L’antologia di poesia marchigiana “Convivio in versi” a Sassoferrato il 22-02-2016

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Lunedì 22 Febbraio 2016 alle ore 16:00 a Sassoferrato (AN) si terrà la presentazione del volume antologico sulla poesia marchigiana curato da Lorenzo Spurio. L’opera, dal titolo “Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana” è stata pubblicata dalla casa editrice fiorentina PoetiKanten Edizioni e consta di due volumi, il primo dedicato alla poesia in lingua ed il secondo alla poesia in dialetto con relativa traduzione.

Condurrà il pomeriggio poetico il prof. Antonio Cerquarelli, docente nella locale Università degli Adulti che presenterà l’autore e l’opera antologica di Lorenzo Spurio. La presentazione avrà luogo presso la Sala Avis sita in Via Garibaldi 6 a Sassoferrato. 

Durante la presentazione saranno declamate poesie di poeti antologizzati e si potrà acquistare l’opera

Per info sull’opera, la reperibilità e l’acquisto della stessa, clicca qui.

Evento FB della presentazione, clicca qui.

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Da sx: Emanuela Antonini, Lorenzo Spurio (curatore della antologia), il prof. Antonio Cerquarelli, Elvio Angeletti, Michela Tombi e Giovanni Foresta

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Da sx: Elvio Angeletti, Michela Tombi, Emanuela Antonini, Lorenzo Spurio (curatore del volume), il prof. Antonio Cerquarelli

 

PROSSIME PRESENTAZIONI

28-02-2016 – MARZOCCA (AN) – Biblioteca Comunale “Luca Orciari”

03-04-2016 – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Sala della Poesia “Bice Piacentini”

16-04-2016 – ASCOLI PICENO – Libreria Rinascita

29-04-2016 – MOIE DI MAIOLATI SPONTINI (AN) – Biblioteca La Fornace

08-05-2016 – FERMO [da confermare]

15-05-2016 – JESI (AN) – Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni [da confermare]

27-05-2016 – PESARO – Alexander Museum Hotel

 

Esce “Convivio in versi” l’opera antologica sulla poesia marchigiana a cura di Lorenzo Spurio

CONVIVIO IN VERSI

MAPPATURA DEMOCRATICA DELLA POESIA MARCHIGIANA

A CURA DI LORENZO SPURIO

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COMUNICATO STAMPA

Dopo due anni e mezzo di serio lavoro è uscita l’opera antologica  sulla poesia marchigiana curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. L’opera, edita dai tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, è composta da due volumi: il primo volume contempla i poeti marchigiani in lingua italiana mentre il secondo volume i poeti dialettali. L’operazione editoriale di Lorenzo Spurio annovera all’interno di questo ampio censimento denominato Convivio in versi. Mappatura democreatica della poesia marchigiana le voci poetiche  che hanno contraddistinto e che identificano il panorama poetico regionale. Tra di loro poeti che purtroppo sono poco conosciuti e altri che nel corso della loro ampia attività culturale sono venuti alla ribalta tanto da guadagnare una precisa collocazione all’interno dello scenario della letteratura nazionale. Spurio ha selezionato, secondo dei parametri che ha ben delineato nella nota introduttiva del suo testo, un novero ampio di poeti e cultori della poesia per un totale di 286 voci che in questo denso itinerario tra epoche, aree geografiche, sensibilità liriche diverse, finiscono per rispecchiarsi e dialogare tra loro in un convivio plurimo e frenetico che esalta il potere della parola.

Per la significativa rilevanza culturale dell’opera, l’intero progetto ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Senigallia, Jesi, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE DELL’OPERA COMPLETA:

Titolo: Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana

Curatore: Lorenzo Spurio

Editore: PoetiKanten Edizioni – Sesto Fiorentino (FI) – Anno: 2016

Volumi: 2 (come di seguito indicati)

Pagine: 707

ISBN opera completa: 978-88-99325-34-3

Costo: 50 €

 

VOLUME 1 – POESIA IN LINGUA ITALIANA

cover_volume1-page-001Un’antologia di poeti regionali presuppone da una parte un fascino incondizio­nato verso la lettura, l’analisi e lo studio della poesia (e spesso di testi poco noti, ma non di scarso valore) e dall’altra un grande amore per la superficie geografi­ca sulla quale si è deciso di focalizzarsi, in questo caso le Marche, dove sono nato e vivo. […] Dal poeta che è anche fine critico e si è occupato di storia della let­teratura e che s’identifica con la cultura accademica, al poeta di provincia, delle piccole realtà comunali dove è anima populi e colora la toponomastica con i suoi versi scanzonati e domestici, al poeta-marinaio dei tanti piccoli porti del nostro litorale che “crea” in comunione con le acque negli squarci di riposo dalle ore di lavoro, sino al poeta contadino delle variegate valli che occupano la Regione, in quel colloquio intimo e serrato con la terra che cela un canto di meraviglia (Dalla Prefazione)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 462

ISBN: 978-88-99325-30-5

Costo: 30 €

Numero di poeti antologizzati: 173

 

VOLUME 2 – POESIA IN DIALETTO

cover_volume2-page-001Non esiste e non è mai esistito (dunque forse mai esisterà) un dialetto marchi­giano, ossia un dialetto unico dal quale magari dipartano piccole differenze o va­rianti ma che abbia una struttura di base univoca. […] Nella presente antologia trovano posto poesie di un gran numero di dialetti distanti tra loro, più o meno lontani dalla lingua italiana, motivo per il quale dette liriche sono accompagnate, a conclusione, della relativa traduzione per facilitarne la comprensione del testo a chiunque. Si spazia dall’urbinate (Germana Duca Ruggeri,…) allo jesino (Martin Calandra, Aurelio Longhi, Marco Bordini,…), all’anconetano (Palermo Giangia­comi, Mario Panzini, Emilio Mercatili,…) al sambenedettese (Bice Piacentini Ri­naldi), all’ascolano (Giuliana Piermarini) al civitanovese (Sandro Bella), passando anche attraverso numerose varietà indipendenti e tipicizzanti: il monsampietrino di Domenico Polimanti, il petritolese di Giovanni Ginobili, il portorecanatese di Novella Torregiani, il montignanese di Edda Baioni Iacussi e numerose altre (Dalla nota introduttiva)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 280

ISBN: 978-88-99325-32-9

Costo: 20 €

Numero di poeti antologizzati: 113

 

Notizia del curatore

Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (2014) e Le acque depresse (2016). Ha curato le antologie Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (2015) e Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Numerose le sue poesie pubblicate in antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (2015), Poeti contro la crisi (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia e con il quale organizza eventi culturali. È Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”. Sulla sua produzione hanno scritto Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ninnj Di Stefano Busà, Umberto Vicaretti, Sandro Gros-Pietro ed altri.

 

MODALITÀ D’ACQUISTO

  1. Casa Editrice

È possibile corrispondere il relativo importo con una delle modalità di seguito indicate. Sarà necessario inviare la ricevuta scannerizzata o ricopiare i dati del bollo di pagamento unitamente all’indirizzo dove spedire i libri alla casa editrice all’indirizzo poetikantenedizioni@gmail.com in modo che la stessa possa provvedere agli invii. Alternativamente l’invio della ricevuta potrà avvenire per posta cartacea indicando il proprio indirizzo dove far pervenire le copie. In questo caso si potrà spedire a: Associazione PoetiKanten – Via di Castello 164 – 50019 Sesto Fiorentino (FI)

 Bonifico

IBAN: IT19N0760102800001029344650

INTESTAZIONE: Associazione PoetiKanten

CAUSALE: “Convivio in versi” (indicare quale volume o se entrambi e la quantità di ciascuno)

 Bollettino postale

CC: 001029344650

INTESTAZIONE: Associazione PoetiKanten

CAUSALE: “Convivio in versi” (indicare quale volume o se entrambi e la quantità di ciascuno)

 Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’editore.

