Sabato 20 marzo 2016 a Porto Recanati presso la Sala Biagetti del Castello Svevo (Piazza F.lli Brancondi) si terrà un evento poetico nella giornata mondiale della poesia. L’incontro, organizzato da Ida Angelici e Lorenzo Spurio, dal titolo “Donne, frammenti di luce poetica” verterà principalmente sul ricordo della poetessa locale Novella Torregiani, Presidente della Associazione “Coro a più voci” ed attivissima promotrice culturale che ci ha lasciati lo scorso anno.
Si terrà un reading poetico di testi poetici, tanto in italiano che in dialetto, di Novella Torregiani, a seguire il monologo drammatico monologo drammatico de “La serva” di Jean Genet (adattato) di Ida Angelici.
Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio presenterà al pubblico in questa circostanza l’opera antologica sulla poesia marchigiana in due volumi che ha curato, dal titolo “Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana” dove la Torregiani è stata inserita assieme ad altre eminenti voci nel volume 2 dedicato alla poesia in dialetto. Lo stesso curatore dell’antologia a novembre scorso ha avuto il piacere, assieme ai suoi colleghi giurati del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi di onorare il ricordo della poetessa portulana con il conferimento del Premio alla Memoria consegnato al figlio Gianmarco Grilli. Durante la serata Spurio traccerà un breve profilo critico della poetessa e della sua densa attività letteraria.
La prima particolarità del libro di poesie di Pinella Gambino è che i versi si aprono sulla carta già dalla copertina del libro dove, appunto, campeggiano frammenti di poesie scritte a mano dalla Nostra lasciando, invece, in bianco la parte centrale dove comunemente ci aspetteremmo di trovare il nome dell’autore ed il titolo. Aprendo il volume capiamo ben presto la ragione di questa sceltissima impostazione grafica che fa riferimento alla necessità della donna di aprire sostanzialmente a tutti i potenziali lettori lo “scrigno” delle sue emozioni personali che nel tempo ha vergato sulla carta.
Per ogni lirica contenuta nella plaquette, splendidamente prefata dal critico Michele Miano che ne sottolinea con un lucido acume i punti di forza, la Nostra ha deciso di associare una foto di Miranda Gibilisco. Le immagini, nelle quali le poesie si inseriscono e si riflettono, sono assai importanti perché in taluni casi sembrano avere la capacità assai imprevista e gradevole, di continuare le stesse come se il verso finale delle liriche in realtà non si chiudesse con un punto definitivo e lasciasse alle foto, invece, quel potere di continuità, di proiettare immagini ed esperienze ben fuori dal tessuto grafico per renderlo maggiormente fruibile, più visivo e concreto, come una azione durativa che, in effetti, ha una sua continuità nel presente. Per tale ragioni Michele Miano parla, a ragione, di fotografia “iperrealista” a cui io mi sento di aggiungere la pronunciata plasticità delle liriche della poetessa catanese.
Pinella Gambino, autrice del libro
Analizzando l’opera da un punto di vista prettamente tematico, andando, cioè, a rintracciare quelle che sono le fisionomie ambientali, le isotopie, le ricorrenze nelle immagini, sembra piuttosto evidente la predilezione nella Nostra nel ricorrere agli ambienti naturali nei quali non di rado l’intera lirica è completamente iscritta, così come avviene nella poesia d’apertura, “L’onda… e poi” con la quale Pinella Gambino costruisce una marina in qualche modo atipica: la finalità non è tanto quella di celebrare la grandezza del mare, di registrare lo splendore delle acque in subbuglio nella forma dell’onda, piuttosto di tendere un parallelismo giusto ed efficace con la vita dell’uomo che non è altro che un alternarsi turbolento di ascese e discese, di climax e affossamenti.
