Stile Euterpe vol.1 – Leonardo Sciascia: cronista di scomode realtà

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I redattori della Rivista Euterpe hanno inteso lanciare il concorso Stile Euterpe – Antologia tematica per una nuova cultura.

  

Il progetto:

 

Ogni anno i redattori della rivista sceglieranno un autore contemporaneo.

I partecipanti potranno inviare saggi, racconti e poesie che siano fedeli allo stile dell’autore e alle tematiche che hanno caratterizzato la sua letteratura.

Il primo volume sarà dedicato al siciliano Leonardo Sciascia, intellettuale di altissima dignità e di inesauribile impegno sociale profuso con la sua letteratura e temperamento. Il volume porterà il titolo di Leonardo Sciascia: cronista di scomode realtà.

Per la partecipazione all’iniziativa editoriale bisognerà riferirsi all’opera dell’autore siciliano, al suo percorso letterario, ai suoi luoghi cari e alle tematiche sociali concernenti la lotta per la legalità, la denuncia contro il malaffare e la mafia e la critica alla classe politicizzata con particolare attenzione a Il giorno della civetta, ai racconti de Gli zii di Sicilia e all’esperienza poetica dell’autore in La Sicilia, il suo cuore e ogni suo altro testo letterario o giornalistico.

L’obiettivo non è quello di plagiare o scovare il nuovo Sciascia, bensì omaggiare o rileggere lo stile dello scrittore siciliano attraverso un’antologia tematica, aperta soprattutto agli appassionati del genere e dello stile dell’autore di Racalmuto. In questo modo Euterpe vuole dare risalto ad autori sommersi e amanti della vera letteratura.

 

Selezione del materiale e composizione dell’Antologia:

 

I partecipanti potranno presentare 1 saggio breve (massimo 5mila caratteri spazi esclusi); 1 poesia (massimo 25 versi); 1 racconto (massimo 5mila caratteri spazi esclusi). Ci si può candidare con un solo lavoro e a una sola categoria.

I lavori, corredati dei propri dati personali e un curriculum letterario, dovranno essere inviati a rivistaeuterpe@gmail.com entro il 30 novembre 2014.

La selezione sarà effettuata dai redattori della Rivista Euterpe (http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/chi-siamo.html).

Entreranno a far parte dell’Antologia 20 poesie; 10 racconti; 10 saggi brevi.

La pubblicazione dell’Antologia sarà affidata a TraccePerLaMeta Edizioni (www.tracceperlameta.org).

La partecipazione al concorso è gratuita. L’autore selezionato per la pubblicazione si impegnerà ad acquistare 2 copie dell’Antologia al prezzo totale di 30€ (spese di spedizione incluse) dietro sottoscrizione di un modulo di liberatoria che verrà poi fornito.

I redattori della rivista Euterpe non dovranno intrattenere rapporti personali e/o di corrispondenza con gli autori che parteciperanno al progetto pena la squalifica dei testi dalla selezione.

I redattori della Rivista Euterpe non possono candidarsi alla selezione con un proprio lavoro.

 

Premiazione:

 

Non vi sarà una premiazione vera e propria, in quanto non ci sarà una graduatoria di merito: tutti i selezionati verranno pubblicati in antologia secondo i criteri sopra esposti.

In base ai tempi di selezione e pubblicazione dell’Antologia, sarà scelta una location dove verrà presentata l’opera e alla quale gli autori presenti nel testo sono caldamente invitati a partecipare e intervenire.

 

           

 

Info:

www.rivista-euterpe.blogspot.com

rivistaeuterpe@gmail.com

           

 

E’ uscita l’antologia poetica del Memorial Pablo Neruda organizzato a Firenze da TraccePerLaMeta e dalla rivista “Euterpe”

Gentilissimi,

cover nerudavi scrivo per informarvi che il volume antologico del Memorial Pablo Neruda al quale avete preso parte lo scorso settembre a Firenze, è stato stampato. Ci teniamo ad informarvi perché reputiamo che sia davvero un bel volume, ricco nei suoi contenuti che può servire come valido strumento per ricordare la piacevole serata che abbiamo trascorso insieme in onore del grande poeta cileno.

Il volume si apre con una mia prefazione e contiene altresì un commento alla poesia di Neruda scritto da Annamaria Pecoraro “Dulcinea” e una nota di postfazione a cura di Cristina Biolcati. Accompagnano inoltre i vostri testi, alcune liriche di Neruda proposte in doppia lingua (italiano-spagnolo).

Il volume ha prezzo di copertina fissato a 10€ a cui vanno aggiunti 4€ per le spese di spedizioni con sistema di invio tracciabile. A partire dalla terza copia, non si pagheranno le spese di spedizione secondo la modalità di seguito indicata:

NUMERO COPIE

COSTO TOTALE –SPEDIZIONE COMPRESA-

1

14 €

2

24 €

3

30 €

4

40 €

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50 €

Altre quantità

Chiedere a info@tracceperlameta.org

 

Le modalità di pagamento previste sono:

a)      Bonifico bancario

IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176-08 – Intestato a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta 

b)      Bollettino postale

CC 01004217608  – Intestato a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta

c)       Paypal

Indirizzo:postmaster@tracceperlameta.org

d)      Sul nostro negozio online  http://www.tracceperlameta.org/tplm_edizioni/negozio/memorial-pablo-neruda-reading-poetico/

Per i tipi di pagamento a,b e c si richiede di inviare attestazione del pagamento scannerizzata a info@tracceperlameta.org o via Fax al numero 0331 – 932666.

