Esce “Nei giardini di agapanthus”, antologia a cura di Massimo Pasqualone

Articolo di Lorenzo Spurio

Dopo la riuscita iniziativa editoriale voluta dal critico letterario abruzzese prof. Massimo Pasqualone dal titolo Oltre il silenzio. La parola al tempo della pandemia che ha visto partecipare nei mesi scorsi un totale di centoquindici poeti e scrittori diffusi su tutta la Penisola, esce in questi giorni un nuovo progetto. Si tratta della corposa antologia dal titolo Nei giardini di agapanthus. L’amore al tempo della pandemia, edita per i tipi di Teaternum di Sambuceto. Questo nuovo volume raccoglie le meditazioni di oltre novanta scrittori da tutta Italia, con la copertina di Eugenia Tabellione. Il nuovo volume – sempre sotto l’egida attentissima e la dotta curatela del prof. Pasqualone – si apre con un suo intervento critico dove si domanda: “Che cosa resterà dell’amore dopo la pandemia?” e a tale interrogativo – così difficile eppure necessario – cerca di far prevalere ragioni di speranza che possano dettare una sorta rigenerazione – non solo fisica, ma anche emotiva – difatti così annota: “Che cosa del noi, della relazione, dello stare insieme dopo che questo tempo sospeso sarà finito e le ore riprenderanno il loro cammino usato? Gli è che torneranno le parole, le parole abbraccio, bacio, noi, insieme, le parole amore, amicizia, relazione. Torneranno le parole, tornano sempre le parole si fanno speranza, sorriso, io/tu, sanno di vita, di futuro, di domani, sanno di poesia, di fuoco, di fango, di te. Torneranno le parole, tornano sempre. Nei giardini di Agapanthus, i poeti e gli scrittori, i saggisti e gli entronauti hanno dato vita ad una meravigliosa sequela di riflessioni sul tema, perché l’amore al tempo della pandemia è lo stesso del prima e del dopo pandemia, l’amore è, è stato e sarà. Sempre e comunque.”

Nell’opera – che presto verrà presentata nel contesto spagnolo, a Fuerteventura (Canarie) – sono presenti contributi di Elvio Angeletti, Stefania Barile, Santina Bartolomei, Ecle Bonifacio, Martina Anna Buffa, Paolo Caioni, Lilliana Capone, Giustino Carinci, Antonietta Aida Caruso, Matteo Casale, Elba Casasanta, Cesarina Castignani Piazza, Fabio Castrignano, Ersilia Daniela Cataldo, Gabriella Cesca, Annalena Cimino, Luca Clemente Cipollone, Isabella Cipriani, Claudio Cirinei, Giuliano F. Commito, Franco Criscuolo, Antonio Crivellari, Claudia D’Angelo, Laura D’Angelo, Nicola D’Angelo, Sandra De Felice, Concezio Del Principio, Grazia Depedri, Nico De Simone, Silvio Gabriele Di Cecco, Gabriele Di Donato, Pierlisa Di Felice, Annamaria Di Lorenzo, Mario Di Paolo, Massimo Di Prospero, Monica Ferri, Caterina Franchetta, Maddalena Frangioni, Lilla Giancaterino, Mauro Giangrande, Elisabetta Grilli, Michele Illiceto, Flora Alberta Lembo, Antonio Lera, Lucia Lo Bianco, Giulia Madonna, Mario Monachesi, Lidia Mongiusti, Maria Carinta Naccarella, Gabriella Paci, Leda Panzone Natale, Maria Luisa Parca, Miriam Pasquali, Giovan Pietro Passoni, Giuseppina Pelliccione, Monica Pelliccione, Annita Pierfelice, Anna Polidori, Maria Tommasa Primavera, Annella Prisco, Maria Pia Putignano, Irma Radica, Paola Ranalli, Bruno Ricci, Manuela Roberti, Bianca Maria Romano, Antonella Roncarolo, Anna Rossetti, Angela Rossi, Annagrazia Ruscitti, Bruno Sambenedetto, Diana Scutti, Estela Soami, Mirella Spinello, Lorenzo Spurio, Don Marcello Stanzione, Eugenia Tabellione, Sandra Vannicola, Tiziano Viani, Ciro Giovanni Vittorio, Antonio Zenadocchio.

