E’ uscito il bando di partecipazione del X Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Art. 1 – ORGANIZZAZIONE

Viene bandita la decima edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato, fondato e presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.

Art. 2 – PATROCINI MORALI

Il Premio è patrocinato dalla Regione Marche, dall’Assemblea Legislativa della Regione Marche, dalla Provincia di Ancona, dai Comuni di Jesi, Ancona e Senigallia e dall’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.

Art. 3 – PARTNERSHIPS

Il Premio gode del sostegno e della collaborazione esterna (partnership) di alcune enti e associazioni culturali che condividono gli intenti di promozione e diffusione della cultura e le finalità del concorso: Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Associazione “Le Ragunanze” di Roma, Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, Associazione “Arte per Amore” di Seravezza (Lucca), Associazione “Oceano nell’anima” di Bari, Associazione “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (Monza-Brianza), Associazione “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo), Associazione “Un Passo Avanti” di Ascoli Piceno, AlmanHaiku e Wiki-Poesia.

Art. 4 – REQUISITI FONDAMENTALI

Si può partecipare sia con opere edite che inedite. Qualora l’opera sia edita è necessario indicare nella scheda di partecipazione il riferimento bibliografico completo dove è precedentemente apparsa (titolo opera, casa editrice, luogo e anno di pubblicazione). L’organizzazione è sollevata da qualsiasi problematica, disguido e controversia possa nascere nel caso in cui l’autore presenti la sua opera come inedita quando, in realtà, essa, alla data d’invio della partecipazione al premio, è edita.

Art. 5 – NORME DI ESCLUSIONE

  1. In merito alle opere:
  2. L’opera non deve aver ottenuto un 1° premio assoluto in un precedente concorso al momento dell’invio della propria partecipazione, pena l’esclusione[1].
  3. I vincitori del 1° premio assoluto dell’edizione precedente di codesto Premio (anno 2020) non potranno concorrere nella medesima sezione di riferimento, pena l’esclusione.
  4. Per gli altri casi di esclusione si rimanda all’art. 11 del presente Regolamento.
  5. In merito agli autori:
  6. È fatto divieto partecipare, pena l’esclusione, ai Soci Fondatori, ai Soci Onorari e ai Consiglieri (in carica o passati) dell’Associazione Culturale Euterpe;
  7. È fatto divieto partecipare, pena l’esclusione, ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio;
  8. È fatto divieto partecipare, pena l’esclusione, ai Presidenti delle Associazioni partner e agli ideatori, fondatori e teorizzatori delle avanguardie, tendenze poetiche e nuovi stili indicati quali sotto-sezioni all’interno della sezione L (“Sperimentazioni poetiche e nuovi linguaggi”)
  9. È fatto divieto partecipare, pena l’esclusione, ai vincitori di Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del premio.

Art. 6 – MINORENNI

I minorenni partecipano a titolo gratuito. Per la loro iscrizione è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un familiare (indicando tra parentesi il legame di parentela) o da un curatore o chi ne fa le veci. Si rammenta che le opere dei minorenni verranno valutate al pari di quelle degli adulti nelle medesime sezioni di riferimento e che la loro valutazione non avverrà secondo una graduatoria a parte, non essendo dedicata una specifica sezione alla partecipazione di minori e giovanissimi.

Art. 7 – SEZIONI A CONCORSO

Il Premio è articolato in tredici sezioni identificate dalle lettere dell’alfabeto. Il partecipante può prendere parte a una o più sezioni.

SEZ. A – POESIA IN ITALIANO: Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua italiana a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZ. B – POESIA IN DIALETTO: Si partecipa con un massimo di tre poesie in dialetto a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di dialetto o di zona nel quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZ. C – POESIA IN LINGUA STRANIERA: Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua straniera a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Si considerano lingue straniere tutti quegli idiomi vivi caratteristici degli stati nazionali e federali nonché i patois e le lingue minoritarie che contraddistinguono un popolo. Non si accetteranno opere in lingue artificiali o in codici che non hanno un uso reale o non peculiari di una realtà geopolitica concreta riconosciuta dalla comunità internazionale. Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di lingua o alla zona nella quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZ. D – POESIA RELIGIOSA: Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema religioso in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZ. E – POESIA D’AMORE: Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema amoroso – liberamente inteso – in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZ. F – PROSA POETICA: Si partecipa con un testo in prosa (no versi) che non superi 1 cartella editoriale pari a 1.800 battute complessivi (spazi compresi) in cui l’elemento narrativo rappresenti un aspetto marginale e secondario a beneficio degli elementi più marcatamente riflessivi e descrittivi che possano far risaltare gli aspetti emozionali e sensoriali dando sfogo alla propria interiorità prediligendo composizioni costruite su un piano lirico di chiaro impatto. Non saranno conformi a tale sezione racconti canonicamente intesi fondati prevalentemente sulla costruzione del personaggio (fiction) o la narrazione di episodi.

SEZ. G – LIBRO EDITO DI POESIA: Si partecipa con un solo libro di poesia pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume, dall’editore o dal (riconosciuto) erede letterario dell’autore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Si accettano anche libri di poesie in dialetto o in lingua straniera (con traduzione a fronte), di haiku e libri di poesia corredati da immagini (foto e quadri) e antologie (in questo caso si leggano le specifiche sotto). Si accettano, altresì, libri di poesie di autori scomparsi, inviati da parenti, amici, centri culturali ed editori. Verranno in questo caso considerati, in caso di valutazione positiva della Giuria, per un Premio speciale o “Alla memoria”. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e il file originale in formato pdf.

Specifiche per la partecipazione con antologie e opere di AA.VV.

Si partecipa con un’antologia poetica (di qualsiasi tipo e composizione, tranne le antologie dei premi letterari) pubblicata con una casa editrice o auto-prodotta dotata di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore principale, dal curatore, dall’editore o da uno degli autori inseriti. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e il file digitale in formato pdf. Qualora il partecipante sia uno degli autori inseriti e non il curatore dell’antologia, il partecipante dovrà informare previamente della sua volontà di partecipare al premio il curatore del volume e dovrà tenerlo aggiornato sull’andamento del concorso e l’esito. Il partecipante sarà l’unico responsabile in materia di comunicazioni con il curatore dell’antologia per tutte le fasi relative del Premio, non potendo il curatore/editore nulla imputare all’organizzazione del Premio.

SEZ. H – HAIKU: Si partecipa con un massimo di tre haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana in forma anonima.

SEZ. I – VIDEOPOESIA: Si partecipa con una video-poesia che dovrà essere inviata solo con una delle due possibilità: 1) caricandola sul sito online YouTube e fornendo nella mail di partecipazione il link del video. In questo caso l’utente non deve assolutamente apportare modifiche al video né cambi di URL per tutta la durata di svolgimento del premio, pena la squalifica; 2) allegando il video (soli formati .avi, .mp4, .wmv) mediante il sito di trasferimento dati gratuito WeTransfer. Non verranno considerati validi altri sistemi di trasmissione delle opere. Non dovranno essere mandati video nei quali siano impiegate canzoni, basi e melodie d’accompagnamento che siano brani tutelati/iscritti alla SIAE. Nella scheda di partecipazione l’autore deve dichiarare di avere utilizzato per la produzione del video materiali (foto, video, musiche) propri o di dominio pubblico o, laddove siano opere di terzi, di aver ottenuto le necessarie liberatorie per l’utilizzo, sollevando l’Associazione Culturale Euterpe da qualsivoglia responsabilità.

SEZ. L – SPERIMENTAZIONI POETICHE E NUOVI LINGUAGGI: In questa sezione rientrano quei testi che si definiscono o si riconoscono rispondenti alla fertile attività di sperimentazione contemporanea – tanto formale che contenutistica – che si allineano ai parametri caratteristici di ciascun genere movimento, tendenza, avanguardia (riconducibile a Manifesti, note programmatiche, presentazioni del genere, etc.) con particolare attenzione a quelle di seguito indicate:

  • CORTO POESIA: Sottogenere poetico ideato dai poeti palermitani Antonio Barracato e Dorothea Matranga nel 2019 conformato da un apposito movimento che ne individua caratteristiche formali, contenuti e finalità comunicative[2].

I canoni distintivi della corto poesia sono:

  1. Presenza di un titolo
  2. Struttura in tre versi
  3. Contenuto socialmente utile, atto a produrre un cambiamento nel cuore dell’uomo, veicolato a una denuncia del malessere di quest’epoca
  4. Il terzo verso non deve superare le dieci sillabe

Si partecipa con un massimo di tre testi; è requisito necessario il rispetto delle caratteristiche peculiari del genere al quale appartengono, pena la squalifica.

  • DINANIMISMO: Il movimento poetico-artistico del dinanimismo è stato creato – come il relativo neologismo – nel 2009 dal poeta campano Zairo Ferrante volendo intendere in tale originale crasi una fusione di dinamismo e anima[3].

I canoni distintivi (prevalentemente contenutistici) del dinanimismo sono:

1.      Volontà di contrapposizione alla dilagante banalità e frivolezza

2.      Riscoperta dell’autenticità e dell’essenza dell’uomo: poesia istintiva e innata

3.      Ricezione degli aspetti dinamici relativi al mutamento, divenire e rinascita (la poesia è una forma di dinamismo anche dell’anima)

4.    Propensione all’interrogazione e all’approfondimento su questioni d’ordine pratico e d’interesse collettivo (poesia anche come impegno “sociale”)

5.     Linguaggio congruo col sentire e al passo coi tempi; versi puliti, in grado di fondere interiorità e modernità, anche mediante l’utilizzo di parole e immagini in linea con lo sviluppo socio-tecnologico. Progresso inteso non come attività deumanizzante ma come spinta propulsiva all’evoluzione etico-morale dell’intera collettività.

Si partecipa con un massimo di tre testi di lunghezza non superiore a 40 vv. ciascuno; è requisito necessario il rispetto delle caratteristiche peculiari del genere al quale appartengono, pena la squalifica.

  • DITTICO POETICO A DUE VOCI: Sottogenere del comune dittico poetico, ideato dal poeta e aforista palermitano Emanuele Marcuccio nel 2010 e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”[4].

I canoni distintivi (prevalentemente contenutistici) del dittico poetico a due voci sono:

  1. Presenza di un titolo per ciascuna delle due poesie
  2. Rispondenza di un tema comune alle due poesie
  3. Ciascuno dei due autori della rispettiva poesia formanti il dittico deve attenersi al proprio modo di fare poesia, senza in alcun modo cercare di imitarsi
  4. La seconda poesia del dittico deve essere in qualche modo un’ideale risposta alla prima attraverso una sorta di continuum per analogie, corrispondenze sonore o emozionali, di significanza, di empatia, di poetica affinità elettiva

Si partecipa con un testo con un massimo di 40 vv. per ciascuna delle due poesie formanti il dittico. Il partecipante che invia la propria opera deve essere autore di una delle due poesie del dittico e deve aver messo a conoscenza (e ottenuto l’autorizzazione) all’invio dell’altra opera che costituisce il dittico da parte dell’altro autore. Per tale sottosezione è requisito necessario l’invio della scheda dei dati personali da parte di entrambi gli autori delle poesie che costituiscono il dittico. È requisito necessario che rispettino le caratteristiche peculiari del genere al quale appartengono, pena la squalifica.

SEZ. M – CRITICA LETTERARIA: Si partecipa con una recensione, un testo critico, un’analisi dell’opera, un approfondimento, un articolo, un saggio letterario su un’opera poetica classica o contemporanea della letteratura italiana o straniera (comprensiva su autori esordienti) in forma anonima. L’opera potrà focalizzarsi sull’analisi di una singola poesia o di più testi, di una silloge, di un libro o più, o dell’intera produzione poetica di un dato autore. Tale testo non dovrà superare le quattro cartelle editoriali pari a 7.200 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo, le eventuali note a piè di pagina e la bibliografia (consigliata).

SEZ. N – PREFAZIONE DI LIBRO DI POESIA: Si partecipa con una prefazione (o postfazione) a un libro di poesia. La prefazione può essere inviata sia dall’autore che dall’autore del libro all’interno del quale è inserita; in caso di vittoria sarà considerato vincitore unicamente l’autore della prefazione e non del libro. Tale testo non dovrà superare le quattro cartelle editoriali pari a 7.200 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo e le eventuali note a piè di pagina.

SEZ. O – LIBRO EDITO DI SAGGISTICA SULLA POESIA: Si partecipa con un solo libro di saggistica o critica letteraria (saggio, volume critico, approfondimento, monografia, tesi di laurea pubblicata) su qualsiasi aspetto relativo alla poesia, sia locale, nazionale che internazionale, pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume e dall’editore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e il file originale in formato pdf.

Art. 8 – CONTRIBUTO:

Per prendere parte al Premio è richiesto un contributo di € 10,00 (DIECI//00) a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo. Gli associati dell’Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2021) hanno diritto a uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.

  • Bollettino postale:

CC n° 1032645697

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi

Causale: X Premio di Poesia “L’arte in versi” – nome e cognome partecipante

  • Bonifico bancario:

IBAN: IT31H0760102600001032645697

BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX (per pagamenti dall’Estero)

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi

Causale: X Premio di Poesia “L’arte in versi” – nome e cognome partecipante

  • Paypal:

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe – Jesi

Causale: X Premio di Poesia “L’arte in versi” – nome e cognome partecipante

  • Contanti: nel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti, ben occultata all’interno del plico.

Art. 9 – SCADENZA E INVIO

La scadenza di invio dei materiali (opere, scheda di iscrizione compilata e ricevuta del contributo versato) è fissata al 31 dicembre 2021. I materiali dovranno pervenire in forma digitale (per le opere singole esclusivamente in formato doc / docx; per i libri editi in formato pdf) alla mail premiodipoesialarteinversi@gmail.com indicando come oggetto “X Premio di Poesia “L’arte in versi”. In alternativa, l’invio può avvenire in formato cartaceo; in questo caso fa fede la data di spedizione. Il plico dovrà essere inoltrato a:

X Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Associazione Culturale Euterpe

Casella Postale 375

Ufficio Postale Jesi Centro

60035 – Jesi (AN)

Qualora le spedizioni vengano effettuate mediante Poste Italiane può essere usato questo indirizzo di cui sopra. Se, invece, il partecipante intende inviare il materiale con altre modalità, vedasi altri Corrieri, dal momento che questi non depositano spedizioni nella casella postale d’ufficio, si chiede di scrivere alla mail del Premio per manifestare questa loro volontà e gli verrà fornito un indirizzo diverso dove sarà possibile inviare spedizioni a mezzo Corriere.

Art. 10 – ELABORATI

Le opere a concorso non verranno in nessun modo riconsegnate. Per quanto concerne le sezioni G (Libro edito di poesia) e O (Libro edito di saggistica) le copie dei volumi partecipanti verranno donate ad alcune biblioteche del nostro territorio nazionale[5]. Una copia rimarrà nell’Archivio dell’Associazione Culturale Euterpe.

Art. 11 – MOTIVI DI ESCLUSIONE DELLA PROPRIA OPERA

Saranno esclusi dalla Segreteria le partecipazioni che non saranno considerate conformi al bando ovvero le opere che:

  1. riportino nome, cognome, soprannome dell’autore o altri segni di riconoscimento o di possibile attribuzione dell’opera.
  2. siano risultate vincitrici di un 1° premio in un precedente concorso;
  3. appartengano ad autori che hanno vinto il 1° premio assoluto nella medesima sezione nella precedente edizione del Premio;
  4. appartengano ad autori che sono stati premiati con Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del Premio.
  5. presentino elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici, partitici e politici;
  6. appartengono ai soci fondatori e onorari dell’Associazione Culturale Euterpe, ai membri del Consiglio Direttivo della stessa in carica o passati; ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio; ai Presidenti delle Associazioni che collaborano esternamente;
  7. siano giunte prive della scheda dei dati personali e/o del contributo di partecipazione e/o dei testi con i quali s’intende partecipare, e/o con la scheda di partecipazione illeggibile e/o non completata in ogni campo, e/o con modalità non conformi a quanto richiesto dal bando, e/o oltre i termini di scadenza.

