“Il Natale trafitto d’amore di Alda Merini”, articolo di Marco Camerini

Articolo di Marco Camerini 

Alda Merini, nata il ventuno a primavera del 1931, anima folle, circonflessa, circonfusa di santa sanguinaria e ipocrita, [1] guadagnò palmo a palmo i giorni di una vita segnata dalla malattia mentale e da una travagliata esperienza poetica che, avviatasi negli anni ’50 grazie anche all’attenzione di G. Manganelli, G. Spagnoletti e P.P. Pasolini, culminò, dopo le raccolte d’esordio “La presenza di Orfeo” e “Tu sei Pietro”, nella silloge “La Terra Santa (1984) e nella definitiva consacrazione letteraria degli anni ’90 da parte di editori e critici, fra cui G. Raboni e M. Corti che ne curarono autorevolmente le antologie “Testamento” (1986) e “Vuoto d’amore” (1991).

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Tra i due fondamentali poli dialettici della sua poetica, l’inappagato desiderio d’amore – di volta in volta sensuale vento selvaggio che assalta come lupo nella notte e lacerante anelito sanguinante verso braccia che mi rifiutano,[2] ma anche accorata richiesta/confessione di fedeltà e comprensione (Ti debbo parole come l’ape/deve miele al suo fiore, perché t’amo/caro, da sempre, prima dell’inferno/prima del paradiso e i toni echeggiano la Dickinson) in nome solo del quale la zingara Alda si fermerà al chiarore di una saffica luna per un unico bacio – e un’ansia religiosa reborianamente inquieta che monda ogni pulsione terrena e la proietta verso un Dio di giacenza e di dubbio dalle mitiche forze, capace di leggere negli occhi, spegnere gli ardori di folli pupille, ascoltare il fiducioso richiamo di chi dispera derisa, l’esperienza del dolore e dell’internamento. La dirompente angoscia che trattiene la poetessa nelle sue unghie e spande il proprio colore/dentro l’anima buia precipita verso l’esperienza drammatica del manicomio, parola assai più grande/delle oscure voragini del sogno, oscuro tranello – con le sue barriere inferocite di fiori e il tempo perduto in vorticosi pensieri – in cui cade come in un pozzo acquitrinoso. Ma (ancora) la luna si apre nei tetri giardini di un inferno decadente e folle, sorge il mattino azzurro fra sbarre e fascette torride e se la linea oscura del silenzio è grande si deve tentare il riscatto, perché da una stazione imbrattata di fango/si può partire verso le vie del cielo:[3] Spazio, datemi spazio/ch’io lanci un urlo inumano/quell’urlo di silenzio negli anni/che ho toccato con mano. Così la voce altissima di una donna avida di dire ripara le ali e trova rinnovate, vitali conferme: nel mai domo anelito ad un assoluto in cui viaggiare, fra il vento e il sole, per giungere alla bellezza che [mi] incalza e, superato ogni timore, annullarsi nel vigore degli alberi/il frastuono puerile dei colori/l’aroma del frutto e nella strenua adesione alle parole della Poesia, terrore del chiaroscuro/giorno e notte, amore/rimorso e perdono. E se i poeti usurai pieni di croci, soli come bestie somigliano ad una muta di cani alla periferia della terra pure, usignoli dal dolcissimo canto, non latrano invano e fanno ben più rumore/di una dorata cupola di stelle. La Merini, oste senza domande, riceve tutti solo che abbiano un cuore e orgogliosa, accorta seminatrice colma il foglio bianco – mallarmeana dismisura dell’anima – di versi i quali, brandelli di carne o polvere chiusa di un tormento d’amore, si sciolgono ungarettianamente in un canto mai facile, percorso da frequenti, efficaci sinestesie (spesso ossimoriche) ed espressionistica, a tratti violenta, tensione che rinvia a Dino Campana e, come già sottolineato, alla cifra stilistica di Rebora (putrefatto, ebbro, grondante, schianto, aggrumare solo alcuni fra i lessemi più ricorrenti nei suoi testi).

 

Buon Natale

A Natale  non si fanno cattivi

pensieri ma chi è solo

lo vorrebbe saltare

questo giorno.

A tutti loro auguro di

vivere un Natale

in compagnia.

Un pensiero lo rivolgo a

tutti quelli che soffrono

per una malattia.

A coloro auguro un

Natale di speranza e di letizia.

Ma quelli che in questo giorno

hanno un posto privilegiato

nel mio cuore

sono i piccoli mocciosi

che vedono il Natale

attraverso le confezioni dei regali.

Agli adulti auguro di esaudire

tutte le loro aspettative.

Per i bambini poveri

che non vivono nel paese dei balocchi

auguro che il Natale

porti una famiglia che li adotti

per farli uscire dalla loro condizione

fatta di miseria e disperazione.

A tutti voi

auguro un Natale con pochi regali

ma con tutti gli ideali realizzati.

****

Natale 1989

 

Natale senza cordoglio

e senza false allegrie…

Natale senza corone

e senza nascite ormai:

l’inverno che già sfiorisce

non vede il suo “capitale”,

non vede un tacito figlio che forse un giorno d’inverno

buttò i suoi abiti ai rovi.

Marina cara,

la giovinezza ti lambisce le spalle

ed è onerosa come la poesia:

portare la giovinezza

è portare un peso tremendo,

sognare fughe e fardelli d’amore

e amare uomini senza capirne il senso.

Il divario di una musica

 

Il divario della tua fantasia

non possono che prendere spettri,

perciò ogni tanto te ne vai lontana

in cerca di una perduta ragione di vita

in cerca certamente della tua anima.

