“I Bambini Ciliegio e altre storie” di Giorgia Spurio

Esce il nuovo libro della scrittrice ascolana Giorgia Spurio

copertina ufficiale - i bambini ciliegio e altre storie.jpgSi tratta del libro di fiabe “I Bambini Ciliegio e altre storie” (Macabor Editore, 2018).
“I Bambini Ciliegio e altre storie” raccoglie cinque storie con protagonisti i bambini.
Funghi, rose, bimbi hanno qui una loro vita fiabesca e rendono ancora più magica la bellezza di una natura straordinariamente viva. E poi c’è tanto altro ancora da scoprire.
È un libro ideale per piccoli e grandi, da leggere insieme per riflettere sull’infanzia, la magia, la natura, l’ecologia, il bullismo, i sogni, la famiglia, l’amicizia, le diversità.
L’età di lettura è dai 7 anni.
Le storie sono così distinte: una storia dal Bosco, una storia di Fate, una storia dal Passato, una storia di Oggi, una storia di un Dolore e di una Rinascita.
Ad arricchire il libro ci sono i disegni dell’illustratrice ascolana Federica Orsetti.

Scheda libro “I Bambini Ciliegio e altre storie”:
http://www.macaboreditore.it/home/index.php/hikashop-menu-for-products-listing/product/39-i-bambini-ciliegio-e-altre-storie

L’autrice

Giorgia Spurio è nata il 21 dicembre 1986 ad Ascoli Piceno, laureata in Lettere presso l’Università “Carlo Bo” di Urbino. È musicista. Lavora nel sociale come educatrice. Insegna musica nelle scuole primarie e d’infanzia. È vicepresidente della Cooperativa Sociale Il Melograno. Collabora con le ACLI, ideando e lavorando per progetti di educazione civica destinati ai ragazzi delle scuole. Ha pubblicato libri di poesia vincendo a prestigiosi premi letterari, tra cui “Quando l’Est mi rubò gli occhi”, “Dove bussa il mare” e “Le ninne nanne degli Šar”. Nel 2017 pubblica il romanzo “L’inverno in giardino” (Edizioni Montag) e il libro di poesie “L’orecchio delle dèe” (Macabor Editore). Vince il Premio InediTO – Colline di Torino per la narrativa ed è premiata al Salone del Libro di Torino. Nel 2018 esce il libro di fiabe “I Bambini Ciliegio e altre storie” (Macabor Editore).

FB: https://www.facebook.com/GiorgiaSpurioScrittrice/

Twitter: https://twitter.com/SpurioGiorgia

Annunci

“L’attimo in più” di Marco Squarcia, recensione di Lorenzo Spurio

L’attimo in più

di Marco Squarcia

Simple, Macerata, 2014

ISBN: 9788869240119

Pagine: 85

 

Recensione di Lorenzo Spurio

  

Quanti qui presenti hanno cambiato le proprie idee, gli ideali e i pensieri pur di appartenere od ottenere qualcosa? (17)

 

Marco Squarcia, giovane promettente scrittore marchigiano, con il libro d’esordio L’attimo in più ci fa viaggiare nel mondo delle possibilità accompagnati, però, mano per la mano da un coscienzioso narratore che ci dà le linee da seguire.

downloadSi tratta di una raccolta di racconti per ragazzi, delle favole addirittura, che però hanno una presa anche sull’uomo maturo e se ne spiegherà il perché.

Partendo dallo scenario cittadino immerso nel verde che è contraddistinto dalla città di Amandola, piccolo centro del fermano che diviene di volta in volta palcoscenico delle varie storie, si dipanano storie nelle quali è l’occhio critico di Squarcia ad indagare manchevolezze, storture e vere e proprie sperequazioni che si realizzano nella società tutta. Se da una parte i più piccoli possono restare felicemente avvinghiati a queste storie di animali parlanti (che parlano, però, con ragione e non secondo costrutti bizzarri e infondati come avviene ad esempio in Alice del Paese delle Meraviglie), dall’altro è chiaro il monito sociale dello scrittore basato su una indignazione nei confronti di fenomeni sociali obliati, incongruenze e vere e proprie catastrofi create dall’uomo come quelle dell’inquinamento e dalla massiccia cementificazione.