Sperando di aver fatto cosa gradita, allego la cover del volume antologico e resto a disposizione per qualsiasi richiesta o chiarimento.

lorenzo.spurio@alice.it – info@tracceperlameta.org 

“Timidi zampilli” di Mara Spoldi, recensione di Lorenzo Spurio

Timidi zampilli
di Mara Spoldi
Montag, Tolentino, 2013
Pagine: 227
ISBN: 9788897875598
Costo: 12 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 
Scorre lentamente
il paesaggio circostante,
scenografie sfuggenti
in questo set che mi dà vita. (67)

9788897875826gPoesie ricche di pathos e dense di mistero quelle di Mara Spoldi raccolte nella sua opera prima dal titolo Timidi Zampilli (Montag, 2013). La raccolta, molto corposa, contiene liriche scritte in un periodo di tempo abbastanza esteso che va dal 2002 ad oggi, quasi a voler marcare il percorso poetico (e direi stilistico) di una penna giovane e fresca che ha tanto da dire e da vergare sulla carta.

Timidi zampilli è un canto alla vita dove la poetessa si riscopre meravigliata nei confronti della natura e del suo inesplicabile meccanismo; si ritroveranno nostalgici pensieri a un passato familiare ormai lontano (“il paesaggio dell’infanzia/ ad un tratto più non c’era”, p. 23), ma sempre vivo e presente nella sua vita, liriche chiaramente d’amore e di costruzione dello stesso come quella che si intreccia al Cammino di Santiago del quale, come in un bozzetto, affresca il percorso di crescita spirituale, morale con il felice raggiungimento della meta agognata.

La punteggiatura sembra essere debole per chiara volontà dell’autrice che, probabilmente, non ama intervallare il verso in segni di articolazione sonora e, al contrario, risultano frequenti i segni di interrogazione che sottolineano la presenza di parti interrogative e chiare porzioni dialogiche ed i segni esclamativi, impiegati, invece, per accentuare la carica espressiva del suo poetare. La poetessa ricorre con frequenza all’arte dell’elisione, sia in sistemi nominali che verbali e addirittura nei connettivi relativi, che trasmette a tratti l’idea di una poesia un po’ fuori dal tempo e d’impianto classicheggiante (a motivare ciò è anche il frequente ricorso all’inversione); la sonorità, tendenzialmente fluida per questo accorpamento di parole, altre volte finisce per soffrirne. Il verseggiare è variegato: alcune liriche sono molto corte, altre invece, come quelle dedicate al “Camino de Santiago”, per la loro lunghezza sembrano essere poemetti dotati di vita propria; completano l’opera poi degli acrostici.

Si riflette sulla vita, sul silenzio, sulla bellezza, sull’importanza dei valori, sull’amore, sulla natura. La poesia di Mara Spoldi è universalistica proprio perché rifugge tematicismi particolari per dare, invece, uno sguardo completo e dall’alto su ogni aspetto dell’umano meditare:

Io son sognatrice
inconscia del fatto
che anche una stella
è immersa nel niente. (21)

E’ una poesia possibilista e intrisa di vitalismo, che affronta i problemi e i disagi del mondo, prevedendo un rimedio o uno sviluppo felice degli accadimenti come quando in “Inerzia” osserva: “Si può sempre contrastare/ la passività del mondo” (p. 85). Un messaggio chiaro e avvincente che può aiutare il lettore e l’uomo d’oggi a sgravare il suo senso di tormento, tanto umano quanto sociale, ed un invito a leggere questa raccolta che loda la vita e chi l’ha creata.

Le bellissime immagini che accompagnano ciascuna lirica rendono questa silloge anche una piacevole e azzeccata “mostra di momenti” che si sposano con i versi di Mara.

Lorenzo Spurio

Jesi, 23-10-2013

E’ uscito “Imago” di Antonella Troisi

“IMAGO” DI ANTONELLA TROISI

 COMUNICATO STAMPA

  

imago_600E’ uscito da pochi giorni Imago di Antonella Troisi. Si tratta di una raccolta di poesie edita da TraceePerLaMeta Edizioni. Questo libro rappresenta l’opera prima di Antonella Troisi, poetessa campana residente a Salerno.

Dalla prefazione curata da Lorenzo Spurio si legge: «Il lettore troverà poesie dal gusto nuovo la cui collocazione in un genere risulta difficoltosa, ma, come si sa, nel nostro secolo non è opportuno parlare di scuole, movimenti né generazioni. […]La difficoltà nel percepire in maniera lucida e razionale quali siano i limiti estremi di un amore è al centro della silloge dove l’amore si configura a tratti come un tormento, un desiderio, un pensiero ricorrente, un’illusione. La poetessa, però, è altamente coscienziosa nel sapere che parlare di amore immancabilmente significa parlare anche del tempo che, imperterrito scorre».

