“Poesie tra le orchidee” di Massimo Grilli, prefazione a cura di Lorenzo Spurio

Poesie tra le orchidee
di Massimo Grilli
Ilmiolibro, 2012
 
Prefazione a cura di Lorenzo Spurio

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In queste notti di attesa
mi sdraio accanto a te
nei giardini dei sogni,
come un aquilone
la mia presenza sarà leggera.
(da “Come un aquilone”)

 

367505_copertina_frontcover_iconE’ un libro ricco di profumi e fragranze questo di Massimo Grilli, giovane poeta che, proprio come me, è marchigiano. Già a partire dal titolo e dalla copertina respiriamo un odore soave e dolciastro che ci accompagnerà per tutto il corso della lettura della silloge. Massimo Grilli è una di quelle persone –rare nella nostra contemporaneità- a cui piace ritirarsi in uno spazio tutto suo per osservare a distanza il mondo, viverlo sulla sua pelle e rendere immortali con i suoi versi quello che invece nella vita, purtroppo, è immancabilmente sottoposto allo scorrere del tempo. E’ una poesia d’istinto, pura, priva di grande elucubrazioni di carattere epistemologico od ontologico che va invece a fotografare la realtà multicolore, eterogenea e camaleontica del vivere metamorfico dell’uomo. I fiori – e quindi le orchidee del titolo del libro- sono la rappresentazione più alta e incontaminata di questo mondo vivido e pulsante, variegato ed esteticamente allettante quasi che la poetica di Massimo Grilli possa essere inserita in una corrente di tipo modernista-floreale, se questa è mai realmente esistita. Non ha senso, infatti, oltre che sarebbe un errore inestimabile, ingabbiare un poeta d’oggi all’interno di una etichetta delimitativa e troppo limitante. La storia della letteratura è già stracolma di “catalogazioni” di siffatta forma che non hanno molto interesse se non l’unica utilità di una più semplice analisi e un più sistematico studio della materia a un pubblico neofita del settore. 

“Prima con il cuore, lasciando libera un’emozione, poi con la penna, così nasce una poesia” è il pensiero che apre la silloge di Massimo Grilli e questo enunciato privo di una struttura in versi è da intendere come il manifesto della poetica di Grilli: la poesia è espressione di autenticità e di spontaneità; è solo “lasciando libera un’emozione” che questa può dar luogo a una celebrazione lirica della vita, sulla carta. In “Parola si fa luce” Massimo Grilli sottolinea la necessità che abbiamo di poesia e allo stesso tempo di poeti-vati che portino la propria parola perché “abbiamo bisogno della magia/ della parola che si fa luce/ tra le pieghe del mare sospese nel cielo”.

La semplicità tematica è una caratteristica che non si coniuga con la poetica di Massimo Grilli e così la Notte di San Lorenzo tipicamente assunta dai giovani amanti o dagli studiosi di astrologia come serata speciale, finisce per essere un’inaspettata nottata “senza stelle cadenti”, perché in fondo la vita è così: è l’irrealizzabile che si realizza o l’abituale che cessa di esser tale per diventare straordinario. E la stessa notte di San Lorenzo nella lirica di Grilli, lungi dall’essere sinonimo di meraviglia, è emblema di stanchezza e apatia che porta il poeta a preferire di guardarsi dentro di sé piuttosto che fuori da sé.

Massimo Grilli fa della Natura il punto di partenza di molte delle sue liriche che condividono un’evidente fascinazione per le bellezze naturalistiche (i fiori, l’acqua) e spesso l’elogio alla natura è fatto in maniera simbolica o in riferimento alla donna, come avviene in “Passione” dove il lettore ha quasi l’impressione che il poeta stia vagheggiando un rapporto con la sua donna, ma anche con l’intera Natura del quale è parte. “Nei tuoi occhi la notte” il poeta ci consegna, invece, una lirica profondamente caratterizzata da un punto di vista cromatico e tattile ma è allo stesso tempo un canto d’amore dal sapore agrodolce al quale il poeta si abbandona dopo un evento destabilizzante tra lui e la sua amata tanto che conclude accomiatandosi apparentemente senza nostalgia, rilanciando ancora una volta il suo status di uomo umile e sensibile:So solo scrivere poesie,/ ma ci metto il cuore, forse troppo poco per te”. Circondato dalla natura, da quella “campagna marchigiana” tanto amata dall’autore, il poeta si scopre un viandante per percorsi ancora da tracciare, un essere in balia degli eventi che aspetta solo di trovare un vero senso nel suo vivere: “Sfioro fili d’erba,/ siedo sulle pietre,/ disegno arcobaleni/ aspettando un’emozione/ che cambi la vita”.

Il tempo fa capolino in numerose liriche qui contenute come in “Comincio senza tempo” dove il martellante cadere della pioggia (che mi ricorda lo scenario di “A Cesena” di Marino Moretti) segna il ritmo della poesia e con esso il veloce incedere del tempo. Le foglie che il poeta calpesta, però, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, sono in grado di evocare “emozioni piene di colori”, di riportare dunque il poeta a momenti migliori, a primavere vissute e mai dimenticate. E’ forse questo il motivo dell’andatura affannosa e affrettata del poeta che sembra non avere una meta in particolare tanto che alla fine –illuminato da un qualcosa che non ci è dato sapere- se ne rende conto e si appoggia a un lampione, alla ricerca di un rapporto stretto con il mondo materiale dal quale fino a quel momento aveva cercato di fuggire.

In “Il mare non aspetta” Massimo Grilli ci consegna una poesia dedicata e ispirata alla stagione primaverile con curiose gemme di ciliegio che frementi stanno nascendo e faranno i ciliegi degli alberi vanitosi, per la bellezza dei fiori rosa, così vanitosi “come le donne al teatro”. Ma la primavera è anche l’invito a inaugurare una nuova stagione delle propria vita alla quale il poeta è tecnicamente pronto e preparato, se non fosse che attende l’arrivo della sua amata. La poesia di Grilli trasuda di un grande lirismo e di un amore incontaminato per la donna, è una poesia romantica –mai erotica- suadente, ricca di sentimenti nella quale si ravvisa quasi sempre il ricordo di qualcosa che poi non è accaduto, una attesa, una speranza per il futuro, una esortazione: “Sarà dolce la vita,/ anche quando il sole si spegne e si fa dura,/ ma due anime unite sanno combattere”.

