“Casa di mare aperto” di Felice Serino, recensione di Lorenzo Spurio

Casa di mare aperto

di Felice Serino

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

imagesE’ una poesia dotta, filosofica e ricca di rimandi alla letteratura europea quella di Felice Serino contenuta nella sua ultima raccolta dal titolo enigmatico “Casa di mare aperto”. Ed è un po’ tutta la poetica di Serino ad essere attraversata da un certo ermetismo che si realizza in un criticismo del linguaggio, in una frantumazione dell’identità e in numerosi squarci visionari e addirittura onirici. Serino parte dal mondo che lo circonda, ma non è quello il suo interesse nell’arte della scrittura, perché l’intenzione è altra. La poetica si trasfonde a un livello più alto, a tratti irraggiungibile a tratti difficile da capire, ma l’artifizio della poesia sta anche in questo: nel dire e nel non dire, nell’utilizzare un concetto per elevarlo a qualcosa d’altro, metafisico, che non può aver concretezza proprio perché ha a che fare con la coscienza dell’uomo.

Importanti e degni di rispetto le poesie d’impianto civile, che nascono cioè dal voler ricordare alcuni personaggi centrali nel processo di crescita e progresso storico com’è la lirica dedicata al Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi nella quale Serino utilizza l’isotopia del sangue e della violenza per tratteggiare il clima d’odio, repressione e vendetta nei confronti della statista appartenente all’opposizione: “Dal suo sangue si leva alto/ il grido d’innocenza/ a confondere intrighi di potenti” (p. 20). La condanna alla tirannia, alla democrazia messa a tacere è evidente anche se il linguaggio di Serino evita la durezza e si contraddistingue sempre per una certa armonia e levità, anche quando parla di drammi in piena regola. Ma ci sono anche poesie in cui il poeta mette allo scoperto terminazioni nervose dolorose dal punto di vista sociale, come è il caso della poesia “A ritroso” ispirata al fenomeno poco noto degli hikikomori in Giappone che riguarda dei giovani che si auto-recludono letteralmente in casa evitando una vera vita sociale.

Centrale anche il tema della morte che ritorna in varie liriche come pensiero spesso assillante, altre volte come semplice dato di fatto dal quale bisogna partire con consapevolezza nell’impostazione del proprio progetto di vita. L’interesse per il mondo, per la socialità, la vicinanza all’altro e la riflessione sulla nostra esistenza fatta di giorni che sembrerebbero identici ma che non lo sono, trova ampiezza in una lirica in particolare, “In questo riflesso dell’eterno” dove il poeta con sagacia e freddezza verga la carta scrivendo: “imbrigliati noi siamo in un tempo/ rallentato/ noi spugne del tempo/ assediati da passioni sanguigne” (p. 61) in cui si ritrovano molti temi/aspetti che contraddistinguono la vita dell’uomo d’oggi: il tempo che scorre in maniera rallentata, troppo lenta, forse perché  non è più in grado di vivere i momenti che riceve in maniera autentica, ma forse perché l’uomo senza lavoro, precario, disoccupato o immigrato che sia, senza una occupazione non può che vedere il suo tempo scorrere in maniera lenta, dolorosa e oziosa; l’uomo è una spugna nel senso che riceve dal mondo, ma è sempre meno in grado di dare; che assorbe, si assoggetta, accetta e che, al contrario, non fa, non dà, non propone. Il mondo frenetico e alienante che propone una società sempre più efficiente, veloce e altamente tecnologizzata in realtà provoca un certo indolenzimento che si ravvisa nel sonnambulismo etico e pratico dell’uomo. Infine gli uomini sono “assediati da passioni sanguigne”: amore e sesso che, come si sa, non sono la stessa cosa e che spesso possono portare alla follia, al delirio, allo spargimento di sangue, in un doloroso banchetto in cui Eros e Thanatos giocano beffardi ignari di cosa stanno combinando. In “L’alba che sa di nuovo” Serino esordisce con versi acuminati: “la si vive nel sangue la nottata” (p. 89).

Numerosissimi i riferimenti e le citazioni a numerosi padri della letteratura europea, tra cui Mallarmé, Ungaretti, Zanzotto, Pessoa  che, oltre a sviscerare il grande amore di Serino nei confronti della letteratura e la sua profonda conoscenza, rendono l’opera un gradevole e profumato percorso in altre storie, tempi e luoghi.

