“La metafora del giardino in letteratura” di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

La metafora del giardino in letteratura

di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai

Faligi Editore

Genere: critica letteraria

ISBN: 978-88-574-1703-5

Numero di pagine: 240

Prezzo: 20,00

La metafora del giardino in letteratura è la recente pubblicazione a quattro mani di Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, edita per la Faligi Editore. Si tratta di una raccolta di saggi di breve-media lunghezza che analizzano il tema del giardino e il suo significato in numerosi libri della letteratura europea, prevalentemente quella italiana e quella di lingua inglese. La passeggiata che i due autori ci fanno fare in questi giardini – alcuni edenici, altri misteriosi, altri in decadenza – si apre con una interessante riflessione del poeta e scrittore fiorentino Paolo Ragni che, gentilmente, ha scritto una nota di prefazione. L’opera in questione, come osserva lo stesso Acciai nella postfazione, non ha “nessuna pretesa di esaustività, abbiamo seguito i nostri gusti e sensibilità per dare uno sguardo personale all’argomento”.

Il percorso parte dall’immaginario del giardino nei testi religiosi e nel mito per poi passare alla letteratura moderna e contemporanea; i capitoli si susseguono volutamente senza seguire un criterio cronologico per rendere la lettura più varia e meno dottrinale. Acciai ha prediletto prevalentemente lo studio e l’analisi di testi che appartengono al genere fantasy e al fantascientifico, tra cui opere di Asimov, Tolkien, C. S. Lewis, Oscar Wilde, G.H. Wells mentre Spurio si è dedicato ad analizzare la “metafora del giardino” in vari classici (Jane Eyre di Charlotte Brontë, Il giardino segreto di F.H. Burnett, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll…).

Nella introduzione, a cura di Lorenzo Spurio, è chiarito l’intento del libro: analizzare come uno dei maggiori locus del romanzo e della letteratura in generale è stato impiegato per significare simbolicamente o allegoricamente dell’altro. Nella stessa introduzione si fornisce un breve excursus del giardino come prodotto umano, a partire dalla giardino biblico.

Il testo fornisce, infine, una adeguata bibliografia in lingua italiana e in lingua originale delle opere trattate e di altri testi saggistici per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento.

LORENZO SPURIO (Jesi, 1985) ha ottenuto la Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Straniere presso l’università degli studi di Perugia nel 2011. Ha pubblicato saggi di critica letteraria su alcune riviste di cultura e letteratura italiana (“Osservatorio Letterario”, “Le Reti di Dedalus”, “Sagarana”,..), dove pure ha pubblicato vari racconti. Dal 2010 è redattore della rivista di letteratura e cultura “Segreti di Pulcinella” dove pure svolge la mansione di impaginatore della rivista in formato pdf e gestore di “Blog Letteratura e Cultura”, spazio internet dedicato alla pubblicazione di racconti, recensioni e segnalazioni di concorsi o autori esordienti. Dal 2011 è direttore della rivista di letteratura on-line “Euterpe” e socio fondatore della Associazione Culturale TraccePerLaMetaNel 2012 assieme alla scrittrice fiorentina Sandra Carresi ha pubblicato il libro “Ritorno ad Ancona e altre storie” (Lettere Animate Editore), una raccolta di tre racconti scritti a quattro mani.

MASSIMO ACCIAI (Firenze, 1975) ha ottenuto la Laurea in Lettere presso l’università degli studi di Firenze nel 2001 con una tesi sulla comunicazione nella fantascienza. Ha collaborato alla rivista “L’area di Broca” e all’attività di varie organizzazioni esperantiste; nel 2003 ha fondato la rivista di letteratura e cultura varia “Segreti di Pulcinella”, di cui è direttore. Ha pubblicato numerosi racconti e poesie su varie riviste ed antologie letterarie e nel 2009 presso la Faligi Editore ha pubblicato “La sola absolvita / L’unico assolto” in formato di e-book. Ha scritto inoltre vari testi musicali, musicati da Paolo Filippi. Nel 2011 ha pubblicato il romanzo fantasy “Sempre ad Est” presso la Faligi Editore.

 

Il testo può essere acquistato in qualsiasi libreria italiana, dietro prenotazione, e su ogni libreria online. Per accorciare i tempi, però, si consiglia di:

 –          ordinarlo direttamente alla casa Editrice Faligi

Rue Amerique 9

c/o Centro Direzionale “La Rotonda”

11020 Quart (Aosta)

Valle d’Aosta – Italia

Tel/ Fax  +39 0165 765709

www.faligi.eu      info@faligi.eu

–          ordinarlo a uno dei due autori che poi trasmetteranno la richiesta alla Casa Editrice:

Lorenzo Spurio:   lorenzo.spurio@alice.it                –               Massimo Acciai:  massimoacciai@alice.it

–          è possibile l’invio di una copia gratuita a docenti universitari che siano REALMENTE interessati a prendere in considerazione l’opera come eventuale strumento di studio per corsi di laurea, o testo di riferimento.

Intervista a Mario Di Nicola, autore di “310307”, a cura di Lorenzo Spurio

INTERVISTA A MARIO DI NICOLA
AUTORE DI 310307
LETTERE ANIMATE EDITORE

A CURA DI LORENZO SPURIO

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?
MDN: I numeri sono da sempre razionalità, mistero, misticismo, progressione, recesso, realtà, infinito. Ho visto dare titoli più disparati ai libri, di ogni genere, senza ricorrere quasi mai ai numeri. Io ho preferito non una frase, una parola, ma una serie numerica. In realtà rappresenta per me una data molto importante, la nascita di mia figlia. C’è chi non crede a questa mia risposta, indicando in 310307, un significato più recondito, più introverso. Allora lascio credere ciò che si vuole, i numeri sono così, l’interpretazione di essi è veramente lasciata al singolo individuo. In un numero, qualunque esso sia, ognuno di noi imprime un significato. Io ho il mio, ai miei lettori lascio la voglia di scoprire in loro, il proprio karma. L’inizio della vita, aldilà dello spirito religioso, è un numero. 

