Un premio letterario dedicato alla poetessa Anna Elisa De Gregorio. Come partecipare

La famiglia della poetessa Anna Elisa De Gregorio (1942-2020)[1] nelle persone del marito Nello, della figlia Monica e del nipote Sirio, ha inteso indire un premio letterario nazionale, dedicato alla poesia, in suo nome.

Autrice di varie opere poetiche, tanto in lingua che in dialetto, la poetessa ottenne considerevoli e pregnanti giudizi critici tra cui quello del professore (e a sua volta poeta) Alessandro Fo che, nella prefazione dell’opera omnia della Nostra uscita postuma per Affinità Elettive di Ancona nel 2022 sotto il titolo Poesie, ebbe modo di osservare: «Con Anna Elisa ha preso da noi congedo una poetessa di grande finezza, persona delicata, dolce, autenticamente e profondamente umana. Resta la sua poesia, semplice, diretta disarmante nella sua dolente vicinanza ai nodi più intimi di ogni singola vita, con escursioni dall’umorismo brillante alla più calda pietas per le creature ferite».

Sarà possibile partecipare con una sola opera (indifferentemente se edita o inedita) a tema libero, scritta in lingua italiana che non dovrà superare i 40 versi.

Le opere andranno inviate in formato digitale in forma anonima con la richiesta di indicare nel corpo dell’e-mail i titoli e i dati anagrafici dell’autore: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza, recapiti telefonici e indirizzo e-mail.

Le opere, unitamente ai necessari dati personali e alla ricevuta del versamento del contributo di partecipazione di 20€ (Bonifico bancario – IBAN: IT76 S 01030 02600 000001442288; INTESTAZIONE: Nello Bolognini; CAUSALE: nome e cognome e titolo della poesia) andranno inviate unicamente a mezzo e-mail entro le 24:00 del 31 luglio 2025 alla mail premioannaelisadegregorio@gmail.com

Le opere pervenute verranno passate al vaglio e all’attenta valutazione in due diverse fasi: una prima giuria tecnica effettuerà, infatti, una selezione delle opere per quanto attiene alla forma e ai contenuti e, in seconda battuta, una seconda giuria nominata all’uopo dagli organizzatori procederà alla selezione per la costituzione della classifica finale dove si distingueranno tre opere.

La giuria di merito è composta da Alessandro Fo (docente universitario, poeta) che la presiede e da Lucilla Niccolini (giornalista, vincitrice nel 2015, del premio di poesia Arcipelago Itaca nella sezione inediti) e Luigi Socci (poeta, direttore artistico del Festival internazionale “La Punta della Lingua” e dell’omonima collana per l’editore Italic Pequod).

Nel caso dovessero presentarsi posizioni “ex aequo” sarà insindacabile giudizio del Presidente di Giuria decidere in tal senso.

Consistente il premio messo in palio ovvero una somma monetaria di 1.000€ unitamente alla targa che pure verrà conferita al 2° e al 3° premiato. I termini del bando specificano che ogni classificato che risiede in un comune che dista più di duecento chilometri dal luogo di premiazione (il capoluogo dorico) si vedrà riconosciuto il pernottamento, la prima colazione e la cena per il giorno della premiazione. Tutti i classificati saranno avvertiti dalla segreteria e sono tenuti a ritirare i premi o, in caso d’impossibilità, a delegare una persona di fiducia.

La cerimonia di premiazione è sin d’ora fissata alle ore 17:00 di sabato 25 ottobre 2025 in Ancona, presso The Mole, Caffè letterario sito all’interno della Mole Vanvitelliana (Banchina Giovanni da Chio n°28).

INFO:

Contattare il sig. Nello Bolognini

Tel. 340 629180 (dalle 10:30 alle 20:30)

Mail. premioannaelisadegregorio@gmail.com  


[1] Un approfondimento sul nutrito curriculum letterario di Anna Elisa De Gregorio può essere reperito sull’Enciclopedia libera Wikipedia e su altri spazi dedicati alla poesia. Nel blog è presente una mia nota dal titolo “Ricordo di Anna Elisa De Gregorio” pubblicato l’indomani della dipartita della poetessa in data 25/09/2020, testo raggiungibile a questo link: https://blogletteratura.com/2020/09/25/ricordo-di-anna-elisa-de-gregorio/

“Arte e artificio (nel cinema come in tutte le arti)”. Articolo di Rodolfo Vettorello

La notizia che il regista danese Lars Von Trier ha ricevuto di recente la Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes, suggerisce delle considerazioni sull’arte cinematografica che, se non sono nei miei interessi primari, mi invitano comunque a dei chiarimenti, anche solo per mia cultura personale, rispetto alle arti in generale.

In un passato non troppo remoto, Von Trier ha osservato, con la sua acutezza di artista, che il Cinema è l’arte più artificiosa che esista e questo per ragioni evidenti a chiunque.

I sentimenti e le emozioni che passano attraverso una sequenza di pochi minuti, sono costruiti con pazienza, in tempi spesso lunghissimi, con sedute successive realizzate da specialisti. Queste osservazioni hanno portato Von Trier a produrre il manifesto “Dogma95” che poi lo ha indotto a realizzare il film Idioti, senza luci artificiali, con nessun effetto speciale, con telecamere quasi amatoriali tenute tra le mani.

Il regista danese Lars Von Trier

Ora è evidente che il Cinema è un’arte artificiosa e artificiale, portata alle estreme conseguenze. Per coerenza bisogna però riconoscere che ogni arte ha la sua dose di artificio. Il concetto è così indiscutibile che le parole “arte” e “artificio” sono esse stesse testimonianza di una vicinanza, di una contiguità più che logica. Tutta l’arte ha i suoi artifici. Se la scrittura poetica ha la sua artificiosità nell’uso della parola e se la parola è differente nelle diverse lingue, è chiara l’artificiosità a volte imperdonabile della traduzione da una lingua ad un’altra. E questo al punto che è stato detto che “tradurre” è un po’ “tradire”.

Della musica si è sempre sostenuto che è l’arte più alta per non avere mai bisogno di traduzioni e questa è verità sacrosanta. Se esiste un quid di artificiosità anche nella musica, è solo nel fatto che i suoni sono sempre prodotti da strumenti differenti e ogni strumento ha una sua voce e un suo colore particolare. Qui la parola è da lasciare agli esperti.

Qualcuno ha osservato che in diversi suoi film il regista Von Trier si è rivelato decadente ed essenzialmente simbolista e questo concetto merita una digressione. Se tutta l’arte e anche la scrittura, specie poetica, ha le sue artificiosità, si deve constatare che questa arte che è in fondo una clamorosa sfida alla Natura, rappresenta il tentativo umano disperato di sfuggire al ciclo naturale di vita e morte. Lo sapevano bene i simbolisti e prima degli altri Charles Baudelaire che aveva spiegato come l’uomo sia stato da sempre intrappolato tra due poli. Da una parte lo spleen, cioè la malinconia, la tristezza o meglio il sentimento profondo dell’insufficienza esistenziale e il polo dell’ideal, cioè l’Eden, il Paradiso e a volte i paradisi artificiali. La vita per i simbolisti tutti è un ondeggiare tra due opposti estremi. Il Regista Lars Von Trier si propone, in certo modo, come il simbolista della più artificiosa tra le arti, cioè in Cinema.