 

Comune alle due liriche la visione di un Natale privo di ogni esteriore gioiosità e concessione agli aspetti più convenzionali, consolatori, finanche liturgici dell’evento. Nella prima, scandita da un ritmo di litania prosastica e dimessa, gli auguri, in ripresa anaforica, vengono formulati solo dopo l’iniziale, programmatico riferimento alla solitudine disperata di chi tale giorno “non” lo vorrebbe vivere e i dedicatari risultano immediatamente quanti vivono nel disagio, nella sofferenza, nella povertà affettiva, prima e oltre che materiale. Così, se da un lato i piccoli mocciosi vicini al cuore della poetessa assumono il volto disperato di orfani privi del calore di una famiglia e non quello lieto di bambini spensierati, protagonisti canonici della ricorrenza, dall’altro il topos del regalo è ricondotto, da oggetto materiale scintillante e superfluo, a dono tutto interiore di solidarietà e fede in ideali realizzati, attese esaudite, mai rimosse speranze di letizia.

Più complessa sul piano formale e contenutistico, la splendida “Natale 1989” – dopo un incipit connotato negativamente dall’insistito, perentorio senza che sottrae alla celebrazione ogni valenza festosa e vanifica fiduciose aspettative di nuove nascite, tanto più quella del tacito Figlio che redime – ripiega, sin dal nono verso, verso un fantasma femminile, di fatto vero protagonista/dedicatario della lirica ben più del Natale, alla fine relegato a ricorrenza/data in cui il testo è stato composto.[4] Proiezione leopardiana precocemente pensosa e non lieta, la donna vive il peso di una giovinezza nella quale l’amore, fardello di incomprensioni, disinganni, ansie irrisolte, incombe oneroso (l’eufemistico lambisce attenua solo parzialmente l’insidia) come i minacciosi vent’anni sull’Esterina montaliana di “Falsetto”, cui la poesia ci sembra rinvii anche sul piano lessicale: lontana l’avventura cui è proteso il volto della leggiadra amica del Mare, lontana va Marina – dopo aver sperimentato la ribelle diversità della propria fantasia, espressa nei dissonanti vv. 16-18 – in cerca di un possibile “varco”. Le guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.

Marco Camerini

 

L’autore della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

 

[1] Vengono riportati in corsivo i versi liberamente tratti dalle diverse raccolte dell’autrice citate nel testo.

[2] Emblematico il topos del sangue – nelle varianti nominali, attributive e avverbiali – che, insieme ad altri aspetti tematici e formali, avvicina significativamente la lirica della Merini a quella di Rebora.

[3] Al di là del riferimento al tema dell’elevazione, di origine baudelairiana, il verso ricorda da vicino l’annaspare nel fango occhieggiando le stelle di Elio Pecora in “Rifrazioni”, Mondadori 2018, p. 24 (non marginali e tutti da indagare i contatti fra i due poeti).

[4] Il componimento è tratto da Le briglie d’oro. Poesie per Marina 1984-2004, pubblicato nel 2005 da V. Scheiwiller. La Marina citata – “come Cerere e Proserpina un po’ la terra del mio canto” (A. Merini) – è M. Bignotti, curatrice della raccolta.

A Cupramontana il 14 dicembre la finale della gara poetica “Ver Sacrum”

Il 14 dicembre a Cupramontana (AN), con il Patrocinio del Comune di Cupramontana e della Provincia di Ancona, con la collaborazione della Pro Cupra, del MIG e delle Tre ciutte su comò, presso i locali dei Musei in Grotta (MIG) terremo l’evento conclusivo di questo ricco anno di iniziative, incontri, presentazioni, mostre e tanto altro. […]

via A Cupramontana il 14 dicembre l’evento pre-natalizio e la finale della gara poetica “Ver Sacrum” — Associazione Culturale Euterpe

“Il tram di Natale” di Giosuè Calaciura. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

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È la notte di Natale. Un tram percorre la periferia di una città accendendo con le sue scintille inaspettate e festose, come la coda luminosa di una stella cometa, la speranza di un presagio, di un miracolo in chi lo guarda passare e si sente estraneo al rumore blasfemo delle televisioni e all’euforia della vigilia di festa. Il tram accoglie nel suo percorso sei passeggeri tutti a loro modo infelici e poveri, qualcuno ha ancora un residuo di sogni e ricordi. Pur non conoscendosi, i passeggeri sentono una reciproca solidarietà che metterà in fuga i due Volontari della patria con lo scarabeo/bacarozzo sulla spilla e una risata di vittoria sul volto saliti sul tram con l’idea di disturbarli. La solidarietà nasce sulla soglia tra realtà e sogno in cui i personaggi e lo stesso tram si collocano e che si materializza in un neonato legato con una coperta all’ultimo sedile della vettura all’insaputa del conduttore del tram, che, blindato nella sua cabina, non vuole vedere i passeggeri stanchi e afflitti, ma ne ha pietà perciò spegne le luci interne del vagone per favorire il loro riposo. Come loro avverte la fatica e la costrizione del suo lavoro e desidererebbe guidare un bus per godere della libertà degli pneumatici. Soltanto alla fine del percorso anche lui conquistato dalla magia della notte di vigilia creatasi sul tram lo guiderà fuori dai binari.  Il racconto è condensato in cento pagine nel dispiegarsi delle sei storie, giustapposte l’una all’altra più che articolate assieme nell’intreccio, costituito dal tragitto del tram-filo conduttore tra memorie e speranza di un’improbabile epifania del sacro. Ciascun personaggio è descritto in un breve attento profilo in cui acquistano particolare evidenza gli affetti perduti e l’incerto presente. La lettura scorre agile per lo stile linguisticamente sobrio, sebbene variegato a tratti d’ironia, di suggestioni poetiche e di indugi di sincera pietas. Il tram di Natale è un bel racconto natalizio che unisce morality e impegno civile alla Dickens, ma anche alla Buzzati; richiama anche certe atmosfere liriche di umana fragilità di Ermanno Olmi.