L’elemento acqua domina in maniera assai preponderante sull’intero corpus poetico e ce ne rendiamo ben conto osservando le tante foto di scorci paesaggistici di scene marine. L’immensità del mare permette alla Nostra di instaurare con esso un serrato ed intimo colloquio ed è in effetti come se la Poetessa con i suoi versi si trovasse faccia a faccia con il mare e lo stesse interpellando. Ma più che interpellarlo, la poetessa non è alla ricerca di risposte vere e proprie, di attestazioni né di prove relative allo stato dei suoi dilemmi, piuttosto il confronto con l’entità marina è un espediente di confessione, di riappacificazione con se stessa, di maggior comprensione delle vicende tanto intime che sociali. I versi si susseguono, così, in maniera tumultuosa come un’onda che scarica la sua forza sulla battigia prima di essere fagocitata da un’altra.
Tra le attese e le riflessioni della Nostra si stagliano componimenti poetici condensati il cui tono è particolarmente intimo tanto da apparire, come avviene con la lirica “Ti amerei”, nella forma di vere e proprie lettere d’amore, delle missive che attestano in maniera assai esauriente lo stato di una necessità impellente e al contempo richiamano l’altro all’accoglimento dell’invito.
Ricorrono più volte le immagini che descrivono uno stato di assenza, solitudine e di silenzio, condizioni che la Nostra non vive, però, in maniera desolante come delle punizioni inflitte, ma che è in grado di rinvigorire con la spiccata natura solare a occasioni di riflessione, approfondimento, ricerca di sé.
A completare la raccolta sono una serie di poesie che la Nostra ha espressamente dedicato a persone a lei care quali sua figlia, suo nipote e alla sua amata terra, l’infuocata Sicilia, che “come tra le spine/ di dolci fichi d’india/ sa viver di ogni dì/ croce e delizia”. Una Sicilia autentica fatta di colori forti, di immagini evocative e assai piacevoli, di presenze illuminanti e sagge (Pirandello) e di antri naturali che hanno del paradisiaco. Non una Sicilia negletta e spaccata, soggiogata alle leggi del malaffare come la dipinse Sciascia né complicata e infingarda come è per il Commissario Montalbano, ma una terra ricca e speziata, un’isola con una identità intramontabile ed un fascino speciale da tutti invidiato.
Il lettore deve giungere all’ultima poesia del libro per comprendere a pieno il significato del titolo della silloge che, appunto, è quella del testo conclusivo, “Per diventare la donna che sono”, un testo particolareggiato molto personale con il quale Pinella Gambino è come se si specchiasse e, sulla scorta dell’immagine che vede riflessa, è portata a fare un’autoanalisi di sé stessa come donna, madre, nonna, cittadina del mondo. La poesia prende la forma di una confessione spontanea del passato della donna tra gioie e dolori, vittorie e delusioni, felicità e insoddisfazioni con la consapevolezza che “Per essere ciò che [è]” ha dovuto assistere a vicende emozionali di varia natura nelle quali ha sempre avuto la forza di fronteggiare “ricostru[endo] ponti”, facendo cioè, sempre di tutto per riparare alle situazioni di disagio, assenza e dolore per mezzo del costruire, ossia del creare nuovamente per poter edificare qualcosa di più forte.
Se la luna è stata nel suo passato una presenza tacita alla quale nascondere la verità, il mare è sempre stato il maggior confidente al quale “urlare” il proprio animo tormentato o solitario. La Poetessa rintraccia in un percorso non facile il traguardo della maturità, dell’appagata consapevolezza di donna e del senso di compiutezza che oggi fanno di lei la persona che è, aperta e solidale al mondo (a costruire ponti) e con un incanto e uno stupore che sempre l’accompagnano (“Trattengo ogni notte un sogno…/ e attendo che faccia giorno!”).
Dopo lunghi mesi di coma ci ha lasciati oggi 29-06-2015 il professore Renato Pigliacampo, poeta e scrittore, saggista e docente all’università degli Studi di Macerata. Sordo dall’età di dodici anni a causa di una grave forma di meningite, Pigliacampo si è formato nelle migliori scuole per audiolesi e si è laureato all’università “La Sapienza” di Roma in Pedagogia, specializzandosi poi in Psicologia. È stato incaricato di Psicologia del minorato sensoriale e di Lingua e Linguaggi per il sostegno all’università di Macerata, è stato per un periodo insegnante in una scuola specializzata per sordi a Roma, poi psicologo dirigente in un’ASL della regione Marche.
