“Che farò senza Euridice” di Carmelo Fucarino. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

1.jpgIl mito di Orfeo ha segnato profondamente la cultura occidentale nell’ambito della letteratura, dell’arte e della musica. Ḗ naturale, perciò, che chi come Carmelo Fucarino si è nutrito di letteratura e arte tenda a dare connotazione simbolica ad ogni proprio dato esistenziale, sia luogo sia persona. Nel romanzo il mito antico di Orfeo ha la funzione di dare forma e ordine di rappresentazione alla realtà mutevole e sfuggente della vita, sottraendola ai limiti della logica razionale per avviarla ad una comprensione più alta e complessa. Accanto al testo virgiliano e all’Orfeo ed Euridice di W.Gluck Che farò senza Euridice rivela la lettura di C. Pavese in particolare di Feria d’agosto e dei Dialoghi con Leucò. Come l’Orfeo di Pavese in L’inconsolabile”, uno dei Dialoghi con Leucò, in cui Orfeo dialoga con Bacca, anche Paolo/ Orfeo il protagonista del romanzo, soffrendo per la perdita di Euridice/Tea, tende più che a riavere la donna a conoscere se stesso :”Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso”. Di Pavese inoltre si parla esplicitamente nel capitolo Il suicidio della morte :” amo Pavese e lo ammiro”. Rimasto bloccato in ascensore per una temporanea mancanza di energia elettrica, Paolo si abbandona al flusso dei pensieri in cui si fondono frammenti della relazione d’amore con Tea, ormai in crisi, lo scontro con la società, la politica, le nuove tecnologie considerate disumanizzanti. Conquistano ampio spazio i ricordi dell’infanzia trascorsa in paese tra le cure amorose della madre, gli animali di casa e la natura. La memoria dell’infanzia è recupero dell’autenticità perduta, ha una funzione mitopoietica, che sarà compiutamente sviluppata da Carmelo Fucarino nella recente autobiografia “Il verde melograno” . La trama del romanzo si snoda intrecciando passato e presente, pensieri e divagazioni di Paolo scritti in corsivo e parti diegetiche del narratore in grosso. Un episodio scaturisce dall’altro, creando attesa nel lettore e conferendo dinamismo al complesso intersecarsi di concetti, considerazioni di vario ordine e vere e proprie riscritture degli amati Petronio e Huysmans. Lo stile è vario, chiaro e fluido, modella lessico e punteggiatura sul ritmo interiore dell’autore. Il mito di Orfeo è rivissuto nell’oggi da uno scrittore/ protagonista che è pienamente “imbarcato” nel suo tempo. Non ci sono dei nel mondo “ sono solo miserabili favole dei poeti” (Euripide, Eracle), non c’è alcuna sacralità trascendente, ma l’immanenza del viscerale rapporto con la madre e con la natura. L’aura del mito è rimasta però nel cuore dello scrittore e colora di Inferi il buio vano dell’ascensore e i fantasmi che assediano la coscienza del protagonista, di clinica e intervento chirurgico lo smembramento di Orfeo. La casualità domina la vita, orfana di destino che presuppone un ordine teologico. Secondo quanto dichiara lo scrittore il romanzo è stato scritto nel 1981 e quest’anno pubblicato senza alcun cambiamento di trama nè di stile. L’opera si può collocare nella corrente culturale del Postmoderno per la tendenza a narrare per flash, per la molteplicità dei temi affrontati, per la libera combinazione di passato e presente, per l’affermazione della categoria dello spazio su quella del tempo e infine per il gioco metaletterario.

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Premio Letterario Xilema “Racconta le parole”: come partecipare

PRIMO PREMIO LETTERARIO XILEMA“RACCONTA LE PAROLE”

Xilema s.r.l. indìce la prima edizione del concorso di narrativa, in lingua italiana, “RACCONTA LE PAROLE”.

Il concorso è aperto a tutti.
Art. 1–Sezioni – Il premio si articola in due sezioni:
• A. Racconto breve a tema libero – massimo 3 cartelle da 1800 battute ciascuna (inclusi spazi e caratteri speciali) edito e inedito.

 
• B. Racconto breve inedito sviluppato dall’ Incipit: ”Dietro la linea scura delle cime, lo spazio era rosso, di un rosso acceso e dorato che l’occhio stentava a sostenere.” da Bel-Ami di Guy De Maupassant – massimo 3 cartelle da 1800 battute ciascuna (inclusi spazi e caratteri speciali)

 
Art. 2 – Modalità di partecipazione

Ogni concorrente potrà partecipare con una o più opere anche se premiate in altri concorsi.

 
Contributo di partecipazione

È prevista una quota di euro 10,00 (dieci euro)per partecipare con una sola opera; di ulteriori euro 5,00 (cinque euro) per o 2.

Una COPIA CARTACEA ANONIMA dell’opera (carattere ARIAL 14)
3. La RICEVUTA DEL BONIFICO effettuato Verrà data conferma dell’avvenuta ricezione esclusivamente via e-mail. Le opere non verranno restituite.

 
Art. 3

Scadenza –31 luglio 2018 (per le spedizioni postali farà fede il timbro).

 
Art.4

Tutela dati personali – Ai sensi del D. Lsg. 196/2003 i dati personali dei partecipanti
saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso e non saranno comunicati o diffusi a terzi a nessun titolo. I partecipanti acconsentono all’utilizzo dei loro dati personali per le esigenze di svolgimento del concorso e per la pubblicazione, in conformità con quanto prescritto dalla legge n° 675/96 e possono richiedere in ogni momento di cancellare i loro dati dal nostro database elettronico.

 
Art. 5– Premi
1 I primi classificati di ogni sezione riceveranno un premio in denaro di 100 euro
2 I primi tre classificati di ogni sezione riceveranno un premio*
3 Tutti i finalisti riceveranno un attestato
4 L’organizzazione e la giuria si riserveranno di decidere sull’assegnazione di ulteriori premi alle opere ritenute più meritevoli
5 Sarà consegnato il premio speciale “Sabatia” da parte dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport
*i premi (targhe/coppe) sono offerti dalla Sezione “Ferri-Tudoni-Silla del sole” dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport
La classifica finale sarà resa nota solo ed esclusivamente il giorno della premiazione.

 
Ritiro dei premi

Tutti i premi dovranno essere ritirati dai vincitori o potrà essere delegata una
persona di fiducia munita di delega scritta (con copia di un documento di identità). In caso di impedimento dovrà pervenire via e-mail richiesta scritta di spedizione dei premi a carico del richiedente il quale effettuerà un bonifico prima della spedizione.

 

Art. 6 Luogo e data della premiazione

La cerimonia di premiazione si svolgeràa Roma in una
sede istituzionale che sarà resa nota in seguito insieme a data ed ora.

 

Art. 7 – Partecipazione alla cerimonia

Ciascun partecipante è invitato alla cerimonia dipremiazione.

 

Art. 8– Giuria

La giuria, la cui composizione sarà resa nota il giorno della premiazione, sarà
composta da persone impegnate ed esperte nel campo della letteratura. Le opere saranno consegnate alla giuria senza i dati anagrafici degli autori in modo da garantire
un’imparziale valutazione.

 
Art. 9– Comunicazioni

Ai finalisti sarà data tempestiva comunicazione a mezzo e-mail o
telefono. Per eventuali comunicazioni contattare il numero 3314434566 o scrivere a
raccontaleparole@xilemasrl.it

 
Art. 10– Pubblicazioni

Tutte le opere finaliste saranno pubblicate in un’antologia che sarà
consegnata gratuitamente ai finalisti. Sarà possibile prenotare copie aggiuntive a pagamento. L’invio dell’opera costituisce autorizzazione alla pubblicazione.
Per le opere edite allegare dichiarazione di cedimento dei diritti (se presenti) limitatamente alla suddetta pubblicazione.

 
Art. 11–Esclusioni

Saranno escluse le opere che offendono la morale o che contengono frasi
blasfeme o non aderenti al carattere culturale del premio, senza per questo informarne gli autori.
I partecipanti, prendendo parte al concorso, accettano il presente regolamento e dichiarano sotto la loro responsabilità che l’opera inviata è frutto della propria creatività, sollevando gli organizzatori da ogni responsabilità per danni e conseguenze dirette e indirette. L’inosservanza di una delle disposizioni contenute nel presente bando comporta l’esclusione inderogabile dal concorso.
La partecipazione al premio implica l’accettazione di tutte le regole del presente bando e
costituisce autorizzazione alla pubblicazione dell’opera senza nulla pretendere.