Il libro può essere ordinato ed acquistato tramite lo shop di TraccePerLaMeta Edizioni o tramite ogni altra libreria online.

 

                        

TITOLO: Imago
AUTORE: Antonella Troisi
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
PAGINE: 56
ISBN: 978-88-907190-7-3
COSTO: 9€

Info:

info@tracceperlameta.org

www.tracceperlameta.org

“Le ali del pensiero” di Sandra Carresi, recensione di Lorenzo Spurio

Le ali del pensiero

di Sandra Carresi

con prefazione di Monica Fantaci

Libreria Editrice Urso, Avola, 2013

ISBN: 978-889838100-5

Pagine: 54

Costo: 9,5€

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

 

Sono sempre stata qui.
Il tempo mi ha solo
spostata un po’,
ma non sono mai andata via.
Adesso, metto l’accento
sulla qualità di questa
avventura, che è per me
un’opera d’arte:
la Vita.
(in “Qui e ovunque”, p. 22)

 

imagesCAUFDDHTSandra Carresi, oltre che un’amica, è una poetessa di grandi qualità: la sua poetica, piana ed evocativa, trae spunto dall’ambiente attorno a lei con particolare attenzione nei confronti della natura, tanto vegetale quanto animale (tra cui è da sottolineare i vari riferimenti al cane Benny, ormai parte della famiglia, ma anche animali del sottobosco che ci immettono in un’atmosfera sognante come avviene nella bellissima “Il sentiero dei sogni”). E’ una poesia chiaramente priva di orpelli, sofisticati tecnicismi metrici, ridondanti formalismi che qualora vengano utilizzati nella nostra età contemporanea finirebbero per risultare anacronistici e altamente retorici.

Le ali del pensiero pubblicato dalla Libreria Editrice Urso di Avola all’interno del progetto concorsuale che viene promosso ogni anno “Libri Di-Versi in Diversi Libri” è una silloge ricca di profumi, colori e di riflessioni che l’autrice fa partendo dal semplice. Non sempre queste riflessioni danno manifestazione dell’animo solare ed entusiasta che appartiene a una donna come Sandra, ma talvolta incorriamo in indagini più dolorose sull’io che prendono in considerazione ad esempio la malattia descritta come “belva antica” o “il gigante/che silenziosamente da secoli,/ ruba la Vita altrui” (p. 10), ma anche qui la lirica “risorge” nell’immagine finale, emblema di vitalismo, speranza e senso di religiosità: “La morte affianca la vita,/ ma per la belva antica,/ è già tempo di sconfitta” (p. 10). Ma non c’è mai spazio per il dramma o per dar credito ai pensieri nefasti nella poesia di Sandra e questo forse è esemplificato nei versi conclusivi della poesia “Respiri” cha apre la raccolta: “Respiro forte,/ è ancora tempo/ di essere felici” (p. 7).

Le poesie di Sandra sono essenze cromatiche, grumi di tempera, acquarelli sfumati, quadri d’immagini dove è il colore a dominare su tutto: “un autunno/ dipinto di/ verde, di giallo e di arancio” (p. 26), “ho indossato/ il profumo d’ambra grigia” (p. 27), nei piacevoli e fraterni “alberi argentati” (p. 30) e anche l’immagine più semplice evoca una grande profondità d’animo e d’espressività come quando dipinge con i suoi versi: “Bellissimo il cielo di/ azzurro uniforme” (in “Primavera”, p. 36). Parlare di colori significa immancabilmente parlare di luce, sole, luna e delle varie fasi luminose: le pagine si susseguono lente come aurore inaspettate, tramonti infuocati e timide albe di giornate liete.

Ci sono poesie dal tema sociale molto interessanti come “Pensieri e Sospiri” che traccia l’affanno e il disagio sociale tra povertà, crisi lavorativa e incertezza dei giovani che motivano la poetessa e metter in luce un “pensiero di trasformazione/ per la costruzione/ di una dignità migliore” (p. 8); in “Uomo” la poetessa lancia un messaggio, una forte esortazione all’uomo d’oggi per riscoprire gli antichi valori, oramai tramontati o celati, e abbandonare invece la via del materialismo, delle logiche di mercato (“Danza frenetico il dio quattrino”, p. 12) e del suo stupido egoismo.

E quei “cattivi pensieri”, magari d’odio o di vendetta, che possono nascere a seguito di drammatici e vergognosi episodi del nostro oggi servono alla poetessa da lenitivo di quel dolore momentaneo che poi le consentirà di dimenticarseli per riaffermare la purezza del cuore.

In “Calze a rete e minigonna” la poetessa tratteggia l’endemico problema della prostituzione che trasforma la donna in oggetto e l’uomo in animale selvaggio.

Colori, profumi, animo attento e curioso nei confronti della natura quale immenso vivente e nostra compagna fidata, condensati nella lirica che a mia vista è la più affascinante dell’intero libro:

 

Sorridi fanciulla
al giardino
d’Inverno.
I rami son potati
ma, la vita
è ancora lì,
si è solo spostata
in un altro ramo,
là dove il merlo
riposa, bagnato.
 
