Il futurismo nell’arte e nella letteratura. Conferenza a Jesi domenica 12 febbraio

“Il futurismo nell’arte e nella letteratura”: incontro a Jesi il 12 febbraio

COMUNICATO STAMPA 

L’Associazione Culturale Euterpe ha organizzato a Jesi per domenica 12 febbraio una conferenza sul futurismo nell’arte e nella letteratura. A parlare di questa incisiva e determinante fase d’avanguardia per la cultura italiana ed europea saranno alcuni critici e studiosi dell’arte e della letteratura che interverranno apportando riflessioni su vari aspetti di quello che venne definito uno dei più innovativi ed effervescenti  movimenti culturali.

La conferenza avrà luogo nella Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi (Corso Matteotti) a partire dalle 17:30 e sarà moderata dal giornalista freelance e critico letterario Vincenzo Prediletto.

In apertura l’intervento del critico d’arte prof. Armando Ginesi vertente sul futurismo nell’arte figurativa con la proiezione di quadri del periodo e commento critico.  Ginesi proporrà un percorso tra le maggiori opere che hanno contraddistinto il periodo futurista, tanto nell’arte che nella scultura, proponendo diapositive di opere di Giacomo Balla, Gino Severini,  Umberto Boccioni e Fortunato Depero.

A seguire interventi critici tesi a scandagliare il futurismo nella dimensione letteraria. Interverranno il professor Camillo Nardini con un intervento dal titolo “Futurismo e dadaismo: fratelli ribelli” mettendo a confronto due delle più sovversive e curiose avanguardie di inizio secolo scorso.

Max Ponte proporrà un intervento dal titolo “Le gare poetiche futuriste: da Marinetti al poetry slam” rintracciando nella popolare pratica poetica di derivazione anglosassone dello slam una filiazione alle chiassose e imprevedibili serate futuriste.

Lo storico e studioso locale Marco Palmonella dedicherà il suo intervento dal titolo “Alberto Colini e la condanna della memoria” alla trattazione della poco nota figura del nobile maiolatese Alberto Colini che fu in stretto contatto con l’ambiente futurista di Firenze e produsse una significativa attività letteraria ascrivibile al genere di riferimento.

 

I relatori

ARMANDO GINESI (Jesi), è critico d’arte, esperto nelle avanguardie storiche del Novecento europeo. È professore emerito di Storia dell’Arte, già Ordinario presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Abilitato anche nell’insegnamento di Estetica. Autore di più di 180 pubblicazioni scientifiche depositate nella Biblioteca Nazionale di Firenze e di oltre mille articoli e presentazioni in catalogo. Nel 2015 ha organizzato la tavola rotonda “Il futurismo tra Russia e Italia” tenutasi a Macerata.

CAMILLO NARDINI (Senigallia), ha insegnato per quarant’anni Lettere presso il Liceo Medi di Senigallia. Si occupa di scuola, editoria, e sostenibilità. Ha fondato il Centro Culturale “Sena Nova”, la Compagnia del “Teatro Classico Latino e Greco”, il gruppo di volontariato “Muri Puliti”, il Circolo Fotografico “Primo Piano”. E’ il riferimento, per le Marche, del Programma internazionale “Ecoschool-BandieraBlu”.

MAX PONTE (Torino), si è laureato in Filosofia all’Università di Torino con una tesi in Estetica dedicata al futurismo “Artecrazia: arte e politica nel futurismo italiano. La querelle del Centenario”. Svolge attività di ricerca presso l’Università di Parigi-Nanterre con una tesi di dottorato sul fenomeno del poetry slam in Italia. Ha pubblicato un saggio sul futurismo “Potere Futurista” (ebook Street Lib, 2015). Un suo contributo è stato inserito nella prestigiosa pubblicazione “International Yearbook of Futurism studies” a cura di Günter Berghaus.

MARCO PALMONELLA (Maiolati Spontini), è Socio Corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Si è sempre dedicato con passione alla Storia locale, pubblicando un consistente numero di articoli, ricerche e testi di storia locale, in particolare su Majolati e Gaspare Spontini. È Conservatore dell’Archivio, Biblioteca, Museo Gaspare Spontini di Majolati Spontini. Ha fondato il CDC, Centro Documentazione Colini di Majolati Spontini, dotandolo di importantissimi documenti salvandoli dall’oblio.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

 

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Il gioco delle carte in una selezione di opere pittoriche. A cura di Erika Castorina

Giochi di carte: raffigurazioni artistiche tra il 1880 e il 1980

A cura di Erika Castorina

Da Caravaggio a Picasso sino ad arrivare a Boulogne e Cézanne, le raffigurazioni di uomini che giocano a carte sono un soggetto molto popolare nell’arte. In particolare nell’800 questo incremento è stato oggetto di critiche da parte degli studiosi che tendevano a demonizzare il gioco d’azzardo ritenendolo causa principale dei maggiori disagi sociali dell’epoca. In realtà questi quadri offrono non solo un valore inestimabile dal punto di vista artistico ma permettono di approfondire, molto più dettagliatamente di quanto si possa pensare, le abitudini della società con spunti molto interessanti.