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?
MDN: A differenza di altri che negano, io viceversa ribadisco la mia vita nelle mie poesie. E’ un’autobiografia vera, ermetica, nichilista, crepuscolare. In ogni poesia, c’è parte della mia esistenza, senza retorica, un’analisi della mia anima, alla luce di quanto vivo e lascio che viva dentro me. Chi scrive poesia, non attingendo al proprio divenire, per me non è un poeta vero. Il classicismo d’epoche passate, non m’interessa. Rappresentare il bello, il perfetto, il risultato di quello che si pensa che il lettore vuole, non m’appartiene. La verità del narrare, rappresenta l’inizio e la fine dei miei concetti. E spesso, si sta male nel raccontarsi. La letteratura è un ottimo modo per raccontare la propria storia e quella degli altri, ma non deve alterare i contenuti. Il lettore non deve avere la sensazione che la storia sia “aggiustata”, il lettore deve credere nel proprio autore. Oltre la letteratura, altri modi per raccontare storie, sono la musica, l’immagine, la pittura. Io ho sempre portato avanti la Néorìa (una mia creatura, intesa come nuovo movimento), dove la musica e la poesia si tengono strette, vivendo una per l’altra. Tutto ciò che può decifrare l’animo, è fonte di interesse per me. Le note e le parole, alla fine sono la stessa cosa.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?
MDN: I miei autori poetici preferiti, sono D’Annunzio, Ungaretti ( che considero “maestro”), Saba, Dino Campana. Adoro (sembrerò fuori dal tempo) l’ermetismo popolare, la scapigliatura, il decadentismo vero, lo spleen francese. Insomma il lato ombroso della luna, che non significa l’essere cupo o triste, ma esprimere il sentire della vita come essa approda nella vita di tutti i giorni. Oggi in Italia a mio avviso correnti letterarie e poetiche nuove, non ne abbiamo. E’ un susseguirsi di rimpasti e espressioni che maestri del passato hanno già descritto nelle linee guide. Certamente oggi abbiamo autori di poesia validi e coerenti con il tempo, ed è difficile inquadrare nuove tendenze e strade da percorrere. Questo logicamente è il mio punto di vista, e posso sbagliare, ma la verità sta nelle pagine del passato, che fanno ancora tremare le mani a chi scrive. I generi letterari che amo sono la narrativa, il romanzo descrittivo di una certa realtà, non prediligo il fantasy, e tanto meno il giallo. Adoro Moravia, già a dodici anni leggevo il Disprezzo, La noia, e poi più avanti la Villa del Venerdì. Moravia mi ha sempre affascinato per la sua cruda descrizione dell’animo donna-uomo, visto da angolature strettamente viscerali. Il descrivere l’assurdo delle emozioni. E questo mi ha sempre fatto riflettere, anche nelle mie composizioni. La letteratura straniera intesa come autori singoli è anche un mio punto di partenza. La poesia della Emily Dickinson, Poe, Keats, Neruda, sono i maggiori che seguo da sempre. Leggo tutto ciò che capita, per capire, carpire, sostenere. Ma la cosa importante nel leggere è comprendere perché e il come, sente la vita un autore. Infine, ma non per ultima, lascio la Merini, che credo sia l’ultima grande poetessa del nostro tempo. 

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?
MDN: Per la poesia il titolo è : Vita d’un uomo, di Ungaretti. Un libro dove l’anima del poeta s’imbastisce con la quotidianità del soffrire per avvenimenti. Il descrivere in poche righe il verso della vita, che ci opprime o ci accontenta, lo stillicidio dei vocaboli, intesi come lame che devono e possono ferire l’animo di chi legge. Per la narrativa, romanzo, ribadisco il mio acclamato amore per Moravia. Il libro la Villa del Venerdi, è secondo me, la descrizione beffarda, quasi da circo della capacità umana di amare in diversi modi. E Moravia, sapeva descrivere il girotondo di vite, in maniera egregia.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più? 
MDN: Come ho già detto, Ungaretti, Tarchetti, Luzi, e altri hanno contribuito alla stesura delle mie idee. Ma quello che considero il mio maestro è Ungaretti.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani? 
MDN: Ho collaborato a quattro mani nella stesura di alcune poesie, con una brava poetessa, Antonella Ronzulli, Direttore della collana Phoetica di Lettere Animate, per un suo lavoro editoriale. Ci siamo ritrovati in molti schemi mentali e l’amicizia ci ha portati a scrivere insieme. A lei devo la mia presenza nel mercato editoriale, e al fatto di aver ripreso a scrivere. La stesura a quattro mani è difficile da realizzare. Ma quando accade, la magia è unica.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?
MDN: Credo che non ci sia un tipo definito di lettore. La mia opera può protendere verso chiunque ne voglia far parte. Leggere e ritrovarsi nelle frasi di una lirica, per me non ha età.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?
MDN: Oggi pubblicare un libro è difficile, trovarsi di fronte agli editori non è cosa semplice L’editoria a pagamento è da escludere sempre, in ogni momento. La mia casa editrice Lettere Animate, non mi ha chiesto nulla, nessun contributo economico, ha semplicemente creduto in quello che ho scritto e che sono. A lei, e alle persone che ne fanno parte va tutto il mio ringraziamento, per aver realizzato un sogno di un semplice scrittore di poesie. Inoltre sarebbe bello se il panorama editoriale, si occupasse di più di poesia. La poesia non è roba per pochi eletti, la poesia è vita di tutti, anche quelli che fanno finta nel non considerarla come matrice educazionale.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?
MDN: I concorsi letterari e poetici servono al confronto, alla possibilità di farsi leggere. Certo è difficile farsi giudicare in una gara. Sembra assurdo come un sentimento proprio, debba avere un voto, un giudizio. Ma il ritrovarsi insieme ad altri fa crescere la propria umiltà, fa riconoscere i propri limiti, o la propria bravura. Ma non tutti i concorsi sono realmente validi. Lungi dai pseudo concorsi, che non hanno qualità e garanzia. Quelli massacrano persone e poesia.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori? 
MDN: Tanto. Il confronto comporta la presa di coscienza, la capacità di riconoscere in altri la bravura, o anche la superficialità. Ma soprattutto il confronto è un momento per non sentirsi soli, per non sentirsi elusi dalla quotidianità, serve per crescere e creare rapporti umani, così come nei vecchi cenacoli artistici di un tempo, a me cari. 

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?
MDN: Penso che la storia sia ciclica, il ripetersi del tempo, delle storie, delle rivoluzioni, dell’umanità in se stessa, è la principale caratteristica dell’esistenza umana. Anche la letteratura, la poesia deve fare i conti con questa routine, e questo non vuol dire copiare o rifarsi interamente al passato. Il rileggere le tematiche ci deve portare a scoprire sfumature ogni volta, equilibri non toccati, impressioni non focalizzate. La rielaborazione delle tematiche, nella veste della ricerca, fa solo bene al mondo della scrittura. Nessuno è immune alla ciclicità, dobbiamo solo affinarla al nuovo sentire, dettato dal tempo che cambia e che ci cambia. Finisco dicendo che spesso quello che non hai scritto tu, l’ha scritto qualcun altro, e quello che non trovi ora, lo troverai nel passato e nel futuro. Basta però indicare sempre una via dove camminare insieme, per la voglia di scrivere e che tutto rimanga impresso nelle pagine dell’esistenza personale e collettiva. Grazie per il tempo accordatomi. A Dio piacendo continuo.

a cura di LORENZO SPURIO 

 

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E/O LA RIPRODUZIONE DI QUESTO TESTO IN FORMATO DI STRALCI E/O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

I° Concorso Letterario Internazionale Bilingue (Italo-spagnolo) “TraccePerLaMeta”

  

L’Associazione Culturale TraccePerLaMeta

ORGANIZZA

il I Concorso Letterario Internazionale Bilingue

“Camminanti, gitani e nomadi: la cultura itinerante”
(con scadenza il 15-12-2012)

Camminante, sono le tue orme
il cammino e nulla più;
Camminante, non c’è cammino,
il cammino si fa andando,
Andando si fa il cammino
e a volger lo sguardo indietro
si vede il sentiero che mai
può essere calpestato di nuovo.
Camminante non c’è strada
se non una scia nel mare.

(ANTONIO MACHADO, da “Proverbios y cantares”, XXIX)

BANDO DI PARTECIPAZIONE

-1- Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, purché presentino opere inedite in lingua italiana o in lingua spagnola.

-2- Il tema del concorso è “Camminanti, gitani e nomadi: la cultura itinerante”. E’ possibile trarre spunto o ispirarsi ai versi di apertura del presente bando, opera del poeta spagnolo Antonio Machado.
E’ gradito l’invio di testi che rispondano a questo tema, ma è possibile anche concorrere con testi a tema libero.