Se mi sento obbligato a riconoscere l’artificiosità di tutte le arti e a considerare che anche la Poesia ha le sue evidenti artificiosità, mi sento obbligato anche a un ripensamento del tutto personale rispetto al Cinema. Nella mia gioventù ho amato molto il cinema e questo, accontentandomi dei messaggi che gli artifici del cinema stesso potevano somministrarmi. Se con il tempo, ho perso interesse per una forma d’arte sempre più artificiosa e artificiale, alla luce della considerazione che “arte” è sempre “artificio”, mi propongo di ripensare al Cinema nei modi suggeriti da Lars Von Trier.

RODOLFO VETTORELLO


Il presente testo viene pubblicato su questo spazio dietro l’autorizzazione dell’Autore dichiarando che non ha nulla a pretendere all’atto della pubblicazione né ne avrà in futuro. La riproduzione del presente testo, in formato di stralci o integrale, su qualsiasi tipo di supporto, non è consentita in assenza di autorizzazione da parte dell’Autore. La citazione, con i precisi e completi riferimenti di pubblicazione e il link, è liberamente consentita.

“Le Istantanee di un Atmonauta” di Domenico Guida. Recensione di Fiorella Cappelli

Con la silloge Le Istantanee di un Atmonauta (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2024) l’autore, Domenico Guida, si presenta al lettore prendendolo teoricamente per mano conducendolo, mediante un percorso tematico, alla scoperta di un ideale viaggio sensoriale tra parole, profumi, musica e immagini elaborate, su un pentagramma di diversi versi sciolti e liberi, mostrandosi abile nell’arte della “Retorica” con un linguaggio evocativo-figurativo, servendosi di molteplici figure: di suono, di significato, di costruzione atte a creare svariati effetti per il tramite di versi modulati in un concetto d’insieme: l’io  e te, il “Noi”.

Il poeta, musicista, scrittore e cantautore, definisce la sua opera composta, con la frase, nel sottotitolo di copertina, riportata a caratteri leggeri, chiari, in corsivo Raccolta di pause e poesie aprendo la sua anima anche al dialogo con se stesso, nella profondità del suo “io”, nello spazio-tempo del “qui e ora”, atto a fermare il momento, l’istante fatto di respiro e tempo: un’istantanea che lascia traccia, impronta, forma nella voragine più profonda del suo essere, con il suo linguaggio dell’amabilità che, nell’espressione multiforme, avvalendosi dei quattro elementi e i cinque sensi fusi tra loro, si fa viatico di vibrazioni di quell’istante cristallizzato ed ecco allora che il suo mezzo espressivo apre a un linguaggio  universale e “la verità del poeta” traspare nel dare colore ai toni di grigio.

Con Le Istantanee di un Atmonauta Guida si offre al lettore con la sua silloge svelandoci il suo “Alter-ego”: Atmo, un personaggio di sua creazione (materializzatosi in una graphic novel e facente parte, insieme al libro e al concept-album, del suo ultimo progetto “Retorika”). Atmo, capace di “lasciarsi andare e fluttuare veloce ed alto, decide di navigare l’aria ed il tempo… fuggevole” (scrive il poeta), ma anche per intraprendere un volo “dagli occhi al cuore” occorre avere un punto di partenza e questo il Guida lo sa bene perché inizia il suo viaggio dai riferimenti certi con la lirica “A mio Padre”, una dedica al suo “eroe/impavido, guerriero/; ed ecco, il prosieguo, /tu ed io in successione come un verso/…Un cuore grande come il tuo/… trabocca da ogni dove…”.

Nell’emozione che il lettore raccoglie, ogni parola, ogni riferimento creano colore, evocano immagini, Lidia Tavani, che ne ha curata l’introduzione, tra gli svariati temi affrontati da Guida nel suo tomo, sceglie quello dell’istante e dell’istinto senza pero tralasciare l’intensità del sentimento ed “il ritmo dei fonemi” che accompagna tutta l’opera.

FIORELLA CAPPELLI


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Il 14 marzo l’evento “Insieme con Lucia” per ricordare la poetessa Lucia Bonanni (1951-2024)

Venerdì 14 marzo a partire dalle ore 17 presso l’Auditorium di fronte alla biblioteca a San Piero (FI) si terrà l’evento culturale in memoria della maestra e poetessa Lucia Bonanni, recentemente scomparsa. L’iniziativa, dal titolo “Insieme con Lucia” si terrà con il Patrocinio morale del Comune di Scarperia e San Piero.

Lucia Bonanni nacque ad Avezzano (AQ) il 16 marzo del 1951. Poetessa, critico letteraria, saggista e scrittrice di racconti, coltivò da sempre l’amore per la poesia e l’arte in genere. I primi riconoscimenti giunsero fin dalle scuole elementari. Agli inizi degli anni ‘60 la famiglia si stabilì in Toscana dove avvenne la sua formazione intellettuale e sociale, che l’avrebbe accompagnata nel suo percorso di vita. La svolta che mise ordine alla sua produzione poetica, si manifestò durante una delle sue escursioni in montagna. S’iscrisse ad associazioni culturali e furono anni densi di studio e di applicazione alla scrittura che l’avrebbero guidata a prendere parte a vari concorsi letterari. Il primo riconoscimento giunse nel 2006 al Concorso “Raffaello Cioni” per la lirica “Trine brumali”. La sua poetica si arricchiva di nuovi contenuti e generi e, oltre alla poesia intimista, quella che prediligeva era la poesia civile, quella dedicata alle vicende umane, alla natura. Lesse con avidità gli autori del Novecento e s’iscrisse a corsi di spagnolo per poter leggere gli autori anche in lingua originale. S’interessò anche ai poeti dialettali. Nel corso degli anni ha ricevuto attestazioni e lusinghieri consensi per le liriche presentate ai concorsi letterari, anche per quanto concerneva la scrittura di haiku. Pubblicò due opere poetiche in volume: Cerco l’infinito (2012) e Il messaggio di un sogno (2013), tutt’ora inedita è una gran parte della sua ultima produzione letteraria.

Si dedicò anche alla critica letteraria stilando varie recensioni e note critiche per autori contemporanei e alla saggistica con un notevole apporto di approfondimenti e studi su autori italiani e stranieri. Nel 2015, in omaggio al poeta Federico García Lorca, nel 79° anniversario del suo assassinio, scrisse “Nel secco degli aranci”. Sue liriche sono state selezionate in varie raccolte antologiche, tra cui: «Antologia tematica dello Yellow Reading Indossando la Poesia» (2014), «Borghi, Città e Periferie», «Risvegli: il pensiero e la coscienza» e «Mario Luzi» (2015), «Dipthycha 3» (2016), «Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca» (2020) e «Dipthycha 4» (2022).

Nel novembre 2016 è risultata vincitrice del primo premio assoluto (poesia in lingua italiana) alla quinta edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi (AN). Nel 2021, grazie alla curatela del poeta e aforista Emanuele Marcuccio col quale a lungo collaborò, diede alle stampe Saggi Scelti. Volume I. I Classici, primo di un progetto di critica letteraria e saggistica in due volumi, il secondo dei quali, su autori contemporanei, vedrà la sua luce in forma postuma.

Si occupò anche di arte fotografica, ricevendo svariati consensi in mostre e concorsi di fotografia.

Si è spenta all’età di settantatré anni dopo una lunga malattia a Scarperia e San Piero a Sieve (FI) il 9 luglio 2024.