GABRIELLA MAGGIO

L’autrice della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

 

Serata di poesia ad Agugliano per aspettare il Natale. Evento dell’Ass. Euterpe

Alla Biblioteca Comunale “Sara Iommi”

un evento dell’Ass. Euterpe

 

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi sarà protagonista sabato 10 dicembre alle ore 17 presso la Biblioteca Comunale di Agugliano, recentemente intitolata a Sara Iommi, per un evento interamente dedicato alle prossime festività religiose intitolato “Aspettando il Natale”.

La serata sarà occupata da un reading poetico al quale prenderanno parte poeti associati della Associazione e non che declameranno le loro poesie a tema sul Natale mentre una scelta di fotografie invernali e sulla festività natalizia accompagneranno visivamente i vari interventi poetici.

Saranno presenti i poeti Elvio Angeletti, Marinella Cimarelli, Michela Tombi, Laura Molinelli, Ilaria Romiti, Franco Duranti, Valtero Curzi, Cristiano Dellabella, Alessandra Montali, Luciana Latini, Renata Morbidelli, Amneris Ulderigi, Matteo Piergigli, Vincenzo Prediletto, Assunta De Maglie, Massimo Grilli, Stefano Sorcinelli, Oscar Sartarelli, Gianni Palazzesi e Rita Angelelli.

Alcuni ragazzi della locale scuola “G. Spontini” di Agugliano effettueranno degli intervalli musicali. A conclusione dell’evento si terrà il brindisi finale con scambio di auguri tra gli associati e tutti gli intervenuti. L’evento è liberamente aperto al pubblico.

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“Una lettera speciale” di Alessandra Montali, prefazione di Lorenzo Spurio

Una lettera speciale di Alessandra Montali

Illustrazioni di Manuela Testaferri – Ilari Edizioni, 2016

Prefazione di Lorenzo Spurio 

La particolarità dei racconti per l’infanzia risiede nella possibilità che il meraviglioso si realizzi. Si tratta di una potenzialità che spesso è in grado di allettare anche le menti dei meno giovani, permettendo loro di fare un bel salto dalla terra alla quale, per abitudine e noia, sono fortemente ancorati. Nella storia proposta da Alessandra Montali il meraviglioso prende forma attraverso un Babbo Natale che –a differenza delle canoniche e variegate richieste di bambini- si vede recapitare un messaggio anomalo. L’anomalia della comunicazione che il nonnino più buono di tutto il mondo riceve non risiede tanto nella richiesta –pure rivelatrice dell’esigenza di un approfondimento del significato religioso della Natività- ma nell’identità del richiedente. S’innesta, così, una sorta di colloquio intertestuale tra una tradizione assai nota e di derivazione pagana, quella appunto della figura di Babbo Natale, con una tradizione dogmatica, biblica, confessionale che ci parla di Cristo e della sua nascita.

15055815_1305045412880404_3943279718845370162_nCome ogni domanda o lettera che Babbo Natale riceve, anche questo messaggio avrà una risposta. Concretamente il vegliardo nonnino –avvalendosi della tecnologia 2.0- riuscirà a dar compimento al desiderio espresso in maniera sì appassionata e convinta da un desolato mittente, deluso dall’attualità rombante priva di virtù. Non un regalo costoso. Neppure un animale da compagnia. L’invito prontamente recepito si tramuta in un messaggio dai toni rivelatori e salvifici, dall’impronta corale che, nella profondità del suo nucleo, parla di amore e di fede. Ambiti che permeano la natura umana e consentono all’essere vivente di definirsi uomo, per mezzo di una inclinazione che fanno dell’autocoscienza e del rispetto immutato verso gli altri, i suoi principi cardine.

Lorenzo Spurio

16-10-2016

A Castel D’Emilio (Agugliano) una serata in poesia in attesa del Natale

L’Associazione Culturale “La Guglia” presenta l’evento

“ASPETTANDO NATALE…….PAROLE E MUSICA” 2015

8 DICEMBRE 2015  ore 17:30

CASTEL D’EMILIO  –  CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE  

Letture dei poeti Elvio Angeletti, Massimo Grilli, Mauro Cancellieri

INVITO CL 8 dicembre Casteldemilio-page-001

Un racconto di Natale: “Silenziosa notte” di Gianluca Paolisso

Silenziosa notte

racconto di Gianluca Paolisso

 

1Il piccolo paese di Oberndorf era avvolto nel silenzio della notte. Il solo lieve rumore che avreste potuto udire in quel tempo era la neve che lentamente si posava sul terreno ghiacciato. Praterie di bianco si perdevano a vista d’occhio fino al limitare dei boschi, che avvolti dalle tenebre apparivano come una indelebile macchia di inchiostro su un foglio inviolato.

I focolai oramai in fin di vita emanavano piccoli lampi di luce a intermittenza, che riflettendosi sui vetri delle finestre screziate d’azzurro, creavano fugaci e irripetibili giochi di colore. Nell’aria fredda dell’inverno si respirava un profondo desiderio di vita, e di riposo.

Eppure, la notte del neonato ventiquattro dicembre non portò ristoro a tutti.

In lontananza, una piccola fonte di luce nacque pian piano dalle lunghe e buie pareti della Chiesa di San Nicola.

Il Reverendo Joseph Mohr camminava nervosamente nella piccola stanza in penombra che fungeva da Sacrestia, posta esattamente dietro il lato sinistro dell’altare. Leggeva e rileggeva quasi ossessivamente un foglio: al minimo contatto, la carta sembrava bruciare più delle fiammelle ancora vive nel camino di fronte a lui. Si asciugò con l’avambraccio la fronte madida di sudore, poi sedette di peso su una sedia, reclinando il capo in avanti. “Non può essere vero!”, mormorò, passandosi entrambe le mani sul volto accaldato.

Ad un tratto, il cigolio sinistro di una porta lo fece sobbalzare:<< Chi è? >>.

:<< Stia tranquillo, Reverendo, sono io.

:<< Oh, Elizabeth …

:<< Mi scusi, non avrei voluto spaventarla.