Lascio ai lettori di questa recensione un’ultima lirica del Nostro nella quale si respira un senso d’incertezza e un sentimento di sospensione che non è dato all’uomo capire; il serpente presente quale immagine di fondo della lirica alla quale si tende analogicamente (si richiama il verde e il serpeggiare), rimanda ancora una volta all’immagine del peccato, dell’avvelenamento e dunque della morte. Ma la cosa curiosa è che in questo caso non vi sono vittime, se non la serpe stessa:

 

Di un altrove (p. 78)

di un altrove

d’un altrove

striscia

di luce verde la mente

l’interrogarsi serpeggia

si morde la coda

 Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

 Jesi, 1 Agosto 2013

 

Casa di mare aperto

di Felice Serino

Prefazione di Marco Nuzzo

Centro Studi Tindari, Patti (ME)

Pagine: 90

ISBN: 9-788896-539859

Costo: 10€

 

FELICE SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941; autodidatta, vive a Torino.

Ha pubblicato varie raccolte: “Il dio-boomerang” (1978), “Cospirazioni di Altrove” (2011).

Ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici.

E’ stato tradotto in sei lingue. Intensa anche la sua attività redazionale.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Un giorno come tanti” di Mirco Nacoti. Il racconto di un medico in Africa

Un giorno come tanti

L’emergenza in Costa d’Avorio nel diario di un medico…senza frontiere

Di  Mirco Nacoti

 

Segnalazione del volume

 

25569398_da-un-giorno-come-tanti-di-mirco-nacoti-reading-0Sinossi (dalla quarta di copertina): Alle ore 8 la mia riunione con gli infermieri è interrotta. Un bimbo di 2 anni entra nella sala d’urgenza. Torace immobile. Iniziamo la rianimazione. C’è ordine e silenzio, poche parole e gesti ripetuti aritmicamente. Cinque compressioni, due ventilazioni, adrenalina, le mani funzionano a meraviglia e anche l’équipe. Senza una vera squadra non è possibile rianimare, soprattutto un bambino e occorre armonia e tranquillità e fiducia. Rianimare costituisce un non luogo, ma un non luogo diverso delle sale d’aspetto degli aeroporti. E’ un non luogo di cui puoi talvolta percepire la sacralità inviolabile. Ma devono esserci ordine, silenzio e rigore. E poi devi sperare, sperare che in quella zona e in quel tempo di nessuno ci sia qualcuno che si impossessi delle tue mani, dei tuoi pensieri e riconduca tutto in territori e tempi più umanamente commensurabili.

Il bimbo non è tornato con noi. Forse non abbiamo sperato abbastanza.

  

Chi è l’autore

MIRCO NACOTI è nato nel 1972. In Africa per la prima volta nel 2004 con Medici Senza Frontiere, è stato destinato all’ospedale di Man (Costa d’Avorio). Anestesista, in Italia lavora agli Ospedali Riuniti di Bergamo. Al Pronto Soccorso di Man si è occupato della selezione delle urgenze e delle visite mediche. Con l’Associazione Sguazzi ha contribuito all’apertura di una biblioteca scientifico-tecnologica presso l’Oespedale di Man.

Molti partners hanno aderito al progetto a cui Sguazzi ha dedicato anche un sito specifico: www.bibliotechman.org

Dalle pagine del libro, Compagnia Brincadera ha tratto la performance teatrale “Alfa première”, regia di Giuseppe Goisis.

 

Un giorno come tanti

L’emergenza in Costa d’Avorio nel diario di un medico…senza frontiere

Di  Mirco Nacoti

Con prefazione di Roberto Mauri

Edizioni dell’arco, Milano, 2005

Pagine: 128

ISBN: 9788878760110

Costo: 6,90€

 

“Inseparabili” di Alessandro Piperno, recensione di Anna Maria Balzano

Inseparabili

di Alessandro Piperno (premio Strega 2012)

recensione di ANNA MARIA BALZANO

 

9788804608806Inseparabili” è  la seconda parte de“Il fuoco amico dei ricordi” che Piperno aveva iniziato con “Persecuzione”.

Anche in questo caso, la lettura del romanzo rivelerà quanto siano interessanti e appropriate le citazioni poste all’inizio del libro: la prima tratta da Baudelaire mette l’accento sul male di vivere dell’uomo moderno, inquieto al punto da essere  alla continua ricerca di un cambiamento che gli dia sollievo, la seconda, una frase di Andre Agassi,  esprime il concetto di come possa essere più dolorosa una sconfitta di quanto possa essere piacevole una vittoria. 

“Inseparabili” sviluppa e approfondisce alcuni temi che erano già stati affrontati in “Persecuzione”.