Attraverso queste opere d’arte si può infatti subito notare che riunirsi davanti ad un tavolo di gioco era un’abitudine molto diffusa in tutti i ceti sociali dalla classe medio alta a quella meno abbiente. Naturalmente le raffigurazioni in questione ci offrono una visione unica nella diffusione di giochi specifici, le modalità e le differenze con cui venivano giocati e – nel caso di giochi come il poker, tra i più raffigurati in assoluto – un approfondimento in merito alla storia e all’aspetto legale. Liberamente ispirato ad un articolo di Lorenzo Invernizzi questo pezzo si propone di commentare raffigurazioni artistiche di giochi di carte per un periodo di cento anni, tra il 1880 e il 1980, che inizia con Le Jeux de Bezique di Gustave Caillebotte del 1880.

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‘Le Jeux de Bezique’, 1880 – di Gustave Caillebotte

Nato in una famiglia agiata di Parigi Caillebotte cominciò la sua carriera artistica dopo un viaggio in Italia che lo ispirò al punto di fargli prendere la decisione di lasciare gli studi giuridici. A differenza del generale orientamento delle opere contemporanee verso la natura e la figura femminile, il tema dominante delle opere di Caillebotte è l’uomo, come lo dimostra gran parte dei suoi quadri. Anche le rappresentazioni degli interni, sono molto care all’artista ma la figura maschile rimane il soggetto prediletto e preponderante che assume frequentemente sfumature sociali, rese sottilmente da atmosfere malinconiche e spente, sguardi eloquenti, importanti dettagli, simboli delle differenze sociali. 
Tutto questo si ritrova nell’opera Le jeux de Bezique (Bezique era un gioco di carte molto noto nella Parigi ottocentesca) dove un gruppo di uomini sono radunati attorno ad un tavolo ad osservare la partita a carte tra un giovane uomo ed un uomo di mezza età. Molto interessante dal punto di vista tecnico l’utilizzo della prospettiva da parte di Caillebotte, egli è molto noto per questa sua tecnica  (basta dare uno sguardo al famoso Giovane uomo alla finestra ) ma l’ uso che ne fa è molto interessante in quanto l’uomo che sta seduto sul divano contribuisce non solo a dare molta profondità al quadro ma allo stesso tempo simboleggia quell’atmosfera malinconica e spenta che enfatizza lo stato di depressione in cui sembra trovarsi il soggetto.

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‘Bluffing’, 1885 – di John George Brown

Sebbene Brown abbia sperimentato da sé i disagi di un’infanzia povera e molto difficoltosa, le strade e gli scorci raffigurati nei suo quadri sono sempre gioiosi e molto ben curati. Dipingere qualcosa di troppo cupo e sordido sarebbe stato molto impopolare nell’alta classe dalla quale provenivano la maggior parte dei commissionari di Brown. In questo dipinto in particolare sono raffigurati due bambini, che indossano vestiti sporchi e strappati, mentre giocano a carte. I due bambini sono completamente immersi nel gioco ed in particolare quello sulla destra appare visibilmente concentrato e particolarmente accigliato visto che il suo avversario sembra avere la meglio. Il titolo  Bluffing potrebbe suggerire un particolare momento del gioco del poker, o semplicemente il fatto che i due ragazzini stessero fingendo di giocare. Aldilà dell’aspetto e della classe sociale dei due bambini il quadro si focalizza sul gioco e questo potrebbe essere stato anche un tentativo da parte di Brown per ricordare uno dei giochi prediletti della sua infanzia, infatti spesso ai bambini poveri venivano donate delle carte da gioco, o semplicemente per distogliere appunto l’attenzione dal contesto sociale raffigurato.

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‘ Showdown’, 1985 – di Albert Beck Wenzell

Nei dipinti di Wenzell sono spesso raffigurate scene di ricchezza e di ottimismo, che riflettono a pieno la Belle Époque in cui visse. I suoi soggetti e gli ambienti sono sempre molto ben curati e incredibilmente dettagliati, con colori caldi e raggianti che ben si sposano con l’epoca di quel momento. Wenzell stesso era cresciuto in un ambiente ricco e raffigura di fatti tutte ciò che lo appartiene e di cui è stato testimone, interpretando il lussuoso stile di vita della classe alta dell’epoca. L’artista solitamente riceveva commissioni da ricche famiglie americane che volevano opere d’arte raffiguranti scene molto affascinanti. Wenzell spesso si focalizzava principalmente su donne belle e alla moda che interagivano con signori più anziani in un ambiente domestico familiare. Tuttavia in questo suo quadro che stiamo analizzando Wenzell ritrae solo uomini, in giacca e cravatta e sigaro in bocca, impegnati in ciò che sembra essere la fase finale di una partita di poker. Una particolare attenzione deve essere data al linguaggio del corpo di tutti i giocatori raffigurati. Sembra quasi come se tutti stiano cercando di adottare una posa rilassata per alleviare la tensione, ma in realtà quest’ultima sembra prevalere e più che rilassate le loro pose appaiono estremamente rigide  e nervose. Gli sguardi dei signori all’estrema destra dimostrano quanto essi siano particolarmente in difficoltà, mentre l’uomo a sinistra è adagiato sullo schienale della sedia quasi a dimostrare la sua eccessiva calma e tranquillità . Il titolo del dipinto Showdown conferma la natura conflittuale e competitiva della scena. Nel poker, il termine  ‘’Showdown’’ significa resa dei conti e viene usato per descrivere l’obbligo per i giocatori finali di mostrare le loro mani alla fine del gioco. Chiaramente nel ritratto, complice la tensione raffigurata, si tratta di questa fase decisiva del gioco che sta per svolgersi.