 
Allegato A: Modello di Scheda di iscrizione
__L___ sottoscritt___:
Cognome ………………………………………… Nome …………………………………………….
C.F…………………………………………………
Nat_ il ……………………………a……………………. residente a …………………………….
Via ………………………………. N. ………CAP. ……………….
Telefono ………………………… Cellulare ………………………………
E-mail………………………………………………………………………
Se minorenne:
Cognome ………………………………………… Nome ……………………………………………. (di un genitore o di chi ne esercita la
patria potestà)
Firma (leggibile)

Chiede di partecipare al
PRIMO PREMIO LETTERARIO XILEMA “RACCONTA LE PAROLE”
Sez. A □
Sez.B□
□ Con l’opera/e
___________________________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________________________
□ Opera EDITA
□ Opera INEDITA

Con la presente autorizzo la pubblicazione delle opere nell’antologia.
Allego:
N. __ COPIE, OPERE
___________, LI _____________ FIRMA

Come sono venuto a conoscenza del bando(es.: social, volantini, siti internet specializzati, etc.)
_________________________________________________________________________
Tutela della privacy: autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Xilema s.r.l. ai soli fini del concorso. Autorizzo il cedimento dei diritti limitatamente ai fini del concorso.
(Firma leggibile)

 

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Antonio Merola esce con il saggio “F. Scott Fitzgerald e l’Italia”

Copertina_F. Scott Fitzgerald e l'Italia.pngF. Scott Fitzgerald e l’Italia di Antonio Merola, Ladolfi, Borgomanero, 2018.

Questo saggio ripercorre la storia della ricezione editoriale e critica che il nostro paese ebbe nei confronti dell’opera dello scrittore americano: dalle prime traduzioni di Tenera è la notte e Il Grande Gatsby, che vennero ignorate dal pubblico, fino alla riscoperta autoriale nel secondo dopoguerra e alle nuove edizioni italiane che ne seguirono, per arrivare alla conclusione che «dal dialogo con se stesso e con Zelda nasce cioè tutta l’opera di Fitzgerald».

Dalla quarta di copertina: «Se esiste in Fitzgerald una doppiezza è proprio verso Zelda Sayre: il lavoro continuo contro la pazzia, ma anche il dialogo con essa; la sublime coincidenza tra uno spirito di conservazione e uno di distruzione. Era impossibile per lui proseguire la vita senza la compiutezza dell’amore: o meglio, Fitzgerald lavora, e lavora sodo (anche fino all’infarto), ma si muove nella società da allora in poi come il fantasma di se stesso; lavora per pagare la cura ormai senza speranza di Zelda. E se tornerà a scrivere con Gli ultimi fuochi, è per cercare lei in un mondo altro: lontano dalla clinica e ancora più lontano dalla realtà».

 

Chi è l’autore?

Antonio Merola, classe 1994, si è laureato in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. È cofondatore di YAWP: giornale di letterature e filosofie, per il quale ha curato inoltre la raccolta poetica L’urlo barbarico (A. V., Le Mezzelane, 2017) e ne gestisce la sezione Yawp Poesia. Si occupa insieme dei Quaderni Barbarici su Patria Letteratura, dedicati alle poesie inedite di giovani voci poetiche contemporanee e di Razzie Barbariche su Pioggia Obliqua: una rassegna dedicata alla poesia edita under 30. Suoi racconti, poesie e articoli critici sono apparsi su alcuni siti e riviste letterarie.

 

“Il multilinguismo degli scrittori piemontesi. Da Cesare Pavese a Benito Mazzi” di Andrea Raimondi

copMultilinguismo.jpgIl volume Il multilinguismo degli scrittori piemontesi. Da Cesare Pavese a Benito Mazzi, da poco pubblicato dalle Edizioni Grossi di Domodossola, percorre gli ultimi settant’anni della produzione letteraria piemontese seguendo il fil rouge del multilinguismo, ossia di quella tendenza a mescolare differenti codici linguistici nello stesso testo letterario tipica di una terra di confine come il Piemonte.

Dopo un capitolo introduttivo, nel quale è tratteggiato un profilo storico-linguistico-letterario regionale, l’autore introduce alcune opere narrative di Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e Primo Levi e le analizza alcune da una prospettiva linguistica. Seguono poi un capitolo sulla complessa stagione narrativa degli anni ’70 e una sezione sulla realtà odierna, nella quale prevale l’opposta tendenza verso una medietas linguistica peraltro evidente in tutta la letteratura italiana contemporanea. Tra i pochi in grado di tenere viva la tradizione multilingue regionale, l’iracheno naturalizzato italiano Younis Tawfik (del quale viene esaminato il romanzo La straniera) e il vigezzino Benito Mazzi, qui presente con La formica rossa e Nel sole zingaro. Seppure con tecniche e finalità differenti, in entrambi il ricorso a varietà linguistiche diverse dall’italiano standard risponde alla necessità di resistere alle tendenze omologatrici in corso, aprendo, nel caso di Tawfik, all’altro quintessenziale (cioè allo straniero), e salvaguardando quanto possibile le caratteristiche identitarie e linguistiche di comunità marginali a rischio di scomparire, nel caso di Mazzi.

  Il volume intende colmare una lacuna nella ricerca letteraria piemontese. Malgrado esistano già ricerche sulla storia della letteratura regionale, a oggi non è ancora stato pubblicato uno studio sistematico che esamini opere di diversi scrittori lungo un simile arco temporale e da una prospettiva linguistico-identitaria. La presente ricerca si propone pertanto di aprire nuove prospettive nel dibattito letterario piemontese includendo scrittori contemporanei e individuando nel multilinguismo una linea di indagine comune.

La pubblicazione è impreziosita dall’introduzione di Gigliola Sulis, Professoressa Associata di Letteratura Italiana presso la University of Leeds ed esperta di multilinguismo letterario.

Laura Fusco a Jesi con “La pesatrice di perle”

La poetessa Laura Fusco sarà ospite dell’Ostello delle Idee (Ostello Villa Borgognoni – Via Crivelli) a Jesi (AN) il 13 giugno per presentare il suo libro “La pesatrice di perle”. L’evento è organizzato dall’Ostello dell’Idee con la collaborazione dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi che gestirà la serata e gli interventi.

Il libro della Fusco è una raccolta che canta l’amore e tante storie di donne. L’autrice è stata definita “una delle più originali e visionarie voci della poesia orale” ed è tradotta negli Usa e in Quebec, rappresentata in diversi paesi europei, suoi testi sono stati oggetto di collaborazioni con prestigiosi Atenei tra i quali l’Université Paris 8 e la Columbia University NY.

Il poeta Maurizio Cucchi così si è espresso sulla sua opera:  “Microracconti in versi o favole ambientate nel nostro tempo… Laura Fusco riesce ancora a stupire per la vivacità inquieta e impaziente della sua poesia…. una dimensione ansiosa e insonne, dove le figure femminili vengono ad agitarsi tra forte spinta vitale, strappi drammatici…realtà contemporanea e tracce sempre vive di una passata grandezza… Il lettore viene facilmente coinvolto da questa scrittura incalzante e felicemente frenetica, trasparente, comunicativa, ricca di concretezza e fantasia….”

La serata vedrà gli interventi della scrittrice Gioia Casale affiancata dallo scrittore Stefano Vignaroli e dal poeta e filosofo Valtero Curzi. Leggerà suoi testi la poetessa.

L’evento, liberamente aperto al pubblico, si terrà il 13 giugno all’Ostello delle Idee di Jesi alle ore 21. La S.V. è invitata a partecipare.

 

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Chi è l’autrice?

foto-laura-JPEG.jpgPoetessa e regista, Laura Fusco è stata definita “una delle voci più originali della poesia orale in Italia”, tradotta negli USA, rappresentata in Europa. Ha iniziato a scrivere a 13 anni, studiato in Francia, fondato e diretto una compagnia teatrale che ha avuto tra i primi sostenitori Edoardo Fadini, fondatore a Torino dello storico Cabaret Voltaire. Membro di redazioni di importanti riviste nazionali e internazionali, presente in antologie, collabora con Università (Columbia University, NY, Università La Sapienza, Roma, Università di Torino, Praga), Festival Teatrali e Rassegne d’Arte in Italia e all’estero, Salone Internazionale del Libro.