Se nel primo romanzo avevamo visto la netta contrapposizione tra il personaggio di Leo e quello di Rachel, come i due stereotipi di ebreo, uno sottomesso e rassegnato, l’altra aggressiva e risoluta, qui la contrapposizione è tutta tra i due fratelli, cresciuti nell’illusoria convinzione di essere inseparabili, proprio come i pappagallini che non possono sopravvivere l’uno senza l’altro. Ed è proprio l’essere cresciuti con l’angoscioso ricordo del padre che finì i suoi giorni chiuso nel seminterrato della casa, senza che nessuno della famiglia avesse fatto un passo significativo per dargli conforto, che accentua ed esaspera quelli che erano stati accennati come i limiti caratteriali dei due fratelli. Essi appaiono come due poli opposti, che si respingono e si attraggono: se Filippo, con la sua dislessia, trova grandi difficoltà nello studio, Samuel apprende con rapidità e profitto; se Filippo sviluppa un fisico robusto e un’attività sessuale intensa e soddisfacente, Samuel è più delicato e la sua insicurezza è la causa dei suoi complicati e anomali rapporti sessuali. Il successo di Filippo arriva solo quando ha la possibilità di dare sfogo al suo estro creativo, mentre il fallimento di Samuel deriva proprio dall’unica volta in cui ha preso decisioni autonome. I due fratelli sono come due entità antitetiche, Caino e Abele, come lo stesso Samuel accenna nel drammatico scontro finale chiarificatore con il fratello. E quello che è più terribile è che di tutto il dramma interiore che distrugge il rapporto tra i due fratelli è testimone e responsabile la madre, che ha sempre represso quei rari momenti di compassione e pietà da cui pure era stata talvolta toccata. L’appartenenza al mondo ebraico è nei romanzi di Piperno di assoluta importanza: lo scontro tra i fratelli, non a caso, si basa anche sull’indignazione sorta in Samuel, nel sentire Filippo accennare, nel suo discorso alla Bocconi, alla strage dei bambini compiuta dalla Royal Air Force a Dresda, senza un minimo accenno alle morti di  Auschwitz.

Qui il discorso si fa molto complesso: certamente quello della funzione della memoria è un argomento assai caro a Piperno: nel bellissimo saggio su Proust intitolato “Contro la memoria”, si dilunga su questo punto. Anche in questo romanzo accenna  all’oblio come mezzo per raggiungere la serenità e alla memoria come causa di sofferenza.

Certamente la visione del mondo di Piperno , così come ci giunge attraverso i suoi romanzi, è assai inquietante, nel suo realismo spietato: qui l’opposizione tra l’uomo e il mondo, l’uomo e la società è conflittuale al punto che anche i sentimenti più naturali e spontanei di cui l’individuo ha bisogno per vivere, come l’amore e l’amicizia vengono annullati nella cinica  rete di rapporti in cui si trova imprigionato. 

ANNA MARIA BALZANO

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Schegge di vita” di AA.VV., recensione di Lorenzo Spurio

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

copSchegge di vita è una breve, ma intensa antologia sul disagio psichico curata da Mirella Presa, educatrice del Centro Diurno Procaccini del Fatebenefratelli di Milano. In essa, per mezzo di poesie e di testi a carattere narrativo proposti quali “ricordi”, hanno voce cinque ragazzi che hanno sperimentato nel loro passato e che convivono con una forma di disagio: non si chiarisce quale, il testo, infatti, non ha nessuna pretesa di carattere scientifico né eziologico.

Il testo propone il flusso di emozioni che fanno i conti con il passato e con la riscoperta di un presente felice ed il collante è rappresentato dal fatto che i vari squarci lirici che nel libro vengono proposti si configurano come “schegge”, ossia come pezzi indistinti di un tutto, più complesso, che è la coscienza dell’uomo, troppo spesso messa sotto scacco dalla brutalità e inesorabilità di vicende.

Tutti possono scrivere sul disagio, anche coloro che non l’hanno mai sperimentato direttamente sulla propria pelle, immaginandolo o facendo proprie le preoccupazioni e le sensazioni di una persona che, invece, lo ha vissuto/lo sta vivendo.

Una cosa diversa è chi scrive del proprio disagio. In questo modo la scrittura si configura come fedele compagna, come supporto alla desolazione che spesso può invadere l’animo, come espressione di una ritrovata forza interiore che porta l’uomo, giovane o meno che sia, a vedersi come da fuori. Ed è in questi casi che la scrittura diventa una pozione miracolosa, lo è nel senso che guarisce non tanto il corpo, quindi il fisico, ma la componente emotiva, sensoriale, intimista della persona. La poesia si tramuta, dunque, come è osservato nella nota di introduzione, in strumento che ha un valida “valenza riabilitativa”, testata per l’appunto anche scientificamente.

Le parole stese sulla carta, dunque, sono come delle lacrime azzerate.

Le poesie sono delle dolci attestazioni di una vita felice e spensierata, vagliata, però, dall’amaro ricordo. Sono preghiere laiche di riscoperta della vita e del suo valore, perché come sottolinea l’educatrice Mirella Presa, “Fare poesia significa prima di tutto ripensare alle proprie emozioni, rielaborandole e traducendole nella parola scritta” (p. 15).

