“Il fuoco di Lorenzo” di Annalisa Soddu, recensione di Lorenzo Spurio

Il fuoco di Lorenzo
di Annalisa Soddu
Ilmiolibro, 2011
ISBN: 978-88-91003-24-9
Pagine: 46
 
Recensione di Lorenzo Spurio

Il fuoco di Lorenzo definAnnalisa Soddu è medico-psichiatra e scrittrice. Entrambe le due componenti a cui dedica ampio spazio nella sua vita sono racchiuse nel suo primo libro, “Il fuoco di Lorenzo” pubblicato nel 2011 con ilmiolibro.

Quello che il lettore si appresta a leggere aprendo questo libricino (le pagine non sono molte, ma di contro i contenuti sono ampi) è una fotografia sul mondo che ne rivela dettagli fastidiosi, a tratti sconvenienti e in via generale dolorosi. Si parla di patologie, ma più che di malattie concrete e riscontrabili all’occhio, di malattie insidiose, invisibili perché della mente umana. Nella silloge di racconti si spazia tra comportamenti problematici (l’anoressia, l’alcolismo, la perversione sessuale) che possono dar vita a episodi ulteriormente allarmanti e che sono sanzionati dalla Legge.

L’esperienza letteraria di Annalisa Soddu è interessante perché questi racconti, privati di toponomastiche e di riferimenti precisi, sono frutto della sua esperienza diretta di psichiatra con persone deboli, sofferenti o apparentemente sane ma che secernono i semi della follia.

Non c’è spazio per il giudizio e la morale: la Soddu presenta la realtà per come è, senza mitigarla, inserendosi in quelle lacune delle mente, negli inceppamenti del normale raziocinio, per vedere come gli affetti dalla patologia reagiscono se sottoposti a cure, i motivi dell’insorgenza del problema –nel caso sia possibile indagarne- e il clima familiare/sociale che circonda il malato.

Nella gran parte delle storie qui contenute, infatti, si osserva una struttura tripartita dei personaggi, di coloro che intervengono attivamente sulla scena:

  1. il malato (a volte consapevole del suo morbo, della      sua pazzia, altre volte inconsapevole; più spesso normale agli occhi di      tutti, ma profondamente tormentato internamente);
  2. il gruppo familiare (si parla spesso della figura      materna, ma anche di quella del padre e, invece, in altri casi di assenza      dei genitori. Alcuni dei disturbi, delle fissazioni che poi alcuni      personaggi avranno da adulti sarà motivato come conseguenza di un trauma      vissuto durante l’infanzia). Se decidiamo di allargare questo gruppo      possiamo, inoltre, inserire anche gli amici;
  3. lo psichiatra (che corrisponde alla stessa autrice      che interviene per colloquiare con i malati, capirli, fare la diagnosi e      prescrivere i medicinali da prendere per controllare la situazione).

Annalisa Soddu conduce il lettore mano nella mano nelle pieghe tortuose della psiche, tra gli sbalzi d’umore, le azioni violente e sconsiderate, l’indifferenza che spesso la società (il mondo esterno) ha nei confronti del ‘diverso’, tra intervalli di euforia e depressione che arrivano a manifestarsi come un vero e proprio annichilimento dell’anima e del corpo.

Annalisa-Soddu-Small-200x300La convinzione che il lettore si va facendo leggendo questa raccolta è che se una patologia esiste, se un personaggio ha una certa condotta, al di là dell’eziologia della patologia, ha di certo a che vedere con una realtà pregressa dove, pure, può trovarsi annidato un trauma, un episodio sconcertante che l’individuo non ha mai superato da solo e che lo ha portato poi a una sorta di autodifesa, adottando gesti/comportamenti sbagliati. Ma come si legge nel primo racconto, la Soddu sembra andare oltre le motivazioni di carattere prettamente psicologico, scienza che pure spesso non riesce con accuratezza a svelare le ragioni di siffatte anomalie della mente (“le cause di queste malattie maledette non si conoscono”, p. 11)  per osservare invece quasi sull’onda di un convincimento popolare che “Quando si nasce con la sfortuna addosso, è difficile scollarsela” (p. 9). Dunque intervengono anche delle ragioni che rispondono a un pensiero di tipo fatalista, idea che ritorna anche nel secondo racconto in cui nell’incipit viene nominata la “malasorte” (p. 13).

Il tormento può essere la conseguenza di uno stato di una condizione di solitudine dovuta a lutti e all’isolamento dominato da stati d’alternanza tra depressione ed euforia  come avviene nella seconda storia narrata; la pazzia, l’incontrollabilità delle azioni, può essere motivo di preoccupazione ulteriore quando si è madre e si deve supervisionare la crescita dei propri figli e proprio per questo la donna de “La signora G.” finirà per essere allontanata dalla sua famiglia con un TSO. Quello che si configura come un gravissimo disturbo alimentare può essere spiegato a livello psicologico ricorrendo a un episodio di violenza sessuale subito in tenera età. Episodi clinici quali l’incesto e la pedofilia sono spesso i più difficili da trattare all’interno dell’ampio panorama delle deviazioni sessuali, perché frequentemente la vittima si sente colpevole di quanto successo e si rifiuta quindi di denunciare l’uomo o di raccontare l’accaduto (“Si divertiva a farla sentire una puttana, per tenerla in pugno e indurla a stare zitta; ecco perché in lei c’è la più totale confusione, perché lei ha attribuito a se stessa la colpa di tutto, quando invece era una bambina, e lui un porco”, p. 25).