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‘The Poker Game’, 1887 – William Holbrook Beard

 I cani non sono gli unici animali che sono stati dipinti al tavolo da gioco. Prima del famoso quadro di Cassius Marcellus Coolidge, che ritrae dei cani al tavolo verde, il pittore americano William Holbrook Beard, molto appassionato di natura ed animali selvatici, ha ritratto in maniera umanistica degli animali. ‘The Game Poker’ è particolarmente inquietante nella sua rappresentazione di scimpanzé in abiti rinascimentali, essi sono riuniti intorno a un tavolo. La maggior parte degli scimpanzé sono profondamente concentrati sul gioco di carte, mentre un servo ed un frate stanno semplicemente ad osservare. Un altro scimpanzé sembra consigliare uno dei giocatori, che tiene quattro carte in mano, mentre una quinta le sta per essere passata dal giocatore di fronte. Ciò indicherebbe che stanno giocando a cinque carte. L’ambiente circostante è di pietra ed è reso molto scuro dalla fioca luce di candela e sembra chiaramente dimostrare che la scena si svolge nella stanza di un castello. Forse lo scimpanzé non partecipante all’estrema sinistra è il re, che guarda i suoi sudditi giocare a carte e bere vino.

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‘The Bid’, 1948 – Norman Rockwell

 L’arte di Norman Rockwell è indubbiamente diventata simbolo della cultura americana. Caratterizzata da colori solari e scene allegre, le sue illustrazioni raffigurano sportivi, lavoratori industriali e la classica famiglia perfetta – tutti soggetti che in qualche modo rappresentavano il sogno americano. Durante la guerra, i suoi dipinti hanno instillato un senso di giustizia e di trionfo, un sentimento con cui il governo americano voleva ispirare le persone e per questo motivo l’arte di Rockwell è stata scelta come protagonista dei poster motivazionali. In ‘The Bid’ (l’offerta), Rockwell raffigura un piacevole gioco a carte tra amici nel dopoguerra. Il pavimento di sabbia, tonalità brillanti e magliette senza maniche delle donne suggerisce che i soggetti stanno giocando in estate. Il contrasto tra gli uomini d’affari con un ambiente simile a quello di una spiaggia è abbastanza forte. Rockwell fonde il dovere con il piacere, cosa che riflette lo stile di vita della classe superiore nel fine degli anni ’40 in America. Il fatto che le sedie siano tutte diverse tra loro è un affascinante dettaglio, in quanto implica che la decisione di sedersi al tavolo è stata presa di fretta. I soggetti di questa illustrazione sono infatti ripresi in un massimo momento di piacevolezza mentre sono in buona compagnia e ne approfittano per fare una partita a ‘Bridge’.

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 ‘Stud Poker’, 1980 – LeRoy Neiman

Lo stile molto distintivo di LeRoy Neiman è caratterizzato dalle sue pennellate vivaci a tratti un po’ sfocate, un metodo che sembrava catturare il movimento dei suoi soggetti e l’atmosfera della situazione ritratta. Ci sono pochi posti luminosi e vivaci come un casinò, questo spiega perché Neiman ha scelto Las Vegas come ambientazione per molti dei suoi lavori. Intitolato semplicemente Stud Poker, questa vivace rappresentazione di giocatori intorno un tavolo da gioco curiosamente ricorda Monet. In effetti, le chips colorate sul tavolo verde possono ricordare le famose ninfee nello stagno del pittore impressionista francese . Se si esaminano i giocatori di poker più nel dettaglio, si può iniziare a differenziare le caratteristiche di ogni personaggio, la maggior parte di essi sembra essere vestita formalmente – ad eccezione della donna dai capelli rossi. Vibrante, occupato e moderno; ‘Stud Poker’ è un perfetto esempio di stile eccentrico di Neiman.

Quando si mettono a confronto rappresentazioni di giochi di carte d’arte come queste è molto interessante scoprire sin da subito che il tema del gioco trascende dalla classe sociale di appartenenza. Dal contadino al Re i giochi di carte sono stati infallibilmente popolari nel corso degli ultimi secoli mettendo d’accordo sempre tutti. Un altro aspetto che vale la pena di studiare è come il tipo di gioco raffigurato cambia a secondo dell’epoca e, a volte, anche della nazionalità del pittore. Si dovrebbe anche notare come, negli ultimi due dipinti del 20° secolo campionati sopra, ci sono donne che partecipano ai giochi cosa impensabile negli anni precedenti. Questo segna un cambiamento del comportamento sociale nei confronti della donna, che riflette il passaggio da ‘’serate di poker solo per gentiluomini’’ verso la tendenza di altri tipi giochi del genere ma volti ad includere anche il genere femminile. L’aspetto finale da prendere in considerazione è come la rappresentazione del gioco d’azzardo nell’arte dimostra anche l’aspetto legale legato al gioco del poker in base all’epoca in cui viveva l’artista. Mentre molte opere famose hanno ritratto attività di gioco e scommessa che si svolgono nel retrobottega buio con personaggi sfuggenti e ubriachi, dipinti come Stud Poker di Neiman mostrano invece l’inserimento del gioco d’azzardo nella cultura di tutti i giorni.

