A Urbino il 08/06/19 la seconda tappa del “VER SACRUM – gara poetica itinerante nelle antiche terre picene”

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi è lieta di invitare poeti interessati e pubblico a prendere parte alla seconda tappa del VER SACRUM, la gara poetica itinerante nelle antiche terre picene la cui prima tappa si è svolta con successo lo scorso 5 maggio presso la Casa della Poesia di Palazzo Bice Piacentini a San Benedetto del Tronto. L’evento, condotto da Michela Tombi (Consigliera dell’Ass. Euterpe, nel ruolo della Dea Ikiperu) e da Lorenzo Spurio (Presidente Ass. Euterpe, nel ruolo di Pikus) ha visto come vincitrice assoluta la poetessa Sabrina Galli.

Il progetto del Ver Sacrum, di ideazione dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi, è un inedito campionato di poesia orale dove i vincitori verranno decretati nel corso dei singoli appuntamenti da una commissione di giuria popolare. L’idea nasce dalla volontà di ampliare l’offerta poetica nella nostra Regione mediante un format nuovo, che si avvicina al poetry slam ed è affine anche al recital poetico, con l’intenzione di creare un campo di scambio culturale, di esperienze individuali in un clima lontano dall’accademismo.

I poeti potranno esibirsi declamando anche poesie in lingue straniere e in dialetto, potranno essere accompagnati, durante la loro esibizione, da musica, canto o danza, in un interscambio continuo e multidisciplinare tra arti.

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Il nuovo appuntamento si terrà alla Casa della Poesia a Urbino (Palazzo Odoasi) il prossimo 8 giugno 2019 alle ore 17:30. Per partecipare (iscrizione gratuita, secondo le indicazioni del Regolamento) è richiesto di inviare la propria candidatura (scheda e tre testi poetici) entro il 7 giugno 2019 alla mail  ass.culturale.euterpe@gmail.com

Il progetto “Ver Sacrum” si terrà con il Patrocinio della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, delle Province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno e dei Comuni di Pesaro, Urbino, Senigallia, Macerata, Fermo, San Benedetto del Tronto.

Ogni incontro, strutturato in più manches e stabilito da regole indicate precisamente nel Regolamento (come pure i diversi sistemi di valutazione per ciascuna manches), decreterà un vincitore che riceverà la targa ufficiale di premiazione. Tutti i vincitori degli incontri si sfideranno poi nella finale del campionato che si terrà nel mese di dicembre a Jesi.

Il regolamento dell’intera Gara poetica è consultabile cliccando qui.

https://drive.google.com/file/d/1lICJ-5d5ru6LOtqPu8fnLinNHzk_uPtD/view

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Tel. 327-5914963

Esce “Elena, Ecuba e le altre” di Maria Lenti

scheda-elena-ecuba-e-le-altre-page-001.jpgDopo il volume Ai piedi del faro (2016), per i tipi di Arcipelago Itaca di Osimo e´uscito il nuovo libro di poesie della poetessa urbinate Maria Lenti, Elena, Ecuba e le altre (collana “Mari interni” diretta da Danilo Mandolini). Nella nota di prefazione a firma di Alessandra Pigliaru si legge: “Abbiamo guardato per 4000 anni: adesso abbiamo visto”. È il 1970 quando il senso di quanto scritto nel primo manifesto di Rivolta Femminile prende una forma pensante all’interno del movimento delle donne. Tornando all’origine di quello sguardo che piano si destava dalla coltre della Storia, c’è da chiedersi di chi siano quei nomi, di chi siano quei volti che hanno inteso da sempre il proprio destino come una forma di inizio. Non di fondazione ma di inizio. Ora frontali, ora obliqui, sono nomi e volti di donne comuni, che assumono nel senso di una genealogia critica il portato di silenzi vagheggiati ancora da chi, dopo 4000 anni, ha visto. Per chi acquistando la vista si è accorta anche di quelle donne che sono arrivate prima. Che bussano alla porta di una strada più lunga costellata di esclusioni, si potrà obiettare, ma ricca di una sopravvivenza che è quella di pensarsi sole e al contempo insieme. Storicizzando allora l’emersione di questa consapevolezza, il balbettio va ad alcuni e capitali cominciamenti: i nomi di Elena, Ecuba e le altre – come recita il titolo di quest’ultima silloge di Maria Lenti”.

L’autrice

Maria Lenti, poetessa, narratrice, saggista, giornalista, è nata e vive a Urbino. Docente di lettere fino al 1994, anno in cui è stata eletta (e rieletta nel 1996 fino al 2001) alla Camera dei Deputati con Rifondazione Comunista. Ha una lunga esperienza di insegnamento – lezioni e seminari di lingua, letteratura, cultura italiana – con studenti stranieri, in Italia e all’estero. Studiosa di letteratura ed arte: saggi, recensioni, interventi critici si trovano in volumi collettanei, in riviste e su quotidiani a cui collabora da decenni. In Effetto giorno, 2012, ha raccolto gli scritti di tenore culturale e politico; in Cartografie neodialettali, 2014, gli scritti su poeti neodialettali di Romagna e d’altri luoghi. Ha pubblicato poesie: Un altro tempo (1972), Albero e foglia (1982), Sinopia per appunti (1997), Versi alfabetici (2004), Il gatto nell’armadio (2005), Cambio di luci (2009, finalista al premio “Pascoli”), Ai piedi del faro (2016) e i libri di racconti: Passi variati (2003), Due ritmi una voce (2006), Giardini d’aria (2011), Certe piccole lune (2017, vincitore del concorso “narrabilando” di Fara Editore); gli studi Amore del Cinema e della Resistenza (2009), In vino levitas. Poeti latini e vino (2014). Ha curato l’antologia di poeti italiani contemporanei Dentro il mutamento (2011). Nel 2006 ha vinto lo “Zirè d’oro” (L’Aquila). Ha curato, con Gualtiero De Santi e Roberto Rossini, il volume Perché Pasolini (1978). Sulla sua poesia Lucilio Santoni ha realizzato, nel 2002, il film-video A lungo ragionarne insieme. Un viaggio con Maria Lenti. Presente in varie opere antologiche tra cui Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (2016, a cura di Lorenzo Spurio).

Misteri nell’arte di Piero della Francesca: conferenza alla Chiesa di San Nicolò (Jesi)

Domenica 25 marzo, alle ore 17.30 presso la Chiesa di San Nicolò a Jesi (An), l’Associazione Culturale Euterpe, con il Patrocinio Morale del Comune di Jesi e della Provincia di Ancona, presenterà l’evento “I misteri del Montefeltro – i simboli esoterici nascosti nell’arte di Piero della Francesca”. La conferenza sarà tenuta dalla dottoressa Monia Fratoni, laureata all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e insegnante. La Fratoni è da sempre grande appassionata d’arte rinascimentale marchigiana e nel suo percorso di studio e d’approfondimento ha avuto modo di indagare in maniera particolare il significato e la simbologia nelle opere del celebre Piero della Francesca. Durante l’incontro, che sarà basato sulla proiezione delle opere pittoriche dell’artista con la presentazione della Fratoni, verrà fatta luce su alcuni aspetti curiosi e misteriosi delle opere stesse dotati di mistero che la relatrice riconsegnerà alla realtà documentaria e investigativa.

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“Hýsteron Próteron” di Rosanna Gambarara, recensione di Lorenzo Spurio

Rosanna Gambarara, Hýsteron Próteron, Pagine, Roma, 2016.

