Venerdì 1 febbraio alle ore 19 presso la Sala degli Specchi dell’Alexander Palace Museum Hotel di Pesaro (Viale Trieste n°20) si terrà la presentazione delle recenti opere di due autori marchigiani: Valtero Curzi (poeta, scrittore e critico letterario nonché filosofo) e Michela Tombi (poetessa). Il filo rosso dell’incontro sarà “Poesia pensante e pensiero poetante”. Valtero Curzi avrà modo di parlare del suo libro “Detti memorabili, pensieri e riflessioni dell’Omino delle foglie sulla via del Tao” (Le Mezzelane, 2018) mentre la poetessa pesarese Michela Tombi della sua ultima silloge, “Dentro il mio vento” (2017).
Sabato 2 febbraio 2019 alle ore 18 alla Libreria di Via Giulia di via Giulia 111 “Quattro Voci – quattro poeti, quattro libri” il primo incontro e reading romano con quattro autori della collana libri di Interno Poesia: Fabrizio Falconi con “Nessun pensiero conosce l’amore”, Antonella Palermo con “La città bucata”, Annarita Rendina con “Nasse” e Michela Zanarella con “Le parole accanto”. Stili di scrittura diversi, ma la poesia a fare da protagonista assoluta. Alcune letture saranno affidate alla voce degli attori Giuseppe Lorin e Chiara Pavoni. Fabrizio Falconi (Roma, 1959) è sposato, con tre figli. Scrittore e giornalista è autore di romanzi (“Il giorno più bello per incontrarti”, Fazi, 2000; “Cieli come questo”, Fazi, 2002; “Per dirmi che sei fuoco”, Gaffi, 2012) e saggi (“Dieci Luoghi dell’Anima”, Cantagalli, 2009; “I Fantasmi di Roma”, Newton, 2010; “Le rovine e l’ombra”, Castelvecchi, 2017; “Cercare Dio”, Castelvecchi, 2018). In poesia ha esordito con “L’ombra del ritorno” (Campanotto, 1996) finalista al Premio Sandro Penna e segnalato al Premio Montale, a cui hanno fatto seguito “Sub Specie Aeternitatis” (Aletti, 2004), “Poesie 1996-2007” (Campanotto, 2007) e “Il respiro di oggi” (Terre Sommerse, 2010). Sue poesie sono apparse su varie riviste italiane, e sul numero monografico dedicato dalla rivista “Tri-Quarterly” (n. 127/2007) alla poesia contemporanea italiana, tradotte da David Lummus e Robert Pogue Harrison. Antonella Palermo è nata a Campobasso nel 1973. Giornalista, vive e lavora a Roma come conduttrice radiofonica, occupandosi prevalentemente di approfondimenti dell’attualità. Ha esordito in poesia nel 2012 con la raccolta “Le stesse parole” (LietoColle), prefazione di Davide Rondoni. Annarita Rendina è nata a Napoli nel 1988 e vive a Monte di Procida, piccolo comune del litorale flegreo. Ha conseguito la laurea specialistica in Filologia Moderna. Il suo saggio Il Fantomas di Cortazár. La dis-attesa del supereroe è presente nel volume Le Attese. Opificio di letteratura reale/2 (a cura di E. Abignente ed E. Canzaniello, Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2016). Si è occupata per anni di immigrazione e ha insegnato italiano come lingua seconda per un’associazione di volontariato e per l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. È docente di materie letterarie presso il liceo Seneca di Bacoli. “Nasse” è la sua opera prima. Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: “Credo” (2006), “Risvegli” (2008), “Vita, infinito, paradisi” (2009), “Sensualità” (2011), “Meditazioni al femminile” (2012), “L’estetica dell’oltre” (2013), “Le identità del cielo” (2013). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta “Imensele coincidente” (2015). È inclusa nell’antologia “Diramazioni urbane” (2016), a cura di Anna Maria Curci. Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di “Periodico italiano” e “Laici.it”. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il “Creativity Prize” al “Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016”. È ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la “Fondazione Naji Naaman”. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.
Viene bandita la ottava edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, ideato, fondato e presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.
Art. 2 – PATROCINI MORALI
Il Premio è patrocinato dalla Regione Marche, dall’Assemblea Legislativa della Regione Marche, dalla Provincia di Ancona e dai Comuni di Jesi, Ancona e Senigallia.
Art. 3 – PARTNERSHIPS
Il Premio gode del sostegno e della collaborazione esterna (partnership) di alcune associazioni culturali che condividono gli intenti di promozione e diffusione della cultura e le finalità del concorso: Associazione “Le Ragunanze” di Roma, Associazione “Centro Insieme Onlus” di Scampia di Napoli, Associazione Siciliana di Arte e Scienza (ASAS) di Messina, Associazione “Arte per Amore” di Seravezza (Lucca), Associazione “L’Oceano nell’anima” di Bari, Associazione “Orion” di Morano Calabro (Cosenza), Associazione “Africa Solidarietà Onlus” di Arcore (Monza-Brianza), Associazione “Caffè Convivio” di Caltagirone (Catania), Associazione “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo), Associazione “Poesia & Solidarietà Onlus” di Trieste e della collaborazione del Museo “Stupor Mundi” – Federico II di Jesi e del Museo Diocesano di Jesi.
Art. 4 – REQUISITI FONDAMENTALI
Si può partecipare sia con opere edite che inedite. Per editosi intende pubblicato in un volume cartaceo (libro personale, catalogo, antologia, …) dotato di codice ISBN o in rivista (cartacea e/o digitale) dotata di codice ISSN. Non sono da intendersi ‘edite’ le opere apparse su siti personali, blog, riviste non registrate e Social Networks.
Qualora l’opera sia edita è necessario indicare nella scheda di partecipazione il riferimento bibliografico esatto e completo dove è precedentemente apparsa (titolo opera, casa editrice, luogo e anno di pubblicazione) in cui l’opera è contenuta. L’organizzazione è sollevata da qualsiasi problematica, disguido e controversia possa nascere nel caso in cui l’autore presenti la sua opera come inedita quando, in realtà, essa, alla data d’invio della partecipazione al premio, è edita.
L’opera non deve aver ottenuto un premio da podio (1°, 2°, 3° premio assoluto o ex-aequo) in un precedente concorso al momento dell’invio della propria partecipazione, pena l’esclusione. Se la singola opera fa parte di una silloge, mini raccolta o raccolta che è risultata premiata con un premio da podio potrà essere inviata ma non dovrà avere il medesimo titolo della silloge, mini raccolta o raccolta premiata, pena l’esclusione.
I vincitori del 1° premio assoluto dell’edizione precedente di codesto Premio (anno 2018) non potranno concorrere nella medesima sezione di riferimento, pena l’esclusione.
È fatto divieto ai Soci Fondatori e ai Soci Onorari dell’Associazione Culturale Euterpe, ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio e ai Presidenti delle Associazioni partner, prendere parte al concorso, pena l’esclusione.