“Il piano inclinato” di Roberto Alajmo. Recensione di Gabriella Maggio

Il titolo dell’opera, Il piano inclinato (Sellerio), immette il lettore, attraverso una metonimia, nell’universo diegetico dell’opera, evidenziato anche dall’immagine di copertina di Markenzy Julius Cesar connotata di forte espressività. Il piano inclinato su cui si muove il giovane Ousmane costituisce anche un fondale di palcoscenico, una delimitazione drammaturgica che dà corpo all’allegoria sottesa alla narrazione, alla quale rimanda la prima frase del testo: “Chiamiamolo Ousmane”. È un avviso al lettore, la comunicazione esplicita del patto narrativo che dà al protagonista Ousmane il ruolo di rappresentante di tutti gli altri minori non accompagnati che compiono lo stesso itinerario di migrazione.

Ousmane ha deciso di lasciare Kalabougou, nel Mali, per cercare fortuna altrove, in quello che chiamerà il “nuovo mondo”, secondo il consiglio che gli ha dato il padre in punto di morte: “aprire una finestra”. Ousmane sa di affrontare una grande avventura, di stare su un piano inclinato, ma non riesce a immaginare se sarà in salita o in discesa: “Ousma aveva sedici anni, e a sedici anni si ha una percezione abbastanza confusa dei fatti che accadono, anche quando accadono molto vicino.”.

Il romanzo è duro e rivendicativo. Roberto Alajmo racconta il fallito percorso di formazione on the road dell’ingenuo Ousmane nella spietata società odierna, nell’amara consapevolezza delle “occasioni mancate” della politica nei confronti degli immigrati, lasciati in un vuoto disperante dopo l’accoglienza iniziale.

Nel nuovo mondo in cui arriva, Ousmane non riesce a dare le risposte “giuste” alle domande che gli sono poste, a volte neppure riesce a rispondere, soltanto dopo molte delusioni e amarezze, oltrepassa, senza accorgersene “la soglia di consapevolezza… che marca la differenza fra quello che prima no e adesso invece sì… Ancora ha un’idea abbastanza vaga di cosa fare, ma è molto deciso a farlo.”. Trovandosi nella terra di nessuno, in attesa che la Commissione gli conceda il permesso di soggiorno, il ragazzo avrà il coraggio di rivendicare la propria dignità e dare un senso alla sua vita. Alajmo narra con vigore, alterna il ritmo lento, a quello concitato, la terza persona, all’indiretto libero. Senza facili cedimenti sentimentali dà vita a un personaggio fragile, combattuto: “Se ci riflette sopra si vergogna di certi suoi pensieri egoistici, cerca di scacciarli. Poi però pensa che finché prova vergogna è autorizzato a credere che il ragazzo ingenuo che era non è stato del tutto cancellato…”. Il piano inclinato è certamente un libro oggi necessario, aderente alla realtà, affronta, senza gli abusati cliché pietistici, il tema dei migranti, dà voce alla loro rivendicazione della propria dignità umana, non tace sulle mancanze e sulle ipocrisie del “nuovo mondo”.

GABRIELLA MAGGIO


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“Il fuoco che ti porti dentro” di Antonio Franchini. Recensione di Gabriella Maggio

Il fuoco che ti porti dentro (Marsilio, 2024) di Antonio Franchini è un romanzo che affronta diversi temi così intimamente legati da richiedere un lettore molto attento. La storia si svolge tra Napoli e Milano, viste attraverso le impressioni e le esperienze dei protagonisti. Il tema dominante è il racconto della vita e del carattere della madre dello scrittore-narratore, Angela Izzo, orgogliosamente “sgherra “e “sannita” e per questo violenta e volgare nel linguaggio, piena di pregiudizi, avversa a tutto e a tutti: “Non concede mai al vento della sua avversione un rifugio, ma gli lascia davanti una prateria dove soffiare senza requie. Ha bisogno di odiare come di respirare, sente di non esistere se non si contrappone”.

Angela è rappresentata attraverso i ricordi e le emozioni negative che suscita nel figlio: “Mi ha dato un’educazione a rovescio: i valori ai quali si ispira o li esprime in una forma riprovevole o sono disvalori veri e propri. Detestare è il verbo preciso…”. Ma nel romanzo non c’è soltanto l’emotività propria del memoir, lente deformante dei fatti realmente vissuti dal figlio-narratore. Attraverso l’espressionismo del linguaggio napoletano, intrecciato ad un uso sobrio dell’italiano, il lettore trova una riflessione sul mondo contemporaneo.

Attraverso il comportamento di Angela lo scrittore analizza le relazioni familiari, prive di manifestazioni d’affetto e di comprensione. La madre e la nonna stabiliscono rapporti di sopraffazione sugli altri familiari simili a quelli della malavita. Il padre, estraneo alla violenza femminile, vive in un mondo suo, tranquillo e silenzioso, segnato dai lutti familiari.

La famiglia di Angela si può definire borghese, ma rivela la crisi della borghesia cittadina nell’imitazione del linguaggio e degli atteggiamenti della “plebe”, come per esorcizzarne la paura, rinunciando ad un ruolo sociale progressista. Emblematico è il dialogo tra Angela e la vicina che le chiede: “Tuo marito ti picchia? E mentre lei (Angela) mormora un no confuso, quell’altra ribadisce: “E allora vò dicere ca   nun te vò bene!”. Ed anche l’analisi di Zappatore di Mario Merola: “In realtà, l’ingratitudine filiale è solo il tema apparente di Zappatore, perché ciò che la canzone ostenta è soprattutto la fierezza del contadino, la sua superiorità morale sul signore, una  supremazia ribadita dalla posa guappesca (“senza cercà ‘o permesso abballoi’ pure), dall’imposizione di sé e del suo mezzo, dal rovesciamento per cui “Vossignuria se mette scuorno’e nuje/Pur ‘i’ me metto scuorno ’e’ ossignuria”, che è la stessa cosa del “loro schifano a  me, io schifo a loro” di Angela….Questo senso d’inferiorità dello zappatore, che si rovescia nel suo contrario, è lo stesso di tutto il Sud”.

Dal racconto risulta evidente che Angela è sì spontaneamente se stessa, con tutte le sue contraddizioni, ma è anche il “personaggio” che lei stessa s’è cucito addosso, forse per la simpatia che le sue espressioni suscitano negli amici e nei conoscenti o forse per ritagliarsi un ruolo autonomo e non succubo nel rapporto con gli altri.  Tuttavia la simpatia non riesce a conservarla a lungo perché prima o poi prevale la sua indole di “sgherra”. In fondo non le interessa quello che di lei pensano gli altri, tanto è concentrata su se stessa, sul suo risentimento: “Angela si aggira in questo magma combustibile con uno stoppino sempre acceso in mano e solo con l’imbarazzo della scelta su dove innescarlo”. Eppure Angela è un punto fermo nella vita dei familiari, soprattutto dei figli che le saranno vicini quando si trasferisce a Milano: “Eppure non sappiamo che cos’è, in realtà, questo lungo, occulto bisogno dell’approvazione di un genitore, fosse pure un mostro, avvinto a noi più strettamente proprio in ragione della sua mostruosità…”. Il soggiorno milanese dei personaggi offre l’occasione per affrontare il tema del rapporto sud nord. Angela naturalmente rifiuta di accettare il diverso modo di relazionarsi con gli altri, ostinandosi a non comprendere il modo altrui di concepire la vita. Però, sebbene continuino le incomprensioni, il rapporto tra madre e figlio in qualche modo si addolcisce.  Romanzo complesso e stratificato, dunque, è “Il fuoco che ti porti dentro” scritto con grande abilità nel comporre e intrecciare i temi e i piani temporali, nel tenere vigile l’attenzione del lettore, che pure rintracciando qualche aspetto di sé (in fondo de nobis fabula narratur) non riesce ad abbandonarsi alla storia narrata, ma resta sempre vigile e attento.