Art. 12 – COMMISSIONE DI GIURIA

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni, sono costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti ed esponenti del mondo culturale e letterario e sono presiedute dalla poetessa e giornalista Michela Zanarella. Esse sono composte (in ordine alfabetico) da Stefano Baldinu, Fabia Binci, Lucia Cupertino, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Graziella Enna, Zairo Ferrante, Rosa Elisa Giangoia, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Rita Stanzione e Michela Zanarella.

Art. 13 – PREMI

Per ciascuna sezione saranno assegnati tre premi da podio: 1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass.ne Culturale Euterpe anno 2022; 2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione.

Ai primi vincitori assoluti delle sezioni A, B, C, D, E, inoltre, verrà offerto un contratto di pubblicazione gratuito per un volume di poesie da parte della casa editrice Ivvi Editore – Nuovi autori del Gruppo Solone s.r.l. i cui dettagli saranno contenuti nel contratto che verrà consegnato assieme al premio.

La Giuria attribuirà il Premio del Presidente di Giuria, il Premio della Critica, il Trofeo “Euterpe”, il Premio “Picus Poeticum” (alla migliore opera di un autore marchigiano), il Premio ASAS (alla migliore opera in siciliano), il Premio “Le Ragunanze” (alla migliore opera sulla natura), il Premio “L’Oceano nell’Anima” (alla migliore opera “sui sentieri emozionali”), il Premio “Arte per Amore” (alla migliore opera a tema amoroso), il Premio “Il Faro” (alla migliore opera sul mare), il Premio “Africa Solidarietà” (alla migliore opera sul multiculturalismo) e il Premio “Un Passo Avanti” (alla migliore opera sulla speranza).

La casa editrice Ivvi Editore ha facoltà di attribuire un ulteriore contratto per una pubblicazione gratuita, a sua insindacabile scelta, a una delle opere da podio delle sezioni A, B, C, D, E.

Fuori concorso verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria”, “Alla Cultura” e “Alla Carriera” a insigni poeti del nostro Paese. La Giuria potrà proporre ulteriori premi, indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio. Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi numericamente congrua o qualitativamente significativa per una sezione, l’organizzazione a sua unica e inappellabile discrezione, si riserva di non attribuire determinati premi. Tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo verranno pubblicate nell’antologia del Premio, disponibile gratuitamente il giorno della premiazione.

Art. 14 – RESPONSO

Il responso della Giuria si conoscerà nei primi mesi del 2022. A tutti i partecipanti verrà inviato il verbale di Giuria a mezzo e-mail. Esso verrà pubblicato sul sito dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com) e sui siti www.literary.it e www.concorsiletterari.it I risultati e i testi vincitori della sezione haiku saranno pubblicati sul portale “Alman Haiku” – Annuario Italiano degli Haiku Premiati all’indirizzo www.almanhaiku.blog Non si darà seguito a richieste in merito a posizionamenti e punteggi ottenuti, analisi estetico-valutative né a commenti critici sulle proprie opere presentate.

Art. 15 – PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione si terrà in un luogo della provincia di Ancona, presumibilmente nel comune di Jesi, salvo diverse comunicazioni, entro giugno 2022. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia per ritirare il premio; qualora non possano intervenire hanno facoltà di inviare un delegato. In questo caso, la delega va annunciata a mezzo mail, all’attenzione del Presidente del Premio entro una settimana prima dalla cerimonia di premiazione all’indirizzo presidente.euterpe@gmail.com. Non sarà possibile delegare membri della Giuria e familiari diretti degli stessi. Un delegato non potrà avere più di due deleghe da altrettanti autori vincitori assenti. Non verranno considerate le deleghe annunciate in via informale a mezzo messaggistica privata di Social Networks né per via telefonica. I premi non ritirati personalmente né per delega potranno essere spediti a domicilio unicamente mediante Corriere TNT, previo pagamento delle relative spese di spedizione a carico dell’interessato. In nessuna maniera si spedirà in contrassegno.

Art. 16 – DIRITTO D’AUTORE SUL BANDO

La stesura del presente bando, nella forma e nei contenuti che lo compongono e che lo caratterizzano, è prodotto creativo dei soli organizzatori del concorso, deliberato nella forma presente dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Culturale Euterpe con verbale 01/2021. Sul testo del verbale, in quanto prodotto creativo dell’Associazione Culturale Euterpe, il diritto d’autore va difeso e tutelato. Eventuali forme documentate e palesi di plagio, in forma parziale o integrale dello stesso, su qualsiasi tipo di supporto, saranno oggetto di valutazione nelle sedi opportune.

Art. 17 – PRIVACY

Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) che li utilizzerà per i fini inerenti al concorso in oggetto e per tutte le iniziative culturali e letterarie organizzate dalla stessa.

Art. 18 – ULTIME

Il presente bando di concorso consta di nr. 18 (DICIOTTO) articoli compreso il presente contenuti su nr. 10 (DIECI) pagine compresa la presente.

La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.

Dott. Lorenzo Spurio

Presidente del Premio/ Presidente Ass.ne Euterpe

Dott.ssa Michela Zanarella

Presidente di Giuria

Dott. Stefano Viganroli

Segretario Ass.ne Euterpe

INFO:

Segreteria del Premio: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

Sito del Premio

Pagina Facebook del Premio

Corrispondenza: Casella Postale 375 – Uff. Postale Jesi Centro – 60035 Jesi (AN)

Sito: www.associazioneeuterpe.com – Mail: ass.culturale.euterpe@gmail.com

PEC: ass.culturale.euterpe@pec.it – Tel. (+39) 327 5914963 (Anche Sms, WhatsApp e Telegram)

ALBO D’ORO DEL PREMIO

(Nelle prime due edizioni non vennero attribuiti premi da podio)

Anno 2014 (III edizione): ANNA BARZAGHI di Seveso (Poesia in Italiano); LUCIANO GENTILETTI di Rocca Priora (Poesia in Dialetto); SANDRA CARRESI di Bagno a Ripoli (Premio Alla Carriera).

Anno 2015 (IV edizione): ALDO TEI di Latina (Poesia in Italiano); GAETANO CATALANI di Ardore Marina (Poesia in Dialetto); GABRIELE GALDELLI di Castelbellino (Trofeo Euterpe); MARISA PROVENZANO di Catanzaro (Premio Alla Carriera); NOVELLA TORREGIANI (1935-2015) di Porto Recanati (Premio Alla Memoria); BRUNO EPIFANI (1935-1984) di Novoli (Premio Alla Memoria).

Anno 2016 (V edizione): LUCIA BONANNI di Scarperia (Poesia in Italiano); LUCA TALEVI di Ancona (Poesia in Dialetto); NUNZIO INDUSTRIA di Napoli (Haiku), SABRINA VALENTINI di Jesi (Trofeo Euterpe); DONATELLA BISUTTI di Milano (Premio Alla Carriera); GIUSI VERBARO CIPOLLINA (1938-2015) di Soverato (Premio Alla Memoria); PASQUALE SCARPITTI (1923-1973) di Castel di Sangro (Premio Alla Memoria).

Anno 2017 (VI edizione): VALERIA D’AMICO di Foggia (Poesia in Italiano); LUCIANO GENTILETTI di Rocca Priora (Poesia in Dialetto); EUFEMIA GRIFFO di Settimo Milanese (Haiku); LUCIA BONANNI di Scarperia (Critica Letteraria); ANGELO CANINO di Acri (Trofeo Euterpe), DANTE MAFFIA di Roma (Premio Alla Carriera); ALESSANDRO MIANO (1920-1994) di Milano (Premio Alla Memoria); MARIA COSTA (1926-2016) di Messina (Premio Alla Memoria).

Anno 2018 (VII edizione): ANTONIO DAMIANO di Latina (Poesia in Italiano); VALERIA D’AMICO di Foggia (Poesia in Dialetto / Lingua Straniera); ALBERTO BARONI di Viadana (Haiku); GIANFRANCO ISETTA di Castelnuovo Scrivia (Libro Edito);  ROSY GALLACE di Rescaldina (Video-poesia); CARMELO CONSOLI di Firenze (Critica Letteraria); FABIA BALDI di Piombino (Prefazione); MARIO DE ROSA di Morano Calabro (Trofeo Euterpe); ANGELA CATOLFI di Treia (Premio Spec. “Picus Poeticum”); ANNA SANTOLOQUIDO di Bari (Premio Alla Carriera); GIAN MARIO MAULO (1943-2014) di Macerata (Premio Alla Memoria); AMERIGO IANNACONE (1950-2017) di Venafro (Premio Alla Memoria).

Anno 2019 (VIII edizione): DAVIDE ROCCO COLACRAI di Terranuova Bracciolini (Poesia in Italiano), ELENA MANEO di Mestre (Poesia in dialetto), LUCA CIPOLLA di Cesano Boscone (Poesia in lingua straniera), MARISA COSSU di Taranto (Libro Edito di Poesia), NAZARENA RAMPINI di Pogliano Milanese (Haiku), NUNZIO BUONO di Casorate Primo (Video-poesia), GRAZIELLA ENNA di Oristano (Critica Letteraria), VELIA BALDUCCI di Ancona (Trofeo Euterpe), MANUELA MAGI di Tolentino (Premio Spec. “Picus Poeticum”), ROSANNA DI IORIO di Chieti (Premio alla Cultura), MáRCIA THEóPHILO di Fortaleza (Premio alla Carriera), MARIA ERMEGILDA FUXA (1913-2004) di Palermo (Premio alla Memoria), SILVIO BELLEZZA (1943-2000) di Lanzo Torinese (Premio alla Memoria), SALVATORE TOMA (1951-1987) di Maglie (Premio alla Memoria).

Anno 2020 (IX edizione): MAURO CORONA di Roma (Poesia in Italiano), LORENZO SCARPONI di Bellaria / Igea Marina (Poesia in dialetto), VALERIA D’AMICO di Foggia (Poesia in lingua straniera), GIAN PIERO STEFANONI (Poesia religiosa), ANNA MARIA FERRARI di Cagliari (Prosa poetica), LORENZO POGGI di Roma (Libro edito di poesia), ENZA PEZZIMENTI di Gioia Tauro (Haiku), PAOLO ZANELLI di Finale Ligure (Videopoesia), FRANCESCA FAVARO di Padova (Critica letteraria), ANNALENA CIMINO di Anacapri (Premio del Presidente del Premio), IRMA KURTI di Bergamo (Premio del Presidente di Giuria), CARMEN MOSCARIELLO di Formia (Premio della Critica), AA.VV. “Tredici. I poeti del Bandino” (Trofeo Euterpe), FRANCESCA LUZZIO di Palermo (Premio alla Cultura), MATTEO BONSANTE di Bari (Premio alla Carriera), BIAGIA MARNITI (1921-2006) di Ruvo di Puglia (Premio alla Memoria), SIMONE CATTANEO (1974-2009) di Saronno (Premio alla Memoria).

 

La scheda si compone di nr. 2 pagine. È fondamentale che sia compilata in ogni spazio, pena l’esclusione. Per i partecipanti alla sezione I (Videopoesia) va integrata anche della pagina nr. 3.

Nome/Cognome __________________________________________________________________

Nato/a a ____________________________________________ il__________________________

Residente in via __________________________________________________________________

Città _____________________________ Cap ___________________Provincia_______________

Tel. _______________________________________ E-mail _______________________________

Partecipo alla/e sezione/i:

A Poesia in italiano 

B – Poesia in dialetto specificare dialetto: _________________________________________________)

C – Poesia in Lingua Straniera specificare lingua: __________________________________________)

D – Poesia religiosa

E – Poesia D’amore

F – Prosa poetica

G – Libro edito di poesia

H – Haiku

I – Video-poesia

L – Sperimentazioni poetiche e nuovi linguaggi

                        (    )  Corto Poesia [Teorizzazione A. Barracato / D. Matranga]

                        (    )  Dinanimismo [Teorizzazione Z. Ferrante]

                        (    )  Dittico poetico [Teorizzazione E. Marcuccio]

M – Critica Letteraria

N – Prefazione di Libro di Poesia

O – Libro edito di saggistica

AVVERTENZE IMPORTANTI – Nella pagina successiva indicare:

Per le sezioni A, B, C, D, E, F, H, L, M indicare il titolo delle opere, specificando vicino se sono EDITE o INEDITE e, nel caso di EDITE, dove sono precedentemente comparse.

Per le sezioni G, O specificare il titolo del libro, casa editrice e anno.

Per la sezione H essendo gli haiku privi di titolo, non dovrà essere indicato niente.

Per la sezione I specificare il titolo della video-poesia e di eventuali nomi di regista, musiche e voce recitante. Musiche, canzoni, brani usati non devono essere iscritti/tutelati dalla SIAE.

Per la sezione L barrare la relativa sottosezione o indicare, nello spazio bianco, a quale nuova tendenza, stile, avanguardia, genere ci si riferisce.

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Data_____________________________________ Firma ___________________________________

L’autore è iscritto/ tutelato dalla SIAE?                                Sì                  No   I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE?      Sì                  No   Se Sì indicare quali testi ______________________________________________________________   _____________________________________________________________________________________   ______________________________________________________________________________________  

 

 

DICHIARAZIONE PER I PARTECIPANTI DI TUTTE LE SEZIONI

 Dichiaro che le opere non presentano in nessuna forma elementi che possano rimandare a una lettura, interpretazione, collegamento e/o richiamo a impostazioni ideologiche di tipo razziste, xenofobe, denigratorie, pornografiche, blasfeme, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio o alla differenza e all’emarginazione, nonché di tipo politico, partitico o di ogni altra impostazione e fazione che possa richiamare un clima di violenza, lotta, incomprensione, intolleranza e insubordinazione.

Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno e che sono l’unico responsabile sugli stessi sollevando gli organizzatori da qualsivoglia problematica o disputa possa sorgere.

Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), organizzatrice di questo Premio, a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) allo scopo del concorso in oggetto.

Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) per le iniziative, progetti ed eventi organizzati dalla stessa.

Data_____________________________________ Firma ___________________________________

DICHIARAZIONE PER PARTECIPANTI ALLA SEZIONE I

   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di non aver fatto uso di brani, musiche, canzoni, melodie iscritte/tutelate dalla SIAE nella mia video-poesia.

   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di aver fatto uso, nell’elaborazione della video-poesia di immagini/video/suoni di mia proprietà o di dominio pubblico o, laddove abbia usufruito di materiali di terzi, di aver provveduto a richiedere relativa liberatoria degli autori per l’autorizzazione a usarli nell’elaborazione del video, sollevando l’Organizzazione da qualsiasi disputa possa nascere in merito all’attribuzione di paternità dei componenti della video-poesia.

Data_____________________________________ Firma ___________________________________


[1] Se la singola opera fa parte di una silloge, mini raccolta o raccolta che è risultata premiata con un premio da podio potrà essere inviata ma non dovrà avere il medesimo titolo della silloge, mini raccolta o raccolta premiata, pena l’esclusione.