Il ricordo fa capolino in varie liriche, a volte è doloroso, e poco positivo o intermittente e con squarci più cupi come avviene nella lirica dedicata al Natale, momento comunemente vissuto come felice, in riunione tra familiari che il poeta, invece, vive internamente in maniera desolante: “Torna nei giorni di Natale/ quel senso di nostalgia/ per tanti momenti sognati/ mai vissuti, ma ascoltati/ nei racconti degli amici e fatti miei,/ forse è per questo/ che a Natale non sorrido/ ma lascio che il cuore/ cerchi un’emozione/ riempia pagine bianche”. In “19 marzo” il poeta lascia andare sulla carta emozioni e il ricordo infelice della sua infanzia dovuto a un abbandono e contestualmente alla mancanza d’affetto e cure. Il poeta non sembra essersi riconciliato con quell’uomo che gli ha fatto tanto male e che non ha conosciuto e non può che concludere: “E’ troppo chiamarti padre/ forse io/ sono troppo figlio per esserlo”.

Questo libro è piacevole e profumatissimo. Per il lettore sarà come passeggiare per un giardino botanico tra varietà di fiori più o meno comuni: girasoli, viole, rose, orchidee e tante altre specie. L’insieme delle fragranze –dolci, aromatizzate, penetranti, soavi- è l’essenza stessa di questa silloge.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore e critico)

 

Pamplona, 10 Settembre 2012

 

BOOK TRAILER DEL LIBRO

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“Il minimalismo letterario di Raymond Carver”, di Lorenzo Spurio

Il minimalismo letterario di Raymond Carver, uno degli ultimi scrittori maledetti made Usa

DI LORENZO SPURIO

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Non conoscevo RAYMOND CARVER, scrittore americano morto nel 1988 e considerato uno degli ultimi bohemien americani. Ho avuto l’occasione di leggere alcuni suoi racconti brevi contenuti nella raccolta Limonata ed altri racconti, pubblicato dal quotidiano Sole 24 ore per la collana “Racconti d’autore” e uscito in edicola domenica 7 Agosto 2011. Lo stile è piano, il linguaggio semplice e domestico come pure le ambientazioni e le vicende che Carver racconta e proprio per questi motivi è stato definito il padre del minimalismo in letteratura. Da pochi giorni è uscita nelle librerie italiane un’attenta biografia dello scrittore intitolata Raymond Carver, Una vita da scrittore, scritta da Carol Sklenicka dopo quindici anni di studi e di repertazione di materiale. L’opera è tradotta da Marco Bertoli ed è edita da Nutrimenti Editore, Roma (pp. 782, 25 Euro).

imagesCA821VFYMolti riferimenti biografici sono presenti nella narrativa breve di Carver come quello della passione per l’alcool; la facilità e l’essenzialità con la quale lo scrittore parla di sesso è inoltre degna del riconoscimento di scrittura bukowskiana. Ma se Carver è uno degli ultimi scrittori maledetti americani, di quelli che non le mandano a dire e che non rifuggono temi o parole poco ortodossi, è un Bukowski diverso. E’ un Bukowski addomesticato, più buono, meno spietato. Nella sua scrittura è infatti presente una chiara dimensione morale come nel racconto “Jerry, Molly e Sam” in cui il protagonista Al, stanco della cagnetta Suzy, con uno stratagemma per nulla encomiabile decide di rapirla dall’affetto dei suoi figli e di abbandonarla per strada. Potrebbe sembrare questo un vivo e drammatico quadretto realistico di quando troppo spesso, purtroppo, accade nella nostra società, se non fosse che verso il fine del racconto Al sente addosso il senso della colpa e il narratore osserva: «Non se lo sarebbe mai perdonato, di aver abbandonato quel cane. Sentiva di esser finito, se non lo ritrovava». E così, dopo l’ignobile gesto dell’abbandono, Al parte alla disperata ricerca di Suzy, riuscendo alla fine a trovarla.

In “E vuoi star zitta per favore?” (racconto che diede il nome alla sua prima raccolta di racconti, pubblicata nel 1976), Carver ci presenta la storia di un uomo, Ralph, ossessionato dall’idea che la moglie in passato lo abbia tradito, intuizione che corrisponde alla realtà e che la moglie rivelerà innescando in Ralph una serie di comportamenti vittimistici e masochistici.

Nei pochi racconti di Carver che ho potuto leggere in questo libro (ne contiene appena quattro) c’è sempre qualche avvenimento che rompe la tranquillità del protagonista: un ossessione, un intuizione, una morte, come a voler dimostrare quanto la vita dell’uomo sia fatta di attimi: alcuni tragici e fatali, altri positivi ma tutti ad ogni modo imperscrutabili. Affascinante il racconto “Limonata”, racconto breve e condensato nelle immagine nel quale Carver dà sfogo all’ossessione di un uomo per la morte di suo figlio, della quale si sente maledettamente colpevole per aver concesso al figlio di recarsi a prendere la bottiglia con la limonata che si trovava in macchina. Ma per cercare di ammorbidire questo peso opprimente il personaggio va via via ricercando in modo quasi schizofrenico altre cause ed altri colpevoli della morte del figlio: i venditori di frutta, il supermercato dove ha comprato i limoni, i piantatori di frutta, i raccoglitori, i trasportatori dei limoni. E così la limonata dal tradizionale sapore agrodolce non è che una singolare e liquida metafora della vita che, alla stessa maniera, ha questa doppia ed eterogenea saporosità.