GABRIELLA MAGGIO


L’autrice ha autorizzato la pubblicazione del suo scritto su questo spazio senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. La riproduzione del presente scritto, in formato di stralci o integrale e su qualsiasi tipo di supporto, non è autorizzata senza il permesso scritto da parte dell’autrice. La citazione, con opportuni riferimenti (sito, data, link) è consentita.

1° Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Liriche e storie da Capri” ediz. 2025. Come partecipare

BANDO DI PARTECIPAZIONE

1) Il concorso è strutturato in 3 sezioni:

Sezione A – Poesia a tema libero  in lingua 

Sezione B – Poesia tema libero in vernacolo  (è obbligatoria la traduzione in lingua italiana)

Sezione C  – Narrativa breve (racconti  in lingua italiana) e favole

2) Il concorso è a carattere internazionale, ogni autore può partecipare presentando un massimo di due elaborati nelle sezioni A, B, C, della lunghezza non superiore ai 40 versi per le sezioni di poesia e massimo 5 pagine  A4 per la narrativa breve.

Sono ammessi a partecipare sia cittadini italiani che stranieri.

3) E’ prevista una quota di partecipazione, per spese di lettura e di segreteria e precisamente: 20 euro per una sola sezione, 40 euro per due sezioni, 50 euro per tre sezioni.

4) Gli elaborati vanno inviati solo via email all’indirizzo: premiocapri25@virgilio.it, in forma anonima, in formato  word nelle sezioni poesia e in pdf  racconti, è vietato utilizzare il jpg. Si dovrà, inoltre, allegare obbligatoriamente alla mail un foglio notizie: contenente nome e cognome dell’autore, indirizzo postale, numero di telefono e mail, più copia della ricevuta dell’avvenuto versamento.

I dati per effettuare il versamento sono: Iban n. IT43T3608105138236207636214

c/c intestato ad Annalena Cimino  presso Poste italiane

5) Il termine ultimo per la presentazione degli elaborati è fissato per il 30 aprile 2025.

6) I premi che saranno attribuiti sono:

Podio, i primi tre classificati vincitori delle sezioni  A, B, C;  Premi della Critica, Premi della

Presidenza; Premi Speciali Giuria e Menzioni d’Onore.

I premi potranno essere aumentati dalla Presidenza del concorso in base al numero

dei partecipanti.

7) I vincitori saranno informati in largo anticipo via mail o per telefono, la classifica sarà pubblicata sulla stampa locale, su FB  e nel web.

8) Le opere pervenute incompleti o prive della ricevuta della quota di partecipazione saranno automaticamente escluse dal concorso.

9 ) La cerimonia di premiazione svolgerà il giorno 6 settembre 2025 alle ore 17,00 a Capri nella location che avremo a disposizione.

La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento.

10) La giuria sarà composta da intellettuali autorevoli, i cui nomi verranno resi noti solamente il giorno stesso della premiazione, per garantire la massima trasparenza e regolarità del concorso. La stessa dopo avere esaminato con attenzione tutte le opere pervenute voterà, in forma anonima, gli elaborati in gara. Il responso della giuria è insindacabile.

11) I premi di chi non sarà presente alla cerimonia rimarranno a disposizione dei vincitori, fino a 30 giorni dalla data di premiazione. E’ previsto che potranno essere recapitati dietro richiesta degli stessi presso la propria abitazione, previo pagamento anticipato delle spese di spedizione, nei modi  successivamente indicati.

12) E’ nominato  Presidente Onorario del Concorso nonché Direttore Artistico il poeta scrittore Antonio Barracato.

INFO:

Email: concorso: premiocapri25@virgilio.it  troverete chiarimenti e comunicazioni su:

FB Annalena Cimino   – http://www.concorsiletterari.it 

Per qualsiasi informazione contattate i numeri tel. 320 7964728  e

333 3168634 o la mail sopra indicata

Il Direttore Artistico del Premio – Antonio Barracato

Il Presidente del Premio – Annalena Cimino

La verità delle favole: quando gli antagonisti diventano protagonisti. “Quello che nessuno sa” di Cristina Desideri

Saggio di FRANCESCO SCATIGNO

Raccontare una storia da un’angolazione diversa può trasformare ciò che è familiare in qualcosa di straordinario. È esattamente ciò che fa l’autrice Cristina Desideri in questa raccolta di dieci favole e fiabe, Quello che nessuno sa edito da Pav Edizioni, offrendo una prospettiva inedita sulle storie che abbiamo imparato ad amare fin dall’infanzia. In un ribaltamento sorprendente, i protagonisti di queste narrazioni non sono gli eroi classici, ma i cosiddetti antagonisti: personaggi spesso etichettati come “cattivi” senza appello. 

Questa inversione di ruoli invita il lettore a rivedere il proprio giudizio, sollevando interrogativi profondi su temi come il pregiudizio, l’empatia e l’idea stessa di giustizia. Qual è la vera storia del Lupo Cattivo? La Strega Malvagia ha davvero scelto il male, o è stata spinta da circostanze ingiuste? Attraverso questa raccolta, l’autrice dimostra che dietro ogni figura apparentemente negativa si nasconde una complessità umana che merita di essere indagata

L’originalità dell’approccio risiede nella capacità di trasformare le fiabe classiche in strumenti per riflettere sulle sfumature del bene e del male. Le storie diventano così un terreno fertile per interrogarsi su temi universali, ma anche attuali, spingendo il lettore a uscire dalla propria zona di comfort interpretativa. 

Questo lavoro non si limita a intrattenere, ma rinnova il significato delle fiabe, rendendole ancora una volta rilevanti per il nostro tempo. In un’epoca in cui è sempre più necessario comprendere le ragioni dell’altro, dare voce agli antagonisti diventa un atto letterario coraggioso, capace di aprire nuovi orizzonti nella narrativa contemporanea.

L’antagonista come protagonista: un ribaltamento culturale

Dare voce agli antagonisti è un atto sovversivo, capace di sfidare le convenzioni narrative che da secoli influenzano il nostro immaginario collettivo. In questa raccolta, i ruoli tradizionali vengono capovolti, spingendoci a esplorare le motivazioni, le paure e i sogni di quei personaggi che troppo spesso vengono liquidati come “il cattivo di turno”. Attraverso questo cambio di prospettiva, le fiabe diventano un campo di indagine psicologica e sociale, in cui ogni antagonista rivela una profondità che va ben oltre gli stereotipi. 

Prendiamo ad esempio il Lupo di Cappuccetto Rosso: una figura da sempre associata alla ferocia e all’inganno. Ma cosa accade se ci fermiamo a riflettere sulle sue ragioni? La fame, l’isolamento, la demonizzazione da parte della comunità: ecco che il Lupo si trasforma in un simbolo della marginalità, un essere che lotta per sopravvivere in un mondo che lo considera irrimediabilmente diverso. Lo stesso vale per la Strega della fiaba di Hansel e Gretel, la cui casa di dolciumi potrebbe raccontare una storia di solitudine e desiderio di connessione, condivisione, soffocati dall’ombra dell’avidità e del pregiudizio. 