LORENZO SPURIO

Massimo Pasqualone esce con il “Quarto dizionario emozionale”

Si terrà il prossimo 4 ottobre, a partire dalle ore 17, presso il Palazzo Ducale di Torrevecchia (Chieti), la presentazione ufficiale del più recente libro del poeta e critico letterario abruzzese prof. Massimo Pasqualone, Presidente dell’Associazione Irdidestinazione di Francavilla, noto anche per essere il principale organizzatore del Premio letterario e rassegna d’arte “Kalos”. La nuova pubblicazione è il quarto volume del progetto relativo alla sua opera del Dizionario emozionale che porta, quale sottotitolo, Arte e poesia al tempo della pandemia. La preziosa opera si apre con una prefazione di Eugenia Tabellione mentre la copertina, curata dalle Edizioni Sigraf, è di Raf Dragani.

Nel volume Pasqualone raccoglie i testi critici d’arte e letterari scritti negli ultimi due anni attorno a una serie di autori, poeti, scrittori e artisti, del panorama culturale italiano contemporaneo, che verranno illustrati dal prefatore del libro Eugenia Tabellione, dal presidente e dal direttore artistico di Marsarte Maurizio Lucci e Francesco Subrani e dal sindaco di Torrevecchia Teatina, Francesco Seccia.

Il critico letterario prof. Massimo Pasqualone

Tra i numerosi autori del quale il critico abruzzese si è occupato in questo volume collettivo figurano:

Monica Pelliccione, Aldo Palmas, Paldo Paldo, Carlotta Desario, Mario De Santis, Lorenzo Spurio, Roberto Lasco, Lidia Mongiusti, Diana Scutti, Anmary Annah Dezio, Antonio Di Biase, Mario Di Paolo, Monica Ferri, Liberata Grilli, Rosa Mannetta, Vinia Mantini, Tiziano Viani, Bruno Dorigo, Giuseppe Pennella, Annita Pierfelice, Enza Nardi, Stefania Barile, Liliana Capone, Claudio Cirinei Siviero, Elvira Delmonaco, Bakita Demonte, Ezio Forsano, Roberto Chirico, Piera Bachiocco Feliziani, Giuseppe Orlandi, Emanuela Rocco, Liliana Fioretti, Ermete Iacovella, Vito Antonio Rossi e Mattia Rossi.

Nella prefazione, Eugenia Tabellione sottolinea: “Il Quarto dizionario emozionale contiene trentacinque testi critici d’arte e letterari redatti dal prof. Massimo Pasqualone che ha saputo brillantemente cogliere e coniugare gli aspetti personali e stilistici di ogni opera. Da sempre, attento e sensibile conoscitore delle dinamiche artistiche, ha sviscerato e svelato ogni singola cifra espressiva, affinché anche il profano possa essere guidato e illuminato. Il Prof. Pasqualone diviene, così, un facilitatore tra chi crea e chi fruisce, cercando di sanare quella frattura, che nella società contemporanea si sta ampliando sempre di più, tra artisti e fruitori.”.

Diario poetico ai tempi del Coronavirus: poesie e riflessioni di Antonietta Langiu

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio

Con l’autorizzazione dell’autrice, che mi ha inviato in anteprima questi testi poetici (da lei definiti “pensieri”) e pagine di un diario personale, sono felice di dare diffusione sul mio blog di questi contributi della poetessa e scrittrice Antonietta Langiu che aiutano a capire il momento di disagio e di sofferenza vissute in questo drammatico momento sociale dettato dalla paura del contagio, dalle restrizioni sociali e, in linea generale, da una messa in crisi della nostro comune vivere.

Antonietta Langiu

Antonietta Langiu (Berchidda, SS, 1936), laureata in Sociologia a Urbino, vive da molti anni a Sant’Elpidio a Mare (FM), senza dimenticare la sua terra, la Sardegna, cui “ritorna” spesso con i suoi scritti. Numerose le opere pubblicate tra racconti, saggi e testi monografici: Sa contra – Racconti sardi (1992; riedito 2014), Dietro la casa, libro per ragazzi con schede didattiche (1993), Sas paraulas-Le parole magiche (1999; riedito 2008), L’amica Joyce, libro d’arte (1999), Maestre e maestri in Italia tra le due guerre (co-autrice L. Durpetti), libro di ricerca e storia orale (2004), Immagini lontane (2005), Lettera alla madre (2005), Joyce Lussu. Bio e bibliografia ragionate (co-autrice G. Traini) (2008), Lungo il sentiero in silenzio- Dalla Sardegna all’Europa: diario di vita, di viaggi e di incontri (2008), La linea del tempo (2014), Tessiture di donne (2017). Diversi racconti, corredati da incisioni e inseriti in libri d’arte, si trovano presso raccolte pubbliche e private a Fermo, Fabriano, Urbania, Ancona, Venezia, Aachen e Copenaghen. Saggi e racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie NAE, l’immaginazione, nostro lunedì, Proposte e ricerche, Sardegnasoprattutto e El Ghibli.

