“La valigia” di Letizia Tomasino, con un commento di Lorenzo Spurio

“LA VALIGIA” – POESIA DI LETIZIA TOMASINO

 

Una valigia è di cartone se il suo contenuto

sa di rassegnazione ed emigrazione.

La valigia degli emigranti contiene rimpianti

sa di terra lavorata e preghiere ai santi.

La valigia di chi parte dalla terra natia

sa di lacrime amare e poesia.

L’emigrante lascia la sua casa e la sua fanciullezza

per inseguire un sogno di rinascita e bellezza.

L’emigrante si adatta alla nuova vita,

ma resta col cuore sospeso fino alla sua dipartita.

Torna, ogni tanto, a visitare il paesello

vedendolo sempre come un gioiello.

Un paesello che perde un tesoro

se i suoi abitanti non hanno lavoro.

 

 

Commento di Lorenzo Spurio

La Tomasino dedica una poesia alla condizione drammatica, straniante e per certi versi inesorabile, dell’emigrazione. Lo fa toccando via via nei versi alcuni aspetti che connaturano questa situazione di sradicamento, lontananza e di spoliazione della propria identità. L’immagine richiamata è quella della valigia che, quale custode degli effetti personali, del mondo materiale che è possibile portare con sé da un luogo all’altro, diviene emblema di una condizione di transitorietà, di mancanza di certezze, di logorante sballottamento e di ansia emotiva. Se alla partenza fa seguito una traversata verso nuove frontiere, città, lingue che non si conoscono, vivo rimane l’amore custodito nel cuore verso le vestigia della propria nascita, le tradizioni, il proprio paese. Mentre si anela a qualcosa di migliore, la memoria del vissuto è così impetuosa al punto tale da rendere volitivo l’uomo nel ricreare un proprio ambiente, una propria esistenza di felicità o adattamento. Nei versi finali l’autrice ben richiama le ragioni del gesto migratorio, dettato, come spesso avviene, da ragioni di carattere economico e lavorativo.

 

L’autrice

unnamedLetizia Tomasino è nata a Palermo nel 1961. Dopo il diploma di ragioneria ha iniziato a lavorare nel campo ristorativo. Donna eclettica, dalle mille sfaccettature e amante dell’arte in tutte le sue forme. Cantante, fotografa e scrittrice. L’arte della scrittura la scopre dopo essersi ritirata a vita privata in campagna. Scrivere poesie e racconti che nascono da momenti del suo quotidiano, da incontri ed episodi fortuiti; trae ispirazione anche dalla sua grande fantasia. Ha pubblicato i libri di poesia Nel silenzio di un pallido mattino (Youcanprint, 2016), I colori della mia anima (Youcanprint, 2016), Sicilia mia Sicilia (poesie dedicate alla mia terra) (Youcanprint, 2016), Pensieri sparsi (PubMe, 2017), Una dolce amicizia (Youcanprint, 2017) e Adamo ed Eva e altre storie (Youcanprint, 2017); per la narrativa Un paesino tranquillo (Youcanprint, 2016), Palermo…in racconti (Youcanprint, 2016), Storie di provincia(Youcanprint, 2016), Lu scantu (Youcanprint, 2016),

[1] Letizia Tomasino, L’impudicizia dell’anima, PubMe, 2017.

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L’eroe islandese Ingólf Arnarson a Catania: il 23 giugno la presentazione dell’omonimo dramma epico di Marcuccio

«[Q]uesto ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»

Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.

 

Si presenta a Catania alle 11:30 sabato 23 giugno 2018 presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.

Relazionerà il critico letterario, poeta e scrittore Lorenzo Spurio, Presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, nonché prefatore del libro. La presentazione si inserisce nel corso di una due giorni di Poesia tra Messina e Catania, organizzata dalla stessa associazione.