Recensione di Lorenzo Spurio

La poetessa urbinate Rosanna Gambarara, da anni residente nella Capitale, è recentemente uscita con la pubblicazione del titolo Hýsteron Próteron (Pagine, 2016), volume che si compone di tre sezioni che a loro volta portano i titoli di “Divagazioni”, “In filigrana” e “Hýsteron Próteron” che è la parte più consistente da un punto di vista del numero delle liriche ivi contenute.

hysteron_proteronIl libro è inaugurato in esergo da una citazione tratta da uno dei maggiori filosofi ovvero Sant’Agostino, con un estratto in cui parla del tempo, tema caro e totalizzante dell’opera del religioso di cui parla ampiamente negli scritti filosofici de Le Confessioni. La Gambarara ha posto nella primissima pagina del libro questo frammento del filosofo dove si allude alla difficoltà di categorizzare e analizzare il tempo: aspetto ubiquo e dominante della nostra esistenza che non ha, però, una sua identità chiara ed univoca tanto da divenire qualcosa di sfuggente o di difficilmente trattabile in campo analitico. Il percorso che la poetessa fa in questa raccolta di versi va un po’ in questa direzione, nel tentativo di evidenziare quella realtà taciuta, di investigare le incongruenze del pensiero, di far, cioè, luce sulla difficoltà dell’uomo nell’interagire con un mondo fisico e concreto dove l’approfondimento esistenziale ed ontologico prende la forma di un dilemma ampio e difficilmente valicabile foriero di “sghembi itinerari”.

Quelle della Nostra sono, appunto, “divagazioni”, vale a dire riflessioni personali su una realtà non presente, e dunque inconsistente, sulla quale è possibile congetturare, amplificare  la considerazione dei meccanismi che reggono l’esistenza dell’uomo nel mondo.

Echi crepuscolari, liriche dallo stile piano e di facile fruizione che abbracciano la natura e che si stagliano nelle liminarità della mente dell’uomo, tra paure, sentimenti di desolazione, solitudine, inappetenza e meravigliato ricordo di luoghi esotici, in particolari della penisola ibeirca. Densa ed acuta la riflessione sul tema del tempo, meglio indagato nella lirica “L’attesa” dove la Nostra non manca, con un verseggiare istantaneo e veloce, di tracciare, tra vita personale e sociale, l’impegno dell’uomo nelle giornate rituali che compongono la sua esistenza che la Gambarara intravvede in toni critici e non sempre benauguranti come quando parla di “mondo feroce” o fa riferimento al “ritmo dei passi affrettati”.

In “Il silenzio”, sulla scorta di un’applicazione teoretica di tesi,antitesi e sintesi, la poetessa giunge a sconfessare le considerazioni iniziali per asserire, dopo una più sentita ricerca, che il silenzio non è assenza bensì “il luogo in cui il pensiero ricama/la trama/delle sue verità”. Dunque una presenza costante, una divinità che tace e presiede, un sodale che accompagna le vicissitudini del reale, ma anche un antro salvifico che permette una più capillare circumnavigazione della coscienza e, dunque, dell’apprendimento del mondo.

L’ultima sezione, “Hýsteron Próteron”, locuzione che letteralmente sta a significare “successivo e precedente” ad intendere un atipico invertimento nella normale e logica costruzione sintattica al fine di avere una efficace resa espressiva delle immagini, contiene liriche in dialetto urbinate fornite anche in tradizione in lingua italiana. Qui sono i colori e gli odori dell’infanzia a risaltare, di un tempo che si percepisce ormai lontano ma benefico e al quale la Nostra anela, ritorna con particolare attaccamento nei sui “vagabondaggi della vita” riappropriandosi della sua terra natìa e della cordialità delle sue genti. Ecco allora che quei “dettagli della quotidianità” riaffiorano in maniera determinante e assai nevralgica al punto tale di essere capaci di far “anneg[are] nella laguna del silenzio”. Curioso e folkloristico in “Lo sprovingol” il rimando a una presenza ectoplasmatica notturna, bizzarra e che incute paura, quella dello sprevengolo di trazione marchigiana, folletto dispettoso e minaccioso che ancora in alcuni centri delle Marche, in particolare festività, viene celebrato tra risa e orgoglioso attaccamento alla cultura subalterna.

Lorenzo Spurio

Jesi, 05-02-2017

“Ai piedi del faro” di Maria Lenti, recensione di Lorenzo Spurio

Maria Lenti, Ai piedi del faro, La vita felice, Milano, 2016.

Recensione di Lorenzo Spurio

ai-piedi-del-faro-386282.jpgSono dal gusto e dall’andamento vario le liriche di Maria Lenti raccolte nel nuovo libro che porta il titolo di Ai piedi del faro. Una promessa o una sorta di invito. Un appuntamento segreto a ritrovarsi lì, in quello spazio che nella sua verticalità scruta il mare e si protende al cielo, un aedificium che assiste alla tormenta e presiede all’infinità del cielo dove è possibile ri-trovarsi in un percorso di congiunzione che non è la semplice collocazione, lì, ai piedi del faro di woolfiana memoria, ma un recupero di memorie e il punto d’apertura a un belvedere sulle emozioni.  La poetessa urbinate, nota anche per la produzione saggistica, dove spicca una recente pubblicazione sul rapporto tra lingua e dialetto in terra di Romagna[1], ha espressamente voluto organizzare questo nuovo percorso poetico in sei tracciati in sé indipendenti che vengono offerti come normale prosecutio in quello che possiamo definire un percorso poetico rigoglioso, mai privo di perlustramenti su questioni anche di carattere etico e di interesse collettivo.

Una citazione di Edith Wharton sulla facile e al contempo complicata fruizione della felicità apre la raccolta poetica. Stilisticamente si notano in maniera distinta il ricorso ad allitterazioni e consonanze, nonché l’impiego di un versificare spesso secco e perentorio con veloci “a capo” in poesie come “Semaforo verde” dove le immagini vengono fornite in una icastica elencazione. La cronaca dei nostri giorni è ravvisabile mediante alcune liriche come “Frutti e fiori” nella quale si parla di “acqua che sommerge corpi” con riferimento alla tragica alluvione del Polesine del 1951 che, pure, è in grado di evocare il disastroso avvenimento del Vajont. In questa poesia la Lenti parla della “melma del non senso” vale a dire di quell’impasto fangoso che si crea quando si cerca di parlare di questioni dove è la Madre Terra a dettare sovrana il corso, spesso in maniera spavalda contro le umani genti com’era per il Genio Recanatese. In “Cronaca” la poetessa sembra fornisce una diapositiva di un infelice episodio (per altro ricorrente) di grettezza culturale nella forma dell’austerità di un patriarcato che non si può derogare in nessun modo, pena una condanna violenta. È il caso di quelle ragazze appartenenti a qualche paese mediorientale che, giunte in Europa, rincorrono l’edonistica filosofia del gusto o semplicemente vogliono godersi la vita incorrendo nell’immoralità di ricercare una “libertà pericolosa”. Ecco così che “l’impronta parentale” si manifesta quale sanzione reputata illegittima da un padre/marito retrogrado e illiberale per mezzo dell’applicazione della violenza che tenda a colpevolizzare e rendere esecrabile la condotta di chi insegue “troppa modernità occidentale”. Non solo una violenza che si realizza in chi, in terra straniera, cerca di perpetuare una tradizione negligente alle libertà umane ma anche un esplicito rimando agli esecrabili casi di violenza domestica, di abuso psicologico e fisico, di reiterata sottomissione coniugale, di femminicidio. 

La poesia “Colomba” potrebbe sembrare ad una prima occhiata una sorta di elaborazione del waka, poetica istantanea di tradizione orientale, ma dopo un veloce computo delle sillabe ci rendiamo conto che non lo è, non osservando la partitura sillabica 5-7-5-7-7. La forma scelta dalla Lenti nelle varie poesie che compongono questa raccolta è per lo più in verso libero vale a dire scevro da qualsiasi legame di tipo metrico, di studio sillabico; l’universo poematico non risulta, però, soffrirne, rendendosi assai malleabile ad ogni avvenimento, tema, possibilità, costruzione creativa. Ricorre una metafora verde o giardiniera ben cadenzata ne “Icone fiorite”, una sorta di flautato passo di danza con l’universo floreale che, in piccolo e secondo l’ordine dell’uomo, ricrea quella parte di wilderness più felice e colorata.

