“Pareidolia” di Lorenzo Spurio, venerdì 18 gennaio a Pesaro

locandina pesaro_2-page-001.jpg

Venerdì 18 gennaio alle 19, con il Patrocinio del Comune di Pesaro, presso la Sala degli Specchi dell’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro (Viale Trieste) verrà presentato al pubblico il nuovo libro di poesie di Lorenzo Spurio “Pareidolia” (The Writer, Marano Principato, 2018) che si apre con una prefazione della poetessa Michela Zanarella.

L’autore verrà introdotto dal poeta e artista Alessandro Nani Marcucci Pinoli di Valfesina mentre la lettura di una scelta di testi poetici dal volume sarà eseguita dalla poetessa pesarese Michela Tombi.

 La poetessa abruzzese Rosanna Di Iorio presentando l’opera di Spurio in un precedente evento così si è espressa: “Nella silloge di Lorenzo Spurio “PAREIDOLIA”, colta, ricca di elevate citazioni, ho notato che anche in lui, come in Ungaretti, si chiarisce la vocazione poetica con questa ferma convinzione: nella poesia l’uomo potrà riscattarsi e ritrovarsi. Nelle sue liriche si nota un continuo scrutare, una immensa operazione di una ragione che tale vuol essere – e non intelletto puro – che sembra portarlo ad una domanda: «Dove stai andando, Uomo?» Lorenzo conserva nella sua forma e nel rispetto del suo suggerire, la forza dell’intellettuale militante, con il coraggio delle proprie e comuni fragilità, avendo saputo riconoscere la propria anima, e invita molto spesso alla solidarietà, ricordando che la sofferenza è uguale in ogni angolo del mondo. E nel suo tragitto ci riporta al disastro di Chernobyl, ai continui bombardamenti in Siria, alle esecuzioni sommarie, ai tanti profughi dispersi nel mare… alla “Disumanità” che segna la drammaticità dei nostri tempi. […] L’artista crea nel dolore poiché non ha palpebre per risparmiarsi la visione costante del “nonostante la storia”, impossibilità di essere conosciuto dalla mente umana, delle regole”.

 

L’evento è liberamente aperto al pubblico.

 

La S.V. è invitata.

 

Info:

Alexander Museum Palace Hotel

Tel. 0722-34441

 

“Poeti e prosatori alla corte dell’Es”: presentazione a Milano martedì 27 febbraio

La nota poetessa e scrittrice milanese ha organizzato un evento che si terrà a Milano presso l’Unione Lettori Italiani al Grechetto  (Biblioteca Sormani) martedi 27 febbraio alle ore 17,30. In tale circostanza avrà luogo la presentazione del volume Poeti e prosatori alla corte dell’Es (Anima Mundi Edizioni). Si tratta di un libro e di un tema particolarmente interessante: il rapporto fra inconscio e letteratura, un argomento affascinante intorno al quale si articolano le interviste/saggio realizzate dallo psichiatra e  poeta Giancarlo Stoccoro, che ha coinvolto alcuni dei maggiori nomi  della nostra poesia, da Franco Loi a Milo De Angelis,  in un dialogo sull’argomento a partire dalla loro personale esperienza. Diversi poeti e narratori che hanno contribuito al volume ne discuteranno con lui durante questo incontro alla Sormani.

unnamed

Selezione di poesie per l’antologia civile “Non uccidere” a cura di L. Spurio e I.T. Kostka

ANTOLOGIA TEMATICA

NON UCCIDERE

CAINO ED ABELE DEI NOSTRI GIORNI

Selezione di materiali

 14212560_1659700617680470_2508908360777544444_n

Si selezionano poesie di impronta civile per una antologia tematica dal titolo “Non uccidere. Caino ed Abele dei nostri giorni” che sarà pubblicata da The Writer Edizioni nei primi mesi del 2017.

L’intenzione è quella di proporre, mediante una serie di liriche selezionate dai curatori Izabella Teresa Kostka e Lorenzo Spurio, un percorso concreto all’interno di difficili dinamiche sociali che caratterizzano la nostra contemporaneità dove la violenza, l’indifferenza e l’abuso verso le minoranze sembrano dominare in modo ancor più marcato da come ci viene dato di conoscere mediante la stampa.