Questo ribaltamento non è solo narrativo, ma anche culturale. Rimettere in discussione il manicheismo delle fiabe classiche significa affrontare questioni più ampie: chi decide cosa è bene e cosa è male? Quali voci vengono silenziate nelle storie che tramandiamo? 

Cristina Desideri sembra suggerire che gli antagonisti non siano nati tali, ma lo siano diventati a causa delle circostanze o delle scelte altrui. È un invito potente a rivedere le nostre convinzioni e a chiederci quante delle “streghe” e dei “lupi” nella nostra vita reale meritino in realtà una seconda possibilità di essere compresi.

Una scrittura evocativa e multisensoriale

La forza di questa raccolta non risiede solo nel ribaltamento delle prospettive, ma anche nello stile narrativo che l’autrice adotta per dar vita alle sue storie. Ogni fiaba è costruita con un linguaggio evocativo e ricco di dettagli che stimolano i sensi, trascinando il lettore in mondi intrisi di atmosfera. 

Le descrizioni delle ambientazioni, dai boschi oscuri alle dimore decadenti, sono pennellate che ricreano paesaggi quasi tangibili. È facile immaginare l’odore umido della foresta, il crepitio del fuoco nella casa della strega, o il suono inquietante dei passi su un ponte di legno. L’autrice dimostra una straordinaria capacità di giocare con i toni cromatici e con i suoni, intrecciando immagini e sensazioni che restano impresse nella mente. 

Anche i dialoghi contribuiscono a questo effetto multisensoriale: le parole scelte riflettono non solo il carattere dei personaggi, ma anche il loro stato emotivo. Quando il Lupo parla, lo fa con una voce graffiante e intrisa di amarezza; la Strega, invece, sceglie un linguaggio che alterna crudeltà e malinconia, come a suggerire una dualità interiore irrisolta. 

La narrazione, seppur semplice nella struttura, si carica di una poetica che invita alla riflessione. Attraverso immagini potenti e metafore, l’autrice non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un’esperienza letteraria capace di toccare l’anima del lettore. 

Questa attenzione al dettaglio rende ogni fiaba unica e memorabile. La scrittura si fa così un ponte tra passato e presente, mantenendo il fascino della tradizione fiabesca, ma arricchendola con una modernità che parla al lettore di oggi, portandolo a riconsiderare il mondo attraverso gli occhi dei cosiddetti “antagonisti”.

Tematiche universali rilette attraverso gli occhi degli antagonisti

Ciò che rende Quello che nessuno sa così affascinante è la capacità dell’autrice di affrontare tematiche universali attraverso le voci e le prospettive dei personaggi tradizionalmente considerati “cattivi”. Le fiabe, da sempre, sono state veicoli di valori morali e lezioni di vita, ma in questa reinterpretazione i confini tra bene e male si fanno sfumati, portando alla luce sfaccettature inaspettate e profondamente umane. 

Ogni racconto diventa un’occasione per affrontare questioni fondamentali come l’emarginazione, il pregiudizio, la solitudine e il desiderio di riscatto. La strega, spesso ridotta a mero stereotipo della cattiveria, emerge qui come un personaggio complesso, portatore di un dolore antico e di un desiderio di accettazione mai realizzato. Il Lupo, invece, si rivela simbolo di una natura incompresa, vittima di un sistema che lo dipinge come una minaccia per giustificare la paura del diverso. 

Non manca una critica implicita alle dinamiche di potere e al modo in cui le narrazioni dominanti spesso consolidano gerarchie e pregiudizi. I principi e gli eroi, in questa rilettura, non sono più figure idealizzate, ma rappresentano talvolta l’arroganza di chi detiene il controllo della narrazione. Questo ribaltamento invita il lettore a interrogarsi sulle storie che conosce, ma anche sulle narrazioni che costruisce e accetta nella propria vita quotidiana. 

Attraverso questi personaggi, Cristina Desideri riesce a rendere attuali tematiche sociali e culturali. La ricerca di una verità più complessa diventa un percorso di empatia, un invito a vedere il mondo con occhi nuovi.

Il valore di una nuova prospettiva sulle fiabe

Nel panorama della letteratura per l’infanzia e della riscrittura delle fiabe, questa raccolta si distingue per il suo approccio originale e la sua capacità di far riflettere. Ribaltando il punto di vista tradizionale e dando voce agli antagonisti, l’autrice offre ai lettori un’esperienza di lettura che va oltre la semplice reinterpretazione narrativa: è un invito a mettere in discussione le convenzioni e a osservare le storie con uno sguardo critico. 

In un’epoca in cui il dibattito sulla rappresentazione nelle storie è più acceso che mai, la scelta di riscrivere le fiabe dal punto di vista di chi solitamente è relegato al ruolo di “cattivo” appare quanto mai attuale. Se le fiabe classiche hanno spesso trasmesso modelli rigidi di giusto e sbagliato, queste nuove narrazioni insegnano l’importanza della complessità, dell’empatia e della comprensione delle motivazioni altrui. 

L’opera non è solo un esperimento letterario, ma anche un’occasione per i lettori di ogni età di interrogarsi sul potere delle storie nella costruzione della nostra percezione del mondo. In un certo senso, il libro diventa anche una riflessione sul modo in cui la società costruisce le sue narrazioni e su chi viene etichettato come buono o cattivo, giusto o sbagliato. 

Con una scrittura coinvolgente e un’attenta sensibilità nel tratteggiare le psicologie dei personaggi, l’autrice dimostra che le fiabe possono ancora stupire, emozionare e soprattutto far pensare. Questa raccolta non è solo un omaggio ai grandi classici, ma un manifesto sulla necessità di dare voce a chi, nella narrazione dominante, è sempre stato messo ai margini.

FRANCESCO SCATIGNO


Questo saggio viene qui pubblicato dietro libera autorizzazione dell’Autore senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. La riproduzione del presente testo, in forma di stralci o intera, su qualsiasi tipo di supporto, non è consentita senza l’autorizzazione dell’Autore. E’ autorizzata, invece, la citazione con gli opportuni riferimenti della pubblicazione (Sito, data, link).

La 11° Ragunanza di poesia, narrativa, pittura e fotografia – Come partecipare

L’Associazione di Promozione Sociale ‘Le Ragunanze’ con il patrocinio morale del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, in collaborazione con FLIPNEWS, LATIUM, LEGGERE TUTTI, ACTAS, WIKIPOESIA, VIVERE D’ARTE LETTERATURA, PUNTO ZIP, BRAINSTORMING CULTURALE promuove l’11^ Ragunanza di “POESIA, NARRATIVA, PITTURA E FOTOGRAFIA”. La partecipazione è aperta a tutti coloro che, dai 16 anni in su – per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci – senza distinzioni di sesso, provenienza, religione e cittadinanza, accettano i tredici (13) Articoli qui di seguito specificati. La frase sopra menzionata “per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci”, vuol dire che chi non ha compiuto 16 anni può partecipare all’undicesima ragunanza, previa l’autorizzazione scritta e firmata da entrambi i genitori che dovranno allegare alla loro autorizzazione la fotocopia della loro carta d’identità.