:<< Non preoccuparti – mormorò Joseph, sedendosi nuovamente – Cosa ci fai sveglia a quest’ora?

:<< La stessa domanda potrei fargliela io – replicò la donna, il volto evidentemente provato dal sonno interrotto. L’uomo annuì lentamente, lo sguardo perso nel vuoto. Dopo secondi che parvero eterni, invitò Elizabeth a sedersi accanto al fuoco.

:<< Qualcosa vi turba, Reverendo? – Come unica risposta Joseph Mohr le porse quasi meccanicamente il foglio graffiato d’inchiostro, fonte del suo turbamento notturno: la donna ne lesse rapidamente il contenuto, gli occhi illuminati da una gioia irrefrenabile. Guardò il Reverendo, incredula.

:<< E’ il canto di Natale?

:<<Sì.

:<< Oh, che gioia, Reverendo! Tutti i fedeli del paese lo aspettavano con ansia, quest’anno più degli altri anni!

:<< Avevano paura che avessi perso completamente l’uso della penna … – replicò Joseph, amaramente.

:<< Questo pensiero ci ha sfiorati, lo ammetto, ma abbiamo sempre sperato che questo periodo passasse in fretta. Le nostre preghiere sono state ascoltate!

:<<Elizabeth, devo farti vedere una cosa>>.

Joseph condusse la giovane donna sul fondo dell’altare, dove l’imponente organo di San Nicola regnava incontrastato, diffondendo la sua ombra autoritaria fin quasi al principio della lunga navata centrale.

Elizabeth tremava per il freddo, emettendo piccoli sbuffi di vapore candido dalla bocca.

:<<Guarda i tasti – disse Joseph, indicando i lunghi rettangoli bianchi e neri disposti come soldatini sotto i loro occhi.

:<<Non vedo nulla – mormorò Elizabeth, sfregandosi le mani.

:<< Guarda meglio. – La donna si avvicinò alla tastiera, incuriosita. Nella penombra regnante sull’altare notò sottili e lunghe crepe azzurrognole estendersi sulla superficie dei tasti, a creare uno strano effetto color madreperla. Provò a premere un tasto, ma invano. Sembrava bloccato. Guardò Joseph, interdetta.

:<< Credo proprio che non ci sarà nessun canto di Natale, Elizabeth – sentenziò l’uomo, scuro in volto. La donna guardò a lungo la tastiera dell’organo, incredula.

:<<Come è possibile?

:<< Il freddo. Ha gelato quasi tutti i tasti.

:<<Quasi?

:<< Se ne sono salvati quattro- disse Joseph, inarcando le sopracciglia in una smorfia amaramente ironica – Pochi per scrivere anche la melodia più semplice, non credi? – Elizabeth si avvicinò nuovamente alla tastiera, individuando poco dopo i quattro tasti miracolosamente scampati alla morsa del gelo. suonò un accordo, poi un tasto alla volta, con estrema delicatezza … Joseph ascoltò con noncuranza i lievi tocchi di suono prodotti dalla maestosa struttura di legno morente, pensando che per la prima volta nella sua vita il Signore aveva dimenticato di ascoltare le sue preghiere. La disperazione iniziava a regnare pericolosamente nella sua anima. Come avrebbero accolto i fedeli quella improvvisa mancanza di novità? Da oltre dieci anni l’abitudine si era mutata in tradizione: un nuovo canto di Natale rappresentava l’illusoria speranza di un anno sereno, privo di guerre o divisioni. Joseph pensò che dopo quell’insuccesso avrebbe dovuto chiedere il trasferimento, e che quelli, probabilmente, erano i suoi ultimi giorni a Obendorf nella veste di Reverendo di San Nicola.

Elizabeth intanto continuava a premere i quattro tasti superstiti, lo sguardo da scolaretta concentrata: un accordo, poi un tasto alla volta, con estrema delicatezza … poi accadde. Una melodia inaspettata invase la Chiesa di San Nicola: era semplice, eppure contornata dai colori di una sconvolgente bellezza. Joseph si ridestò immediatamente dai suoi pensieri, come incantato alla vista di angelo.

:<< Risuonalo!

:<< Cosa?

:<< Questo breve fraseggio. – Elizabeth ripeté quella serie da quattro note, e vide il Reverendo Joseph Mohr tornare improvvisamente alla vita. Un sorriso di luce si dipinse sul suo volto.

:<< Ce l’abbiamo fatta, Elizabeth! – disse, abbracciandola con forza.

:<< A far cosa? – chiese la donna, perplessa.

:<< La melodia per il canto di Natale … l’abbiamo trovata, anzi, l’hai trovata. Sei un genio!

:<< Non capisco …

:<< Non importa. Ho già il seguito nel cuore e nella mente. Devo solo trovare qualcuno che possa aiutarmi a scriverla.

:<< Ci sarebbe Franz Gruber, Reverendo. È un giovane organista arrivato da poco a Oberndorf. L’ho conosciuto qualche giorno fa. Forse potrebbe aiutarla.

:<< Sì, potrebbe. – Joseph era elettrizzato e allo stesso tempo spaventato da ciò che correva furiosamente nella sua anima. D’altra parte doveva combattere un nemico impietoso come pochi: il tempo. Dalle finestre della Sacrestia iniziavano a intravedersi i primi colori del giorno. Aveva solo ventiquattro ore per convincere quel Gruber ad una collaborazione quanto mai paradossale. In una giornata avrebbero dovuto comporre la musica, fissarla sul pentagramma, e poi provarla fino alla nausea per la domenica di Natale … e con quale strumento? Certamente in paese nemmeno il musicista più appassionato avrebbe potuto permettersi un organo da piazzare in salotto. Joseph piombò nuovamente nello sconforto. Non ce l’avrebbe mai fatta.

