Giorgia Catalano su “Per una strada” di Emanuele Marcuccio

PER UNA STRADA
di Emanuele Marcuccio
Ravenna, SBC Edizioni, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Poesia
 
Recensione a cura di Giorgia Catalano
 
 
“[…] il colore e la vita/ si adagia, si sospende,/ si abbatte,/ e non ti chiedi nulla,/ e non richiedi il perché,/ e avanti, avanti…”
 
emanuele marcuccio - per una stradaAlcuni versi estrapolati dalla lirica intitolata “Filo”, componimento ancora giovanile del nostro autore, Emanuele Marcuccio, per evidenziare con quali importanti metafore ci stiamo confrontando – oltretutto, rafforzate dalla sillessi di numero che gli permette di adottare verbi riflessivi al singolare con un soggetto plurale “il colore e la vita si adagia (…)”.
Il filo è la nostra vita con i suoi eventi frustranti, o gioiosi, che si attorcigliano tra loro ferendoci, od innalzandoci senza poterne comprendere le più intime ragioni.
Ciò che conta è proseguire il proprio cammino su quella strada che ci vede viandanti, talvolta senza meta, inconsapevoli della nostra destinazione.
È proprio “Per una strada”, per una strada senza fronde -come recita il nostro autore- (e quindi, senza la possibilità di ripararsi, almeno in parte, dalle intemperie) che noi siamo tenuti a camminare per affrontare la vita.
Questo, soltanto uno dei temi trattati da Marcuccio in questa sua prima silloge poetica che ritrae molto bene, attraverso metafore ed immagini nitide rese forti, molto spesso, dall’uso di un linguaggio prevalentemente “classico”, la fragilità umana e quelle paure che accompagnano, seppure in modo diverso, ogni età.
Il rispetto e la passione che il nostro Poeta nutre nei confronti dell’Arte in ogni sua accezione e, soprattutto, della Letteratura e dei Grandi che l’hanno rappresentata, sono bene evidenziati dalle numerose poesie a loro dedicate (penso a Chopin, a Vittorio Alfieri e a diversi altri noti ed intramontabili artisti) che accompagnano Marcuccio nella sua evoluzione.
Sono, per lui, esempi importanti, riferimenti dai quali attingere linfa ed ispirazione.
Emanuele Marcuccio libera i suoi malanimi, le sue angosce giovanili, con pennellate di tristezza dal sapore di inquietudine per un futuro sconosciuto.
È ottimo osservatore della realtà che lo circonda e, come è proprio di un vero poeta dall’acuta sensibilità, respira ogni sfumatura, ogni attimo, ogni piccolo dettaglio di ciò che vive, di ciò che vede (penso, per esempio, alle liriche: “Al mio piccolo pappagallino” e “Il grillo col violino”).
Instancabile nella ricerca di termini sempre appropriati, che bene si fondano tra loro, riesce a creare una musicalità che ricorda i canti antichi.
Forse, in questa raccolta, la Poesia di Marcuccio potrebbe apparire fuori dal tempo, legata a stilemi arcaici, ma, a mio parere, è proprio tra il sapore d’altri tempi che è nascosto il fascino dei suoi scritti, perché sapientemente costruiti, senza inutili orpelli linguistici e mescolanze di stili.
 
 
Giorgia Catalano
 
Torino, 9 settembre 2014
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