I nostri GIURATI, i cui nomi saranno resi noti solo a conclusione della votazione, valuteranno gli scritti pervenuti e le opere fotografiche e pittoriche (in foto) spedite per e-mail, a loro insindacabile giudizio Il REGOLAMENTO per la 11^ Ragunanza di POESIA, NARRATIVA, PITTURA E FOTOGRAFIA, prevede cinque sezioni:

I sez.: POESIA INEDITA “NATURA-VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”

II sez.: SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”

III sez.: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

IV sez.: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

V sez.: FOTOGRAFIA

La tematica di tutte e cinque le sezioni, trattandosi di “ragunanza”, termine in uso nell’Arcadia di Christina di Svezia, dovrà almeno contenere dei riferimenti alla natura che ci accoglie.

Per la I sezione, la POESIA “NATURA- VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”, che sarà da Voi scritta, nel rispetto della sintesi poetica, dovrà ricordare i dettami dell’Arcadia, il valore della natura, filtrati dagli eventi attuali che coinvolgono, modificano, distruggono i quattro elementi della nostra madre Terra e lo spirito di tutti coloro che si prodigano per la salvezza ed il recupero dell’ambiente e in particolare i parchi nel mondo.

Per la II sezione, la SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”, che sarà da Voi già stata pubblicata (o da Casa Editrice o in proprio) e che decidete di far partecipare a questa 11^ Ragunanza, si presenterà quindi come un libretto, potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali, che abbraccino il genere umano.

Per la III sezione, NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”, che sarà da Voi già stato pubblicato (o da Casa Editrice o in proprio) e si presenta quindi in forma di libro, potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici, che abbraccino il genere umano.

Per la IV sezione, PITTURA “A TEMA NATURA O TEMA LIBERO” si tratta di un’opera pittorica, realizzata con qualsiasi tecnica e che verrà inviata per e-mail al giudizio, in formato jpg come fotografia; l’opera potrà trattare la tematica della natura e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici, che abbraccino il genere umano. Quell’opera pittorica scelta, qualora risultasse tra i vincitori, dovrà essere portata, se possibile, dall’autore in originale (non deve superare le dimensioni di 50 x 60) per essere esposta nelle tre ore della cerimonia di premiazione.

Per la V sezione FOTOGRAFIA si tratta di uno scatto che verrà inviato per e-mail a apsleragunanze@gmail.com  in formato jpg (non sono ammessi altri formati) a colori o in bianco e nero. Le foto dovranno essere realizzate con una risoluzione minima di 300 dpi, rinominate con titolo.

Art.1 Si richiede per la 11^ Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA, che il testo della poesia sia di massimo 36 versi e scritto in Times New Roman, a carattere 12 o 18 e che si rispettino in tutte le loro parti i 13 Articoli, i quali specificano le norme, i diritti, i requisiti e le leggi di questo regolamento.

Art.2 La POESIA della sezione “NATURA-” dovrà essere inedita e, per concorrere, andrà spedita via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Undicesima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA

Sezione I: POESIA INEDITA “NATURA- VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”

1.La POESIA sarà ammessa solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso. I dati del concorrente sopra indicati andranno scritti in un foglio “a parte” e spediti insieme al foglio dove sarà scritta la Vostra POESIA che concorrerà.

Ai nostri giurati sarà fatta pervenire la POESIA in forma anonima.

2.La “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”, per concorrere, andrà spedita in pdf via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Undicesima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA

Sezione II: POESIA “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”

La SILLOGE già pubblicata – o da Casa Editrice o in proprio – sarà ammessa solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso; questi dati saranno scritti su foglio a parte, che conterrà i dati ulteriori dell’Autore, nonostante appaia sul libro solo il nome ed il cognome dell’Autore della Silloge.

La Silloge di poesia, il libro, potrà essere spedita a scelta del partecipante, o con Raccomandata R/R o con piego di libri in una (1) unica copia a: A.P.S. “Le Ragunanze” c/o Michela Zanarella – Via Fabiola, 1 – 00152 Roma.

Congiuntamente (se possibile) dovrà comunque e pertanto arrivare, in pdf la Vostra silloge alla e-mail: apsleragunanze@gmail.com indicando nell’oggetto la sezione ovvero: sezione POESIA “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”

Nel foglio inserito nella busta, che conterrà la silloge (il libretto), dovranno essere specificati i dati dell’autore: nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso.

3.Il LIBRO DI NARRATIVA “A TEMA LIBERO”, per concorrere, andrà spedito in pdf via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Undicesima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA

Sezione III: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

ovvero, il Vostro romanzo, la Vs opera, potrà riguardare tematiche varie, essendo “A TEMA LIBERO” e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici che abbraccino il genere umano, i sentimenti, oltre alla fauna che regna nel nostro pianeta Terra. Il libro già pubblicato – o da Casa Editrice o in proprio – sarà ammesso solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso; questi dati saranno scritti su foglio a parte, che conterrà i dati ulteriori dell’Autore, nonostante appaia sul libro solo il nome ed il cognome dell’Autore del romanzo di narrativa a tema libero.

Il libro, potrà essere spedito, a scelta del partecipante, o con Raccomandata R/R o con piego di libri in una (1) unica copia a: A.P.S. “Le Ragunanze” c/o Michela Zanarella – Via Fabiola, 1 – 00152 Roma.

Il Vostro libro “a tema libero” sarà fatto pervenire ai Nostri giurati in pdf e sarà esposto nel giorno della Premiazione.

IV sezione: PITTURA “A TEMA NATURA O TEMA LIBERO”. Si partecipa con un’opera pittorica in qualsiasi tecnica a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare in foto per posta elettronica all’indirizzo apsleragunanze@gmail.com in formato JPG, i file devono essere nominati con il titolo della foto.

Undicesima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA

Sezione IV: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

Art.3 Le modalità espressive della POESIA, della SILLOGE, del LIBRO DI NARRATIVA, della PITTURA, della FOTOGRAFIA ripartite nelle due modalità, non dovranno essere offensive né ledere la sensibilità e/o la dignità del lettore, dell’ascoltatore, del visore e della persona chiamata in causa a “giudicare” e a leggere. Le opere che non ottemperano quanto specificato nell’articolo 3 saranno automaticamente escluse.

 Sezione V: FOTOGRAFIA

Art.4 La partecipazione è soggetta ad una quota di € 15,00, che sottintende la presenza dell’autore concorrente ed include le spese di segreteria; si può partecipare a due o più sezioni con una quota pari a € 20,00.

Art.5 La scadenza per l’inoltro dei materiali è fissata a sabato 12 luglio 2025;

Art.6 Il giudizio della giuria è insindacabile;

Art.7 La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento ed il partecipante dovrà essere presente il giorno della ragunanza per la lettura delle POESIE e di alcuni stralci di brani tratti dal LIBRO di Narrativa, secondo la graduatoria di premiazione di fronte agli astanti e per la descrizione breve “a commento” della propria opera, la PITTURA e FOTOGRAFIA, qualora ci fosse tempo ulteriore a disposizione.

Sono ammesse deleghe solo in presenza del delegato a ritirare il premio assegnato, il quale si dovrà mettere in contatto con la segreteria del PREMIO, confermando il nome del delegato alla mail: apsleragunanze@gmail.com ;

Art.8 Qualora il premiato o il suo delegato non fosse presente, il suo riconoscimento sarà recapitato solo previo inoltro tassa di spedizione ed accordi con la segreteria del premio.

Art.9 I partecipanti, le cui loro opere di poesie, sillogi, racconti brevi, romanzi, pitture e fotografie nelle modalità specificate, siano state selezionate per la premiazione, la lettura e la visione in pubblico, saranno informati sui risultati delle selezioni mediante e-mail personale e segnalazione nel sito dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze”: www.leragunanze.it.

