“Venere storpia” di Sunshine Faggio, recensione di Lorenzo Spurio

Venere storpia
di Sunshine Faggio
Montedit, Milano, 2014
Pagine: 31
ISBN: 9788865874219
Costo: 6,50 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

Ma ancora la
poesia mi salverà
ancora
fino a
l’indugiata
morte. (16)

 

2433Dopo una prima silloge poetica dalle tematiche dure e acuminate dal titolo “Infezione”[1] nella quale Sunshine Faggio poneva l’attenzione sia su una serie di espressioni di violenza, tanto nel privato quanto nel pubblico, mediante il recupero di una lirica tagliente e viscerale, la poetessa ritorna con una plaquette dal titolo “Venere storpia”, pubblicata per i tipi della Montedit di Milano.

La costruzione oppositiva del titolo di questa nuova raccolta (Venere è comunemente assunta quale emblema di femminilità, bellezza e risorgenza, mentre qui viene detto che è storpia, dunque il risultato di un processo di violenza, malattia o comunque di una invalidità motoria) è accompagnata da una immagine a carboncino dove intravediamo una donna nuda, ad eccezione degli slip. Della donna non ci è dato conoscere il volto (si tratta di un bozzetto e non di una foto) e soprattutto il volto della ragazza è stato espressamente sezionato dalla Nostra tanto che non possiamo che scrutarne solo la porzione inferiore. Di questa si avverte una sorta di smorfia innaturale della bocca, pure spaventosa o implorante; ad aggravarne l’immagine di non-attrazione è l’evidente clavicola che sporge distintamente e che, più che donarle un fascino della secchezza che tanto è in voga, fa pensare a una denutrizione non sana, a un impoverimento della carne e dunque a uno stato di malattia.

Nella raccolta il lettore non farà difficoltà a ritrovare le suggestioni carnali che ha già incontrato in “Infezione” esacerbate qua e là da una meticolosità disarmante nella descrizione di spiacevoli dettagli o incomprensibili caratterizzazioni che, congiuntamente, finiscono per donarci una poetica tendenzialmente stringata, caparbia e tumultuosa nelle immagini, violenta (di una violenza che, però, non ferisce, semmai chiama in causa una riflessione), minimale anche se non completamente minimalista, una scrittura che nutre un piacere quasi macabro verso il deperimento, il sangue e la patologia.

La poetessa riflette sulla propria anima, quasi come se adoperasse una divisione corpo-anima e potesse vedersi in questa maniera, sotto le due varie sembianze: quella della forma e quella del contenuto. Curioso è il fatto che l’anima sia sottoforma di una “gelatina rosa” (5) e che questo momento di riflessione avvenga in una circostanza forse fortuita e veloce, non preventivata e oltretutto in una condizione scomoda che dimostra un senso di malcelata auto-sufficienza: “su uno sgabello senza una gamba” (5). E in effetti l’elemento anticipatorio ha il suo naturale decorso quando veniamo a conoscenza nella seconda strofa che nell’attimo di ricerca di sé, la Nostra è poi finita per perdere quell’equilibrio instabile e cadere a terra. Una caduta precipitosa che non porta dolore, ma che decreta la rottura degli arti, “sono morti” (5) ci confessa la nostra.

Nella seconda lirica della raccolta che porta il titolo di “Le gole dei nostri polsi erano gigli coraggiosi” è presente una citazione in esergo alla poetessa americana Sylvia Plath famosa per i suoi versi concentrati e di difficile comprensione che decise di darsi la morte giovanissima. Sunshine Faggio non è nuova a intessere rimandi e riferimenti a quella che può essere considerata a ragione una delle sue scrittrici preferite, dacché anche in “Infezione” (il cui titolo rimanda a una stessa lirica della Plath) erano presenti vari cameo ed omaggi alla poetessa americana. La Nostra utilizza l’elemento generazionale, la data di morte della Plath, per instituire una sorta di riflessione sulla sua esistenza: “A trenta tu sei morta/ Io rinata” (7). Incipit che sembra voler costruire in maniera antipodale i due destini: la giovinezza distrutta dal suicidio della Plath e la riscoperta del bello e la rinascita della Faggio, ma a complicare il tutto è il verso che segue in cui leggiamo: “Entrambe sepolte sotto la neve di Londra” (7). L’universo concettuale della sepoltura presuppone una morte, un decesso, al quale farà seguito il deperimento del corpo, la polverizzazione e l’estinzione. La lirica serve invece alla Faggio  per tracciare le caratteristiche di un “ritorno alla vita” e una più concreta riappropriazione della propria volontà di donna.

Il linguaggio, com’è comune nella poetessa trapiantata a Londra da vari anni, di fonda su terminologie dure e dolorose, tendenzialmente non concepibili figurativamente nell’universo poetico: aborti, sangue, muco, pipì,tumori e quant’altro. Elementi che la rendono una poesia drammaticamente concreta e realistica, pulsante e vitale con i suoi immancabili recessi nella malattia e nella degenerazione (“nani mongoloidi/ giganti deformi”, 12).

Qua e là non mancano pensieri sofferti, considerazioni amare, delusioni e punti di vista che sembrano distorti e allucinati, la solitudine (“Anche se la libellula che mi teneva compagnia è morta”, 8), contenuti meramente scatologici (“feci la pipì e svuotai il cervello”, 8), addii imprevisti e teatralmente impressionanti (“ti accomodai su di una barca a remi/ abbandonandoti alla corrente”, 9), azioni deleterie contro sé stessi (“legavi i capelli con dell’ortica”, 10), tragiche risultanze di un amore che, come una febbre da 40° lascia senza difese e molto spossati (“E dall’amore uscivo/ massacrata e afasica”, 17), amplessi dalla forza devastante (“Mi scavi./ Mi svuoti”, 22) e aporie di impossibile risoluzione: “Bianca ed azzurra/ ancora non so/ se eri la Madonna/ oppure la Fata Turchina” (10).