Il mondo che circonda chi ha subito un grave danno psichico o fisico (la famiglia, le amicizie, la società) può apparire spesso insensibile nel sondare un malessere nell’aria che consenta la confessione del malato, più spesso si denota una difficoltà da parte della società –anche nei familiari- nel “diagnosticare”, ossia nell’individuare dei segnali che andrebbero colti. In altre circostanze è la stessa società, per mezzo delle sue istituzioni e strutture, che sembra essere incapace di dare giusta accoglienza a chi ne avrebbe bisogno perché il sistema sanitario è debole: “Il Comune non ha soldi per trovargli una casa popolare; il servizio psichiatrico non lo può tenere che per pochi giorni, le case di cura qualche giorno in più, ma poi lo devono mandare via” (p. 35). C’è una velata polemica nei confronti dello Stato, che è tanto più dura per il fatto che l’autrice, psichiatra, conosce in prima linea tutto ciò che concerne il sistema d’accoglienza di menti pericolose.

Ma in queste fasi di blackout della mente, di sinapsi interrotte, di atteggiamenti deviati e condannabili, ciò che preme sottolineare è la sperimentazione da parte del malato di una realtà altra da quella odierna, a volte onirica, altre volte utopica. In tutti i casi il paziente malato si eclissa dalla realtà sana per costruire un suo mondo dove, però, finisce per essere lui/lei l’unico abitante. In simili circostanze la malattia, oltre a portare al deperimento del corpo (come nel caso dell’anoressia), conduce alla sperimentazione di una realtà finta, surrogata, ricreata, di quel microcosmo indotto dal trauma e dalla patologia stessa.

Doloroso il racconto “La moglie di Pietro” in cui la voce narrante è quella della povera Luisa uccisa dal marito perché geloso in maniera ossessiva e violento che in un raptus di follia arriverà ad uccidere la sua donna. La storia riecheggia i tanti casi di femminicidio che la Cronaca riporta e per i quali sembra che la legislazione italiana si stia finalmente movendo –sebbene con gravoso ritardo- ai fini di una maggiore salvaguardia della libertà della donna nei casi in cui l’ex marito o fidanzato dimostri atteggiamenti ossessivi e denigratori.

Annalisa Soddu con una prosa spigliata ed essenziale, senza ridondanze né descrizioni pedanti, riesce a cogliere l’essenza di ciascuna storia e lo fa in maniera sorprendentemente vivida perché l’autrice osserva il mondo del disagio psichico in almeno quattro modi diversi:

1)      quello dello psichiatra, del medico curante, di colui che deve intravedere terapie e un sistema di controllo della patologia;

2)      quello della cittadina italiana che si indigna nei confronti di episodi di emarginazione o che denuncia senza peli sulla lingua l’insoddisfacente legislazione e organizzazione nel gestire fasce della popolazione con patologie psichiche che necessitano di assistenza e monitoraggio continuo;

3)      quello della donna sensibile che non rimane impermeabile alle sofferenze degli altri, ai disturbi e al clima di desolazione che aleggia intorno a queste persone; ed infatti la psichiatra nei vari racconti fa quasi difficoltà a scindere il privato dal pubblico, il suo coinvolgimento emotivo dalla sua professione tanto che lei stessa in “Aveva la SLA” ricorda un simpatico invito di un dottore sotto il quale aveva fatto il tirocinio: “Giovincella, devi dominare le emozioni, i pazienti si spaventano!” (p. 40);

4)      quello della scrittrice che utilizza le vicende da lei sperimentate nella realtà per trasporle sulla carta cercando le giuste parole per far arrivare con schiettezza e senza tanti formalismi il suo pensiero su quanto narra.

Il risultato è sconvolgente: drammi, patologie, deliri, ossessioni, violenze subite e perpetuate, allucinazioni auditive e fenomeni di perdita d’identità campeggiano tra queste pagine. Il lettore dovrebbe tenere a mente, come si diceva all’inizio di questa recensione, che questi racconti sono anche e soprattutto delle cronache fedelissime di quanto avviene ogni secondo in ogni parte del mondo.

Tu che ne sai/ […] / Di un certo tipo di vita/ Tu che ne sai./ Della vita del cuore. Che ne sai”, conclude la scrittrice nella lirica dal titolo “Dedicata a loro”.

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 28 Agosto 2013

“La cucina arancione” di Lorenzo Spurio, recensione di Rita Barbieri

LA CUCINA ARANCIONE
di Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2013
Link alla vendita 
 
Recensione di Rita Barbieri

1012655_10201459700837819_1376616163_nCerte volte la letteratura ha un compito difficile: non solo farci divertire, evadere dalle nostre realtà quotidiane e accompagnarci in mondi fantastici o onirici. Certe volte, la letteratura può servire a farci riflettere su quello a cui abitualmente, per vergogna, paura, imbarazzo non pensiamo mai.