Questa antologia parlerà di ciò che di nefasto ed imprevedibile accade nel mondo, di quelle notizie terribili che giungono alle nostre orecchie e che ci fanno star male anche se non vissute direttamente. Il volume darà voce al tormento e alla sfiducia, ma anche all’indignazione e ai moniti di ribellione, farà parlare gli animi di persone che non accettano le ingiustizie che dominano in un mondo gravato dalla corruzione, dal materialismo, dalla facile convenienza. Canti di denuncia, brani di disprezzo e voglia di verità, brani impegnati o semplici riflessioni dettate dal clima di allarmismo e sfiducia nel quale l’uomo purtroppo in questi tempi è piombato.

A seguire le indicazioni tecnico-logistiche per poter prendere parte al progetto antologico:

Tematica:

Si prediligeranno tutti quei componimenti che lasceranno parlare l’uomo stanco di episodi di violenza e discriminazione, casi di violenza domestica, stupri, femminicidi, incesto, pedofilia, abuso psicologico e fisico, bullismo, episodi di xenofobia, omofobia, fanatismo, violazioni dei diritti, tirannie, sistemi corrotti e antidemocratici, nonché si riferiscano a una azione malvagia dell’uomo contro i suoi simili: guerre, scontri civili, lotte di autodeterminazione, segregazioni, discriminazioni razziali, religiose, etc., stragi, terrorismo, minaccia nucleare, insensibilità e disprezzo nei confronti dei propri simili, degli animali e degli ecosistemi.

In base alle varie tematiche i curatori provvederanno ad istituire sezioni interne dedicandole a ciascun argomento/tema trattato.

Non verranno accettate poesie che presentino elementi razzisti o di incitamento all’odio, alla discriminazione e alla violenza, aspetti denigratori, offensivi, blasfemi, pornografici o politici.

Elaborati:

Ciascun poeta può inviare un massimo di tre poesie inedite in lingua italiana. Non verranno prese in considerazione poesie in lingue straniere o in dialetto, seppur accompagnate da relativa traduzione in italiano. Ciascun testo dovrà essere scritto e salvato in formato Word e dovrà avere una lunghezza massima di 30 versi (senza conteggiare gli spazi tra strofe, né il titolo). È gradito, in apertura a mo’ di dedica o in nota a piè di pagina, un accenno diretto al fatto storico/di cronaca al quale ci si riferisce con la lirica o da quale episodio è stata evocata. La nota dovrà essere breve e avere una lunghezza di non più di due righe.

Assieme alle tre poesie è richiesto l’invio della propria nota biobibliografica, in un altro file Word, che dovrà essere scritta in terza persona ed avere una lunghezza non eccedente le 15 righe.

Fotografie:

Si selezionano altresì immagini (fotografie) che richiamino o siano collegate ad una delle tematiche di cui sopra, affinché i curatori provvedano a scegliere tra quelle che perverranno l’immagine di copertina del volume. Ciascun autore può inviare un massimo di tre proposte. Le foto dovranno pervenire alla mail di cui sotto in formato .jpeg. Se di grande dimensioni potranno essere inviate mediante sistema di condivisione We Transfer e ciascuna dovrà avere l’indicazione del suo titolo.

Scadenza:

Gli elaborati dovranno pervenire alla mail proartem@yahoo.com   entro e non oltre il 10 dicembre 2016.

Selezione:

I curatori del progetto antologico, Izabella Teresa Kostka e Lorenzo Spurio, leggeranno tutti i materiali pervenuti e provvederanno a selezionare quelli che a loro discrezione e giudizio riterranno più pertinenti e di buona qualità. Entreranno nel volume un massimo di 40 poeti che potranno essere presenti –a seconda della selezione- con un unico testo, due poesie o tutte e tre.

I curatori provvederanno ad informare dell’avvenuta selezione entro il 10 gennaio 2017 mediante comunicato diffuso sui Social ed inviato a mezza mail a tutti i partecipanti.

La selezione operata dai curatori è insindacabile e non verranno fornite motivazioni circa l’esclusione al progetto di determinati testi od autori.

Pubblicazione:

Ogni autore selezionato si impegna, con successivo modulo-liberatoria che verrà poi inviato, all’acquisto minimo di 2 (DUE) copie della antologia al prezzo di 20€ (VENTI EURO) comprensivo di spese di spedizione mediante piego di libro ordinario. Il pagamento dovrà essere fatto verso The Writer Edizioni i cui riferimenti verranno forniti in un secondo momento.

Beneficenza:

Scopo dell’iniziativa è quello di sostenere economicamente con questo progetto una realtà di emarginazione, dando vicinanza e supporto anche materiale nei confronti di un ente che si occupa della difesa delle donne

I curatori del volume, d’accordo con The Writer Edizioni, hanno deciso che i ricavi derivanti dalla iniziativa antologica detratti le spese di stampa e i costi tecnici editoriali verranno destinati totalmente all’Associazione contro la violenza sulle donne “Pronto Donna” di Arezzo (www.prontodonna.it).  I curatori provvederanno a dare notizia dell’avvenuto versamento effettuato da The Writer con tale iniziativa antologica mediante i loro canali.

