“Racconti hunderground” di Luigi Pio Carmina, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Racconti hunderground

di Luigi Pio Carmina

Editrice Zona, Arezzo, 2011

ISBN: 9788864382173

Pagine: 142

Costo: 15,00 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Leggendo il libro di Luigi Pio Carmina, ho da subito notato una serie di parallelismi e punti di contatto con un romanzo che ho recentemente recensito, Graffio d’alba, scritto dal fiorentino Lenio Vallati. Anche qui il protagonista, infatti, è un barbone o meglio una persona qualsiasi che, stanca del tran tran quotidiano, decide di abbandonare la sua vita e inaugurarne un’altra, più semplice, grezza e on the road. E’ per questo che la stazione ferroviaria, nei due romanzi viene assunta come “nuova casa” di questi protagonisti: un luogo pulsante, spazio di partenze e di arrivi, un universo caotico dove persone si incontrano, si salutano e si conoscono. Nel romanzo di Luigi Pio Carmina, a differenza di quello di Vallati, non è presente un vero e proprio messaggio sociale, una sorta di denuncia nei confronti del capitalismo e del consumismo dell’oggi anche se si evidenziano in più punti delle criticità nei confronti della Chiesa. Il personaggio di Racconti hunderground, ha grande coscienza di sé ed è un uomo che non accetta la realtà falsa, alienante di tutti i giorni nella quale per altro non è riuscito a trovare un gran senso. Fuggire dal mondo, dall’oggi, dalla vita, però, non è mai una grande decisione. Il personaggio finisce così per auto-escludersi da quella realtà quotidiana per sostituirla con una più semplice, fatta di privazioni e austerità economiche ma anche di maggior tempo libero, spensieratezza: “Finite le pulizie, balena un’idea in mente a tutti e due contemporaneamente e cioè osservare ed ammirare le nuvole da una fessura” (p. 39). Luigi Pio Carmina ci consegna così l’immagine di un uomo che solo fuggendo dalla sua vita riesce a trovare un senso e a dare il giusto valore alle cose. E’ –se vogliamo- una sorta di ritorno all’agognato “stato di natura”, una dimensione primordiale indistinta e priva di dolori che, però, è utopica.

Altro parallelismo al romanzo di Vallati è che il personaggio è amante della scrittura: scrive di notte, al buio, coperto dal sacco a pelo, in un angolo della stazione.

E’ apprezzabile l’idea che sottende l’intero libro e lo stile utilizzato, fresco e spigliato, contribuisce ad agevolare la lettura che mai cade nel disinteresse del lettore. Quello che, forse, mi resta più difficile è comprendere con attenzione perché Luigi Pio Carmina abbia utilizzato una materia bohémien, o semplicemente “maledetta” che risulta un po’ anacronistica. Il libro, infatti, si snoda tra vicende di strada, scazzottate, esistenze da outcast, amplessi consumati sotto gli occhi di altri (si parla di sesso, non di amore), sporcizia. In alcuni tratti le immagini che fuoriescono contribuiscono a generare un miscuglio di orrido e violento (credo sia chiara l’intenzione dell’autore di scioccare o, comunque, di infastidire un po’ il lettore): un poster con una scena del kamasutra, scheletri, ragnatele, siringhe finte e vere, un lupo sbranato, vomito, ragazze stuprate, allucinogeni; sono immagini che, nel complesso, non contribuiscono di certo a dare un buon messaggio. A questo deve aggiungersi, inoltre, che molti degli avvenimenti sembrano costruiti in maniera poco realistica, e donati al lettore in maniera pre-confezionata: il protagonista attua le varie azioni con troppa semplicità; c’è poca riflessione e poca interazione da parte degli altri che, invece, sembrano clamorosamente soggiogati e “comandati tacitamente” da lui. Ho avuto l’impressione che Luigi Pio Carmina abbia voluto inserire troppo in questo libro: si parla un po’ di tutto.. di afa e temperature altissime, di pioggia e dell’allagamento della stazione, di terremoto, di donne conquistate con estrema semplicità e interessate solo a momenti di sesso.

Chi è l’autore?

Luigi Pio Carmina (Palermo, 1985) studia a Palermo. Prossimo alla Laurea in Scienze Biologiche, è impegnato in alcune associazioni universitarie e cittadine. Credente convinto ma riluttante verso qualsiasi forma di religione. Lettore tenace di libri d’ogni genere – dal fantasy al giallo, dalla saggistica alla politica- si occupa anche di fotografia e video. Racconti hunderground è la sua prima pubblicazione.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI, SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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