Se aveste chiesto l’opinione degli anziani di Obendorf riguardo quell’inverno, sicuramente vi avrebbero risposto che non se ne era mai visto uno così freddo. La neve cadeva incessantemente da mesi, con piccole pause di sereno oramai dimenticate. In breve tempo il bianco aveva sommerso il paese, rendendo inaccessibili molte abitazioni e impedendo un regolare trasporto delle merci per via. Molti giovani si davano da fare con pale e vanghe per liberare le strade e le vie di accesso: il sudore si gelava sui loro colli, e ben presto, con l’andare del giorno, venivano irrimediabilmente offuscati dalle ombre della sera, divenendo essi stessi ombre di fatica e nevischio.

Quando il Reverendo Joseph Mohr uscì dalla Chiesa, un vento gelido lo investì impietosamente: si coprì il volto con la mantellina nera, guardando per un attimo il cielo: vide unicamente una massa compatta di grigio pronta ad emettere nuovi interminabili sbuffi di neve. Si incamminò a passo svelto verso la casa di Franz Gruber che, secondo le indicazioni fornite da Elizabeth, doveva trovarsi nella parte estrema del paese, al confine con il Comune di Arnsdorf.

Raramente Joseph avrebbe potuto attraversare la via principale del paese senza essere fermato da numerosi fedeli in cerca di assistenza materiale o spirituale: quella mattina Obendorf sembrava disabitata. La neve aveva costretto i più ad una reclusione forzata.

Il Reverendo, in un quadro così apparentemente desolante, sarebbe apparso come una macchiolina di inchiostro nero sfuggita erroneamente alla mano di un pittore.

:” Dovrebbe essere questa”, pensò Joseph. In effetti le indicazioni coincidevano: una piccola casa in legno situata sul limitare del bosco. Il Reverendo si avvicinò alla porta, ansimando, ma prima che potesse bussare, questa si aprì energicamente. Joseph quasi saltò dallo spavento. Un uomo dal fisico imponente e dall’aspetto burbero lo osservava con evidente sospetto.

:<< Chi siete? – chiese il padrone di casa, rivelando una voce profonda e cavernosa.

:<< Come avete fatto a sapere che stavo per bussare?

:<< Vi ho visto dalla finestra. Chi siete?

:<< Sono il Reverendo Joseph Mohr, della Chiesa di San Nicola.

:<< Non ho soldi.

:<< Oh, no, non preoccupatevi, non sono venuto per questo. Siete Franz Gruber?

:<< In persona.

:<< Bene, allora forse dovrei essere io a darle dei soldi.

:<< Non capisco …

:<< Posso? – chiese Joseph, tremando visibilmente.

:<< Oh, sì … prego, accomodatevi>>.

La casa, esternamente di una semplicità che oseremmo definire “popolare”, all’interno presentava un unico ambiente caldo e accogliente: un caminetto sfrigolava con le sue fiamme color arancio acceso, dietro una tendina un letto color panna intagliato nel legno, e tutt’intorno una mobilia semplice e frugale. Franz Gruber fece sedere il suo inatteso ospite senza troppe cerimonie. Scostò alcuni spartiti dal tavolo al centro della stanza, poi chiese:<< Allora, cosa vuole? >>. Joseph Mohr tirò un profondo respiro, poi raccontò all’organista la sua personale sventura.

:<< Posso comprendere la sua preoccupazione – esordì Franz Gruber, dopo aver ascoltato pazientemente la storia del Reverendo – Ma non capisco in che modo io possa esserle d’aiuto.

:<< Ecco … il favore che le chiedo è grande, me ne rendo conto. – Tirò un nuovo sospiro, poi decise di non perdere più tempo in inutili preamboli – Avrei bisogno di stendere con lei una melodia che sia pronta per essere suonata e cantata domani mattina in Chiesa >>. L’organista aggrottò la fronte, visibilmente stupito da quella richiesta.

:<< Lei vorrebbe comporre una melodia in un giorno, partendo da sole quattro note di base?

:<< L’ho già composta, signor Gruber. È tutta qui, nella mia mente!

:<< E dovrebbe essere pronta per la Messa di domani mattina?

:<< Sì.

:<< Che pazzia!

:<< La prego, lei in questo momento è la mia unica speranza.

:<< Me la canti, allora.

:<< Cosa?

:<< Mi faccia sentire questa nuova melodia natalizia. In caso contrario non potrò aiutarla in nessun modo>>. Joseph arrossì di colpo: stupidamente non aveva considerato quella eventualità. Non aveva scelta. Si slacciò leggermente il bavero del colletto, sorridendo nervosamente. Prese dalla tasca il foglio con il testo, dispiegandolo con cura e, dopo qualche attimo, iniziò a cantare. La sua voce era chiara e limpida, a tratti squillante. Provò una forte emozione che per attimi apparentemente infiniti provocò in lui ricordi sopiti nel fondo della sua anima. Aveva gli occhi lucidi. Franz Gruber ascoltò in religioso silenzio, fino alla fine, poi guardò a lungo Joseph, senza proferir parola. Questi fu il primo a rompere il silenzio:<< Cosa ne pensa?

:<< Lei è un tenore – rispose Franz Gruber, sorridendo impercettibilmente.

:<< Sì, ed ho qualche rudimento musicale …

:<< Notavo. Reverendo, le dico la sincera verità: penso che questa melodia sia molto bella, ma avrebbe bisogno di qualche modifica interna.

:<< Non sarei venuto da lei, signor Gruber! – replicò raggiante Joseph, porgendogli il foglio.

:<< Inoltre dovremo lavorare con poco. L’unico organo funzionante che io conosca si trova ad Arnsdorf, nella scuola elementare al centro del paese, dove insegno. Ma con questo freddo credo sia inutile anche solo pensare di muoversi. Avrei una possibile alternativa, Reverendo.

:<< Mi dica.

:<< Scrivere una partitura per chitarra e due voci soliste. In questo caso opterei per un tenore e un basso, in mancanza di un coro.

