“Dracula” di Bram Stoker: alcuni cenni sul vampirismo – Articolo di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi

Dracula di Bram Stoker (Clontarf, 1847 – Londra, 1912) è un romanzo horror giunto fino a noi in varie edizioni e traduzioni che si basa sulle fantasie dello scrittore irlandese e su alcune sue reminiscenze, nonché documenti storico-geografici da lui studiati. La narrazione si muove attraverso gli intimi quaderni dei protagonisti, le loro epistole, gli articoli di cronaca e tanto altro ancora. Reminiscenze, documentazione storico-geografica, epistole, ma anche un romanzo dai toni scientifici, visibile per mezzo dell’elemento medico-psichiatrico dell’ipnosi usata dal Conte Dracula e da Abraham Van Helsing; il primo la usa come arma per creare sudditi mentre il secondo come indagine medico-diagnostica.

9788807901836_0_221_0_75Il romanzo contiene una storia nota e allo stesso tempo rivoluzionaria, che può essere spiegata attraverso l’analisi della principali figure che si muovono al suo interno. Una prima figura è proprio quella del vampiro, il Conte Dracula, in cui non si riscontra nessuna caratteristica storica di Vlad Tepes III, se non attraverso alcuni monologhi meditativi del vampiro. Un essere dalle mortali sembianze di un vecchio; il vampiro che abita nel castello simboleggia il demoniaco alter ego di Vlad Tepes III. Una finta anzianità è quella del Conte Dracula, che sarà rappresentata da Jonathan Harker il quale mostrerà quest’essere per quello che veramente è, ovvero, un’oscura creatura partorita da Satana in persona. Il nome del Conte Dracula provoca ansia e terrore nel cuore di chi lo sente poiché è concepito come un appellativo demoniaco, che mai deve essere pronunciato ad alta voce. Un demone che, però, non può sfuggire dalla linnea Croce che è l’arma di difesa contro le vampiresche infezioni e la strada per la sua purificazione spirituale. Legate a questo personaggio sono le sue Spose intese da Jonathan Harker come angelici esseri dalle morbide carni, dalle dorate chiome, dagli sguardi profondi. Cosa ben diversa appaiono agli occhi del loro vampiresco padrone che le concepisce come delle schiave, delle sgualdrine e come delle cagne ingorde di sangue umano.

Tra gli altri personaggi ci sono Renfield, Lucy Westenra e Abrham Van Helsing. Il primo di questo è pazzo e simboleggia la figura del debole costretto a sottostare alla tirannica e sanguinaria volontà del suo padrone dal quale sarà ringraziato con la morte per la sua subdola sottomissione. Lucy Westenra è la prima vittima del Conte Dracula giunto in terra londinese, che ha il compito una volta non-morta, di creare nuovi vampiri che portino distruzione in mezzo ai vivi. Personaggio, questo, che simboleggia la selvaggia e depravata sessualità. Il dottore Abraham Van Helsing, invece, è un uomo di Scienza, visto da Stoker come un personaggio dalla doppia personalità medico-scientifica, ovvero come un dottore e come un’esorcista poiché tutto quello che non rientra nella scienza medico fa parte dell’Esoterismo.

Tra gli altri personaggi figurano Jonathan Harker e sua moglie; Jonathan Harker è stato l’unico a vedere nelle profondità degli occhi del Conte Dracula capendo così chi è la demoniaca creatura che è stata riportata parola per parola, nel suo diario di viaggio. Diario che è concepito dallo scrittore come un’importantissima fonte storico-scientifica per comprendere e studiare l’oscura Scienza del Vampirismo. Sua moglie Mina è una donna fortemente coraggiosa che non ha paura di combattere contro le tenebre, ma anzi, dopo essere stata infettata dal demoniaco bacio del Conte Dracula, lo vuole eliminare perché è da lei concepito come un’immonda infezione. Impavida, seconda vittima del vampiro e simbologia della Femminista, che, con coraggio rivendica la sua dignità e il suo status etico-sociale di donna in grado di essere pari all’uomo. Una donna che è anche simbolo della fedeltà amorosa, che rifiuta gli oscuri e depravati sentimenti d’amore che si basano sul dolore e sulle falsità.

Bisogna di certo accennare anche al regista Francis Ford Coppola che nel 1992 produsse il film Dracula di Bram Stoker. Stessa trama e stessi caratterizzazioni sui personaggi del romanzo, tranne che per il Conte Dracula e per Mina Harker. Per quanto riguarda il vampiro lo rappresenta in maniera bipolare, sia come una crudele creatura che come una creatura dal dolce cuore in grado di provare amore, gioia, dolore. La giovane Mina Harker, invece, è cinematografizzata come una vittima del crudele Conte Dracula, come una sua schiava assetata di sangue e come la spietata assassina del suo amante.

