Zairo Ferrante, padre del movimento del dinanimismo fondato nel 2009

Articolo di Lorenzo Spurio

Il neologismo dinanimismo, creazione del poeta e medico campano Zairo Ferrante, viene definito come un «movimento poetico-artistico il cui nome rappresenta la crasi delle parole dinamismo e anima»; esso è nato ufficialmente nel 2009 a Ferrara con la redazione di Ferrante e la pubblicazione del I Manifesto.

Scopo del movimento – giovane, ma che ha celebrato già i dieci anni di vita – è quello di promuovere poesia ed altri generi letterari che abbiano come contenuti, forme e potenzialità quelle di contrapporsi in maniera chiara e sentita alle dilaganti banalità e superficialità dei nostri tempi. La Poesia, in particolare, viene intesa come mezzo d’eccellenza quale ambito di unione e ricongiungimento con l’intima essenza dell’uomo; il dinanimismo è a sua volta centro propulsore e motrice del pensiero, ben lontano da un mero esercizio stilistico delle ristrette nicchie di letterati e accademici.

In tale visione muta anche il ruolo dell’artista: non è colui che guarda le cose, si diletta e intrattiene, cerca lo svago facile ma è colui che, con uno spirito di responsabilità e tramite il proprio lavoro, riesce ad attuare una rivoluzione dell’anima, generando idee e opinioni. Pilastro portante di questa innovativa “filosofia” è un approccio aperto che tende alla congettura, vale a dire l’arte – così intesa – non intende “dare risposte”, semmai contribuire a generare interrogativi, a far sorgere dubbi; in una parola: permettere all’uomo di riflettere e domandarsi.

Nell’anno successivo alla sua fondazione, il 2010, arriva la prima vera e completa ufficializzazione di questo movimento per mezzo di un articolo vergato dallo scrittore futurista Roberto Guerra, pubblicato su «Controcultura – Le guide di Supereva», nel quale si legge: «Una nuova specifica poetica e letteratura […] ovvero il Dinanimisno, come divenire dell’Anima nell’era del computer. […] Ferrante, amplificando e soprattutto sperimentando nella parola e nelle elaborazioni teoriche, l’Anima non come compensazione, ma come X-factor creativo e fondamentale sottostante lo stesso spirito scientifico e le sue infinite potenzialità finanche post-umane, ha azzerato ogni querelle umanista obsoleta: dice sì al mondo nel suo divenire, senza perdere più tempo con troppi No da gamberi! In tale amplificazione Ferrante e il suo gruppo ormai, decine e decine di dinanimisti on-line, ha codificato e rilanciato le intuizioni stesse strettamente letterarie di Futuguerra, Donegà, Tuzet e altri, soprattutto al passo proprio con gli orizzonti desiderati, alti e celebri dello stesso Enzensberger, lo stesso Barthes e in Italia – tra non molti – del solito forever young Paolo Ruffilli, oltre a Campa e ai già citati Spatola, Barilli, Zanzotto e lo stesso giovane geniale Saccoccio. La parola al termine della scrittura, o dopo il suo grado zero, infine, si riconnette finalmente e consapevolmente nel Dinanimismo letterario all’archetipo: da dove viene anche il Futurismo e da dove si è moltiplicato ed espanso. Ferrante e i dinanimisti non a caso con riferimenti espliciti a certa psicanalisi futuribile (paradosso di paradosso) di Jung, Marie Louis Von Franz, James Hillman, riscoprono certa matrice postromantica della parola futurista, a suo tempo sorprendentemente intuita da un certo Francesco Flora, dai net-futuristi stessi, in altra articolazione più globale totale, con riferimento a Bergson. […] Ecco il Dinanimismo, brevettato dallo scrittore Zairo Ferrante, come primo logo ufficiale (e virtuale, ovvio, incanto e dis-incanto i futuristi o futuribili contemporanei!) di certa nuova specifica letteratura o poetica neofuturista o futuribile nascente»[1].

Vediamo da più vicino, ricorrendo ai vari manifesti del movimento (tutti pubblicati sul sito ufficiale) alcune delle principali caratteristiche:

  • Poesia come forma di dinamismo dell’anima: poesia innata e istintiva, terapia del “normale”, capace di smuovere le coscienze;
  • Linguaggio: affine, concorde, congruo al sentire; percezione non mediata dell’anima;
  • Impegno: contro la banalità e la superficialità;
  • Destinatari del movimento: tutti, indistintamente. Coloro che amano la poesia (o la odiano), coloro che la praticano e coloro che la denigrano non sapendo cosa sia né ponendosi il problema.

