“Rimbaud, come si difende un mito” di Gianpaolo Furgiuele

Rimbaud come si difende un mito
di Gianpaolo Furgiuele
Fontana di Trevi edizioni, Roma, 2013,
Pagine: 208
Costo: Euro 16,00
ISBN: 9788897263180
 

ImmagineRimbaud come si difende un mito è il titolo di un saggio a cura di Gianpaolo Furgiuele, edito da Fontana di Trevi edizioni, 2013. Dopo essere stato presentato alla Fiera del Libro di Roma,iù Libri, più Liberi, è da oggi nelle librerie.

Il testo affronta alcune delle problematiche e degli scenari socio-letterari che hanno dato vita alla nascita dei cosiddetti poètes maudits. Tra gli altri, il mito di Arthur Rimbaud, nato fuori da qualsiasi ragione letteraria, ha assunto una dimensione simbolica ed estrema, praticamente mitica.

Dietro al fenomeno mitologico non c’è dunque il solo aspetto letterario ma una più vasta serie di fenomeni: cinema, fotografia, teatro, giornalismo, esposizioni. La fascinazione collettiva prodotta dall’industria di massa è il motore che ha permesso al mito Rimbaud, tra realtà e finzione degli eventi, di essere re-interpretato. L’insieme del materiale evidenzia come a partire dal 1871 la produzione culturale nata attorno al poeta contribuì a creare nell’opinione pubblica una vera e propria distorsione della realtà. I numerosi articoli, i saggi, le testimonianze apparse sui maggiori quotidiani francesi del XIX secolo e inizio del XX, imprigionarono il ricordo del poeta in un “limbo”, in uno spazio senza uscita, dove l’unica realtà possibile divenne la contraddizione, l’opposto, il vociferare. Al poeta Rimbaud si preferì l’omosessuale Rimbaud, così come al rivoluzionario del verso si preferì l’esploratore africano. La parola “poesia”, così come quella “poeta”, furono utilizzate quasi come delle esche per poi precipitare in brani, testi e discussioni che con la critica letteraria poco avevano in comune, se non il protagonismo di coloro che si vantavano di aver fatto la conoscenza del giovane ardennese.

Ancora più interessante da notare è che i protagonisti non erano sconosciuti autori ma le firme più autorevoli del tempo; da Théodore de Banville e Philippe Burty, da Émile Blémont a Leon Valade e Paul Bourde, passando per Edmond de Goncourt e Guy de Maupassant; da Armand Silvestre e Anatole France, da Jean Louis Forain a Georges Rodenbach e Edmond Lepelletier.

Il testo contiene la traduzione di articoli di giornali, corrispondenza e brani d’epoca mai presentati al pubblico italiano. In evidenza è il contributo degli autori cosiddetti minori, alcuni dei quali sconosciuti in Italia poiché ancora non tradotti, oppure dimenticati ma grazie ai quali è stato possibile ricostruire lo scenario in cui prese forma la nascita di questo mito.

Conclude il brano un’intervista inedita allo scrittore francese Pierre Michon.

Gianpaolo Furgiuele è nato a Cosenza nel 1981. Laureato all’università La Sapienza sotto la direzione di Giuseppe Scaraffia con una tesi sulla nascita del mito Rimbaud, vive in Francia, dove insegna italiano e dove ha in corso un dottorato di ricerca in letteratura francese all’Università di Lille/Paris X. Si occupa di Malédiction littéraire nel XIX e Xx secolo e tra gli altri ambiti di ricerca ci sono anche quelli relativi agli immaginari sociali e letterari.. Tra gli altri testi pubblicati: Tempo  imperfetto (Roma 2007, con la prefazione della poetessa Gabriella Sica) e Altri Cieli (Roma 2011). E’ tra i redattori di Q, quadrimestrale di cultura. Ha scritto su Stilos, Capoverso ed altri.

