Il padre della Neo-Avanguardia. Ricordando Alfredo Giuliani (1924-2007). Intervento a cura di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi 

Anti-poeta fu definito e la sua poesia, non-poesia. Niente di più falso fu mai detto a livello letterario su Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 23 novembre 1924 – Roma, 20 agosto 2007). Eppure in pieni anni Duemila questo scrittore è da molti volutamente dimenticato ed etichettato come poeta difficile, rivoluzionario, antipoetico poiché è andato contro i canoni della tradizionale poesia italiana. Affermazione vera in stretta misura, poiché se da una parte assistiamo a una distruzione letteraria, dall’altra alla rimodulazione della poesia medesima, che per l’appunto è riformulata dalle ceneri di quella prodotta fino allora, continuando così l’infinito discorso della poesia, senza interrompere e creare da capo un nuovo genere letterario, come invece molti critici ritennero e ritengono ancora oggi.

dPoesia dal cammino errabondo la sua, che vuole condurci verso l’esistenza, le cose, la materialità e verso azioni fulminee e abbaglianti. Poesia che può essere concepita come un intimo diario di probità, composte di emblemi e da messaggi, che trasformano i pensieri e le emozioni in oggetti. In poche parole, possiamo definire la sua esperienza poetica, come una poesia collage, in cui questo lessema indica la creazione di un inedito tempo poetico in grado di far compiere alla poesia un cammino fatto di schegge che si fermano e riprendono il loro cammino, grazie anche a una melodia dolce e pulsante al tempo stesso.

Poesia degli oggetti, ma anche poesia dell’esistenza oggettivata rappresentata nei suoi attimi brumosi, ovvero, una poesia che rappresenta un’esistenza pulita e decontaminata, da ogni tipo di banalità. Una poesia, quella del Giuliani, sulla quale tanti scrittori e critici si sono espressi, ma sono dell’idea che le migliori parole spese per questo poeta sono state quelle di Pier Paolo Pasolini che definì la poesia del poeta pesarese, come una rottura della canonica lingua italiana, in particolar modo della sua grammatica e della sua impostazione tipografica, attuata da un poeta dalle origini neo-crepuscolari, ma dallo spirito frenetico e rivoluzionario.  

Il 1955 è l’anno della raccolta poetica Il cuore zoppo, le cui liriche possono considerarsi le prime prove poetiche del Giuliani, che si muovono fra la canonica poesia e una produzione lirica colma di reminiscenze poetiche, in particolar modo di poeti inglesi e francesi. Questi primi componimenti puntano alla creazione di attimi palpitanti che, attraverso il legame diretto con i lettori, vogliono provocare un’involontaria e fortissima folgorazione, che sappia convivere insieme a una fulminea eccitazione etica ed esistenziale. 

Il 1961 è l’anno della raccolta I Novissimi. Poesie per gli anni ’60, opera che Giuliani curò editorialmente e filologicamente, in riguardo alle poesie dei suoi amici poeti (Pagliarani, Balestrini, Sanguineti, Porta). Liriche surrealiste e neo-crepuscolari e allo stesso tempo intensamente avanguardistiche, poiché analizzano schizomorfamente il Mondo, umiliandone di conseguenza i suoi messaggi oceanici. Queste poesie, inoltre, mutano tutto ciò che è emotivo in cerebrale e modificano i sentimenti in filosofie. Per quanto riguarda la loro metrica, sono liriche composte con versi lunghi e in pausa che creano magicamente delle poesie senza fine.

Opera che può essere vista come un perfetto esempio di Nuova Avanguardia Letteraria, poiché eliminava l’inconscio e il subconscio, derideva mostruosamente la realtà, e adottava una versificazione dodecafonica. Queste liriche partono dall’analisi degli “oggetti”, per poi creare un confuso e sanguinante pensiero; vogliono riflettersi nella realtà permettendo così agli uomini di oltrepassare e scavalcare i loro specchi spirituali.

Per Giuliani l’esistenza degli uomini si realizza nell’irreale desiderio, di immergersi nella vera spazialità esistenziale, ovvero, quella composta dalla vita e dalla dipartita. Opera che attribuiva al linguaggio un ruolo soverchiatore nei riguardi della logicità borghese attraverso scelte formali che si basavano sull’ironia pungente, sulla canzonatura e sullo straniamento nei confronti del canonico linguaggio letterario. La poesia è vista come strumento di rafforzamento della vivacità e come un trauma linguistico, che permetta di ritrovare il messaggio di un avvenimento direttamente condivisibile. Una riformulata scrittura poetica che doveva diminuire la linfa dell’Io e che non doveva più guardare a lessemi casti e candidi, bensì a lessemi comuni e oggettuali.