Non sono mancate, nel corso del tempo, segnalazioni al movimento, analisi, commenti e recensioni, che ne hanno ampliato la conoscenza e la diffusione. Tra di esse si segnalano gli articoli “Il dinamismo decolla in Italia. Zairo Ferrante e il gruppo dinamista” segnalato dal sito «Il Dialogo.org» dove si legge: «la creatività dinanimista [è] sintetizzabile nell’ambizioso ma urgente e fondamentale tentativo di elaborare una poetica dell’Anima e in certo senso postromantica alla luce del web e della nuove tecnologie, nuovi vettori, simultaneamente d’avanguardia ma piacevolmente leggeri, verso il futuribile venuto alla luce nella rapidissima mutazione del duemila in progress e divenire»[2]; “Poesia: Zairo Ferrante nel nuovo numero di ‘Isola Nera’” pubblicato sulla rivista internazionale omonima di Giovanna Mulas dove si legge: «Ferrante nel 2010 ha amplificato, raffinato ulteriormente il proprio percorso poetico, sorta di umanismo dell’era digitale, un neoromanticismo quasi minimal per certa cifra dei versi. Testi a volte molto lirici e quasi neoarcadici, peraltro filtrati, marchiati quasi da impronte o significanti di ritmica implosiva, consapevolmente levigati, raffreddati, scuola Paolo Ruffilli docet; non nella parola, ma proprio nella “musica”, nella microarchitettura della scrittura in senso globale. È trasparente, consapevole, programmata quasi, la poetica dinanimista: la dimensione affettiva, cardiaca, pulsionale, l’Anima dopo certa psicologia (da Fornari a Jung e seguaci), capace, missione ardua nel sortilegio del web (specularmente in certa poesia nazionale reificata e arroccata quasi in nicchie autistiche…), di parlare, vivere gli anni duemila»[3]; “Zairo Ferrante e il dinanimismo sul noto blog di poesia di Rai News curato da Luigia Sorrentino dove nel 2013 sono stati riportati, oltre a una breve biografia dell’autore, degli estratti del I Manifesto del Dinanimismo[4]; “Zairo Ferrante, la poesia dinanimista apparso sul giornale online «Ferrara Italia» nel 2015 dove è possibile leggere: «Il Dinanimismo, l’Anima nell’era del web e delle nuove tecnologie, rilette con sguardi neoromantici e letterari. La parola dopo la scrittura terminale, Barilli, al di là del grado zero, Barthes e Lacan stessi, riconnessi, oltre certo – altrove – cerebralismo o psicologismo, alla dimensione archetipale cara magari a Jung, Hillman e seguaci. Un’avanguardia leggera e nuovamente tecnica e umanistica, la poetica nascente dinanimista e di Ferrante, attraversante…anche la cifra del Futurismo, echi specifici dello stesso classico Flora, la scienza romantica di Bergson. […] Tale new romanticuplodato esita, ancor più programmatico, nel volume megamix tra poesia, manifesti dinanimisti e saggistica. […] In tale esplorazione letteraria, Ferrante traccia una navigazione potente, solida e in progress, confermata anche criticamente da prestigiosi rilanci in certa stessa variabile dinanimista sociale neoumanistica»[5].

Zairo Ferrante,
fondatore del movimento

Va adeguatamente affrontato il movimento del dinanimismo anche per mezzo della sua fluente e ricca attività mediante iniziative e progetti che ci consentono di apprezzarlo con uno sguardo di vivo interesse e curiosità. Quale movimento esso risulta essere attivo, in prevalenza, nel mondo virtuale del web attraverso il blog ufficiale[6] nato nel 2009 che funge anche da “archivio” dei vari manifesti prodotti. In questi primi dieci anni di attività il movimento ha collaborato con le principali avanguardie letterarie e artistiche – come lo stesso Ferrante ci tiene a sottolineare – e le sue attività sono seguite da oltre settanta autori, tra italiani che esteri, che con la loro presenza e adeguamento ai paradigmi del movimento, hanno deciso entusiasticamente di aderirvi e farne parte. Assieme ai manifesti di cui si è accennato meritano particolare attenzione anche le pubblicazioni del movimento: Dinanimismo 2009-2019, 10 anni d’avanguardia poetico-artistica, antologia poetico-letteraria a cura di Zairo Ferrante e Roberto Guerra (Ed. Libri Asino Rosso, 2019); Il Mulo Dinanimista, rivista poetica in due edizioni straordinarie edita nel 2011 e nel 2012 con direttore editoriale, dott.ssa Roberta Murroni e coordinatore poetico-letterario Zairo Ferrante[7]; La poesia come voce dell’anima ovvero l’Anima in personal (e-book), antologia consultabile gratuitamente curata da Zairo Ferrante nel 2010 per le Futurist Edition – Edizioni Futuriste Sperimentali; Dinamismo (Movimento Poetico-Rivoluzionario delle Anime) ovvero connettivismo poetico (e-book), Manifesto consultabile gratuitamente, sempre per le Futurist Editions.