:<< Mi affido a lei, signor Gruber. Ma la chitarra …

:<< Ne ho una qui. Direi di metterci al lavoro.

:<< Certo. Signor Gruber …

:<< Mi dica, Reverendo.

:<< Grazie.

:<< Non lo faccio per lei. Lo faccio per me>>.

800px-Organo_di_Santa_Maria_degli_Angeli_e_dei_Martiri_-_Roma_-_Concerto_di_Natale_2009_-_1In poche ore i due stesero una prima bozza del canto su spartito. Franz Gruber accompagnava con la chitarra il canto del Reverendo Joseph Mohr, che pian piano vedeva nascere e consolidarsi un piccolo e inaspettato miracolo. Eppure la sua mente tornava costantemente ad una frase pronunciata dal suo collaboratore organista qualche ora prima:” Non lo faccio per lei. Lo faccio per me”. Così, davanti ad un silenzioso e fumante caffè, trovò il coraggio di chiedere:<< Cosa la turba, signor Gruber? – L’uomo alzò di scatto la testa, come una preda di fronte al predatore.

:<< Lei non è qui per confessarmi, Reverendo. La sto aiutando, e tanto basta.

:<< Non vorrei risultare invadente, ma lei poco prima ha affermato che ha accettato questa collaborazione non tanto per me, quanto per lei. Perché?

:<< Preferirei non parlarne>>. Franz Gruber si alzò, camminando lentamente verso la finestra. Joseph tacque, ripercorrendo con lo sguardo lo spartito ancora incompleto. Il silenzio si protrasse a lungo. Ad un tratto, l’organista mormorò:<< Si tratta di mia figlia. – Il Reverendo alzò lo sguardo – Non mi parla da mesi, oramai.

:<< Perché?

:<< Non lo so. Vede, sua madre morì due anni fa … un incidente. Fu un duro colpo per tutti. Ecco, da quel momento Katrine ha iniziato pian piano ad allontanarsi da me: nutre nei miei confronti un odio inspiegabile. È come se ogni suo sguardo volesse ricordarmi le mie responsabilità per la morte della madre. Forse ha ragione: non sono mai stato un padre e un marito esemplare, e questo mi fa soffrire ancor di più tutte le volte che sento la sua mancanza. Dopo qualche tempo decise di lasciare la nostra casa a Mariapfarr, e si trasferì qui a Obendorf dalla sorella della madre. Non la vidi per due anni. Solo pochi mesi fa ho trovato il coraggio di trasferirmi qui, con la speranza di trovare un lavoro che potesse mantenermi, e soprattutto con la speranza di rivederla. Il lavoro è arrivato: insegno musica ai bambini della scuola comunale di Arnsdorf …

:<< E Katrine?

:<< Ogni volta che ci incontriamo per strada, fa finta di non vedermi, e passa oltre.

:<< Capisco.

:<< Mi ha chiesto perchè questa collaborazione aiuta più me che lei … Ecco, Reverendo, è molto semplice: non riuscirei a vedere la mia vita separata da uno strumento musicale o da uno spartito. La musica mi ha sempre salvato dalla crudeltà della vita. Alle volte immagino che ogni mia piccola composizione possa arrivare nel cuore e nella mente di Katrine, e che possano farle comprendere quanto io, in tutto questo tempo, non abbia mai smesso di amarla.

:<< Forse lei lo sa. – disse Joseph, scaldandosi le mani sulle pareti della tazza ancora colma di caffè.

:<< Non lo so, Reverendo. Non so più nulla. Rimettiamoci al lavoro, vuole?

:<< La ringrazio, signor Gruber. Non so come avrei fatto senza il suo aiuto. – disse Joseph, osservando le prime ombre della sera far capolino sui tetti di Obendorf.

:<< No, Reverendo. Lei ha aiutato me, più di quanto possa immaginare. E, so che le sembrerà strano, ma vorrei chiederle un favore.

:<< Dica pure.

:<< Lasci che sia io ad accompagnarla domani mattina. – Joseph sorrise, scuotendo il capo.

:<< Avevo giusto bisogno di un basso. – A quelle parole il Reverendo strinse la mano dell’organista, che sorrise a sua volta con sguardo complice, poi si incamminò nel bianco della strada, stringendosi alla mantellina ondeggiante nel vento. Pian piano la sua ombra scomparve nelle spire del buio.

Franz Gruber respirò a pieni polmoni l’aria della sera, percependo una fetta di gelo trapassargli il petto con dolce violenza. Poi mormorò, quasi a se stesso:<< Benvenuta, silenziosa notte >>.

Finalmente arrivò il tanto atteso venticinque dicembre. Arrivò il Natale.

Quella mattina, la neve non cadde. Un cielo terso si affacciò sulle case e i selciati di Obendorf, che sembravano respirare il sereno con avidità, come volessero trattenerlo per sempre nei loro cuori di legno e pietra. I radi stormi di uccelli in volo potevano osservare dall’alto un paese improvvisamente tornato alla vita, dove centinaia di puntini neri in movimento si dirigevano lentamente, a piccoli gruppi, verso la Chiesa di San Nicola. Le campane suonavano a festa, annunciando la divinità, o forse solo la grande umanità di un uomo.

Alla fine della cerimonia, Il Reverendo Joseph Mohr abbracciò con un sorriso tutti i fedeli di Obendorf, seduti in religioso silenzio, in attesa. Discese lentamente le due file di scale che separavano l’altare dall’inizio della navata centrale, avvertendo un lieve brivido corrergli lungo la schiena. Il momento era arrivato:<< Come potete vedere – esordì, indicando il lato destro dell’altare, sul quale svettava una piccola pedana in legno a più livelli – quest’anno non avremo un coro. E, fino a pochi giorni fa, io stesso credevo di non poter mantener fede alla nostra vecchia tradizione. – Lievi mormorii si sollevarono vivacemente dall’uditorio – Eppure – continuò il Reverendo – il Signore non ha smesso di ascoltare le nostre preghiere.>>. Con un cenno della mano, invitò Franz Gruber a salire sull’altare: egli avanzò con sicurezza, la chitarra in mano, gli occhi evidentemente provati da una forte emozione. Sedette al fianco del Reverendo, che rimase in piedi, gli occhi rivolti verso un punto indefinito. Ad un tratto, lievi arpeggi di chitarra risuonarono nella Chiesa, leggeri come una brezza che bagna gli alberi sul far della sera. Il pizzicare delle corde diradava nel freddo un silenzio fatto di sospiri.

