5° Premio Letterario Internazionale “Uniti per la legalità” indetto dall’Accademia Raffaele Viviani

Regolamento

Possono partecipare autori italiani e stranieri residenti in Italia o all’Estero. Per le opere in dialetto e le opere straniere è obbligatorio allegare la traduzione in lingua italiana.

Art. 1) CATEGORIE IN CONCORSO

Il concorso è suddiviso in tre categorie, per un totale di dieci (10) sezioni.

Art. 2) SEZIONI IN CONCORSO

Categoria a tema obbligato

Si partecipa con opere ispirate al tema: legalità e giustizia. Gli autori possono ricordare una delle tante vittime innocenti delle mafie o raccontare storie di: bullismo, femminicidio, stalking, mobbing, spaccio di droga, racket, baby gang, inquinamento ambientale, razzismo, discriminazione, usura, prostituzione, diritti umani e pace nel mondo. Inoltre, possono onorare tutti gli operatori sanitari, forze dell’ordine, protezione civile, volontari, che hanno gestito la situazione del Covid 19.

I giovani possono inviare anche diari, di come vivono e come si sentono in questa società, e se credono nel riscatto sociale.

Sezione A – Racconto inedito – 1° classificato pubblicazione gratuita.

Si partecipa inviando un testo inedito e mai pubblicato. Lunghezza minima 25 – massima: 35 cartelle (pagine formato word A4 – carattere: Times new Roman 12 – scritto in lingua italiana). Il 1° classificato di questa sezione sarà premiato con la pubblicazione gratuita di un proprio libro, edito da Oceano Edizioni. All’autore andranno 30 copie omaggio.

Sezione B – Poesia in lingua italiana

Si partecipa inviando fino due poesie scritte in lingua italiana. Lunghezza massima: 50 versi. (Formato word A4 – carattere: Times new Roman 12).

Sezione C – Poesia in lingua dialettale

Si partecipa inviando fino a due poesie scritte in qualsiasi dialetto italiano. Lunghezza massima: 50 versi. (Formato word A4 – carattere: Times new Roman 12)

Sezione D – Articolo giornalistico

Si partecipa inviando un articolo giornalistico edito o inedito che non deve superare 4000 battute (quattromila). Possono partecipare a questa sezione giornalisti e amatoriali. (Formato word A4 – carattere: Times new Roman 12)

Sezione E – Libro edito

Si partecipa con un libro di narrativa, dossier, romanzo, ecc. ecc. (Leggere articolo 3)
N.B. Si partecipa anche con un libro di poesia edita e tema libero.

Categoria a tema libero

Sezione F – Poesia in lingua italiana

Si partecipa inviando fino a due poesie scritte in lingua italiana. Lunghezza massima: 50 versi. (Formato word A4 – carattere: Times new Roman 12)

Sezione G – Poesia dialettale

Si partecipa inviando fino a due poesie scritte in qualsiasi dialetto italiano. Lunghezza massima: 50 versi. (Formato word A4 – carattere: Times new Roman 12)

Sezione H – Racconto inedito

Si partecipa inviando un testo inedito e mai pubblicato. Lunghezza massima: 6 cartelle (pagine formato word A4 – carattere: Times new Roman 12 – scritto in lingua italiana).

Categoria giovani

Possono partecipare gratuitamente giovani dai 18 ai 25 anni.

I giovani possono inviare anche diari, di come vivono e come si sentono in questa società, se credono nel riscatto sociale e come hanno vissuto l’emergenza Covid 19

Sezione I – Racconto o diario inedito – 1° classificato pubblicazione gratuita

Si partecipa inviando un testo inedito e mai pubblicato. Lunghezza massima: 40 cartelle (pagine formato word A4 – carattere: Times new Roman 12 – scritto in lingua italiana). Il 1° classificato di questa sezione sarà premiato con la pubblicazione gratuita di un proprio libro, edito da Oceano edizioni. All’autore andranno 30 copie omaggio.

Sezione J – Poesia inedita

Si partecipa inviando massimo due poesie scritte in lingua italiana. Lunghezza massima: 50 versi. (Formato word A4 – carattere: Times new Roman 12).

Art. 3) MODALITÀ D’INVIO

Gli elaborati vanno inviati in duplice copia, di cui una con dati, firma, telefono ed e-mail, a:

info@accademiaraffaeleviviani.it entro e non oltre il 10 luglio 2021.

Al fine di agevolare il lavoro della Segreteria vi preghiamo, cortesemente di non attendere gli ultimi giorni per l’invio dei vostri elaborati e ringraziamo per la preziosa collaborazione.

ART. 4) LIBRI EDITI

I libri editi vanno inviati in formato PDF, con una scheda che riporta i dati dell’autore e una breve sinossi del testo, a: info@accademiaraffaeleviviani.it Solo ai finalisti verrà richiesto una copia cartaceo, da spedire entro ottobre 2021 all’indirizzo che sarà comunicato all’atto della comunica-zione.

ART. 5) FINALISTI

I finalisti riceveranno la comunicazione 40 giorni prima della data di premiazione e avranno 10 giorni di tempo per comunicare la propria presenza. Inoltre la lista dei vincitori sarà pubblicata sul sito: http://www.accademiaraffaeleviviani.it e sul gruppo facebook Concorso letterario internazionale “Uniti per la legalità”.

Art. 6) QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Si partecipa con un contributo di 10,00 euro per una sezione e 5,00 euro per ogni sezione successiva. Si può partecipare a più sezioni. Per i giovani e per gli invalidi civili la partecipazione è gratuita. Le quote vanno versati su postepay Evolution n. 5333 1711 2227 7110 – IBAN IT20K3608105138252199152204 – intestata a Francesco Gemito – Cod. Fisc. GMT FNC 67D03 B990G

Art.7) PREMI

Saranno premiati i primi 14 finalisti di ogni sezione.

Trofei; coppe; targhe. Diplomi e motivazione della giuria per ogni premiato. Inoltre saranno assegnati tre premi alla carriera per gli autori che hanno superato il 50° anni di età e che hanno alle spalle una brillante vita letteraria (inviare il curriculum).

I giovani saranno premiati con targhe personalizzate e motivazione dei giurati.

Art. 8) PUBBLICAZIONE ANTOLOGIA

Tutte le opere vincitrici saranno pubblicate nell’antologia “UNITI PER LA LEGALITÀ 2021”, che sarà messa in vendita durante le due serate di premiazione al prezzo di euro 10,00. L’acquisto non è obbligatorio. L’autore può prenotarla all’atto della comunicazione del premio.

Art. 9) PREMIAZIONE

La premiazione avverrà venerdì/sabato 26/27 novembre 2021 presso una struttura della provincia di Napoli. (Il luogo preciso della premiazione sarà comunicato 60 giorni prima dell’evento)

I vincitori dei primi premi e dei premi alla carriera dovranno ritirare personalmente i premi assegnati. Per gli altri premi, poiché non si effettuano spedizioni, è eccezionalmente ammessa la delega scritta, i premiati al concorso e i giurati non possono essere delegati. I premi non ritirati resteranno a disposizione dell’Accademia.

Art.10) RIMBORSO SPESE

Nessun rimborso spese è previsto per i finalisti.

Art. 11) PRIVACY E RESPONSABILITA’

I dati saranno trattati a norma di legge. Di tutti i testi inviati l’autore è personalmente responsabile di fronte alla legge in caso di plagio.

Art. 12) GIURIA

Presidente di Giuria

Bruno De Stefano – Giornalista professionista e scrittore

Membri di giuria

Vittoria Caso – Docente, giornalista, scrittrice e poetessa.