Zairo Ferrante è nato in provincia di Salerno nel 1983. Medico radiologo, poeta e scrittore, vive a Ferrara. Nel 2009 ha fondato il movimento del dinanimismo scrivendo il relativo manifesto. Ha pubblicato i libri: D’amore, di sogni e di altre follie (este edition, 2009), I bisbigli di un’anima muta (CSA, 2011), Come polvere di cassetti – Mentre gli Angeli danzano per l’universo (David and Matthaus / ArteMuse, 2015), Itaca, Penelope e i maiali – Piccola Odissea contemporanea di sogno, di amori e di barbarie (Il Foglio, 2019). Sue poesie sono presenti in varie antologie e sono state tradotte in varie lingue straniere tra cui inglese, spagnolo, francese e cinese. Tra i premi letterari vinti vanno ricordati il 1° posto al Premio Letterario “Leandro Polverini” di Anzio per la sezione poesia sperimentale (2015) e per la sezione poesia cosmica (2018).

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[1] http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2009/12/dinanimismo-e-neofuturismoletterario

[2] http://guide.supereva.it/ferrara/interventi/2010/06/il-dinanimismo-decolla-in-italia

[3] http://guide.supereva.it/ferrara/interventi/2010/12/poesia-zairo-ferrante-nel-nuovo-numerodi-isola-nera

[4] http://poesia.blog.rainews24.it/2013/08/28/la-vostra-voce-zairo-ferrante/

[5] https://www.ferraraitalia.it/zairo-ferrante-la-poesia-dinanimista-34745.html

[6] https://ebookdinanimismo.myblog.it/

[7] https://ilmulodinanimista.wordpress.com

“Vita e guerriglia: introduzione alla lettura di Ernesto Guevara” a cura di S. Bardi

Articolo di Stefano Bardi  

Ernesto Guevara, detto il “Che”, nacque a Rosario nel 1928 e morì a La Higuera nel 1967;  simbolo della ribellione sociale nel nome di una società che concepisca gli uomini vedendoli come fratelli, di un’economia che sappia valorizzare il prodotto interno di una politica che sappia disfarsi delle retoriche per scendere in mezzo al popolo. Un rivoluzionario che ancora oggi è richiamato e impiegato come una bandiera socio-politica senza, però, capirne il significato che va rintracciato nei discorsi inerenti alla guerra di guerriglia, al suo diario boliviano e del diario della rivoluzione cubana.