Un libro, dunque, che come ogni favola, intesa secondo il senso più antico ed autentico del termine, pone in essere un quadretto di vita in sé bucolico, per lo meno nelle intenzioni e nell’incipit, dove sono esseri animali di razze diverse a interagire: mai si assiste al tema della lacerazione delle carni di un animale più forte nei confronti degli altri per prediligere, invece, un senso di coralità tra razze diverse in comunione con l’ambiente che si aiutano e nell’agorà che è un polmone verde del nostro centro Italia, ragionano, pensano e dibattono sui problemi di tutti che l’uomo, invece, sempre troppo stanco e propenso a seguire le logiche del portafoglio, non vede. O finge di non vedere.

Ecco perché allora bisogna prendersi “un attimo in più” nella vita di tutti i giorni: per mettere un freno a quelle componenti, pure naturali, che portano l’uomo a concepire se stesso come essere produttivo e in quanto tale portatore di un vantaggio o di un valore, per riscoprire invece il benessere del pensiero incontaminato, la fresca libertà di saper ascoltare con il cuore piuttosto che con le orecchie.

Un mondo nuovo forse è impossibile averlo, ma uno leggermente migliore sì, sembra dirci Squarcia con questo volume. Sarà necessario concedersi più tempo per sé e per riscoprire quel legame autentico con la propria terra. Non si vedrà il sole e i fiorellini sorridere all’unisono, ma si sarà orgogliosi di esser parte attiva di un progetto più grande volto alla costruzione e alla sana cooperazione.

 Lorenzo Spurio

 Jesi, 22-05-2015

“Battiti d’ali nel mondo delle favole” di Sandra Carresi, recensione di Lorenzo Spurio

 Battiti d’ali nel mondo delle favole

Di Sandra Carresi e Michele Desiderato
TraccePerLaMeta Edizioni, 2012
Pagine: 141
ISBN: 9788890719011
Costo: 10 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

untitledL’anno scorso assieme a Sandra Carresi, scrittrice fiorentina, ho scritto e pubblicato un libro di racconti dal titolo “Ritorno ad Ancona e altre storie” (Lettere Animate, 2012) che abbiamo felicemente presentato a Firenze ed ha ottenuto varie recensioni positive. In molte di esse si sottolineava come due autori distanti per provenienza geografica ed età avessero dato vita a un libro la cui scrittura era fluida e senza zone di confine che dicessero al lettore dove terminasse la scrittura di un autore e iniziasse quella dell’altro. Devo confessare che è stata un’esperienza di scrittura molto positiva e interessante che ha dimostrato una certa affinità letteraria con Sandra, persona che si caratterizza per la una grande disponibilità e collaborazione con gli altri. Non è un caso che prima di quel libro scritto con me avesse pubblicato con ilmiolibro “Battito d’ali nel mondo delle favole”, scritto assieme a Michele Desiderato. Quel libro, rivisto, ampliato e dotato di illustrazioni opera di Michela Del Degan, è stato pubblicato da TraccePerLaMeta Edizioni con lo stesso titolo. Il procedimento di collaborazione che ha interessato Sandra e Michele, però, è stato differente dal nostro operato con “Ritorno ad Ancona” in quanto Desiderato ha principalmente ricoperto la vena ispiratrice delle storie narrate che poi Sandra, grazie alla sua abile penna, ha trasposto e “fatto nascere” sulla carta.

Il libro in questione è una raccolta di racconti piuttosto brevi che utilizzano un linguaggio semplice e pulito, facilmente accessibile a tutti e proprio per questo essi possono essere visti anche come delle favole, ossia dei testi che, pur basandosi molto sul fantastico, hanno però un fine pratico, cioè quello volto a trasmettere un certo tipo di insegnamento.