 2.   Librerie online (si consiglia in special modo la piattaforma ibs.it )

 3.   Contattare il Curatore

Il curatore potrà spedire copie del volume, unitamente alla sua dedica, dietro pagamento del relativo costo che potrà avvenire mediante bonifico o bollettino postale. È necessario mettersi in contatto con lui servendosi della mail lorenzo.spurio@alice.it dove lo stesso invierà i riferimenti per il pagamento. Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’autore.

 4.  Durante le presentazioni della antologia che verranno programmate e delle quali gli autori verranno informati in anticipo. La vendita dell’opera completa (volume 1 e volume 2) durante le presentazioni sarà scontata da 50€ a 40€.

22-02-2016 – SASSOFERRATO (AN) – Università degli Adulti

28-02-2016 – MARZOCCA (AN) – Biblioteca Comunale “Luca Orciari”

03-04-2016 – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Sala della Poesia “Bice Piacentini”

16-04-2016 – ASCOLI PICENO – Libreria Rinascita

24-04-2016 – FALCONARA MARITTIMA (AN) – [Location da definire]

29-04-2016 – MOIE DI MAIOLATI SPONTINI (AN) – Biblioteca La Fornace

08-05-2016 – FERMO [Location da definire]

15-05-2016 – JESI (AN) – Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni [da confermare]

27-05-2016 – PESARO – Alexander Museum Hotel

Il partigiano annientato in “Fisarmonica rossa” di Franco Matacotta, a cura di Lorenzo Spurio

Un corpo pieno di mosche, morte e cecità. Il partigiano annientato in Fisarmonica rossa di Franco Matacotta

di Lorenzo Spurio 

 

Il rosso dell’impeto e non dell’ardore.

Il rosso dello svenamento e non della passione.

Il rosso della lotta partigiana contro la barbarie nazifascista.

Il rosso del sangue che si versa e non quello dell’amore che si promette.

È il colore che il poeta fermano Franco Matacotta impiegò nel titolo di uno dei suoi lavori più noti, Fisarmonica rossa[1], una densa e dolorosa silloge di poesia dove il poeta vergò sulla carta la dolorosa esperienza della guerra. Lo fece quasi sempre con un linguaggio duro, tagliente, aspro e senza possibilità di redenzione. Le immagini, icastiche e pregne di una desolazione morale vergognosa, si trasmettono al lettore come vere e proprie pugnalate capaci di inasprire il tormento di chi, imbevuto di lotte civili e amico dell’intera umanità, sente ancora oggi sulla sua pelle –sebbene non abbia vissuto direttamente le vicende- l’ingiuria subita da un popolo che significò lo svilimento della coscienza, la mortificazione delle carni, l’autodistruzione del genere umano.

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Franco Matacotta (Fermo, 1916- Nervi, 1978)

Matacotta nacque nella città marchigiana di Fermo nel 1916 ma visse la gran parte della sua tribolata esistenza altrove: prima nella Capitale dove frequentò la Facoltà di Lettere e prese parte alla vita intellettuale degli ambienti romani e poi altrove. Una serie di viaggi e spostamenti di varia natura lo portarono in giro per l’Italia, tra Capri, Milano e altre mete. Ogni spostamento fu, dal punto di vista culturale, assai propizio per il Nostro e gli permise l’approfondimento morale, la crescita e di connettersi a un novero di intellettuali significativi quale ad esempio Filippo Tommaso Marinetti, padre dell’avanguardia, che ideologicamente sposerà una filosofia di vita assai distante dal fermano. Matacotta stringerà relazioni anche con il perugino Sandro Penna (per altro abbastanza dimenticato), il padre indiscusso del romanzo italiano, Alberto Moravia, che avrebbe dato il meglio di sé, però, negli anni a seguire e Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, in qualche modo legata alla stessa regione del Nostro perché lì si trasferì da ragazza assieme alla famiglia (in maniera precisa a Civitanova Marche come narra nel romano autobiografico Una donna) e dove si sposò in prime nozze. Matacotta resta noto più come uno degli amanti della donna che, purtroppo, per la sua attività culturale, per la sua figura di poeta.

Sono gli anni del Secondo Conflitto Mondiale e sembra che la poesia e la letteratura in generale abbiano poco a che vedere con la dura realtà fatta di violenze, rappresaglie, proclami, città militarizzate e caccie al nemico. Ma gli intellettuali non si esimono dal parlare, vogliono credere di vivere in un società dove la minaccia del bavaglio, la censura e le persecuzioni non li riguardino. Si illudono, forse. Di certo non intendono in nessun modo venire meno al loro patto d’amore con la parola, alla loro affinità con la lirica, alla loro esigenza di un canto mite e soave. Ma la guerra incombe e con sé porta una sequela di massacri, distruzione, annulla le poche piccole certezze di uomini, dilania la vita quotidiana, spezza la famiglia ed incrina la società, acuisce gli odi ed amplia il divario allarmante tra le classi sociali. Matacotta in Fisarmonica rossa, opera che venne pubblicata nel 1945 dall’editore Darsena di Roma, ci narra la sua esperienza concreta di partigiano nella provincia marchigiana a contatto con la morte e a rischio della propria vita.

A conflitto mondiale ultimato, nel 1947 Matacotta prese ad insegnare a Civitavecchia chiedendo poi di poter essere trasferito nella sua Fermo dove, presso l’Istituto Tecnico Industriale, insegnò sino al 1950 ritornando, però, negli anni successivi a seguire programmi didattici nel Lazio (Lido di Roma, Subiaco, Tivoli). Lo spostamento successivo sarà quello verso il nord Italia, a Milano, dove resterà sino al 1962. Farà ritorno nelle Marche ma per un breve periodo, l’ultima sua presenza a Fermo, prima di stabilirsi definitivamente nel Genovese, a Nervi, dove nel 1978 morì. L’eredità poetica del Nostro, indebitamente poco coltivata, è assai notevole; contenuta in una serie di lavori poetici tra cui figurano Ubbidiamo alla terra (1949), Canzoniere di libertà (1953), Gli orti marchigiani (1959), La peste di Milano ed altri poemetti (1975), Canzoniere d’amore (1977) nonché la summenzionata opera Fisarmonica rossa interesse di questo saggio.

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Fisarmonica rossa (1945) di Franco Matacotta

Nella poesia “Ottobre 1942” il Nostro mostra la prevaricante stanchezza e derelizione dinanzi a una condizione snervante e dolorosa che si protrae con la guerra. “Ce ne stiamo rigidi e murati/ Con le cataratte sugli occhi./ Il vento s’è messo a urlare,/ E buio, tenebra sul mondo”. Il poeta ci fornisce immagini dove è l’asfissia del colore, l’annullamento della vita, il buio a dominare, l’uomo è descritto nel suo stato di spersonalizzazione, come fosse una cosa ed avesse perso la sua identità e con essa anche le facoltà tipiche dell’uomo: non parla, non guarda (ha le cataratte agli occhi), non si muove (il suo corpo è “rigido” e “murato”). Nella desolazione di una condizione di atroce fissità, di vero annichilimento, è il vento a portare il suo messaggio: non un canto né un sibilo, non una sinfonia né un’eco, ma delle urla che intuiamo (e percepiamo) sgraziate, fastidiose e roboanti. Matacotta in pochi versi fotografa con disarmante espressività il baratro di dolore nel quale l’Europa è sprofondata: il buio che non si rischiara con una nuova alba, che ha sprofondato la società in una lugubre assenza di luce e di speranza.