I suoi reading si ispirano a pratiche che affondano le radici nelle tradizioni aediche e dei bardi. La potente alchimia che instaura con le platee e il consenso che ottiene tra i pubblici più diversi sono legati al suo stile, intenso e visionario, e alle sue interpretazioni. Musica, danza, teatro, street art e cinema incontrano i suoi versi, che invadono spazi nuovi e si rivolgono in modo nuovo al pubblico. Crea percorsi visivo-sonori e installazioni museali e urbane, in cui integra la componente poetica.

Dirige atelier di scrittura e teatro, collaborando con UE, CNR, Università italiane e straniere e Conservatori, ma anche ospedali, day hospital di psichiatria e luoghi di emarginazione ed esclusione. Collabora con riviste internazionali di letteratura della migrazione. Ha pubblicato –Aqua nuda – Kolibris 2011, ristampato dopo pochi mesi e Da da da Kolibris 2012, con la prefazione di Paolo Conte. Testi dei due libri sono stati tradotti in diversi paesi europei e a NY.

 

 

A Milano una serie di incontri sulla letteratura di viaggio. Esposizione dell’opera miliare di Swinton Andrew sull’Europa del nord

Mare Magnum è lieto di invitarVi a 

Vecchi Libri in Piazza diaz

La letteratura da viaggio

 Domenica 10 giugno 2018 – ore 9-17, piazza Diaz, Milano

 

Un imperdibile appuntamento con il libro antico, raro, introvabile, curioso e da collezione: sotto i portici di piazza Diaz, piazza del Duomo, via Gonzaga, via Marconi, via Baracchini 100 espositori rendono questa mostra mercato una delle manifestazioni all’aperto, dedicate al libro antico, più grandi d’Europa.

Maspero_ViaggioNorvegia.jpgL’estate è ormai alle porte e anche per il mese di giugno si rinnova l’appuntamento a tema con Vecchi Libri in Piazza. L’argomento per questa edizione sarà incentrato su La letteratura da viaggio, un’occasione unica per andare a caccia nel maremagnum di libri da leggere sotto l’ombrellone. Oltre ai libri presenti in catalogo, le librerie partecipanti suggeriscono alcune interessanti proposte legate al tema del mese che spaziano dall’antico al moderno.

È il caso, per esempio, di Maspero Gabriele Libri Antichi che proporrà alcune rarità tra cui Viaggio in Norvegia, in Danimarca ed in Russia negli anni 1788, 89, 90, 91 tradotto dal conte cav. Luigi Bossi di Swinton Andrew. [Milano, dalla Tipografia Sonzogno e Comp., 1816.4 volumi in-12° (cm. 16,5), legature coeve in m. pelle con titolo, fregio e filetti in oro ai dorsi, piatti marmorizzati, tagli gialli; Ex libris araldico alla controguardia coperto da etichetta biblioteconomica; carte in ottimo stato, con 16 tavole illustrative di vedute in rame f.t. in coloritura coeva; lievi e rare fioriture, piccola e leggera gora alle prime carte dell’ultimo volume, per altro marginale. Prima edizione italiana di questa famosa ed interessante relazione di viaggio inserita nella Raccolta de’ viaggi. Esemplare molto buono.]

Per i collezionisti è da segnalare l’interessante proposta della Libreria Zivago:

Ferdinand M. Bayard, Voyage dans l’intérieur des États-Unis, a Bath, Winchester, dans la vallée de Shenandoah, etc. Pendant l’Été de 1791. Seconde édition. Augmentée de descriptions et d’anecdotes sur la vie militaire et politique de Georges Washington. Il volume descrive il viaggio compiuto dall’autore alla fine del XVIII (1791) secolo lungo la costa nord orientale dei neonati Stati Uniti d’America con descrizioni particolareggiate della popolazione e della campagna di George Washington attraverso il racconto di alcuni suoi ufficiali. Il volume è in francese e reca anno VI come data di stampa, quindi 1797.

Per chi, invece, è a caccia di belle edizioni moderne, si consiglia di fare un salto allo stand delle Edizioni Henry Beyle che, per il tema di giugno, ci porta in viaggio in compagnia di firme autorevoli in giro per il mondo. Qualche esempio? Giuseppe Prezzolini, Primavera a New York; Ardengo Soffici, America Sognata; Leonardo Sciascia, Sicilia e molti altri ancora…

Per conoscere tutte le proposte delle librerie partecipanti visitare la seguente pagina:
https://www.piazzadiaz.com/index.php/category/la-letteratura-da-viaggio/

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Segui gli aggiornamenti sul sito: http://www.piazzadiaz.comIngresso gratuito

 

Calendario 2018

Domenica 10 giugno: La letteratura da viaggio

Domenica 8 luglio – A tavola! Libri di cucina

Domenica 9 settembre – Il cinema e il teatro

Domenica 14 ottobre – La letteratura siciliana: 60 anni dopo “Il Gattopardo”

Domenica 11 novembre – 100 anni dalla Prima guerra mondiale

Domenica 9 dicembre – Arte e illustrazione

 

Ufficio stampa:

Marco Bosio 

stampa@maremagnum.com 

http://www.maremagnum.com

III Concorso di poesia/narrativa “La pelle non dimentica” (contro la violenza di genere)

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III CONCORSO DI POESIA-NARRATIVA “LA PELLE NON DIMENTICA”

CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

 

Art. 1 – PROMOTORI –  Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con l’associazione Artemisia di Firenze e l’associazione culturale Euterpe di Jesi  indicono il III concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle donne, lo stupro e il femminicidio.

Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni d’età

Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La partecipazione al concorso è gratuita.

Art. 4 – ELABORATI –  I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle categorie contenute  nell’articolo 4 bis.

Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati, che avranno come argomento principale la violenza sulle donne, potranno essere basati sia su una storia vera sia inventata; potranno anche essere presentati elaborati a tema libero.

A) Poesie inedite a tema libero: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

B) Poesie inedite a tema violenza di genere: dovranno essere 5 (cinque)  poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

C) Racconto a tema libero inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

D) Racconto a tema violenza di genere inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

E) Silloge poetica inedita: la silloge dovrà essere inedita, scritta con carattere Times New Roman corpo 12

F) Silloge poetica edita: la silloge dovrà essere inviata in formato pdf, completa di copertina in jpg alta risoluzione

G) Romanzo inedito a tema violenza di genere: la lunghezza del romanzo dovrà essere compreso tra le 150.000 e le 200.000 battute compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

H) Romanzo edito a tema violenza di genere: il romanzo dovrà essere inviato in formato pdf. completo di copertina in jpg alta risoluzione

I) Fotografia a tema violenza di genere: l’immagine in alta risoluzione dovrà essere inviata in formato jpg e pdf (no immagini di nudo)

L) Corto: il video dovrà essere inviato in formato AVI, durata massima 18 minuti

Art. 5 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE – Il testi delle sezioni A/B/C/D/E/G dell’articolo 4/bis dovranno essere prodotti in forma anonima su file word in formato *.doc o *.docx  o odt. Ogni partecipante potrà inviare un elaborato per una o più categorie tra quelle proposte dagli organizzatori. Ogni partecipante dovrà attenersi alle specifiche richieste, ovvero la lunghezza del racconto, il numero e la lunghezza delle poesie, il formato richiesto. Nel file non dovrà esser scritto alcun nome. Nella mail dovrà essere allegata la liberatoria compilata (che trovate qui) con i propri dati, messa a disposizione in formato scaricabile dall’organizzatore. Tutti gli altri elaborati dovranno essere prodotti seguendo le indicazioni date in ogni categoria. Gli elaborati pervenuti in maniera diversa da quello indicato verranno immediatamente scartati.

Art. 6 – SCADENZA – L’elaborato dovrà essere spedito tramite mail al seguente indirizzo: concorsi@concorsi.lemezzelane.eu entro e non oltre le ore 23.59 del giorno 31 ottobre 2018. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in considerazione. In oggetto dovrà essere specificato “concorso La pelle non dimentica” e la sezione alla quale si partecipa.

Art. 7 – VALUTAZIONE – Tutti i lavori (tranne le sillogi e i romanzi editi) saranno inviati in forma anonima  a una giuria designata dagli organizzatori. La giuria determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in considerazione della qualità dello scritto, dei valori dei contenuti, della forma espositiva, delle emozioni suscitate, delle immagini e delle riprese video. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed insindacabile. I vincitori saranno informati secondo le modalità indicate da ciascun partecipante nel modulo di partecipazione.

Art. 8 – PREMIAZIONE – I primi venti delle sezioni A/B/C/D  verranno inseriti in una antologia a cura di Le Mezzelane casa editrice. I primi tre autori di ogni sezione verranno premiati con una proposta editoriale della casa editrice Le Mezzelane, con un diploma con la menzione della giuria, con una copia dell’antologia e altri premi messi in palio a cura dell’organizzatore. La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avranno luogo, molto probabilmente, in una località della riviera adriatica che indicheremo prima della scadenza del concorso.