Certe volte la letteratura può creare nuovi interrogativi, questioni, che ci spingono a trovare e disegnare limiti e confini. Tra quello che è permesso e quello che è vietato, tra quello che è accettabile e quello che non lo è affatto.

La raccolta di Lorenzo Spurio, intitolata “La cucina arancione”, si muove proprio su questo terreno grigio e friabile che si trova sul filo della frontiera. I protagonisti dei racconti sono personaggi talvolta apparentemente normali  ma mai ordinari, talvolta dichiaratamente strani o pazzi o addirittura pericolosi. Ognuno di loro ha un lato oscuro, negativo, difficile che trova sfogo in comportamenti antisociali, anormali, perfino violenti o aggressivi.

Per qualcuno esiste una cura, una salvezza, una soluzione almeno provvisoria che permetta il reinserimento nella società e nel mondo cosiddetto ‘civile’. Per altri no, esiste solo un baratro di dannazione e perdizione che si spalanca sotto i piedi, pronto ad accogliere e a risucchiare completamente.

I temi affrontati nei racconti sono i più svariati e sfiorano tabù come la pedofilia e la pornografia. Ma, sorprendentemente, la lettura di questi non genera nel lettore orrore, repulsione o disgusto: non ci sono descrizioni efferate o cruente, non c’è inutile spargimento di sangue o cacce al mostro e all’orco cattivo delle favole. Non c’è giudizio, né inganno di sorta.

I personaggi sono sempre isolati, presenti a sé stessi e mai agli altri, vivono realtà disagiate oppure no ma convivono con un lato ‘malato’ di cui sono spesso inconsapevoli. Realizzano la loro diversità solo attraverso il confronto con la società ‘normale’, normata e normante: nello ‘scontro’ con tutta quella serie di convenzioni scritte e non che rende possibile la vita in comune.

Per qualcuno, affetto da forme più leggere e ‘curabili’ di deviazione, l’incontro con la realtà è come un brusco risveglio da un sogno, che innesca un successivo processo di rimozione e crescita psicologica. Per qualcuno la realtà è invece  il trauma scatenante di reazioni imprevedibili e impreviste che condurranno inevitabilmente il personaggio fuori dai confini del lecito e del legale.

Altre volte è il medico, rassicurante presenza detentrice di certezze e sapere, a diagnosticare, rintracciare e rimuovere il ‘male’ dagli individui. È il medico a riportare il paziente sulla retta via, al riparo da comportamenti scorretti o inaccettabili: un censore  che ristabilisce equilibri e giochi di forza, pur senza indagare troppo sulle cause  e sulle conseguenze.

Infatti il ‘perché’ è il vero grande assente di questo libro. Le azioni, anche le peggiori, si compiono e basta: seguendo gli istinti del momento, senza interrogarsi, arrovellarsi, entrare in oscuri labirinti mentali in cui non esiste un filo rosso (o se ne è perso l’altro capo…). Le azioni sono fatti, non pensieri: sono concrete, reali, effettive, cambiano la vita dei personaggi coinvolti in modo definitivo e inatteso. Le azioni si possono toccare, vedere, osservare, sentire realmente e totalmente.

Le idee e i processi mentali, invece, no. Quelli rimangono un mistero profondo e impenetrabile anche per chi li produce e li subisce: ci sono esempi di personaggi che agiscono in maniera sorprendentemente spontanea, senza avvertire minimamente il senso del pudore, della vergogna, del pericolo. Personaggi un po’ come bambini, certo non innocenti e ingenui, ma neanche completamente ‘cresciuti’, socializzati, gerarchizzati.

Leggendo, non si può non pensare a Freud e alle sue teorie sul nostro Inconscio: un mare tempestoso di cui non conosciamo che una piccola parte che affiora con sogni e libere associazioni. Inconscio che viene rigidamente controllato, trattenuto e frenato da un’istanza censoria che si occupa di discernere bene e male, giusto e sbagliato, normale e anormale. Tra le due, una terza parte, che cerca di mantenere un equilibrio pressoché costante. Ma, quando questa vacilla, ecco presentarsi disturbi, manie, episodi inspiegabili.

In questi momenti di frattura, di scompenso, si manifesta apertamente l’Inconscio, privo di remore, inibizioni, costrizioni. L’Inconscio in tutti i suoi aspetti, compresi quelli più negativi, oscuri, primordiali che conduce a comportamenti spropositati, ingiustificati, anormali.

Ed è in questi momenti che Lorenzo cattura e descrive le storie che si dipanano in “La cucina arancione”: drammatiche,  difficili, fastidiose. Ma raccontate con eleganza e discrezione, senza sprofondare in toni morbosi o eccessivi: un regista imparziale che riprende dall’alto quello che vede. Un’inquadratura fuori campo, estesa eppure misurata e mai volgare.