Il 1965 è l’anno della raccolta Povera Juliet e altre poesie, composto di liriche costruite con “oggetti” e colme di aggraziate incoerenze, di delicate e nobili gioie, di crudeli e deturpanti improvvisazioni. Opera in cui i personaggi instaurano dialoghi insensati e alienanti, fatti di voci sconosciute catturate dalle vulgate giornaliere. Scopo di questa raccolta era quello di canzonare il dato soggettivo, attraverso la fusione del vero con l’irreale.

download (2)Il 1969 è l’anno della raccolta Il tautofono: 1966-1969, di vitale importanza nella produzione del nostro, poiché in essa si esprime nella sua massima potenza, la forza neoavanguardistica. Opera costruita con registri e melodie che si addossano gli uni sugli altri, fino a sfidare la logica dell’impossibile. Più nel dettaglio questa raccolta liricizza l’interrotto e muto dramma del personaggio-protagonista principale, ovvero un pazzo e sognatore della realtà che vuole creare un colloquio psico-sociale. Desiderio che rimarrà inappagato, lasciando in questo modo nell’animo del personaggio-protagonista, un monologo “spirituale” senza diritto di replica.    

Nel 1993 e nel 2003 escono le ultime due raccolte di successo Ebbrezza di placamenti e Poetrix Bazaar. In questi suoi ultimi capolavori, Giuliani verseggia intimi soggetti, colmi di auto-ironia e di enigmaticità. In particolar modo nella raccolta del 1993 assistiamo a un’esposizione senza nessuna traccia sperimentale ma allo stesso tempo il compito di queste liriche, è quello di soddisfare esigenze surreali. Inoltre Giuliani, recupera le emozioni colte con il contatto diretto dell’Io con le cose e le vicende, che fanno parte del surreale e dell’ignaro.     

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Una carriera, quella di Giuliani, che non fu solo caratterizzata dalla poesia, ma anche dal movimento letterario denominato Gruppo 63 che partorirà l’opera Gruppo 63. La nuova letteratura, a cura di Alfredo Giuliani e Nanni Balestrini, che punterà sulla concezione della poesia trattando di conseguenza anche i suoi scopi. Un movimento che vedrà la collaborazione di scrittori e intellettuali di spicco, come per esempio il poeta Giorgio Manganelli e il pittore Gastone Novelli. Non solo un’analisi della poesia, ma anche uno studio del romanzo, che secondo Alfredo Giuliani, doveva essere studiato partendo dal poema didascalico Il Tesoretto di Brunetto Latini. Non possiamo però, prima di passare alla rivista Quindici, non dire due parole su questo importantissimo movimento letterario, che rivoluzionò il concetto stesso di poesia, il quale non durò solo per quegli anni, ma arrivò fino ai giorni nostri.

Movimento dall’intellettualismo rivoluzionario, oltranzista e dal linguaggio ragnatelico che emarginò il concetto d’impegno e quello della lirica pedagogica per lasciare il posto a un’adorniana visione poetica, ovvero una lirica spiazzante e “sanguinaria” nei riguardi della società italiana degli anni ’60. Una poesia che, secondo gli intellettuali del Gruppo 63, doveva essere in primis un’investigazione di sé medesima. Il principale scopo di questi intellettuali fu quello di creare un’inedita vulgata lirica e prosastica, in grado di esprimere la vacuità messaggistica del Novecento, attraverso l’utilizzo di parole e architetture confusionarie, spezzettate, irregolari e di creare una metrica neutra composta da infiniti versi sintattici, vacue canonicità melodiche e allo stesso tempo animata da principi e caratteri topografici. Una metrica, che fu affiancata dall’utilizzo di fiacchi e vacui discorsi. Il merito che ebbe questo movimento all’interno della Storia della Letteratura Italiana fu quello di aver oltrepassato sul versante esegetico, una certa lezione editorialistica leggera e raffinata che si basava su periodici clandestini e per questo difficilmente leggibili. Come tutte le cose che hanno un inizio, anche quest’esperienza intellettuale ebbe una fine decretata dall’anno 1967, che vide la “morte” per l’appunto del Gruppo 63.

quindici-giornale-mensile-gruppo-1967-numero-3d57c873-7522-414d-a47e-6a592f1ce76b.jpgIn questo stesso anno, però, nacque la rivista Quindici, curata totalmente dal poeta pesarese. Differentemente dall’esperienza del Gruppo 63, questa rivista voleva arrivare sia ai letterari sia a coloro che erano completamente ameni di letteratura. Scopo che divise fortemente i suoi collaboratori interni distinguendoli in due schieramenti, cioè in coloro che avevano spiriti innovatori e coloro che, invece, avevano animi conservatori e di conseguenza erano propensi a una canonica rivista letteraria fatta di analisi critico-filologiche. Divisione che si risolse con la chiusura definitiva della rivista che avvenne col numero del 19 del marzo 1969. Una rivista di vitale importanza per quegli anni, poiché compì una rivoluzione socio-culturale e intellettuale, scagliandosi ferocemente contro l’ideologia universitaria, comunicativa e “commerciale”. 