Art. 9 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione al promotore del concorso senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo e sarà edito da Le Mezzelane Casa Editrice. I diritti rimarranno comunque degli autori, che potranno, quindi, far uso dei propri elaborati come vogliono.

Art. 10 – PUBBLICITÀ – Il concorso e il suo esito saranno opportunamente pubblicizzati attraverso le pagine dedicate al concorso, sul sito dell’editore e sul sito delle associazioni.

Art. 11 – ALTRE NORME – La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario.

 

Caduta dell’io e ibridismo: nuove tendenze nella poesia post-industriale. Considerazioni del poeta Iuri Lombardi

Poesia come postindustriale e narrativa come civiltà letteraria 

di IURI LOMBARDI (*)

 

Uno degli spartiacque della storia possibilmente letta a più livelli (la realtà non è mai una sola, il tangibile stesso è linguaggio che si auto-corrompe) è certamente la questione dell’industriae il divario che intercorre tra l’età paleo-industriale e la stagione dell’avanzare di una certa industrializzazione di base. Per industria certamente non intendo quell’attività operaia e metallurgica, non intendo i grandi stabilimenti, né intendo la stagione che iniziò in Inghilterra agli inizi del XX secolo. Per industria mi riferisco all’età della edificazione dell’io – unico e possibile reale pilastro cui poter farne una storia letteraria − dell’ingegnarsi a costituire il contesto, quindi la storia. Un’età che pare nascere – almeno per quanto concerne l’Europa − dalla caduta del latino, quindi del romano e l’avanzamento di un nuovo stile all’insegna dell’io, quella industria (intesa per operatività) di poeti che scrivevano in una nuova lingua e sotto un modo di identificarsi completamente contrapposto all’età paleo-industriale o classica. Insomma a una età precedente. La nascita dell’io moderno, quindi il passaggio sostanziale tra la stagione paleo-industriale e quella dell’identità o industriale fa sì che la poesia assuma una posizione di prestigio e diventi unico genere magistris possibile; prima viene essa e dopo tutti gli altri generi. In altri termini, la poesia, o meglio la lirica, viene attorno all’io e a un nuovo modo di esprimersi, a una nuova lingua a costituire per secoli una sua civiltà. L’io presuppone quindi una scesa di un contesto spazio-temporale ben definito, determina una propria dinamica, prende coscienza della storia e al contempo, forse per un principio di imitazione come direbbe Aristotele, ricrea il tangibile, de-mistica il reale.
Tutto sommato oggi questa civiltà – che possiamo definire dell’Io e della costruzione spazio-temporale−è stata soppiantata dal romanzo, nel tempo coevo il genere per eccellenza, che ha sostituito gli altri generi, ne ha smantellato il pubblico, l’io lo ha omesso e ne ha costruito una nuova civiltà. La cosa oggi, allo stato attuale, volendo proporre una storia letteraria va letta solo mediante la lente ontologica-esistenziale e pare non colmare il divario che passa tra gli altri generi e il romanzo. 
La nuova rivoluzione, che in parte si può ricollocare verso un ritorno paleo-industriale,cioè la caduta dell’io, non è altro che il preludio di una nuova età: il post-industriale. L’io omesso, caduto, smantellato (per fortuna) propone un nuovo orizzonte. In questo nuovo universo l’io caduto, che probabilmente diventa un noi, forse un voi, il concetto di storia pare essersi eclissato perché non più demistificato per per paradosso de-costruito.
La decostruzione intesa come mistificazione della storia e dei fatti oggi nella poesia è uno degli elementi di spicco. La poesia stessa,che nel frattempo regge a stento una propria autonomia di genere, non ha più un pubblico,è diventata molto elitaria e quindi se prima era il trampolino di lancio di uno scrittore (la prova ars in cui prima si faceva poesia poi si giungeva alla narrativa e quindi alle altre scritture) oggi non è altro che una seconda possibilità artistica. Lo scrittore che per ragioni di pubblico è costretto – e forse per piacere − a esprimersi nella narrativa, usa la poesia come seconda ipotesi del proprio lavoro.
D’altronde l’attività letteraria, o quella della scrittura in  genere, presuppone un pubblico che la sorregga, che la supporti, che con essa interagisce e ne diventi complice. Questa complicità oggi nella poesia non c’è più e quindi essa diventa sempre più invisibile.

Il-sarto-di-san-Valentino.pngIn secondo luogo è anche vero che l’età post-industriale, la stagione dell’omissione dell’io, la scrittura vive fuori dal genere e i generi in sé si sono amalgamati in una unica possibilità civile e politica del termine: la narrativa. Se di fatto la poesia, essendo un esercizio di stile lo scrittore la usa quasi come fosse un’attività privata e non più pubblica, può incarnare ancora oggi ontologicamente una istantanea di momenti vari – ecco la demistificazione della storia e del tempo − la narrativa pare compiersi in un prestigio maggiore e per forza di cose:
A) ha la fortuna di avere ancora un pubblico (nonostante i gravi problemi che affliggono l’editoria e le produzioni)
B) può assumersi le capacità della poesia; il romanzo riesce a mistificare lo stesso e con ottimi risultati
C) compie da protagonista il passaggio dall’età industriale a quella post-industriale.
La facoltà di essere ancora richiesta, di avere attenzione, di avere un pubblico fa sì chela narrativa – sia contemporanea sia dei classici − trovi un canale di espressione. Un romanzo è facile che venga pubblicato in volume come è facile che trovi una collocazione on-linee quindi oltre a esprimersi con i termini di una propria capacità espressiva, quelli della nuova civiltà letteraria cui sopra, dovuti e nati tramite l’omissione dell’io, determina uno svelamento del proprio essere. Attraverso la propria duttilità il genere narrativo si svela senza grandi problemi, così un classico tramite canali telematici lo conoscono tutti anche se non letto. Cosa che per la poesia è molto più difficile.
In secondo luogo la narrativa dissimula quanto la poesia, mistica, imbroglia, ragione sull’errore storico e assembla elementi distanti apparentemente tra di loro. Questo avviene grazie alla caduta dell’io che ha permesso al genere e alla sua corrispettiva civiltà lo sviluppo di nuove tecniche e di un linguaggio sempre più ibrido.
In terzo luogo, se l’io inteso come poesia dettò le linee del passaggio dall’età pre-industriale a quella moderna, oggi la rivoluzione l’ha compiuta il romanzo. La distruzione o caduta, l’omissione dell’io avviene attraverso la narrativa all’unisono in tutta Europa da Joyce a Celine, da Zola a Verga. Se in un primo momento assume un carattere di scientificità con l’avvento del positivismo europeo, in un secondo momento il suo linguaggio si fa impalpabile. D’altronde negli ultimi tre decenni la lingua stessa è mutata diventando una identità linguistica meta-significante. Fu Pasolini stesso in un suo intervento a dire che la lingua letteraria rimane – si riferiva all’Italia − solo una questione di stile, quindi di prestigio in quanto l’italiano non è più il fiorentino ma la lingua dei grandi centri industriali e quindi quella del consumo e quella – possiamo definirla oggi − della multimedialità.
In conclusione, ben lungi da elargire un intervento storico (non più possibile come visto all’inizio) la poesia vive in un’area tutta sua, in un’isola inaccessibile ai molti, sta in bilico su di una soglia in attesa di salpare in mare.
I tentativi che ci sono oggi restano isolati, spesso sommersi, non conosciuti ai più in quanto non ha più un pubblico e i poeti – gli scrittori di versi − sono spesso voci che parlano nel buio. Tutto sommato, questo non deve allarmarci né deve farci rinunciare alla poesia, ma quando facciamo poesia, quando scriviamo versi, dobbiamo essere coscienti che la civiltà letteraria oggi come oggi resta il romanzo e che facendo poesia accenniamo a quella realtà soggiornando nella sua premessa.

IURI LOMBARDI

 

(*) Questo testo è stato pubblicato in appendice nell’opera di Iuri Lombardi dal titolo Il sarto di San Valentino (Ensemble, Roma, 2018)

 

hqdefault.jpgIuri Lombardi (Firenze, 1979), poeta, scrittore, saggista, drammaturgo. Ha pubblicato per la narrativa i romanzi: Briganti e Saltimbanchi, Contando i nostri passi, La sensualità dell’erba, Il cristo disubbidiente, Mezzogiorno di luna. Per la Poesia: La Somma dei giorni, Black out, Il condominio impossibile, Lo zoo di Gioele, La religione del corpo.  Per la saggistica: L’apostolo dell’eresia. Per il teatro: La spogliazione, Soqquadro. Vive a Firenze. Dopo essere stato editore, approda con altri compagni nella fondazione di Yawp – l’urlo barbarico.