Per l’attività letteraria scientifica si è dedicato prevalentemente alla sociologia del mondo audioleso con un nutrito numero di interventi critici molto importanti sul tema di diffusione nazionale tra cui: Lo Stato e la diversità (1983), Handicappati e pregiudizi: assistenza-lavoro-sessualità (1994), Lingua e linguaggio nel sord (1998), Parole nel movimento. Psicolinguistica del sordo (2007), Nuovo dizionario della disabilità, dell’handicap e della riabilitazione (2009), Lettera ad una logopedista (1996, riedito 2012).
Per la poesia numerose le collaborazioni e i commenti critici da parte di eminenti esponenti del panorama culturale regionale e nazionale tra cui Rosa Berti Sabbieti, Leonardo Mancino, Cesare Zavattini, Guido Garufi, Gastone Mosci e tanti altri. La sua produzione poetica è stata vasta e racchiude le raccolte: Canto del mio silenzio (1971), Dal silenzio (1981), Radice dei giorni (1986), Adobe (1990), Poema Nimittaka per y (2001), Canto per Liopigama (1995), Ascolta il mio silenzio (1999), L’albero di rami senza vento (2006) e Nel segno del mio andare (2013).
Impegnato anche come romanziere pubblicò i libri Una giornata con me (1981), Thulcandra. La città del silenzio (1993) e il romanzo Il vergaro. Storie di contadini nella terra di Leopardi (1999); un nuovo romanzo sulla storia della sua famiglia e dei suoi luoghi era stato appena completato prima che si ammalasse.
Uno scatto della presentazione dei suoi libri alla Biblioteca Comunale di Macerata nel dicembre 2013. Da sinistra Renato Pigliacampo, Lorenzo Spurio, Susanna Polimanti
Ho avuto l’occasione di conoscerlo un paio di anni fa in un reading poetico che avevo organizzato a San Benedetto del Tronto sulla tematica del disagio psichico e sociale e poi di ritrovarlo in varie iniziative culturali. Con lui mi sentivo spesso, almeno una volta alla settimana, mediante e-mail e parlavamo della Poesia, mi raccontava dei suoi impegni accademici e tanto altro. Assieme all’amica Susanna Polimanti presentammo due delle sue opere più importanti tra cui la celebre Lettera a una logopedista presso la Biblioteca Comunale di Macerata e poi l’anno scorso mi aveva espressamente voluto in Giuria, quale Presidente, al suo Premio Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” nella XXV edizione. Avremmo di certo continuato a collaborare perché Renato era una fucina di idee, sempre molto preparato e organizzato nei suoi interventi, volenteroso e anche caparbio. Il suo temperamento faceva di lui un uomo con delle certezze intramontabili e dal bisognoso ricorso alla scrittura, come cantuccio dove sentirsi protetto ed esternare i suoi pensieri e tormenti. Continuerò a ricordarne la spiccata combattività tanto da venir identificato il“Guerriero del Silenzio”, la sua multiforme loquacità, l’impegno serio ed onesto verso il sociale, la generosità d’animo. Il Premio Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati”, da lui ideato e per il quale tanto si è sempre impegnato, sarà un motivo in più che quest’anno in sede di Premiazione ci darà il doveroso piacere di ricordarlo come uomo e poeta che ha lasciato una traccia distinta ed autentica.
Una voce dal Silenzio che continuerà ad echeggiare.
Nell’occasione della giornata che avrebbe dovuto vederlo festeggiare il suo 60° compleanno il 2 Luglio presso la Biblioteca “Ungaretti” di Tassignano (LU) si terrà un incontro per ricordare lo scrittore e poeta italo-brasiliano Julio Monteiro Martins, recentemente scomparso.
Nell’occasione saranno letti estratti dei suoi scritti, proiettate immagini e ci sarà un intervento musicale del Maestro Alberto Chicayhan.