Art. 5 – MINORENNI
I minorenni partecipano a titolo gratuito. Per la loro iscrizione è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un familiare (indicando tra parentesi il legame di parentela) o da un curatore o chi ne fa le veci. Si rammenta che le opere dei minorenni verranno valutate al pari di quelle degli adulti nelle medesime sezioni di riferimento e che la loro valutazione non avverrà secondo una graduatoria a parte. Premi speciali o d’incoraggiamento a giovani meritori potranno essere riconosciuti in linea con l’art. 12 del bando.
Art. 6 – SEZIONI A CONCORSO
Il Premio è articolato in sette sezioni identificate dalle lettere dell’alfabeto. Il partecipante può prendere parte a una o più sezioni.
SEZIONE A – POESIA IN ITALIANO
Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua italiana a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi).
SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO
Si partecipa con un massimo di tre poesie in dialetto a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di dialetto o di zona nel quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.
SEZIONE C – POESIA IN LINGUA STRANIERA
Si partecipa con un massimo di tre poesie in lingua straniera a tema libero in forma anonima che non devono superare i 40 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale sottotitolo, dedica, spazi bianchi). Si considerano lingue straniere tutti quegli idiomi vivi caratteristici degli stati nazionali e federali nonché i patois e le lingue minoritarie che contraddistinguono un popolo. Non si accetteranno opere in lingue artificiali o in codici che non hanno un uso reale o non peculiari di una realtà geopolitica concreta riconosciuta dalla comunità internazionale. Le opere dovranno avere ben indicato il riferimento al tipo di lingua o alla zona nella quale è parlato e si dovrà allegare obbligatoriamente la traduzione dell’opera in lingua italiana. Qualora la traduzione non sia stata eseguita dall’autore è necessario indicare il nome del traduttore.
SEZIONE D – LIBRO EDITO DI POESIA
Si partecipa con un solo libro di poesia pubblicato con una casa editrice o auto-prodotto dotato di codice identificativo ISBN a partire dal 1990. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore, dal curatore del volume o dall’editore. In caso di vittoria il premiato verrà comunque considerato l’autore del volume. Si accettano anche libri di poesie in dialetto o in lingua straniera (con traduzione a fronte), di haiku e libri di poesia corredati da immagini (foto e quadri) e antologie (in questo caso si leggano le specifiche sotto). Si accettano, altresì, libri di poesie di autori scomparsi, inviati da parenti, amici, centri culturali ed editori. Verranno in questo caso considerati, in caso di valutazione positiva della Giuria, per un Premio speciale o “Alla memoria”. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del proprio libro e, qualora ne disponga, anche il file originale in formato .doc, .docx o .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee.
Specifiche per la partecipazione con antologie e opere di AA.VV.
Si partecipa con un’antologia poetica (di qualsiasi tipo e composizione, tranne le antologie dei premi letterari) pubblicata con una casa editrice o auto-prodotta dotata di codice identificativo ISBN. La partecipazione può essere inoltrata dall’autore principale, dal curatore, dall’editore o da uno degli autori inseriti. Il partecipante deve inviare tre copie cartacee del libro e, qualora ne disponga, anche il file digitale in formato .doc, .docx, .pdf. Si fa presente che è comunque obbligatorio l’invio delle tre copie cartacee. Qualora il partecipante sia uno degli autori inseriti e non il curatore dell’antologia, il partecipante dovrà informare previamente della sua volontà di partecipare al premio il curatore del volume e dovrà tenerlo aggiornato sull’andamento del concorso e l’esito. Il partecipante sarà l’unico responsabile in materia di comunicazioni con il curatore dell’antologia per tutte le fasi relative del Premio, non potendo il curatore/editore nulla imputare all’organizzazione del Premio.
SEZIONE E – HAIKU
Si partecipa con un massimo di tre haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana in forma anonima.
SEZIONE F – VIDEO-POESIA
Si partecipa con una video-poesia che dovrà essere inviata con una delle seguenti modalità:
Caricandola in YouTube e fornendo nella mail di partecipazione il link del video. In questo caso l’utente non deve assolutamente apportare modifiche al video né cambi di URL per tutta la durata di svolgimento del premio, pena la squalifica.
Allegando il video (soli formati .avi, .mp4, .wmv) alla mail o mediante il sito di trasferimento dati gratuito WeTransfer.
Non verranno considerati validi altri sistemi di trasmissione delle opere (Jumbo mail, Google Drive, Whatsapp, supporti cd o dvd, etc.). Nella scheda di partecipazione l’autore deve dichiarare di avere utilizzato per la produzione del video materiali (foto, video, musiche) propri o di dominio pubblico o, laddove siano opere di terzi, di aver ottenuto le necessarie liberatorie per l’utilizzo, sollevando l’Associazione Culturale Euterpe da qualsivoglia disputa possa nascere in merito all’attribuzione di paternità dei componenti del video, pena l’esclusione.
SEZIONE G – CRITICA LETTERARIA
Si partecipa con una recensione, o un testo critico o un’analisi dell’opera, o un approfondimento, o un articolo, o un saggio letterario su un’opera poetica classica o contemporanea della letteratura italiana o straniera (comprensiva su autori esordienti) in forma anonima. Si potranno inviare anche note di lettura, prefazioni, postfazioni e note critiche all’interno di un volume (in questo caso esso dovrà essere corredato dei dati bibliografici). L’opera potrà focalizzarsi sull’analisi di una singola poesia o di più testi, di una silloge, di un libro o più, o dell’intera produzione poetica di un dato autore. Tale testo non dovrà superare le quattro cartelle editoriali pari a 7.200 battute complessive (spazi compresi), senza conteggiare il titolo, le eventuali note a piè di pagina e la bibliografia (consigliata).
Art. 7 – CONTRIBUTO:
Per prendere parte al Premio è richiesto un contributo di € 10,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo. Gli associati dell’Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2019) hanno diritto a uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.
Nel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti all’interno del plico.
Art. 8 – SCADENZA E INVIO
La scadenza di invio dei materiali (opere, scheda di iscrizione compilata e ricevuta del contributo versato) è fissata al 15 maggio 2019. I materiali dovranno pervenire in forma digitale (per le opere esclusivamente in formato .doc; per gli altri materiali anche in formato .pdf o .jpg) alla mail premiodipoesialarteinversi@gmail.com indicando come oggetto “VIII Premio di Poesia “L’arte in versi” – 2019”. In alternativa, l’invio può avvenire in formato cartaceo; in questo caso fa fede la data di spedizione. Il plico dovrà essere inoltrato a:
VIII Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”
Associazione Culturale “Euterpe”
c/o Dott. Lorenzo Spurio
Via Toscana n°3
60035 – Jesi (Ancona)
Le sezioni D (Libro Edito di Poesia) ed F (Video-Poesia) prevedono modi diversi di invio delle proprie opere. Per prendere visione delle modalità, si rimanda al precedente art. 6 del bando.