Una maggiore attenzione necessita la poesia che dà il titolo alla raccolta, la più incisiva e dissacrante, quella in cui si sente con più forza quell’energia propulsiva insita nella Sunshine donna e poetessa. E’ opportuno riportarla per intero per poi passare ad aggiungere un breve commento.

 

 

Venere storpia
 
Osso per osso
ve lo sputo a dosso
il vostro canone storpio,
quella femminilità di plexiglass tanfante
cucitami sul dorso a mo’ di buccia.
Affetta dalla malattia
di quest’universo ammalato
con le mie mani m’ammalo,
vomito l’opulenza che mi circonda.
Sfuggo alla vostra depravazione
facendomi del male.

 

Una poesia di violenza e dolore dove la Nostra si scaglia contro il fenomeno della moda che incita le ragazze ad osservare supposti canoni di bellezza in cui la femminilità viene degradata e offesa dall’eccessiva riduzione delle taglie, da una magrezza disarmante emblema di in-sanità. L’asciuttezza ossessiva del corpo, la sua resa filiforme, è rifiutata dalla nostra in quella “ossificazione” del corpo che perde carne e tessuti e mostra sempre più in vista (come abbiamo detto accade nella immagine di copertina) la conformazione spigolosa (ossuta) dell’apparato scheletrico. Questa ossessiva rincorsa alla magrezza e la mercificazione del corpo a un “canone storpio”, stupido e incosciente, brutto e degenerante  che trasforma la natura femminile in un surrogato banale, in un artificialità plasticosa che è addirittura “tanfante” perché puzza di morte e ha l’olezzo della putrefazione.

La Nostra non si esime dal denunciare con una profonda violenza e stanchezza dinanzi a una realtà indecorosa come questa e punta il dito sulla società che è essa stessa “ammalat[a]” e in quanto tale non è in grado di produrre niente di sano né di benefico. La Nostra rincara la dose nei confronti di un universo collettivo che ha eretto la depravazione dei costumi e l’emarginazione del corpo a sistemi di pensiero e con un linguaggio tagliente come una lama, rifiuta l’assoggettamento alla “norma” denunciandone la pericolosità: “vomito l’opulenza che mi circonda”. Un fervido atto d’accusa, sdegnato e ben reso, su una situazione logorante e insidiosa quale è l’offesa al corpo e il soggiogamento delle menti.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 09.10.2014

 

 

[1] La mia recensione a questo volume è presente al seguente link: https://blogletteratura.com/2012/12/14/infezione-la-nuova-silloge-di-poesie-di-sunshine-faggio/

Giorgia Catalano su “Per una strada” di Emanuele Marcuccio

PER UNA STRADA
di Emanuele Marcuccio
Ravenna, SBC Edizioni, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Poesia
 
Recensione a cura di Giorgia Catalano
 
 
“[…] il colore e la vita/ si adagia, si sospende,/ si abbatte,/ e non ti chiedi nulla,/ e non richiedi il perché,/ e avanti, avanti…”
 
emanuele marcuccio - per una stradaAlcuni versi estrapolati dalla lirica intitolata “Filo”, componimento ancora giovanile del nostro autore, Emanuele Marcuccio, per evidenziare con quali importanti metafore ci stiamo confrontando – oltretutto, rafforzate dalla sillessi di numero che gli permette di adottare verbi riflessivi al singolare con un soggetto plurale “il colore e la vita si adagia (…)”.
Il filo è la nostra vita con i suoi eventi frustranti, o gioiosi, che si attorcigliano tra loro ferendoci, od innalzandoci senza poterne comprendere le più intime ragioni.
Ciò che conta è proseguire il proprio cammino su quella strada che ci vede viandanti, talvolta senza meta, inconsapevoli della nostra destinazione.
È proprio “Per una strada”, per una strada senza fronde -come recita il nostro autore- (e quindi, senza la possibilità di ripararsi, almeno in parte, dalle intemperie) che noi siamo tenuti a camminare per affrontare la vita.
Questo, soltanto uno dei temi trattati da Marcuccio in questa sua prima silloge poetica che ritrae molto bene, attraverso metafore ed immagini nitide rese forti, molto spesso, dall’uso di un linguaggio prevalentemente “classico”, la fragilità umana e quelle paure che accompagnano, seppure in modo diverso, ogni età.
Il rispetto e la passione che il nostro Poeta nutre nei confronti dell’Arte in ogni sua accezione e, soprattutto, della Letteratura e dei Grandi che l’hanno rappresentata, sono bene evidenziati dalle numerose poesie a loro dedicate (penso a Chopin, a Vittorio Alfieri e a diversi altri noti ed intramontabili artisti) che accompagnano Marcuccio nella sua evoluzione.
Sono, per lui, esempi importanti, riferimenti dai quali attingere linfa ed ispirazione.
Emanuele Marcuccio libera i suoi malanimi, le sue angosce giovanili, con pennellate di tristezza dal sapore di inquietudine per un futuro sconosciuto.
È ottimo osservatore della realtà che lo circonda e, come è proprio di un vero poeta dall’acuta sensibilità, respira ogni sfumatura, ogni attimo, ogni piccolo dettaglio di ciò che vive, di ciò che vede (penso, per esempio, alle liriche: “Al mio piccolo pappagallino” e “Il grillo col violino”).
Instancabile nella ricerca di termini sempre appropriati, che bene si fondano tra loro, riesce a creare una musicalità che ricorda i canti antichi.
Forse, in questa raccolta, la Poesia di Marcuccio potrebbe apparire fuori dal tempo, legata a stilemi arcaici, ma, a mio parere, è proprio tra il sapore d’altri tempi che è nascosto il fascino dei suoi scritti, perché sapientemente costruiti, senza inutili orpelli linguistici e mescolanze di stili.
 
