Esce “I figli di Asac. La profezia delle tre scimmie” dell’autrice Serena Maffia

IMG-20180822-WA0004

Uscirà nei prossimi giorni per i tipi di Historica Edizioni di Roma il nuovo libro della nota poetessa e scrittrice Serena Maffia, “I figli di Asac. La profezia delle tre scimmie”.

LA STORIA

Quattro generazioni si riuniscono nella casa in cui vivono la bisnonna Mimma con la figlia Rose e il marito Dane. Ad arrivare sono le loro tre figlie: Stella, Lana (con il marito Claud) e Faith (con l’amica belga Aline). La miscela dei loro caratteri esplode in discussioni pretestuose e divertenti che ravvivano il non semplice menage familiare, quando i tre piccoli scoprono di avere uno speciale potere, grazie al quale possono sentire e vedere un piccolo fantasma che si è smarrito nel mondo dei vivi. Dopo l’iniziale spavento, i “figli della casa”, con la complicità di Stella e del fantasma della Mimma (morta a seguito di un incidente domestico), si impegnano per farlo tornare nella luce.
Scoprono così che il bambino-fantasma altri non è che…

 

L’AUTRICE

Serena Maffia è giornalista, autrice, sceneggiatrice. Ha lavorato per la Medusa Film RTIMediaset e per la RAI. Oltre a racconti pubblicati in varie miscellanee, tra le sue pubblicazioni si ricordano i romanzi “Meglio grande” (2012), “Le passioni di Ginevra” (2010), “Sveva va veloce” (2009); i racconti lunghi “Edith Piaf, la leggenda dell’amore” (Roma 2013), “Giangurgolo” ( 2011); le sillogi di poesia “Roma mi somiglia” (2017), “Blu” (2016), “Le carte volano” (2011), “Sradicherei l’albero intero” (2006), “Il ragazzo di vetro” (2005); e i drammi “Adele Alba” (2014), “Ostinato e contrario su Fabrizio De Andrè” (2012), “Peace frog su Jim Morrison” (2011), “Processo a Jim Morrison” (2009).

Dario Fo ha detto di lei: “C’è chi la conosce come scrittrice, chi come pittrice, chi come poetessa, chi come regista, chi come drammaturga o sceneggiatrice e chi come comunicatrice o docente universitaria. Ma Serena Maffia è una artista, niente di più”.

Annunci

“L’estate del ’78” di Roberto Alajmo. Recensione di Gabriella Maggio

9788838937729_0_0_0_75.jpgIn L’estate del ’78, edito da Sellerio, Roberto Alajmo narra un segmento della sua biografia per ricostruire, sulla base di documenti e ricordi, la storia della sua famiglia e soprattutto della madre Elena fino al momento della sua morte improvvisa e drammatica. Ḗ l’esperienza della sua paternità  e  la riflessione sul  nome dato al figlio, diverso da quelli che “ ritornano a generazioni alternate”, che sembra indurre Alajmo a affrontare questo importante nodo della sua vita.

Il racconto comincia dall’ultimo e inaspettato incontro con la madre, avvenuto nel luglio del ’78 a Mondello, mentre preparava l’esame di maturità. Nulla gli aveva fatto presagire che non l’avrebbe più rivista e perciò da quell’estate lo scrittore  inizia un cammino a ritroso nel tempo e nello spazio per ritrovare la madre e le ragioni della sua esistenza.  

Il titolo dell’opera non poteva, quindi, essere diverso. Il viaggio interiore, non privo di rischi esistenziali,  con convinzione si snoda tra il profilo della madre fondato sul ricordo e l’immagine immediata degli oggetti e dei documenti da decifrare.

Il lettore attento coglie a tratti nel testo una certa timidezza dello scrittore, il suo pudore di far nascere e mostrare il racconto allo scoperto, nella sua matrice, e talvolta si arresta perplesso a leggere sulla pagina il punto d’innesto tra Elena e il mondo, ripercorrendo la propria storia e intrecciando il proprio sentire di figlio o di madre  a quello di Alajmo.

Non c’è lirismo nel testo, solo narrazione scrupolosa, attenta a fare chiarezza nello scavo faticoso tra le spire della registrazione degli eventi e  le stasi del sentimento, per portare infine alla  luce  il colloquio autentico con la madre. Il narratore-protagonista  recupera le radici già vissute, le immagini della madre, le sue parole, i suoi atti fino alla malattia e alla morte. Solo a tratti riemerge anche la figura paterna. Il linguaggio essenziale e asciutto conferisce al testo un chiaro carattere  narrativo impedendo che fatti e persone diventino miti, perché restano tutti immersi  nel quotidiano. L’opera non ha esplicite indicazioni di genere sulla copertina, ma credo che si iscriva al genere romanzo, secondo l’affermazione di G. Debenedetti : “Ogni vero romanzo, ogni romanzo  risolto a fondo, ha contenuto una sua Nekuia”.

GABRIELLA MAGGIO

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

Festival della Comunicazione “Visioni” a Camogli dal 6 al 9 settembre 2018

Festival della Comunicazione

Visioni

Camogli, V edizione, 6-9 settembre 2018

LOGO ORIZZONTALE_con data_2018_azzurri.jpg

L’appuntamento annuale tra i più attesi in Italia dedicato a comunicazione, futuro e innovazione torna a Camogli da giovedì 6 a domenica 9 settembre, con un tema di assoluta centralità: Visioni.

Il Festival della Comunicazione, ideato con Umberto Eco, diretto da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer e organizzato da Frame, in collaborazione con il Comune di Camogli, festeggia quest’anno la sua quinta edizione con oltre 100 ospiti e un palinsesto variegato e vivace, aperto dalla lectio magistralis di Renzo Piano.

Attraverso una ricchezza straordinaria di pensieri, analisi, punti di vista differenti, offre sguardi inediti su alcune delle tematiche più stringenti dell’attualità: l’ecosistema mediale in cui siamo immersi e a volte sommersi (dalle smart city alle fake news, dalla mobilità del futuro alle nuove regole tra imprese, cittadini e istituzioni, dai leader digitali alla iattura del politicamente scorretto); l’informazione commentata con intelligenza ed ironia dai direttori delle principali testate nazionali; l’attenzione all’ambiente e la cultura green (dallo sguardo sull’Italia intatta non ancora contaminata dall’uomo, all’esplorazione marina nei due dei luoghi più fragili e cruciali del Pianeta – Artide e Antartide attraverso le campagne di robotica polare del CNR); l’intelligenza artificiale e le nanotecnologie; l’energia latente dei Millennials e della Generazione Z, con i loro linguaggi, sensibilità, aspirazioni; la contaminazione delle forme espressive (dalla trasformazione del linguaggio teatrale e cinematografico ai nuovi codici della fotografia e della moda, dall’universalità del linguaggio della musica che esce dai salotti ai processi inconsci della lettura, fino alla riflessione sul passaggio da immaginazione individuale a immaginazione collettiva); la potenza dei sentimenti (da un ideale atlante dell’anima che tenta di ricomporre i frammenti dei discorsi interiori tra paure e passioni, volontà e istinti, al senso profondo dell’amicizia, dell’amore, del coraggio, dalla forza trainante dell’utopia alla visionarietà delle menti geniali); la politica nazionale e internazionale (dalle linee rosse dei nuovi confini ai motivi che rendono le società litigiose e insicure, dal tema dell’immigrazione alla meravigliosa ostinazione di superare i muri di qualsiasi natura); la giustizia, la corruzione e l’attualità della Costituzione, tra adesioni e contestazioni; il futuro economico dell’Italia e delle imprese; la necessità di recuperare la nostra memoria storica per ricomporre un’identità dispersa.