  

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:

  1. Antognini, Scrittori Marchigiani del Novecento, Ancona, Bagaloni Editore, 1971, 2 vol., Tomo II – Poeti.
  2. Barilli – A. Guglielmi, Gruppo 63. Critica e teoria, Milano, Feltrinelli, 1976.
  3. VV., Letteratura Italiana. I contemporanei, Milano, Marzorati Editore, 1977, 6 vol., Tomo VI.
  4. Martellini, La Poesia delle Marche (Paragrafi per una genesi), Forlì, Forum/Quinta Generazione, 1982.
  5. Cecchi – N. Sapegno, Storia delle letteratura italiana. Il Novecento, Milano, Garzanti, 1987, 2 vol., Tomo II.
  6. Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1991, 2 vol., Tomo II.
  7. Paolo Pasolini, Descrizioni di descrizioni, Milano, Garzanti, 1996.
  8. Lorenzini, Poesia del novecento italiano. Dal secondo dopoguerra a oggi, Roma, Carocci, 2002.
  9. Borsellino – W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana, Milano, Motta Editore, 2004, 16 vol., Tomo XV – Il Novecento. Sperimentalismo e tradizione del nuovo – Parte prima.
  10. Cucchi – S. Giovanardi, Poeti Italiani del Secondo Novecento, Milano, Mondadori, 2004, 2 vol., Tomo II.
  11. Casadei, Il Novecento, Bologna, Il Mulino, 2005.
  12. Bignami, Letteratura italiana. Il Novecento, Sesto San Giovanni, Edizioni Bignami, 2006.
  13. Casadei – M. Santagata, Manuale di letteratura italiana contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  14. Colasanti – A. Cazzini Tartaglino – T. Iannini, Letteratura italiana. Schemi riassuntivi, quadri di approfondimento, Novara, De Agostini, 2011.

Alfredo Giuliani in Dizionario Biografico degli Italiani (www.treccani.it).

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Gli “Scritti marchigiani” di Lorenzo Spurio all’Alexander Museum di Pesaro il 28 aprile

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Venerdì 28 aprile alle ore 19, ospite del Conte Alessandro Nani Marcucci Pinoli, il poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio presenterà presso la sontuosa location dell’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro il suo nuovo saggio, “Scritti marchigiani”, edito da Le Mezzelane Editore di Santa Maria Nuova. Il volume, arricchito da numerosi scatti dello stesso autore fatti in vari luoghi suggestivi delle Marche, contiene scritti critici di Spurio tra cui saggi, recensioni e prefazioni ad autori marchigiani. Prosegue così il suo serio e intenso impegno nei confronti della letteratura locale, un lavoro che viene pubblicato un anno dopo dalla nota opera antologica “Convivio in versi” (PoetiKanten Edizioni, 2016) che Spurio ha presentato ampiamente nei maggiori centri della Regione. Durante la serata interverrà il Conte Alessandro Nani Marcucci Pinoli e, a seguire, Rita Angelelli, Direttore editoriale delle Mezzelane Editore. A completamento della serata si terrà un recital poetico durante in quale interverranno i poeti Elvio Angeletti, Franco Patonico, Piero Talevi, Michela Tombi, Stefano Sorcinelli, Raffaele Rovinelli, Oscar Sartarelli, Franco Duranti, Valtero Curzi, Vincenzo Prediletto, Laura Corraducci e Germana Duca Ruggeri. L’evento, organizzato dalla Ass. Culturale Euterpe di Jesi di cui Spurio è presidente, vedrà anche una interessante esposizione di sculturee lignee, opere d’arte dello jesino Leonardo Longhi. Con lui anche Stefano Vignaroli, autore del romanzo “L’ombra del campanile” che ha curato “Dalle immagini alle parole”, una antologia in cui ciascun opera scultorea di Leonardo Longhi ha ispirato dei racconti scritti da autori jesini.

Info:

http://www.associazioneeuterpe.comass.culturale.euterpe@gmail.com 

“L’amore al tempo dell’integrazione” a Pesaro l’11 nov.

antologia-iomVenerdì 11 novembre alle 19 presso la Galleria degli Specchi dell’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro (Viale Trieste n°20) si terrà un evento organizzato dalla Associazione Culturale Euterpe di Jesi, la presentazione al pubblico della antologia “L’amore al tempo dell’integrazione” a cura di L. Spurio, S. Vignaroli e A. Montali, volume di poesie e racconti a scopo benefico che beneficerà l’Istituto Oncologico Marchigiano (IOM). La presentazione sarà introdotta da Nani Marcucci Pinoli e sarà condotta da Lorenzo Spurio ed Alessandra Montali, curatori del volume. Interverranno alcuni poeti e scrittori inseriti nell’opera che daranno lettura ai propri componimenti. Tra di loro: Elvio Angeletti, Vincenzo Prediletto, Michela Tombi, Oscar Sartarelli, Marinella Cimarelli, Stefano Sorcinelli, Leonardo Longhi, Matteo Piergigli, Anna Maria Rita Daina, Stefano Vignaroli.