Presentazione:

L’antologia verrà presentata al pubblico in alcuni eventi in varie parti d’Italia durante il 2017 secondo un calendario di date e di eventi che verrà poi indicato per tempo e divulgato affinché i poeti partecipanti alla iniziativa possano intervenire per dar lettura ai propri componimenti.

Norme importanti:

I partecipanti inviando propri componimenti dichiarano automaticamente che le poesie/fotografie sono frutto del proprio unico ingegno e che ne detengono i diritti ad ogni titolo. Dichiarano altresì –per la sezione poesia- che esse sono inedite, dunque non pubblicate in altri volumi cartacei –personali o collettivi- dotati di codici ISBN. Qualora tali indicazioni non saranno rispettate, la responsabilità ricadrà direttamente su di loro.

Informazioni:

Per ciascun tipo di richiesta o di informazione, gli autori possono scrivere alla mail proartem@yahoo.com che verrà letta da entrambi i curatori o scrivere in Facebook nella pagina relativa all’evento, raggiungibile a questo link:

 

I curatori

Izabella Teresa Kostka

Lorenzo Spurio

Domenica 18 ottobre a Firenze la presentazione di “Risvegli”, un’antologia di poesia civile

RISVEGLI: IL PENSIERO E LA COSCIENZA

L’antologia di poesia civile  il 18 ottobre a Villa Arrivabene (FIRENZE)

cover frontDomenica 18 ottobre a partire dalle ore 16:30 si svolgerà presso la Sala Beghi di Villa Arrivabene (sede del Consiglio di Quartiere 2) a FIRENZE la prima presentazione della antologia poetica “Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile”, curata da Marzia Carocci, Iuri Lombardi e Lorenzo Spurio. Il volume, pubblicato da PoetiKanten Edizioni, contiene i testi poetici risultati selezionati dai tre curatori che i partecipanti, poeti di tutta Italia, hanno voluto inviare per questa iniziativa antologico a tema socio-civile. Le tematiche affrontate dai vari poeti nei loro componimenti spaziano dai disagi psichici e relazionali, da drammi di cronaca familiare, omicidi, casi di emarginazione, immigrazione, infanzia negata, prostituzione e tanto altro ancora. A tenere uniti i tanti “tracciati lirici” di settanta poeti italiani, tra più o meno conosciuti, è stato il filo rosso che vede nell’impegno sociale del poeta che è chiamato a denunciare le realtà nelle quali nota storture, idiosincrasie, espressioni di forza ed odio al fine di salvaguardare lo stesso senso civico a garanzia del comune ben vivere.

L’opera si apre con gli interventi critici dei tre curatori nei quali ci si sofferma sulle caratteristiche fondanti di questo componimento di denuncia, di lamentazione consapevole e di critica sociale, seguito da un nutrito apparato introduttivo opera del professore Raffaele Taddeo.

Nel volume sono presenti poesie di Bruno Agosti, Carla Abbondi, Rina Accardo, Velia Aiello, Franco Andreone, Elvio Angeletti, Lucia Bonanni, Mimì Burzo, Vincenzo Calò, Silvia Calzolari, Graziella Cappelli, Marzia Carocci, Sandra Carresi, Francesco Paolo Catanzaro, Laura Cecchetti Manao, Maria Chiarello,  Giovanni Rosario Conte, Floriana Coppola, Mario De Rosa, Gianni Di Giorgio, Maria Rosaria Di Domenico, Rosanna Di Iorio, Antonio Di Lena, Francesco Di Ruggiero, Alberto Diamanti, Franca Donà, Alfredo Faetti, Sara Favotto, Elisabetta Freddi, Giuseppe Gambini, Valentina Giua, Rossana Guerra, Sebastiano Impalà, Iuri Lombardi, Francesca Luzzio, Claudia Magnasco, Michela Manente, Maria Teresa Manta, Donatella Marchese, Emanuele Marcuccio, Michele Miano, Emidio Montini, Giuliana Montorsi, Andreina Moretti, Daniela Nazzaro, Maria Rita Orlando, Gianni Palazzesi, Luigi Paternoster, Antonino Pedone, Stefania Pellegrini, Claudia Piccini, Patrizia Pierandrei, Maria Teresa Pieri, Paolo Pietrini, Lorenzo Poggi, Antonella Proietti, Massimiliano Rendina, Maddalena Rotolo, Irene Sabetta, Rita Salamon, Anna Scarpetta, Tania Scavolini, Carla Spinella, Lorenzo Spurio, Marco Squarcia, Cristina Tonelli, Paolo Tulelli, Vincenzo Turba, Cristina Vascon.