 
Giorgia Catalano
 
Torino, 9 settembre 2014

“Respiri violati” di Luana Fabiano, recensione di Lorenzo Spurio

Respiri violati
di Luana Fabiano
prefazione di Antonio Spagnuolo
Collezione Letteraria – puntoacapo Editrice, 2014
ISBN: 9788898224227
Pagine: 76
Costo: 10 €
 
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

 

Oh, anime cieche
destatevi dal trono del sonno
e contro il governo dell’abulia insorgente. (33)
 

2014062418387359900Respiri violati è il titolo della seconda opera poetica di Luana Fabiano che nel 2013 aveva dato alle stampe una prima silloge dal titolo I covoni della speranza (Lepisma, Roma – con prefazione di Dante Maffia) e corrisponde a una serie di liriche che appartengono alla seconda parte della silloge, quelle che in maniera più centrata fanno riferimento a un universo di disperazione e soggiogamento dove la sopraffazione e la violenza sono i motivi principali.

Lo stile di questa raccolta è equilibrato, affezionato, cordiale e non scaturisce mai in forme estreme di trasposizioni del sentimento; le varie sensibilità che si possono intuire della poetessa attraverso i suoi testi poetici racchiudono uno spettro vasto di possibilità che va dall’attenzione meticolosa e compartecipata alla realtà del presente a un più vigoroso canto di denuncia contro il sopruso e l’endemicità di certe situazioni. Nulla di superficiale è contenuto nelle liriche della Fabiano dove, tutto ciò che è presente, sia l’evocazione di uno sprazzo di ricordo, che un’aggettivazione calzante volta a una resa concreta del vissuto, sono necessari per ragioni concettuali e interpretative.

Per quanto concerne una possibile pista ecdotica su questa silloge si farà bene ad osservare che la Fabiano parte da intuizioni differenti per arrivare a dare la sua visione, profondamente lirica e “magica” ai contesti dei quali ha deciso di occuparsi. In alcune poesie predomina un andamento leggermente prosaico, avvertibile dall’uso di una certa narratività; più in generale prevale un linguaggio personale, che la poetessa ha deciso di riscrivere secondo le sue intenzioni e necessità dove non raramente opera una contestualizzazione nuova del reale, una ri-definizione dei correlativi aggettivi con la conseguente creazione di uno spazio poetico inedito, un luogo della mente e del pensiero.

Curiosa è l’organizzazione dei sintagmi rotti dai vari versi dove però si pone particolare attenzione alla denotazione qualificativa o attributiva degli oggetti, sempre all’interno di questo processo di rivisitazione in chiave poetica. Ed ecco che l’utilizzo della partizione (a livello retorico delle figure della sineddoche e della sinestesia) finisce per fornire esiti interessanti ed incisivi come le “scorie di vita” (13), segno di un’esistenza ridottasi ormai a dissipazione e perdita di senso, ai “brandelli delle lingue” (16) in cui l’universo degli idiomi atti alla condivisione e all’interazione tra gruppi sociali non sono che “sfilacciamenti”, elementi residuali di un passato glorioso in cui la lingua era assunta a espressione di identità.

Ci sono poi una serie di avvicinamenti di termini che, più che creare stridore com’è tipico nell’ossimoro (figura retorica di solito facilmente identificabile), trasmettono a una prima vista un’immagine di distonia o incongruenza ma che, analizzati a livello analogico e simbolico, sono rivelatori di significati che la Fabiano ha concentrato e avviluppato in maniera egregia. Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma citerò i più interessanti: le “pozzanghere di indifferenza” (17) in cui l’indifferenza è ridefinita concretamente nell’entità di un liquido che, se versato, è in grado di diffondersi capillarmente, ma che in questo caso è isolato in pozze più o meno estese dove il fenomeno (l’attitudine all’indifferenza) sembra in qualche modo circoscritto, se non addirittura arginato. I “brandelli di respiri” (19) non è che una forma “di scarto” della condivisione di idee (nei respiri è da intendere non solo l’atto del respirare, ma anche un’attività collegata al cerebro) e il fatto che i respiri/idee si trovino a brandelli è motivato, ancora una volta, da questo processo di concretizzazione dell’astratto che l’autrice adopera. Per rimanere, poi, sul discorso acquoso/piovano la Poetessa parla di “piatti di pioggia” (24) quasi fosse questa una nuova unità di misura o di contenimento di un liquido; “sorsi di gelo” (24), istituendo qui un’antinomia tra acqua/liquido e gelo/solido, con uno stravolgimento delle fasi di condensazione/liquefazione e i “morsi di sole” (24), le “pergamene d’acqua” (35), i “grumi di lacrime” (37) in cui abbiamo, al contrario rispetto all’esempio precedente, un’improbabile sedimentazione del liquido lacrimale; le “virgole di felicità” (38) poiché esse cadenzano, dividono e danno il passo alla felicità e alla mancanza di felicità in un intervallo continuo del quale è fatto la nostra esistenza; i “vagoni delle anime” (43) in cui la corporeità (la fisicità del corpo) sembra ormai perduta e le anime, i loro spiriti, vagano su una locomotiva pesante e rumorosa; i “grappoli di rugiada” (45) in cui ancora una volta la Nostra istituisce un invertito passaggio tra gli stati di aggregazione della materia. Nei “lividi di assenza” (69) si evidenzia, invece, una sorta di ossimoro un po’ più criptico essendo il livido una traccia di un’aggressione e di contro l’assenza sinonimo di silenzio da intendere come annullamento della coscienza. Costruzioni, queste, da un punto di vista curiose e singolari, dall’altra che fanno pensare un po’ alla forma del kenning dell’epica germanica in cui un concetto (ad es. la nave) viene sostituita con una perifrasi (in questo caso “il legno del mare”). La funzione di queste costruzioni sulle quali s’impernia l’intera poetica di Luana Fabiano è forse –per citare ancora la Poetessa- quello di produrre un effetto simile a uno “squarcio di immagini mondane” (18) attraverso percorsi più o meno illuminati della nostra esistenza nel mondo e dove spesso è necessario inoltrarsi nei “sottoboschi dell’anima” (20) per poter comprendere meglio non solo noi, ma gli altri e i meccanismi che sembrano governare le leggi su cui si basa lo svolgimento delle attività umane.