Info:

http://www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com 

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Domenica 21 agosto a Marotta con la poesia civile

LA POESIA CIVILE A MAROTTA
DOMENICA 21 AGOSTO SI PARLA DELLA ANTOLOGIA “RISVEGLI”

Domenica 21 agosto alle ore 21:15 a Marotta (PU) nello spazio del Parcheggio di Villa Valentina si terrà un evento poetico destinato a parlare di poesia di impegno civile. L’evento, organizzato dalle Associazioni Chiaro-Scuro e dal Circolo Culturale Marotta, sarà aperto con i saluti di entrambe le presidenti, rispettivamente Ketty Perrone ed Ersilia Riccardi. Il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, curatore del volume antologico Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2015) introdurrà la serata che vedrà poi l’intervento del prof. Raffaele Taddeo, prefatore del medesimo volume. A seguire letture poetiche dei poeti Elvio Angeletti, Anna Maria Berni, Ivana Biagetti, Rossana Di Iorio, Elisabetta Freddi, Daniela Gregorini, Rossana Guerra, Michele Miano, Gianni Palazzesi, Franco Patonico, Fiorina Piergigli, Maria Pia Silvestrini, Marco Squarcia e Lorenzo Spurio. 

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Dal “Resto del Carlino” del 20-08-2016

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Da sx: Lorenzo Spurio, Elvio Angeletti, Raffaele Taddeo, Ersilia Riccardi, Maria Pia Silvestrini, Fiorina Piergigli, Elisabetta Freddi, Anna Maria Berni, Daniela Gregorini

 

“La natura amica e la difesa del silenzio: la poetica di Michela Tombi”, a cura di Lorenzo Spurio

La natura amica e la difesa del silenzio: la poesia di Michela Tombi

a cura di Lorenzo Spurio 

 

Ascolto il silenzio che è tanto bello,

ed osservo il cielo plumbeo.[1]

La poetica di Michela Tombi, poetessa pesarese che negli ultimi anni ha ottenuto vari riconoscimenti in premi letterari, si caratterizza per la soavità dei contenuti e la descrizione attenta del suo mondo personale e ambientale. Il linguaggio, sempre sostenuto da introspezioni molto profonde, sembra manifestare una certa allergia nei confronti delle forme retoriche che spesso, banalmente e smodatamente, vengono impiegate in poesia con lo scopo unico di impressionare il lettore o di sviarlo da una più diretta interpretazione.

Nelle poesie di Michela Tombi non c’è niente di ermetico né di ostico, tutto è felicemente trasposto sulla carta con una forma semplice in grado di raggiungere tutti, con un’esattezza descrittiva che si sposa a un’efficace restituzione di immagini. Sebbene siano presenti in alcune liriche versi che reiterano la parte introduttiva, non siamo dinanzi a delle vere e proprie anafore, piuttosto –sembrerebbe- all’esplicitazione di un ragionamento che la Nostra va facendo, man mano, a voce alta, rendendoci partecipi delle sue disquisizioni e pensieri.

La prima plaquette pubblicata si trova sotto il titolo di Dedica al mistero (2013) ed è ben evidente da questo titolo quanto la Nostra, oltre ad essere particolarmente affezionata –come si vedrà- al mondo naturale, sia legata anche al mondo della filosofia, dell’elucubrazione, della religione ossia a tutte quelle brache dello Scibile che non hanno direttamente prova concreta di applicazione. In maniera particolare è necessario osservare che tutte e tre le sillogi poetiche si aprono con varie citazioni poste in esergo, in apertura al testo, che la Nostra deve aver selezionato con particolare cura sentendosi molto riconosciuta in tali definizioni sul senso dell’esistenza, sulla complessità umana, sul valore della natura. Ho sempre riconosciuto in chi cita una persona concreta e riconoscente che fa a meno di dar sfoggio delle sue conoscenze e studi per impiegare, invece, passi ed estratti particolarmente rilevanti per il suo percorso, necessari per arginare un discorso che si intende fare, come mezzo accessorio e collaterale per poter introdursi in una data piega dell’esistenza. La Nostra cita esponenti del mondo filosofico molto distanti da noi: Erasmo da Rotterdam, Epicuro, Talete di Mileto, Platone, Aristotele, Plutarco e letterati quali Oscar Wilde e il poeta del Dolce Stil Novo, Guido Guinizzelli. 