-3- Il concorso si articola in tre sezioni:
SEZIONE A – POESIA
Ogni autore potrà inviare fino a un massimo di due poesie, ciascuna non dovrà superare i 30 versi di lunghezza.
SEZIONE B – RACCONTO BREVE
Ogni autore potrà inviare un solo racconto che non dovrà superare le 5 cartelle (9.000 battute spazi compresi)
SEZIONE C – SAGGISTICA
Ogni autore potrà inviare un solo saggio che non dovrà superare le 5 cartelle (9.000 battute spazi compresi)

-4- Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo.

-5- Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati esonerando l’Associazione TraccePerLaMeta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti di terzi. Le opere dovranno essere inedite e gli autori devono dichiarare di possederne a ogni titolo i diritti.

-6- Per partecipare al presente concorso ciascun autore dovrà inviare le proprie opere e la scheda di partecipazione in formato digitale (in Pdf o formato immagine) compilate e scannerizzate all’indirizzo di posta elettronica info@tracceperlameta.org entro la data del 15 DICEMBRE 2012. Gli invii in cartaceo all’indirizzo dell’Associazione non saranno consentiti né presi in considerazione.

-7- Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

-8- La partecipazione è gratuita per gli iscritti all’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Per tutti gli altri si richiede una tassa di lettura, differente a seconda dell’origine dei partecianti:

Italia/Spagna e ogni altro paese dell’UE = la tassa è di 10 €

Sud America e ogni altro paese esterno all’UE = la tassa è di 5€

Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda = la tassa è di 10 €

Si ribadisce che le poesie della sezione A possono essere al massimo due.

Il pagamento potrà essere effettuato:

a) mediante bonifico bancario
IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176 08
BIC (SWIFT): BPPIITRRRXXX
INTESTAZIONE: Associazione Culturale TraccePerLaMeta
CAUSALE: “Partecipazione Concorso Internazionale TPLM”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

b) mediante bollettino postale
C/C POSTALE: 001004217608
INTESTAZIONE: Associazione Culturale TraccePerLaMeta
CAUSALE: “Partecipazione Concorso Internazionale TPLM”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

c) mediante Carta di Credito – Paypal
NUMERO CARTA: 5338 7501 2818 6063 (MasterCard)
PAGAMENTO PAYPAL: info@tracceperlameta.org
INTESTAZIONE CARTA: Lorenzo Spurio
NOTE/ CAUSALE: “Partecipazione Concorso Internazionale TPLM”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

d) mediante Vaglia Postale
DESTINATARIO: Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Via Oneda 14/A, 21018 Sesto Calende (Varese), Italia
CAUSALE: “Partecipazione Concorso Internazionale TPLM”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

-9- La Giuria nominata dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta è formata dai soci fondatori e da un comitato costituito da scrittori, critici, docenti universitari e rappresentanti del mondo della cultura (sia italiani che stranieri) di cui si darà conto in sede di premiazione. All’interno del lavoro di Giuria saranno organizzate due Commissioni giudicatrici delle opere: una di lingua italiana e una di lingua spagnola e ciascuna stilerà una graduatoria finale.
Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

-10- Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato per ciascuna lingua. A giudizio della commissione giudicante potranno essere segnalati anche altri autori. Il premio consisterà in prodotti tipici italiani e/o spagnoli, targa e diploma per i primi vincitori di ciascuna sezione; diploma e alcuni libri per i secondi e terzi vincitori di ciascuna sezione ed attestato per tutti i segnalati, di ciascuna sezione.

-11- La premiazione avverrà nella prima metà del 2013 in un luogo da definire. Ulteriori precisazioni sul luogo e sull’ora verranno comunicate a tutti i partecipanti in tempi utili. I vincitori saranno avvisati via mail.

-12- I vincitori e i segnalati al Concorso residenti in Italia o all’estero, sono invitati e tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare i propri premi. Chi non potesse intervenire potrà inviare un delegato fornito di apposita delega firmata dal vincitore. In alternativa, i premi verranno spediti a casa, dietro pagamento delle relative spese di spedizione.

-13- E’ altresì prevista la realizzazione di un’antologia bilingue dotata di codice ISBN che raccoglierà i testi risultati vincitori, segnalati e altri che a, discrezione dell’Associazione, sono degni di menzione e pubblicazione.
Il costo di detta antologia sarà di €12; a partire dalla seconda copia costerà invece € 10.
L’antologia sarà spedita a casa a qualsiasi partecipante e non, nella quantità che desidera, dopo aver corrisposto le relative spese dell’antologia e quelle di spedizione.

-14- Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

-15- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Associazione TraccePerLaMeta a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui
partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

-16- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

L’evento Facebook dedicato al concorso: https://www.facebook.com/events/378063935576577/ 

Per avere il bando e la scheda di iscrizione in formato pdf, clicca qui: http://www.tracceperlameta.org/download/2012_bando_TPLM_internazionale_italiano.pdf  oppure richiedilo a info@tracceperlameta.org

Los hablantes españoles pueden ir a la convocatoria del concurso en lengua española, pulsando aqui: https://www.facebook.com/events/376151572448837/

“310307” di Mario Di Nicola, recensione a cura di Lorenzo Spurio

310307

di Mario Di Nicola

con prefazione a cura di Roberto Incagnoli

Lettere Animate Editore, 2012

ISBN: 978-88-97801-27-6

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Ci si cambiava abbracci,

per rimanere uomini.

Il mare ci prestava lacrime.

(Da “Schiavi”)

La poesia di Mario Di Nicola è fortemente colorista e paesaggista. Ce ne rendiamo subito conto con la poesia che apre l’intera silloge, intitolata “Il mio paradiso” dove il canto d’amore alla donna è frammisto a una serie di riferimenti al mondo naturale. Interessanti le costruzioni strofiche che Di Nicola trasmette: il poeta, dall’animo sensibile e dalla capacità visionaria illimitata, è capace di “bere” il sole.. non tanto la sua materialità, ma la sua energia: “ne bevo il giallo calore”, scrive. In questo quadretto di panteismo naturalistico, i fili d’erba divengono i capelli dell’amata. La silloge è fortemente impregnata su questa visione naturalistica, a tratti esistenzialista, alla quale si coniuga la lode – a volte il rimpianto – nei confronti della donna amata.

Qual è il significato del titolo di questo libro? Si tratta di un codice, di una somma, di un costo? Non si sa. Di Nicola non lo chiarisce nel corso del libro e l’idea più semplice da imboccare è quella che si tratti di una data, l’ultimo giorno di marzo dell’anno 2007. Forse –dunque- queste liriche sono state scritte cinque anni fa o comunque in un periodo ad esso coevo, significativo per l’autore in quanto lo ha scelto come “etichetta” di questi suoi lavori.

La poesia di Di Nicola si offre al lettore in maniera semplice, spontanea…le varie strofe si susseguono in maniera fresca e cadenzata come un leggero venticello di primavera. Dalle poesie ne fuoriesce un uomo maturo, che ha affrontato periodi più o meno difficili nel suo trascorso terrestre, ma anche una persona riflessiva, meditabonda, altamente cosciente dei valori e delle grandi ricchezze – non materiali- alle quali, però, troppo spesso non diamo importanza:  “Lo stolto uomo/ mangia amore,/ saziandosi di povere portate,/ seduto,/ ad un tavolo senza commensali.”, scrive in “Un’altra vita”.