La rappresentazione di giochi di carte, dunque, come si vede nelle opere d’arte, ci può offrire la possibilità di capire il ruolo unico e affascinante che questi giochi, da sempre presenti, svolgono nella nostra società.

ERIKA CASTORINA

“Itinerario Donna – Storie di dolore e di rivincita” a Roma il prossimo 4 giugno

STORIE DI DONNE RACCONTATE ATTRAVERSO

PITTURA, NARRATIVA, POESIA

“ITINERARIO DONNA”

storie di dolore e di rivincita

Roma4giugno
 
 
Roma, mercoledì 4 giugno 2014
Associazione Culturale TRAleVOLTE
Piazza di Porta S. Giovanni 10
Performance alle ore 19
Apertura mostra sino alle 22
 

Una decina di donne. Paesi diversi, epoche e storie diverse, ma accomunate dallo stesso destino: vittime della violenza e della sopraffazione degli uomini, hanno sempre reagito mettendo al primo posto la dignità, il coraggio, la difesa dei propri ideali. Dalle donne ultra famose come Frida Kahlo, Sylvia Plath, Tina Modotti, Camille Claudel, Maria Callas, Jeanne Hebuterne, Sibilla Aleramo, con le loro leggendarie vite, alle donne invisibili, le immigrate clandestine, quelle vittime di tortura, quelle vittime di stupri domestici. Un viaggio tra i ritratti dell’artista livornese Silvia Menicagli, la voce di Mariangela Imbrenda e le pagine degli scrittori Luca Attanasio, Paola Musa e Ilaria Guidantoni, che condurrà l’incontro. Pittura e letteratura, dunque, in questo primo evento artistico promosso da Albeggi Edizioni con il brand AlbeggiArtEvents. Un’ora di performance dalle 19 alle 20 e poi un brindisi con gli artisti e l’esposizione dei quadri aperta sino alle 22. Nella spettacolare cornice dell’Associazione Culturale TRAleVOLTE, in Piazza di Porta S. Giovanni 10 a Roma. Ecco i protagonisti dell’evento:

 

SILVIA MENICAGLI – Il viola, il colore della violenza; il giallo, il colore della gelosia e del tradimento. Questa la linea cromatica dei quadri con cui l’artista livornese Silvia Menicagli si presenta per la prima volta a Roma. Come pittrice ha vinto vari premi: “Provincia di Livorno” (2006), “Premio Damiani” (2009); “Mai in DispArte” (2010); premio Casciana Terme (2011); III° Biennale di arte contemporanea di Viareggio “Burlamacco 2012”. Ha partecipato a numerose collettive di arte contemporanea in varie città italiane ed estere. I suoi quadri sono presenti in collezioni private e pubbliche.

 

LUCA ATTANASIO – Luca Attanasio è giornalista, scrittore, esperto di temi sociali, diritti umani, immigrazione, conflitti, politica estera. Il suo romanzo “Se questa è una donna” ha vinto il Premio Cenacolo del Serafico, novembre 2012 e il Premio Speciale della Giuria, Premio Letterario Nazionale, ‘Scriviamo Insieme’, maggio 2013. Lo accompagna la voce di MARIANGELA IMBRENDA, attrice, critica teatrale e cinematografica, che ha portato in scena il soggetto del libro in diversi teatri di Roma.

 

PAOLA MUSA – Scrittrice, traduttrice, poetessa e paroliere. Una selezione di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Arpanet, recensita da Elisabetta Sgarbi. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambery e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Nel 2009 il suo secondo romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice). Con Albeggi Edizioni ha pubblicato la silloge ”Ore venti e trenta”.

 

ILARIA GUIDANTONI – Ilaria Guidantoni è giornalista e scrittrice. Ha pubblicato poesie, romanzi e saggi. Esperta di mediterraneo, ha scritto diversi libri sulla Tunisia, in particolare l’ultimo “Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia” pubblicato da Albeggi Edizioni. Il suo ultimo racconto, “Chéhérazade non abita più qui”, è contenuto nel volume “Chiamarlo amore non si può”, un lavoro importante contro la violenza sulle donne e il femminicidio.