Contenuti di altissima qualità, affrontati dai principali protagonisti del mondo dell’economia, della cultura, dell’innovazione, dello spettacolo, delle imprese e del giornalismo, che esploreranno il tema Visioni in tutta la sua pluralità di sensi e con una contaminazione di linguaggi e forme espressive unica: 30 appuntamenti nei laboratori per tutte le fasce d’età, 11 spettacoli, 2 mostre, 6 escursioni sul Monte di Portofino e nell’Area Marina Protetta e oltre 60 incontri, con 3 sessioni speciali: le Colazioni con l’autore, la Rassegna stampa in diretta dal Festival, l’aperitivo con musica sulle playlist di 139 “eccellenti” italiani.

Ancora una volta, il Festival raccoglie la feconda eredità del suo padrino Umberto Eco, cui è dedicato nella serata d’apertura l’evento Musica e parole. Un ricordo di Umberto Eco. Dell’ingegno multiforme di Umberto Eco si è ricordato molto ma non tutto: il serissimo studioso di san Tommaso, semiologo, romanziere, bibliofilo, faceva posto nella sua sterminata memoria alla più completa raccolta di barzellette del secolo. Ci raccontano il suo precoce umorismo due amici di infanzia e di gioventù e di tutta la vita, Gianni Coscia e Furio Colombo. I suoi allievi e poi colleghi, Valentina Pisanty e Riccardo Fedriga, ricordano qualcuna delle sue infinite battute di spirito. Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Marco Santambrogio, vecchi amici e colleghi, descrivono i momenti più impensati in cui lo hanno visto ridere e giocare con le parole.

L’attenzione ai giovani è la prima preoccupazione che deve avere ogni Paese dotato di capacità di visione, che guarda al futuro. Ed è per questo che il Festival della Comunicazione quest’anno ha dato un’inedita centralità ai ragazzi, sia come protagonisti che come interlocutori speciali. Ha attivato 3 progetti in collaborazione con l’Università di Genova, l’Istituto Nautico San Giorgio e il Liceo Da Vigo, che permetteranno ai ragazzi selezionati di collaborare in prima persona alla grande macchina organizzativa del Festival e ha organizzato tanti laboratori dedicati, che coinvolgeranno bambini, ragazzi e famiglie in esperienze interattive stimolanti, dal set televisivo alla robotica, dalle illusioni della mente allo yoga, dalle rivelazioni della genetica ai segreti della storia, dalla matematica alla biologia, fino alle immersioni subacquee.

Significativa anche la presenza femminile, con donne d’eccezione: Francesca Bria, Assessore alle tecnologie e all’innovazione digitale della città di Barcellona, consulente della Commissione Europea per gli sviluppi di internet e delle smart city e membro dell’Expert group sull’Open innovation della Commissione Europea; Evelina Christillin, Presidente della Fondazione del Museo delle Antichità Egizie di Torino, del Teatro Stabile di Torino e di ENIT-Agenzia Nazionale per il Turismo; il presidente della Rai Monica Maggioni; le economiste Alessandra Perrazzelli e Paola Schwizer; l’avvocato Elisabetta Rubini; l’autrice di graphic novel esperta di società e costume Cinzia Leone. E ancora: la sociologa della Scuola di Robotica Stefania Operto, la semiologa Valentina Pisanty, l’attrice Monica Guerritore, le scrittrici Sofia Bignamini, Alessia Gazzola, Silvia Truzzi, Ilaria Tuti e Sofia Viscardi.

«Il Festival della Comunicazione – spiega Danco Singer – non solo è ormai riconosciuto come un ambìto spazio di discussione e aggiornamento, ma è diventato una community di altissimo valore, formata dai maggiori attori dell’informazione, della cultura e del mondo economico e imprenditoriale, che trovano nel Festival occasione di incontro, confronto, incremento del proprio capitale relazionale». Al Festival infatti, quattro grandi presidenti, Francesco Profumo (Compagnia di San Paolo), Gabriele Galateri di Genola (Assicurazioni Generali), Edoardo Garrone (Erg), Sergio Solero (BMW) e il senior vice president di Costa Crociere Luca Casaura ci mostreranno quanto sia importante avere visione per chi guida un’impresa, immaginando modelli di crescita che riguardano economia, impresa e società.

E Rosangela Bonsignorio aggiunge: «La capacità del Festival di coniugare, secondo lo stile di Umberto Eco, alto e basso, colto e pop, fa sì che i suoi contenuti arrivino a tutti, sensibilizza sui problemi della contemporaneità, incoraggia la cultura, la lettura e lo spirito critico». Ecco che, ad esempio, l’incontro con Oliviero Toscani sarà occasione per guardare da angolazioni insolite ai temi più controversi e ai tabù dell’oggi, attraverso il linguaggio icastico e provocatorio della fotografia.

A rendere unico il Festival della Comunicazione è anche la particolare atmosfera offerta dal pittoresco borgo di pescatori che lo ospita: Camogli, la città dei mille bianchi velieri, “una gemma nascosta da scoprire”, “scorcio di Riviera d’altri tempi”, “con un lungomare quasi geometrico, arricchito da coloratissimi palazzi e casette”, decantato dalla rivista statunitense Forbes.

INCONTRI

Il Festival della Comunicazione 2018 si aprirà con una lectio magistralis dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano, che ci mostrerà la sua visione del nuovo ambiente urbano e del rapporto che intercorre fra architettura e società, di cui ci ha dato accenno nelle sue recenti parole: «Nella società i grandi cambiamenti non li fanno gli architetti, ma l’architettura ne è specchio fedele, quando riesce a trasformarli in simboli visibili, in macchine perfette ed umane che fanno avanzare la civiltà dei comportamenti in una direzione equa e condivisibile».

Nei quattro giorni, un ricco palinsesto di conferenze, dialoghi e interviste che intrecceranno linguaggi, discipline, personalità e mondi apparentemente distanti.