Nella raccolta, in particolare, ci sono dei versi a mio modo di vedere molto potenti e che hanno richiamato una più attenta lettura ed analisi, come quando Gabriel D’Angelo nella poesia “Sfida senza fine” eternizza sulla carta una semplice, ma non banale verità: “Tutti hanno paura di te,/ non perché sei cattiva/ ma perché nessuno ti conosce bene” (p. 21) sulla quale tanto si potrebbe argomentare. La paura, dunque, quale spauracchio che fa tremare le gambe all’uomo, non è dovuta da una forma d’essere, da un comportamento cattivo o spregiudicato, da un sistema di potere gerarchizzato né da un senso di subordinazione, ma è fonte del non detto, dell’ignoto, della mancanza di comprensione, della ignoranza.

I popoli hanno paura di altri popoli perché non conoscono le loro differenze. Lo stesso accade per le religioni. Nella nostra società non si ha più paura perché esistono prepotenti o perché qualcuno ha la facoltà di mostrarsi superiore o più forte (caratterialmente, intellettualmente, militarmente), ma si ha paura quando non si conosce l’altro o si finge di conoscerlo.

In “La colazione dei canottieri” di Massimo Formenti, l’io lirico gioca su una doppiezza di sensazioni che gli derivano probabilmente da un certo tipo d’instabilità: è in grado di cogliere la spensieratezza e la gioia in una bella giornata estiva che lo intima a godersi anche la compagnia degli altri (“In questa giornata estiva/ mi sento di vivere in sintonia fra la gente”, p. 32), ma c’è un qualcosa che blocca il ragazzo in questo intento, come un insidioso male oscuro che con i suoi tentacoli invisibili impedisce al ragazzo di vivere a pieno il momento poiché, osserva nel finale “non so come gustare pienamente/ il cibo invitante sulla tavola” (p. 32) che può metter in luce, forse, il problema del ragazzo nella risoluzione di un disturbo in particolare.

Luisa Romagnoni in “Primavera” conclude con due versi altamente toccanti e che indicano una certa riflessione sul mondo, avvicinata, forse anche a un pensiero di carattere religioso. Il Male presente nel mondo va osservato, analizzato e non perpetuato e coloro che sono i portatori del Male vanno denunciati, sconfessati e allontanati dalla comunità di diritto, però l’amore, l’ingrediente che giustifica il significato dell’uomo nel mondo, a nessuno deve essere mai risparmiato: “anche gli uomini cattivi/ nel mondo sono da amare” (p. 47).

 

                   Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

 

Jesi, 1 Agosto 2013

 

Schegge di vita

di AA.VV.

Albatros, Roma, 2012

Pagine: 60

ISBN: 978-88-567-6111-5

Costo: 13,90€

 

 

 

II Concorso Letterario “Segreti di Pulcinella”

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BANDO DI PARTECIPAZIONE

 

– Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri, purché presentino opere in lingua italiana o in dialetto (in questo caso dovranno essere obbligatoriamente accompagnate dalla traduzione in italiano dei testi).

– Si partecipa con testi a tema libero, editi o inediti, ma che non siano stati mai premiati in precedenti concorsi letterari.

 – Il concorso si articola in due sezioni:

SEZIONE A – POESIA: si può partecipare con un massimo di due testi di cui ciascuno non dovrà superare i 30 versi di lunghezza, titolo e spazi esclusi.

SEZIONE B – RACCONTO BREVE: si  può partecipare con un solo racconto di lunghezza non superiore alle tre pagine Word A4, Times New Roman, corpo 12, spaziatura minima.

 – Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo.

 – Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati esonerando la rivista Segreti di Pulcinella e l’Associazione Culturale Poetikanten Onlus da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Gli autori devono dichiarare di possedere a pieno i diritti sull’opera che presentano.

 – Per partecipare al concorso, ciascun autore dovrà inviare le proprie opere, la scheda di partecipazione in formato digitale (in Word o Pdf) compilata e scannerizzata  e la copia della ricevuta di pagamento al concorso all’indirizzo di posta elettronica segretidipulcinella@hotmail.it entro la data del 20 Dicembre 2013.

 – Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

 – Quale tassa per copertura delle spese organizzative è richiesta un contributo pari a 10€. Chi intende partecipare a entrambe le sezioni lo potrà fare, inviando il pagamento per entrambe. Il pagamento potrà avvenire mediante:

  1. bonifico bancario: (IBAN IT33A0760102800001014268401 – Intestato a: IURI LOMBARDI – Causale – Concorso Segreti di Pulcinella)
  2. bollettino postale (CC n° 001014268401 – Intestato a IURI LOMBARDI – Causale: Concorso Segreti di Pulcinella)
  3. ricarica Postepay n° 4023600646839045 intestata a Iuri Lombardi.

