“Nelle navi di cemento e amianto” di Vincenzo Monfregola: come sostenere il progetto di crowfunding

Nelle navi di cemento e amianto di Vincenzo Monfregola

Silloge di prossima pubblicazione – libri dal basso/crowfunding con Marotta & Cafiero Editore, Napoli 

17474573_10212819350469428_135616267_n«In questo libro c’è il racconto dei miei anni, percorro con i lettori il tempo che mi ha portato alla scelta del “chi” diventare da grande, chi esser per me stesso sui principi educativi che mi sono stati trasmessi. É un esperimento, un progetto che ho sviluppato nel tempo, è un percorso che mi ha portato alla consapevolezza di quanto io abbia vissuto in assoluta armonia grazie alla mia famiglia».

Nelle navi di cemento e amianto è un doppio libro, le poesie si alternano col raccontarsi del poeta. È l’autore che si sveste e regala l’anima ai lettori.

«Guardarsi riflesso nello specchio del tempo, là dove l’infanzia viene rubata.

Nelle navi di cemento e amianto esiste un solo colore, di grigio si veste un bambino ma trova il sorriso dove i fiori sembrano avere i petali tinti di nero».

 

Come sostenere il progetto?

Leggere sulla pagina della casa editrice dedicata a questo progetto editoriale cliccando qui.

 

Chi è l’autore?

Vincenzo Monfregola nasce a Napoli nel 1976, frequenta l’istituto tecnico conseguendo il diploma in elettronica nonostante le sue attitudini per le materie umanistiche, per riscattare la sua passione inizia a intraprendere attività culturali, partecipa a numerosi Concorsi Letterari classificandosi egregiamente. Tra gli ultimi gli viene conferita la Targa di Merito al Premio Internazionale di Poesia “Alda Merini”, il Premio alla Carriera  per la Letteratura  al Gala di Poesia di Rende e nel 2016 viene proclamato vincitore assoluto al Premio “Renato Pigliacampo” nella Capitale Europea della poesia Porto Recanati. Pubblica alcune opere in antologie scolastiche e segue la sua prima silloge “Nel tempo dei girasoli” nel 2001; dinamiche personali portano l’autore ad abbandonare le parole in versi per undici anni, solo nel 2012 torna con la silloge “Follia” e la raccolta “Ruvido inchiostro”, nel maggio 2013 pubblica “Maschera”.

 

“Roma mi somiglia” di Serena Maffia. Recensione di Lorenzo Spurio

Serena Maffia, Roma mi somiglia, Passigli, Firenze, 2017

Recensione di Lorenzo Spurio 

Non ci si ferma ad osservare la Capitale, la città nella quale Serena Maffia, di natali calabresi, vive da molti anni, nel suo nuovo libro. In Roma mi somiglia (Passigli, 2017) la poetessa, nota per una serie di iniziative e realtà culturali e poetiche che presiede e nelle quali è coinvolta in prima linea, ci fa respirare odori speziati e vedere attraverso prospettive diverse, come se le visive che qui vengono proposte fossero filtrate di volta in volta da una sorta di griglia al di là della quale il lettore viene chiamato a posizionarsi. Di Roma c’è l’antichità e il sublime, la ricchezza architettonica ed il mito, i fasti e il barocco, ma anche l’indefinitezza e il caos, la vastità e un senso di mancanza,  il sintomo di un’antinomia che si realizza e viene vissuta tra il contesto ambientale e il mondo introspettivo. Particolarmente meritorie di attenzione sono quelle liriche nelle quali si dà traccia di scavi psicologici, letture emotive ed attestazioni di amore; un amore che non di rado è vissuto nella forma della mancanza, vale a dire in quella sensazione di famelica sete che amplifica il desiderio ma spesso fiacca il quotidiano. Sicché l’unione fisica, il rapporto coronato, l’esplicitazione di una gioia concreta e duratura sembrano latitare nei versi che si susseguono per dar spazio, invece, all’amore ricreato per mezzo della memoria (quello dei bei momenti vissuti, ormai lontani dal qui ed ora) e metabolizzato proprio per mezzo dell’atto poetico: la trascrizione dell’assenza non è annunciatrice di una condizione perentoria ed asfittica ma dà modo, proprio grazie alla forza maieutica del canto lirico, di fugare la sofferenza, la rabbia, il disincanto che potrebbero degenerare in cupo scoramento.