12032806_10207555138419949_4629262154250044315_o

Per info sull’evento o acquisto del libro: poetikantenedizioni@gmail.com

Il video della presentazione:

Alcuni scatti della serata:

“Neoplasie civili”, la nuova silloge poetica di Lorenzo Spurio

Il mondo in metastasi nelle liriche

di Lorenzo Spurio

E’ uscito Neoplasie civili (Edizioni Agemina)

 
copertina-Lorenzo-Spurio-weLo scrittore marchigiano Lorenzo Spurio, che ha al suo attivo una serie di volumi di narrativa e di saggi prevalentemente su autori anglosassoni (è anche un critico letterario), esce con un nuovo libro, questa volta di poesie.
Neoplasie civili è il titolo di questa raccolta di poesie scritte negli ultimi anni; la silloge propone un percorso attento attraverso drammi quotidiani, storie di cronaca nera ed episodi spietati di violenza che riguardano il mondo tutto nella società odierna.
Il mondo lirico di Spurio è asciutto ma concreto, a volte duro ma quanto mai necessario e vivido e l’occhio critico del nostro è quello di una persona che osserva con acume le incongruenze della realtà e le fa sue sulla carta per denunciarle, per rompere quel velo di indifferenza e di apatia che contraddistingue chi nella vita presente ha ancora la fortuna di vivere in un paese dove non cadono bombe, non si muore di fame o ancora, salvo sporadici ma durissimi casi, sembra ancora che ci si rispetti l’un l’altro.
Poesie scevre da orpelli, da particolarismi formali, ma che offrono al lettore una traccia di riflessione, che scuotono la coscienza, indignano e feriscono.
Il cuore della silloge è proprio quella formazione cancerosa a cui ci si riferisce nel titolo che minaccia, ammorba, fagocita, dilania e distrugge un’esistenza fisicamente sana e moralmente incorrotta.
La poetessa Ninnj Di Stefano Busà nella sua nota critica iniziale conclude dicendo che Neoplasie civili è “[una raccolta di] vividi canti di sdegno, […] cronache di denuncia di un mondo fatto di lassismo, sopraffazione e ingiustizia dove il poeta, come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda realtà d’oggi…

 

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario. Ha all’attivo varie raccolte di racconti tra cui la più recente “La cucina arancione” (2013) e numerosi saggi tra cui “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (2011), La metafora del giardino in letteratura (2011), Ian McEwan: sesso e perversione (2013). “Neoplasie civili” è la sua prima opera di poesia.
Collabora a varie riviste ed è direttore della rivista di letteratura Euterpe e socio fondatore della Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Gestisce un suo sito (www.blogletteratura.com) dove pubblica recensioni, articoli, commenti ad opere letterarie.
E’ Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”- Firenze.

 

  

Titolo: Neoplasie civili
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Ninnj Di Stefano Busà
Postfazione: Cinzia Demi
Editore: Agemina, Firenze
Collana: La Fenice – poesia
ISBN: 9788895555744
Pagine: 64
Costo: 10 €
Info per acquisto: edizioniagemina@alice.it

Lorenzo Spurio sulla raccolta poetica “Articolo 1. Una Repubblica AFfondata sul lavoro”

Articolo 1 – Una Repubblica AFfondata sul lavoro: un’amara indagine poetica della situazione occupazionale in Europa

 

A cura di LORENZO SPURIO

 

COP_500La radice del lessema “lavoro” (una delle parole che per ovvie ragioni ha la più alta incidenza di utilizzo nelle conversazioni e nei rapporti interpersonali da sempre) è di origine latina e ha la sua genesi in labor, termine che ci ricorda la celebre regola programmatica dei benedettini, ora et labora, i cui capisaldi della filosofia morale erano intessuti prevalentemente sull’impegno in una fervida preghiera e contemplazione, affiancata da una regolare applicazione di mansioni differenziate a seconda dei propri ambiti di interesse. C’era in effetti all’interno dell’universo monastico chi si dedicava all’orto e alla vendita dei prodotti, chi invece si occupava dei capi di allevamento, chi ancora si dedicava ai servizi connessi alla biblioteca e così via. Questo per dire che il concetto di lavoro è sempre stato connotato nella sua definizione quale campo esteso dalla strutturazione variegata di compiti e di competenze.

