“Personaggi aquilani” esce il nuovo libro della giornalista Monica Pelliccione

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Quello raccolto nel fresco volume Personaggi aquilani (Edizioni Arkhé) di Monica Pelliccione – nota giornalista e scrittrice aquilana – è un viaggio tra la storia e la memoria del capoluogo abruzzese, duramente colpito da un forte terremoto nel 2009. In meno di un centinaio di pagine si passano in rassegna vari secoli e s’incontrano numerosi personaggi – venti per la precisione – che hanno reso celebre questa terra e l’hanno tramandata alla storia. Come è stato ricordato nel comunicato stampa che ha lanciato questa pubblicazione «Sono tanti e blasonati i personaggi che hanno legato il loro nome alla città» tuttavia la scelta operata dalla Pelliccione ha fatto sì che la sua volontà fosse quella di approfondirne alcuni con particolare acribia e ricerca. Non un compendio esaustivo sull’estesa pletora di personalità d’indiscusso pregio della città dell’Aquila ma uno studio che intende porre rilievo su alcuni profili adeguatamente scansionati nelle loro vite e attività.

Vi si ritrovano il senatore romano Gaio Sallustio Crispo (86-35 a.C.), lo storico Buccio da Ranallo (1294-1363), il condottiero Braccio da Montone (1368-1424), il predicatore francescano San Bernardino da Siena (1380-1444), al quale è dedicata l’imponente basilica, finanche – forse tra i più noti e immediatamente associabili alla città della Basilica di Collemaggio – l’eremita Pietro da Morrone (1215-1296), noto come Papa Celestino V. Di quest’ultimo così parla la Pelliccione nella sua ricca Introduzione al volume: «Celestino elargì alla città e all’umanità intera l’inestimabile dono della Perdonanza: l’Indulgenza e la redenzione dai peccati che i fedeli lucrano attraversando la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto. Predicatore e asceta, eremita e Santo, la cui figura fu accostata al passo del terzo canto dantesco dell’Inferno come «colui che fece per viltade il gran rifiuto». Rifiuto identificato nella rinuncia al papato, il 13 dicembre 1294, a pochi mesi dall’elezione».

Oltra a vari religiosi, compaiono anche intellettuali appartenenti alle varie arti; è il caso dell’architetto Giovanni Veladier (1762-1839) e del pittore Teofilo Patini (1840-1906).

Nelle file dei contemporanei troviamo: il giornalista (ma anche politico) Panfilo Gentile (1889-1971), voce critica del Novecento, il gerarca fascista Adelchi Serena (1895-1970) fautore di un rinnovamento – in senso novecentista – dell’architettura nel periodo del regime, che guidò la nascita della “Grande Aquila” e Nino Carloni (1910-1987), l’avvocato della musica.

Tra le presenze femminili, invece, si ritrovano nelle pagine del volume della Pelliccione i profili di Sant’Agnese (291-305), giovane martire, Margherita d’Austria (1522-1586): «La duchessa d’Austria, affascinata dall’Aquila, ne guidò una rinnovata stagione di sviluppo e creatività sociale e urbanistica, le cui tracce risultano visibili ancora oggi» e la manager visionaria Marisa Bellisario (1935-1988) che con l’azienda Italtel impresse un decisivo riscatto del gentil sesso nel campo produttivo e imprenditoriale.

Sono personaggi aquilani di nascita o di adozione, figure comunque eminenti nei loro rispettivi campi che hanno legato in maniera inscindibile il loro nome a quello dell’Aquila.

Puntuali le note critiche del giornalista aquilano Mario Narducci che, nell’appassionata e illuminante postfazione, così annota in merito al volume della Pelliccione: «Il compito che la Pelliccione si è assunto è quello […] di una divulgazione nella brevità, caratteristica essenziale in una società […] “veloce” e che trova la sua massima espressione nei social […], dove la brevità cattura e ferma il tempo in istanti che devono dire almeno il sufficiente. […] tuttavia è d’obbligo aggiungere che essa non va a discapito di una conoscenza esauriente, merito di una grande capacità di sintesi che l’autrice mette in campo ogni volta con mirabile armonia». Il libro è arricchito dagli scatti in bianco e nero di Daniela Dattrino, esperta di recupero dei beni culturali, in un percorso ideale tra luoghi e scorci che hanno accompagnato la vita e le gesta degli stessi personaggi aquilani dei quali la Pelliccione ha scritto.

Non tutti i venti personaggi inseriti dalla Pelliccione sono stati da me citati o richiamati in questo scritto. L’invito, infatti, è quello di andare ad accaparrarsi il libro per leggere le storie e le imprese di quanti sono stati ricordati e di tutti coloro che, a varia altezza, hanno celebrato, arricchito e tramandato l’aquilanità in maniera fiera e sentita.

L’autrice

Monica Pelliccione (L’Aquila, 1973), giornalista e scrittrice, firma del quotidiano «Il Centro», ha collaborato con importanti testate nazionali quali «Repubblica», è stata corrispondente dall’Abruzzo dell’Agenzia giornalistica Italia (Agi) e responsabile di vari uffici stampa. Autrice dei volumi L’Aquila e il polo elettronico. Retroscena di una crisi (2005), Nel nome di Celestino. Una nuova luce per L’Aquila (2009), San Pietro della Jenca. Il santuario di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso d’Italia (2013), Storie di donne (2019), L’Aquila – Le 100 Meraviglie +1 (2019) e Pastori d’Abruzzo (2019). Nel 2018 ha vinto il premio “Racconti Abruzzo e Molise” con All’ombra della Jenca e il premio nazionale “Agape” per la cultura. Nel 2019 le sono stati conferiti il premio “Donna” per il giornalismo e la letteratura, il “Rotary international Agape Caffé letterari d’Italia e d’Europa” per la saggistica e il riconoscimento internazionale “Il giardino letterario”, vincitrice del premio “Verga d’argento” per la letteratura e lo Ziré d’oro, come personaggio dell’anno, per la cultura (2019), il premio internazionale “Adriatico, Un mare che unisce” per il giornalismo (2019) e il premio “Margherita d’Austria” per la saggistica (2020).

“Ponte poetico / Most poetycki”: poesia italo-polacca, volume antologico a cura di Izabella Teresa Kostka

Segnalazione di Lorenzo Spurio

La talentuosa e prolifica poetessa e scrittrice polacca Izabella Teresa Kostka, da tanti anni residente e attiva nel nostro Paese, ha recentemente curato un volume antologico bilingue italiano-polacco intitolato Ponte poetico / Most poetycki edito dalla Kimerik Edizioni di Patti (ME).

Il volume, come ricorda la Kostka nella nota introduttiva, è l’ulteriore segno evidente di un programma di iniziative e scambi culturali, volti al confronto e all’arricchimento collettivo, da lei inaugurato nel 2015 nel capoluogo meneghino con i primi riusciti e seguitissimi incontri del “Verseggiando sotto gli astri di Milano”. I numerosi appuntamenti che, nel tempo, si sono tenuti sotto questo importante evento hanno visto partecipare, al Centro di Ricerca e Formazione Scientifica “Cerifos” di Milano, un gran numero di poeti mediante la formula del reading ma anche di vere e proprie presentazioni di libri. «Il mio obiettivo» – annota la Kostka – «era quello di unire tutti i campi dell’arte, mostrare le diversità culturali e molte tendenze stilistiche spesso opposte». Aperta e particolarmente affine alle nuove tendenze stilistiche e contenutistiche della poesia contemporanea, la Kostka si è distinta, nel corso degli anni, quale una delle più attente sostenitrici del movimento letterario denominato realismo terminale, ideato e curato dal poeta Guido Oldani e teorizzato, tra gli altri, dal prof. Giuseppe Langella, docente dell’Università Cattolica di Milano.