Marco Aime, Guido Barbujani, Telmo Pievani

Come ci vedono gli altri. Il colore della pelle

Giovanni Allevi, Luca De Biase

L’equilibrio della lucertola

Piero Angela

Salvatore Aranzulla, Maurizio Ferraris

Il tecnologo e il tuttologo

Alessandro Barbero

Le “visioni” di uno storico

Guido Barbujani

Colazione con l’autore: Tutto il resto è provvisorio

Simone Bemporad, Massimo Russo, Giorgio Zanchini

La nuova era dei media

Sofia Bignamini

Colazione con l’autore: I mutanti: sguardi e prospettive dei preadolescenti di oggi

Ripensare le smart city

Annalisa Bruchi, Carlo Freccero

Rassegna stampa in diretta dal Festival

Pietrangelo Buttafuoco, Aldo Cazzullo

Rassegna stampa in diretta dal Festival

Massimo Caccia

La robotica marina tra i ghiacci dei poli

Mario Calabresi

Antonio Calbi, Umberto Orsini

Umberto Orsini allo specchio

Aldo Cazzullo

Giuro che non avrò più fame. L’Italia della ricostruzione

Roberto Cingolani

Furio Colombo

La guerra mondiale di Salvini

Gherardo Colombo, Gustavo Zagrebelsky

Il legno storto della giustizia

Gianni Coscia, Severino Salvemini

Le liste degli altri – aperitivo semi-alcolico

Ivan Cotroneo, Alessia Gazzola, David Parenzo

Dall’immaginazione alla visione: il percorso creativo

Carlo Cottarelli, Luciano Fontana

Il futuro economico dell’Italia: sette anni di vacche magre o di vacche grasse?

Brunello Cucinelli, Cinzia Leone

Luca De Biase, Maurizio Ferraris

Se è gratis, il produttore sei tu

Andrea De Carlo

Saturazione da incontri, lo scrittore come ostaggio

Alberto Diaspro, Vittorio Pellegrini

Visioni al carbonio: tra vita e nanotecnologia

Paolo Fabbri

Le vedute dell’Esperto: i tecnici, i media, i politici

Oscar Farinetti

Quasi: la meraviglia dell’imperfezione

Federico Ferrazza, Sergio Solero

Dove stiamo andando? Idee, viste e visioni del mondo di domani

Federico Fubini, Evgeny Morozov

Silvano Fuso

Previsioni

Gabriele Galateri di Genola, Edoardo Garrone, Francesco Profumo, Federico Fubini

Paolo Giordano, Danco Singer

Divorare il cielo

Alberto Girani

Colazione con l’autore: Portofino, il paesaggio futuro

Francesco Greco, Federico Rampini

Quali regole determineranno i nostri rapporti futuri?

Cinzia Leone, David Parenzo

Rassegna stampa in diretta dal Festival

Luca Leoni, Guglielmo Scilla alias Willwoosh, Sofia Viscardi, David Parenzo

Millennials vs. Gen Z: le cose sono abbastanza cambiate

Gad Lerner

Ma che razza di giornalismo

Sergio Luzzatto, Valentina Pisanty

Da Auschwitz a Gerusalemme: la visione di Israele

Monica Maggioni, Aldo Grasso

Marco Massarotto

I leader digitali: la mappa dei nuovi protagonisti grazie a social media e smartphone

Stefano Massini

Quattro ritratti di grandi visionari

Massimo Montanari

Fiumi di vino e montagne di formaggio. Visioni di abbondanza nel mondo della fame

Gabriele Muccino, Severino Salvemini

Il cinema italiano soddisfa lo spettatore globale?

Piergiorgio Odifreddi

Visioni matematiche

Davide Oldani, Pierluigi Pardo

Mangia come parli

Sergio Claudio Perroni

Colazione con l’autore: Entro a volte nel tuo sonno

Renzo Piano

Lectio di apertura

Pif, Silvia Truzzi, David Parenzo

La regola dell’amico

Massimo Recalcati

L’inconscio del libro

Andrea Riccardi

Visioni: oltre il muro dell’impossibile

Carlo Rognoni, Sergio Romano

Un mondo senza pace

Raffaele Simone, Paolo Fabbri

La vista è davvero il più casto dei sensi?

Oliviero Toscani, Luca Casaura, Severino Salvemini

Cambia l’inquadratura dalle modelle superstar ai normali mortali?

Mario Tozzi

Uno sguardo sull’Italia intatta

Ilaria Tuti

Colazione con l’autore: La protagonista (della tua vita) che non ti aspetti

Simone Ungaro

Andrea Vitali

PREMIO COMUNICAZIONE

Il Premio Comunicazione quest’anno verrà assegnato allo storico Alessandro Barbero, che, con la sua travolgente dialettica e la sua coinvolgente presenza scenica, ci guida alla riconquista della nostra memoria storica, offrendoci sempre una chiave di interpretazione originale, inconsueta e mai scontata nell’esplorazione del nostro passato e nell’interpretazione del nostro presente. Alla consegna del premio, Barbero parlerà non solo della visione del passato ma anche della capacità di previsione del futuro, di immaginare un oltre possibile a partire dall’interpretazione di ciò che è stato.

DENTRO E INTORNO AL FESTIVAL

Ad arricchire il programma, tanti appuntamenti speciali, capaci di coinvolgere i pubblici più diversi per età e interessi: il buongiorno del festival, gli aperitivi in piazzetta con curiose playlist, gli spettacoli serali, i laboratori per bambini, famiglie e giovani universitari e, ancora, le escursioni culturali sul Monte di Portofino e nell’Area Marina Protetta.

IL BUONGIORNO DEL FESTIVAL

Le mattine del festival si apriranno con gli appuntamenti A colazione con l’autore, per chiacchierare di libri e letteratura davanti al confortevole abbraccio di cappuccino e brioche, seduti al tavolino di un bar affacciato sul mare, in compagnia degli scrittori più amati.

Novità di quest’anno è la Rassegna stampa in diretta dal Festival, un’inedita lettura dei quotidiani, dal gusto ironico e dissacrante, ai confini della realtà, in cui giornalisti e personaggi di cultura e spettacolo commenteranno in un modo tutto particolare i titoli e i temi più “caldi” dell’attualità.

APERITIVO CON LE “LISTE DEGLI ALTRI”

Altra novità, l’appuntamento semi-alcolico con la musica, basato sulle playlist di 139 italiani raccolte da Severino Salvemini e interpretate dalla fisarmonica di Gianni Coscia. 

SPETTACOLI

Per esplorare appieno il tema Visioni, non potevano certo mancare contributi dal mondo del teatro, della musica e della poesia. Anche quest’anno saranno infatti molti gli spettacoli organizzati al Teatro Sociale e nelle incantevoli piazze della cittadina ligure.