In conclusione è possibile sostenere che la poesia di Di Nicola, pur avendo una chiara matrice modernista (non tanto nella cura metrica-stilistica, ma nell’evocazione del mondo naturale, dei paesaggi e dei colori), in molti casi si svincola da questo mondo pluricromatico per farsi monocromatica e prediligere “le buone cose” per dirla alla Gozzano: immagini e avvenimenti semplici, quasi anonimi: una serata al porto, il ricordo sbiadito della nonna, una scena di circo o la ricorrenza patronale del proprio paese.

Numerosi e continui i riferimenti al paradiso, alla morte, alla necessità di desiderare e sperare, forse per allentare la consapevolezza che, prima o poi, ci sarà da fare i conti con il tempo immortale: “Questo vorrei fosse il paradiso/ Questo vorrei fosse il mio paradiso./ Questo vorrei fosse il tutto./ E sussurro gioia alla morte” (in “Sussurro”).

La poesia di Di Nicola, da qualsivoglia prospettiva critico-letteraria venga analizzata, è un positivo inno alla natura e con esso alla vita. Il messaggio è chiaro e trasuda da ogni poesia: l’uomo deve ritrovare la felicità e la spensieratezza dell’essere nelle piccole cose, attorniarsi della natura e bearsi di essa. In questo universo, riuscirà a sentirsi se stesso ma potrà identificarsi anche con il sole, con il mare o con un gabbiano: “E mi ritrovo ad essere un gabbiano,/ con il suo ultimo desiderio.” (in “Il gabbiano”).  Non si tratta di un mero pensiero fantastico o utopico, ma di una manifestazione sensoriale di un animo particolarmente sensibile e a contatto con l’Altro. Metamorfosi, cambi di identità, rinascite sono possibili solo adottando una visione ampia e immateriale del mondo. Di Nicola lo fa con autenticità e vigore.

Complimenti vivissimi all’autore.

La silloge è inoltre arricchita da delle fotografie di Antonella Ronzulli (curatrice di questa opere e poetessa) e di Stefano Gallo.

Chi è l’autore?

Mario Di Nicola nasce a Roma il 3/10/1970 e vive a Pescara con la moglie Paola e la piccola Veronica.

Le sue capacità letterarie sono apprezzate sia nelle liriche ermetiche descritte come eredità ungarettiana nel nostro tempo, sia nelle composizioni di musica e testi. Le sue liriche sono state inserite in varie antologie poetiche.

 

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Concorso Nazionale di Poesia “L’arte in versi” – verbale finale della giuria

I° CONCORSO NAZIONALE  DI POESIA “L’ARTE IN VERSI”

Edizione 2012

 Organizzato da

Blog Letteratura e Cultura

Rivista Segreti di Pulcinella

Rivista Euterpe

Blog Intingendo d’Inchiostro

20 Giugno 2012

 

La Commissione di Giuria del detto concorso, composta da Lorenzo Spurio, (curatore Blog Letteratura e Cultura, Direttore Rivista Euterpe, scrittore e critico letterario), Massimo Acciai (Direttore Rivista Segreti di Pulcinella, scrittore e poeta), Monica Fantaci (curatrice Blog Intingendo d’Inchiostro, vice direttrice della Rivista Euterpe, poetessa), Sara Rota (poetessa, recensionista), Emanuele Marcuccio (poeta e Curatore Editoriale di Rupe Mutevole Edizioni), Marzia Carocci (poetessa e critico-recensionista), Patrizia Poli (scrittrice, recensionista e curatrice di Laboratorio di Narrativa), Martino Ciano (scrittore), Annamaria Pecoraro (redattrice di Segreti di Pulcinella e Euterpe, poetessa), Iuri Lombardi (redattore di Segreti di Pulcinella e Euterpe, poeta e scrittore), Luciano Somma (poeta, autore di canzoni e critico d’arte)

 

 RENDE NOTO

 Tramite questo verbale, il giudizio finale di valutazione del concorso. Si ricorda che non esiste una graduatoria di merito e che per la pubblicazione dell’opera antologica del concorso abbiamo ritenuto segnalare i suddetti autori con le loro opere.

 

Poesia in lingua italiana

 

– Esiste in qualche luogo di ANNA ALESSANDRINO

– Non farò molto rumore di ELISABETTA AUDINO

– Lo scacco dei “lumi” di NADIA BERTOLANI

– Parole mi tengono legata di NICOLETTA BIELLO

– Il male di LUISA BOLLERI

– Il poeta e l’ingegnere di CRISTIAN BONOMI

– Pensieri di luce di COSIMO BOZZOTTA

– In salita di GIANNI CALAMASSI

– Creatura della notte di ADELE CAMPAGNA

– Fiori di campo di AURORA CANTINI

– Erano venuti dall’est di EMANUELA DI CAPRIO

– Alla finestra di ANNA MARIA FOLCHINI-STABILE

– Dalle foglie un sussurro di vita di ANDREA GATTI

– Rosa di sera di MASSIMO GRILLI

– Il mio Occidente di MAURIZIO LANDINI

– Stalle di legno di FAUSTO GIOVANNI LONGO

– Corri bambino di ANNA MARIA OBANON

– Siamo l’ultima stella della notte di FABRIZIO SANI

– Lezioni quarrantine di ROUSLAN SENKEEV

– Lunghissima attesa di GASPARE SERRA

– Ossari di RITA STANZIONE

– Melanconia di ELISABETTA TARDI

– Date a me di LENIO VALLATI

 

Poesia in dialetto

 

 

– Stidda d’amuri di ANNA BELLAMACINA

– ‘Ndo ce l’hai la coscienza? di PATRIZIA CHINI

– Gente pobura di GAVINO DETTORI

– Quando mai spiccia tuttu di FAUSTO GIOVANNI LONGO

 

Non ci sarà nessuna premiazione.

I segnalati e tutti gli altri partecipanti potranno acquistare l’opera antologica – nella quantità che vorranno – attraverso Internet. Tutte le indicazioni in tal senso verranno inviate a ciascun partecipante in tempi brevi.

Come previsto da bando di concorso, si ricorda che: “Eventuali proventi derivanti dalla vendita del volume antologico saranno regolarmente documentati e diffusi attraverso gli spazi in nostro possesso e saranno, comunque, destinati a finanziare future attività artistico-letterarie sempre all’interno dell’obiettivo principale della promozione culturale”.

Ogni autore segnalato verrà, inoltre, contattato personalmente per sottoscrivere la Liberatoria di pubblicazione.

 

Grazie per aver partecipato al Nostro concorso, al quale speriamo seguirà una nuova edizione.