 

Ufficio stampa e info albeggi@libero.it tel 340 7461295 – RSVP Associazione TRA le VOLTE tel 06 70491663

Premio Nazionale d’Arte Saltino – Vallombrosa: il bando

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REGOLAMENTO

 

SCADENZA ISCRIZIONI: 30 agosto 2013

 

SEZIONI:          A) POESIA: “MILLE METRI… DI POESIA”

B) VIDEO-POESIA: “MILLE METRI… DI POESIA”

C) SHORT FILM: “CORTO VALLOMBROSA” *

D) FOTOGRAFIA: “LA TERRA DI MEZZO” *

E) PITTURA: “VOGLIO VIVERE QUI” *

 

(*) per queste sezioni la valutazione sarà data dal pubblico durante il periodo di esposizione.

 

NORME GENERALI

 Il Premio è aperto a tutti coloro che amano l’Arte ed è a partecipazione gratuita.

 Ogni autore può concorrere a più sezioni con 1 sola opera.

 La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata di questo regolamento.

 Ogni autore è responsabile del contenuto delle proprie opere e ne garantisce la paternità: accettando la partecipazione esonera l’organizzazione da responsabilità o danni, diretti e indiretti, anche nei confronti di terzi, derivanti dai contenuti pubblicati.

 Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso.

 L’Organizzazione si impegna a non modificare i testi delle poesie e si riserva la facoltà di diffonderle le opere con ogni mezzo, senza
richiedere il preventivo consenso dell’autore. Le poesie verranno esaminate da una giuria, i cui nomi saranno resi noti al momento della premiazione. Il giudizio della giuria è insindacabile.

 Per le spedizioni tramite posta ordinaria farà fede il timbro postale. L’organizzazione non si fa carico dei danni per opere non pervenute o giunte in ritardo per disservizio postale. Le opere inviate non saranno restituite, tranne i quadri portati in loco e ritirati personalmente.

 

A) POESIA: “MILLE METRI… DI POESIA”

 Le poesie rigorosamente non devono superare le 40 righe dattiloscritte, comprensive degli spazi vuoti. L’autore dovrà inviare una copia anonima della poesia rigorosamente inedita e la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte.

 

B) VIDEO-POESIA: “MILLE METRI… DI POESIA”

 L’autore dovrà inviare un video che racconti la poesia oggetto del concorso, allegare una copia del testo (in formato word o cartaceo) e la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte.  

 Il video non dovrà superare i 2 minuti ed essere compatibile con la piattaforma di YouTube. I video saranno inseriti nel sito e nel canale YouTube della Proloco.

 

C) SHORT FILM: “CORTO VALLOMBROSA”

 L’autore dovrà inviare un video attinente al tema e allegare una copia del testo (in formato word o cartaceo) e la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte.  

 Il video non dovrà superare i 5 minuti ed essere compatibile con la piattaforma di YouTube. I video saranno inseriti nel sito e nel canale YouTube della Proloco.

 

D) FOTOGRAFIA: “LA TERRA DI MEZZO”

 L’autore dovrà inviare una fotografia (con titolo) e la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte.

 Le foto saranno inserite nel sito nel sito e nel canale YouTube della Proloco.

  

E) PITTURA: “VOGLIO VIVERE QUI”

 L‘autore dovrà inviare la foto (o il quadro stesso portandolo in loco) e la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte.

 Le foto delle opere saranno inserite nel sito e nel canale YouTube della Proloco.

SPEDIZIONE DEGLI ELABORATI

 

Invio elettronico:         

 Via e-mail all’indirizzo info@provallombrosa.it con oggetto: 3° edizione Premio Nazionale di Poesia Saltino_Vallombrosa “1000 metri di poesia e non solo”

 Con il servizio gratuito di Wetransfer (www.wetransfer.com) per video poesie di grandi dimensioni e short film.

 

Invio postale:

 Spedire o consegnare il plico con le opere e la scheda di partecipazione (in una busta a parte), all’indirizzo: Ufficio ATP  Proloco Saltino-Vallombrosa, via S. Giovanni Gualberto –  50066 Reggello (FI)

 Indicare sul plico 3° edizione Premio Nazionale di Poesia Saltino_Vallombrosa “1000 metri di poesia e non solo”

  

PREMI

 Verranno premiati i primi 3 posti di ogni sezione (adulti e ragazzi) e assegnata una menzione speciale per il  1° classificato (solo adulti) residente o soggiornante presso strutture proprie o recettive nel comune di Reggello:

 1° classificato: Targa di Merito

2° classificato: Piatto in vetro-cristallo

3° classificato: Coppa

 

Verranno considerati i seguenti fattori nella valutazione delle opere: originalità, metrica utilizzata e come l’autore ha saputo giocare con le emozioni.

 La notizia del conferimento del premio o della menzione sarà comunicata tempestivamente.

I vincitori sono tenuti a presenziare alla Cerimonia di Premiazione.

 I premi non ritirati durante la premiazione resteranno a disposizione inderogabilmente fino al 15.09.2013 presso l’ufficio informativo ATP-Saltino-Vallombrosa. L’eventuale invio al proprio domicilio, a carico del destinatario, va concordato preventivamente.

 L’organizzazione si riserva di pubblicare le poesie vincitrici e altre ritenute meritevoli dalla giuria nell’Antologia “1000 metri di Poesia”. Gli autori acconsentono a diffondere le poesie pubblicate senza alcun compenso, mantenendo comunque tutti i diritti d’autore.