[2] Per maggiori informazioni e approfondimenti consultare i materiali di seguito linkati:

Movimento Culturale Corto-Poesia-Italiana “Ipseità Dell’Io”

Corto-poesia-italiana: ipseità dell’io

[3] Per maggiori informazioni e approfondimenti consultare i materiali di seguito linkati:

Manifesti del dinanimismo

Prima ufficializzazione critica del dinanimismo

[4] Per maggiori informazioni e approfondimenti consultare i materiali di seguito linkati:

Progetto Dipthycha

Risonanze empatiche, l’esperienza del dittico poetico di E. Marcuccio

[5] In questa ottica di condivisione culturale, l’Associazione Culturale Euterpe si impegna come avvenuto ogni anni, a depositare i volumi in biblioteche civiche, nazionali o universitarie del nostro territorio affinché entrino nei cataloghi OPAC per il prestito e la consultazione. Le opere pervenute nella precedente edizione – la nona – sono state depositate presso la Biblioteca Comunale “Augusta” di Perugia e la Biblioteca Civica “Pietro Acclavio” di Taranto.

Il bando del IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” (scadenza 30-09-2020)

Art. 1 – ORGANIZZAZIONE

Viene bandita la nona edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato, fondato e presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.

Art. 2 – PATROCINI MORALI

Il Premio è patrocinato dalla Regione Marche, dall’Assemblea Legislativa della Regione Marche, dalla Provincia di Ancona e dai Comuni di Jesi, Ancona e Senigallia.

Art. 3 – PARTNERSHIPS

Il Premio gode del sostegno e della collaborazione esterna (partnership) di alcune enti e associazioni culturali che condividono gli intenti di promozione e diffusione della cultura e le finalità del concorso: Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, Associazione “Le Ragunanze” di Roma, Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina, Associazione “Arte per Amore” di Seravezza (Lucca), Associazione “L’Oceano nell’anima” di Bari, Associazione “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (Monza-Brianza), Associazione “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo), Associazione “Poesia & Solidarietà Onlus” di Trieste, AlmanHaiku e Wiki-Poesia.

Art. 4 – REQUISITI FONDAMENTALI

Si può partecipare sia con opere edite che inedite. Qualora l’opera sia edita è necessario indicare nella scheda di partecipazione il riferimento bibliografico completo dove è precedentemente apparsa (titolo opera, casa editrice, luogo e anno di pubblicazione). L’organizzazione è sollevata da qualsiasi problematica, disguido e controversia possa nascere nel caso in cui l’autore presenti la sua opera come inedita quando, in realtà, essa, alla data d’invio della partecipazione al premio, è edita.

Art. 5 – NORME DI ESCLUSIONE

a)   L’opera non deve aver ottenuto un premio da podio (1°, 2°, 3° premio assoluto o ex aequo) in un precedente concorso al momento dell’invio della propria partecipazione, pena l’esclusione. Se la singola opera fa parte di una silloge, mini raccolta o raccolta che è risultata premiata con un premio da podio potrà essere inviata ma non dovrà avere il medesimo titolo della silloge, mini raccolta o raccolta premiata, pena l’esclusione.

b)   I vincitori del 1° premio assoluto dell’edizione precedente di codesto Premio (anno 2019) non potranno concorrere nella medesima sezione di riferimento, pena l’esclusione.

c)   È fatto divieto ai Soci Fondatori e ai Soci Onorari dell’Associazione Culturale Euterpe, ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio, ai Presidenti delle Associazioni partner e ai vincitori di Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del premio prenderne parte, pena l’esclusione.

Art. 6 – MINORENNI

I minorenni partecipano a titolo gratuito. Per la loro iscrizione è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un familiare (indicando tra parentesi il legame di parentela) o da un curatore o chi ne fa le veci. Si rammenta che le opere dei minorenni verranno valutate al pari di quelle degli adulti nelle  medesime sezioni di riferimento e che la loro valutazione non avverrà secondo una graduatoria a parte, non essendo dedicata una specifica sezione alla partecipazione di minori e giovanissimi.

Art. 7 – SEZIONI A CONCORSO

Il Premio è articolato in dieci sezioni identificate dalle lettere dell’alfabeto. Il partecipante può prendere parte a una o più sezioni.

SEZIONE A – POESIA IN ITALIANO: Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua italiana a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTOSi partecipa con un massimo di tre poesie in dialetto a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di dialetto o di zona nel quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZIONE C – POESIA IN LINGUA STRANIERASi partecipa con un massimo di tre poesie in lingua straniera a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Si considerano lingue straniere tutti quegli idiomi vivi caratteristici degli stati nazionali e federali nonché i patois e le lingue minoritarie che contraddistinguono un popolo. Non si accetteranno opere in lingue artificiali o in codici che non hanno un uso reale o non peculiari di una realtà geopolitica concreta riconosciuta dalla comunità internazionale. Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di lingua o alla zona nella quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.

SEZIONE D – POESIA RELIGIOSA: Si partecipa con un massimo di tre poesie a tema religioso in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).

SEZIONE E – PROSA POETICA: Si partecipa con un testo in prosa (no versi) che non superi 1 cartella editoriale pari a 1.800 battute complessivi (spazi compresi) in cui l’elemento narrativo rappresenti un aspetto marginale e secondario a beneficio degli elementi più marcatamente riflessivi e descrittivi che possano far risaltare gli aspetti emozionali e sensoriali dando sfogo alla propria interiorità prediligendo composizioni costruite su un piano lirico di chiaro impatto. Non saranno conformi a tale sezione racconti canonicamente intesi fondati prevalentemente sulla costruzione del personaggio (fiction) o la narrazione di episodi.

SEZIONE F – LIBRO EDITO DI POESIASi partecipa con un solo libro di poesia pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume, dall’editore o dal (riconosciuto) erede letterario dell’autore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Si accettano anche libri di poesie in dialetto o in lingua straniera (con traduzione a fronte), di haiku e libri di poesia corredati da immagini (foto e quadri) e antologie (in questo caso si leggano le specifiche sotto). Si accettano, altresì, libri di poesie di autori scomparsi, inviati da parenti, amici, centri culturali ed editori. Verranno in questo caso considerati, in caso di valutazione positiva della Giuria, per un Premio speciale o “Alla memoria”. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.

Specifiche per la partecipazione con antologie e opere di AA.VV.

Si partecipa con un’antologia poetica (di qualsiasi tipo e composizione, tranne le antologie dei premi letterari) pubblicata con una casa editrice o auto-prodotta dotata di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore principale, dal curatore, dall’editore o da uno degli autori inseriti. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file digitale in formato .doc, .docx, .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee. Qualora il partecipante sia uno degli autori inseriti e non il curatore dell’antologia, il partecipante dovrà informare previamente della sua volontà di partecipare al premio il curatore del volume e dovrà tenerlo aggiornato sull’andamento del concorso e l’esito. Il partecipante sarà l’unico responsabile in materia di comunicazioni con il curatore dell’antologia per tutte le fasi relative del Premio, non potendo il curatore/editore nulla imputare all’organizzazione del Premio.

SEZIONE G – HAIKUSi partecipa con un massimo di tre haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana in forma anonima.

SEZIONE H – VIDEO-POESIASi partecipa con una video-poesia che dovrà essere inviata solo con una delle due possibilità: 1) caricandola sul sito online YouTube e fornendo nella mail di partecipazione il link del video. In questo caso l’utente non deve assolutamente apportare modifiche al video né cambi di URL per tutta la durata di svolgimento del premio, pena la squalifica; 2) allegando il video (soli formati .avi, .mp4, .wmv) mediante il sito di trasferimento dati gratuito WeTransfer. Non verranno considerati validi altri sistemi di trasmissione delle opere. Non dovranno essere mandati video nei quali siano impiegate canzoni, basi e melodie d’accompagnamento che siano brani tutelati/iscritti alla SIAE. Nella scheda di partecipazione l’autore deve dichiarare di avere utilizzato per la produzione del video materiali (foto, video, musiche) propri o di dominio pubblico o, laddove siano opere di terzi, di aver ottenuto le necessarie liberatorie per l’utilizzo, sollevando l’Associazione Culturale Euterpe da qualsivoglia responsabilità.

SEZIONE I – CRITICA LETTERARIASi partecipa con una recensione, o un testo critico o un’analisi dell’opera, o un approfondimento, o un articolo, o un saggio letterario su un’opera poetica classica o contemporanea della letteratura italiana o straniera (comprensiva su autori esordienti) in forma anonima. Si potranno inviare anche note di lettura, prefazioni, postfazioni e note critiche all’interno di un volume (in questo caso esso dovrà essere corredato dei dati bibliografici) e recensioni. L’opera potrà focalizzarsi sull’analisi di una singola poesia o di più testi, di una silloge, di un libro o più, o dell’intera produzione poetica di un dato autore. Tale testo non dovrà superare le quattro cartelle editoriali pari a 7.200 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo, le eventuali note a piè di pagina e la bibliografia (consigliata).

Sezione L – LIBRO EDITO DI SAGGISTICA SULLA POESIA: Si partecipa con un solo libro di saggistica / critica letteraria (saggio, volume critico, approfondimento, monografia, tesi di laurea pubblicata) su qualsiasi aspetto relativo alla poesia, sia locale, nazionale che internazionale, pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume e dall’editore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.

Art. 8 – CONTRIBUTO:

Per prendere parte al Premio è richiesto un contributo di € 10,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo. Gli associati dell’Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2020) hanno diritto a uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.

Bollettino postaleCC n° 1032645697

Intestazione: Ass. Culturale Euterpe – Jesi – Causale: IX Premio di Poesia “L’arte in versi”

Bonifico bancarioIBAN: IT31H0760102600001032645697

BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX (per pagamenti dall’Estero)

Intestazione: Ass. Culturale Euterpe – Jesi – Causale: IX Premio di Poesia “L’arte in versi”

Contantinel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti, ben occultata all’interno del plico.

Art. 9 – SCADENZA E INVIO

La scadenza di invio dei materiali (opere, scheda di iscrizione compilata e ricevuta del contributo versato) è fissata al 30 settembre 2020. I materiali dovranno pervenire in forma digitale (per le opere esclusivamente in formato .doc; per gli altri materiali anche in formato .pdf o .jpg) alla mail premiodipoesialarteinversi@gmail.com indicando come oggetto “IX Premio di Poesia “L’arte in versi” – 2020”. In alternativa, l’invio può avvenire in formato cartaceo; in questo caso fa fede la data di spedizione. Il plico dovrà essere inoltrato a:

IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Associazione Culturale “Euterpe”

c/o Dott. Lorenzo Spurio

Via Toscana n°3

60035 – Jesi (Ancona)

Le sezioni F (Libro Edito di Poesia), H (Video-Poesia) e L (Libro Edito di Saggistica) prevedono modi diversi di invio delle proprie opere. Per prendere visione delle modalità, si rimanda al precedente art. 7 del bando.

 

Art. 10 – ELABORATI

Le opere a concorso non verranno in nessun modo riconsegnate. Per quanto concerne le sezioni F (Libro edito di poesia) e L (Libro edito di saggistica) le copie dei volumi partecipanti verranno donate alla Biblioteca del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna e ad altre biblioteche. Una copia rimarrà nell’Archivio dell’Associazione Culturale Euterpe.

Art. 11 – MOTIVI DI ESCLUSIONE DELLA PROPRIA OPERA

Saranno esclusi dalla Segreteria le partecipazioni che non saranno considerate conformi al bando ovvero le opere che:

a)      riportano nome, cognome, soprannome dell’autore, il motto o altri segni di riconoscimento o di possibile attribuzione dell’opera (con eccezione delle sezioni F,H,L).

b)      sono risultate vincitori di un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso;

c)      appartengono ad autori che hanno vinto il 1° premio assoluto nella medesima sezione nella precedente edizione del Premio;

d)      appartengano ad autori che sono stati premiati con Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Cultura” in precedenti edizioni del Premio.

e)      presentano elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici, partitici e politici;

f)       appartengono ai soci fondatori e onorari dell’Associazione Culturale Euterpe; ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio; ai Presidenti delle Associazioni che collaborano esternamente;

g)      sono giunte prive della scheda dei dati personali e/o del contributo di partecipazione e/o dei testi con i quali s’intende partecipare, e/o con la scheda di partecipazione illeggibile e/o non completata in ogni campo, e/o con modalità non conformi a quanto richiesto dal bando, e/o oltre i termini di scadenza.

Art. 12 – COMMISSIONE DI GIURIA

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni, sono costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti ed esponenti del mondo culturale e letterario: Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione e Michela Zanarella. La Giuria è presieduta da Michela Zanarella. Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

Art. 13 – PREMI

Per ciascuna sezione saranno assegnati tre premi da podio: 1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2021; 2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione. La Giuria attribuirà il Premio del Presidente di Giuria, il Premio della Critica, il Trofeo “Euterpe”, il Premio “Picus Poeticum” (alla migliore opera di un autore marchigiano), il Premio ASAS (alla migliore opera in siciliano), il Premio “Le Ragunanze” (alla migliore opera sulla natura), il Premio “L’Oceano nell’Anima” (alla migliore opera con ambientazione classica), il Premio “Arte per Amore” (alla migliore opera a tema amoroso), il Premio “Il Faro” (alla migliore opera sul mare), il Premio “Africa Solidarietà” (alla migliore opera sul multiculturalismo), il Premio “Poesia & Solidarietà” (alla migliore opera sulla legalità e solidarietà). Fuori concorso verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria”, “Alla Cultura” e “Alla Carriera” a insigni poeti del nostro Paese.

La Giuria potrà proporre ulteriori premi, indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio.

Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi numericamente congrua o qualitativamente significativa per una sezione, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.

Tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo verranno pubblicate nell’antologia del Premio, disponibile gratuitamente il giorno della premiazione.

Art. 14 – RESPONSO

Il responso della Giuria sarà inviato per e-mail a tutti i partecipanti. A tutti i partecipanti verrà inviato il verbale di Giuria a mezzo e-mail. Esso verrà pubblicato sul sito dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com) e sui siti www.literary.it e www.concorsiletterari.it I risultati e i testi vincitori della sezione haiku saranno pubblicati sul portale “Alman Haiku” – Annuario Italiano degli Haiku Premiati all’indirizzo www.almanhaiku.blog Non si darà seguito a richieste in merito a posizionamenti e punteggi ottenuti, analisi estetico-valutative né a commenti critici sulle proprie opere presentate.

Art. 15 – PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione, qualora le condizioni sociali e le normative governative lo consentiranno, si terrà a Jesi (AN) nella primavera del 2021. A tutti i partecipanti verranno fornite con preavviso le informazioni inerenti alla data e al luogo di premiazione. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia per ritirare il premio; qualora non possano intervenire hanno facoltà di inviare un delegato. In questo caso, la delega va annunciata a mezzo mail, all’attenzione del Presidente del Premio entro una settimana prima dalla cerimonia di premiazione all’indirizzo presidente.euterpe@gmail.com. Non sarà possibile delegare membri della Giuria. Non verranno considerate le deleghe annunciate in via informale a mezzo messaggistica privata di Social Networks né per via telefonica. I premi non ritirati personalmente né per delega potranno essere spediti a domicilio mediante Poste Italiane, previo pagamento delle relative spese di spedizione a carico dell’interessato, con eccezione dei premi rappresentati da targa oro 24kt che dovranno essere ritirati necessariamente dal vincitore o delegato il giorno dell’evento. In nessuna maniera si spedirà in contrassegno.