La Poetessa parte spesso dall’esplicitazione di elementi nella loro quantità ridotta o residuale per garantire al lettore una considerazione sul contesto delle relative liriche; i concetti che pervadono le varie liriche sono pressoché due: da una parte il senso di (auto)sufficienza e il ricorso alla corrosività dell’organico (“ruderi di corpi”, 26), dall’altra la fobia per lo chiuso nelle varie accezioni (la clausura, lo scatolone, etc.) che, uniti assieme, descrivono l’idea di un universo ridotto, frammentato e asfissiante. 

La seconda parte della raccolta è quella che va sotto la definizione di “Respiri violati” e qui ci si discosta leggermente dalla tendenza della perifrasi che ha dominato nella prima parte per affrontare il mondo della violenza sessuale, della dominazione e della sofferenza psicologica che ne deriva equiparando le vittime a persone che hanno perso ormai le caratteristiche vitali (“scheletr[i] di terrore”, 52). Dura è la condanna –e senza riserve- nei confronti degli omertosi, degli insensibili,   di coloro che non si interessano e se ne fregano, in un mondo in cui “lo scafandro dei passanti fodera le urla” (58) e dall’altra parte, nel tormento delle vittime, “la bocca è incrostata dal silenzio” (60). Silenzio che nasconde una paura di discredito e un processo di vergogna per quei dolorosi episodi di “stupro della paura” (66).

Un insegnamento sul valore della poesia come arte e disciplina ci è offerto dalla lirica “Fame di bellezza” nella quale leggiamo: “la poesia,/ orcio vi verità e di armonia/ che tinteggia o affumica il mulino/ in un esercizio a morire/ nel suo letto di carne ed ossa/ alla ricerca di nuove labbra da medicare” (33).

Poesie in cui si avvertono lievi squarci di speranza e che non ci consentono, proprio per questa ragione, di parlare di una poetica tiepida, sostenuta dal riverbero e dal gioco delle parole, semmai di un verseggiare artificioso (nel senso di costruito, in linea con il significato stesso di “poesia” che sta per “costruire”), coscienzioso e concreto, attento a mettere fine una volta per tutte a quell’ “affanno che inciampa in una piramide di quiete” (30) affinché la Nostra e tutti coloro che ne condividono le prospettive, possano ergersi fieri al vertice della piramide. Una speranza che è bene nutrire per impedire che nel nostro oggi o nel futuro possano ripresentarsi le sconcertanti condizioni che traghettano l’uomo alla violenza e alla follia come ricordato in “Memoria”: “la vagina/ terra mitragliata da stivali di guerra” (75) e si comprenda –grazie a questo efficacissimo compendio poetico che tratta della vita- che: “Niente può sfamare il dolore/ di chi porta nel cuore/ persiane scardinate” (75).

 

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 20.09.2014

Sandra Carresi su “Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

Neoplasie Civili – poesie – di Lorenzo Spurio

 

                    –    Edizioni Agemina –

 

copertina-Lorenzo-Spurio-weElegante questo nuovo libro di – poesie – denuncia – di Lorenzo Spurio, giunto alla sua prima silloge di poesie civili.

Un grido sull’attuale periodo storico, o meglio, sulla nostra esistenza: guerre osservate da occhi distratti, vite stroncate, valori inesistenti, egoismi personali e universali, lassismo, ingiustizie.

Riflessioni amare che una penna chiara esterna con onestà lasciando amarezza e profonda riflessione al lettore.

  • Il fango a volte può diventare cemento.  –

Il  fango si può faticosamente ancora togliere, per il cemento occorre la distruzione. Possiamo ancora riflettere e decidere.

 

Firenze, 14 Settembre 2014                                                         Sandra Carresi

“Passaggi minimi” di Katia Debora Melis, recensione di Lorenzo Spurio

Passaggi minimi
Katia Debora Melis
Thoth Edizioni, 2014
ISBN:  978-88-98025-33-6
Pagine: 64
Costo: 8 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 

Katia Debora Melis non è affatto una novizia della poesia cioè è ormai distante –per mezzo delle sue numerosi sillogi- da una qualsiasi persona che si affaccia al mondo poetico. Ne ha data ampia testimonianza in una serie di raccolte con le quali negli ultimi anni ha effettuato un percorso oserei direi di analisi e di ricerca, offrendo suggestioni al lettore e mondi aperti sui quali disquisire con molteplici piste interpretative. Conosco varie di queste sillogi alle quali faccio riferimento perché in altre circostanze ho avuto lo stesso piacere che ho oggi, di recensire un suo lavoro.

senza-titolo-2Il nuovo libro della Nostra, “Passaggi minimi”, si apre trasmettendo quella curiosità, ingrediente necessario quando ci si avvicina a un testo con un intento volto a una lettura critica e tale curiosità e interesse non sono che amplificati dalla stupenda immagine di copertina, una foto in gradazione seppia nella quale si intravede uno scorcio di un vicolo di un qualche centro abitato dove a dominare sono le numerose –e irte- scale che conducono a vari livelli delle abitazioni. Questo vicolo, volutamente ritratto in penombra e privo di presenze umane, è in fondo un “passaggio minimo”, un percorso iniziatico al mondo della Melis, che non è altro che una proiezione di un vissuto rimaneggiato da un profondo processo di autocoscienza e ri-analisi. Non è dunque una semplice raffigurazione di quello che può essere un mero angolo recondito del nostro villaggio, ma uno spazio della mente, un elemento di congiunzione necessario tra le esperienze e le emotività in esse contenute.