 

– La Commissione Giuria è composta da:

Iuri Lombardi, poeta, scrittore, presidente Ass. Cult. Poetikanten Onlus

Lorenzo Spurio, scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe

Massimo Acciai, poeta, scrittore, direttore rivista Segreti di Pulcinella

Alessio De Luca, scrittore e cantautore

Anna Laura Cittadino, poetessa, scrittrice, presidente Ass. Culturale “GueCi” 

Charlotte Migliolo, compositrice, scrittrice

Ilaria Celestini, poetessa, scrittrice

Luigi Pio Carmina, poeta, scrittore, redattore di Euterpe

Luisa Bolleri, poetessa, scrittrice

Sandra Carresi, poetessa, scrittrice, vice-presidente Ass. Cult. TraccePerLaMeta

Susanna Polimanti, scrittrice

Rossana D’Angelo, poetessa

Il giudizio della giuria è definitivo e insindacabile.

 

Presidente del Premio: Lorenzo Spurio

Presidente di Giuria: Marzia Carocci

 

– Il concorso è finalizzato alla pubblicazione di un’opera antologica che verrà pubblicata con regolare codice ISBN, che verrà presentata e diffusa durante la cerimonia di premiazione e acquistabile sulle maggiori librerie online. Nell’antologia verranno pubblicati i testi dei primi tre vincitori di ciascuna sezione e di quelli di autori segnalati e menzionati dalla Giuria.

 – I premi consisteranno in targhe di metallo per i primi tre vincitori di ciascuna delle due sezioni. I primi vincitori assoluti delle due sezioni riceveranno, inoltre, 100€ e una copia gratuita dell’antologia del premio. Per i segnalati e altri partecipanti che otterranno delle menzioni si consegnerà un diploma e un libro.

 – La cerimonia di premiazione si svolgerà a Firenze nella primavera del 2014 in una location da stabilire. Tutti i premiati e i segnalati sono invitati a partecipare. I vincitori dei primi tre premi che non potranno intervenire, potranno inviare un loro delegato a ritirare i premi o potranno riceverli per posta dietro loro pagamento delle relative spese postali.

 – Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

 – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano la rivista Segreti di Pulcinella e l’Associazione Culturale Poetikanten Onlus a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

 – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

 

            MASSIMO ACCIAI                                                              IURI LOMBARDI

Direttore della rivista Segreti di Pulcinella                Presidente Ass. Cult. Poetikanten Onlus

 

 

Info Segreteria del Premio: segretidipulcinella@hotmail.it


 

Scheda di Partecipazione

 

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso.

 

 

Nome/Cognome ___________________________________________________

Nato/a __________________________ il ______________________________

Residente in (via) ___________________Città___________________________

Cap __________________ Provincia ______________ Stato _____________

Tel. ___________________________Cell.______________________________

E-mail _________________________E-mail alternativa: ___________________

Partecipo alla sezione:             □ SEZ. A (Poesia)                    □ SEZ. B (Racconto breve)

con i testi intitolati: _________________________________________________________________

____________________________________________________________________

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

 

□ Dichiaro che il testo che presento è frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

 

□ Autorizzo la rivista “Segreti di Pulcinella” e l’Ass. Culturale Poetikanten Onlus a pubblicare il mio testo nell’opera antologica nel caso risultasse vincitore o segnalato, secondo quanto stabilito dall’art. 13 del bando di concorso.

 

 

Firma____________________________ Data ___________________________

“Il poeta è l’essere più imperfetto che cerca la perfezione ovunque” di Ninnj Di Stefano Busà

articolo di Ninnj Di Stefano Busà

 

Quando si parla di Poesia c’è il dubbio che si parli di qualcosa di assolutamente astratto che ci commuove o ci sommuove, ci spinge a cercare dentro o fuori di noi la Bellezza che manca nel mondo.

E infatti, sono convinta che il poeta sia tra gli esseri umani il più “imperfetto”, il più lacunoso e incapace di trovare la perfezione che disperatamente cerca.

Ha uno strano e ambìto progetto il poeta, che è quello di perseguire la perfezione ovunque essa si annidi, nel mentre la cerca, essa gli sfugge, si allontana da lui, in una sorta di sortilegio che lo fa essere sempre altrove, da dove essa si trovi, altrove da sè, altrove dai luoghi, dalle cose che egli possiede e ama.

imagesE allora per quanto egli la evochi, per quanto desideri raggiungerla, essa è sempre lontana o pare allontanarsi sempre più dal suo progetto iniziale.