Si terrà sabato 18 aprile 2015 presso la Sala Biagetti di Porto Recanati (MC) un incontro poetico per ricordare la celebre e apprezzatissima poetessa portulana Novella Torregiani, recentemente scomparsa.
Ad intervenire saranno Sabrina Montali (Sindaco di Porto Recanati), il prof. Lino Palanca e Ida Angelici e Sonia Alessandrini (come da programma)
Per ricordare il poeta e scrittore italo-brasilano Julio Monteiro Martins recentemente scomparso si terrà una serata a Bologna per ricordarlo durante la quale verrà presentato il suo ultimo volume, postumo, intitolato “La macchina sognante” pubblicato per i tipi di Besa Editrice.
All’incontro interverranno poeti, scrittori, critici e giornalisti che hanno conosciuto direttamente lo scrittore o che erano in contatto con lui che verranno per leggere delle opere a lui dedicate o ispirate o semplicemente per rinnovarne il ricordo.
Saranno presenti: Vincenzo Bagnoli, Bartolomeo Bellanova, Tullio Bugari, Maria Calabrese, Anna Carrozzo, Reginaldo Cerolini, Nilza Costa, Rosanna Crispim da Costa, Lucia Cupertino, Loretta Emiri, Vladimiro Forlese, Daniela Karawicz, Gassid Mohammed, Lorenzo Mari, Lorenzo Monteiro Martins, Jonas Davi Moruzzi, Fulvio Pezzarossa, Pina Piccolo, Brenda Porster, Ugo Rapezzi, Roberta Sangiorgi, Lorenzo Spurio, Paolo Trabucco, Walter Valeri.
L’evento si svolgerà a BOLOGNA presso la Biblioteca Casa di Khouala in Via Corticella 104 l’8 Aprile 2015.
Ingresso libero. La cittadinanza è caldamente invitata a partecipare.
Per ricordare la Giornata in memoria delle foibe che ricorre oggi propongo a continuazione una poesia drammaticamente bella, profondamente espressiva dedicata proprio al massacro che riguardò gli esuli istriani sotto il regime comunista di Tito.
Carso
di NAZARIO PARDINI
Sopra i suoli dei declivi
del Carso, ci apparve poi una donna
novantenne, coi fiori nelle mani
tremolanti. Sopra quella neve
(rossa neve di morte fu il suo dire
del quale noi restammo assai perplessi
e certamente avvinti) rovistava
per dissodare un varco. Poi si aprì
ai nostri occhi una voragine di un
cunicolo di monte. Sono tipiche,
in quei pianori carsici, le foibe.
Pochi i raggi di sole incastonati
in quei tepali brevi di stagione
tra la neve macchiata dal livore
delle rocce supreme. Con la voce
rotta dall’emozione volse l’occhio
al nascosto strapiombo: “Inverne fosse
che contenete i resti di mio figlio
in fondo al ventre buio, ricevete
questi colori memori di luce.
Fate che questi sprazzi di giardino
che vide i nudi piedi barcollanti
di lui che fu bambino,gli ricoprano
i resti mescolati assieme a tanti
di cui conosco i nomi. Il solo cippo
al quale posso dire una preghiera
è questa nuda pietra, silenziosa
compagna di due legni messi in croce
che solo io conobbi e solo io
ne eressi l’esistenza. Troppe voci
non si udirono più, troppo potere
si scordò di quel sangue”. La mia anima
si rivolse alla donna che in silenzio
chiedeva solamente
rispetto del dolore. Ripeteva
le solite parole un po’ sconnesse
tra di sé. “Coi camion, mi dicevano,
li portano al lavoro. Camion zeppi
di giovani, di vecchi. Ma tornavano
vuoti. E vuoti ritornavano dai lividi
sentieri. Mi dicevano che i camion
li avrebbero portati sul lavoro
in cima al monte. E muti ritornavano,
ritornavano vuoti verso il piano”.