L’antologia Ponte poetico / Most poetycki rappresenta, dunque, la realizzazione compiuta del sogno personale della Kostka, vale a dire quello di far interloquire – mediante i versi di numerosi poeti scelti – le due lingue, l’italiano e il polacco, le due culture, le due storie, i due mondi. Un progetto ardimentoso, dunque, ma necessario e particolarmente amato dalla Kostka, come spesso avviene quando – con esperimenti analoghi – si cerca di mettere su carta alcune delle sfaccettature identitarie della nostra persona. La Kostka, che è nata a Poznań (Polonia), dal 2001 risiede in Italia. Poetessa, scrittrice e promotrice culturale, ha conseguito la Laurea Magistrale in pianoforte classico con qualifiche pedagogiche presso l’Università Accademia di Musica di Poznań. Ha pubblicato dieci raccolte di poesia in lingua italiana e in versione polacca. Dal 2015 fa parte del movimento del realismo terminale e dal 2019 è ambasciatrice e portavoce ufficiale del medesimo movimento per la Polonia.

Ponte poetico / Most poetycki presenta al suo interno, dopo le prefazioni di Guido Oldani e Giuseppe Langella, una serie di poeti italiani (Giusy Càfari Panìco, Igor Costanzo, Sabrina De Canio, Tania Di Malta, Massimo Silvotti, Antje Stehn, Luca Ariano, Lorenza Auguadra, Umberto Barbera, Lucia Bonanni, Margherita Bonfilio, Gabriele Borgna, Maria Giuliana Campanelli, Pasquale Cominale, Rosa Maria Corti, Maria Teresa Infante, Gianfranco Isetta, Giuseppe Leccardi, Veronica Liga, Roberto Marzano, Massimo Massa, Raffaella Massari, Giacomo Picchi, Barbara Rabita, Maria Teresa Tedde, Tito Truglia, Patrizia Varnier assieme ai due prefatori e alla curatrice stessa del volume) le cui opere sono tradotte in polacco dalla Kostka e una serie di poeti polacchi (Daniela Karewicz, Teresa Klimek Janota, Katarina Lavmel (Katarzyna Nazaruk), Anna Maria Mickiewicz, Jolanta Mielcarz, Olaf Polek, Krzysztof Rębowski, Marian Rodziewicz, Bogumiła Salmonowicz, Eliza Segiet, Alex Sławiński, Izabela Smolarek, Józefa Ślusarczyk – Latos, Tadeusz Zawadowski) che, al contrario, sono riproposti nella nostra lingua sempre grazie all’operazione interpretativa e di traduzione del testo operate dalla curatrice. In totale nel volume sono raccolte le esperienze letterarie di quarantaquattro poeti.

La poetessa e critico letterario fiorentino Lucia Bonanni – che figura antologizzata nel volume – ha recentemente redatto un lungo testo critico di analisi e approfondimento su questo progetto della Kostka dal quale risulta utile citare alcuni estratti a continuazione per meglio comprendere il taglio, le peculiarità e la forza espressiva di tale lavoro. In merito all’azzeccata quanto chiara scelta del titolo del lavoro della Kostka, quella del ponte, che evoca l’idea dell’avvicinamento e della coesione, la Bonanni ha scritto: «Nell’immaginario collettivo il ponte rappresenta un qualcosa che unisce unità tra loro distanti, ma distinte ossia rimanda al concetto metaforico di quanto l’Uomo è riuscito a costruire per andare oltre, questo anche nella dimensione interpersonale e in quella psichica in considerazione di vari punti di vista come ad esempio quello antropologico, archetipico, letterario e dialogico nonché l’attrazione verso l’altro da sé l’oltre, l’ignoto, lo sconosciuto e il diverso in modo da poter usufruire di questo spazio di transizione, attuando la comunicazione e l’incontro. […] questo Ponte poetico fa da collegamento tra il passato e il futuro di una nuova identità artistica, divenendo memoria di interazione culturale».

Particolare attenzione è stata posta da Bonanni alla poesia “La favola” di Guido Oldani che «narra della cementificazione selvaggia che ha invaso le zone liminari dei centri abitati, distruggendo le realtà rurali e con esse la flora e la fauna». Il tema ecologico – importante all’interno del volume – viene ripreso anche dal prof. Langella nella sua poesia “Il business dell’eolico”. Alcune liriche sono dedicate al dramma del terremoto, vi sono anche componimenti che rimembrano la tragedia nucleare di Černobyl con la distruzione di Pripyat e la tossicità diffusa su mezza Europa, l’edificazione massiccia, l’inquinamento, l’azione distruttiva e malevola dell’uomo sull’ambiente. Temi importanti e inscindibili dalla poesia quali l’amore, la memoria, il recupero dell’infanzia, lo scorrere del tempo, la solitudine e il silenzio (l’incomunicabilità e la disattenzione), la vanità, la durezza del lavoro nei campi, l’emarginazione dei mendicanti e dei disadattati in generale, ampliano la ricca trama di contenuti di questo lavoro corale e internazionale.

Lorenzo Spurio

Jesi, 03-12-2020

Al barese Matteo Bonsante il Premio “Alla Carriera” del Premio “L’arte in versi” 2020 – Premi in Memoria a Biagia Marniti e Simone Cattaneo

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, che bandisce e gestisce il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato, fondato e presieduto dal poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, annualmente provvede a conferire, tra i Premi fuori sezione, dei Premi Speciali identificati come “Premi alla Memoria” e “Premi alla Carriera” ad altrettanti poeti la cui attività letteraria è risultata significativa, è stata antologizzata, ha permesso di costruire una critica attenta e fattiva attorno alla loro produzione e di cui l’Associazione intende – nel caso dei Premi alla Memoria – celebrarne il ricordo, anche grazie alla presenza fisica in sede di premiazione di un proprio familiare – e di riconoscerne il merito dinanzi alla comunità letteraria. Quest’anno la decisione – come ha svelato un comunicato stampa diffuso dall’Associazione Euterpe il 30 novembre u.s., i Premi Speciali “Alla Memoria” verranno attribuiti al poeta saronnese Simone Cattaneo (1974-2009) e alla poetessa pugliese Biagia Marniti (1921-2006). Precedenti Premi alla Memoria sono stati conferiti, tra gli altri, alla poetessa calabrese Giusi Verbaro, ai poeti pugliesi Salvatore Toma e Bruno Epifani, ai marchigiani Gian Mario Maulo e Novella Torregiani, ai siciliani Maria Ermegilda Fuxa, Maria Costa e Alessandro Miano, tra gli altri.

Simone Cattaneo

Simone Cattaneo (Saronno, Varese, 1974-2009), poeta sfrontato e dal linguaggio moderno, nella sua poetica si avverte lo spirito libero, ribelle e refrattario al canone convenzionale. Con la sua opera ha messo in luce tematiche d’importante contenuto che afferiscono non solo al disagio psico-emotivo e sociale ma anche alle condizioni spolianti, difficili e incerte del giovane inserito nella società d’oggi con le problematiche diffuse, da lui vissute in maniera ossessiva, del dilemma esistenziale che si coniuga alla crisi di valori e alla difficoltà di accoglimento in una società disattenta e frastagliata. Le sue poesie sono state accolte e pubblicate dalla rivista «Atelier» di Borgomanero. Pubblicò le opere Nome e soprannome (2001) e Made in Italy (2008). Sulla sua opera poetica hanno scritto vari critici tra cui Roberto Roversi, Roberto Carifi, Giuliano Ladolfi e, in tempi più recenti, Lorenzo Spurio, Davide Brullo, Giorgio Anelli. Sebbene la sua presenza e poetica rimasero per lo più inosservate durante la sua breve vita, dopo il suo decesso una serie di iniziative, tra cui la pubblicazione di quella che potremmo definire la sua “opera omnia” ovvero Peace & Love (2012) e un numero monografico di «Atelier» a lui dedicato (il n°67 di settembre 2012), hanno cercato d’imprimere un segno positivo nel cercare di ampliare il discorso critico, ed ermeneutico, attorno alla sua opera poetica. Sono andati in tal senso anche una serie di pubblicazioni di articoli su riviste e blog contemporanei, tra cui «Pangea» che gli ha dedicato, a più riprese, degli interventi ma anche un delicato saggio – più poetico, forse, che critico – di Giorgio Anelli dal titolo Di culto et orfico (2019).