Un piccolo approfondimento va fatto sulla figura del vampiro in Romania, vista come un non-morto dal corpo indistruttibile e che usa la sua oscura anima per vampirizzare i vivi durante le sue passeggiate notturne. Vampiri che non erano rappresentati da principi, nobili e persone di potere, ma più semplicemente dai disgraziati, asociali, nemici del popolo, che non possono essere sconfitti dalle canoniche armi, ma, con una formula papale di assoluzione dei loro peccati appoggiata sul petto del loro cadavere. Queste figure lasciarono il posto nella Romania del secondo Ottocento ai vampiri cristiani intesi come oscuri demoni con un’anima condannata a errabondare durante la notte finché la scomunica non sarà cancellata. Un’altra arma usata era la vitamina C poiché era vista come una cura per tutti coloro che da vivi avevano sofferto di scorbuto, pellagra e nictalopia. Un secondo tema riguarda la figura della donna vampiro, creatura che simboleggia il peccato etico e il sesso selvaggio; allo stesso tempo metaforizza la beltà suprema, il dispotismo assoluto, l’esistenziale eternità, l’ambiguità spirituale.

Pare interessante allargare un po’ lo sguardo e accennare al cosiddetto Vampirismo Clinico, un fenomeno che si sviluppò dal Settecento fino agli anni ’90 del Novecento che si caratterizzava da una forte pulsione erotica collegata a una frenetica voglia di osservare, percepire, gustare il sangue altrui e che si manifestava attraverso tre sintomi: Sindrome di Renfield (cibarsi di insetti), Ematodixia e Sanguinarius (vampirismo pacifico e non belligerante). Malattia che ha richiami e collegamenti anche con la necrofilia e forme di autolesionismo anatomico e fisiologico.

STEFANO BARDI

 

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:

STOKER B., Dracula, Einaudi, Torino, 2012. 

CAZACU M., Dracula. La vera storia di Vlad III l’Impalatore, Mondadori, Milano, 2016.   

Vampirismo Clinico, da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Vampirismo_clinico).   

 

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“Anime eterne” di Lina Giudetti, libro sul vampirismo

Titolo: Anime Eterne

Autrice: Lina Giudetti

Casa Editrice: Lettere Animate

Genere: Horror romantico

Pubblicato: 5 giugno 2015

Codice isbn: 978-88-6882-489-1

Prezzo ebook: €2.49

 

SINOSSI

Copertina ANIME ETERNERomania, XV secolo. Il principe Vlad Țepeș Dracula III detto l’Impalatore, regna nella Valacchia e da tempo combatte per mantenere l’ordine politico e religioso della sua terra, ma non tutti approvano i suoi metodi estremi. Soprattutto il suo nipote prediletto Stefan, avendo un cuore puro e pacifista, ritiene le sue leggi eccessivamente severe e non appena ha la possibilità di diventare re perché Vlad viene rinchiuso per anni in prigione a causa di un complotto politico, riforma ogni legge abolendo perfino la pena di morte per impalazione… al suo ritorno però Vlad non è più lo stesso di un tempo. La guerra e la morte della prima moglie lo hanno incattivito così tanto da avergli fatto scegliere di diventare un demonio. Vlad rinchiude Stefan nei sotterranei del suo castello e solo quando si ammala di tubercolosi ha dei rimorsi e tenta di salvarlo trasformandolo in quello che è lui: un vampiro, ma prima che la metamorfosi si completi, Stefan si uccide. Sua moglie Serafine impazzisce dal dolore e si uccide anch’ella e questa tragica serie di eventi, causa che una maledizione incomba sulle loro anime che si ritroveranno a vivere reincarnandosi in altri luoghi, in altri tempi e in circostanze molto avverse. Cosa succede infatti quando un figlio della luce diventa un figlio delle tenebre generando un karma che lo condanna alla maledizione della giovinezza eterna? Lei è bella, innocente e umana… lui è affascinante, tenebroso ed è un vampiro… un vampiro sul quale vengono diffuse molte leggende orribili… nella sua ultima incarnazione lei è tormentata da alcuni incubi ricorrenti di cui neppure suo fratello che è uno psichiatra, riesce a comprendere la provenienza; incubi che le mostrano come un’ossessione, gli squarci più significativi delle sue vite precedenti affinché si renda conto di essere tornata dal passato per riequilibrare il karma molto doloroso generatosi tra lei e il suo antico amore Stefan. Sono ormai fatalmente diversi, eppure così fatalmente innamorati… Viene così compiuto in questa storia un lunghissimo viaggio dalla Romania medievale all’America degli anni ’50 e dall’Inghilterra degli anni ’90 fino di nuovo al regno di Dracula e al suo castello rumeno che nasconde una serie di segreti agghiaccianti… Una storia di amanti e rinnegati e di spettri, demoni ed eroi questa che mostra la figura del vampiro in maniera atipica e diversa rispetto a come l’han spesso mostrata le antiche leggende…