“I baci sono definitivi” è un succedersi di storie lette e prima ancora rubate da Pietrangelo Buttafuoco nel suo viaggio giornaliero in metropolitana, treno o aereo e raccolte nel suo libro. Tra una lettura e l’altra dello scrittore, il poliedrico e versatile Mario Incudine, accompagnato dall’inseparabile maestro Antonio Vasta, renderà magico ciò che già risultava fantastico.

Nel racconto teatrale Ogni storia è una storia d’amore, i personaggi che abiteranno la scena con Alessandro D’Avenia saranno scelti tra le trentasei donne rievocate, raccontate nel suo ultimo libro. Storie di donne che hanno provato ad amare artisti con esiti che vanno dal tragico della Elizabeth di Dante Gabriel Rossetti al comico della Giulietta di Fellini, dall’epico della Nadežda di Osip Mandel’štam al lirico della Fanny di Keats, dal cinematografico della Alma di Hitchcock al fiabesco della Edith di Tolkien, sempre rivolgendosi all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo.

InContemporaneamente insieme” il poeta Guido Catalano e il cantautore Dente incroceranno chitarra e penna per parlare d’amore a modo loro, dando vita a uno spettacolo inedito ed estremamente originale.

Nel reading “Musica: passione e professione” il giurista Gustavo Zagrebelsky, accompagnato dal violoncellista Relja Lukic, intreccerà linguaggi, musica e discipline diverse.

Tre importanti voci del panorama giornalistico italiano interverranno in un’inedita veste, offrendo al pubblico tre reading teatrali.

“Beate le bestie. Considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca” con Michele Serra. Le parole, con la loro seduzione e le loro trappole, sono le protagoniste di questo monologo teatrale impudico e coinvolgente, comico e sentimentale. Tratto dal libro La sinistra e altre parole strane, nel quale Serra apre al lettore le porte della sua bottega di scrittura, “Beate le bestie” è un atto di amore nei confronti di un mestiere faticoso e fragile: scrivere.

“Balle spazialidi Marco Travaglio. Che cosa rimane della campagna contro le presunte fake news del web, montata da politici sconfitti e da giornali e programmi tv che hanno diffuso per decenni le più grandi menzogne al servizio del potere. Storia della più grande bufala degli ultimi anni: la fake news sulle fake news. Cioè di una fake news al quadrato.

Federico Rampini conLinee rosse porterà sul palco la geopolitica e racconterà le trasformazioni dell’attualità mondiale seguendo il tracciato delle carte geografiche, sovrapponendole e interpretando numeri e linee di confine.

Tre proposte, infine, per guardare con coraggio al futuro, senza dimenticare il momento in cui viviamo.

“Il Coraggio. Vivere, amare, educare” con lo psichiatra Paolo Crepet e l’attrice Monica Guerritore è un reading-spettacolo sulla più grande emergenza odierna: il coraggio.

“Le donne erediteranno la terra: un tributo al genio femminile, attraverso figure del passato e del presente, storie di grandi artiste e di figlie che salvano i padri o ne custodiscono la memoria. Donne che sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura di ciò che le circonda, e per questo più dotate degli uomini per affrontare l’epoca contemporanea. Con il giornalista Aldo Cazzullo e l’attrice Beatrice Luzzi.

“SN-19: storie di umani e robot. L’avanzata dei robot: quale futuro per gli esseri umani?”, con la sociologa della Scuola di Robotica Stefania Operto, uno spazio di riflessione interattivo che coinvolge il pubblico con modalità partecipative e inaspettate che vanno oltre il racconto. Nao, tra i social robot più famosi al mondo, sarà protagonista di un dialogo sorprendente che dimostrerà quanto parlare con un robot possa essere naturale.

LABORATORI

Sempre grande attenzione è dedicata al pubblico dei più giovani, che potranno esplorare il tema del festival in modo creativo, con un linguaggio e degli appuntamenti ideati appositamente per loro. Per bambini e ragazzi sono in programma, infatti, tredici laboratori che spaziano dall’educazione alla sostenibilità ambientale, dal mondo marino a quello animale, da come si realizza un programma televisivo a un viaggio alla scoperta del nostro cervello, dalla robotica alle immersioni subacquee, allo yoga per tutta la famiglia. Inoltre sono previsti workshop di orientamento al mondo universitario rivolti sia ai ragazzi dai 16 ai 19 anni che ai loro genitori.

Il mare e l’impatto dell’uomo (5-10 anni)

Un laboratorio interattivo e di gruppo per conoscere il mondo marino e i suoi abitanti, ma anche per essere consapevoli dell’impatto dell’uomo su questo delicato ambiente e delle attenzioni che ognuno di noi può avere per preservarlo. In collaborazione con MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Chi indovina la razza? (8-11 anni)

con Guido Barbujani

Attraverso un piccolo esperimento il biologo e genetista Guido Barbujani ci fa capire come il concetto di razza sia un concetto psicologico e non genetico. A cura di MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Che storia la Storia! (8-11 anni)

con Alessandro Barbero

Perché è importante conoscere la storia? Alessandro Barbero lo spiega ai ragazzi con il suo entusiasmo e il suo carisma, in un dialogo che non vuole essere una lezione, ma uno scambio di opinioni sull’intramontabile fascino della storia. A cura di MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Lasciate che i pargoli vengano alla matematica (8-11 anni)

con Piergiorgio Odifreddi

Non spaventatevi ragazzi: la matematica non è solo una questione di conti e operazioni, ma un’amica che accompagna tutte le nostre attività. E a cosa serve? Lo spiegherà ai ragazzi il matematico Piergiorgio Odifreddi. A cura di MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Laboratorio sul mimetismo e su come vedono gli animali (6-10 anni)

Gli animali sono abilissimi a nascondersi, camuffarsi e ingannare i predatori. I partecipanti potranno scoprire le “tecniche” che usano, oltre a come funziona la loro visione. In collaborazione con la Cooperativa Dafne.

RAI Porte Aperte. Entra in RAI e scopri la passione oltre lo schermo (6-12 anni)

Come si realizza un programma televisivo? Come si lancia un servizio del TG? Come si usa una telecamera? A queste e a molte altre domande risponderà chi ogni giorno lavora nei backstage dei programmi radiofonici e televisivi della RAI.

Infinite sfumature di azzurro: gli ambienti marini (6-12 anni)

Giochi e prove interattive di equilibrio e conoscenza, dal gioco dell’isola al tappetone della biodiversità, al twister dei mestieri del mare. In collaborazione con l’Acquario di Genova.

Illusionarium, il grande Luna Park della Mente: non sempre la realtà è quella che si vede (8-14 anni)

Un viaggio con l’illusionista Carlo Faggi alla scoperta di come il nostro cervello elabora quanto gli occhi gli trasmettono, lasciandosi talvolta ingannare. Ci si addentrerà insieme in un mondo popolato da oggetti che non possono esistere, visi che ne nascondono altri, progetti architettonici impossibili, statue che sembrano seguire il nostro cammino e disegni che paiono animati.

