovrà superare i 35 versi, potrà anche essere stata edita, ma non vincitrice del primo premio in altri concorsi. L’originale riporti: Nome e Cognome dell’autore, indirizzo e indicazione della eventuale e-mail e la dichiarazione: «Dichiaro di essere l’autore dell’opera inviata al concorso».

Art. 2 – La Giuria è costituita da esponenti del panorama letterario e culturale e sarà composta da:
Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario) – Presidente di Giuria
Susanna Polimanti (scrittrice e recensore) – Componente
Lella De Marchi (poetessa e scrittrice) – Componente
Elvio Angeletti (poeta) – Componente
La medesima stilerà una graduatoria dei tre poeti vincitori dei premi in denaro e dei sette “segnalati dalla Giuria”. La Giuria, a suo insindacabile giudizio, deciderà di premiare quei poeti che, con l’impegno culturale e la propria testimonianza di vita, hanno contribuito a superare una condizione esistenziale difficile, o rendendola fonte di ispirazione.

foto04Art. 3 – I Premi in denaro sono: 1° Classificato € 500,00 (cinquecento/00) e Pergamena; 2° Classificato € 300,00 (trecento/00) e Pergamena; 3° Classificato € 200,00 (duecento/00) e Pergamena. Dal 4° al 10° classificato verrà assegnata una targa “segnalato dalla Giuria”. Inoltre la stessa Giuria identificherà delle opere di disabili che, se non entreranno nella classifica comune, verrà riconosciuto un premio di incoraggiamento con attestato.

Art. 4 – La poesia dovrà essere spedita per posta ordinaria entro il 25 luglio 2015 (farà fede il timbro postale di partenza) in cinque copie, al seguente indirizzo: Prof. Renato Pigliacampo c/o Concorso Internazionale di Poesia «Città di Porto Recanati», XXVI Edizione 2015 – Casella Postale n. 61 – 62017 Porto Recanati (MC). Solo la “copia originale” dovrà riportare i dati dell’autore e la dichiarazione “Sono l’autore della poesia (indicare il titolo)”. E’ possibile inviare la poesia per e-mail a: pigliacampo@cheapnet.it La quota di partecipazione di € 20,00 (venti/00) è utilizzata per far fronte al monte-premi e alle spese organizzazione e potrà essere versata sul conto corrente postale numero: 29 68 76 21 intestato a Renato Pigliacampo c/o Casisma, o con altra modalità a scelta del partecipante.

Informazioni:
La premiazione avverrà a Porto Recanati. I Vincitori saranno contattati per email, per cellulare o/e telefono e anche con lettera inviata all’indicazione domiciliare.
I Vincitori avranno comunicazione scritta del giorno, dell’ora e del luogo della Cerimonia di premiazione.
In occasione della premiazione si terrà un Recital durante il quale verranno lette le opere vincenti. Del Recital verrà prodotto un video che sarà trasmesso su YouTube ed un DVD (inviato a chi ne farà richiesta).
L’evento culturale sarà pubblicizzato sui quotidiani “Il Resto Del Carlino”, “Corriere Adriatico” e sulle Riviste specializzate e i siti di poesia; e su Radio Erre. Sarà anche realizzata una pagina nel sito www.ilsalottodegliartisti.com

Per ulteriori informazioni:
Parte letteraria:
Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) – lorenzo.spurio@alice.it

Parte logistico-organizzativa:
Marco Pigliacampo: marampo75@gmail.com