A Palermo ad Aprile un reading poetico che celebrerà poeti grandi e dimenticati

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La rivista di letteratura Euterpe organizza il reading poetico dal titolo “GRANDI E DIMENTICATI: Tributo alla poesia che non muore” che si svolgerà a PALERMO  alla Libreria Spazio Cultura in Via Marchese di Villabianca 102 sabato 18 aprile 2015 alle ore 17:30.

 

Il reading poetico ha la volontà di ricordare poeti che hanno contraddistinto la storia della letteratura italiana e straniera nel corso dei secoli con opere poetiche ispirate a loro o alle loro opere o ad essi dedicate.

Come indica il titolo del reading “Grandi e dimenticati”, la serata sarà volta a ricordare mediante il genio individuale e il personale atto creativo tanto di esponenti di spicco e di inopinabile grandezza, quanto autori meno conosciuti, regionali o di nicchia, o che nel processo storico sono stati ingiustamente tralasciati e dimenticati.

 

Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 3 liriche che dovranno avere le seguenti caratteristiche:

– dovranno essere di completa produzione dell’autore;

– non dovranno superare i 30 versi;

– dovranno attenersi, seppur vagamente, al tema proposto

 

Nessun contributo è richiesto per la partecipazione al reading.

La partecipazione all’evento mediante l’invio dei propri testi presuppone la propria presenza fisica il giorno del reading. Non verranno declamati testi poetici di autori che non saranno fisicamente presenti in sede di reading.

 

I poeti che intendono partecipare debbono inviare entro e non oltre il 10 aprile 2015 alla mail rivistaeuterpe@gmail.com mettendo come oggetto “Reading poetico Palermo” i seguenti materiali in formato doc o pdf:

– il testo delle poesie (nel caso si presenti poesie in dialetto è richiesto di allegare anche la relativa traduzione in italiano);

– un documento contenente i dati personali dell’autore (nome, cognome, indirizzo, telefono e cellulare, mail per essere eventualmente contattato)

– l’autorizzazione di paternità dei testi, di seguito indicata, che dovrà essere inserita a continuazione del file contenente i dati personali:

 

Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.

 

Al termine dell’evento gli organizzatori si premureranno di raccogliere tutte le liriche dei poeti partecipanti in un volume antologico che sarà pubblicato nel corrente anno e del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti. L’acquisto di detto volume non sarà obbligatorio, ma consigliato a testimonianza del ricordo della serata di poesia e condivisione artistica.

   

Info:

Lorenzo Spurio – rivistaeuterpe@gmail.com

Luigi Pio Carmina – uazzo2002@yahoo.it

 

Media Partners

Emanuele Marcuccio su “Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

Neoplasie civili di Lorenzo Spurio

(Agemina Edizioni, Firenze, 2014)

 

Recensione di Emanuele Marcuccio

 

Neoplasie civili di Lorenzo Spurio
Neoplasie civili di Lorenzo Spurio

Ho letto con molto interesse la prima silloge poetica di Lorenzo Spurio, scrittore e critico letterario che, dal 2013 ha iniziato a scrivere anche in versi e, devo ammetterlo, questa Neoplasie civili non sembra una silloge di esordio, in essa si nota già uno stile originale e personalissimo; evidentemente Spurio ha riversato tutto il bagaglio di scrittore nella sua poesia. Abbiamo quindi, una poesia di riflessioni, di pensieri, di indagine; già il titolo Neoplasie civili è tutto un programma: poesie-“neoplasie” che, come tumori in metastasi vogliono erodere l’indifferenza verso i mali del mondo, perché di poesia civile scrive il poeta in questa silloge. Dalla prima “Giù la serranda”, immedesimandosi in chi vuol chiudere gli occhi di fronte al marcio lì fuori (“La sommità d’un capannone d’eternit/ mi squadrava sospetta.// L’intonaco fradicio dalla recente pioggia/ sembrava una spugna di sangue.”), tirando giù una serranda e infilandosi sotto le coperte; all’ultima “Colloquio”, tra l’io poetante e la natura, forse ispirato dal leopardiano “Dialogo della Natura e di un islandese”, lì Leopardi, attraverso l’islandese incolpava la natura dei mali del mondo, qui Spurio, attraverso l’io poetante le chiede scusa, ma la risposta della natura è sempre la stessa, funesta e terribile: “M’inginocchiai e baciai la terra/ chiedendole scusa;/ […] e nel mentre dall’alto/ una pioggia acuminata/ m’infilzo dappertutto […]”

In mezzo, l’indagine poetica e partecipante si sposta all’osservazione critica del mondo, dalla scena politica (“[…] exit polls ossidati/ da lacrime d’emoglobina.”; “Il presidente avrebbe lasciato,/ il tempo aveva fatto il suo corso;/ […] Il presidente era diventato re.”) a scene di guerra (“Non ho mai avuto tanto freddo;/ serravo i pugni con sovrumana forza/ con la speranza di polverizzarmi.// […] impavidi cecchini sparavano,/ uccidendo soldati amici.”), a scene di rivolta (“[…] una patria/ affollata nelle preoccupazioni,/ massacrata nelle opposizioni,/ martoriata dalle aberrazioni,/ […] e le donne denunciavano stupri/ mentre piazza Kizilay/ veniva sgomberata con la forza.”), alla tragedia del mare di Lampedusa (“Polpastrelli dalle impronte/ slavate dal mare/ e stinti per sempre/ affioravano ora qui, ora là.”) a quella dell’Oceano Pacifico (“Strozzai un bicchier d’acqua/ e mi commossi.// Il comandante oceanico/ […] accoltellava l’umanità di angoscia/ con il traghetto-catafalco […]”). Si sofferma sulla tragedia di cui rimane vittima la giovane quindicenne di Corigliano Calabro, accoltellata e poi arsa ancora viva: “Ritornato sei,// […] Le fronde assistevano/ attonite, mute per la vergogna,/ l’hai arsa// […] e Dio piangeva a fiumi,/ genuflesso sui carboni ardenti.”

Si sofferma poi sul ricordo della “donna metallica”, con un omaggio al vetriolo a Margaret Thatcher, responsabile delle “bombe a Port Stanley” e non solo. Commosso, invece, l’omaggio alla “principessa triste”, Lady Diana, “Il suo biondo accecante,/ il suo amaro sorriso,/ […] e quel cuore indomito,/ calamita a quello dei deboli/ non aveva perduto la carica.”

Ed ecco che l’indagine poetica si sofferma sulla piaga della pedofilia: “Ho visto un bambino/ con strani lividi al volto/ e ho compreso perché il mare/ fosse purpureo.”

Infine, non posso non ricordare che, in alcune poesie l’indagine poetica e immedesimativa di Spurio si spinge in terreni impossibili, come quando l’io poetante, con il verbo al passato remoto, narra le circostanze della propria morte: “Ma di colpo un paraurti si fuse alla squama;/ un vigliacco servo della notte/ […] la vita mi scorciò per sempre.”

 

Emanuele Marcuccio

 

Palermo, 22 gennaio 2015

Marcuccio, Spurio, Carocci, Calzolari, Celestini, … nella raccolta poetica “Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio

Comunicato Stampa

Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci?

Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.

 

Emanuele Marcuccio

 

Dipthycha 2_cover_frontTraccePerLaMeta Edizioni ha pubblicato Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…,[1] opera critico-antologica su progetto e cura editoriale del poeta palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con trenta titoli e con le note critiche del poeta e critico letterario bresciano, Luciano Domenighini. Impreziosisce l’opera una postfazione a cura del noto poeta Antonio Spagnuolo.

Scrive Marcuccio nell’introduzione: «È trascorso poco più di un anno dalla pubblicazione della non solita Antologia poetica, Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, ed eccomi a presentarvi un secondo Volume, Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…

Dipthycha, termine derivato dall’originale latino diptycha (-orum), con contaminazione in chiave moderna e riadattamento del dittico, la tavoletta cerata in uso presso gli antichi Romani per scrivervi con lo stilo, in chiave poetica.

Un’Antologia critica, da me ideata e curata, innovativa nel suo genere, in cui ogni dittico poetico è seguito da una nota critica di Luciano Domenighini.

[…] Il progetto di Dipthycha 2 è nato quasi per caso, mai avrei pensato a dei commenti critici su dei dittici poetici a due voci; […] questo tipo particolare di dittico, da me ideato nel 2010 (grazie al primo intercorso con l’amica poetessa Silvia Calzolari), è davvero qualcosa di nuovo. Trattasi di una composizione di due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

[…] Infine, una parola sulla foto di copertina che ho scelto. Essa ritrae una fanciulla magnificamente agghindata, che tiene con la mano sinistra un dittico e con la destra lo stilo alle labbra, un particolare del famoso affresco pompeiano del I sec. d.C., la cosiddetta Scriba o Saffo, conservato presso il Museo archeologico Nazionale di Napoli. Ritengo sia questa una meravigliosa sintesi immaginifica del presente lavoro, dallo stilo alle labbra si intuisce studio e dal dittico in mano scrittura: dunque, critica e dittici poetici, mutatis mutandis

Luciano Domenighini nella prefazione scrive: «[…] In questo libro commento ventisei dittici, in cui diciotto autori diversi si confrontano con testi poetici di Emanuele Marcuccio.

Compaiono poi tre dittici particolari: nel primo un testo di Marcuccio è accostato a un frammento del lirico greco Mimnermo da Colofone; nel secondo, su proposta di Marcuccio, si confrontano le liriche di due poetesse contemporanee, Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo; nel terzo, infine, il confronto è fra due maestri della poesia italiana, Carducci e Pascoli, dove il fattore di affinità riscontrato è la capacità di comprendere e descrivere la natura compenetrandosi in essa. Il magistero linguistico e compositivo dei due grandi poeti dimostra una volta di più che la qualità della forma letteraria è il fattore principe di traduzione, evidenziazione e di tutela dell’afflato ispirativo.»

Scrive Antonio Spagnuolo nella postfazione: «[P]regevoli ricami sono tutti gli accostamenti che Marcuccio riesce a costruire poesia dopo poesia, da Silvia Calzolari, con omaggio indelebile a Giacomo Leopardi, diversi per stile ma accomunati dall’eco di Recanati, a Ilaria Celestini, nel limpido e affettuoso dettato, a Ciro Imperato, nel vigoroso impeto civile, a Grazia Finocchiaro, nelle segrete emozioni della memoria, a Rosalba Di Vona, vivificante nel tratto intimistico, a Donatella Calzari, nella limpida espressività emotiva, ad Aldo Occhipinti, dalla suggestiva strofa cosmica, a Maria Rita Massetti, dall’ampio respiro corale, a […] Grazia Tagliente, negli occasionali frammenti di rime e nella ricca sequenza di metafore, a […] Anna Alessandrino, fra il tempo inteso come sequenza e il sogno come elemento verginale, a Lorenzo Spurio, con la sua imprevedibile incisione musicale.

[…] Febbrile e singolare modernità di accostamenti, offerta dalla capacità immaginativa del palermitano, poeta dal multiforme profilo e dalla instancabile volontà di sperimentazione.

Infine, scrive Francesco Martillotto nella quarta di copertina: «[…] In quest’antologia critica i temi che accomunano i dittici sono svariati: da quelli sociali e civili ai sentimenti, da quelli in cui si contemplano natura e creato a quelli pertinenti la sfera intimistico-riflessivo-filosofica. Viene indagata in queste corrispondenze, con moduli espressivo-linguistici eterogenei e personali, la memoria culturale e collettiva nel suo complesso, partendo da topoi comuni (intesi con Curtius come “unità tematiche” che hanno attraversato e unificato la letteratura occidentale), andando al di là di “distanze” e “tempo” e creando, come scrive Emanuele Marcuccio, “stupore e meraviglia”.»

In questa non solita opera critico-antologica sono presenti poesie di Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Ilaria Celestini, Ciro Imperato, Grazia Finocchiaro, Rosalba Di Vona, Donatella Calzari, Aldo Occhipinti, Marzia Carocci, Lorenzo Spurio, Francesco Arena, Maria Rita Massetti, Giorgia Catalano, Giusy Tolomeo, Grazia Tagliente, Rosa Cassese, Daniela Ferraro, Antonino Natale, Anna Alessandrino, Teocleziano Degli Ugonotti.

 

 

Info:

marcuccioemanuele@gmail.com

www.facebook.com/Dipthycha

www.tracceperlameta.org

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

 

TITOLO: Dipthycha 2

SOTTOTITOLO: Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…

AUTORE: Emanuele Marcuccio e AA.VV.

CURATORE: Emanuele Marcuccio

PREFAZIONE E NOTE CRITICHE: Luciano Domenighini

POSTFAZIONE: Antonio Spagnuolo

NOTA CRITICA DI QUARTA: Francesco Martillotto

EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni

GENERE: Critica Letteraria

PAGINE: 184

ISBN: 978-88-98643-25-7

COSTO: 12 €

Link diretto alla vendita

 

 

[1] D’accordo con tutti gli autori presenti nell’antologia, si procederà per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite a AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro, così come si è già fatto con il primo volume, Dipthycha (Photocity Edizioni, 2013).

“A sera” poesia di E. Marcuccio con un commento critico di Lorenzo Spurio

A sera

EMANUELE MARCUCCIO

 

a sera

e luminose

scandiscono

le ore

 

vanno

lente

lente inanellano

ricami

ricolmi

 

ricolme d’anni

passano

le ore

 

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Commento di Lorenzo Spurio:

Due le matrici tematiche della recente lirica di Marcuccio che si concretizzano quali nuclei fondanti dell’animo introspettivo del poeta: l’osservazione del mondo e la sua percezione. L’immagine della sera ci introduce in uno scenario piuttosto torvo dove qualcosa di luminoso è in grado però di schiarire l’ambiente.

Colpisce la struttura dei versi quanto mai atipica, minimalista e oserei aggiungere anche privativa, ci chiediamo infatti a cosa sia da legare il secondo verso, a quale correlativo oggettivo (se presente nella lirica sia da attribuirne la qualificazione del soggetto); d’altra parte non mancano sistemi anaforici come la chiusa della prima strofa che ritorna a conclusione della lirica e ancora il “lente” che si sussegue in due versi a volerne marcare ancor più questo andamento pacato, quasi inavvertibile, di un mondo assopito e spasmodicamente incongruente poi con le ore che passano.