“Confini e orizzonti: l’Alieno COVID-19”

Chi combatte

non si arrende

a un presente alienato.

Chi ha lanciato l’innesto

ha scalfito la natura umana   

malato anche lui

se ne sta in disparte.

Quando e a che cifra

tornare indietro

e come è possibile tornare?

Il tempo è corto

l’incontro è difficile

solo da lontano

possiamo salutare

chi come noi

soffre in silenzio.

L’attesa si fa sempre

più remota

ma dobbiamo ritornare

per riprendere

gli istanti perduti

per un’errata

scala di priorità.

Fermiamoci per il tempo

dell’ascolto e della lettura

separati ma vicini

in attesa di un Sempre

che non potrà essere lontano.

Ho scritto questi versi in un momento particolare… Giovedì 26 marzo, mi ha mandato un messaggio WhattsApp l’amico giornalista di Nuoro, Antonio Rojch: era preoccupato per l’invasione del Coronavirus, anche perché soffre spesso, come me, di fibrillazione atriale e le medicine che prende potrebbero, secondo lui, facilitare il contagio. L’ho tranquillizzato, perché mia figlia medico non me ne ha assolutamente parlato. Mi ha risposto, ponendomi altre domande e ciò fino all’una e mezza di notte. Non poteva dormire… e a quel punto neanche io ci riuscivo più, così ho provato a scrivere… Non credo di essere stata positiva, se non attraverso una specie di tunnel luminoso alla fine: “…separati ma vicini/ in attesa di un Sempre/ che non potrà essere lontano.” e gliel’ ho spedita.

Una riflessione è necessaria, anche se non mi sono lasciata sopraffare del tutto dalla paura: stiamo perdendo il senso della nostra esistenza in uno scenario di solitudine, nell’angoscia di un’offensiva e di un attacco decisivo per la sorte di tutti. La nostra è una vita sospesa… Fino a quando?

Niente sarà come prima: un primo passo verso un possibile ritorno alla normalità potrà essere quello di abbandonare ogni teatro di guerra e riportare a casa tutti i nostri militari impegnati in varie missioni all’estero, e utilizzare i risparmi per acquistare materiali sanitari che ci consentano di salvare molte vite umane. Le massime Istituzioni Nazionali e i rappresentanti politici dovrebbero, inoltre, fare un appello generale a tutte le nazioni per sollecitare la sospensione immediata delle operazioni di guerra in atto. Intanto il COVID 19 si espande nel mondo intero. Dobbiamo difenderci, se possibile, ma come?

Ci insegna qualcosa questa pandemia? Sì, ci sono delle precauzioni che dobbiamo assumere per l’incolumità nostra e altrui, tenere conto delle relazioni sociali che ci mancheranno, delle preclusioni negli spostamenti, della capacità di tutti e di ognuno di accettare una realtà terribile. Sono degli imperativi categorici che dovranno improntare il cammino per una rinascita, se abbiamo fatto tesoro degli errori e compiere una vera e propria rivoluzione nella nostra vita:

-rimodellare una società fatta di privilegi e di sperequazioni sociali;

-cambiare una realtà pervasa di disfunzioni ambientali, di disservizi e di inefficienze;

-recuperare una nuova coesione sociale;

-essere parsimoniosi e selettivi, rinunciare al superfluo e concentrarci sull’indispensabile;

-riconsiderare i diritti fondamentali quale la salute e l’istruzione, riconosciute dalla Costituzione come imprescindibili e irrinunciabili;

-attivare la ricerca, dando la possibilità di lavoro e di studio ai tanti giovani costretti a lasciare la propria terra d’origine.

E tutto ciò per cambiare la nostra società prima che sia troppo tardi.