Bubblemaker (8-14 anni)

Mini corso d’immersione: i bambini potranno fare il loro primo respiro subacqueo e nuotare in mare a due metri di profondità, sotto la supervisione diretta di un istruttore qualificato. In collaborazione con B&B Diving.

Universitari per un giorno (16-19 anni)

Per gli studenti delle ultime classi delle scuole superiori si avvicina l’importante scelta del percorso universitario. Per loro è pensato un momento di orientamento con studenti e tutor dell’Università di Genova, che illustreranno facoltà e corsi e risponderanno alle domande dei ragazzi.

Porte aperte ai genitori

La scelta dell’università è un momento delicato anche per i genitori. A loro è proposto un laboratorio per imparare come sostenere in modo efficace i propri ragazzi, in collaborazione con l’Università di Genova.

FamilYoga (per tutti)

Bambini, genitori e anche nonni, sotto la guida di Concetta Ferrara, potranno praticare insieme la disciplina dello Yoga: un’occasione da non perdere che coinvolge la famiglia nel gioco e nel movimento.

La robotica, il mare e l’esplorazione dei poli (per tutti)

Un laboratorio immersivo e coinvolgente, in cui i visitatori potranno pilotare un mini robot semi-sommergibile e vivere le emozioni di una missione di campionamento sui ghiacci artici. In collaborazione con il CNR di Genova.

ESCURSIONI CULTURALI

Sei le escursioni, per terra e per mare, dedicate a chi ama la natura e l’aria aperta, alla scoperta delle bellezze naturali che circondano il borgo di Camogli.

Tre passeggiate per il Monte di Portofino: di giorno “Punti di vista dal Parco di Portofino” alla scoperta degli ambienti naturali e dei principali punti panoramici e “La via dei tubi” sulle tracce dell’antico acquedotto; la sera “Accade la notte nel Parco” attraverso le Batterie del Parco di Portofino per ascoltare i magici rumori del bosco, conoscere da vicino il mondo dei pipistrelli e la fauna notturna del Parco.

Tornano le tre amate e gettonatissime gite in battello per navigare lungo l’Area Marina Protetta del Promontorio di Portofino: il “Whale watching al tramonto” per avvistare balene, delfini e le altre specie di mammiferi del Santuario dei Cetacei nel loro habitat naturale; l’escursione “Navigando il Promontorio di Portofino” con una guida del Parco che illustrerà la geologia e la storia del Monte e aneddoti locali sulla tradizione dei borghi marinari; la crociera notturna “Il cielo stellato sopra di me”, con Giacomo Montanari e Walter Riva, per godere del fascino del cielo stellato e scoprire l’origine mitologica di costellazioni, pianeti e corpi celesti.

PROGETTI PER GLI STUDENTI

Il Festival della Comunicazione quest’anno dedica ai ragazzi un’attenzione particolare, grazie a tre nuovi progetti che offrono agli studenti l’opportunità di acquisire esperienze e competenze utili alla propria crescita professionale.

Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

45 ragazzi selezionati tra gli studenti dell’Istituto Nautico di San Giorgio di Camogli e del Liceo Da Vigo di Rapallo avranno la possibilità, attraverso un’esperienza sul campo, di sperimentare da protagonisti i retroscena organizzativi e logistici del Festival della Comunicazione.

Tirocini Curriculari

10 studenti dell’Università di Genova entreranno a far parte del team social, dove potranno mettere alla prova le loro skills su Instagram, catturando e condividendo i momenti più significativi del festival.

Campuswave Radio

Il Festival della Comunicazione ospiterà gli speaker di Campuswave Radio, la radio degli studenti dell’Università di Genova, che racconteranno gli eventi, le impressioni e le note di colore dei quattro giorni della manifestazione.

Il Festival della Comunicazione è realizzato in collaborazione con la Regione Liguria, il Teatro Sociale di Camogli, l’Università degli Studi di Genova, l’Ente Parco di Portofino, l’Area Marina Protetta di Portofino, la Scuola di Robotica, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e MyEdu.

Main media partner: RAI.

Media partner: Rai Cultura; Rai News24; TGR; Rai Radio3; WIRED; IlLibraio.it.

Tutte le iniziative del festival sono gratuite e aperte al pubblico fino a esaurimento posti.

Informazioni: www.festivalcomunicazione.it

Facebook: @FestivalComunicazione – Twitter: @FestivalCom

Canale Youtube: Festival della Comunicazione, Camogli

La cartella stampa e il materiale iconografico sono disponibili in formato digitale al link www.festivalcomunicazione.it/press-kit

Ufficio stampa Delos: 02.8052151 – delos@delosrp.it

“La valigia” di Letizia Tomasino, con un commento di Lorenzo Spurio

“LA VALIGIA” – POESIA DI LETIZIA TOMASINO

 

Una valigia è di cartone se il suo contenuto

sa di rassegnazione ed emigrazione.

La valigia degli emigranti contiene rimpianti

sa di terra lavorata e preghiere ai santi.

La valigia di chi parte dalla terra natia

sa di lacrime amare e poesia.

L’emigrante lascia la sua casa e la sua fanciullezza

per inseguire un sogno di rinascita e bellezza.

L’emigrante si adatta alla nuova vita,

ma resta col cuore sospeso fino alla sua dipartita.

Torna, ogni tanto, a visitare il paesello

vedendolo sempre come un gioiello.

Un paesello che perde un tesoro

se i suoi abitanti non hanno lavoro.

 

 

Commento di Lorenzo Spurio

La Tomasino dedica una poesia alla condizione drammatica, straniante e per certi versi inesorabile, dell’emigrazione. Lo fa toccando via via nei versi alcuni aspetti che connaturano questa situazione di sradicamento, lontananza e di spoliazione della propria identità. L’immagine richiamata è quella della valigia che, quale custode degli effetti personali, del mondo materiale che è possibile portare con sé da un luogo all’altro, diviene emblema di una condizione di transitorietà, di mancanza di certezze, di logorante sballottamento e di ansia emotiva. Se alla partenza fa seguito una traversata verso nuove frontiere, città, lingue che non si conoscono, vivo rimane l’amore custodito nel cuore verso le vestigia della propria nascita, le tradizioni, il proprio paese. Mentre si anela a qualcosa di migliore, la memoria del vissuto è così impetuosa al punto tale da rendere volitivo l’uomo nel ricreare un proprio ambiente, una propria esistenza di felicità o adattamento. Nei versi finali l’autrice ben richiama le ragioni del gesto migratorio, dettato, come spesso avviene, da ragioni di carattere economico e lavorativo.