Se si effettua un’analisi di carattere più marcatamente filologico del termine in oggetto e prendiamo in considerazione le lingue “sorelle” dell’italiano, ossia le lingue romanze, si può vedere come nell’evoluzione delle lingue neolatine ci sia stato uno sdoppiamento lessicale a partire dal concetto di lavoro (cosa per nulla anomala in quanto fu un procedimento abbastanza comune e che si ebbe per numerosi altri termini). Il latino, infatti, contemplava due diverse forme per intendere il lavoro, con due accezioni leggermente differenti, ossia labor (con il senso di ‘fatica’) e tripalium (con il senso di ‘tortura’, ossia un lavoro visto e vissuto come forma di soggiogamento). Con l’evoluzione delle lingue neolatine i lessemi esprimenti il concetto di lavoro che si sono imposti e diffusi nelle varie aree geografiche sono stati differenti: in italiano si è deciso di partire dal lessema originario labor per derivare la parola “lavoro”, mentre nell’area franco-iberica si è data discendenza al vocabolo tripalium: travail (francese), trabajo (spagnolo); traball (catalano), traballo (galiziano) e travalho (portoghese).

Questa breve introduzione di carattere meramente epistemologico sulla tradizione di sviluppo della parola “lavoro” è funzionale per introdurre il tema di fondo che ha motivato la nascita di questo sapiente libro, un’antologia poetica organizzata dalla Rome’s Revolutionary Poets Brigade pubblicata da Albeggi Edizioni. Il volume, che porta il titolo di Articolo 1, fa immediatamente riferimento al punto primo della carta costituzionale italiana, che tutti ben dovrebbero conoscere, e che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Intitolare un libro con Articolo 1 presuppone necessariamente e doverosamente il riferimento diretto al contenuto dell’articolo e non è questo un qualcosa di banale, perché nel libro in oggetto, che è specchio diretto del clima di inquietudini e mancanza di speranze del nostro oggi, non è che una chiara attestazione di più voci della gravosa situazione politico-economica nella quale il nostro paese e l’Europa in generale è affondata da almeno cinque o sei anni. Compongono il libro una serie di poesie che parlano del lavoro, ma che lo fanno in maniera acuminata, fredda, dura e disperata e non potrebbe essere diversamente nel nostro hic et nuc dove tutte le statistiche decretano che il nostro Paese ha un tasso di disoccupazione pari al 12,7% e che quello giovanile arriva addirittura al deprimente 42,7%.

In questo libro si parla di lavoro o forse sarebbe meglio dire della mancanza di lavoro, della sua incertezza e difficoltà, della durezza e illeceità del lavoro (laddove le leggi impediscono una facile acquisizione del lavoro da parte del cittadino è chiaro che la sfiducia, l’insoddisfazione e la voglia di andar avanti motivino e incentivino forme di lavoro non legalizzate, che appartengono al mondo sommerso, che minacciano il lavoro legalmente riconosciuto).

Non c’è solo amarezza tra i versi che compongono questo libro, c’è vera e propria disperazione che motiva in certi punti un odio (che ci auguriamo resti sulla carta e non sia motivo di veicolo di programmi eversivi perché l’utilizzo della violenza va sempre rigettato) contro le istituzioni, contro chi, ricco perché i suoi commerci vanno bene, non riesce più a reprimere quel livore che giorno dopo giorno lo distrugge.

Ed ecco allora spiegato il senso di quel motto che una ragazza porta scritto sulla fronte nella foto in bianco e nero che troviamo nella cover, “Mortacci”, un chiaro atto d’indignazione verso il potere e le sue forme, contro la casta politica che è asettica ai problemi veri della gente, una blasfemia di popolo che giustamente rivendica i propri diritti (quelli per l’appunto dell’articolo 1) e che si dice indisposta a continuare nella logica del soggiogamento imposta dai padroni, “assassini che continuano/ a pisciare sui […] diritti negati/ sulle […] tombe dimenticate” (scrive Marco Cinque in “Morti bianche su orizzonti neri”, 21). Questo libro è un atto d’accusa, è un frullato di notizie di cronaca dove non mancano suicidi per licenziamento, depressione per la precarietà, insoddisfazione per il non vedersi riconosciuto il valore morale e culturale che ognuno di noi costituisce, è una preghiera laica che non solo intende smuovere le coscienze (cosa per altro abbastanza difficile nel mondo egocentrico e capitalistico dell’oggi votato al culto della personalità e del potere), ma denuncia senza mezzi termini, con forza e coraggio, le ingiustizie provate e perpetuate sulla propria pelle in un paese come il nostro dove regnano indiscussi il nepotismo, il collaborazionismo, il ricatto, il favoritismo, l’attaccamento alla poltrona, l’insensibilità, la spietatezza dei cuori e tutto ciò che possiamo circoscrivere all’interno di una logica antidemocratica, mafiosa e del malaffare.