Scrive Spurio nella Prefazione: «Il dramma di Marcuccio tratta con originalità e chiarezza di linguaggio molti topos dell’epica germanica: i riferimenti ai combattimenti, al cozzar di spade, all’importanza della fama e della gloria; l’impiego di prove per testare la valorosità dell’eroe; la credenza e l’invocazione del fato, spesso personificato, il tema del tesoro e il motivo del viaggio in terra straniera. Essendomi occupato di fatalismo germanico, devo riconoscere che nell’opera di Marcuccio il destino non è un semplice concetto, un’idea, ma viene caricato di un significato proprio facendo di esso quasi un personaggio. Fato, destino, sorte, fortuna sono concetti che derivano dall’antico inglese wyrd, spesso personificato dalle Norne, che si riferisce a una cultura precristiana, pagana. A tutto ciò Marcuccio aggiunge elementi che rimandano alla conversione dell’Islanda al cristianesimo: la presenza di un monastero e di monaci, l’influenza celtica, la presenza di croci che viene, quindi, a rappresentare una fase successiva di sviluppo politico-sociale-economico della vita dell’Islanda di epoca norrena.

Tuttavia ciò che Marcuccio narra non è solo un racconto epico, è molto di più. È evidente, infatti, la potenza del lirismo, soprattutto in alcuni momenti, come nella scena d’amore tra Sigurdh e Halldóra e, allo stesso tempo, di una certa vicinanza alla cultura popolare con riscontrabili cadenze e dialettismi che rendono particolarmente significativo e vivo il testo, sottolineando quanto sia importante la componente orale nella trasmissione della cultura.» (pp. 30-31)

 

Interverranno come correlatori:

Francesca Luzzio, poetessa e critico letterario, autrice della Quarta di copertina

Giusi Contrafatto, poetessa e Presidente dell’Ass. Culturale Caffè Letterario “Convivio” di Caltagirone (CT)

Luigi Pio Carmina, poeta e scrittore, curatore del blog culturale “Cultura Comunità Conoscenza Curiosità”

Sarà presente l’autore.

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L’autore

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974) è autore di quattro sillogi: tre di poesia – Per una strada (2009) Anima di Poesia (2014); Visione (2016) – e una di aforismi Pensieri Minimi e Massime (2012). È redattore delle rubriche di Poesia “Il respiro della parola” e di Aforismi “La parola essenziale” della rivista di letteratura Euterpe. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti. È stato ed è membro di giuria in concorsi letterari nazionali e internazionali. È presente in L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012) (2013). È ideatore e curatore del progetto poetico “Dipthycha” di dittici “a due voci”, del quale sono editi tre volumi antologici (2013; 2015; 2016) a scopo benefico. Nel 2016 completa un dramma epico in versi liberi pubblicato nel 2017 per i tipi della marchigiana Le Mezzelane, di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda (IX sec. d.C.). Cura il blog “Pro Letteratura e Cultura”. Di prossima pubblicazione un quarto volume del progetto “Dipthycha”.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi

SOTTOTITOLO: Un Prologo e cinque atti

AUTORE: Emanuele Marcuccio

PREFAZIONE: Lorenzo Spurio

POSTFAZIONE: Lucia Bonanni

NOTA STORICA: Marcello Meli

NOTA DI QUARTA: Francesca Luzzio

OPERA IN COPERTINA: Alberta Marchi

EDITORE: Le Mezzelane

GENERE: Poesia/Teatro

PAGINE: 188

ISBN: 9788899964634

COSTO: € 10,90

 

 

Info:

Evento FB della presentazione

Short-link vendita: https://goo.gl/vr5kwB

informazioni@lemezzelane.eu – www.lemezzelane.eu

marcuccioemanuele90@gmail.com – www.emanuele-marcuccio.com

Reading poetico “La goccia non è sinonimo di maltempo, ma la lacrima del mio malcontento” a Palermo il 23 febbraio

Venerdì 23 febbraio a partire dalle 17 presso la Sala Novecento dell’Hotel Joli a Palermo (Via Michele Amari 11) si terrà il reading poetico “La goccia non è sinonimo di maltempo, ma la lacrima del mio malcontento” a cura del poeta e scrittore Luigi Pio Carmina, redattore della rivista di letteratura “Euterpe”. L’evento, organizzato con la collaborazione di Libreria Spazio Cultura e del Liceo Musicale “Regina Margherita” di Palermo, sarà presentato assieme alla poetessa Miriana Di Paola e vedrà anche la proiezione di opere dell’artista Edoardo Dispenza. Seguiranno interventi musicali di Gabriele Antinoro (violino) e Marco Di Giuseppe (chitarra) del Liceo Musicale “Regina Margherita”.