Poesia estratta da NAZARIO PARDINI, “Si aggirava nei boschi una fanciulla”, ETS, Pisa, 2000, pp. 43-44.
La rivista di letteratura Euterpe organizza il reading poetico dal titolo “GRANDI E DIMENTICATI: Tributo alla poesia che non muore” che si svolgerà a PALERMO alla Libreria Spazio Cultura in Via Marchese di Villabianca 102 sabato 18 aprile 2015 alle ore 17:30.
Il reading poetico ha la volontà di ricordare poeti che hanno contraddistinto la storia della letteratura italiana e straniera nel corso dei secoli con opere poetiche ispirate a loro o alle loro opere o ad essi dedicate.
Come indica il titolo del reading “Grandi e dimenticati”, la serata sarà volta a ricordare mediante il genio individuale e il personale atto creativo tanto di esponenti di spicco e di inopinabile grandezza, quanto autori meno conosciuti, regionali o di nicchia, o che nel processo storico sono stati ingiustamente tralasciati e dimenticati.
Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 3 liriche che dovranno avere le seguenti caratteristiche:
– dovranno essere di completa produzione dell’autore;
– non dovranno superare i 30 versi;
– dovranno attenersi, seppur vagamente, al tema proposto
Nessun contributo è richiesto per la partecipazione al reading.
La partecipazione all’evento mediante l’invio dei propri testi presuppone la propria presenza fisica il giorno del reading. Non verranno declamati testi poetici di autori che non saranno fisicamente presenti in sede di reading.
I poeti che intendono partecipare debbono inviare entro e non oltre il 10 aprile 2015 alla mail rivistaeuterpe@gmail.commettendo come oggetto “Reading poetico Palermo” i seguenti materiali in formato doc o pdf:
– il testo delle poesie (nel caso si presenti poesie in dialetto è richiesto di allegare anche la relativa traduzione in italiano);
– un documento contenente i dati personali dell’autore (nome, cognome, indirizzo, telefono e cellulare, mail per essere eventualmente contattato)
– l’autorizzazione di paternità dei testi, di seguito indicata, che dovrà essere inserita a continuazione del file contenente i dati personali:
Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.
Al termine dell’evento gli organizzatori si premureranno di raccogliere tutte le liriche dei poeti partecipanti in un volume antologico che sarà pubblicato nel corrente anno e del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti. L’acquisto di detto volume non sarà obbligatorio, ma consigliato a testimonianza del ricordo della serata di poesia e condivisione artistica.
“Ieri 24 dicembre lo scrittore Julio Monteiro Martins ci ha lasciato, all’età di 59 anni. La notizia è arrivata dall’ospedale di Pisa (era stato colpito da uno di quei mali che vanno di fretta e ti lasciano sì e no il tempo di accorgertene) e ha iniziato a diffondersi nel pomeriggio, io l’ho letta su un blog dopo la mezzanotte. Avevo conosciuto Julio nel gennaio del 2009 quando venne a Jesi per gli incontri della terza edizione di Alfabetica (dedicati alla nuova letteratura in lingua italiana, non ci piaceva l’etichetta di ‘scrittura migrante’). Al mattino l’avevo accompagnato in una classe dell’Istituto d’Arte, poi per un’intervista a Radio Tlt, al centro di aggregazione giovanile, e alla sera alla sala maggiore della Biblioteca Planettiana. In biblioteca ci aveva raggiunto anche la scrittrice Cristina Ali Farah. La sala era piena e attenta. E poi, promotori di Alfabetica e scrittori tutti a cena insieme, a chiacchierare…
Respiri violatidi Luana Fabianoprefazione di Antonio SpagnuoloCollezione Letteraria – puntoacapo Editrice, 2014ISBN: 9788898224227Pagine: 76Costo: 10 €Recensione di Lorenzo Spurio
Oh, anime ciechedestatevi dal trono del sonnoe contro il governo dell’abulia insorgente. (33)
Respiri violati è il titolo della seconda opera poetica di Luana Fabiano che nel 2013 aveva dato alle stampe una prima silloge dal titolo I covoni della speranza (Lepisma, Roma – con prefazione di Dante Maffia) e corrisponde a una serie di liriche che appartengono alla seconda parte della silloge, quelle che in maniera più centrata fanno riferimento a un universo di disperazione e soggiogamento dove la sopraffazione e la violenza sono i motivi principali.