(“Giardini”, p. 50)

 

Molte le poesie che chiamano in causa sentimenti legati all’amore, al ricordo, alla felicità viva e costante e che si rinnova con le piccole azioni di tutti i giorni: “Quelle lunghe pause/ nelle stagioni andate/ sono un gioco/ consumato nel ricordo./ Amare la notte,/ non significa/ non saper salutare/ il giorno”, in “Cuore”, p. 20.

Ad arricchire questo testo è la nota di prefazione scritta dalla poetessa palermitana Monica Fantaci che con una serie di pennellate di colori vivi e luminosi dipinge sulla tela in maniera plastica quella che è l’arte poetica di Sandra.

Leggendo le poesie di Sandra ho provato sempre una sensazione di leggerezza, di sospensione, quasi come se il lettore venisse leggermente vaporizzato nell’aria da un venticello che, metaforicamente, è un gorgo di pensieri:

 

Mi culla
questa sedia a dondolo
di giunco.
Mentre un debole vento
accarezza dolcemente
il mio volto,
il sole mi bacia la fronte.
 
(in “Respiro”, p. 7)

E non è un caso che molti dei suoi libri abbiano dei titoli significativi sotto questo punto di vista: nella raccolta di racconti per l’infanzia scritta assieme a Michele Desiderato (Battiti d’ali nel mondo delle favole, TraccePerLaMeta Edizioni, 2012) ritroviamo le ali presenti anche nell’ultima silloge poetica che evocano un mondo aereo, una volata e trasmigrazione verso le esperienze più diverse, ma anche una leggerezza che si lega alla fuggevolezza dei versi, come pure dei sentimenti. Nella silloge poetica del 2007, Dalla vetrata incantata, (Lulu Edizioni) si respira mediante altre immagini e isotopie un’aria di meraviglia e stupore, di compiacimento e benessere fuse in quell’incanto che proviene dalla visione lusingata della natura, nella sua mutevolezza, che si staglia dietro ad una vetrata.

Grazie a Sandra per permetterci di volare, di trasvolare e planare durante la lettura di queste poesie.

La vita sulla terra è a tratti cruda a tratti vergognosa, e di voli così ne abbiamo certamente bisogno.

 

C’è un vento
Che soffia di notte
E di giorno,
sussurra da sempre,
certezze del cuore.
 
(In “C’è un vento…”, p. 21)

  

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

 Jesi, 16/04/2013

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Reading poetico a Palermo “Disagio psichico e sociale”

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reading poetico dal tema “DISAGIO PSICHICO E SOCIALE”

organizzato dalla rivista di letteratura on-line “Euterpe”

che avrà luogo a PALERMO

presso la Biblioteca dei Saperi della Facoltà di Lettere

sita in Viale delle Scienze ed. 12

venerdì 14 giugno 2013 a partire dalle ore 17:00.

Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 3 liriche che dovranno avere le seguenti caratteristiche:
– dovranno essere di completa produzione dell’autore;
– non dovranno superare i 30 versi;
– dovranno attenersi, seppur vagamente, al tema proposto.
Al termine dell’evento gli organizzatori si premureranno di raccogliere le liriche in un volume antologico che sarà edito da Photocity Edizioni del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti. Nessun contributo è richiesto per questa attività, ma si richiede ai poeti di incollare ai piedi di ciascun testo poetico che invieranno, le seguenti attestazioni:
v Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
v Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.
La invitiamo a darci un riscontro circa la sua presenza al reading entro e non oltre la data del 19 maggio 2013 e a inoltrarci le poesie che intende leggere durante l’evento in modo che possiamo organizzarci adeguatamente sui tempi degli interventi.
Le poesie vanno inviate per posta elettronica ad entrambi gli indirizzi lorenzo.spurio@alice.it e moni.fant@virgilio.it mettendo nell’oggetto “Reading Palermo”.
Lorenzo Spurio (scrittore, critico-recens., Direttore di “Euterpe”)
Monica Fantaci (poetessa, recensionista, Vice-Direttore di “Euterpe”)
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“Dickinson: tra parole e musica”, progetto teatrale di Giuseppe Giulio