la scrittrice italiana Serena Maffia
Serena Maffia

Il libro spazia nella toponomastica e nella geografia locale; esso non contiene solo liriche d’amore ma anche grandangoli favolosi, cartoline pittoresche di città del nostro Belpaese nelle quali la natura si fonde all’architettura, la scienza all’antichità, il sentimento alla voglia di indagare. Lo sguardo verso queste piazze (quelle di Firenze, Napoli e Palermo, solo per citarne alcune) è così puntuale ed esteso da produrre un effetto di autofagia che rincorre un desiderio della totalità: Roma è diluita negli scorci, è presente nell’aria, è introiettata nel modo di vivere, per divenire un denominatore comune, una costante che è però in grado di ravvedersi e mutare. Serena Maffia, nei tanti rimandi al Tevere, alle sue anse, ai ponti, alle rive di quel bacino dalle acque “aspre” fa della Città Eterna una città d’acqua: non solo una “metropoli scoperta”, ma una sorta di golfo equoreo, un villaggio dove “piove mare”, nel quale si odono sciabordii e flessuosità. Lo sguardo, è quello ammaliato e dubitativo, circospetto e passionale di una donna che osserva il mondo, il suo uomo, ciò che la rende donna e completa: “ti guardavo come si guarda l’acqua/quando è immobile”.

Nel grand tour di alcuni dei maggiori capoluoghi del nostro paese si sovrappongono trame di immagini dove il ricordo è la carta copiativa e i tracciati vergati sono gli itinerari percorsi. Vie in qualche modo irraggiungibili e impraticabili al presente alle quali si ripensa; nell’atto del riaffiorare alla memoria esse vivono di vita propria, come un prolungamento temporale, ma è una vacua  sospensione.

Il libro è ricco di immagini positive e lucenti ma non è restio neppure alle zone di buio, quegli antri in cui ci si rintana in maniera illusoria e che, al contrario, esacerbano dolori, mancanze, incomprensioni, difficoltà con le quali dover convivere incluso quelle preoccupazione di matrice esistenziale, rovelli psicologici che incalzano inquinando pensieri: “ora che so di essere nessuna/ nessuno è un bambino al buio”. Una silloge apparentemente inclinata a guardare il mondo di fuori, ciò che ci circonda, dove agiamo, lo spazio che ci vede crescere ma che in realtà è un almanacco di fatti privati trasposti in pensieri nei quali si nota in maniera distinta l’influente carico del vissuto, l’evocatrice forza espressiva, la liquidità dei momenti nei quali Serena, lunatica e stanca, con un procedimento mimetico, si è disciolta. La sua acqua è verbo dell’anima.

Lorenzo Spurio

Jesi, 14-03-2017

“L’orecchio delle dèe”: la nuova silloge poetica dell’ascolana Giorgia Spurio

L'orecchio delle dèe - copertina - giorgia spurio.PNGÈ uscito il libro di poesie della poetessa marchigiana Giorgia Spurio,L’orecchio delle dèe (Macabor Editore, 2017), con prefazione di Emilia Sirangelo. 

“L’orecchio delle dèe” – ha dichiarato l’autrice a proposito del suo libro – è nato dall’esigenza di dare voce alle problematiche del nostro tempo attraverso simboli e figure mitologiche che l’antichità ci presta. La silloge si trasforma in un diario che raccoglie confidenze e silenzi. Se esistesse un Olimpo chiederemmo alle dèe di ascoltarci, mentre tali divinità nella poesia non sono che personificazioni di paure, disgrazie, preghiere.  Si vuol parlare della difficile situazione che vivono ogni giorno le donne, soprattutto le madri in particolare in alcune zone del mondo. Altrettanto difficile è la sorte dei bambini. Con i versi ho voluto esprimere il dolore e la speranza di chi trova il coraggio di fuggire da guerra e fame intraprendendo il duro viaggio della traversata del Mediterraneo, ma anche il coraggio di chi ogni giorno intraprende l’ardua traversata che è la Vita.”