Art. 16 – PRIVACY

Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) che li utilizzerà per i fini inerenti al concorso in oggetto e per tutte le iniziative culturali e letterarie organizzate dalla stessa.

Art. 17 – ULTIME

Il presente bando di concorso consta di diciassette articoli compreso il presente. La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.

 

 

Dott. Lorenzo Spurio

Presidente del Premio

Presidente Ass. Euterpe

 

Dott.ssa Michela Zanarella

Presidente di Giuria

 

 

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com

PEC: ass.culturale.euterpe@pec.it

Tel. (+39) 327 5914963 – Anche Sms e WhatsApp

Segreteria del Premio: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

 

 

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

La scheda si compone di 2 pagine. È fondamentale che sia compilata in ogni spazio, pena l’esclusione.

 

Nome/Cognome __________________________________________________________________

 

Nato/a a ____________________________________________ il__________________________

 

Residente in via __________________________________________________________________

 

Città _____________________________ Cap ___________________Provincia_______________

 

Tel. _______________________________________ E-mail _______________________________

 

Partecipo alla/e sezione/i:

 

 A  Poesia in italiano 

 

 B – Poesia in dialetto specificare dialetto: _________________________________________________)

 

 C – Poesia in Lingua Straniera specificare lingua: __________________________________________)

 

 D – Poesia religiosa

 

 E – Prosa poetica

 

 F – Libro edito di poesia

 

 G – Haiku

 

 H – Video-poesia

 

 I – Critica Letteraria

 

 L – Libro edito di saggistica

 

Per le sezioni A, B, C, D, E, G, H, I indicare il titolo delle opere, specificando vicino se sono EDITE o INEDITE e, nel caso di EDITE, dove sono precedentemente comparse.

Per le sezioni F, L specificare il titolo del libro, casa editrice e anno.

Per la sezione G, essendo gli haiku privi di titolo, non dovrà essere indicato niente.

Per la sezione H specificare il titolo della video-poesia e di eventuali nomi di regista, musiche e voce recitante. Musiche, canzoni, brani usati non devono essere iscritti/tutelati dalla SIAE.

 

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 Data_____________________________________ Firma ___________________________________

L’autore è iscritto/ tutelato dalla SIAE?                                Sì                  No

 

I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE?      Sì                  No

 

Se Sì indicare quali testi ______________________________________________________________

 

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DICHIARAZIONE PER I PARTECIPANTI DI TUTTE LE SEZIONI

  Dichiaro che le opere non presentano in nessuna forma elementi che possano rimandare a una lettura, interpretazione, collegamento e/o richiamo a impostazioni ideologiche di tipo razziste, xenofobe, denigratorie, pornografiche, blasfeme, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio o alla differenza e all’emarginazione, nonché di tipo politico, partitico o di ogni altra impostazione e fazione che possa richiamare un clima di violenza, lotta, incomprensione, intolleranza e insubordinazione, e che sono, comunque, l’unico responsabile sugli stessi sollevando gli organizzatori da qualsivoglia problematica o disputa possa sorgere.

 Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno. Dichiaro, pertanto, che essi non sono soggetti a D.A. (Diritti d’Autore) in quanto non ripresi da testi coperti da tutela di cui alla L. 22/04/41 n°633 e successive modificazioni e integrazioni.

 Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), organizzatrice di questo Premio, a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) allo scopo del concorso in oggetto.

□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) al trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Europeo 2016/679 – GDPR) per le iniziative, progetti ed eventi organizzati dalla stessa.

 

Data_____________________________________ Firma ___________________________________ 

 

 

DICHIARAZIONE PER PARTECIPANTI ALLA SEZIONE H

 

   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di non aver fatto uso di brani, musiche, canzoni, melodie iscritte/tutelate dalla SIAE nella mia video-poesia.

   Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di aver fatto uso, nell’elaborazione della video-poesia di immagini/video/suoni di mia proprietà o di dominio pubblico o, laddove abbia usufruito di materiali di terzi, di aver provveduto a richiedere relativa liberatoria degli autori per l’autorizzazione a usarli nell’elaborazione del video, sollevando l’Organizzazione da qualsiasi disputa possa nascere in merito all’attribuzione di paternità dei componenti della video-poesia.

 

Data_____________________________________ Firma ___________________________________

“Antologia di Poeti contemporanei dei Balcani” a cura di Paolo Maria Rocco ed Emir Sokolović

A continuazione si  segnala la recente pubblicazione di poesia Antologia di poeti contemporanei dei Balcani (LietoColle Editore, Faloppio, 2019, pp. 289) a cura di Paolo Maria Rocco e Emir Sokolović che contiene (diciotto poeti dalla Slovenia alla Macedonia con testo italiano a fronte, riportando alcuni testi degli stessi curatori.

I poeti antologizzati nel volume (in ordine alfabetico) sono: Natasa Butinar, George Nina Elian (pseudonimo di Costel Drejoi), Alden Idriz, Tode Ilievski, Norica Isac, Slobodan Ivanovic, Zlatko Kraljic, Marko Kravos, Luljeta Lleshanaku, Borut Petrovic Vernikov, Dusan Pirc,Vid Sagadin Zigon, Fahredin Shehu, Goran Simic, Emir Sokolovic, Marin Tudor, Almir Zalihic, Visar Zhiti (In Appendice poesie di Paolo M. Rocco tratte da “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” Ensemble Editore 2019). I traduttori delle loro poesie (in ordine alfabetico) sono: Darja Betocchi, Natasa Butinar, Alessia Doda, Miodrag Mica Golubovic, Alden Idriz, George Nina Elian, Paolo Maria Rocco, Giacomo Scotti, Rosangela Sportelli.

 

La bellezza del fare

di Paolo Maria Rocco  

9788893821148_0_306_0_75.jpg«Questo è un libro di poesia. Non lo abbiamo voluto per scrivere la vicenda della poesia balcanica contemporanea. Non abbiamo pretese storicistiche. I testi che qui presentiamo non sottendono l’adesione a scuole o movimenti; e neppure rappresentano una raccolta ‘dal fior fiore’. Abbiamo chiesto ai Poeti di fornirci una selezione delle loro poesie, delle quali il critico-antologista si è limitato a trarre il percorso esemplare. Abbiamo voluto assecondare il pensiero della poesia non l’esigenza di una sistemazione. Da sempre credenti nell’autonomia dell’arte, abbiamo voluto evitare che l’Idea prevalesse sulla Poesia, perché la lettura critica non sormontasse la voce dei poeti. Abbiamo scelto gli Autori tra i poeti più conosciuti, che proponessero una propria visione del mondo, una poetica e uno stile, ma che non necessariamente provenissero dal circuito del mainstream culturale e che non rappresentassero a tutti i costi una linea di tendenza. Questa scelta ci ha portato a rinunciare alla completezza a favore di valori poetici realizzati e non emblematici di un certo gusto del momento o di una particolare fisionomia dell’Autore. Abbiamo privilegiato quei testi poetici che ci sono apparsi i più fedeli al significato etimologico di poiéin e di téchne, del fare come creare, e dell’arte come tecnica non intesa, però, come artificio ma dotata di una sua particolare specificità e essenza in quanto portatrice di verità e di un valore di conoscenza del mondo.

A parte quattro eccezioni, tutti i Poeti antologizzati sono esordienti in Italia, avendo però essi già pubblicato raccolte di poesie in vari Paesi d’Europa e del mondo. Molti degli Autori hanno offerto a questa indagine poesie inedite sia in Italia che nelle loro patrie d’origine.

Pensare un’Antologia di poeti dei Balcani è stato innanzitutto un modo per ringraziare la terra, le donne e gli uomini che ci hanno guidato dalla Slovenia alla Macedonia alla loro scoperta e alla scoperta della creatività della poesia in una regione tanto significativa per la storia e la cronaca europee ma così ancora poco frequentata in Italia. Ed ha significato accedere – per dire con Paul Valéry – in quel momento vertiginoso in cui qualcosa si distrugge perché qualcosa si produca, proprio là dove ribatte ancor oggi l’eco della distruzione nella provvisorietà del linguaggio che oscilla tra spinte all’isolazionismo e abbattimento dei muri della divisione sociale, politica e culturale. È del 2017 l’Appello firmato a Sarajevo da circa duecento tra scrittori, accademici, linguisti a sostenere la necessità di uniformare in una sola lingua i tre idiomi del croato, del bosniaco e del serbo, suscitando interrogativi, perplessità e contestazioni, nel mentre in Montenegro si percorre la strada opposta: quella della creazione di una lingua di cultura identitaria. Una provvisorietà e anche una contraddittorietà di prospettive che il linguaggio della poesia fa proprie. E là dove ribatte l’eco di guerre e dittature quando si pensi ai regimi repressivi e antidemocratici della Romania di Ceausescu e dell’Albania di Hoxha.

Reduci da una devastazione che si è fatta strada anche nella lingua i poeti trovano un loro idioma, che li unisce, al quale affidare una loro verità, nella qualità della loro percezione, ma pure nella peculiarità di un linguaggio che muta nell’angoscia del deflagrare dell’Io e del senso, ci dicono i poeti nelle forme dell’orfismo, dell’elegia, del verso libero, della canzone. Oggi la ricostruzione di un’identità culturale – di cui troviamo segni rivelatori in alcune di queste poesie lontane però dall’affermare un nazionalismo ideologico – sembra esprimersi nell’urgenza dei nostri Autori di diffondere l’idea della cultura e della creatività dell’arte come strumenti di riconciliazione. Il tentativo è quello di superare il sentimento di una tragedia epocale che ha distrutto vite e orizzonti, elaborandola liricamente quella tragedia in un’analisi che non fa prigionieri, nell’interpretazione del presente e del futuro, nel segno delle rispettive Storie e Tradizioni. Non si può prescindere da questo dato e dall’effetto che esso suscita nella sensibilità del poietes, di colui che fa nascere qualcosa all’Esistenza, di colui che crea l’opera. Se la creatività della poesia nei Balcani non può non ricondursi all’esperienza di un male di vivere che è soggetto e oggetto della riflessione profonda di questi poeti, essa si costituisce in bellezza del fare che restituisce umanità all’uomo disumanizzato.

I poeti, donne e uomini delle terre dei Balcani occidentali, hanno biografie che, come le loro poesie, tendono a un atto liberatorio di denuncia, sempre discorso intorno al mondo e dialogo con il mondo: denuncia della disumanizzazione e la nuda e cruda sua espressione allo scoperto dello sguardo di chi vuol vedere questo transito della storia. Poeti che assieme alle loro comunità sociali e politiche si trovano oggi nel mezzo di una transizione».

Paolo Maria Rocco

 

La pietra focaia dei Balcani

di  Emir Sokolović

«È trascorso molto tempo dall’ultima pubblicazione di un’Antologia che potesse registrare al suo interno una selezione accurata e critica di poeti balcanici. Per quanto l’arte possa e debba prendere corpo esclusivamente da principi creativi, abbiamo pensato a una geografia quasi dimenticata per la quale l’aver posto l’accento sul concetto di identità negli ultimi decenni ha prodotto, in linea di principio, solo distruzione. In questo senso, questa Antologia dovrebbe essere, nelle nostre intenzioni, più interessante e più intrigante di altre.

La selezione di scritti che presentiamo non può far sorgere dubbi riguardo al valore dell’autenticità e riguardo al fatto secondo cui il lavoro dei poeti sia originato da un’esigenza necessaria di elevare l’espressione artistica del linguaggio e del milieu anche nel trattare i comuni, più semplici problemi quotidiani: degni di attingere alla Creazione, perché la creatività è il segno distintivo di questi poeti e della direzione della loro percezione, di quel «sto imparando a vedere» del Malte Laurids Brigge di rilkiana memoria:

 … Perché i versi non sono, come si crede, sentimenti (che si hanno abbastanza presto) – sono esperienze. Per un solo verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna sentire come volano gli uccelli, e sapere i movimenti con cui i piccoli fiori s’aprono il mattino. Bisogna poter ripensare a cammini in contrade sconosciute, a incontri inattesi, e ad addii che si vedevano da tanto in arrivo, (…) a giorni in stanze quiete e raccolte, e a mattini sul mare, al mare, ai mari, a notti di viaggio che frusciavano via alte e volavano con tutte le stelle – e non è ancora abbastanza, bisogna avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra (…). Ma occorre anche essere stati vicino a moribondi, essere stati seduti accanto a dei morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori che entrano a folate. E non basta neppure avere ricordi (…) perché neppure i ricordi sono ancora esperienze. Solo quando essi diventano in noi sangue, sguardo, gesto, anonimi e indistinguibili da noi, soltanto allora può succedere che la prima parola di un verso, in un’ora rarissima, s’alzi ed esca dal loro centro…».

   Emir Sokolović

 

Gli autori dei testi acconsentono alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte dei legittimi autori. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

SULLA STAMPA

Articolo pubblicato il 23 Aprile 2019 su “Nezavisne Novine” (a cura di Milan Rakulj), il  più importante quotidiano della Repubblica serba di Bosnia con sede a Banja Luka (Nezavisne Novine significa ‘Quotidiano Indipendente).

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Articolo dell 19 Maggio 2019 pubblicato su “Olsobodjenje”, il più importante quotidiano della Bosnia Erzegovina, con sede a Sarajevo . Nella fotografia, da sinistra: Alden Idriz, Emir Sokolovic, Paolo M. Rocco. (Oslobodjenje significa Liberazione)

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“È come innamorarsi”, poesia di Michela Zanarella tradotta in portoghese

È come innamorarsi

Di Michela Zanarella

È come innamorarsi ogni volta della vita

concedersi al giorno che arriva

con l’anima aperta all’amore.

Serve alle mie ciglia

ritornare verso i tuoi occhi

forse per toccare ancora

il silenzio che ci ha permesso

di cercarci oltre uno sguardo.

Per questo ti dico

vieni a guardarmi il cuore

potremmo provare a correre

dove c’è posto per il sole

potremmo fare del cielo

l’asfalto per una luce senza tempo

 

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Traduzione in portoghese

É como se apaixonar

A cura di Monica Puccinelli

É como se apaixonar toda vez que a vida

se entregua ao dia que chega

com a alma aberta ao amor.

Necessito meus cílios

volte aos seus olhos

talvez  para tocar novamente

o silêncio que nos permitiu

nos procurar além de um olhar.

É por isso que eu digo a você

venha e olhe para o meu coração

nós poderíamos tentar correr

onde há um lugar para o sol

nós poderíamos fazer do céu

um asfalto para uma luz atemporal.

 

L’autrice della poesia dichiara, sotto la sua unica responsabilità, di essere la naturale e unica proprietaria dei diritti sul testo poetico. La pubblicazione della poesia e della sua traduzione è consentita su questo spazio dietro concessione e autorizzazione dell’autrice e del traduttore senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.

 

 

Come il web ha cambiato il nostro modo di apprendere le lingue

 

Articolo del Team di Fazland

La società contemporanea è molto cambiata rispetto al passato; grazie all’abbattimento delle frontiere, e ai nuovi mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione, la multiculturalità è diventata una realtà che influenza moltissimi aspetti della vita quotidiana. Il mondo del lavoro è forse uno dei settori che maggiormente ha subito delle modifiche, sia per la creazione di nuove professionalità, sia per l’esigenza sempre più diffusa, da parte del lavoratore, di essere in grado di colloquiare con persone provenienti da ogni parte del mondo. In tempi di crisi occupazionale, dunque, conoscere una lingua straniera oltre alla propria madre lingua è fondamentale, e spesso può fare la differenza tra due curricula di pari importanza.