 

PICCOLO ESTRATTO DEL LIBRO

“Lei adesso sapeva che i suoi sogni sulla Romania, su Stefan e su Serafine, non erano affatto una coincidenza. Le avevano da sempre voluto riportare alle mente i frammenti di una vita passata. Quei nomi rivelati dal suo subconscio erano dunque reali e non onirici. Appartenevano a personaggi esistiti nelle medesime situazioni e contesti storici nei quali li aveva sognati.

Stefan così simile a Vernon, Edwina così simile a Serafine e lei così simile a entrambe…
Cosa poteva significare tutto questo? Con cosa aveva a che fare?
Le anime sono eterne, pensò in quei momenti, non possono mai morire, ma tornare a vivere in altri corpi di carne e ossa perché gli sia concessa l’opportunità di riparare agli errori commessi nelle precedenti esistenze…”

L’AUTRICE

Nata a Taranto sotto il segno del leone, inizia a scrivere all’età di quattordici anni coltivando la sua passione per la scrittura fino a oggi senza mai abbandonarla. Si ritiene una sognatrice nata e fantasiosa quanto basta per prediligere le materie creative. Appassionata soprattutto di cinema, teatro e arte grafica oltre che di scrittura e lettura naturalmente, si è di recente avventurata nel mondo del web design conseguendo il certificato ECDL per lavorare come libera professionista.  Gli scrittori che da sempre le piacciono e stimolano la sua immaginazione sono Gaston Leroux, Anne Rice, Stephen King, Clive Cussler e Bertrice Small, ma ama leggere molto anche quanto scritto da Oscar Wilde, Platone, Origene e Ovidio (Le “Metamorfosi” in modo particolare). Quanto alla poesia, ha sempre amato lo stile e le opere di Charles Baudelaire e simili. Da bambina invece adorava leggere le fiabe di Hans Christian Andersen. I libri che hanno in qualche modo segnato la sua vita sono “Il fantasma dell’opera” di Gaston Leroux e “La piccola principessa” di Frances Hodgson Burnett. Quanto al mondo del cinema, trova i suoi alter ego in Tim Burton e Sam Raimi, autori per lei “sacri” e anche sue grandi fonti d’ispirazione.

Origine e diffusione del vampirismo di Serena Bono, intervista all’autrice

INTERVISTA A SERENA BONO

Autrice del saggio Origine e diffusione del Vampirismo, il doppio volto della donna: angelo o demone?

Albatros Edizioni, Roma, 2010

Intervista a cura di LORENZO SPURIO


LS: Com’è nata l’idea di analizzare in un saggio critico-letterario la figura del vampiro?

SB: Sin da piccola sono stata attratta da storie macabre e dell’orrore e soprattutto da quelle di vampiri. Andando avanti con gli anni ho cercato di approfondire sempre più l’argomento. Leggendo e analizzando i vari racconti del genere e soprattutto quelli dedicati al vampirismo mi sono accorta di quanto poco si parlasse delle donne vampiro: era sempre l’uomo il protagonista delle narrazioni. Così ho cercato di studiarne le cause e rivalutarne la figura.

LS: Come tu alludi spesso nel testo, la figura del vampiro è polisemica e, analizzando vari testi o reperti che presentano la figura del vampiro, non è strano trovare anche informazioni diverse e contrastanti su di lui. Perché secondo te succede questo?

SB: Dobbiamo distinguere il vampiro che si crede realmente esistito da quello letterario. Partiamo dal presupposto che si sta trattando di un personaggio mitico e che quindi la maggior parte delle informazioni si rifaccia a leggende, i tratti che se ne ricavano sono principalmente estrapolati da fonti inizialmente orali e da tutto ciò che il folklore ci ha tramandato. Il vampiro ci appare con sembianze e comportamenti differenti a seconda del luogo e della condizione sociale che si sta vivendo in quel momento. E’ la letteratura che attraverso i secoli ne modifica l’aspetto: da bestia sanguinaria, rozza e primitiva a uomo fascinoso e acculturato.