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Le tre sillogi poetiche della poetessa Michela Tombi, oggetto di analisi del presente saggio

La prima silloge si apre con una poesia dal titolo “La mia follia” dove la pazzia che la Nostra –mi pare di capire- intende come libera genialità, creatività senza limiti (e non in termini patologici) viene esaltata quale ingrediente necessario di un’esistenza spensierata e amorevole che la porta a dire: “La follia è la mia maestra[2]. Concetto distillato nella citazione che, nel secondo volume dal titolo Lo scrigno dell’anima (2014), è contenuto nella chiosa di Erasmo da Rotterdam che così riporta: “Le idee migliori non vengono dalla ragione ma da una lucida, visionaria follia”. Si capisce, allora, quanta importanza Michela Tombi riconosca non solo alla libertà di immaginazione ma all’esigenza che l’uomo senta su di sé di farsi artefice di qualcosa: “Senza creare/ non ha senso esistere”.[3]

È possibile riscontrare varie immagini e tematiche di ampio respiro che pervadono trasversalmente gli interessi della Nostra ravvisabili in una poetica efficace e schietta, libera da orpelli, votata all’essenzialità delle esperienze senza liturgie semantiche né arcani linguistici. Una delle costanti è la presenza delle forme antinomiche, quelle che più generalmente potremmo definire ‘contrasti’ od ‘opposti’. Si tratta di tutte quelle figure che, poste in risalto ed accomunate in versi contigui, la Nostra impiega per sottolineare la doppiezza e la multiformità dell’esistenza. Nella poesia “Contraddizioni”, il cui titolo esplica già molto bene questa tendenza all’impiego di una semantica manichea, la Nostra esprime la totalità dell’animo umano nella figura di un sorriso e delle lacrime, testimoni di gioia e dolori. Altri contrasti di cui la Nostra si serve nelle sue divagazioni liriche sono quelle tra entità angelica-diavolo che possiamo semplificare in Dio-Satana, maschio-femmina, vita-morte, padre-madre, occhi-cuore, terra-cielo, acqua-fuoco, inverno-primavera in due liriche messe a specchio tra “la fine di un ciclo[4] e la “dolce stagione”,…

Di particolare suggestione la lirica “Verde emozione” nella quale la Nostra ci parla dello spazio verde della sua città al quale sono legati momenti felici e dove spesso si ritrova a proteggersi e a colloquiare col suo animo. “Credo che ognuno debba avere il proprio bosco[5] dice la Nostra e ci fa venire in mente il giardino segreto del celebre romanzo di F.H. Burnett, luogo di spensieratezza e pacificazione dove la bambina ritorna e si sente libera e felice. Del mondo dell’infanzia la Nostra richiama, nella poesia “Le tue violette”, una propensione ludico-disincantata del suo essere affine alla genuinità e incontaminazione del pensiero tipica dei ragazzini: “Quel fanciullino che tanto Pascoli cantò,/ in me è ancora e sempre vivo”.[6]

La seconda silloge presenta varie liriche dedicate a persone care alla Nostra, i genitori, i nipoti, la sorella, etc. nonché dei componimenti dove ancor meglio, rispetto al precedente libro, si riscontra una profonda spiritualità che si unisce a una poetica viscerale e delicata, dai toni colorati che mostra un fervido incanto verso la natura alla quale appartiene, pacata ed intelligente, in cui la Nostra è in grado di osservare il mondo con gli occhi dell’amore e della speranza. “L’altalena della vita[7] può essere percorsa in maniera lenta od impetuosa, a strattoni o in maniera più regolare. Soprattutto, deve esser condivisa con qualcuno.

Il sentimento del paesaggio tipico nei poeti marchigiani più radicati alla terra è ben presente e si delinea per mezzo di alcune liriche che descrivono egregiamente e in maniera assai impressionistica paesaggi, ambienti, la natura incontaminata del Pesarese e della zona del Montefeltro caratterizzata dai “fiabeschi paesaggi[8]. Dai promontori alle valli che degradano verso la costa caratterizzate dal corso dei fiumi di cui le Marche sono percorse secondo una conformazione a “pettine”. Dal “Monte delle Cesane” leggiamo dei “pini, […] le ginestre, belle/ altere come regine,/ lucenti come stelle[9] mentre ne “Il mio mare” la sua città costiera diviene il punto privilegiato di un rapporto verso un’alterità difficilmente percettibile che si staglia indisturbata “verso l’orizzonte infinito”.[10]

In questa intimità appassionata della Nostra col mezzo naturale non possiamo non notare l’importanza affidata al silenzio percepito come elemento necessario non solo per la contemplazione e una sana riflessione sul proprio microcosmo e macrocosmo, ma soprattutto quale condizione di tregua dal mondo rumoroso e indistinto di fuori: “Il mondo ha disprezzato il silenzio/ anche per questo la nostra esistenza/ non ha più un vero senso”.[11] Tutto accade oggigiorno nella frenesia impellente, nella foga comunicativa, nell’abuso della comunicazione, nel fastidio e nel rumore dissacrante che non consentono il sano colloquio e raffronto, la giusta percezione dell’altro. “Sì,/ perché nel silenzio soltanto,/ i segreti nascono e fioriscono,/ e portano sempre/ nuova ricchezza e respiro/ ai nostri pensieri”.[12] Ed ecco, allora, che il silenzio diviene quel tempo-spazio sospeso, privato e salvifico, per l’allontanamento dal tran tran consuetudinario, dal mondo di fuori e riscoprire sé stessi e ritrovare la pace dell’anima: “Avevo bisogno di silenzio,/ la collina è stata fatale[13] con la consapevolezza che la natura silente e immota è partecipe alla nostra presenza in essa, imperscrutata ma costante: “I fiori ascoltano i tuoi silenzi”.[14]