Non privi di attenzioni sono i sistemi musicali che la lirica porta con sé con allitterazioni e sonorità che richiamano un suono cadenzato, soprattutto nella vibrante erre di “ricami/ricolmi”.

Marcuccio nebulizza ancora una volta la concettualità di fondo in versi serrati, mono-vocabolo, di appena tre sillabe, dal linguaggio semplice con terminologie di dominio pubblico con le quali affresca più che un paesaggio esterno, un quid emozionale, uno stato dell’anima.

Gli anni sono visti quali il prodotto continuo e quasi inavvertibile di momenti, una rincorsa continua di secondi che si sostituiscono l’uno all’altro. Nella realtà consuetudinaria della vita giornaliera notiamo lo scorrere delle ore, entità inesistenti di creazione umana pensate per una sua migliore organizzazione nel mondo e quando queste si sommano tra loro, si duplicano, vengono a confluire in un tempo passato più lungo, quasi in-arginabile quale un fiume prossimo all’esondazione, di anni che se ne sono andati.

Una riflessione sul tempo giocata su termini singoli che descrivono un mondo.

Al lettore il compito di indagare collegamenti tra nuclei concettuali e individuarne priorità semiologiche.

 

Jesi, 27-12-2014

 

La IV Edizione del Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi” a favore della Fondaz. Salesi di Ancona

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L’Associazione Culturale PoetiKanten in collaborazione con la rivista di letteratura “Euterpe”, Deliri Progressivi con l’Alto Patrocinio della Universum Academy – Switzerland e il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona, dei Comuni di Ancona, Jesi e Senigallia, bandisce la IV edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” che destinerà parte dei fondi alla Fondazione “G. Salesi” Onlus di Ancona che supporta l’attività di ricerca relativa al bambino ospedalizzato.

La partecipazione è articolata dal presente bando.

 

  1. Il concorso è articolato in due sezioni, entrambe a tema libero:

Sez. A – poesia in lingua italiana

Sez. B – poesia in dialetto (accompagnata da relativa traduzione in italiano)

 

  1. Le poesie potranno essere edite o inedite, ma non dovranno aver ottenuto un primo premio in un precedente concorso.

 

  1. Si partecipa con un massimo di tre poesie per ciascuna sezione e ognuna non dovrà superare il limite dei 30 versi (eccettuato gli spazi tra le strofe e il titolo).

 

  1. Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di 5€ per ciascuna poesia presentata. Il pagamento dovrà avvenire con una delle modalità descritte al punto 6 del bando.

 

  1. Il partecipante deve inviare entro e non oltre la data di scadenza fissata al 15 maggio 2015 alla mail arteinversi@gmail.com le poesie con le quali intende concorrere (rigorosamente in formato Word), il modulo di partecipazione compilato e la ricevuta del pagamento.

In alternativa, l’invio di detto materiale potrà essere effettuato in cartaceo, mediante posta ordinaria, e dovrà essere inviato a:

IV Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”

c/o Dott. Lorenzo Spurio

Via Toscana 3

60035 – Jesi (AN)

 

Per l’invio mediante posta tradizionale farà fede la data del timbro postale.

 

 

  1. Il pagamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:

 

Bollettino postale:  CC n° 1014268401

Intestato a IURI LOMBARDI                –          Causale: IV Premio di Poesia “L’arte in versi”

 

Bonifico bancario:  IBAN:  IT33A0760102800001014268401

BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Intestato a IURI LOMBARDI               –            Causale: IV Premio di Poesia “L’arte in versi”

 

  1. Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

 

  1. La Commissione di Giuria è composta da esponenti del panorama letterario nazionale:

Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, Direttore Rivista di letteratura Euterpe), Iuri Lombardi, (poeta e scrittore, presidente dell’Ass. PoetiKanten), Annamaria Pecoraro (poetessa, scrittrice, Direttrice di Deliri Progressivi), Marzia Carocci (poetessa e recensore), Michela Zanarella (poetessa, scrittrice e giornalista), Susanna Polimanti (scrittrice e recensore), Emanuele Marcuccio (poeta e curatore editoriale), Salvuccio Barravecchia (poeta e scrittore), Martino Ciano (scrittore e giornalista), Lella De Marchi (poetessa e scrittrice), Valentina Meloni (poetessa, scrittrice e recensore), Elvio Angeletti (poeta) e Giuseppe Guidolin (poeta).

 

  1. Verranno premiati i primi tre poeti vincitori per ciascuna sezione. I premi consisteranno in:

Primo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e 200€

Secondo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e 100€

Terzo premio: targa o coppa, diploma con motivazione della giuria e libri.

La Giuria inoltre procederà a individuare ulteriori premi che saranno indicati quali “Premi alla Carriera Poetica”, “Menzione d’onore” e “Segnalati dalla Giuria” per la buona qualità delle loro opere ai quali verrà riconosciuto apposito diploma o targa. La Universum Academy – Switzerland che patrocina l’iniziativa culturale fornirà una targa in oro 24k che verrà donata a un partecipante che si sarà distinto per particolare merito nella presente edizione del Premio.

 

  1. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 14 novembre 2015 a partire dalle 17:30 nella Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi (AN) in Corso Matteotti 19 (Centro Storico). A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.

 

  1. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, la targa/coppa e il diploma potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dagli enti organizzatori per future edizioni del Premio. La targa in oro messa a disposizione dalla Universum Academy – Switzerland dovrà essere necessariamente ritirata il giorno della Premiazione.

 

  1. Tutti i testi dei vincitori, dei menzionati e dei segnalati dalla Giuria verranno pubblicati nel volume antologico regolarmente dotato di codice ISBN che sarà presentato nel corso della premiazione.

 

  1. Il Premio di Poesia “L’arte in versi”, da sempre sensibile alle tematiche sociali, devolverà parte dei proventi derivanti dalla vendita delle antologie alla Fondazione “G. Salesi” Onlus di Ancona che supporta l’attività di ricerca relativa al bambino ospedalizzato, con particolare riferimento alle problematiche psicologiche e psicopedagogiche, al miglioramento della qualità di vita del periodo di degenza ospedaliera dei bambini e delle loro famiglie, all’attuazione di tutte le iniziative volte a favorire i contatti tra l’ospedale e l’ambiente esterno.

 

  1. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.

 

Lorenzo Spurio                                                  Susanna Polimanti

                          Presidente del Premio                                            Presidente di Giuria

 

Info: arteinversi@gmail.com

IV PREMIO DI POESIA “L’ARTE IN VERSI” Ediz. 2015

 

Scheda di Partecipazione al Concorso

 

 

 

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso.Ad essa va allegata la ricevuta del pagamento.