Un libro che, nonostante la difficoltà dei temi trattati, si legge con la leggerezza di cui parla Calvino: quella che ci permette di prendere le distanze da trame brute e personaggi scomodi che però rappresentano e nascondono parti inespresse e segrete del nostro intricato Io.

RITA BARBIERI

Firenze, 25 Agosto 2013

QUESTA RECENSIONE VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Era farsi” di Margherita Rimi, recensione di Lorenzo Spurio

Era farsi – Autoantologia poetica 1974-2011
di Margherita Rimi
prefazione di Daniela Marcheschi
Marsilio, Venezia, 2012
Pagine: 192                            
ISBN: 9788831712330
Costo: 22
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 
 
Parlami così.
Come risulta il mondo alle domande
Quando alla fine non diventano parole. (p. 43)
 

untitledHo conosciuto Margherita Rimi lo scorso giugno a Palermo durante un reading poetico da me organizzato all’interno delle attività della rivista “Euterpe” che dirigo dal tema “Disagio psichico e sociale” e solo in un secondo momento, grazie al dono del suo libro, ho potuto leggere e conoscere di più sulla sua scrittura.

Il volume antologico della poetessa, intitolato Era farsi, contiene una raccolta di poesie scritte in un periodo di tempo abbastanza esteso che va dal 1974 al 2011 e si apre con una pertinente nota critica a cura di Daniela Marcheschi. Essendo un’opera antologica, sono qui presenti liriche estratte da vari sillogi precedenti, tra cui alcune – quelle contenute nella sezione dal titolo “Carta nivura”- in dialetto siciliano.

La prima domanda che mi sono posto prima di iniziare la lettura di questo libro è stata: “ma cosa significa il titolo?”. Ho intuito nel “farsi” un processo di crescita e cambiamento, di costruzione del sé e di maturazione intellettuale, quale lenta metamorfosi dell’io giorno dopo giorno. La nota critica iniziale, che si centralizza sul tema dell’infanzia nel libro, tematica cara alla poetessa, mi ha in parte dato ragione. Mi ha incuriosito poi notare tra i vari riferimenti e citazioni in esergo o no che la poetessa utilizza, un riferimento a Davide Dettore, psicologo presso l’Istituto Meyer di Genova e docente del Dipartimento di Scienze della Salute presso l’università di Firenze che ha dedicato una intensa attività saggistica sulla sessualità deviata e aull’abuso sessuale in età infantile. La cosa mi ha incuriosito poiché nei mesi scorsi, quando ancora non avevo ricevuto il libro di Margherita Rimi, ho contattato il professor Dettore per chiedergli se era interessato e disponibile a intervenire alla presentazione del mio nuovo libro, La cucina arancione (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013 – con prefazione di Marzia Carocci), che tratta di disagio psichico e sociale e di atteggiamenti sessualmente devianti. Una casualità, mi sono detto.

Ritornano al libro in oggetto, ciò che mi sento di dire è che la poetica di Margherita Rimi, che si contraddistingue spesso per un verso breve e un ritmo incalzante, è fortemente intimista e profondamente vissuta (questo lo denota anche una serie di dediche a cui le poesie sono direttamente, ispirate e dedicate). Il linguaggio evita l’utilizzo di una sintassi particolareggiata ed ostica per prediligere, invece, un vocabolario semplice ed evocativo; le costruzioni che la poetessa elabora con i versi sono prevalentemente singolari ed anomale e richiedono una seria ed approfondita interpretazione, quasi come se la Nostra iniziasse un discorso, ci desse una traccia, e poi dovessimo noi continuarlo. Questo a livello esegetico è di certo un esercizio molto allettante e curioso che raramente si presenta al lettore quando si approssima alla lettura di poesie.

Come già detto, il tema dell’infanzia predomina indiscusso su questa ampia antologia ed esso è affrontato secondo vari paradigmi: l’abusato, il solo (“io sono il bambino trasparente”; “i grandi hanno grandissimo da fare”, p. 20), chi necessita di aiuto, chi anela affetto e tanto altro. Ne fuoriescono delle immagini abbozzate in maniera indistinta che, però, fanno riflettere su una problematica tanto estesa e seria. Ed è proprio la poetessa che con la lirica che si trova nella posizione iniziale, “Era farsi”, svela –in maniera mai troppo clamorosa- la realtà di quel “farsi” da me inteso come ‘costruire’, ‘crescere’, ‘evolvere’ e ‘maturare’. La poetessa, infatti, in questa lirica dedicata al fratello gemello scrive:

 

Ai piedi del letto il tempo non passava

Era farsi grande raccontare una storia

E la storia non era più una storia

era farsi padre (p. 15)

 

Quel “farsi”, dunque risiede nella crescita dell’uomo, tanto fisica quanto emotiva e morale, e la si ritrova anche nell’allarmante “Quando l’albero era l’albero”: “Non so perché l’hanno fatto. Non si doveva./ Distratta la nostra infanzia/ nel farsi grandi” (p. 27). L’attenzione all’emarginato, nei confronti di colui che è ritenuto diverso dal resto della società solo perché sfortunato nell’aver sperimentato un doloroso trauma psicologico o perché porta sulla sua pelle i segni del deforme è di particolare interesse della Nostra; in “Su due rotelle” leggiamo: “Ancora penso a quanti anni hai/ se mai faremo in tempo/ […]/ -Se puoi guarire-/ Dicono che puoi guarire” (p. 34).