Per un italiano, quali potrebbero essere le lingue più importanti da apprendere per trovare lavoro all’estero? Al primo posto, ovviamente, bisogna mettere l’inglese. Per quanto l’inglese, contrariamente a quello che comunemente si pensa, non sia in assoluto la lingua più parlata al mondo, di certo è quella più usata, anche perché è quella più diffusa nel web. Ma essere bilingue, al giorno d’oggi, non è sufficiente: l’inglese, per così dire, è dato per scontato. Oltre alla madrelingua e all’inglese, sempre più scoprono l’esigenza di conoscere una terza o anche quarta lingua per motivi professionali. Il francese è molto ricercato, poiché viene parlato all’interno degli organismi afferenti alla Comunità Europea. Da non trascurare, oltre ai canonici tedesco e spagnolo, anche le lingue orientali, come il cinese mandarino. Il cinese mandarino è la lingua più parlata al mondo, ed è molto richiesta nel mondo del lavoro, insieme al russo e all’arabo.

Naturalmente il modo migliore per apprendere una lingua che non è la nostra nativa sarebbe quello di cominciare a studiarla fin dalla più tenera età; purtroppo non tutti hanno questa fortuna, anche se nelle scuole italiane finalmente ha cominciato a diffondersi la consapevolezza dell’importanza dell’insegnamento di una seconda lingua fin dalle classi primarie. In età adulta apprendere una lingua che non è la propria è molto più difficile, ma non impossibile. Il metodo più efficace consiste nel recarsi in un paese straniero, soggiornando lì per qualche tempo, ma non tutti hanno questa possibilità o il tempo necessario. In alternativa ci si può contentare di un corso di lingua.

Esistono infatti molti istituti per adulti che forniscono un servizio di lezione frontale con insegnanti madrelingua che permettono di apprendere la grammatica e la pronuncia della lingua desiderata. Questi corsi però spesso sono molto costosi e richiedono un impegno che chi lavora spesso non può permettersi di affrontare. Grazie alle nuove tecnologie, però, al giorno d’oggi esistono molte valide alternative, poco costose ed estremamente snelle da seguire, che permettono anche a chi ha poco tempo e poco denaro di imparare velocemente e in modo soddisfacente una lingua straniera.

Ecco dunque che si ricercano metodi di apprendimento e corsi di lingua sempre più personalizzati. Alcuni infatti hanno necessità di imparare la lingua molto in fretta per non perdere un’occasione di lavoro, altri invece devono imparare lo specifico linguaggio tecnico del loro settore in una lingua diversa per cui un semplice corso base nella lingua straniera non è sufficiente per loro.

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Tutto è iniziato grazie alla grande rete che ha rivoluzionato le nostre vite in molteplici aspetti: internet. Il world wide web parla per lo più inglese : conoscere questa lingua è fondamentale per poter avere accesso ad un numero assai più elevato di informazioni rispetto a chi conosce solo l’italiano. Così, era praticamente inevitabile che sul web venissero aperti dei siti internet come Fazland.com, il cui scopo fosse proprio quello di permettere di accedere a corsi per lezioni di lingue su misura per tutte le esigenze, grazie alla possibilità di confrontare più preventivi online prima di scegliere.

La metodologia di apprendimento grazie al web può anche essere di diverso genere. Ci sono alcuni siti che consentono di scaricare delle vere e proprie lezioni con esercizi da svolgere e moduli didattici che spiegano le regole sintattiche e grammaticali. Ce ne sono altri, per utenti più esperti che vogliono solo allenarsi nel parlare una lingua che già conoscono, che permettono di colloquiare o chattare con persone madrelingua. Alcuni di questi servizi sono gratuiti, altri sono a pagamento.

L’ultima evoluzione che c’è stata nell’ambito dell’apprendimento delle lingue straniere tramite web si è avuta con la diffusione dei dispositivi portatili, smartphone e tablet. La maggior parte dei siti web che un tempo potevano essere consultati solo tramite computer desktop o laptop si sono infatti dotati di una relativa app, che può essere scaricata su un device mobile. Installando sul proprio telefonino di ultima generazione un’applicazione linguistica è possibile esercitarsi e imparare davvero in qualunque momento: mentre si è sull’autobous e si sta andando al lavoro, o mentre si fa la fila all’ufficio postale.

La tecnologia ha dunque ovviato ad uno dei maggiori ostacoli che un tempo incontrava chi voleva apprendere una lingua straniera: la mancanza di tempo. Con le app infatti si possono usare i pochi momenti liberi che si hanno a disposizione per perfezionarsi nella conoscenza di una lingua, migliorando così le comprensione e la dizione, e soprattutto garantendosi la possibilità di poter inserire nel curriculum una nuova abilità, fondamentale per poter trovare lavoro all’estero ma anche in patria.

Il Team di Fazland

“Padre” poesia di Michela Zanarella, con traduzione in turco

Padre

POESIA DI MICHELA ZANARELLA

Padre,

mi vanto del colore e del suono

che ridendo rincorri

per stagioni e grembi di luce.

Dico alla pelle

quanto entrambi affondiamo radici

in estro e città.

Occupi sempre più

il profondo del mio giocare alla vita,

quello spazio di somiglianza calda

alle vetrine di un sogno.

In parte nel tuo asfalto di uomo

cerco vapori d’eterno orgoglio,

quel silenzio che so

veliero di grande calore.

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Baba

Traduzione in turco di Özkan Mert

Baba,

Coşarım renkler ve seslerle      

mevsimlerden mevsimlere,       

gülerek senin rahminde.         

Ey ten, derim ki sana,     

ne kadar salsak da köklerimizi              

sezgilerimizin ve kentlerin içine.      

Sen hep daha derindesin yaşam koşumda, 

benzer bir boşlukta                                  

camdan kutucuklar gibiyiz düşlerde.    

Senin asfalt adamlığının kıyısında     

Buğusunu ararım bitmez gururun, 

çok iyi bildiğim sessizlikte           

sıcacık bir yürekle yelken açan.

La realtà e la realtà raccontata. Dove termina la vita e inizia la letteratura. – Saggio di LORENZO SPURIO –

La realtà e la realtà raccontata. 

Dove termina la vita e inizia la letteratura.

saggio di Lorenzo Spurio

 

 

Vari studiosi e critici letterari hanno sempre sottolineato come esista una separazione tra la vita e l’arte, ossia tra la vita e la rappresentazione di essa, i due ambiti che in inglese vengono definiti con i termini reality e fiction.[1] Il romanzo, e più in generale ogni forma espressiva che provenga dall’intelletto umano, (una poesia, un componimento musicale, un quadro), non è altro che manifestazione del genio del suo creatore e il prodotto ultimo non è che un manufatto della ragione umana. Una persona che vediamo mangiare e una persona che ci viene  descritta mangiare in un romanzo, sono due cose diverse, sebbene evochino in noi lo stesso pensiero. In realtà sarebbe più opportuno parlare di una ulteriore contrapposizione di termini: quella tra persona e personaggio. Il primo siamo noi, e ogni nostro simile, che giorno dopo giorno portiamo avanti la nostra vita, il secondo, il personaggio, è invece una invenzione, una macchinizazzione della mente umana: può essere verosimile e quindi possiamo rispecchiarci in esso, ma può anche essere diabolico, fantastico, inverosimile e quindi rappresentare ambiti dell’immaginifico.

Nell’allarmante racconto che Stephen King fa dell’instabilità psichica di Annie Wilkies in Misery (1987), ci rendiamo conto di come la protagonista – causa la sua psiche malata, il suo isolamento dalla società e il suo amore-ossessione nei confronti dell’eroina di un ciclo di romanzi di Paul Sheldon – non sia in grado di distinguere la realtà dalla finzione, la vita vera da un personaggio inventato per diletto da un narratore esperto. L’incapacità di distinguere i due ambiti porta all’accentuarsi dei comportamenti maniacali della Wilkies nei confronti di Paul Sheldon che lei, dopo un incidente stradale abbastanza serio, è riuscita a portare a casa sua per tenere tutto per sé, come fosse un oggetto. Lo scrittore si renderà subito conto dell’instabilità e della pericolosità della donna ma, per evitare di animare ulteriormente la sua pazzia, cercherà di assecondarla nelle sue richieste. Quello che Paul Sheldon ha fatto – far morire il personaggio di Misery[2] nell’ultimo romanzo del ciclo è – per Annie Wilkies – uno sbaglio grandissimo, l’unica scelta che Sheldon come narratore non avrebbe dovuto fare. La stessa Wilkies ci tiene a far sapere allo scrittore: «Ma i personaggi di una storia non possono uscirsene di scena! Dio ci prende quando Lui stabilisce che l’ora è giunta e uno scrittore è Dio per i personaggi della sua storia, lui li crea come Dio ha creato noi e nessuno può chiamare Dio in giudizio perché si giustifichi, sicuro, si capisce, ma quanto a Misery ho qualcosa da dirti, sporca burba, ti dirò che si dà il caso che Dio abbia un paio di gambe rotte e Dio si trovi in casa mia a mangiare il mio cibo…e….»[3]. Grazie alle narrazioni di Sheldon, infatti, Misery è diventata per Annie una compagna di vita, una presenza costante, una persona a lei cara, sebbene Misery sia solamente un personaggio inventato, che esiste solo sulla carta, l’esatto opposto di quanto avviene in Alice nel paese delle meraviglie dove nelle ultime battute del primo libro l’eroina nega l’esistenza d’identità delle carte di gioco parlanti, sconfessando quel mondo irreale e impossibile arrivando a dire, dinanzi alla Regina Rossa, “Non siete altro che un mazzo di carte!”. La Wilkies obbligherà Sheldon a  bruciare il romanzo nel quale la sua beniamina finiva, invece, per morire (a causa di parto, una motivazione anche molto diffusa a quel tempo, come le fa notare lo scrittore) e a scriverne uno nuovo in cui Misery, invece, segue nuove avventure, contravvenendo anche alla libera ispirazione dello scrittore che in queste condizioni, oltre che su commissione, è chiamato a scrivere sotto coercizione.

L’idea che il narratore di una storia sia una sorta di Dio, che crea, plasma i personaggi, ne decide la vita o come stroncarli è un’idea comune e che si applica alle narrazioni che hanno un narratore di III persona, esterno, che osserva e descrive tutto, che conosce tutto ciò che racconta e che proprio per questo motivo è onnipresente, onnipotente e stabilisce ogni cosa. Al termine di Espiazione, romanzo di Ian McEwan, veniamo a sapere che tutto quello che è stato raccontato sin lì è il romanzo scritto dalla protagonista stessa della storia che, consapevole di essersi comportata come un unreliable narrator e ormai anziana, decide di dire la verità. Così Briony autrice-Briony personaggio-McEwan narratore sono un’unica persona. L’anziana scrittrice conclude nelle ultime pagine con alcune asserzioni interessanti all’oggetto di questo saggio: «Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. E’ la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere; nemmeno se fossero atei. E’ sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto».[4]

Il resto della storia di Misery – che non ho intenzione di svelare – è molto avvincente e perfettamente in linea con le tematiche care a Stephen King; il riferimento al romanzo era necessario per sottolineare come la confusione tra realtà e rappresentazione della realtà in un soggetto psicologicamente instabile origina una serie di avventure cariche di suspense che allettano il lettore, coinvolgendolo completamente. Quasi che l’autore abbia voluto dire, silenziosamente, che chi confonde il personaggio di un romanzo con il mondo reale è molto probabile che finisca per mettersi nei guai o lo fa perché è pazzo.

Forse la combinazione più riuscita di persona-personaggio si ha in un testo autobiografico in cui l’autore, che è anche il personaggio della storia che racconta, narra della sua vita. Si tratta di una cronistoria fedele alla sua esistenza e aggiornata fino a quel momento che, tuttavia, non può sostituire né uguagliare il suo reale e materiale percorso di vita. E’ però un esempio lampante di come l’autore sia anche protagonista della storia. Il narratore onnisciente che racconta extradiegieticamente la storia dall’esterno ha la capacità di creare un personaggio, un’entità, che, in fondo, non è altro che se stesso. E’ evidente in questo caso come la vita e la scrittura si fondano in un tutt’uno e tale discorso rimanda direttamente alla questione dell’autobiografismo. Esulando una biografia, i critici sostengono che è innegabile che in un qualsiasi testo che viene scritto ci sia qualcosa di proprio, di personale, di affettivo legato all’autore, anche se questi lo negherà. Si conclude, dunque, che uno scritto qualsiasi, sia esso biografia o non, è intessuto a partire da una serie di motivi che appartengono all’animo, all’esperienza o al comune sentire dello scrivente. Si tratta – a rigor di logica – di un procedimento passivo, che ricade cioè sullo scrittore in maniera volente o nolente. Chi racconta qualcosa (una storia, un avvenimento, una barzelletta) mette indeliberatamente qualcosa che gli appartiene (il modo, la tecnica, l’enfasi, la struttura,..) consegnando così all’ascoltatore un messaggio finale che è la somma del corpo verbale di comunicazione con l’apporto personale del parlante:

messaggio finale = corpo verbale di comunicazione + apporto personale del parlante

 

E’ su queste considerazioni che si sono sviluppati i prolifici studi su alcuni aspetti delle culture subalterne, sul loro folklore e su come la cultura popolare, legata principalmente alla forma orale di comunicazione, ha modificato nel tempo storie, leggende, racconti, sostituendo termini, inserendo dialettalismi, modificando la struttura, le desinenze, l’andamento o addirittura il significato di un componimento tanto da portare nei giorni nostri alla presenza di numerose varianti di una ballata a seconda dei dialetti regionali, locali e dei gerghi più definiti e marcati delle aree provinciali. Ad esempio si prenda in considerazione la grande quantità di varianti (non solo dialettali, ma anche tematiche) della celebre ballata di “Donna Lombarda”,  che racconta di una donna tradita che tenta di avvelenare il marito assieme all’aiuto dell’amante. La presenza e la testimonianza di varietà differenti nate per filiazione da un testo unico è esemplare di quanto l’attività orale delle classi popolari fosse potente nel rimodellare, ricreare, aggiornare e creare nuove storie. Il discorso, ovviamente, è ampio e rimanda alla nota e certificata teoria che vede nel tempo (diacronie) e nello spazio (diatopie) le categorie fondanti alla base del cambiamento di stili di vita, linguaggi (o addirittura lingue), comportamenti etc.