Nella sezione dedicata alla Città Ducale si apprezzano gli squarci visivi di una delle città del Rinascimento più belle che l’Italia possa conservare. La Lenti, più che approssimarsi a una commemorazione figurativa e partecipata degli spazi, si proietta verso una denuncia, pure dai toni mai concitati, nei confronti di alcune scelte –apprezzabili o meno- della Amministrazione comunale quali appunto il taglio di nerboruti tigli per far posto alla costruzione di un parcheggio per un supermercato. L’immagine di questa perla marchigiana è ben resa negli scarni versi contenuti in “Mia città” dove Urbino diviene luogo dell’anima che abbraccia il presente e addolcisce il ricordo.

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Maria Lenti, autrice del libro Ai piedi del faro

L’ultima sezione, “Occasione”, come osserva la stessa autrice in una nota in appendice, è nata su invito di Franca Battista, autrice di poesie giocose che s’imperniano su una destrutturazione simpatica del linguaggio. Di particolare impatto la resa visiva di “Goccia a goccia”, prima lirica di questa sezione  in cui l’immagine dell’olio è resa per mezzo di una descrizione meticolosamente attratta al colore e alla composizione: “Verde-giallo e simil-oro/ odorante e trasparente/ in cerchi concentrare/ un filino sgocciola/ gustar-assaporare” in una sorta di invito alla degustazione. In “Scoperta e silenzio” il tracciato di sviluppo sessuale di una donna attraverso lo scorrere del tempo visto attraverso la comparsa e la cessazione del ciclo mestruale. Anche questa poesia è, a suo modo, un affresco di una “occasione”, di una vicissitudine terrena, di una partizione dell’esperienza umana, di una vicenda personale vissuta con sorpresa prima e quieto accoglimento poi.

Dopo la curiosa esperienza di narrativa breve di Giardini d’aria[2], la Lenti ritorna con un volume ricco di suggestioni, mai completamente interpretabile in senso unico, dai percorsi multipli e dalle letture intricate che chiamano a riflettere, a percepire collegamenti, parole-chiave e, soprattutto, a cercare di entrare con rispetto nell’intimità di una prolifica autrice che spazia tra immagini, tematiche e sorvola con un piglio deciso, intendimenti diversi.

Lorenzo Spurio

Jesi, 24-01-2017

 

1] Maria Lenti, Cartografie neodialettali. Poeti di Romagna e altri luoghi, Pazzini, 2014.

[2] Maria Lenti, Giardini d’aria, Marte Editrice, 2011.

Esce “Convivio in versi” l’opera antologica sulla poesia marchigiana a cura di Lorenzo Spurio

CONVIVIO IN VERSI

MAPPATURA DEMOCRATICA DELLA POESIA MARCHIGIANA

A CURA DI LORENZO SPURIO

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COMUNICATO STAMPA

Dopo due anni e mezzo di serio lavoro è uscita l’opera antologica  sulla poesia marchigiana curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. L’opera, edita dai tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, è composta da due volumi: il primo volume contempla i poeti marchigiani in lingua italiana mentre il secondo volume i poeti dialettali. L’operazione editoriale di Lorenzo Spurio annovera all’interno di questo ampio censimento denominato Convivio in versi. Mappatura democreatica della poesia marchigiana le voci poetiche  che hanno contraddistinto e che identificano il panorama poetico regionale. Tra di loro poeti che purtroppo sono poco conosciuti e altri che nel corso della loro ampia attività culturale sono venuti alla ribalta tanto da guadagnare una precisa collocazione all’interno dello scenario della letteratura nazionale. Spurio ha selezionato, secondo dei parametri che ha ben delineato nella nota introduttiva del suo testo, un novero ampio di poeti e cultori della poesia per un totale di 286 voci che in questo denso itinerario tra epoche, aree geografiche, sensibilità liriche diverse, finiscono per rispecchiarsi e dialogare tra loro in un convivio plurimo e frenetico che esalta il potere della parola.

Per la significativa rilevanza culturale dell’opera, l’intero progetto ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Senigallia, Jesi, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE DELL’OPERA COMPLETA:

Titolo: Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana

Curatore: Lorenzo Spurio

Editore: PoetiKanten Edizioni – Sesto Fiorentino (FI) – Anno: 2016

Volumi: 2 (come di seguito indicati)

Pagine: 707

ISBN opera completa: 978-88-99325-34-3

Costo: 50 €

 

VOLUME 1 – POESIA IN LINGUA ITALIANA

cover_volume1-page-001Un’antologia di poeti regionali presuppone da una parte un fascino incondizio­nato verso la lettura, l’analisi e lo studio della poesia (e spesso di testi poco noti, ma non di scarso valore) e dall’altra un grande amore per la superficie geografi­ca sulla quale si è deciso di focalizzarsi, in questo caso le Marche, dove sono nato e vivo. […] Dal poeta che è anche fine critico e si è occupato di storia della let­teratura e che s’identifica con la cultura accademica, al poeta di provincia, delle piccole realtà comunali dove è anima populi e colora la toponomastica con i suoi versi scanzonati e domestici, al poeta-marinaio dei tanti piccoli porti del nostro litorale che “crea” in comunione con le acque negli squarci di riposo dalle ore di lavoro, sino al poeta contadino delle variegate valli che occupano la Regione, in quel colloquio intimo e serrato con la terra che cela un canto di meraviglia (Dalla Prefazione)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 462

ISBN: 978-88-99325-30-5

Costo: 30 €

Numero di poeti antologizzati: 173

 

VOLUME 2 – POESIA IN DIALETTO

cover_volume2-page-001Non esiste e non è mai esistito (dunque forse mai esisterà) un dialetto marchi­giano, ossia un dialetto unico dal quale magari dipartano piccole differenze o va­rianti ma che abbia una struttura di base univoca. […] Nella presente antologia trovano posto poesie di un gran numero di dialetti distanti tra loro, più o meno lontani dalla lingua italiana, motivo per il quale dette liriche sono accompagnate, a conclusione, della relativa traduzione per facilitarne la comprensione del testo a chiunque. Si spazia dall’urbinate (Germana Duca Ruggeri,…) allo jesino (Martin Calandra, Aurelio Longhi, Marco Bordini,…), all’anconetano (Palermo Giangia­comi, Mario Panzini, Emilio Mercatili,…) al sambenedettese (Bice Piacentini Ri­naldi), all’ascolano (Giuliana Piermarini) al civitanovese (Sandro Bella), passando anche attraverso numerose varietà indipendenti e tipicizzanti: il monsampietrino di Domenico Polimanti, il petritolese di Giovanni Ginobili, il portorecanatese di Novella Torregiani, il montignanese di Edda Baioni Iacussi e numerose altre (Dalla nota introduttiva)

INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:

Pagine: 280

ISBN: 978-88-99325-32-9

Costo: 20 €

Numero di poeti antologizzati: 113

 

Notizia del curatore

Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (2014) e Le acque depresse (2016). Ha curato le antologie Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (2015) e Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Numerose le sue poesie pubblicate in antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (2015), Poeti contro la crisi (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia e con il quale organizza eventi culturali. È Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”. Sulla sua produzione hanno scritto Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ninnj Di Stefano Busà, Umberto Vicaretti, Sandro Gros-Pietro ed altri.