 

Lorenzo Spurio, Presidente del Premio

Marzia Carocci, Presidente di Giuria

 

 

per info: blogletteratura@virgilio.it

“Graffio d’alba” di Lenio Vallati, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Graffio d’alba

di Lenio Vallati

Bastogi Editrice Italiana, 2011

con prefazione di Lia Bronzi

con postfazione di Marzia Carocci

ISBN: 978-88-6273-373-1 

Costo: 14,00 Euro

 

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Ho avuto il piacere di conoscere di persona Lenio Vallati solo negli ultimi mesi. E’ un poeta e scrittore di Sesto Fiorentino che ha all’attivo varie pubblicazioni, oltre a numerosissime attestazioni di merito e premi in vari concorsi letterari nazionali. Ho avuto la fortuna di leggere la sua ultima “fatica”, un romanzo breve dal titolo Graffio d’alba, ambientato nella sua città d’origine, Sesto Fiorentino. Devo osservare che è difficile dire qualcosa su questo romanzo evitando di svelare troppo al lettore. E’ sicuramente una lettura avvincente, un romanzo che va letto e sul quale va riflettuto molto. La storia contenuta, incentrata su un “cambio d’identità” e che sembrerebbe essere di derivazione pirandelliana, sviluppa, invece, una drammatica ma pertinente analisi della società a noi contemporanea. La narrazione, infatti,  parte dal desiderio di un uomo frustrato che, pur avendo ereditato una fiorente industria dal padre, si trova in miseria dopo essere fallito sia da un punto di vista professionale che personale. Questa rovina è di certo motivata – come lo stesso Vallati riferisce in più punti del romanzo – alle difficoltà odierne del mercato economico: recessione, aumento del prezzo del petrolio, concorrenza spietata e la massiccia avanzata del mercato cinese. Capiamo leggendo, però, che alla perdita dell’azienda e della sua ricchezza hanno contribuito anche lo scarso spessore del personaggio principale, la sua mancanza di autorevolezza nel gestire gli affari – a differenza di suo padre- o, detta in parole semplici, la mancanza di stoffa nel sapersi destreggiare con la sua attività. Il personaggio, infatti, ha preferito evitare atteggiamenti spregiudicati e discriminatori all’interno della fabbrica, evitando licenziamenti o misure restrittive con il desiderio di salvare l’intera classe dei dipendenti. Una decisione che, però, finisce per essere sprovveduta anche se motivata da un animo buono e filantropico. L’azienda fallisce, la vergogna e il disonore del’ex dirigente è tanta che preferisce partire da quella città e andarsene per sempre, lasciando anche la propria famiglia alla quale non dà indicazioni su dove sia andato e perché abbia fatto un gesto come quello. Questo mi fa pensare alle vicende del salumiere Franco Giacobetti, alias Renato Pozzetto, nel film “Mollo tutto” che ad un certo punto della sua vita – stanco del lavoro e della famiglia in cui ognuno pensa a se stesso – lascia lavoro e famiglia, senza dar spiegazioni a nessuno. Nel romanzo di Vallati il personaggio principale, un ex industriale, è attento a costruire la sua nuova identità di barbone. E’ un vagabondo, però, atipico: non denigra il suo stato – che si è scelto autonomamente – ma lo vive con autenticità; è un barbone dall’animo sensibile che ama pensare, riconsiderare le cose, socializzare e darsi all’altro. Inizia così per lui una nuova vita, a Sesto Fiorentino, prima periferia del capoluogo toscano, dove vivrà come barbone, per le strade e in cerca di coperte nei cassonetti. In questa dimensione di indigenza e precarietà, però, riuscirà a riscoprire la bellezza della vita, l’importanza del tempo e addirittura a bearsi della natura come una sorta di San Francesco che da ricco figlio di mercanti di stoffe vende i suoi averi per vivere in povertà, dimensione nella quale riesce a riscoprire Dio e se stesso.

Il libro è carico di un’aspra critica sociale nei confronti della società a noi contemporanea dominata dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dalle tragedie degli imprenditori che a causa della chiusura delle loro fabbriche decidono di suicidarsi. Vallati dà una soluzione diversa e quanto mai al limite per esistenze che si trovano dall’oggi al domani private di tutto. Non riesco, invece, a comprendere completamente il comportamento che il personaggio ha nei confronti della sua famiglia: la abbandona come si abbandonerebbe un cane anche se poi nel corso del tempo ha modo di ripensare ad essa e rimpiangerla. Perché un uomo fallito, senza lavoro ma con una bella famiglia decide di abbandonarla e starsene da solo? La trovo questa una scelta poco felice; sarebbe, forse, stato di gran lunga migliore che tutta la famiglia diventassero dei barboni vaganti per la città senza necessariamente che la moglie e il figlio – oltre a sentire il disagio economico – sentissero anche quello affettivo dovuto alla privazione del coniuge/padre.

Trovo ad esempio abbastanza facile e intuitivo cercare una causa nell’abbandono della famiglia nel film di Pozzetto sopra citato che, invece, non riesco a trovare in questo romanzo di Vallati. La decisione di fuga e di abbandono, ai miei occhi si configura come un gesto d’impeto motivato da un chiaro egoismo e –se vogliamo- pura sconsideratezza. E’ chiaro poi – e la storia ne dà testimonianza – che non è il fuggire da un qualcosa la chiave di volta della risoluzione di un problema.

Ma il messaggio di Vallati, sostenuto da un linguaggio chiaramente poetico, vuole essere – credo- positivo e speranzoso: l’uomo non è un “animale sociale” ma un’esistenza che si caratterizza di cultura; è per questo che il suo personaggio – pur essendo un barbone e vivendo un’esistenza indigente –  ama la lettura e in maniera particolare la poesia. All’uomo –ricco o povero che sia- è dato di pensare, amare e costruire un qualcosa. L’identità in tutto questo, è qualcosa di illusorio e insignificante: non siamo semplicemente i figli dei nostri genitori o i cittadini del nostro paese natale, ma siamo chi vogliamo, possiamo essere miliardari ma fare la vita da barboni, possiamo essere ricchi materialmente ma sterili d’animo. All’uomo sta cercare il proprio percorso più congeniale o cambiare strada per modificarsi, ricrearsi, riadattarsi o semplicemente “rinascere”. Il romanzo di Vallati è una fine rappresentazione di come una metamorfosi sociale può avvenire nella nostra contemporaneità.

 

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

 

“L’ombra dell’anima” di Sandra Carresi, recensione a cura di Lorenzo Spurio

L’ombra dell’anima

di Sandra Carresi

con prefazione di Katia Petrassi

Editrice Urso, Avola, 2012

ISBN: 9788896071632

Prezzo: 9,50 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

 Chissà quando questo fiume

bacerà il mare,

con quanta nostalgia

ricorderà la salita.

(Da “Eppur è amore, p. 10-11)

Dopo “Dalla vetrata incantata” (Lulu Edizioni, 2011) Sandra Carresi torna con una nuova silloge di poesie, introdotta da Katia Petrassi, redattrice del sito “Racconti Oltre”, ideato da Luca Coletta e sul quale Sandra Carresi pubblica ogni settimana poesie e racconti brevi.

La prima impressione che si ha approssimandosi a leggere questo libro, complice la copertina – che, però, non è stata scelta dall’autrice- è che il contenuto sia principalmente volto all’analisi della componente emotiva e psicologica della poetessa, specchio della donna contemporanea. L’anima, come esplica il titolo, ha un’ombra, una zona liminare, di confine, difficile da individuare. Una sorta di alone onnipresente che funge da involucro e che la protegge ma che è allo stesso tempo un ulteriore riflesso della complessità umana di sentimenti, sensazioni, ricordi. E’ con questa prospettiva che ho iniziato la lettura di questo libro – fino per la quantità di pagine ma enorme per la stupefacente capacità di Sandra Carresi di mettere nero su bianco il vissuto.