Salvatore Esposito – Giornalista professionista e scrittore Maria Luisa Iavarone – Docente Università degli Studi di Napoli “Parthenope” – fondatrice dell’Associazione Artur – giornalista e scrittrice.

Ismete Selmanaj Leba – Giornalista e scrittrice

Cosimo Sframeli – Giornalista, scrittore – Tenente dei carabinieri in congedo

Tonia D’angelo – Regista e attrice teatrale, poetessa.

Maria Teresa Infante – Giornalista, scrittrice, poetessa

Nina Giordano – Giornalista, scrittrice, poetessa Daniela Pinto – Poetessa – scrittrice – musicista Elena Malta – Prof.ssa in un liceo scientifico, poetessa e scrittrice. Emanuele Zambetta – Poeta – (conoscitore dei dialetti italiani)

Giovanni Monopoli – Poeta – scrittore e operatore culturale

Rosaria Di Donato –Prof.ssa in un liceo classico statale – poetessa – scrittrice.

Geltrude Vollaro – Poetessa – scrittrice – editrice

Rossella Campisi – Insegnante in una scuola statale – scrittrice.

Art. 13) INFORMAZIONI

Ulteriori informazioni si possono richiedere telefonando, negli orari serali al 389-1285065 oppure inviando una e-mail: info@accademiaraffaeleviviani.it

Copia del presente regolamento è scaricabili dal sito http://www.accedemiaraffaeleviviani.it

La partecipazione al concorso comporta la piena accettazione di tutte le norme citate nel presente regolamento.

“Profumo di fascismo e sali del Mar Morto” di Vittorio Pavoncello, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Profumo di fascismo e Sali del Mar Morto è il titolo del nuovo romanzo dello scrittore e artista romano Vittorio Pavoncello, pubblicato da poco per i tipi di All Around edizioni nella collana Flipper. Un titolo che di certo non passa inosservato, tanto per la presenza della parola ingombrante di “fascismo” che richiama cupe pagine della Storia nazionale, quanto per l’ambigua congiunzione di piani sensoriali diversi (quello olfattivo, nella parola di “profumo” e quello del gusto dalla parola “Sali”) oltre che un’iterazione curiosissima dal punto di vista meramente geografico: dal contesto italiano, embrione e culla del fascismo stricto sensu, all’esotismo, invece, del medio Oriente nel riferimento al Mar Morto.

Va subito detto che è un romanzo sui generis, senz’altro molto particolare, non tanto nei contenuti – che traggono dalla storia e dall’esigenza della memoria il motivo trainante dell’opera – ma proprio nella diversificazione di stili impiegati. È lo stesso autore ad avvertirci, sin dalle prime pagine, che quel che il lettore ha tra le mani “non è un romanzo” poiché, chiarisce poco dopo, “sono parole costrette a farsi narrazione per esistere”. Vi sono piani temporali diversi che vengono richiamati, in un dialogo serrato e continuo tra la storia – tanto quella familiare che collettiva – e l’attualità. L’autore, infatti, ha dedicato le pagine di questo libro a suo nonno, Vittorio Emanuele Pavoncello, uomo che a causa dei deliri del regime totalitario, mai poté conoscere. Vittorio Emanuele Pavoncello era nato a Roma il 30 giugno 1893, venne arrestato nel 1944 e, dopo un periodo di detenzione in un carcere romano, venne smistato nel campo di Fossoli. Fu deportato in uno dei lager dell’infamia più noti, Auschwitz, dove giunse nel giugno del 1944 dopo quattro giorni di viaggio su un convoglio ferroviario. Morì, come ricorda la puntuale scheda biografica presente nel volume, appena tre mesi dopo. Vengono tracciate con linee sicure, cariche di mesto affetto verso una figura che si percepisce cara, pur non avendola mai potuta avvicinare fisicamente, alcuni degli aspetti cruciali della vita dell’uomo e della sua famiglia.

La narrazione si focalizza e si esplica dal di dentro e non dall’esterno come molta critica indifferenziatamente nel corso del tempo ha fatto, per narrare le tristi vicende di una famiglia ebrea, nel contesto della capitale italiana, nel periodo della firma delle schizofreniche e pericolose Leggi razziali. La narrazione si fa ora storia, ora canto, soprattutto ha la forma della denuncia convinta verso un mondo vetusto e illiberale che ha condotto a uno dei bagni di sangue più spaventosi di sempre e che ha tentato di relegare nel ghetto la popolazione e la cultura ebraica.

Un volume che è lucido testamento, ma anche ricerca storica tra i documenti dell’epoca, attento nelle descrizioni e al contempo mai pesante per il fruitore. Con l’espediente di un dialogo ultracorporeo, quasi in un rapporto medianico che non conosce limiti di spazio né tempo, l’autore intrattiene una fitta conversazione con suo nonno. Lo sente parlare, gli pone domande, c’è un confronto continuo che è, in altri termini, quello che l’autore forse avrebbe condotto se ne avesse avuto le possibilità. Il tutto è cadenzato da risposte che non sono mai evasive ma, al contrario, ricche di riferimenti, citazioni a opere, richiami di persone, tante dell’universo familiare che sociale, precetti e rituali tipici della cultura ebraica. Utilissimo risulta il glossario-lista dei nomi nella parte centrale del libro rivolto ad ambiti, costumi, pratiche e personalità del mondo ebraico, che aiutano la comprensione di alcune vicende e terminologie.

È un romanzo perché della fiction ha questa impalcatura espressamente ricercata e voluta dall’autore che gli consente di rapportarsi all’augusto progenitore, eppure è anche un’agile e mai semplicistica dissertazione storica, finanche un’analisi lucidissima su quanto l’impegno dell’uomo, il suo senso di consapevolezza e il suo monito di responsabilità siano delle piante vulnerabili, che la collettività deve curare, nutrire e far crescere e prosperare. Difatti viene chiarito sin dalle prime pagine l’intento del volume, che non è tanto meramente personale quanto corale o, ancor meglio, sociale: “Le pagine che seguono sono una vicenda di famiglia, la mia, e non solo la mia”.

La narrazione – e l’idea stessa del libro – parte da un episodio quanto mai preoccupante accaduto nel 2019 quando l’immagine della ministra alla Giustizia di Israele, Ayelet Shaked, venne diffusa in uno spot pubblicitario (quanto elettorale) mentre si spruzzava addosso il profumo “Fascism”; episodio, questo, che oltre a campeggiare sulla stampa mondiale, aprendo a commenti indignati, polemiche e originando prese di posizione durissime, ha esasperato lo stesso autore. Ed è il profumo di quella stessa ministra che Pavoncello richiama nel titolo del libro, dove pure può essere letto nei termini di uno spauracchio, di una presenza latente di quell’ideologia che spesso riaffiora con rigurgiti spaventosi e inaccettabili.

Il negazionismo – che è la peggiore forma di un revisionismo storico, sempre e comunque insostenibile perché fazioso – è il punto nodale di questa opera di Pavoncello nel corso della quale ben si percepisce l’animo mesto del Nostro, la riprovazione, lo sdegno, finanche la sfiducia verso una società tendenzialmente disattenta, improntata più a un lassismo diffuso (si veda il riferimento alla manifestazione di convinti assertori no-Covid) e alla facile persuasione per leader apparentemente carismatici. Tutto ciò che, nel secolo scorso, ha condotto il nostro Paese a vivere un ventennio di privazioni, violenze, negazioni della persona, che avrebbe condotto la Nazione a una grande ecatombe e rovina. “Profumo”, quello fascista, a suo modo assimilabile agli “olezzi” nazisti e agli “aromi” ingloriosi di ogni altra dittatura che la vecchia Europa ha vissuto, esportato anche quale supporto in guerre civili, come fu il caso della guerra in Spagna.