LS: Quanto credi che il romanzo di Bram Stoker, Dracula, abbia contribuito a far conoscere la figura del vampiro nella nostra società?

SB: Molto. Per la creazione del conte Dracula, Stoker attinse soprattutto alle credenze del folklore rumeno prendendo spunto da una figura realmente esistita: il sanguinario Vlad Tepes.  L’opera di Stoker sarebbe una sublimazione di argomenti ritenuti tabù, una fusione fra i violenti e sanguinari attacchi dei vampiri e esperienze dei sensi in misteriosi incontri notturni. Il conte Dracula è un vampiro sottilmente perverso e con una sessualità deviata, dai tratti fortemente erotici: viso affilato, denti aguzzi e splendenti, folti capelli e un’espressione affascinante, implacabile ed erotico, una creatura diabolica che ha il compito di sedurre. Esso rappresenta le paure dell’uomo, il male che inconsciamente si teme e che alberga in ognuno di noi ma che non vediamo e riconosciamo.

LS: In uno studio attento come questo è rilevante il fatto che citi il racconto lungo dell’italo-inglese Polidori, Il Vampiro, considerato da molti come il primo testo letterario che affronta il tema del vampirismo. E’ semplicemente un luogo comune ed esistono narrazioni precedenti che affrontano il tema oppure è davvero pioniere nella scelta del tema del vampirismo in letteratura?

SB: Sicuramente Polidori fu il primo che realizzò un racconto che ha come protagonista un vampiro con le sembianze che tutti noi oggi conosciamo. Grazie a lui il vampiro assume aspetti particolari: in primo luogo la storia ha ben poco a che vedere con il fatto concreto di succhiare il sangue: l’argomento pressoché esclusivo è il sesso. Ruthven il protagonista, è un uomo estremamente attraente, trasgredisce le regole sociali ma lo fa con la collaborazione delle sue vittime, egli riesce a portare in superficie le tendenze represse. Per la vittima il vampiro sembra onnipotente, irresistibile, ipnotico, elegante, ben vestito, un maestro nell’arte della seduzione, un cinico, una persona esente dai codici socio-morali predominanti che può fornire una liberazione sessuale.

LS: Quali autori ti piacciono di più leggere? C’è un particolare filone letterario che ami?

SB: Non ho una preferenza particolare, quando mi trovo in libreria mi faccio attrarre dalla copertina e dalla descrizione del libro. Devo ammettere di essere un po’ monotematica, oltre alla letteratura di genere noir prediligo i thriller, soprattutto quelli storici: tutto ciò che tratta azione e mistero.

LS: Nella tua analisi tendi sempre a far distinzione tra spettri o figure comunque incorporee che pure nella tradizione succhiavano sangue dai vampiri propriamente detti. Qual è la necessità di questa distinzione? In un certo senso non sono anche loro dei vampiri?

SB: Lo sono in quanto succhiatori di sangue ma le loro caratteristiche sono differenti da quelle che possiedono i vampiri di epoca più moderna. Da bestie brutali e primitive, a uomini eleganti, raffinati e di estrema sensualità che non uccidono solo per pura sopravvivenza o piacere.

LS: Credi che nella letteratura e nella cinematografia d’oggi il vampiro venga ancora utilizzato con successo oppure stia diventando una semplice moda che finisce per disinteressare e/o annoiare il lettore/lo spettatore?

SB: Considerando le vendite di libri e gli incassi cinematografici non mi sembra che l’argomento stia passando di moda anzi credo che si stia nuovamente rivalutando. L’importante e far riscoprire sempre nuovi aspetti.

LS: Il vampirismo e tutta la tradizione folklorica legata a Vlad l’Impalatore sono documentati da molte fonti di tipo archeologico, rituale, letterario. Quando pensiamo al vampirismo siamo però erroneamente portati a pensare che si tratti di qualcosa che appartenga al mondo della finzione. Come richiamavo nella recensione, recenti e raggelanti fatti di cronaca hanno portato alla luce di inquietanti cavamenti di sangue su vittime per fini vari. Siamo di fronte a preoccupanti casi di vampirismo contemporaneo? Quali sono le tue considerazioni a riguardo?