L’antologia è arricchita da numerose citazioni tratte da testi di grandi autori della letteratura europea che intessono il pregevole ordito della trama che la Rimi ha previsto assieme a liriche dedicate ad esponenti del mondo culturale siciliano quale Leonardo Sciascia, Lucio Zinna e le liriche “Palermo” e “Da intitolare” dedicata alla cara Trinacria.

 Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

 Jesi, 18 Agosto 2013

“La cucina arancione” di Lorenzo Spurio, recensione di Susanna Polimanti

La cucina arancione
di Lorenzo Spurio
Ass. Cult. TraccePerLaMeta Edizioni, 2013
ISBN: 9788890719080
Pagine: 238
Costo: 10 €
Link diretto alla vendita
 

RECENSIONE DI SUSANNA POLIMANTI

1012655_10201459700837819_1376616163_nLa cucina arancione: la novità libraria di Lorenzo Spurio, edito da TraccePerLaMeta Edizioni, è una raccolta di venticinque racconti che reputo in tutta onestà,  altamente creativa e singolare, nonché priva di tratti comuni e contenuti banali. Lorenzo Spurio delinea i protagonisti di ogni suo racconto quali consapevoli di una realtà parallela, costruita con appassionante dialettica in una dimensione paradossale dove ognuno narra la sua storia con struttura  paralogica, un vissuto tra esasperazione del pensiero e delle proprie fobie, tra psiconevrosi, idee deliranti, ossessioni, paranoie ed anancasmi.  La silloge di  Spurio enfatizza contenuti emozionali ed istintivi che si annidano nei rapporti sentimentali, nelle relazioni familiari, sociali  e persino erotiche, risaltandone il senso di profonda inquietudine e tensione che conduce ad una vera e propria distorsione della realtà con atteggiamenti impudenti che passano dalla spensieratezza allo sprezzo, pur tuttavia fortemente agganciati all’attualità di una società “disagiata” dove cercano di sopravvivere  figure dai caratteri emblematici con fantasiose manipolazioni dell’identità.

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“Herzog” di Saul Bellow, recensione di Anna Maria Balzano

Herzog di Saul Bellow

Recensione di ANNA MARIA BALZANO

 

imagesCA7ZGSPEHo riletto Herzog dopo molti anni, spinta dal desiderio di capire perché ricordassi ben poco di questo romanzo, opera di un grande scrittore americano, Saul Bellow, Premio Nobel per la Letteratura. I primi capitoli mi hanno indotto a credere di aver rimosso sia la trama che il significato del libro, a causa della lentezza narrativa e di quella che mi era sembrato un eccessivo sfoggio di erudizione, con le frequenti citazioni di artisti famosi, letterati, filosofi, storici. Procedendo nella lettura, ho dovuto ammettere, con un doveroso atto di umiltà, di non aver affatto colto, anni addietro, diciamo pure capito, il vero significato di quest’opera, grandiosa, non solo nella sua qualità espressiva e nell’impianto narrativo, ma soprattutto per il messaggio drammatico, ma non distruttivo che ci consegna. Un atto di umiltà, dunque, doveroso per chi persegue la più impeccabile onestà intellettuale.

Definirei Herzog un romanzo d’analisi, un antiromanzo, se vogliamo attenerci al vero significato del termine romanzo, facendo riferimento alla sua etimologia e al rapporto con il romance. Chi si aspetta un romanzo che descriva una storia ricca di avvenimenti e di azione rimarrà deluso. Qui siamo di fronte a un’analisi approfondita del pensiero, dei sentimenti, delle schizofrenie e delle idiosincrasie di un personaggio/intellettuale, che non trova più alcuna collocazione in un mondo eccessivamente meccanicistico e materialista: quello che in qualche modo ha rappresentato Woody Allen nei suoi migliori film.

La prima questione che ci si pone é se considerare Herzog eroe o vittima del dramma che sta vivendo. Il fallimento della sua vita sentimentale, due divorzi, numerose relazioni occasionali, fanno di lui il modello dello psicotico depresso; saranno i suoi insuccessi, il suo annientamento come uomo/amante la molla che lo indurrà ad iniziare il suo viaggio spirituale che dovrà condurlo alla sua Terra Promessa. E certamente la scelta del nome Moses non è casuale. Né il personaggio Moses disdegna di essere considerato addirittura pazzo: d’altronde nella tradizione letteraria anglosassone spesso la follia viene considerata il mezzo attraverso il quale si può giungere alla conoscenza del vero. Non si dimentichi il Lear di Shakespeare, uno per tutti.  