In questo percorso di recupero della memoria in relazione alla comunità ebrea Pavoncello richiama nomi importanti quali, ad esempio, Taché Gaje Stefano, il bambino di appena due anni che rimase vittima dell’attentato alla Sinagoga di Roma nel 1982 (ricordato recentemente in un discorso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella), il rabbino capo della Sinagoga di Roma Elio Toaff e la scrittrice Lia Levi, autrice della Trilogia della memoria (2008) che raccoglie tre narrazioni che si dipanano nel contesto della promulgazione delle tristemente note leggi razziali.

Pavoncello con questo libro non solo tenta di ricostruire pagine fosche (e incancellabili) del passato della sua famiglia, attorno soprattutto alla figura del nonno, suo omonimo (con l’aggiunta del nome Emanuele; erano tempi, quelli di onomastiche sabaude) ma si spinge ben oltre. Difatti dà al suo avo voce. Gli consegna, pur se attraverso la parola scritta, una seconda vita. Lo fa parlare, ce lo narra in prima persona, tra sue tribolazioni e perplessità per il momento storico che visse, ne rintraccia comportamenti, dialogici, pensieri. “Molti sopravvissuti ai campi sono tornati e hanno parlato. Tu sei fra quelli che taceranno per sempre. Ho deciso, però, che questo leggero vento che agita le foglie sarà la tua voce. Io so tradurre il vento in voce e la voce in parole”. Ed è così che la narrazione s’adagia sulle forme invisibili di un passaggio – quello del vento – invisibile all’occhio, ma in grado di mutare l’ambiente in cui s’insinua. Piante che pendono, foglie che vibrano, passaggi d’aria che portano polvere, sono il filo conduttore di un colloquio intimo e amoroso con il proprio avo, sull’onda di un’aria che circola misteriosa, ma che può essere tradotta come l’autore ha fatto mirabilmente.

LORENZO SPURIO

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

V Concorso Letterario “La pelle non dimentica” (scadenza 31/12/2020)

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BANDO DI CONCORSO

Art. 1 – PROMOTORI – Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con l’associazione Artemisia di Firenze e l’associazione culturale Euterpe di Jesi indicono il IV concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle donne, lo stupro e il femminicidio.

Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni d’età

Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La partecipazione al concorso è gratuita.

Art. 4 – ELABORATI – I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle categorie contenute nell’articolo 4 bis.

Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati, che avranno come argomento principale la violenza sulle donne, potranno essere basati sia su una storia vera sia inventata; potranno anche essere presentati elaborati a tema libero.

  1. A) Poesie inedite a tema libero: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.
  2. B) Poesie inedite a tema violenza di genere: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.
  3. C) Racconto a tema libero inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12
  4. D) Racconto a tema violenza di genere inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12
  5. E) Silloge poetica inedita: la silloge dovrà essere inedita, scritta con carattere Times New Roman corpo 12
  6. F) Silloge poetica edita: la silloge dovrà essere inviata in formato pdf, completa di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria
  7. G) Romanzo inedito a tema violenza di genere: la lunghezza del romanzo dovrà essere compreso tra le 150.000 e le 200.000 battute compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12
  8. H) Romanzo edito a tema violenza di genere: il romanzo dovrà essere inviato in formato pdf. completo di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

Art. 5 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE – Il testi delle sezioni A/B/C/D/E/G dell’articolo 4/bis dovranno essere prodotti in forma anonima su file word in formato *.doc o *.docx o odt. Ogni partecipante potrà inviare un elaborato per una o più categorie tra quelle proposte dagli organizzatori. Ogni partecipante dovrà attenersi alle specifiche richieste, ovvero la lunghezza del racconto, il numero e la lunghezza delle poesie, il formato richiesto. Nel file non dovrà esser scritto alcun nome. Nella mail dovrà essere allegata la liberatoria compilata (che trovate https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria) con i propri dati, messa a disposizione in formato scaricabile dall’organizzatore. Tutti gli altri elaborati dovranno essere prodotti seguendo le indicazioni date in ogni categoria. Gli elaborati pervenuti in maniera diversa da quello indicato verranno immediatamente scartati.

Art. 6 – SCADENZA – L’elaborato dovrà essere spedito tramite mail al seguente indirizzo: concorsi@concorsi.lemezzelane.eu entro e non oltre le ore 23.59 del giorno 31 dicembre 2020. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in considerazione. In oggetto dovrà essere specificato “concorso La pelle non dimentica” e la sezione alla quale si partecipa.

Art. 7 – VALUTAZIONE – Tutti i lavori (tranne le sillogi e i romanzi editi) saranno inviati in forma anonima a una giuria designata dagli organizzatori. La giuria determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in considerazione della qualità dello scritto, dei valori dei contenuti, della forma espositiva, delle emozioni suscitate, delle immagini e delle riprese video. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed insindacabile. I vincitori saranno informati secondo le modalità indicate da ciascun partecipante nel modulo di partecipazione.

Art. 8 – PREMIAZIONE – I primi venti delle sezioni A/B/C/D verranno inseriti in una antologia a cura di Le Mezzelane casa editrice. I primi tre autori di ogni sezione verranno premiati con una proposta editoriale della casa editrice Le Mezzelane, con un diploma con la menzione della giuria, con una copia dell’antologia e altri premi messi in palio a cura dell’organizzatore. La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avranno luogo nel mese di aprile 2021 in una località della riviera adriatica che indicheremo prima della scadenza del concorso.

Art. 9 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione al promotore del concorso senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo e sarà edito da Le Mezzelane Casa Editrice. I diritti rimarranno comunque degli autori, che potranno, quindi, far uso dei propri elaborati come vogliono.

Art. 10 – PUBBLICITÀ – Il concorso e il suo esito saranno opportunamente pubblicizzati attraverso le pagine dedicate al concorso, sul sito dell’editore e sul sito delle associazioni.

Art. 11 – ALTRE NORME – La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario.

 

INFO:

www.lemezzelane.eu

informazioni@lemezzelane.eu 

“Exiliados: racconti della diaspora”. Il progetto editoriale a sostegno della causa venezuelana con poesie di Hebe Muñoz

Articolo di Lorenzo Spurio

La poetessa italo-venezuelana Hebe Muñoz (italianizzato Hebe Munoz) che vive in Italia, a Parma, da vari anni, è una delle autrice che, mossa da un serio impegno umanitario nei confronti del suo paese natale che porta nel cuore, ha preso parte all’importante iniziativa di Exiliados: racconti della diaspora curata da Irene Nasoni.Si tratta di un avvincente (e necessario, per i motivi relativi alla difesa della memoria storica e dei propri atavici legami) progetto editoriale la cui elaborazione è legata alla modalità di autosostegno da tempo diffusasi nel nostro Paese nota come crowfunding. Viene richiesto, in questo caso, un acquisto preventivo di un totale di duecento esemplari del volume, per poter dar l’avvio al progetto, per far sì che esso materialmente si sviluppi e consenta alle opere ivi contenute di essere stampate, diffuse, lette, recepite da un pubblico che, ci auguriamo, sia ampio. Un post sulla piattaforma Facebook della pagina relativa al suddetto progetto in data 11 giugno u.s. riportava che si era raggiunto l’importante traguardo della prevendita della sessantesima copia. Chiaramente c’è molto altro da fare, si necessita un interesse più ampio tra amanti della scrittura e della causa venezuelana in oggetto, affinché si possa giungere allo sperato quorum che sigilli la natività del progetto. Siamo ora in una vigilia curiosa, in un’età sospesa alla quale tutti, ciascun per ciò che può, è invitato a collaborare al progetto che sposa una causa benefica forse poco nota ma non per questo di minor conto a dispetto delle tante che, sulla carta stampata o sulle reti televisive, forti di grandi marchi alle spalle, riescono ad avere un impatto più diretto ed efficace sull’opinione pubblica.