LORENZO SPURIO

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Come oltrepassare lo specchio nella contemporaneità: “Laura y Julio” di J.J. Millás. Un commento di Lorenzo Spurio

Laura y Julio
romanzo di JUAN JOSE’ MILLAS
Recensione di Lorenzo Spurio
Il destino sembrava scritto nei fatti banali, nei dettagli periferici, nei sobborghi dei fatti[1]
 

imagesIl romanzo Laura y Julio di Juan José Millás presenta delle caratteristiche tipiche della narrativa dell’autore: il partire da episodi quotidiani e domestici, l’attenzione per il dialogo e lo scambio d’opinione, la mancanza d’affiatamento coniugale e di un rapporto amoroso autentico e sentito, la fragilità interiore, la perdita d’identità e l’acquisizione di una nuova identità dopo una fase di transizione, o meglio di metamorfosi. Quest’ultimo aspetto ben richiama il processo di cambiamento di Elena Rincón, madrilena quarantenne protagonista del romanzo La soledad era esto, vincitore del Premio Nadal nel 1990. Il processo di cambiamento, di metamorfosi, è la base del romanzo stesso e più in generale della ricerca e dello studio che Millás fa attentamente sui suoi personaggi.

La storia che viene narrata in Laura y Julio in apparenza sembra essere quella di una comune coppia sposata da diversi anni dopo molti anni di fidanzamento. In realtà non è così, la coppia è solo una struttura apparentemente valida ed efficace per loro due. La coppia sembra essere priva d’amore (per lo meno in questo momento della loro vita, dato che riferimenti alla loro gioventù non vengono forniti) e per di più non ha figli. L’immagine di un rapporto coniugale strano, sghembo e d’indifferenza è spesso al centro della narrativa di Millás (presente ad esempio nei romanzi precedenti La soledad era esto, Volver a casa). Tutta la loro vita è pero impostata sulla presenza di una terza persona, Manuel, loro vicino di casa. La presenza del vicino è per entrambi (in maniere diverse) costante tanto che non riuscirebbero a  vivere senza di lui, né tantomeno lui senza di loro. Al momento in cui Manuel ha un grave incidente stradale e viene condotto in ospedale in fin di vita, Laura e Julio iniziano, individualmente, a sviluppare un movimento di pensiero e un loro fare impostato a partire dalla persona di Manuel: Julio si introdurrà in casa di Manuel di nascosto e vivrà lì alcuni giorni, impadronendosi dei i suoi abiti e assumendo le sue tendenze; Laura invierà una serie di mail al computer di Manuel in cui gli parlerà a cuore aperto del suo amore per lui, dell’inettitudine di suo marito (Julio) e del fatto che sta aspettando un figlio da lui. Le mail verranno lette da Julio che oramai, nelle vesti di Manuel e calatosi nella sua personalità, deciderà alla fine (quando oramai Manuel in ospedale è morto) di inviarle una mail di addio molto significante appunto nelle vesti di Manuel.

Come si è precedentemente accennato, Julio si introduce nella casa di Manuel e comincia a vivere la sua vita, cominciando a vestire come Manuel (anzi, i panni di Manuel) ed a mangiare ciò che mangiava Manuel; tutto questo lo porta ad avere l’idea che per un attimo sia riuscito a raggiungere l’altra parte dello specchio. Quando ancora viveva con Laura dal suo appartamento aveva sempre visto Manuel dalla sua parte, dal suo punto quotidiano, ora lui si trova dall’altra parte, al posto di Manuel. La presenza di Julio nelle vesti e nell’identità di Manuel non è, però, quella di un semplice scambio d’identità, egli infatti è come se fosse un morto o un’ombra. E’ un altro o forse è semplicemente l’ombra di un altro che oramai non c’è più, perché agonizza in ospedale. Alla stessa maniera <<pensò che il suo fantasma, o il suo riflesso (forse la sua ombra) si trovava nella casa al lato, vicino a Laura>>[2]. Abitare l’altro lato dello specchio significa abitare un’altra porzione di sé stesso. Non si tratta di un processo semplice e l’autore, oltre a sottolineare che Julio si era ormai impossessato di tutto ciò che c’era di Manuel (la casa, i vestiti, il cibo, il profumo, gli abiti), <<cercò di pensare ai suoi problemi con la testa di Manuel>>[3].  Da questa nuova prospettiva Julio, ormai impadronitosi completamente degli interessi e delle peculiarità di Manuel, osserva quello che ora è l’altro lato (e che prima era stata la sua parte): osserva Laura.

JJMILLASQuando Laura chiama il marito per chiedergli di recarsi a casa a prendere tutte le sue cose Julio, entrando, si sente quasi male e non riesce a riconoscere la casa, si sente spaesato e disorientato: è il chiaro segno che oramai la sua vecchia identità si è disintegrata e lì, nella vecchia casa, per lui non c’è più niente di familiare e, l’autore ci dice che  <<notò che già era uno straniero [in quella casa]. Si muoveva per la casa come un intruso e si affacciava alle camere come un vagabondo>>[4]. Non solo, il profumo di sua moglie diffuso per la stanza, che negli anni precedenti sempre aveva sentito e riconosciuto ora gli era sconosciuto ed era come se appartenesse ad un’altra donna. Nel raccogliere la sua vecchia roba la paragona con quella di Manuel notando che la sua era è di scarsa fattura (oramai non le piace più) e gli sembra qualcosa di inclemente, di troppo austero, <<le sembrò gli abiti di un morto>>[5].

Il senso di cambiamento d’identità (e di vita) di Julio che si sviluppa dal momento dell’annuncio dell’incidente di Manuel ai giorni che seguono la morte dell’amico in ospedale viene chiaramente definito come metamorfosi e Millás con la sua tecnica attenta riferendosi a lui dice <<Camminava come se fosse un altro, o come se fosse abitato da un altro che governava i movimenti del suo corpo con la destrezza di un pilota esperto>>[6]. Alcune pagine più avanti, ci rendiamo però conto che questa metamorfosi non si è ancora compiuta nella sua interezza giacchè viene detto che Julio <<dedicò i giorni seguenti a perfezionare le sue abitudini>>[7]. Sue nel senso le abitudini che erano proprie di Manuel, abbandonando nello stesso tempo quelle che erano state autentiche di sé come l’amore per la moto. Più avanti viene detto che <<aveva acquisito alcune abitudini gastronomiche di Manuel>>[8], si capisce che il percorso di metamorfosi da uno ad un altro non è facile ma necessita di tempo e soprattutto di analisi dell’altro e delle sue tendenze.