“E per un tratto ancora su tutta la contrada incupì la notte. Ma l’alba non era lontana.” Si tratta della lapidaria epigrafe scritta dal parroco berchiddese, un bravissimo predicatore in tutta l’isola, e scrittore, Pietro Casu, a conclusione del suo libro capolavoro: Notte sarda (il primo romanzo che ho letto da ragazzina), quasi un epitaffio e una metafora che fotografa l’abisso nel quale siamo sprofondati, in attesa di un’aurora di speranza e di ripresa, contro il mostro alieno: incolore, inodore, insapore e allo stesso tempo feroce, aggressivo e crudele.

E per lui io resto a casa, tu resti a casa, egli resta….

Restiamo tutti chiusi a casa, che è diventata una specie di carcere. Intorno regna un silenzio enorme: non passa nessuno per la strada. Ci stiamo rendendo conto, tutti, dell’immensità di quanto stiamo vivendo, ma tanto vera è la sofferenza di questa tenebra, tanto lo è la speranza e la luce che ci porta oltre… perché la vita è più forte della morte… e bisogna crederci.

Altro pensiero

Ognuno è solo

in questo mondo in frantumi

in questo tempo senza nome

in questi momenti sospesi

dove un nemico invisibile

attenta alle nostre vite.

Bisogna stare assieme

la natura umana lo vuole

ma io sono sola

anche tu sei solo

nel silenzio assordante

che ci circonda.

Siamo tutti soli

nessuno incontra l’altro

 nella nebbia che scende

a coprire i dolori e i pianti

nell’attesa di un domani

che appare lontano

e che forse non ci sarà.

Altro pensiero…

È come se il tempo

si fosse fermato

e sei ritornato bambino.

Hai bisogno di una mano

che stringa la tua

hai bisogno di una madre

che ti accarezzi il viso

hai bisogno di spazi verdi

pieni di fiori e di profumi

quelli che ti avvolgevano

quando eri fanciullo

là tra i cespugli

di mirto e di lentisco

pieni di nidi di uccelli

che cantavano la primavera.

Altro pensiero…

Ho voglia di passeggiare

di evadere da queste

giornate murate

senza respiro.

Ho voglia di passeggiare

per fuggire all’assedio

che chiude le nostre case

e non ci fa vedere il sole

e non ci fa sentire il mare.

Ho voglia di passeggiare

per interrogare il cielo

le nuvole che fuggono alte

nell’azzurro infinito

gli alberi vestiti a festa

nella primavera alle porte.

Ho voglia di passeggiare

di partire per arrivare

senza impegno

non so dove

di vedere gli uccelli

che volano cinguettando

verso paesi lontani.

Ho voglia di passeggiare

per assaggiare l’aria

con il naso e con la pelle

per ritornare alla vita

al saluto gioioso con il vicino

al contatto nudo con gli altri

quelli che abbiamo sempre visto

e i tanti mai incontrati.

Altro pensiero…

In questo tempo crudele

in questo mondo in frantumi

dove non ci è dato di essere

tutto ci spaventa tutto ci deprime.

Chi può proteggere il nostro cuore

chi risvegliare la nostra anima

inaridita dalla solitudine

e dalla paura del mostro invisibile?

L’ansia incalza i nostri passi

ma non possiamo andare e correre

gli amici di un tempo non ci sono più.

Nel nostro vagare nel nulla

solo buio e silenzio

e mascherine sui volti

di chi passa lontano.

Non sai se recitano

o se fuggono da qualcosa

che si nasconde

vicino a te a me a noi.

Dobbiamo stare al riparo

nelle nostre case per meditare

e ascoltare nel profondo noi stessi

cambiare la nostra vita

per salvarla dall’inutilità

e dall’indifferenza.

Solo così potremo guarire

per fare scelte più giuste

acquisire nuovi modi di vivere

che possano salvare l’uomo

la sua umanità e il mondo intero.

E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore.

Esce “Il tempo sospeso”, antologia di poeti e saggisti al tempo del Coronavirus a cura di Giuseppe Bova (Rhegium Julii)

Nelle scorse settimane, in tempo di emergenza per il Corona Virus, il sig. Giuseppe Bova, Presidente del noto Circolo Culturale “Rhegium Julii” di Reggio Calabria, ha lanciato l’iniziativa editoriale di un’antologia di poesie, dal titolo Il tempo sospeso, che in questi giorni è felicemente stata pubblicata.