Sfogliando il libro ciò che si nota tempestivamente è la struttura snella delle liriche dotate sempre di una strofa unica di pochi versi; la punteggiatura, pure, è ridotta all’osso anche se si conservano ancora i punti di fine concetto e di demarcazione tra una frase e l’altra. Le virgole (quasi sempre), i punti sospensivi e i punti esclamativo-interrogativi sono banditi dalla poetica di “Passaggi minimi” dove lo stile, asciutto ma sostenuto da una forte concretezza concettuale, è percepito dal lettore come bastevole e adatto a quanto la Melis dipinge con il suo versificare.

Le poesie sono in via generale pervase da un animo di fondo nel quale è difficile non percepire un tratto di malinconia che mai si solidifica in vera e propria tristezza e allo stesso tempo che non degenera nell’agrodolce; è, piuttosto, una tiepidezza di emotività nella quale le eccessività sono state messe al bando. Ed è questo un ulteriore punto a favore di una poetica liscia e pulita come questa dove i concetti, pure condensati in virtù della brevità delle liriche, sono a tratti impliciti (dunque da ricercare), altre volte maggiormente visibili, intuibili e fruibili ai più. Le poesie partono da un interesse particolare nella rielaborazione dei pensieri, delle vicissitudini, delle esperienze contaminate dal ricordo e da una realtà pregressa in quell’unicum che non è altro una metamorfosi del tempo e dello spazio identificabile nella sua espressione di “passaggio di vita” (13). La visione magica (e non fantastica) della luna, col suo carico di mistero e le sue sfumature favolose, è in grado di suscitare nella nostra un pensiero sospeso, di sana speranza che si nutre di giocosità e surrealtà al tempo stesso. Le dimensioni “sospese” nella silloge sono molteplici con il richiamo ai “voli sacri” (15) e lo stesso verseggiare secco, laconico e diretto pone in fondo questa poesia in una posizione di difficile catalogazione nella quale nella lettura ci troviamo afferrati da questo canto di interpretazione del mondo.

Colpiscono alcuni versi come ad esempio nella lirica dal titolo “Non ho voglia” leggiamo: “Non ho voglia/ di impegnarmi a vivere/ troppo” (20) fornendo poi una valida considerazione sull’esistenza e sul senso dell’esserci a questo mondo. La consapevolezza di un’esistenza che si arrovella di domande, dubbi, che si mette in gioco è quella di una persona intelligente e pratica, che ama sognare ma che sa sempre riconoscere dove il sogno termina e inizia la realtà e trovo la poesia di Katia Debora Melis, soprattutto di questa ultima silloge, molto consapevole non solo del tempo che corre con i suoi vizi e virtù (anche se i vizi sembrano padroneggiare), ma anche di un’utilità pratica, per quanto la poesia possa dirsi “utile” in termini materiali. Nel senso che la Melis esterna una sua considerazione e ce la dona, con il suo linguaggio, chiedendo intuitivamente al lettore di partecipare a quel “gioco”, a prender parte a quel patto di consapevolezza verso se stessi e il mondo, da rendere possibile al lettore di riflettere lui stesso su una serie di immagini e concetti.

Intimoriscono –e molto- anche le “lacrime/ di cristallo/ di un bambino/ spaventato” (30) e ci domandiamo, del motivo della paura provata da quel bambino e se siamo in grado, poi, con la poesia e la nostra predisposizione emotiva a saper in un certo senso rassicurare quel ragazzo che nulla è successo o che quel che di brutto è accaduto non si ripresenterà. Una poesia che non è solo consolazione di sé e degli altri, ma che è principio di vicinanza e motivo di conoscenza di quel mondo in cui viviamo che non è così semplice e buono come saremmo portati a pensare: “Fare un giro nel mondo/ è sofferenza,/ né molta né poca,/ma sempre più profonda/ […]/ ci seppellisce il cuore” (40). Stesse considerazioni sul nostro Pianeta emergono dalla lirica “Sguardo” dove leggiamo “[T]ra i colori del mondo/ a volte così pieni/ di malinconia o di ricordi/ di sogni o di paure” (41); e ritorna –come si è visto- il tema della paura, del timore che si prova intuiamo per i mali del mondo, le ingiustizie sociali e la disperazione per i dolori fisici.

La nostra non s’incanala nella poetica solidaristico-sociale né abbraccia tinte di populismo dove la coralità delle inquietudini diventa proclama di battaglia, ma interiorizza questi stati di malessere per rifletterci e per offrirli a noi lettori affinché, con rispetto e attenzione, anche noi possiamo interpellare la nostra coscienza, sin troppo assuefatta dal caos del mondo.

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 18.09.2014

“Neoplasie civili”, la nuova silloge poetica di Lorenzo Spurio

Il mondo in metastasi nelle liriche

di Lorenzo Spurio

E’ uscito Neoplasie civili (Edizioni Agemina)

 
copertina-Lorenzo-Spurio-weLo scrittore marchigiano Lorenzo Spurio, che ha al suo attivo una serie di volumi di narrativa e di saggi prevalentemente su autori anglosassoni (è anche un critico letterario), esce con un nuovo libro, questa volta di poesie.
Neoplasie civili è il titolo di questa raccolta di poesie scritte negli ultimi anni; la silloge propone un percorso attento attraverso drammi quotidiani, storie di cronaca nera ed episodi spietati di violenza che riguardano il mondo tutto nella società odierna.
Il mondo lirico di Spurio è asciutto ma concreto, a volte duro ma quanto mai necessario e vivido e l’occhio critico del nostro è quello di una persona che osserva con acume le incongruenze della realtà e le fa sue sulla carta per denunciarle, per rompere quel velo di indifferenza e di apatia che contraddistingue chi nella vita presente ha ancora la fortuna di vivere in un paese dove non cadono bombe, non si muore di fame o ancora, salvo sporadici ma durissimi casi, sembra ancora che ci si rispetti l’un l’altro.
Poesie scevre da orpelli, da particolarismi formali, ma che offrono al lettore una traccia di riflessione, che scuotono la coscienza, indignano e feriscono.
Il cuore della silloge è proprio quella formazione cancerosa a cui ci si riferisce nel titolo che minaccia, ammorba, fagocita, dilania e distrugge un’esistenza fisicamente sana e moralmente incorrotta.
La poetessa Ninnj Di Stefano Busà nella sua nota critica iniziale conclude dicendo che Neoplasie civili è “[una raccolta di] vividi canti di sdegno, […] cronache di denuncia di un mondo fatto di lassismo, sopraffazione e ingiustizia dove il poeta, come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda realtà d’oggi…