 

MODALITÀ D’ACQUISTO

  1. Casa Editrice

È possibile corrispondere il relativo importo con una delle modalità di seguito indicate. Sarà necessario inviare la ricevuta scannerizzata o ricopiare i dati del bollo di pagamento unitamente all’indirizzo dove spedire i libri alla casa editrice all’indirizzo poetikantenedizioni@gmail.com in modo che la stessa possa provvedere agli invii. Alternativamente l’invio della ricevuta potrà avvenire per posta cartacea indicando il proprio indirizzo dove far pervenire le copie. In questo caso si potrà spedire a: Associazione PoetiKanten – Via di Castello 164 – 50019 Sesto Fiorentino (FI)

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CAUSALE: “Convivio in versi” (indicare quale volume o se entrambi e la quantità di ciascuno)

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INTESTAZIONE: Associazione PoetiKanten

CAUSALE: “Convivio in versi” (indicare quale volume o se entrambi e la quantità di ciascuno)

 Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’editore.

 2.   Librerie online (si consiglia in special modo la piattaforma ibs.it )

 3.   Contattare il Curatore

Il curatore potrà spedire copie del volume, unitamente alla sua dedica, dietro pagamento del relativo costo che potrà avvenire mediante bonifico o bollettino postale. È necessario mettersi in contatto con lui servendosi della mail lorenzo.spurio@alice.it dove lo stesso invierà i riferimenti per il pagamento. Le spedizioni verranno fatte con sistema raccomandato, dunque tracciabili e il loro costo sarà a carico dell’autore.

 4.  Durante le presentazioni della antologia che verranno programmate e delle quali gli autori verranno informati in anticipo. La vendita dell’opera completa (volume 1 e volume 2) durante le presentazioni sarà scontata da 50€ a 40€.

22-02-2016 – SASSOFERRATO (AN) – Università degli Adulti

28-02-2016 – MARZOCCA (AN) – Biblioteca Comunale “Luca Orciari”

03-04-2016 – SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Sala della Poesia “Bice Piacentini”

16-04-2016 – ASCOLI PICENO – Libreria Rinascita

24-04-2016 – FALCONARA MARITTIMA (AN) – [Location da definire]

29-04-2016 – MOIE DI MAIOLATI SPONTINI (AN) – Biblioteca La Fornace

08-05-2016 – FERMO [Location da definire]

15-05-2016 – JESI (AN) – Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni [da confermare]

27-05-2016 – PESARO – Alexander Museum Hotel

Presentazione del volume “Le carte poetiche” di Egidio Mengacci, poeta urbinate

Presentazione del volume
“Le Carte “poetiche” di Egidio Mengacci – Atti del convegno dell’agosto 2008″

a cura di Gualtiero De Santi

 

Le Carte “poetiche” di Egidio Mengacci – a cura di Gualtiero De Santi

L’Università di Urbino e il Circolo Acli rendono omaggio alla produzione poetica di uno dei personaggi che hanno accompagnato più da vicino gli anni del Rettorato di Carlo Bo. Dopo il saluto del rettore Vilberto Stocchi, i docenti Gualtiero De Santi, Maria Lenti, Gastone Mosci e Sergio Pretelli, coordinati da Salvatore Ritrovato, illustreranno i tratti umani e letterari che emergono dagli atti del convegno dell’agosto 2008 ora finalmente pubblicati.
Brani dalle opere di Mengacci saranno letti da Roberto Rossini

Organizzato da Università di Urbino e Circolo Acli

Relatori
Gualtiero De Santi, Maria Lenti, Gastone Mosci, Sergio Pretelli, Salvatore Ritrovato

il 26/02/2015 alle ore 16:00
presso Aula magna del Rettorato

Università di Urbino “Carlo Bo”

 

Fonte: http://www.uniurb.it/it/portale/index.php?mist_id=0&lang=IT&tipo=IST&page=246&evntID=3050 

“Giardini d’aria” di Maria Lenti, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Giardini d’aria
di Maria Lenti
con prefazione di Enrico Capodaglio
Marte Editrice, 2011
ISBN: 978-88-6497-054-7
Recensione a cura di Lorenzo Spurio

LA RECENSIONE E’ SCARICABILE IN PDF COLLEGANDOSI AL SITO DELL’AUTRICE O CLICCANDO QUI.

Giardini d’aria di Maria Lenti è una finissima prosa intimistica ricca di colori e di suggestioni di vario tipo che ci viene presentata nella forma di un diario di memorie. L’incipit si apre con dei punti sospensivi, quasi a voler intendere che il discorso è già iniziato e che ci siamo persi qualcosa o che, è solo il seguito di una narrazione che dobbiamo cercare di unire a un “prima”. La narrazione procede in maniera regolare, senza grandi balzi temporali e la Lenti passa a raccontarci le vicende del passato, dei ricordi della sua beniamina Margherita, giovane sempre un po’ spaesata, riflessiva e grande visionaria. Capiamo da subito, in questo percorso di crescita della protagonista, che il suo essere orfana di madre e lontana dal padre che si trova a lavorare nelle miniere in Sardegna, sono fatti importantissimi e ineludibili dai quali bisogna partire per comprendere a tutto tondo il suo essere. Con una vivezza espressiva unica la Lenti ci fa partecipare a recite prenatalizie, momenti di condivisione con le altre bambine nel collegio di orfane e ai loro discorsi buffi trattati però con serietà, come la difficoltà di Margherita di scegliere il suo colore preferito tra bianco e nero.
E’ di certo un paragone un po’ azzardato ma non inopportuno quello con la prima parte del romanzo Jane Eyre, dove pure incontriamo un’orfana un po’ solitaria costretta a vivere in un collegio (qui, a differenza dal testo della Lenti, le condizioni medico-sanitarie e di disciplina sono molto diverse), dove, al pari di Margherita che considera la religione “molto noiosa” (pag. 28), Jane Eyre non riesce a comprendere l’insegnamento cristiano che, invece, per l’amica Helen Burns è l’unico baluardo di difesa. Appena poche righe dopo, scopriamo poi che uno dei sogni di Margherita è quello di “diventare professoressa” (pag. 28), proprio la professione che Jane Eyre, una volta adulta, svolgerà alla tenuta di Thornefield.
Ma poi non c’è più spazio per il personaggio di Margherita: la Lenti ci narra poi di nuovi personaggi, con nomi diversi che, in realtà, non sono altro che molteplici sfaccettature del suo vissuto: una donna che si trova in lavoro a Firenze, lontano dai suoi genitori; una donna esaurita e depressa che decide di andare da uno psicanalista del quale però ci viene dato solo l’allarmante monologo della donna, il ricordo traumatico di una bambina con delle severe e insensibili suore tanto che alla protagonista viene da chiedersi “da quali bassifondi pulsavano quelle malvagità?” (pag. 72); le problematiche di due genitori alle prese con una bambina che desidera un animale vero da tenere in casa; l’ansia (e quasi fobia) dell’ “invitato-non-invitato” a un pasto senza preavviso. E così, tra le varie pagine seguiamo personaggi diversi, timori e speranze lontane tra loro, a volte addirittura contrastanti, incontriamo gli amici della protagonista e non facciamo in tempo a conoscerli come vorremmo perché, dopo poche pagine (ed è questa la magia del racconto breve), la narrazione termina, per aprirsene un’altra.
Sono esistenze diverse, percorsi di vita che potrebbero esser o essere stati quelli di ciascuno di noi dai quali fuoriescono con forza la grande capacità creativa della Lenti, la
predisposizione per una sensibilità nostalgica, che guarda al passato né per rimpiangerlo, né per recriminarlo ma, forse, per cercare di comprenderlo di più.
Nel testo la Lenti rende omaggio, inoltre, a una grande schiera di letterati sia italiani che stranieri, avvalendosi dello strumento intertestuale o nominandoli direttamente: Conrad, Stevenson, Daphne Du Maurier, Saffo, Pascoli, Louisa May Alcott, Carducci, Leopardi che, superando distanze diacroniche e diatopiche, sembrano incontrarsi tutti insieme in un’immaginaria tavola rotonda per guardarsi in faccia l’un l’altro, interrogarsi e argomentare creando una polifonia di voci densa e avvolgente. Non solo. La scrittrice arricchisce la sua trama facendo continui riferimenti agli eventi storico-politici che riguardano le date delle quali narra: la Guerra Fredda, l’alluvione di Firenze nel novembre del 1966, il Vajont, la morte di Che Guevara, solo per citarne alcuni, tessendo una narrazione doppiamente significativa ed encomiabile.

a cura di LORENZO SPURIO

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Emanuele Marcuccio intervista Lorenzo Spurio

Intervista a Lorenzo Spurio

a cura di Emanuele Marcuccio

EM: Da quanto tempo scrivi, come è nato in te il desiderio di scrivere e di dedicarti alla critica letteraria?