Lo stile di questa raccolta è equilibrato, affezionato, cordiale e non scaturisce mai in forme estreme di trasposizioni del sentimento; le varie sensibilità che si possono intuire della poetessa attraverso i suoi testi poetici racchiudono uno spettro vasto di possibilità che va dall’attenzione meticolosa e compartecipata alla realtà del presente a un più vigoroso canto di denuncia contro il sopruso e l’endemicità di certe situazioni. Nulla di superficiale è contenuto nelle liriche della Fabiano dove, tutto ciò che è presente, sia l’evocazione di uno sprazzo di ricordo, che un’aggettivazione calzante volta a una resa concreta del vissuto, sono necessari per ragioni concettuali e interpretative.
Per quanto concerne una possibile pista ecdotica su questa silloge si farà bene ad osservare che la Fabiano parte da intuizioni differenti per arrivare a dare la sua visione, profondamente lirica e “magica” ai contesti dei quali ha deciso di occuparsi. In alcune poesie predomina un andamento leggermente prosaico, avvertibile dall’uso di una certa narratività; più in generale prevale un linguaggio personale, che la poetessa ha deciso di riscrivere secondo le sue intenzioni e necessità dove non raramente opera una contestualizzazione nuova del reale, una ri-definizione dei correlativi aggettivi con la conseguente creazione di uno spazio poetico inedito, un luogo della mente e del pensiero.
Curiosa è l’organizzazione dei sintagmi rotti dai vari versi dove però si pone particolare attenzione alla denotazione qualificativa o attributiva degli oggetti, sempre all’interno di questo processo di rivisitazione in chiave poetica. Ed ecco che l’utilizzo della partizione (a livello retorico delle figure della sineddoche e della sinestesia) finisce per fornire esiti interessanti ed incisivi come le “scorie di vita” (13), segno di un’esistenza ridottasi ormai a dissipazione e perdita di senso, ai “brandelli delle lingue” (16) in cui l’universo degli idiomi atti alla condivisione e all’interazione tra gruppi sociali non sono che “sfilacciamenti”, elementi residuali di un passato glorioso in cui la lingua era assunta a espressione di identità.
Ci sono poi una serie di avvicinamenti di termini che, più che creare stridore com’è tipico nell’ossimoro (figura retorica di solito facilmente identificabile), trasmettono a una prima vista un’immagine di distonia o incongruenza ma che, analizzati a livello analogico e simbolico, sono rivelatori di significati che la Fabiano ha concentrato e avviluppato in maniera egregia. Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma citerò i più interessanti: le “pozzanghere di indifferenza” (17) in cui l’indifferenza è ridefinita concretamente nell’entità di un liquido che, se versato, è in grado di diffondersi capillarmente, ma che in questo caso è isolato in pozze più o meno estese dove il fenomeno (l’attitudine all’indifferenza) sembra in qualche modo circoscritto, se non addirittura arginato. I “brandelli di respiri” (19) non è che una forma “di scarto” della condivisione di idee (nei respiri è da intendere non solo l’atto del respirare, ma anche un’attività collegata al cerebro) e il fatto che i respiri/idee si trovino a brandelli è motivato, ancora una volta, da questo processo di concretizzazione dell’astratto che l’autrice adopera. Per rimanere, poi, sul discorso acquoso/piovano la Poetessa parla di “piatti di pioggia” (24) quasi fosse questa una nuova unità di misura o di contenimento di un liquido; “sorsi di gelo” (24), istituendo qui un’antinomia tra acqua/liquido e gelo/solido, con uno stravolgimento delle fasi di condensazione/liquefazione e i “morsi di sole” (24), le “pergamene d’acqua” (35), i “grumi di lacrime” (37) in cui abbiamo, al contrario rispetto all’esempio precedente, un’improbabile sedimentazione del liquido lacrimale; le “virgole di felicità” (38) poiché esse cadenzano, dividono e danno il passo alla felicità e alla mancanza di felicità in un intervallo continuo del quale è fatto la nostra