E’ il popolo a farne le spese. A soffrire in silenzio, a riunirsi in piazza, a decretare l’insostenibilità della situazione. Questa contenuta nel libro è proprio la voce del popolo, urlata e che non vuol più essere messa a tacere, di quella gente che si incazza e che ha il coraggio di dirlo e di spiegarne il motivo. E’ una contestazione poetica per lo più pacifica, senz’altro argomentata e costruttiva, che reclama risposte che non siano parole di circostanza ma mettano in moto procedimenti concreti nel breve termine.

Nella poesia “Apocalypse Now” di Alessandra Bava dove allude al complesso industriale ILVA di Taranto, “il mostro [che] soffia aliti di morte” (9), si sottolinea proprio questo: l’esigenza che il cambiamento avvenga in tempi ragionevolmente brevi perché la situazione è oramai divenuta insostenibile. Alessandra Bava scrive “Di lavoro si muore” ed è questo un fatto che i mezzi di comunicazione giornalmente non fanno altro che attestare di continuo con una cruda e spietata veridicità: si muore sul lavoro per la mancanza di sistemi di protezione efficaci e a norma (soprattutto in quel lavoro in nero di cui si diceva dove l’uomo è costretto a rifugiarsi per guadagnare un minimo per garantire la sopravvivenza a se stesso e ai suoi cari a rischio della propria vita), si muore per il lavoro per l’aver maneggiato/respirato per anni sostanze inquinanti che decretano poi la comparsa di tumori e altre malattie inguaribili, si muore per la mancanza di lavoro, per l’angoscia che si nutre l’indomani del licenziamento, del fallimento della propria ditta, dell’incapacità economica di portar avanti un’impresa ammorbata da debiti che ne marciscono la speranza.

Il lavoro, che dovrebbe nobilitare l’uomo, renderlo fiero, dargli una sicurezza economica e morale nel mondo, è invece lì pronto per tormentarlo, fagocitarlo, deriderlo, minacciarlo, svilirlo e incitarlo al delirio, all’autolesionismo, a farla finita. E nei versi in cui Alessandra Bava scrive “l’orrore, l’orrore!” (9) non può non venir in mente le parole che Kurtz in Cuore di tenebra di Joseph Conrad, opera denuncia del colonialismo inglese, pronuncia in punto di morte. Quell’orrore sul quale la critica tanto ha dibattuto non è altro che il male che il personaggio (alter ego della classe dominante inglese di quegli anni) ha procurato sul popolo indigeno in Africa, sfruttandolo e denigrandone la dignità. Sembra che Alessandra Bava con questo cameo letterario voglia in un certo senso sottolineare la gravità e la disperazione del povero uomo disoccupato o di colui che si ammala gravemente per aver lavorato tanti anni a contatto con uno spazio inquinato mentre “lo Stato sta a guardare” (10). Una denuncia della politica nazionale e locale che, letta alla luce della citazione di Conrad in cui si condanna in extremis i mali dell’imperialismo, si inserisce nella critica al sistema economico di tipo capitalista votato alla sovrapproduzione al costo della salvaguardia della salute e della qualità della vita dell’uomo.

In “Dust Bowls” Alessandra Bava mitiga leggermente la speranza parlando di un tema attualissimo quale è l’emigrazione nei paesi dell’Ovest (gli USA ma soprattutto l’Australia e la Nuova Zelanda in testa metaforizzate quali “Californie lontane”, 12) dove sembra che le opportunità di lavoro siano senz’altro maggiori rispetto alla Vecchia Europa: “Si viaggia verso/ Ovest alla ricerca del lavoro/ come cercatori d’oro,/ in mano setacci/ di speranza” (11). La speranza oramai è qualcosa di utopico che si setaccia finemente e pazientemente alla ricerca fortuita, proprio come quella dell’oro in fiumi torbidi tanto improbabili quanto impossibili.