SB: Visto che il vampirismo si è palesato con aspetti differenti in ogni epoca, non trovo strano che si possa riscontrare anche ai giorni nostri. Molti credono di essere, come attualmente vengono definiti, dei “real vampires”, vivono un’esistenza del tutto comune alla nostra se non per alcuni aspetti importanti come quello del bisogno di suggere sangue. Queste però sono persone che non nuocciono alle altre. Per quanto riguarda casi di cronaca  credo semplicemente si tratti di persone mentalmente instabili.

LS: Secondo la tradizione folklorica e l’immaginario pubblico il vampiro è associato a una grande carica erotica. Il vampiro è infatti sensuale, attraente, dallo sguardo magnetico e mesmerizzante. Anche il tema del sangue, del calore, del rosso, dei fluidi corporei, rimanda a un universo erotico. Quanto c’è di sensuale e di sessuale nella figura del vampiro?

SB: A mio giudizio molto. Personalmente sono sempre stata attratta dalla figura del vampiro incantevole e incantatore, il quale seduce le proprie vittime portandole spesso alla morte ma questa non è necessariamente orribile o dolorosa, può rivelarsi voluttuosa e sensuale. L’atto in cui il vampiro prende possesso dell’anima di un essere, il così detto morso, non è solo bisogno ma qualcosa di più profondo e intimo: passione tra carnefice e vittima. Cosa c’è di più intimo dello scambiarsi del sangue, fonte di vita?  Al momento in cui avverà l’unione di tale fluido si avrà l’unione di due “anime”.

LS: Freud nei Tre saggi sulla sessualità  del 1909 parlò di fissazioni e regressioni sottolineando come una fissazione alla fase orale dello sviluppo psicosessuale del soggetto comporti in età adulta degli atteggiamenti legati all’apparato orale: mangiare, mordere, succhiare, fumare, etc. In questo senso l’attività di morsicatura e succhiamento del sangue del vampiro potrebbe essere analizzata, in termini psicoanalitici, come una sorta di fissazione di questa fase di sviluppo psicosessuale o è una forzatura sostenerlo?

SB: Credo sia un argomento da lasciare analizzare a chi ha competenze  nel campo della psicanalisi ma, si, potrebbero esserci dei legami.

LS: La tradizione popolare sa molto bene che per difendersi dai vampiri è necessario tenere con sé dell’aglio o un qualche oggetto religioso. I crocefissi e l’acqua santa funzionano sul vampiro in maniera destabilizzante anche se non sono capaci di ucciderlo. Nel tuo saggio leggiamo che l’animosità del vampiro nei confronti della religione è dovuta dal fatto che il vampiro rappresenta la morte e la morte dopo la morte mentre la religione è in qualche modo un sistema di accettazione dell’idea della vita dopo la morte. Se la religione è intesa come una speranza, come un sostentamento, il vampirismo rappresenta la morte della morte. Al di là di questa spiegazione ideologica abbastanza ricercata c’è però storicamente o folkloricamente qualche riferimento al rapporto tra il vampiro e ad esempio i membri del clero? Ci sono delle letture che potresti consigliarci per indagare questo aspetto del vampirismo?

SB: Molti furono i teologi e religiosi che lasciarono propri documenti e testimonianze sul vampirismo. Tra i più ricordati vi è Dom Augustin Calmet, un religioso francese che cercò di dimostrare l’esistenza di queste mostruose creature. Tra XVII e XVIII secolo la credenza nel vampiro e la paura che ne conseguì portò la società ad un atteggiamento irrazionale: vennero violate un incredibile numero di sepolture, le tombe mostravano cadaveri rosei e sanguinolenti cui imputare epidemie o sventure. Si intensificò l’uso di piantare paletti nel petto dei morti sospetti. E’ qui che intervennero sia le forze di polizia che la Chiesa che vietò le esumazioni non autorizzate. Intervenne persino un Papa per smentire l’esistenza dei vampiri.

LS: Il vampiro rappresenta il mostro cattivo che distrugge e che annienta la vita e che soffre la vista di simboli religiosi, similmente a quanto succede con il Demonio. Il rapporto tra uomo e vampiro, ricalca in un certo senso il rapporto tra Dio-Satana, Bene-Male?

SB: Il rapporto che vi è tra uomo e vampiro dovrebbe essere quello tra vittima e carnefice ma l’uomo in quanto umano ha insito in se sia il bene che il male; il vampiro dovrebbe incarnare solo ciò che è malefico ma può mostrare avvolte anche un barlume di umanità sintomo della sua esistenza precedente. Quindi credo che alla fin fine siano simili.