Una prima opera da considerare è il saggio La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari (1967) in cui la rivoluzione popolare si basa sul nemico con il suo esercito militare statalista e sul suo avversario rappresentato dal popolo, costituito da contadini, operai,  pescatori. Guerrigliero da Ernesto Guevara considerato ancor di più del semplice brigante, poiché è rappresentato dal contadino che ben conosce le sofferenze sociali che vive in prima persona, sulla sua pelle, i soprusi del potere dittatoriale. Angherie che spingono il guerrigliero a ribellarsi al potere totalitario; il rivoluzionario è il Salvatore delle masse, che deve trionfare nella lotta di guerriglia dove la sconfitta non è prevista. Vita, quella del guerrigliero, che si carica di un significato trascendentale, poiché la sottrazione della Vita del guerrigliero da parte del nemico. Elemento importante della lotta di guerriglia è la strategia operativa. Pianificazione caratterizzata dalla capacità d’azione del combattente che gli consente di fuggire da un contrattacco difensivo nemico, di muoversi meglio durante la notte, di prendersi gioco tatticamente dell’avversario, di attaccare improvvisamente il fronte nemico, di sfruttare a suo favore ogni fallimento del nemico e di conquistare la vittoria nel più breve tempo possibile. Strategia che, però, non può sussistere senza il boicottaggio che a sua volta non deve essere rivolto alle coltivazioni e alle lavorazioni mezzadre, ma, verso le centrali di energia elettrica, le centrali idroelettriche e le centrali di gas che simboleggiano il potere totalitario. Boicottaggio che deve avvenire attraverso un attacco aereo poiché è l’unico strumento in grado di creare danni irreparabili e perché consente di colpire precisamente le principali vie di comunicazione. Tattica e boicottaggio vanno affiancate alla cura dei feriti e al rispetto della popolazione civile. Il rivoluzionario è inteso da Guevara in due modi: educatore sociale e combattente. Educatore sociale che deve eliminare un organismo ingiusto (la dittatura) per sostituirlo con uno nuovo (la democrazia) che deve basarsi sulle sue conoscenze militari e sociologiche personali, ma anche sulle azioni e sui precetti da insegnare agli altri guerriglieri durante un determinato momento di lotta. Accanto all’educatore sociale c’è il combattente che deve essere originario del luogo in cui si sta svolgendo la guerriglia perché gli consente di usare a suo piacimento tutti i vantaggi del terreno. Combattente che deve essere coraggioso, avere una perfetta strategia bellica e deve trovare la luce anche nelle situazioni più sfavorevoli.

Non scordiamoci, inoltre, della figura del medico che è di vitale importanza; non si limita solo a curare le ferite causate dalla lotta, ma sostiene il guerrigliero eticamente e gli si mostra come un “divino protettore” che lo proteggerà fino alla fine. Accanto a guerriglieri ci sono le loro compagne, da Guevara viste pari ai loro compagni, in grado di usare le armi e di combattere, ma anche di organizzare la comunicazione segreta fra i vari gruppi guerriglieri. Operazione che consente di trasportare munizioni, armi, soldi, informazioni e di essere più libera dalla sorveglianza nemica perché ritenuta un soggetto non pericoloso. Un secondo e ultimo ruolo di vitale importanza è l’educazione dei bambini che gli consente di inculcare nelle nuove generazioni l’ideologia rivoluzionaria.

Importante è la propaganda della guerriglia che deve essere messa in atto attraverso i giornali locali e la radio, poiché sono in grado di diffondere i discorsi dei guerriglieri, gli attacchi nemici e di avvisare indirettamente il popolo alleato.

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Una seconda interessante relativamente agli argomenti da me trattati è il Diario del “Che” in Bolivia o più semplicemente Diario in Bolivia (1968, postumo) la cui edizione completa e definitiva è da considerarsi quella del 2005. Questa opera contiene il resoconto guerrigliero di Guevara contro la dittatura di René Barrientos Ortuño nelle foreste boliviane, dal 7 novembre 1966 al 7 ottobre 1967, ovvero fino al giorno prima della sua dipartita. Diario dove il nemico non è visto come un avversario da eliminare ma come un alleato da recuperare e convertire. Operazione che può riuscire solo seguendo una determinata linea politica, da Guevara intesa come l’unica via da perseguire perché il non rispettarla significava esporsi gratuitamente al fuoco nemico. Altro fattore che risalta da questa pagine è l’accampamento, dal rivoluzionario argentino inteso come uno spazio vitale e dai toni mistici da proteggere, poiché lì risiede la linfa esistenziale del guerrigliero. Accampamento in cui viene attuata la condivisione degli alimenti e degli oggetti fra i vari guerriglieri, che simboleggia la fratellanza e attesta la fedeltà dei guerriglieri alla causa per cui stanno combattendo. Esercitazioni e azioni guerrigliere sono viste, infine, come le principali vie per diventare guerriglieri.   