Riprendendo però la formula esposta sopra e tenendo in considerazione gli studi sull’intertestualità[5] e la comparativistica, è doveroso aggiungere nella formula almeno un altro elemento importantissimo, sebbene a volte sottointeso e celato, che è quello della intertestualità e della citazione. I critici e gli studiosi della letteratura postmoderna (Fredric Jameson negli Stati Uniti, Remo Ceserani in Italia, solo per citarne alcuni) hanno studiato attentamente i vari aspetti dell’intertestualità: la citazione, la parodia, l’umorismo, la satira, la riscrittura[6] mettendo in evidenza come un nuovo testo è sempre la scrittura di un qualcosa originale assieme alla presenza di temi o riferimenti noti, colti o di rimando. Il poemetto metafisico The Waste Land di T.S. Eliot, pietra miliare della poesia modernista inglese, è ad esempio un’opera complessa e che ha nella completezza delle varie sezioni un senso e un significato proprio (per il quale è uno dei testi più studiati nei settori accademici di Anglistica) ma è allo stesso tempo una elaborata cascata di citazioni e riferimenti ad altri testi letterari: a volte rimandi espliciti, altre volte un po’ più velati, compito del lettore riscontrarli. Il procedimento intertestuale, metaletterario, è spesso un fenomeno involontario e spontaneo mentre altre volte ha il chiaro motivo di voler celebrare un grande del passato. Nel mio saggio “L’edenico e il demoniaco”[7] ho accennato al fatto che ad esempio il romanzo The Lord of the Flies (1945) di William Golding è sicuramente una delle fonti che stanno alla base del romanzo breve The Cement Garden (1978) di Ian McEwan, come pure ebbe modo di riconoscere l’autore in varie interviste. Si tratta, però, di un procedimento innocuo[8] e significativo con il quale leggendo un libro di X, leggiamo anche qualcosa di Y, Z,… Quindi, tenendo conto di questo aspetto, che non ha niente di irrilevante, la “formula” enunciata sopra diventa:

messaggio finale = corpo verbale di comunicazione + apporto personale del parlante + riferimenti intertestuali (espliciti o impliciti)

Dovendo spiegare la formula su una base che utilizza il concetto di tempo, potremmo riassumere:

messaggio finale = testo + Passato/ Presente dell’autore + Passato/ Presente di altri autori

cioè, detta in soldoni,

messaggio finale = nuovo + vecchio

e questo ci riporta, dunque, all’inizio di tutta la discussione qui proposta su come, in effetti, quando parliamo non diciamo mai niente di completamente nuovo, di inedito e originale ma ricopiamo qualcuno, ci rifacciamo ad altri, rivisitiamo una formula, utilizziamo un detto, ci appropriamo di un linguaggio che non è nostro. Il risultato, come si è visto, è però fatto dalla somma di più elementi che sono onnipresenti, necessari, ineliminabili e che assieme contribuiscono alla produzione del messaggio finale.


[1] Centrale è a questo riguardo il saggio “Modern Fiction” di Virginia Woolf contenuto in The Collected Essays of Virginia Woolf (Benediction Books, 2011, pp. 192).

[2] «Non può essere morta!» gli strillò in faccia Annie Wilkes. Stringeva e apriva i pugni sempre più concitatamente. «Misery Chastain non può essere morta!» in Stephen King, Misery, Sperling & Kupfer, 1991, p. 39.

[3] Ivi, p. 41.

[4] Ian McEwan, Espiazione, Torino, Einaudi, 2001, p. 380.

[5] Si analizzi l’opera di Julia Kristeva, linguista bulgara che coniò il termine di “intertextuality” spiegandolo come  “connessione tra testi diversi”. Consigliata la lettura del manuale The Portable Kristeva scritto da Oliver Kelly (Columbia University Press, 2002, pp. 512).

[6] Il procedimento della riscrittura (rewriting), più comunemente definito in inglese americano mash-up, è una tecnica molto impiegata negli ultimi venti anni dagli scrittori contemporanei. Questi ultimi partono da un testo noto al grande pubblico (spesso un classico di grandi dimensioni), per giungere a una rivisitazione, a un adattamento, a una riscrittura, a un ri-racconto da una nuova prospettiva (facendo parlare un nuovo personaggio), secondo una nuova sensibilità (la stessa storia ambientata nell’800 convertita in una storia ambientata nello spazio) o convertendola in un nuovo genere (una storia d’amore vittoriana convertita in un macabro horror-fantasy). In un mio saggio dal titolo Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu Edizioni, 2011, pp. 102) ho analizzato da vicino come alcuni scrittori, partendo dal mother text di Charlotte Brontë abbiano elaborato nuove storie, alcune originali, altre un po’ meno, producendo una grande filiazione di questo romanzo tra riscritture, parodie, prequels e sequels.

[7] “L’edenico e il demoniaco”, Sagarana, La Lavagna del Sabato, 21-03-2012.

[8] “Innocuo” nel senso che non dà origine a problemi di licenza di diritti personali nel caso in cui il rimando viene fatto in maniera originale o velato o nel caso in cui si riporta un estratto di un altro libro con indicata la fonte. Se, invece, tale procedimento viene utilizzato in maniera invasiva e sconsiderata si pongono problemi di plagio. Il plagio non è che l’abuso indiscriminato e illegale di un testo che appartiene ad un altro. Si tratta sempre di un processo intertestuale ma lesivo e giuridicamente condannato. Ad esempio nella mia tesi di Laurea Magistrale dal titolo “Comportamenti devianti e spazi claustrofobici nella scrittura di McEwan” ho riportato la cronaca che bollò l’autore inglese come plagiarist nell’occasione dell’uscita del suo romanzo Atonement nel 2001 che, nella seconda parte, presentava riconoscibili e allarmanti assonanze con l’autobiografia della scozzese Lucilla Andrews, No Time for Romance. In quel caso l’autore mostrò chiaramente che le accuse erano infondate e che negli Acknowledgment aveva citato direttamente l’opera della stessa scrittrice alla quale si era rifatto.

a cura di Lorenzo Spurio

 

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Emanuele Marcuccio intervista Lorenzo Spurio

Intervista a Lorenzo Spurio

a cura di Emanuele Marcuccio

EM: Da quanto tempo scrivi, come è nato in te il desiderio di scrivere e di dedicarti alla critica letteraria?

LS: Oramai scrivo da almeno tre o quattro anni. Mi piace buttare giù delle idee, delle interpretazioni di alcuni dei romanzi che leggo per fare parallelismi o alcune considerazioni più generali.

EM: Cosa significa per te scrivere, cosa non deve mai mancare in un racconto in generale e nei tuoi in particolare?

LS: Scrivere significa esprimersi. Anche se un autore nega che il suo romanzo o racconto non nasce da motivi autobiografici, c’è sempre qualcosa di sé in quello che scrive. Delle cose che abbiamo vissuto o che ci hanno sempre ossessionato, delle manie, delle cose che abbiamo sentito in giro e così viva. È veramente difficile, se non addirittura impossibile, creare una narrazione che non abbia nessun riferimento, diretto o meno, a noi stessi. Credo che quello che non debba mancare è l’originalità. Bisogna trovare sempre un modo per essere originali e non cadere nel banale. Sapersi rinnovare e cambiare, pur mantenendo un proprio stile.

EM: Dal punto di vista strettamente stilistico com’è il tuo modo di scrivere?
LS: Non saprei dirlo. Mi piace analizzare le scritture degli altri quando mi capita di fare delle recensioni ma non saprei dirti com’è il mio stile perché scrivo sempre di getto. Coloro che hanno letto qualcosa di me la giudicano una scrittura spigliata, attenta ai dettagli ma non in maniera morbosa, piacevole, che non stanca. Però, come si sa, la letteratura è una cosa molto personale: a me può piacere un autore o uno stile, che a tanti può far schifo, per cui non saprei specificare. Di certo è una scrittura contemporanea, che rifugge orpelli stilistici d’altre epoche, la retorica e anche divagazioni filosofiche. Mira al sodo e descrive la realtà com’è, senza mezzi termini.

EM: Quanto tempo impieghi per scrivere un racconto?

LS: Alcuni racconti li ho scritti in meno di un’ora, per altri ho impiegato addirittura dei mesi. Spesso mi capita di scrivere degli incipit e poi di riprenderli dopo molto tempo. Il tempo di scrittura di un racconto per me non è per niente proporzionale alla lunghezza dello stesso: ho scritto racconti abbastanza lunghi in poco tempo e racconti brevi, di poche pagine, in un tempo molto più diluito. Dipende tutto dalla storia che creo e, soprattutto, dall’atmosfera di calma e d’ispirazione che riesco o non riesco a raggiungere in certi momenti.

EM: Chi sono i lettori dei tuoi racconti, a quale o a quali generi letterari possono riferirsi i tuoi racconti?

LS: Credo che non ci siano limiti di età, sesso, religione, etnia etc. Sono trasversali e, dando immagini realistiche (a volte surreali) della realtà, credo che possano interessare tutti: dal ragazzo che può farne una lettura veloce, magari divertente e fine a se stessa, alla persona matura che, invece, dietro quelle che sembrano delle casualità o degli imprevisti, può leggere molto di più. Il libro non lo fa solo lo scrittore, ma anche il lettore. La mia interpretazione dei racconti che scrivo è una ma se qualcuno mi dice che, leggendolo, ne ha avuta una diversa allora non posso che essere contento. Il processo di scrittura deve essere fatto da entrambe le parti.

 EM: Come scrive Marcel Proust ne Il tempo ritrovato: «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.»Preferisci scrivere a penna o al PC?

LS: Ho scritto raramente a mano, quando non avevo con me il PC ma è una cosa che cerco di evitare perché poi la ricopiatura può essere noiosa e può accadere che non riesca neppure a decifrare certe parole che ho scritto a mano velocemente a mo’ di scarabocchio. Il computer è un buon amico. Finché non sopraggiungono dei problemi e perdi tutti i dati, cosa che mi è capitata.

EM: Quali esperienze sono state per te più significative per la tua attività di scrittore, giornalista e critico letterario?

LS: La definizione di critico letterario è troppo grande e la lascerei ad altre persone che si dedicano con amore e attenzione alla letteratura sotto questo punto di vista. Ho scritto alcuni testi critici sulla letteratura, è vero, ma non sono un critico letterario. Come dicevo poc’anzi la nascita dell’amore per la letteratura è da localizzare con la mia primissima frequentazione dell’università. È stato quello il germe da cui sono partite varie idee, tentativi di scrittura, progetti e analisi prettamente letterarie.

EM: Lodevole la tua modestia ma, scusami, se scrivi testi critici di letteratura in fondo non fai il critico letterario? Cosa ti manca per esserlo davvero, forse i recensionisti scrivono testi critici di letteratura?

LS: I recensionisti si dedicano a recensire un’opera solitamente nel periodo coevo in cui questa è pubblicata. Se io scrivo un’analisi di Mrs. Dalloway quella non sarà una recensione ma avrà piuttosto la forma di un saggio o di un testo di critica letteraria. Modestia a parte, pur dedicandomi a questo tipo di scrittura con molta attenzione e piacere, devo confessare che non sono molto prolifico sotto questo punto di vista. Una profonda analisi letteraria richiede tempo e più letture, anche a distanza di tempo che ci consentano ogni volta di prediligere un punto di vista diverso.

EM: Capisco, non ritieni di essere un critico letterario perché hai scritto pochi saggi di tal genere. Come nasce in te l’ispirazione, come organizzi il tuo scrivere, ci sono delle fasi?

LS: Se parliamo dello scrivere i racconti allora non esistono delle fasi, dei modelli o dei percorsi che seguo perché mi piace scrivere di getto, senza stare troppo a pensare. Mi piace rielaborare idee e concetti che mi frullano in mente e assemblarli con alcuni episodi che magari ho vissuto direttamente, cambiandoli, stravolgendoli, mettendoci spesso anche dell’ironia. Se invece parliamo di testi critici letterari però il procedimento di scrittura è completamente diverso. In questo caso l’adozione di un metodo di analisi e di scrittura è necessario. L’inizio sta sicuramente nella lettura attenta del racconto o del romanzo che si analizza, fatta anche più volte e ricorrendo al testo in lingua originale. Poi si circoscrivono alcuni temi che sono fondamentali in quel testo e si comincia ad indagarli, riportando estratti del testo e allargando l’analisi al periodo socio-culturale, storico e letterario. La comparazione con altri testi coevi o che presentano temi analoghi trattati nella stessa maniera o stravolti rappresenta, per me, un contributo ulteriore. La lettura e la rilettura di quanto si scrive è necessaria e doverosa, anche a distanza di tempo. Scrivere un saggio è completamente diverso da scrivere un racconto, si è in un certo qual modo gessati, spersonalizzati. Ma mi piace scrivere entrambe le cose, forse perché con il saggio riesco a straniarmi e guardare il mondo dall’esterno mentre con il racconto mi mescolo con i personaggi e gli episodi.

EM: I tuoi racconti sono stati pubblicati in varie riviste letterarie, ce ne puoi parlare?

LS: È proprio così. Nel momento in cui avevo messo da parte un consistente numero di racconti, di natura anche diversa, ho deciso che era il momento di farli leggere a qualcuno. A qualcuno interessato. A qualcuno competente. A tutti coloro che sarebbero stati contenti di farlo. Per cui è iniziata la ricerca on-line di varie riviste di letteratura e cultura. Ne ho trovate molte, alcune on-line, altre anche cartacee. Alcune prestigiose, altre sconosciute. Alcune tematiche, altre a tema libero. Ho cominciato a proporre alcuni miei testi. Il primo racconto pubblicato è stato “Le spade del conte” sulla rivista Il Leviatano, rivista attualmente chiusa e che ha cambiato nome. Molti racconti sono stati pubblicati su Parliamone, una rivista on-line diretta dal sig. Bartolomeo di Monaco, altri sulla rivista Segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai e della quale sono redattore. Poi numerose altre tra cui Frigidaire, Aeolo, Il Grandevetro, Osservatorio Letterario, Kenavò, Inverso ed altre. È stata una grande soddisfazione per me essere pubblicato. È giusto però che riconosca che alcune riviste abbiano rigettato i miei lavori e rifiutato di pubblicarli perché non in linea con la veste editoriale o perché considerati non buoni. Come sempre i pareri possono essere diversissimi, ed è giusto che sia così.

EM: Perché hai scelto di scrivere racconti, hai mai provato a scrivere poesie o un romanzo?

LS: Devo confessare che la poesia come genere non mi è mai piaciuto molto. A scuola non le leggevo con particolare interesse e trovavo sempre più semplice ricordarne il contenuto se facevo la parafrasi. Non sarei bravo a scrivere poesie per cui non lo faccio. Quando mi metto a scrivere ho spesso bisogno di esprimere idee anche semplici ma per le quali necessito di molte parole e non sarei in grado di utilizzare un linguaggio conciso, metaforico e condensato per esprimere ciò che voglio dire. Non escludo però che in futuro non ne possa scrivere, anche se rimango molto scettico al riguardo. Ho scritto solo racconti, alcuni dei quali anche abbastanza lunghi tanto da poter essere considerati anche come romanzi brevi. Per ora non ho ancora scritto un romanzo propriamente detto ma è probabile che un progetto di questo tipo possa riguardami in futuro. Per ora trovo il genere del racconto più congeniale e adatto a me: mi consente di creare storie semplici, quotidiane o assurde, con pochi personaggi e di cambiare la storia svoltando con degli episodi epifanici. Con il romanzo credo che non potrei fare tutto ciò e dovrei trovare un modo per coniugare la mia scrittura a questo nuovo genere. Vedremo. Assieme alla signora Sandra Carresi ho scritto già dei racconti a quattro mani abbastanza lunghi che pubblicheremo singolarmente a mo’ di romanzo.

EM: Recentemente hai pubblicato con Lulu Edizioni un tuo saggio critico Jane Eyre, una rilettura contemporanea, ce ne puoi parlare?