 

Nome/Cognome ________________________________________________________________

 

Nato/a _________________________________________ il ______________________________

 

Residente in via _________________________________Città____________________________

 

Cap _______________________ Provincia ______________________Stato_________________

 

Tel. _______________________________Cell.________________________________________

 

E-mail ______________________________Sito internet: ________________________________

 

Partecipo alla sezione:

□ A –Poesia in lingua italiana                     □ B – Poesia in dialetto

con il/i testo/i dal titolo/i____________________________________________________________

 

_______________________________________________________________________________

 

_______________________________________________________________________________

 

_______________________________________________________________________________

 

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 

 

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

 

 

 

 

Firma____________________________________ Data _________________________________

A Firenze la premiazione del III Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”, sab. 15.11.2014

PREMIAZIONE III PREMIO NAZIONALE DI POESIA

“L’ARTE IN VERSI” – Edizione 2014

Sabato 15-11-2014, ore 17:30

FIRENZE

Sede provinciale ARCI – Piazza de’ Ciompi 11

Info:  arteinversi@gmail.com 

 

COMUNICATO STAMPA

Sabato 15 novembre ci ritroveremo a Firenze presso la Sede Provinciale dell’Arci sita in Piazza de’ Ciompi 11 per l’attesa premiazione del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” organizzato da Euterpe Rivista Di Letteratura, Deliri Progressivi e dalla Associazione Poetikanten onlus, quest’anno con il Patrocinio Morale dei Comuni di Roma, Brescia, Jesi (AN) e Dronero (CN).

Vincitori
Sezione A – Poesia in italiano
1° – Anna Barzaghi
2° – Luisa Bolleri
3° ex aequo – Lorenzo Poggi
3° ex aequo – Nunzio Buono

Sezione B – Poesia in dialetto
1° – Luciano Gentiletti
2° – Nino Pedone
3° ex aequo – Katia Debora Melis
3° ex aequo – Nicolina Ros

Premio alla carriera poetica
Sandra Carresi

Verranno conferiti inoltre medaglie e diplomi alle Menzioni d’Onore e ai Segnalati le cui poesie saranno pubblicate nella antologia del premio.
I proventi derivanti dalla antologia del Premio saranno donati alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM).

La giuria del Premio era composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Marzia Carocci (Presidente di Giuria),Salvuccio BarravecchiaMartino Ciano, Emanuele Marcuccio Somma Bis Luciano Ilaria CelestiniGiorgia Catalano Monica Pasero Annamaria Dulcinea Pecoraro Iuri LombardiMichela Zanarella Bis

 

locandina premiazione arte in versi3

“Dipthycha” di Emanuele Marcuccio, recensione di Giorgia Catalano

DIPTHYCHA
di Emanuele Marcuccio e AA.VV.
Pozzuoli (NA), Photocity Edizioni, 2013, pp. 90
ISBN: 978-88-6682-474-9
Poesia/Antologie
 
Recensione a cura di Giorgia Catalano
 

 Dipthycha_original_front_cover_600Non mi è mai successo di recensire un libro che mi vede tra gli autori, ma colgo con interesse questa opportunità meravigliosa: esprimermi guardando l’opera da un’altra angolazione.

Emanuele Marcuccio, poeta, aforista, attento e sensibile critico letterario, ideatore di questa non solita antologia -come egli stesso ama definirla- ha raccolto in questo volume (che, già a guardarne nel dettaglio la copertina, profuma di storia, quindi, di qualcosa di importante ed incisivo) ventuno dittici poetici, per un totale di quarantadue diverse ispirazioni. Accomunate tra loro da uno stesso tema, abbracciano la Poesia nella sua accezione più estesa e più nobile.

Si parla di sentimenti, di stagioni, di sguardi introspettivi rivolti verso la società, la guerra, di eventi a volte anche non piacevoli, penso, ad esempio, al terremoto in Abruzzo (vedi il dittico, composto da “Distacco terreno” di Rosa Cassese e “Per i terremotati d’Abruzzo” di Emanuele Marcuccio) per mezzo di linguaggi diversi e diverse espressioni, attraverso il vissuto interiore -e non soltanto- dei singoli autori.

Riuniti in un’unica stretta di mano, i poeti, tutti, hanno elevato una voce corale, collettiva, rivolgendola a coloro che si nutrono di emozioni e che non potranno non ritrovarsi tra i versi indelebili racchiusi in questo scrigno prezioso.

Il Poeta parla del mondo, di quello fuori e dentro di sé, mettendo a nudo la propria anima senza vergogna, perché -come si evince dalla lettura di Dipthycha, opera unica nel suo genere- esistono sentimenti ed emozioni universali che non conoscono confini, né limiti di sorta.

Dipthycha: voci sussurrate, mai prepotenti.

 

Giorgia Catalano

 

Torino, 28 agosto 2014

Giorgia Catalano su “Per una strada” di Emanuele Marcuccio

PER UNA STRADA
di Emanuele Marcuccio
Ravenna, SBC Edizioni, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Poesia
 
Recensione a cura di Giorgia Catalano
 
 
“[…] il colore e la vita/ si adagia, si sospende,/ si abbatte,/ e non ti chiedi nulla,/ e non richiedi il perché,/ e avanti, avanti…”
 
emanuele marcuccio - per una stradaAlcuni versi estrapolati dalla lirica intitolata “Filo”, componimento ancora giovanile del nostro autore, Emanuele Marcuccio, per evidenziare con quali importanti metafore ci stiamo confrontando – oltretutto, rafforzate dalla sillessi di numero che gli permette di adottare verbi riflessivi al singolare con un soggetto plurale “il colore e la vita si adagia (…)”.
Il filo è la nostra vita con i suoi eventi frustranti, o gioiosi, che si attorcigliano tra loro ferendoci, od innalzandoci senza poterne comprendere le più intime ragioni.
Ciò che conta è proseguire il proprio cammino su quella strada che ci vede viandanti, talvolta senza meta, inconsapevoli della nostra destinazione.
È proprio “Per una strada”, per una strada senza fronde -come recita il nostro autore- (e quindi, senza la possibilità di ripararsi, almeno in parte, dalle intemperie) che noi siamo tenuti a camminare per affrontare la vita.
Questo, soltanto uno dei temi trattati da Marcuccio in questa sua prima silloge poetica che ritrae molto bene, attraverso metafore ed immagini nitide rese forti, molto spesso, dall’uso di un linguaggio prevalentemente “classico”, la fragilità umana e quelle paure che accompagnano, seppure in modo diverso, ogni età.
Il rispetto e la passione che il nostro Poeta nutre nei confronti dell’Arte in ogni sua accezione e, soprattutto, della Letteratura e dei Grandi che l’hanno rappresentata, sono bene evidenziati dalle numerose poesie a loro dedicate (penso a Chopin, a Vittorio Alfieri e a diversi altri noti ed intramontabili artisti) che accompagnano Marcuccio nella sua evoluzione.
Sono, per lui, esempi importanti, riferimenti dai quali attingere linfa ed ispirazione.
Emanuele Marcuccio libera i suoi malanimi, le sue angosce giovanili, con pennellate di tristezza dal sapore di inquietudine per un futuro sconosciuto.
È ottimo osservatore della realtà che lo circonda e, come è proprio di un vero poeta dall’acuta sensibilità, respira ogni sfumatura, ogni attimo, ogni piccolo dettaglio di ciò che vive, di ciò che vede (penso, per esempio, alle liriche: “Al mio piccolo pappagallino” e “Il grillo col violino”).
Instancabile nella ricerca di termini sempre appropriati, che bene si fondano tra loro, riesce a creare una musicalità che ricorda i canti antichi.
Forse, in questa raccolta, la Poesia di Marcuccio potrebbe apparire fuori dal tempo, legata a stilemi arcaici, ma, a mio parere, è proprio tra il sapore d’altri tempi che è nascosto il fascino dei suoi scritti, perché sapientemente costruiti, senza inutili orpelli linguistici e mescolanze di stili.
 