Sarà proprio nella casa di Ludeyville, che aveva acquistato per Madeleine, per farne il loro nido d’amore e che si era in breve trasformata in un inferno, dove ritornerà alla fine delle sue peregrinazioni più spirituali e intellettuali che fisiche: quello stesso luogo che lo aveva visto infelice, quando era  ben curato, ora, invaso dalle erbacce e nido di insetti e animali selvatici, nonché luogo di ritrovo di coppie occasionali introdottesi per consumare approcci sbrigativi, diventa l’ambiente ideale in cui può ritrovare la sua serenità a contatto della natura più spontanea e incolta, realizzando il sogno del beau sauvage  che alberga in ogni artista/intellettuale. Qui dopo aver ricostruito come una sorta di puzzle la sua vita, dall’infanzia, senza tralasciare, anzi insistendo sulle sue origini ebraiche, abbandonato dagli affetti più cari, senza amore e senza amicizia, ricomincerà a vivere con l’aiuto di Ramona, l’unica donna che forse avrebbe potuto accettarlo per quello che era. Diversa Ramona da Madeleine, che nella sua superficialità, era stata attratta dal suo spessore di uomo di cultura, solo per soddisfare un’esigenza snobistica.

Vivendo e sopravvivendo alla sua profonda sofferenza, Moses Herzog affida questa difficile operazione di riscatto alle numerose lettere che scrive a personaggi illustri, viventi o deceduti, senza mai spedirle, in cui analizza sentimenti, teorie, avvenimenti storici. Sarà lui stesso a confessare di andare alla ricerca della realtà attraverso il linguaggio.

In conclusione non si può certo affermare che questo grande romanzo di Bellow sia di facile o amena lettura, ma certamente è un’opera illuminante sulla sfera intellettuale e sentimentale dell’individuo, che troppo spesso giace sopita nel caos involgarito della vita moderna.

 

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

 

 

 

“Schegge di vita” di AA.VV., recensione di Lorenzo Spurio

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

copSchegge di vita è una breve, ma intensa antologia sul disagio psichico curata da Mirella Presa, educatrice del Centro Diurno Procaccini del Fatebenefratelli di Milano. In essa, per mezzo di poesie e di testi a carattere narrativo proposti quali “ricordi”, hanno voce cinque ragazzi che hanno sperimentato nel loro passato e che convivono con una forma di disagio: non si chiarisce quale, il testo, infatti, non ha nessuna pretesa di carattere scientifico né eziologico.

Il testo propone il flusso di emozioni che fanno i conti con il passato e con la riscoperta di un presente felice ed il collante è rappresentato dal fatto che i vari squarci lirici che nel libro vengono proposti si configurano come “schegge”, ossia come pezzi indistinti di un tutto, più complesso, che è la coscienza dell’uomo, troppo spesso messa sotto scacco dalla brutalità e inesorabilità di vicende.

Tutti possono scrivere sul disagio, anche coloro che non l’hanno mai sperimentato direttamente sulla propria pelle, immaginandolo o facendo proprie le preoccupazioni e le sensazioni di una persona che, invece, lo ha vissuto/lo sta vivendo.

Una cosa diversa è chi scrive del proprio disagio. In questo modo la scrittura si configura come fedele compagna, come supporto alla desolazione che spesso può invadere l’animo, come espressione di una ritrovata forza interiore che porta l’uomo, giovane o meno che sia, a vedersi come da fuori. Ed è in questi casi che la scrittura diventa una pozione miracolosa, lo è nel senso che guarisce non tanto il corpo, quindi il fisico, ma la componente emotiva, sensoriale, intimista della persona. La poesia si tramuta, dunque, come è osservato nella nota di introduzione, in strumento che ha un valida “valenza riabilitativa”, testata per l’appunto anche scientificamente.

Le parole stese sulla carta, dunque, sono come delle lacrime azzerate.

Le poesie sono delle dolci attestazioni di una vita felice e spensierata, vagliata, però, dall’amaro ricordo. Sono preghiere laiche di riscoperta della vita e del suo valore, perché come sottolinea l’educatrice Mirella Presa, “Fare poesia significa prima di tutto ripensare alle proprie emozioni, rielaborandole e traducendole nella parola scritta” (p. 15).

Nella raccolta, in particolare, ci sono dei versi a mio modo di vedere molto potenti e che hanno richiamato una più attenta lettura ed analisi, come quando Gabriel D’Angelo nella poesia “Sfida senza fine” eternizza sulla carta una semplice, ma non banale verità: “Tutti hanno paura di te,/ non perché sei cattiva/ ma perché nessuno ti conosce bene” (p. 21) sulla quale tanto si potrebbe argomentare. La paura, dunque, quale spauracchio che fa tremare le gambe all’uomo, non è dovuta da una forma d’essere, da un comportamento cattivo o spregiudicato, da un sistema di potere gerarchizzato né da un senso di subordinazione, ma è fonte del non detto, dell’ignoto, della mancanza di comprensione, della ignoranza.