Biagia Marniti

Biagia Marniti (Ruvo di Puglia, Bari, 1921 – Roma, 2006), pseudonimo dei Biagia Masulli, fu allieva di Giuseppe Ungaretti. A Roma frequentò l’università e si avvicinò al novero della intelligentia umanistica dell’epoca, prendendo a collaborare con riviste e rubriche della Rai. Giornalista, negli anni Cinquanta s’inserì professionalmente nell’universo per la quale rimane anche oggi maggiormente nota ovvero quello dell’archivistica. La sua carriera iniziò presso la Biblioteca di Sassari per essere poi trasferita alla Biblioteca “Angelica” di Roma. La poetica della Marniti è influenzata da Ungaretti e dalla stagione fosca dell’ermetismo, sebbene nel corso degli anni si notò una maturazione di temi e di stili. Per la poesia pubblicò le opere Nero amore rosso amore (1951); Più forte è la vita (1957); Giorni del mondo (1967); Il cerchio e la parola (1979); Sono terra che uomo ha scavato (1985); Il gomitolo di cera (1990); Racconto d’amore (1994); L’azzurra distanza (2000) e l’antologia Implacabili indovinelli 1941-2003 (2003). Si dedicò con particolare interesse e profitto anche alla critica letteraria. La poetessa morì a Roma nel 2006.

Dopo i precedenti premi a Donatella Bisutti, Dante Maffia, Anna Santoliquido e Márcia Theóphilo, in questa edizione del Premio l’organizzazione ha, inoltre, deciso di attribuire il Premio Speciale “Alla cultura” alla poetessa Francesca Luzzio e il Premio Speciale “Alla Carriera” al poeta Matteo Bonsante.

Francesca Luzzio

Francesca Luzzio (Montemaggiore Belsito, Palermo, 1950), ex insegnante di Latino e Italiano nei licei. Per la poesia ha pubblicato Cielo grigio (1994), Ripercussioni esistenziali (2005), Poesie come dialoghi (2008), L’agenda dell’amore – Una poesia al mese 2017 (2018) e Cerchi ascensionali (2018), per la prosa Liceali – L’insegnante va a scuola (2013) mentre per la saggistica La funzione del poeta nella letteratura del Novecento ed oltre (2012). Sue opere risultano presenti in vari atlanti letterari, enciclopedie, antologie, volumi collettivi, riviste (tra cui «Euterpe» di cui è redattrice, «Il Convivio», «Genesi», etc.), siti e blog. Socia dell’Accademia internazionale “Il Convivio” di Castiglione di Sicilia, dell’Accademia siciliana di cultura umanistica, e delle associazioni culturali “Carta e penna”, “Euterpe” e della Società Dante Alighieri, componente del Comitato scientifico del Parco letterario “G. G. Battaglia” di Aliminusa (PA), del Consiglio direttivo dell’Ottagono letterario (Ascol-Palermo) e di alcune giurie di premi letterari. Si sono interessati della sua produzione letteraria, tra gli altri, Dante Maffia, Lucio Zinna, Franca Alaimo, Giorgio Bàrberi Squarotti, Sandro Gros-Pietro, Giovanni Rescigno, Stefano Lanuzza, Lorenzo Spurio, Gian Ruggero Manzoni.

Matteo Bonsante

Matteo Bonsante (Polignano a Mare, Bari, 1935) dal 1976 vive a Bari. Nel capoluogo pugliese ha insegnato francese nella scuola secondaria superiore sino al pensionamento. Poeta e scrittore con varie pubblicazioni nel corso degli anni ha ottenuto critiche e commenti lusinghieri sulla sua attività da numerosi letterati tra i quali Giuseppe Conte, Milo De Angelis, Ettore Catalano, Mario Luzi, Vittorio Magrelli, Giorgio Bàrberi Squarotti, il filosofo Franco Toscani, Gio Ferri, Aglieco, Raffaele Urraro, Ennio Abate, il critico francese Jean-Pierre Jossua. Per la poesia ha pubblicato: Bilico (1986), Zìqqurat (1996), Sigizie (1998), Poesie 1954–2004, libro ricompilativo comprendente le precedenti raccolte e una sezione di “inediti” (2004), Iridescenze (2007), Dismisure (2010), Lapislazzuli (2011). Per la prosa ha pubblicato due romanzi brevi: Una Linea di Fuga (2001) e Sperduto (2003) mentre per il teatro: Caldarroste (1981), Dietro la Porta (1984) e Per solo Donna (2004).

La Commissione di Giuria di questa edizione del Premio (che contemplava ben dieci sezioni di partecipazione) è state presieduta dalla poetessa e scrittrice Michela Zanarella ed era composta da (in ordine alfabetico): Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione. Le deliberazioni relative alle decisioni della Commissione di Giuria per le opere partecipanti al premio verranno rese note a gennaio 2021; nel relativo verbale, in apposita sezione, saranno indicati anche tutti i Premi Speciali che sono stati attribuiti e la cui notizia di conferimento è stata anticipata da una nota dell’Associazione Culturale Euterpe del 30/11/2020.

Il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, giunto nel 2020 alla sua nona edizione, è organizzato con il Patrocinio morale della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, della Provincia di Ancona e dei Comuni di Ancona, Jesi e Senigallia con la collaborazione esterna e la partnership di varie associazioni culturali diffuse in alcune regioni italiane. Data l’attinenza e il prestigio dei Premi Speciali conferiti ad altrettanti poeti italiani che hanno impresso un segno decisivo nel panorama letterario nazionale, sono stati riconosciuti anche i patrocini morali dell’Università di Palermo e dell’Università “Aldo Moro” di Bari, dei Comuni di Saronno, Palermo e Ruvo di Puglia, delle Città Metropolitane di Bari e Palermo e della Provincia di Varese.

UFFICIO STAMPA

Associazione Culturale Euterpe

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

Zairo Ferrante, padre del movimento del dinanimismo fondato nel 2009

Articolo di Lorenzo Spurio

Il neologismo dinanimismo, creazione del poeta e medico campano Zairo Ferrante, viene definito come un «movimento poetico-artistico il cui nome rappresenta la crasi delle parole dinamismo e anima»; esso è nato ufficialmente nel 2009 a Ferrara con la redazione di Ferrante e la pubblicazione del I Manifesto.

Scopo del movimento – giovane, ma che ha celebrato già i dieci anni di vita – è quello di promuovere poesia ed altri generi letterari che abbiano come contenuti, forme e potenzialità quelle di contrapporsi in maniera chiara e sentita alle dilaganti banalità e superficialità dei nostri tempi. La Poesia, in particolare, viene intesa come mezzo d’eccellenza quale ambito di unione e ricongiungimento con l’intima essenza dell’uomo; il dinanimismo è a sua volta centro propulsore e motrice del pensiero, ben lontano da un mero esercizio stilistico delle ristrette nicchie di letterati e accademici.

In tale visione muta anche il ruolo dell’artista: non è colui che guarda le cose, si diletta e intrattiene, cerca lo svago facile ma è colui che, con uno spirito di responsabilità e tramite il proprio lavoro, riesce ad attuare una rivoluzione dell’anima, generando idee e opinioni. Pilastro portante di questa innovativa “filosofia” è un approccio aperto che tende alla congettura, vale a dire l’arte – così intesa – non intende “dare risposte”, semmai contribuire a generare interrogativi, a far sorgere dubbi; in una parola: permettere all’uomo di riflettere e domandarsi.