Come viene tratteggiato egregiamente nella nota di prefazione al testo nella quale si richiama il padre della favola moderna, Propp, che con i suoi saggi contribuì a dare uno studio sistematico sul genere, questo libro può essere iscritto senza difficoltà all’interno di questo genere. Alcuni dei racconti che compongono la raccolta presentano vari elementi caratteristici del genere; solo per citarne alcuni l’importanza del mondo naturale con il quale i personaggi colloquiano conoscendo ad esempio il linguaggio degli uccelli; il fatto che i personaggi siano degli animali in grado di intendere, ragionare e parlare; l’intenzione morale che spesso si contraddistingue con la chiusa del racconto e i ribaltamenti di fortuna, episodi che improvvisi e non ipotizzati, cambiano di fatto le pieghe della storia completamente “ribaltandola” (ciò può avvenire sia in bene come avviene ad esempio in “La magia della polvere d’oro”, che in negativo). La favola in parole minime è una narrazione in cui c’è sempre qualcosa di “magico” da intendere con questa parola un sinonimo di “sorprendente”, perché lontano dalla nostra realtà come gli autori scrivono in maniera chiara in quello che sembrerebbe essere un paradosso, ma che non lo è: “La verità non era credibile”(p. 104). Ma se è vero che esse sono delle favole, va anche detto che non sono delle favole nel vero senso della parola, poiché gli autori con questo esperimento letterario hanno voluto espressamente dare al lettore qualcosa di più. La peculiarità dei racconti è che ci si trova in un mondo geografico che, pur descritto nella sua toponomastica, è irreale, difficile o addirittura impossibile cercarlo su un atlante, tanto da richiamare spazi reconditi, manifestazioni dell’immaginifico, ma nei plot che vengono raccontati, o ancor meglio bisognerebbe dire “dipinti”, si insinuano anche le problematiche sociali che sono dell’uomo d’oggi: si veda ad esempio il problema dell’inquinamento visto e dibattuto da due lattine che campeggiano anche sull’immagine di copertina o il riferimento ai centri commerciali che viene fatto nel racconto iniziale “Una fermata utile a Middleton”. Si osservi che questi richiami al mondo contemporaneo sono connotati sempre negativamente quale espressione di massificazione, industrializzazione e caos, configurandosi come anti-eden degli spazi bucolici in cui, invece, si dipanano normalmente le varie storie.

Più generalmente l’attenzione è volta a rappresentare le vicende di una data realtà geografica solitamente molto ridotta (l’isola, il paesello) dove, per quanto avvengano cose abbastanza improbabili nella nostra realtà, tutto sembra diventare magicamente vero.

Centrali i temi dell’educazione (con l’immagine della scuola e dei libri), della formazione, della crescita, della volontà di sviluppare le proprie capacità intellettive e pratiche e nell’importanza di una condivisione delle proprie abilità e un fascino verso il diverso (“Io penso che in un’atmosfera diversa, bambini con culture diverse, si sono incontrati e si sono regalati qualcosa che veniva dal cuore”, p. 33).

Le perle di saggezza che fluiscono dalle pagine di questo libro sono molte e fruibili a tutti con semplicità, basterà avere una certa predisposizione a saper ascoltare ciò che gli autori vogliono dirci: “tutti si erano arricchiti di un oro che non era pirite e avrebbe continuato a brillare per la vita” (p. 22).

Se ancora oggi, la società post-postmoderna dominata dal disagio, dalla frenesia, dalla spersonalizzante logica “commerciale” delle nostre esistenze, fosse ancora improntata nelle primissime fasi della crescita a un certo tipo di insegnamento, che non è niente di retrogrado né anacronistico, allora sì, forse si potrebbe avere un mondo migliore dove emarginazione, violenza e xenofobia sarebbero messi a tappeto.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 29 Agosto 2013

“Battiti d’ali nel mondo delle favole” di Sandra Carresi e Michele Desiderato, recensione di Monica Fantaci

Battiti d’ali nel mondo delle favole
di Sandra Carresi e Michele Desiderato
Ilmiolibro, 2009
pp. 64

Recensione a cura di Monica Fantaci

La letteratura dell’infanzia ha sempre accompagnato l’essere umano nella crescita, lo ha avviato al piacere e al gusto per la lettura, a comprendere che oltre la realtà può esistere il mondo della fantasia, fatta di sogni e nuove prospettive, di personaggi e antagonisti. I testi per l’infanzia hanno modo di dare un messaggio morale al piccolo lettore e/o ascoltatore che, anche se viene letto e definito in un’opera dove tutto è finzione, può essere applicato al reale.
La favola permette al bambino di capire meglio, attraverso i personaggi, qual è il comportamento corretto e quale quello scorretto, alla fine di ogni storia viene esplicitato l’atteggiamento etico che il piccolo dovrà seguire lungo il corso della sua vita.
Nel libro di Carresi e Desiderato ci si immerge nella letteratura per l’infanzia, ricca di sfumature e invenzioni, dove gli accadimenti vengono narrati in maniera del tutto naturale, utilizzando un linguaggio pratico, alla portata di tutti.
Il lettore si renderà conto della precisazione dei luoghi, dei particolari di ogni narrazione, della tematica attuale, ad esempio nella prima favola presente nel testo “Una fermata utile a Middeltown” si menzionano un centro commerciale e la tecnologia, dando modo di render chiare le intenzioni di questi racconti, inoltre si evince che ognuno di essi sono frutto di una realtà modificata, come si volesse sottolineare che oggigiorno la finzione prende il sopravvento sul reale, storpiandolo quasi spontaneamente.
L’ingegno personale degli autori è una forza che garantisce la sequenzialità degli eventi, che mutano, che generano sempre nuovi comportamenti e iniziative, i personaggi sono ben ancorati nel loro ruolo, ciò che accade ad ognuno di loro viene discusso in modo dettagliato, identificando bene l’intreccio, una parte che nella favola interessa maggiormente e che dà un significato decisivo a tutto il componimento letterario, trascinando lo scrittore, e successivamente il lettore, verso la conclusione etica, il vero scopo di ogni vicenda delle favole.
Le tematiche si susseguono in ogni storia e sono sempre differenti, si parla di giusta alimentazione, della paura e del modo per eliminarla, di avventura, dell’importanza della famiglia…
I “Battiti d’ali nel mondo delle favole” sono battiti di vita della letteratura per l’infanzia che, grazie alla sua moralità, entra a far parte della quotidianità.