I popoli hanno paura di altri popoli perché non conoscono le loro differenze. Lo stesso accade per le religioni. Nella nostra società non si ha più paura perché esistono prepotenti o perché qualcuno ha la facoltà di mostrarsi superiore o più forte (caratterialmente, intellettualmente, militarmente), ma si ha paura quando non si conosce l’altro o si finge di conoscerlo.

In “La colazione dei canottieri” di Massimo Formenti, l’io lirico gioca su una doppiezza di sensazioni che gli derivano probabilmente da un certo tipo d’instabilità: è in grado di cogliere la spensieratezza e la gioia in una bella giornata estiva che lo intima a godersi anche la compagnia degli altri (“In questa giornata estiva/ mi sento di vivere in sintonia fra la gente”, p. 32), ma c’è un qualcosa che blocca il ragazzo in questo intento, come un insidioso male oscuro che con i suoi tentacoli invisibili impedisce al ragazzo di vivere a pieno il momento poiché, osserva nel finale “non so come gustare pienamente/ il cibo invitante sulla tavola” (p. 32) che può metter in luce, forse, il problema del ragazzo nella risoluzione di un disturbo in particolare.

Luisa Romagnoni in “Primavera” conclude con due versi altamente toccanti e che indicano una certa riflessione sul mondo, avvicinata, forse anche a un pensiero di carattere religioso. Il Male presente nel mondo va osservato, analizzato e non perpetuato e coloro che sono i portatori del Male vanno denunciati, sconfessati e allontanati dalla comunità di diritto, però l’amore, l’ingrediente che giustifica il significato dell’uomo nel mondo, a nessuno deve essere mai risparmiato: “anche gli uomini cattivi/ nel mondo sono da amare” (p. 47).

 

                   Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

 

Jesi, 1 Agosto 2013

 

Schegge di vita

di AA.VV.

Albatros, Roma, 2012

Pagine: 60

ISBN: 978-88-567-6111-5

Costo: 13,90€

 

 

 

Il 12 ottobre 2013 a San Benedetto del Tronto (AP) si terrà il reading poetico “Disagio psichico e sociale”

Reading poetico

“Disagio psichico e sociale”

a San Benedetto del Tronto (AP)

sab. 12 ottobre 2013

                         cover con loghi

 Venerdì 14 giugno scorso si è svolto presso la Biblioteca dei Saperi della Facoltà di Lettere dell’università di Palermo il primo appuntamento con il reading poetico dal titolo “Disagio psichico e sociale” voluto ed organizzato dalla rivista di letteratura Euterpe diretta da Lorenzo Spurio, scrittore marchigiano.

All’evento hanno partecipato trenta poeti e tutte le poesie che sono state lette in quell’occasione verranno pubblicate a breve in un’opera antologica edita da TraccePerLaMeta edizioni per ricordare quel bel momento di condivisione.

La tematica attuale e universale ha fatto sì che un gran numero di poeti e scrittori si raccogliesse attorno a questa iniziativa e per questo motivo si è deciso di riproporre il reading in altre città italiane.

Il secondo appuntamento sarà nelle Marche e si terrà nel pomeriggio di SABATO 12 OTTOBRE 2013 a SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP).

 

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 3 liriche che dovranno avere le seguenti caratteristiche:

– essere di completa produzione dell’autore;

– non superare i 30 versi ciascuna;

– attenersi, seppur vagamente, al tema proposto.

 

Al termine dell’evento gli organizzatori si premureranno di raccogliere le liriche in un volume antologico del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti.

Nessun contributo è richiesto per questa attività, ma si richiede ai poeti di incollare ai piedi di ciascun testo poetico che invieranno, le seguenti attestazioni:

 

  1. Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
  2. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.

 

Le poesie con le quali si intende partecipare al reading poetico dovranno essere inviate in formato digitale (doc o pdf) entro e non oltre il 30 settembre 2013 ad entrambi gli indirizzi mail:  lorenzo.spurio@alice.it  e  polysusy@alice.it  specificando nell’oggetto “Reading disagio”.

I testi dovranno essere accompagnati dai contatti telefonici e mail dei partecipanti per eventuali comunicazioni.

Gli autori delle poesie inviate dovranno presentarsi il giorno del reading, pena l’eliminazione delle poesie in scaletta per la lettura.

Non saranno accettate deleghe per la lettura in sede del reading, né collegamenti Webcam o in videoconferenza per la lettura di poesie.

 

Per info: 

Link all’evento in FB: https://www.facebook.com/events/602966623060539/?fref=ts

Lorenzo Spurio – Direttore Rivista Euterpe – lorenzo.spurio@alice.it

Susanna Polimanti – Scrittrice – polysusy@alice.it

PALERMO: Programma di eventi letterari per il secondo finesettimana di Giugno

La rivista di letteratura online Euterpe, il blog Intingendo d’inchiostro della poetessa palermitana Monica Fantaci e Blog Letteratura e Cultura di Lorenzo Spurio organizzano un ciclo di eventi letterari per il secondo fine settimana del mese di Giugno.