Nell’anno successivo alla sua fondazione, il 2010, arriva la prima vera e completa ufficializzazione di questo movimento per mezzo di un articolo vergato dallo scrittore futurista Roberto Guerra, pubblicato su «Controcultura – Le guide di Supereva», nel quale si legge: «Una nuova specifica poetica e letteratura […] ovvero il Dinanimisno, come divenire dell’Anima nell’era del computer. […] Ferrante, amplificando e soprattutto sperimentando nella parola e nelle elaborazioni teoriche, l’Anima non come compensazione, ma come X-factor creativo e fondamentale sottostante lo stesso spirito scientifico e le sue infinite potenzialità finanche post-umane, ha azzerato ogni querelle umanista obsoleta: dice sì al mondo nel suo divenire, senza perdere più tempo con troppi No da gamberi! In tale amplificazione Ferrante e il suo gruppo ormai, decine e decine di dinanimisti on-line, ha codificato e rilanciato le intuizioni stesse strettamente letterarie di Futuguerra, Donegà, Tuzet e altri, soprattutto al passo proprio con gli orizzonti desiderati, alti e celebri dello stesso Enzensberger, lo stesso Barthes e in Italia – tra non molti – del solito forever young Paolo Ruffilli, oltre a Campa e ai già citati Spatola, Barilli, Zanzotto e lo stesso giovane geniale Saccoccio. La parola al termine della scrittura, o dopo il suo grado zero, infine, si riconnette finalmente e consapevolmente nel Dinanimismo letterario all’archetipo: da dove viene anche il Futurismo e da dove si è moltiplicato ed espanso. Ferrante e i dinanimisti non a caso con riferimenti espliciti a certa psicanalisi futuribile (paradosso di paradosso) di Jung, Marie Louis Von Franz, James Hillman, riscoprono certa matrice postromantica della parola futurista, a suo tempo sorprendentemente intuita da un certo Francesco Flora, dai net-futuristi stessi, in altra articolazione più globale totale, con riferimento a Bergson. […] Ecco il Dinanimismo, brevettato dallo scrittore Zairo Ferrante, come primo logo ufficiale (e virtuale, ovvio, incanto e dis-incanto i futuristi o futuribili contemporanei!) di certa nuova specifica letteratura o poetica neofuturista o futuribile nascente»[1].

Vediamo da più vicino, ricorrendo ai vari manifesti del movimento (tutti pubblicati sul sito ufficiale) alcune delle principali caratteristiche:

  • Poesia come forma di dinamismo dell’anima: poesia innata e istintiva, terapia del “normale”, capace di smuovere le coscienze;
  • Linguaggio: affine, concorde, congruo al sentire; percezione non mediata dell’anima;
  • Impegno: contro la banalità e la superficialità;
  • Destinatari del movimento: tutti, indistintamente. Coloro che amano la poesia (o la odiano), coloro che la praticano e coloro che la denigrano non sapendo cosa sia né ponendosi il problema.

Non sono mancate, nel corso del tempo, segnalazioni al movimento, analisi, commenti e recensioni, che ne hanno ampliato la conoscenza e la diffusione. Tra di esse si segnalano gli articoli “Il dinamismo decolla in Italia. Zairo Ferrante e il gruppo dinamista” segnalato dal sito «Il Dialogo.org» dove si legge: «la creatività dinanimista [è] sintetizzabile nell’ambizioso ma urgente e fondamentale tentativo di elaborare una poetica dell’Anima e in certo senso postromantica alla luce del web e della nuove tecnologie, nuovi vettori, simultaneamente d’avanguardia ma piacevolmente leggeri, verso il futuribile venuto alla luce nella rapidissima mutazione del duemila in progress e divenire»[2]; “Poesia: Zairo Ferrante nel nuovo numero di ‘Isola Nera’” pubblicato sulla rivista internazionale omonima di Giovanna Mulas dove si legge: «Ferrante nel 2010 ha amplificato, raffinato ulteriormente il proprio percorso poetico, sorta di umanismo dell’era digitale, un neoromanticismo quasi minimal per certa cifra dei versi. Testi a volte molto lirici e quasi neoarcadici, peraltro filtrati, marchiati quasi da impronte o significanti di ritmica implosiva, consapevolmente levigati, raffreddati, scuola Paolo Ruffilli docet; non nella parola, ma proprio nella “musica”, nella microarchitettura della scrittura in senso globale. È trasparente, consapevole, programmata quasi, la poetica dinanimista: la dimensione affettiva, cardiaca, pulsionale, l’Anima dopo certa psicologia (da Fornari a Jung e seguaci), capace, missione ardua nel sortilegio del web (specularmente in certa poesia nazionale reificata e arroccata quasi in nicchie autistiche…), di parlare, vivere gli anni duemila»[3]; “Zairo Ferrante e il dinanimismo sul noto blog di poesia di Rai News curato da Luigia Sorrentino dove nel 2013 sono stati riportati, oltre a una breve biografia dell’autore, degli estratti del I Manifesto del Dinanimismo[4]; “Zairo Ferrante, la poesia dinanimista apparso sul giornale online «Ferrara Italia» nel 2015 dove è possibile leggere: «Il Dinanimismo, l’Anima nell’era del web e delle nuove tecnologie, rilette con sguardi neoromantici e letterari. La parola dopo la scrittura terminale, Barilli, al di là del grado zero, Barthes e Lacan stessi, riconnessi, oltre certo – altrove – cerebralismo o psicologismo, alla dimensione archetipale cara magari a Jung, Hillman e seguaci. Un’avanguardia leggera e nuovamente tecnica e umanistica, la poetica nascente dinanimista e di Ferrante, attraversante…anche la cifra del Futurismo, echi specifici dello stesso classico Flora, la scienza romantica di Bergson. […] Tale new romanticuplodato esita, ancor più programmatico, nel volume megamix tra poesia, manifesti dinanimisti e saggistica. […] In tale esplorazione letteraria, Ferrante traccia una navigazione potente, solida e in progress, confermata anche criticamente da prestigiosi rilanci in certa stessa variabile dinanimista sociale neoumanistica»[5].

Zairo Ferrante,
fondatore del movimento

Va adeguatamente affrontato il movimento del dinanimismo anche per mezzo della sua fluente e ricca attività mediante iniziative e progetti che ci consentono di apprezzarlo con uno sguardo di vivo interesse e curiosità. Quale movimento esso risulta essere attivo, in prevalenza, nel mondo virtuale del web attraverso il blog ufficiale[6] nato nel 2009 che funge anche da “archivio” dei vari manifesti prodotti. In questi primi dieci anni di attività il movimento ha collaborato con le principali avanguardie letterarie e artistiche – come lo stesso Ferrante ci tiene a sottolineare – e le sue attività sono seguite da oltre settanta autori, tra italiani che esteri, che con la loro presenza e adeguamento ai paradigmi del movimento, hanno deciso entusiasticamente di aderirvi e farne parte. Assieme ai manifesti di cui si è accennato meritano particolare attenzione anche le pubblicazioni del movimento: Dinanimismo 2009-2019, 10 anni d’avanguardia poetico-artistica, antologia poetico-letteraria a cura di Zairo Ferrante e Roberto Guerra (Ed. Libri Asino Rosso, 2019); Il Mulo Dinanimista, rivista poetica in due edizioni straordinarie edita nel 2011 e nel 2012 con direttore editoriale, dott.ssa Roberta Murroni e coordinatore poetico-letterario Zairo Ferrante[7]; La poesia come voce dell’anima ovvero l’Anima in personal (e-book), antologia consultabile gratuitamente curata da Zairo Ferrante nel 2010 per le Futurist Edition – Edizioni Futuriste Sperimentali; Dinamismo (Movimento Poetico-Rivoluzionario delle Anime) ovvero connettivismo poetico (e-book), Manifesto consultabile gratuitamente, sempre per le Futurist Editions.