Exiliados è un volume – che si apre con la prefazione della stessa Hebe Muñoz – che raccoglie al suo interno una serie di foto e di interviste rivolte a circa venti persone che, nel corso degli anni e per motivi differenti, hanno lasciato il Venezuela. Come si legge nella descrizione del progetto, “Attraverso le loro storie si delinea il quadro di un paese ricchissimo di risorse e un tempo anche di benessere, ma oggi vittima di un terribile disastro umanitario”. Tra i vari interventi si segnalano delle poesie della poetessa venezuelana Hebe Muñoz e un acuto intervento della giornalista Rossana Miranda.

Hebe Muñoz (Porto Cabello, Venezuela, 1967), professoressa di Lingue e poetessa, vive a Parma. Sulla sua formazione letteraria ha inciso la presenza del prof. Jerónimo Alayón, docente all’Università Centrale del Venezuela. Per la poesia ha pubblicato Pegasa. Rinata dalle acque / Renacida de las aguas (2016, edizione bilingue), presentato presso il caffè letterario “Le Murate” di Firenze nel 2017 dalla poetessa e critico-recensionista Marzia Carocci ed ESCUDEROS de la Libertad (2018, edizione bilingue), dedicato al suo paese d’origine del quale ha letto alcune liriche al 24esimo Festival Internazionale di Poesia di Genova “Parole spalancate” nell’evento dedicato al Venezuela, assieme ai rinomati poeti Armando Rojas Guardia e José Pulido; il libro è stato poi presentato, sempre nel 2018, presso la Galleria D’Arte Immaginaria di Firenze. Sue poesie sono presenti in varie antologie poetiche tra cui Canto d’amore alla Luna (2015), Mi corazón y tu corazón (2017). Dal 2014 organizza eventi letterari, il primo dei quali, “Triplo senso” è stato elaborato con la collaborazione dell’artista Angelica Colombini e la scrittrice Ivana Grisanti[1]. Ha partecipato e partecipa a iniziative letterarie, incontri pubblici, reading, letture ed eventi multidisciplinari dove l’unica protagonista è la cultura. Recentemente ha preso parte al crowfunding per il progetto umanitario rivolto al Venezuela destinato alla pubblicazione del volume Exiliados. Racconti della diaspora, un libro con fotografie, testimonianze e interviste dove figurano alcune poesie della poetessa.

Rossana Miranda (Caracas, 1982) si è laureata all’Universidad Central de Venezuela; ha lavorato presso il quotidiano El Nacional e la televisione pan-sudamericana Telesur. È divisa tra il Venezuela paterno, per il quale scrive su riviste e quotidiani, e l’Italia materna, dove frequenta un master in Sociologia alla Sapienza di Roma e lavora per il mensile Formiche. Sulla questione venezuelana ha pubblicato Hugo Chávez. Il caudillo pop (2017), scritto assieme a Luca Mastrantonio e, più recentemente, il volume La dissidenza 2.0. Resistenza dei blogger da Cuba alla Cina (2015)[2].

Exiliados è un progetto che ha come finalità quella di raccontare – in prima persona e dal vivo – il dramma umanitario del Venezuela, visto da chi, pur nato in quel Paese del sud-America, si trova ad esso distante, per scelta o per necessità. Il Venezuela, che conta una significativa presenza di italiani e di discendenti italiani (si stima circa 2.000.000 di persone) è una delle nazioni più ricche di risorse dell’intero Pianeta. Quando a scuola si studiavano quali erano i paesi maggiormente ricchi in quanto a fonti di energia, il Venezuela, assieme a vari paesi del Golfo Persico, veniva sempre richiamato per l’importante presenza di giacimenti di petrolio. Eppure, come in molti paesi “ricchi energeticamente” risultano poi poveri “economicamente” e instabili “socialmente”, come la storia insegna, il Venezuela ha, purtroppo, in sé questa antinomia che da decenni la caratterizza. Se negli anni Novanta del Secolo scorso il Venezuela poteva dirsi una sorta di Eden oggi, dopo la forte dominazione chavista (sulla quale per ovvi motivi non intendo esprimere giudizi di merito) dal 2002 al 2013, anno di morte del suo líder máximo e che si protrae sino ad oggi col successore Nicolás Maduro (con un altissimo tasso di recessione, delinquenza militarizzata diffusa, economia del narcotraffico dominante e corruzione diffusa a tutti i livelli), la situazione sociale – quella di un popolo inascoltato e offeso, sottomesso da una spavalda dittatura – è cambiata pesantemente (degenerando), radicalizzando negli ultimi anni le iniquità e le disparità sociali, portando ad aspre lotte intestine, casi di violenza, momenti di guerriglia e di grande confusione (oltre che di profondo impoverimento).

Come viene ricordato nelle pagine che presentano il progetto editoriale Exiliados in forma sinottica “I Venezuelani sono oggi un popolo in fuga dalla propria terra”. Ed è in questo interstizio di nostalgia per il proprio paese, di irrequietezza socio-economica e di profonda difficoltà che il Paese vive che il curatore ha partorito la doverosa idea di raccontare il Venezuela per mezzo dei ricordi della infanzia o dell’adolescenza di chi, nascendo e vivendo lì per un periodo consistente, oggi si trova in Italia (soprattutto in Toscana ma non solo) e guarda con melanconia e sofferenza all’attualità di Caracas, Maracaibo, Ciudad Bolivar, Maracay, Mérida e ai rispettivi barrios, sino alla più piccola vilas: “Per cercare di comprendere cosa si prova a lasciare alle spalle tutta la propria vite e la propria terra, “terra di grazia”, ho incontrato diversi di loro, che vivono tra Umbria, Emilia, Lazio e soprattutto Toscana. Le nuove case, il vecchio paese, un figlio lontano, un permesso di soggiorno sbiadito, un libro universitario, foto sparse sui cellulari. Chi fa vedere la propria laurea in Giurisprudenza, chi racconta di come era la propria casa a Caracas, chi ancora delle partite di calcio allo stadio. Racconti di paure, di speranze e di rinascite. Storie personali che si intrecciano con la storia di una nazione, da cui nessuno se ne sarebbe voluto andare, ma che per necessità, milioni di persone hanno dovuto abbandonare. Storie di migranti come tante: presenti, passate e future”.

Sempre nella descrizione del progetto vengono forniti alcuni dati numerici che ben esemplificano la vastità del fenomeno migratorio che, dal Venezuela e verso tre direttive diverse (altri paesi dell’America Centrale, USA ed Europa), negli ultimi anni si è accentuato notevolmente: è la migrazione di un popolo in fuga dalla violenza, dalla mancanza di democrazia, dall’imposizione del silenzio e dell’istaurazione del partito unico che solo i paesi e le persone che hanno sperimentato sulla propria pelle un periodo di regime totalitario possono, forse, realmente comprendere. Si legge: “Nella recente crisi politica che si è creata in Venezuela, il parlamento venezuelano ha eletto un presidente ad Interim (Guaidò) che, naturalmente, non è stato riconosciuto dall’attuale presidente Maduro. Il nostro paese ha scelto la neutralità per motivi politici, pur di non prendere alcuna posizione. E i mezzi d’informazione italiani, dopo qualche breve articolo, hanno deciso che l’argomento non era poi così interessante, nonostante la previsione dell’Onu che entro la fine del 2019 saranno 5 i milioni di venezuelani in fuga dalla crisi che sta colpendo il paese e dalla dittatura: il 16% della popolazione, una migrazione pari se non superiore a quella dei rifugiati siriani”.

