Esce “Dillo a te sola” di Giusy Tolomeo

Bisogna rimanere immobili per far sì che l’anima della persona amata ci pervada, che la sua profondità ci tocchi; in quell’istante, anche il tempo sembra fermarsi e l’attimo diviene eterno. – Emanuele Marcuccio

Dillo-a-te-sola_cover_front_900TraccePerLaMeta Edizioni ha pubblicato Dillo a te sola, seconda silloge poetica della siciliana Giusy Tolomeo, per la cura editoriale del poeta e aforista palermitano Emanuele Marcuccio, ivi presente con un suo aforisma in esergo.

Scrive Marcuccio nella prefazione: «La siciliana Giusy Tolomeo […] ritorna qui con una seconda silloge, Dillo a te sola, una raccolta di poesie d’amore, dove questo tema viene affrontato per ben centouno titoli e in tutte le più varie sfaccettature. […] In queste liriche l’amato, come ci avverte in dedica la stessa poetessa, viene idealizzato […] assumendo caratteristiche superumane, quasi divine. [I]l lettore attento non potrà non riconoscere l’omaggio shakespeariano contenuto in “Sentirti dire…” con la riproposizione della metafora delle labbra come due pellegrini e lo stesso pudico rossore di Romeo e Giulietta al loro primo incontro alla festa in casa Capuleti […]»  (dal risvolto di copertina)

Luciano Domenighini a chiusura della postfazione scrive: «Centouno liriche che si leggono tutte d’un fiato, come una sola lunghissima, ininterrotta composizione poetica, nella luce, nell’aria di un sentimento vitale, in un amoroso, gioioso flusso di pensiero.»

Scrive Francesca Luzzio in quarta di copertina: «Quasi un diario poetico che, nel succedersi progressivo dei giorni, esplica il variegante dipanarsi del sentire e del vivere l’amore per un lui, ora tangibile realtà, ora sogno e chimera. I versi talvolta sembrano esprimere l’ancestrale ed adolescente input all’amore che, nel suo primo apparire nell’anima, cerca sinfonica rispondenza per raggiungere la pienezza dell’io. In tale ricerca, la complicità degli elementi della natura che ridono o piangono insieme a lei, spesso in un consustanziale sentire o panica sintesi che innalza il desiderio dell’io a cosmica condivisione.

Il linguaggio poetico insieme nitido ed etereo, analogico o comparativo è adeguato alla proposizione verbale dell’ispirazione che trova nel coinvolgimento simbiotico della natura, lo strumento più idoneo all’espressione del possesso o dell’aspirazione all’oggetto del desiderio e nello stesso tempo, ad una sua mitica trasfigurazione. A tale esito, nello scorrere fluente e libero dei versi,concorrono anche le numerose occorrenze di amare/amore e le frequenti anafore, che marcano con il ripetersi a inizio verso delle parole, le coinvolgenti sensazioni ed emozioni della poetessa.»

 

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Dillo a te sola

AUTORE: Giusy Tolomeo

CURATORE D’OPERA E PREFAZIONE: Emanuele Marcuccio

POSTFAZIONE: Luciano Domenighini

NOTA CRITICA DI QUARTA: Francesca Luzzio

EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni

ISBN: 978-88-98643-41-7

COSTO: 11 €

Giusy Tolomeo è nata a Vittoria (RG) nella bella Sicilia. È poetessa e scrittrice. Ha pubblicato due romanzi, Dune (1994); Il giovane Siddharta (Edicom, 1998) e la silloge di poesia, Davide e Betsabea (Albatros, 2012). Ha insegnato italiano e musica, ha organizzato musical e spettacoli di arte e poesia in diversi teatri. Appassionata di giornalismo, nel 1972 intervista Pinolo Scaglione, il Nuto de “La luna e i falò” di Cesare Pavese. Dal 18 settembre 2013 collabora con la Casa Editrice Panini di Modena attraverso la pubblicazione di filastrocche. Il 2 luglio 2014 fonda il Movimento poetico-culturale dell’Empatismo al quale è legata in modo speciale. Dal 2015 collabora al mensile on-line di cultura e società, People Magazine di Cittadella (PD).  (dal risvolto di quarta)

“Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio letta e commentata da Francesca Luzzio

“Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio (2015)

Recensione di Francesca Luzzio

Dipthycha 2_original_front_cover_900DIPTHYCHA 2 è un’antologia che s’inserisce in un progetto originale che trova la sua matrice nella volontà di dare concretezza espressiva ad una poetica chiaramente enunciata nel “Manifesto dell’Empatismo”. Esso attribuisce alla poesia una funzione terapeutica e socializzante sia perché è fautrice di una comunicazione emotiva ed empatica, proposta “con la forma verbale più profonda mai creata dall’uomo”, sia perché esprime anche una morale ed un’etica fondata su sani principi umani e cristiani. Dire di no alla guerra, al razzismo, alla violenza in un’epoca in cui l’uomo vive lontano da ogni principio morale, chiuso in un egotismo sfrenato, che trova solo nel potere e nel denaro la sua gratificazione, è sicuramente la nota più rilevante ed importante del manifesto. Dal punto di vista più strettamente estetico, il manifesto afferma che solo “uno sguardo pieno di meraviglia” porta  all’ispirazione e quindi ad una creazione poetica che non sia “puro artificio, ma piacere “per gli occhi e per l’anima”. L’atteggiamento meravigliato del poeta ripropone Pascoli e la poetica del fanciullino, ma fa ricordare anche G. B. Vico che considera la poesia come tipica espressione dell’uomo primitivo che prima sente “senza avvertire” poi avverte “con animo perturbato e commosso” la realtà che lo circonda (Scienza nuova, LIII Degnità). Rilevate alcune importanti componenti culturali che stanno alla base dell’intuizionismo dei poeti empatici, ci si chiede come i versi che in tale poetica trovano matrice possano essere anche piacere per gli occhi. Lo sguardo meravigliato del poeta è foriero di poesia che reca piacere all’anima, all’immaginazione , non agli occhi, tranne che questi ultimi non ne siano metonimia e sicuramente lo sono: occhi per immaginazione, concreto per astratto. Tale rilevazione è opportuno effettuarla perché il piacere visivo esige proprio un ricorso a quell’artificio esplicitamente ripudiato, insomma implicherebbe, ad esempio, un ritorno alla “poesia visiva” tipica dei calligrammi di Apollinaire o di Marinetti.

Sebbene novecentesca, tipica delle avanguardie, l’idea del manifesto, quale strumento di aggregazione ideologico-estetica, è molto apprezzata perché, di fronte all’individualismo e alla solitudine, esorbitanti anche in ambito letterario, risponde al bisogno di condivisione e di aggregazione, a prescindere dal fatto che essa sia telematica o reale e il sottotitolo dell’antologia, Dipthycha 2, “Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…” evidenzia l’importanza del comunicare a prescindere dallo strumento che ce ne consente la realizzazione. Così i diptycha, le tavolette cerate dell’epoca romana, assurgono al ruolo di metafora simbolica della comunicazione virtuale che se nella prima antologia era “anche” strumento d’ispirazione, adesso lo è “sempre” e ciò rileva l’importanza che viene attribuita a tale tipo di corrispondenza poiché consente comunque l’esternazione empatica di pensieri, emozioni e sentimenti suscitati da temi e problemi in cui la vita ci coinvolge.

La realizzazione di questa seconda antologia conferma il successo del progetto e rappresenta la concretizzazione cartacea della possibilità comunicativa che il virtuale ha concesso. Così Emanuele Marcuccio “condivide” con Silvia Calzolari l’entusiasmo per tale forma d’interazione, con Ilaria Celestini, il dolore per la violenza e gli abusi che si esercitano sulle donne, con Grazia Finocchiaro il perdersi rapito nel mare, con Ciro Imperato l’angoscia del terremoto in Abruzzo e così via…

Ovviamente Marcuccio e gli autori con cui si corrisponde, pur trattando lo stesso tema, lo propongono assecondando il proprio stile e il proprio nucleo ispirativo, così siamo di fronte ad un poliedrico dipanarsi di emozioni e di modalità espressive.