Art. 9 – ELABORATI
Le opere a concorso non verranno in nessun modo riconsegnate. Per quanto concerne la sezione D, le tre copie del libro verranno depositate in alcune biblioteche della provincia di Ancona. Una copia rimarrà nell’Archivio dell’Associazione Culturale Euterpe.
Art. 10 – ESCLUSIONE
Saranno esclusi dalla Segreteria le partecipazioni che non saranno considerate conformi al bando:
I testi che riportino nome, cognome, soprannome dell’autore, il motto o altri segni di riconoscimento o di possibile attribuzione dell’opera (con eccezione delle sezioni D, F e G).
I testi che siano risultati vincitori di un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso;
I testi di autori che abbiano vinto il 1° premio assoluto nella medesima sezione nella precedente edizione del Premio;
I testi che presentino elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici, partitici e politici;
I testi che appartengano:
Ai soci fondatori e onorari dell’Associazione Culturale Euterpe;
Ai Presidenti di Giuria attivi o passati del presente premio;
Ai Presidenti delle Associazioni che collaborano esternamente;
Le partecipazioni giunte:
Prive della scheda dei dati personali;
Prive del contributo di partecipazione;
Prive dei testi con i quali s’intende partecipare;
Con la scheda di partecipazione illeggibile e/o non completata in ogni campo;
Con modalità non conformi a quanto richiesto dal bando;
Oltre i termini di scadenza.
Art. 11 – COMMISSIONE DI GIURIA
Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni, sono costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti, blogger ed esponenti del mondo letterario: Michela Zanarella (Presidente di Giuria), Emanuele Marcuccio, Giuseppe Guidolin, Stefano Baldinu, Rita Stanzione, Valtero Curzi, Antonio Maddamma, Morena Oro, Fabia Binci, Antonio Sacco, Stefano Caranti, Cinzia Baldazzi, Vincenzo Monfregola e Francesco Martillotto. Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.
Art. 12 – PREMI
Per ciascuna sezione saranno assegnati tre premi da podio:
1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2020.
2° Premio: targa, diploma, motivazione e libri.
3° Premio: targa, diploma e motivazione.
Qualora se ne presenti l’occasione per punteggi meritori di stesso livello, sarà possibile riconoscere premi “ex-aequo” solo per il 2° e 3° premio da podio.
La Giuria, inoltre, attribuirà i seguenti Premi Speciali:
Premio del Presidente di Giuria
Premio della Critica
Trofeo “Euterpe”
Premio “Picus Poeticum” (assegnato alla migliore opera poetica di un autore marchigiano)
Premio ASAS (assegnato alla migliore opera in siciliano)
Premio “Centro Insieme” (assegnato alla migliore opera sulla legalità)
Premio “Le Ragunanze” (assegnato alla migliore opera sulla natura)
Premio “L’Oceano nell’Anima” (assegnato alla migliore opera su tema/ambientazione classica)
Premio “Arte per Amore” (assegnato alla migliore opera a tema amoroso)
Premio “Orion” (assegnato alla miglior opera sperimentale)
Premio “Il Faro” (assegnato alla migliore opera sul mare)
Premio “Africa Solidarietà” (assegnato alla migliore opera sul multiculturalismo)
Premio “Poesia & Solidarietà” (assegnato alla migliore opera sulla solidarietà)
Fuori concorso, come accaduto negli anni precedenti, verranno assegnati i Premi Speciali “Alla Memoria” e “Alla Carriera” a insigni poeti del nostro Paese.
La Giuria potrà proporre ulteriori premi minori, indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio. Tale decisione dovrà ottenere il parere favorevole del Presidente di Giuria e del Presidente del Premio per poter essere attribuiti.
Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi numericamente congrua o qualitativamente significativa per una sezione, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.
Tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo verranno pubblicate nell’antologia del Premio, disponibile gratuitamente il giorno della premiazione per i soli vincitori.
Grazie ad apposite collaborazioni con gli enti del territorio comunale tutti i premiati a vario titolo e i membri della Giuria potranno accedere gratuitamente o in maniera agevolata all’offerta turistica del Comune di Jesi (Musei Civici, Museo Diocesano e Museo “Stupor Mundi” – Federico II).
Art. 13 – RESPONSO
Il responso della Giuria si conoscerà nel mese di settembre 2019. A tutti i partecipanti verrà inviato il verbale di Giuria a mezzo e-mail. Esso verrà pubblicato sul sito dell’Associazione Culturale Euterpe (www.associazioneeuterpe.com) e sui siti www.literary.it e www.concorsiletterari.it I risultati e i testi vincitori della sezione haiku saranno pubblicati sul portale “Alman Haiku” – Annuario Italiano degli Haiku Premiati all’indirizzo www.almanhaiku.blog
Non si darà seguito a richieste in merito a posizionamenti e punteggi ottenuti né a commenti critici sulle proprie opere presentate.
Art. 14 – PREMIAZIONE
La cerimonia di premiazione si terrà a Jesi (Ancona) in un fine settimana di novembre 2019.
A tutti i partecipanti verranno fornite con debito preavviso tutte le informazioni inerenti alla data e al luogo di premiazione. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia per ritirare il premio; qualora non possano intervenire hanno facoltà di inviare un delegato. In questo caso, la delega va annunciata a mezzo mail, all’attenzione del Presidente del Premio dott. Lorenzo Spurio entro una settimana prima dalla cerimonia di premiazione all’indirizzo presidente.euterpe@gmail.com. Non verranno considerate le deleghe annunciate in via informale a mezzo messaggistica privata di Social Networks né per via telefonica. I premi non ritirati personalmente né per delega potranno essere spediti a domicilio mediante Poste Italiane, previo pagamento delle relative spese di spedizione a carico dell’interessato, con eccezione del 1° premio assoluto delle relative sezioni consistente in una targa oro 24kt che dovrà essere ritirata necessariamente dal vincitore o delegato il giorno dell’evento. In nessuna maniera si spedirà in contrassegno.
Art. 15 – PRIVACY
Ai sensi del D.Lgs 196/2003 e del Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n°2016/679 (GDPR) il partecipante acconsente al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) che li utilizzerà per i fini inerenti al concorso in oggetto e per tutte le iniziative culturali e letterarie organizzate dalla stessa. Il partecipante, prendendo parte al concorso, è consapevole di essere a piena conoscenza delle responsabilità penali previste per le dichiarazioni false, secondo l’art. 76 del D.P.R. 445/2000.
Art. 16 – ULTIME
Il presente bando di concorso consta di sedici articoli compreso il presente.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione tacita e incondizionata di tutti gli articoli che lo compongono.
□ B – Poesia in dialetto specificare dialetto: _________________________________________________)
□ C – Poesia in Lingua Straniera specificare lingua: __________________________________________)
□ D – Libro edito di poesia
□ E – Haiku
□ F – Video-poesia
□ G – Critica Letteraria
Per le sezioni A, B, C, D, E, F, G indicare il titolo delle opere, specificando vicino se sono EDITE o INEDITE e, nel caso di EDITE, dove sono precedentemente comparse.