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“Dickinson: tra parole e musica” è questo il titolo dato al secondo progetto teatrale ideato da Giuseppe Giulio, che nuovamente unisce letteratura, teatro e musica. Emily Dickinson è la protagonista indiscussa di questo inedito spettacolo artistico, una poetessa statunitense considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. La poetessa scopre la propria vocazione poetica durante il periodo di revival religioso che, nei decenni tra il 1840 e il 1850 si diffuse rapidamente nella regione occidentale del Massachusettes. Emily visse la maggior parte della propria vita nella casa, dove era nata, lei amava la natura, ma era costantemente ossessionata dalla morte, vestiva solo di bianco in segno di purezza, si innamorò di un pastore protestante, ma il suo amore rimase solo platonico, molte delle sue opere sono dedicate a questo amore, tra queste tre diverse lettere dal titolo “Master”che molti critici e appassionati della poetessa ritengano siano indirizzate a questo amore non corrisposto. Le lettere tradotte da Margherita Guidacci e interpretate dalle Lavinia Lalle e Sarah Mataloni accompagnate dalle musiche composte per l’occasione dal maestro Francesco Paniccia. Quando Emily Dickinson all’età di trentadue anni, decise dopo un breve viaggio nella capitale statunitense Washington DC, di estraniarsi dal mondo e si rinchiuse nella propria camera al piano superiore della casa natale, anche a causa del sopravvenire di disturbi nervosi e di una fastidiosa malattia agli occhi, non uscendo da li neanche il giorno della morte dei suoi genitori. Credeva che con la fantasia si riuscisse a ottenere tutto e interpretava la solitudine e il rapporto con se stessa come veicoli per la felicità. Al momento della sua morte la sorella scopre nella camera di Emily, ben 1775 poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore che faranno da sfondo alla parte contemporanea dello spettacolo, che include le poesie cantate da Marianna Sollecchia accompagnata dalla musica composta dal maestro Francesco Paniccia e dalle immagini fotografiche di Elisa De Santis. Il tutto sarà accompagnato e incorniciato dall’approccio accademico storico-letterario e sociale del narratore svolto da Silvio Raffo, traduttore anche delle poesie scelte per lo spettacolo e dall’ingegno artistico del regista Cristiano Maria. L’ultimo atto terminerà con la poesia dal titolo “Hope is the Thing”resa celebre nel mondo grazie al linguaggio semplice e brillante, che hanno reso la poetessa una delle più studiate e lette dai giovani di tutto il mondo. Un esperienza unica ed inedita per gli appassionati e non di letteratura comparata, per chi ama la poesia di Emily Dickinson e la magia che traspare dai sui versi. Uno spettacolo teatrale che sbalordirà ed emozionerà fino alle ultime gocce di parole e musica.

 

Ideato da: Giuseppe Giulio

Regia: Cristiano Maria

Narratore: Silvio Raffo

Interpreti: Lavinia Lalle, Sarah Mataloni e Marianna Sollecchia

Foto: Elisa de Santis

Traduzioni poesie: Silvio Raffo

Traduzioni lettere “Master”: Margherita Guidacci

“Senza rete”, il nuovo libro di poesie di Fiorella Carcereri

Senza rete

di Fiorella Carcereri

Edizioni Ensemble, 2013

 

PREFAZIONE

COPERTINA SENZA RETEFrammenti di poesia, “specchi fedeli” di sentimenti vissuti,  in cui il lettore può ritrovare se stesso: il canto di Fiorella Carcereri ha tono autobiografico, eppure è universale.

Senza rete di protezione l’autrice procede funambolicamente dibattendosi tra illusioni e disincanti, vittorie e sconfitte, tra emozioni violente, improvvise, e stati d’animo più pacati, sintomo di un’avvenuta riconciliazione col mondo e, ancor prima, con se stessa.

La raccolta, articolata in due parti, appare alla stregua di un percorso, un cammino di crescita personale, che l’autrice compie attraverso l’ars poetica, sublimando il dolore, l’intimo grido della sofferenza provata.

L’amore nelle più varie sfaccettature aleggia sull’intera silloge. In maniera ordinata, come accingendosi a compilare un inventario delle sensazioni esperite personalmente, l’autrice passa in rassegna nella prima sezione, Tu ed io, le fasi salienti di una finita storia amorosa: l’abbandono, i ritorni continui, simili a “maree”, le illusioni, i tentativi di riavvicinamento, l’indifferenza.

Il discorso della Carcereri non è però nichilista e nella seconda parte, dal titolo Io e il resto, si pone in relazione con la realtà circostante, facendo entrare nuovi attanti nell’intessuto della scrittura, protagonisti, non secondari, della vita dell’autrice. Un dialogo fitto, a tu per tu, con i destinatari: la madre, un’amica, uno sconosciuto incontrato per caso. Non solo, ma è la società tutta a essere chiamata a testimone di stati d’animo personali e riflessioni di più ampio respiro sui tempi in corso, spesso espresse sotto forma di monito. E’ alta e sentita l’urgenza di richiamare l’attenzione su tematiche globali, come l’inquinamento, le guerre, le ingiustizie sociali, considerate sintomo di regressione e stupidità dell’uomo.

In tal modo, in Senza rete succede che il canto iniziale di dolore di una donna si può sciogliere nella dolcezza di un ricordo o coniugarsi in protesta civile e infine tentare di abbracciare l’universo.

IL  LIBRO  “SENZA RETE”  PUO’  ESSERE ACQUISTATO O PRENOTATO PRESSO TUTTE LE LIBRERIE DEL TERRITORIO NAZIONALE OPPURE ORDINATO DIRETTAMENTE ALL’EDITORE AL SEGUENTE INDIRIZZO E-MAIL:

commerciale@edizioniensemble.com

“Bisbigli nella notte” di Giovannangelo Salvemini, recensione di Lorenzo Spurio

Bisbigli nella notte
di Giovannangelo Salvemini
WIP Edizioni, Bari, 2013
ISBN: 978-88-8459-244-6
Pagine: 78
Costo: 10 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

L’amore
è un nome
che non si chiama
e vive nel silenzio.
(in “I grandi dell’amore”, p. 33)