Nessun organo vuole più muoversi” annota qualche verso dopo servendosi di una sineddoche fisiologica dove gli organi che non si muovono non sono altro che il cuore che, impietrito e affranto, sembra aver perso il suo battito, la sua vitalità e con esso anche i polmoni, induriti e pietrificati. L’uomo è una statua di gesso. Un pezzo unico, senza movimento né percezioni sensoriali ma, come il gesso, è assai corruttibile e friabile agli eventi bellici del contesto nel quale vive.

La predilezione in Matacotta per un linguaggio prettamente materico, con ampia frequenza di materiali, tanto naturali che dell’edilizia, sembra essere una costante: si tratta di materiali che si caratterizzano per essere freddi, inermi, pesanti, fastidiosi al contatto con l’uomo di carne ed ossa: il Nostro parla di “polvere e piombo nel cervello” ad intendere forse, nella polvere la vacuità del senso della ragione, la perdita irrecuperabile della coscienza e nel piombo l’esposizione alle mitraglie e alle armi del conflitto.

La visione del dolore e la vicinanza alla morte non sono ambiti che, col perdurare, possano permettere all’uomo che li vive di abituarsi, di soprassedere alle logiche nefande e proprio per questo il poeta fermano non può che impiegare la lirica come mezzo di riflessione, come interrogatorio esistenziale: le domande che pone non vengono risposte (e forse non possono avere una risposta congrua a completare il senso del quesito) e finiscono per essere dei dilemmi irrisolvibili che palesano la criticità del momento storico, la drammaticità degli eventi e la vulnerabilità mista alla disillusione del Nostro che così annota:

Che cosa abbiamo da dire,

Che cosa c’è più da confessare?

Chi ci ridarà le membra mutilate

Per la resurrezione della carne?

In “La rossa grandine” lo scenario di un tessuto civile dilaniato ed esposto a continue e peggiori tribolazioni prende la forma di una precipitazione impregnata di sangue: “Fischia il coltello della morte e dal cielo/ scroscia la rossa grandine d’acciaio”.

Alcune poesie della presente raccolta forniscono, sembrerebbe in presa diretta, i dettagli e le modalità di come, sulle basi di un’ideologia perversa, sia possibile debellare l’opposizione attuando nefandi sistemi di morte. Non è solo l’impressionante resa agghiacciante della morte che, spavalda, fa la sua comparsa nelle varie liriche a destare un sommovimento agli intestini, un senso di vero fastidio, ma la gratuità degli atti persecutori e l’efferatezza delle torture che spesso si associano a forme di spregio e vilipendio dei cadaveri.

Nel celebre “Canto del patriota marchigiano” assistiamo all’intenso ritorno di un patriota nella sua Regione per “riabbracciare i cani di una volta”. La parola ‘cane’ non è usata qui in senso spregiativo a denigrare la popolazione marchigiana bensì a voler sottolineare nel popolo rimasto ancora in vita la sua condizione di randagismo, povertà, denutrizione nonché solitudine. Il ritorno nella sua terra, sebbene la guerra sia ancora in atto, potrebbe esser vissuto con una rinnovata speranza ma così non succede ed è, invece, dominato da una profonda desolazione interiore segno che la guerra sta operando ferocemente un’azione distruttrice anche nelle coscienze delle persone e, sfiduciato, dice: “Ah più non credo, più non spero in nulla”. Roma, la Capitale di uno stato canaglia, luogo del potere e della legalizzazione del male, è una “vacca rognosa” (capace di infettare e spargere il suo male a macchia d’olio dove il male è chiaramente l’ideologia superomistica del fascismo), “culla d’angeli neri e rosse prostitute”.

Nell’allontanamento dal luogo di sopruso e il ricongiungimento al luogo d’infanzia e dei cari il partigiano non ha risollevato il suo animo perché trova una terra assai diversa da come l’aveva lasciata, piena di dolore e distruzione, dove anche la casa familiare è “vuota e sola”. La desolazione della casa e la s-personalizzazione che l’uomo vive, quella di non aver più un luogo caro nel quale identificarsi, viene fornita dal poeta assieme a immagini nette nel loro carico di violenza, sintomaticamente fedeli a proiettare una genia che ha perso la sua ritualità e dove la natura stessa sembra rivoltarsi tanto da proporci immagini disgustose ma assai reali come quella di un “cane magro e nero (che)/ su una chiazza di sangue a lungo lecca”. Il sangue, che è vita, e che con il dissanguamento ha prodotto la morte, può ancora essere importante a qualcuno nel salvare un’esistenza anch’essa destinata al decesso.

Ma la guerra non è ancora finita e ben presto si sente il rumore della mitraglia che colpisce poco distante da lì. L’accostamento di immagini in sé stridenti come quella di “un ragazzo col capo dentro il petto/ (che) sanguina in mezzo al fango e alla paglia” e “la succosa nipote del curato (che)/ sta alla finestra per rifarsi i riccioli” acuiscono la vertigine del lettore dinanzi a uno scenario tanto maligno e aspro. La commistione di persone che al contempo muoiono trucidate e che invece paciosamente si aggiustano la chioma contribuisce ad esasperare la sfinimento. La banale azione rituale contrasta duramente, ma in maniera assai struggente e scevra da ridicolezze, con quella di un povero cristo dilaniato.

Nel ferro e nel fuoco che polverizza la campagna, la città, la Capitale e l’Europa tutta anche la più basilare e arcaica legge di natura, quella dell’attaccamento e dell’affezionamento incondizionato, vengono infangate nella bieca azione carica di sprezzo e di viltà: “L’amico sputa fuoco sull’amico”. Non è fuoco metaforico di menzogna, basato su una maligna attitudine dell’uomo che lo porta all’acquisizione di un atteggiamento doppio e ingiurioso, è un fuoco reale, divampante e infernale, dove chi prima era amico, sul campo di lotta può diventare oppositore e dunque bersaglio contro il quale battersi. Per queste ragioni “il fratello è in agguato del vicino”: la guerra spezza quell’universo prismatico di rapporti sociali preesistenti e consolidatisi nel tempo che divengono merce di poco conto, legami che il conflitto e il sistema di odi nullifica sotto un cielo costernato dalla consacrazione della stagione di un lutto perenne.

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Un partigiano caduto

Credo che si possa sintetizzare al meglio la forte potenza visiva delle immagini che il Nostro trasmette e il pathos di trasalimento affossato in un antro cupo con la plumbea chiusa della poesia “Canto popolare del patriota marchigiano” che sembra serrare il lettore alla gola in maniera assai pressante da stordirlo; così recita: “Siamo accecati d’odio e di dolore./ Mordiamo a sangue l’aria dura e avara./ Ma per salvarti abbiamo ancora il cuore,/ O Italia, cagna nera, patria cara!”. Matacotta, dopo aver puntellato la lirica sui concetti chiave che esemplificano la dimensione del conflitto armato (di qualsiasi guerra), ossia quelli dell’odio che produce schieramenti, violenze intestine, incomprensioni e dunque una spaccatura netta all’interno del gruppo sociale e quello del dolore che fa seguito, nelle varie sprezzanti forme, al sentimento d’odio, ricollega il tutto al motivo della vista accecata, dell’offuscamento, della pronunciata cecità e dunque di una incapacità generalizzata nell’atto visivo. Nello straniamento che l’uomo vive, del quale difficilmente riesce a capacitarsi, e nell’obnubilamento indotto della propria memoria (la campagna dilaniata, la casa familiare vuota, il vicino massacrato) l’io lirico non trova altra forza (non è una vendetta) che mordere a sangue “l’aria dura e avara” consapevole che in quella “cagna nera” dell’Italia ogni cosa, anche quella invisibile ed astratta, se minacciata e colpita, ha il suo sangue da versare.