LS: Ti ringrazio per darmi l’occasione di parlare di questa mia recentissima pubblicazione. Questa raccolta di saggi nasce dal mio grande interesse e dalla mia grande fascinazione per questo romanzo, capolavoro della Brontë e pietra miliare della letteratura vittoriana.  Il romanzo, al di là della storia della povera Jane a partire dalla sua infanzia fino alla maturità, presenta una serie di temi importanti che pervadono tutto il romanzo: il tema dell’orfano, il tema razziale e coloniale, il tema della moglie pazza, il tema religioso e così via. Si presta a una serie di letture molto eterogenee, tutte interessantissime. È quello che ho cercato di fare in questo libro in cui il metodo di analisi utilizzato è stato quello comparativo. Il romanzo della Brontë è stato studiato confrontandolo con prequel, sequel e riscritture che sono nate proprio da questo mother text. Ho parlato così de Il grande mare dei Sargassi, romanzo dell’anglo-caraibica Jean Rhys, La bambinaia francese, romanzo per ragazzi della sarda Bianca Pitzorno, Charlotte, l’ultimo viaggio di D.M. Thomas e Jane Slayre di Sherri Browning Erwin, riscrittura horror di Jane Eyre. Nel libro si fa inoltre riferimento a numerose altre riscritture recenti dell’antico romanzo vittoriano e si fornisce il testo completo di un’intervista da me fatta alla scrittrice americana Sherri Browning Erwin, autrice di Jane Slayre. Ciò che fuoriesce da questo libro non è altro che una lettura tutta contemporanea del romanzo della Brontë. Oggigiorno sono in pochi a leggere i classici della letteratura e ancor meno in numero coloro a cui piace soffermarsi nella lettura e nell’analisi, per cui spero vivamente che il mio libro riceva un buon accoglimento.

EM: Cosa ti ha spinto a pubblicare il tuo libro?

LS: Una volta aver terminato la stesura di questi saggi e di averli riletti attentamente ho deciso di proporne la lettura ad alcuni scrittori e poeti che ho conosciuto on-line, accomunati dal loro amore per la letteratura. La premessa intuitiva che mi sono fatto è che ogni amante della letteratura doveva per forza conoscere questo grande romanzo. La gran parte lo aveva letto o, comunque, anche se non aveva letto il libro aveva avuto modo di vedere il film e quindi sapeva di che cosa si trattava. Alcuni non l’avevano letto ma non si sono rifiutati di leggere la mia raccolta di saggi, anzi a conclusione della lettura mi hanno detto che avevo fatto nascere in loro il desiderio di leggere il romanzo. Ne sono stato contento. Con la signora Anna Maria Folchini Stabile, poetessa, ho avuto l’occasione di conversare privatamente sulla grandezza del romanzo della Brontë e di scambiare considerazioni ed interpretazioni. Gentilmente ha letto il mio testo e mi ha detto che era interessante e ben costruito, si è limitata a fare un piccolo editing per il quale la ringrazio molto. Mi sono così deciso a pubblicare questa raccolta di saggi nella speranza che, qualcun altro, possa trovarne interessante non solo il contenuto ma l’approccio analitico impiegato.

EM: Personalmente, quando leggo un classico, il mio genere di lettura preferito, gli affianco un saggio sull’opera in lettura, cosa che non sempre mi è possibile. Non ho ancora letto Jane Eyre, anche se è presente nella mia libreria, anch’io lo conosco solo tramite il bel film di Zeffirelli e, sicuramente durante la lettura gli affiancherò il tuo saggio critico. Come ti sei trovato con Lulu Edizioni, perché l’hai scelta?

LS: Avrei preferito pubblicare il mio libro tramite un editore italiano (Lulu è un editore on-line e assegna ISBN americano) ma si sa quanto il panorama editoriale italiano sia inaccessibile soprattutto per un ragazzo che non ha intenzione di sborsare un euro per pubblicare il suo libro. Se poi il ragazzo non ha mai pubblicato niente in precedenza ed esordisce con una raccolta di saggi, gli editori sono ulteriormente scettici. Mi sono detto che non mi andava di aspettare un anno, magari due, prima di trovare un editore che avrebbe fatto il caso mio, così mi sono deciso a pubblicarlo tramite Lulu.com che è una piattaforma on-line molto precisa e ben curata, con spiegazioni accurate per ogni stadio di invio bozze, stampa, diffusione etc.

EM: Quali sono i tuoi autori preferiti, ce n’è uno in particolare?

LS: Ho numerosi scrittori che amo molto. Devo dire che sono anche molto diversi tra loro. Sicuramente devo citare il popolare e controverso Bukowski e l’inglese Ian McEwan, del quale ho letto tutta la produzione e sul quale ho scritto la mia tesi di laurea, John Irving, Jeffrey Eugenides, Philip Roth, Franz Kafka, Italo Svevo e soprattutto Virginia Woolf.

EM: Qual è la tua poesia preferita?

LS: Come ti dicevo sopra, non ho un buon rapporto con la poesia. Questo non significa però che non la legga. Mi piacciono le poesie “elettriche” della fase futurista di Aldo Palazzeschi e quelle crepuscolari di Gozzano, i Sonetti di Shakespeare, le poesie di Federico Garcia Lorca.
EM: Quali sono i tuoi libri preferiti, c’è un libro del cuore?

LS: Ce ne sono molti e non riuscirei a metterne uno solo, per cui ti dico che tra i miei preferiti in assoluto ci sono Le metamorfosi di Kafka, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Gli indifferenti di Moravia, Mrs. Dalloway di Virginia Woolf, Cuore di tenebra di Conrad, Il giardino di cemento di Ian McEwan, Riccardo II di Shakespeare, le raccolte di racconti di Millás e il suo romanzo La soledad era esto. Ma ce ne sono moltissimi altri.

EM: Mi stupisce la tua scelta di Riccardo II, cosa te lo fa preferire al più famoso Riccardo III?

LS: Riccardo II è un re buono, un po’ sfortunato, vittima degli eventi che accadono senza che lui riesca a risorgere dal suo stato di afflitto. È un re debole, che viene detronizzato e che impazzisce (fantastica è la scena della rottura dello specchio nella quale in re non si riconosce più e si avvia a una celebre spersonalizzazione). È Bolingbroke a trionfare. Ancora una volta è il cattivo, il violento, il più forte, colui che poi diverrà Enrico IV. Mi piace come Shakespeare ha tratteggiato questo sovrano sottolineandone la doppia natura, quella regale, della sacralità del corpo e quella fisica, mortale, che lo rende uguale a ogni altra persona. Riccardo III, non è altro che l’ennesimo sovrano inglese violento, assetato di sangue e che non si ferma di fronte a niente. Di sicuro, Riccardo II è un re molto più umano, anche nella sua follia.

EM: C’è un genere di libri che non leggeresti mai?

LS: Credo che non è un bene avere idee pregiudiziali nei confronti di un determinato genere, come pure non è una bella cosa nei confronti di un preciso autore. Ripeto nuovamente che la poesia non mi attrae molto, leggo poco di teatro. Principalmente mi soffermo sui romanzi e le sillogi di racconti, ma non rifiuto niente. È sempre bene leggere tutto e cambiare genere può essere proficuo anche come fonte d’ispirazione. Ad esempio Il giardino dei ciliegi di Checov, un’opera teatrale, mi piace molto, così come i drammi storici di Shakespeare.

EM: Leggeresti proprio di tutto, anche romanzi rosa?

LS: Di certo non mi attrae molto la letteratura dei romanzi tascabili Harmony ma recentemente mi è capitato di recensire alcuni romanzi che potremmo definire romanzi rosa. Non che rispecchino il mio stile di scrittura e i miei interessi veri e propri, ma non ho disdegnato di farlo. In fondo, anche Jane Eyre è un romanzo rosa, se vogliamo. Ed è affascinante.

EM: Diciamo molto in fondo… Nella tua vita ti è mai capitato qualcosa che ha rischiato di allontanarti dalla scrittura o, che ti ha allontanato per un periodo da essa?

LS: Ci sono dei momenti in cui ci si trova molto indaffarati per altre cose o semplicemente non si ha l’ispirazione necessaria per creare scrivendo. Non ho avuto dei veri e propri momenti di stasi o di momentaneo abbandono della scrittura sino ad ora.

EM: Ami la tua terra, la tua regione o vorresti vivere altrove?

LS: Mi piace la regione nella quale vivo, è molto ricca sia da un punto di vista paesaggistico e culturale. Può sempre arrivare il momento in cui la vita di provincia ti va stretta e quindi decidi di cambiar aria. Mi piace molto viaggiare, soprattutto all’estero. Amo la Spagna, ci vivrei se potessi.

EM: Cosa pensi della prosa poetica, è presente nei tuoi racconti?

LS: Non saprei esattamente cosa risponderti. Non so cosa intendi con “prosa poetica”. Credo che vuoi intendere un tipo di scrittura narrativa che ha un significato condensato e criptico come spesso è quello della poesia, una sorta di prosa intimistica e personale. Se è quello che intendi devo dirti che non mi piace molto.

EM: Hai un sogno nel cassetto?

LS: Sogni e desideri ce li abbiamo tutti, forse anche troppi, altrimenti non saremmo umani. La natura stessa dell’uomo è improntata a desiderare, a volere, ad anelare sempre a qualcosa. È una buona prospettiva per mettersi in gioco di continuo, progettare e darsi da fare. Ovvio che ho dei sogni, ma se la tua domanda successiva sarà “Quali?” allora dovrò risponderti poco elegantemente che i desideri, una volta svelati, non si verificano mai.

EM: Cosa pensi dell’attuale panorama editoriale italiano?

LS: Confesso che non conosco molto dell’editoria italiana. Negli ultimi anni mi sono però trovato spesso a contattare editori per proporre i miei lavori. Credo che l’editoria a pagamento sia non solo un furto ma anche una grande offesa. Chiunque ha da parte dei soldi può pubblicare ciò che vuole anche una collezione di scontrini o di liste per la spesa, chi invece non dispone di denaro e, magari, ha scritto un’opera veramente meritevole, si vede marchiato ed emarginato. Ci sono numerose case editrici che pubblicano senza contributo, sono di piccole dimensioni, e la scelta dei testi, proprio perché pubblicano gratis, è molto selettiva ma, credo, che vale tentare. Ai giovani autori che non sanno chi contattare o come muoversi una volta completata la loro opera sconsiglio gli editori a pagamento, consigliando invece, qualora i loro testi non abbiano trovato buon accoglimento presso editori non a pagamento, di stampare la propria opera con editori online che forniscano il codice ISBN, indispensabile per le vendite. Non posso far pubblicità ma una semplice ricerca in rete provvederà a buoni risultati in tal senso.

EM: Cosa pensi dell’attuale panorama culturale italiano?

LS: L’attuale panorama culturale italiano è molto eterogeneo e interessante. Ovviamente per cultura non dobbiamo fermarci a considerare solo la letteratura ma parlare anche di teatro, musica, arti figurative e tant’altro. Per quanto concerne la letteratura italiana del momento credo che ci siano pochi nomi che godano di troppa pubblicità e tantissimi nomi, tra cui esordienti, che invece trovano difficoltà ad imporsi a causa del vertiginoso incremento, anno dopo anno, del numero degli scrittori. Credo che le case editrici, le riviste, i quotidiani, i centri di cultura e tutti coloro che si dedicano alla letteratura debbano incrementare le loro attività anche con congressi e convegni, facilitando l’introduzione e la sponsorizzazione di giovani scrittori o di esordienti che, altrimenti, abbandonati a se stessi finirebbero per vendere pochissime copie e rimanere sconosciuti.

EM: Cosa pensi dei premi letterari, pensi siano importanti e necessari per un autore?

LS: Ho partecipato negli ultimi anni a vari premi e concorsi letterari, rigorosamente gratuiti, perché come dicevo non credo nella cultura a pagamento ma non sono mai stato segnalato né ho vinto niente. Appena ho del tempo e trovo bandi di concorso interessanti continuo a partecipare, non mi sono scoraggiato. Credo che sia un buon modo per emergere un po’ dall’attuale atmosfera culturale, farsi conoscere, oltre che sentirsi riconoscere come scrittore e valorizzare la propria opera.

 EM: Recentemente ho letto un articolo di Cesare Segre sul Corriere della Sera, riguardo all’irresistibile declino della critica letteraria agli autori contemporanei, con la conseguente perdita di prestigio della letteratura. Da critico letterario, cosa pensi a riguardo, è davvero in declino la critica letteraria?

LS: Interessante l’articolo che citi. Mi trovo completamente d’accordo con l’idea di fondo in esso contenuta. Nella società a noi contemporanea il numero degli scrittori, ahimè, è maledettamente superiore al numero dei lettori. Se da una parte può sembrare che la popolazione si caratterizzi per un alto livello di cultura per i loro impegni di scrittura, dall’altra parte il fatto è abbastanza allarmante. È bene che ci siano tanti scrittori ma sono necessari i lettori. Sia lettori del libro inteso come oggetto di consumo che di lettori attenti, critici, recensionisti, che amano analizzarne i contenuti ed i temi a livello più profondo. In parte è quello che faccio attraverso il mio blog, recensendo sillogi di poesie, di racconti e romanzi scandagliando il messaggio di fondo dei libri. Se da una parta abbondano saggi e testi critici su Calvino (per fare un esempio) sono carenti studi su autori contemporanei. Sì, la critica letteraria è di sicuro in declino.

EM: Sì, diciamo che l’autore contemporaneo italiano vivente più trattato dalla critica letteraria è Umberto Eco e pochissimi altri. Cos’è per te la letteratura, come si riconosce un’opera letteraria?

LS: Un’opera letteraria può avere numerose forme. Può essere una raccolta di poesie o di racconti, un romanzo, una raccolta di saggi, un testo teatrale, un testo critico, un diario, una raccolta di lettere. Quello che contraddistingue un’opera letteraria è il contenuto culturale, morale, didattico unito al diletto. Un libro di ricette non ha niente di morale. L’elenco telefonico non trasmette un sapere culturale. L’appartenenza dell’autore a un periodo storico, a una tendenza, a una fase letteraria ci consente di localizzarlo all’interno di una porzione della più ampia storia della letteratura.

EM: Quanto è importante per te il confronto con gli altri autori?

LS: Il confronto con altri autori è di capitale importanza per uno scrittore così come per ogni altro artista. Un regista, scrivendo la storia del suo film, avrà sicuramente in mente delle idee nate o influenzate da alcuni episodi o personaggi visti in altri film. La letteratura, allo stesso modo, è un modo per dire qualcosa di sé con parole degli altri. Quando scriviamo qualcosa non solo ci mettiamo qualcosa di noi stessi ma anche qualcosa degli altri. Degli altri scrittori che leggiamo o che ci affascinano e che, per osmosi, ci trasmettono qualcosa. La letteratura è un continuo processo di analisi, scrittura, riscrittura e rivisitazione di qualcosa. Certi testi non esisterebbero se non ne fossero esistiti altri in passato e, analogamente, non esisteranno mai certi libri se oggi non si scrivessero determinati tipi di libri. Il processo di confronto, comparazione e condivisione con altri autori (non solo vivi e del presente) è importantissimo e viene fatto di continuo anche senza che ce ne rendiamo conto.

EM: Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla scrittura?

LS: No. Non ho ricevuto nessun consiglio né li ho chiesti nel momento in cui ho iniziato a scrivere. Per me è stata una cosa tutta mia, tutta personale. Credo che dovrebbe accadere qualcosa di analogo un po’ a tutti coloro che diventano scrittori. Non credo molto agli scrittori su commissione, ai quali viene detto “scrivi un pezzo su X” e loro lo fanno. La scrittura è un processo di creazione libero e spontaneo. Se uno si sente di scrivere lo fa, senza chiedere niente agli altri. Può far leggere agli altri i suoi testi ma consigli sull’inizio dell’attività di uno scrittore per me non ne esistono.  Anzi, troverei estremamente limitante e denigratorio che qualcuno, in virtù della sua esperienza, si offrisse di regalare consigli su come scrivere o cosa non scrivere, come farlo, cosa evitare o come cominciare. Per me le parole “cazzo” e “vaffanculo” possono star benissimo in un certo tipo di racconto e non ci trovo niente di volgare se paragonato alla banalità e alla violenza con la quale siamo abituati giorno dopo giorno. Nessuno deve trasmettere agli altri in maniera preventiva e anticipatoria sedicenti regolamenti su come diventare uno scrittore e cosa evitare. Se proprio un regolamento dello scrittore deve esistere, allora sarà lo scrittore stesso che, mano a mano, andrà creandoselo. Da solo.