Per la sezione D specificare il titolo del libro, casa editrice e anno.
Per la sezione E, essendo gli haiku privi di titolo, non dovrà essere indicato niente.
Per la sezione F specificare il titolo della video-poesia e di eventuali nomi di regista, musiche e voce recitante.
DICHIARAZIONE PER I PARTECIPANTI DI TUTTE LE SEZIONI
□ Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno. Dichiaro, pertanto, che essi non sono soggetti a D.A. (Diritti d’Autore) in quanto non ripresi da testi coperti da tutela di cui alla L. 22/04/41 n°633 e successive modificazioni e integrazioni.
□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), organizzatrice di questo Premio, a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.
□ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D.Lgs n. 196/2003) allo scopo del concorso in oggetto e per le iniziativa organizzate dalla Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN).
□ Sono a piena conoscenza delle responsabilità penali previste per le dichiarazioni false, secondo l’art. 76 del D.P.R. 445/2000.
Data_____________________________________ Firma ___________________________________
DICHIARAZIONE PER PARTECIPANTI ALLA SEZIONE F
[ ] Dichiaro, sotto la mia unica responsabilità, di aver fatto uso, nell’elaborazione della video-poesia di immagini/video/suoni di mia proprietà o di dominio pubblico o, laddove abbia usufruito di materiali di terzi, di aver provveduto a richiedere relativa liberatoria degli autori per l’autorizzazione a usarli nell’ elaborazione del video, sollevando l’Organizzazione da qualsiasi disputa possa nascere in merito all’attribuzione di paternità dei componenti della video-poesia.
Data_____________________________________ Firma ___________________________________
Antonio Damiano è nato nel comune di Montesarchio, nel Beneventano, ma da anni vive e Latina. Si è laureato in Lettere e Filosofia e, in quanto alla sua passione poetica, ha pubblicato sinora quattro libri: Come farfalle(Montedit, Melegnano, 2013),Come le foglie(Ass. I due colli, Torre Orsina, 2015), Versi d’autunno(Genesi, Torino, 2016) e il recente Le orme dei giorni (Stravagario, Minturno, 2018). Ampiamente apprezzato dalla critica e dall’ambiente letterario ha all’attivo circa trecento premi tra podi e premi speciali conseguiti in altrettanti concorsi letterari nazionali. Nell’aprile 2018 gli è stato attribuito il “Premio alla Carriera” da parte dell’Associazione GueCi di Rende (CS)presieduta dalla poetessa Anna Laura Cittadino.
Particolarmente attento alle dinamiche socio-civiliche interessano il nostro oggi (ma non solo, come vedremo a seguire), Damiano nel corso degli ultimi anni si è imposto nello scenario ampio e variegato dell’universo delle competizioni letterarie quale anima sensibile verso ciò che accade non solo nella realtà di Provincia e nel Belpaese, ma nel mondo tutto, dimostrando capacità di analisi non indifferenti e un sentimento umanitario che lo rende vero cittadino di questo scapestrato mondo. I versi di Damiano non sono mai tesi a denunciare in maniera reproba i mandanti, gli esecutori diretti e chi ordisce il Male e alimenta le violenze, semmai a leggerle con occhio compassionevole e attento, a sottolinearne la gravità, a indagarne le ragioni e, ancora una volta, a solidarizzare con il represso, colui che viene battuto o cacciato. […] Per parlare di questo nuovo libro di Damiano non si può prescindere dai ricchi ed esaustivi apparati critici in apertura e chiusura di cui esso è dotato, brani esegetici che arricchiscono di per sé la caratura del volume e del Poeta di Latina permettendocene una lettura e un approfondimento radicali e persuasivi che ci consentono di avvicinarci all’opera e di gustarla in maniera ancor più saporosa. La poetessa Patrizia Stefanelli dedica pagine particolarmente apprezzabili sottolineando il forte realismo e pregnanza della lirica di Damiano parlando, al contempo, di una “odeporica essenza” (4) che si realizza in quell’intendimento spontaneo atto a esperire la poesia, e la scrittura tutta, come un viaggio. […] Il critico Cinzia Baldazzi, con una gamma variegata di riferimenti a intellettuali a lei amati nei quali ravvisa “consonanze” con alcuni versi di Damiano, si focalizza su un altro aspetto dominante del volume da lei definito nei termini di “cosalità dei significati quotidiani” (108) a intendere quel legame forte e spontaneo, sentito e immanente, che l’uomo ha con l’universo oggettuale che lo circonda, il contesto abitativo e sociale, finanche le pratiche rituali e celebrative che appartengono a quel dato “essere” nell’ hic et nunc.
La mappatura di qualcosa di sconfinato è sempre impossibile.Andare a indagare dove termina un colore e inizia l’altro, intravedendo una possibile gradazione intermedia e dando ad essa un termine, è un qualcosa di difficile o forse semplicemente illusorio. I colori sono una delle prime realtà con la quale il bambino entra a contatto una volta partorito, per questo l’importanza delle tinte nei giocattoli e, poi, nei giornalini da colorare opportunamente seguendo le indicazioni. Il colore, proprio come l’universo più ostico dei numeri, rappresenta una costante che, sin dalla scuola primaria, permette all’individuo l’adozione di un metro che poi è quello dell’organizzazione e dell’individuazione in categorie logiche e strutturali.
Ciò che è nero non può essere al contempo bianco eppure, sempre alle elementari, veniva proposto un modello logico fondato su un procedimento forse di difficile persuasione sulle giovani menti secondo il quale un colore non ha effettivamente mai un contrario. Cioè, se proprio dovessimo strutturare un discorso per antipodi, per ambiti in sé opposti e contrastanti, allora veniva dato d’intendere ‒ increspando in maniera sensibile il giovane cervello del ragazzino ‒ che il contrario di bianco è semplicemente (o forse troppo tecnicamente) “non bianco”. Vale a dire che ciò che non ha a che fare con il bianco non è per forza di cose individuabile nell’annullamento totale del bianco e che, se proprio si volesse pensare alla negazione del bianco, allora si potrebbe anche proporre un incarnato, un rosso fiammante o, ancora un blu cobalto. Sta di fatto che il colore ha sempre affascinato il bambino e, più in generale, l’uomo curioso, colui che ravvisa nella composizione fisica degli oggetti e degli ambienti che abita significati non solo pratici e patenti ma anche evocativi, simbolici e altro ancora. Ciò avviene non solo con il colore ma anche, ad esempio, con la forma. Sono ambiti che vengono appunto utilizzati nelle primissime classi in varie maniere: di utilizzo di colori a pastello o pennarello a significare i topos di quelle determinate sfere cromatiche e le strutture di definizione, i perimetri di forme regolari che vengono proposte semplicemente o in maniera allungata, sovrapposte e in prospettiva o in situazioni ad incastro. […] Laura De Luca, radiogiornalista e autrice radiofonica e teatrale, ha elaborato un progetto che reputo significativo e riuscito attorno all’universo dei colori visti, letti e interpretati emotivamente da una serie di poeti contemporanei. Le loro composizioni fanno parte di quest’opera, “La cognizione del colore” pubblicata recentemente per i tipi di fuorilinea di Monterotondo (Roma).