C’è, quindi, nella poesia della Spurio non solo il rifiuto palese di voltare la testa dall’altra parte ma anche una innata capacità di sentire il dolore di una parte di mondo devastata dalla crudeltà delle guerre e dalla povertà:

“E le madri ridono./ E le madri piangono./ E ci sono madri che né ridono/né piangono/ per quel bambino senza nome, /senza giorno, senza età,/ per quel bambino che è/

senza profumo,/ quell’odore di latte che manca/ – l’assenza di una nuvola in un temporale d’estate – /quell’odore che si stringe e si contorce,/ ha solo un aspetto, il potere/ che ha l’odore di una lacrima.”

Trittico poetico Francesca Luzzio – Emanuele Marcuccio – Daniela Ferraro

PhotoGrid_per Dipthycha 4.jpgDal maggio 2010 il poeta e aforista Emanuele Marcuccio ha individuato numerosi dittici a due voci[1], alcuni anche senza una sua poesia. Di questi particolari dittici poetici sono edite tre Antologie su suo progetto e cura editoriale, che contengono anche dittici proposti da alcuni dei poeti partecipanti, come Giusy Tolomeo, Lucia Bonanni, Daniela Ferraro, Aldo Occhipinti, Silvia Calzolari e Maria Palumbo, e il cui ricavato vendite è interamente devoluto ad AISM:  Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, cʼispira…, Photocity Edizioni, 2013, pp. 90 (con postfazione di Alessio Patti), ISBN: 9788866824749;  Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, TraccePerLaMeta Edizioni, 2015, pp. 184 (con postfazione di Antonio Spagnuolo), ISBN: 9788898643257; Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, PoetiKanten Edizioni, 2016, pp. 180 (con prefazione di Michele Miano e con un saggio di postfazione di Lorenzo Spurio), ISBN: 9788899325374. Un quarto Volume, «Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…» è in lavorazione, che raccoglierà anche una sezione di nove trittici a tre voci, tra cui il presente, e il cui ricavato sarà devoluto per i terremotati del nostro centro Italia.

Scrive Marcuccio in un suo aforisma del 2016, sul dittico a due voci: “Il tema comune alle due poesie dei due autori è solo il punto di partenza per l’individuazione di un dittico a due voci; è necessario che ci sia anche una corrispondenza sonora o emozionale e/o di significanza, una sorta di corrispondenza empatica, una analogia, una affinità elettiva poetica (una dittica corrispondenza/comunicazione) e soprattutto i due autori del dittico a due voci devono attenersi ai rispettivi modi di fare poesia, senza cercare di imitarsi a vicenda, per non avere come risultato qualcosa di simile a una poesia a quattro mani. Il fine non è l’imitazione dell’altra poesia per cui si vuole individuare il dittico, ma l’affinità elettiva, l’analogia, l’empatia poetica”.

Come naturale evoluzione del dittico a due voci, nell’agosto 2016 nasce il trittico a tre voci. Tuttavia, in futuro, come ha dichiarato l’ideatore Marcuccio, non saranno individuati polittici a più voci, in quanto con la triade (tesi-antitesi-sintesi) si realizza la perfetta ‘trittica’ corrispondenza, non è necessario andare oltre, si creerebbe solo dispersione.

Alla vostra lettura il trittico poetico a tre voci sui ricordi, proposto dallo stesso Marcuccio, con i poeti Francesca Luzzio, Daniela Ferraro, Emanuele Marcuccio: “Ricordi” di Francesca Luzzio, “Larve” di Daniela Ferraro e “Ricordo” di Emanuele Marcuccio.

 

RICORDI[2] 

FRANCESCA LUZZIO 

Qui, vicino

al camino

guardo le fiamme

delle illusioni

e tra i vetri madidi

di sudore

i campi innevati

per amore.

