Una poesia di Lucia Bonanni per ricordare le 19 donne yazide arse vive

La barbarie dell’incomunicabilità nello scempio igneo di Mosul

Il 7 giugno 2016 viene data notizia nei canali di informazione che un gruppo di estremisti islamici a Mosul (Iraq) ha imprigionato diciannove donne curde in gabbie metalliche e gli hanno dato fuoco perché avrebbero rifiutato di concedersi sessualmente a loro.

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PIANTO DEL FUOCO

POESIA DI LUCIA BONANNI 

 

In ricordo delle diciannove donne Yazide 

barbaramente uccise a Mosul da un gruppo di estremisti islamici

 

Se il fuoco dilata e distrugge

l’acqua si espande

cambia forma e di adatta.

Nel caos non più primordiale

ogni elemento si muta nell’altro

e vestali d’acqua

ancora vegliano il fuoco

per mantenere viva

la sua forma violenta.

Nel giudizio di un culto tremendo

urla selvagge immolano

vergini spose

su altari di ruggine e pietra

e la legge è involuzione

di passioni e materia.

Il dolore si contorce in fumo luttuoso

e lo scempio porta squallore

anche al paesaggio di ossido e fango.

Secco e caldo, umido e freddo.

Il pianto del fuoco

guarda il bruciante metallo

che devasta e corrompe il nitore vanito

mentre  nei ruvidi pozzi

l’acqua è ancora sussulto

che purifica e salva.

 

LUCIA BONANNI (C)

La poetessa ha concesso di pubblicare su questo spazio il suo testo poetico dandone facoltà al gestore di questo blog in data 17-06-2016.

Foto tratta dal sito: http://en.abna24.com/

“Il grande Califfato” di Domenico Quirico presentato a Torino il 2 marzo 2015

IL GRANDE CALIFFATO

la casa editrice Neri Pozza 

ha il piacere di invitarla all’incontro con

DOMENICO QUIRICO

Caffè letterario – Centro Congressi Unione Industriale

Via Vincenzo Vela, 17 – TORINO

lunedì 2 marzo 2015 – alle ore 15.00

Domenico Quirico – Il grande califfato

Il giorno in cui, per la prima volta, parlarono a Domenico Quirico del califfato fu un pomeriggio, un pomeriggio di battaglia ad al-Quesser, in Siria. Domenico Quirico era prigioniero degli uomini di Jabhat al-Nusra, al-Qaida in terra siriana. Abu Omar, il capo del drappello jihadista, fu categorico: «Costruiremo, sia grazia a Dio Grande Misericordioso, il califfato di Siria… Ma il nostro compito è solo all’inizio… Alla fine il Grande Califfato rinascerà, da al-Andalus fino all’Asia».
Tornato in Italia, Quirico rivelò ciò che anche altri comandanti delle formazioni islamiste gli avevano ribadito: il Grande Califfato non era affatto un velleitario sogno jihadista, ma un preciso progetto strategico cui attenersi e collegare i piani di battaglia. Non vi fu alcuna eco a queste rivelazioni. Molti polemizzarono sgarbatamente: erano sciocchezze di qualche emiro di paese, suvvia il califfato, roba di secoli fa.
Nel giro di qualche mese tutto è cambiato, e il Grande Califfato è ora una realtà politica e militare con cui i governi e i popoli di tutto il mondo sono drammaticamente costretti a misurarsi.
Questo libro non è un trattato sull’Islam, poiché si tiene opportunamente lontano da dispute ed esegesi religiose. È soltanto un viaggio, un viaggio vero, con città, villaggi, strade e deserti, nei luoghi del Grande Califfato. Parte da Istanbul e si conclude in Nigeria, fa tappa a Groznyj in Cecenia e nelle pianure di Francia, nel Sahel e in Somalia. Parla di uomini, delle loro storie, delle loro azioni e omissioni. Mostra come al-Dawla, lo stato islamista, esista già, poiché milioni di uomini ogni giorno gli rendono obbedienza, applicano e subiscono le sue regole implacabili, pregano nelle moschee secondo riti rigidamente ortodossi, vivono e muoiono invocandone la benedizione o maledicendone la ferocia.

Nondimeno, come Christopher Isherwood approdato nel 1930 a Berlino, con la sua potente narrazione, Domenico Quirico diventa, in queste pagine, «una macchina fotografica» con l’obiettivo così aperto sulla cruda realtà della nostra epoca, che ne svela il cuore di tenebra meglio di mille trattati e saggi.

Domenico Quirico è giornalista de La Stampa, responsabile degli esteri, corrispondente da Parigi e ora inviato. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi vent’anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha vinto i premi giornalistici Cutuli e Premiolino e, nel 2013, il prestigioso Premio Indro Montanelli. Ha scritto quattro saggi storici per Mondadori (Adua, Squadrone bianco, Generali e Naja) e Primavera araba per Bollati Boringheri. Presso Neri Pozza ha pubblicato Gli Ultimi. La magnifica storia dei vinti e Il paese del male.

«Ho superato, nel momento in cui sono stato catturato, una frontiera fatale, sono entrato, me ne accorgo vivendo con loro, nel cuore di tenebra di una nuova fase storica, di un nuovo groviglio avvelenato dell’uomo e del secolo che nasce: il totalitarismo islamista globale».
Domenico Quirico