a cura di Monica Fantaci

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

Intervista a Cristina Canovi, autrice di “Favole crudeli”, a cura di Lorenzo Spurio

 Intervista a CRISTINA CANOVI

Autrice di FAVOLE CRUDELI,

Limina Mentis Editore, Villasanta (MB), 2008

Isbn: 978-88-95881-03-04

 

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

 

 

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

CC: Sono sempre stata affascinata dalla crudeltà implicita nelle favole. Sono cresciuta nella terra della Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, e un implacabile senso del magico, coniugato con dettagli macabri e con prepotenti minacce, hanno costituito il tessuto sul quale si è basata la mia educazione. Le fiabe dei fratelli Grimm, le favole di Fedro ed Esopo e una cronaca nera immaginaria, più che reale, mi hanno fatto buona (o forse cattiva) compagnia per molti anni. Ancora oggi continuo a stupirmi per certi metodi educativi non proprio “montessoriani” e per la spietata crudeltà presente in certa letteratura per ragazzi. Con i miei racconti, vorrei invitare a una riflessione sulla paura, lacerandone miti e contorni, per trasformare uno scomodo disagio in piacere: il piacere di avere paura. Io ci sono riuscita e vorrei condividere questa conquista e questo regalo con i miei lettori.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

CC: Molte delle storie contenute in “Favole crudeli” sono assolutamente inventate. Altre, invece, come “Colloqui di lavoro”, sono grottescamente vere. Direi che il libro è autobiografico al 50%. Anche in quelli che possono sembrare meri esercizi di stile, come i viaggi allucinatori di “Conservo la tua memoria come un’ovvia polvere di mummia” e “Mesmerismo”, traspare qualcosa di me: una traccia delle letture che mi hanno influenzata, un’eco della mia identità. Sono profondamente affascinata dalla capacità curativa della letteratura. Pur avendo più che una simpatia per la prospettiva emergentista di Eric Kandel, credo nel potere della parola, nelle “Storie che curano”, facendo riferimento al testo di James Hillman (ma qui il discorso diventerebbe estremamente lungo, fino ad arrivare ai racconti terapeutici di Milton Erickson, che hanno rappresentato per me un’importante fonte di crescita). Sono d’accordo con te quando affermi che la letteratura è un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di se stessi. Penso che scrivere sia un modo costruttivo e appagante per contattare la propria natura più profonda, per mettersi in gioco e donarsi agli altri, possibilmente regalando loro qualche momento di svago e di riflessione. Quando leggo un libro che mi piace, istintivamente mi affeziono all’autore, sento per lui un grande affetto. Sarei davvero felice se qualcuno, leggendo i miei libri, ne fosse divertito (oltre che destabilizzato: non dimentichiamo che i miei testi sono molto “neri”) e mi volesse bene”.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