Mi immergo nel tepore

dei ricordi senza nome,

cenere di un passato

carico di passione.

Sorrido piango

e mentre il gatto fa le fusa

scivola leggera

la musica disarmonica

della vita.

Nel brivido pesante

del patire di sbiaditi ricordi,

solo le tue rosse labbra

guizzano trasparenti

dalle fiamme…

e suda bianca la mia fronte

nel silenzio faticoso

dell’amore.

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LARVE[3]

DANIELA FERRARO 

E ritornano ancora

i ricordi inumati.

– Eppure, in bianche bare,

giacevano sul fondo –

Li ho sentiti ululare

dentro un sole ammalato

mentre graffia le nubi

mendicando la vita.

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RICORDO[4]

EMANUELE MARCUCCIO

O tu che l’ampia volta

della vita ascendi,

o tu che l’ampia prora

dell’azzurro varchi!

Il sonno m’inabissa profondo,

il mare mi plasma tranquillo,

ricado riverso

nel fianco ritorto,

ricado sommerso

nel freddo glaciale,

quel bianco dolore,

che mi arrossa la faccia,

quel freddo vapore,

che m’avvampa tremendo.

28 ottobre 1994

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[1] Così ha definito Marcuccio il dittico a due voci: una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

 [2] Francesca Luzzio, Ripercussioni Esistenziali, Thule, 2005, p. 16.

[3] Daniela Ferraro, Piume di Cobalto, Aletti, 2014.

[4] Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009, p. 51.

 

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I tre testi poetici vengono pubblicati su questo spazio per gentile concessione dei rispettivi autori e con la loro autorizzazione. Le immagini presenti su questo post hanno fini esclusivamente illustrativi e non commerciali.

“I giardini incantati”, silloge di Stefano Labbia

I giardini incantati di Stefano Labbia

Talos Edizioni, 2017, ISBN: 978-88-98838-72-1

Sinossi:

L’autore si confida con noi, aprendo le porte del suo mondo, del suo vissuto: all’interno de “I Giardini Incantati” troviamo poesie centrate su una cifra stilistica originale e su una I Giardini Incantati.jpgdimensione espressiva che si confronta con temi esistenziali, mantenendo la forza simbolica e la carica emotiva del testo. Sono testi efficaci, quelli del poeta romano, classe 1984, che, oltre a possedere una certa originalità di impostazione, elaborano un linguaggio vivo, moderno e coinvolgente, valorizzando efficacemente l’itinerario espressivo e i contenuti in una chiave personale e significativa, di grande essenzialità. Il Labbia insomma riesce a coniugare l’aspetto lirico (proprio della poesia) con quello di canto attuale, moderno in un volume davvero significativo nel panorama poetico letterario italiano. I suoi versi sono sottolineati da belle immagini, sono incisivi e tutto l’impianto d’insieme è bene architettato, composto con avvedutezza e curato stilisticamente tanto da sembrare anche di poter cogliere un accoramento esistenziale che è sicura prova di genuinità espressiva dell’autore.

L’autore:

Stefano Labbia Manfredi, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella Capitale, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Gli Orari del Cuore nel 2016 per Casa Editrice Leonida. Al lavoro sulla sua prima serie televisiva originale inglese di stampo teen drama, dal titolo “Fear”, di cui è unico ideatore e sceneggiatore, nel 2017 vedrà la luce la sua seconda silloge poetica, I Giardini Incantati per Talos Edizioni. Vive tra Roma e Londra. Collabora dal 2016 con le testate 2Duerighe.com (nella sezione spettacolo (cinema e teatro)), MyReviews (cinema – cultura), The Freak (autore – poeta) ed Oubliette Magazine (cinema, arte, teatro e musica). Ha inoltre collaborato alla stesura e all’ideazione di “Rivka” (Serie Italiana – 2016), “Boh” (Sitcom – finalista all’Infinity Film Festival di Mediaset 2016 – Ideazione, regia e sceneggiatura), “Butterfly Lies” (2015 / 2016 idea, soggetto e sceneggiatura), “Safe” (Soggetto e sceneggiatura – Tv Show USA – 2015), “Life Goes On – La Vita Va Avanti” (Soggetto e sceneggiatura – Film – 2015), “American Inn” (soggetto e sceneggiatura – Sitcom – USA – 2015).