 

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Sabato 9 giugno a Capri la premiazione del I Premio “Pablo Neruda” presieduto da Annalena Cimino

Si svolgerà sabato 9 giugno 2018 a partire dalle ore 10:30, presso la Sala consiliare del Comune di Capri, la cerimonia di premiazione del Premio internazionale di Poesia “Pablo Neruda – Città di Capri”, organizzato dall’Associazione culturale internazionale VerbumlandiArt di Galatone (Lecce), in collaborazione con la Municipalità di Capri e con la poetessa caprese Annalena Cimino, presidente del Premio. Saranno presenti all’evento ospiti illustri della letteratura, della musica, dell’arte e del giornalismo. Il Premio è inserito nell’ambito del progetto di VerbumlandiArt “La Catena della Pace, della Difesa dell’Ambiente, della Giustizia”, che vede realizzate e programmate in Italia numerose manifestazioni artistiche e letterarie.

 

P1180629-1832x1152_d_0_0_900.20170804185415.jpgIl Premio di Poesia Pablo Neruda – Città di Capri è nato con lo scopo di onorare la fama mondiale dell’isola e della città di Capri – ha dichiarato Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt e infaticabile organizzatrice culturale – per iniziativa della poetessa Annalena Cimino. Con vero piacere l’associazione Verbumlandiart ha organizzato l’evento, con la collaborazione della Città di CapriVerbumlandiArt, che ha ottenuto nel 2014 la medaglia del Presidente della Repubblica per i suoi valori statutari e impegni culturali, ha realizzato il Progetto “La Catena della Pace, della salvaguardia dell’Ambiente, della Giustizia, con la Poesia, l’Arte, la Scrittura, la Musica, il Teatro, il Cinema, il Giornalismo” che unisce poeti, artisti, musicisti, attori, giornalisti, registi di tutto il mondo per costruire una civiltà dell’amore per la Pace, per la difesa dell’Ambiente, per la Giustizia, un progetto che cerca di diffondere i valori culturali delle varie nazioni e i sentimenti di collaborazione che, pur nel rispetto della propria identità etnica e culturale, possono nascere soltanto dall’empatia con le diversità culturali, dal dialogo e dal confronto con l’altro. Si può parlare di pace, di ambiente, di giustizia, con il linguaggio diretto e immediato della poesia e di tutte le arti.”

“La Città di Capri – aggiunge Resta – con le sue incantevoli acque azzurre e la salubrità del territorio, è il luogo ideale per diffondere questi temi, per farla capofila di un progetto internazionale, perché la sua bellezza amplifica a dismisura l’importanza di certi temi, così cari anche a Papa Francesco «…Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di «macerie, deserti e sporcizia» (Enciclica Laudato si’, 161). Non possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici».”

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La Giuria del Premio, composta da Cinzia Baldazzi (Presidente, scrittrice e critico letterario), Annella Prisco (scrittrice), Sergio Camellini (poeta), Regina Resta (poetessa), Caterina Mansi(assessore alla Cultura Città di Capri) e Mario Staiano (già sindaco di Anacapri e imprenditore del settore turistico) ha provveduto a a stilare la seguente classifica:

 

RISULTATI FINALI PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “PABLO NERUDA – CITTA’ DI CAPRI”, 1^ EDIZIONE

SEZ. A) – POESIA IN LINGUA ITALIANA, A TEMA

1. CARMELO SALVAGGIO – COME NERUDA
2. SILVANA STREMIZ – AMO IN TE IL PROFUMO DEL MARE
3. OTELLO SEMITI – LAMPEDUSA, ex aequo STEFANO CARANTI – VOLTARSI INDIETRO

MENZIONI D’ONORE

ALESSANDRA COSTANZO – BRICIOLE DI CUORE
ALFONSO GARGANO – M’ADDORMENTO E SOGNO IL MARE
CARLO SIMONELLI – DONNA ALLA FINESTRA
CARLO SOLIDORO – TRAMPOLINO
GIAMPIERO DONNICI – IL MARE DALL’ ALTO
LAURA PAVIA – IL MARE CHE MI NAUFRAGA DENTRO
MARCO VESCARELLI – IN RIVA A UN SOGNO
MARIA ANTONIETTA DOGLIO – SARÒ MARE
MICHELE GENTILE – UNA FINESTRA SUL MARE
MICHELE IZZO – IL MARE ALTROVE
VALTERO CURZI – SE TU VEDESSI

 

SEZ. B) – POESIA IN VERNACOLO, A TEMA

1.POETA GAETANO CATALANI – NT’A NU MAR’I NCHJÒSTRU
2.POETA ANTONIO BARRACATO – U MARI
3.POETA ANTONIO COVINO – TERRA ASSETTATA

 

SEZ. C) – POESIA IN LINGUA STRANIERA, A TEMA

ROMANIA

1. ALEXANDRA FIRITA – LE ACQUE TURCHINE
2. LILIANA LICIU – O FEREASTRĂ…SPRE MARE
3. TRANDAFIR SÎMPETRU – FĂRĂ TINE…
SERBIA
1. MILE LISICA – TAKO MI NEDOSTAJEŠ
2. MILOŠ MARJANOVIĆ – JEDNOM KADA ME POJEDE MRAK
3. ZORICA ĐUĐIĆ – MITIĆ – KAMENA LEPOTO
PREMI SPECIALI
1. BORISAV BORA BLAGOJEVIĆ – KO LI JE KRIV ?
2. KEMAL LJEVAKOVIĆ – EPITALAM
3. VESNA FOJKAR ĆIRIĆ – KADA VOLIŠ…

 

SEZ. F) – POESIA IN LINGUA ITALIANA, A TEMA LIBERO

1. GIUSEPPE BRUNASSO – TRA LE ORTICHE E LE VIOLE
2. GIUSY CAROFIGLIO – GLI ESTREMI RICONDURRANNO A NOI
3. CRISTINA PRINA – E LA NOTTE CHE PASSA

MENZIONI D’ONORE

ANITA NAPOLTANO – VOGLIA VERMIGLIA
ANNA SIANI – LASCIA CHE ENTRI
ANNAMARIA COLOMBA – IN PUNTA DI PENNA E DI CUORE
CLARA CHIARIELLO – PIOGGIA DI LACRIME
DOROTEA MATRANGA-MARE DI NOSTALGIA! (A MIO FIGLIO, MIGRANTE)

ELVIO ANGELETTI – I BAMBINI DI ALEPPO
MANUELA MAGI – SOSTANZIALMENTE DIVERSA
MARINELLA MANCA – ANIMA MIA…
RAFFAELE MESSINESE SOMMERSA LETTURA
RAYMONDE SIMONE FERRIER – ELEMENTO ACQUA, GRAZIE
ROBERTO ROSSI – PRENDO
SANDRA DE FELICE – L’EMOZIONE MI CATTURA IL CUORE

 

SEZ. G) – POESIA IN VERNACOLO, A TEMA LIBERO

1.CIRO IANNONE – ‘A FAMIGLIA
2 POETA ALFREDO SCOTTI – NUSTALGIA NAPULITANA 
3 POETA VINCENZO CERASUOLO – AYLAN

 

MENZIONI D’ONORE

ANNA GENTILE – CHESTA SERA
FRANCESCO PAOLO MARIA GIULIANI – MESÈRIA
GINO ABBRO – ‘O STRUMENTO
GIULIANA CIBELLI – CAPRI MIA BELLA
MARIAPINA SACCO – TRAGARA
MAURO MILANI – IMMENSO
STEFANO BALDINU – EN L’IMMENSITAT DE UN RESPIR

 

SEZ. H) – POESIA IN LINGUA STRANIERA, A TEMA LIBERO

1. VINCENZO MONFREGOLA – ES LA TEMPORADA DE LA SEDA
2. MASSIMO PISTOIA – SUS OJOS
3. ROMANA D’ANGIOLA – A WINDOW ON THE SEA, ex aequo GIORGIA FONTANA DEL VECCHIO – LIBERTE’ D’AIMER