25326455.jpgUna terza e ultima opera è il Diario della rivoluzione cubana (1996, postumo), ristampato nel 2002, dove leggiamo le fasi della rivoluzione fino al giorno cruciale di Santa Clara ovvero la conquista di Cuba e la caduta del regime dittatoriale di Fulgencio Batista y Zaldívar che porta alla nascita della dittatura di Fidel Castro. Opera dove leggiamo altri aspetti non meramente bellico-militari: l’igiene intima e l’alimentazione giornaliera, dal rivoluzionario visti come dei fabbisogni vitali in grado di mantenere i guerriglieri in ottima salute e di mutarli in esseri sovrumani, imbattibili e immortali; la cura dei nemici feriti per ordine di Fidel Castro, da lui visti sì come nemici, ma, ancora prima come Uomini da rispettare e da lasciar liberi di scegliere se arruolarsi nelle milizie ribelli o vivere come Uomini liberi. Accanto alla cura dei feriti nemici c’è la cura dei feriti ribelli che non sono visti come dei compagni d’armi ma come degli educatori che, dopo la vittoria su Batista, devono educare socialmente, civilmente e politicamente le nuove generazioni alla ideologia castrista. Un ultimo aspetto riguarda l’esecuzione dei traditori, da Ernesto Guevara intesa come una giusta punizione per il tradimento della fiducia dei propri compagni d’armi e come una punizione per l’infedeltà verso la causa della rivoluzione cubana.              

 STEFANO BARDI

 

Bibliografia di Riferimento:

GUEVARA ERNESTO, Diario del “Che” in Bolivia, Feltrinelli, Milano, 1968 e 1969, 1972, 1977, 1973, 2005.

GUEVARA ERNESTO, Diario della rivoluzione cubana, Newton, Roma, 1996 e 2002.

GUEVARA ERNESTO, La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari, Feltrinelli, Milano, 1967.

 

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Il padre della Neo-Avanguardia. Ricordando Alfredo Giuliani (1924-2007). Intervento a cura di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi 

Anti-poeta fu definito e la sua poesia, non-poesia. Niente di più falso fu mai detto a livello letterario su Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 23 novembre 1924 – Roma, 20 agosto 2007). Eppure in pieni anni Duemila questo scrittore è da molti volutamente dimenticato ed etichettato come poeta difficile, rivoluzionario, antipoetico poiché è andato contro i canoni della tradizionale poesia italiana. Affermazione vera in stretta misura, poiché se da una parte assistiamo a una distruzione letteraria, dall’altra alla rimodulazione della poesia medesima, che per l’appunto è riformulata dalle ceneri di quella prodotta fino allora, continuando così l’infinito discorso della poesia, senza interrompere e creare da capo un nuovo genere letterario, come invece molti critici ritennero e ritengono ancora oggi.

dPoesia dal cammino errabondo la sua, che vuole condurci verso l’esistenza, le cose, la materialità e verso azioni fulminee e abbaglianti. Poesia che può essere concepita come un intimo diario di probità, composte di emblemi e da messaggi, che trasformano i pensieri e le emozioni in oggetti. In poche parole, possiamo definire la sua esperienza poetica, come una poesia collage, in cui questo lessema indica la creazione di un inedito tempo poetico in grado di far compiere alla poesia un cammino fatto di schegge che si fermano e riprendono il loro cammino, grazie anche a una melodia dolce e pulsante al tempo stesso.

Poesia degli oggetti, ma anche poesia dell’esistenza oggettivata rappresentata nei suoi attimi brumosi, ovvero, una poesia che rappresenta un’esistenza pulita e decontaminata, da ogni tipo di banalità. Una poesia, quella del Giuliani, sulla quale tanti scrittori e critici si sono espressi, ma sono dell’idea che le migliori parole spese per questo poeta sono state quelle di Pier Paolo Pasolini che definì la poesia del poeta pesarese, come una rottura della canonica lingua italiana, in particolar modo della sua grammatica e della sua impostazione tipografica, attuata da un poeta dalle origini neo-crepuscolari, ma dallo spirito frenetico e rivoluzionario.  

Il 1955 è l’anno della raccolta poetica Il cuore zoppo, le cui liriche possono considerarsi le prime prove poetiche del Giuliani, che si muovono fra la canonica poesia e una produzione lirica colma di reminiscenze poetiche, in particolar modo di poeti inglesi e francesi. Questi primi componimenti puntano alla creazione di attimi palpitanti che, attraverso il legame diretto con i lettori, vogliono provocare un’involontaria e fortissima folgorazione, che sappia convivere insieme a una fulminea eccitazione etica ed esistenziale. 