La silloge si apre con una poesia brevissima dal titolo “Non vengo a trovarti” nella quale la poetessa si lascia andare a un ricordo particolarmente vivido in cui l’uso del condizionale ci fa intendere che qualcosa non è andato come avrebbe voluto. L’impossibilità della poetessa di “ritrovare” la persona è forse dovuta a un episodio amaro che nel frattempo è accaduto di cui Sandra Carresi non parla ma che non abbiamo difficoltà a capire.

Sono numerose le poesie qui raccolte che celebrano la natura, sia essa vegetale che animale, fiorente quasi a voler sottolineare come in un mondo frenetico preso dalle logiche del mercato e dominato da individualismi e comportamenti utilitaristici, la natura rappresenta ancora quel mondo felice, incontaminato nel quale poter immergersi per riscoprire la tranquillità. La natura va dunque osservata, interpellata ed è necessario intrattenere con essa un dialogo costante come, appunto, la poetessa fa nelle liriche “Il Tiglio” o in “Poiana” in cui la vista di un veloce rapace che vola, volteggia e poi fugge, ricorda alla poetessa il tempo vitale che sfugge e che termina con la morte.

Come avevo avuto modo di osservare nella prefazione a “Dalla vetrata incantata”, la poetessa è una attenta descrittrice della natura e in maniera particolare nel suo continuo riferirsi o richiamare la primavera si evidenzia l’importanza dei cicli di rinascita, del fiorire di una nuova realtà, del riappropriarsi di una vita dopo un momento difficile o di calma apparente. La natura, i cicli stagionali, l’acqua, le stelle, l’attenzione per le varie tinte, mi consentono di affermare che la poesia di Sandra Carresi è di stampo modernista, suggestionata appunto dalla grande ricchezza naturale ma lo è anche nel contenuto stesso delle liriche. Ciò che ne fuoriesce è un fine encomio nei confronti della Madre Terra, intesa come divinità primordiale e in tutte le sue manifestazioni “pratiche”: la Natura, appunto, ma anche la Donna, il suo sentire, la sua femminilità, il senso di maternità, il legame alla terra. E questi due aspetti si fondono in una lirica, “Il Passo” dove scopriamo un sentimento panico di identificazione della donna con la natura: “E Io…,/ che sono/ donna, farfalla,/ pantera e sirena” (p. 46).

Dalle pagine di questo libro traspaiono anche momenti forti e difficili che la poetessa ha dovuto affrontare durante la sua vita: “mi sono alzata a fatica/ ero ferita” (p.12) scrive in “I giganti”. Sono state prove della vita, decisioni di un destino beffardo, infide casualità che di certo hanno fatto di lei una donna più matura, saggia, consapevole. Sono “giganti” che appartengono al passato, perché vinti, ma come osserva “Io, non dico mai sconfitti/ potrebbero ritornare” (p.12).

Numerosi e interessanti i riferimenti e gli omaggi ai familiari della poetessa, come al coniuge in “Sto con il re del mondo” o al figlio in “Un laboratorio di idee”, metafora di uno spazio un po’ caotico dominato da matite e libri eco-design che un po’ infastidiscono la poetessa, non tanto per il loro disordine, ma perché occupano i pensieri e la vita di suo figlio, quasi a sentire una velata gelosia: “Forse,/ loro ne sanno/ più di me/ sui tuoi sogni,/ e questo disturba/ la mente e/ mortifica il mio cuore” (p. 15). La figura del figlio ritorna in un’altra lirica, una delle più belle dell’intera silloge, in cui il ragazzo veste i panni del “Re di quadri”, un amante dell’arte, ricco di idee e progetti, un poco disordinato ma amorevole per il suo atteggiamento con la madre.

La poetessa ferma il tempo prendendo degli attimi e trasponendoli sulla carta: “Prima che/ la sera tolga/ la luce a questa/ gelida giornata,/ voglio fotografare con/ gli occhi della mente,/ questo momento di vita” (p. 40). Li seleziona, li cristallizza, quasi per renderli eterni come in “Questa notte”, una lirica densa di tonalità che si allineano e uniscono con i suoi sentimenti fino ad osservare “Questa notte/ è intraprendente./Il suo scuro/ e vellutato mantello,/ questa notte/ avvolge/ anche me” (p. 22-23).

Interessante la riflessione che Sandra Carresi fa in “Le parole”: le parole scritte e le parole pronunciate – anche se sono le stesse- non hanno uguale significato. L’apporto gestuale, mimico, espressivo, sono decisivi nella comunicazione di un messaggio. Difficile stabilire dallo scritto il tenore di una comunicazione mentre dal parlato, dalla vicinanza con l’interlocutore, siamo in grado di individuarne il messaggio: “la lama o il bacio” (p. 34).

Chi è l’autrice?

Sandra Carresi è nata a Firenze. Ha lavorato all’ARCI di Firenze fino al 2011, anno in cui è andata in pensione. Molte delle sue poesie e racconti sono state pubblicate sul sito letterario Racconti Oltre e sul suo blog personale. Ha pubblicato varie raccolte di poesia: “L’ombra dell’anima” (Editrice Urso, Avola, 2012), “Dalla vetrata incantata” (Lulu Edizioni, 2011), “Una donna in autunno” (Ilmiolibro, 2010) e alcune raccolte di racconti: “Ritorno ad Ancona e altre storie”, scritto assieme a Lorenzo Spurio (Lettere Animate Editore, Martina Franca, 2012), “Non mi abbraccio, mi strizzo” (Ilmiolibro, 2009), “Battiti d’ali nel mondo delle favole”, scritto assieme a Michele Desiderato (Il miolibro, 2008).

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA RECENSIONE INTEGRALMENTE O IN FORMATO DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“I giorni, le ore” di Paola Surano, recensione a cura di Lorenzo Spurio

I giorni, le ore

di Paola Surano

Editrice Urso, Avola, 2012

ISBN: 9788896071885

Costo: 9,50

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

..e ti ritrovi a contemplare

sprazzi della tua vita

senz’ordine e senza ragioni.

E tuttavia ti emozioni.

(Da “Il Passato”, p. 29)

La poesia di Paola Surano risulta al lettore estremamente piacevole perché fresca e attuale nei contenuti e perché la poetessa è capace di cogliere dal mondo che la circonda una serie di suggestioni che provengono da differenti campi dell’esperienza: il ricordo del passato che aziona nella mente un fulmineo e immateriale flashback, la celebrazione di paesaggi incontaminati dall’uomo nei quali – pure – si ravvisa una presenza religiosa, le serate di musica jazz e tanto altro.  In questo percorso, il tempo è cruciale come indica lo stesso titolo della raccolta “I giorni, le ore”. Il primo componimento dal titolo “I giorni” è uno spaccato di quotidianità: ci sono giorni felici, altri tristi, alcuni in cui siamo in dolce compagnia, altri in cui sprofondiamo in una tetra solitudine ma per quanto possiamo trascorrere momenti “tetri senza sorriso”, si ravvisa sempre un fondo di luce buona, “ e nonostante, viviamo” (p. 7). Si capisce dalla prima lirica che la poetessa ha una grande coscienza del valore della vita che, appunto, con questa ricca silloge, celebra in maniera lodevole.