 

L’autrice

unnamedLetizia Tomasino è nata a Palermo nel 1961. Dopo il diploma di ragioneria ha iniziato a lavorare nel campo ristorativo. Donna eclettica, dalle mille sfaccettature e amante dell’arte in tutte le sue forme. Cantante, fotografa e scrittrice. L’arte della scrittura la scopre dopo essersi ritirata a vita privata in campagna. Scrivere poesie e racconti che nascono da momenti del suo quotidiano, da incontri ed episodi fortuiti; trae ispirazione anche dalla sua grande fantasia. Ha pubblicato i libri di poesia Nel silenzio di un pallido mattino (Youcanprint, 2016), I colori della mia anima (Youcanprint, 2016), Sicilia mia Sicilia (poesie dedicate alla mia terra) (Youcanprint, 2016), Pensieri sparsi (PubMe, 2017), Una dolce amicizia (Youcanprint, 2017) e Adamo ed Eva e altre storie (Youcanprint, 2017); per la narrativa Un paesino tranquillo (Youcanprint, 2016), Palermo…in racconti (Youcanprint, 2016), Storie di provincia(Youcanprint, 2016), Lu scantu (Youcanprint, 2016),

[1] Letizia Tomasino, L’impudicizia dell’anima, PubMe, 2017.

La V Ragunanza di Poesia e Narrativa per ricordare la giovane Anastasia Sciuto

Si è conclusa con una grande partecipazione di pubblico domenica 20 maggio 2018 nel parco di Villa Pamphilj, presso la Cascina del Bel Respiro, antica vaccheria dei Principi Pamphilj, ingresso di Via Vitellia 102, a Roma, la cerimonia di premiazione della 5^ Ragunanza di poesia, narrativa & short movie. Questa edizione è stata particolarmente emozionante, anche perché è stata dedicata ad Anastasia Sciuto, una talentuosa e giovane regista recentemente scomparsa. Ha aperto la manifestazione il vice Presidente dell’Associazione A.p.s Le Ragunanze Giuseppe Lorin, che ha spiegato il significato del termine barocco ‘ragunanza’, ovvero i raduni degli artisti, che Christina di Svezia era solita organizzare con la sua Arcadia, poi ha dato voce ai componenti della Giuria, composta da Vittorio Lussana (Presidente di Giuria), Michela Zanarella (Presidente del Premio e dell’Associazione), Serena Maffia, Fiorella Cappelli, Alessandra Battaglia, David Cardarelli. Sono intervenuti il M° Gianni Mirizzi, che si è esibito alla fisarmonica su colonne sonore di film incantando la platea. Erano presenti i genitori di Anastasia Sciuto, Gianni e Mimma, che hanno consegnato la targa “Anastasia Sciuto” a Enoch Marrella, giovane promessa del teatro italiano. Con lui gli amici di Anastasia, Desy Gialuz e altri attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, che hanno interpretato un estratto da “Le onde” di Virginia Wolf: “Il sole picchiava dritto sulla casa; il bianco dei muri tra le finestre scure abbagliava. I vetri, ricoperti di fitti rami verdi, mantenevano cerchi di oscurità impenetrabile”.

FB_IMG_1526827931551

L’attore Corrado Solari, noto per i suoi ruoli da ‘cattivo’ nel cinema, ha letto una sua poesia e una poesia di Michela Zanarella, catturando l’attenzione del pubblico. Si sono poi alternate le premiazioni. Per la sezione poesia a tema natura prima classificata Angela Donatelli con la poesia ‘Ritorno all’origine’, per la sezione libro edito di poesia prima classificata Alba Gnazi con “Verdemare”, per la sezione libro edito di narrativa Nicola Viceconti con “Vieni via”, per la sezione short movie Quinto Ficari con “Ernesto the parrot”. Tra i premiati al secondo posto per la sezione natura Cristina Biolcati, terzo posto a Carla Barlese, menzioni d’onore a Bartolomeo Bellanova, Gianluca Loreti, Luciana Raggi, Vania Fazion, Vinicio Salvatore Di Crescenzo, Daniele D’Ignazi, Carla Abenante, Ivano Baglioni. Al secondo posto per la sezione libro edito di poesia Fabio Squeo, terzo posto per Valeria D’Amico, menzioni d’onore ad Antonella Proietti, Giuseppe Guidolin, Antonio Merola e Stefania Onidi. Tra i premiati al secondo posto per la sezione libro edito narrativa Maria Laura Antonini, terzo posto per Alessio Silo. Menzione d’onore ad Anna Manzo. Tra i premiati al secondo posto per la sezione short movie Guido Tracanna, terzo posto per Elvio Angeletti. Il Trofeo Euterpe è stato assegnato da Lorenzo Spurio, presidente dell’Associazione culturale Euterpe, a Lucia Izzo. Particolare la coreografia sui colori del gruppo Oltreconfine composto da Hanad Sheik, Khatri Himalay, Maria Luna Farah, Natallia Felicità, Daphne Barone, Desirée Barone, Manuel Pischedda, diretto da Chiara Pavoni, con l’accompagnamento musicale del percussionista polivalente Peppe Ska. Sempre intensa l’interpretazione di Chiara Pavoni con il monologo ‘Colloquio a una dimensione’, un omaggio a Pier Paolo Pasolini. Santo Tornabene ha portato i saluti del Comitato di Quartiere Monteverde Nuovo. L’evento è stato patrocinato dal Consiglio regionale del Lazio, da Roma Capitale Municipio XII, dall’ Ambasciata di Svezia a Roma ed è stato promosso da A.P.S. Le Ragunanze in collaborazione con EMUI EuroMed University, Turisport Europe, Golem Informazione, Periodico Italiano Magazine, Associazione culturale Euterpe, Nuova Accademia Monteverde, Comitato di Quartiere Monteverde Nuovo. 

Ricordando Pier Luigi Cappello. A Pesaro l’evento in memoria del dolce friulano

Mercoledì 31 gennaio alle ore 18:30 presso i Musei Civici di Pesaro (Via V. Toschi Mosca 29) si terrà un incontro per ricordare il poeta friulano Pierluigi Cappello recentemente scomparso. L’iniziativa, presentata dalla poetessa pesarese Laura Corraducci vedrà la presenza del  critico Alessandro Fo e di Mario Turello.  L’evento, dal titolo “Parole Povere: ricordando Pierluigi Cappello”, è organizzato dall’Assessorato alla Bellezza del Comune di Pesaro. Sarà un buon momento di alta poesia per ricordare una delle penne più incisive della poesia dei Nostri ultimi giorni. 

Pierluigi Cappello (1967-2017) è stato autore di poesia, in italiano e in dialetto friulano, e di prose. Tra le sue opere maggiori “Le nebbie” (1994), “La misura dell’erba” (1998), “Assetto di volo” (2006). Nel 2010 uscì una prima ricompilazione della sua produzione poetica in “Azzurro elementare. Poesie 1992-2010” edito da Bur.