 

imagesBisbigli nella notte è l’opera prima di Giovannangelo Salvemini, giovane pugliese che con questo testo ha voluto raccogliere poesie e aforismi completamente inediti scritti negli ultimi anni. Il lettore si approssima alla lettura di questo libro manifestando grande curiosità e voglia di capire cosa si celi dietro a quei “bisbigli” e se questa sia una espressione volutamente caricata a livello metaforico e che sta, dunque, a delineare dell’altro. Ma nelle primissime pagine è l’autore stesso, in una nota di introduzione a svelarci il mistero: questi “bisbigli” sono conversazioni segrete, strozzate e quasi mute con cui il poeta s’intrattiene nella notte, conversando con i suoi sé, le varie sfaccettature delle molteplici componenti inconsce della sua persona. Sono parole mormorate, strascicate e, pertanto, labili e ventose, dei monologhi sibilati, quasi sospirati, che avvengono solo al calar della notte e che gli permettono di “ascolt[are] il silenzio” (p. 44). Si ricordi quanto il tema della notte sia importante nei poeti considerati “classici” della nostra tradizione letteraria quale momento di pausa, meditazione e allo stesso tempo di analisi dell’esistenza. Ed è di notte che Salvemini riflette, medita e concretizza le sue divagazioni, sogna ad occhi aperti e considera la vita da prospettive che di giorno non gli sarebbero possibili. Di notte la gente dorme e forse sogna di uccidere draghi o di vincere al superenalotto, mentre Salvemini vive, assorbe e respira versi ricchi di creatività e di voglia di esser espressi. I bisbigli che il poeta descrive in questo libro, però, finiscono per aver la forza di testi urlati, il vigore di versi totalizzanti che proprio per la loro energia vanno taciuti e smorzati di notte per conservare il quieto vivere: “Bisbigliando di notte, mi accorgo che le stesse parole non posso urlarle nel silenzio della città. Non mi è permesso per rispetto delle regole imposte dalla società per il vivere civile” (p. 22). La società, dunque, che è comunemente l’incunabolo delle manifestazioni di cultura e progresso, è vista come limitante e quelle “regole imposte” sono dei duri limiti da rispettare, ma ai quali è obbligatorio e necessario assoggettarsi. In questa interpretazione di notte-giorno, libertà-oppressione e creazione-sterilità credo debba esser letta questa silloge di poesie.

La lirica d’apertura, “Piove” non può che echeggiare la celeberrima “La pioggia nel pineto” di D’Annunzio soprattutto in quel verso che dice “e par ch’io pianga” (un simile verso era stato utilizzato dal poeta abruzzese per riferirsi all’amata Ermione), se non fosse che qui lo scenario è diverso: non ci troviamo in una pineta, ma in vari ambienti: il bosco, il lago, il mare, quasi che il poeta intendesse dare una sguardo aereo su diversi ecosistemi investiti dalla pioggia. Il cameo dannunziano ritorna nella successiva “Taci” dove la reiterata intimazione del tacere alla donna, ricorda ancora una volta il poeta nel suo riferirsi ad Ermione, affinché nella pineta si respirino solo i rumori della natura.

In “Vorrei sognare” la struttura poetica è ripetuta in sette diverse strofe che hanno come contenuto quello del sogno visto come trampolino di lancio verso il futuro, la vita e l’amore; la lirica si manifesta come un giovanile manifesto sull’utopia. Tutto quello che non si può avere, sembra dire il poeta, può essere sognato, e allora non ci intristiamo e pensiamo a quello che ci piace.

L’immagine ricorrente di queste liriche è quella della natura con i suoi vari scenari (spesso incontriamo il mare con i suoi gabbiani) alla quale addirittura il poeta s’inginocchia chiedendo scusa “per aver[la] messa in movimento” (p. 36), quasi fosse il poeta che con la forza dei suoi versi azioni la grande macchina razionale dettata dal principio di causa-effetto.

Salvemini affonda il bisturi nell’intricata natura psicologica dell’uomo e nell’incapacità di separare la normalità dall’anormalità, espressioni di atteggiamenti che solo mediante un sistema di pensiero e delle costrizioni sociali (create esse stesse dall’uomo) è in grado di definirsi. Ma l’uomo sbaglia nei suoi intenti di definizione, nella sua volontà di catalogare o di discriminare: “Mi chiamano falso/ e dopo vero,/ minacciano d’ammazzarmi/ e dopo salvato./ Che follia/ che è l’uomo” (p. 40). C’è del comico misto a uno sdegno pacato in “Folli siam tutti”, dove si respirano gli echi di un Palazzeschi irreverente, in cui il poeta accusa la normalità di essere anormale e solleva quella che comunemente è considerata stravaganza e follia al podio della normalità:

 

Normale,
tu?
Eccolo
il primo folle.
 
Tu, pazzo scrittore,
io un normale lettore.
Voi non riflettere,
così io scrivo e voi leggete.

 

Il poeta ci regala anche un omaggio alla città di Firenze con una poesia dal titolo “San Miniato al Monte” che sembra essere un’istantanea: il poeta non è affascinato dalle comuni attrazioni del capoluogo fiorentino, ma medita tra tombe rovinate e il canto dei monaci sul “monte” che sovrasta Firenze.