 La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nei locali del “Polivalente” di Saltino (FI) il giorno 14 Settembre 2013 alle ore 16,30 e sarà ripreso da Tv locale e diffuso da organi di stampa.

 

Il logo del Premio è donato da Antonella Ronzulli.

L’Organizzazione si riserva di apportare modifiche al presente regolamento a suo insindacabile giudizio.

  

Per ulteriori informazioni contattare:

info@provallombrosa.it  

 

 

Regolamento e scheda di adesione sono scaricabili da:

 

www.provallombrosa.it

                                                www.deliriprogressivi.com

                                                http://www.neoria.wordpress.com

                                              http://www.rivista-euterpe.blogspot.it

 

evento Facebook:

https://www.facebook.com/events/528009010579967/

 

 

Referente Organizzatore                            Presidente della Proloco

                                                                                     Saltino Vallombrosa

  Annamaria Pecoraro                                                               Cristina Cherici

 

 

Premio Nazionale d’Arte Saltino – Vallombrosa

“1000 metri di poesia … e non solo”

3° edizione – 2013

 

Scheda di iscrizione

 

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Nome                                            Cognome

 

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Data e luogo di nascita            

 

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      Codice Fiscale

 

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Via                                                                                                                                 n°

 

 

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Cap.                                 Città                                                                          Provincia

 

 

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Telefono                                                 email

 

 

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      Sezione di partecipazione

 

 

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Titolo opera

 

Il sottoscritto dichiara di conoscere ed accettare le norme che regolano il concorso ed acconsente al trattamento dei dati personali in base alla legge 675/1996 per le finalità connesse al concorso di cui sopra.

Dichiara inoltre di essere a conoscenza che il depositario dei dati è la Proloco di Saltino di Vallombrosa (FI).

 

                                                                                               

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                        Firma                                                     Firma Genitore o chi ha patria potestà (se minorenne)

 

 

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Data

A Rozzano (Mi) la rassegna d’arte del maestro Valeriano Dalzini e la presentazione del libro “Vibrazioni cromatiche”

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VERNISSAGE

4 MAGGIO 2013 ORE 18.00 – Ingresso libero.

RASSEGNA D’ARTE

DAL 4 AL 10 MAGGIO 2013

PERSONALE DEL MAESTRO D’ARTE

 

VALERIANO DALZINI

“VIBRAZIONI CROMATICHE”

 

Introduce: Anna Maria Folchini Stabile

 

Centro Culturale Cascina Grande di Rozzano

viale Togliatti – Rozzano (MI)

ORE 10.00-12.00  15.00-19.00

con il patrocinio del Comune di Rozzano (MI)

Durante il vernissage verrà presentato il libro “Valeriano Dalzini: Vibrazioni Cromatiche” pubblicato da TraccePerLaMeta Edizioni da Anna Maria Folchini Stabile e Annamaria Stroppiana Dalzini, con prefazione a cura di Lorenzo Spurio.

[…] Il libro nasce da un’idea di Laura Dalzini come regalo per gli ottant’anni di suo padre, Valeriano Dalzini, pittore, affrescatore, artigiano e artista che ha svolto la sua attività in Milano e in Lombardia nel corso della seconda metà del ‘900. […] In breve, questo libro è una testimonianza di come un uomo ha amato e ama la vita, di come è stato capace di inseguire e seguire la sua passione facendone il suo destino, senza mai perdere forza e carattere, desideroso di superare vittoriosamente tutte le contrarietà quotidiane sia da bambino che da adulto e perfino in questi suoi giorni in cui con volontà e impegno affronta la sua giornata di paziente affetto dal Morbo di Parkinson. […] 

Anna Maria Folchini Stabile

(scrittrice e poetessa)

cover_vibrazioni cromatiche[…] Questo libro non è solo un accurato percorso tra i trascorsi di un uomo che tanto ha donato al privato quanto al pubblico, ma anche un manifesto di un artista come pochi nel nostro secolo che ha donato la sua professionalità e voglia di rappresentarsi a tutti. Un restauratore è un grande artista che vive coscienziosamente tra Passato e Presente: riconosce la gloria artistico-culturale degli anni andati e sensibilizza di fronte al deterioramento del tempo che passa motivando il bisogno di “far rinascere” rispettando i canoni classici. Persone che hanno questa grande capacità di colloquiare tra sfere temporali diverse sono rarissime e ancor più lo sono quelle che lo fanno con amore, rispetto per la tradizione e con un chiaro intento solidaristico e sociale: chi restaura un affresco storico non lo fa per se stesso, ma lo fa per l’arte in generale, per l’amore verso la tradizione, per gli altri, per i posteri. Lo fa, insomma, per tutti. […]

 Lorenzo Spurio

(scrittore, critico letterario)

  

[…] Valeriano Dalzini non va ricordato solo per i lavori a carattere monumentale: egli è anche un ottimo “pittore da cavalletto” che sa realizzare dipinti pregevoli tanto con la pittura a olio quanto con quella all’acquerello. Anche il suo disegno, classicamente impostato e dal tratto sicuro e nervoso, si differenzia per puntualità veristica, per una particolare dote costruttiva e per un accentuato vigore espressivo. […] I personaggi di Dalzini sono tratteggiati con grande efficacia, supportati da una tecnica agile e veloce che mantiene la freschezza del bozzetto e la suggestione dell’incompiuto. Nondimeno i suoi paesaggi possiedono sensibilità naturalistica e grande attenzione verso magiche atmosfere di ascendenza tardo-impressionistica.