Vi sono due tipologie di poeti. chi scrive per se stesso, inseguendo il modello di bellezza che ha dentro di sè, che lo ispira e gli fa immaginare una perfezione “superiore” a quella che lo circonda, e quella di chi scrive a tavolino, direi <a freddo>, per immettersi in un mondo, che gli consenta il protagonismo intellettuale, pirotecnico, (e spesso illusorio), le luci della ribalta, la popolarità e il successo.

La poesia invece ha tempi lunghissimi, è qualcosa che origina da molto lontano e va verso territori inimmaginabili. Se tutto va bene, trasferisce il progetto poetico oltre noi, oltre il momento, in una dimensione storica che può collocare il poeta nella pagina letteraria del futuro come un vate.

La dimensione irreale che è perennemente sul punto di implodere al di dentro, esplora emozioni “altre”, che le restituiscano la funzione del Bello che in sé non possiede.

E’ come se al poeta mancasse il terreno sotto i piedi, più corre per inseguire la perfezione, più quest’ultima si allontana, rifugge da lui, si estranea o si mescola con la realtà cruda del quotidiano, impedendogli di vedere oltre la cortina di nebbia del suo osservatorio privato.

Il rischio peggiore per un poeta è quello di sapere che non troverà mai la perfezione che cerca, ma si dovrà accontentare del <perfettibile> che la surroga almeno in parte.

La poesia, infatti, nella sua vera accezione, è un conto aperto con l’anima  di chi la scrive. 

Ogni poeta sa che si può estinguere in ogni momento, ma al contempo è cosciente che della sua essenza e superba bellezza non può più fare a meno fino alla morte.

Se è toccato dalla poesia, difficilmente rinuncerà a cercare dall’abisso fondo del buio le parole atte a comunicare con essa, (poesia) in quanto il tentativo per innescare un verosimile dialogo resta sempre un po’ incerto e incapace di aprirsi del tutto. Perciò, spesso si dice che “la poesia più bella è quella che un poeta ancora non ha scritto“.

Per il fatto che è induttiva e inebriante o esaltante essa trova molti fautori, ma con la consapevolezza che: chi scrive poesia è solo il guardiano del paesaggio interiore, semmai l’interprete, il transfert qualche volta, ma mai padrone di ciò che crea, perchè una volta creata la parola diventa di tutti, inibisce la proprietà di ciascuno che diventa ascoltatore di sè stesso. E come un teatro il cui palcoscenico è attraversato da tanti attori, tutti con ruoli diversi, ma compresenze di una stessa scena, una “piece” teatrale  che è quella del mondo, dove trionfa il segno architettonico dell’avventura universale, ma non il tutto, come dire una pagina non l’intera rappresentazione.

La poesia è uno di quei disegni che sfugge ad ogni interpretazione o intuizione umane.

La poesia vive di se stessa, e cerca in se stessa la sua ragion d’essere, è biografa e registra ogni vibrazione dello spirito come se fosse il primo segnale del mondo, non si può coattare, nè impedire che venga fuori, d’improvviso, quando meno il poeta se l’aspetti. Sarà condivisione “dopo”, ma al momento del poiein il poeta è solo, come una madre che sta per partorire, in quel preciso momento la natività della parola è slancio, idealmente assolve il compito di neutralizzare le brutture, del mondo, rendersi perfettibile, compartecipe alle sue straordinarie manifestazioni scrittorie, ai suoi panorami intellettuali, alle sue emozioni e suggestioni. In un secondo momento la poesia sarà amore, sarà tendenza all’eterno, forse tendenzialmente votata ad essere altro da sè, ma lucidamente, prioritariamente anche del mondo.

 

 

NOTIZIE di Ninnj Di Stefano Busà

 

Rivelatasi come poeta, poco più che quindicenne a Salvatore Quasimodo (Premio Nobel), suo corregionale e amico di famiglia, ha mostrato nei vari decenni una produzione letteraria più che qualificata.

Ha pubblicato 20 voluni  di poesia, per i quali ha avuto prestigiosi estimatori critici. Scrittrice raffinata e consodidata da plurime esperienze. Laureatasi con una tesi su Benedetto Croce: L’Estetica crociana e i problem dell’Arte ha raggiunto nel tempo ragguardevoli posizioni liriche. Considerata oggi una delle massime figure nel diorama della poesia contemporanea, ha avuto prefazioni da Giovanni Raboni, Marco Forti, Giorgio Bàrberi Squarotti, Walter Mauro, Emerico Giachery, Davide Rondoni, Dante Maffia, Francesco D’Episcopo, A. Coppola, A. Spagnuolo, S. Demarchi e altri, recensori come Attilio Bertolucci, Alda Merini, Fulvio Tomizza, Antonio Piromalli, Neuro Bonifazi, Renato Filippelli. E’ storicizzata nella Grande Enciclopedia per le Università e i Licei in  6 vol. dell’Editore Simone. Innumerevoli riconoscimenti alla Cultura e alla Letteratura. Insignita dell’onorificenza di “Dignitario di Letteratura” dal Consolato Gen. dell’Ecuador (equivalente al ns. cavalierato)

La scrittrice si è saputa reinventare nel tempo, pur seguendo il solco della tradizione lirica. Il suo linguaggio sfugge al rischio della ripetizione e dell’autocontemplazione estetica, nuovo e sempre motivato risulta il modello, per la continua sollecitazione e ispirazione di un fattore interiore determinante che lo sollecita.