Info: luigicarmina@gmail.com 

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L’intellettuale Michele Miano su “Ingólf Arnarson” di Emanuele Marcuccio

Dramma_cover_front_900.jpgNon avrei mai potuto immaginare che il poeta siciliano Emanuele Marcuccio potesse cimentarsi anche con il dramma epico: un genere letterario sui generis, desueto e poco diffuso nella letteratura contemporanea. Marcuccio, noto poeta palermitano, ci consegna un’opera unica, incredibile, un affresco pittoresco di una civiltà a cavallo tra mito e realtà e come osserva acutamente il prefatore Lorenzo Spurio, “La materia utilizzata da Marcuccio è in parte storica e in parte fantastica, tanto che potremmo dire leggendaria”.

L’ambientazione è l’isola di Islanda del IX secolo d.C. dove si narra la vicenda umana e leggendaria del condottiero norvegese Ingólf Arnarson e dove l’ambientazione storica e suggestiva di sapore “fiabesco” è il pretesto per narrare una storia fantastica. Impossibile raccontare gli infiniti episodi, le vicende incalzanti di questo dramma; il tutto mescolato sapientemente da Marcuccio ai topos dell’epica germanica, e dove il protagonista rivela la sua virilità di eroe solitario, tradito dai suoi stessi compagni ma che assolve a una missione indicatagli dal fato.

La più antica epica medievale, nata in età pregermanica, cui il poeta attinge nella creazione dei suoi personaggi ed episodi, conserva ancora i caratteri dell’epopea greco-romana (basti pensare alle vicende di Sigfrido). E i modelli classici sono sempre alla base dell’ispirazione letteraria di Marcuccio. Ricordiamo i caratteri riguardo alla narrazione del “meraviglioso”, popolato da draghi, nani, streghe, divinità pagane, duelli, combattimenti che intervengono nelle vicende umane, oltre a conservare dell’epica classica il pathos di fatale predestinazione dell’eroe protagonista.

Ma è la fervida immaginazione del poeta, oserei dire, di sapore “salgariano” che evidenzia uno stile asciutto e vigoroso come insegna la lezione dello scrittore veronese, autore dell’indimenticabile ciclo malese e che ha fatto sognare generazioni di adolescenti e non. Sembrerebbe un accostamento azzardato, fuori luogo e poco pertinente. In effetti, come Emilio Salgàri viaggiava con la fantasia e nello stesso tempo si documentava minuziosamente prima di scrivere un romanzo delineando i suoi personaggi, frutto di pura invenzione, inseriti in un accurato contesto storico e che hanno sempre incarnato ideali di libertà, giustizia, indipendenza, così l’opera di Marcuccio affonda le radici non solo in un solido retroterra culturale di matrice classicheggiante ma mescola sapientemente episodi, personaggi leggendari con dovizia di particolari descrittivi tali da rendere vivo, attuale e “palpitante” il suo dramma epico, rinvigorendo ancor di più quegli ideali di libertà, giustizia e indipendenza, cari a tutti i popoli. Non più un dramma epico calato nella lontana e remota isola di Islanda del IX secolo d.C. ma quasi una metafora di una “meta-realtà”, una sorta di tentativo di riscatto dell’umanità intera da ogni forma di colonizzazione e soggiogamento fisico e morale. Un monito nei confronti dell’umanità intera nell’acquisizione di una nuova e moderna coscienza, senza mai dimenticare le proprie radici e la propria identità.

E in un’epoca cibernetica come la nostra popolata purtroppo non da fate, folletti e draghi ma da istrioni e demagoghi, “soloni” della cultura e dispensatori di false immagini patinate, ecco che il dramma epico Ingólf Arnarson potrà aiutarci a sognare l’ “isola che non c’e”.

MICHELE MIANO

Milano, 15 settembre 2017

 

L’autore della recensione ha dichiarato, sotto la sua unica responsabilità, di essere l’unico proprietario dei diritti sul testo e che la pubblicazione sul blog è consentita dietro sua autorizzazione. La pubblicazione del testo – in forma integrale o di stralci – non è permessa, in assenza del permesso dell’autore. Il gestore del blog è sollevato da eventuali casi di plagio o furbeschi copia-in-colla non autorizzati.