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L’autrice, Michela Tombi

Nell’ultima raccolta, Con gli occhi della luna (2015), sembra scorgere una dedica sottaciuta unica delle varie liriche che parlano delle e alle donne. La lirica d’apertura, “L’arpa” ci parla, infatti, dell’ “incanto poetico di Saffo,/ la devozione di Penelope,/ la saggezza di Ipazia,/ la forza di Cleopatra,/ il coraggio di Giovanna d’Arco,/ la passione di Artemisia[15] associando a sei celebri donne della mitologia e della storia (l’unico personaggio storico citato è Giovanna d’Arco) altrettante virtù e caratterizzazioni del gentil sesso quali, appunto, l’ardore della passione e la sublimazione poetica. La stessa presenza della luna, citata nel titolo, è ulteriore collegamento alla sfera femminile, alla simbologia mitica della Grande Madre dove i cicli lunari e i cicli femminili si manifestano con una tendenza analoga.

Importanti e ricorrenti i moniti sociali della Nostra che da una parte attestano una civiltà imbarbarita, automatizzata e dal sentimento annichilito e dall’altra intimano a una maggiore solidarietà, attenzione, connivenza sociale e interesse verso l’altro. La presa di coscienza non di rado è abbastanza scoraggiante, la Nostra non cela la perplessità verso una società che, alla tumultuosa rincorsa al soddisfacimento di ogni genere di egoismi, ha perso di vista i valori autentici e basilari alla difesa del bene comune: “Il più grande, radicato mito del nostro tempo/ temo sia il vuoto/ e l’apparenza che lo anticipa/ come una veste regale”.[16] Di grande impatto questi versi dove la vuotezza, la mancanza di moralità e la depravazione che dilagano si presentano in alta foggia, impreziosite da un abito di sfarzo che illusoriamente alletta e richiama, ma svia e depista finendo per fagocitare chi, privo di baluardi e punti di fermezza, è in balia di meccanismi annichilenti e mendaci.

In “Spreco” la Nostra si rivolge in maniera mesta ai “nostri fratelli del mondo[17] mentre nella poesia scritta nell’occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, dopo un sintetico panegirico sulla grandezza fisica e culturale del Belpaese, non manca di mostrare fastidio per la mancata coesione e collaborazione delle genti che lo abitano, serrando il componimento con un anticlimax discendente di delusione e dolente scoramento. Sensazione fastidiosa che si amplifica ancor più nella dolorosa presa di coscienza di un mondo sociale distante e disattento, pericoloso e incapace di ascoltare: “L’umanità senza coscienza/ della propria anima/ mi spaventa”.[18]

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Ancora uno scatto dell’autrice dei tre libri, la poetessa pesarese Michela Tombi

L’animo speranzoso della Nostra è accentuato, però, in quelle liriche in cui l’edenicità della natura non è inquinata dalla presenza indecorosa e malevola dell’uomo come in “Certezza” dove la Nostra si appiglia con virulenza a una celebre chiosa di dostoevskijiana memoria: “La bellezza salverà il mondo![19] Alla natura amica, alla sua presenza costante, con la quale non di rado la Nostra agogna a un vero e proprio discioglimento panteistico, Michela Tombi intravede una possibile traccia di effettiva apertura e di percorribile speranza: “Madre natura, alberi,/ è bello vivere con voi/ sotto lo stesso cielo”.[20] Da culla protettiva a spazio d’evasione, la natura incontaminata è quell’ambiente che va preservato ed ascoltato, nei suoi tanti silenzi, annullando dalla propria testa i ritmi incalzanti e le cacofonie stancanti dei giorni l’uno uguale all’altro: “Il fiore sboccia/ nonostante tutto./ Nonostante la guerra, la violenza./ […]/ Per un momento/ dimentico le miserie umane,/ il loro spaventoso lezzo”.[21]

Non tutti sono così disposti a trovare del tempo per osservare un fiore che sboccia e stupirsene. A farsi trascinare da un processo naturale che ha in sé tanta magia e poesia al contempo. La Nostra, che ha sposato la pacificante idea che la “Poesia è vita vera, vissuta[22], come una silfide contemporanea ama perdersi in quella natura che, seppur poco distante dalla città, è in grado di farla star bene, rinvigorire i pensieri, rinforzare ogni volta di più quel patto segreto con la terra.

Lorenzo Spurio

Jesi, 20-03-2016

 

[1] Michela Tombi, Dedica al mistero, autoprodotto, 2013, p. 40.

[2] Ibidem, p.3

[3] Michela Tombi, Con gli occhi della luna, autoprodotto, 2015, p. 46.

[4] Michela Tombi, Lo scrigno dell’anima, autoprodotto, 2014, pp. 32-33.