Dopo il successo della presentazione tenutasi a Corridonia (MC) nell’ottobre scorso, il volume poetico “Il sospiro di Medusa” (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2018) di Morena Oro verrà riproposto all’interno dell’iniziativa “Optimam partem elegit – Scegli la parte migliore!” che si terrà a Treia (MC) il prossimo 15 dicembre alle 17:30 presso l’Aula Multimediale in Via Cavour n°29. Durante l’evento si terranno le performance “L’inclinazione di Artemisia” e “Il sospiro di Medusa” della stessa autrice Morena Oro.
Presentando testi particolarmente sentiti, frutto dell’esperienza esistenziale, e interpretati con evidente trasporto e forte carica empatica, la poetessa Camilla Dania nell’agosto 2017 a Porto Recanati (MC) si è aggiudicata la vittoria del “Playa Rosa Poetry Slam”, organizzato congiuntamente dall’Associazione Euterpe e da Le Mezzelane Casa Editrice.
Il pubblico – fortuito e prevalentemente neofita di poesia – come il poetry slam nei suoi canonici principi prevede, aveva apprezzato i testi di matrice intimistica ed esistenzialista che la poetessa, nata a San Benedetto del Tronto (AP) nel 1988, aveva deciso di portare. La meritata vittoria le valse, oltre che un consenso diffuso tra pubblico e poeti partecipanti, anche un’offerta contrattuale con l’omonima casa editrice che organizzava l’evento e che, ora, a distanza di alcuni mesi, ha felicemente pubblicato quella che può essere definita la sua “opera prima”.
E dritti devono andare anche i piediè un titolo che apre alla perplessità e che, più che imporre una riflessione, fornisce semmai degli spunti di possibilità da percorrere, addirittura in modo quanto mai vago e surreale. Si tratta, come ci si renderà conto leggendo l’opera, di alcuni versi estrapolati da una delle liriche che costituiscono la “spina dorsale” dell’intero lavoro.
La recensione integrale è stata pubblicata su “Oubliette Magazine” il 04/12/2018. Per continuare a leggere la recensione cliccare qui.
Intendo ringraziare profondamente il sig. Daniele Garofalo per aver inserito nel prestigioso “AlmanHaiku” Italiano dell’anno 2017 gli haiku risultati vincitori del VI Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” indetto dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi. Essi si trovano alle pagine 115-118 dell’almanacco disponibile a questo link: https://drive.google.com/…/1fic5Q1Ok8q0jOcyckBZ212YCQR5MZ6l…
Dall’introduzione al volume si può leggere: “L’Haiku è un “lampo di poesia” che in soli 3 versi, centrati sulla natura, le stagioni e lo scorrere del tempo, lascia la sensazione di avere letto un’intera storia. L’arte dell’HAIKU è nata in Giappone alla fine del 600 e in poco tempo, per il suo fascino orientale e la sua capacità di cogliere l’essenzialità della vita, si è diffusa in tutto il mondo, dall’Inghilterra alla Romania, dagli Stati Uniti al Marocco. In Italia, quindici anni fa gli appassionati di haiku erano solo 20.000; oggi, a
scrivere questi brevi componimenti, sono più di 1 milione di persone, adulti e
bambini. La lingua italiana, che per la sua enorme ricchezza storica e semantica porta con sé un potenziale evocativo straordinario simile al giapponese, la rende particolarmente adattabile all’arte HAIKU. Per questo mi è nata l’idea di una prima ed unica raccolta di Haiku autenticamente italiani nonché premiati, cioè vincitori o riconosciuti meritevoli di menzione dalle Giurie nei Concorsi tenutisi annualmente nelle varie Regioni d’Italia, organizzati da Associazioni Culturali, in collaborazione con Editori e Comuni dei luoghi in cui le manifestazioni hanno vita. Dunque, con l’apprezzamento particolare dell’Assessorato alla Cultura di Jesi, dal 2017 ALMANHAIKU Italiano è l’Annuario Italiano degli Haiku premiati. Il materiale artistico raccolto nel blog reperibile in rete al link segnalato sul retro della copertina del presente volume e dal quale questa Collezione esclusiva e non reperibile in commercio è stata estratta, è raggruppato per Annualità, Calendari delle rassegne, Testi, Autori e luoghi di origine degli haiku e delle manifestazioni e rappresenta tutto ciò che, al termine degli eventi letterari italiani tenutisi nel corso di ogni anno, integralmente o parzialmente dedicati alla poesia haiku, era stato soltanto ciclo-stilato in occasione delle cerimonie di premiazione, o esclusivamente postato sui social networks o sul blog personale da qualcuno degli Autori oppure pubblicato in separate Antologie a cura degli stessi organizzatori delle rassegne o da editori autorizzati e solo frammentariamente reperibili sul mercato.
Buona lettura
Daniele Garofalo
A seguire le pagine estratte dall’almanacco relative agli haiku vincitori del VI Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” edizione 2017.
Sullo sfondo di una Spagna in cui si consuma l’interminabile fine del Franchismo, tra minacce golpiste, attivismo dell’Eta, omicidi di stato dei temibili “Sociales” alimentati dal vento del Maggio francese e radicato perbenismo borghese filo-monarchico, si accende, con “ardente, precoce e risoluta passione”, l’amore di una vita, “definizione che si dispensa assai spesso ad un prescelto quando questa non ha fatto che cominciare e non si ha la minima idea di quanti amori potrà albergare né di quanto potrà essere lunga”.
Di Tomás Nevison (padre inglese, madre spagnola), occhi inquieti ed inquietanti, ironico, brillante, impenetrabile, fascinoso come (a scelta) un pilota anni ‘40/un musicista/un attore alla G. Philipe, miracolosamente versato nelle lingue e destinato a sicuro successo in (a scelta) finanza, diplomazia, politica, carriera universitaria si innamora al liceo, con la cieca, primitiva cocciutaggine di una passione “elementare e arbitraria, estetizzante e presuntuosa”, Berta Isla, protagonista dell’ultimo, omonimo romanzo di Javier Marías (Einaudi, 2018).
Madrilena da cinque generazioni, di una “bellezza mora, temperata, dolce e imperfetta”, non abbagliante ma capace di turbare, sprigiona tutto il magnetismo di un’allegria spontanea, impaziente, anche sfacciata, capace di convertirsi repentinamente in tristezza o rabbia e, comunque, convivere con un carattere risoluto e coraggioso che la condannerà ad “insediarsi indefinitamente nell’attesa” di un uomo tenacemente desiderato e incomprensibilmente spinto (per sua scelta? Che significa scegliere? Chi è veramente libero di farlo?) a trascorrere un’esistenza “itinerante, logora, clandestina, finta, vicaria, usurpata, ingannevole, confinata…defunta”.