LS: Oramai scrivo da almeno tre o quattro anni. Mi piace buttare giù delle idee, delle interpretazioni di alcuni dei romanzi che leggo per fare parallelismi o alcune considerazioni più generali.

EM: Cosa significa per te scrivere, cosa non deve mai mancare in un racconto in generale e nei tuoi in particolare?

LS: Scrivere significa esprimersi. Anche se un autore nega che il suo romanzo o racconto non nasce da motivi autobiografici, c’è sempre qualcosa di sé in quello che scrive. Delle cose che abbiamo vissuto o che ci hanno sempre ossessionato, delle manie, delle cose che abbiamo sentito in giro e così viva. È veramente difficile, se non addirittura impossibile, creare una narrazione che non abbia nessun riferimento, diretto o meno, a noi stessi. Credo che quello che non debba mancare è l’originalità. Bisogna trovare sempre un modo per essere originali e non cadere nel banale. Sapersi rinnovare e cambiare, pur mantenendo un proprio stile.

EM: Dal punto di vista strettamente stilistico com’è il tuo modo di scrivere?
LS: Non saprei dirlo. Mi piace analizzare le scritture degli altri quando mi capita di fare delle recensioni ma non saprei dirti com’è il mio stile perché scrivo sempre di getto. Coloro che hanno letto qualcosa di me la giudicano una scrittura spigliata, attenta ai dettagli ma non in maniera morbosa, piacevole, che non stanca. Però, come si sa, la letteratura è una cosa molto personale: a me può piacere un autore o uno stile, che a tanti può far schifo, per cui non saprei specificare. Di certo è una scrittura contemporanea, che rifugge orpelli stilistici d’altre epoche, la retorica e anche divagazioni filosofiche. Mira al sodo e descrive la realtà com’è, senza mezzi termini.

EM: Quanto tempo impieghi per scrivere un racconto?

LS: Alcuni racconti li ho scritti in meno di un’ora, per altri ho impiegato addirittura dei mesi. Spesso mi capita di scrivere degli incipit e poi di riprenderli dopo molto tempo. Il tempo di scrittura di un racconto per me non è per niente proporzionale alla lunghezza dello stesso: ho scritto racconti abbastanza lunghi in poco tempo e racconti brevi, di poche pagine, in un tempo molto più diluito. Dipende tutto dalla storia che creo e, soprattutto, dall’atmosfera di calma e d’ispirazione che riesco o non riesco a raggiungere in certi momenti.

EM: Chi sono i lettori dei tuoi racconti, a quale o a quali generi letterari possono riferirsi i tuoi racconti?

LS: Credo che non ci siano limiti di età, sesso, religione, etnia etc. Sono trasversali e, dando immagini realistiche (a volte surreali) della realtà, credo che possano interessare tutti: dal ragazzo che può farne una lettura veloce, magari divertente e fine a se stessa, alla persona matura che, invece, dietro quelle che sembrano delle casualità o degli imprevisti, può leggere molto di più. Il libro non lo fa solo lo scrittore, ma anche il lettore. La mia interpretazione dei racconti che scrivo è una ma se qualcuno mi dice che, leggendolo, ne ha avuta una diversa allora non posso che essere contento. Il processo di scrittura deve essere fatto da entrambe le parti.

 EM: Come scrive Marcel Proust ne Il tempo ritrovato: «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.»Preferisci scrivere a penna o al PC?

LS: Ho scritto raramente a mano, quando non avevo con me il PC ma è una cosa che cerco di evitare perché poi la ricopiatura può essere noiosa e può accadere che non riesca neppure a decifrare certe parole che ho scritto a mano velocemente a mo’ di scarabocchio. Il computer è un buon amico. Finché non sopraggiungono dei problemi e perdi tutti i dati, cosa che mi è capitata.

EM: Quali esperienze sono state per te più significative per la tua attività di scrittore, giornalista e critico letterario?

LS: La definizione di critico letterario è troppo grande e la lascerei ad altre persone che si dedicano con amore e attenzione alla letteratura sotto questo punto di vista. Ho scritto alcuni testi critici sulla letteratura, è vero, ma non sono un critico letterario. Come dicevo poc’anzi la nascita dell’amore per la letteratura è da localizzare con la mia primissima frequentazione dell’università. È stato quello il germe da cui sono partite varie idee, tentativi di scrittura, progetti e analisi prettamente letterarie.

EM: Lodevole la tua modestia ma, scusami, se scrivi testi critici di letteratura in fondo non fai il critico letterario? Cosa ti manca per esserlo davvero, forse i recensionisti scrivono testi critici di letteratura?

LS: I recensionisti si dedicano a recensire un’opera solitamente nel periodo coevo in cui questa è pubblicata. Se io scrivo un’analisi di Mrs. Dalloway quella non sarà una recensione ma avrà piuttosto la forma di un saggio o di un testo di critica letteraria. Modestia a parte, pur dedicandomi a questo tipo di scrittura con molta attenzione e piacere, devo confessare che non sono molto prolifico sotto questo punto di vista. Una profonda analisi letteraria richiede tempo e più letture, anche a distanza di tempo che ci consentano ogni volta di prediligere un punto di vista diverso.

EM: Capisco, non ritieni di essere un critico letterario perché hai scritto pochi saggi di tal genere. Come nasce in te l’ispirazione, come organizzi il tuo scrivere, ci sono delle fasi?

LS: Se parliamo dello scrivere i racconti allora non esistono delle fasi, dei modelli o dei percorsi che seguo perché mi piace scrivere di getto, senza stare troppo a pensare. Mi piace rielaborare idee e concetti che mi frullano in mente e assemblarli con alcuni episodi che magari ho vissuto direttamente, cambiandoli, stravolgendoli, mettendoci spesso anche dell’ironia. Se invece parliamo di testi critici letterari però il procedimento di scrittura è completamente diverso. In questo caso l’adozione di un metodo di analisi e di scrittura è necessario. L’inizio sta sicuramente nella lettura attenta del racconto o del romanzo che si analizza, fatta anche più volte e ricorrendo al testo in lingua originale. Poi si circoscrivono alcuni temi che sono fondamentali in quel testo e si comincia ad indagarli, riportando estratti del testo e allargando l’analisi al periodo socio-culturale, storico e letterario. La comparazione con altri testi coevi o che presentano temi analoghi trattati nella stessa maniera o stravolti rappresenta, per me, un contributo ulteriore. La lettura e la rilettura di quanto si scrive è necessaria e doverosa, anche a distanza di tempo. Scrivere un saggio è completamente diverso da scrivere un racconto, si è in un certo qual modo gessati, spersonalizzati. Ma mi piace scrivere entrambe le cose, forse perché con il saggio riesco a straniarmi e guardare il mondo dall’esterno mentre con il racconto mi mescolo con i personaggi e gli episodi.