[5] Michela Tombi, Dedica al mistero, autoprodotto, 2013, p. 34.

[6] Michela Tombi, Lo scrigno dell’anima, autoprodotto, 2014, p. 25.

[7] Michela Tombi, Dedica al mistero, autoprodotto, 2013, p. 11.

[8] Michela Tombi, Con gli occhi della luna, autoprodotto, 2015, p. 26.

[9] Michela Tombi, Dedica al mistero, autoprodotto, 2013, p. 36.

[10] Ibidem, p. 37.

[11] Ibidem, p. 17.

[12] Ibidem, p. 26.

[13] Michela Tombi, Lo scrigno dell’anima, autoprodotto, 2014, p. 39.

[14] Ibidem, p. 45.

[15] Michela Tombi, Con gli occhi della luna, autoprodotto, 2015, p. 15.

[16] Michela Tombi, Lo scrigno dell’anima, autoprodotto, 2014, p. 36

[17] Michela Tombi, Dedica al mistero, autoprodotto, 2013, p. 15.

[18] Michela Tombi, Con gli occhi della luna, autoprodotto, 2015, p. 16

[19] Michela Tombi, Dedica al mistero, autoprodotto, 2013, p. 9

[20] Michela Tombi, Con gli occhi della luna, autoprodotto, 2015, p. 37

[21] Ibidem, p. 31

[22] Ibidem, p. 22

Esce “Convivio in versi” l’opera antologica sulla poesia marchigiana a cura di Lorenzo Spurio

CONVIVIO IN VERSI

MAPPATURA DEMOCRATICA DELLA POESIA MARCHIGIANA

A CURA DI LORENZO SPURIO

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COMUNICATO STAMPA

Dopo due anni e mezzo di serio lavoro è uscita l’opera antologica  sulla poesia marchigiana curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. L’opera, edita dai tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, è composta da due volumi: il primo volume contempla i poeti marchigiani in lingua italiana mentre il secondo volume i poeti dialettali. L’operazione editoriale di Lorenzo Spurio annovera all’interno di questo ampio censimento denominato Convivio in versi. Mappatura democreatica della poesia marchigiana le voci poetiche  che hanno contraddistinto e che identificano il panorama poetico regionale. Tra di loro poeti che purtroppo sono poco conosciuti e altri che nel corso della loro ampia attività culturale sono venuti alla ribalta tanto da guadagnare una precisa collocazione all’interno dello scenario della letteratura nazionale. Spurio ha selezionato, secondo dei parametri che ha ben delineato nella nota introduttiva del suo testo, un novero ampio di poeti e cultori della poesia per un totale di 286 voci che in questo denso itinerario tra epoche, aree geografiche, sensibilità liriche diverse, finiscono per rispecchiarsi e dialogare tra loro in un convivio plurimo e frenetico che esalta il potere della parola.

Per la significativa rilevanza culturale dell’opera, l’intero progetto ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Senigallia, Jesi, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE DELL’OPERA COMPLETA:

Titolo: Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana

Curatore: Lorenzo Spurio

Editore: PoetiKanten Edizioni – Sesto Fiorentino (FI) – Anno: 2016

Volumi: 2 (come di seguito indicati)

Pagine: 707

ISBN opera completa: 978-88-99325-34-3

Costo: 50 €

 

VOLUME 1 – POESIA IN LINGUA ITALIANA

cover_volume1-page-001Un’antologia di poeti regionali presuppone da una parte un fascino incondizio­nato verso la lettura, l’analisi e lo studio della poesia (e spesso di testi poco noti, ma non di scarso valore) e dall’altra un grande amore per la superficie geografi­ca sulla quale si è deciso di focalizzarsi, in questo caso le Marche, dove sono nato e vivo. […] Dal poeta che è anche fine critico e si è occupato di storia della let­teratura e che s’identifica con la cultura accademica, al poeta di provincia, delle piccole realtà comunali dove è anima populi e colora la toponomastica con i suoi versi scanzonati e domestici, al poeta-marinaio dei tanti piccoli porti del nostro litorale che “crea” in comunione con le acque negli squarci di riposo dalle ore di lavoro, sino al poeta contadino delle variegate valli che occupano la Regione, in quel colloquio intimo e serrato con la terra che cela un canto di meraviglia (Dalla Prefazione)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 462

ISBN: 978-88-99325-30-5

Costo: 30 €

Numero di poeti antologizzati: 173

 