E vi sono ancora infiniti altri soggetti che l’artista ha puntualmente ritratto tentandone, di volta in volta, una personale interpretazione che ne rendesse, oltre all’aspetto esteriore, l’essenza nascosta fra le pieghe delle apparenze visive. […]

 Franco Migliaccio

(pittore, docente e critico d’arte)

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“Coppie imperfette”, mostra personale di Giovanni Palmieri

Invito COPPIE IMPERFETTE_retro

KIROLANDIA frida.artes sezione artistica

presenta

COPPIE IMPERFETTE

di

Giovanni Palmieri
Mostra personale

a cura di Annalisa Laghi, Andrea Alessio Cavarretta, Lucia Paolantonio

 

“L’imperfezione è una condizione e quando due imperfezioni si uniscono nasce una coppia che tende all’equilibrio. Tutto ora vuole essere troppo regolare ed invece dalla mancata perfezione è nato tutto.”

 Giovanni Palmieri

“Disegno, invento e creo da sempre” con queste semplici parole Giovanni Palmieri, classe 1977, diplomato in Teoria e tecnica del disegno presso la Scuola Romana del fumetto (2002) si presenta al pubblico in occasione del suo esordio artistico, confrontandosi con la pittura attraverso il suo stretto rapporto con l’illustrazione. Le sue coppie imperfette sono acrilici su tela di varie dimensioni in cui segno e colore, “lettere” di un alfabeto decorativo in continua elaborazione, percorrono lo spazio pittorico trasformandosi, di volta in volta, in elementi primordiali o in linee sinuose. Ogni elemento è, secondo l’artista, per definizione incompiuto e tende al congiungimento attraverso una sottile trama di legami che lentamente muovono verso l’equilibrio. Le stesse tele, concepite come singole parti imperfette, quella razionale e irrazionale, possono dunque ambire a tale equilibrio soltanto se si uniscono e se vengono messe in rapporto l’una con l’altra, rivelando così il loro significato più intimo e profondo

Ali di gabbiano, il breve volo di Frida Kahlo

ALI DI GABBIANO

Il breve volo di Frida Kahlo

Articolo a cura di Angela Crucitti 

Probabilmente pensava all’incidente che le cambiò la vita Frida Kahlo, quando dipinse Il bus del 1929. Era il 17 settembre del 1925 quando Frida salì, insieme al suo primo amore Alejandro Gomez Arias, su un autobus. Nei colori caldi e tenui e nelle espressioni dei passeggeri non si legge nulla che prefiguri l’imminente scontro tra l’autobus e un vecchio tram; impatto tragico in cui il corrimano infilzerà la giovane pittrice «come la spada il toro» e la lascerà seminuda, ricoperta di sangue e di polvere d’oro, rovesciata dal sacchetto che l’uomo rossiccio del quadro tiene in mano. Furono mesi incerti quelli dopo la tragedia, in cui la vivace Frida fu costretta a letto per un lungo periodo. Sua madre le costruisce così un letto a baldacchino, con uno specchio che ricopre interamente il tetto del baldacchino. Frida descrive quello specchio come «carnefice dei miei giorni, delle mie notti», lamentandosi di essere obbligata a vedersi continuamente. Impara presto a conviverci e comincia a disegnarsi. Forse deriva proprio dall’imposizione della sua immagine riflessa l’ossessione della Kahlo per gli autoritratti. Si dipinge sempre seria, con la bocca rosso vermiglio dolcemente chiusa e lo sguardo fiero ma dolce, sormontato da due sopracciglia che si uniscono come fossero ali di gabbiano. Sembrano voler spiccare un volo che a Frida non è permesso, a lei che non ha nè ali né piedi ma solo radici che la tengono ancorata saldamente a terra, come si raffigura nel dipinto Le radici.

Inquietante è La colonna spezzata, in cui la pittrice si disegna piangente, a torso nudo e aperto a metà, mostrando nella carne vermiglia, al posto della colonna vertebrale dilaniata dall’incidente, una lunga colonna di marmo scheggiata. Il corpo è puntellato da chiodi, sicuramente simbolo delle enormi sofferenze fisiche e psichiche, ma anche chiodi che la puntellano alla vita, la aiutano a resistere. Non a caso il colore dominante è il bianco, colore della purezza, della rinascita, in contrasto con i colori vivaci, accesi e stridenti della maggior parte dei suoi dipinti, dove a imperare è il rosso sangue. Come in Henry Ford Hospital, che vede una Frida completamente nuda, distesa su un letto macchiato di rosso magenta. Tiene in mano un lungo cordone ombelicale sanguigno che la collega ad un feto, ad un fiore appassito, ad un osso pelvico, simboli della sua impossibilità di procreare, di dare la vita ad un altro essere. Perché oltre all’aborto testimoniato da questo quadro del 1932, la pittrice messicana abortisce altre due volte e sono esperienze che avranno una grande risonanza sulla sua opera.