Verso la seconda parte dell’opera Julio ha come delle visioni e si vede in un’altra epoca, in altre situazioni e contesti a lavorare in una lavanderia. Pensa che gli abiti portati sporchi in lavanderia in fondo sono pregni di vita e d’identità mentre l’atto del lavaggio è solo un <<processo di spersonalizzazione>>[9]. Con questo processo l’abito torna, sì, pulito come nuovo, ma è come se non appartenga a nessuno, o possa appartenere a chiunque.

Quando oramai Manuel si sta spegnendo in ospedale, corrisponde in Julio uno stesso momento di perdita di vitalità, si dimagrisce diversi kili e sembra che il suo corpo non contenga più istinti vitali tanto che <<Chi teneva la febbre ora era la realtà>>[10]. Lui non aveva febbre, non aveva più temperatura, era ormai come morto, cosi come era deceduto fisicamente l’amico Manuel. <<Tutto aveva la febbre, tutto era malato, perché tutto –anche oggetti semplici come il rasoio elettrico- era vivo>>[11]. Tutto, tranne lui.

Nel momento in cui Julio oramai sta compiendo la sua metamorfosi per divenire Manuel, legge le mail che sua moglie Laura aveva spedito clandestinamente a Manuel con il quale aveva avuto una relazione amorosa clandestina e Julio giunge a chiedersi il perché nelle mail di risposta a Laura Manuel parlava tanto di Julio e l’autore conclude dicendo <<intuì che entrambi, Manuel e lui, erano oscuramente uniti per dei vincoli che erano più forti rispetto a quelli dell’amore e dell’odio>>[12]. Nella parte finale dell’opera, Laura avverte una certa presenza in casa di Manuel (il suo odore nel pianerottolo delle scale), in realtà è Julio che ha assunto le caratterizzazioni di Manuel. La metamorfosi è compiuta interamente quando Julio, oramai Manuel, decide di rispondere alla mail della moglie dicendo <<Cara Laura, non è cosi strano che hai sentito nell’ambiente alcuni segnali miei. Avevi ragione: esiste un’energia indipendente dal corpo. Grazie ad essa ho viaggiato durante gli ultimi giorni il mondo al quale sono appartenuto per congedarmi da lui dato che sapevo che la mia fine era vicina. […]. Mi sono convertito, come tu supponevi che accade ai morti, in una forza invisibile ma reale obbligata a partire per un lungo viaggio>>[13]. Al termine della lettera Julio (oramai di forma Manuel) dice alla moglie, che lo crede essere davvero Manuel <<credo che il padre [del bambino] debba esser Julio. […]. Julio ed io, nonostante tutto eravamo uniti da un legame di complementarietà. […]. In un certo modo, questa creatura che tieni nel grembo è figlia di tutti e tre>>[14].  Più avanti, nelle pagine finali segue però l’avocazione quasi gloriosa a sé del figlio (quando in realtà era stato concepito, materialmente da Laura e Manuel), l’autore ci dice, riferendosi a Julio <<sentì […] che il figlio era suo e di Manuel, che Laura non era altro che lo strumento necessario affinchè loro due –l’unione dell’astratto e del concreto- potessero procreare>>[15]. Infine, Julio decide di abbandonare gli abiti e le abitudini di Manuel, <<si lavò il collo e la faccia per eliminare il profumo dell’odore di Manuel e si cambiò i vestiti indossando degli abiti propri>>[16], ritorna a casa da Laura (la quale convinta che la mail ultima era stata scritta da Manuel e rappresentasse una sorta di suo testamento) riprende con sé suo marito Julio con il quale, come aveva voluto Manuel (ossia Julio) crescerà il nascituro, al quale per volontà, desiderio, ricordo, amore ed elogio viene messo il nome di Manuel.

Millas è attento al termine della storia a spiegare il gioco minuzioso e abile di realtà e finzione di cui è un grande artefice della postmodrnità dicendo <<Solo Julio  avrebbe conosciuto la differenza tra la storia reale ed il mito perché c’è sempre qualcuno  […] che per sua sfortuna conosce di più dell’altro. Forse, con gli anni, Laura sarebbe caduta nella tentazione d raccontare a suo figlio, in segreto, chi era stato veramente suo padre […] e che modo misterioso avrebbe adottato affinchè a lui continuasse ad ingannare Julio. In questa maniera, la leggenda si trasmetterebbe di generazione in generazione, durante secoli, come un racconto familiare>>[17].

LORENZO SPURIO

 


[1] Gli stralci di testo riportati qui nel saggio sono una mia traduzione dal testo in lingua spagnola  Laura y Julio di Juan José Millas (2006), Booket, Seix Barral, Barcelona. Pag. 149, righe 11-13

[2] Ibidem, pag. 40, righe 9-10

[3] Ibidem, pag. 54, righe 1-2

[4] Ibidem, pag. 97, righe 23-26

[5] Ibidem, pag. 98, righe 9-10

[6] Ibidem, pag. 99, righe 23-26

[7] Ibidem, pag. 107, righe 1-2

[8] Ibidem, pag. 99, righe 23-26

[9] Ibidem, pag. 150, riga 27

[10] Ibidem, pag. 153, righe 19-20

[11] Ibidem, pag. 153, righe 23-26

[12] Ibidem, pag. 144, righe 24-27

[13] Ibidem, pag. 184, righe 11-21

[14] Ibidem, pag. 184-185, righe 25-37

[15] Ibidem, pag. 185-186, righe 57-61

[16] Ibidem, pag. 186, righe 6-8

[17] Ibidem, pag. 187, righe 10-20

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Anna Maria Balzano su “Flyte e Tallis” di Lorenzo Spurio

Flyte & Tallis
Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
Photocity Edizioni, 2012
 
Recensione di ANNA MARIA BALZANO

copertina solo frontNon esito a definire veramente molto interessante questo saggio di Lorenzo Spurio su due grandi opere della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh. L’analisi di Spurio è dettagliata e puntuale: l’intento è dimostrare come questi romanzi, di autori così diversi per fede e ideali, abbiano invece molti punti in comune.  

Spurio mette subito l’accento sulla centralità della casa, come dimora familiare, nella quale e intorno alla quale si svolge la vita di due grandi famiglie.