Vera, moderna Penelope, impossibile per lei “chiudere definitivamente con ciò che non sarà mai limpido né sgombro, ma sempre oscuro e fumoso” e che nemmeno, forse, è mai realmente stato. Durante il lungo fidanzamento la Musica del caso (P. Auster) prima che una consuetudine diffusa in contesti sociali altolocati anni ’60, induce Berta a vivere il primo rapporto fisico con il mai dimenticato, candido, non sfuggente né mortificato banderillero “sciolto” Esteban Yanes e Tomás – talentuoso studente ad Oxford – ad incontrare chi, meno seducente di Calipso, suonerà sullo spartito del suo destino come una tragica, inattesa stonatura. Troppo versatile il giovane nell’imitare gli altri (gesti, sfumature dialettali, sorta di Zelig che rinvia al J. L. Romand de L’avversario di Carrère) per non attirare l’attenzione dei Servizi di Intelligence britannici i cui agenti possono nascondersi dietro paludati docenti oxoniani (MI5, MI6 e quanto rimane del PWE di Delmer e della sua temibile “guerra sporca” antinazista), troppo ingenuo per non illudersi che “il segreto sia una forma suprema di intervento nel mondo – una realtà priva di tenebre è destinata a sparire per sempre e chi agisce nell’ombra “lo turba e lo pungola il mondo” – e condurre una vita fittizia significhi, su questa terra, aggiungere o levare, sommare o sottrarre: “un filo d’erba, un granello di polvere, una guerra, un po’ di cenere, un vento, dipende. Ma qualcosa”.
L’autore del libro, lo spagnolo Javier Marías
Di fronte ad un evento che rimanda palesemente a Domani nella battaglia pensa a me (non è l’unica affinità), alla fine troppo impaurito per non (dover) comprendere che i servizi segreti sono “una convenzione che si accetta come si accettano senza obiezioni gli accidenti, le malattie, le catastrofi, le fortune”…e le disgrazie, soprattutto quando, incolpevoli, si vuole evitarle anche a costo di perdere – amandola quasi quanto lei ama lui – la sua donna, nell’istante stesso (1974) in cui la sposerà.
Ci fermiamo qui negli accenni al plot narrativo cercando, semmai, di evidenziare perché Berta Isla è, probabilmente, il miglior romanzo di un autore straordinario e molto amato. I temi programmatici della sua poetica, da Un cuore così bianco a Gli innamoramenti compaiono tutti: il tempo, che scorre inesorabile anche quando crediamo ci attenda, agisce sulla nostra coscienza desta o dormiente, consuma, snatura e deforma i volti, (con)fonde luoghi ed oggetti affidati ad istantanee che ostracizzano/cancellano contorni e lineamenti, l’illusorietà dei rapporti sentimentali (“tutto ciò che prova l’amato appartiene al campo dell’immaginazione. Non lo si può mai sapere con certezza […] non si può sapere neppure se le dichiarazioni più ardenti siano verità o convenzione, se siano sentite o siano quello l’altro crede di provare o è disposto a dire”), il potere ipnotico del sogno, quello devastante del caso, l’attesa come ineluttabile condizione di sopravvivenza (“quando si aspetta per troppo tempo si scopre di essere ormai abituati ad aspettare: forse è meglio che tutto rimanga incerto e fluttuante per coltivare la speranza che la nostra esistenza possa tornare ad essere come vorremmo, o avremmo voluto, fosse”), il sottile confine fra la vita e la morte, la persistenza/necessità del ricordo – “la pessima memoria del mondo, labile, dubbiosa, mutevole ce ne porge la possibilità su un piatto d’argento” – e, fra tutti, il mistero che, per lo scrittore, costituisce il nostro status naturale: “non sapere nulla, muoversi a tentoni, essere ingannati e, ancor più, mentire”. Talmente ossessivo questo archetipo, che azzardiamo l’ipotesi sia, per Marías, alla fine necessario in amore e non ne costituisca un limite: per alimentarne l’intensità, salvarne il fascino, mettere in fuga la stanchezza della perfezione e far sì che il legame non divenga “un baule o un secchio della spazzatura o un mobile”.
Mentre, però, lo sviluppo di queste tematiche, nelle precedenti opere, era affidato per lo più alle monologanti riflessioni introspettive dei singoli personaggi, rese attraverso uno stile “vertiginoso e ricco”, come ha ben sottolineato Mario Fortunato, non esente da un certo “narcisismo”[1] a tratti criptico e involuto (a detta di molti lettori, che ora non hanno più alibi), qui viene da un lato tradotto in una avvincente e ben congegnata struttura noir (una sola pecca – trovatela! – del resto nessuno esige il rigore del giallista, ci mancherebbe…anche la sceneggiatura de La donna che visse due volte faceva acqua e non citiamo a caso il gioiello di Hitchcock), dall’altro assume un respiro storico del tutto inedito.
Così la vicenda dello struggente “innamoramento in assenza” della protagonista viene scandita dagli accadimenti dell’ultimo trentennio del XX secolo: il contraddittorio post-franchismo del “macellaio di Malaga” Arias Navarro e di Adolfo Suarez (nomina regia), l’era pre-thatcheriana di Callaghan, Wilson e Heath, la sanguinosa questione irlandese con il “Bloody Sunday” di Londonderry del 1972 e “L’uccisione dei Caporali” a Belfast nel 1978, la “piccola guerra” delle Falkland e quella immane del Vietnam, lo scandalo Watergate e la caduta del Muro dello scandalo, ma anche dai risvolti culturali, dalle icone filmiche, dai miti musicali degli intensi anni ’80 (Beckett e Cassavetes venerati entrambi) nonché dalla persistente presenza di scrittori e testi evidentemente cari all’autore: Melville, Faulkner, i classici della “Letteratura del ritorno” (Il Colonnello Chabert, La moglie di Martin Guerre, Dumas e il più autorevole, Omero…lo strano caso di Mattia Pascal lo aggiungiamo noi d’ufficio alla lista) con Eliot e Shakespeare a svolgere il ruolo di virtuale coro che lega gli snodi dell’intreccio. Stavolta non Riccardo III ma – felicemente – l’Enrico V che, travestito, si infiltra fra i suoi soldati per spiarne umori e pensieri.