Ed è così che l’esistenza dell’uomo in questo presente di crisi, privazioni e disagi non è che un momento nel quale si preferirebbe chiudere gli occhi, serrarli e non riaprirli più dato che il mondo non offre altro che “[una] merda di futuro atipico” (Marco Cinque da “Morti bianche su orizzonti neri”, 21), concetto reso in maniera più ricercata da Marco Lupo nella poesia “Liquirizie” quando annota “facevo domande al futuro/ ma non trovavo posto nel sonno” (49). C’è da chiedersi allora perché ci sia tanta ingiustizia nel mondo e perché le leggi che i nostri padri costituenti e i legislatori continuano ad apportare per legittimare la società finiscano poi per essere inattuabili e tanto distanti dai reali bisogni della società e perché, sia nel lavoro che in ogni altro sistema di approvvigionamento (del cibo, del sapere, delle informazioni, delle possibilità, della garanzia delle libertà) ci siano squilibri schifosi e ingiustificabili che possiamo evocare con dei versi lapalissiani di Angelo Zabaglio & Andrea Coffami che nella lirica “Branzino” osservano: “tra sarte licenziate e attori direttori di fotografia strapagati mentre i produttori leccano i culi, ma sono i buchi dei culi sbagliati” (67).

Nessuna irriverenza, ma tanto odio dentro, che la poesia da arte suprema è in grado di tramandare con acmi d’intensità ineguagliabili per denunciare l’insolubile sopportazione.

 

Lorenzo Spurio

 Jesi, 01.05.2014

 

Titolo: Articolo 1
Sottotitolo: Una Repubblica AFfondata sul lavoro
Autore: AA.VV.
Curatori: Alessandra Bava e Marco Cinque
Prefazione: Agneta Falk
Editore: Albeggi Edizioni, 2014
ISBN: 9788898795031
Pagine: 74
Costo: 10 €

“Re Giorgio”, poesia di Lorenzo Spurio

Re Giorgio

 poesia di LORENZO SPURIO

 
A Giorgio Napolitano
presidente di tutti
 
 
Il presidente avrebbe lasciato
il tempo aveva fatto il suo corso;
tronfio del suo operato
si riposava su una poltrona
del colle più Alto
ascoltando le breaking news
in attesa della proclamazione
d’un nome d’altri.
Troppe incongruenze
e infausti segnali all’orizzonte
insicurezza e sfinimento
conditi da episodi di degradata moralità.
Voci
dicerie
accuse
polemiche
grida
proclami
vendette,
noie roboanti
e verdi marce romane,
delusioni di cristallo scalfito.
Il presidente era diventato re.
  
 
Jesi, 22-04-2013

  

images

LORENZO SPURIO (C)

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE POESIA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Poeti contemporanei e non. Antologia di poesia civile”, Edizioni Agemina (2012)

Poeti contemporanei e non. Antologia di poesia civile
di AA.VV.
Curatore: Pina Vicario
Edizioni Agemina, Firenze, 2012
ISBN: 978-88-95555-52-5
Pagine: 134
Costo: 10 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio
Uomo!
Riprendi il tuo posto,
evita il danno e l’imbarazzo
di un mondo spogliato.
(“Uomo” di Sandra Carresi, p. 91)

Antologia-2Appena una settimana fa ho avuto il piacere di conoscere la signora Pina Vicario, poetessa e dirigente di Edizioni Agemina, una realtà editoriale di piccole dimensioni ma che sta seguendo numerosi e validi autori del panorama culturale contemporaneo. In quell’occasione la signora Vicario mi ha omaggiato di una copia del volume poetico-antologico dal titolo Poeti contemporanei e non. Antologia di poesia civile, edito per l’appunto dalla sua casa editrice. Ne sono stato molto contento, perché un’antologia di poesia civile è probabilmente quello di cui avevamo realmente bisogno in questo oggi difficile e alienante, come pure la stessa Vicario osserva nella sua interessante nota di prefazione. Parlare di poesia civile significa imboccare un percorso il cui inizio va rintracciato in decenni e secoli a noi distanti perché, anche se i testi di storia di letteratura dedicano uno spazio approssimativo al genere, la poesia civile, voce dell’uomo e del popolo (ossia dell’uomo che si unisce) sulle problematiche che soffre sulla sua pelle, è sempre esistita. Diversi i problemi, le esigenze, le denunce o gli “inganni sociali”, ovviamente, uguale, invece, il senso di oppressione, emarginazione e sconfitta del “povero cristo” che soffre direttamente sulla sua pelle condizioni d’indigenza che contrastano, invece, con l’opulenza di chi comanda per il bene del paese. O che dovrebbe farlo.

