“Il poeta è l’essere più imperfetto che cerca la perfezione ovunque” di Ninnj Di Stefano Busà

articolo di Ninnj Di Stefano Busà

 

Quando si parla di Poesia c’è il dubbio che si parli di qualcosa di assolutamente astratto che ci commuove o ci sommuove, ci spinge a cercare dentro o fuori di noi la Bellezza che manca nel mondo.

E infatti, sono convinta che il poeta sia tra gli esseri umani il più “imperfetto”, il più lacunoso e incapace di trovare la perfezione che disperatamente cerca.

Ha uno strano e ambìto progetto il poeta, che è quello di perseguire la perfezione ovunque essa si annidi, nel mentre la cerca, essa gli sfugge, si allontana da lui, in una sorta di sortilegio che lo fa essere sempre altrove, da dove essa si trovi, altrove da sè, altrove dai luoghi, dalle cose che egli possiede e ama.

imagesE allora per quanto egli la evochi, per quanto desideri raggiungerla, essa è sempre lontana o pare allontanarsi sempre più dal suo progetto iniziale.

Vi sono due tipologie di poeti. chi scrive per se stesso, inseguendo il modello di bellezza che ha dentro di sè, che lo ispira e gli fa immaginare una perfezione “superiore” a quella che lo circonda, e quella di chi scrive a tavolino, direi <a freddo>, per immettersi in un mondo, che gli consenta il protagonismo intellettuale, pirotecnico, (e spesso illusorio), le luci della ribalta, la popolarità e il successo.

La poesia invece ha tempi lunghissimi, è qualcosa che origina da molto lontano e va verso territori inimmaginabili. Se tutto va bene, trasferisce il progetto poetico oltre noi, oltre il momento, in una dimensione storica che può collocare il poeta nella pagina letteraria del futuro come un vate.

La dimensione irreale che è perennemente sul punto di implodere al di dentro, esplora emozioni “altre”, che le restituiscano la funzione del Bello che in sé non possiede.

E’ come se al poeta mancasse il terreno sotto i piedi, più corre per inseguire la perfezione, più quest’ultima si allontana, rifugge da lui, si estranea o si mescola con la realtà cruda del quotidiano, impedendogli di vedere oltre la cortina di nebbia del suo osservatorio privato.

Il rischio peggiore per un poeta è quello di sapere che non troverà mai la perfezione che cerca, ma si dovrà accontentare del <perfettibile> che la surroga almeno in parte.

La poesia, infatti, nella sua vera accezione, è un conto aperto con l’anima  di chi la scrive. 

Ogni poeta sa che si può estinguere in ogni momento, ma al contempo è cosciente che della sua essenza e superba bellezza non può più fare a meno fino alla morte.

Se è toccato dalla poesia, difficilmente rinuncerà a cercare dall’abisso fondo del buio le parole atte a comunicare con essa, (poesia) in quanto il tentativo per innescare un verosimile dialogo resta sempre un po’ incerto e incapace di aprirsi del tutto. Perciò, spesso si dice che “la poesia più bella è quella che un poeta ancora non ha scritto“.

Per il fatto che è induttiva e inebriante o esaltante essa trova molti fautori, ma con la consapevolezza che: chi scrive poesia è solo il guardiano del paesaggio interiore, semmai l’interprete, il transfert qualche volta, ma mai padrone di ciò che crea, perchè una volta creata la parola diventa di tutti, inibisce la proprietà di ciascuno che diventa ascoltatore di sè stesso. E come un teatro il cui palcoscenico è attraversato da tanti attori, tutti con ruoli diversi, ma compresenze di una stessa scena, una “piece” teatrale  che è quella del mondo, dove trionfa il segno architettonico dell’avventura universale, ma non il tutto, come dire una pagina non l’intera rappresentazione.

La poesia è uno di quei disegni che sfugge ad ogni interpretazione o intuizione umane.

La poesia vive di se stessa, e cerca in se stessa la sua ragion d’essere, è biografa e registra ogni vibrazione dello spirito come se fosse il primo segnale del mondo, non si può coattare, nè impedire che venga fuori, d’improvviso, quando meno il poeta se l’aspetti. Sarà condivisione “dopo”, ma al momento del poiein il poeta è solo, come una madre che sta per partorire, in quel preciso momento la natività della parola è slancio, idealmente assolve il compito di neutralizzare le brutture, del mondo, rendersi perfettibile, compartecipe alle sue straordinarie manifestazioni scrittorie, ai suoi panorami intellettuali, alle sue emozioni e suggestioni. In un secondo momento la poesia sarà amore, sarà tendenza all’eterno, forse tendenzialmente votata ad essere altro da sè, ma lucidamente, prioritariamente anche del mondo.

 

 

NOTIZIE di Ninnj Di Stefano Busà

 

Rivelatasi come poeta, poco più che quindicenne a Salvatore Quasimodo (Premio Nobel), suo corregionale e amico di famiglia, ha mostrato nei vari decenni una produzione letteraria più che qualificata.

Ha pubblicato 20 voluni  di poesia, per i quali ha avuto prestigiosi estimatori critici. Scrittrice raffinata e consodidata da plurime esperienze. Laureatasi con una tesi su Benedetto Croce: L’Estetica crociana e i problem dell’Arte ha raggiunto nel tempo ragguardevoli posizioni liriche. Considerata oggi una delle massime figure nel diorama della poesia contemporanea, ha avuto prefazioni da Giovanni Raboni, Marco Forti, Giorgio Bàrberi Squarotti, Walter Mauro, Emerico Giachery, Davide Rondoni, Dante Maffia, Francesco D’Episcopo, A. Coppola, A. Spagnuolo, S. Demarchi e altri, recensori come Attilio Bertolucci, Alda Merini, Fulvio Tomizza, Antonio Piromalli, Neuro Bonifazi, Renato Filippelli. E’ storicizzata nella Grande Enciclopedia per le Università e i Licei in  6 vol. dell’Editore Simone. Innumerevoli riconoscimenti alla Cultura e alla Letteratura. Insignita dell’onorificenza di “Dignitario di Letteratura” dal Consolato Gen. dell’Ecuador (equivalente al ns. cavalierato)

La scrittrice si è saputa reinventare nel tempo, pur seguendo il solco della tradizione lirica. Il suo linguaggio sfugge al rischio della ripetizione e dell’autocontemplazione estetica, nuovo e sempre motivato risulta il modello, per la continua sollecitazione e ispirazione di un fattore interiore determinante che lo sollecita.

Un linguaggio esente da scorie che in una continua esigenza di rinnovamento si è fatto sempre più alto (G.Bàrberi Squarotti).

Una poetica che origina dal divino e si alimenta del quotidiano, superando: perplessità, dubbi, contraddizioni, inquietudini e conflitti esistenziali in un afflato ampio di cosmogonia.

La poesia di N. Di Stefano Busà va oltre il banale, oltre le punte d’iceberg di un diluvio, avendo in cuore la poesia che canta tutto il “suo” sublime stupore e la sua verità. 

 

 

QUESTO ARTICOLO VIENE PUBBLICATO DIETRO CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

 

 

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