Si potrebbe azzardare col dire che la poesia di Paola Surano sia di tendenza crepuscolare, vedendo in questa accezione non tanto descrizioni di quadretti mesti di situazioni di dolore o di vittimismo o di quella che Gozzano definì “le buone cose di pessimo gusto”, ma nella semplicità delle immagini che la poetessa narra: un bambino che si stupisce del volo di una farfalla, un viandante instancabile che non dà valore al suo tempo mortale, un uomo al mare che, solo, getta sassi verso l’acqua, quasi con un moto di ribellione nei confronti del suo stato. La solitudine, in effetti, ritorna più volte nel corso dell’intera silloge, quasi a voler ricordare come l’uomo, pur essendo spesso attorniato di gente, può sentirsi psicologicamente solo, in balia dei suoi soli ricordi: “Io so come è vuota la mente/ come è fredda l’anima/ quando è sola” (p. 10). La più chiara espressione di sensibilità crepuscolare della Surano, un miscuglio di realismo amaro attraversato da spiragli di luce e speranza, si ritrova forse in “Come un giardino in inverno” dove in mezzo a tanto freddo, foschia, buio e desolazione, la poetessa scorge “solo qualche sempreverde” (p. 13).

“Serata jazz” si discosta, invece, da questa impostazione quasi che per la sua carica sonora, energica e dirompente possiamo avvicinarla a una poesia futurista: “[le note] che si innalzano/ si rincorrono, si fondono/ s’assottigliano/ s’assomigliano” (p. 16). I versi scandiscono un incedere impetuoso e cadenzato che ci fa immaginare molto bene la situazione alla quale Paola Surano si è ispirata.

In “Ti ho aspettato” si respira il senso di angoscia misto a un fremito d’impazienza della poetessa nei confronti di un qualcuno, l’attesa logorante è però mitigata dalla vista delle stelle in cielo che sembrano quasi traghettare l’animo della donna verso il finale molto positivo. Le stelle per Paola Surano non sono una semplice rappresentazione della grandezza del nostro Creatore ma molto di più: rappresentano quella parte di mondo che è altra da noi, lontana anni luce, difficilmente identificabile ma che ci dà luce, ci fa interrogare e la cui presenza è per la poetessa necessaria (non a caso il titolo di una sua precedente silloge era proprio “Alla luce di un’unica stella”, Ibiskos Editrice, 2000, da me recensito qui).

La poetessa ci fa fare un viaggio nel tempo: un percorso tra i momenti passati rievocati attraverso dei flashback (in particolare nella poesia “Il Passato”, p. 29) che, forse, portano con sé un po’ di nostalgia e rammarico, nel presente liquido che sfugge, difficile da definire e da afferrare come vorremmo, nel futuro imperscrutabile in cui in ogni secondo il presente si trasforma (“non sapevi che il futuro non si aspetta/ non sapevi che il futuro va vissuto: poi è subito passato”, p. 26): ci sono analessi, prolessi, accelerazioni e rallentamenti come se ci trovassimo in un romanzo picaresco. In “Dopo di te” Paola Surano osserva “e il tempo passa/ troppo lentamente” (p. 25). E’ sempre così quando dobbiamo riscrivere la nostra realtà dovendo far a meno di qualcosa o qualcuno che è venuto a mancare per sempre.

E in effetti le poesie di Paola Surano sono un continuo miscuglio di tempi ormai andati, di altri a venire e di quello che ci è toccato di vivere al presente, quasi che la caratterizzazione di passato-presente-futuro stia troppo stretta alla poetessa che, invece, ama fare continue e preziose incursioni nel tempo andato o pensieri di speranza nel tempo a venire. Il presente così non è altro – come aveva già sostenuto S. Agostino partendo da altre considerazioni – il tempo unico dal quale tutto diparte: passato e futuro sono proiezioni della mente, il primo non possiamo riprendercelo, il secondo non possiamo conoscerlo se non fantasticando.

Non manca nella silloge una chiara attenzione della poetessa nei confronti del sociale, ravvisabile ad esempio in “Distratta-mente” dove a un mondo televisivo patinato fatto di sponsor e di belle immagini ritoccate che pubblicizzano prodotti (chiaro riferimento al consumismo esasperato) si stagliano, invece, immagini di derelitti, poveri, scene da vera tragedia greca “fiumi di sangue, aerei impazziti/ i carri armati/ -e gli uomini bomba!” (p. 17). Forte il tema sociale anche in “Solo un elenco” (p. 42) nella quale Paola Surano ricorda il clima rivoltoso, sessantottino, la propaganda femminista ma anche il clima di terrore degli anni ’70 “terrorismo, BR, gambizzati/ morti ammazzati, rapimenti/ avvertimenti” (p. 42). Segno di una Italia ormai distante e che, forse, in troppi hanno finito per dimenticare.

La silloge si arricchisce di quadretti paesaggistici multicolori dei quali ci sono dati anche le sensazioni che provengono dall’udito e dall’odorato: “Di luce di albe rosate/ e tramonti infuocati/ scrivo/ di colori e profumi/ che abbiamo conosciuto” (p. 23).

Paola Surano ci accompagna in un mondo che a una prima vista potrebbe sembrare triste e monocromatico ma che evidenzia, invece, il potere della speranza, la grandezza del sentimento e l’importanza di credere in noi stessi. Sono poesie che generalmente partono da uno sguardo attento ma critico nei confronti di una realtà abbandonata, in stasi (un giardino in inverno) o, diversamente da un evento in moto (una tempesta) per giungere però alla comprensione che il mondo è fatto di luci ed ombre, di gioie e dolori, donandoci così una stupenda esegesi delle nostre esistenze terrene. Il messaggio che ne fuoriesce è estremamente positivo: siamo padroni di noi stessi e siamo noi a contribuire al nostro destino: “Il mondo aspetta di essere inciso/ dall’orma dei tuoi passi” (p. 40) è il promettente invito che la poetessa fa a un bambino appena nato ma che, credo, si rivolga a ciascuno di noi, qualsiasi sia la nostra età o la nostra cultura.

Chi è l’autrice?

Paola Surano è nata a Busto Arsizio, dove ha svolto per trentacinque anni la professione di avvocato; in pensione dal 1 luglio 2011, continua a svolgere l’attività di giudice tributario presso la Commissione Tributaria Provinciale di Varese. Scrive poesie e racconti dagli anni del liceo classico e ha “avuto il coraggio” di togliere le sue poesie dal cassetto negli anni ’90, sulla spinta del gruppo “Scrittodonna” attivo presso il Liceo Pascal di Busto che pubblicava annualmente un “Agendario” dove venivano inserite poesie a margine dei giorni della settimana. Partecipa a vari concorsi di carattere nazionale, ottenendo lusinghieri riconoscimenti. Ha pubblicato tre raccolte di poesie “Alla luce di un’unica stella” (Ibiskos Editrice, 2000), “La vita in sottofondo” (Pensa Editore, 2011) e “I giorni, le ore” (Editrice Urso, 2012) e un libro di racconti “Nell’anima/nel mondo” (Oceano Editore, 2000).

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Concorso Letterario Rivista “Segreti di Pulcinella”

in occasione dei festeggiamenti per i 10 anni dell’attività della rivista

organizza il

Concorso Letterario Rivista “Segreti di Pulcinella”

 

..festeggia i dieci anni della Rivista con noi!!!