Forte è il messaggio che Matacotta nelle varie liriche annuncia, in una maniera che ha poco del retorico e celebrativo per la libertà e la democrazia alla quale spera il Paese possa arrivare. Il monito di speranza, seppur a volte velato ed altre sottaciuto, è vivo invece in alcune attestazioni nelle quali il Poeta denuncia la gravità della morte inflitta dagli uomini e la nullità delle ragioni che in qualche modo la motivano: “Non vogliamo morire col rossore sugli occhi/ d’una causa funesta e insincera”. La guerra, appunto, non è vista come conseguenza di una situazione venutasi a creare che ha imposto al governo l’adozione della decisione bellica ma è una causa. Essa è la causa del disprezzo e della solitudine, della sofferenza e della disperazione, del disagio esistenziale e della perdita di coscienza così come il motivo che rinsalda e fomenta l’odio, la violenza, l’adozione di un metro emarginante e privo di equità sociale.

Poesie cupe dove è l’angoscia della vita a fare da padrona, ansimi di tormento che il Poeta cerca di fronteggiare mediante una riflessione e un domandarsi continuo proprio mentre la guerra è in atto e spazza via le poche certezze che nel tempo si sono costruire, costringendo a vivere in quel “sacco d’ombra” che il sole non riesce a penetrare, lambiti da quel freddo “vento di morte” che non accenna ad affievolire le sue raffiche mentre sul volto scendono copiose e inarrestabili “lacrime di catrame”.

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Franco Matacotta (Fermo, 1916- Nervi, 1978)

La fisiologia del corpo umano è deteriorata a sostanze residuali e inerti come la polvere; gli organi umani sono intorpiditi al punto di aver cessato le loro funzioni, come in uno stato di letargia pronti a poter azionarsi per riprendere il ciclo della vita. Dentro, nell’interiorità, tutto è morto. Flussi vitali, circolazioni, impulsi nervosi come pure i fasci di ricordi, le emozioni vissute, le sensibilità, le caratterialità distintive, la guerra tutto ha cancellato inesorabilmente al punto che “se un coltello ci aprisse/ troverebbe polvere nel nostro cuore”. L’evento traumatico di portata universale, difficile da recuperare a livello psicologico, deriva dall’alienazione e annullamento della propria identità precedente al conflitto che porta ad esempio il giovane partigiano ad osservare, come in balia di una profonda amnesia, “Non riconosco più mio padre e mia madre/ non ricordo più il mio nome/ […]/ Non m’importa cosa son stato” al punto estremo di rifiutare la realtà: “Non m’importa se ho caldo o freddo”.

In “Parole di sangue dette ad un ragazzo massacrato dai fascisti presso il fiume Tenna”, poesia dal titolo inequivocabilmente puntuale e fotografico al contempo, Matacotta ci fornisce la truce cronica di una fucilazione sommaria  avvenuta nella campagna marchigiana. L’efferatezza della violenza è inaudibile: l’uomo cade profondamente ferito a seguito del proiettile che lo ha colpito alla “bocca d’ombra” e da lì ci narra, come avvenisse una vera de-personalizzazione dal momento che lo crediamo già morto, descrivendo esternamente le circostanze della sua dolorosa fine:

M’hanno spogliato come un rospo nero

Nero di fame, di paura e follia

M’hanno steso sul sentiero come un pezzo di biancheria.

 Parla! Parla! Ma la mia bocca di marmo,

di marmo il cielo, il sole nella mia bocca,

nuca contro la pietra, sangue nella mia gola di marmo

 Se avessi parlato non m’avrebbero capito.

 Allora mi strapparono i peli

Come si strappano spine dalle rose,

cercavano le mie parole, ma le mie parole erano sangue,

 E il mio petto un campo di trifogli rossi.

 Allora non potendo trovare le mie parole

Cercarono i miei pensieri e mi strapparono gli occhi,

coi coltelli mi frugarono nel cervello

E l’avvoltoio del buio calò su me dal cielo.

Il partigiano muore nei pressi del Tenna perché, di fede ideologica avversa a chi lo ha detenuto, ha rifiutato strenuamente di confessare o di rivelare informazioni appetibili per i nemici. La sua integrità morale e la battaglia in difesa di un mondo fondato sul riconoscimento dei diritti e della democrazia periscono dinanzi all’adozione della violenza e gli ideali partigiani, che costituirono le file della Resistenza non violenta, affogano nel clima d’odio e di vendette in quelle parole che si tingono di sangue. La lingua, da organo della comunicazione, diviene simbolo del martirio, della negazione della vita, dell’annullamento del dialogo e su di essa rimane forgiata una “scrittura di sangue” mentre il corpo martoriato del pover uomo è lasciato alla terra che nella decomposizione lo farà ritornare in essa sottraendolo allo spregio che ora lo vede straziato e circondato di  “mosche, morte [e] cecità”.

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 24-01-2016

[1] Le citazioni sono tratte da questa edizione del testo Franco Matacotta, Fisarmonica rossa, a cura di Alfredo Luzi, Edizioni Quattroventi, Urbino, 1980.

V Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”: il bando per partecipare

 

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L’Associazione Culturale PoetiKanten in unione con la rivista di letteratura Euterpe, il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi, bandisce la V edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” alla quale collaborano le Associazioni Culturali “Le Ragunanze” di Roma, “Verbumlandi-Art” di Galatone (LE).

  1. Il concorso è articolato in tre sezioni:

Sez. A – poesia in lingua italiana a tema libero

Sez. B – poesia in dialetto a tema libero (accompagnata da relativa traduzione in italiano)

Sez. C – haiku

 

  1. I testi potranno essere editi o inediti, ma non dovranno aver ottenuto un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso.

 

  1. Per le sezioni A e B si partecipa con un massimo di 3 poesie per ciascuna sezione che non dovranno superare il limite di 30 versi ciascuna. Per la sezione C si partecipa con un massimo di 3 haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana.

 

  1. Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di 10€ a sezione. È possibile partecipare a due sezioni corrispondendo la quota di 20€ o a tutte e tre corrispondendo la quota di 30€. Il pagamento dovrà avvenire con una delle modalità descritte al punto 6 del bando.

 

  1. Il partecipante deve inviare entro e non oltre la data di scadenza fissata al 15 maggio 2016 alla mail arteinversi@gmail.com le poesie con le quali intende concorrere (rigorosamente in formato Word), il modulo di partecipazione compilato e la ricevuta del pagamento. Eventuale curriculum letterario o scheda biobibliografica è gradita, ma non obbligatoria.

In alternativa, l’invio di detto materiale potrà essere effettuato in cartaceo, mediante posta ordinaria, e dovrà essere inviato a:

V Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”

c/o Dott. Lorenzo Spurio

Via Toscana 3

60035 – Jesi (AN)

Per l’invio mediante posta tradizionale farà fede la data del timbro postale.

 

  1. Il pagamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:

Bollettino postale: CC n° 001029344650

Intestato ad Associazione PoetiKanten

Causale: V Premio di Poesia “L’arte in versi”

Bonifico: IBAN:   IT19N0760102800001029344650

Intestato ad Associazione PoetiKanten

Causale: V Premio di Poesia “L’arte in versi”.