Villa Tallis e Brideshead sono entrambe dimore fatiscenti, la cui decadenza strutturale diviene metafora della decadenza fisica e morale dei loro abitanti. Spurio poi sottolinea come in entrambi i romanzi assumano grande significato la presenza di una fontana, di fronte alla casa, e della biblioteca all’interno, luoghi nei quali e intorno ai quali si svolgono eventi importanti che inducono il lettore anche a considerazioni sull’arte.

Procedendo nell’attento esame dei testi, l’autore del saggio fa notare come la disparità sociale e il  contrasto di classe, diversi, ovviamente, da quelli dell’epoca vittoriana, siano presenti in entrambi i romanzi e ne costituiscano un punto  centrale. Se in McEwan ci si concentra di più sulla crisi della borghesia in Waugh si pone l’accento sulla decadenza e l’anacronismo dell’aristocrazia.

Ciò che accomuna più palesemente le due opere, dice Spurio, è certamente il tema della guerra e delle sue conseguenze: esso occupa grande spazio all’interno della narrazione.

Uno dei punti più interessanti di questo saggio consiste nell’aver individuato in due autori tanto dissimili per impostazione e fede religiosa, alcuni elementi che li avvicinano. Spurio esamina, a cominciare dal titolo dell’opera di McEwan, quegli indici che, in Espiazione, tradiscono l’insegnamento cattolico: e ciò nonostante il dichiarato ateismo dell’autore.

Né mi sembra di minore importanza aver rilevato come in entrambi i romanzi si continui una tradizione già solidamente radicata nella letteratura inglese, che vuole che la storia finisca là dove è incominciata, dando all’opera una struttura circolare. In questa prospettiva Spurio critica giustamente la versione cinematografica di Espiazione che vuole una fine in un luogo diverso da Villa Tallis.

In conclusione al saggio si sottolineano le citazioni e gli accenni ai grandi autori che si incontrano nel corso della lettura di queste opere: ciò è di aiuto anche per capire quali siano state le influenze e i riferimenti culturali dei due romanzieri.

La bella prefazione di Marzia Carocci e la traduzione di Spurio dell’articolo di Brian Finney alla fine del saggio, completano questo lavoro di grande interesse e utilità, non solo per gli studiosi del genere.

 

QUESTA RECENSIONE VIENE QUI PUBBLICATA DIETRO CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

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“Io venditore di elefanti” di Pap Khouma, recensione di Lorenzo Spurio

Io, venditore di elefanti
di Pap Khuoma
con introduzione di Oreste Pivetta
Garzanti, Milano, 2006
ISBN: 9788811045038
Pagine: 188
Costo: 10 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

“Io sono tra i primi ad aver conosciuto l’emigrazione e la clandestinità, sono passato attraverso tempi duri e avventurosi, ho sofferto la fame e ogni genere di umiliazioni, la solitudine, la nostalgia” (p. 118).

 

$(KGrHqNHJEoE912FcOh1BPh+gdOWn!~~60_35Io, venditore di elefanti è la storia di un povero immigrato africano che, giunto nel nostro paese, finisce per fare il vucumprà con tutti i problemi che questo comporta. Seguiamo il protagonista, riflesso diretto dell’autore Pap Khouma nei suoi numerosi spostamenti: da Dakar, capitale del Senegal, fino ad Abidjan, la vecchia capitale della Costa d’Avorio dove il protagonista impara “a vendere elefanti”.  Si tratta della sua prima esperienza con il mondo del commercio e del lavoro, un’occupazione che in Costa d’Avorio rende abbastanza, ma che non è in grado di sposarsi con i desideri del giovane africano. E così, dopo aver lasciato Dakar, il protagonista giunge a Roma, poi a Rimini e al periodo trascorso nella riviera romagnola sono dedicate le pagine a mio avviso più belle del libro. Il protagonista, così come molti altri suoi connazionali, vivono in condizioni di illegalità, in sovrannumero all’interno di un appartamento, privi del permesso di soggiorno e sono dediti alla vendita ambulante. E’ per questo che la loro vita si configura come una fuga continua da quelli che l’autore chiama “gli zii”, ossia la Polizia e più in generale da tutti i “tubab”, termine impiegato in maniera un po’ dispregiativa dai neri per definire i bianchi. Ma in tutto questo l’autore regala anche pagine ricche di profumi e colori legati alla terra d’origine come quando descrive la festa del tabaski.  Il “mito europeo” presente nell’immaginario dell’immigrato si realizza anche con il viaggio in Francia anche se l’autore osserva: “Odio la Francia perché ci ha colonizzati e sfruttati” (p. 42).

Segue il racconto diaristico e dettagliato del difficile ritorno in Italia con i vari problemi di poter esser individuato alla Frontiera (la storia è ambientata, infatti, prima dell’abolizione dei punti doganali secondo quanto previsto dal Piano Schengen). Questo continuo peregrinare di Pap Khouma, metafora del povero immigrato che lascia paese e famiglia per inseguire un mondo migliore, è a tratti triste e duro da accettare, a tratti critico nei confronti di certi strati della società, e in alcuni punti è addirittura comico. Tra tanta difficoltà e povertà, l’autore ci lascia però con delle considerazioni positive: “C’è sempre qualcuno che prende le nostre difese. Tra le umiliazioni, le offese, i furti, c’è sempre qualcuno che prende le nostre parti” (p. 63).