EM: I tuoi racconti sono stati pubblicati in varie riviste letterarie, ce ne puoi parlare?

LS: È proprio così. Nel momento in cui avevo messo da parte un consistente numero di racconti, di natura anche diversa, ho deciso che era il momento di farli leggere a qualcuno. A qualcuno interessato. A qualcuno competente. A tutti coloro che sarebbero stati contenti di farlo. Per cui è iniziata la ricerca on-line di varie riviste di letteratura e cultura. Ne ho trovate molte, alcune on-line, altre anche cartacee. Alcune prestigiose, altre sconosciute. Alcune tematiche, altre a tema libero. Ho cominciato a proporre alcuni miei testi. Il primo racconto pubblicato è stato “Le spade del conte” sulla rivista Il Leviatano, rivista attualmente chiusa e che ha cambiato nome. Molti racconti sono stati pubblicati su Parliamone, una rivista on-line diretta dal sig. Bartolomeo di Monaco, altri sulla rivista Segreti di Pulcinella diretta da Massimo Acciai e della quale sono redattore. Poi numerose altre tra cui Frigidaire, Aeolo, Il Grandevetro, Osservatorio Letterario, Kenavò, Inverso ed altre. È stata una grande soddisfazione per me essere pubblicato. È giusto però che riconosca che alcune riviste abbiano rigettato i miei lavori e rifiutato di pubblicarli perché non in linea con la veste editoriale o perché considerati non buoni. Come sempre i pareri possono essere diversissimi, ed è giusto che sia così.

EM: Perché hai scelto di scrivere racconti, hai mai provato a scrivere poesie o un romanzo?

LS: Devo confessare che la poesia come genere non mi è mai piaciuto molto. A scuola non le leggevo con particolare interesse e trovavo sempre più semplice ricordarne il contenuto se facevo la parafrasi. Non sarei bravo a scrivere poesie per cui non lo faccio. Quando mi metto a scrivere ho spesso bisogno di esprimere idee anche semplici ma per le quali necessito di molte parole e non sarei in grado di utilizzare un linguaggio conciso, metaforico e condensato per esprimere ciò che voglio dire. Non escludo però che in futuro non ne possa scrivere, anche se rimango molto scettico al riguardo. Ho scritto solo racconti, alcuni dei quali anche abbastanza lunghi tanto da poter essere considerati anche come romanzi brevi. Per ora non ho ancora scritto un romanzo propriamente detto ma è probabile che un progetto di questo tipo possa riguardami in futuro. Per ora trovo il genere del racconto più congeniale e adatto a me: mi consente di creare storie semplici, quotidiane o assurde, con pochi personaggi e di cambiare la storia svoltando con degli episodi epifanici. Con il romanzo credo che non potrei fare tutto ciò e dovrei trovare un modo per coniugare la mia scrittura a questo nuovo genere. Vedremo. Assieme alla signora Sandra Carresi ho scritto già dei racconti a quattro mani abbastanza lunghi che pubblicheremo singolarmente a mo’ di romanzo.

EM: Recentemente hai pubblicato con Lulu Edizioni un tuo saggio critico Jane Eyre, una rilettura contemporanea, ce ne puoi parlare?

LS: Ti ringrazio per darmi l’occasione di parlare di questa mia recentissima pubblicazione. Questa raccolta di saggi nasce dal mio grande interesse e dalla mia grande fascinazione per questo romanzo, capolavoro della Brontë e pietra miliare della letteratura vittoriana.  Il romanzo, al di là della storia della povera Jane a partire dalla sua infanzia fino alla maturità, presenta una serie di temi importanti che pervadono tutto il romanzo: il tema dell’orfano, il tema razziale e coloniale, il tema della moglie pazza, il tema religioso e così via. Si presta a una serie di letture molto eterogenee, tutte interessantissime. È quello che ho cercato di fare in questo libro in cui il metodo di analisi utilizzato è stato quello comparativo. Il romanzo della Brontë è stato studiato confrontandolo con prequel, sequel e riscritture che sono nate proprio da questo mother text. Ho parlato così de Il grande mare dei Sargassi, romanzo dell’anglo-caraibica Jean Rhys, La bambinaia francese, romanzo per ragazzi della sarda Bianca Pitzorno, Charlotte, l’ultimo viaggio di D.M. Thomas e Jane Slayre di Sherri Browning Erwin, riscrittura horror di Jane Eyre. Nel libro si fa inoltre riferimento a numerose altre riscritture recenti dell’antico romanzo vittoriano e si fornisce il testo completo di un’intervista da me fatta alla scrittrice americana Sherri Browning Erwin, autrice di Jane Slayre. Ciò che fuoriesce da questo libro non è altro che una lettura tutta contemporanea del romanzo della Brontë. Oggigiorno sono in pochi a leggere i classici della letteratura e ancor meno in numero coloro a cui piace soffermarsi nella lettura e nell’analisi, per cui spero vivamente che il mio libro riceva un buon accoglimento.

EM: Cosa ti ha spinto a pubblicare il tuo libro?

LS: Una volta aver terminato la stesura di questi saggi e di averli riletti attentamente ho deciso di proporne la lettura ad alcuni scrittori e poeti che ho conosciuto on-line, accomunati dal loro amore per la letteratura. La premessa intuitiva che mi sono fatto è che ogni amante della letteratura doveva per forza conoscere questo grande romanzo. La gran parte lo aveva letto o, comunque, anche se non aveva letto il libro aveva avuto modo di vedere il film e quindi sapeva di che cosa si trattava. Alcuni non l’avevano letto ma non si sono rifiutati di leggere la mia raccolta di saggi, anzi a conclusione della lettura mi hanno detto che avevo fatto nascere in loro il desiderio di leggere il romanzo. Ne sono stato contento. Con la signora Anna Maria Folchini Stabile, poetessa, ho avuto l’occasione di conversare privatamente sulla grandezza del romanzo della Brontë e di scambiare considerazioni ed interpretazioni. Gentilmente ha letto il mio testo e mi ha detto che era interessante e ben costruito, si è limitata a fare un piccolo editing per il quale la ringrazio molto. Mi sono così deciso a pubblicare questa raccolta di saggi nella speranza che, qualcun altro, possa trovarne interessante non solo il contenuto ma l’approccio analitico impiegato.

EM: Personalmente, quando leggo un classico, il mio genere di lettura preferito, gli affianco un saggio sull’opera in lettura, cosa che non sempre mi è possibile. Non ho ancora letto Jane Eyre, anche se è presente nella mia libreria, anch’io lo conosco solo tramite il bel film di Zeffirelli e, sicuramente durante la lettura gli affiancherò il tuo saggio critico. Come ti sei trovato con Lulu Edizioni, perché l’hai scelta?

LS: Avrei preferito pubblicare il mio libro tramite un editore italiano (Lulu è un editore on-line e assegna ISBN americano) ma si sa quanto il panorama editoriale italiano sia inaccessibile soprattutto per un ragazzo che non ha intenzione di sborsare un euro per pubblicare il suo libro. Se poi il ragazzo non ha mai pubblicato niente in precedenza ed esordisce con una raccolta di saggi, gli editori sono ulteriormente scettici. Mi sono detto che non mi andava di aspettare un anno, magari due, prima di trovare un editore che avrebbe fatto il caso mio, così mi sono deciso a pubblicarlo tramite Lulu.com che è una piattaforma on-line molto precisa e ben curata, con spiegazioni accurate per ogni stadio di invio bozze, stampa, diffusione etc.

EM: Quali sono i tuoi autori preferiti, ce n’è uno in particolare?