Non viene risparmiato un tono duro e indignato – finanche nella componente poetica – essendo così smisurato e pesante il dolore che, da esuli, si prova nell’assistere pietosi dinanzi allo scempio che quotidianamente si compie nel proprio paese d’origine, lì dove risiedono i ricordi più belli, lì dove si giovava e si è studiato, ora tutto così avvolto miserevolmente dalla polvere, dalla presenza militare, da un linguaggio d’odio e d’indifferenza sociale. Tra le poesie di Hebe Muñoz inserite nel volume figura “Che ne sai tu del coraggio” dove possiamo leggere: “Lasciate la mia infanzia/ fate marcia indietro/ ladri del futuro/ assassini del sole”.

Nella seconda opera poetica (bilingue spagnolo-italiano) di Hebe Muñoz, Escuderos (2018), interamente dedicata al suo popolo e alla sua nazione d’origine – la poetessa dà la voce agli artisti, professionisti, genitori, studenti, lavoratori e ai venezuelani tutti, dotati dei loro scudi colorati impegnati nella battaglia per la libertà del Venezuela. Il libro si apre ed è arricchito dalla lunga nota di prefazione a firma di Antonio José Ledezma Día (sindaco di Caracas dal 2008 al 2015) arrestato nel 2015 dal regime comunista costringendolo due anni dopo alla fuga in Colombia per raggiungere la Spagna, dove oggi vive, e continua a condurre – a distanza – la sua battaglia contro la tirannia di Maduro. I versi di Hebe Muñoz hanno la volontà di rappresentare un sentito omaggio e ringraziamento verso coloro che, con caparbietà e coraggio, combattono giornalmente tale lotta. Nella nota introduttiva del volume la poetessa ha inteso sottolineare in maniera vigorosa quanto ogni singolo combattente (resistente dovremmo dire) che oggi manifesta e s’impegna contro le vessazioni del regime di Maduro sia degno di stima e apprezzamento perché forse proprio da questa massa coesa contro il dominatore potrà nascere una nuova luce: “Escuderos. Gli anziani rimasti nel Paese da soli e con i soldi insufficienti di una pensione sempre più svalutata (che non consente di arrivare neanche alla metà del mese) sono Escuderos. Così come sono Escuderos i loro cari, gli amici, gli espatriati che fanno salti mortali per sostenerli segretamente dall’estero con denaro, medicine o addirittura beni di prima necessità come dentifrici, biancheria intima, detergenti”.

LORENZO SPURIO

Jesi, 27/06/2020


[1] Una seconda edizione di questo progetto, in difesa dei Diritti del Bambino e dell’Adolescente, tenutosi con la collaborazione dell’artista e fotografa Angelica Colombini e della professoressa di pianoforte Renata Gorla, si è tenuta a Rivarolo Mantovano nel 2019.

[2] Un’interessante intervista a Rossana Miranda sulla questione venezuelana le è stata rivolta a Gennaio 2019 ed è possibile leggerla in rete per meglio comprendere l’intera vicenda e lo stato attuale del Paese: https://www.open.online/2019/01/24/il-venezuela-ha-bisogno-del-sostegno-internazionale-lintervista-di-open-a-rossana-miranda/

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Concorso letterario “Capire per Capirsi” (contro la violenza sulle donne)

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“CAPIRE PER CAPIRSI” – VI EDIZIONE

“CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE”
1. Il Concorso prevede la partecipazione, a tema unico (CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE), in una o in più delle seguenti Sezioni:
– Sez. A: Poesia edita/inedita (max 45 versi in Times New Roman, carattere 12, formato Word)
– Sez. B: Racconto edito/inedito (max 2 cartelle in Times New Roman, carattere 12, formato Word)
– Sez. C: Pittura (un dipinto di propria realizzazione che dovrà essere inviato in formato jpeg)
– Sez. D: Saggistica (saggio di psicologia – tema libero – dovrà essere inviato in formato pdf)
2. Gli Autori possono partecipare entro e non oltre il 31 dicembre 2019, inviando l’elaborato all’indirizzo mail: festivaldellapsicologia@virgilio.it
3. Il giudizio della Giuria è insindacabile ed inappellabile. I Membri di Giuria sono: Loredana Biordi (docente scolastica), Alessio Calicchia (poeta), Valtero Curzi (critico d’arte, filosofo, poeta), Vincenzo Monfregola (poeta), Stefano Maria Pantano (giornalista), Angela Patrono (giornalista, poetessa), Vincenzina Porretta (psicologa), Agnes Preszler (traduttrice, pittrice), Maurilia Romani (psicologa, psicoterapeuta), Danilo Selvaggio (psicologo), Lorenzo Spurio (critico letterario, poeta), Michela Zanarella (giornalista, poetessa).
4. I risultati del Concorso saranno resi noti ai partecipanti entro il 12 gennaio 2020
5. Trofei, targhe, medaglie, libri e attestati verranno consegnati ai vincitori del Concorso. Le Opere selezionate dalla Giuria saranno raccolte in un’antologia distribuita a livello nazionale.
6. La partecipazione è LIBERA e GRATUITA.
7. Il Concorso non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy o di qualunque altro dato non conforme alla legge compiuto dall’Autore.
8. La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal Concorso.
N.B. La Cerimonia di Premiazione avverrà in data e luogo da definire e sarà legata ad un convegno riguardante LA VIOLENZA DI GENERE.

“Memoria come Resistenza: Etty Hillesum e Westerbork”, articolo di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi

diario-1941-1943_41845.jpgAuschwitz, Birkenau, Mauthausen, Bergen-Belsen, Sobibòr, Fossoli! Nomi, questi, legati all’oscura pagina storica del 27 gennaio 1945 che devono essere affiancati a quello di Westerbork, campo che fu usato dai nazisti come punto di raccolta, smistamento e partenza per gli altri campi di Concentramento. Tre possono essere considerati le fasi di questo campo di concentramento: la prima dal 1942 al 1945 (rifugiati, detenuti, ebrei), la seconda dal 1945 al 1948 (agenti SS, simpatizzanti Movimento Nazional-Socialista, criminali nazisti) e la terza dal 1949 al 1971 (alloggi per molucchi). Questo campo, seppur non rientra in pieno nella logica dello sterminio di massa degli ebrei, fu comunque ideato come un campo fatto di regole ferree: detenuti accompagnati nei loro spostamenti da guardie militari, appello giornaliero, gruppi di lavoro divisi in camerate, sorveglianza diurna e notturna dei posti letto delle camerate, divieto assoluto di comunicare e ricevere posta dall’esterno. Un campo dal quale partirono 107.000 persone per i vari Campi di Concentramento e che fu liberato il 12 aprile 1945 dalla fanteria canadese.

La scrittrice olandese di origine ebraica Esther Hillesum detta “Etty” (Middelburg, 15 gennaio 1914-Auschwitz, 30 novembre 1943) visse in prima persona la deportazione ebraica prima di essere trasferita ad Auschwitz dove troverà la morte. Esperienza quella di Westerbork che sarà racchiusa in parte nel Diario 1941-1943 e soprattutto nelle Lettere 1942-1943 seppur fortemente censurate con la cancellazione dell’emittente, da parte del comandante della Polizia di Sicurezza tedesca del campo. Va subito detto che la scrittrice non fu arrestata né deportata ma scelse lei stessa di essere rinchiusa in questo campo per seguire l’infausto destino del suo popolo; lì lavorò come assistente sociale all’interno dell’ospedale civile del campo. Lavoro che le permise di annotare tutti gli orrori della follia nazista di cui, insieme alla famiglia e al fratello Michael detto “Mischa”, pagherà le conseguenze ad Auschwitz. L’altro fratello, Jacob detto “Jaap”, morirà, invece, a Lubben dopo la liberazione del 17 aprile 1945 durante il viaggio di ritorno nei Paesi Bassi.