 La rivista “Segreti di Pulcinella” è nata a Firenze nel 2003 per volere di Massimo Acciai e Francesco Felici. Si è sempre occupata delle varie branche della cultura: letteratura, saggistica, musica, pittura, filosofia ed ha sempre accolto a braccia aperte nuovi collaboratori, sparsi in tutta Italia e all’estero. Nel corso degli anni l’organigramma della redazione si è andato ampliando; sono state numerose le collaborazioni e le partecipazioni a questo progetto culturale. Sulla rivista hanno, inoltre, scritto penne famose quali Massimiliano Chiamenti, Mariella Bettarini, Federica Bosco, Monia B. Balsamello ed altri.

BANDO DI PARTECIPAZIONE

 

-1- Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri, purché presentino opere in lingua italiana. Composizioni in dialetto non verranno prese in considerazione.

-2- Il concorso è a tema libero e completamente gratuito.

-3- Il concorso si articola in tre sezioni:

SEZIONE A – POESIA: un solo testo, massimo 30 versi

SEZIONE B – RACCONTO BREVE: un solo testo, massimo 3 cartelle

SEZIONE C – SAGGISTICA: un solo testo, massimo 3 cartelle

 -4- Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo.

-5- Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati esonerando la rivista “Segreti di Pulcinella” da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Gli autori devono dichiarare di possedere a pieno i diritti sull’opera che presentano.

-6- Per partecipare al presente concorso, ciascun autore dovrà inviare le proprie opere e la scheda di partecipazione in formato digitale (in Word) compilate e scannerizzate all’indirizzo di posta elettronica segretidipulcinella@hotmail.it entro la data del 20 Gennaio 2013.

-7- Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

-8- La Commissione di lettura e valutazione dei testi è composta da una Giuria della quale fanno parte Massimo Acciai (direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore, critico letterario e direttore della rivista “Euterpe”), Alessandro Rizzo (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore e direttore della rivista “Le voci dell’Agorà” ), Iuri Lombardi (poeta, scrittore e redattore della rivista “Segreti di Pulcinella”), Annamaria Pecoraro (poetessa e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), Rossana D’Angelo (poetessa, scrittrice e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella), Ivana Orlando (poetessa, collaboratrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), Adriana Gloria Marigo (poetessa), Cristina Vascon (poetessa),  Maria Lenti (poetessa, scrittrice, critico), Sara Rota (poetessa, recensionista).

Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

-9- Il concorso è finalizzato alla pubblicazione di un’opera antologica che verrà pubblicata con codice ISBN per celebrare i dieci anni d’attività della rivista. Nell’antologia verranno pubblicati i testi dei primi tre vincitori di ciascuna sezione e di quelli di alcuni autori segnalati. L’antologia, inoltre, conterrà dei testi apparsi sulla rivista “Segreti di Pulcinella” durante questi dieci anni, per tracciare un po’ la storia della stessa e sottolineare le varie collaborazioni con la rivista tra cui testi degli organizzatori stessi del Concorso.

-10- E’ prevista una cerimonia di premiazione del concorso nella quale si festeggeranno i dieci anni d’attività della rivista. La cerimonia si terrà a Firenze in data e luogo da stabilirsi. Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato per ciascuna sezione. A giudizio della commissione giudicante, potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo vincitore di ciascuna sezione verrà dato il diploma e una copia gratuita dell’Antologia. Ai secondi e terzi vincitori verrà dato il diploma e a tutti gli autori segnalati verrà dato diploma di segnalazione.

-11- L’Antologia potrà essere acquistata il giorno della premiazione – nella quantità richiesta- dietro ordinazione fatta alla segreteria della rivista oppure potrà essere acquistata online (i siti e i link per raggiungere il libro verranno poi forniti).

-12- Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

-13- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano la rivista “Segreti di Pulcinella” a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

-14- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

Per richiedere il bando in formato pdf comprensivo della scheda di iscrizione al concorso, scrivi qui:  segretidipulcinella@hotmail.it

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

E’ uscito “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio, una raccolta di aforismi

Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio, dopo la silloge “Per una strada” (Ravenna, SBC Edizioni, 2009) torna con un nuovo pregevole lavoro. “Pensieri minimi e massime”, edito da Photocity Edizioni è una corposa raccolta di aforismi, la maggioranza dei quali vertono sulla poesia.

L’opera è arricchita da una Prefazione a cura di Luciano Domenighini e una postfazione a cura di Lorenzo Spurio.

CLICCA SULL’IMMAGINE CHE SEGUE PER ACQUISTARLO.

“Il nascondiglio dell’anima” di Anna Maria Folchini-Stabile, recensione a cura di Sandra Carresi

Il nascondiglio dell’anima

di Anna Maria Folchini Stabile

con prefazione a cura di Lorenzo Spurio

Avola, Ciccio Urso Editrice, 2012

Recensione a cura di SANDRA CARRESI

Le poesie della poetessa Anna Maria, cantano il quotidiano. Il pensiero felice o che rattristi il giorno, la natura, ma soprattuttola Vitae tutta la ricchezza che ha saputo darle: la famiglia.

Il nascondiglio dell’anima – apre l’insieme delle sue poesie (… rifugio del cuore, oasi nel deserto della quotidianità, bolla dove respiro l’ ultima boccata d’aria), ecco, a mio avviso, in questa frase è racchiuso il pensiero cristallino di Anna.  E’ l’analisi semplice e accorata che la poetessa fa dei suoi malesseri e delle sue speranze dialogando con se stessa, tramutando il dolore, ospite inatteso, in pura poesia.

E’ proprio in questa età, senza tempo e senza vuoto, che la poetessa  apprezza ancor piùla Vita,

consapevole dei giorni che assediano la mente con mute domande ma, anche di sentieri di parole e pensieri che la fanno sentire donna e viva. – Vivere –

Patrimonio di immenso valore, la famiglia. Il compagno della vita, da una vita, con il quale ama duellare spesso come – Il Drago Infuocato – ma dal quale trova sempre rifugio e colloquio continuo.

I figli, li ritroviamo spesso nella sua poesia, – Amore Materno –  Come Eri – , una continua gara d’Amore, spesso nella poesia dei ricordi, ma, anche nel presente.

E poi, i suoi continui sguardi alla Natura, contemplandone la bellezza, soffermandosi nei minimi particolari, come la coltre di bianco cristallo che copre la vita, ( ….Galaverna), o – L’Albero di Ciliegio – La rappresentazione di una Donna tranquilla, che sa amare, sa vibrare, sa mantenere e alimentare i suoi affetti senza scalfirli, consapevole della sua ricchezza formata dalla propria semplicità.

Questa naturalezza di sentimenti veri, la si ritrova nella sua necessità di scrivere, magari in momenti di stanchezza, quando forse l’apatia si sta impossessando di Lei, è in quei momenti da Lei ritenuti flaccidi, inutili e  senza sostanza, che il rientro della persona amata, come per incanto, le porta il cuore, e la vita, ed avviene la magia: tutto ricomincia a correre  – Il mio Cuore –

Non è una Donna fragile, Anna Maria, ma sa commuoversi, sa vederela Vita, attraverso i suoi occhi, il suo cuore, e soprattutto, sa fermarlo nel tempo e sulla carta. –Il cuore del Poeta –

La sua ironia è quasi inattesa, ma, sempre presente nella sua piacevole persona. Questa  è Anna Maria per me.

a cura di SANDRA CARRESI

http://www.sandracarresi.blogspot.com

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