VOLUME 2 – POESIA IN DIALETTO

cover_volume2-page-001Non esiste e non è mai esistito (dunque forse mai esisterà) un dialetto marchi­giano, ossia un dialetto unico dal quale magari dipartano piccole differenze o va­rianti ma che abbia una struttura di base univoca. […] Nella presente antologia trovano posto poesie di un gran numero di dialetti distanti tra loro, più o meno lontani dalla lingua italiana, motivo per il quale dette liriche sono accompagnate, a conclusione, della relativa traduzione per facilitarne la comprensione del testo a chiunque. Si spazia dall’urbinate (Germana Duca Ruggeri,…) allo jesino (Martin Calandra, Aurelio Longhi, Marco Bordini,…), all’anconetano (Palermo Giangia­comi, Mario Panzini, Emilio Mercatili,…) al sambenedettese (Bice Piacentini Ri­naldi), all’ascolano (Giuliana Piermarini) al civitanovese (Sandro Bella), passando anche attraverso numerose varietà indipendenti e tipicizzanti: il monsampietrino di Domenico Polimanti, il petritolese di Giovanni Ginobili, il portorecanatese di Novella Torregiani, il montignanese di Edda Baioni Iacussi e numerose altre (Dalla nota introduttiva)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 280

ISBN: 978-88-99325-32-9

Costo: 20 €

Numero di poeti antologizzati: 113

 

Notizia del curatore

Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (2014) e Le acque depresse (2016). Ha curato le antologie Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (2015) e Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Numerose le sue poesie pubblicate in antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (2015), Poeti contro la crisi (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia e con il quale organizza eventi culturali. È Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”. Sulla sua produzione hanno scritto Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ninnj Di Stefano Busà, Umberto Vicaretti, Sandro Gros-Pietro ed altri.

 

MODALITÀ D’ACQUISTO

  1. Casa Editrice

È possibile corrispondere il relativo importo con una delle modalità di seguito indicate. Sarà necessario inviare la ricevuta scannerizzata o ricopiare i dati del bollo di pagamento unitamente all’indirizzo dove spedire i libri alla casa editrice all’indirizzo poetikantenedizioni@gmail.com in modo che la stessa possa provvedere agli invii. Alternativamente l’invio della ricevuta potrà avvenire per posta cartacea indicando il proprio indirizzo dove far pervenire le copie. In questo caso si potrà spedire a: Associazione PoetiKanten – Via di Castello 164 – 50019 Sesto Fiorentino (FI)

 Bonifico

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INTESTAZIONE: Associazione PoetiKanten

CAUSALE: “Convivio in versi” (indicare quale volume o se entrambi e la quantità di ciascuno)

 Bollettino postale

CC: 001029344650

INTESTAZIONE: Associazione PoetiKanten

CAUSALE: “Convivio in versi” (indicare quale volume o se entrambi e la quantità di ciascuno)

 Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’editore.

 2.   Librerie online (si consiglia in special modo la piattaforma ibs.it )

 3.   Contattare il Curatore

Il curatore potrà spedire copie del volume, unitamente alla sua dedica, dietro pagamento del relativo costo che potrà avvenire mediante bonifico o bollettino postale. È necessario mettersi in contatto con lui servendosi della mail lorenzo.spurio@alice.it dove lo stesso invierà i riferimenti per il pagamento. Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’autore.

 4.  Durante le presentazioni della antologia che verranno programmate e delle quali gli autori verranno informati in anticipo. La vendita dell’opera completa (volume 1 e volume 2) durante le presentazioni sarà scontata da 50€ a 40€.

22-02-2016 – SASSOFERRATO (AN) – Università degli Adulti

28-02-2016 – MARZOCCA (AN) – Biblioteca Comunale “Luca Orciari”

03-04-2016 – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Sala della Poesia “Bice Piacentini”

16-04-2016 – ASCOLI PICENO – Libreria Rinascita

24-04-2016 – FALCONARA MARITTIMA (AN) – [Location da definire]

29-04-2016 – MOIE DI MAIOLATI SPONTINI (AN) – Biblioteca La Fornace

08-05-2016 – FERMO [Location da definire]

15-05-2016 – JESI (AN) – Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni [da confermare]

27-05-2016 – PESARO – Alexander Museum Hotel

A Pesaro la presentazione del nuovo libro di Lella De Marchi: Tutte le cose sono uno

Domenica 20 dicembre alle ore 17:00 presso i Musei Civici di Pesaro, in collaborazione con il Comune di Pesaro Assessorato alla Bellezza,  presenteremo il mio nuovo libro di racconti “Tutte Le Cose Sono Uno” (ProspettivaEditrice 2015), vincitore del Premio Braingnu 2013.

Il libro si avvale di due preziose collaborazioni: la prefazione del giornalista Rai Giancarlo Trapanese e l’immagine di copertina dell’artista e performer Giovanni Gaggia.

Interverranno: Daniele Vimini (Assessore alla Bellezza), Elisabetta Marsigli (Giornalista Il Messaggero e InScena), Giovanni Gaggia e l’autrice, Lella De Marchi.

Sarà anche presentato in anteprima lo spettacolo performance tutto al femminile  “Tutte Le Cose Sono Uno – RaccontInMusica”, con testi tratti dal libro, musicati dai violini elettrici Roberta Bassi, Elena Santini e dal basso elettrico Lucia Piacentini Lazzari.

Si terminerà con un piccolo brindisi prenatalizio.

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