PREMI SPECIALI DEL PRESIDENTE
LORENZO SPURIO – PASEO DE GRACIA, ORE 17
ENZO BACCA – IL TARLO

PREMI SPECIALI DELLA GIURIA
CARMEN MOSCARIELLO – RABDOMANTE
ALFREDO GUARINO – CHICCHI DI POESIA

PREMIO DELLA CRITICA
FEDERICA MINNUNI – 16 OTTOBRE 1943
UMBERTO CORO – BUSSAMI …

PREMIO VERBUMLANDIART
CESARE NATALE – UN AMORE SENZA FINE
ROBERTO COLONNELLI – CRISALIDE D’ARGENTO

PREMIO DEL PRESIDENTE DEL CONCORSO
AMBRA LEMBO – IL MARE NELLE VENE
RICCARDO TIBERI – SPRAZZI DI GIOIA
VINCENZO ROSSANO – A TE

PREMIO SPECIALE OFFERTO DALLA FIDAPA SEZ. DI CAPRI
MANUELA DI MARTINO – INVERNO AMARO (LONDRA)

PREMIO SPECIALE UNA FINESTRA SUL MARE
GABRIELLA GIULIANI – AGHI DI MARE
ANNA CAPPELLA – PRELUDIO DI UN CANTO ANTICO
ROBERTA MENICONZI – UN SENTITO AMORE

PREMIO SEZIONE RAGAZZI SCUOLE PRIMARIE
SIRYA D’AGOSTINO – IL MARE CI RIVELA: I SUOI SEGRETI

Il n°27 della rivista di letteratura “Euterpe” dedicato a “profili ed esperienze femminili nella storia, letteratura e arte”

Dopo la recente pubblicazione del n°26 della rivista di letteratura online “Euterpe” che proponeva quale tematica “Emigrazione: sradicamento e disadattamento”, contenente pregevoli contributi critici e non solo tra cui brani di Mario Vassalle, Asmae Dachan, Rosa Elisa Giangoia, Maria Grazia Ferraris, Paolo Saggese e Valtero Curzi. 

La Redazione della Rivista ha diffuso nelle ultime settimane il comunicato relativo alla raccolta di materiali per il prossimo numero della rivista. Il nuovo numero monografico sarà aperto a contributi appartenente ai vari generi (aforismi, poesia, haiku, narrativa, saggistica, critica, recensioni, interviste) che abbiano relazione con il tema di riferimento: “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella storia, letteratura e arte”. Sarà l’occasione per approfondire le esperienze umane e gli itinerari culturali di poetesse, scrittrici, donne di scienza, eroine e di altre donne che, a loro modo e nei relativi campi d’appartenenza, si sono distinte in maniera rimarchevole. Nel banner che identifica l’invito a prendere parte al nuovo numero figurano i volti di alcune celeberrime donne della letteratura: la poetessa lombarda Antonia Pozzi (1912-1938), suicida giovanissima, la scrittrice sarda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926 Grazia Deledda (1871-1936), la romanziera modernista Virginia Woolf (1882-1941), punta di diamante della letteratura contemporanea e la pacificante poetessa americana Emily Dickinson (1830-1886).

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I materiali dovranno essere inviati entro e non oltre il 15 Luglio 2018 alla mail rivistaeuterpe@gmail.com attenendosi alle “Norme redazionali” della rivista che sono consultabili cliccando qui.  Su Facebook è già presente il relativo evento Facebook che si può seguire, anche per rimanere aggiornati sullo svolgimento della selezione, per raggiungerlo, cliccare qui.

Per consultare i vecchi numeri della rivista è possibile cliccare qui, mentre per chi voglia prendere visione dell’archivio storico contenente la lista sintetica di tutte le apparizioni in rivista, ordinate in ordine alfabetico dei rispettivi autori è possibile cliccare qui.

La V Ragunanza di Poesia e Narrativa per ricordare la giovane Anastasia Sciuto

Si è conclusa con una grande partecipazione di pubblico domenica 20 maggio 2018 nel parco di Villa Pamphilj, presso la Cascina del Bel Respiro, antica vaccheria dei Principi Pamphilj, ingresso di Via Vitellia 102, a Roma, la cerimonia di premiazione della 5^ Ragunanza di poesia, narrativa & short movie. Questa edizione è stata particolarmente emozionante, anche perché è stata dedicata ad Anastasia Sciuto, una talentuosa e giovane regista recentemente scomparsa. Ha aperto la manifestazione il vice Presidente dell’Associazione A.p.s Le Ragunanze Giuseppe Lorin, che ha spiegato il significato del termine barocco ‘ragunanza’, ovvero i raduni degli artisti, che Christina di Svezia era solita organizzare con la sua Arcadia, poi ha dato voce ai componenti della Giuria, composta da Vittorio Lussana (Presidente di Giuria), Michela Zanarella (Presidente del Premio e dell’Associazione), Serena Maffia, Fiorella Cappelli, Alessandra Battaglia, David Cardarelli. Sono intervenuti il M° Gianni Mirizzi, che si è esibito alla fisarmonica su colonne sonore di film incantando la platea. Erano presenti i genitori di Anastasia Sciuto, Gianni e Mimma, che hanno consegnato la targa “Anastasia Sciuto” a Enoch Marrella, giovane promessa del teatro italiano. Con lui gli amici di Anastasia, Desy Gialuz e altri attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, che hanno interpretato un estratto da “Le onde” di Virginia Wolf: “Il sole picchiava dritto sulla casa; il bianco dei muri tra le finestre scure abbagliava. I vetri, ricoperti di fitti rami verdi, mantenevano cerchi di oscurità impenetrabile”.

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L’attore Corrado Solari, noto per i suoi ruoli da ‘cattivo’ nel cinema, ha letto una sua poesia e una poesia di Michela Zanarella, catturando l’attenzione del pubblico. Si sono poi alternate le premiazioni. Per la sezione poesia a tema natura prima classificata Angela Donatelli con la poesia ‘Ritorno all’origine’, per la sezione libro edito di poesia prima classificata Alba Gnazi con “Verdemare”, per la sezione libro edito di narrativa Nicola Viceconti con “Vieni via”, per la sezione short movie Quinto Ficari con “Ernesto the parrot”. Tra i premiati al secondo posto per la sezione natura Cristina Biolcati, terzo posto a Carla Barlese, menzioni d’onore a Bartolomeo Bellanova, Gianluca Loreti, Luciana Raggi, Vania Fazion, Vinicio Salvatore Di Crescenzo, Daniele D’Ignazi, Carla Abenante, Ivano Baglioni. Al secondo posto per la sezione libro edito di poesia Fabio Squeo, terzo posto per Valeria D’Amico, menzioni d’onore ad Antonella Proietti, Giuseppe Guidolin, Antonio Merola e Stefania Onidi. Tra i premiati al secondo posto per la sezione libro edito narrativa Maria Laura Antonini, terzo posto per Alessio Silo. Menzione d’onore ad Anna Manzo. Tra i premiati al secondo posto per la sezione short movie Guido Tracanna, terzo posto per Elvio Angeletti. Il Trofeo Euterpe è stato assegnato da Lorenzo Spurio, presidente dell’Associazione culturale Euterpe, a Lucia Izzo. Particolare la coreografia sui colori del gruppo Oltreconfine composto da Hanad Sheik, Khatri Himalay, Maria Luna Farah, Natallia Felicità, Daphne Barone, Desirée Barone, Manuel Pischedda, diretto da Chiara Pavoni, con l’accompagnamento musicale del percussionista polivalente Peppe Ska. Sempre intensa l’interpretazione di Chiara Pavoni con il monologo ‘Colloquio a una dimensione’, un omaggio a Pier Paolo Pasolini. Santo Tornabene ha portato i saluti del Comitato di Quartiere Monteverde Nuovo. L’evento è stato patrocinato dal Consiglio regionale del Lazio, da Roma Capitale Municipio XII, dall’ Ambasciata di Svezia a Roma ed è stato promosso da A.P.S. Le Ragunanze in collaborazione con EMUI EuroMed University, Turisport Europe, Golem Informazione, Periodico Italiano Magazine, Associazione culturale Euterpe, Nuova Accademia Monteverde, Comitato di Quartiere Monteverde Nuovo. 

“Una grazia di cui disfarsi. Antonia Pozzi: il dono della vita alla parole” di Elisa Ruotolo. Recensione di Lorenzo Spurio

Elisa Ruotolo, Una grazia di cui disfarsi. Antonia Pozzi: il dono della vita alla parole, Illustrazioni di Pia Valentinis, rueBallu, Palermo, 2018.