esistenza; i “vagoni delle anime” (43) in cui la corporeità (la fisicità del corpo) sembra ormai perduta e le anime, i loro spiriti, vagano su una locomotiva pesante e rumorosa; i “grappoli di rugiada” (45) in cui ancora una volta la Nostra istituisce un invertito passaggio tra gli stati di aggregazione della materia. Nei “lividi di assenza” (69) si evidenzia, invece, una sorta di ossimoro un po’ più criptico essendo il livido una traccia di un’aggressione e di contro l’assenza sinonimo di silenzio da intendere come annullamento della coscienza. Costruzioni, queste, da un punto di vista curiose e singolari, dall’altra che fanno pensare un po’ alla forma del kenning dell’epica germanica in cui un concetto (ad es. la nave) viene sostituita con una perifrasi (in questo caso “il legno del mare”). La funzione di queste costruzioni sulle quali s’impernia l’intera poetica di Luana Fabiano è forse –per citare ancora la Poetessa- quello di produrre un effetto simile a uno “squarcio di immagini mondane” (18) attraverso percorsi più o meno illuminati della nostra esistenza nel mondo e dove spesso è necessario inoltrarsi nei “sottoboschi dell’anima” (20) per poter comprendere meglio non solo noi, ma gli altri e i meccanismi che sembrano governare le leggi su cui si basa lo svolgimento delle attività umane.
La Poetessa parte spesso dall’esplicitazione di elementi nella loro quantità ridotta o residuale per garantire al lettore una considerazione sul contesto delle relative liriche; i concetti che pervadono le varie liriche sono pressoché due: da una parte il senso di (auto)sufficienza e il ricorso alla corrosività dell’organico (“ruderi di corpi”, 26), dall’altra la fobia per lo chiuso nelle varie accezioni (la clausura, lo scatolone, etc.) che, uniti assieme, descrivono l’idea di un universo ridotto, frammentato e asfissiante.
La seconda parte della raccolta è quella che va sotto la definizione di “Respiri violati” e qui ci si discosta leggermente dalla tendenza della perifrasi che ha dominato nella prima parte per affrontare il mondo della violenza sessuale, della dominazione e della sofferenza psicologica che ne deriva equiparando le vittime a persone che hanno perso ormai le caratteristiche vitali (“scheletr[i] di terrore”, 52). Dura è la condanna –e senza riserve- nei confronti degli omertosi, degli insensibili, di coloro che non si interessano e se ne fregano, in un mondo in cui “lo scafandro dei passanti fodera le urla” (58) e dall’altra parte, nel tormento delle vittime, “la bocca è incrostata dal silenzio” (60). Silenzio che nasconde una paura di discredito e un processo di vergogna per quei dolorosi episodi di “stupro della paura” (66).
Un insegnamento sul valore della poesia come arte e disciplina ci è offerto dalla lirica “Fame di bellezza” nella quale leggiamo: “la poesia,/ orcio vi verità e di armonia/ che tinteggia o affumica il mulino/ in un esercizio a morire/ nel suo letto di carne ed ossa/ alla ricerca di nuove labbra da medicare” (33).
Poesie in cui si avvertono lievi squarci di speranza e che non ci consentono, proprio per questa ragione, di parlare di una poetica tiepida, sostenuta dal riverbero e dal gioco delle parole, semmai di un verseggiare artificioso (nel senso di costruito, in linea con il significato stesso di “poesia” che sta per “costruire”), coscienzioso e concreto, attento a mettere fine una volta per tutte a quell’ “affanno che inciampa in una piramide di quiete” (30) affinché la Nostra e tutti coloro che ne condividono le prospettive, possano ergersi fieri al vertice della piramide. Una speranza che è bene nutrire per impedire che nel nostro oggi o nel futuro possano ripresentarsi le sconcertanti condizioni che traghettano l’uomo alla violenza e alla follia come ricordato in “Memoria”: “la vagina/ terra mitragliata da stivali di guerra” (75) e si comprenda –grazie a questo efficacissimo compendio poetico che tratta della vita- che: “Niente può sfamare il dolore/ di chi porta nel cuore/ persiane scardinate” (75).