“Credere in qualcosa per viverla come la si vuole”, reading ideato da L.P. Carmina a Palermo il 18 gennaio

flower-2071522_960_720Il poeta e scrittore Luigi Pio Carmina, nonché Redattore della Rivista di Letteratura Online “Euterpe” è felice di invitare alla partecipazione al reading poetico ispirato al suo aforisma che così recita: “Credere in qualcosa per viverla come la si vuole”. L’evento, che sarà condotto dallo stesso Carmina in collaborazione con Myriam De Luca, si svolgerà il prossimo 18 gennaio alle 16 presso l’Università Popolare di Palermo (UNIPOP) in Via Parrini n°14 (angolo via Brunelleschi, traversa di viale Michelangelo). È possibile partecipare inviano una poesia, un racconto, un monologo o una canzone alla mail luigicarmina@gmail.com specificando nell’oggetto “Reading Unipop”. Sarà possibile far interpretare la propria opera da un attore specificandolo nella mail. Il termine ultimo per l’invio delle proprie candidature è fissato al giorno 11 gennaio 2018. Con la presente si ricorda che la lettura delle opere sarà intervallata da brani musicali e da un’estemporanea di pittura.

“Via Paganini, 7” di Myriam De Luca. Recensione a cura di Francesca Luzzio

Il romanzo di Myriam De Luca, Via Paganini, 7 (Spazio Cultura Edizioni, Palermo, 2016) possiamo definirlo un romanzo di genere psicologico, infatti Viviana, la protagonista, da narratrice omodiegetica, racconta la sua vita, la sua storia, non certo indotta da una volontà di oggettivazione narrativa del suo vissuto, quanto dall’esigenza di chiarire a se stessa le ragioni del suo esistere.  

9788894006971_0_0_1415_75.jpgGli eventi esterni della prima fase della sua vita sono stati motivo di smarrimento e sofferenza, tali da indurla a ricercare se stessa, per capire cosa vuole veramente realizzare, insomma, per esserci nel senso heideggeriano del termine, ossia vivere un’esistenza caratterizzata da un’intenzionalità verso il mondo. Ma quella di Viviana, sarà un’intenzionalità che non conduce all’angoscia della morte, come per Heidegger, ma alla gioia di vivere e morire nel dedicarsi agli altri, nel trovare, porgendo la mano a deboli e indifesi, la ragione di essere hic et nunc

Viviana vive una situazione familiare che non comprende, che determina in lei un dolore indescrivibile: la madre e in genere tutta la sua famiglia la trattano da estranea, ma tale affermazione è un eufemismo, di fatto la disprezzano e questo le procura una sofferenza tanto più grande, quanto più inesplicabili sono per lei  le motivazioni di tale comportamento, né  l’affetto patinato del suo fidanzato o quello sincero e autentico di una sua zia o di un’amica  riescono ad attenuare in lei la condizione di smarrimento che vive, il progressivo annullamento del suo ego che tutto ciò determina. 

Nasce così l’esigenza  di cercarsi, di dare una direzione alla sua vita e lo farà attraverso un  viaggio  che segni un taglio con il passato, e una nuova dimora, Torino, dove, inserendosi nel mondo del lavoro, anche quello più umile, conoscerà altra gente  e, nell’iter faticoso dei giorni, troverà nell’amore verso gli altri, verso i sofferenti, anche solo per l’età, come i vecchietti del pensionato dove alla fine lavora, la ragione vera e il senso della sua vita.  Né la morte della zia e una sua lettera rivelatrice delle ragioni del disprezzo alterano la sua serenità.   

Il viaggio pertanto, come nell’Odissea di Omero o nell’Ulisse di Joyce diventa strumento di conoscenza degli altri e di costruzione della propria identità. Socrate, d’altronde, sosteneva che l’uomo non può che tendere a scoprire quello che è e quello che deve fare per vivere nel modo migliore e conoscere il modo più adatto per essere felice e Viviana, in fondo, fa tutto questo e neppure la cruda verità (l’essere frutto di uno stupro), rivelatrice delle ragioni del disprezzo  nei suoi confronti, riesce a turbare l’equilibrio da lei raggiunto: il perdono e l’amore trionfano.