LS: Ricordo di aver sentito dire o di aver letto che il vampiro può essere ucciso o almeno indebolito scagliandogli oggetti in argento addosso (ancor meglio negli occhi). Non trovo nessun riferimento a questo nel tuo saggio, ergo devo concludere che probabilmente devo sbagliarmi o devo essermi confuso con qualcos’altro. Puoi dirmi se è così o se invece c’è un fondo di verità?

SB: Diversi studi prendono in considerazione anche questa teoria solitamente più diffusa per i Licantropi, ma ho preferito riportare solo ciò che è più specificatamente inerente al vampirismo.

LS: Cosa ne pensi della recente saga di Twilight di Sthephie Meyer, trasposta anche in film? La conosci?

SB: Credo che negli ultimi anni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione della figura del vampiro, in particolare appunto, con l’uscita nelle librerie di Twilight che ha dato il via a tutta una serie di cambiamenti cinematografici. Qui i vampiri non temono più la luce del sole, sono creature buone che rinnegano la loro natura malvagia, non si nutrono di sangue umano, non temono i simboli sacri. La differenza con i non-morti della tradizione, descritti dalle penne di Polidori e Bram Stoker, è più che evidente. I tempi cambiano e con essi le aspettative del pubblico moderno. A me continua a rimanere nel cuore la trasposizione che ne da F.F. Coppola ma devo dire che anche questa saga è interessante.

LS: Hai altri progetti in cantiere? Hai in mente di approfondire questa tua ricerca, già molto ben curata e tematicamente circoscritta, o piuttosto di dedicarti ad altre tematiche? Quali?

SB: Al momento ho in cantiere un altro saggio….follie e superstizioni…..

Ringrazio Serena Bono per avermi concesso questa intervista.

Lorenzo Spurio

 4 Agosto 2011

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DELL’AUTORE.

Origine e diffusione del vampirismo. Il doppio volto della donna: angelo o demone? di Serena Bono

Origine e diffusione del vampirismo – Il doppio volto della donna: angelo o demone? di Serena Bono

Roma, Albatros Editore, 2010, pp. 112

IBSN: 9788856727999

Recensione di Lorenzo Spurio

Il vampiro è un personaggio che ha sempre riscosso un grande successo in letteratura e nella cinematografia perché è avvolto da una serie di misteri che, a tutt’oggi, rendono difficile sviscerare completamente questa figura. Il vampiro è stato utilizzato ampiamente in racconti e romanzi che appartengono al filone gotico, così come in thriller e veri e proprio horror per quanto concerne il cinema. Recentemente mi è capitato di leggere una delle numerosissime riscritture (in americano le chiamano mash ups) di un grande classico, Jane Eyre, romanzo di Charlotte Brontë. Questo rewriting, a opera di una scrittrice americana di nome Sherri Browning Erwin, stravolge il plot di Jane Eyre cambiandone l’ambientazione e così Jane, ribattezzata nel romanzo Jane Slayre, finisce per essere un’assassina di vampiri che deve lottare anche contro zombi e lupi mannari. Sono proprio queste tre (il vampiro, lo zombi e il lupo mannaro)[1] le creature mostruose che più vengono impiegate nelle narrazioni o nella cinematografia con l’intenzione di generare suspense, paura e vero e proprio terrore nel ricevente. Si tratta di personaggi di cui è quanto mai difficile tracciare l’origine e il mito di fondazione. Se si pensa al lupo mannaro infatti non è che una delle tante forme di metamorfosi e di ibridismo di cui ci narrano gli antichi greci. La figura dello zombi, originaria nell’America centrale nel periodo della tratta dei neri, è un altro personaggio inquietante, misterioso, di cui sappiamo poco o troppo. Quando si sa poco di una certa cosa è difficile parlarne o dare dei giudizi ma quando si hanno troppe informazioni, diverse e contrastanti, allora è anche peggio ed è estremamente difficile dare un interpretazione oggettiva che possa essere il più possibile vicino alla realtà. Quello che accomuna questi tre personaggi, vampiri, lupi mannari e zombi, è il fatto che non appartengono all’umanità normale e che si contraddistinguono per inaudita violenza. In tutti e tre dunque è insita l’efferatezza, la spietatezza e la morte. Sono inoltre personaggi quanto mai indefiniti e fumosi: il vampiro spesso dispone di ali e si trasforma in un pipistrello, lo zombi può assumere qualsivoglia forma, il lupo mannaro assume quella sembianza mostruosa solo nelle notti di luna calante.