Non ci meraviglieremmo se avesse pensato prima al riferimento che alla struttura della trama…grandezza del Bardo. In conclusione un’osservazione sullo stile che – come ben sa chi lo conosce – è spesso aforistico (abbiamo riportato molte citazioni testuali, che assumono valenza assoluta…imbattibili quelle sull’amore), sontuoso, ipotattico. Il narratore è, alternativamente, esterno onnisciente (compare una felice definizione di questa funzione narratologica, brillantemente legata al ruolo dell’agente segreto)[2] e interno (focalizzazione sulla protagonista, che riporta solo il poco che sa, altra geniale intuizione), mentre alcune scene vengono descritte, come ne L’amante di Yehoshua – maestro in questo – da entrambe le ottiche, spesso assai diverse. Carver o Franzen, De Lillo o Kent Haruf non spenderebbero due righe per descrivere capelli e occhi di un personaggio: secondo gli esponenti della narrativa americana – e qui il discorso si farebbe lungo – sono i fatti narrati a determinarne l’aspetto anche fisico, oltre che psicologico. Marías vi indugia con una raffinatezza unica, che accresce il piacere della lettura e di cui non possiamo rendere conto se non, brevemente, in nota:[3] anche questo fa di Berta Isla (insieme a Giuda di Amos Oz) uno degli esiti letterari più interessanti ed intriganti degli ultimi anni. Già un classico.
MARCO CAMERINI
NOTE
[1] M. FORTUNATO, “Incantesimo di coppia”, L’Espresso, 24 giugno 2018, p.96.
[2] “Non ha nome e non è un personaggio, viene creduto e ci si fida di lui. Si ignora perché sa quello che sa, perché omette quello che omette e come mai ha il potere di determinare il destino di tutte le sue creature, c’è ma non esiste, è evidente che esiste ma è introvabile, è indiscernibile e neppure l’autore, che se ne sta a casa sua, può spiegare come mai sa quello che sa”, pp. 107-108.
[3] “Agli occhi chiari mancava solo un minimo di curvatura per risultare sporgenti, e se fossero stati di un tono più chiari sarebbero stati color vino bianco passito, giallastri”!
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Intendo segnalare la notevole e inedita iniziativa promossa dalla poetessa Giovanna Iorio in collaborazione con Alan Bates di costituire una grande enciclopedia di poesia vocale. Un esperimento virtuale, libero e aperto a tutti i poeti che vorranno prenderne parte per partecipare a questa “antologia della voce”. Ciascun autore, sulla mappa che raffigura il planisfero, sarà contraddistinto da una bandierina colorata a individuare la sua città d’origine. Cliccando in quella bandierina sarà possibile ascoltare una poesia recitata dallo stesso autore nella sua lingua madre. Ad arricchire il profilo dedicato al dato poeta e per permettere agli altri di conoscerlo meglio è una nota bio-bibliografica o nota di presentazione a completamento del suo caricamento nel sito.
Invito tutti i poeti ad andare sul sito e a provvedere a iscriversi fornendo i materiali richiesti che andranno inviato alla mail poetrysoundlibrary@gmail.com. Essi, una volta ricevuti e controllati dall’organizzatrice del progetto, verranno caricati e andranno ad implementare il panorama dei poeti che hanno dato lettura ai propri componimenti in questo immenso globo di versi recitati.
L’iniziativa nasce dalla volontà strenuamente difesa da Giovanna Iorio di “Preservare la voce, tornare alla purezza del suono, togliere il fruscio della carta dalle parole, risvegliare i suoni primordiali del vento, restituire alla poesia la potenza della voce”.
Al fine di giungere a una maggiore diffusione dell’iniziativa e a una partecipazione capillare, tanto nel nostro Paese che negli altri, l’organizzatrice ha istituito una sorta di collaboratori diretti che, in prima linea, hanno sposato il progetto e si impegneranno a condividerlo ampiamente e diffonderne le potenzialità. Ha definito tali soggetti quali “Ambasciatori”; tra di loro, la poetessa Anna Maria Curci è Ambasciatrice delle Voci (la stessa ha proposto di occuparsi di un importante aspetto della voce poetica, ossia la poesia dialettale), Michael Rothenberg (per gli USA), Caterina Davinio (tanto per l’Italia che per l’estero), Cinzia Marulli (tanto per l’Italia che il Sud America), Michela Zanarella (per l’Italia e l’Europa occidentale), il sottoscritto (per le Marche) e vari altri indicati nell’apposita sezione del sito.
Per maggiori informazioni relativi al progetto si può contattare la Referente, Giovanna Iorio, alla sua mail personale:giovannaiorio96@gmail.com
Che Eugenides sia uno degli scrittori più schivi, originali e talentuosi degli ultimi vent’anni è confermato dalla recente silloge dei racconti Una cosa sull’amore (Mondadori 2018, copertina felice), imperdibile per ben “cinque ragioni” secondo quanto ha scritto in un appassionato, bellissimo intervento su “La lettura” del Corriere Alessandro Piperno, ammiratore confesso del suo “talento mimetico che sfiora l’orecchio assoluto”.[1]
Nel deserto rovinoso di un presente segnato da solitudine, incomprensioni, sconfitte, fra gli spettri opprimenti di una vecchiaia mai ammessa né accettata, naufragi matrimoniali drammaticamente (o penosamente) negati, rimpianti e rinunce, ciniche rivalse e frustranti derive economiche, alienati e lancinanti smarrimenti, è certamente il “tema ossessivo dell’inadeguatezza”[2] il legame che unisce tutte le storie, ma anche, ci sembra, la tenace e irrinunciabile fiducia in un sentimento che salva e redime dall’angoscia, se non dal fallimento più o meno annunciato. È l’amicizia senile tutta femminile di Della e Cathy, insoddisfatte Brontolone[3] in eterno sovrappeso, anticonformiste e umorali che perdono mariti, figli “pallidi, sinistri, circospetti come gli assassini di un film di fantascienza” ma non se stesse, risolute – proprio nel momento in cui la più anziana precipita nel gorgo invalidante di una “violenta e aggressiva” demenza – a disseppellire “l’ascia” per uccidere insieme le avversità. O l’attrazione per l’assoluto flusso energetico dell’Universo (om cosmico, musica delle sfere, perpetua capacità di rigenerazione terrestre) del protagonista di Posta aerea il quale, alla ricerca di un’identità perduta nello scialo della propria esistenza, la ritrova nel panico, trasfigurante abbraccio di una fascinosa natura esotica (Bangkok, Bangalore, Calcutta) alla percezione di “un trillo”, sorta di pirandelliano “fischio del treno” che lo proietta al di là di ogni coordinata familiare, sociale, umana. È l’insopprimibile istinto materno di Tomasina (Siringa per ungere la carne), 40 anni 1 mese e 1 giorno, sontuosa dimora in Hudson Street, lavoro appagante, disposta – fallito “il piano A” (“improbabile armata di adulteri e perdenti, gli uomini”) – a ripiegare sul meno romantico, più solitario e triste ma anche coraggioso e creativo piano B: un figlio “senza lui”, o meglio “con tutti i lui” della sua disincantata vita di rimorsi (comunque l’amore si impone grazie a chi innamorato lo è veramente, l’ex Wally Mars, donatore mai domo e figura vincente in uno spiazzante, struggente finale) o la passione musicale di Rodney (Musica barocca), jocyana “piccola nube”, razionale e un po’ rigido maestro di clavicordo (“bordura dorata e giardino geometrico dipinto, famiglia del clavicembalo”) travolto – dopo una fugace bohème giovanile vissuta fra Berlino, Heidelberg, Kurt Weil e gli amati Bach “père et fils” – dalla squallida marea di polizze, conti in rosso, rate inevase, “cifre atroci sulla carta di credito”, (in)adempienze domestiche avvilenti di un quotidianità prosaica e assai poco artistica. Sono la nostalgia di un’America democratica, rurale, libertaria e tollerante di Kendall (Great experiment), poeta fallito non per incapacità, “intelligente ma non ricco”, costretto a fare i conti con la deriva tecnologica di una plutocrazia fondata su software personalizzati, malversazioni e “delitti fiscali di broker ludopatici” nella quale la frode bisogna saperla pensare e perpetrare alla grande, non con remore letterarie (altrimenti meglio restarsene in uno squallido loft dove piove dal soffitto a riflettere sulla Democrazia in America di Tocqueville) e il tentativo di Charlie – architetto separato, vittima di ordinanze restrittive più o meno d’urgenza che si aggira patetico intorno alla vecchia casa “a distanza di 50 piedi” – di riaccendere “il tizzone” di un rapporto nel quale nessuno dei due deve Trova(re) il cattivo, scappare o inseguire l’altro, ma accoglierlo e dire “eccomi”. Facile come “colorare un arcobaleno”, perché una “cosa” nell’amore che tiene unite le coppie “non sono i soldi, i figli o una visione condivisa della vita, ma avere cura uno dell’altra. Sono le piccole gentilezze reciproche, chiedere come è andata la giornata fingendo che ti interessi”. Soprattutto, alla fine, è l’intima necessità di sentirsi vivi e di giocarla comunque la partita con la disperazione: può essere sufficiente un pasto miracoloso a base di carciofi per metterla in fuga, come accade in Giardini volubili, il racconto forse più riuscito della raccolta. Al lettore il piacere di scoprirlo, come anche di fare la conoscenza del prof. Luce, endocrinologo/anglo-irlandese/episcopale non praticante/amante di Bruegel, strepitoso protagonista di un’ironica proto-versione del mitico Middlesex.