Contanti: Nel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti all’interno del plico di invio.

 

  1. Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

 

  1. La Commissione di Giuria è composta da esponenti dell’ambiente letterario: Lorenzo Spurio, Susanna Polimanti, Annamaria Pecoraro, Michela Zanarella, Valentina Meloni, Giuseppe Guidolin, Alessandra Prospero, Stefano Baldinu, Emanuele Marcuccio, Cinzia Franceschelli e Luigi Pio Carmina. Il giudizio della Giuria ha valore ultimo e definitivo ed è insindacabile.

 

  1. Verranno premiati i primi tre poeti vincitori per ciascuna sezione. I premi consisteranno in:

Primo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e 200€

Secondo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e 100€

Terzo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e libri.

La Giuria procederà a individuare ulteriori premi che saranno indicati quali “Menzione d’Onore” e “Segnalati dalla Giuria”.

La Giuria attribuirà i seguenti Premi Speciali: Premio Speciale del Presidente di Giuria, Trofeo “Euterpe”, Premio Speciale Associazione “Le Ragunanze”, Premio Speciale “Verbumlandi-Art”, Premio alla Carriera Poetica e Premio alla Memoria.

Nel caso in cui non saranno pervenuti una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per particolari opere, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.

 

  1. La cerimonia di premiazione si terrà in un fine settimana di novembre a Jesi (AN). A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso le indicazioni circa la premiazione.

 

  1. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio o per mezzo di un delegato. In caso di impossibilità, i premi potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, eccettuati i premi in denaro che debbono essere ritirati tassativamente il giorno della Premiazione dal legittimo vincitore. Parimenti, la targa in oro  messa a disposizione dalla Universum Academy – Switzerland dovrà essere necessariamente ritirata il giorno della Premiazione dal vincitore o suo delegato.

 

  1. Tutti i testi dei vincitori, dei menzionati e dei segnalati dalla Giuria verranno pubblicati nel volume antologico dotato di codice ISBN che sarà presentato nel corso della premiazione e disponibile alla vendita poi attraverso le librerie online.

 

  1. Il Premio di Poesia “L’arte in versi”, da sempre sensibile alle tematiche sociali, devolverà parte dei proventi derivanti dalla vendita delle antologie a una realtà di emarginazione o bisogno, impegnandosi a comunicare ai partecipanti del Premio della relativa donazione. Gli organizzatori del Premio si impegnano a darne comunicazione ai partecipanti a mezzo mail e mediante pubblicazione della notizia sui rispettivi spazi internet.

 

  1. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.

 

 

    Lorenzo Spurio                                                         Susanna Polimanti

Presidente del Premio                                                 Presidente di Giuria

 

 Info: arteinversi@gmail.com

Evento su FB:    Facebook_New_Logo_(2015).svg

 

  

Scheda di Partecipazione al Concorso

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Ad essa va allegata la ricevuta del pagamento.

Nome/Cognome ________________________________________________________________

Residente in via _________________________________Città____________________________

Cap ___________________ Provincia __________________Stato____________

Tel. ____________________________ E-mail _______________________

 

Partecipo alla sezione:

□ A –Poesia in lingua italiana                           

con il/i testo/i dal titolo/i____________________________________________________________

_________________________________________________________________

_________________________________________________________________

□ B – Poesia in dialetto   (specificare dialetto: _____________________)                        

con il/i testo/i dal titolo/i____________________________________________________________

_________________________________________________________________

_________________________________________________________________

□ C – Haiku

con il/i testo/i _________________________________________________________________

_________________________________________________________________

L’autore è iscritto alla SIAE?               □  SI               □  NO

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

  □ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto e per iniziative letterarie organizzate dalla rivista di letteratura “Euterpe”.

 Firma____________________________ Data ____________________________

La seconda ediz. del Premio “Poesia nel borgo” a Montignano di Senigallia (AN)

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PREMIO POESIA “NEL BORGO” – MONTIGNANO DI SENIGALLIA

PREMIO NAZIONALE – II° EDIZIONE 2016

Organizzato da : LA BIBLIOTECA COMUNALE “LUCA ORCIARI” DI  MARZOCCA, LA ASSOCIAZIONE PROMOTRICE MONTIGNANESE, IL CENTRO SOCIALE ADRIATICO E CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI SENIGALLIA.

Tipologia degli elaborati : poesia inedita (massimo 36 versi compresi gli spazi)

il concorso sarà diviso in due ( 2 ) sezioni A  e B

A  – poesia in lingua italiana

B  – poesia dialettale seguita da traduzione il lingua

Livello metrico e ritmico libero.

Le poesie non dovranno essere mai state premiate nelle prime tre posizioni di altri concorsi nazionali ed internazionali.

Tema: Libero

Modalità di partecipazione: Ogni opera dovrà essere inviata via informatica

all’indirizzo di posta        montignanopoesie@libero.it     –  per chi trovasse difficoltà inviare il cartaceo al seguente indirizzo: Biblioteca  “Luca Orciari” – Via Del Campo Sportivo,1/3    –   60019 Marzocca di Senigallia (AN)

Inserendo all’interno del plico oltre alle poesie ed i dati personali dell’autore la copia del pagamento effettuato. Farà fede il timbro postale

 Generalità da specificare nell’email: nome, cognome, età, indirizzo, telefono, email, aggiungere la copia del cedolino del versamento eseguito  in  WORD o PDF.  Gli elaborati inviati per il concorso non saranno restituiti. Inviare le poesie con  tipo carattere  Times New Roman   dimensione carattere 12.

Per la sezione B dovranno  essere allegate le traduzioni in lingua italiana  e sarà utile come valido supporto non obbligatorio allegare una  registrazione in Windows Media Audio (WMA) per una più approfondita valutazione del testo poetico. Tutte le opere saranno conservate nell’archivio del concorso. Quota d’iscrizione : il candidato può concorrere con n° 2 poesie.

E’richiesto un contributo di partecipazione, quale tassa di lettura, di 15,00 €; ( l’importo è valido per n° 2 poesie )  da versare sul Conto Corrente Bancario:

IBAN    IT 29  V  08839 21301 000050150650    BANCA SUASA CREDITO COOPERATIVO, FILIALE DI MARZOCCA Intestato:   ASSOCIAZIONE PROMOTRICE MONTIGNANESE – Strada della Grancetta s.n.     MONTIGNANO DI SENIGALLIA (AN)

Causale: partecipazione al concorso letterario nazionale  “ La poesia nel borgo”

Scadenza invio file :31-05-2016

Per i minorenni autorizzazione di uno dei genitori.  Limite di età: non possono prendere parte al concorso tutti coloro che non hanno ancora raggiunto i 15 anni di età.

GIURIA: la giuria del Premio, il cui giudizio è inappellabile, sarà costituita: da critici d’arte e letterari, poeti scrittori… i cui nomi saranno resi noti alla premiazione

Premi: per ogni categoria

1° CLASSIFICATO = targa + pergamena

2° CLASSIFICATO = targa + pergamena  

3° CLASSIFICATO = targa + pergamena

Saranno, inoltre, assegnate: menzioni speciali e menzioni d’onore, a discrezione delle associazioni e della giuria, tutti i partecipati riceveranno attestato di partecipazione.

La cerimonia della premiazione si svolgerà il 20-08-2015 in  Montignano di Senigallia AN – Nella piazzetta antistante la chiesa parrocchiale di Montignano, o, in caso di cattivo tempo all’interno della medesima Chiesa.