 
Giorgia Catalano
 
Torino, 9 settembre 2014

Nazario Pardini su “Anima di Poesia” di Emanuele Marcuccio

ANIMA DI POESIA

di Emanuele Marcuccio

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 80

ISBN: 978-88-98643-08-0

Poesia

 

 Poesia come ricerca di cospirazioni iperboliche

Poesia nitida, chiara, coinvolgente per il  tentativo di scalare la montagna della vita e carpirne da là gli orizzonti più lontani. Ho avuto il piacere di seguire l’evoluzione della poetica di Marcuccio, e, sinceramente, in questa silloge, Anima di Poesia,continuano e si sviluppano le tematiche introspettive e analitico-formali del Nostro: l’attenzione per il figurato, per l’essenzialità della forma, per un crescendo di stilemi che diano corpo ad un sentire generoso e gorgogliante. Un andare malizioso e al contempo spontaneo in cui versi estremamente brevi, trisillabi, si alternano a stesure più ampie (novenari, decasillabi, endecasillabi), per concretizzare le modulazioni dei patemi vicissitudinali:

 

la punta di un albero in piazza

espande

propaggini

profumi

 

nella notte

 

la punta di un iceberg nel glaciale

propaga

bufere

 

all’aurora (Punte).

 

Una struttura metrica originale e rampante per forzatura significante e sintattica:  il verso incipitario è formato da una successione di trisillabi, ed è seguito da tre versi  trisillabi a formare la prima strofa. Ne segue una seconda di un solo quaternario, e un’altra ancora di un endecasillabo e due trisillabi. Lo spartito prosodico si chiude con un verso quinario. Una versificazione che intreccia immagini e note musicali di eufonica sonorità da richiedere nel suo ascolto l’accompagnamento di uno strumento musicale. I versi sono sapientemente distribuiti in vista di un effetto euritmico suasivo, generato da una successione di misure alternate: il primo novenario e il sesto endecasillabo dànno il via ad una cadenza che si fa vera sinfonia con la somma degli ultimi tre versi (propaga bufere all’aurora).

 Cover_front_Anima di PoesiaMa qui la ricerca del termine è più puntigliosa, più meditata e lavorata, nei confronti delle opere antecedenti. Emanuele sa e ne è cosciente che la parola non arriverà mai a ritrattare a pieno l’immensità dello spirito umano; per questo le assegna un compito determinante, incisivo, evolutivo, diacronico: prolungarne il senso oltre la sintassi, oltre il valore canonico e storico-linguistico, con invenzioni morfologiche e neologiche di grande maturazione personale. Un climax che denota una volontà di azzardare oltre,  con l’uso di geminatio, enjambements, iterazioni, anastrofi, sinestesie, metonimie, anacoluti, percorsi anaforici, accentuazioni verbali in contesti di estrema densità emotivo-paradigmatica; una concretezza lirica e una asciuttezza verbale di polisemica vis creativa. D’altronde la poesia è un continuo sforzo di cospirazioni iperboliche per avvicinare il più possibile il linguismo alle grandi fughe dell’essere, e dell’esistere; per renderlo fedele esecutore degli intenti emotivi. Troppo lungo sarebbe, e forse anche freddo e retorico, soffermarci sulle tante figure stilistiche che il Nostro usa per dare vivacità esecutiva al suo poetare. Ma quello che possiamo dire è che tutti gli stilemi e tutte le performances tecnico-foniche vanno a vantaggio di una resa d’ensemble considerevole. Un labor limae che si fa sottile intreccio di nèssi nella produzione del canto. Parlare di “Forma” desanctisiana non è di certo eccessivo, se intendiamo per tale quell’equilibrio fra dire e sentire che è prerogativa indispensabile per ogni forma di arte. Sì, il sintagma, la parola, il verbo vòlti a combaciare gli input esistenziali; ed è qui la novità nella novità della poetica di Emanuele. In questa evoluzione sistematica di intensificazioni verbali, di assemblaggi lessicali, di accentuazioni sintagmatiche che dànno forma al logos di una versificazione in cui l’ieri, l’oggi e il domani si embricano indissolubilmente per ovviare alle ristrettezze del tempo. Un canto di meditazione, di inquietudine, di sottile riflessione, di melanconia, di memoria, ma soprattutto di interrogativi sulla vita ed i suoi accadimenti. Non vogliamo parlare certamente di frattura fra i primi testi del Nostro e Anima di Poesia, ma quello che era in germe ora si fa dettato personalissimo, e di maggiore risonanza visiva ed artistica. Una pluralità di suoni e di immagini che fa da prodromico accostamento ad un melologo di antico sapore prepericleo, rinvigorito, però, di nuovo umanesimo. Già ebbi a dire a  proposito del testo Per una strada: “… La sua filosofia di vita: essere ed esistere per amare, non solo eroticamente, ma per amare, dal profondo del cuore, l’arte, la letteratura, la pittura, la natura!, la natura sì!, in tutte le sue paniche sfaccettature. E sarà la natura stessa ad accompagnare il poeta in questo suo plurale e contaminante percorso. È lei che si assume il compito di rivelare in gran parte i segreti più intimi dell’autore. Perché il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli  emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nèssi letterari, esonda tutto se stesso…”. Una profondità di abbrivi interiori che eleva il messaggio di questa silloge dal reale al sublime; un’ascesa di perspicua e polisemica fattura, che parla dell’uomo in quanto tale, con tutte le sue sottrazioni, illusioni e delusioni che trovano rifugio in un amore vasto e incondizionato per questa antica arte. Un’arte che già nei versi della grande Saffo esprimeva il malum vitae. E tanti e plurali i motivi ispirativi:

il panismo, appunto, dove la notte, il mattutino, il cicaleccio, il mare, l’autunno, la luna, i girasoli, gli alberi, le aurore sono tanti simboli di un’anima tutta volta a concretizzare il suo sentire:

 

Torna l’estate

col suo incessante cicaleccio,

torna l’estate

per gli arbusti accesi

e per le vie,

per le montagne

e per le valli amiche… (Torna l’estate)

 

 

il memoriale:

 

Com’eri piccolo e indifeso

in quel letto d’ospedale,

caro papà mio… (Caro papà),

 

le impressioni sensoriali di una realtà sublimata che si sfumano nell’oblio:

 

   … l’aria serena della notte

dolce e cristallina

si rabbuia nella notte;

dolce al mattutino

si dilegua nell’oblio (Gli odori della notte),

 

dove la serenità, la notte (ripetuta), e il nulla hanno molto a che vedere con la Bellezza e la precarietà della vicenda umana,

 

l’impegno civile

 

Tutto hanno perduto,

(…)

I sopravvissuti che sopraggiungono

si perdono in quel mare di cemento,

si confondono nella rovina di quelle case,

e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto! (Per i terremotati d’Abruzzo),

 

l’abbraccio del canto nella poesia eponima:

 

Anima di poesia, non svegliarmi,

lasciami ancora sognare… (Anima di poesia),

 

 

e, soprattutto, la coscienza della brevità della vita. L’azzardo a superarne i limiti, lo slancio oltre le soglie che delimitano il nostro essere:

 

… c’è una soglia che io voglio varcare

in questa pioggia del mio vegetare,

in questo mare del mio non vivere (Eternità).