Gli eventi avverranno con la gentile collaborazione e organizzazione dell’università di Palermo, del Centro Caterina Lipari, dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta, dell’Associazione Culturale Caffè Letterario “Convivio” e si svolgeranno secondo il seguente programma

 

venerdi 14 giugno ore 16:00

Biblioteca dei Saperi, Facoltà di Lettere, Viale delle Scienze –edificio 12 – PALERMO

Reading poetico dal tema “Disagio psichico e sociale”

saranno presenti 32 poeti che leggeranno le loro composizioni a tema

parteciperanno utenti del C.S.M. di Caltagirone (PA) accompagnati da Gaetano Interlandi (Primario del Centro Salute Mentale di Caltagirone) e da Giusi Contrafatto (Presidente Ass. Culturale Caffè Letterario “Convivio”)

 

sabato 15 giugno ore 17:00

Palazzo Steri, Piazza Marina 61 – PALERMO

Presentazione del libro “La riva in mezzo al mare” della poetessa Monica Fantaci

Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe) e Salvuccio Barravecchia (poeta e scrittore)

Interverranno: Emanuele Marcuccio (poeta e aforista) e Pierangela Castagnetta (poetessa)

 

sabato 15 giugno ore 18:00

Palazzo Steri, Chiesa Sant’Antonio – PALERMO

Presentazione dell’antologia poetica “L’arte in versi” edizione 2012

opera antologica dell’omonimo concorso ideato da Monica Fantaci, Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe) e Monica Fantaci (poetessa, scrittrice e vice-direttrice rivista Euterpe)

 

domenica 16 giugno ore 17:30

Centro Caterina Lipari, Via Francesco Petrarca 26 – PALERMO

Presentazione dei libri “Per una strada” e “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio

Relatori: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe) e Monica Fantaci (poetessa, scrittrice e vice-direttrice rivista Euterpe)

 

domenica 16 giugno ore 19:00

Centro Caterina Lipari, Via Francesco Petrarca 26 – PALERMO

Presentazione dell’antologia del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta

Relatore: Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, socio fondatore dell’Ass. TraccePerLaMeta)

Interverranno: Emanuele Marcuccio (poeta, aforista e membro di giuria nel concorso) e Monica Fantaci (poetessa e socia dell’Associazione)

 

 

Tutti gli eventi sono liberamente aperti al pubblico.

Con preghiera di diffusione questo programma di eventi.

 

Info:  lorenzo.spurio@alice.it – moni.fant@virgilio.it

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Reading poetico “Disagio psichico e sociale” a Palermo il 14 giugno 2013

Reading poetico

“Disagio psichico e sociale”

organizzato dalla rivista Euterpe

PALERMO

Venerdì 14 giugno, ore 16:00 

Saranno presenti i poeti/scrittori: Franca Alaimo, Anna Maria Bonfiglio, Alfonsina Campisano, Luigi Pio Carmina, Mariella Caruso, Francesco Paolo Catanzaro, Antonino Causi, Rossella Cerniglia, Palma Civello, Franco Concetta, Giusi Contrafatto, Valentina D’Agosta, Miriana Di Paola, Giovanni Dino, Monica Fantaci, Emanuele Insinna, Gaetano Interlandi, Serena Lao, Nicola Lo Bianco, Rosalia Lombardo, Francesca Luzzio, Emanuele Marcuccio, Vincenzo Nicolao, Maria Rita Orlando, Giuseppe Palermo, Guglielmo Peralta, Teresa Riccobono, Margherita Rimi, Michela Rinaudo La Mattina, Nicola Romano, Giovanni Sollima, Lorenzo Spurio.

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reading poetico dal tema “DISAGIO PSICHICO E SOCIALE”

organizzato dalla rivista di letteratura on-line “Euterpe”

che avrà luogo a PALERMO

presso la Biblioteca dei Saperi della Facoltà di Lettere

sita in Viale delle Scienze ed. 12

venerdì 14 giugno 2013 a partire dalle ore 17:00.

Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 3 liriche che dovranno avere le seguenti caratteristiche:
– dovranno essere di completa produzione dell’autore;
– non dovranno superare i 30 versi;
– dovranno attenersi, seppur vagamente, al tema proposto.
Al termine dell’evento gli organizzatori si premureranno di raccogliere le liriche in un volume antologico che sarà edito da Photocity Edizioni del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti. Nessun contributo è richiesto per questa attività, ma si richiede ai poeti di incollare ai piedi di ciascun testo poetico che invieranno, le seguenti attestazioni:
v Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
v Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.
La invitiamo a darci un riscontro circa la sua presenza al reading entro e non oltre la data del 19 maggio 2013 e a inoltrarci le poesie che intende leggere durante l’evento in modo che possiamo organizzarci adeguatamente sui tempi degli interventi.
Le poesie vanno inviate per posta elettronica ad entrambi gli indirizzi lorenzo.spurio@alice.it e moni.fant@virgilio.it mettendo nell’oggetto “Reading Palermo”.
Lorenzo Spurio (scrittore, critico-recens., Direttore di “Euterpe”)
Monica Fantaci (poetessa, recensionista, Vice-Direttore di “Euterpe”)
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