SVOLGIMENTO DELLA MANIFESTAZIONE

Apertura della serata conclusiva: inizio alle ore 18,15:  eventuali comunicazioni  saranno inviate tramite posta elettronica, saranno comunque visibili sui gruppi  Facebook (Amici della Biblioteca “Luca Orciari” –  POESIA E COLORI   –    RIME DI MARE  – LE PAROLE RACCONTANO – LUCE- I FIORI DELLA VITA ed altri)

È possibile contattare anche per informazioni: Elvio Angeletti:  3668642034      

Biblioteca “ Luca Orciari”   071 698046   mail: bibl07comune.senigallia.an.it    nei seguenti orari  dal lunedì al venerdì  9,00 alle 12,00  e dalle 15,00 alle 18,00

Il presidente dell’Associazione Promotrice Montignanese:  Elio Mancinelli   

Il presidente del Premio: Elvio Angeletti

Presidente onorario – Prof.ssa  Renata Sellani                                  

Montignano di Senigallia, lì 11-12-15

 

Scheda di partecipazione

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura e il tutto va inviato a entro e non oltre il 31-05-2016.

 Nome/Cognome _____________________________________________________ 

Residente in via ____________________________________Città______________ Cap ____________ Prov. _______________ Tel. ______________

 E-mail ___________________________

 Partecipo alla sezione:

□ A –Poesia in lingua

□ B – Poesia dialettale

titolo/i delle opere___________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ 

Firma______________________ Data ______________________

 □ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 □ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

 

Firma______________________ Data ______________________

“Chi mi ha ucciso?” di Giancarlo Trapanese

Chi mi ha ucciso  di Giancarlo Trapanese, PeQuod, Ancona, 2015.

copertina.jpgDiciannove personaggi, uomini e donne, di età e provenienza diverse, si ritrovano in una misteriosa villa settecentesca, situata in un luogo indefinito; sono stati invitati a trascorrervi un breve soggiorno da un chimerico personaggio: “L’Autore”. Nessuno di loro è riuscito a rifiutare l’invito, pur non conoscendone il motivo. Ma prima della cena rivelatrice di verità annunciate, in un clima ai confini della realtà, un delitto oscuro sconvolge le esistenze di tutti e provoca drammatici interrogativi. Saranno il maresciallo Luigi Braschi  e il suo amico giornalista Giorgio Catanese a condurre le indagini, mentre gli altri personaggi intrecciano trame d’amore e di risentimento: una lotta per la verità, che porta alla consapevolezza dell’inconsistenza e della mancanza di senso di ogni rigida distinzione tra realtà e irrealtà, e in generale tra piani dimensionali diversi (la villa stessa sembra essere una sorta di “stargate” tra universi paralleli).

Dopo molte pubblicazioni e importanti riconoscimenti, Giancarlo Trapanese torna sulla scena letteraria con il suo nuovo, insolito e seducente romanzo, Chi mi ha ucciso?,  un thriller metafisico,  sospeso tra reale e fantastico, che muove entro confini incerti e un tempo adimensionale, privo di schemi ordinari e punti di riferimento. Forse.

Chi è l’autore?

Giancarlo Trapanese (Ancona 22.7.1954) giornalista, scrittore, ha presentato sue pubblicazioni alla Buchmesse di Francoforte e al Salone del Libro di Torino. Ha pubblicato, tra gli altri: Se son fiori (2005), Luna traversa (2006), Da quanto tempo (2007), Sirena senza coda (2009), Quella volta che… (2010), Ascoltami (2010), Madre vendetta (2012), La giusta scelta (2013).

www.giancarlotrapanese.it

 

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Lorenzo Spurio intervista Idolo Hoxhvogli, autore di “Introduzione al mondo”

Lorenzo Spurio intervista Idolo Hoxhvogli, autore del libro Introduzione al mondo (2015) 

 

Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

Il titolo Introduzione al mondo non indica la volontà di descrivere il mondo in tutte le sue componenti o nelle sue strutture essenziali. Esaurire il mondo in un libro è un compito impossibile e perciò utopico. Il compito dell’autore e dell’arte è trascendere il fatto bruto per elevarlo a una dimensione superiore rispetto al puro resoconto. Il titolo indica l’esperienza che ognuno di noi fa di alcuni aspetti della realtà. Fare esperienza è questo: introdursi al mondo e alle sue dinamiche. Il libro è suddiviso in tre parti: La città dell’allegria, Civiltà della conversazione, Fiaba per adulti. Queste tre parti sviluppano una forma di introduzione al mondo. La città dell’allegria introduce ad alcune patologie della società contemporanea. Civiltà della conversazione introduce alle contraddizioni della vuota conversazione che opprime i nostri giorni. Fiaba per adulti è l’ingresso tragico di una bambina al mondo attraverso l’orribile esperienza della pedofilia. Il percorso dell’introduzione è questo: società, cittadini, individuo.

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L’opera

Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? La letteratura è un modo efficace per raccontare la Storia?

Nego riferimenti diretti alla mia vita, ma in ogni libro c’è anche il suo autore. Quantificare l’elemento autobiografico non è utile, ed è arduo. La vita dell’autore non conta. Quello che conta, nell’opera d’arte, è che il messaggio superi le vicende personali per raggiungere una dimensione collettiva. La letteratura – l’arte in generale – non è solo un modo per raccontare la storia degli altri e di sé: è l’unico modo. Non ci sono alternative, l’arte trasforma una vicenda personale in una vicenda universale, mostra nel volto di un personaggio i volti di un popolo, di una civiltà, di un’epoca: estrae l’universale dal particolare, ricava la Storia dalle storie.

Il processo di scrittura, oltre a inglobare motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche utilizzate precedentemente da altri scrittori. Ci sono, dietro ad alcune immagini di Introduzione al mondo, riferimenti alla letteratura colta. Alcune prose – La legge in città, Rovesciando, L’impianto del porco – riprendono un materiale letterario del passato, lo rivisitano e manipolano secondo diverse prospettive e intendimenti.

In Introduzione al mondo la componente ipertestuale è presente. I testi che compongono il libro si citano l’un l’altro, hanno un filo conduttore (allegria, conversazione, pedofilia), sono collegati come i nodi di una rete. Come indicato nella Nota, tre testi sono frutto di una riscrittura attualizzante. Ho utilizzato materiali differenti, è presente – tra i vari piani di cui si compone il testo – anche un pastiche stilistico e concettuale. Pensa a Introduzione al mondo come a una strada. In una strada sono possibili i più svariati incontri e convivono le più marcate differenze. Da qui la coesistenza di testi tra loro diversissimi, ma accomunati dal fatto di essere parte di un intero.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti e i generi letterari che più ti affascinano?

I miei autori preferiti sono l’Universo e l’Uomo. Autori che hanno contribuito a formare il mio stile sono la strada, il viaggio, la solitudine, i ristoranti con un menù inferiore ai venti euro, la prosa scritta sul ring dai pugni di Marvin Hagler. Le tendenze determinanti sono quella verso la vita e quella verso la morte. La corrente che mi ha più influenzato è quella del Golfo, non tollero invece gli spifferi. Il genere letterario per eccellenza è l’incisione paleolitica. Il miglior libro è la vita: non stanca mai, è piena di colpi di scena e possiamo scriverne qualche pagina.

Hai mai collaborato con altri nel processo di scrittura?