Un linguaggio esente da scorie che in una continua esigenza di rinnovamento si è fatto sempre più alto (G.Bàrberi Squarotti).

Una poetica che origina dal divino e si alimenta del quotidiano, superando: perplessità, dubbi, contraddizioni, inquietudini e conflitti esistenziali in un afflato ampio di cosmogonia.

La poesia di N. Di Stefano Busà va oltre il banale, oltre le punte d’iceberg di un diluvio, avendo in cuore la poesia che canta tutto il “suo” sublime stupore e la sua verità. 

 

 

QUESTO ARTICOLO VIENE PUBBLICATO DIETRO CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

 

 

Selezione di racconti per Obsession -2013-

Selezione di racconti per OBSESSION

 Racconti a tema “Paranoie, deliri e tradimenti”

 

Prosegue quest’anno l’iniziativa editoriale della raccolta di racconti dedicate allo scandaglio della psiche contorta o messa sotto scacco da eventi scoraggianti. Il sottotitolo tematico proposto quest’anno sarà “Paranoie, deliri e tradimenti”.

Il volume sarà dedicato principalmente a scritti nei quali la componente intimistica e psicologica – biografica o inventata- ricopra un interesse particolare ai fini del racconto.

Il volume sarà composto da una determinato numero di racconti che risulteranno selezionati e verrà pubblicato nel corso del 2014 da TraccePerLaMeta Edizioni.

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MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE:

 -La partecipazione alla selezione di racconti è totalmente gratuita. Agli autori che saranno selezionati e inseriti in antologia è richiesto l’acquisto di minimo di due copie dell’antologia per un totale di 25 €, spese di spedizioni comprese.[1] 

– Saranno accettati solamente testi nella forma del racconto e questi dovranno avere una lunghezza non superiore ai 50.000 caratteri (spazi inclusi)

– Ogni autore può presentare un solo racconto. 

– Il testo presentato potrà essere inedito o edito, ma nel caso sia già stato pubblicato in cartaceo, bisognerà indicare con nota a piè di pagina i riferimenti della pubblicazione. 

– I materiali devono essere inviati rigorosamente in formato Word, con il sistema di pagine numerate e dovranno essere dotati di un titolo.

– Invii di materiali con altri formati diversi da Word non saranno presi in considerazione. Si richiede di non inserire nel file immagini né di adottare caratteri colorati, grassetto o corsivo e si consiglia di utilizzare il carattere Times New Roman, punti 12, interlinea 1,5 paragrafo giustificato. 

– Assieme al racconto è richiesto, quale elemento necessario per la validità della partecipazione, l’invio di un file Word contenente i dati personali -nome, cognome, indirizzo di residenza, recapiti telefonici e mail, l’attestazione che il racconto è di propria paternità e il riferimento bibliografico nel caso il racconto non sia inedito. 6. Assieme al racconto è richiesto, quale elemento necessario per la validità della partecipazione, l’invio di un file Word contenente i dati personali -nome, cognome, indirizzo di residenza, recapiti telefonici e mail, l’attestazione che il racconto è di propria paternità e il riferimento bibliografico nel caso il racconto non sia inedito. Assieme al racconto è richiesto, quale elemento necessario per la validità della partecipazione, l’invio di un file Word contenente i dati personali –nome, cognome, indirizzo di residenza, recapiti telefonici e mail, l’attestazione che il racconto è di propria paternità e il riferimento bibliografico nel caso il racconto non sia inedito. 

– L’invio dei materiali deve essere fatto esclusivamente per e-mail a questo indirizzolorenzo.spurio@alice.it riportando nell’oggetto “Obsession” entro e non oltre il 20 Dicembre 2013.  

– TraccePerLaMeta Edizioni comunicherà a tutti i partecipanti -selezionati o no- l’esito della selezione e le informazioni circa la pubblicazione/acquisto del volume. 