Ci sono descrizioni che feriscono e infastidiscono, come gettare lo spirito su una ferita aperta. Ferita che, pur chiudendosi, mai si cancellerà. Sono i passi in cui Khouma descrive le ostilità, le umiliazioni e addirittura le violenze fisiche di uomini che dovrebbero essere i garanti della Legge. Pagine dolorose, ancor più se penso che quanto Khouma descrive avviene proprio nella mia zona d’origine:  Nella spiaggia di Marina di Montemarciano non ci sono quasi ombrelloni. La prima volta che mi ha portato fortuna, anche se pare poco favorevole al commercio. Ci provo e mi sembra che tutto funzioni bene. Ma ecco che compare una macchina dei carabinieri. Percorre a lieve andatura la strada, a pochi metri dalla sabbia. I carabinieri sono due. Sono di pattuglia. Non so cosa mi prende. So purtroppo che mi metto a correre come un disperato, con le collane attorno alle braccia, i calzoncini che danzano, i miei lunghi piedi che perdono presto i sandali. Le collane volano a terra. Non ho speranze: da una parte c’è il mare, dall’altra l’auto dei carabinieri, alle spalle un carabiniere che mi insegue a piedi, davanti un canale, che è poi una fogna a cielo aperto, a sbarrarmi la corsa e a togliermi ogni possibilità. Mi arrendo. Mi fermo. Il carabiniere mi è addosso, rosso, eccitato, sbuffa e bestemmia: “Maledetto negro”. Non reagisco. Mi afferra per il collo e mi trascina in macchina. Sospiro: “Lasciami camminare. So camminare”. “Brutto stronzo, credi di scappare. Noi siamo militari. Noi siamo più forti, noi corriamo più veloci di voi. Vaffanculo voi del Senegal”. Lo guardo meglio. Per essere italiano è alto. Mi sbatte contro la macchina e mi stringe le manette ai polsi. Comincia a picchiarmi. Scende anche il suo socio e volano ancora pugni, calci, insulti. Qualcuno si muove dalla spiaggia. Ha assistito a tutta la scena, l’inseguimento, la cattura, le botte, e adesso protesta: “Basta. Non potete trattarlo così. Non ha fatto niente di male. Ha solo venduto le sue collane. Basta. E’ una vergogna”. “E a voi che cosa ve ne frega? Stiamo facendo il nostro mestiere con questi bastardi” (pp. 96-97).

15180726-venditori-ambulanti-sulla-spiaggia-a-piediLa nostalgia per la terra natia si respira in ogni singola parola e ancor più quando l’autore paragona gli spazi occidentali, come il Duomo di Milano, a realtà a lui locali, completamente diverse: “Le guglie [del Duomo] sembrano gli alberi delle nostre campagne e delle nostre foreste. Ma sono bianche e senza vita. Questa non è la nostra terra” (p. 81). Ed è in questa citazione che forse l’autore sottolinea questa dicotomia Europa-Africa, Italia-Senegal, Milano-Dakar, ricchezza-povertà, costruzione-desolazione, cultura-natura in maniera ineguagliabile. E dopo un anno e mezzo, dopo aver ricevuto vari fogli di via, Khouma ritorna a Dakar la cui prima immagine che ci viene data è olfattiva, “la nostra aria profumata di mandorle” (p. 106). Lì resta pochissimo perché dopo aver appurato che non ci sono possibilità lavorative e il desiderio di andare in Spagna, paese che sente in un certo senso più vicino e ospitale nei confronti della sua cultura, finisce per ritornare in Italia: “Il destino e questo misero e immobile paese mi riportano in Italia” (p. 108). Nel nostro paese le condizioni nei confronti degli immigrati migliorano, anche se non di molto, con l’introduzione nel 1987 dei famosi “permessi di soggiorno” ed è con un barlume di speranza che la narrazione-biografia si chiude: “Molti restano, lavorano, vendono, diventano operai, anche se sfruttati più degli altri. Molti restano e conoscono delle ragazze italiane. Si innamorano. Ci sono matrimoni, e poi anche separazioni e divorzi. E poi ancora altri matrimoni. Nascono bambini” (p. 141).

Il testo è arricchito nella parte finale da un compendio all’analisi e allo studio del libro che può essere uno strumento molto valido per i ragazzi della scuola media come testo che sottolinei temi centrali quali l’immigrazione, la povertà e l’intercultura.

 

Spurio Lorenzo

(scrittore, critico-recensionista)

 

Jesi, 16-01-2013

 

Chi è l’autore?

Pap Abdoulaye Khouma (Dakar, 1957) è uno scrittore senegalese naturalizzato italiano. E’ immigrato in Italia nel 1984, stabilendosi a Milano, dove si occupa di cultura e letteratura. È iscritto all’Albo dei giornalisti stranieri dal 1994 ed è cittadino italiano. Ha pubblicato, firmato con Oreste Pivetta nel 1990, “Io, venditore di elefanti”, che narra la storia dello stesso Khouma alle prese con il duro destino di venditore ambulante e immigrato. Nel 2005 pubblica “Nonno Dio e gli spiriti danzanti” e nel 2010 “Noi neri italiani”. È il direttore di “El Ghibli”, rivista online di letteratura. Fondatore e direttore responsabile di una rivista online di informazione italo africana. (biografia tratta da Wikipedia)

E’ USCITO IL NUOVO NUMERO DELLA RIVISTA EUTERPE DAL TEMA “L’INTERCULTURA”

Rivista EuterpeE’ appena uscito il sesto numero della rivista Euterpe, rivista di letteratura diretta da Lorenzo Spurio, scrittore e critico-recensionista e gestita assieme agli scrittori e poeti Massimo Acciai e Monica Fantaci.

La rivista si apre con un editoriale che affronta il tema dell’intercultura e che è firmato da Monica Fantaci, poetessa palermitana e vice-direttrice della detta rivista.

Numerosi i testi a tema e quelli a tema libero che coprono tutti i generi: poesia, narrativa, saggistica, recensioni, interviste. Al termine si offre, inoltre, una serie di segnalazioni di concorsi ed eventi letterari appositamente scelti per la diffusione.

Il nuovo numero della rivista può essere letto e scaricato cliccando sul logo della rivista qui sopra.

Hanno collaborato al presente numero della rivista: Monica Fantaci, Fiorella Carcereri, Lorenzo Spurio, Cinzia Tianetti, Mauro Biancaniello, Emanuele Marcuccio, Anna Maria Folchini-Stabile, Michela Zanarella, Massimo Acciai, Luisa Bolleri, Fiorella Carcereri, Patrizia Chini, Federico Caruso, Alessandro Dantonio, Gennaro Tedesco, Monia Minnucci, Valeria Di Iasio, Iuri Lombardi, Elisabetta Polatti, Emanuela Di Caprio, Giuseppe Bonaccorso, Annamaria Pecoraro, Fiorella Fiorenzoni, Antonella Santoro, Martino Ciano, Miriana Di Paola, Anna Alessandrino, Giuseppe Giulio, Cristina Lania, Anna Santoni, Francesco Martillotto, Ivan Pozzoni e Maria Rosaria Di Domenico.