 

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario. Ha all’attivo varie raccolte di racconti tra cui la più recente “La cucina arancione” (2013) e numerosi saggi tra cui “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (2011), La metafora del giardino in letteratura (2011), Ian McEwan: sesso e perversione (2013). “Neoplasie civili” è la sua prima opera di poesia.
Collabora a varie riviste ed è direttore della rivista di letteratura Euterpe e socio fondatore della Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Gestisce un suo sito (www.blogletteratura.com) dove pubblica recensioni, articoli, commenti ad opere letterarie.
E’ Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”- Firenze.

 

  

Titolo: Neoplasie civili
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Ninnj Di Stefano Busà
Postfazione: Cinzia Demi
Editore: Agemina, Firenze
Collana: La Fenice – poesia
ISBN: 9788895555744
Pagine: 64
Costo: 10 €
Info per acquisto: edizioniagemina@alice.it

“Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” di Annamaria Pecoraro presentato a Barberino del M.llo

Deliri Progressivi e l’Associazione Artistico Culturale “NuoviOcchiSulMugello”
con il patrocinio del Comune di Barberino di Mugello

Sono lieti di invitarvi alla presentazione
del libro:

Le Rime del Cuore attraverso
i passi dell’Anima
di Dulcinea
Annamaria Pecoraro

Sabato 27 Settembre ore 17:30
c/o Sala di Palazzo Pretorio
p.zza Cavour 36
Barberino di Mugello

Modera: Saverio Zeni (Direttore editoriale di Ok! Mugello)
Relatori: Silvia Calzolari (Poetessa e scrittrice)
Emanuele Martinuzzi (Poeta e critico letterario)
Serena Latini (Presidente Ass.Art.Cult. NuoviOcchiSulMugello)

Accompagnamento Musicale a cura del gruppo rock/pop/folk
Cirque des Rêves rappresentato da
Lisa Starnini – voce & Gianni Ilardo – chitarra

SORPRESE ASSICURATE tra i GRADITI OSPITI

INGRESSO LIBERO

Presente l’autrice
Info: dulcinea_981@yahoo

Tickets: free, https://www.facebook.com/DulcineaAnnamariaPecoraro

27 settembre locandina

Aperto il bando di partecipazione per la nuova antologia di racconti “Obsession 3”

Selezione di racconti per la raccolta OBSESSION 3

Racconti a tema “Incubi, allucinazioni e omicidi”

 

Si chiude quest’anno con il terzo volume la trilogia editoriale di antologie di racconti “Obsession”, ideata e curata da Lorenzo Spurio dedicate allo scandaglio della psiche contorta o messa sotto scacco da eventi scoraggianti. Il primo volume era dedicato alle “Manie, fobie e perversioni” mentre nel secondo ci si è occupati di “Paranoie, deliri e tradimenti”. Quest’anno, a sugellare questo percorso psico-letterario, la tematica proposta sarà “Incubi, allucinazioni e omicidi”. Come sempre, il volume sarà dedicato principalmente a scritti nei quali la componente intimistica e psicologica – biografica o inventata- ricopra un interesse particolare ai fini del racconto. Il volume sarà composto da una determinato numero di racconti che risulteranno selezionati e verrà pubblicato nel corso del 2015 con regolare codice ISBN.  le-spirali-concentriche  

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE:

  -La partecipazione alla selezione di racconti è totalmente gratuita. Agli autori che saranno selezionati e inseriti in antologia è richiesto l’acquisto di minimo di due copie dell’antologia per un totale di 25 €, spese di spedizioni comprese.[1] – Saranno accettati solamente testi nella forma del racconto e questi dovranno avere una lunghezza non superiore ai 50.000 caratteri (spazi inclusi). – Ogni autore può presentare un solo racconto. – Il testo presentato potrà essere inedito o edito, ma nel caso sia già stato pubblicato in cartaceo, bisognerà indicare con nota a piè di pagina i riferimenti della precedente pubblicazione. – I materiali devono essere inviati rigorosamente in formato Word, con il sistema di pagine numerate e dovranno essere dotati di un titolo. – Invii di materiali con altri formati diversi da Word non saranno presi in considerazione. Si richiede di non inserire nel file immagini né di adottare caratteri colorati, grassetto o corsivo e si consiglia di utilizzare il carattere Times New Roman, punti 12, interlinea 1,5 paragrafo giustificato. – Assieme al racconto è richiesto, quale elemento necessario per la validità della partecipazione, l’invio di un file Word contenente i dati personali -nome, cognome, indirizzo di residenza, recapiti telefonici e mail, l’attestazione che il racconto è di propria paternità e il riferimento bibliografico nel caso il racconto non sia inedito. – L’invio dei materiali deve essere fatto esclusivamente per e-mail a questo indirizzolorenzo.spurio@alice.it riportando nell’oggetto “Obsession” entro e non oltre il 20 Dicembre 2014. (Ad ogni partecipazione seguirà una mail di conferma di ricezione del materiale e chi non la ricevesse è pregato di verificare il corretto invio o rimandare il tutto).