 

Una poesia totale, in cui l’Autore abbraccia l’universo umano, delineandone con stupore e meraviglia le bellezze, mutandole in sorprese, ma che ne esprime, anche, quell’inquietudine terrena, quella  voglia di elevazione, che è e sarà sempre il nutrimento della grande poesia.

Ed è proprio in lei, in questa eterna avventura che il poeta si rifugia. E’ lì che trova il terriccio fertile per fiorire e ri-fiorire. Perché è proprio la Poesia a dargli il respiro della vita, la luce della notte, un sole che lo illumini:

 

Siamo come girasoli

ed è la poesia il nostro sole,

che ci fa poeti,

che dà vita ai nostri

caotici pensieri… (Girasoli).

 

Nazario Pardini

 

Arena Metato (PI), 10 settembre 2014

 

 

 

III Premio di Poesia “L’arte in versi” (2014) – il verbale di giuria

 Immagine

III PREMIO NAZIONALE DI POESIA “L’ARTE IN VERSI” – Ediz. 2014

 

Verbale di Giuria

 

La Giuria del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” presieduta da Marzia Carocci e composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Emanuele Marcuccio, Iuri Lombardi, Luciano Somma, Monica Pasero, Ilaria Celestini, Annamaria Pecoraro, Giorgia Catalano, Martino Ciano, Michela Zanarella e Salvuccio Barravecchia,  dopo attenta lettura di tutte le opere pervenute per la partecipazione al Concorso nelle due sezioni (poesia in lingua italiana e poesia in dialetto), ha stabilito la seguente classifica finale.

 

 

SEZIONE A – POESIA IN LINGUA

VINCITORI
1° Premio ANNA BARZAGHI Corre la vita Seveso (MB)
2° Premio LUISA BOLLERI Guerra Empoli (FI)
3° Premio Ex-Aequo LORENZO POGGI Sentori d’estate Roma
3° Premio Ex-Aequo NUNZIO BUONO Ritorno a Sénanque Rovello Porro (CO)
  
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore ELEONORA ROSSI Gli occhi non muoiono Ferrara
Menzione d’onore GIANLUCA REGONDI Rumore Bovisio Masciago (MB)
Menzione d’onore LAURA FAUCCI E nuda Sesto Fiorentino (FI)
Menzione d’onore MARIA CARMELA DETTORI Ancora noi Cagliari
Menzione d’onore MARIA CARRABBA Scarpe rosse Termoli (CB)
Menzione d’onore MARIA GRAZIA VAI Sul fianco innevato del cuore Bubbiano (MI)
Menzione d’onore MARIA IMMACOLATA ADAMO Notte di stelle Lamezia Terme (CZ)
Menzione d’onore NICOLA ANDREASSI La mente mia danzava nelle rose Noicottaro (BA)
Menzione d’onore NUNZIO BUONO Piove l’alba Rovello Porro (CO)
Menzione d’onore OLIVIERO ANGELO FUINA E’ il mio nome che ho dato alle parole Oggiono (LC)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I bambini di Bullenhuser Dam Trecenta (RO)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I ricordi sono foglie Trecenta (RO)
Menzione d’onore SEBASTIANO IMPALA’ Se fossi il tuo poeta Reggio Calabria
  

 

SEGNALATI

Segnalata ALESSANDRA DE LEONI Se l’amore fosse Roma
Segnalata ANNA PISTUDDI Sabbia Sestu (CA)
Segnalata ANNALISA COPPOLARO Non scrivo poesie Murlo (SI)
Segnalato ATTILIO GIORGI Dell’anno il sesto mese Lariano (RO)
Segnalata FEDERICA CICCHELLI Ci sono strade Sannicandro di Bari (BA)
Segnalata FRANCESCA SANTUCCI I corvi Dalmine (BG)
Segnalato GIANNI DI GIORGIO Canto di capinera Modica (RG)
Segnalata GRAZIA FINOCCHIARO Esuli Firenze
Segnalata MANUELA MAGI Illecito amore Tolentino (MC)
Segnalato MARCO G. MAGGI Follia – Insanity Castelnuovo Scrivia (AL)
Segnalata MARIA CRISTINA BIASOLI Gli alberi del parco Bologna
Segnalata RITA STANZIONE Inverno Roccapiemonte (SA)
Segnalata ROSA LEONE Come vento di tramontana Gottolengo (BS)
Segnalato STEFANO PERESSINI Il fiume della luna Carrara (MS)
 

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO

VINCITORI
1° Premio LUCIANO GENTILETTI L’illusione Rocca Priora (RO)
2° Premio NINO PEDONE Nuddu talìa l’onestu Castellammare del Golfo (TP)
3° Premio Ex-Aequo KATIA DEBORA MELIS Folixeddas (Piccole foglie) Selargius (CA)
3° Premio Ex-Aequo NICOLINA ROS Petaròs San Quirino (PN)
 
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore FRANCO PONSEGGI E’ ven Bagnacavallo (RA)
Menzione d’onore LUCIANO GENTILETTI Er libbro scordato Rocca Priora (RO)
Menzione d’onore NINO PEDONE Na stratuzza stritta Castellammare del Golfo (TP)
  

SEGNALATI

Segnalato GABRIELE DI GIORGIO Povere fizonne di rose Città S. Angelo (PE)
Segnalata LAURA LA SALA Nun mi chiamari fimmina Marineo (PA)
  

FUORI SEZIONE

Premio alla Carriera Poetica SANDRA CARRESI Bagno a Ripoli (FI) ————————————-

 

 

* * * *

 

 

I premi sono così stabiliti:

 

VINCITORI

I vincitori del 1° premio (sez. A e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 150€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 2° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 100€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 3° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma,  e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

 

MENZIONI D’ONORE

Tutti coloro che hanno ottenuto una Menzione d’onore (sez. A e B) riceveranno il Diploma di Menzione d’Onore, la Medaglia del Premio e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

SEGNALAZIONI

Tutti coloro che hanno ottenuto una Segnalazione (sez. A e B) riceveranno l’Attestato di Segnalazione e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

PREMI ALLA CARRIERA

Coloro che ottengono questo riconoscimento riceveranno una Targa per il Premio alla Carriera Poetica.

 

Tutti i vincitori, i menzionati ed i segnalati (sez. A e B) sono pregati di inviare la loro nota biografica in estensione Word formato A4, corpo 12, massimo 7 righe all’indirizzo arteinversi@gmail.com entro e non oltre il 20 settembre 2014. Essa servirà da accompagnamento alla poesia per la pubblicazione nella antologia.