Nel 1981 uscì postumo Diario 1941-1943 che sarà poi ristampato in varie edizioni fino a quella integrale del 2012. Esso è stato redatto fra Amsterdam e il Campo di Transito di Westerbork e si basa su due grandi concetti: esistenzialismo e spiritualismo filosofico che devono farci raggiungere, la totale armonia con la Natura. Armonia che sarà da essa trovata grazie all’abbraccio Dio concepito come un’intensa energia interiore e come la fiamma che muove ogni Vita.

Un diario estremamente analitico fatto di date, ore e momenti giornalieri in cui Etty Hillesum scrisse le sue intime pagine dalle quali fuoriesce l’immagine una donna forte, che, non fugge dall’infausto destino del popolo ebraico e l’unico elemento oscuro è il suo animo ingarbugliato, ragnatelico e represso.

Un secondo aspetto è la concezione della Vita da lei concepita come un’energia che deve essere consumata giorno dopo giorno, poiché il futuro è solo una speranza priva di consistenza; e di conseguenza vivere significa coesistere con l’esterno (vacuità) e l’interno (realtà esistenziale). In parole semplici, la Vita è intesa come unica e vera fonte sapienziale dalla quale l’Uomo deve abbeverarsi per intraprendere il suo cammino esistenziale che deve cominciare, dalla sua più profonda interiorità. Vita che deve essere però costruita con le parole! Lessemi intesi dalla Hellisum come strumenti in grado di creare case sicure animate da dolcezze e armoniosi silenzi, ma anche universi interiori con i quali emarginarsi dagli altri che sono codardi, languidi e senza protezioni psico-sociali. Parole che sono concepite come privazioni esistenziali non create, però, da mani altrui, ma dalle nostre medesime mani che strappano dal nostro cuore le gioie e le emozioni per sostituirle con ansie, offese, angherie, paure, asti, rimorsi e nostalgie canaglie.

Un ultimo aspetto riguarda il suo sguardo pieno di compassione verso i nazisti, agnelli sacrificali essi medesimi di un oscuro potere al di sopra di essi. Diario quello di Etty Hillesum che è chiuso dal alcune lettere scritte dal Campo di Transito di Westerbork che saranno da me analizzate.

Nel 1982 uscì l’opera postuma Lettere 1942-1943 che sarà poi ristampata fino ai giorni nostri, in edizioni più ampie e complete. Opera epistolare composta dalle lettere redatte dalla Hillesum ad Amsterdam e Westerbork fra l’agosto 1942 e il settembre 1943 che ci mostrano la crudeltà del Campo di Transito di Westerbork. Un campo dove l’autrice e la sua famiglia resistettero psico-fisicamente, dove si muovevano all’interno di uno spazio composto da un ospedale civile, un orfanotrofio, una stazione ferroviaria, una sinagoga, una cappella mortuaria. Un luogo costituito principalmente da baracche arrugginite e piene di correnti d’aria, panni lasciati asciugare all’aria e cuccette sulle quali patire. Il tutto accompagnato da pessime condizioni igieniche e da un’alimentazione di scarso valore nutrizionale, che portarono molti ebrei a togliersi la Vita con le proprie mani.

Etty Hillesum è una scrittrice che ancora oggi, dopo settantasei anni dalla sua morte, è ricordata nella toponomastica e onomastica in vari luoghi del mondo tra cui: la piazza nel paese di Mirano, l’albero nel Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano, la Etty Hillesum Stichting (Fondazione Etty Hillesum) di Amsterdam, il Centro di Ricerca Etty Hillesum dell’Università Gand e tanto altro ancora.          

  STEFANO BARDI

Bibliografia

Hillesum E., Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano, 2001.

Hillesum E., Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 2011.

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

IV Concorso Letterario “La pelle non dimentica” contro la violenza di genere: come partecipare

IV CONCORSO LETTERARIO

“LA PELLE NON DIMENTICA”

ORGANIZZATO DA LE MEZZELANE CASA EDITRICE

IN COLLABORAZIONE CON ASS. CULTURALE EUTERPE DI JESI (AN)

E ASS. ARTEMISIA DI FIRENZE

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BANDO DI PARTECIPAZIONE

Art. 1 – PROMOTORI – Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con l’associazione Artemisia di Firenze e l’associazione culturale Euterpe di Jesi indicono il IV concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle donne, lo stupro e il femminicidio.

Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni d’età

Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La partecipazione al concorso è gratuita.

Art. 4 – ELABORATI – I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle categorie contenute nell’articolo 4 bis.

Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati, che avranno come argomento principale la violenza sulle donne, potranno essere basati sia su una storia vera sia inventata; potranno anche essere presentati elaborati a tema libero.

A) Poesie inedite a tema libero: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

B) Poesie inedite a tema violenza di genere: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

C) Racconto a tema libero inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

D) Racconto a tema violenza di genere inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

E) Silloge poetica inedita: la silloge dovrà essere inedita, scritta con carattere Times New Roman corpo 12

F) Silloge poetica edita: la silloge dovrà essere inviata in formato pdf, completa di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

G) Romanzo inedito a tema violenza di genere: la lunghezza del romanzo dovrà essere compreso tra le 150.000 e le 200.000 battute compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

H) Romanzo edito a tema violenza di genere: il romanzo dovrà essere inviato in formato pdf. completo di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

I) Fotografia a tema violenza di genere: l’immagine in alta risoluzione dovrà essere inviata in formato jpg e pdf (no immagini di nudo)

L) Corto: il video dovrà essere inviato in formato AVI, durata massima 18 minuti

Art. 5 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE – Il testi delle sezioni A/B/C/D/E/G dell’articolo 4/bis dovranno essere prodotti in forma anonima su file word in formato *.doc o *.docx o odt. Ogni partecipante potrà inviare un elaborato per una o più categorie tra quelle proposte dagli organizzatori. Ogni partecipante dovrà attenersi alle specifiche richieste, ovvero la lunghezza del racconto, il numero e la lunghezza delle poesie, il formato richiesto. Nel file non dovrà esser scritto alcun nome. Nella mail dovrà essere allegata la liberatoria compilata (che trovate https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria) con i propri dati, messa a disposizione in formato scaricabile dall’organizzatore. Tutti gli altri elaborati dovranno essere prodotti seguendo le indicazioni date in ogni categoria. Gli elaborati pervenuti in maniera diversa da quello indicato verranno immediatamente scartati.

Art. 6 – SCADENZA – L’elaborato dovrà essere spedito tramite mail al seguente indirizzo: concorsi@concorsi.lemezzelane.eu entro e non oltre le ore 23.59 del giorno 31 dicembre 2019. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in considerazione. In oggetto dovrà essere specificato “concorso La pelle non dimentica” e la sezione alla quale si partecipa.

Art. 7 – VALUTAZIONE – Tutti i lavori (tranne le sillogi e i romanzi editi) saranno inviati in forma anonima a una giuria designata dagli organizzatori. La giuria determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in considerazione della qualità dello scritto, dei valori dei contenuti, della forma espositiva, delle emozioni suscitate, delle immagini e delle riprese video. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed insindacabile. I vincitori saranno informati secondo le modalità indicate da ciascun partecipante nel modulo di partecipazione.

Art. 8 – PREMIAZIONE – I primi venti delle sezioni A/B/C/D verranno inseriti in una antologia a cura di Le Mezzelane casa editrice. I primi tre autori di ogni sezione verranno premiati con una proposta editoriale della casa editrice Le Mezzelane, con un diploma con la menzione della giuria, con una copia dell’antologia e altri premi messi in palio a cura dell’organizzatore. La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avranno luogo nel mese di marzo 2020 in una località della riviera adriatica che indicheremo prima della scadenza del concorso.