– Il curatore comunicherà a tutti i partecipanti -selezionati o no- l’esito della selezione e le informazioni circa la pubblicazione/acquisto del volume.

  [1] L’antologia avrà quale prezzo di copertina 12 €. A partire dalla seconda copia, il volume verrà venduto al prezzo di 10€. Si aggiungeranno 3€ per le spedizioni. Ogni autore selezionato è tenuto dunque all’acquisto di 2 antologie per un prezzo complessivo di 25€. Il pagamento potrà essere effettuato mediante bollettino postale, bonifico bancario o Paypal.

Scarica il bando in formato Pdf cliccando qui

Clicca qui per accedere al relativo evento in FB

“La cucina arancione” di Lorenzo Spurio presentata a Porto San Giorgio

locandina

Lo scrittore jesino Lorenzo Spurio, attivo da anni nella scrittura di fiction e della critica letteraria (ha all’attivo già vari saggi e studi su autori prevalentemente anglosassoni) presenterà la sua ultima opera letteraria a Porto San Giorgio (FM) presso il Parco La Cascina il prossimo 25 Luglio 2014 a partire dalle ore 21,15.

L’evento, patrocinato dalla Regione Marche, dalla Provincia e dal Comune di Fermo, è inserito all’interno del programma letterario-musicale organizzato da Nunzia Luciani e denominato “Di Villa in Villa” volto a promuovere autori ed artisti fermani e marchigiani in generale.

La presentazione sarà introdotta da Gian Vittorio Battilà e sarà condotta interamente da Susanna Polimanti (scrittrice e recensionista) che presenterà l’autore, l’opera “La cucina arancione” e colloquierà con l’autore. Ad impreziosire la serata ci sarà la voce di Daniela Agostini (attrice, interprete) che leggerà passi scelti dall’opera di Spurio, una raccolta di venticinque racconti che indagano la psiche umana in maniera innovativa e interessante.

Ci saranno  altresì intermezzi musicali di Federico Bracalente (violoncello) ed Eleonora De Angelis (pianoforte).

 

Chi è l’autore?

Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato nel 2011 in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi di letteratura inglese.

Ha pubblicato racconti e saggi di critica letteraria su riviste, antologie e in volume. Collabora con le riviste Sagarana e Le Reti di Dedalus e dirige la rivista di letteratura Euterpe, da lui fondata nel 2011. Intensa la sua attività di critico con un’ampia stesura di recensioni, prefazioni e note critiche per autori esordienti e non.

Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti La cucina arancione (2013) e Ritorno ad Ancona e altre storie (2012). Per la critica letteraria ha pubblicato Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, 2013), Flyte & Tallis (Photocity, 2012), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, 2011, co-autore Massimo Acciai) e Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011).

E’ stato ed è membro di giuria in vari concorsi letterari. Preside il Premio Letterario Nazionale di Poesia “L’arte in versi” ed è Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”.

 

 

L’ingresso è libero e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

A conclusione della manifestazione seguirà un buffet.

Per maggiori info:

www.divillainvilla.it –  info@divillainvilla.it

348.0691303

 

 

A Cesenatico la presentazione della raccolta di racconti “Amori dAmare”

manifesto amori d'amare
Si presenta il 22 luglio a Cesenatico la raccolta di racconti “Amori dAmare” curata da Cinzia Demi per la Minerva Edizioni. Il lancio in grande stile della raccolta prevede la partecipazione di tante star che interverranno per accogliere e salutare il nuovo nato. Conduce la serata, durante la quale verranno letti stralci dai racconti, Roberto Mugavero. Interverranno:
Musiche:
Cristiano Minellono (paroliere)
Franco Fasano
Paki (Nuovi Angeli)
Luca Taddia e Luca Caselli (FEV)
Antonella Bartolini e Dimitri Mazza (NADI)

Lettori:
Cinzia Demi
Sabrina Paravicini
Giorgio Borghetti
Alessandra Merico
Manuela Racci

 
Le rojalties sulle copie vendute di questa antologia (in occasione dei 25 anni di vita della Minerva Edizioni) saranno destinate all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori.

 

È l’antologia in due volumi di racconti d’amore più “marina” mai pubblicata. Il mare è il grande scenario dentro cui si sviluppano le storie dei misteriosi protagonisti reali e di fantasia, che entusiasmeranno, faranno soffrire, si faranno amare e riameranno a loro volta.
Da Cesenatico a Roseto, da Genova a Castiglioncello, con una puntatina a Cuba e a Poquerolles passando per la Costiera Amalfitana e la Versilia… e via ancora per altri splendidi mari e spiagge e scogliere con amori che nascono, muoiono, continuano, si muovono sotto il sole cocente.

Due libri da amare al mare… (ma volendo anche in montagna).

Tanti gli autori coinvolti: Antonella Antonelli, Alessandra Bertocci, Cinzia Demi, Fabio Canessa, Paolo Carnevali, Rosalba de Filippis, Silvia Fornasari, Rosa Elisa Giangoia, Maria Gisella Catuogno, Gordiano Lupi, Dante Maffia, Chiara Maranzana, Alessandra Merico, Gabriella Montanari, Vincenzo Montuori, Ivano Mugnaini, Rita Pacilio, Sabrina Paravicini, Sergio Pasquandrea, Marina Ripa di Meana e Gabriella Mecucci.
E ancora Giacomo Battara, Andrea Samaritani, Mauro Roversi Monaco, Valeria Roncuzzi, Francesco Vidotto, Giuliano Musi, Stefano Biondi, Toni Iavarone, Marco Fornasari, Adriana Sabbatini, Liliana Eritrei, Roberta De Santis, Marco Rufini.

Un Premio per opere edite di poesia intitolato alla poetessa milanese Antonia Pozzi

strip evento FB

I PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PER OPERE EDITE DI POESIA “ANTONIA POZZI”

L’Associazione Culturale TraccePerLaMeta in collaborazione con la Rivista di Letteratura “Euterpe” organizza la I Edizione del Premio Letterario Nazionale “Antonia Pozzi” per opere edite di poesia.