Serena Bono, con il suo saggio sul vampirismo, ci aiuta a comprendere la figura del vampiro, fornendoci un’interessante lettura sostenuta da studi critici e letterari sul tema. Si parte dall’analisi delle ipotesi di fondazione di questo mito del vampiro per poi descrivere quali sono gli elementi caratteristici di questa figura e il culto del sangue per poi concludersi con un’affascinante analisi letteraria di due figure vampire femminili in due romanzi inglesi: Carmilla di Sheridan Le Fanu (1872) e il più noto Dracula di Bram Stoker (1897). La Bono utilizza un linguaggio appropriato e scorrevole, adatto alla forma e agli scopi del saggio e mostra al tempo stesso di aver fatto un fine studio sul tema, fornendoci al termine del saggio un’esauriente ed utile bibliografia.

Come la Bono sottolinea all’apertura del romanzo la figura del vampiro è polisemica, è difficile considerarla sotto un’unica interpretazione ed è dunque necessario allargare il campo d’indagine al mito, alla storia,alla tradizione popolare, alla letteratura, tutti ambiti nei quali la figura del vampiro è stata abbondantemente considerata. La grande fortuna di personaggi mostruosi quali vampiri, licantropi e zombi è forse motivata da questo senso d’indeterminatezza e di imperscrutabilità che li avvolge. Sono esseri che sappiamo non esistere e che non vorremmo incontrare mai, neppure nel sogno. Eppure, non dovremmo essere così sicuri nel mettere la mano sul fuoco che i vampiri non esistono. Recenti fatti di cronaca ci hanno infatti allarmato circa efferati gruppi satanici che utilizzavano il sangue delle vittime come rito d’iniziazione o addirittura come sacrificio umano. Così il Diavolo, Satana, esaltato da questi gruppi occulti è un dio del male, che combatte contro Dio. Ma anche il vampiro, secondo la tradizione popolare, è in continua lotta con Dio: l’acquasanta versata su di un vampiro ha per quest’ultimo degli effetti devastanti, quasi da riuscire ad ucciderlo. Sono dunque i satanisti e i cultori dell’occulto i moderni vampiri? E il vampiro è una manifestazione di Satana? Di quel Male onnipresente che minaccia il Bene? E’ di circa una settimana fa la notizia[2] che un uomo in India è stato arrestato poiché obbligava la moglie a farsi prelevare il sangue, che poi lui ingeriva per incrementare la sua potenza sessuale. In entrambi i casi è evidente l’associazione tra sangue-sesso-vampiri che la Bono pure tratteggia in più punti nel romanzo. In questo libro troverete tanti vampiri e, se per caso ne avete particolare paura, allora munitevi di spicchi d’aglio, crocefissi, acqua santa e specchi. Così riuscirete a tenerli lontani. Forse.

Lorenzo Spurio

4 Agosto 2011


[1] Il vampiro condivide molti aspetti con lo zombi (sia il vampiro che lo zombi quando attaccano una persona, questa diviene a sua volta zombi e vampiro e questo procedimento va avanti sempre così generando un’ondata di Male finché non sopraggiunge qualcuno in grado di sopraffarle e di distruggerle; entrambi, vampiro e zombi, sono delle persone morte che possiedono la facoltà di muoversi e di agire come fossero vive) ma il vampiro condivide anche molti aspetti con il licantropo (entrambi si presentano di notte, momento nel quale sono particolarmente forti: di giorno il vampiro rimane chiuso in una bara cercando di evitare la luce mentre di giorno il licantropo si ritrasforma e riassume la sua parvenza umana; il vampiro, oltre a trasformarsi in pipistrello, può inoltre trasformarsi anche in un lupo, proprio come il licantropo).

[2] “India, marito “vampiro” beveva il sangue della moglie”, Il Tempo, 18 Luglio 2011.

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Sweeney Todd, un incauto serial killer?

Il serial killer più famoso della Londra vittoriana rimane Jack the Ripper, ossia Jack lo squartatore, figura della quale molto si è parlato e si è ipotizzato al fine di cercare di individuare la possibile identità dell’assassino seriale. Jack the Ripper rimane il serial killer per eccellenza, l’abile assassino che si snoda per le vie di Londra compiendo i suoi omicidi in maniera precisa, ponderata ed impeccabile, tanto da risultare imprendibile alle forze dell’ordine. I grandi dibattiti e le possibili considerazioni sul suo personaggio hanno portato in tempi recenti a pensare che, forse, in realtà non esistette nessun Jack the Ripper. Per lo meno non come siamo soliti pensarlo noi. Le indagini investigative, le notizie della stampa inglese, l’eco in tutta Europa, il suo personaggio oculato e attento hanno infatti permesso la costruzione di un vero e proprio mito di Jack the Ripper. Come è noto all’interno del mito nascono interpretazioni diverse e varianti e tutto questo contribuisce ad accrescere l’eco del personaggio, in questo caso una sorta di antieroe, visti i suoi omicidi in sequenza.