Art. 9 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione al promotore del concorso senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo e sarà edito da Le Mezzelane Casa Editrice. I diritti rimarranno comunque degli autori, che potranno, quindi, far uso dei propri elaborati come vogliono.

Art. 10 – PUBBLICITÀ – Il concorso e il suo esito saranno opportunamente pubblicizzati attraverso le pagine dedicate al concorso, sul sito dell’editore e sul sito delle associazioni.

Art. 11 – ALTRE NORME – La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario.

 

INFO:

http://www.lemezzelane.eu

concorsi@concorsi.lemezzelane.eu 

“Dracula” di Bram Stoker: alcuni cenni sul vampirismo – Articolo di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi

Dracula di Bram Stoker (Clontarf, 1847 – Londra, 1912) è un romanzo horror giunto fino a noi in varie edizioni e traduzioni che si basa sulle fantasie dello scrittore irlandese e su alcune sue reminiscenze, nonché documenti storico-geografici da lui studiati. La narrazione si muove attraverso gli intimi quaderni dei protagonisti, le loro epistole, gli articoli di cronaca e tanto altro ancora. Reminiscenze, documentazione storico-geografica, epistole, ma anche un romanzo dai toni scientifici, visibile per mezzo dell’elemento medico-psichiatrico dell’ipnosi usata dal Conte Dracula e da Abraham Van Helsing; il primo la usa come arma per creare sudditi mentre il secondo come indagine medico-diagnostica.

9788807901836_0_221_0_75Il romanzo contiene una storia nota e allo stesso tempo rivoluzionaria, che può essere spiegata attraverso l’analisi della principali figure che si muovono al suo interno. Una prima figura è proprio quella del vampiro, il Conte Dracula, in cui non si riscontra nessuna caratteristica storica di Vlad Tepes III, se non attraverso alcuni monologhi meditativi del vampiro. Un essere dalle mortali sembianze di un vecchio; il vampiro che abita nel castello simboleggia il demoniaco alter ego di Vlad Tepes III. Una finta anzianità è quella del Conte Dracula, che sarà rappresentata da Jonathan Harker il quale mostrerà quest’essere per quello che veramente è, ovvero, un’oscura creatura partorita da Satana in persona. Il nome del Conte Dracula provoca ansia e terrore nel cuore di chi lo sente poiché è concepito come un appellativo demoniaco, che mai deve essere pronunciato ad alta voce. Un demone che, però, non può sfuggire dalla linnea Croce che è l’arma di difesa contro le vampiresche infezioni e la strada per la sua purificazione spirituale. Legate a questo personaggio sono le sue Spose intese da Jonathan Harker come angelici esseri dalle morbide carni, dalle dorate chiome, dagli sguardi profondi. Cosa ben diversa appaiono agli occhi del loro vampiresco padrone che le concepisce come delle schiave, delle sgualdrine e come delle cagne ingorde di sangue umano.

Tra gli altri personaggi ci sono Renfield, Lucy Westenra e Abrham Van Helsing. Il primo di questo è pazzo e simboleggia la figura del debole costretto a sottostare alla tirannica e sanguinaria volontà del suo padrone dal quale sarà ringraziato con la morte per la sua subdola sottomissione. Lucy Westenra è la prima vittima del Conte Dracula giunto in terra londinese, che ha il compito una volta non-morta, di creare nuovi vampiri che portino distruzione in mezzo ai vivi. Personaggio, questo, che simboleggia la selvaggia e depravata sessualità. Il dottore Abraham Van Helsing, invece, è un uomo di Scienza, visto da Stoker come un personaggio dalla doppia personalità medico-scientifica, ovvero come un dottore e come un’esorcista poiché tutto quello che non rientra nella scienza medico fa parte dell’Esoterismo.

Tra gli altri personaggi figurano Jonathan Harker e sua moglie; Jonathan Harker è stato l’unico a vedere nelle profondità degli occhi del Conte Dracula capendo così chi è la demoniaca creatura che è stata riportata parola per parola, nel suo diario di viaggio. Diario che è concepito dallo scrittore come un’importantissima fonte storico-scientifica per comprendere e studiare l’oscura Scienza del Vampirismo. Sua moglie Mina è una donna fortemente coraggiosa che non ha paura di combattere contro le tenebre, ma anzi, dopo essere stata infettata dal demoniaco bacio del Conte Dracula, lo vuole eliminare perché è da lei concepito come un’immonda infezione. Impavida, seconda vittima del vampiro e simbologia della Femminista, che, con coraggio rivendica la sua dignità e il suo status etico-sociale di donna in grado di essere pari all’uomo. Una donna che è anche simbolo della fedeltà amorosa, che rifiuta gli oscuri e depravati sentimenti d’amore che si basano sul dolore e sulle falsità.

Bisogna di certo accennare anche al regista Francis Ford Coppola che nel 1992 produsse il film Dracula di Bram Stoker. Stessa trama e stessi caratterizzazioni sui personaggi del romanzo, tranne che per il Conte Dracula e per Mina Harker. Per quanto riguarda il vampiro lo rappresenta in maniera bipolare, sia come una crudele creatura che come una creatura dal dolce cuore in grado di provare amore, gioia, dolore. La giovane Mina Harker, invece, è cinematografizzata come una vittima del crudele Conte Dracula, come una sua schiava assetata di sangue e come la spietata assassina del suo amante.

Un piccolo approfondimento va fatto sulla figura del vampiro in Romania, vista come un non-morto dal corpo indistruttibile e che usa la sua oscura anima per vampirizzare i vivi durante le sue passeggiate notturne. Vampiri che non erano rappresentati da principi, nobili e persone di potere, ma più semplicemente dai disgraziati, asociali, nemici del popolo, che non possono essere sconfitti dalle canoniche armi, ma, con una formula papale di assoluzione dei loro peccati appoggiata sul petto del loro cadavere. Queste figure lasciarono il posto nella Romania del secondo Ottocento ai vampiri cristiani intesi come oscuri demoni con un’anima condannata a errabondare durante la notte finché la scomunica non sarà cancellata. Un’altra arma usata era la vitamina C poiché era vista come una cura per tutti coloro che da vivi avevano sofferto di scorbuto, pellagra e nictalopia. Un secondo tema riguarda la figura della donna vampiro, creatura che simboleggia il peccato etico e il sesso selvaggio; allo stesso tempo metaforizza la beltà suprema, il dispotismo assoluto, l’esistenziale eternità, l’ambiguità spirituale.

Pare interessante allargare un po’ lo sguardo e accennare al cosiddetto Vampirismo Clinico, un fenomeno che si sviluppò dal Settecento fino agli anni ’90 del Novecento che si caratterizzava da una forte pulsione erotica collegata a una frenetica voglia di osservare, percepire, gustare il sangue altrui e che si manifestava attraverso tre sintomi: Sindrome di Renfield (cibarsi di insetti), Ematodixia e Sanguinarius (vampirismo pacifico e non belligerante). Malattia che ha richiami e collegamenti anche con la necrofilia e forme di autolesionismo anatomico e fisiologico.

STEFANO BARDI

 

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:

STOKER B., Dracula, Einaudi, Torino, 2012. 

CAZACU M., Dracula. La vera storia di Vlad III l’Impalatore, Mondadori, Milano, 2016.   

Vampirismo Clinico, da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Vampirismo_clinico).   