Bova, nel presentare il progetto, aveva osservato: “Davanti a certe emergenze ci sono due modi per esprimere la propria personalità: la prima è meno inclusiva e vede gli uomini rintanarsi impauriti e passivi  nel proprio guscio aspettando che, grazie ad altri, il malessere passi; la seconda più inclusiva e partecipata vede gli uomini farsi testimoni del presente, lanciarsi in campo aperto per cercare la parte migliore di sé da donare agli altri. Tra questi ultimi ci sono certamente quelli che hanno concorso alla stesura di questo libro e quelli che, per loro natura, silenziosamente ma concretamente si impegnano a progettare e lavorare per costruire un futuro migliore”.

La pubblicazione, a cura del Circolo Culturale “Rhregium Julii” di Reggio Calabria ha visto l’importante collaborazione dell’Editrice Sperimentale reggina con la Fondazione mediterranea.

A continuazione, il testo della prefazione al volume, stilata dal sig. Bova (che con comunicazione privata ha acconsentito alla pubblicazione online e alla diffusione su questo spazio virtuale):

Copertina IL TEMPO SOSPESO_page-0001Nei ricorsi della storia, un destino non sempre provvido e benigno, ha esposto il Creato a diverse difficoltà, inspiegabili e drammatiche, che l’uomo ha affrontato con grande forza d’animo e determinazione, scrivendo pagine talvolta eroiche e commoventi. Il più delle volte si è trattato di catastrofi naturali (terremoti e maremoti, inondazioni, uragani, fenomeni vulcanici, epidemie, altre tragedie imprevedibili), altre volte di appuntamenti causati dall’uomo stesso (guerre, uso delle armi chimiche, terrorismo, razzismo, individualismo esasperato, lotte religiose e di potere), che hanno avuto alla base di tutto l’egoismo personale, l’ambizione smodata di potere e di conquista, la spinta all’arricchimento personale o di casta, la discriminazione ideologica e religiosa, lo sfruttamento indiscriminato delle classi povere e dell’ambiente, l’incapacità di sostenere con equilibrio i controversi problemi di ogni tempo. Questi mali hanno dato luogo ad ogni forma di violenza, di sopraffazione, di conculcazione dei diritti (penso all’apartheid, alla schiavitù, agli attuali fenomeni di terrorismo, all’intolleranza, alle discriminazioni razziali, alle diseguaglianze sociali che sono sfociati in ogni forma di genocidio e, solo recentemente, a oltre 3 milioni di morti per fame. Ma è proprio nei momenti più difficili che l’uomo ha saputo generare la catarsi con forme di rigenerazione della coscienza, della creatività, del pensiero, con uomini che hanno tentato di promuovere un nuovo cammino della storia e dell’arte e della poesia.

I sentimenti che esplodono come un magma dentro la grande anima hanno trovato nuove strade per recuperare l’umanità perduta, desideri di armonia, di rispetto dei contesti ambientali e climatici; tutto ciò con un grande beneficio verso quanti come noi, hanno bisogno d rimettere ordine a quella dispersione etico-morale e comportamentale che, nel tempo, ha generato una diffusa e arida indifferenza verso gli ultimi e i diversi (penso alla politica dello scarto di cui parla Papa Francesco).

Ci sono state voci inascoltate che per generazioni hanno denunciato con un grande lirismo il malessere della terra e dell’uomo. Penso a Fernando Pessoa ((il violinista pazzo), a Stephen Spender (Poesie), ad Albrecht Hauhofer (Sonetti di Moabit), a Ghiannis Ritsos (Epitaffio Makronissos), a Costantino Kavafis (Poesie nascoste), a Paul Eluard (Poesie), a Blas De Otero (Que trada de Espana), a Rafael Alberti (Ritorni dal vivo lontano), a José Agustin Goytisolo (Prediche al vento), a Federico Garcíia Lorca (Romancero gitano), a Gerardo Diego (Clausura a volo), a Jesus Lopez Pacheco (Delitti contro la speranza), a Franco Costabile (La rosa nel bicchiere), a Boris Pasternak (autobigrafia), ad Attila Jozef ( Gridiamo a Dio), ad Osip Mandel’Stam (Poesie), a Eugenij Evtushenko (Le betulle nane), a Sergej Esenin (Poesie), a Josif Brodskij (Fermata nel deserto), a Leopold Sedar Senghor (Poemi africani), ad Ernest Hemingway (88 poesie),a Gregory Corso (Benzina), a Miguel Angel Asturias (Parla il gran lengua), a Ciril Zlobec (Nuova poesia jugoslava), senza dimenticare Pablo Neruda, Quasimodo, Montale, Elio Filippo Accrocca, Alfonso Gatto, Ungaretti, Solinas e tanti altri ancora.