– Per quanto concerne la prima edizione del progetto e la relativa antologia Obsession – Racconti a tema “Manie, fobie e perversioni” (Limina Mentis, 2013), a questo link è disponibile la lista degli autori selezionati e pubblicati: https://blogletteratura.com/2013/03/01/obsession-gli-autori-selezionati/ 

– Questo è il link, invece, per accedere direttamente alla pagina acquisto del libro. http://www.liminamentis.com/scheda-libro/spurio-lorenzo-aavv-a-cura-di/obsession-9788898496020-134324.html

– Questo è il link all’evento creato su Fb: https://www.facebook.com/events/492177750860272/?fref=ts

 Con preghiera di diffusione e di pubblicizzazione dell’evento su blog/siti personali e riviste.

 

Lorenzo Spurio

Curatore Raccolta di racconti Obsession


[1] L’antologia avrà quale prezzo di copertina 12 €. A partire dalla seconda copia, il volume verrà venduto al prezzo di 10€. Si aggiungeranno 3€ per le spedizioni. Ogni autore selezionato è tenuto dunque all’acquisto di 2 antologie per un prezzo complessivo di 25€.

Il pagamento potrà essere effettuato mediante bollettino postale, versamento bancario e Paypal.

E’ uscito “Liceali” di Francesca Luzzio

E’ uscito “Liceali” di Francesca Luzzio

Liceali

di Francesca Luzzio

Genesi Editrice, 2013

Pagine: 132

ISBN: 9788874144051

Costo: 13€

Link diretto alla vendita

COPERTINA LICEALI

Dalla prefazione di STEFANO GROS-PIETRO:

La scena del bel libro di Francesca Luzzio inizia, dunque, sulla zattera dei naufraghi. Fra di loro, improbabile comandante della scialuppa già destituito di autorità, c’è la giovane e bella professoressa Giulia Lo Cascio, sposa e madre felice, ma che si lascia rapire da un amore impossibile e finisce tra le braccia di un suo allievo, dalla corporatura aitante e dalla carne profumata di gioventù. E lì c’è anche Alice, che apre il suo cuore di adolescente all’amore, ma rimane incinta dal compagno di scuola Giovanni, il quale, come sa che la ragazza è in dolce attesa, si trasforma in un lupo mannaro e la insulta barbaramente, le rinfaccia il cedimento dei sensi che la ragazza ha avuto sia con lui sia con chissà quanti altri, per cui la giovane vacilla stordita in strada, viene travolta da un’auto, si risveglia in ospedale, e trova vicino a sé come unica ancora di salvataggio la mamma, che forse collaborerà a ricostruire la vita della figlia. C’è Mario, che è stato pestato a sangue dai suoi compagni nei gabinetti della scuola, e che in segno di spregio e di umiliazione è anche stato lordato di urina, perché i bulli non accettano la sua individualità improntata al riserbo e all’isolamento, lo ritengono supponente o addirittura antagonista, tale da meritarsi la violenta punizione. C’è la tragedia di un altro Mario, figlio di genitori abbienti, che si è iniziato alla droga, per noia e per desiderio di evasione, e che giungerà a scappare di casa, per poi farvi ritorno con l’unico scopo di rapinare e pestare selvaggiamente i genitori. C’è Andrea, amico di infanzia di Giuseppe, a cui il ragazzo si lega con l’aspettativa in cuore di realizzare un legame omosessuale, mentre Giuseppe si innamora di Rita e Andrea sprofonda in una spirale depressiva di umiliazione, in fondo alla quale c’è la tragedia di un atto non conservativo rivolto contro se stesso. C’è Luigi, figlio del custode del palazzo dove abita la bella Daniela, che invece è figlia di una famiglia più che agiata, e Luigi, grazie ai favori scolastici che egli offre ai compagni più ricchi, pensa di potere essere accettato in un ceto sociale molto al di sopra del suo e perciò andrà incontro a una cocente mortificazione. C’è il branco di Marco, Alessandro, Daniele, Giuseppe, Vincenzo, Caterina e Daniela che organizza serate in discoteca con ampio consumo di droga presa a prestito dallo spacciatore, con il progetto di sdebitarsi organizzando una rapina ai danni dei barboni che vivono all’addiaccio, ma le cose non andranno come previsto e Vincenzo ne subirà le tragiche conseguenze. C’è Giulio, soprannominato il “ragazzo fagotto” perché sballottato come una valigia nelle case dei genitori separati, entrambi infastiditi dalle esigenze di vita e di studio del ragazzo. C’è Mohamed, ragazzo che è ritenuto solo a metà italiano perché i genitori sono sudanesi e, quindi, il giovane ha la pelle di colore più che scuro, ed egli vorrebbe tentare in ogni modo di sbiancarla con l’uso degli acidi. Ci sono molti altri casi di disagio educazionale e di violenza familiare o di cattiva educazione instillata dai genitori ai loro ragazzi, a causa di un esasperato desiderio di promozione sociale, sviluppato fino ai limiti della presunzione o addirittura dell’arroganza.

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