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

“Le assaggiatrici” di Rosella Pastorino, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

9788807032691_quarta.jpg.444x698_q100_upscale.jpgLe assaggiatrici è il titolo del romanzo storico di Rosella Postorino, edito da Feltrinelli nel 2018. Sullo sfondo del nazismo s’inserisce la ancora poco nota vicenda delle donne che fanno da cavie a Hitler, assaggiando il cibo preparato per lui, da queste il titolo. La scrittrice si è ispirata alla storia di Margot Wölk, una delle assaggiatrici, morta poco prima di essere da lei intervistata.

Nella finzione narrativa la Postorino ricostruisce la storia di queste donne attraverso l’occhio della protagonista, Rosa Sauer berlinese, trasferitasi nel villaggio dei suoceri per sfuggire ai bombardamenti, e dove, invece di una relativa sicurezza e un recupero d’umanità, l’attende l’incredibile e scoraggiante ruolo di assaggiatrice. Sono le SS a reclutarle.

Il villaggio di Gross-Partsch si trova nella Prussia orientale, vicino alla Wolfsschanze, la Tana del Lupo, l’insieme di bunker seminascosto dalla foresta e dai Laghi Masuri, dove Hitler ha piazzato il comando del fronte orientale.

Rosa racconta la sua esperienza di assaggiatrice mescolandola con quella delle altre donne del gruppo con cui cerca con difficoltà di stabilire un qualche legame nell’ora che segue i pasti, in cui ciascuna aspetta di avvertire i sintomi dell’eventuale avvelenamento. Al presente si confondono ricordi del passato, della madre sarta, del padre ferroviere, del fratello minore a cui senza motivo ha morso una mano, dell’incontro e del breve matrimonio con Gregor, soldato sul fronte orientale, dichiarato disperso. Il tempo della narrazione frammentato dall’incastro tra passato e presente dà la misura dell’intermittenza della vita durante la guerra, tra bombe e veleni, tra assenza e speranza, tra annientamento e umiliazione e istinto vitale.

Si snoda prepotente il tema del senso di colpa della protagonista per il male compiuto direttamente ed indirettamente attraverso l’acquiescenza alla dittatura. Quella che l’aveva accomunato al suo popolo: Quella nazione gli si consegnava e lo dichiarava senza indugio …era il senso di appartenenza che rovesciava la solitudine nella quale chiunque nasca è confinato… Abbiamo vissuto dodici anni sotto una dittatura, e non ce ne siamo quasi accorti…Non c’era alternativa, questo è il nostro alibi…. Non sei immune da nessuna colpa politica, Rosa, le diceva il padre. Lavorare per Hitler, sacrificare la vita per lui: non era quello che facevano tutti i tedeschi?… Una morte da topi, non da eroi. Le donne non muoiono da eroi. Rosa non ha scelta nel diventare un tubo digerente per Hitler, ma l’ha nell’iniziare la relazione con l’ufficiale delle SS Albert Ziegler: Invece avevo camminato verso di lui perché ero una persona che poteva spingersi fino a lì, fino a quella vergogna…. niente alibi né giustificazioni, il sollievo di una certezza….Ogni eroismo mi sembrava assurdo, da anni.  

Le assaggiatrici, insignito del Premio Campiello e del Premio Rapallo per la donna, è coinvolgente, il ritmo serrato della scrittura essenziale e scarna, duttile nell’alternare narrazione, introspezione e dialogo, sollecita il lettore di pagina in pagina fino all’ultima intrigandolo emotivamente con la riflessione sulla responsabilità di ognuno di noi in ogni tempo e nella ricerca di quello che cementa il legame tra gli uomini.

Altrettanto interessanti i temi del cibo che da minaccioso pericolo diventa cemento di amicizia alla fine del libro e del canto consolatore, che Rosa intona in alcune occasioni.

GABRIELLA MAGGIO

 

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Giuseppe Lorin esce con un approfondito saggio su Isabella Morra. Contributi di Dacia Maraini, Corrado Calabrò e Dante Maffia

dossier morra.jpgDall’11 aprile in libreria Il ritratto vero, appassionato, commovente e lancinante di una delle penne poetiche più intense del XVI secolo

Dopo il successo di “Transtiberim. Trastevere, il mondo dell’oltretomba” Giuseppe Lorin torna in libreria da aprile con “Dossier Isabella Morra” edito da Bibliotheka Edizioni, il ritratto di una delle penne poetiche più intense del XVI secolo. Gli scritti di Isabella Morra, riflettono il valore mediatico della Poesia stessa, che entra a far parte della linfa appartenente ad una natura troppo ricca, tanto da essere predestinata a causa del suo eccesso intatto e virginale, allo stupro e al saccheggio della sua essenza. Isabella confida che i posteri non la ricordino soltanto come fanciulla uccisa, pregandoli invece di non dimenticare i suoi lavori, le sue poesie scritte nella sofferenza di adolescente privata del padre, unico punto di riferimento in una terra amara. È nel primo sonetto, più che in altri, che si avverte la necessità di essere ricordata come poetessa, poiché, come sostiene, è la Poesia a mantenere in vita il poeta stesso. E, come sempre sostengo, si tratta di un riscatto di notorietà in forza della scrittura, ovvero della poesia, unico “ponte” tra il poeta e il lettore. Hanno contribuito per questo saggio storico di Giuseppe Lorin con loro poesie originali dedicate ad Isabella Morra: Dacia Maraini, Dante Maffia, Michela Zanarella, Corrado Calabrò, Marcella Continanza, Vittorio Pavoncello e Antonella Radogna.

Giuseppe Lorin è attore, poeta, regista, critico letterario, conduttore e giornalista, ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Ha pubblicato: Manuale di dizione; Da Monteverde al mare; Tra le argille del tempo; Roma, i segreti degli antichi luoghi; Roma la verità violata; Transtiberim, Trastevere il mondo dell’oltretomba.

 

Calandrone, Bre, Pecora, Vivinetto e altri poeti al reading “Per un mondo senza muri” il 28 febbraio a Roma

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Il 28 febbraio 2019, alle ore 18,00, alla Galleria “La Nuova Pesa” di via del Corso 530 a Roma si terrà un reading di poesie “Per un mondo senza muri”, nell’ambito del movimento mondiale World Poetry Movement, a cura di Flaminia Cruciani e Michela Zanarella.

IL WPM è un movimento nato nel 2011 a Medellin, in Colombia, dove si svolge il più importante Festival di poesia del mondo, diretto da Fernando Rendon. È una iniziativa che nasce dalla fusione di diversi movimenti internazionali che hanno avvertito il bisogno di unirsi in un movimento dal respiro globale in cui la poesia è sentita come lo strumento di resistenza necessario per fondare un nuovo umanesimo, per salvaguardare la specie umana e per difenderla dai poteri alienanti e opprimenti.

A febbraio 2019 il World Poetry Movement ha organizzato un evento di risonanza mondiale “Per un mondo senza muri”, che prevede la realizzazione di circa 1000 eventi poetici che si terranno in tutto il mondo nel mese di febbraio, in cui i poeti alzeranno le loro voci coralmente contro ogni tipo di discriminazione.

Nel reading romano interverranno alcune fra le voci poetiche più significative del nostro Paese, che si intrecceranno alla voce di diversi giovani poeti. Le curatrici dell’evento hanno voluto dare spazio a un confronto generazionale significativo che sia in linea con l’abbandono di qualunque forma di discriminazione. I poeti partecipanti: Silvia Bre, Ilaria Caffio, Maria Grazia Calandrone, Fiorella Cappelli, Manuel Cohen, Davide Cortese, Renato Fiorito, Annamaria Ferramosca, Serena Maffia, Marina Marchesiello, Elio Pecora, Vittorio Pavoncello, Isabella Vincentini, Giovanna Cristina Vivinetto.

Gli accompagnamenti musicali sono a cura del giovane violinista Ivos Margoni.

Ingresso libero.