“Tale dura e tenace sequenza” – dice Walter Mauro – “ha finito per ampliare il concetto di libertà che oggi vuol dire angoscioso dolore di colui che viene ridotto all’impotenza della mente e della ragione… con la capacità e la forza insita nella parola poetica di intuire e farsi interprete di percezioni e vibrazioni interiori dell’umanità, la letteratura in versi ha voluto e dovuto accompagnare fedelmente i moti più segreti e reattivi dell’uomo comune, assimilarne i temi di fondo, viverne la pena ed il tormento, situarsi insomma a fianco dei miseri, dei diseredati, dei perseguitati, dando sangue e voce ad un canto di libertà diventato patrimonio comune, inestimabile ricchezza dell’intera umanità.

La raccolta che qui presentiamo IL TEMPO SOSPESO è il contributo di tante voci del nostro tempo che hanno sentito forte l’urgenza del dire, di cogliere la struggente condizione umana di chi ha dovuto affrontare una battaglia impari con uno dei mali più implacabili della storia dell’uomo: il coronavirus.

Le poesie sono state composte da poeti soci e simpatizzanti del Circolo Rhegium Julii e da poeti del nostro Paese che hanno partecipato attivamente alle attività promosse dal nostro Circolo.

Condividere queste liriche per noi, significa entrare in sintonia con il sentire più autentico del popolo italiano, percepirne i sussulti, le angosce, i sentimenti spesso di abbandono e d’impotenza. Significa stringere una mano, chiamarsi presenti, cercare una strada per la catarsi di un’intera umanità che, dopo gli errori, le arroganze, le incurie e le macerie lasciate per strada, cerca ora una ricomposizione dello spirito e dell’anima nella certezza che non tutto è finito e c’è sempre il tempo del riscatto.

E par le pouvoir d’un mot/ je recommence ma vie/ je suis né pour te connaitre/ pour te nommer / Libertè. (Paul Eluard).

Sono benvenute tra noi le voci di tutti quelli che lottano, di quelli che esercitano la cultura della solidarietà, della pace e del rispetto del pianeta e della sua storia culturale e umana, di quanti hanno speso la loro esistenza per garantire la libertà e la vita.

 

GIUSEPPE BOVA

Presidente del Circolo Culturale Rhegium Julii

“Poesie della quarantena”, l’antologia curata da Paolo Gambi che raccoglie i testi letti in diretta Instagram nel tempo di pandemia

copertinaebookÈ appena uscito il volume “… E tu poi contribuire con un verso”, antologia curata dallo scrittore Paolo Gambi (Ravenna, 1979) che raccoglie poesie lette da decine di persone nelle dirette sul suo profilo Instagram durante la quarantena. Il motto con cui tutto si è mosso è “la Bellezza sta già salvando il mondo. Ma ciascuno di noi deve fare la propria parte”. Quanto più difficile è il momento tanto più le persone hanno bisogno di poesia. L’arte e la poesia sono la risposta giusta. Curano. Salvano. Il titolo fa eco alle parole del grande poeta statunitense Walt Whitman: “il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso”.

Così tutte le sere della quarantena, alle 21, Paolo Gambi ha ospitato, sul suo profilo Instagram dirette poetiche: persone si prenotavano e portavano, ciascuna, una propria poesia accompagnata dalla poesia di un grande poeta della storia. Si è creata un’intimità. Alcune persone molto assidue sono diventate una sorta di “apparato critico” alle poesie che venivano lette. Moltissime persone sono state “battezzate” alla lettura in diretta, proprio durante questa esperienza. Si è creata una vera e propria rete poetica.

All’inizio erano una ventina, poi una cinquantina, poi un centinaio, poi qualche centinaio. Una sera sono arrivati a 2400. C’era di tutto – osserva lo stesso Gambi – in questo bellissimo gruppo: diciottenni e persone adulte da ogni parte d’Italia, studentesse e disoccupati, pasticcere e professoresse, italiani all’estero e nuove italiane delle più varie origini. E tanti, tantissimi giovani e giovanissimi. Veramente un arcobaleno di storie, tutte unite intimamente grazie alla Poesia.