Per questo l’antologia si apre con una prima parte nella quale si da’ spazio ad alcuni grandi poeti di sempre: William Blake, il precursore del romanticismo inglese, l’esistenzialista Ungaretti, il pessimista Leopardi, Neruda e vari altri scrittori di altissima levatura che, a loro modo, danno la rappresentazione del dramma sociale. Tra questi ci sono versi “potenti” e dolorosi come quelli di San Martino del Carso di Ungaretti e delle considerazioni amare sul senso del nascere, il genio recanatese scrive in “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”: “Nasce l’uomo a fatica,/ ed è rischio di morire il nascimento” (cit. p. 10).

La seconda parte del volume, quella più ampia, da’ invece voce ai poeti contemporanei, più o meno noti, presentando anche una scheda biografica per ciascuno di essi. Un’analisi esaustiva dell’intero volume presumerebbe una scrittura critica attenta per ogni componimento; mi soffermerò brevemente solo su alcuni testi e versi, invitando però il lettore a leggerli tutti, con altrettanto interesse ed attenzione.

Marzia Carocci, poetessa e critico-recensionista fiorentino, celebra il valore della donna nella lirica “8 Marzo 1908” che rievoca la tragica morte in un rogo scoppiato in una fabbrica americana, evento attorno al quale poi nacque la “festa della donna” che tutti gli anni celebriamo. La Carocci ammonisce il lettore invitandolo a ricordare quel sacrificio e il valore-dono che la Donna stessa rappresenta: “E tu donna, che ancora lotti invano/ musa, mistero, madre del tuo tempo/ ricorda che quel fiore profumato/ è rosso sotto un giallo camuffato/ del sangue delle donne forti e fiere” (p. 31). Rosalba Satta Ceriale in “Ma la poesia non muore” riconosce il valore di questo genere letterario: difesa, approdo, consolazione e forza per concludere “Ma la poesia non muore con l’inganno” (p. 39). Nicoletta Corsalini, invece, dipinge in una lirica incalzante con dei versi reiterati, la violenza dell’uomo che si macchia di peccato, reato e prepotenza con le sue atroci azioni senza rendersi conto che ferisce se stesso nel momento in cui le compie.

Parlare di sociale non significa parlare solo di povertà, ma di tutte quelle realtà che pongono l’uomo in una difficoltà inarrestabile nel condurre una vita dignitosa: abbandono, esilio, l’essere orfani, la violenza sessuale (si legga la poesia “Broken” di Davide Rocco Colacrai, basata su di un doloroso episodio d’incesto, p. 67), l’offesa ricevuta, la prostituzione (si legga la bellissima lirica di Loretta Giannangeli intitolata “La giovane prostituta nera”, p. 55), la denigrazione, lo schiavismo, lo sfruttamento lavorale (leggere “La fabbrica che uccide” di Paolo Tonelli, p. 114), la sofferenza per la guerra (leggere “Partigiani” di Giorgia Francesconi, p. 105 che si chiude con dei versi magnifici: “Fammi lottare per il meriggio della Vita”), il vagabondaggio, la mancanza di un lavoro, la discriminazione religiosa, il razzismo e così via. C’è dolore, ma non rassegnazione in queste pagine, le lacrime si mescolano alla nuda terra, alla polvere e le grida sembrano squarciare il silenzio. In “11 settembre” Maria Grazia Castagna rievoca l’attacco più doloroso che la società contemporanea abbia mai subito scrivendo “l’umanità si accartoccia/ opulente e sciocca/ nel delirio” (p. 108).

Questo volume regala al lettore pepite d’inestimabile valore, pagina dopo pagina. Solo dalla riflessione sul mondo e dalla comprensione, che giungono solo grazie alla compartecipazione e alla condivisione d’idee, si può modificare la società nel bene, proprio come “L’uomo di fumo” di Daniele Carboni in cui l’uomo, dopo aver “emarginato, rifiutato e cancellato”, giunge a una riflessione aperta sul senso dell’esserci.

Non ci sono migliori parole che quelle usate da Anna Maria Folchini Stabile nella sua poesia “Corrono gli anni…”, un quadretto di consapevole e riconoscente storia dell’uomo, dell’italiano nella fattispecie, con riferimenti ad eventi storici dolorosi. La speranza e l’ottimismo, che sono elementi comuni in molte poesie di questo libro, non sono una manifestazione effimera dell’utopia che tutti i giorni rincorriamo, ma sono esse stesse rivelatrici di una lucida volontà di migliorarsi, aiutarsi e scoprirsi utili all’altro a partire dai più piccoli gesti:

Ci saranno
giorni migliori
quando tutto
avrà compimento,
quando ognuno,
conosciuto il suo ruolo,
farà della storia
il suo Credo (p. 113).

Lorenzo Spurio

Jesi, 13-02-2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.