Il 1961 è l’anno della raccolta I Novissimi. Poesie per gli anni ’60, opera che Giuliani curò editorialmente e filologicamente, in riguardo alle poesie dei suoi amici poeti (Pagliarani, Balestrini, Sanguineti, Porta). Liriche surrealiste e neo-crepuscolari e allo stesso tempo intensamente avanguardistiche, poiché analizzano schizomorfamente il Mondo, umiliandone di conseguenza i suoi messaggi oceanici. Queste poesie, inoltre, mutano tutto ciò che è emotivo in cerebrale e modificano i sentimenti in filosofie. Per quanto riguarda la loro metrica, sono liriche composte con versi lunghi e in pausa che creano magicamente delle poesie senza fine.

Opera che può essere vista come un perfetto esempio di Nuova Avanguardia Letteraria, poiché eliminava l’inconscio e il subconscio, derideva mostruosamente la realtà, e adottava una versificazione dodecafonica. Queste liriche partono dall’analisi degli “oggetti”, per poi creare un confuso e sanguinante pensiero; vogliono riflettersi nella realtà permettendo così agli uomini di oltrepassare e scavalcare i loro specchi spirituali.

Per Giuliani l’esistenza degli uomini si realizza nell’irreale desiderio, di immergersi nella vera spazialità esistenziale, ovvero, quella composta dalla vita e dalla dipartita. Opera che attribuiva al linguaggio un ruolo soverchiatore nei riguardi della logicità borghese attraverso scelte formali che si basavano sull’ironia pungente, sulla canzonatura e sullo straniamento nei confronti del canonico linguaggio letterario. La poesia è vista come strumento di rafforzamento della vivacità e come un trauma linguistico, che permetta di ritrovare il messaggio di un avvenimento direttamente condivisibile. Una riformulata scrittura poetica che doveva diminuire la linfa dell’Io e che non doveva più guardare a lessemi casti e candidi, bensì a lessemi comuni e oggettuali.

Il 1965 è l’anno della raccolta Povera Juliet e altre poesie, composto di liriche costruite con “oggetti” e colme di aggraziate incoerenze, di delicate e nobili gioie, di crudeli e deturpanti improvvisazioni. Opera in cui i personaggi instaurano dialoghi insensati e alienanti, fatti di voci sconosciute catturate dalle vulgate giornaliere. Scopo di questa raccolta era quello di canzonare il dato soggettivo, attraverso la fusione del vero con l’irreale.

download (2)Il 1969 è l’anno della raccolta Il tautofono: 1966-1969, di vitale importanza nella produzione del nostro, poiché in essa si esprime nella sua massima potenza, la forza neoavanguardistica. Opera costruita con registri e melodie che si addossano gli uni sugli altri, fino a sfidare la logica dell’impossibile. Più nel dettaglio questa raccolta liricizza l’interrotto e muto dramma del personaggio-protagonista principale, ovvero un pazzo e sognatore della realtà che vuole creare un colloquio psico-sociale. Desiderio che rimarrà inappagato, lasciando in questo modo nell’animo del personaggio-protagonista, un monologo “spirituale” senza diritto di replica.    

Nel 1993 e nel 2003 escono le ultime due raccolte di successo Ebbrezza di placamenti e Poetrix Bazaar. In questi suoi ultimi capolavori, Giuliani verseggia intimi soggetti, colmi di auto-ironia e di enigmaticità. In particolar modo nella raccolta del 1993 assistiamo a un’esposizione senza nessuna traccia sperimentale ma allo stesso tempo il compito di queste liriche, è quello di soddisfare esigenze surreali. Inoltre Giuliani, recupera le emozioni colte con il contatto diretto dell’Io con le cose e le vicende, che fanno parte del surreale e dell’ignaro.     

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Una carriera, quella di Giuliani, che non fu solo caratterizzata dalla poesia, ma anche dal movimento letterario denominato Gruppo 63 che partorirà l’opera Gruppo 63. La nuova letteratura, a cura di Alfredo Giuliani e Nanni Balestrini, che punterà sulla concezione della poesia trattando di conseguenza anche i suoi scopi. Un movimento che vedrà la collaborazione di scrittori e intellettuali di spicco, come per esempio il poeta Giorgio Manganelli e il pittore Gastone Novelli. Non solo un’analisi della poesia, ma anche uno studio del romanzo, che secondo Alfredo Giuliani, doveva essere studiato partendo dal poema didascalico Il Tesoretto di Brunetto Latini. Non possiamo però, prima di passare alla rivista Quindici, non dire due parole su questo importantissimo movimento letterario, che rivoluzionò il concetto stesso di poesia, il quale non durò solo per quegli anni, ma arrivò fino ai giorni nostri.