Zairo Ferrante è nato in provincia di Salerno nel 1983. Medico radiologo, poeta e scrittore, vive a Ferrara. Nel 2009 ha fondato il movimento del dinanimismo scrivendo il relativo manifesto. Ha pubblicato i libri: D’amore, di sogni e di altre follie (este edition, 2009), I bisbigli di un’anima muta (CSA, 2011), Come polvere di cassetti – Mentre gli Angeli danzano per l’universo (David and Matthaus / ArteMuse, 2015), Itaca, Penelope e i maiali – Piccola Odissea contemporanea di sogno, di amori e di barbarie (Il Foglio, 2019). Sue poesie sono presenti in varie antologie e sono state tradotte in varie lingue straniere tra cui inglese, spagnolo, francese e cinese. Tra i premi letterari vinti vanno ricordati il 1° posto al Premio Letterario “Leandro Polverini” di Anzio per la sezione poesia sperimentale (2015) e per la sezione poesia cosmica (2018).

Pagine ufficiali del movimento

Blog principale

Pagina satellite

Pagina su Facebook

Gruppo Facebook 1Gruppo Facebook 2


[1] http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2009/12/dinanimismo-e-neofuturismoletterario

[2] http://guide.supereva.it/ferrara/interventi/2010/06/il-dinanimismo-decolla-in-italia

[3] http://guide.supereva.it/ferrara/interventi/2010/12/poesia-zairo-ferrante-nel-nuovo-numerodi-isola-nera

[4] http://poesia.blog.rainews24.it/2013/08/28/la-vostra-voce-zairo-ferrante/

[5] https://www.ferraraitalia.it/zairo-ferrante-la-poesia-dinanimista-34745.html

[6] https://ebookdinanimismo.myblog.it/

[7] https://ilmulodinanimista.wordpress.com

Esce “Dagli scaffali della biblioteca” di Nazario Pardini

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Nel corso degli ultimi anni il poeta, scrittore e critico letterario prof. Nazario Pardini di Pisa ha collaborato costantemente e in maniera continuativa con pubblicazione di suoi testi, tanto poetici che critici, su questo spazio, «Blog Letteratura e Cultura» e in particolar modo con la rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe». Personalmente ho avuto il piacere – oltre a leggere varie sue sillogi di cui mi ha fatto generosamente dono – di intervistarlo qualche anno fa; quel testo venne pubblicato, assieme a una serie di altre interviste a grandi poeti italiani della nostra età e con una prefazione di Sandro Gros-Pietro in La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Alcuni mesi fa ho avuto il piacere di leggere e recensire (clicca qui per leggere) quella che – in quel momento – era l’opera più recente di Pardini, ovvero Il colloquio con Thanatos (Guido Miano, Milano, 2019), compimento di una preziosa trilogia poetica. Ricevo in data odierna, dall’Ufficio Stampa della Miano Editore, il comunicato stampa che dà notizia di una nuova pubblicazione di Pardini dal titolo Dagli scaffali della biblioteca, per la collana “Alcyone 2000” di Miano Editore, che si apre con una ricca prefazione di Marco Zelioli. Proprio da questo testo critica d’apertura citiamo alcuni pregnanti estratti: «La prima parte della raccolta è intitolata Ricordi che pungono. È una rassegna di affetti familiari che il poeta presenta al lettore con la delicatezza di sentimento di chi contempla la fuggevole realtà come segno di qualcosa che non si comprende appieno, ma che inevitabilmente c’è, e perciò va riconosciuto come vero al di là di ogni ragionevole dubbio. […] La seconda parte dà il titolo all’intera raccolta: Dagli scaffali della biblioteca. Vi sono raccolte, semplicemente contraddistinte da un numero romano, trenta poesie di varia lunghezza. Sono immagini, momenti catturati al tempo [con] accenni a vari scrittori, non solo poeti come Baudelaire, Dante, D’Annunzio, Saba, Pavese, Cardarelli, Ungaretti, Francesco Pastonchi, Attilio Bertolucci, Giuseppina Cosco, Giorgio Caproni […] Ecco cosa “vive” negli scaffali della biblioteca del Pardini, e cosa egli ci fa rivivere, ponendocelo dinanzi: uno stuolo di poeti, ma anche un critico come Carlo Bo ed illustri filosofi, da Platone a Nietzsche. […] Le Dieci poesie d’amore, che costituiscono la terza ed ultima parte della raccolta, sono un inno alla vita. Vi si trovano immagini leggere, fresche, spontanee […], vi sono tratti paesaggistici accostati al sentimento personale, quasi a far partecipare la natura delle vicende umane. […] C’è un che di foscoliano nel verseggiare del Pardini, il quale sa ammantare lo spirito romantico tipico della “rimembranza” (che è anche leopardiano) con quello stile dolcemente neoclassico, che riecheggia la nitidezza dei versi catulliani (come non ricordare, in proposito, la foscoliana A Zacinto in parallelo ai versi di Catullo sull’amata Sirmione?). Eppure non c’è alcuna dipendenza dai modelli di riferimento, perché lo scrivere del Pardini spazia liberamente nei campi già arati da tanti illustri predecessori, il cui studio si avverte bene».

Il presente testo è stato scritto a partire dal comunicato ufficiale di pubblicazione del nuovo libro diffuso da Miano Editore opportunamente modificato e ridotto e con l’inserzione del paragrafo introduttivo.

I Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” – Sulle orme di Danilo Dolci (1924-1997), scrittore e attivista dei diritti civili

Sulle orme di Danilo Dolci Con l’autorizzazione della famiglia Dolci, nella figura del figlio dott. Amico Dolci, viene bandito il Primo Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” dedicato alla poliedrica figura intellettuale di DANILO DOLCI (1924-1997) poeta, scrittore, educatore e sociologo, attivista non violento noto, appunto, come il “Gandhi italiano”. Dolci, oltre alla sua attività educativa, operò nella lotta alla mafia; nel 1957 in Russia il suo impegno per la lotta non violenta venne riconosciuto con il celebre “Premio Lenin per la pace” (che accettò, pur dichiarando di non essere comunista). Nello stesso anno, con il saggio Inchiesta a Palermo, ottenne il prestigioso Premio Viareggio. Numerosi altri furono, negli anni, i riconoscimenti a lui tributati. Immensa la sua produzione letteraria, tra le maggiori opere vanno ricordate Banditi a Partinico (1956), Spreco. Documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco nella Sicilia occidentale (1960), Verso un mondo nuovo (1964), Non esiste il silenzio (1974), La comunicazione di massa non esiste (1987), Se gli occhi fioriscono. 1968-1996 (1997) e Una rivoluzione nonviolenta (2007).Il premio viene organizzato in collaborazione dalle Associazioni Culturali “Le Ragunanze” di Roma, “Euterpe” di Jesi (AN), “CentroInsieme Onlus” di Napoli, “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (MB) e dal Progetto “Capire per capirsi” di Monte San Giovanni Campano (FR).

La partecipazione al concorso è regolamentata dalle norme contenute nel presente bando.

Articolo 1 – La partecipazione al premio è gratuita.

Articolo 2 – È possibile partecipare con una sola opera poetica (in italiano o in dialetto) inedita a tema libero che non superi la lunghezza di 40 versi. Pur essendo il tema libero, saranno particolarmente gradite opere dal carattere civile e dell’impegno, aventi quali temi o rimandi aspetti dell’impegno culturale di Danilo Dolci.

Articolo 3 – L’opera inviata non dovrà aver ottenuto un precedente premio da podio all’atto di chiusura del bando, ovvero alla data di scadenza di partecipazione.

Articolo 4 – È richiesto di inviare in un’unica mail avente per oggetto “Primo Premio di Poesia Gandhi d’Italia” la propria opera poetica in formato Word e un file a parte, sempre in formato Word, contenente i seguenti dati:- nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza completo (Via, città, cap.), telefono fisso e cellulare, indirizzo mail e queste attestazioni:- Dichiaro di essere l’unico autore della poesia e di detenere i diritti a ogni titolo.- Acconsento il trattamento dei miei dati personali secondo la normativa vigente nel nostro Paese (D. Lgs 196/2003 e GDPR) alla Segreteria del Primo Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” e a tutte le Associazioni Culturali che organizzano e patrocinano l’iniziativa.