CC: Premesso che leggo un po’ di tutto (anche se in questi ultimi anni mi sono dedicata prevalentemente a testi di psicologia, ambito nel quale ho di recente conseguito la seconda laurea), in questi ultimi mesi sono stata piacevolmente “catturata” da Chuck Palahniuk. Lo trovo divertente, profondo, sconvolgente, appassionante. Non sono riuscita a smettere di leggere questo autore fino a quando non sono arrivata all’ultima pagina del suo ultimo libro. Adoro il suo stile: pulp, incalzante, irriverente, imprevedibile. Un altro autore che amo profondamente è Oscar Wilde: un innamoramento che ha radici nella mia adolescenza. E, tornando al pulp, mi piace moltissimo Lansdale, che propone un plot horror sempre molto sopra le righe. L’horror è il genere letterario che frequento con maggiore piacere, anche se è difficile trovare autori veramente meritevoli di essere letti. Ovviamente, la mia preferenza va a Stephen King che, nonostante le critiche feroci che lo rincorrono, ha un ritmo narrativo perfetto e una scrittura particolarmente originale (mi riferisco, nello specifico, alla saga western-fantasy della “Torre nera”, ma penso anche a “It” o “Duma Key”). Mi piacciono molto anche autori più “di nicchia”, come il Pennac “nerissimo” della saga dei Malaussène o come il Ray Bradbury della poetica e strana famiglia di “Ritornati dalla polvere”. Non seguo una vera e propria tendenza nelle mie letture. Preferisco accostarmi ad un autore e leggerne l’opera omnia. Posso dirti che non amo il fantasy, ma adoro ugualmente scrittori fantasy come Terry Pratchett e Neil Gaiman. Insomma: sono una lettrice vorace e un po’ atipica. Tra gli italiani, oltre ad autori ormai ritenuti classici, come Calvino e Buzzati, leggo con grande piacere i contemporanei Lucarelli, Ammaniti e Baldini. In tutti questi scrittori trovo sempre un brivido di fondo, una sfumatura noir che passa dal galante allo sfacciato. E adoro Stefano Benni, perché mi diverte in modo intelligente: è irresistibile!

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

CC: Questa è davvero una domanda difficilissima! C’è un libro, in effetti, che rileggo ogni anno: è la raccolta di racconti di Roal Dahl “Storie impreviste e storie ancora più impreviste”. Di questo libro amo moltissimo lo stile: perfetto, dosato con perizia quasi chirurgica. La stesura di ogni racconto ha richiesto oltre otto mesi di lavoro. Sono storie davvero imprevedibili, caratterizzate da un umorismo nero assolutamente geniale. Dahl è un autore avvincente anche nella sua produzione per ragazzi: crudele, politicamente scorretto e, in fondo in fondo, anche moralista, come piace a me. A pari merito metterei (anche se, vista la mole, non è frequente oggetto di riletture) un libro completamente diverso: “La vita, istruzioni per l’uso”, di Georges Perec. Mi piace per la sua complessità, per gli spunti di riflessione che offre, per l’umorismo, per l’originalità dello stile e perché, ogni volta che lo prendo tra le mani, mi ci perdo. Per fortuna c’è una pianta della struttura proprio all’inizio del volume!

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

CC: Per lo stile mi piace molto Dahl, con i suoi finali a sorpresa, “cattivissimi”, che lasciano spazio all’immaginazione: i racconti di “Favole crudeli” hanno tutti finali inconsueti. Devo ammettere che c’è anche un pizzico di Queneau, dal quale mi sento molto influenzata. Questi maestri mi sono rimasti nel cuore, oltre che nella penna, o meglio, nella tastiera del pc. Sono loro gli autori che amo di più. Insieme a Stephen King eccetera (dei quali ti ho già parlato) e insieme ad altri che non ho ancora ricordato, come Kundera e Poe.

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

CC: Per quanto riguarda la saggistica, ho pubblicato un testo, da tempo fuori commercio, sul teatro del Grand Guignol (l’horror continua ad essere la mia più grande passione) e, di recente, un saggio sull’intuizione, uscito nel volume collettivo “Intuito e intuizione”, a cura di Giacomo Gatti, edito da Limina Mentis. I titoli si commentano da soli… Per la stessa casa editrice ho pubblicato un romanzo intitolato “Sangue, sapone e camicie di forza”. E’ ambientato nel manicomio di Reggio Emilia, il San Lazzaro, e parla della sofferenza e della follia di una donna di nome Ardilia, che ebbe la sfortuna di incrociare la vita di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, una delle non infrequenti donne serial killer della storia. Mentre la cornice si attiene a fatti di cronaca realmente accaduti, ogni fatto attribuito alla protagonista è frutto della mia fantasia. Questo libro nasce da anni di ricerca e da lunghe e dolorose letture: oltre agli scritti di Alda Merini e ai volumi di medicina, ho consultato anche tanti altri testi realizzati da pazienti manicomiali. Il volume, al di là del titolo inelegante che ho voluto dargli, contiene, nelle mie intenzioni, una scrittura della sofferenza e un invito ruvido e maleducato a guardare dentro il dolore degli altri, a non dimenticarli. Anche qui ci sono spunti horror, che compaiono negli incubi e nei deliri della protagonista, ma c’è soprattutto un’introspezione profonda, anche volutamente fastidiosa a tratti, che intende mettere in luce la disperazione della follia, il dolore tremendo di un’identità che si sgretola. Nel libro ho incluso anche un’introduzione dedicata alla storia della pazzia: è molto breve e molto semplice, si tratta di una tesina che ho realizzato per l’esame di Psichiatria e che, pur essendo estremamente sintetica, contiene i punti chiave dell’argomento, senza annoiare il lettore (spero). Ovviamente, una trattazione estesa richiederebbe qualche migliaio di pagine, ma  esistono già molti testi di questo tipo. Nella post-fazione ho invece ricostruito le vicende giudiziarie della Cianciulli.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