 

Si ricorda che la premiazione si svolgerà sabato 15 novembre 2014 alle ore 17:30 a FIRENZE presso la Sede Provinciale dell’Arci (Casa di Lorenzo Ghiberti), Piazza de’ Ciompi 11.

Tutti i premiati, i menzionati e i segnalati sono invitati a presenziare alla premiazione dove potranno leggere le loro liriche premiate.

 

 

Come da bando di concorso, si ricorda che i premi in denaro verranno consegnati solo in presenza del vincitore o di un suo delegato.

Nel caso i premi in denaro non vengano ritirati, l’organizzazione si riserverà di adoperare le relative quote non consegnate per future edizioni del premio.

 

Tutti gli altri premi (targhe, medaglie e diplomi) potranno essere ritirati da un delegato qualora il vincitore non possa presenziare o potranno essere inviati per posta raccomandata a casa, dietro pagamento delle relative spese di spedizione che verranno poi comunicati privatamente a mezzo mail.

 

L’opera antologica, che conterrà tutte le opere vincitrici, che hanno ottenuto Menzioni d’Onore e/o Segnalazioni, sarà disponibile alla vendita il giorno della Premiazione.

Il ricavato della vendita della stessa, detratto il costo di stampa, verrà donato in beneficienza alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) e ne verrà dato comunicazione a tutti i partecipanti di questa edizione del Premio.

 

Successivi aggiornamenti sulla giornata di premiazione e la richiesta di conferma della propria presenza alla premiazione, verranno inviati a mezzo mail in un secondo momento.

 

 

 Lorenzo Spurio – PRESIDENTE DEL PREMIO

Marzia Carocci – PRESIDENTE DI GIURIA

  

14/09/2014                                                          

  

 

 

Info: arteinversi@gmail.com

Giorgia Catalano su “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio

“PENSIERI MINIMI E MASSIME”
di Emanuele Marcuccio
Photocity Edizioni, Pozzuoli (NA), 2012, pp. 47
ISBN: 978-88-6682-240-0
Saggistica/Aforismi
 
Recensione a cura di Giorgia Catalano
 
 
 
“La felicità dura il tempo di un istante e, attimi di felicità si perdono nella nebbia del tempo.”
 
 
cover (1)Questo, uno degli ottantotto aforismi che compongono l’opera di Emanuele Marcuccio: poeta, aforista e critico letterario palermitano, di grande levatura e competenza.
Un fermo-immagine sulla caducità del tempo, sull’effimero esatto istante in cui la felicità ci abbraccia, per abbandonarci subito dopo.
Come le onde di un mare vivace, i pensieri di Marcuccio approdano sulle spiagge delle nostre menti, inducendoci con dolcezza a meravigliarci delle sue riflessioni.
La Poesia, intima amica e compagna di avventure, ha, in questa opera, un ruolo rilevante.
L’Autore cerca di spiegare al lettore, attraverso le sensazioni di un poeta di razza quale lui è, che cosa succede nel cuore e nella mente di chi coglie a piene mani l’essenza della vita in ogni sua sfumatura, diventando ispirazione profonda e, quindi, Poesia.
E il poeta altro non è che un servo della bellezza e dei sentimenti che lo sfiorano talvolta come la carezza di una piuma, altre volte come l’incedere impetuoso di una valanga e lo accompagnano, per mezzo dell’ispirazione, a rendere indelebili le proprie emozioni.
E che cosa è l’ispirazione? Come lui stesso ci suggerisce: “[…] è caos, siamo noi che cerchiamo di dargli un ordine con la scrittura.”
Non siamo di fronte ad un trattato filosofico, ma ad una raccolta di riflessioni e pensieri che conducono il lettore in una dimensione fatta di sfumature tenui e nel contempo incisive, che lasciano un segno profondo.
Meticoloso ed appassionato, Emanuele Marcuccio, in chiusura del suo testo, narra l’origine della Poesia, fornendoci elementi che fanno anche storia, oltre che cultura.
Una mescolanza ben riuscita di profumi d’emozioni che allietano lo spirito del lettore, permettendogli di guardare la realtà con altri occhi: quelli di un Poeta.
 
Giorgia Catalano
(Poetessa, scrittrice)
 
Torino, 26 agosto 2014

“Il laido timoniere (Sewol infilzato)” di L. Spurio e “Il marinaio” di E. Marcuccio in un dittico poetico con commenti critici

PREMESSA DI EMANUELE MARCUCCIO
Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico (a due voci)?
Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.
 Palermo, 24 agosto 2014
 
 
IL LAIDO TIMONIERE[1]
(Sewol infilzato)[2]
 DI LORENZO SPURIO
 
L’avventata decisione di solco
imprevedibile avvento di derelizione portò
nei mari avulsi da umana presenza
e regno dei flutti e scoramenti.
 
L’istruzione zuppa d’acqua,
incinta di un sale pungente
sdoganò la ratio
e l’oceano si mangiò se stesso.
 
Il fetido navigatore chinò il piglio.
Mi domandai se quei capelli fossero tinti.
Strozzai un bicchier d’acqua
e mi commossi.
 
Il comandante oceanico
rabbuiato per la sua colpa
accoltellava l’umanità di angoscia
con il traghetto-catafalco
esacerbando ferite profonde
fino all’osso.
 
20 aprile 2014
Lorenzo Spurio
 
 
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Foto di Alessandro Santo
 
IL MARINAIO
DI EMANUELE MARCUCCIO 
 
svelto per lʼaere
sereno profonde
 
il marinaio
spiega le vele
e parte
per il viaggio
 
cavalca il baleno
e tempesta lo coglie
 
sbattuto dall’onde
in mare precipita
e naufrago a riva
di nuovo riparte
per il viaggio
il marinaio
 
13 aprile 2014
 
Emanuele Marcuccio
 
 
 
 
Commento critico di Luciano Domenighini su  “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
Con i tempi verbali tutti al passato, (le tre quartine al passato remoto e la sestina all’imperfetto), come del resto è caratteristica della sua oratio poetica, anche qui Spurio è un nunzio, un messaggero, un narratore di eventi. Nelle prime due strofe, dal linguaggio ermetico, quasi surreale, il racconto in due momenti della catastrofe. Nella terza strofa il poeta prima sferza il suo insulto per il capitano colpevole e poi libera la propria commozione, lo sgomento e la pietà per tante vittime giovani e innocenti.
Le sestina conclusiva, immaginaria e scenica a due personaggi  (il comandante reo e codardo da un lato e l’umanità intera, offesa e indignata dall’altro) traduce e ritrae in una sanguinosa metafora surreale, una colpa e un peccato che non hanno remissione, inemendabili e infamanti.
La lirica è vigorosa e lascia senza fiato come un pugno nello stomaco; con indubbia efficacia, coagula e rappresenta l’immediata risposta emozionale a un tragico accadimento di cronaca e il patimento che ne consegue.
Il suo particolare linguaggio, irregolare e tumultuoso, oscillante fra algide astrazioni (“decisione di solco”, “derelizione”, “istruzione zuppa d’acqua”, “sdoganò la ratio”), macchinose perifrasi (“mari avulsi da umana presenza”), aspri anacoluti (“Strozzai un bicchier d’acqua”), oltraggiosi epiteti (“fetido navigatore”) e cruenti fendenti espressionistici (“accoltellava l’umanità d’angoscia”, “ferite profonde fino all’osso”) val bene a raffigurare la congerie emotiva scatenata dalla notizia dolorosa e direi che, proprio questo dettato pluriforme e questo andamento intermittente, pur configurando una forma eterogenea e frammentaria, rappresentano, se non la forma esatta, almeno una forma alquanto congeniale a rappresentare in poesia occasioni ispirative come questa, dove l’ordine e la compostezza dell’eloquio vengono sovvertiti dal devastante impatto emotivo che l’abominevole crudezza dell’evento infligge alla sensibilità del poeta.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 22 aprile 2014
  