In “Chiedo scusa alla morte”, dopo una curiosa elencazione di destinatari del suo messaggio, a tratti sofferente a tratti difficile da sviscerare, il poeta chiede scusa “a chi [lo] definisce/poeta” (p. 36).

Accettiamo queste scuse, ma le rigettiamo.

Salvemini non deve discolparsi di nulla, perché lui è davvero un poeta.

  

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

Jesi, 05-03-2013

 

Chi è l’autore?

Giovannangelo Salvemini (Molfetta, 1990) è laureando magistrale in Giurisprudenza nell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. E’ appassionato di fotografia, ma soprattutto di scrittura. Bisbigli nella notte è la sua prima raccolta poetica ed è il frutto delle passioni e dei pensieri raccolti negli ultimi anni e trasformati in versi.

 

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“Poesie tra le orchidee” di Massimo Grilli, prefazione a cura di Lorenzo Spurio

Poesie tra le orchidee
di Massimo Grilli
Ilmiolibro, 2012
 
Prefazione a cura di Lorenzo Spurio

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In queste notti di attesa
mi sdraio accanto a te
nei giardini dei sogni,
come un aquilone
la mia presenza sarà leggera.
(da “Come un aquilone”)

 

367505_copertina_frontcover_iconE’ un libro ricco di profumi e fragranze questo di Massimo Grilli, giovane poeta che, proprio come me, è marchigiano. Già a partire dal titolo e dalla copertina respiriamo un odore soave e dolciastro che ci accompagnerà per tutto il corso della lettura della silloge. Massimo Grilli è una di quelle persone –rare nella nostra contemporaneità- a cui piace ritirarsi in uno spazio tutto suo per osservare a distanza il mondo, viverlo sulla sua pelle e rendere immortali con i suoi versi quello che invece nella vita, purtroppo, è immancabilmente sottoposto allo scorrere del tempo. E’ una poesia d’istinto, pura, priva di grande elucubrazioni di carattere epistemologico od ontologico che va invece a fotografare la realtà multicolore, eterogenea e camaleontica del vivere metamorfico dell’uomo. I fiori – e quindi le orchidee del titolo del libro- sono la rappresentazione più alta e incontaminata di questo mondo vivido e pulsante, variegato ed esteticamente allettante quasi che la poetica di Massimo Grilli possa essere inserita in una corrente di tipo modernista-floreale, se questa è mai realmente esistita. Non ha senso, infatti, oltre che sarebbe un errore inestimabile, ingabbiare un poeta d’oggi all’interno di una etichetta delimitativa e troppo limitante. La storia della letteratura è già stracolma di “catalogazioni” di siffatta forma che non hanno molto interesse se non l’unica utilità di una più semplice analisi e un più sistematico studio della materia a un pubblico neofita del settore. 

“Prima con il cuore, lasciando libera un’emozione, poi con la penna, così nasce una poesia” è il pensiero che apre la silloge di Massimo Grilli e questo enunciato privo di una struttura in versi è da intendere come il manifesto della poetica di Grilli: la poesia è espressione di autenticità e di spontaneità; è solo “lasciando libera un’emozione” che questa può dar luogo a una celebrazione lirica della vita, sulla carta. In “Parola si fa luce” Massimo Grilli sottolinea la necessità che abbiamo di poesia e allo stesso tempo di poeti-vati che portino la propria parola perché “abbiamo bisogno della magia/ della parola che si fa luce/ tra le pieghe del mare sospese nel cielo”.

La semplicità tematica è una caratteristica che non si coniuga con la poetica di Massimo Grilli e così la Notte di San Lorenzo tipicamente assunta dai giovani amanti o dagli studiosi di astrologia come serata speciale, finisce per essere un’inaspettata nottata “senza stelle cadenti”, perché in fondo la vita è così: è l’irrealizzabile che si realizza o l’abituale che cessa di esser tale per diventare straordinario. E la stessa notte di San Lorenzo nella lirica di Grilli, lungi dall’essere sinonimo di meraviglia, è emblema di stanchezza e apatia che porta il poeta a preferire di guardarsi dentro di sé piuttosto che fuori da sé.

Massimo Grilli fa della Natura il punto di partenza di molte delle sue liriche che condividono un’evidente fascinazione per le bellezze naturalistiche (i fiori, l’acqua) e spesso l’elogio alla natura è fatto in maniera simbolica o in riferimento alla donna, come avviene in “Passione” dove il lettore ha quasi l’impressione che il poeta stia vagheggiando un rapporto con la sua donna, ma anche con l’intera Natura del quale è parte. “Nei tuoi occhi la notte” il poeta ci consegna, invece, una lirica profondamente caratterizzata da un punto di vista cromatico e tattile ma è allo stesso tempo un canto d’amore dal sapore agrodolce al quale il poeta si abbandona dopo un evento destabilizzante tra lui e la sua amata tanto che conclude accomiatandosi apparentemente senza nostalgia, rilanciando ancora una volta il suo status di uomo umile e sensibile:So solo scrivere poesie,/ ma ci metto il cuore, forse troppo poco per te”. Circondato dalla natura, da quella “campagna marchigiana” tanto amata dall’autore, il poeta si scopre un viandante per percorsi ancora da tracciare, un essere in balia degli eventi che aspetta solo di trovare un vero senso nel suo vivere: “Sfioro fili d’erba,/ siedo sulle pietre,/ disegno arcobaleni/ aspettando un’emozione/ che cambi la vita”.