Movimento dall’intellettualismo rivoluzionario, oltranzista e dal linguaggio ragnatelico che emarginò il concetto d’impegno e quello della lirica pedagogica per lasciare il posto a un’adorniana visione poetica, ovvero una lirica spiazzante e “sanguinaria” nei riguardi della società italiana degli anni ’60. Una poesia che, secondo gli intellettuali del Gruppo 63, doveva essere in primis un’investigazione di sé medesima. Il principale scopo di questi intellettuali fu quello di creare un’inedita vulgata lirica e prosastica, in grado di esprimere la vacuità messaggistica del Novecento, attraverso l’utilizzo di parole e architetture confusionarie, spezzettate, irregolari e di creare una metrica neutra composta da infiniti versi sintattici, vacue canonicità melodiche e allo stesso tempo animata da principi e caratteri topografici. Una metrica, che fu affiancata dall’utilizzo di fiacchi e vacui discorsi. Il merito che ebbe questo movimento all’interno della Storia della Letteratura Italiana fu quello di aver oltrepassato sul versante esegetico, una certa lezione editorialistica leggera e raffinata che si basava su periodici clandestini e per questo difficilmente leggibili. Come tutte le cose che hanno un inizio, anche quest’esperienza intellettuale ebbe una fine decretata dall’anno 1967, che vide la “morte” per l’appunto del Gruppo 63.

quindici-giornale-mensile-gruppo-1967-numero-3d57c873-7522-414d-a47e-6a592f1ce76b.jpgIn questo stesso anno, però, nacque la rivista Quindici, curata totalmente dal poeta pesarese. Differentemente dall’esperienza del Gruppo 63, questa rivista voleva arrivare sia ai letterari sia a coloro che erano completamente ameni di letteratura. Scopo che divise fortemente i suoi collaboratori interni distinguendoli in due schieramenti, cioè in coloro che avevano spiriti innovatori e coloro che, invece, avevano animi conservatori e di conseguenza erano propensi a una canonica rivista letteraria fatta di analisi critico-filologiche. Divisione che si risolse con la chiusura definitiva della rivista che avvenne col numero del 19 del marzo 1969. Una rivista di vitale importanza per quegli anni, poiché compì una rivoluzione socio-culturale e intellettuale, scagliandosi ferocemente contro l’ideologia universitaria, comunicativa e “commerciale”. 

  

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:

  1. Antognini, Scrittori Marchigiani del Novecento, Ancona, Bagaloni Editore, 1971, 2 vol., Tomo II – Poeti.
  2. Barilli – A. Guglielmi, Gruppo 63. Critica e teoria, Milano, Feltrinelli, 1976.
  3. VV., Letteratura Italiana. I contemporanei, Milano, Marzorati Editore, 1977, 6 vol., Tomo VI.
  4. Martellini, La Poesia delle Marche (Paragrafi per una genesi), Forlì, Forum/Quinta Generazione, 1982.
  5. Cecchi – N. Sapegno, Storia delle letteratura italiana. Il Novecento, Milano, Garzanti, 1987, 2 vol., Tomo II.
  6. Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1991, 2 vol., Tomo II.
  7. Paolo Pasolini, Descrizioni di descrizioni, Milano, Garzanti, 1996.
  8. Lorenzini, Poesia del novecento italiano. Dal secondo dopoguerra a oggi, Roma, Carocci, 2002.
  9. Borsellino – W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana, Milano, Motta Editore, 2004, 16 vol., Tomo XV – Il Novecento. Sperimentalismo e tradizione del nuovo – Parte prima.
  10. Cucchi – S. Giovanardi, Poeti Italiani del Secondo Novecento, Milano, Mondadori, 2004, 2 vol., Tomo II.
  11. Casadei, Il Novecento, Bologna, Il Mulino, 2005.
  12. Bignami, Letteratura italiana. Il Novecento, Sesto San Giovanni, Edizioni Bignami, 2006.
  13. Casadei – M. Santagata, Manuale di letteratura italiana contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  14. Colasanti – A. Cazzini Tartaglino – T. Iannini, Letteratura italiana. Schemi riassuntivi, quadri di approfondimento, Novara, De Agostini, 2011.

Alfredo Giuliani in Dizionario Biografico degli Italiani (www.treccani.it).