Link al volume sul sito della casa editrice

Jesi palcoscenico di poesia. Il 12 marzo la premiazione del V Premio “L’arte in versi”

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Posticipata a seguito dello sciame sismico che ha interessato l’intera Regione, la cerimonia di premiazione della V edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato e presieduto dal critico letterario e poeta jesino Lorenzo Spurio, si terrà domenica 12 marzo al Palazzo dei Convegni di Jesi a partire dalle 17:30.

La serata conclusiva di questo importante appuntamento letterario che dal 2015 ha sede nella città federiciana, chiamerà a raccolta poeti provenienti da ogni parte d’Italia per l’appuntamento conclusivo dell’edizione 2016. L’intero evento è organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe, con il Patrocinio Morale della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi e la collaborazione delle Associazioni “Le Ragunanze” di Roma e “Verbumlandi-art” di Galatone (LE).

Presenterà e condurrà l’evento il Presidente del Premio, dott. Lorenzo Spurio, coadiuvato dalla dott.ssa Susanna Polimanti che ha presieduto la Commissione di Giuria formata da esponenti del panorama culturale nazionale: Michela Zanarella, Emanuele Marcuccio, Valentina Meloni, Giuseppe Guidolin, Stefano Baldinu, Cinzia Franceschelli, Alessandra Prospero e Luigi Pio Carmina.

Durante la serata si terranno intervalli musicali ad opera dei ragazzi della Scuola Musicale “Gian Battista Pergolesi” di Jesi diretta da Sergio Cardinali.

Per la sezione poesia in lingua italiana il 1° premio verrà consegnato a Lucia Bonanni di Scarperia / S. Piero a Sieve (FI) con la poesia “Da Viznar a Pripyat”, il 2° premio a Rita Muscardin di Savona con la  poesia “Padre se ancora m’ascolti” mentre il 3° premio alla poetessa sarda Carla Maria Casula di Alghero (SS) con “Parole di pioggia”.

Per la sezione poesia in dialetto il podio è così rappresentato: 1° premio a Luca Talevi di Ancona con la lirica “L’urlo”; 2° premio ad Angelo Maria Ardu di Flussio (OR) con la poesia “Soledade de unu pastore ‘etzu” e 3° premio a Massimo Fabrizi di Jesi (AN) con “Tàcido accordo”.

Alla sezione haiku il 1° posto a Nunzio Industria di Napoli, il 2° posto a Carla Bariffi di Bellano (LC) e il 3° posto Oscar Sartarelli di Jesi (AN).

Il Premio Speciale del Presidente di Giuria andrà ad Assunta De Maglie di Cingoli (MC) con la poesia “La malinconia del mare” mentre il “Trofeo Euterpe” sarà attribuito alla jesina Sabrina Valentini con una poesia di impegno civile dedicata alla drammatica scomparsa di Giulio Regeni avvenuta in Egitto.

Tra gli altri premi speciali figurano quelli gentilmente offerti da due associazioni culturali con le quali l’ Associazione Euterpe di Jesi mantiene rapporti di amicizia e collaborazione ossia il Premio Speciale Le Ragunanze conferito a Michele Paoletti di Piombino (LI) con la poesia “Interno, giorno” e il Premio Speciale Verbumlandi-art conferito alla poetessa Rosanna Di Iorio di Cepagatti (PE) con la poesia “Le favole e i giorni”.

Come negli anni passati la Commissione di Giuria ha deciso di conferire Premi alla Carriera e Premi alla Memoria a riconoscimento di insigni intellettuali del Belpaese che hanno arricchito il genere poetico mediante le loro opere e all’instancabile attività di promozione culturale. Il Premio alla Carriera verrà consegnato alla milanese Donatella Bisutti, poetessa, narratrice, saggista e giornalista, autrice di vari libri tra cui Inganno Ottico (1985) –vincitore del Premio Montale-, Colui che viene (2005 – introdotto da Mario Luzi), Rosa Alchemica (2011), il bestseller La Poesia salva la vita (1992). Ha tradotto opere di Edmond Jabès e di Bernard Noël; nel 2008 ha fondato la rivista «Poesia e Spiritualità» e nel 2015 «Poesia e Conoscenza». 