In scena Tiziano Polese, Rosalba Piras e 12 giovani attori :
Nadia Murgia, Vala Farci, Michele Muscas, Federico Niederegger, Francesco Ottonello, Maria Francesca Autuori,
Manuela Cuccu, Maria Giardina, Alberto Marcello, Mattia Murgia, Marzia Faedda, Laura Pergola.
LA III ONDA :resoconto di una lezione di storia andata oltre.
“ Com’è possibile che l’essere umano sia capace di cose del genere?” domanda una delle allieve alla fine della lezione di storia sull’autocrazia. Come nasce una dittatura? Cosa accade alla coscienza dell’uomo, al libero arbitrio, alla capacità di distinguere il bene dal male? E la storia davvero insegna? Siamo o non siamo responsabili di quello che accade all’interno di una società o di un “gruppo” di cui facciamo parte? Queste le domande che porrà lo spettacolo la III Onda nuova produzione di Abaco Teatro in collaborazione con la Abaco Art Academy di Monserrato, spettacolo che andrà per la prima volta in scena Domenica 1 Giugno alle ore 21,00 alla Casa della Cultura in via Giulio Cesare 37 a Monserrato, in occasione della ricorrenza della istituzione della Repubblica Italiana dopo il referendum del 2 giugno 1946. Lo spettacolo realizzato in collaborazione e col sostegno dell’Amministrazione Comunale Assessorato alla Cultura di Monserrato, porta in prima assoluta sulla scena un fatto realmente accaduto nel 1967. Ron Jones, un insegnante di storia di una High School in California, decise di fare un esperimento con la sua classe. Senza che i suoi allievi ne avessero coscienza, adoperò delle tecniche di comunicazione e manipolazione di massa proprie dei regimi totalitari durante le lezioni sull’autocrazia. Col pretesto di un gioco impose nella sua classe la disciplina, con la potenza della retorica suggerì uno spirito nuovo, di squadra, di comunità. Nell’arco di sei giorni creò il movimento “ laTerza Onda “, che proprio come un’onda investì l’intera scuola. Gli studenti, esaltati ed abbagliati, si erano trasformati in giovani gregari fanatici, escludendo e ghettizzando chiunque non volesse farne parte. L’esperimento era riuscito: il professore aveva dimostrato ai ragazzi che trovarsi dalla “parte sbagliata” è questione di attimi, e che nessuno è immune al fascino del potere, del male, dell’autocrazia.Tuttavia la scoperta di aver fatto parte di un esperimento per molti ragazzi, soprattutto per i più fragili, per coloro che avevano vissuto all’interno dellaTerza Onda una propria “rinascita” sociale, fu uno choc.
Lea Karen Gramsdorff, attrice teatrale con un’ importante carriera nel cinema, firma la originale scrittura e la regia della III Onda.
L’adattamento teatrale è ambientato ai giorni nostri, lo spettacolo è costruito ad hoc attorno ad un ensamble di 12 giovani attori, che si confrontano sul palco con due professionisti, Tiziano Polese nel ruolo del professore e Rosalba Piras in quello della moglie Sara. Lo spettacolo volutamente non consegna risposte né giudizi di natura politica o umana. La vocazione è quella di consegnare domande su due grandi temi: colpa e responsabilità rispetto alla storia passata, a quella che scriviamo ogni giorno, ma anche rispetto alle storie umane che ci circondano. La scenografia, firmata da Simone Dulcis, artista con esperienza internazionale, vuole essere un tributo, un omaggio al “Holocaust-Mahnmal” di Berlino, progettato da Peter Eisenman, al monumento detto anche memoriale della Shoah.