Evento FB

27067292_1581051118649140_415613915904759381_n.jpg

Lorenzo Spurio intervista la poetessa albanese Irma Kurti

Intervista a Irma Kurti

A cura di Lorenzo Spurio 

L.S.: In quale città/zona dell’Albania sei nata e vissuta? Puoi raccontarci qualche episodio della tua infanzia?

I.K.:  Sono nata a Tirana ma ho passato l’infanzia a Elbasan, una città situata nella zona centrale del paese. I ricordi dell’infanzia, anche se priva di tanti giochi e gioie, sono sempre coperti da un velo di nostalgia. Ricordo gli attimi in cui salivo sul palcoscenico a cantare, le domeniche quando le donne pulivano il cortile e la polvere copriva tutto, anche i nostri pensieri, le passeggiate nella via principale costeggiata dagli alberi vicino ai marciapiedi. Provo ancora una specie di ansia quando mi vengono in mente le corse che facevamo per rifugiarci nel tunnel sotterraneo davanti al palazzo per proteggerci “dall’attacco nemico”. Erano simulazioni che venivano fatte per simulare un’eventuale invasione: momenti difficili che incutevano angoscia e paura. Sentivamo la sirena dell’allarme a qualsiasi ora della notte. Ci alzavamo di fretta, i nostri genitori ci preparavano, ci vestivano come delle bambole. Eravamo addormentati e terrorizzati, ma non c’era tempo di fare domande perché dovevamo scendere velocemente. Il volume della sirena era forte ed era minacciosa, come se appartenesse a un’altra epoca. Sento ancora oggi il velocizzarsi dei battiti cardiaci di quella bambina spaventata che ero, che fissava con occhi spalancati scene reali e irreali al tempo stesso, che la circondavano.

L.S.: Che ricordo hai del tuo paese?

I.K.: Ricordi vividi e altri sfocati. Non dimentico ore e giorni interi passati al buio per la mancanza dell’energia elettrica. Il festeggiamento del Capodanno al freddo, sotto la tenue luce della candela, il terrore di vedere per strada persone armate con kalashnikov che sparavano all’impazzata, le notti passate in bianco a causa dagli spari che mi uccidevano la serenità, la preoccupazione e la tristezza negli occhi dei miei genitori mentre invecchiavo anch’io con loro.

Foto Pa atdhe.jpg
Irma Kurti

L.S.: Come era la vita durante la dittatura comunista di Hoxha?

I.K.: Una vita non vissuta direttamente, in prima linea, ma dettata dagli altri che ti infondevano perfino i pensieri. Eravamo soltanto degli automi in un sistema che ci aveva rubato l’anima. Giorni colmi di demagogia. L’arte e la letteratura erano completamente politicizzate. Nei festival, per esempio, c’era l’obbligo di presentare canzoni dedicate al partito del lavoro e al suo leader. Ciò succedeva anche con le opere poetiche. Qualche anno fa ho trovato un block notes con delle poesie scritte per un pubblico infantile durante gli anni 1986-1990. In un verso c’era scritto: “Quando ci chiama la patria/siamo tutti i suoi soldati”. E in un altro: “Ogni giorno cresciamo felici/sotto il sole del Partito”.

L.S.: Quali restrizioni e negazioni hai sofferto principalmente?

I.K.: Ho fatto la scuola media superiore a Tirana perché nella città natale non c’era la scuola delle lingue straniere. Il primo anno ho vissuto al convitto, ma ho dovuto abbandonarlo perché le condizioni sanitarie erano scarse: non c’era acqua calda e la qualità del cibo era scadente. Mi ha ospitato mio zio. Dormivo poco, mi svegliavo alle tre o alle quattro di notte dalle voci della gente in coda per comprare latte, uova e yoghurt. A volte chiacchieravano semplicemente, altre discutevano a chi toccava per primo il turno. Quelle voci le sento ancora. Nella camera dove studiavo e mi svegliavo senza più riuscire a dormire, si è plasmato il mio carattere. Da ragazza vivace, alla quale piaceva scherzare, imitare amici o insegnanti davanti alla classe, che prendeva l’iniziativa, recitava e cantava sul palcoscenico, sono diventata timida, riservata e malinconica.

L.S.: Quando e perché sei giunta in Italia?

I.K.: Sono arrivata in Italia nel 2006. La procedura per ricevere il permesso di soggiorno sarebbe terminata l’anno dopo. In quel periodo a mia madre, che nel frattempo soggiornava a Bergamo, venne diagnosticata una malattia grave e così decisi di raggiungerla per starle vicino.

L.S.: Quali sono le immagini che più ti legano al tuo paese natale?

I.K.: L’immagine più cara è il nostro piccolo appartamento a Tirana. Lì respirano i ricordi e i sogni di quando eravamo una famiglia. Non c’erano luce, acqua, riscaldamento, ma avevamo l’uno e l’altra e quel grande affetto che ci aiutava a sopravvivere nelle situazioni difficili. Penso a quell’appartamento come a un essere umano. Quando piove, nevica o in un giorno normale il mio pensiero corre lì: “Si bagneranno i vetri, il balcone cadrà a pezzi dalla nostra mancanza?”. 

al-areaL.S.: Quali spazi (mare, collina, etc.) hanno contraddistinto la tua infanzia/adolescenza e quale ricordo hai di essi?

I.K.:  Un palazzo a forma di L mi suscita sempre una nostalgia indescrivibile.  Lì, nell’angolo, dove si incontravano le due ali della L, si trovava il mio appartamento. Dietro l’edificio si estendeva un parco immenso dove giocavamo o passeggiavo con i miei. A volte provo il desiderio irrefrenabile di andare e bussare in tutte le porte dei vicini, ma temo l’assenza di quelli che non troverò: persone care che non potrò mai più riabbracciare, perché se ne sono andate per sempre. Non avevo giocattoli, non avevo una camera tutta mia, non avevamo televisore e quando l’abbiamo comprato guardavamo un solo canale; abbiamo vissuto con poche cose, con tante carenze, ma tenevamo le porte spalancate nel vero senso della parola. Entravamo senza bussare a casa dei vicini. Quella sensazione di farne parte di una grande famiglia non l’ho più provata e credo che non la proverò mai più nella vita.

L.S.: Torneresti a vivere in Albania?

I.K.: No.  Solo le situazioni della vita dovessero riportarmi lì per qualche ragione.

L.S.: L’Albania di oggi è un paese vivibile? Che futuro intravedi?