Si ricorda, inoltre, che il prossimo numero avrà come tema “La città” e che i materiali dovranno essere inviati entro e non oltre il 25 Febbraio 2013 alla mail della rivista:  rivistaeuterpe@virgilio.it

In Fb è presente l’evento per il prossimo numero della rivista, a questo link: https://www.facebook.com/#!/events/311224935664927/?notif_t=plan_user_invited

Grazie a tutti per la collaborazione e l’attenzione.

Lorenzo Spurio

Direttore Rivista Euterpe

Firenze, ieri pomeriggio letterario con la presentazione dei libri di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Ieri ala Cabina Teatrale di Saverio Tommasi a Firenze (zona Rifredi) si è parlato di letteratura e scrittura presentando i libri “Flyte e Tallis.  Ritorno a Brideshead ed Espiazione. Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese”, un saggio di critica letteraria scritto da Lorenzo Spurio e “Un fiorentino a Sappada”, raccolta di racconti di Massimo Acciai.

Relatori della serata sono stati: Iuri Lombardi (poeta e scrittore), Sandra Carresi (poetessa, scrittrice e vice-presidente dell’Ass. Culturale TraccePerLaMeta), Rita Barbieri (docente di lingua cinese), Paolo Ragni (poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (scrittore, critico-recensionista e direttore rivista Euterpe) e Massimo Acciai (poeta, scrittore e direttore rivista Segreti di Pulcinella).

 

Guarda il video della presentazione.

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e hanno condiviso questo pomeriggio letterario con noi.

Gli eventi da noi promossi a Firenze e provincia continuano secondo questo calendario:

LOCANDINA EVENTI GENNAIO-FEBBRAIO FI-page-001

“Pioveva a Soria” racconto-diario di Lorenzo Spurio

Pioveva a Soria

racconto-diario di Lorenzo Spurio

“¡Oh, sí! Conmigo vais, campos de Soria,
tardes tranquilas, montes de violeta,
alamedas del río, verde sueño
del suelo gris y de la parda tierra,
agria melancolía
de la ciudad decrépita.
Me habéis llegado al alma,
¿o acaso estabais en el fondo de ella?”
(Antonio Machado, “Campos de Soria”)
 
“Batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia delle case senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava
(Marino Moretti,  “A Cesena”)”

L’avevo trovata diversa da come me l’ero immaginata. Le poesie dove veniva decantata parlavano di un borgo semplice, immerso nelle campagne bruciate dal sole. Davanti ai miei occhi, invece, era scorsa l’immagine di un centro storico abbastanza sviluppato che si estendeva a partire dal Collado e, una volta usciti dalla zona centrale, poco al di là dell’Alameda de Cervantes, c’erano una serie di palazzotti di numerosi piani di recente costruzione. Recente per modo di dire, costruiti però non prima degli anni Sessanta. Al piano terra c’era qualche fioraio e vari mq di negozi cinesi vendi-tutto. Dopo di quella zona iniziavano i campi sterminati, in parte frammisti a zone rocciose di una pietra rossiccia che si sfaldava facilmente e che avevo visto arrivando in autobus. Era un paesaggio un po’ monotono e che si ripeteva identico quasi all’infinito, senza annoiare. Un binario arrugginito e fuori utilizzo percorreva parallelamente la strada principale, ricoperto ormai da varie piante spontanee.

Continua a leggere il racconto cliccando qui.

II Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi” – edizione 2013

loghi promotori arte in versi 2013

Blog Letteratura e Cultura

Rivista di Letteratura Euterpe

Rivista Segreti di Pulcinella

Blog Intingendo d’Inchiostro

Deliri Progressivi

organizzano il

II Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

Edizione 2013

logo_l'arte in versi

 

Il concorso “L’arte in versi”, nato nel 2012 per volontà di un gruppo di poeti e scrittori di organizzare un’attività letteraria e culturale fruibile a tutti, torna con la nuova edizione.

L’antologia dell’omonimo premio della I edizione verrà presentata sabato 9 Febbraio 2013 alle ore 10.00 alla Biblioteca Villa Bandini in FIRENZE dove pure verrà diffuso e presentato il nuovo bando.

 

BANDO DI PARTECIPAZIONE

 

–          Il concorso prevede un’unica sezione: la poesia. All’interno della sezione si distinguono due sotto-categorie:

  1. Poesia in lingua italiana
  2. Poesia in vernacolo (accompagnata, però, da relativa traduzione in italiano)

–          Il concorso non è tematico e si potrà partecipare con componimenti di qualsivoglia tipologia.

–          La partecipazione al concorso è totalmente gratuita.

–          Saranno accettati sia testi editi che inediti. Nel caso si presenti un testo già edito, l’autore deve indicare con precisione il riferimento al libro/rivista nel quale è stato pubblicato (titolo, casa editrice, ISBN o ISSN, pagina, anno).

–          Non saranno accettati testi la cui lunghezza sia superiore ai 30 versi.

–          Ogni autore può partecipare presentando un massimo di due testi per ciascuna sotto-categoria. Nel caso si invii più di un testo, ciascuno dovrà apparire su un file separato.

–          Assieme ai file con le poesie, il partecipante deve inviare un documento in Word con le seguenti informazioni:

Nome e cognome

Indirizzo di residenza

E-mail

Numero di telefono

Titoli delle opere con le quali partecipa

Attestazione di paternità (copiando questa attestazione): Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.

Autorizzazione al trattamento dei dati (copiando questa attestazione): Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche.

–          Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

–          Non saranno accettate opere da parte di familiari dei membri della giuria, fino al secondo grado di parentela.

–          Eventuali poesie presentate che sono plagi o furbeschi “copia e incolla”, non saranno pubblicate se la giuria se ne renderà conto e, comunque, la responsabilità della paternità dell’opera ricade sugli autori partecipanti e non sugli organizzatori-membri di giuria del concorso, secondo quanto stabilito al punto 7 del presente bando.

–          L’invio dei materiali avverrà solamente per via elettronica e gli elaborati dovranno pervenire esclusivamente in formato Word entro e non oltre il 15 Maggio 2013 all’indirizzo internet blogletteratura@virgilio.it specificando nell’oggetto “II CONCORSO L’ARTE IN VERSI”.