Dopo minuti che parvero eterni, un applauso fragoroso, simile alla pioggia che batte sui vetri di una finestra. Molti fedeli, commossi, non potevano far altro che abbracciare il vicino, scossi da una gioia incontenibile. Altri rimasero in silenzio, come incantati da un’ eco sconosciuta.

Joseph Mohr guardò il signor Gruber. Piangeva. Posò delicatamente una mano sulla sua spalla, in segno di ringraziamento, ma l’organista non vi fece caso: il suo sguardo si perdeva negli occhi di una ragazza seduta tra le prime file, le mani giunte come ad implorare perdono.

Poco dopo, sul sagrato di San Nicola, centinaia di fedeli si strinsero intorno al Reverendo Joseph Mohr, confuso nell’animo da quell’inaspettato e tumultuoso calore. Ringraziava tutti, e gli sembrava di non aver ringraziato nessuno; sorrideva distrattamente, come se il suo animo fosse distante dal presente, ancorato alla magia di un canto. Si guardò intorno, alla ricerca del signor Gruber, ma invano: sembrava essere scomparso.

Ad un tratto, vide Elizabeth farsi spazio tra la folla, saltellando graziosamente come una ragazzina:<< Reverendo! – esclamò, abbracciandolo con forza – è stato … Oh mio Dio!

:<< Elizabeth – riuscì ad articolare Joseph, stretto in una morsa di ferro – Grazie …

:<< Non so cosa dire.

:<< Non dire nulla, ma lasciami respirare! – La donna sciolse l’abbraccio, ricomponendosi con evidente imbarazzo.

:<< Mi scusi, Reverendo, sono così felice! Questo nuovo canto è meraviglioso, unico … non ho mai ascoltato nulla di simile!

:<< Hai visto il signor Gruber, per caso?

:<< Reverendo, non mi prestate attenzione – replicò Elizabeth, offesa.

:<< Perdonami – disse Joseph, lo sguardo perso oltre la folla che pian piano andava disperdendosi – Vorrei solo ringraziarlo per quanto ha fatto.

:<< Eccolo, Reverendo! Lo vede? – disse la donna, indicando un punto lontano – E’ in dolce compagnia>>.

Joseph vide l’organista sul limite estremo del sagrato parlare con una ragazza dai capelli rossi color fuoco. I due si abbracciarono a lungo, poi la giovane donna si incamminò verso casa. L’organista la vide scomparire nel bianco, passandosi un avambraccio sulle gote rigate di lacrime.

:<< Signor Gruber.

:<< Oh, Reverendo …

:<< Era Katrine?

:<< Sì. Pensavo che non mi avrebbe salutato.

:<< E invece? – l’organista alzò le braccia al cielo.

:<< Come può sentirsi un uomo felice, Reverendo?

:<< Non lo so – disse Joseph, sorridendo – ma credo che non se la passi poi così male.

:<< Sono d’accordo con lei! Sa’, penso che la musica mi abbia salvato ancora una volta.

:<< E’ il destino degli uomini di spirito: essere salvati dalle loro stesse creazioni. Il divino respira in tutte le melodie della terra >>. Joseph strinse la mano di Franz Gruber – Ora vada da lei. La starà aspettando. Buon Natale, signor Gruber.

:<< Anche a lei, Reverendo. E grazie >>.

Non appena Franz Gruber fu a debita distanza, Joseph vide Elizabeth camminare con passo lento verso di lui. Come aveva previsto, ancora una volta la sua innata curiosità sembrava non conoscere confini.

:<< Hai origliato.

:<< Solo qualche parola, Reverendo. – Joseph scosse il capo, con aria di falso rimprovero. Respirò profondamente, passando un braccio sulle spalle della donna.

:<< Sai, Elizabeth, credo di aver imparato una cosa importante in questi due giorni. L’amore non può perdersi mai. Per quanto si cerchi di allontanarlo, alla fine ritorna sempre ad invadere il nostro animo, più forte di prima. Da sole quattro note può rinascere una serenità che credevamo perduta.

:<< E’ un miracolo …

:<< Sì, Elizabeth.

:<< A proposito, Reverendo: come mai non ha raccontato ai fedeli la verità?

:<< Quale verità?

:<<  La storia dell’organo.

:<< Nessuno dovrà mai saperlo. – la interruppe Joseph, risoluto – Nessuno!

:<< Non posso raccontarlo nemmeno a mio marito?

:<< Elizabeth!

:<< Va bene: saprò mantenere il segreto.

:<< E’ una promessa.

:<< Certo, Reverendo, ma si ricordi che le prime quattro note sono frutto della mia creatività. Lo rivendicherò sempre e comunque. >> Elizabeth si avviò trionfante verso il paese, canticchiando la melodia che poco prima aveva incantato l’intera popolazione di Obendorf.

Joseph Mohr, sconsolato, alzò gli occhi al cielo, mormorando:<< Signore, dammi la forza! >>.

Joseph Mohr scrisse il testo della celebre canzone natalizia “Stille Nacht” nel 1816. Trasferitosi nella cittadina di Obendorf nel 1817, chiese al musicista Franz Xaver Gruber di comporre la musica per le sue sestine, in un arrangiamento per due voci soliste, coro e chitarra. Non è noto il motivo per cui venne fatta questa richiesta.