In tale “corrispondenza d’amorosi sensi” per ripetere lo stesso sintagma foscoliano, adoperato da E. Marcuccio, è chiaro che questi da interlocutore protagonista che si confronta e comunica con altri poeti comprimari, fa sì che l’antologia acquisti quell’originalità strutturale che la rende gradita a qualsiasi lettore che non può non sentire sollecitate la sua curiositas e la sua emotività di fronte alla “dittica” proposizione tematica.

Appare fuori luogo soffermarsi sulla specificità dei singoli autori e delle singole poesie, sia perché splendidamente presi in considerazione da Luciano Domenighini, sia perché esula dalla intenzione interpretativa del progetto e del manifesto, che è all’origine del presente articolo.

Francesca Luzzio

Palermo, 20 luglio 2015

Santina Russo sull’antologia “Dipthycha 2” di Emanuele Marcuccio

Dipthycha 2 – Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…

Emanuele Marcuccio e AA. VV.

Recensione di Santina Russo

Dipthycha 2_original_front_cover_900A distanza di circa un anno dalla pubblicazione di “Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…” Emanuele Marcuccio ci sorprende con una nuova raccolta che della prima si nutre e si arricchisce.

Nella presente raccolta emerge con maggiore enfasi e convinzione la volontà di trasmettere, attraverso la poesia, la relazione empatica che naturalmente può instaurarsi tra artisti diversi che, inconsapevolmente, trattano lo stesso tema, seppur con stili, linguaggi e sensibilità diversi, anche in contesti sostanzialmente distanti.

Dopo un’interessante introduzione dell’autore, la raccolta presenta un “Manifesto dell’Empatismo”, la dichiarazione poetica di un nuovo gruppo di artisti che elegge “il dittico poetico a due voci e il pluricanto come forme per eccellenza di empatia poetica e come forme di poesia empatista per antonomasia”. I poeti empatisti vogliono che autori e pubblico vivano le stesse emozioni fin tanto che gli uni possano meglio comprendere ed esprimere la sensibilità dell’altro e viceversa, nel significato più autentico del termine empatia. L’empatia permette a ciascuno di noi di conoscere meglio sé stesso e la propria arte attraverso il confronto con gli altri.

È doveroso, innanzitutto, precisare con quale accezione il poeta Marcuccio utilizza il termine “dittico”: il dittico, esistente già nella tradizione letteraria come una coppia di composizioni poetiche dello stesso autore sul medesimo tema, nel progetto di Marcuccio si evolve e si apre al prossimo. Il dittico poetico ideato da Emanuele Marcuccio è costituito da due liriche di due diversi autori su una tematica comune, “in una sorta di corrispondenza empatica”. I poeti affrontano lo stesso tema con stili e linguaggi diversi, operano in contesti spesso assai distanti ma i frutti della propria creatività artistica riescono ad esprimere empaticamente la medesima ispirazione.

I dittici sono corredati da autorevoli commenti critici dello scrittore Luciano Domenighini che offrono ulteriori spunti di riflessione e rivelano gli aspetti tecnici e stilistici ai lettori privi di strumenti adeguati a individuarli autonomamente.

Un ulteriore elemento di novità è rappresentato dal fatto che, attraverso le nuove tecnologie multimediali, la relazione empatica tra artisti è resa possibile anche a distanza, attraverso quel “foglio di vetro impazzito” che diventa il canale di comunicazione privilegiato tra i poeti moderni. La poesia è un bene comune e l’appello che il poeta Marcuccio rivolge agli artisti è proprio quello di trovare le “affinità elettive” nei versi di altri poeti, di provare a creare dittici a due voci, di sperimentare un nuovo modo di fare poesia che liberi il poeta dallo stereotipo alquanto diffuso di personaggio inquieto e solitario.

Il messaggio di Dipthycha 2 è un inno alla poesia gioiosa, alla fraternità artistica e alla sperimentazione della tradizione letteraria in chiave moderna.

Santina Russo

Barrafranca (EN), maggio 2015