–          I testi debbono essere completi di tutte le informazioni richieste. La mancanza di qualche elemento richiesto, significherà l’esclusione dal concorso. Ogni richiesta di informazione deve essere rivolta esclusivamente allo stesso indirizzo mail.

–          La commissione di giuria è composta da:

Annamaria Pecoraro, poetessa, scrittrice, Direttrice di Deliri Progressivi

Emanuele Marcuccio, poeta, aforista, curatore editoriale

Iuri Lombardi, poeta e scrittore, redattore di Segreti di Pulcinella ed Euterpe

Lorenzo Spurio, scrittore, critico-recensionista, curatore Blog Letteratura e Cultura e Direttore Rivista Euterpe

Luciano Somma, poeta, autore di canzoni e critico d’arte

Martino Ciano, scrittore

Marzia Carocci, poetessa, critico-recensionista, editor di Edizioni Agemina

Michela Zanarella, poetessa e scrittrice

Monica Fantaci, poetessa, curatrice del Blog Intingendo d’Inchiostro

Patrizia Poli, scrittrice, responsabile arte e cultura per la rivista Livorno Magazine e collaboratrice del blog CriticaLetteraria

Salvuccio Barravecchia, poeta e scrittore

–          La commissione selezionerà le migliori trenta poesie pervenute che verranno pubblicate nell’opera antologica del concorso. Ulteriori testi considerati meritevoli potranno essere selezionati a discrezione della Giuria.

–          Tutti gli autori presenti in antologia potranno acquistare il volume nella quantità che desidereranno a prezzo molto vantaggioso, usufruendo di un ampio sconto. Tutti gli altri potranno, invece, acquistare l’opera a prezzo intero. Si sottolinea che a nessuno è richiesto l’acquisto obbligatorio di copie.

–          A tutti gli autori –selezionati o meno- verrà data comunicazione dell’esito del concorso entro il mese di Ottobre 2013, come pure della giornata di presentazione dell’antologia del premio.

–          Eventuali proventi derivanti dalla vendita del volume antologico saranno regolarmente documentati e diffusi attraverso gli spazi internet in nostro possesso e saranno, comunque, destinati a finanziare future attività artistico-letterarie sempre all’interno dell’obiettivo principale della promozione culturale.

–          La partecipazione al concorso implica l’accettazione dell’intero bando di concorso.

“Flyte & Tallis”: il nuovo saggio di letteratura inglese di Lorenzo Spurio recensito da Rita Barbieri

FLYTE & TALLIS
Ritorno a Brideshead ed Espiazione
una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143
Costo: 10 €
 
Link diretto all’acquisto

Recensione a cura di Rita Barbieri

 

copertina solo frontIl saggio di Lorenzo Spurio analizza, in maniera precisa e sintetica, due dei più importanti capolavori della letteratura inglese del ‘900: “Atonement” (Espiazione) di Ian McEwan e “Brideshead Revisited” ( Ritorno a Brideshead) di Evelyn Waugh.

Inizialmente l’autore affronta in maniera separata le due opere, dedicando loro una sezione ciascuno del suo libro. Per ogni romanzo traccia un riassunto puntuale e accurato, spendendosi anche in una descrizione mirata degli ambienti e dei personaggi principali. Si tratta delle fondamenta necessarie poi per affrontare, nelle parti successive del saggio, l’analisi più propriamente critica e letteraria.

Lorenzo Spurio ricerca nei due romanzi delle tematiche comuni (la religione, il senso di colpa e altri…) e spiega, inserendo anche citazioni letterarie in corso d’opera e informazioni biografiche sulla vita degli autori, analogie e differenze. Tutto questo è sostenuto da un solido impianto critico-bibliografico, come si può ben notare dalla bibliografia finale.

I temi scelti non sono casuali né semplicistici, quanto piuttosto temi articolati e complessi che vengono sciolti ed esposti in maniera chiara e comprensibile. Non si cade mai nell’errore di uniformare, appianare i due romanzi o di voler ritrovare obbligatoriamente delle linee e dei tratti comuni. Anzi, si dedica particolare attenzione alla descrizione delle differenze esistenti e si cerca di spiegarne le possibili motivazioni, sia attraverso un approfondimento sul contesto storico-sociale del momento, sia ricorrendo al vissuto dei due autori.

La terza parte del saggio riporta una traduzione a cura dell’autore di un articolo di un importante critico: Brian Finney, che fornisce un inquadramento globale e conclusivo alle osservazioni e alle analisi precedentemente delineate.

Completano l’opera i profili biografici dei due autori e la bibliografia.

Si tratta di un saggio estremamente accurato e curato, perfino negli apparati critici (quali note e rimandi bibliografici), completo e esaustivo dal punto di vista dei contenuti. Inoltre il linguaggio chiaro, non eccessivamente pieno di inutili tecnicismi e la relativa brevità dello scritto, lo rendono uno strumento di facile accesso e rapido utilizzo anche per coloro che non sono troppo abituati ad avere a che fare con testi di critica letteraria.

Per i più esperti invece, il libro offre interessanti spunti di riflessione e scorci nuovi, oltre a mettere a disposizione titoli e materiali di approfondimento per ricerche successive.

Si tratta dunque di un libro che permette, in maniera semplice ma non semplicistica, di addentrarsi nelle trame dense della letteratura inglese del ‘900, fornendo una possibile linea interpretativa e trasmettendo, allo stesso tempo, tutto il fascino misterioso, elegante e decadente dei due più importanti romanzi inglesi del tempo, attraverso la descrizione sentita dell’ambientazione, del plot e del mondo psicologico dei personaggi.

Rita Barbieri

Link diretto all’acquisto

QUESTA RECENSIONE VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

Lorenzo Spurio presenta il suo saggio “Flyte & Tallis” a Firenze

copertina flyte sponsor-page-001 - Copia

Clicca qui per acquistare il libro.

Clicca qui per accedere all’evento della presentazione su FB.

Clicca di seguito per leggere le varie recensioni al libro:

Recensione di CINZIA TIANETTI
Recensione di SARA GROSOLI
 
 

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