Se Jack the Ripper rappresenta l’assassino per eccellenza non va dimenticato che la Londra vittoriana era piena di criminali, bevitori che trascorrevano le loro serate in bagordi nelle taverne, personaggi pericolosi e facili all’uso delle armi, persone alienate e potenzialmente dannose per la società.

Sweeney Todd (soprannome di Benjamin Barker), il celebre barbiere di Fleet Street, pur avendo una professione cristallina ed essendo una persona ampiamente conosciuta, fu proprio un personaggio di questo tipo, un’insaziabile criminale che amava sgozzare i suoi clienti con l’ampio rasoio che utilizzava durante le operazioni di sbarbatura.  Il personaggio di Sweeney[1] Todd è per lo più diventato noto grazie all’omonimo film del 2007 diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp.

Indagare la prima apparizione in letteratura di questo personaggio risulta abbastanza difficile ma, Benjamin Barker, soprannominato Sweeney Todd, comparse in vari scritti inglesi della metà del XIX secolo e poi in un film del 1936 di George King. Lo scrittore che ha introdotto il personaggio di Sweeney Todd in letteratura fu Thomas Peckett Prest (1810-1859), che fu anche giornalista e musicista. Assieme a lui, James Malcolm Rymer (1814-1884) è considerato il co-creatore del personaggio di Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street, che venne immortalato in un’opera scritta congiuntamente da Peckett Prest e Malcolm Rymer e intitolata The String of Pearls: A Romance (1846).

Sweeney Todd è un bravo barbiere londinese. A Fleet Street ha la sua bottega e, al piano inferiore, vive assieme alla sua compagna. Durante le operazioni di sbarbatura dei suoi clienti e armato di taglienti rasoi d’argento, Sweeney Todd viene preso dalla pazzia e lascia affondare la lama del rasoio nella gola dei suoi clienti. Il motivo della sua pazzia risiederebbe nel dolore che gli deriva dalla morte prematura della moglie e della figlia. Nel film tuttavia viene fatto capire che il motivo degli assassini risiede in motivazioni economiche, ossia uccide per soldi, semplicemente per derubare i suoi clienti.

Nel corso della storia Sweeney Todd viene protetto dai suoi omicidi da Mrs. Lovett, la sua compagna, la quale lavora in un negozio di pasticceria comunicante con la bottega di Sweeney. Ad accrescere il goticismo e il lato più dichiaratamente orrori fico della storica è il fatto che Mrs. Lovett cucini dei pasticci di carne utilizzando la carne delle persone assassinate da Sweeney Todd.

Dopo vari uccisioni e dopo aver ritrovato sua moglie (che non era morta, ma era diventata pazza), Sweeney sarà ucciso da Toby, il ragazzo aiutante della bottega che ha scoperto le sue uccisioni e che lo ucciderà proprio con un rasoio.

Molti storici e studiosi accademici si sono domandati se Sweeney Todd sia un semplice personaggio fittizio utilizzato all’interno della letteratura o se, al contrario, il suo personaggio sia stato creato basandosi su una persona realmente esistita e che si comportò nella sua maniera. Si tratta di una questione difficile da risolvere e, in via generale, possiamo dire che Sweeney Todd è prevalentemente una leggenda urbana che ha dato adito alla creazione di un personaggio letterario.

Il mistero intorno a questa personalità paurosa e al tempo stesso affascinante, l’imperturbabilità delle sue azioni, l’oggettiva impossibilità di rintracciare un possibile riferimento biografico del personaggio di Sweeney Todd sono tutti elementi che hanno consentito un grande interesse da parte di scrittori e registi che hanno adattato vari musical o rappresentazioni teatrali. Il pubblico, da parte sua, ha risposto positivamente consentendo un grande successo della storia di Sweeney Todd che, al pari di Jack the Ripper e Vlad l’impalatore (Dracula) va annoverato indiscutibilmente tra i più spietati assassini di tutti i tempi.

Lorenzo Spurio

23-01-2011

[1] La parola ‘sweeney’ significa ‘alto e ciondolante’, descrizione che sembra essere in linea al personaggio di Sweeney Todd realmente esistito.