 

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.
 
Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
….
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.
 
(ANTONIA POZZI, da “Preghiera alla Poesia”)

 

REGOLAMENTO

 

1)     Il Premio Letterario è aperto a tutti i poeti -italiani o stranieri- che abbiano pubblicato una silloge poetica in lingua italiana. Uniche escluse alla partecipazione sono le sillogi poetiche pubblicate da TraccePerLaMeta Edizioni.

 

2)     La silloge poetica dovrà essere stata pubblicata a partire dal 2000 e dovrà essere regolarmente dotata di codice identificativo ISBN (non verranno accettate opere pubblicate da tipografie senza l’attribuzione di detto codice).

 

3)     Si partecipa con una sola opera per autore, da inviare in 3 copie con allegata scheda di partecipazione compilata in ogni sua parte (in calce al presente bando) e la ricevuta della quota di partecipazione (vedi punto 4).

 

4)     Quale quota di partecipazione è richiesto un contributo di 20€ che dovrà essere inviato secondo le modalità descritte al successivo punto 6.

 

5)     Il contenuto delle opere deve essere moralmente responsabile; non deve offendere i valori etici, culturali e religiosi, pena l’immediata eliminazione.

 

6)     La quota potrà essere pagata secondo una delle seguenti modalità (in ogni caso la ricevuta del pagamento andrà inviata assieme al plico con i libri):

 

Bonifico bancario – IBAN: IT 76 I 03488 22800 000000035330

INTESTAZIONE: Associazione Culturale TraccePerLaMeta

CAUSALE: “Premio Letterario Nazionale Antonia Pozzi”

 

Bollettino postale – C/C POSTALE: 1004217608

INTESTAZIONE: Associazione Culturale TraccePerLaMeta

CAUSALE: “Premio Letterario Nazionale Antonia Pozzi”

 

Paypal – Mail: postmaster@tracceperlameta.org

CAUSALE: “Premio Letterario Nazionale Antonia Pozzi”

 

7)     Le opere inviate non verranno restituite. Al termine del concorso esse verranno donate ad alcuni centri penitenziari italiani e rese disponibili alla lettura e al prestito all’interno di dette strutture. Saranno indicati in un secondo momento le destinazioni specifiche previste per i libri in oggetto.

 

8)     La Giuria del Premio, composta da una rosa di poeti, scrittori e critici letterari i cui nominativi saranno resi noti il giorno stesso della cerimonia di premiazione, nominerà un primo, secondo e terzo vincitore assoluto. A sua discrezione, la Giuria potrà altresì individuare altri riconoscimenti quali menzioni d’onore e segnalazioni particolari.

 

9)     La scadenza per poter partecipare al concorso è fissata improrogabilmente per il giorno
30 luglio 2014. Per l’invio dei libri farà fede il timbro postale.

 

10)   L’organizzazione del Premio declina ogni responsabilità per disguidi, smarrimenti, furti e ogni altro tipo di disagio imputabile al servizio postale. Al corretto ricevimento delle proprie opere, la segreteria del Premio invierà, comunque, una e-mail di corretta ricezione del materiale.

 

11)   Le opere, assieme al foglio contenente i propri dati personali e la ricevuta del pagamento, andranno inviate a:

 

Premio Letterario Nazionale “Antonia Pozzi”

Associazione Culturale TraccePerLaMeta

Casella Postale n.29

21018 Sesto Calende (VA)

 

12)   I premi consisteranno in:

1° premio: diploma, targa e pubblicazione gratuita di un nuovo libro di poesia (60 facciate, 50 copie) con TraccePerLaMeta Edizioni.

2° premio: diploma, targa e pubblicazione gratuita di un nuovo libro di poesia (massimo 30 poesie) in formato e-book.

3° premio: diploma, targa e buono di 50€ di spesa nel negozio online di TraccePerLaMeta Edizioni.

 

13)   I premi dovranno essere ritirati personalmente o con delega dai vincitori. In mancanza del vincitore o di un suo delegato i soli diplomi e targhe potranno essere spediti a domicilio previo pagamento delle relative spese di spedizione.

 

14)   Tutti i partecipanti al concorso avranno diritto a ricevere il loro attestato di partecipazione il giorno della premiazione. Lo stesso potrà essere inviato per posta, dietro pagamento delle relative spese di spedizione.

 

15)   La cerimonia di premiazione avverrà nel mese di Novembre 2014. Data e luogo saranno tempestivamente comunicati ai vincitori e saranno avvisati tramite e-mail tutti i partecipanti al concorso. Tutte le altre comunicazioni inerenti le operazioni di valutazione della Giuria saranno inviate ai partecipanti a mezzo posta elettronica, con l’invito di seguire anche il sito dell’Associazione al suo indirizzo http://www.tracceperlameta.org

 

16)   La partecipazione al Concorso implica la completa accettazione del relativo regolamento in ogni sua parte.

 

Info: info@tracceperlameta.orghttp://www.tracceperlameta.org

 

 

  

I PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PER OPERE EDITE DI POESIA “ANTONIA POZZI”

 Scheda di Partecipazione al Concorso

 

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura e il tutto va inviato nel plico assieme ai libri.

 

Nome/Cognome _____________________________________________________

Nato/a ________________________________ il ___________________________

Residente in via _________________________Città________________________

Cap __________________ Provincia ________________Stato________________

Tel. _______________________Cell.____________________________________

E-mail ________________________Sito internet: _________________________

 

Partecipo al Concorso con la silloge poetica dal titolo

 

________________________________________________________

 

Pubblicata nel __________ da _________________________________

 

Numero di pagine ______________ codice ISBN ___________________

 

 

 

 

Firma______________________________ Data _______________________

 

 

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 

 

 

Firma______________________________ Data __________________________

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