“Racconti hunderground” di Luigi Pio Carmina, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Racconti hunderground

di Luigi Pio Carmina

Editrice Zona, Arezzo, 2011

ISBN: 9788864382173

Pagine: 142

Costo: 15,00 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Leggendo il libro di Luigi Pio Carmina, ho da subito notato una serie di parallelismi e punti di contatto con un romanzo che ho recentemente recensito, Graffio d’alba, scritto dal fiorentino Lenio Vallati. Anche qui il protagonista, infatti, è un barbone o meglio una persona qualsiasi che, stanca del tran tran quotidiano, decide di abbandonare la sua vita e inaugurarne un’altra, più semplice, grezza e on the road. E’ per questo che la stazione ferroviaria, nei due romanzi viene assunta come “nuova casa” di questi protagonisti: un luogo pulsante, spazio di partenze e di arrivi, un universo caotico dove persone si incontrano, si salutano e si conoscono. Nel romanzo di Luigi Pio Carmina, a differenza di quello di Vallati, non è presente un vero e proprio messaggio sociale, una sorta di denuncia nei confronti del capitalismo e del consumismo dell’oggi anche se si evidenziano in più punti delle criticità nei confronti della Chiesa. Il personaggio di Racconti hunderground, ha grande coscienza di sé ed è un uomo che non accetta la realtà falsa, alienante di tutti i giorni nella quale per altro non è riuscito a trovare un gran senso. Fuggire dal mondo, dall’oggi, dalla vita, però, non è mai una grande decisione. Il personaggio finisce così per auto-escludersi da quella realtà quotidiana per sostituirla con una più semplice, fatta di privazioni e austerità economiche ma anche di maggior tempo libero, spensieratezza: “Finite le pulizie, balena un’idea in mente a tutti e due contemporaneamente e cioè osservare ed ammirare le nuvole da una fessura” (p. 39). Luigi Pio Carmina ci consegna così l’immagine di un uomo che solo fuggendo dalla sua vita riesce a trovare un senso e a dare il giusto valore alle cose. E’ –se vogliamo- una sorta di ritorno all’agognato “stato di natura”, una dimensione primordiale indistinta e priva di dolori che, però, è utopica.

Altro parallelismo al romanzo di Vallati è che il personaggio è amante della scrittura: scrive di notte, al buio, coperto dal sacco a pelo, in un angolo della stazione.

E’ apprezzabile l’idea che sottende l’intero libro e lo stile utilizzato, fresco e spigliato, contribuisce ad agevolare la lettura che mai cade nel disinteresse del lettore. Quello che, forse, mi resta più difficile è comprendere con attenzione perché Luigi Pio Carmina abbia utilizzato una materia bohémien, o semplicemente “maledetta” che risulta un po’ anacronistica. Il libro, infatti, si snoda tra vicende di strada, scazzottate, esistenze da outcast, amplessi consumati sotto gli occhi di altri (si parla di sesso, non di amore), sporcizia. In alcuni tratti le immagini che fuoriescono contribuiscono a generare un miscuglio di orrido e violento (credo sia chiara l’intenzione dell’autore di scioccare o, comunque, di infastidire un po’ il lettore): un poster con una scena del kamasutra, scheletri, ragnatele, siringhe finte e vere, un lupo sbranato, vomito, ragazze stuprate, allucinogeni; sono immagini che, nel complesso, non contribuiscono di certo a dare un buon messaggio. A questo deve aggiungersi, inoltre, che molti degli avvenimenti sembrano costruiti in maniera poco realistica, e donati al lettore in maniera pre-confezionata: il protagonista attua le varie azioni con troppa semplicità; c’è poca riflessione e poca interazione da parte degli altri che, invece, sembrano clamorosamente soggiogati e “comandati tacitamente” da lui. Ho avuto l’impressione che Luigi Pio Carmina abbia voluto inserire troppo in questo libro: si parla un po’ di tutto.. di afa e temperature altissime, di pioggia e dell’allagamento della stazione, di terremoto, di donne conquistate con estrema semplicità e interessate solo a momenti di sesso.

Chi è l’autore?

Luigi Pio Carmina (Palermo, 1985) studia a Palermo. Prossimo alla Laurea in Scienze Biologiche, è impegnato in alcune associazioni universitarie e cittadine. Credente convinto ma riluttante verso qualsiasi forma di religione. Lettore tenace di libri d’ogni genere – dal fantasy al giallo, dalla saggistica alla politica- si occupa anche di fotografia e video. Racconti hunderground è la sua prima pubblicazione.

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