I.K.: Conosco emigrati che sono tornati o che vogliono tornare al loro paese d’origine. Conosco italiani che amano l’Albania e hanno programmato di andare a vivere lì. Tante cose sono cambiate, ma altre sono ferme o si trascinano com’erano. Anche se sono passati ventisette anni dall’apertura delle frontiere, l’economia non si è sviluppata granché, c’è tanta povertà e il sogno di tante persone resta ancora quello di emigrare. Intravedo un’Albania invasa dai turisti, a ragione delle sue bellezze naturali e genuine ma anche per l’ospitalità e la cordialità della gente.

L.S.: Cosa c’è, nell’anima del popolo albanese, nel suo modo di fare, nel suo atteggiamento che ti manca e che non c’è nel popolo italiano?

I.K.: In Albania non esistono gli orari e, di conseguenza, neanche l’ansia perché si è in ritardo. La gente sta seduta per ore davanti a una tazza di caffè, il tempo non ha il valore che gli diamo in Italia e i giorni non sono così frenetici.

L.S.: Quando scrivesti la prima poesia e perché? Ricordi di quale testo si tratta?

I.K.: Avevo dieci anni quando scrissi la prima poesia. Quel giorno semplicemente “mi sono espressa” diversamente. La poesia era dentro di me. Mio papà faceva il medico ma era un amante della letteratura ed è stato lui a svegliare e coltivare in me la passione per la scrittura. Si trattava di una poesia dedicata ai bambini felici, come noi pensavamo di essere.

Gj. Senza patriaL.S.: Quando iniziasti a scrivere poesie e poi a pubblicarle, nel tuo paese natale, come vennero accolte?

I.K.: Le prime poesie vennero pubblicate sulla rivista “Pionieri” e ciò era già considerato un successo. Negli anni dell’adolescenza e dell’università iniziai a scrivere i testi musicali che vennero poi accolti molto bene: premiati dalla critica, ma soprattutto dalle persone semplici che tuttora conoscono a memoria tutti i miei versi, forse anche meglio di me.

L.S.: Quali sono i poeti della tradizione classica che preferisci? Perché?

I.K.: Sono cresciuta con i poeti russi: Aleksander Puskin, Sergej Esenin, Vladimir Majakovskij e altri come Adam Mickiewicz, Heinrich Heine, Mihai Eminiescu. Li ho adorati. Anche adesso mi vengono in mente i loro componimenti. I poeti letti durante l’adolescenza non si dimenticano mai perché sono legati a quel periodo in cui la vita ti sembra magica e piena di infinite possibilità. Ammiro anche le poesie di Pablo Neruda, Nazim Hikmet, Raymond Carver e Herman Hesse perché rispecchiamo il mio stato d’animo e quella malinconia che m’insegue.

L.S.: Come consideri lo stato della letteratura e della poesia albanese contemporanea? Vi sono intellettuali di spicco? Parlaci di alcuni poeti e scrittori del tuo paese che hai letto e/o conosciuto.

I.K.: La letteratura di oggi è un vero caos. Ci sono migliaia di persone che scrivono, non esiste la critica professionale e tutti si credono scrittori e poeti; questa forma è divenuta una specie di nebbia che spesso copre il valore delle opere qualitative. Le opere di Ismail Kadare, Dritero Agolli, Fatos Arapi, Fatos Kongoli sono tradotte anche in altre lingue e rimangono all’apice della classifica.

L.S.: Sei in contatto, qui in Italia, con poeti albanesi che continuano a vivere lì?

I.K.: No. Ci sono dei poeti che conosco di nome che mi contattano per avere più che altro informazioni riguardo la pubblicazione di un loro libro in italiano, ma … niente di più.

DSC00298 - Copia.JPG
Irma Kurti

L.S.: Alcuni poeti stranieri che sono emigrati in Italia hanno deciso di continuare a esprimersi solo nella propria lingua d’origine e scrivono e pubblicano nel loro idioma, non sentendo necessità di essere tradotti in italiano. Che cosa ne pensi di questa cosa?

I.K.: Scrivono solo in madrelingua perché si sentono più sicuri. Ma spesso non hanno altra scelta: non è facile tradurre le proprie opere in italiano o trovare qualcuno che lo può fare per te; tutto ciò ha un costo.

L.S.: Per quali ragioni, invece, tu hai deciso di pubblicare anche in italiano?

I.K.: Scrivere solo in madrelingua per me era un’esistenza a metà. Non mi sentivo integra. Avevo una marea di sensazioni e di sentimenti da condividere con la gente del paese che mi ha ospitato.

L.S.: Nel caso delle poesie che compongono l’ultimo libro “Senza patria” (Kimerik, 2016) queste sono nate direttamente in italiano o prima in albanese e le hai tradotte?

I.K.: Le bozze delle poesie nascono sempre in lingua albanese. Più volte mi capita di pubblicare per primo il libro in italiano. È successo così anche con la raccolta di poesie Senza patria. Ho tradotto le bozze preliminari in italiano e poi ho iniziato a elaborare le poesie. Il libro in albanese è stato pubblicato nel corso di quest’anno. Ho dovuto tradurlo dall’italiano perché le poesie erano ormai realizzate. Un po’ complicato, no?

L.S.: Ti avvali di traduttori professionisti oppure preferisci, pur con qualche aiuto e supporto, dedicarti tu alla traduzione delle tue poesie?

I.K.: Non ho trovato nessuno che mi potesse aiutare con la traduzione del primo libro, Tra le due rive. Sono stata obbligata a farlo da sola. Continuo a tradurre le mie opere; ora ho più dimestichezza con la lingua e non mi sembra così difficile come nei primi anni.

L.S.: Che cosa rappresenta per te la poesia?

I.K.: Voglio citare il poeta e il filosofo libanese Khalil Gibran: “La poesia è il salvagente/cui mi aggrappo/ quando tutto sembra svanire”. Ed è così anche per me.

L.S.: Quando, invece, ricorri alla narrativa?

I.K.: La narrativa è un’esigenza che sorge quando la poesia non basta.

 L.S.: Se dovessi descrivere l’Albania con tre parole quali useresti?

I.K.: L’Albania è ostaggio dei politici senza scrupoli e di un popolo inerme che guarda come spettatore lo spettacolo vergognoso di interessi e avidità che si ripete continuamente.

L.S.: E l’Italia, invece?

I.K.: L’Italia, paese di rara bellezza, ha bisogno di una classe politica onesta e di persone che lo amino di più.  

 

Bergamo, 3 Settembre 2017

 

Questa intervista è stata precedentemente pubblicata sulla rivista di letteratura “Euterpe”, n° 25, Novembre 2017.

La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.

 

A QUESTO LINK E’ POSSIBILE LEGGERE IL MIO SAGGIO SULLA POETICA DI IRMA KURTI DAL TITOLO “QUANDO SI SPEGNE UNA STORIA: LA POETICA DI IRMA KURTI” PUBBLICATO IL 02-01-2018 SUL PROFILO PERSONALE DI ACADEMIA.EDU, DISPONIBILE CLICCANDO QUI.