Non ho mai collaborato con altri. Ma la scrittura collettiva è un’operazione interessante e con esiti significativi dal punto di vista editoriale e artistico. È un’occasione di confronto, senza il quale la scrittura si atrofizza e si avvita su se stessa.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

 Il tema è complesso e la risposta può essere solo abbozzata. Per quanto riguarda l’editoria digitale, credo che l’ebook debba necessariamente essere il futuro per i periodici (non ha senso pubblicare in cartaceo un giornale che il giorno dopo deve essere buttato), per le opere di consultazione (non ha senso pubblicare in cartaceo opere che devono essere continuamente aggiornate) e per i prodotti editoriali che non hanno la necessità di diventare libro. Non credo che il libro possa essere soppiantato in toto, perché il libro e il file rimangono due cose diverse. Per quanto riguarda l’editoria cartacea: l’editoria è un’industria, non solo un’arte, e come tale è regolata dalle leggi del mercato. Tutti gli editori dovrebbero concentrarsi sul catalogo, sviluppando un’offerta editoriale capace di resistere nel tempo.

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L’autore del libro, Idolo Hoxhvogli

Premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa sono importanti per la formazione dello scrittore?

 I premi non sono utili per la formazione dello scrittore. Contano solo due cose: la vita e la lettura. Senza la vita, i libri non hanno sostanza; senza la lettura, l’autore non ha le parole. I premi sono utili per farsi conoscere dal pubblico. Non amo i corsi di scrittura. Non credo che al mondo vi sia una scuola di scrittura migliore della lettura. Sfido qualunque docente di scrittura creativa ad essere più utile della lettura di Bukowski, Henry Miller, Robert Walser, Flaiano, Calvino, Gadda o Bolaño. Un aspetto deteriore delle scuole di scrittura è l’omologazione stilistica e tematica.

A quali lettori è adatta la tua opera?

 Ai lettori capaci di intendere l’ironia di Antonio Delfini: «Questo autore ignoto che vi si presenta è quasi certamente un imbecille. Però voi non ne siete sicuri. Prendetevi la soddisfazione di dare dell’imbecille a uno sconosciuto con documenti alla mano. Acquistate le mie pubblicazioni». Ai lettori capaci di comprendere le intime ragioni del feroce pessimismo di Emile Cioran: «Se Noè avesse avuto il dono di leggere il futuro sicuramente avrebbe affondato la sua barca». Ai lettori capaci di mantenere la speranza, nonostante la speranza sia, dice Baltasar Gracián, «la più grande falsificatrice della verità».

Idolo Hoxhvogli, Introduzione al mondo, OXP, Napoli 2015.

A Marzocca dom. 6 dicembre “L’impegno civile nell’arte”

Domenica 6 dicembre a partire dalle ore 17 presso la Biblioteca Comunale “Luca Orciari” di Marzocca di Senigallia (AN) si terrà la serata dal titolo “L’impegno civile nell’arte” ideata e voluta da Elvio Angeletti e Lorenzo Spurio.

Durante la serata si presenterà il volume di poesie civili “Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile” curato da Lorenzo Spurio, Marzia Carocci e Iuri Lombardi per PoetiKanten Edizioni che contiene testi di impegno civile di oltre 70 poeti italiani sparsi in tutte le Regioni.

Interverranno alcuni dei poeti presenti nella antologia che daranno lettura ai propri testi, tra cui Elvio Angeletti, Rossana Guerra, Elisabetta Freddi, Rosanna Di Iorio, Carla Abbondi, Marco Squarcia, Gianni Palazzesi.

A seguire interverrà il prof. Armando Ginesi, critico letterario, con un ecursus di opere scelte dell’arte figurativa che hanno un chiaro messaggio etico-civile.

Si susseguiranno poi la proiezione del video “Gli argini non sono sponde” curato da Franco Patonico per l’Associazione Nelversogiusto/Senigallia- Poesia relativo all’alluvione che riguardò Senigallia nel.

Il poeta e filosofo Valtero Curzi interverrà sull’argomento con un discorso dal tema “La poesia dialettale come impegno civile”.

Saranno presenti poeti e poetesse della Associazione Nelversogiusto/ Senigallia – Poesia che hanno accettato di collaborare all’iniziativa in oggetto. Durante la serata, inoltre, verrà aperta la mostra dell’artista Liliana Battaglia.

La S.V. è invitata a partecipare.

 

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Video integrale della serata

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Elvio Angeletti, Lorenzo Spurio, Armando Ginesi
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Elvio Angeletti, Lorenzo Spurio, Armando Ginesi
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Elvio Angeletti, Liliana Battaglia, Lorenzo Spurio
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Elvio Angeletti, Matilde Avenali, Lorenzo Spurio
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Elvio Angeletti, Rosanna Di Iorio, Lorenzo Spurio
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Valtero Curzi, Lorenzo Spurio, Armando Ginesi, Salvatore Greco, Elvio Angeletti

Successo a Jesi con poeti da tutta Italia per la premiazione de “L’arte in versi”