Commento critico di Luciano Domenighini su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
Formata da quattordici versi divisi in distico, quartina, distico e sestina finale, presenta in chiusura di verso per ben sette volte la lettera “e” (vocale debole, di colore ibrido): “aere” (v. 1°),”profonde” (2°), “vele” (4°), “parte” (5°),”coglie” (8°), “onde” (9°), “riparte” (12°).
Si riconoscono anche due coppie di “desinenze di parola”  (“-onde” e “-parte”) come due volte sono ripetute le parole “marinaio” e “viaggio”.
Questa disposizione timbrico-semantica dà alla composizione un senso di costante mobilità, di provvisorietà, come è la sorte dell’uomo di mare, senso accentuato dalla struttura circolare che coinvolge anche il titolo, identico all’ultimo verso.
Apprezzabile il chiasmo rinvenibile al distico che costituisce la terza strofa.
Priva di punteggiatura e di maiuscole la lirica appare fluida e scorrevole e, se si esclude la fattura sintetica e ellittica dei primi due versi, la sintassi delle rimanenti strofe è limpida e piana.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 8 maggio 2014
  
 
Commento critico di Emanuele Marcuccio su “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
  Una composizione di diciotto versi, disposti in quattro strofe dal periodare scarno e secco ma gravido di profondi significati.
Lorenzo Spurio ci offre un’istantanea di questa tragedia del mare, sicuramente commosso dalle immagini che la documentavano (“Strozzai un bicchier d’acqua/ e mi commossi”).
Il secondo verso è tronco e, il suono scuro della vocale “o” accentata, ben sottolinea e ci introduce nell’atmosfera di questa ode civile, invettiva sdegnata contro il laido timoniere (“sdoganò la ratio // […] accoltellava l’umanità di angoscia”).
Degna di nota la costruzione in polisindeto dell’ultimo verso della prima quartina (“e regno dei flutti e scoramenti.”), che svolge la funzione di dilatazione dell’atmosfera marina.
All’ultimo verso della seconda quartina compaiono parole cariche di simbolismo, “e l’oceano si mangiò se stesso.”, di rimando al fatto che siamo composti principalmente di acqua, e al feto che si sviluppa nel liquido amniotico, quel simile elemento che è stato culla, diviene adesso tomba in quel “traghetto-catafalco” della sestina finale.
 Emanuele Marcuccio
 Palermo, 21 aprile 2014
 
 
Commento critico di Lorenzo Spurio su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
 Lirica “marittima” questa nuova di Emanuele Marcuccio nella quale non ci è difficile scorgere l’animo mesto e a tratti crepuscolare che ha abbondantemente caratterizzato e con esiti impareggiabili soprattutto la prima fase poetica dell’autore, quella localizzabile principalmente nella silloge d’esordio, Per una strada, dove non mancavano attestazioni di dolore e pietrificazioni d’animo dinanzi alla durezza della morte e l’inesplicabilità del fato.
Con un linguaggio meno asciutto delle ultime prove poetiche, Marcuccio ci catapulta in una burrascosa scena di mare dove un povero marinaio si trova minacciato e poi tradito dal mare sul quale ha eretto la sua vita. La comunione che esiste tra il marinaio e il mare è una simbiosi ferrea, forse difficile da comprendere da chi è avulso alla vita e alla pratica di mare. Si pensi ad esempio all’amore-tormento per il mare del capitano Achab nel romanzo Moby Dick. Si ravvisa un rimando, che potrebbe essere un voluto cameo letterario, al celebre poemetto romantico di S.T. Coleridge dove assistiamo all’inabissamento di una nave dopo l’azione nefanda e inspiegabile del marinaio che uccide un albatros, simbolo di bonaccia e fortuna nella navigazione.
Sprofondiamo qui nella poesia di Marcuccio, nelle acque profonde e torbide di un mare che (apparentemente) dà la morte e non concede la salvezza. Acque frenetiche che, come dotate di tentacolari propaggini, afferrano l’inerme marinaio trascinandolo sempre più in basso, nei recessi di quel mondo acquifero dove l’esistenza per l’uomo è impossibile perché in condizioni quasi di anaerobiosi.
E così alla spensieratezza di una giornata qualsiasi nella quale l’uomo si appresta nel suo lavoro di “lupo di mare” descritta da Marcuccio con questi versi: “il marinaio/ spiega le vele/ e parte/ per il viaggio” ecco poi che giunge l’inatteso in una manifestazione sfavorevole e impedente ai suoi voleri (“tempesta lo coglie”) che lo ostacolerà, lo fiaccherà e alla fine lo metterà di fronte forse all’inutilità di ogni suo tentativo di salvezza (“sbattuto dall’onde/ in mare precipita”).
Non è dato sapere al lettore se il marinaio effettivamente si salverà anche se è possibile crederlo dato che Marcuccio chiude la lirica con il marinaio che riparte per sue nuove avventure (“e naufrago a riva/ di nuovo riparte”). Penso sia questa l’interpretazione più lecita e anche ovvia che si possa fare, ma se il critico vuole intendere che in quelle acque in cui il marinaio è precipitato è poi deceduto (senza dirlo) è possibile credere allora che quel nuovo viaggio con il quale “riparte” non sia che l’ultimo percorso, orami non più materiale ma metafisico, che traghetterà l’uomo alla vita eterna.
Una poesia che funge da metafora della caduta dell’uomo e che passa attraverso il compimento della colpa, il peccato e l’espiazione per giungere poi a una nuova vita come una sorta di resurrezione in cui quell’acqua “difficile” non ne è altro che il mezzo primigenio che permette la risorgenza e battezza l’uomo a nuova e più consacrata vita.
Un Mayday taciuto e inabissato nelle acque del mare dove il marinaio, saldo delle sue esperienze, sembra salvarsi con la propria unica volontà e forza.
 Lorenzo Spurio
 Jesi (AN), 22 aprile 2014
 
 
 
[1] Lorenzo Spurio, Neoplasie civili, Edizioni Agemina, 2014.
[2] La poesia è ispirata al tragico episodio di cronaca accaduto nell’aprile del 2014 nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo dalla Corea del Sud dove una nave con 475 persone, prevalentemente ragazzi in gita scolastica, azzardò una manovra sconsiderata. Come esito, la nave si ribaltò e si contarono moltissimi morti (la gran parte dispersi), mentre il capitano, reo anche di aver abbandonato la nave prima di mettere in salvo i passeggeri, si salvò. [N.d.A.]

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