 Nel giro di pochi anni, la canzone si diffuse in tutte le diocesi di Salisburgo, e poi in tutta Europa. La versione italiana, dal titolo “Astro del Ciel”è una libera composizione del prete bergamasco Angelo Meli, pubblicata nel 1937.

 

 QUESTO RACCONTO VIENE QUI PUBBLICATO SU GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.

 

Concorso CHRISTMAS CAROLS – I racconti di Natale

CHRISTMAS CAROLS – I Racconti di Natale
Concorso letterario – selezione racconti

PREMESSA
Approssimandosi il periodo natalizio, da sempre caratterizzato editorialmente da uscite e proposte dedicate alle feste, abbiamo pensato di provare anche noi di Creativity Station un qualcosa che potesse inserirsi in questo filone. Vista l’esperienza che da quasi un anno portiamo avanti con le pubblicazioni in pdf del magazine Creativity Papers e gli e-book allegati “I Quaderni”, abbiamo pensato di indire un concorso per racconti che abbiano un temo natalizio o in qualche modo legato all’inverno, fra i quali selezionare i migliori e raccoglierli in un e-book che sarà scaricabile dal web. Come negli altri concorsi che abbiamo già organizzato, la partecipazione sarà completamente gratuita, così come l’editing e la preparazione dell’e-book, non richiederemo alcun contributo agli autori dei racconti selezionati.
Sottolineamo come la pubblicazione sarà realizzata allo scopo di promuovere autori e racconti interessanti, e verrà ampiamente pubblicizzata sulla rivista Creativity Papers che ha un seguito di lettori notevoli, ed è quindi un’occasione che riteniamo importante per tutti gli scrittori interessati a raggiungere un pubblico cospicuo.

REGOLAMENTO

Art. 1 – I PROMOTORI
Il concorso/selezione viene indetto dal forum letterario Creativity Station. La selezione dei
racconti viene effettuata dai membri dello Staff, e il giudizio sui testi è a loro assoluta
discrezione, e insindacabile.

Art. 2 – OGGETTO E REQUISITI DEL CONCORSO
Il concorso ha come oggetto l’invio di massimo due racconti per ogni partecipante. I
racconti possono anche essere già editi (in forma cartacea, digitale, compreso il
precedente inserimento in siti web, blog, forum, altri concorsi ecc.), purché comunque di
proprietà dell’autore che li propone, o per i quali l’autore ha il diritto di distribuzione.
L’autore si impegna a garantire che i racconti siano frutto del proprio ingegno e si assume
ogni responsabilità, anche legale, in caso di appropriazione indebita di testi altrui e
violazione di copyright.
I racconti possono essere anche di genere (fantasy, horror, fantascienza, storici), purché
rispettino il tema del concorso.
La lunghezza del testo deve essere compresa tra gli 2.000 e i 20.000 caratteri (o battute),
spazi compresi.
I racconti devono essere scritti in lingua italiana. Qualora contenessero brani in altra lingua
o in dialetto, non assimilabili a termini o citazioni correntemente utilizzate e comunemente
note, dovrà essere fornita una traduzione.

Art. 3 – PARTECIPANTI
Il concorso/selezione è aperto a chiunque, senza vincoli di nessun tipo.

Art. 4 – MODALITÀ
1) Il concorso/selezione è ASSOLUTAMENTE GRATUITO, non è prevista alcuna spesa per i partecipanti.
L’inserimento dei testi e la selezione, avverrà ESCLUSIVAMENTE SUL FORUM CREATIVITY STATION, con le seguenti modalità:
2) Chi intende partecipare deve essere iscritto o iscriversi a CREATIVITY STATION (iscrizione assolutamente gratuita, basta scegliere un nome utente e una password, e fornire un indirizzo e-mail).
3) Gli utenti possono utilizzare il loro nome proprio o uno pseudonimo. I testi vanno inseriti all’interno della sezione del forum dedicata al concorso.
La sezione è ACCESSIBILE SOLO ALL’AUTORE E AI MEMBRI DELLO STAFF del forum. Questo per garantire che i racconti non vengano letti da altri utenti o visitatori del forum fino al momento della pubblicazione dell’e-book. Per accedere a questa sezione gli autori dovranno richiedere al momento dell’iscrizione al concorso l’abilitazione agli Amministratori del forum, tramite messaggio privato, nel quale dovrà essere allegato un indirizzo e-mail valido per le comunicazioni durante le selezioni.
Una volta effettuata la selezione dei racconti, lo Staff inizierà l’editing degli stessi. Eventuali modifiche sui testi saranno comunque discusse ed effettuate col consenso dell’autore. A termine concorso, gli autori dei testi selezionati, dovranno fornire le loro generalità complete, e il consenso al trattamento dei loro dati secondo termini di legge. I testi rimangono di esclusiva proprietà dell’autore, compresi tutti i diritti di sfruttamento e divulgazione.

4) Il concorso/selezione RIMANE APERTO FINO ALLA MEZZANOTTE DEL 15/11/2011.
Se a tale data non si sarà raggiunto un numero minimo di racconti selezionabili tali da poter costituire una raccolta di almeno 10-15 racconti, il concorso sarà reso nullo. Dopo la chiusura del concorso, inizierà l’editing dei racconti e i lavori per la preparazione dell’e-book, che uscirà indicativamente il 10 dicembre 2011.

Art. 5 – PREMI
Il premio, come precedentemente specificato, consiste nell’inclusione dei racconti ritenuti migliori nell’antologia in e-book che pubblicheremo on line.

Art. 6 – GIURIA
La giuria opera in maniera insindacabile. È composta dai membri dello Staff di CREATIVITY STATION, e dalla redazione della rivista CREATIVITY PAPERS. Per qualunque informazione e comunicazione in ogni fase del concorso, i referenti sono gli Amministratori e Fondatori di CREATIVITY STATION:
Roberto Sonaglia, Samanta Sonaglia. 

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