CC: Purtroppo non ho mai avuto modo di lavorare insieme ad altri scrittori, anche se mi piacerebbe moltissimo. Credo che sarebbe un’esperienza di scambio e di condivisione insostituibile. Mi è piaciuto tantissimo collaborare al volume di Giacomo Gatti “Intuito e intuizione”: il confronto con Giacomo è stato preziosissimo e molto divertente, anche se non si è trattato, purtroppo, di una scrittura a quattro mani. Trovo che questo tipo di produzione letteraria, quando abbina menti fertili, sia straordinaria. Penso, in particolare, alla coppia Preston-Child: mi piacciono molto i loro thriller! Sono davvero originali e avvincenti.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

CC: Innanzitutto ad un pubblico di adulti. Forse il titolo “Favole crudeli” può trarre in inganno, ma il libro contiene testi difficili da “metabolizzare” per un pubblico di bambini. Credo, inoltre, che il mio lettore-tipo debba amare il noir, il brivido, l’inconsueto. Dovrebbe essere disposto ad aprire la mente, a pensare, lasciandosi coccolare e strapazzare, senza trattenere i sorrisi e le lacrime.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana?

CC: Penso che sia un mondo eccessivamente soggetto alla moda. Quando viene pubblicato un libro che mi piace lo acquisto subito, anche se non ho tempo per leggerlo al momento, perché so che può uscire presto dalla produzione e diventare irreperibile. Infatti, se per qualche motivo il successo dell’autore si esaurisce, i suoi libri divengono introvabili. Penso ai libri di Borges, prima che Adelphi li ristampasse: per anni non è stato proprio possibile reperirli. Ritengo, inoltre, che i libri in Italia siano eccessivamente costosi. Come lettrice-feticista, difficilmente prendo i libri in prestito in biblioteca, e acquistare un volume mi impegna un po’ troppo economicamente.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

CC: Sì, penso che i corsi di scrittura creativa possano essere preziosi per perfezionare la tecnica e che offrano ottimi spunti anche per inventare una trama e trovare uno stile personale. Per quanto riguarda premi e concorsi letterari, trovo che siano molto stimolanti e che siano un’eccellente vetrina per gli autori esordienti.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

CC: Il confronto con gli altri autori per me è molto importante e anche molto impegnativo, visto che i miei modelli di riferimento sono scrittori affermati, autentici geni della letteratura. Per farti un esempio, per quanto mi dedichi con passione alla scrittura, so che non diventerò mai “brava” come Carlo Lucarelli: la sua tecnica, il suo ritmo sono assolutamente inarrivabili. E’ proprio leggendo che ho provato il desiderio di scrivere. Purtroppo, al momento, non ho rapporti con scrittori in carne e ossa, quindi devo accontentarmi di amici cartacei con i quali confrontarmi.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

CC: Credo che sia inevitabile portare l’impronta di altri scrittori, essere influenzati dagli autori che abbiamo amato: entrano nella nostra memoria e nella nostra storia personale, riscrivono la nostra identità. Quando la citazione non scade nel plagio, risulta lusinghiera per il lettore più attento (pensa a Dylan Dog…). Soprattutto in certi generi letterari molto rigidi e stereotipati, come l’horror o come la fiaba, è impossibile evitare di riscrivere una trama già nota. L’originalità del testo è costituita dallo stile, dall’intreccio e dalla ricombinazione di moduli fissi. Penso anche alla chick lit, che si muove seguendo volutamente i sentieri tracciati da Jane Austen: l’esperienza della lettura può risultare piacevole proprio per l’abbinamento di un intreccio classico con temi della quotidianità, che sfociano in situazioni tragicomiche, con la promessa di un lieto fine, implicito nel genere stesso.

 

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.