Articolo 5 – Le proprie opere, corredate dei materiali richieste, vanno inviate entro e non oltre il 28 febbraio 2021 alla mail premiodipoesia.danilodolci@gmail.com

Art. 6 – Tutti i materiali pervenuti verranno letti da una Commissione di giuria composta da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti e recensionisti, membri del panorama letterario e culturale italiano, i cui nominativi verranno rivelati in sede di premiazione.

Art. 7 – Verranno proclamati un primo, un secondo e terzo vincitore che otterranno una targa personalizzata e la motivazione della Giuria. Ulteriori premi, quali menzioni d’onore, segnalazioni o premi d’incoraggiamento, potranno essere attribuiti ad altre opere, qualora la Giuria ne manifesti la volontà. La stessa Giuria, ottenuto il parere favorevole dei referenti del progetto, ha la facoltà di attribuire premi speciali. Trattandosi di un premio a partecipazione gratuita, ciascun Associazione ed ente che collabora all’organizzazione s’impegna alla messa in palio di almeno un premio nel corso della manifestazione.

Articolo 8 – La cerimonia di premiazione si terrà in un luogo e in data da destinarsi, tenendo presente l’evolversi della situazione di emergenza sanitaria dettata dal Coronavirus in atto e, laddove non sarà possibile tenerla fisicamente, i premi verranno spediti a domicilio.

Articolo 9 – Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte della Segreteria del Primo Premio di Poesia “Gandhi d’Italia” e di tutte le Associazioni Culturali/enti che organizzano e patrocinano l’iniziativa.

Articolo 10 – Il bando di concorso è costituito da nr. 10 (dieci) articoli compreso il presente disposti su nr. 2 (due) pagine. La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.

Gli Organizzatori

MCHELA ZANARELLA

VINCENZO MONFREGOLA

LORENZO SPURIO

ALESSIO SILO

CHEIKH TIDIANE GAYE

INFO:

Mail: premiodipoesia.danilodolci@gmail.com

Pagina Facebook

Annella Prisco esce con il romanzo “Specchio a tre ante”

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il prossimo 29 ottobre per i tipi di Guida Editori di Napoli uscirà il nuovo libro della scrittrice partenopea Annella Prisco dal titolo “Specchio a tre ante”. Un volume che – come segnala il comunicato stampa ufficiale – risulta “avvincente, con un intreccio narrativo solido e personaggi ben caratterizzati”.

La trama ci racconta della storia personale di Ada, personaggio principale di questo racconto ben riuscito caratterizzato da tratti d’intimità e delicatezza. Si tratta del suo intricato percorso che ce la svela nel frastagliato viaggio emozionale e di crescita durante il quale riaffiorano episodi cruciali della sua esistenza. L’impiego di forme verbali differenti permette di realizzare la concatenazione di eventi e di situarla adeguatamente nei vari strati della coscienza della protagonista in un colloquio continuo nel quale, lentamente, vengono alla luce sensazioni nonché fatti che hanno contraddistinto il suo universo privato. Ed è così che con sapienza i piani temporali interagiscono tra loro, si penetrano e si riflettono nel creare una descrizione oculata anche della dimensione topografica e paesaggistica dove la protagonista si muove: dalla Capitale a Firenze sino alla regione del Cilento. Pare che al lettore – viene detto ancora nel comunicato – sia confacente e istintiva la capacità – non così abituale – di sentirsi amico della donna e di accompagnarla nel flusso dei suoi ricordi.

La postfazione, a cura di Isabella Bossi Fedrigotti, sottolinea come la Prisco «mette al centro della sua narrazione, non solo come sfondo ma anche come attiva partecipe dell’azione, una vecchia casa di famiglia. […] Ada approda qui come chi è in fuga da una quotidiana infelicità: per mettere ordine nei suoi pensieri, per trovare riparo e quiete dell’anima». L’immersione che si produce all’interno delle trame di questa vicenda è tale che il lettore è pervaso da un desiderio di conoscere il seguito della vicenda in maniera insaziabile.

Annella Prisco, scrittrice, donna immersa nella cultura e nell’arte a trecentosessanta gradi, è anche critico letterario e vice presidente del noto Centro Studi “Michele Prisco” intitolato alla memoria dell’augusto padre, autore di vari romanzi di successo, nonché vincitore del Premio Strega nel 1966 con Una spirale di nebbia. Quest’anno si celebra il centenario del suo illustre genitore che verrà ricordato in una serie di eventi condotti, alla regia, da uno specifico Comitato Nazionale.

Un commento a caldo della stessa autrice sul nuovo libro ci sembra molto opportuna e importante: «Certamente questo nuovo romanzo è per me una grande scommessa… – ravvisa Annella Prisco – forse in qualche momento oscurata dal dubbio di pubblicarlo in una stagione così complicata per tutti, ma la lettura può essere anche catartica soprattutto nei momenti più bui, per immergersi nelle pagine di un intreccio che fa respirare atmosfere intense e coinvolgenti… ma, ovviamente, affido ai lettori l’ultima parola!», sostiene.

Il volume – che si caratterizza anche per un pregevole dipinto ad acquarello opera di Vincenzo Stinga in copertina – verrà presentato prossimamente in varie città italiane, emergenza sanitaria permettendo.

Ufficio stampa / contatti

Dott.ssa Mary Attento

Mob. e WhatsApp +39 333 6685492

E-mail: mary.attento@gmail.com

Giorgia Deidda esordisce con l’opera intimista “Sillabario senza condono” (dedicata a Gabriele Galloni)

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Giorgia Deidda (Orta Nova, FG, 1994) dichiara di amare la poesia e la letteratura, in particolare quella russa e tedesca. Sta frequentando la Facoltà di Lingue presso l’università di Bari. Tra le sue passioni di sempre figurano le lingue straniere perché – sostiene – “attraverso di esse riesco a cogliere l’essenza del significato e del modo di pensare di popolazioni che hanno avuto influenze diverse dalle nostre”. La sua prima pubblicazione poetica è Sillabario senza condono (PlaceBook Publishing, Rieti, 2020) volume che ha dichiarato essere dedicato al suo ex-compagno il poeta Gabriele Galloni (1995-2020), recentemente scomparso. Tra le sue letture preferite si ritrovano le opere di autrici intimiste e confessionali quali Sylvia Plath, Amelia Rosselli e Anne Sexton, poetesse accomunate dal nefasto epilogo suicidario.  

Nella nota critica di Alberto Barina, che accompagna le liriche del volume, è possibile leggere: «È un esordio poetico importante quello di Giorgia Deidda che con la sua poesia ci trascina dentro una scrittura già decisamente matura […] La consapevolezza del dolore, dell’inadeguatezza al quotidiano, la lucidità di saperne cogliere attimi, sfumature, momenti e l’abilità di ‘liberarsene’ attraverso la scrittura. […] I [suoi] testi si presentano […] quali frutto di una sorta di scrittura automatica, […] poesie molto più brevi, condensate, a tratti enigmatiche, ermetiche, cariche di immagini visionarie, dove il lettore deve abbandonare le proprie certezze e la propria visione delle cose ‘in orizzontale’».

A continuazione una scelta di testi estratti da Sillabario senza condono.

Conta fino a tre e senti il mondo spegnersi;

è la fine.

La distesa nera non sa che d’inchiostro, e le luminose fisse,

le mie stelle da comodino

non spiano più i tuoi passi. E gli anni

colano sul cuscino, una chirurgica

fama di folla che si scolla come carta.

Stringo le dita a pugno, ma la ferita

mi cancella come gesso su una lavagna.

Io non esisto, se non ora,

se non nel tempo della distruzione metafisica della memoria.