Il tempo fa capolino in numerose liriche qui contenute come in “Comincio senza tempo” dove il martellante cadere della pioggia (che mi ricorda lo scenario di “A Cesena” di Marino Moretti) segna il ritmo della poesia e con esso il veloce incedere del tempo. Le foglie che il poeta calpesta, però, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, sono in grado di evocare “emozioni piene di colori”, di riportare dunque il poeta a momenti migliori, a primavere vissute e mai dimenticate. E’ forse questo il motivo dell’andatura affannosa e affrettata del poeta che sembra non avere una meta in particolare tanto che alla fine –illuminato da un qualcosa che non ci è dato sapere- se ne rende conto e si appoggia a un lampione, alla ricerca di un rapporto stretto con il mondo materiale dal quale fino a quel momento aveva cercato di fuggire.

In “Il mare non aspetta” Massimo Grilli ci consegna una poesia dedicata e ispirata alla stagione primaverile con curiose gemme di ciliegio che frementi stanno nascendo e faranno i ciliegi degli alberi vanitosi, per la bellezza dei fiori rosa, così vanitosi “come le donne al teatro”. Ma la primavera è anche l’invito a inaugurare una nuova stagione delle propria vita alla quale il poeta è tecnicamente pronto e preparato, se non fosse che attende l’arrivo della sua amata. La poesia di Grilli trasuda di un grande lirismo e di un amore incontaminato per la donna, è una poesia romantica –mai erotica- suadente, ricca di sentimenti nella quale si ravvisa quasi sempre il ricordo di qualcosa che poi non è accaduto, una attesa, una speranza per il futuro, una esortazione: “Sarà dolce la vita,/ anche quando il sole si spegne e si fa dura,/ ma due anime unite sanno combattere”.

Il ricordo fa capolino in varie liriche, a volte è doloroso, e poco positivo o intermittente e con squarci più cupi come avviene nella lirica dedicata al Natale, momento comunemente vissuto come felice, in riunione tra familiari che il poeta, invece, vive internamente in maniera desolante: “Torna nei giorni di Natale/ quel senso di nostalgia/ per tanti momenti sognati/ mai vissuti, ma ascoltati/ nei racconti degli amici e fatti miei,/ forse è per questo/ che a Natale non sorrido/ ma lascio che il cuore/ cerchi un’emozione/ riempia pagine bianche”. In “19 marzo” il poeta lascia andare sulla carta emozioni e il ricordo infelice della sua infanzia dovuto a un abbandono e contestualmente alla mancanza d’affetto e cure. Il poeta non sembra essersi riconciliato con quell’uomo che gli ha fatto tanto male e che non ha conosciuto e non può che concludere: “E’ troppo chiamarti padre/ forse io/ sono troppo figlio per esserlo”.

Questo libro è piacevole e profumatissimo. Per il lettore sarà come passeggiare per un giardino botanico tra varietà di fiori più o meno comuni: girasoli, viole, rose, orchidee e tante altre specie. L’insieme delle fragranze –dolci, aromatizzate, penetranti, soavi- è l’essenza stessa di questa silloge.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore e critico)

 

Pamplona, 10 Settembre 2012

 

BOOK TRAILER DEL LIBRO

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“La mia arpa” di Liliana Manetti

“La mia arpa”
di Liliana Manetti
Aletti Editore
Genere: Poesia
ISBN: 9788859108290
Pagine: 64
Costo: 12 €
 
Sinossi: 

156177_541733099188848_148279008_nLa mia arpa è l’espressione della mia anima, dove mi metto a nudo con le mie problematiche, i miei amori intramontabili come quello per la natura e le emozioni che mi danno le sue stagioni così diverse eppur così complementari…

L’amore per la vita in genere emerge nelle note dolci delle mie poesie, velate sempre dal mio romanticismo.

Le corde mute della mia anima se le ascolti in un giorno di settembre dall’aria frizzantina come questo sapranno suonarti una melodia bellissima: ma solo se vuoi, solo se le rispetti e le ami profondamente, altrimenti come dico nei miei versi “giaceranno nel loro dolore”.

Per acquistare il libro, clicca qui.

 

Chi è l’autrice?

Liliana Manetti è nata a Roma il 17/06/1980, è  neolaureata in filosofia. Ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata “L’ultima romantica”,poesie scritte nell’arco di 16 anni, e ha partecipato con le sue liriche a numerose antologie poetiche edite da Aletti editore e da casa editrice Pagine. Attualmente ha terminato di scrivere, insieme alla mia inseparabile amica Selina Giomarelli, un libro fantasy, un’avventura tutta da scoprire, un libro tra sogno,realtà, e fantasia. Ha sempre amato la letteratura e la filosofia classica, ma è rimasta affascinata comunque dalla filosofia medievale, illuminista e romantica: i periodi di rottura e le rivoluzioni, i cambiamenti nei diversi ambiti.

E’ rimasta sorpresa di quanto la mia anima sia ancorata al romanticismo..