Si sono affacciati su questo spazio anche importanti poeti contemporanei tra i quali Maria Grazia Calandrone, Luigia Sorrentino, Davide Rondoni e Christian Sinicco. Con un suo contributo è apparso anche lo scrittore Diego Galdino.

E tutto questo ha dimostrato che la Poesia, se lasciata vivere fra la gente, resta sempre un grande strumento di crescita e conoscenza. Il volume, appena pubblicato, ha subito conquistato il primo posto nella classifica “poesia” e “antologia di poesie” di Amazon.

Hanno preso parte a questo progetto, con un loro contributo (in ordine alfabetico): Camilla Acampora, Leonidas Andraos, Maristella Angeli, Marco Astolfi, Brenda Bagni, Yuri Baldacci, Ivano Bersini, Cristina Bertazzini, Vincenzo Bertolo, Alessandro Bonvegna, Selene Buda, Davide Buonocore, Leonardo Caltabiano, Stefano Calzola, Lidia Calzolari, Simone Carluccio, Michaela Cinková, Erica Ciuffo, Domenico Colletta, Giacomo Coniglione, Antonella Corna, Antonio Corona, Giuseppe D’Alessio, Chiara Dambrosio, Valentina Demuro, Flavio D’Ippolito, Vernalda Di Tanna, Siham Doulkidah, Maria Luigia Esposto, Faber Plautinus Agrestis, Marco Ferrando, Andrea Francis, Luca Gamberini, Luca Giacomozzi, Benedetto Ghielmi, Serena Guidara, Giuseppe La Rosa, Sabrina Lenzi, Marzia Libro, Jacheline Loi, Donatella Lo Schiavo, Riccardo Magni, Salvatore Mangione, Valentina Marino, Valeria Medeghini, Carlo Molinari, Valerio Moro, Simon Natural, Laura Pacchioni, Rebecca Pace, Sabrina Padolecchia, Fiorella Palmieri, Francesco Pasqual, Maria Grazia Pellegrini, Luciano Porro, Salvo Portanova, Luciano Rolandi, Wassim Romdhani, Martina Rosai, Rebecca Santegidi, Alice Sbrogiò, Imma Schiena, Giada Signorini, Serena Squatrito, Tiziana Stasi, Francesco Tomesani, Silvana Tosatto, Elena Varaldo, Stefania Viappiani, Mattia Vignola, Federica Ziarelli.

L’antologia è già acquistabile su Amazon sia in formato digitale Kindle al costo di 2,99€ che in formato cartaceo al prezzo di 10,30€, cliccando qui.

“L’aurora di New York geme. Note sul Lorca americano” saggio di Lorenzo Spurio

Sullo spazio culturale online “Alla volta di Leucade”, diretto dal professore Nazario Pardini, nella data del 6 maggio 2020 è stato pubblicato il saggio “L’aurora di New York geme. Note sul Lorca americano” di Lorenzo Spurio, introdotto da questa nota di apertura dello stesso Pardini:

La prima parte è contraddistinta da uno scritto del critico Lorenzo Spurio e, a continuazione, nella seconda parte, si trova la traduzione dallo spagnolo all’italiano fatta dallo stesso critico, di un articolo apparso ieri sul quotidiano spagnolo “La Vanguardia”. Articolo veramente interessante, da cui emerge la versatilità dell’autore che sa adattare il linguaggio a qualsiasi ambito scritturale. Conosciamo bene, oramai, l’eclitticità di Spurio, la sua vena filologica, ma soprattutto il suo impegno critico dalle innumerevoli occasioni letterarie che ha elaborato sia sulla sua importante rivista (Euterpe) che in cartaceo. E qui ne abbiamo la conferma. Nell’articolo che ha tradotto figura, nel corpo del saggio, la statua di García Lorca nella Piazza Santa Ana di Madrid alla quale è stata posta la mascherina per via del Corona virus. Nel saggio ci sono un paio di brevi accenni a questa pandemia che stiamo vivendo”.

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La statua di Federico García Lorca in Plaza Santa Ana a Madrid con la mascherina. Foto tratta dall’articolo su “La Vanguardia” citato nel saggio.

Leggi l’intero saggio su “Alla volta di Leucade”

Leggi l’intero saggio su Academia.edu