Gli orologi ticchettano ed intralciano

l’ingorgo dei nervi, strappano

l’immagine perenne, la tua faccia scorticata e ferruginosa

che ancora balbetta parole di ghiaccio.

Non ti comprendo. E io continuo a dormire,

con un brillio di scaglie che mi attanagliano

la morte dei sensi, il sonno profondo.

La paralisi più soffice, l’immobile nulla da addentare

che culla

la veste nuziale del ricordo, un pallore affaticato;

inciampo in stralci di tessuti e cuori bruciati,

mentre un verminoso sorriso stentato

mi pasticcia la faccia.

***

Disinnescato l’attimo in cui

io ero preda del vuoto, ho ricreato specchi per buttare sassi al mio volto,

ed odiarlo fino a farlo diventare scarno.

Nessuno sa l’inferno,

di avere un manto prezioso e non poterlo far vedere,

di indossare collane con gli artigli mentre

il sangue sgorga viscoso e lento su tutto il corpo.

Dio, mi perdono per tutte le promesse, giuro che non ne farò altre, disegnerò il bianco del mare e la sua spuma

e poi mi rannicchierò nella paura,

l’ultima cosa che mi tiene in vita.

***

Io non voglio morire ma se possibile,

offritemi un piatto abbondante,

dove le stelle si riuniscono per farmi camminare,

e dove le bottiglie di vino sono ancora piene

e io non ho alcun bisogno di farle sparire.

Dio, ridammi il piacere del gusto, ché l’ho perso di nuovo,

ha lasciato spazio ad un’ignominia e scalfita sorte, e io la protagonista

che mi barcameno senza sosta.

In fondo ciò che chiedo è requie, senza morte,

perché io voglio vivere e sentire ed amare – ecco quello che mi manca –

e stringere con le mie dita qualcosa che non sia più etereo ma che abbia forma.

Fammi essere me stessa, o cambiami, trasmutami,

fà di me quel che vuoi.

Intanto, riposo.

***

Quest’anima mia la costruisco ogni giorno, mentre lavacri di sogno

permeano il blu delle fresche notti, passate tra le lacrime.

Questa mia anima è sovraccarica e spenta,

le ci vorrebbe

una cosa completa e ritagliata, infilata esattamente tra i bordi, nessuna sbavatura,

la si dovrebbe ricucire con cura con petali di rosa,

stirarla e re-indossarla come una vecchia giacca.

Ma io sono troppo cresciuta e mi sono fatta stretta, e per allargarmi

ci vorrebbe

una pinza grande di quelle che tagliano le bordature,

levigata per bene e fatta su misura.

Non crediate che le anime siano tutte gemelle di chi le porta addosso;

molto spesso strabordano e si fanno aria, lasciando pezzi di vuoto,

spesso scarseggiano e ci si vuole innamorare, innamorare, innamorare

per non sentirsi soli.

Beato chi, invece, ha l’anima perfetta;

eppure anche lui ha i suoi crucci.


La pubblicazione dei testi poetici su questo spazio è stata espressamente autorizzata dall’autrice senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. La riproduzione del testo ivi pubblicato, in formato integrale o di stralci, su qualsiasi tipo di supporto è espressamente vietato senza l’autorizzazione dei rispettivi autori e la citazione del riferimento dove è apparso (nome blog, data, link).

“Dialogo col cielo” di Michela Zanarella tradotta in albanese da Arjan Kallço

Dialog me qiellin

Michela Zanarella

Traduzione di Arjan Kallço

Agu ende i ruan konturet e natës

Dialogu i dritës së një ylli

Kurrë s’u ndërpre

Na drejtoheshin neve reflektimet e reve

Donin të na thonin që t’ua vinim veshin

Shenjave të qiellit

Ndonjëherë në dritën e ditës

Fshihet një ëndërr e parealizuar.

Bota dremiste por yjet nuk i dredhonin

Dashurisë që përparonte lart

Përmes lëvizjeve të hënës në lulëzim.

Dialogo con il cielo

di Michela Zanarella

L’alba ha ancora i lineamenti della notte

il dialogo di luce di una stella

non si è mai interrotto

erano rivolte a noi le riflessioni delle nuvole

volevano dirci di prestare ascolto

ai segni del cielo

a volte nel chiaro del giorno

é nascosto un sogno irrisolto.

Il mondo dormiva

ma gli astri non si sottraevano

all’amore che avanzava in alto

con le movenze della luna in fiore.

  • La poesia e la sua traduzione vengono pubblicate su questo spazio con il consenso degli autori che non hanno nulla a pretendere né all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ fatto divieto di copiare, riprodurre e appropriarsi di parti o degli interi contenuti dei testi, la cui autorizzazione sull’uso va richiesta agli unici autori, sollevando il blog da qualsiasi disputa possa insorgere.

Lorenzo Spurio su “Amazzonia verde d’acqua” della brasiliana Márcia Theóphilo

Sulla rivista online “Kmertro0” è stato pubblicato nella giornata di oggi l’intervento critico di Lorenzo Spurio sul nuovo libro della poetessa brasiliana Márcia Theóphilo, voce indiscussa dei diritti delle popolazioni indigene, Amazzonia verde d’acqua uscito per Mondadori nei mesi scorsa. L’approfondita analisi è stata pubblicata sotto il titolo di “Io canto il verde che va difeso. Márcia Theóphilo contro le barbarie dell’uomo che distrugge la sua unica dimora”.

Márcia Theóphilo, già vincitrice – tra gli altri – del Premio alla Carriera del Premio “Città di Vercelli – Festival di Poesia Civile” e del Premio di Poesia “L’arte in versi” di Jesi.

A continuazione un estratto di questo testo: “L’ultimo libro della poetessa brasiliana Márcia Theóphilo, Amazzonia verde d’acqua (Mondadori, 2020), può essere considerata la summa della sua opera letteraria dal momento che prosegue in un percorso iniziato ormai decenni fa, se si pensa che i primi libri pubblicati dalla poetessa e antropologa nativa di Fortaleza e da molti anni in Italia, vennero pubblicati negli anni Settanta. Il nuovo volume – non una vera opera omnia – presenta al suo interno alcuni testi già letti altrove, in sillogi precedenti, in lavori che hanno avuto ampio apprezzamento e diffusione se si pensa che, a tutt’oggi, la Theóphilo è tradotta in numerose lingue, tra le quali anche lo svedese, oltre alle maggiori lingue del ceppo neolatino. Il volume si presenta corposo al tatto ma di agevole fruizione nelle tante liriche che lo compongono, adeguatamente provviste della loro versione in portoghese-brasiliano (non è dato sapere se sono nate direttamente in questa lingua e poi “versate” nel nostro idioma o il contrario, ma tant’è); i materiali sono divisi in alcune sotto-sezioni che in qualche modo “anticipano” e agglutinano le varie simbologie e campi concettuali che la Poetessa intende far prevalere”.

Per leggere l’intero saggio di approfondimento cliccare qui.

Al via la VI edizione del Premio “Il Parnaso” in memoria di Angelo La Vecchia

L’importante competizione letteraria , nella sua edizione 2021, viene lanciata nel giorno in cui Angelo La Vecchia avrebbe festeggiato cento anni

Il 29 settembre 2020 ricorre il centenario dalla nascita di Angelo La Vecchia. Ha rappresentato la cultura nella nostra terra per oltre 50 anni diventando una icona del teatro per la nostra città. Nonostante le opportunità che la vita gli ha presentato nel corso degli anni è rimasto fortemente ancorato alla sua famiglia e alla sua terra.