La Giuria assegnerà i Premi alla Memoria  a due esponenti rilevanti della poesia contemporanea: Giusi Verbaro e Pasquale Scarpitti.

Giusi Verbaro (1938-2015) poetessa calabrese, visse la gran parte della vita lavorativa a Firenze. Autrice di numerose raccolte poetiche tra cui Voglio essere voce (1970), A valenze variabili (1981), Itaca, Itaca (1988), Nel nome della madre (1997), Il vento arriva da uno spazio bianco (2013),… Nella sua Regione diede grande impulso alla poesia fondando i premi “Città di Catanzaro”, il “Cariati”, il “Città di Sant’Andrea”.

Pasquale Scarpitti (1923-1973), scrittore, giornalista RAI e poeta di Castel di Sangro (AQ), pubblicò i libri Terra promessa (1959), Canzone del Sud (1969), Pay Toll (1972) e Discanto (1976); collaborò alla principali riviste letterarie dell’epoca. Venne antologizzato nel volume Poesia Abruzzese del ‘900 curato da Gianmario Sgattoni (1961).

Durante la cerimonia verrà presentata e diffusa l’opera antologica del premio che contiene il saluto del Presidente di Giuria, tutti i testi dei vincitori a vario titolo, le motivazioni critiche stilate dalla Commissione e un appendice con le notizie d’autore dei membri di Giuria.

 

Info:

www.arteinversi.blogspot.it  –   arteinversi@gmail.com

www.associazioneeuterpe.com   –  ass.culturale.euterpe@gmail.com

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“Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare” di Daniela Quieti sab. 4 marzo alle Giubbe Rosse (Firenze)

Sabato 4 marzo alle ore 17:30 presso il Caffé Letterario “Le Giubbe Rosse” di Firenze (Piazza della Repubblica 13) verrà presentato al pubblico il saggio Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare della scrittrice, poetessa e critico letterario Daniela Quieti. L’evento si inserisce all’interno degli appuntamenti “Artisti & Autori alle Giubbe rosse” curati da Jacopo Chiostri e Anita Tosi. Interverranno Jacopo Chiostri (giornalista), Roberta Degl’Innocenti (poetessa) e Alessandra Ulivieri (Editrice). L’evento sarà ripreso dalle telecamente di Toscana TV per mezzo dell’inviato Fabrizio Borghini.A conclusione sarà oggerto breve drink/buffet agli intervenuti.

L’autrice

Daniela Quieti, scrittrice e giornalista, vive a Pescara. Iscritta all’Albo dell’Ordine dei giornalisti pubblicisti, è Direttore Responsabile del Periodico Logos Cultura e Presidente dell’omonima Associazione.. Dirige la collana editoriale di narrativa Emotion per la Pegasus Edition ed è nella redazione del quadrimestrale di poesia e letteratura italiana e straniera “I fiori del male”. Ha pubblicato i libri: I colori del parco (2007, poesia); Cerco un pensiero (2008, poesia); Altri Tempi (2009, narrativa); Echi di riti e miti (2010, narrativa); Uno squarcio di sogno (2010, poesia); L’ultima fuga (2011, poesia); Francis Bacon La visione del futuro (2012, saggistica); Quel che resta del tempo(2013, narrativa); Atmosfere (2014, narrativa); La Travolgente domanda – Cent’anni di Prufrock (2015, saggistica); Grendel e il Poeta Da Beowulf a Shakespeare (2016, saggistica). Numerosi i suoi contributi critici in antologie, curatele e volumi collettivi. È storicizzata in testi di letteratura fra cui Letteratura Italiana-Dizionario biobliografico dei poeti e dei narratori italiani dal secondo novecento ad oggi (2010) ed Evoluzione delle forme poetiche (2013).

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