A segnare il suo modo di dipingere, interviene anche la sua burrascosa relazione col pittore Diego Rivera. I due si sposano il 21 agosto del 1929 e da allora sarà un rapporto costellato di stramberie, viaggi e tradimenti. Tradimenti che uccidono Frida a poco a poco, come testimoniato da Qualche piccola punzecchiatura, ispirato da un fatto di cronaca ma riferito probabilmente alle mille scappatelle di Diego, tra le quali c’è anche Cristina, la sorella minore di Frida. Il dipinto rappresenta una donna nuda cosparsa di sangue, liquido che esce dalla tela e imbratta anche la cornice, a gridare il dolore, la delusione. Ma la coraggiosa artista non si limita a subire; tradisce anche lei ripetutamente il marito con Nickolas Muray, David Alfaro Siqueiros, Isamu Nogochí e Leon Trotzkij, oltre ad avere presunti flirt con donne del calibro di Tina Modotti, Dolores Del Rio e Georgia O’Keefe. I due divorziano nel ‘39 e Frida dipinge il suo quadro dalle dimensioni più grandi, come se volesse estendere il suo rancore e la sua sofferenza su una superficie più vasta. Ne Le due Frida, rappresenta due se stesse che si tengono per mano: una Frida è vestita di bianco al modo europeo e ha il cuore straziato come quello della pittrice che non ha più il suo amore, l’altra indossa l’abito messicano e ha un cuore perfettamente sano e pulsante per Diego. Nonostante i tradimenti e il breve periodo di separazione (conclusosi nel ‘40 con un secondo matrimonio)  i due artisti si completavano, si amavano e si ammiravano. Diego Rivera fu il primo a riconoscere la levatura artistica di quella donnina che gli passava vent’anni e più di venti centimetri..E Frida lo compiaceva, vestendosi alla tehuana, quel modo bizzarro e messicano di agghindarsi che la contraddistinse sempre, e lasciandosi crescere i baffi che a Diego piacevano un sacco. Sapere che anche una donna anticonformista come lei scendesse a compromessi per l’uomo che amava, ce la rende più simpatica, più umana.

Quello che salta all’occhio nei suoi dipinti, oltre al formato piccolo e quindi intimistico, è la raffigurazione dei corpi. Sono corpi molli, pupazzi di gomma, come se la pittrice messicana negando le ossa, negasse anche la fragilità dell’essere umano, che si piega alle circostanze della vita ma non si spezza. Proprio come fa Frida che affronta coraggiosamente la vita, nonostante i suoi ripetuti problemi di salute e di “cuore”, e cerca di ottenerne il meglio. Ma lo scheletro c’è, è sopra il suo letto a baldacchino, dipinto nella sua interezza ne Il sogno: uno scheletro nudo, scarno, atto a rappresentare la morte che sempre incombe su Frida. Ha infatti provato varie volte a suicidarsi, abbandonandosi all’alcool e alle medicine, ma la vita l’ha sempre strappata, l’ha sempre richiesta indietro. Un solo suicidio le è riuscito, nel quadro stupendo che raffigura Il suicidio di Dorothy Hale. Qui vengono descritte le tre fasi della morte violenta dell’attrice americana, attraverso un gioco di prospettiva della figura umana e il bianco sfumato che annulla il tempo e lo spazio. Dal corpo, del tutto vestito di nero, stilla sangue che ancora una volta fuoriesce dalla tela e contamina la cornice.

Frida, nonostante i suoi quadri possano farci pensare il contrario, è sempre stata un’attenta osservatrice della realtà sociale e politica attorno a lei. Per tutta la vita, l’artista messicana lottò in difesa degli oppressi, militò nel partito comunista e undici giorni prima di morire si recò, nonostante il parere contrario dei medici, ad una manifestazione contro la caduta in Guatemala del governo democratico di Jacobo Arbenz Guzman. Nel luglio del 1954, «Frida la fiammeggiante» fu «portata via dalle fiamme», nel crematorio civile di Dolores.

Visse poco quindi la grande pittrice, nata il 6 luglio del 1907. E quando suo padre decise il suo nome, si giustificò spiegando che «Friede, in tedesco, significa pace.» Non sembra un nome adatto ad una donna tenace, combattiva, aggressiva ma dolce nei confronti di quella vita che le riservò sempre sorprese sgradevoli. A noi Frida sa più di libertà, quella libertà che le permise di affermare «che murare viva la propria sofferenza è rischiare di lasciarsi divorare da lei, dall’interno (…), che la forza di ciò che non si esprime è implosiva, devastante, auto-distruttrice. Che esprimere è cominciare a liberarsi.»[1]

a cura di Angela Crucitti

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[1] Tutte le citazioni sono tratte da R. Jamis, Frida Kahlo, Longanesi & C., Milano 1991

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