Recensione di Lorenzo Spurio

Sorrido senza in fondo goderne.

Pratico ed essenziale il volume di Elisa Ruotolo recentemente pubblicato da rueBallu di Palermo sull’ampia e pluri-evocata figura della poetessa lombarda Antonia Pozzi (1912-1938). Nel libro, curato nei dettagli grafici e compositivi in maniera pregevole e stampato su Materica (carta naturale realizzata con fibre di cotone riciclate di pura cellulosa provenienti dalla gestione responsabile delle foreste), la scrittrice ci propone un percorso intimo e amicale con una delle più grande poetesse del secolo scorso.

Il piccolo compendio finale del volume è dedicato a raccogliere una manciata di poesie di Antonia Pozzi tra cui la stupefacente lirica “Canto della mia nudità”: un canto soave di svelamento e di denuncia della propria disagiata condizione esistenziale. In essa, infatti, la vulnerabile poetessa di Pasturo (LC), annotava: “pallida è la carne mia/ […]/ E un giorno nuda, sola,/ stesa supina sotto la troppa terra,/ starò, quando la morte avrà chiamato”. La Ruotolo affida al lettore curioso e insaziabile l’intera vicenda personale della Pozzi, dell’Antonia in quanto donna, figlia e amante, ben più che quale poetessa sebbene, com’è noto, sia piuttosto impossibile adoperarsi a un’operazione di scissione tra le due componenti.

8564331_3129674.jpgLa caratteristica di questo volume è quella di accompagnare il lettore in un percorso umano, che è appunto quello della Pozzi, con precisione e grande rispetto delle vicende altrui. Gli apparati grafici e iconici che sono stati impiegati (opera dell’artista udinese Pia Valentinis) si delineano come pregnanti e insostituibili in un progetto che risulta essere lodevole – come già accennato – non solo per i contenuti – densi e nevralgici – ma per la cura editoriale, degli inserti, dei disegni, della composizione dei capitoli e di ogni minuzia che è studiata ad arte per compendiare al meglio un progetto che è vivo, multidisciplinare, interattivo e, pertanto, assai coinvolgente.

Non un saggio accademico, neppure un approfondimento monografico sulla grande penna lombarda che nel maledetto anno delle leggi razziali (1938) decise di trapassare la dimensione reale, piuttosto un pamphlet colorato e avvincente, un itinerario curioso e trattato con sapienza e profonda conoscenza della materia, reso, però, in forma appetibile, d’ampio approvvigionamento in un pubblico che non è di nicchia, ma trasversale, compreso quello giovanissimo che potrà trovare particolare giovamento anche dai notevoli inserti grafici.

S’inizia il percorso sulle pagine tinte da una cromia decisa e pulsante, quella dell’arancione, sebbene sia piuttosto vicino anche a una possibile sfumatura del cachi. Sono le pagine contrassegnate dal titolo “Tu con me, su questa terra nuda”. Sono pagine incipitarie, di fondamentale significazione per l’autrice del volume, che dettano le motivazioni-fondamenta di un’operazione editoriale di questo tipo. La Ruotolo, infatti, ci narra della sua conoscenza con la poetessa, di come avvenne, e del grande potere della parola della Pozzi che, da subito, l’affascinò notevolmente. Da lì nacque la sua esigenza di approfondire “La vicenda umana di questa straordinaria poetessa, che aveva consumato rapidamente i suoi anni agli inizi del Novecento”. Bella la definizione che la Ruotolo dà di questo tempo breve della Pozzi da lei “consumato rapidamente”: con impeto e desiderio, con voluttà e voglia d’amore che poi, dinanzi ai limiti imposti dai tempi e dalla morale, trovarono una fine diversa, impetuosa ed eclatante, definitiva e struggente, eppure voluta e creata. Difatti la Ruotolo non manca di parlare del grande amore per la vita tipico della Pozzi: “Antonia amò come di rado si riesce nella vita, fino a donarsi completamente, a svuotarsi, a sfinirsi”. La sua morte viene così richiamata, in queste prime pagine, quale atto ultimo di un processo fisiologico dettato dalla consunzione, dalla dissipazione del proprio animo interiore. Quello che oggi definiamo ‘suicidio’, parlando della sua persona, in realtà non sarebbe che il punto di limite della fine di quella vita felice, vissuta nella pienezza della totalità e del logorio per l’impossibilità di poterla continuare nel tempo. La consumazione di sé, che sembra ben diversa da una vera e propria fuga dal mondo e dunque ad un atto sovversivo portato alle estreme conseguenze, è più un gesto altruistico dettato dalla consapevolezza e dalla lucidità dinanzi all’incapacità di una prosecuzione nel reale.

La Ruotolo, con questo testo, ci consente di percepire quella stessa “angoscia del riporsi interni nelle mani altrui” che lei stessa ha sperimentato leggendo e approfondendo il percorso umano della Pozzi. Risulta importante anche sottolineare come la scrittrice abbia messo in luce, con impareggiabile resa e grande apertura, quanto la Pozzi fosse una donna viva e ardente (“non fu mai capace di tiepidezza, ma sempre e solo d’incendio”) abbattendo quella che può essere una facile e comune convinzione nel vedere nella poetessa di Pasturo una donna sottomessa e ritirata, sfiduciata e inetta, fredda, disinteressata alla vita. Le sue poche foto che circolano ce la trasmettono come un’anima trafitta da un disagio difficile da spiegare, dall’espressione mesta o preoccupata e, comunque, raramente è ritratta in uno stato di vera pace o equilibrio. La Ruotolo tiene a sottolineare in questo volume anche quegli aspetti che, nel trascorso di anni tesi a studiare la sua figura di intellettuale, hanno marcato molto sulla sua insofferenza, solitudine e istinti di morte. La scrittrice, infatti, ce la descrive fortemente attaccata alla vita, smaniosa di diventare madre, affettuosa con gli amici (meno con la famiglia, con eccezione della nonna), passionale e focosa, in cerca di quella libertà che le avrebbe concesso di vivere nella pienezza dei suoi desideri. “Antonia amava vivere, ma il suo era un amore straziante, che non s’adatta ai compromessi, né s’accontenta delle briciole”, scrive la Ruotolo in queste primissime pagine. In altre parole: un amore impossibile, di cui ha consumato gli esordi, vissuto platonicamente, agognato e nutrito privatamente, sino a che – dinanzi agli impedimenti irremovibili – s’è degradato lentamente, privandola di quell’energia autentica che le era propria e che l’aveva caratterizzata in quanto donna aperta, affettuosa, capace di credere in un rapporto d’amore.

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Uno scatto di Antonia Pozzi alpinista

Il capitolo che segue, “Io, Antonia. Il tempo bambino”, è ben speso a fornire il contesto generazionale nel quale la Pozzi è collocata con particolare attenzione alla sua fase infantile nella quale sperimenta forme di scollamento e solitudine (che poi la fagociterà) a partire da un sentimento di nutrita diversità. La scuola, con insegnanti suore, sembra essere il luogo che sente maggiormente in sintonia, ed è anche piuttosto brava, ma anche lì non disdegna quell’innata solitudine che la fa “una cosa di nessuno”. L’istituto scolastico è percepito dalla Pozzi e ricordato dalla Ruotolo come positivo non in funzione di un ampliamento di conoscenze con persone terze e dunque in termini sociali, amicali ma semplicemente perché è il luogo che le permette di raggiungere ciò che cerca: la conoscenza. Per tutto il suo breve percorso di vita, infatti, la Pozzi sarà una grande studiosa di letteratura e non solo, arrivando a intrattenere importanti relazioni con noti esponenti della letteratura dell’epoca, quale il critico Dino Formaggio (1914-2008) o il poeta Vittorio Sereni (1913-1983). Già da ragazza la Pozzi sente che lo studio e, più in generale, la conoscenza sono ingredienti insostituibili, mezzi dei quali, seppur in dose e forme diverse, non potrà più farne a meno.