Art.10 La premiazione avverrà in data da definirsi secondo le disponibilità della struttura che ci ospita

Art.11 A tutti i selezionati sarà inviato, con largo anticipo, l’invito per partecipare alla cerimonia di premiazione.

Art.12 I PREMI saranno così suddivisi:

 Undicesima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA.

1.     I sez.: POESIA INEDITA “NATURA- VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”

POESIA INEDITA sez. “NATURA- VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”:

 – primo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – secondo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – terzo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

2.     II sez.: SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”

SILLOGE DI POESIA EDITA a “Tema Libero”

 – primo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – secondo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – terzo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

3.     III sez.: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

NARRATIVA LIBRO a “Tema Libero”

 – primo classificato: (targa+ abbonamento per 1 anno al mensile LEGGERE TUTTI)

 – secondo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – terzo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

4.     IV sez.: PITTURA “A TEMA NATURA – VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”

PITTURA in modalità “a Tema Natura – VILLA DORIA PAMPHILJ E I PARCHI COME LUOGHI DI PACE”

 – primo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – secondo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – terzo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

5. V sez.: FOTOGRAFIA

FOTOGRAFIA A TEMA LINERO

 – primo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – secondo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

 – terzo classificato: (cartiglio pergamenato con targa)

Saranno consegnate le Menzioni d’Onore (cartiglio pergamenato con medaglia)

L’assegnazione della TARGA del PRESIDENTE dell’A.P.S. “Le Ragunanze” è a discrezione del PRESIDENTE.

 L’associazione ACTAS di Tuscania e l’associazione LATIUM di Madrid assegneranno una targa per le opere che riterranno più meritevoli.

* Nella sinergia tra l’A.P.S. “Le Ragunanze” e FLIPNEWS è contemplata l’assegnazione di una targa, che verrà consegnata a discrezione del presidente dell’omonima associazione.

Tutti i partecipanti presenti, e solo i presenti, riceveranno brevi manu l’attestazione di partecipazione alla decima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA per aver concorso con l’opera, anche se questa non si è posizionata tra i vincitori.

Art.13 Nel file d’invio a apsleragunanze@gmail.com includere dati personali, indirizzo postale, indirizzo e-mail, telefono, breve nota biografica, (per i minorenni includere anche l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci con la fotocopia della loro carta d’identità) la dicitura “SARÒ PRESENTE”, fotocopia del versamento di € 15,00 per una sezione, si può partecipare a due o più sezioni con una quota pari a € 20,00, da effettuare tramite ricarica Postepay n° 5333 1711 2801 1620 intestato a Michela Zanarella, C.F.: ZNRMHL80L41C743L o con Paypal a miczanar@yahoo.it o in contanti nel plico di spedizione per i diritti di segreteria; in calce al testo, la seguente dichiarazione firmata:

 “Dichiaro che i testi delle poesie, i libri, le pitture, le fotografie da me presentati a codesto concorso internazionale sono opere di mia creazione personale.

 Sono consapevole che false attestazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge.

 Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003) e la lettura e la diffusione del testo per via telematica e nei siti di Cultura della Poesia, della Narrativa e dell’Arte, nel caso venga selezionato, dai giurati del concorso Undicesima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA PITTURA e FOTOGRAFIA”

Per il settimo anno consecutivo, l’associazione di promozione sociale ‘Le Ragunanze’, nell’undicesimo anno dell’omonimo Premio internazionale per la poesia, la narrativa, pittura e fotografia, consegnerà la Targa dedicata ad Anastasia Sciuto, ad un giovane talento dell’Arte Drammatica, Cinematografica e Televisiva, nel plauso e nel ricordo dell’impegno artistico della giovane.

 Referenti del concorso:

 La Presidente dell’A.P.S. “Le Ragunanze”, Michela Zanarella

 Coordinatore e Vicepresidente, Giuseppe Lorin

 Mail: apsleragunanze@gmail.com

Tel: 340.1981250

“Lo stupore e la meraviglia”, la nuova raccolta di aforismi di Emanuele Marcuccio

Il poeta e aforista Emanuele Marcuccio ritorna con una seconda raccolta aforistica (suo quinto libro): Lo stupore e la meraviglia. Aforismi e pensieri, per i tipi di Youcanprint (Lecce) e la cura editoriale della poetessa e promotrice culturale Gioia Lomasti; sua è l’immagine di copertina, realizzata attraverso una rielaborazione grafica di uno scatto originale dello stesso Autore dell’agosto 2015 sulle Madonie.

Aprendo il libro da pagina 11 possiamo leggere una prefazione del critico letterario e poeta marchigiano Lorenzo Spurio, a cui segue una breve nota di edizione della stessa Lomasti, si prosegue nei suoi ottantotto numeri tra aforismi e pensieri, il cui tema principale rimane la poesia, non mancano pensieri e aforismi dedicati al progetto di poesia “Dipthycha”, ideato e curato dallo stesso Marcuccio; chiude l’opera un saggio di postfazione “Con stupore e meraviglia: un approccio alla scrittura aforistica di Emanuele Marcuccio” della compianta poetessa, critico letterario e saggista Lucia Bonanni (1951-2024), alla cui memoria l’Autore dedica lo stesso libro. Degno di nota l’inserimento in esergo al libro di una poesia inedita della stessa Bonanni, in cui è palpabile il panismo, la meraviglia e lo stupore innanzi allo spettacolo della natura.

In appendice un saggio di presentazione del progetto di poesia “Dipthycha” redatto dall’Autore, un progetto che ad oggi conta quattro volumi antologici editi (2013-2022) e la partecipazione di quarantadue voci poetiche contemporanee.

Il libro è presente sui maggiori store online e ordinabile in libreria attraverso il web-store “Bookdealer.it”.

«Questa silloge di Aforismi e pensieri – come ricorda il sottotitolo – raccoglie frammenti creativi che l’Autore ha vergato su carta in sei anni di tempo, dal 2012 al 2018, e possiamo concepirla come la naturale prosecuzione di una prima stagione di aforismi ricondotti poi alla precedente pubblicazione Pensieri Minimi e Massime del 2012. La nuova opera è anticipata da una suggestiva quanto misteriosa chiosa lorchiana nella quale viene chiamato in causa il concetto di “meraviglia” che Marcuccio nel corso dell’opera fa suo. La meraviglia proviene da un atto partecipativo dell’uomo che, mediante l’osservazione – non solo visiva ma anche interiore ed emozionale, dell’auscultazione – con passione si lega all’oggetto (e al mistero) della sua attenzione». (Dalla Prefazione di Lorenzo Spurio)

«[O]gni aforisma è come una perla di saggezza in grado di dare una profonda impronta al lettore. Questi testi sono intrisi di conoscenza dell’animo umano e sono in grado di toccare in pochi istanti di lettura pensieri complessi e universali». (Gioia Lomasti)

«La realtà storica dell’intero corpus delle opere marcucciane rivela una gamma di contenuti assai ampia, organica e finemente strutturata, sempre alimentata e curata dal genuino senso d’amore per le Lettere e dove ciascun testo prodotto “rimane sempre una cara creatura” (dall’aforisma N. 62), quasi come un individuo che abbisogna di essere lasciato libero di essere letto e in cui ciascun lettore può riconoscersi e sentirlo come proprio, se pure per onestà intellettuale “[u]n autore non è mai soddisfatto di ciò che ha scritto” (dal pensiero N. 66) perché, se lo fosse, smetterebbe di scrivere». (Dalla Postfazione di Lucia Bonanni)

Emanuele Marcuccio (Palermo, 1974), poeta, aforista, curatore editoriale. Per la poesia ha pubblicato Per una strada (2009), Anima di Poesia (2014), Visione (2016); per l’aforistica le raccolte Pensieri Minimi e Massime (2012), Lo stupore e la meraviglia (2024); per il teatro il dramma epico in versi di ambientazione islandese Ingólf Arnarson (2017). Presente in numerose antologie di autori vari, tra cui «L’evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990 – 2012)» (2012), è ideatore e curatore del progetto di poesia “Dipthycha” con quattro volumi antologici editi, dove la forma del dittico e trittico poetico è declinata rispettivamente a due e tre voci di autori diversi.