LS: Ho numerosi scrittori che amo molto. Devo dire che sono anche molto diversi tra loro. Sicuramente devo citare il popolare e controverso Bukowski e l’inglese Ian McEwan, del quale ho letto tutta la produzione e sul quale ho scritto la mia tesi di laurea, John Irving, Jeffrey Eugenides, Philip Roth, Franz Kafka, Italo Svevo e soprattutto Virginia Woolf.

EM: Qual è la tua poesia preferita?

LS: Come ti dicevo sopra, non ho un buon rapporto con la poesia. Questo non significa però che non la legga. Mi piacciono le poesie “elettriche” della fase futurista di Aldo Palazzeschi e quelle crepuscolari di Gozzano, i Sonetti di Shakespeare, le poesie di Federico Garcia Lorca.
EM: Quali sono i tuoi libri preferiti, c’è un libro del cuore?

LS: Ce ne sono molti e non riuscirei a metterne uno solo, per cui ti dico che tra i miei preferiti in assoluto ci sono Le metamorfosi di Kafka, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Gli indifferenti di Moravia, Mrs. Dalloway di Virginia Woolf, Cuore di tenebra di Conrad, Il giardino di cemento di Ian McEwan, Riccardo II di Shakespeare, le raccolte di racconti di Millás e il suo romanzo La soledad era esto. Ma ce ne sono moltissimi altri.

EM: Mi stupisce la tua scelta di Riccardo II, cosa te lo fa preferire al più famoso Riccardo III?

LS: Riccardo II è un re buono, un po’ sfortunato, vittima degli eventi che accadono senza che lui riesca a risorgere dal suo stato di afflitto. È un re debole, che viene detronizzato e che impazzisce (fantastica è la scena della rottura dello specchio nella quale in re non si riconosce più e si avvia a una celebre spersonalizzazione). È Bolingbroke a trionfare. Ancora una volta è il cattivo, il violento, il più forte, colui che poi diverrà Enrico IV. Mi piace come Shakespeare ha tratteggiato questo sovrano sottolineandone la doppia natura, quella regale, della sacralità del corpo e quella fisica, mortale, che lo rende uguale a ogni altra persona. Riccardo III, non è altro che l’ennesimo sovrano inglese violento, assetato di sangue e che non si ferma di fronte a niente. Di sicuro, Riccardo II è un re molto più umano, anche nella sua follia.

EM: C’è un genere di libri che non leggeresti mai?

LS: Credo che non è un bene avere idee pregiudiziali nei confronti di un determinato genere, come pure non è una bella cosa nei confronti di un preciso autore. Ripeto nuovamente che la poesia non mi attrae molto, leggo poco di teatro. Principalmente mi soffermo sui romanzi e le sillogi di racconti, ma non rifiuto niente. È sempre bene leggere tutto e cambiare genere può essere proficuo anche come fonte d’ispirazione. Ad esempio Il giardino dei ciliegi di Checov, un’opera teatrale, mi piace molto, così come i drammi storici di Shakespeare.

EM: Leggeresti proprio di tutto, anche romanzi rosa?

LS: Di certo non mi attrae molto la letteratura dei romanzi tascabili Harmony ma recentemente mi è capitato di recensire alcuni romanzi che potremmo definire romanzi rosa. Non che rispecchino il mio stile di scrittura e i miei interessi veri e propri, ma non ho disdegnato di farlo. In fondo, anche Jane Eyre è un romanzo rosa, se vogliamo. Ed è affascinante.

EM: Diciamo molto in fondo… Nella tua vita ti è mai capitato qualcosa che ha rischiato di allontanarti dalla scrittura o, che ti ha allontanato per un periodo da essa?

LS: Ci sono dei momenti in cui ci si trova molto indaffarati per altre cose o semplicemente non si ha l’ispirazione necessaria per creare scrivendo. Non ho avuto dei veri e propri momenti di stasi o di momentaneo abbandono della scrittura sino ad ora.

EM: Ami la tua terra, la tua regione o vorresti vivere altrove?

LS: Mi piace la regione nella quale vivo, è molto ricca sia da un punto di vista paesaggistico e culturale. Può sempre arrivare il momento in cui la vita di provincia ti va stretta e quindi decidi di cambiar aria. Mi piace molto viaggiare, soprattutto all’estero. Amo la Spagna, ci vivrei se potessi.

EM: Cosa pensi della prosa poetica, è presente nei tuoi racconti?

LS: Non saprei esattamente cosa risponderti. Non so cosa intendi con “prosa poetica”. Credo che vuoi intendere un tipo di scrittura narrativa che ha un significato condensato e criptico come spesso è quello della poesia, una sorta di prosa intimistica e personale. Se è quello che intendi devo dirti che non mi piace molto.

EM: Hai un sogno nel cassetto?

LS: Sogni e desideri ce li abbiamo tutti, forse anche troppi, altrimenti non saremmo umani. La natura stessa dell’uomo è improntata a desiderare, a volere, ad anelare sempre a qualcosa. È una buona prospettiva per mettersi in gioco di continuo, progettare e darsi da fare. Ovvio che ho dei sogni, ma se la tua domanda successiva sarà “Quali?” allora dovrò risponderti poco elegantemente che i desideri, una volta svelati, non si verificano mai.

EM: Cosa pensi dell’attuale panorama editoriale italiano?

LS: Confesso che non conosco molto dell’editoria italiana. Negli ultimi anni mi sono però trovato spesso a contattare editori per proporre i miei lavori. Credo che l’editoria a pagamento sia non solo un furto ma anche una grande offesa. Chiunque ha da parte dei soldi può pubblicare ciò che vuole anche una collezione di scontrini o di liste per la spesa, chi invece non dispone di denaro e, magari, ha scritto un’opera veramente meritevole, si vede marchiato ed emarginato. Ci sono numerose case editrici che pubblicano senza contributo, sono di piccole dimensioni, e la scelta dei testi, proprio perché pubblicano gratis, è molto selettiva ma, credo, che vale tentare. Ai giovani autori che non sanno chi contattare o come muoversi una volta completata la loro opera sconsiglio gli editori a pagamento, consigliando invece, qualora i loro testi non abbiano trovato buon accoglimento presso editori non a pagamento, di stampare la propria opera con editori online che forniscano il codice ISBN, indispensabile per le vendite. Non posso far pubblicità ma una semplice ricerca in rete provvederà a buoni risultati in tal senso.

EM: Cosa pensi dell’attuale panorama culturale italiano?

LS: L’attuale panorama culturale italiano è molto eterogeneo e interessante. Ovviamente per cultura non dobbiamo fermarci a considerare solo la letteratura ma parlare anche di teatro, musica, arti figurative e tant’altro. Per quanto concerne la letteratura italiana del momento credo che ci siano pochi nomi che godano di troppa pubblicità e tantissimi nomi, tra cui esordienti, che invece trovano difficoltà ad imporsi a causa del vertiginoso incremento, anno dopo anno, del numero degli scrittori. Credo che le case editrici, le riviste, i quotidiani, i centri di cultura e tutti coloro che si dedicano alla letteratura debbano incrementare le loro attività anche con congressi e convegni, facilitando l’introduzione e la sponsorizzazione di giovani scrittori o di esordienti che, altrimenti, abbandonati a se stessi finirebbero per vendere pochissime copie e rimanere sconosciuti.

EM: Cosa pensi dei premi letterari, pensi siano importanti e necessari per un autore?

LS: Ho partecipato negli ultimi anni a vari premi e concorsi letterari, rigorosamente gratuiti, perché come dicevo non credo nella cultura a pagamento ma non sono mai stato segnalato né ho vinto niente. Appena ho del tempo e trovo bandi di concorso interessanti continuo a partecipare, non mi sono scoraggiato. Credo che sia un buon modo per emergere un po’ dall’attuale atmosfera culturale, farsi conoscere, oltre che sentirsi riconoscere come scrittore e valorizzare la propria opera.