Il direttore artistico ha scelto questo giorno per lanciare la VI edizione del Concorso Internazionale di poesia “Il Parnaso – Premio Angelo La Vecchia”; “L’anno scorso doveva essere l’edizione del centenario ma gli eventi hanno impedito che si svolgesse la manifestazione conclusiva prevista a marzo 2020” ci dice amareggiato il prof. Calogero La Vecchiasperiamo che questa sesta edizione si svolga in un contesto più sereno”. Le premesse ci sono tutte. Il Concorso si compone di diverse sezioni tre delle quali realizzate con paesi stranieri: Daghestan, Crimea e Macedonia. Quest’anno sarà proposta anche la II edizione del concorso per le scuole del primo ciclo “La Poesia è la mia Lingua” che nella scorsa edizione ha visto la partecipazione di tre scuole straniere e diversi istituti italiani.  Riproposta anche la sezione dedicata alla poesia Sperimentale destrutturalista.

Ringrazio l’associazione Culturale Athena che anche quest’anno sarà al mio fianco nella organizzazione del Concorso e della manifestazione finale” – ci dice il prof. Calogero La Vecchia – “e ringrazio tutti coloro che mi incoraggiano in questa bellissima ma faticosa avventura. Devo molto al conforto morale e spirituale del prof. Gaetano Augello che, in qualità di viaggiatore piazzista del Parnaso Canicattinese, mi tiene costantemente in contatto con gli Immortali del Parnaso”.

Anche quest’anno ci sarà il patrocinio del Ministero della Cultura Italiano, del Ministero della Cultura del Daghestan e del Comune di Canicattì che è stato sempre presente al Concorso.

Quest’anno ci saranno delle novità che verranno comunicate in seguito. “Speriamo di fare una conferenza stampa con alcuni dettagli e alcune importanti novità” conclude il prof. Calogero.

Regolamento alla pagina http://concorsoparnaso.weebly.com/regolamento-202021.html .

Si potrà partecipare inviando le poesie fino alla data del 15 dicembre 2020 utilizzando la pagina facebook del concorso: www.facebook.com/concorsoparnaso o l’email concorsoparnaso@gmail.com.

“Notre-Dame” di Emanuele Marcuccio con una nota critica di Lucia Bonanni

“NOTRE-DAME”[1] DI EMANUELE MARCUCCIO: UNA LETTURA

Contributo critico a cura di Lucia Bonanni

Con la lirica “Notre-Dame” Emanuele Marcuccio aggiunge un’altra perla al suo mondo poetico. Scritta il 28 aprile 2019 e dedicata “[a]lla cattedrale di Notre-Dame di Parigi colpita il quindici aprile 2019 da un incendio che ne distrusse il tetto, la guglia e ne danneggiò la struttura”, come si legge nella nota a piè di pagina dell’autore.

Questa la lirica dell’autore che, di sotto, riportiamo nella sua originale disposizione grafica dei versi: “Madre e il suo universo// soffocato/ sotto il peso// e le fiamme/ a corrodere// il tempo/ passato/ sotto gli archi// la luce per le vetrate// risplende// non più“.

La poesia si compone di undici versi, modulati su una struttura essenziale e un alternarsi di versi lunghi e versi brevi, disposti in quattro unici, due distici e una terzina, separati da spazi bianchi per favorire la riflessione e dare respiro al componimento in quanto “[l]a sua ispirazione poetica è ‘un’ispirazione drammatizzata’ in cui egli si apre agli stimoli che gli giungono dall’esterno come ai luoghi della mente e alle nebulose che avvolgono la memoria e il ricordo, regalando sempre felicità al lettore”[2]. Concisa ma non uniforme, la lirica incanta e seduce per l’acume creativo e la molteplicità delle suggestioni che sa trasmettere. Con piglio felice l’autore descrive l’avvenimento con purezza stilistica e intensità espressiva, ponendo in apertura del testo la parola “Madre” a evidenziare il significato del termine nella sua valenza spirituale che richiama anche quella terrena. Lo splendore solenne di Maria di Nazareth si accentua nel continuum del verso “e il suo universo” come assoluto universale, un cosmo riferito alla sua originale purezza e alla sua maestà celebrata nei tanti dipinti tra cui spiccano La maestà di Santa Trinita di Cimabue, La Madonna di Ognissanti di Giotto e La Madonna Rucellai di Duccio, esposte nella medesima sala alla Galleria degli Uffizi di Firenze, e volge lo sguardo anche all’universo costituito dalla cattedrale. Già nel titolo si nota l’appellativo “Dame”, titolo onorifico, presente negli ordini cavallereschi cristiani che equivale al cavalierato al femminile. Si pensi ad esempio alla Madonna delle Milizie che, secondo la tradizione cattolica, agli inizi dell’anno Mille apparve su un cavallo bianco, vestita da guerriera per liberare la città di Scicli (RG) dalle incursioni saracene.

Uno scatto di quei terribili momenti (foto presa dalla rete)

Nel primo distico del componimento si dice che l’universo della cattedrale è “soffocato/ sotto il peso” della guglia e del tetto, crollati a causa dell’incendio. Il verbo soffocare evoca l’idea del fumo sprigionato dalla combustione, un fumo asfissiante, afoso, che reprime e sacrifica e non si riesce a sedare perché le fiamme continuano ad avvolgere e “a corrodere” la struttura del manufatto insieme a tutto “il tempo/ passato/ sotto gli archi”. Nella terzina il participio passato del verbo “passare” vibra di un percorso temporale, immaginato come ininterrotto, duraturo, permanente, ma anche trascorso ad ammirare le tante bellezze della chiesa madre di Parigi. Costruita tra il primo e il secondo secolo dell’anno Mille, la cattedrale è il primo esempio di chiesa gotica, presenta una pianta a croce latina, cinque navate, volte a crociera con archi rampanti e le belle vetrate colorate che trasformano l’edificio in un tempio splendente. E adesso che la fuliggine ne ha annerito la sfavillante bellezza, “la luce per le vetrate// risplende// non più”. Qui i complementi di moto per luogo e moto attraverso luogo nell’accezione figurata anche di fendere, attraversare, mettono in evidenza l’estetica della luce che dopo l’accaduto “risplende// non più”. Il senso dell’oscuramento luminoso è dato dalla locuzione “non più” in contrasto col verbo risplendere con l’avverbio “non” che nega, modifica e capovolge il predicato e l’avverbio “più” con funzione di cessazione dei raggi luminosi che attraversavano le vetrate.

Di ampio respiro il carattere stilistico della lirica, impostata con tono aulico, naturalezza di espressione e partecipazione emotiva. Ancora una volta “[c]on i suoi scritti [l’autore] offre senso di appartenenza, incuriosisce, si traspone nell’altro e fa vivere speranze in un modo ricco e profondo”[3] perché “l’intento della poesia è sempre quello di celebrare, costruendo un’architettura di parole nei più vari registri, dai più intimistici e introspettivi ai più altisonanti”[4].

LUCIA BONANNI

San Piero a Sieve (FI), 16 settembre 2020


[1] Emanuele Marcuccio, in AA.VV., Rivista di Poesia e Critica Letteraria “Euterpe”, N. 29, Luglio 2019, p. 34.

[2] Lucia Bonanni, “L’Anima di Poesia di Emanuele Marcuccio, dolce poeta.Lettura del suo mondo poetico, partendo dall’analisi della silloge, Anima di Poesia”, in AA.VV., Rassegna Storiografica Decennale. IV, Limina Mentis, Villasanta, 2018, pp. 83-84.

[3] Id., “L’Anima di Poesia di Emanuele Marcuccio, dolce poeta”, in Op. cit., p. 84.

[4] Emanuele Marcuccio, “Introduzione alla poesia”, in Id., Pensieri Minimi e Massime, Photocity, Pozzuoli, 2012, p. 31.

La pubblicazione della poesia e del commento critico su questo spazio sono state espressamente autorizzate dai rispettivi autori senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. La riproduzione del testo ivi pubblicato, in formato integrale o di stralci, su qualsiasi tipo di supporto è espressamente vietato senza l’autorizzazione dei rispettivi autori e la citazione del riferimento dove è apparso (nome blog, data, link).

Un sito WordPress.com.

Su ↑