Amalia De Luca legge “Assulae” di Josè Russotti

Schegge tradotte in lingua latina Assulae è il titolo di questa silloge del poeta siciliano Josè Russotti nato in Argentina da genitori malvagnesi emigrati ma tornati, dopo qualche anno, al loro paese dove Russotti ha vissuto la sua adolescenza. Una vita difficile di cui non mi dilungo; potete cercare notizie in fondo a questa silloge.

Assulae / Schegge – non sono certo dolcetti ma pezzi di pietra o di metalli che, se feriscono, fanno veramente male. Il Male di vivere ci fa subito pensare ai poeti Montale e Ungaretti, che sono stati considerati “ermetici”.  In verità questo aggettivo è scomparso ed è stato sostituito con “poesia pura”. Pura perché, scomparse le strutture classiche, la rima, la composizione metrica e strofica, non si sapeva appellare questa nuova poesia di cui tutti, però, non negarono la sua verità e la sua validità. Dopo la grande poesia narrativa di G. Leopardi un lieve deragliamento si ebbe non con Carducci e Pascoli ma, soprattutto, con D’Annunzio.

Il poeta Russotti appartiene senza alcun dubbio allo schieramento della poesia pura che si affida essenzialmente alla parola e alla sua ricchezza semantica. Elemento fondamentale per comprenderne il sentimento profondo, il poeta si serve della metafora che nel suo significante concreto e reale contiene significati immaginifici e spirituali.

Nell’analisi della silloge di José Russotti, incontreremo: la contemplazione della natura, il rapporto tra sé e gli altri, il sentimento d’amore, il dolore esistenziale.

Questi pochi versi parlano subito della confidenza del poeta con tutti gli aspetti della natura per aver vissuto l’infanzia e l’adolescenza durante le vacanze nell’antico paese di Malvagna situato geograficamente all’interno dell’isola, di fronte all’Etna, vulcano più alto d’Europa. La contemplazione delle montagne, dei boschi, della impareggiabile bellezza della valle dell’Alcantara, hanno determinato, nel sentire profondo della sua anima, un amore assoluto per la natura che la sorte gli ha concesso.

L’alba è davvero lontana/ in questa terra di contrasti. / nuvole dense, compatte,/senza allungarsi o scaturire/ disegnando la curva del cielo./ Saltano i puledri negli steccati/ con nitriti da combattimento/ mentre le cicale di Sicilia/ cantano sfinite al sole d’agosto. (da: L’alba è davvero lontana).

Nello stupore del bianco asfodelo/ e nuvole nere gonfi di presagi/ le lucciole stordite/ rimasero a guardare/ la sublime teoria del salto… (da: In un volo d’Icaro). Nell’agitare delle foglie, è uno strano imbrunire, /come tanti stasera…(da: Nei convulsi silenzi).

Il rapporto tra sé stesso e gli altri. Questo secondo aspetto dei versi del poeta, assolutamente di carattere moderno, mostra la solitudine degli uomini e la sconfitta della socialità distrutta da egoismi personali.

Noi camminiamo delusi e distratti/ racchiusi nell’umano destino/ smarriti in percorsi inattesi/ sfiorandosi appena coi fianchi/ sotto il cupo rumore di aerei/ che alti nel cielo/… (da: Nessuno che sappia l’un dell’altro).

In questo tempo d’illusioni, / di danze sfrenate e cravatte abbellite al collo /divampa l’odio. Divampa. L’umile croce sul Calvario non basta /a scuotere la memoria di chi resta/… (da: Nella fame degli avi).

Tra la precarietà del sogno e / l’amara realtà del divenire, / l’aria che respiro / è un’indicibile tristezza, / … (da: Nei raggi mattinali).

Il sentimento d’amore. Questo aspetto della poesia di Russotti mi fa pensare a P. Neruda e alle sue poesie d’amore: “se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo/e non il ricordo di come eravamo/se sapremo donarci l’un l’altro/ senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo/ se il tuo corpo canterà con il mio/ perché insieme è gioia” …

“solo chi ama senza speranza conosce il vero amore”, Russotti appare triste e deluso ma con l’amore nel profondo del cuore.

Come rugiada che gela i miei piedi/ nel canto d’autunno/o nelle pieghe delle mie lenzuola sgualcite/ lasciate che io pianga/… (da: Ingrato è il tempo).

L’amore ch’io sento dentro/ lo regalerei al primo sordo/che incontro per strada/… (da: In questi tempi di censura).

Non importa se sulle labbra/ non sento più il calore delle tue dita/ non importa se la lava ha coperto/ la nobile impronta dei tuoi passi/ la nebbia delle colline/ha invaso ormai la mia casa. (da: Non importa se sulle labbra).

Con il cuore che fuggiva lontano/ dalle fauci del destino/ stringendo ghirlande di lacrime/ restammo legati a una certa storia/ a un certo desiderio. (da: Avvolti).

Il dolore di esistere. Il commento è semplice: tutti i poeti cantano il dolore di vivere perché l’amore per la vita viene turbato e qualche volta ferito dalle disumane sofferenze.

Anche su navi d’affollate partenze/ nessuno sa incidere l’addome/ di quel male oscuro/ che intreccia fili/e lasciti di memorie. (da: Lancio biglie argentate).

Inseguendo scie di meteore/ e versi sulla carne maciullata/ sulla pelle cosparsa di ferite/ provai ad abbozzare/ improbabili narrazioni/sul diario di giornata. (da: Inseguendo scie di meteore).

Ma nelle parole sparse al vento /non si muove una fragile foglia/ ed io genuflesso/ davanti il sudario delle mie passioni/ chiuso nel mio dolore/ scopro il senso del distacco. (da: Dentro le mie tasche).

In generale tutta la silloge del nostro affermato poeta è pervasa di dolore dall’infanzia ad oggi. La ricerca d’amore e di speranze su questa terra e l’oltre è un continuum che suscita profonda commozione. I poeti hanno la capacità di dire ciò che noi pensiamo. Dal punto di vista della struttura risulta di grandissimo valore l’uso della parola che si lega straordinariamente alle molteplici metafore. Il Russotti crea con spontaneità l’universo poetico nella sua immaginazione che si concretizza ed esprime in versi ricchi anche di musicalità. Il poeta è evidentemente dotato di intelletto creativo: pittura, musica, poesia gli appartengono; ne ha fatto e ne fa ancora dono a chi sa leggere. Di tutto questo lo ringraziamo.

AMALIA DE LUCA


Questo testo viene pubblicato dietro autorizzazione da parte dell’Autrice senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.

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