 EM: Recentemente ho letto un articolo di Cesare Segre sul Corriere della Sera, riguardo all’irresistibile declino della critica letteraria agli autori contemporanei, con la conseguente perdita di prestigio della letteratura. Da critico letterario, cosa pensi a riguardo, è davvero in declino la critica letteraria?

LS: Interessante l’articolo che citi. Mi trovo completamente d’accordo con l’idea di fondo in esso contenuta. Nella società a noi contemporanea il numero degli scrittori, ahimè, è maledettamente superiore al numero dei lettori. Se da una parte può sembrare che la popolazione si caratterizzi per un alto livello di cultura per i loro impegni di scrittura, dall’altra parte il fatto è abbastanza allarmante. È bene che ci siano tanti scrittori ma sono necessari i lettori. Sia lettori del libro inteso come oggetto di consumo che di lettori attenti, critici, recensionisti, che amano analizzarne i contenuti ed i temi a livello più profondo. In parte è quello che faccio attraverso il mio blog, recensendo sillogi di poesie, di racconti e romanzi scandagliando il messaggio di fondo dei libri. Se da una parta abbondano saggi e testi critici su Calvino (per fare un esempio) sono carenti studi su autori contemporanei. Sì, la critica letteraria è di sicuro in declino.

EM: Sì, diciamo che l’autore contemporaneo italiano vivente più trattato dalla critica letteraria è Umberto Eco e pochissimi altri. Cos’è per te la letteratura, come si riconosce un’opera letteraria?

LS: Un’opera letteraria può avere numerose forme. Può essere una raccolta di poesie o di racconti, un romanzo, una raccolta di saggi, un testo teatrale, un testo critico, un diario, una raccolta di lettere. Quello che contraddistingue un’opera letteraria è il contenuto culturale, morale, didattico unito al diletto. Un libro di ricette non ha niente di morale. L’elenco telefonico non trasmette un sapere culturale. L’appartenenza dell’autore a un periodo storico, a una tendenza, a una fase letteraria ci consente di localizzarlo all’interno di una porzione della più ampia storia della letteratura.

EM: Quanto è importante per te il confronto con gli altri autori?

LS: Il confronto con altri autori è di capitale importanza per uno scrittore così come per ogni altro artista. Un regista, scrivendo la storia del suo film, avrà sicuramente in mente delle idee nate o influenzate da alcuni episodi o personaggi visti in altri film. La letteratura, allo stesso modo, è un modo per dire qualcosa di sé con parole degli altri. Quando scriviamo qualcosa non solo ci mettiamo qualcosa di noi stessi ma anche qualcosa degli altri. Degli altri scrittori che leggiamo o che ci affascinano e che, per osmosi, ci trasmettono qualcosa. La letteratura è un continuo processo di analisi, scrittura, riscrittura e rivisitazione di qualcosa. Certi testi non esisterebbero se non ne fossero esistiti altri in passato e, analogamente, non esisteranno mai certi libri se oggi non si scrivessero determinati tipi di libri. Il processo di confronto, comparazione e condivisione con altri autori (non solo vivi e del presente) è importantissimo e viene fatto di continuo anche senza che ce ne rendiamo conto.

EM: Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla scrittura?

LS: No. Non ho ricevuto nessun consiglio né li ho chiesti nel momento in cui ho iniziato a scrivere. Per me è stata una cosa tutta mia, tutta personale. Credo che dovrebbe accadere qualcosa di analogo un po’ a tutti coloro che diventano scrittori. Non credo molto agli scrittori su commissione, ai quali viene detto “scrivi un pezzo su X” e loro lo fanno. La scrittura è un processo di creazione libero e spontaneo. Se uno si sente di scrivere lo fa, senza chiedere niente agli altri. Può far leggere agli altri i suoi testi ma consigli sull’inizio dell’attività di uno scrittore per me non ne esistono.  Anzi, troverei estremamente limitante e denigratorio che qualcuno, in virtù della sua esperienza, si offrisse di regalare consigli su come scrivere o cosa non scrivere, come farlo, cosa evitare o come cominciare. Per me le parole “cazzo” e “vaffanculo” possono star benissimo in un certo tipo di racconto e non ci trovo niente di volgare se paragonato alla banalità e alla violenza con la quale siamo abituati giorno dopo giorno. Nessuno deve trasmettere agli altri in maniera preventiva e anticipatoria sedicenti regolamenti su come diventare uno scrittore e cosa evitare. Se proprio un regolamento dello scrittore deve esistere, allora sarà lo scrittore stesso che, mano a mano, andrà creandoselo. Da solo.

EM: Sì, diciamo che quelle due parole servono in massima parte per una caratterizzazione del linguaggio che sia il più aderente alla vita di tutti i giorni. Totalmente diverso, a mio giudizio, è il caso della poesia, il cui linguaggio può anche essere quello di tutti i giorni ma che non necessita il trascendere in termini volgari, proprio perché la poesia non è mera imitazione della realtà, non è sua fredda riproposizione e, quei vari termini e verbi indecorosi sono espedienti fin troppo facili per esprimere rabbia e quant’altro tradendo la poca fantasia, la poca creatività del poeta. La poesia è “rappresentazione”, nel senso di interpretazione soggettiva della realtà e, quindi, nel senso di sua ri-creazione e trasfigurazione. Sono solo due le forme di espressione che non accetto in poesia: la volgarità e la bestemmia, termine esteso ad ogni credo religioso. Per te, quindi, le scuole di scrittura non dovrebbero esistere? Anch’io non credo nella scrittura su commissione, soprattutto riguardo alla poesia. Non daresti consigli neanche se te li richiedessero?

LS: Una scuola è sempre un centro di cultura e quindi non può che essere un elemento positivo. Non ho mai frequentato corsi di scrittura, anche se in giro ne esistono molti anche on-line (tutti rigorosamente a pagamento) e non so bene come si svolgono. Se, oltre a dare alcune dritte generali, il corso non preveda una vera e propria sudditanza di stili, di temi e di forme degli insegnanti ai loro studenti sono favorevole. Quando invece si cerca di ingabbiare la creatività di ognuno, perché poco originale o apparentemente volgare, allora sono contro.

EM: Vuoi anticiparci qualcosa su quello che stai scrivendo, prossime pubblicazioni?
LS: Come sai mi occupo di recensioni di libri di esordienti che pubblico poi sul mio blog. Sono un po’ addietro in questo e ho vari libri da leggere, recensire e poi intervistarne gli autori ma riconoscendomi una persona precisa so che porterò a termine tutto. Mi dedicherò alla promozione della mia raccolta di saggi, Jane Eyre, una rilettura contemporanea e mi occuperò della pubblicazione della mia prima raccolta di racconti. Continuerò la collaborazione con alcuni scrittori con i quali ho portato avanti racconti a quattro mani tra cui Massimo Acciai, Anna Maria Folchini Stabile, Sandra Carresi e Monica Fantaci e continuerò la mia attività di collaborazione con le riviste di letteratura e cultura, la direzione della rivista Euterpe e le altre attività che a tutt’ora mi vedono impegnato.

 EM: Grazie tante per la tua disponibilità e tanti auguri per la tua attività di scrittore e critico letterario, scusami, ma in fondo lo sei!

LS: Sono io a ringraziarti per la tua interessante intervista. Spero di non essere stato troppo lungo con certe risposte e di aver centrato le tue richieste.

EM: Assolutamente, nelle interviste che sto curando non mi preoccupo affatto della lunghezza delle risposte, anzi, auspico che si tramutino in delle autentiche conversazioni tra letterati. Non sono un giornalista ma un autore e curatore editoriale che cerca di promuovere altri autori, come del resto fai anche tu con il tuo blog.

 

A cura di Emanuele Marcuccio                                                                  

6 settembre 2011

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