EM: Sì, diciamo che quelle due parole servono in massima parte per una caratterizzazione del linguaggio che sia il più aderente alla vita di tutti i giorni. Totalmente diverso, a mio giudizio, è il caso della poesia, il cui linguaggio può anche essere quello di tutti i giorni ma che non necessita il trascendere in termini volgari, proprio perché la poesia non è mera imitazione della realtà, non è sua fredda riproposizione e, quei vari termini e verbi indecorosi sono espedienti fin troppo facili per esprimere rabbia e quant’altro tradendo la poca fantasia, la poca creatività del poeta. La poesia è “rappresentazione”, nel senso di interpretazione soggettiva della realtà e, quindi, nel senso di sua ri-creazione e trasfigurazione. Sono solo due le forme di espressione che non accetto in poesia: la volgarità e la bestemmia, termine esteso ad ogni credo religioso. Per te, quindi, le scuole di scrittura non dovrebbero esistere? Anch’io non credo nella scrittura su commissione, soprattutto riguardo alla poesia. Non daresti consigli neanche se te li richiedessero?

LS: Una scuola è sempre un centro di cultura e quindi non può che essere un elemento positivo. Non ho mai frequentato corsi di scrittura, anche se in giro ne esistono molti anche on-line (tutti rigorosamente a pagamento) e non so bene come si svolgono. Se, oltre a dare alcune dritte generali, il corso non preveda una vera e propria sudditanza di stili, di temi e di forme degli insegnanti ai loro studenti sono favorevole. Quando invece si cerca di ingabbiare la creatività di ognuno, perché poco originale o apparentemente volgare, allora sono contro.

EM: Vuoi anticiparci qualcosa su quello che stai scrivendo, prossime pubblicazioni?
LS: Come sai mi occupo di recensioni di libri di esordienti che pubblico poi sul mio blog. Sono un po’ addietro in questo e ho vari libri da leggere, recensire e poi intervistarne gli autori ma riconoscendomi una persona precisa so che porterò a termine tutto. Mi dedicherò alla promozione della mia raccolta di saggi, Jane Eyre, una rilettura contemporanea e mi occuperò della pubblicazione della mia prima raccolta di racconti. Continuerò la collaborazione con alcuni scrittori con i quali ho portato avanti racconti a quattro mani tra cui Massimo Acciai, Anna Maria Folchini Stabile, Sandra Carresi e Monica Fantaci e continuerò la mia attività di collaborazione con le riviste di letteratura e cultura, la direzione della rivista Euterpe e le altre attività che a tutt’ora mi vedono impegnato.

 EM: Grazie tante per la tua disponibilità e tanti auguri per la tua attività di scrittore e critico letterario, scusami, ma in fondo lo sei!

LS: Sono io a ringraziarti per la tua interessante intervista. Spero di non essere stato troppo lungo con certe risposte e di aver centrato le tue richieste.

EM: Assolutamente, nelle interviste che sto curando non mi preoccupo affatto della lunghezza delle risposte, anzi, auspico che si tramutino in delle autentiche conversazioni tra letterati. Non sono un giornalista ma un autore e curatore editoriale che cerca di promuovere altri autori, come del resto fai anche tu con il tuo blog.

 

A cura di Emanuele Marcuccio                                                                  

6 settembre 2011

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DELL’AUTORE.

L’universo delle lingue: Alla scoperta del walser

Questo articolo scritto da Massimo Acciai è stato già pubblicato sulla rivista Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it), nr. 32, Dicembre 2010 e viene qui riproposto su concessione dell’autore.

Abbiamo parlato, un precedente approfondimento sulle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano, del “sappadino”; vediamo adesso un altro idioma (anzi, un insieme di varianti) riconducibile all’antica lingua germanica: il walser…

Parlato in ben cinque nazioni europee (Italia, Svizzera, Francia, Austria e Liechtenstein), nel nostro paese è presente in due regioni: il Piemonte (lo abbiamo nominato parlando del piemontese) e la Valle d’Aosta, per un totale di circa 3500 parlanti. Ricordiamo anche che il walser è tutelato in Italia dalla legge 482 del 1999.
Vediamo innanzitutto l’origine di questo nome un po’ curioso, che nulla ha a che vedere con la nota danza in tempo ternario; “walser” viene da “walliser”, ossia “vallesano”; luogo di partenza delle migrazioni, avvenute a partire dal ‘200, è infatti il cantone Vallese, in Svizzera. La cultura walser si è quindi diffusa nel medioevo portando con sé le tipiche pittoresche costruzioni, i costumi, le tradizioni e naturalmente la lingua (nelle sue varianti).

Come tutte le lingue rimaste a lungo isolate (nel caso del walser, nelle vallate alpine rese impraticabili dai ghiacci per buona parte dell’anno) sono molti i caratteri arcaici e la differenziazione in molte varianti locali (pare che quella più “pura” sia quella di Gressoney); tutte le varianti sono molto simili, com’è logico aspettarsi, allo svizzero tedesco più arcaico.
Tramandato per molto tempo esclusivamente per via orale, ha trovato una prima forma scritta solo nel ‘700, soprattutto grazie alla chiesa cattolica (tra i primi documenti in questa lingua vi sono i manoscritti dei parroci; ricordiamo anche un piccolo catechismo stampato nel 1839); la tradizione orale è rimasta comunque viva.
Per chi fosse interessato ad apprendere la lingua, o comunque a saperne di più, rimandiamo ad un link alla fine di questo articolo; molti sono i progetti di recupero e valorizzazione del walser (ormai sono pochi i giovani in grado di parlarlo, dal momento che non è lingua usata nelle scuole), e naturalmente non mancano dizionari e grammatiche rivolte a grandi e piccini. 

Libri sui walser: http://www.walseritaliani.it/volumi/libri%20gen.htm 


MASSIMO ACCIAI

Il plurilinguismo spagnolo

La situazione linguistica in Spagna è particolarmente complessa e variegata, a differenza di quanto accade in Italia. In Italia infatti l’utilizzo della lingua italiana è uno degli elementi che contraddistingue tutti i territori (le regioni, le province, i comuni) da Nord a Sud. La lingua ufficiale in Italia è ovviamente l’italiano, erede diretto dell’evoluzione della lingua latina che si è sviluppata in territorio italico. Le uniche variazioni linguistiche che possono essere riscontate in Italia si riferiscono ai dialetti ossia a parlate regionali o provinciali che spesso hanno alle loro spalle una vera e propria letteratura, grammatica e cultura. Si tratta però di dialetti, di parlate che vengono impiegate solamente nei rispettivi luoghi d’origine e che non vengono impiegati all’interno dell’insegnamento, all’interno della legge, della burocrazia etc. In tutti gli ambiti è l’italiano ad essere utilizzato (con le soli eccezioni della regione autonoma dell’Alto Adige o Sud Tirol nel quale si parla anche il tedesco; del ladino, parlato intorno alle vallate dolomitiche e il catalano parlato nella città sarda di Alghero).

In Spagna il panorama linguistico è molto più eterogeneo. E’ riconosciuta una lingua nazionale e altrettante lingue ufficiali (assieme alla lingua nazionale) nelle rispettive comunità autonome[1], una serie di dialectos, poi gli hablas (letteralmente significa ‘parlate’).

La lingua nazionale è lo spagnolo o castigliano (castellano) che è parlata in tutte le comunità autonome del Reino de España e nei paesi dell’America Latina con eccezione del Brasile dove invece è parlato il portoghese (variante brasiliana).

Alcune comunità autonome che vantano una loro distinta cultura, storia, letteratura godono di statuti di autonomia riconosciuti dal governo di Madrid all’interno dei quali viene riconosciuta lingua ufficiale oltre allo spagnolo, la rispettiva lingua nazionale (per nazione si intende la comunità autonoma). Questo accade in Catalogna, Galizia e nei Paesi Baschi.

In Catalogna (spagnolo: Cataluña; catalano: Catalunya) è lingua ufficiale e nazionale il catalano.  All’interno del catalano possono essere riscontrati vari dialetti catalani: – il catalano della Catalogna (Barcellona), – il catalano baleare (catalán mallorquín) parlato nelle isole Baleari; – il valenziano (spagnolo: valenciano; valenziano:valencià)[2] ossia un dialetto catalano parlato nella Comunidad Valenciana (Alicante, Valencia, Castellón).

Il Galizia è lingua ufficiale assieme al castigliano il gallego o galiziano, una lingua romanza di derivazione del gruppo linguistico galego-portogués e, proprio per questo, molto simile all’idioma portoghese contemporaneo.

Nei Paesi Baschi (Euskadi), comunità autonoma al confine con la Francia e il principato di Andorra, è parlato il basco (spagnolo: vascovascuence; basco: euskera), una lingua non romanza, né europea, di difficile collocazione all’interno dei ceppi linguistici. Si tratta di una lingua completamente aliena al castigliano e alle altre lingue romanze che è parlata nei Paesi Baschi e nella Comunidad Foral de Navarra.  Esistono sei grande varietà linguistiche del basco ma la forma standardizzata è il vasco batúa.


In aggiunta a queste lingue co-ufficiali, a queste lingue nazionali, esistono varie parlate abbastanza diffuse (dialectos) e alcune parlate molto radicante in piccoli spazi geografici (hablas). In maniera particolare va ricordato l’aranese (aranés) che è parlato nella Valle de Arán, nella provincia di Lérida in Catalogna. E’ lingua ufficiale in questo piccolo territorio e dal 2006 assieme al catalano è riconosciuta lingua ufficiale in Catalogna.

Le altre lingue parlate, definite come dialectos, ossia varianti delcastellano, non sono riconosciute come ufficiali da statuti ma vengono parlate nei rispettivi territori regionali. Esse sono:

–          l’aragonese (aragonés) parlato nelle zone pirenaiche, a nord della provincia di Aragón. Si tratta di una lingua con pochi parlanti.

–          L’asturo-leonese (asturleonés) che viene definito:

1.      Asturiano (asturianobable) nelle Asturie;

2.      Leonese (leonés) nelle province di León e Zamora;

3.      Mirandese (mirandés) nella zona portoghese di Miranda do Douro;

4.      Castúo (o extremeño) nella comunità autonoma di Extremadura.

Numerosi sono i dialetti parlati in Spagna. Essi possono essere distinti in vari gruppi:

1-      Dialetti castigliani settentrionali: dialetti parlati nella metà superiore della Spagna, in Cantabria e nella zona di Ávila, Cuenca e delimitati ad est dall’aragonese e dal catalano e ad ovest dall’asturoleonese.

2-      Dialetti andalusi (meridionali): in Andalusia (Huelva, Granada, Cordoba, Siviglia, Cadice, Malaga, Jaén, Almería).

3-      Dialetti canari: nelle isole Canarie.

4-      Dialetti murciani (della Comunidad autónoma de Murcia): Murcia, Alicante, Albacete.

Con hablas si intendono invece delle parlate dialettali-gergali molto radicate in piccoli spazi geografici, prevalentemente diffusi in aree campestri. Sono, in altre parole delle varianti dei dialetti, diffusi in particolari e ristretti ambiti geografici: «El habla es la utilización que cada uno de los cablante hace de su lengua. Se trata, por tanto, de un acto concreto e individual. Las lenguas, por el contrario (y los dialectos también) son fenómenos socials y generals, colectivos, propios de los grupos que los utilizan. Cuando hay ciertas características communes en un lugar concreto (pueblo, valle) sin llegar a la categoría de dialecto, se las considera hablas locales.» In base a questa definizione è facile capire che sono numerosi e diversissimi gli hablas in Spagna e non avrebbe senso citarli o fare una lista, che rischierebbe per essere sempre frammentaria e approssimativa.


Il 19 Gennaio 2011 il presidente del consiglio José Luis Rodríguez Zapatero in Senato, dopo il voto favorevole dell’assemblea alla riforma dello statuto di autonomia dell’Extremadura ha difeso pubblicamente le varie lingue nazionali e co-ufficiali: il catalano, il gallego, il basco e il valenziano. In riferimento alle lamentele del PP che considera una spesa eccessiva le traduzioni in simultanea per i senatori che utilizzano le varie lingue nazionali durante le sedute, Zapatero ha difeso il plurilinguismo e ha sostenuto «son todas ellas lenguas españolas».

Il sistema di traduzione in simultanea utilizzato al Senato durante le sedute plenarie costa alla Spagna 12.000 euro per ogni sessione e 350.000 euro all’anno, soldi che secondo il PP potrebbero essere risparmiati togliendo le traduzioni in simultanea e utilizzando la lingua nazionale, il castigliano.  Non solo, i membri del PSOE hanno avanzato l’idea che la stessa procedura possa essere impiegata anche alla Cámara Alta, al Congreso ma José Antonio Alonso, portavoce del PSOE al Congreso de los Diputados ha sostenuto «En el Congreso hay que hablar la lengua común, que es el castellano

José Antonio Monago, presidente del PP per l’Extremadura, ha attaccato il presidente Zapatero e il PSOE sostenendo che avrebbe fatto il suo discorso direttamente nella sua lingua regionale, l’extremeño. Lo ha detto in tono provocatorio in quanto l’extremeño non è una lingua nazionale co-ufficiale al pari di catalano, basco, gallego  ma solamente un dialetto regionale. Monago ha esordito dicendo:  «Me van a permitir que les hable en extremeño, que es el lenguaje de mi tierra, pero realmente me van a entender porque no hacen falta instrumentos para que compartamos este idioma».

La questione linguistica in Spagna, particolarmente eterogenea e vasta, spesso portatrice di istanze indipendentiste e di motivi separatisti dal centralismo governativo di Madrid, mostra come sia complicata. Se da una parte il PSOE si fa garante del riconoscimento delle varie lingue nazionali co-ufficiali in Senato, il PP evidenzia quanto questo in realtà non finisca per significare una grande spesa di denaro che potrebbe essere evitata esortando ciascun senatore di qualsiasi comunità autonoma ad utilizzare la lingua nazionale, il castigliano.


Lorenzo Spurio

20  Gennaio 2011




[1] La comunità autonoma (comunidad autónoma) è l’espressione spagnola per definire un’entità territoriale abbastanza estesa che corrisponde grossomodo alle regioni italiane o ai Länd tedeschi. Le comunidad autónomas spagnole godono di un loro statuto che prevede una serie di autonomie e responsabilità, similmente alle regioni a statuto speciale in Italia.

[2] Per quanto concerne il valenziano (spagnolo: valenciano, valenziano: valencà) la questione è abbastanza complessa perché, a differenza del catalano, gallego e basco, non è riconosciuta come lingua co-ufficiale nella Comunidad Valenciana. L’oggetto della disputa risiede nel fatto che molti studiosi fanno derivare il valenziano direttamente al catalano e rappresenterebbe quindi una variante del catalano parlato in Catalogna. Secondo altri, soprattutto nazionalisti valenziani invece il valenziano sarebbe indipendente dal catalano, sarebbe una lingua indipendente. Il blaverismo (valenciano: blaverisme) è un movimento politico del nazionalismo valenziano nato come reazione contro la corrente pancatalana durante la transizione democratica (1975-1978). Solo nel 2001 venne creata la Academia Valenciana de la Lengua (AVL), unica autorità linguistica ufficiale della lingua valenziana che non deve essere considerata un’istituzione inferiore all’Institut d’Estudis Catalans (IEC).