Lo svolgimento diacronico degli eventi fa sì che in genere fabula e intreccio coincidano, ma non mancano feed-back memoriali sollecitati da occasioni che, come la madeleine di Proust,  immergono nel passato; ad esempio, il vedere anche la spazzatura “vestita a festa” a causa della neve, ricorda alla protagonista, quando sua madre l’agghindò nel migliore dei modi possibili, per partecipare a una festa di gente che contava, offrendo così alla Viviana adulta e consapevole  l’opportunità per scagliarsi contro l’arrivismo della classe borghese emergente.

A livello formale, la scrittrice va alla ricerca di un linguaggio essenziale e pregnante e che nello stesso tempo trasfigura la realtà descritta (ad esempio, la già citata spazzatura “vestita a festa”), rendendola allusiva e polisemica. Ciò ha comportato in genere l’adozione di una dimensione lirica, la realizzazione di pagine nelle quali l’uso di clausole poetiche e il valore fonico delle parole danno consistenza anche emotiva alle vicende narrate e generano, di conseguenza, una sorta di intensa empatia tra lettore e narratrice-protagonista.

A pagina 101  si legge: “Amore che non ha bisogno di parole, amore che si traduce attraverso l’intenso linguaggio degli occhi…, amore che non si aspetta nulla in cambio, amore che non si accorge…, amore che non sa neanche cos’è l’amore…”. Orbene, sono numerosi i periodi che come questo, grazie alle anafore, alle allitterazioni, alle rime o quasi rime, cesellano di poesia la prosa, pertanto non si reputa erroneo sostenere che trattasi in genere di  “prosa lirica”.

FRANCESCA LUZZIO

 

L’autrice della presente recensione dichiara, sotto la sua unica responsabilità, di essere la naturale e unica proprietaria dei diritti sul testo. La pubblicazione del testo è consentita su questo spazio dietro autorizzazione dell’autrice senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.

Il recital “Idiomi poetici” della Ass. Culturale Euterpe alla Real Fonderia (Palermo) il 24 giugno

Sabato 24 giugno a partire dalle 17 presso la Real Fonderia Oretea a Palermo (alla Cala) si terrà il reading poetico “Idiomi poetici: versi dell’anima ed echi” ideato e promosso dalla Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN). L’evento, sostenuto moralmente dal Comune di Palermo e dalla Regione Siciliana, sarà impreziosito dagli interventi musicali del “Laboratorio Musica Insieme” del Liceo Musicale Regina Margherita di Palermo. Il detto istituto, assieme alla Libreria Spazio Cultura di Palermo hanno deciso di aderire quali enti che collaborano alla iniziativa poetica.

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L’esterno della Real Fonderia a Palermo

La serata poetica sarà introdotta e condotta dal dr. Lorenzo Spurio, poeta e critico letterario nonché Presidente della Associazione Culturale Euterpe, organizzatore assieme ai poeti Luigi Pio Carmina, Emanuele Marcuccio ed Emanuela Inglima nell’anno passato di un altro reading poetico tenutosi presso la Sala delle Carrozze di Villa Niscemi.

Parteciperanno i poeti: Angelo Abbate, Elvio Angeletti, Giuseppe Barcellona, Antonio Barracato, Angelica Camassa, Luigi Pio Carmina, Melchiorre Carrara, Maria Salvatrice Chiarello, Rosa Maria Chiarello, Annalena Cimino, Giuseppe D’Agrusa, Bartolomeo Errera, Pierangela Fleri, Salvatore Greco, Giuseppe La Rocca, Rosaria Lo Bono, Stefano Lo Cicero, Francesca Luzzio, Gabriella Maggio, Emanuele Marcuccio, Giovanni Mattaliano, Emilia Merenda, Maria Elena Mignosi Picone, Pietro Mistretta, Antonella Montalbano, Maria Rita Orlando, Franco Pastore, Guglielmo Peralta, Cinzia Pitingaro, Giovanna Pizzo, Luciana Raggi, Gianluigi Redaelli, Teresa Riccobono, Maria Antonietta Sansalone, Alfredo Sant’Angelo, Eleonora Scarpitta, Antonino Schiera, Lorenzo Spurio, Lucia Triolo, Marco Vaira.

L’incontro culturale è liberamente aperto al pubblico.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

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