Segue così il capitolo che la Ruotolo ha voluto indicare in maniera netta e distintiva “Gli anni dell’obbedienza”; tale periodo fa riferimento a una trattazione in cui la scrittrice, calata negli occhi e nella persona di Antonia, descrive se stessa soprattutto in ambito familiare quale una presenza che “non fac[eva] rumore”. Ricorda così della dolcezza controllata della madre e della severità del padre, uomo mite ma austero, deciso e padrone, finanche insensibile: “Ogni suo sguardo mira a giudicare le mie mancanze”. Eppure, circondata da un contesto non così partecipe e costruttore dell’entusiasmo della giovane, che scopre la sua più grande amica, la poesia: “Le parole mi hanno vestita e poi abitata”. Paradossalmente sono le parole, che non hanno una vita propria e che sono creazione di qualcuno, che dànno alla Pozzi motivo, forma, ragione e senso alla sua vita. Un po’ come quei versi che Neruda diceva che lo toccavano al punto tale che era la poesia che lo chiamava, la Pozzi via la Ruotolo è un corpo nudo, un’entità vuota, un campo d’assenza che trova identità e significazione solo con l’atto di copertura, di vestizione, offerto dalla poesia. Abiti che sono versi, tessuti che sono parole allineate, copertura che è l’anima arricchita: “Ogni parola aggiungeva senso, sottraeva spazio al niente e lo riempiva”. La poesia per la Pozzi non è erudizione o sofisticazione retorica ma richiamo e necessità: forma di scoperta di sé e completamento, distruzione di quella penuria devastante, arricchimento e costruzione interiore e, al contempo, dialogo con la propria anima che si scorge, riaffiora, e ci scoperchia chi siamo. Ecco perché il pensiero che la Ruotolo pone, ovvero l’ossessione di Antonia che qualcuno la obblighi a smettere di scrivere, si configura come uno svilimento personale, un denudamento che la renderebbe vuota, debole, priva di quel senso intimo che ha scoperto nell’essenza della scrittura. “La poesia adesso mi guarda e mi completa”, scrive la Ruotolo poco dopo, a sottolineare ancora una volta quanto la parola, da entità vacua e astratta, possa avere una grande capacità materica da compenetrare, completare, vanificare quelle assenze, cucire quelle fenditure che fanno il corpo leso, indistinto e lacunoso.

Seguono le pagine dedicate ad Antonio Maria Cervi, l’insegnante del quale la Pozzi s’innamorò e dedicò varie poesie; è il tempo in cui si sente ormai lontana dall’infanzia di Pasturo, sebbene serbi il ricordo di ogni dettaglio dell’ambiente (“potrei dire quante foglie ha perduto il tiglio”) e sboccia quell’amore folgorante verso il professore, forse l’unico che, per citare Virginia Woolf nella sua lettera d’addio indirizza al marito Leonard, avrebbe potuto salvarla. Difatti il professore è la valvola di una sorta di rinascita in Antonia, la svolta luminosa che sembra riportarla alla leggerezza e al colore dei tempi andati; se in casa si respira pesantezza, verticismo e dunque inadeguatezza, col professore, col semplice avvicinamento alla sua persona o al colloquiare con lui, in Antonia si rafforza la speranza e nasce l’amore verso l’altro. È l’inizio di un cambiamento che, prima era stato cercato e voluto e ora avviene spontaneo, nella sua forma più bella, quella di un amore viscerale, inspiegabile eppure necessario, quel sentimento vorticoso e incircoscrivibile che le fa maturare l’idea di un nuovo cominciamento alla vita, di una primavera inaspettata. Con Cervi, la Pozzi rinasce e ritrova se stessa, l’amore e la poesia sono balsami a disagi e solitudini pesanti che ora sembrano relegati a un tempo lontano.

La sezione successiva, anticipata da una colorazione carta di zucchero, ha come tematica “La separazione” ed è, se vogliamo, l’esordio della nuova decadenza emozionale di Antonia. La Pozzi, via la Ruotolo, dice “durò un anno appena e andasti via da me”. Siamo nella presa di coscienza di un rapporto che è finito e nel clima di profonda nostalgia e rimpianto per i pochi bei momenti trascorsi insieme. Qualcosa è accaduto e le condizioni preesistenti, quelle che avevano visto il riaccendersi del desiderio alla vita di Antonia, sono venute meno: la loro relazione è stata bandita e tra di loro s’è imposta una distanza che non sarà più coperta. La figura autoritaria del padre di Antonia, con amicizie significative con esponenti del Regime, ha relazione con il trasferimento lavorativo del prof. Cervi? Non lo sappiamo con indubbia sicurezza ma, vista la sua posizione privilegiata, è possibile avanzare un’idea di questo tenore. La conclusione, comunque, è amara per la giovane Antonia: l’unica blanda concessione sarà la possibilità di conservare la relazione con l’insegnante a mezzo epistolare. “La vita prese a debordare da me, incapace com’ero d’abitare lo spazio breve della mia campana di vetro”.

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Antonia Pozzi

Ripiomba così il tempo della solitudine, un’età amara priva di un varco di speranza che invece può essere configurata nei tempi dell’attesa. Antonia non attende né spera in un ritorno del prof. Cervi e in un loro congiungimento perché sa che ciò non potrà avvenire. Avendo elaborato questa impossibilità d’amore, questa lontananza che elude ciascun tipo di rapporto, la Pozzi scriverà: “Io ti porto con me dovunque io vada”. Si tratta di un autoconvincimento importante che ha il sapore amarognolo della sconfitta, il loro amore da reale passa a platonico per consumarsi poi in un niente dopo che avrà elaborato con lucidità la messa al bando dello stesso[1], in quel clima di sottomissione e divieti così naturale e caro all’augusto genitore, che tutto dispone come crede illudendosi che anche il sentimento possa essere delimitato da volontà e intransigenze personali. Vacilla anche l’affetto che ha sempre nutrito per i genitori e che ha dato per naturale e scontato: “So bene di amarvi, ma so per certo che l’amore non dovrebbe nutrirsi di paure e soggezioni; dovrebbe essere fiducia e confidenza, e io non ne ho mai avute al vostro pensiero” scrive la Ruotolo ricalcando fedelmente l’oppressione e la riluttanza della Pozzi dinanzi alla famiglia, in particolar modo il padre.

Ecco che nelle parti narrative che seguono la Pozzi via la Ruotolo non manca di esprimere il suo senso d’inadeguatezza al mondo familiare, la sua nullità, la sua insofferenza dovuta alla lontananza coatta dal suo amante che comincia a vagheggiare immagini di una precoce dipartita: “Sono ossessionata dal senso della fine e da questa emorragia di ore che mi vuole vecchia anzitempo”.

La speranza della nuova relazione con Dino Formaggio, pure osteggiata dal padre della Pozzi, produrrà un episodio grossomodo analogo rispetto a quello vissuto dalla ragazza con l’insegnante Antonio Maria Cervi e contemporaneamente s’inasprisce l’opposizione della donna nei confronti dello spadroneggiante fascismo, fautore di drammi e protagonista di lì a poco di una ecatombe paurosa.

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Ci approssimiamo così alla stazione ultima di questa laica via-crucis, cammino di un sacrificio completo di Antonia Pozzi posta in un contesto socio-familiare vetusto e bigotto, destrorso e pieno di pregiudizi che in breve tempo l’hanno fatta sfiorire. Il riferimento al cammino cristologico della Passione è significativo e ricalcato dalla stessa Ruotolo che, tramite la Pozzi, dice “Ormai non conto più i tagli e so cosa vuol dire essere crocifissi in questa vita”. Ed è così, conscia che non è più in grado di sostenere tutto ciò che accade intorno a lei che esce di casa, abbandonando quelle “stanze nude in cui ancora si dorme” dileguandosi da questo “tempo breve” a lei concesso. A testimonianza del suo percorso lascerà scritti e poesie nei cassetti della sua camera ma, ancor più spavaldamente, il padre deciderà di distruggerne in grande quantità o di modificarli a suo modo; quelle “parole tenute sotto il bavaglio” di cui parla la Ruotolo in queste pagine ultime, di commiato di Antonia, che ha già ben in mente il volo che si appresta a compiere. Ultimo perché irreversibile. L’ultima chiamata è stata lanciata, ma non è un appello, forse ha più a che vedere con una sfida o una condanna.

“Sono stanca di pagare con l’obbedienza una felicità che non arriva. Stanca di questo disagio d’avere ciò per cui gli altri mi dicono fortunata e che mi pesa addosso come una lapide. Stanca per tutto l’amore che ho dato. Adesso sì, il cuore può sostare. […] E mentre la Nena[2] guarda altrove, anima mia, da questo fosso in cui il cielo s’è fatto lontano, io ti lascio andare”.

Lorenzo Spurio

Jesi, 10-05-2018

 

NOTE

[1] Poco dopo la Pozzi, via la Ruotolo, scrive “Possibile mai vivere queste due vite senza impazzire, o morire?”

[2] Si tratta della nonna di Antonia Pozzi, la persona della famiglia a lei più cara in assoluto alla quale la lega ore di spensieratezza e giochi verbali.

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