Nell’affascinante cornice della Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni, nel cuore del centro storico di Jesi, sabato 14 novembre è andata in scena la premiazione della IV edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, un evento culturale che annualmente chiama a raduno poeti in lingua e in dialetto di ogni parte d’Italia.  Dopo tre premiazioni del premio che hanno avuto la loro location a Firenze, da quest’anno il Premio è stato trasferito a Jesi, nelle Marche, per volere del Presidente, Lorenzo Spurio, che nella nota introduttiva alla antologia del Premio ne motiva le ragioni di fondo.
La partecipazione al premio in questa edizione è stata straordinaria e la segreteria si è vista ricevere 750 poesie in italiano e 90 in dialetto che una attenta giuria composta da esponenti del panorama letterario contemporaneo ha letto e valutato con particolare attenzione.
A Jesi sabato si è proceduto a consegnare i premi a tutti quei vincitori e menzionati che la Commissione di Giuria, presieduta da Susanna Polimanti, ha deciso di attribuire. Oltre ai premi da podio per entrambe le sezioni (il 1° premio per la poesia in italiano è andato ad Aldo Tei di Latina mentre il 1° premio per la poesia in dialetto a Gaetano Catalani di Ardore-RC) si è consegnato il Premio alla Carriera Poetica alla poetessa catanzarese Marisa Provenzano. Per vedere la lista completa dei premiati a vario titolo clicca qui.
Momenti particolarmente intensi si sono avuti nella seconda parte della premiazione quando la Giuria ha voluto ricordare il poeta novolese Bruno Epifani (1936-1984) e la poetessa locale Novella Torregiani (1935-2015) consegnando ai familiari i rispettivi Premi alla Memoria. A ritirare il Premio alla Memoria a Bruno Epifani è stata la moglie Maria Rosaria Savoia dopo la lettura attenta della lunga motivazione-analisi critica sull’importante opera del marito letterato di cui molte delle liriche furono scritte durante periodi più o meno lunghi di permanenza all’estero (Al Cairo, Barcellona). Nella motivazione la giuria ha cercato di collocare con onestà intellettuale e lucidezza di giudizio esegetico l’opera di Epifani tra quelle della tradizione degli autori meridionalisti contemporanei che hanno lasciato il segno, imperniando il dialogo intimo con sé stessi sul binomio antipodale di residenza e fuga dalla terra d’origine.
Il Presidente del Premio ha, invece, dato lettura alla motivazione per il conferimento del Premio alla Memoria alla poetessa portorecanatese Novella Torregiani recentemente scomparsa. Ida Angelici ha dato lettura ad alcune sue liriche in dialetto portorecanatese impressionando il pubblico per l’intensità espressiva e l’afflato intimo tipico delle poesie di Novella Torregiani dove il canto si fa lode al creato e l’amore è una preghiera di una speranza che sempre si rinnova. Il figlio della poetessa, Gianmarco Grilli, ha letto una lettera da lui scritta assieme al fratello per ricordare la poliedricità artistica nonché la grande umanità della madre. Non sono mancati frangenti di vera commozione.
La Giuria presente in sala era composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Susanna Polimanti (Presidente di Giuria), Annamaria Pecoraro, Michela Zanarella, Elvio Angeletti, Emanuele Marcuccio, Valentina Meloni, Giuseppe Guidolin e Iuri Lombardi.
Assenti i membri di Giuria Lella De Marchi, Martino Ciano, Marzia Carocci e Salvuccio Barravecchia.
La serata è stata impreziosita dagli interventi musicali, al piano, del Maestro Piero Gentili.
All’intero della cerimonia sono stati consegnati Premi Speciali a Franco Patonico, vincitore del Premio Speciale del Presidente di Giuria con una poesia ispirata al drammatico conflitto siriano. Andrea Pergolini, invece, è risultato vincitore della Targa Universum Academy con la poesia dal titolo “Ritorneranno a fiorire i tulipani” dedicata all’amica poetessa Augusta Tomassini (presente in sala), non vedente a causa della retinite pigmentosa. A consegnare il premio sono state Lilli Simbari e Michela Tombi, rappresentanti della Universum Academy per la Regione Marche.
Il giovane Gabriele Galdelli si è aggiudicato il Trofeo Euterpe, premio espressamente voluto dalla rivista di letteratura “Euterpe” (uno degli enti che organizzano il premio) perché nato con l’intento di premiare quella poesia che in maniera particolare traccia le figure del canto, dell’allegrezza e della spensieratezza arcadica, elementi costitutivi dell’iconica e leggiadra divinità greca.
Come ogni anno l’organizzazione del Premio ha convintamente sposato una determinata causa umanitaria alla quale indirizzerà parte dei proventi derivanti dalla vendita delle antologie del Premio. Per questa edizione gli organizzatori hanno deciso di devolvere al progetto “Ospedale senza dolore” della Fondazione Salesi Onlus di Ancona che supporta l’attività di ricerca relativa al bambino ospedalizzato, con particolare riferimento alle problematiche psicologiche e psicopedagogiche, al miglioramento della qualità di vita del periodo di degenza ospedaliera dei bambini e delle loro famiglie, all’attuazione di tutte le iniziative volte a favorire i contatti tra l’ospedale e l’ambiente esterno.
Gesto di grande esempio è stato quello inaspettato e amorevole di Gaetano Catalani, vincitore del 1° premio per la sezione poesia in dialetto con il testo “Piccirigliu meu”, che ha preferito non ritirare il suo premio in denaro di 200,00 € e di donarlo al Premio, affinché potesse contribuire all’importo finale dei proventi raccolti che verranno donati alla Fondazione Salesi.
L’attestazione della donazione che verrà effettuata sarà diffusa sui canali internet degli enti organizzatori al concorso e inviata a mezzo mail ai partecipanti al concorso.
A Gennaio si partirà con la nuova edizione del Premio, le cui modalità e termini di partecipazioni rimarranno inalterati: scadenza di invio dei materiali: maggio e premiazione finale: novembre.

ALBUM FOTOGRAFICO DELLA PREMIAZIONE (Foto di Valerio Lancioni)

Per vedere l’album completo con tutte le foto dei premiati a vario titolo clicca qui.

IL VIDEO INTEGRALE DELLA SERATA

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Dal Corriere Adriatico del 17-11-2015
Dal Corriere Adriatico del 17-11-2015

SPURIO

Jesi accoglie la premiazione del IV Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”

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Dopo ben tre edizioni che hanno avuto la loro serata finale di premiazione a Firenze, da quest’anno il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” avrà la sua sede a Jesi (AN). Sabato 14 novembre p.v. presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni (Corso Matteotti 19) a JESI si terrà la  premiazione della quarta edizione del Premio.
Il concorso è organizzato dalla rivista di letteratura “Euterpe”, aperiodico online di letteratura in unione con la Associazione PoetiKanten e il format poetico-musicale Deliri Progressivi, con l’Alto Patrocinio della Universum Academy Switzerland che, nella figura del Presidente dott. Valerio Giovanni Ruberto, ha generosamente messo a disposizione una targa in oro 24 kt.
L’intera manifestazione è stata realizzata sotto il Patrocinio Morale della Regione Marche, della Provincia di Ancona e dei Comuni di Ancona, Jesi e Senigallia.
Presenzieranno LORENZO SPURIO (Presidente del Premio) e SUSANNA POLIMANTI (Presidente di Giuria) assieme a vari membri della Commissione di Giuria: Annamaria Pecoraro, Michela Zanarella, Emanuele Marcuccio, Elvio Angeletti, Salvuccio Barravecchia, Valentina Meloni e Giuseppe Guidolin, Iuri Lombardi.
Durante la serata si provvederà ad attribuire i Premi ai 1°,2°,3° vincitori assoluti per le due sezioni del Premio (poesia in lingua italiana e poesia in dialetto) che saranno così attribuiti: POESIA IN ITALIANO 1° Premio ad ALDO TEI di Latina con la poesia “Il grido della libertà”, 2° Premio a ROBERTO RAGAZZI di Trecenta (RO) con la poesia “Pensiero della sera”, 3° Premio a MAURIZIO BACCONI di Roma con la poesia “Dentro una raccolta di poesie. POESIA IN DIALETTO 1° Premio a GAETANO CATALANI di Ardore (RC) con la poesia “Piccirigliu meu”, 2° Premio ad ANNA MARIA RAGNI di Osimo (AN) con la poesia “L’onda del Conero”, 3° Premio a MASSIMO VICO di Ancona con la poesia “Legna da àrde”.  A a seguire la Giuria assegnerà i riconoscimenti indicati come Menzioni d’Onore e Segnalazioni della Giuria ad altrettanti poeti per entrambe le sezioni. 
Particolare rilevanza rivestirà l’attribuzione dei Premi Speciali così ripartiti: Premio Speciale del Presidente di Giuria a FRANCO PATONICO di Senigallia (AN) con la poesia “Quando si è persa l’anima”; Targa Universum Academy Switzerland ad ANDREA PERGOLINI di Fossombrone (PU) con la poesia “Ritorneranno a fiorire i tulipani”; Trofeo “Euterpe” a GABRIELE GALDELLI di Castelbellino (AN) con la poesia “Prologo, nonché epilogo”, il Premio alla Carriera Poetica a MARISA PROVENZANO di Catanzaro e i Premi alla Memoria conferiti alle famiglie del poeta BRUNO EPIFANI (Novoli-LE 1935 – Roma, 1984) e della poetessa NOVELLA TORREGIANI (Porto Recanati-MC, 1935 – Civitanova M.-MC, 2015).
Ad impreziosire la serata saranno gli interventi musicali del Maestro PIERO GENTILI.
A rappresentare l’Universum Academy Switzerland saranno la dott.ssa Liliana Simbari e la dott.ssa Michela Tombi, membri della Presidenza Regionale della Universum Marche.
Durante la Premiazione sarà disponibile alla vendita l’antologia del Premio contenente i testi poetici di tutti i vincitori e le motivazioni della giuria, i cui proventi derivanti dalla vendita verranno donati alla Fondazione Salesi Onlus di Ancona che il Premio, realtà umanitaria che il Premio, da sempre sensibile al sociale, ha sposato per questa edizione del Premio.
La cittadinanza è invitata a partecipare.

locandina formato piccolo

Dal “Resto del Carlino” del 10-11-2015

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