Lo stile di Eugenides, per citare ancora Piperno, “è un manufatto superbamente rifinito […] le frasi sono tornite al punto da non mostrare alcuna asperità. Dovendo fare due nomi: Nabokov e Salinger”.[4] Necessario, essenziale, strutturato sui dialoghi, privo di lirismo e per lo più nominale (minime le sequenze aggettivali), è capace di delineare fulminanti, efficaci ritratti come la Prokrti di Denuncia tempestiva (squarci di vita indiana ricordano J. Lahiri)[5] e solo in quest’ultimo racconto (il più recente insieme a Le brontolone, 2017) cede alla (troppo) diffusa tendenza della narrativa contemporanea di inserire brani non letterari, mail ed sms in caratteri tipografici differenti. Semmai andrà sottolineata l’intrigante “struttura aperta” delle storie, con splendidi finali che suggeriscono, non chiudendola, un’evoluzione extra-testuale della vicenda per lo più angosciosa e non consolatoria (cfr. Multiproprietà), insieme alla magistrale capacità dello scrittore di ricorrere – anche se non è certo simbolico il suo modello di scrittura – ad oggetti epifanici catalizzatori del significato più profondo del testo: l’ascia e i carciofi citati, guanti spaiati, un giocattolo, preziose statuette di giada e orwelliani…topi.
MARCO CAMERINI
NOTE:
[1]Cinque ottime ragioni per leggere Jeffrey Eugenides, “La lettura”, 26 agosto 2018. Brevissima recensione nella recensione: l’articolo citato conferma (non che ve ne fosse bisogno) l’autorevolezza di Piperno critico e saggista militante. Raffinato, acuto e, insieme, piacevole alla lettura, mai pedante o accademico. Raro.
[5] “leggins neri, scarponcini Timberland, calzettoni viola da escursionista, volto da miniatura indù, occhi di un colore sorprendente che poteva esistere solo in un dipinto in cui l’artista avesse mescolato verde, blu e giallo indiscriminatamente che la facevano assomigliare a una ballerina gopi o a una santa bambina venerata dalle masse”
L’autore della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.
Sabato 24 novembre alle ore 18 a Senigallia (AN) presso la suggestiva ambientazione dell’Auditorium San Rocco (Piazza Garibaldi n°1) si terrà la presentazione al pubblico del libro di poesie di Simona Riccialdelli (in arte “Dasior”) dal titolo evocativo, “La mia essenza”, edito dalla casa editrice Bertoni di Perugia.
È ben evidente che il legame della Riccialdelli con la poesia sia veramente sentito e ben radicato e ce ne rendiamo conto sin dalla breve nota che ha posto in apertura al volume: “Incantevole questo percorso artistico per gioco, dove tutto prende forma come per magia e dove viaggio senza ritorno. Mi sento al meglio soltanto qui, nell’espressione di ciò che ha sempre vissuto in me, nel giocare con le lettere, per comporre atti di vita”.
L’evento, patrocinato dal Comune di Senigallia e dal Circolo di Iniziativa Culturale – Rivista “Sestante”, vedrà l’intervento del romanziere e critico letterario locale Luca Rachetta mentre le letture saranno eseguite dall’attore Mauro Pierfederici. Gli intermezzi musicali saranno a cura della flautista Elena Solai. Rachetta, nella sua prefazione ha osservato che “dai versi della Riccialdelli sprigiona un deciso invito ad aprirsi al mondo e agli altri […], unica via per poter vivere appieno la semplicità e la positiva spensieratezza, percorrendo così il cammino lineare verso l’amore e la felicità”.
L’evento sarà presentato e condotto dal poeta, critico letterario e curatore editoriale Bruno Mohorovich che, nella nota di postfazione al volume, così parla della poesia nella Riccialdelli: “[essa] trov[a] la sua ragione d’esistere. Una vita la sua, attraversata dalla sofferenza che trova compimento in una ricercata e sopraggiunta fede; una fede vissuta, quella che aiuta nei momenti difficili, l’antidoto alla sofferenza, […], la chiave che apre la porta non verso una vita diversa, ma… la Vita”.
L’autrice
Simona Riccialdelli è nata a Senigallia (AN) nel 1963. Ha trascorso parte della sua infanzia ad Arezzo, frequentandovi gli anni scolastici elementari, assorbendo l’atmosfera di questa città. Ritornata a Senigallia nel 1 974 dove ha proseguito gli studi. Pittrice (numerose le sue presenze in collettive sul territorio locale) e poetessa, da sempre ama scrivere. È stata premiata al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia nel 2017. Recentemente alcune sue poesie sono apparse nell’antologia “Marche. Omaggio in versi” (Bertoni, Perugia, 2018) a cura di Bruno Mohorovich ed Elisa Piana.
È severamente vietato riprodurre in qualsiasi maniera, sia in forma integrale che di stralci, il presente articolo senza il permesso da parte dell’autore.